Skip to main content

Full text of "Vocabolario etimologico della lingua italiana"

See other formats


This is a digitai copy of a book that was preserved for generations on library shelves before it was carefully scanned by Google as part of a project 
to make the world's books discoverable online. 

It has survived long enough for the copyright to expire and the book to enter the public domain. A public domain book is one that was never subject 
to copyright or whose legai copyright term has expired. Whether a book is in the public domain may vary country to country. Public domain books 
are our gateways to the past, representing a wealth of history, culture and knowledge that's often difficult to discover. 

Marks, notations and other marginalia present in the originai volume will appear in this file - a reminder of this book's long journey from the 
publisher to a library and finally to you. 

Usage guidelines 

Google is proud to partner with libraries to digitize public domain materials and make them widely accessible. Public domain books belong to the 
public and we are merely their custodians. Nevertheless, this work is expensive, so in order to keep providing this resource, we bave taken steps to 
prevent abuse by commercial parties, including placing technical restrictions on automated querying. 

We also ask that you: 

+ Make non-commercial use of the file s We designed Google Book Search for use by individuals, and we request that you use these files for 
personal, non-commercial purposes. 

+ Refrain from automated querying Do not send automated queries of any sort to Google's system: If you are conducting research on machine 
translation, optical character recognition or other areas where access to a large amount of text is helpful, please contact us. We encourage the 
use of public domain materials for these purposes and may be able to help. 

+ Maintain attribution The Google "watermark" you see on each file is essential for informing people about this project and helping them find 
additional materials through Google Book Search. Please do not remove it. 

+ Keep it legai Whatever your use, remember that you are responsible for ensuring that what you are doing is legai. Do not assume that just 
because we believe a book is in the public domain for users in the United States, that the work is also in the public domain for users in other 
countries. Whether a book is stili in copyright varies from country to country, and we can't offer guidance on whether any specific use of 
any specific book is allowed. Please do not assume that a book's appearance in Google Book Search means it can be used in any manner 
any where in the world. Copyright infringement liability can be quite severe. 

About Google Book Search 

Google's mission is to organize the world's Information and to make it universally accessible and useful. Google Book Search helps readers 
discover the world's books while helping authors and publishers reach new audiences. You can search through the full text of this book on the web 



at |http : //books . google . com/ 




Informazioni su questo libro 

Si tratta della copia digitale di un libro che per generazioni è stato conservata negli scaffali di una biblioteca prima di essere digitalizzato da Google 
nell'ambito del progetto volto a rendere disponibili online i libri di tutto il mondo. 

Ha sopravvissuto abbastanza per non essere piti protetto dai diritti di copyright e diventare di pubblico dominio. Un libro di pubblico dominio è 
un libro che non è mai stato protetto dal copyright o i cui termini legali di copyright sono scaduti. La classificazione di un libro come di pubblico 
dominio può variare da paese a paese. I libri di pubblico dominio sono l'anello di congiunzione con il passato, rappresentano un patrimonio storico, 
culturale e di conoscenza spesso difficile da scoprire. 

Commenti, note e altre annotazioni a margine presenti nel volume originale compariranno in questo file, come testimonianza del lungo viaggio 
percorso dal libro, dall'editore originale alla biblioteca, per giungere fino a te. 

Linee guide per l'utilizzo 

Google è orgoglioso di essere il partner delle biblioteche per digitalizzare i materiali di pubblico dominio e renderli universalmente disponibili. 
I libri di pubblico dominio appartengono al pubblico e noi ne siamo solamente i custodi. Tuttavia questo lavoro è oneroso, pertanto, per poter 
continuare ad offrire questo servizio abbiamo preso alcune iniziative per impedire l'utilizzo illecito da parte di soggetti commerciali, compresa 
l'imposizione di restrizioni sull'invio di query automatizzate. 

Inoltre ti chiediamo di: 

+ Non fare un uso commerciale di questi file Abbiamo concepito Google Ricerca Libri per l'uso da parte dei singoli utenti privati e ti chiediamo 
di utilizzare questi file per uso personale e non a fini commerciali. 

+ Non inviare query automatizzate Non inviare a Google query automatizzate di alcun tipo. Se stai effettuando delle ricerche nel campo della 
traduzione automatica, del riconoscimento ottico dei caratteri (OCR) o in altri campi dove necessiti di utilizzare grandi quantità di testo, ti 
invitiamo a contattarci. Incoraggiamo l'uso dei materiali di pubblico dominio per questi scopi e potremmo esserti di aiuto. 

+ Conserva la filigrana La "filigrana" (watermark) di Google che compare in ciascun file è essenziale per informare gli utenti su questo progetto 
e aiutarli a trovare materiali aggiuntivi tramite Google Ricerca Libri. Non rimuoverla. 

+ Fanne un uso legale Indipendentemente dall' utilizzo che ne farai, ricordati che è tua responsabilità accertati di farne un uso legale. Non 
dare per scontato che, poiché un libro è di pubblico dominio per gli utenti degli Stati Uniti, sia di pubblico dominio anche per gli utenti di 
altri paesi. I criteri che stabiliscono se un libro è protetto da copyright variano da Paese a Paese e non possiamo offrire indicazioni se un 
determinato uso del libro è consentito. Non dare per scontato che poiché un libro compare in Google Ricerca Libri ciò significhi che può 
essere utilizzato in qualsiasi modo e in qualsiasi Paese del mondo. Le sanzioni per le violazioni del copyright possono essere molto severe. 

Informazioni su Google Ricerca Libri 

La missione di Google è organizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e fruibili. Google Ricerca Libri aiuta 
i lettori a scoprire i libri di tutto il mondo e consente ad autori ed editori di raggiungere un pubblico piti ampio. Puoi effettuare una ricerca sul Web 



nell'intero testo di questo libro da lhttp : //books . google . com 



ri 



HARVARD COLLEGE 
LIBRARY 



.i^&a^ 



QBSBO; 



FROM THE BBQUBST OF 

E. PRICE GREENLEAF 

OF QUINCY, MASSACHUSETTS 



r 



'OCIBOURIO ETIMOlOeiCO 



i UÀ ITALIANA 



> '* . , * ' 



VOCABOLARiO ETIMOLOGICO 



DELLA 



LINGUA ITALIANA 



DI 



OTTORINO PIANIGIANI 

CON PRBPAZIONB 

di F. L. I> U L L È 




EOMA-MILANO 

Società Editrice Dante Alighieri 

DI 

ALBRIQHt, SEGATI e C. 
1907 



- -j 












PROPRIETÀ LETTERARIA 



ÌA\ 



V'> 



Firenze, Tip. M. Ricci, Via S. Gallo 31. . , -^ 



.\ 



V 1^ 



/ 



r 



GLI EDITORI 



col presentare il Vocabolario Etimologico della Lingua Italtaìia di 
0. Pianigiani credono di ben meritare il favore del pubMico e in 
special modo del ceto dei letterati, venendo questo poderoso lavoro [me- 
ditato dall'autore per lunghi anni ed ordinato con metodo facile e 
chiaro] a colmare un vuoto nella letteratura del nostro paese. 

Questo vocabolario e redatto col sistema dei piU celebrati di alttn 
poeta d'Europa |Littré, Scheler, Sheat ecc.|, ma di essi è anche jnU 
ricco nella parte etimologica, specialmente di materiale comparato attinto 
alle migliori e piò, sicure sorgenti iCurtius, Diez, Pick, Grimm ecc.|, 
che se pud sembrare superfluo alla comune dei lettori, cosHtuisce ele- 
mento prezioso per le persone cólte, che troveranno in esso ìa giusta 
dimostrazione di quanto viene insegnato. 

Per quanto concerne la modernità e correttezza del aiitema, cnì 
quale esso è stato pensato e condotto, è garanzia il nome del P illustre F. 
L. PuUé Professore di Lingvs Romanze comparate neW Ateneo di 
Bologna, il quale, dopo accurato esame dell'opera, ha voluto bene 
augurare alla medesima con una sua prefazione. 

Roma, GenfMio 1907, 

Società Editrice Dante Alicjhieri. 



Uw vocabolario etimologico della lingua italiana rimane fra le 
cose più desiderate insieme e difficili. 

Eppure si direbbe non esserci per neaeun' altra opera come per 
questa preparata traccia più sicura. 

La lingua italiana non deriva essa direttamente e genuina- 
mente, più di qualsiasi altra delle lingue romanze, dal latino ? Nel 
vocabolario del latino dunque si deve trovare la fonte quasi esclu- 
siva dell' italiano, e non tratterassi che di ristabilire la identità 
fra i termini che una evoluzione secolare^ normale nelle sue fasi^ 
Ila trasformati. Ciò che parrebbe non dover riuscire difficile, grazie 
alla sobrietà dell'italiano nel manomettere i suoni ereditari. 

H metodo ovvio parrebbe dunque questo: di prendere il vo- 
cabolario latino, il più completo, — come per noi può essere il 
Forcellini, — e parola per parola perseguire il riscontro delle su- 
perstite forme italiane. Cosi fece il Korting, movendo dal dizio- 
nario latino del Georges, in ordine alfabetico^ per ordinarne la di- 
scendenza romanza, e riassumendo intomo ad ogni singolo articolo 
Topera di un mezzo secolo di studii in argomento* 

Ma il patrimonio della lingua italiana non è solo di latina 
origine, V*ha una congerie di parole che si riassume nella generale 



ì 

L 



VI 

espressione di lessico romanzo; per mezzo alle quali parole è più 
agevole distinguere quella parte che le lingue romanze in genere 
o l'italiana in ispecie trassero da lingue straniere quali furono, 
giova appena ricordarlo, le germaniche in più larga misura, la 
greca dei bassi tempi, e per poco l'araba. Ma un' altra parte rimane, 
pur considerevole, di parole italiane che non si possono riferire 
con sicurezza a nessuna di quelle fonti, l'etimo delle quali si può 
a mala pena eruire, o solo proporre come un postulato. 

Un vocabolario che muova dagli etimi per dichiarare la ori- 
gine ed il valore di una famiglia lessicale o di parole singole, 
potrà dunque essere maneggiato soltanto da coloro i quali posse- 
dendo i mezzi di nuovi e speciali studii, possano arguire già dap- 
principio la forma generatrice. Né a tanto può bastare la cono- 
scenza del latino quale comunemente si acquista nelle nostre scuole; 
molto meno poi potrà servire opera siffatta a chi del latino sia 
digiuno, a chi non abbia percorso lo studio classico. 

Il criterio e l'ordinamento scientifico urtano cosi fortemente 
contro le necessità della pratica. Il vocabolario del Korting mede- 
simo, fatto esclusivamente per gli studiosi della etimologia romanza, 
ha dovuto provvedere alla praticità col munirsi di un indice che 
per sua natura si risolve in una parte nuova e voluminosa del libro ; 
onde il ricercatore deve ritrovare prima la parola che gli abbiso- 
gna, e da questa di rimando tornare al paragrafo ov' essa è trattata. 

E ciò è quanto ha dovuto pur fare lo Zambaldi, cui va tribuito 
il merito grande di avere tentato per primo la sintesi etimologica 
del patrimonio della lingua nostra, nella pregevole opera sua del 
vocabolario etimologico speciale dell'italiano. 

Nulla di più utile, nulla di più perspicuamente logico della 
distribuzione per intere famiglie delle parole, ordinate sotto il ri- 
spettivo etimo e procedenti per ordine genetico. Ma ciò che va 
bene per la lettura metodica e riposata, nell'intento della erudi- 
zione, e a chi per cosi dire conosca anticipatamente la origine dei 
vocaboli intomo ai quali gli occorrono quelle tali altre cognizioni, 
intralcia invece la ricerca a colui che voglia direttamente raggiun- 



VII 

gere la spiegazione della data voce che a lui, e non altra, inte- 
ressa. Ciò che abbisogna in questo caso è di apprendere il valore 
attuale prima e quindi la ragione derivativa poi del vocabolo me- 
desimo, procedendo da questo a quella, ossia dal noto air ignoto. 

Il vocabolario del Pianigiani si propone appunto di dare la 
etimologia delle voci italiane nella forma usuale dei dizionari; 
quale può essere rispondente ai bisogni della comune delle per- 
sone colte e di coloro che senza essere letterati hanno da avere 
la scienza e la coscienza dei termini che essi usano. 

Non è raro il caso^ e l'indirizzo moderno degli studii va ren- 
dendolo sempre più frequente, di persone le quali assorte nella 
ampiezza e varietà della materia obbietto delle singole discipline, e 
nell'apprendimento di diverse lingue moderne, vengano a mancare 
di quello che è il sentimento della propria lingua italiana. Ab- 
biamo di recente udito rimproverare, e dimostrare pur troppo colla 
evidenza del fatto da un giurista eminente, come vada crescendo 
ogni dì il numero di magistrati che non sono in grado di scrivere 
una sentenza in termini precisi e corretti; e per altre competenti 
autorità, udiamo di medici incapaci di scrivere bene una lettera; 
di uomini insomma valenti nell'arte loro, cui fa difetto il mezzo di 
significare con esattezza e in forma italiana il proprio pensiero. 

La colpa di ciò sta nella imperfetta conoscenza della lingua, 
per quanto riguarda il valore delle parole specialmente. Ecco per- 
chè si richiede un vocabolario che, alla portata di tutti, induca la 
coscienza del valore etimologico delle parole. Scopertane la etimo- 
logia, che alla lunga e spesso non tollerata fatica dell' esercizio 
mnemonico sostituisce la chiarezza dello spirito della parola, la pa- 
rola medesima rimarrà impressa, e si adoprerà indi poi sempre nel 
suo giusto senso. 

n vocabolario del Pianigiani, mentre persegue da un lato que- 
sto intento, e si rivolge alla maggiorità delle persone colte, vuole 
dall'altro lato porgere quel corredo, che può parere utile se non 
necessario, alla coltura delle medesime. Non si limita perciò a pro- 
porre di ogni singolo vocabolo controverso una sola etimologia, 



YUI 

quella ohe a lui, autore, potè parere preferibile. Ma escludendo 
solamente quelle che sono destituite affatto di fondamento, il Pia- 
nigiani mette sotto gli occhi del lettore, le differenti proposte, che 
sieno pur meritevoli di considerazione. Studiandosi in ciò di porre 
le dichiarazioni in una prospettiva che faccia apparire più pros- 
sima quella che al senso suo è la più giusta. Cosi senza esclusioni 
o scelta arbitraria, si conciliano le ragioni della scienza tuttora 
dibattentesi in questo campo della etimologia, colle ragioni che, 
in quest'opera e pe' suoi intenti aveansi in mira sopratutto, della 
pratica. 

Considerata dunque dal punto di questa pratica utilità, che 
senza offesa ai portati della scienza, anzi ad essi inspirandosi e in 
qualche punto, forse, promovendoli, vuol rispondere ai bisogni del 
maggior pubblico, l'opera del Pianigiani potrà contribuire eflSca- 
cemente, non ostante il suo stile popolare ed anzi in grazia di 
esso, alla coltura della lingua nostra italiana. 



Fbanoesco L. Pullè. 



ALLA SACRA MEMORIA 

DEI MIEI GENITORI FERDINANDO E GIUSEPPA 

E DEL MIO FIGLIO GIOVANNI 

STRAPPATO DA MORTE SPIETATA 

NEL FIORE DELLA VITA E DELLE SPERANZE 

ALLA MIA MOGLIE TERESA 

ALLE MIE FIGLIE FERNANDA E OFELIA 

TESTIMONI SOLLECITE 

DI QUESTO LAVORO 

PENSATO E ORDINATO NELLE ORE SUPERFLUE 

ALLE PUBBLICHE CURE 



SrESA. Otlttttrf^ tUU4* 



XI 



NOTA DELLE PRINCIPALI OPERE CONSULTATE 



Archivio Glottologico Italiano già diretto da 0. I. Ascoli. Roma 1872 e seg. 



Bréal e Bailly 
Caix Napolkone 
CoRssBN Guglielmo 
Curtius Giorgio 
DiBZ Federico . 



Fior Augusto . 

fòrstemann . . 
Garlanda Federico 
Georges C. E. . 
Grimm J. . . . 
Gròber G. . . 
Kapff Rrinold . 
Kluge .... 



— DicHonnaire ètymologique latin. 1883. 

— Studi di etiiìiologia italiana e romanza, Firenze, 187H. 

— Beitràge sur italischen SprncJ kunde. Leipzig, 1876. 

— Grundznge der griechischen Etymologie, Leipzig, 1876. 

— Etymologisches Worterbuch der romanischen Sprachen. 
Bonli, 1870. 

DucANGE — Glossarium mediae et infimae latinitatis, Parigi 1882-87, 

DuDEN KoNRAD . . . — Efyniologiederneuhochdeutsc!enSprache.M\ìu<ìhen]S&J. 
DiEFENBACH ....-— Vergleichendcs Worterbuch der ghothischen Sprache. 

'Fraiikfurth, 1846. 

Faulmann — Etymologifches Worterbuch der deutschen Sprnche, 

Balie. 1893. 

— Ve*'gleichendes Worterbuch der indegermanischen Sprn^ 
chen, Oòttingen, 1869-1876. 

— Altdeutsches Namenbnch Nordhausen, 1856. 

— La filosofia delle parole. Roma, Soc Edit. Laziale. 

— Dizionario Lat, It. (Calonghi). Torino, J901. 

— Neuhochdeutsches Worterbuch, Leipzig, 1872 (in corso)* 

— Zeitschrift fur roynan, Philologie, Halle, 1876 e seguenti. 

— Deutsche Vomamen, Ulm, 1889. 

— EtymologischesWòrterbuch der deutschen Sprache Strass- 
burg, 1894. 

KòRTiNG Gustavo . . — Lateinisch-romanisches Worterbuch, Paderboni, 1891. 

LiTTRÈ — Dictionnaire de la langue franqaise. Paris, 1 «63-72. 

Mackel Emil ... — Die german, Element in der franzòs. und provenz. Sprtì^ 

che. Heilbronn, 1887. 

— Studien zur romanischen Wortschòpfung. Lipsia, 187fi. 

— EtymologischesWòrterbuch del Slavischen Sprachen, 188fS, 

— Antiquitafes Italicae. 

— Wurzelwòrterbuch der indorgermanischen Sprachen^ 
Detmold, 1859-76. 

■^ Nuovo Dizionario Italiano-Tedesco. Leipzig, 1895-99. 
Romania, Recueil consacrò à Tétude des langiies et des liitératures romanes, public 

par G. Paris et P. Meyer. Paris, 1872 e seg. 
Scerbo Francesco. . — Radici Sanscrite. Firenze, Loescber e Seeber, 1892. 
Schbler Augusto . . — Dictionnaire d' etymologie frangaise. Paris 1888. 
Schenkl C. . . . . — Vocab. Greco-lt. (Arabrosoli). Vienna e Gerald, 1877. 
Shade Oskar ... — Altdeutsches Worterbuch. Halle Halle 1872-82. 
Srbat Walter. . . — Etymological dictionary of the engl. lang, Oxford, 1884. 
Thdrneysen Rodolfo — Keltoromanisches, Berlino, 1884. 

Vanicek Alois ... — Griechisch-lateinisclies etym. Worterbuch. Leipzig, 1887. 
» > . . . — Etymologisches Worterbuch der lateinischen Sprache. 

Leipzig, 1878. 
> »... — Fremdworter im Griechischen und Lateinischen, Leip- 

zig, 1881. 
Waltemath .... — Etymologisches Worterbuch der roman Sprachen, Bonn, 

1853. 
> .... — Dictionnaire d' etymologie frangaise, Bonn, 1861. 

Weigand — Deutsches Worterbuch. Giessen, 1857. 

Wharton e. R. . . — Etyma Graeca. (Rivingtons). London, 1872. 
> p . . — Etyma Latina. (Rivingtons). London, 1890. 

Vocabolario della Crusca (5.® Edizione). 

Vocabolario universale dello lingua italiana, Ediz. di Mantova. 
Zaccaria Enrico . . — L* Elemento Germanico nella lingua //a/. Bologna, 1901 ■ 
Zambaldi Francesco . — Vocabolario etimolog. italiano. Città di Castello. 



MicHAEus Carolina 
Mirlosich . . . 
Muratori . . . 
PoTT A. Federico 

RiGUTiNi e Bulle 



xin 



INDICE DELLE PRINCIPALI A66REYIATDRE 



a. a. ied. 


antico alto tedesco 


fr- 


francese moderno 


abr. 


abruzzese 


M. 


futuro 


aoc 


accusativo (caso) 


gael. 


gaelico 


m- 


aggettivo 


gaU. 


gallico 


alò. 


albanese 


galles. 


gallese (Galles) = Wa- 


a./r. 


antico francese 




les 


a, $a»9. 


antico sassone 


genit. 


genitivo (caso) 


a, slav. 


antico slavo (chiesa- 


germ. 


germanico 




stico cirilliano) 


gol. 


gotico 


ang-sast. 


anglo-sassone 


gr- 


greco 


€trab. 


arabo 


gr. mod. 


greco moderno o ro- 


aU. 


attivo 




maico 


arm. 


armeno 


ingl 


inglese moderno 


armoric. 


armoricano «= basso 


mtens. 


intensivo-a 




bretone 


intrans. 


intransitivo 


aw. 


avverbio 


tri. 


irlandico o iro-gaelico 


6. tot. 


basso barbaro latino 


lad. 


ladino 




= medioevale 


lat. 


latino classico 


ò.breL 


basso bretone 


Ut 


lettone 


hiz. 


bizantino o greco di 


Ug. 


ligure 




meazo 


Ut. 


lituano 


ceU. 


celtico 


lomh. 


lombardo 


eal.-9ic. 


Calabro-siculo 


med. a. ted. 


alto tedesco medioevale 


cai. 


catalano 


mod. a. ted. 


moderno alto tedesco 


CfC. 


czeco 


modan. 


modanese 


cimò. 


cimbrico (o chimrico) 


march. 


marchigiano 


cent. 


dialetti ital. centrali o 


metaf. 


metaforicamente 




umbro-romani 


nap. 


napoletano 


class. 


classico 


negai. 


negativo 


c/r. 


confrontisi 


neol. 


neolatino, o comune 


eong. 


congiunzione 




romanzo 


comv. 


comovallico 


neerl. 


neerlandese =» fiam- 


dial. 


dialetto 




mingo 


dimin. 


diminutivo 


neut. 


neutro 


dan. 


danese 


oland. 


olandese 


ebr. 


ebraico 


ose. 


osco 


emil. 


emiliano 


norv. 


norvegese 


€8. 


esempio 


partic. 


particella 


fam£L 


familiarmente 


p.pres. 


participio presente 


fiam. 


fiammingo 


p.p. 


participio passato 


h- 


figuratamente 


pieni. 


piemontese 



XIV 



pers. 

plur, 

priv, 

propr, 

prov. 

pugL 

rad. 

rifles, 

roni. 

rtr. 

rum. 

rustì. 

Hard. 

scand. 

scot, 

8tn. 

aing, 

srb'Cr. 



persiano 


poi. 


plurale 


port. 


privativo 


prep. 


propriamente 


88cr. 


provenzale 


similit. 


pugliese 


slov. 


radice 


808t. 


riflessivo o riflessiva- 


8p. 


mente 


spec. 


greco romaico 


supin. 


retico-romanzo 


sved. 


rumeno 


m. ted. 


russo 


trans. 


sardo 


trasl. 


scandinavo 


umb. 


scoto-gaelico 


ven. 


senese 


zend. 


singolare 


V. q. V. 


serbo-croato 





polacco 

portoghese 

prejìosizione 

sanscrito 

similitudine 

sloveno 

sostantivo 

spagnuolo 

specialmente 

supino 

svedese 

tedesco moderno 

transitivo 

traslativamente 

umbro 

veneto 

zendo 

vedi questa voce 



NOTI. 



1.* — L'accento apposto alle parole italiane, latine e greche insegna la posa della voce ; 
e quando trattasi dello o ed e, se è usato l'accento grave | ^ | è segno ohe esse debbono 
pronunciarsi aperte, se acuto | ' | strette. 

2.* — n punto sulle lettere è e s vuol dire ohe nell'uso toscano si pronunéiano dolci: 
p. e. roòa, buzzo. 

8.* — Pel resto quanto all'ortografia è stato tenuto per la lingua italiana l'uso seguito 
dall'Accademia della Crusca nella quinta edisione del suo Vocabolario, solo ohe l'Hungo |i| 
è indifferentemente surrogato di i con accento circonflesso |{i.* 

4.* — Il punto interrogativo (?) apposto dopo una voce indica che il confronto o la de- 
rivazione è discutibile. 

5.* — Il segno s significa uguale; = equivalente. 

6.* — L' asterisco |*| premesso ad una voce indica che non trovasi usata ed ò sempli- 
cemente supposta. 

7.* — Se una parola si pronuncia in più modi, registrando contemporaneamente le di- 
verse forme, si dà la preferenza alla più comune. 

8.^ — n digamma nelle forme greche ricostruite con esso viene segnato con F. 

* [L'Accademia della Crusca lo ammette solo nel plurale dei nomi terminanti nel singo- 
lare in iOf senca accento sull'i, e preceduto dalle labiali b, f, p, v, dalla dentale d, dalle liquide 
ler e dalla s. Nel plurale dei nomi con la stessa terminaeione io preceduta da e o |f è am- 
messo solo in certi pochi nomi, come Beneficio, Maleficio, Veneficio e simili cioè \betuificj, 
malefi^, venefi<;jU per non confonderli coi loro rispettivi aggettivi: Benefico, Malefico, Ve- 
nefico eco. che nel plurale fanno betiè/lcif ma^/ieif ecc.]. 



XV 



CORREZIONI ED AGGIUNTE AL I.° VOLUME 



addiètro: invece di tote, addreto e addietio deve dire: volg. tote, addreto, 
addrieto. 

aligteta: ma invece è detto per La ligasta o Locusta |«p. langosta^ pori, ^ 

lagostaj, fuso per errore popolare l'articolo col nome jcome nel T^oh, 1 

Lapa per ape, Lapis per apis^ Lazzaraola per azaruola\ e indi i 

staccata l creduta essa stessa l'articolo. 
Nome volgare della Locosta di mare. 

tmnuuiBàre-ire: ma probabilmente è dal got manvian preparare^ ond^ancKe il 
prov, amanavar, fr, amanevir. 

iriiga II Kloge ]>ensa che hbri esercito non c'entri nulla e che se mai sìa un 
puro ravvicinamento. 

atro <» lat, Itrum che taluno riferisce alla rad, aidh- »> idh- ardere^ quasi 
arto, del colore di^co$a bruciata (v. Edile e Idi) ed altri al pem. iare 
tenebre; ma che forse è detto per ào-truh dallo stesso ceppo del ^r. ac h- ^ 

-lys caligine, òch-ros pallore, del lituan, ak-las cieco , dal Uiton. ik- ( 

•las oscuro e del lat. àq-uilus »>^r. ak-aros |in Esichioj bruno-cupo^ ì 

op-^c-us opaco (Fick, Kuhn, De-Saussure). 
Fosco, Scuro; fig. Orrido, Crudele, Doloroso. 
Deriv. Atróce (?). | 

atteoehfre 11 Canello lo riporta alla stessa base di Attaccare. ^ 

atrdce II Bomouf confr. col lat, trux ^^ clcl, ted. trug truce, e riferiste e alla 

radice àeìsscr, druh-yàmi |aorist. 2. adruh-am| volernuocete^ unfar 

di nuocere, 
babórdo: invece di oland. bag-boorr deve dire bak-boord. 
bifólco: invece di « corrispondente a bboium » deve dire « corrisp. al lai. bu- 

bùlcus ». . 1 

-bfle: sopprimi gli ultimi versi da « ma in tal caso » fino a: (v. -vo£e). 

bómbice: invece di < sser, bhambha » deve dire bahbara ape. . 

bordare: invece di « bigordark » deve dire bigordàrb. ^ 

borràaa pare invece derivi dall' ar. abùrashh, che vale lo stesso, e a lettera 

poidre o generatore del eudore: perché sudorifera. l 

bottarga: invece di « arab, bttharka » deve dire butarkha. | 

brillare |d|: dev'essere detto anch'esso per Prillare, sebbene altri p^nsi al ] 

ted, WIRBBLN. 

brogiòtto (fico) altri deriva dal nome di un piccolo villaggio presso YAlenza. 
ea8lmfra*o: invece di « tn^2. casimere, cassemere » deve dire « cashmarfì^ 

cassimere. 
cèlla: invece di « a. a. ted, scSlan » deve dire a, a. ted. scélah o sehelah, 
cbfardrgo: sopprimi gr. èrgon opera, lavoro ed Ergastolo, 
commodòro meglio dairo^vu^. gohmandbur « ingl, comnandorb ilff^^b) t:c- 

mandante, 
U: togli ingl, day. 1 

diaspro voce di origine orientale: ar-pers, tashb, ebr, tàshpbbh. ^ 

èate: invece di « Ans corrisp. al gr, on, ontos » deve dire: bns creduto cor- | 

rispondente al gr. on, òmtos, e quindi supposto. ^ 

cpiploo: aggiungi dopo fluttuoso: ma che forse è congiunto a pèllas pelfe. 
ftnrere: invece di v. Aormo deve dire: v. Forno, 
gàio meglio dall'a. a. ted, wahi bello, gentile. 



XVI 



o 
> 



-o 
> 

c8 



§ 



C3 



S 



I»" 



H 



o S S.S M < 



S 

9 
a 



a 



-a. 



lo 

o 
a 



d 
o 



'-a- 



s 









g, -5 

o 

"E * 

s 



•sntnooi 






flv; 
■5 « 






3 .§ 
2 § SS 
? I SS 



g 



I 

r 






»« 
5 



4ff 



I 3 



ji 
5 



S 

i 

è 



I 



S 3 



8 

§ 

o 



o 

s 

p 



'lem 



•3 
i 

Q 

ì 



I 




D 

o 



o 

OQ 
00 
< 
CO 



I 








1g 



l 






C 

m 

10 



9 



XVIII 







bD 


^ 








M 






-J 


^ 




^ 




^ 


44 


1 


4t 




2 


60 


III 


i 


r 


o 


3. 


^ 
^ 


J! 


1 




M 


M 


^ 











•«^ 










^ 


^ 


3 






M 




< 


:S 


'O 


II 


1 


Q 


»«" 


^ 


tS 






•♦^ 


é 


'C 


1 










5 










s 








p 


^ 5 








«f 


1 








f^ 


§ 


3 


Vi 


^ 


fi 


& 


^ 


^ 









? 




ai 


> 

il 






(£ . 


04 


^ 




1 










1 










« 










^^ 










5 










^ 





















'O 




i 


4 




• ■ 1 






^ 




i 




*4 


•\ 




.S 




5' 


1 


1 







«» 


2 


« 






1 




3 

1 


fo 

> 




ò" 


'^ 


X 


1 




1 


i 


1 


< 




^ 


s 


^ 


K 






^ 


X 








fli 


5 



tu 

i « 

O * 

s 

M 
fl 






N 



e. e» 



« 



VOCABOLARIO ETIMOLOGICO 

DELLA LINGUA ITALIANA 



-A.-L 



VOCABOLARIO ETMOLOOICO 



DELLA 



LINGUA ITALIANA 



a — Questa lettera sta a capo deir alfa- 
beto di quasi tutte le liugiie antiche e mo- 
derno © confronta con 1* alpha de' Grecia 
ehe trao la forma e il nomo dairALKPH 
dei Fenici e deg:li Ebrei rispondente al- 
l' Ei,irii degli Arabi, Olaph dei Siriaci* 
Pep!^ queste ultime lettere non hanno ima 
identità fonetica colla noijtra a e vuolsii 
anzi che l'Aleph non sia né consonante, 
come alcuni dotti pretendono, né vocale; 
ma corrijsponda a quello che i grammatici 
cbiamiuio spirito dolce. I Fenici per com- 
porre il loro alfabeto scelsero ì e figure che 
servivano a rappresentare gli oggetti^ che 
piit di frequente si oflr ivano alla vista di 
tutti e che più facilmente potevano essere 
ri conosciuti, esprimendo poi il suono con 
Is lettera, che dava principia al nome del- 
l'oggetto. E di tal modo ì>os ero in prima 
linea il tt/ro o ^f>re, come quello che con- 
duce Parmeuto, poi la t^ndtj o Kiì^ftf ^bktij) 
del pastore, indi il enmmeììu (uHìMkl) che 
era il loro veicolo attraverso al deserto, ecc, 
Aleph (o meglio il suo plurale ai.aphim) 
valei infatti bue^ vtftlh) e fìg. rtt;>fs (fiinh^ 
pr^ft'Cìpej e come lettera era rajipresentato 
ila una test^ di bove muinta delle sue 
corna, così disegnata \l. l Greci e i Ijatini 
la capovolsero ft, ovvei^ la inchinarono da 
un lato OC = ^ leggermente arrotondata. 

Fra gli idiomi indo- europei T italiano e 
lo spagnuolo sono quelli, ne quali il suono 
dell A sia pivi frequentemente conservato; 
ma di tutte le lingue della famiglia, quella 
che più ne abbonda e la sanscrita. Tutte 
k consonanti sanscrite da soie si appog* 
^ano al suono dell' A, il quale vi domina 
talmentef che una grandissima quantità 
di vcieaboli non contiene altra vocale; di 



I maniera che può afiermarsi, che questa 
I costi tujsfa la nota armonica di tutta la 
' lingua. 

I a — Nelle voci provenienti dal greco idio- 
ma è particella prefissa, che risponde bene 
i sposso alla lat. tn e può essere prìva- 
I tiva o negativa, onde il vocabolo composto 
; esprime il difetto, o il peggioramento, o il 
i contrario di quello che ridonda dal voca- 
bolo semplice, come in a-ckpalq (ifenza t^' 
#?ti); ovvero è prost etica, o intensiva, ag- 
giungendo qualche cosa al F armonia del 
i vocjibolo semplice o accrescendone la forza. 
' ab — preposizione latina che vale tia 
e vfv. col (fi\ APÙ, ti. a. (ed. a HA = mod. 
^ AH, ifoL Aìr\ inifL o\:\ dal tt^cr. zend. àpa 
«en^a. U.sato come prefisso si trasforma 
talvolta in af, at e sta sempre a indi- 
cate partenza, distacco^ allontananiento, e 
quindi origine o per legame d4dee abban- 
dono del retto seatiera, donde poi un si- 
gu ifìcato peggiorati vOj come in ah- mraj 
ah-ìi^o. 

àbaco o àbbaco fat. àracuSt ànì greco 
àbaXt f/ent't. ÀBAKuSì iJ quale a sua volta 
sembra ad alcuno in una co tal relazione col 
copto PAUTJE f«*r^, tavoliti cangiato il suono 
sordo e il sonoro rea nei corrispondenti 
B Kt e premessa A che può essere o l'ar- 
ticolo indeterminato coptico^ ovvero sem- 
plicemente pleonastico. — Significò gene- 
ralmente Tavoletta piana e rettangolare^ 
ed in specie si applicò a quella adoperatji 
dagli antichi per far calcoli aritmetici, 
mediante spilloni amovìbili o piccoli sas- 
solini [ìat. cfdf^ulì'u che rappresentavano le 
uniti, e le diecine; ovvero sparse di polvere 
servivano per disegnarvi la Bgura dei nu- 
meri. Così del pari venne appellata dai Bo- 



abbadéssa] 



— 2 



[abbagrliàre 



mani una Credenza composta di una ta- 
vola inferiore e destinata ad esporvù l'ar- 
fenteria, ed anche quella Tavoletta qua- 
ra che gli antichi costruttori collocavano 
in cima alle loro colonne di legno, onde 
la trave che sosteneva il tetto poggiasse 
sopra una superficie larga e piana, e che, 
secondo Vitruvio, fu il primo passo alla 
formazione di un capitello architettonico. 
Ora questa voce è rimasta ad esprimere 
più che altro: il Libretto dove s impara 
a computare, ed anche : l'Arto di fare i 
conti (gr. abàkion). 

Deriv. Abbacare; Abbachilre; AbbachUta; Ab- 
bacóne-a. 

abadéssa e abbadéssa hit, abbati ss a 
femm. di ÀBBAS, acc. abbàtem, abbate (v. 
q. V.). — Superiora di un monastero di 
donne. 

abadìa e abbadìa (aferet. badìa) prov. 
e sp. abadia; pori. abbadia;yV. abbaye; 
dal b. lat. abbati a da àbbas abaie. — Luogo 
ove abitano monaci governati da un abate; 
Dignità d'abate. 

abate e abbate prov. abas; fr. abbé 
= abbes; sp. abad; pori, abade. — Dal 
gr.-lat. àbbas, che trae dal caldeo e si- 
riaco ÀBA o Abba {orab. aik)N) padre, che 
cfr. coir ebr. ab (plur. aboth) generatore, 
{cfr. Abbuna, Papa). — Titolo di dignità 
nella chiesa introdotto dai primi dottori; 
ma oggi si applica in genere a chiunque 
vesta abito ecclesiastico, e più special- 
mente al Superiore di un monastero, che 
dal suo capo prende il nome di Abadia, 
Abazia. — Fu anche nome di dignità po- 
polare appresso gli antichi Genovesi già 
scritto corrottamente nelle cronache Abào 
ed equivalente a Duce, Capo. 

Deriv. Abadéssa; Abadia; Abatónzolo; Abazia. 

abbacare da àbbaco. — Propr. Far cal- 
coli, ma nel fig. Fantasticare senza pro- 
posito, che con altra parola composta per 
una identica relazione d' idee dicesi Alma- 
naccare. — « Abbacare di zeri » = Darsi 
da fare senza profìtto, con resultato nullo. 

abbacchiare Batter con bacchio (che è 
dal lat. BÀCULUS bastone) e per estens. Bat- 
tere altrui violentemente contro terra, 
muro o simili. — Fìg. Vendere a prezzo vi- 
lissimo, che il popolo dice anche Bastonare. 

Doriv. Abbacchiaménto; Abbacchiatura. 

abbàcchio da ovàcula o ovècula di- 
min. dell at.òxJH pecora (v. Ovino), per una 
supposta voce intermedia abècl'la, abà- 
CULA (Caix) ; altri da abbacchiare, nel 
senso di abbattere, uccidere. — Agnello de- 
stinato al macello. 

abbacinare Acciecare passando presso 
l'occhio un bacino o strumento Concavo 
di metallo rovente, siccome si usava in 
antico e tuttora si usa fare in Asia da ! 
alcuni popoli non civili coi nemici presi 
in guerra. — Questa voce oggi ai adopera 



nel solo senso fig. di Abbagliare, Trarre 
j in errore. 

Deriv. Abbacinaménto; AbbacinaUfre-irtcc. 
I abbagliare da bagliàre che ha il senso 
; di offuscare la vista, far soverchio chiarore 

(v. Bagliore), prefissa Isu^partic. ad che 
I indica moto verso q. e. — È lo effetto che 
\ fa il sole od altro corpo luminoso, quando 
I ferisce negli occhi, si che acceca la vista; 
\fig. Accecare gli occhi della mente, Far 

travedere. Ingannare. 

Deriv. Abbagliàggine ; Abbagliaménto; Abbà- 
glio; Abbagliare. 

abbaiare ant. fr. abayer, mod, boyer 
{ted. bellen). Costrutto sullo stampo del 
lat. BAU-BÀ-Ri, che corri.sp. al gr. bau-zeinj 
formati ambedue per imitare il grido del 
cane: bài:-bàL', prefissa la parfic. ad per 
semplice appoggio. — Il mandar fuori che 
fa il cane la sua voce con forza. 

Deriv. Abbaiaménto; Abbaiato; Abbaiata; Ab- 
baiaMre-trice; Abbaiatilra; Abbaiérole; Abbàio; 
Abbai<fne. 

abbaìno torma contratta di a bb adi no, 
deriv. da abba dà re, badare per osservare 
' {v. Badare). — Finestrella sul tetto, la 
' quale si fa con una certa alzata di muro 
j coperto, per uscir sopra i tetti o per dar 
! lume alle stanze. 

abballare Ridurre a balle checchessia. 

abballinare propr. Far piccole bàli. e e 

dicesi in special modo del letto, quando 

si alzano e si avvoltolano le materasse: 

indi il senso generico di Affardellare e 

I l'altro più speciale di Far fagotto (per 

' partire). 

abballottare Volgere qua e là a modo 
di ballòtta o pallòtta (cangiata la p 
in b, come in altre voci); Palleggiare o 
' maneggiare alla peggio. — Dicesi anche per 
Mandare a partito: dalla pallòtta usata 
nei consigli per dare il voto. 

! Deriv. Abballotta mento; Abballottatura; Abbal- 
lottìo. 

I abballncciàre propr. Far ballùccik. e 
fig. Far presto e male. Abborracciare: in 
j quanto che la terminazione in vcciA (dal 
I latino uC^uìla) comunichi senso dimiiiu- 
j tivo e insieme dispregiativo. 
I abbambinare Trasportare pezzi di pietra 
i per ritto, facendoli muovere alternamente 
I sull'uno e sull'altro dei loro canti, come 
. BAMBINI, a cui s' insegna a camminare 
' sull'uno e sull'altro piede. 

abbandóno b.Iaf. abanik)NUm. La più 
verosimile etimologia è quella che trae 
questa voce dal prov. e ant.fr. bandon 
(= BAN) bando, non già nel senso da al- 
cuni proposto di mettere o ca^riare in bando, 
ma in quello di vendere a bando ( Vendre a 
bandon) o&sia all'afta pubb/ica, d'onde vien 
facile la idea di rilanciare, dare in balia, 
come nella espressione romanza: « prenez 
tot a vostre bandon » (v. Bando). Al- 



mblisrhairli^rej 



- 3 — 



[ab1>azKi 



tri àcampone questa %^oce nelU paiik\ ab 
tia indicante ^parazkiìie, distacco e hit, 
harfK BÀSDiM ^Hiniiìfìd e secondo il Boi sta 
anche irappiU nrìuenhu quasi dica ^///.rr- 
Ì4ìre (kfia fjtmdtWti. (hUti tnip^ta {w Ii<tnttit^ 
Banfiierti). — Al hL iTÀMifM il Vocab, 
Vxìh\ dì Mantova uscendo affatto Faenza 
bi&ogiKJ dal domìnio delle lìngue romanze, 
tìOtìtituisce il M. HASii ttiftjio, nel suo modo 
aTH-^erbiale ah-hanukn ftior rU vnrmi: la 
qual derivaziontì darebbe al vocabolo il 
si|n^ificato più generale dì tuefft'r fin tri tit 
mtm^i mi oggetto, vale a dire^ cessar di 
tenerlo T lasciarlo andare^ — Lasciare in- 
tieramente o con animo di non tornare 
più alla cosa che si lascia: Rinunziare a 
una co,^a: Gittar vìa. 

Deriv, Aòb^nìJonnnifiìta; Abbartéùntiff^; Abbnn'- 
a1ibarl»agliàre da uarkàglio che è una 
forma peggiorativa di ABftAGLio (v. b(Tr). 
— Ferire ed offusca re la vista con subi- 
taneo, vivo e tremulo splendore. 
J>eri V. Aht>aTlfQ{;fl iti m étt to ; A bh ti rbag Ut * . 

alibiLrcàr*' non o^àtante cb e alletti Viìfii\ 
BL\ K r ji i : n ttt tjìt,, e b e Om nfr. co 1 1 ' f r ih. lu ti K ,1 1 
cuiMtJtK ^iiffiinfu^ vc>ce non dissìmile dal 
yr. j*rituoi> torre, è prudente attenersi al 
f<ii^ BRÀVHìVM ^rrfr.r'lr/, indicante la quan- 
tità che si può abbracciare, qmisi /intc- 
rjWn^ cbe ha dato lo ^p. ahari ar ahhrm> 

eHfrr^ MH;A!irAlÌ prtrffU' Haffft // Vn'cVn (v, 

ìhir^-tiì. — Ammatìsare^ specialmente s:rano 
biade. 

Deriv. Afrhnrctttura, 

abbarnlfiire aomp, della paH/c. At> di- 
venuta Mi per assirniluKione e iiARrrrA 
ixzzHJ'ftmtTifo rv. Bfirnjft). ^- Contendere» 
Metter sos-iopra: rf'Hft»»^ A se zumarsi: fì*j. 

f tarlando del mare quamb:» coi n infila la 
lur rabica Turbarsi. Scompigliarsi. 
D«iri T. Abbn r ufa nj/rt tiì ; A hbti n{(Ftì U i ; A bbu- 

shharbleare L^attaccarsi cbe fanno in , 
terra bi piante con le nAKiir: o rtitfù:'; %, ' 
RaxsfHiarsi , e uteffif. Porre iitalnlo dimora. 

Dpriv, Abborliicii mento. 

ablia^$Ȉre Fare andare a nAs.so; Chi- 
aar^rj; Scemare 1* altezza? Assottigliare; 
fy. LmiliarCi Avvilire, 

Dcriv. Abhtitéagt*!rì^: Abhaaaamiitto; Abbn^^a^ 

mh basta nata v, iimUtif, — A bastanza, 
A .sutìicieii^R, 

abbate V. Ahì^te. 

abbàttere dal hti ìia-vvvimk Unterà, pnr- 
not^rr, col pretjjìsjo AD, fi, che indica mo- 
Hmento veriso q. e. — Gtsttare a terra quasi 
à^n colpo; Jìff. Superare, Soggiogare; Abo* 
lire: Avvilrre, Indebolire. 

D«riv. Abb^ttiòih: AbbaUimétilo^ Ahbattitórt- 
fcffe*; AbÒfiUuta. 



abbazia dal h. itit. aiihatéa tormato su 
àura 8 abate (v. q. \.). — Lo stesso che 
A badi a 

i)oriv. Abhaziàh. 

abbecediirfo e abecodario Libricciuolo 
sopra cui s^ insegna Va w r, cioè i prin* 
cipj del leggere {q/K AiftthHn). 

abbeferàre ^^. e pori, abrévar; pnn\ 
e f^itt, abeurar; fr. abreuver p^r ahett- 
rrer. — Da un sfup posto verbo di bassa 
latinità Ajj-nuiKRÀnK. cbe trae da hìherr 
berti i\\ q- v/). — Far bere^ Dar bere, e 
pi'upr. alle bestie. 

Derlv. Ablì^rerHt'iccio; Abhfjtfal6ii>,' Abberira- 
tórt'trkù. 

abbiènte dal htt. ifAnivSs, ìWì:. haiìkx- 
TEM, jwrr/i.\ prf^. di lUiiKsn^ ttvnr, /j/mk^'- 
fkm^ mediante Taiitica ibrma AimKRK (v^ 
Art'ie). ^^ Che jiossietìe^ agiato, 

abbigliare dalyK HAinLLKit, vàiQ propr, 
vale ranth^rt tibi'k {\at. uAhilisi e quindi 
lìfìììT in ii^fidfu. — Vestire, or M are la per- 
sona* 

D^riv, Abbiiftt'àtii^nto; AhòiffliftU^fri'tricf; Abbi- 
f^t tifiti r a. 

fibbiuflre dal f^f, lusi ihit^^ dctt^ di cose 
cxiiigeneri insieme Uììite, prctissa la partic, 
AD |v. /Sijìif). — Appaiare^ accoppiai-e. 

Uprìv. Afthf'nntitrn. 

abbindolare Far la matassa sul tMXtniLii 
o rfìtiuiiofrt: mefif/r AggiraiTe^ Ingannare. 

D e r j V, Abt) in do h méatu ; A b binda la t rf rf -/: r u' e : 
A hh i ij do ftt t ìhtt ; Ab b in d f>inz idn f . 

nbbio8€li^re da nifVsiji> nel senso di ^p- 
tifn/, mttììt*. ondo si ebbe mViMtA per ma- 
ftriii f/fpu'tìtf^ che abbia del ributtante. ^ 
Divenir floscio, molle e quindi cadere; 
Sd la i a l's i ; e tu t^f f{ t\ Avvili rs ì , Sgctm en ta rj*i* 

abboccare Prendere colla nnLr'A, o Porsi 
a iMK < a: — i abboccare un vtì-so » ^ Em- 
pirlo tino alla bocca» — * ahbnccare una 
perdona ^ -- Iiiconti-arb^ quahì combaciare 
la bocca insieme.^ ^ abbocca rr?i con uno * 
è Trovarsi con alcuno per parlare di cbcc- 
cbes^ia. 

Doriv. s\bbtìtWàmt\ìio; Ahbcauitftju; AbborrGlti ru . 

abbtìcconiire Kidurre in nort^iisi o ]>ar- 
ticpllc; picndore in uij s<il um cunk. 

ahhonnrrli^re Mettf^re in isti.NArriA. rrs- 
sìa iu calma^ detto ilei mare; fff. Miti- 
gare; Riconciliare. 

I>erÌv. Abbóiìtxt^iiiiitìiìitttf, 

abbonare k;i, abonar iffuttni'r*'. ap^tì-ff- 
vt\rt\ itbintìinre, — prapr. Monar Ul ó>iu 
Approvare; ma nel stu^o dì Associai"et 
Ascrivere. Ridurre a una certa somma un 
diritto, Acquì.-^tare un diritto, comò quello 
di t"re(|uentare un teatro o un ;^n lunotto 
di lettura e simili^ ]>a;;andn anticijiatH- 
mente una determinala nomina, v il fr. 
AHitXXKIL che uè in trae da Itiix fmtnia. corno 
jjensa il Diez. iu quanto esprìnsa liouili- 



n 



abbondare] — 4 — 



[abbriccàgnolo 



cazione, riduzione di prezzo, ma è alte- 
rato da Am>iixKK, come lo indicano le 
antiche forme abosner. atìournkh, da 
150RNK amfine. Nel basso latino trovasi 
ABONÀRE, A1M>NNÀRR nel scnso di mettere 
ilei conjìni alle terre de' voshoIU e anche 
rf'rendicnre i diritti /eud(di, fare una con- 
venzione per limitare una certa prestazione : 
e questo è il senso, donde sarebbero poi 
scaturiti i significati moderni della pa- 
rola. Dunque a lettera sarebbe: stajltilire 
un debito^ un parfamento, un jn-ezzo in certi 
limiti: {cfr. Bodola), 
Deriv. Abbonaménto; Abbono; Abbuòno. 

abbondare e abondàre dal lat. abcndàrk 
straripare o frahoroare delT acqua (unda), 
onde il senso figurato sempre vivo di Es- 
stire o Avere in gran copia. 

Deriv. Abbondavìénto; Abltondànte; ^bbondàn- 
zìi; AbbondanzQre; Abbondévole; Abbondóso; Ab- 
bandóne. 

abbonire Render Bròxo, Migliorare; e 
Render docile. Placare. 

abbordare propr. Accostarsi al bórim) 
(V. q. V.) di una nave nemica per com- 
batterla; fy. Accostare una persona con 
risolutezza per trattare di checchessia. 

Deriv. Abbórdo; Abbordóne = Ciarlone, cioè, 
che abborda chi trova i)er sfogare la ciarla. 

abbórdo j>ro;>r. l'Atto di ABBORDARE nel 
senso fig, di accostare (v. Ahhordare)\ onde 
Jì(j. * uom di facile abbordo » dicono oggi 
])er Uomo trattabile, affabile. 

abborracciare cfr, lo sp. e port. borrar 
acciarpare, scarahtn'chiare, b o r r o n, bornio 
Hcarahocrhio; sp. borro noar aUtozzare. — 
propr. Raccogliere BORitÀcciA; riempire 
di cattiva bórra (v. q. v.\ e Jig. Fare al- 
cuna cosa in fretta, a strapazzo, senza 
considerazione, a caso, alla cieca, Acciar- 
pare, Acciabattare. 

Deriv. Abborracciaménto; AbborraccUifaménie: 
Abborraccio; Abborraccióne. 

abborràre Riempir di bórra, cioè di 
cosa vile, onde nel fiff. Aggiungere cosa 
di poco momento, (v. Jiorra e rfr. Altlutr- 
ra -riare) 

abbottinàre Mettere a bottìxo (v. q. v.), 
cioè saccheggiare. 

Deriv. Abbottinaméntn; Altbottinatóre. 

abbozzacchire lo stesso che Imbozzac- 
chire. 

abboiiàre deriva da bózza nel senso di 
pe.zz(t dì pietra lavorata alla rustica e senza 
finimento, colP apposizione del prefisso ad 
trasformato per assimilazione il d in b. 
— Dare la prima forma cosi alla grossa 
alle opere d arte, il primo rudimento a 
una cosa, quasi dicesse dare a bozze. 

Deriv. Abbozzaménto; Abbozzata; Abbo'z'zatic- 
Ciò; Abbbo'z'zatóre-trìce; Abbozzatura; Abbòzzo. 

abbracciare Circondare e stringere fra 
e bràcm'ia; /</. Attorniare, Comprendere,) 



metuf Attaccarsi, Darsi p. es. a una cre- 
denza religiosa, a una professione e simili. 

Deriv. Abbracciaménto; Abbracciata; Abbrac- 
ciatóie: Abbracciatùra, Abbràccio; Abbracci4ne- 
tSna; Abbracciucchiàre. 

abbriccàgnolo v. Aljbriccare. Cosa spor- 
gente a cui uno può abbriccàrsi, cioè 
attaccarsi. — Uccelletto che si arrampica 
sugli alberi, detto anche Rampichino. 

abbriccàre comp, del prefisso a e bricco 
nel senso di sasso o antiq. bricca luogo 
pieno di rottami, dirupato, da una radice 
(jerm, BRECH, che vale rompere (v. Uree- 
eia), Però non è da trascurare Va-sans. 
VRlKA=fiamm, i»rik punta, ingl. prick pu7i- 
tura, Itersaf/lio, che concorda coìVant. fran- 
co PRiKKÒN, fiamm. prikken, angs, pric- 
CIAN, irl. PRiocAM {a,fr. ex-prequer) 
pungere, forare, infiggei-e (v. Hocco). — 
Voce dell'uso adoperata ora nel senso di 
Calare un colpo con forza (nel qual si- 
gnificato si accorda bene con la seconda 
ipotesi); ora rifiessir. in quello d'Inerpi- 
carsi (forse originariamente su per una 
bricca, ovvero perché a far ciò occorre at- 
taccarsi alle sporgenze). 

Deriv. Abbr ice àgnolo, Abltricchino. 

abbricchlno da abbriccàre nel senso 
di attaccarsi j appigliarsi. — Chi tenta ogni 
via di campar la vita, di aver ragione in 
una lite, ecc. 

abbrivare dal lat. ab da e ripa riva 
mediante un comp. abripàre. — Il prin- 
cipiare a muoversi di una nave quando 
si stacca dalla riva. 

Deriv. Abbrivo, e cfr. Arrivare. 

abbrivo da abbrivare nel senso origi- 
nale di staccarsi dalla riva. — Quell' im- 
peto che comincia a prendere la nave 
spinta dalla vela, dalla voga o da altra 
forza movente. — « Pigliare o prendere 
l'abbrivo » = Incominciare a moversi con 
qualche velocità e dicosi per similit. an- 
che di veicoli; fig. Cominciare a parlare 
con impeto: ma ne' due ultimi significati 
dicesi più comunemente Pigliare l'aire. 

abbrnnàre-ire Far bri no, cioè nero; in- 
trans. Divenir bruno. Imbrunire; rijless. 
Vestirsi a bruno cioè a lutto (nel qual si- 
gnificato è da preferirsi Aljbrunare). 

Deriv. Abbrunaménto, 

abbronzàre-ire ant. sp. bronzar; fr. 
bronzer. — Propr, far divenire di color 
bruno o arsiccio alla pari del brónzo, sic- 
come avviene alla superficie delle cose ar- 
rivate dal fuoco o esposte al sole più del 
bisogno (v. Bronzo). 

Deriv. Abbronzacchiàre; Abbronzaménto; Ab" 
bronzatalo; Abbronzaticcio; Abbronzatura. 

abbmscàre sembra detto per abbri- 
STÀRE, che è da perù sta re supposta for- 
ma secondaria di per-irere, p. p. PEur- 
STlls abl/ruciare, altlìronzare (v. Ablrrusto^ 



ifibmsicirsi] 

lir^), &eb1>ene altri collegbì più valen- 
ti eri A tì»t's?Tx\ (v, q. v). — Attoatare, 
parlando di ciifti^j caoao e simili , che jmr 
, àicesi Brusca i^ e Abìjmstiflre. ic/r. Ah- 

abbribic-àrsl Fartìi uni sc<>; meinf. Di- 
yeDir acerbo, ritroso Cv. lìruMctt), 

abbruHtir^ e vol^. Ji)>brustlàr« detto in- 
T^e ili apperi>itArk, r'^'»*/i, deìÌQjfartic. ad 
e pKR« ls-tAkk intetiisivo del fid. tr-ere 
lttn:iiire. — Applicare a un fuoco vivo u1- 
ctma co^jo, acciocché sì abbiTnizì tìoiiza 

t>(>ri T. A ffb ru st it iJ rn ; A hbf ii sttf Iti r e- »Vfl* 

ihbru$tolàre-iro twitratto di apperit- 
i«1\>lAri; cohiju. delle pnrfk. a ti p pkr o /<i^ 
isTrLÀRK torma attenuati va di L'«taiie, 
eh(* dal suo canto trae da rsTUM *u^>/h* 
<ii i RU '«*(t(?/<i (v. Crehfef^ ììi ìtHftf), -^ Altri 
jjujppone possa esseriii fonimto su iu'wtiim 
gemndio di Bino (in càM-BiRO) nfjffrttdu, 
tm LDi^erzione di una r j>er influenza del 
Iftmt. hm XST f4ììttre^ I*rb\nen htucmre 
r^.ìÈiirttrn'}. — Porre alcuna co^a dui fuot'o, 
*i che senea ardere ne Mia più che ab- 
bronzata* 

Derii?. Ahhrw»ÌGli mento: AhòruatoUto^ 

abhnrattàre Cernere la farina col un- 
ii\TTìi\ per tf/futf. Dibattere alcuna cosa 
in ijua et là: fiff. Ciarlare di contìnuo e 
seD^a ripigliar fiati>. 

Bariv. Afihurattàio-tì; AhfittraUamilniù; Abbiti 
Tsìt9V:^it-t r ice ; A Ito a raitfi ttìra , 

abbuDa arab. auuna, che vale ptuhe no- 
ttTft iy. Affitta). — Il ca|K> supremo della 
diiftjia abissina. 

iibdlcàre V, AffdfWtre. 

ibdottére/rf^ AnL>rc'mRii:{M), dalla stes- 
?» baie ah-ih'CERE cutufnrre rkt, tt'rttrt tn 
'%HTrfe (v. Dtifi^\ — Dìcea idi ogni niu* 
(«olo destinato a imprimere forza retro* 
gradii a una parte del corpo. 

aberrare fat. amerrark ctm^. di ah ria 
pr/ic. /f»f/j>. alien taiismento ed KRR.vitB 
fwLir rafptìubt >ftnzu tiaper ff<tre {v. Kerurt), 
Inviare dal vero; Errare gravemente, 

r*mT* AhtTra:zi6iìé. 

HbèJfto ìaL ARÈHTUM alterato dal ffv. k- 
HKEsfiiX ÌH^Htittf/uìlfihf ehe non ni Mjteffn^^ 
*^mp. di A ptjrfit\ negativa e ^jiEsnjs 
JJ-;t. di KBEXKtMlt /?i^ SHÈììiJt ^it^nfjii. — 
SojjiaiiziL minerale ti lamentosa incombu- 
stibile, di cui una i^pecìe è V amianto. 

abéte e abét# htt. Ahiks, ìux. ari et km 
tbe vuoisi congiunto ad akf;o ^ada^ e per 
tal modo cfttHp. di ab da e desinenza co- 
tlittdta deH*f'n^ prtrtic, pre«. del verbo 
fco rarft»^ eh© ri trovai? i in còììkh che ac^uim- 
?*/iiffl* I'ArIE»^ cftE rn tjihfrntf ecc propr. 
fclteo che va dal hn.^m in alto {rfr, (\mit, 
PcTtu, IVr/s). — Altri deriva da una 
wf. AKn tujttrtffirff ffttnjìare^ ond* anche Ìl 
***'AHinf-As-' ÀMnufffv/^iri, (v, Khrh]^ forse 
«6Ì detto dallo sgorgar della resina, — 



5 — fftbexzo 

Albero resinoso di alto fusto ^ ìuiono per 
coijtruzioni, iì cui ti-onco si estolle molttt 
da terra, 

Deriv. Abetaia,* Aìfttltla-o; Abetìa; Abeti ntt'it' 
Ahézzo: Cir. Bima. 

abéz^EO dal tuL àbiek ftfjeft*, per mezzo 
di una supposta forma aggettivale A\ììk- 
TEVìi ^ AnhrKVtj. — Lo !^ tesso che Alw^to. 

abiàtico e aYlàtIco Lini, aiuàtk rs = 
AViÀTJi US da Avus ftvit; fjuasi a ra via Ti- 
ri Si i:ìoè prove niente iìifìriwo. — Figlio dì 
figliuoli, 

abiètto hit ABi^iL'irn pur (te. pttffji. dì 
AEUiCERE f/e(tar it'tf, iXicattr da ttèj tyintp, 
di AB fki e JÀCERE fjedare ^v, q. v.). — 
Gettato fuori del diritta connine^ della 
società, e quindi in forma dì aggettivo 
Spregievolo, Vile, 

Dtìriv. Ahìélitzzn; Abìezi6nt. 

abì^e^to hit AUJiiKÀrrs atnnp, di ab dn 
(particella denotante allontanamontoj e 

i G E R E :^ A t ! E R E ^ y ^/wy ei v^ fmidìi** tt ;f c a j »e * 

cialmeiite animali* (v, Jyeir), — Furto di 
bestiami che si trovano al past'olo* cosi 
detttì I>erchè il la^lro (the di cesi abigko) 
li caccia innanzi a sé. 
abf^ì'ea v. Ahtfjridfh — Ladro di bestiami* 
ubile Ud. il Ahi I-KM da hahkrk tu^t^re 
{ V* q. V. ). — Propriamente vale CJie si 
può facilmente avere, tenere, usare^ ma 
adagio adagio 3 i estese a significare: Ma- 
neggevole, Trattabile, Adattato. Acconcio, 
D is posto j Pieghev^ole, Onjiortuno e poi tra- 
passando dalla c^sa alla persona: Atto, 
Idoneo, Destro, Capace. 

Deriv. Abilith nude Abilitare; Abilmfmh; e 
Cfr AhhiijUàre. 

abilitare dal /f^^ uAar^iH tthde, atto, 
tivrtmiuit^ deitfroj ond' anche l'astratto haeu- 
LiT.i^s idif'ìfVr (V, Ah/hh — Kcudero abile; 
Ki conosce re come abile; Dar facoltà o por- 
gere i mezzi di fare naa cosa. 

Deriv. Abiliitiziéìtt; Itiahiiithre. 

abii^so pn.tr. abi:^; fr. abim0| ant. abi- 
ti mes; «p. e /j^.fW* abismo, — ìal ABYs^r^s 
dal gr. ABYSSoa = abvthos, comp. di a 
jìfutk. prh(dh\ e BYS^os per bytì^^ls = 
HVTHOS profondo^ che alcuno dice atHne 
al tetL norj-KN fondo [v. Fondo). 11 Cur- 
tius sostiene che la rad. Bi tji di niTHr^s 
-= BVTOS sia alterata dalla «tttr. UAini 
^== fiiriH poi u\u, udì evn<er profondo (uà- 

BUAjotidOj OLI4IA e cmiA rtwtirnti^ nAlIAM 
p I- f ì/un t fifii . i\ A n \ A R A , (jT A H A N A S pi 'o/ott ila)^ 
per la facile alterazione nel passiiggia al 
greco idioma della// in h; come avviene nel 
ftMt-r, urRlW* ='p' BARU-Sz/rra-t^ (c/V. Ar- 
hdroj iìoafo^ lioh'de^ iiorc, (ihianda^ Grove^ 
Vivere f Vorace). — Profondità senza li- 
mite, Voragine senza fondo; mfhif. Cosa a 
cui non può giungere T intelletto unmno, 

DerÌT. AbU^tn; SùbbÌMààr^; bfr. BaUtzsàrt: 
B<Ttrù. 



abitare] 



— 6 



[abominare 



abitare dal lat. habitàre (frequentai iv. 
di HABÈRE avere) che nel senso proprio 
vale continuare ad avere, ma più. comune- 
mente Aver consuetudine in un luogo, 
Abitarvi ; ed in questo significato va 
tuttora. 

Deriv. Abitàbile; Abitàcolo; Abitaménto; Abi- 
tante; Abitànza; Abitativo; Abitato; Abitatóre-trice; 
Abitatòrio; Abitazióne; Abitévole; Abituro. 

abitino Specie di scapolare con la im- 
magine della Madonna, cosi detto perché 
ne cominciarono l'uso i terziari, per i 
quali teneva luogo dell' àbito religioso. 

àbito corrÌHiì. al lat. HÀBlTl\s da habère 
avere (v. q. V.). — Modo di essere; Disposi- 
zione dell'animo; e nel fisico. Comples- 
sione, Figura, Apparenza; e poi Vesti- 
mento; ossia tutto ciò che noi siamo 
destinati o soliti ad avere crm nttì, a por- 
tarci dietro continuamente. 

Deriv. Abituale; Abituare; Abitùdine. 

abituare fat, habituàrk, da habitus 
abito nel senso di modo di essere o di farej 
di abitudine (v. Abito e cfr. Abitudine). — 
Indurre l'abito, Assuefare. 

Deriv. AbUuazi(^ne. 

abitildine lat. habitlidine(m), derivato 
secondario di habitus abito (v. q. v.). — 
Propr. Costituzione del corpo; solo iter 
tatena. Inclinazione, Disposizione, Atti- 
tudine ingenita; Consuetudine. 

abiurare dal lat. ab-juràre negare con 
giuramento, camp, della par tic. AB da (che 
vale separazione, allontanamento^ e JU- 
RÀRE giurare (v. q. v.). — Rinunziare con 
giuramento pubblico ad una religione o 
dottrina creduta falsa; Ritrattare una 
opinione; Disdirsi; Rinunziare. 

Deriv. Abiura; Abiurazióne. 

ablatlTO lat. ablatìvus comp. di ab da, 
particella indicante separazione, e latì- 
vus formatosi su làtus p. p. del verbo 
difettivo FÈRRB portare (v. latore). — E 
nome che si dà all'ultimo caso della de- 
clinazione dei nomi, che è preceduto dalla 
preposizione da e indica sottrazione, aspor- 
tazione, allontanamento; a lettera: il caso 
che porta via. 

ablazióne lat. ab-li'ti<')Ne(m) da ablu- 
TUS p. p. di AB-LIERE tergere con acqua o 
altro liquido, comp. della partic. ab da e 
Lio = LAVO lavare (v. q. v.). — Lavanda; 
Specie di purificazione sacra di antichis- 
simo uso in Oriente, nella China, nell'In- 
dia e particolarmente presso gli Ebrei, 
i Romani e i Musulmani. 

abnegare e annegare lat. abnegare 
comp. della partic. AB da indicante allon- 
tanamento e NEGARE ricusare (v. Negare). 
— Discostare l'animo, la volontà dai propri 
desideri per acquistare merito presso Dio. 

Deriv. Abnegazione. 

abolire dal /a^ ab-olère cancellare del 
tutto comp. di AB = {gr. apò) partic. inten- 



siva e gr. olèo faccio perire, che cfr. col 

gr. OLÈKO distruggo^ uccido, olethèr di- 
j tftruttore, olethrìos esiziale. — Sembra 

però più conforme alle buone regole, che 
I non ammettono composti ibridi, inclinare 
I col Littró per ab da con significato pri- 
j vativo e ÒLEO cresco (v. Adulto), quasi oica 

impedire di crescere, prillare rf' incremento. 
j — Distruggere, Abx'ogare. Annullare, Estin- 
I guere. 

I Deriv. AboUbile; Aboliménto; Abolitivo; Aboli' 
; tóre-trice; Abolizióne. 

abominare dal lat. abominàri, comj}. 
dalla partic. ab da indicante allontana- 
mento, repulsione e òmen presagio, au- 
gurio, che sta per l' ant. òsmen, da os 
bocca, perchè valeva propr. Vaugurio ma- 
nifestato con parole (v. Orale). Altri non 
! badando alla forma antiquata òsmen, vuole 
\ che ÒMEN sia detto per òb-mbn e congiunge 
, al ^r. òp-tbin vedere (Keyse); e il Vanicek 
I riporta alla rad. av (=au, o), che è nel 
! sscr. A VATI, che ha pure il senso di osser- 
vare, ond' anche il gr. Aio per xvio per- 
cepisco, sento y odo, vedo (v. Ave e cfr. Orec- 
chio). — In senso particolai'e adunque 
suona Respingere da sé, scongiurare il 
cattivo presagio, e solo Jig. Avere in or- 
rore. Detestare alcuna cosa come di cat- 
I tivo augurio. 

I Deriv. Abominàbile; Abominaménto ; Abomi- 
nando; Abominànza; AbominatÓre-trice; Abomi» 
nazióne; Abominévole; Abominio; Abominóso. 
I aborìgene lat. aborìgenes. Vari sono 
, gli etimi che si danno a questa voce 
esprimente gli Originari abitatori di un 
I paese, dai gi'eci detti autòctoni. Il più ve- 
rosimile è che tragga dal lat. ab-orìgine 
j dalla origine: ma vi è chi senza curare 
! l' addoppiamento della r ne riforma il 
! nome m aberrìgini perché viventi er- 
ranti, siccome costiunavanoi primi uomini; 
chi propone il l<it. ab8(que) senza e orìgo 
(ablat. orìgine) origine, quasi gente dHgnota 
origine; chi ricorre al gr. apò {lat. ab) 
j da, per, particella indicante causa, prove- 
, nienza, òros monte e gignò-mai == gennAo 
I {lat. gìgno = GENO) produrre.^ generare, 
perché scesi dai monti, donde trovavano 
origine; ed altri finalmente alla voce òros 
sostituisce il verbo gr. òro sorgere {cfr, hit. 
ÒRIOR nascere), che unito a gignò-mai 
' generare darebbe alla parola il significato 
I di Antenati, Progenitori. — Cosi venne 
; chiamato il Popolo da cui discesero i La- 
tini, originaiùamente stanziati nei monti 
; intorno a Reate (oggi liieti). — Nome ap- 
pellativo che si dà ai primi abitatori d' un 
paese, o sia a quelli che ivi ebl)ero la 
loro origine, a diiferenza delle colonie 
o di altre schiatte, che sono venute a di- 
morarvi. 

aborrire prov., cat. e port. aborrir; ftp. 
aburrir;/?-. abhorrir. — Dal taf. ab-hor- 
RÈRE comp. della partir, ab da e horrèrk 



tl»òrio] — 7 — 

inorridire, (v. Orrido). — Rifuggire per or- 
rore da una cosa; Sentir grave repugnanza, 
avversione, odio. 

Deriv. AborràHza; Aborrivole; Aborriménto; 
Aborritére-trice. 

abòrto dal lai. abòrtus p. p. del verbo 
AB-ÒRIOR che vale perire, venir meno iiel 
nascere, in quanto è contrario di òrior na- 
scere a cagione della partic. privai, e negai. 
AB che lo precede (v. Oriente). — Feto che 
muore nel venire alla luce, perché nato 
immaturo; fig. Persona ed opera deforme, 
imperfetta. 

Deriv, Abortàre; Abortire; Abortivo. 

abòsino detto per Amòsino e questo 
per Alraòsino, Almòscino, dall' «raft. al- 
ME8MAS, ond' anche Wport. ameixa, ame- 
xa. — Sorta di susino. 

ab òvo locuzione avverbiale latina tra- 
sportata nella nostra lingua e vale dal- 
V uovo cioè Dalla prima origine, Dal più. 
remoto principio, e dicesi di chi nel nar- 
rare alcuna cosa incomincia assai di lon- 
tano. L'uso di siffatta locuzione può es- 
sere anche venuto dal costume degli an- 
tichi Romani di cominciare il loro pasto 
principale colle uova, d'onde essi trassero 
il detto: ab ovo i:sque ad mala = dal- 
Vuifva alle mele, che è quanto dire dal 
principio alla fine. 

abràdere lai. abràdere camp, di ab da 
e ràdere raschiare (v. Badere). — Raschiar 
via; e più estesamente Cancellare, To- 
gliere. 

Deriv. Abra8i<fne. 

abrasióne laf. abrasiòne(m) da abràsus 
p. p. di abràdere raschiare da (v. Al/ra- 
dere). — Cancellazione. 

abrogare corrisp. al lat. abrogare, da 
ab partic. indicante allontanamento, ces- 
sazione e ROGARE domandare (sottint. lb- 
GEM) e propr. significò presso i Romani 
togliere una legge in seguito a domanda 
fatta al popolo riunito ne' comizi, il quale 
decretava per via di suffragi (v. Rogare). 
— Annullare, Revocare, Toglier del tutto 
ciò che è stato rogato o decretato, e di- 
ce^ propr. dello leggi. 

Deriv. Abrogatòrio; Abrogazitfne (ofr. Dero- 
gare; Prorogare). 

abròstino, abròstine e abròstolo dal 
fa/. LABRÙSCA {vitiif)j specie dativa selvatica, 
per mezzo di una supposta forma labrù- 
.STIA, abrùSTIA (v. Labru^ca, Lamh'usco 
e rfr. Baverusto e Labrostino). Altri pensa 
che stia per arbùstino da arbusto. — 
Specie d'uva piccola, nera, aspra, usata a 
colorire il vino, che volgarm. dicesi Colore. 

abròtano^ abrètono lat. abròtonum e 
abrcVtanum dal gr. abròtonon. — Erba 
medicinale di foglie minute e di odore 
grave, con fiori gialli aurei. 

àbside laf. àbside(m) dal gr. ÀPSis acc. 
ÀPSiDA, propr. collegamento, indi ruota e 



[abuso 



generic. rotondità, arco, volta (che serve 
a congiungere gli estremi di due muri)» 
che trae origine dal gr. àpto {fut. Àpso) 
legare assieme, abl/i'occiare (v. atto, ag- 
geli. ): e quindi mal si potrebbe rìconnet- 
tere direttamente, come altri pretende, 
al sscr. ABHI {ant pers. ABis) sopra, in- 
tomo, ABHITAS airintoì-no, ond' anche vor- 
rebbesi il gr. àba ruota. — Parte ante- 
riore delle antiche basiliche a emiciclo 
e con una volta di sopra; nicchia in un 
tempio antico o in una chiesa cristiana 
parimente a emiciclo e a volta. 

abiiso laf. abusus da abùti usare in 
male, comp. della partic. ab da indicante 
allontanamento, eccesso (v. ab) e ùti usare 
(v. Uso). — Ciò che eccede nell'uso; Mal uso. 

Deriv. Abusaménto; Abusare (sp. abusar, fr. 
abuser)] Abusatóre-trice; Abusióne; Abusivo. 



acacia, acàzia lat. acacia e àcasia dal 
gr. AKAKIA, che resulta dal raddoppia- 
mento della radice AC, che ha il senso di 
penetrare (v. Ago e cfr. Acanto, Acero, 
Acherdo). — Genere di piante, il cui tipo 
è V acacia arabica tutta irta di spine, detto 
volgarmente anche Cascia. 

Deriv. Gaggia. 

fkC&gìti sp. acaju;porf. acaju, caju. — 
Questa voce sembra di origine malese: 
infatti la voce malese kàyu significa al- 
bero ed entra nella foi*mazione del nome 
di molti alberi originari delle Indie Orien- 
tali. I Portoghesi poi avrebbero portato 
questo nome in America e sarebbe per 
tal modo entrato nella lingua degli indi- 
geni. — Albero che alligna specialmente 
nel Brasile. 

acanto lat. acàntus dal gr. àkanthos 
formato sulla rad. AC jyenetrare, ond'anche 
il gr, ÀKANTHA spina (v. Ago e cfr. Aca- 
cia), a cui potrebbe aggiungersi anche ÀN- 
THOS fiore. — Pianta che ha per tipo 
l' acanto spinoso, la quale per il suo gamoo 
che si piega leggiadramente, viene messa 
spesso sull'orlo delle aiuole ed imitata in 
opere d'arte su colonne e drappi. 

acantUro lat. scienti/, acanturus camp. 
del gr. àkantha spina, aculeo, punta (v. 
Ago e cfr. Acanto) a OURÀ coda. — Pesc« 
che ha denti acuti e forti e da ambe le 
parti della coda uno o più pungoli. 

àcaro lat. àcarus dal gr. àkari comp. 
di A privativ. e keìro o kèro tagliare, 
dividere, d'onde anche akarès piccolo, 
scarso, akaribòS piccolissimo (cfr. Insetto), 

— Generi d'insetti parassiti, cosi detti per 
la loro figura microscopica, quasi indivi- 
sibile. 

acatalèttico 1. lat. acatalècticus dal 
gr. KATALEKTIKÒS comp. di A privativ. e 
KATALEKTiKÒS che non ha fine, incessante, 

— Dicesi di una specie di metro che ha 



accadèmia] 



— 8 — 



accanire 



il pieno numero di sillabe; contrario di 
Catalettico. 

2. lat. A(^ATALÈPTici^8 dal gr. akata- 
LEPTiKÒs camp, di A negativo e katalbp- 
TIKÒS comprensibile (cfr. Cataleasi), — Setta 
di filosofi che di tutto dubitavano, preten- 
dendo nulla esser certo in questo mondo, 
a diflferenza dei Pirronisti e Scettici, che 
sebbene dubbiosi in tutto, non esclude- 
vano la possibilità di acquistare qualche 
certa cognizione. 

accadèmia lat. acadèmia dal gr. acha- 
demìa e questo da achàdemos o echède- 
Mos venerato come semidio, dal quale prese 
il nome un luogo vicino ad Atene, dove in- 
segnò Platone, e che serviva di riunione 
di filosofi. — Società di scienziati o di 
artisti ; Studio pubblico di belle arti o di 
scienze. 

Deriv. Accadlmico; Accademismo. 

accadèmico lat. ACAi)ÈMirr8=.</r. aka- 
DEMiKÒs (v. Accademia). — Che appar- 
tiene airaccademia, e Jìg. Che non ha uno 
scopo pratico nelle sue perorazioni (se- 
condo il costume di molte accademie). 

accadere comp. del lat. ad a, vemo^ e 
CADERE cadere, e cosi formato sul paral- 
lelo lat. ACCIDERE, in cui vedesi soltanto 
per legge fonetica cangiata Va in /. iv. 
Cadére e cfr. Vano). — Pararsi dinanzi, 
Occorrere; Venire per caso e inopinata- 
mente; Venire in acconcio, a proposito. 

Deriv. Accadimento; Accaduto; e cfr. Accid'ènte; 
Succedere. 

accaffàre meglio che dal laf. ad-c aiu- 
tare acchiappare (v. Accattare\ par che 
tragga da cÀFU (^= fr. chef) parallelo ita- 
lico del lat. cÀPU-T capo, onde si fece 
caffo (v. q. v.j. — Voce MVimo Acchiap- 
pare e propr. Acciuffare. 

accalappiare Rinchiudere o Stringere 
nel CALÀPPIO (prefissa la parfic. ac = AI)}. 
— Allacciare; per traxl. Trappolare, Trarre 
in inganno. 

Deriv. Accalappiaménto; Accalappiat(fre-tr(ce; 
Accalappiatura. 

accalorare -ire Suscitare calóre, Ri- 
scaldare; metaf. Incitare, Inanimire. 
Deriv. Accaloraménto-iménio. 

accampare porre a campo. Schierare, 
detto specialmente di eserciti; e quindi 
Produrre, Esporre, o con più largo signifi- 
cato Mettere in uso. Adoperare, riferito 
anche metaforicamente a ragioni, pretesti 
e simili. — Ac-cAMPÀRSi = Porsi a campo, 
Fermarsi coire.sercito; fig. Pigliar posto. 

Deriv. Accampaménto = Fermata dell'esercito 
nel campo, e il Campo medesimo. 

accampionare Registrare al campióne 
del Comune, come da Catasto si fece Ac- 
cataMare. 

Deriv. Accampionaménto. 

accanare voce delVuso Aizzare o Lan- 
ciare il cane dietro a la fiera. 
Deriv. Accaneggiàre. 



accanire Fare stizzire come un cànk; 
rifens. Adirarsi rabhiosamente alla ma- 
niera de' cani. 

Deriv. Accaniménto; Accanito. 

accaniménto propr. V Ira ostinata dei 
cani; fig. Sforzo perseverante. 

accantonare da cantóne nel senso di 
paese, regione. Neologismo che vale Acquar- 
tierare, cioè Distribuire le milizie in paesi 
e villaggi vicini. 

Deriv. Accantonaménto. 

accanto camp, di a e canto = lato. 
— Allato, Presso, Poco dopo, Dietro. 

accapacciàre da capo con una deriva- 
zione peggiorativa (Accio), che dà cattivo 
senso all'azione espressa dal verlx). — Ag- 
gravare, Intronare altrui il capo. 

Deriv. Acca pa ce ì aménto ; Accapacciatitra ; e 
cfr. Incapacciàre. 

accapàre prow sp. port. acabar;//-. a- 
chever. — CVmdurre a capo, a termine. 

accaparrare Fissare la compra di una 
cosa, dando o ricevendo caparra. 

Deriv. Accaparratxira. 

accapezzare dal lat. cApit = cApit 
capo, niefliaiite un supp. verbo di barbara 
latinità accapitiAre \cfr. Cavézza). — Ac- 
conciare col martello pietre per muri, ri- 
ducendole in modo che i capi o estre- 
mità delle une commettano con quelli 
delle altre; Condurre a capo. Concludere. 

Deriv. Accapezzatóre-trice; Raccapezzare. 

accapigiiàrsi Pigliarsi a' capélli Pun 
con l'altro azzuffandosi: il che dicesi an- 
che Acciuffarsi e ])opolarmente con una 
certa ironia Scardassarsi, Pettinarsi. 

Deriv. Accapigliaménto; Accapigliatóre-trice; 
Accapigliatura , 

accappàre Prendere, e propr. chiudere 
nella cAppa: onde « accappar la ventura » 
equivale ad Afferrare la sorte, Riuscir 
nella impresa. — (Altri invece, meno giu- 
stamente a ragione del doppio p, dal laf. 
e A pere prendere). — Vale ancora Radere 
I il pelo, che si vuole feltrare, onde poi il 
senso di Separai*e, Sc^vi-are: ma allora va 
riferito alla rad. cap fagliare, della quale 
è cenno alla voce cappone, e da cui pur 
trae Vant.fr. chapulsser tagliare, trin- 
ciare (v. Cappone). 

Deriv. Accappatóio. 

accappatóio daACHAPpÀRE propr. diiu- 
dere nella cappa — Sorta di sopravveste di 
panno lino, increspata da capo, che a guisa 
di cappa avvolge la persona, specialmente 
nel pettinarsi. 

accappiare Pigliare al cAppio o lac- 
ciuolo, Legare o Stringer con cappio ; me- 
taf. Trarre in inganno. 

Deriv. Accoppiaménto; AccappiatÓre-trice; Ac' 
cappiatura. 

accapponare Castrare i galletti per farne 
CAPPÓNI (V. Cappone). — « Accapponarsi la 



r' i^ j *^ ' ^ "i 



accaprettàre] — - 

PELLE equivale alPaltxa maniera Venir la \ 
pelle (i*oca o di pollo, e anche Venire i 
bordoni, e dicesi per una similitudine fa- 
cile a intendersi dell'Incresparsi la pelle 
dell'uomo, quando è preso da un senti- 
mento di orrore o di ribi'ezzo. 

Deriv. Accapponatura. 

accaprettàre Legare un animale per le 
quattro gambe, come i pastori fanno ai 

CAPRÉTTI. 

accarezzare Far carézze, Vezzeggiare, 
Lisciare; e fig. Coltivare, Custodir con 
gelosia. 

DtTÌv. Accarezzaménto; Accarezzato re-tr ice; Ac- 
carezzèvole. 

accamàre-ire cfr.fr. acharner arzM/- 
farttt\ quasi aberrarsi Vun l'altro rahbìo- 
mmenie la carne. — Penetrare nella carne 
con artiglio, dente, ferro e simile: fig. Pe- 
netrare neir intimo di alcuna cosa. 

accasarsi Aprir casa, Tornare ad abi- 
tare in un luogo; e fig. Maritarsi. 

accasciare ritiene il Diez resultare que- 
sto vocabolo dalla partk, lai. ad e yiAS- 
sÀRE scuotere con impeto^ crollare e indi 
afA^attere, indeholtre. a cui riconnettesi ])ure 
il/r. CASSER iprov. cassar) rompere, upez- 
zareefig. indebolire, ttnei-vare^ mediante una 
forma secondaria quassiàre, sulla quale 
si sarebbero plasmati anche V a.fr. cas- 
SER e il prov, CASSAR rompere (v. Sqinis- 
9are\. Però non è da trascurare il lat. 
rÀscrs voce tolta ai Sabini che significò 
xcy^hlo (v. Canuto). — Abbattere e quindi 
Infiacchire, Spossare e per lo più dicesi per 
anni, malattia, fatica, dispiaceri: rifien». 
riferito all'animo Avvilirsi. 

Deriv. Accasciaménto. 

accatriccliiàrsi lo stesso che Incatrk- 
rhiami (v. q. v.). 

accattare dal lat. ad-captàre comp, di 
AD a indicante fine, intenzione, e captare 
cerrnre di piffliare, formato su càptum 
mpin. di cÀPKRB jyrendere (v. Capere). — Il 
senso primitivo di Accattare è state cer- 
tamente quello di j}romirare a sé, quale 
ritrovasi appunto nell' a. sp. acabdar, a. 

pffTi, ACHATAR, a.f ACAPTER, ACATER, d'on- 
de poi venne l'altro più speciale di com- 
jtrorfj che è quanto dire procacciarsi con 
danaro, sviluppatosi nel mod.fr. acheter, 
«^ accc>lto pure nel dialetto nap, e sic. ac- 
«attare, piem. accatter: al modo stesso 
che il lat. èmere comprare presso gli an- 
tichi ebbe il significato ài prendere. — Pro- 
cacciarsi checchessia con prieghi, come 
^no gli accattoni ; Mendicare, Impetrare. 
Deriv. Accatlaménto; Accattatére-trìce; Accat- 
t^tura: Accatteria; Accatto; Accattóne^ onde Ac- 
oxttonàggio. Cfr . Raccattare; Ricattare; Riscattare. 

accaTalciàre Star sopra qualsivoglia 
«fea con una gamba da una banda e l'al- 
tra gamba dall'altra, come chi sta A ca- 
vallo (v. Cavalciare), 

D«riT. Accavalcióne-M;" e ofr. Cavalciàre. 



[accecare 



accecare Far divenir cieco, ossia Pri- 
var della luce degli occhi ; fig. Rendere 
oscuro, Offuscare. — Detto di piante To- 
glier loro le gemme o messe, clie pur si 
dicono fig. occhi. 

Deriv. A caménto ; Accecatóio ; AccccaiÓre- 
trice; Accecatura; Acctcazióne. 

accecatóio da accecare. — Saetta del 
trapano, che serve a fare un incavo nel 
legno e nel ferro, detto cièca, per ficcarvi 
il capo del chiodo e d'una vite, in modo 
che non risalti e non si veda. 

accèdere lat. accèdere comp. della jjrf?-- 
tic. Ai> a che indica moto reri<o un luogo, 
e CÈDERE che propr. vale ritirarsi, e indi 
camminare, andare (v. Cedere). — Avvici- 
narsi, Accostarsi; fig. Aderire, Acconsen- 
tire, Approvare. 

Deriv. Accessibile; Accessióne; Accesso; Acces- 
sòrio; cfr. Accessit. 

acceffàre Abboccare, usato cèffo per 
bocca: ma è proprio delle bestie e special- 
mente dei cani. 

accéggia fr. acie; sp. arcoa. — Dal 
/>. lat. A ce èia ed anche accia e questo dal 
class. ÀCIES = gr. akè punta (v. Ago e 
cfr. Accetta, Acciaio), — Specie di uccello 
dal becco aguzzo; sinon. di Beccaccia. 

accellàna Sorta di panno ordito d'mr/a 
e ripieno di lana: Mezzalana. 

accèndere lat. accèndere comp. della 
IHirtic, AT> a indicante motr», direzione 
verso una cosa o luogo, e cèndo in com- 
posto per CÀXDO (gr. kaìo) In-ucio, in- 
fiammo (V. Candente). — Appiccare fuoco. 
Dar fuoco, e riferito alle pasfiioni Muo- 
verle, Suscitarle. 

Deriv. Accendfvoìe; Accendibile; Acceudiniénto; 
Accenditóio; Accenditóre-trice ; Accensibile; Accen- 
sióne. 

accennare da cènno (v. q. v.) onde cen- 
NÀRE. prefissa la partic. ad. — Far cenno, 
Iiidicare, Additare, Dare qualche indizio; 
Toccare appena, Abbozzare leggermente. 

Deriv. Accennaménto ; Accennatóre-irice ; Ac- 
cennatdra; Accénno. 

accènto corrisp. al lat. accèntts che 
per legge di composte sta per ad-càntcs 
formato del prefisso ad e càntcs p. p. di 
CÀNERE modulare la voce, cantare (cfr. Con- 
cento, Incentivo, Vaticinio). — Inllessitme 
della voce nel pronunziare un suono; e 
per estensione, \ oce, Parola, Dialetto, Ma- 
niera di espressione. 

Deriv. Accentare = Accentuare; Accentatura = 
Accentuazióne. 

accerìto dal laf. cerrìtcs fanatico, 
pazzo, furioso, che gli antichi etimologisti 
credono contratto da cererìtcs = cere- 
RÒsrs colpito dallo sdegno di Cerere, e i 
moderni suppongono forma contratta di 
un disusato cerebrìtcs da cèrebrcm cer- 
1 vello. — Molto acceso in volto. 



accerràre] 



— 10 — 



[acchitàre 



accerràre dal lat, cìrris rìcciolo, fran- 
gia (v. Cirro). — Fare la frangia o penero. 

accertèllo alterato da ACcnPKTRÈLLO 
dimin, formato sul lat, accìpitkr (acc. Ac- 
ci pitrem) uccello di rapina e particolar- 
mente falcoj sparviero, da accìpere jnen- 
dere, portar via (v. Accettare), ovvero da 
confrontarsi col gr. oky-pèt-es rapido vo- 
latore da OKYH veloce e rad. pèt che ha 
pui*e il senso di volare (v. Penna e cfr. Av- 
voltoio). — Nibbio, specie di Avvoltoio. 

accessióne lat. acce8siòxe(m) da accès- 
Hl'S p.p. di ACCÈDERE accostxirsì (v. Acce- 
dere). — Adesione, assentimento; — nelle 
leggi: Ciò che si unisce alla proprietà, 

S. es. ad un fondo per opera delle acque 
i un fiume, Ciò che è prodotto da una 
proprietà, p. es. i frutti di un campo. 

accèsso lai. accèssi' 8 da accèdere av- 
vicinarsi, acamtarsi (v. Accedere). — La via 
e il modo per poter andare in un luogo. 
Adito; nel firì'o: Visita giudiziaria al luogo 
del delitto, o al quale si riferi&ce il piato; 
in medùt.: Il manifestarsi di un fatto mor- 
boso, che poi cessa ad intervalli, per es. 
accesso di febbre, e mora' ni. dicesi anche 
di passioni, come accesso ni collera. 

accèssit terza persona del pass, remoto 
del lat. AC(^.ÈDERE avvicinanti (v. Accedere). 

— Significa HI avvicinò o si usa per indi- 
care la Onoranza concessa a chi si accostò 
al premio. 

accessòrio dal lat. accèssi' s, p.p. di ac- 
cèdere accostarsi, avvicinarsi ( v. Accedere). 

— Che sta accanto al principale, Secon- 
dario. 

accétta dal fr. hachette, (ond' anche 
Vingl. hatchet) che è forma dimin. di ha- 
CHE ascia. — cfr. il ted. hacke scure, donde 
il verbo hackbn fendere == fr. hachbr 
sminuzzare (v. Ascia). — Strumento da ta- 
gliare legna ed anche sorta d'arme; simile 
alla scure, ma più piccola e talvolta pi- 
gliasi per Scure stessa. 

Deriv. Accettata = colpo di accetta. 

accettare lat. acceptàre frequentativ. 
di ACC^ÌPERE ricevere, camp, della partic. 
ad a indicante fine, intenzione e cèpere, 
da CAPERE jrrendere (v. Capere). — Accon- 
sentire ad una domanda o proposta; Ri- 
cevere con gi'adimento e dimostrarlo. 

Deriv. Accettàbile; Accetta mento (= Accezióne); 
Accettaióre-trice ; Accettnzi<fne; Accettévole, Cfr. 
Accatto. 

accètto lat. accèptus p.p. di accìpere 
ricevere, camp, del prefìsso AD a e cèpere 
da CAPERE premiere (v. Capere). — Nel 
senso letterale Ricevuto; come aggett. Ac- 
cettevole, Gradito, Caro. 

accezióne lat. acceptiòne(m) da accèp- 
TCS p,p. di accìpere ricevere (v. Accet- 
tare). — Latinismo Accettazione e dicesi 
specialmente del significato in cui un vo- 
cabolo è ricevuto. 



i accliitàre camp, della partic. ad a, verso 

, e a. it. CHITÀRE, QUITÀRB (= fr. QIHT- 

' TER) propr. rendei'e o lasciar quieto (dal 

I lat. QCiÈTl'S, fr. QUITTE quieto), indi la- 
sciare, liberare, sciogliere (da un obbligo), 

I onde la voce quietanza. — Nel giuoco del 
biliardo vale Mandare il pallino o la pro- 
])ria palla (quasi metterla in libertà) in 
quale 11 e punto del biliardo a volontà di 

1 chi tira, affinchè l'avversario la batta. 

I Deriv. Acchito. 

1 accliito V. Acchitàre. — L'acchitai"«i ; La 
I posizione del pallino o della palla acchi- 
I tata. — « Di primo acchito > = Di prima 
botta, Di primo tratto, Alla bella prima. 
I ùccia dal lat. Ac-ia, che ha lo stesso 
, tema di Àcus ago (v. q. v.) e propr. vale 
! gn-tfliata, filo : d' onde per esten^. Lino, 
: Stoppa, Canapa filata. 

Deriv. Accellànn; liinacciàre. 
acciabattare far checchessia alla grossa, 
che dicesi pure come se si accomodasse 
una vecchia ciabatta, Acciarpare, Abbor- 
I racciare. 
I Deriv. Acciabattaménto. 

acciaccare v. Acciacco. 
acciacciàre Sembra formato sul mede- 
simo stampo di acciaccinàre ed è identico 

, a ciACCiÀRB, nel quale solo manca il pre- 
fìsso AD. — Mettere bocca per tutto, Inge- 

; rirsi senza considerazione (v. docciare), 
acciaccinàrsi dal lat. àgere spingere 

, avanti, fare si formò Pantiq. AGÌNA e aìna 

I prestezza (Dante, vulg. eloq. I. 11), da cui 
si fece A IN ÀRSI per aginàrsi nel senso di 
sforzarsi, ingegnarsi, e poi si alterò (con as- 
similazione delPi protonico alPA tonico e 
con rinforzo e raddoppiamento del G per 
scambio dell' A iniziale colla particella ad) 
in ACCiANNÀRSi, che tuttora vive nel me- 
desimo significato, donde finalmente con 
ripetizione della seconda sillaba Acciacci- 
nàrsi, che vale del pari Arrabattarsi, Darsi 
gran da fare, ma senza prò (Caix). 

; Deriv. Acciaccinhto = affannone. 

1 acciacco dallo sp. a-chaqùe, e questo 
dall'ara/>. a-sciaqa malessere, indisposizione 
(a rappresenta l'art, determinativo arabo), 
che confronta coìTebr. s(^iahhaq o sciacaq 
ammaccare, pestare. — Infermità abituale, 

, Infortunio. 

Deriv. Acciaccaménto ; Acciaccare; Acciacca- 

j tura; Acciaccóso. 

acciàio e acciaro sp. acero; ant. pori, 
aceiro; prov. e fr. acier. — Da un basso 
lat. ACIÀRIL'M che propr. significa ferro 
t€m}>€rato per far la punta o il filo ta- 
gliente agli arnesi; dal lat. ÀciES punta, 
filo degli strumeidi da taglio, che tiene alla 
rad. AC penetrare (v. Ago). La forma AC- 
CIÀLE {ven. azale) deriva da un barbaro 
ACIÀI.E (cfr. a. a. ted. ECCIIIL, m. a. ted. 

BCKEL). 

Deriv. Acciaiare; Acciainolo; Acciarino; Ac- 
Ciardo. 



«pp 



aecjasnàr^tì 



— 11 — 



[acciottolare 



are bàD arai Forma analoga ad .Ic/ta^ 
muirjn\v. q. \\>. — Afìactiemlarsi, Aiìan- 

accia pi nàr.Hl e acctappinìr^i nato pro- 
ba bi Imitile, giu:jtriL il Caix, dalla luiiìone di 
kiif'ix-rìuarìff e aittt-vWAU^i: ma altri vi 
scorge dentro il feti. zavì^kìjS (Ììmttnm-HÙ 
agìi^Lfitì {ct*i pìffU t \'MÌl^ fiittjif) unito al pre- 
fisso a: amisi tniuipiftiut*/\ — Dar^i gi'aii 
mi>ti>» mmto da tare, ArrabattarsL 

accinrpàr^ da ì:iaui'a nel Èjenso di *fra«- 
a'tt^ di ffjfte rei^^/i/t (v. Ctmpn] — Operar 
con pre^tezza^ ina ^enza venma diiigen«ai 
Dome ne si trattasse dì ciarpe, dì cose vili; 
AM)orracoiarO| Raci'ogliere alla riulVisa 
quello ch^ dà alle mani. 

Deriv* Aeciiirji.tmentoi Acciarpat^re-^rfce; Ar- 
ti^ rpt'o : A ec io rp*Tjtr-fTiyf . 

areldènte ht. AcciiibnìSt tiec. Ai:cìnk:ii- 
\^ì^ piiìiic. prejt.dì A t t i r t K K K a''f:itdrvf^ m- 
dfr *f^//?rt/, composto ddla purtir. ah n lerntt 
e viuFAiR per tàijere oufkre (v. q. v.i. — 
Pruprìitm. Avveaimento qualsiasi impre- 
recluto, buono o l'eo che j^ia; m sen^o spe- 
daki Caso repentino di morte- 

Dftriv, Xcc«/^»iiì/^; Ai-adèAtàrv; Accld^ntàrio,* 
Atri't* I» f -ftfo ,- ^ r (T icf f P za . 

accidia nnt. ap. a e i d i a ; pvm\ a e e i <ì i a j 
mii . fi- . a e e i d e. — Iji t ha rh . Acri DIA , A L' K - 
ni\, da! tfr. akri>Ìa» camp, della jxtrf/o. 
prk. A che vai ftfìtza e KlfeiHi^ tntva, fh- 
h»t, che i! Curtiiu^ sospetta sì rannodi alla 
n\(L «KcT. KHALi /rtìjifffre^ indìiffiare lì che 
impiegherebbe le cr rae kt^ài'K.** (curt fJ/ni- 
mfrrc/j dei Li a ti ni che {larelibero il senso 
di roti f meato (tyfr. i'enr.i^ Kpt\cdm\. — A 
latera in-t^uria, in-fhltinzit, ma più a^pe- 
dalmente Fastidio o tetlio del ben fare; 
poi Xe^fligeriy^a per ciò che ri^Liarda Dio 
e k salute del Pan ima, e quella specie di 
Abltandono spirituale, che il D\icQnge de- 
tìaìsce: mehtfifJtoliafi itjftfae^^ f^if^ae fnouwJifj- 
rum pnìprtfi eml. 

Dferiv. Acciaiare i Acciditltiì. 

accij^iiàrgl Increspar le riuLiA per ira, 
sererità, orgoglio e melanconia. 
DerìT, AcclgliafoéniQ; Af:ctglintaménte ; Acci- 

acclmftre lo stesso che Còti are, 

aecin cigliare Omar di riKCi lUi pro- 
priamente pf^ndimi 4f reftftf militare (v. Vhi- 
d^htt e r/r. (j/ìtt/ìlfo), 

accÌJieì^iiikr«; lo stesso che ìm-mcit/niire 
iv. () x*.} di cui è torni H. varia, e che vale 
Suctiiigere le veati per tenerle alt^ì da 
wiTÉL, onde il esigiti fidato dì Sgualcire^ Far 
jiigliar malo pieghe, 

àeeingere dal fat. ACrrsuERR - «up. av- 
t:i.\CTi M - amip. della parlk. prefìssa Atj 
^ e CINI jERK ct'nf/^rti (v. q. v*). — Cìngere 
attonio, ciT^gerc alla vita. ^ Acci no ersi 
A. 4. e. (litf, accìnge i'e Mt). Queata frase e 
tratta dalla vita militare dei lìomani, 
preaào 1 quali accingerai ?jignificava legar r^i 



la tìpada al fianco per entrare in serì'i- 
zio: o meglio dall'uso cb*^ era presso di 
loro di succini^ere o ripiegare sui tianclii 

I la to^a, quando si dispone v^ano a quakhe 

I lavoro, dal che ebbe origine il dire: aPERi 
j<E ACCiNUKHE iicct'm/f^r^ì tid tm^tite^ni per 

j A]>paretjchiart*i a operare, os:?ia Mettersi 

I in punto di fnr checchessìa. 

I Deriv. Aceinciyn^iri^ IncinciffPiir'f, 

acciottolare Laatriciir le strade coVnÒT- 
TiiLK — Battere insieme stoviglie di ten-ay 
che in taluni luogJti pur si chiamano 
Ciottoli. 

Deriv, Aeeioltohtnra; Acciottolio. 

AC e (piallare Fare il ch'ilìlio^ osijìa In- 
crespar le ciglia per cruccio. Adirarsi. 

accl8màre ant /V, acesmeu tf tuli» are: 
fyrn a ri^ » iden t i^^o tilVfUìL a ks m k u ^= prov , 

AZESMAR, ifj*. A ZI-: MAR, Ondo V iL A ZZI MARE 

{V, q, V,;, — Wire auL Acconciare, Aggiu- 
sta re- 
fi ce 1 n C€ hi re, accloe e hi re Sec ond< > ì 1 F a n- 
fan i si dice ALrincHlTu^ A<'tiot L'HÌti> di 
chi ha il ciipo e la persona grave da sonno 
o da intirizzimento nervoso, quasi fosse 
un rim rn. Pìauwihìle Spiegazione se ad 
intorbidarla non giungesse op^>ortuno lo 
rf/>. illiot'All (= fr. riiuQt:EH) urtitrK c/>n 
viiiUnza formato su 4:iri(>(ii E (=^ fr, Cìioc) 
nrtttj che fa capo al gennanif^o: ofnniC 
c;him:k {fn^jL sinitiK e shakk) urlo, onde 
SfHOKKEN' {fntifif. st'KA('AKi afta re, da cfr. 
col ftt. a.M. se li or miUifJtìo {dov^ mÌ urht) e 
che accettato quale etimo dareblhe alla 
voce italiana il senso di Sbalordire come 
per urto o percossa nella testa. — Rima- 
nero sbalordito. 

ncclulfàre Prendere alcuno pel (tiCffo; 
e poi gtìhtrt'nttm. Afferrar chicchessia con 
qualche violenza; rtìviproi^ Accapigliarsi, 
A^zoifarsì. 

acc liìga itp^ a n e h o a; pori a n v h o v a; fr, 
a n e b o i s : ftitiJett. a '>;. a u e i v a ; t/r^rufr. a n- 
ci uà; rettfrj. ancliioa. — Il Mann dai htinc^ 
AXTZi A Ht^f'i'o^ percht^ desi;^iH la sardella 
yeccata; ma i più dal ìiit.Àvvx[^fjr.X\mvì^) 
sorta di peifiie, per mezzo d' un supposto 
APiéi'A, Ahsnt^A, onde verrebbe IwMie Vit, 
acc i uga j da cui poi per alterazione le altre 
voci romanze (Diez). — Piccolo pe^ce di 
mai-OT che per lo più si mangia salato; per 
scherzo Persona mii^ra molto e sfinita. 

Deriv. Acciugàfo; Acciittfòtu. 

acci Tetta re Scaltrire i pettirossi e altri 
uccelletti mostrando loro la civétta onde 
si rendono {:auti e fuggono le insidie; /^j. 
Rendere scaltro e accort-o eh ice b essi a< — 
Vale anche Allettare, Invitare con lusin- 
ghe, come si fa agli uccelli, quando si mo- 
stra loro la civetta per attrarli nella pania. 

acci Tire vale Procacci a i-e^ Provvedere, 
ed è un t ras lato dal senso originario di 
prc cacciare il f IBO ^#/i. CEVO, onde ^jevar 
nutrirti y ni^jur*'.. 



acclamare] 



— 12 — 



[accoltellare 



acclamare lat. acclamare com-p. della 
par tic. AD a, rer«o e clamare f/^rnlare (v. 
Chiamare). — Propr. Gridare ad alta voce 
e f)er lo più in molti; e indi Applaudire. 

Deriv. Acclamattfre-trtce; Acclamazione. 

acclimàre Neoìof^. Avvezzare al clìma. 

Deriv. Acclimaménto; Acclimato, onde Accli- 
matare e Acclimatazióne (voci dell'uso, ma da 
evitarsi). 

accline-o lat. acclìnem da acclinàre 
pieaare verso e fig. conaentire (v. Clinare). 
— Dedito. 

accliye lat. acclìvis = acclìvi's compo- 
sto della partic, ad a e CLÌvrs pendioy erta, 
(v. Chinare). — Attributo di terreno che 
sale, Ripido, Ei*to. 

Deriv. Acclività. 

accoccare Attaccare a la còcca, ossia 
Adattare la cocca della saetta alla corda 
dell'arco: contrario di Scoccare, anche in 
senso morale. Fig. Attaccare, Fermare: 
onde accoccarla a ino per Infligger 
danno, dispiacere o beffa. 

accoccolarsi dallo stesso tema cloc 

dello «p. ACLOCARSE, port. KSTAR EN CÒ- 

caras acchiocciarjii^ che è l' accoccolarsi 
della gallina quando cova le uova, che si 
rannoda a clieca chioccia, cloqcear {ted. 
g 1 u e h e n) chiocciare (v. ( 'hioccia)^ non senza 
relazione analogica con la voce còcco o 
còccolo nel senso di uoro: quasi covar 
fluoro (v. Cocco e cfr. Coccoloni). — Porsi 
a sedere sulle calcagna imitando la chioc- 
cia che cova. 

accoccoYàrsi Voce composta da còcco = 
u(tvo e (^ov.^RK. — Vale sedersi sulle cal- 
cagna, ed è qiiindi Tonnato nello stesso 
rapporto d' idee della voce Accoccolarsi. 

accodare Dicesi delle bestie da soma, 
che nell'andare molte insieme si legano 
in maniera che la testa d'una sia vicina 
A la CÒDA dell'altra. Meta/. Andare die- 
tro immediatamente ad alcuno. 

accògliere e accòrre »rov. acolhir; /r. 
accueillir; cai. acculi ir ; ;jorf. acolher; 
^p. acoger. — Dal lat. collìoere — sup. 
COLLÈCTCM — raccogliere, preposta la par- 
tic. A (v. Cogliere). — Propr. Raccogliere 
presso di sé; quindi Ricevere uno con di- 
mostrazione di affetto; e per estens. Ac- 
cettare, Approvare, Acconsentire. 

Deriv. Accogliménto; Accogliifccio; Accoylittfre- 
trice; Accòlto-a. 

accòlito lat. acòlythus dal gr. akò- 
LYTHOS seguace y accompagnatore y formato 
con A pleonastico e kèleythos via, cioè 
che fa la stessa via (cfr. Calle). — Chie- 
rico che segue il vescovo, che serve al- 
l'altare; Primo degli ordini minori. 

Deriv. Accontato. 

accollare Apporre un peso al còllo; 
est^ns. Addossare. — Riferito al lavoro 
vale Darlo in appalto; detto di veste Co- 
prire la persona fino al collo. 

Deriv. Accollaménto; Accollatàrio; Accollàtìco; 
Accollatura; Accòllo. 



accoltellare Ferir di coltèllo. 

Deriv. Accoltellati! ; Accoltellatóre-trice. 

accomandare lo stesso che racooman- 
dare (v. q. v.). — Affidare ad altri cosa 
o persona ed anche Legare e fermare una 
cosa ad un'altra. 

Deriv. Accomanda; Accomaudagi(fne, Accoman- 
daménto. Accomandatàrio; Accomandfgia; Acco- 
màndita; Accomandolare. 

accomàndita fr. comma udite. — Da 
COMANDARE nel senso di raecomandarey 
onde si fece accomandare per affidare, d<ire 
in custodia. — Società di commercio ove 
alcuno, che sì dice socio accomandante, 
pone o affida certa somma agli altri soci 
che son responsabili senza limitazione, 
oltre la quale egli non vuole essere obbli- 
gato verso i terzi. 

accomiatare e accommiatììre Dar com- 
ML\TO cioè Congedare, Licenziare. 

Deriv. Accomiatato r t'ir ice. 

accomodare lat, accommodàre, compo- 
sto della part. ad a e commodàre adat- 
tare, da CÒMMODI'S opportunità adatto, utile 
(v. Comodo). — Ac<!onciare, Adattare, Asse- 
stare, Correggere. Emendare; ironie. Pu- 
nire, Castigare; intrans. Tornar comodo, 
far piacere; riftess. Acconciarsi, Adattarsi, 
Venire a patti. 

Deriv. Accomodàbile; Accomodaménto; Accomo- 
daticcio; AccomodatCvo; Accomodattzio; Accomo- 
datóre-trfce; Accomodatura; Accomodazióne; Ac- 
comodécole; Accomodo. ' 

accomnnikre Far comine ad altri quel 
che è j>roprio: Fare entrare a pai-te (an- 
che di cose immateriali); Agguagliare. 
Familiarm. « accomunarsi » vale Aftratel- 
larsi. 

Deriv. Accomunàbile; Accomunagióne; Accomu- 
naménto; Accomunànza. 

acconciare sp. aconchar (r«7n. conci u 
acconciamento del capo), — Lo stesso etimo 
di CONCIARE assettare (v. Conciare), col- 
l'addizione del prefisso ad — Mettere in 
ben essere. Accomodare, Adomare. 

Deriv. Acconcézza; Acconciaménto; Acconcia- 
tdre-trfce; Acconciatura; Acconcime =Ke8taura- 
mento; Accóncio. 

accóncio aggettivo formato sul verbo 
ACCONCL*\RE (v. q. V.). — Propr. Messo in 
buon ordine, preparato; e quindi Idoneo, 
Opportuno. — Nella dizione « cadere o 
venire in acconcio » vale Opportunamente. 

accondiscéndere composto delle partic. 
AD che indica moto verso q. e. con che vale 
insieme, e dlscèndere (v. q. v.) — Lo 
stesso di Condiscendere, cioè Acconsentire 
all'altrui desiderio o domanda; Indursi a 
fare una cosa. 

acconigliàre Ritirare i remi dentro la 
galèa, aggiustandoli nella conìullv, che 
era l'ultimo banco di prua. 

acconsentire Prestare il consènso a 
chicchessia, Approvare (v. Consentire). 

Deriv. Acconsentìménto. 



"W^ 



^"F 



T^' 



aecontàre] 



— 13 



[accòrta 



aecontàre. Da cónto per caloolo ne venne 
il senso di Noverare. — Da cónto per co- 
(fnito, conoscente l'altro di CJonoscere, Far 
conoscenza, Accompa^arsi con alcuno, 
Trattare e Abboccarsi con esso. 

acconto da cónto nel senso di calcolo. 
— Parte del debito che si pa^a per farla 
poi calcolare nel saldo del conto. 

Deriv. Aecontàre = contare, noverare. 

accoppare venez. copar; lomb. cupa; 
fr, couper; sp. colpar. — V'è chi pro- 
pone senza necessità il ted. Kopf capo: ma 
sembra invece trarre da cólpo, mediante 
una forma ad-colpàrb propriamente fi- 
nire coi colpiy sotto la influenza della voce 
c^ìPPA nel senso figurato di parte postica 
del capOj nuca^ come se volesse dire ucci- 
dere con lìercoHsa nella testa. — Ammaz- 
zare. 

accorare Colpire al ciòre (e il volgo 
lo dice per ammazzare gli animali, spe- 
cialmente i porci, colpendoli con fenro 
acuminato nella regione del cuore); e 
quindi metaf. Atfliggere, Contristare, i 
quali |>erò accennano a un dolore meno 
intenso. 

Deriv. Accoraménto; Accoratolo. 

accorciare prov. accorsar; a. fv. ac- 
ce urei e r. — Da una supposta forma ad 
-irRTiÀRE da cCrtis corto (v. Cm-to e 
cfr. Scorciare). — Far corto, Abbreviare, 
che dicesi pure Accorcire. 

Deriv. Acrorcévole ; Accordabile ; Accorcia- 
ménto; Accorciativo; Accorciattfia; Accorcìntdre- 
trice: Accorciatura. 

accordare 1. a. caf. ap. e pori, accordar; 
fr. Recorder. — Nel significato di Con- 
ciliare. Paci ti care, Menar buono. Arren- 
dersi ai patti e simili trae evidentemente 
«lai taf. cor — f/enit. cÓRDis — more e fig. 
animo, mente j onde pure cón-coks concorde^ 
kx-cOR.*< iiufennatoy VK-CORS pazztt (cfr. Con- 
cordare e Diftcordia). 

Deriv. Accordévolt; Accordìo (ant.) = Accòrdo. 

2. Vale inoltre Ridurre più corde di 
uno strumento e per estens. più stru- 
menti o voci a un medesimo tono, e allora 
viene da (*òri)A = lat. chòrda (v. Corda). 

Deriv. Accordabile; Accordaménto; Accordànza; 
Aecordatóre-trict; Accordatura. 

accòrgere(8i) composto della parfic. ad 
a e CORRUIERE dirizzare (sottint. mente, at- 
tenzifme); altri deriva dallo stesso verbo, 
ma nel senso di con^eggersi, donde credono 
provenuto Taltro di avvedersi (cfr. ( 'orreg- 
gere e Scorgere). V'è poi chi pensa al lat. 
roB f^uore, mente. — Dirizzar la mente a 
qiialche cosa, che è quanto dire Conoscere 
o Far conoscere una cosa per congettura 
di nn' altra, 

Deriv. Accorgévole; Accorgiménto; Accòrto/ 
onde Accortézza. 

accórrere lat. accùrrerb correre a, os- 
tia verso persona o cosa che ci attragga. 
Deriv. Accorrlménto. 



accòrto p.^. di Accorgersi (v. q. v.). Co- 
me attrìh. Avveduto, Sagace, Destro. 
Deriv. Accortézza. 

accosciarsi verbo denominativo da co- 
scia ovvero detto per accusciarsi, accuc- 
CIARSI (= fr. coucher) avvicinato alla 
voce coscia. — Ripiegarsi sulle cosce: dif- 
ferente da Accoccolarsi, che è più garbato, 
e da Acquattarsi che è Chinarsi più che 
uno può, per non' esser visto e senza porsi 
a giacere. 

accòsto a. fr. encoste; prov. costa. 
, Dalla partic. ad e còsta per lato vicino. 
' — Dappresso; come sost. Appoggio che si 
I dà ad alcuno, onde consegua una cosa. 
Deriv. Accostaménto; Accostare: {sp. Bport. aco- 
star, fr. aocoster); Accostànza; Accostarèllo; Ac- 
costatóre; Accostatura; Accosiévoìe. 

I accostumare Dar costimi. Ammaestra- 
re. Vale anche Abituare, il quale però ha 
un significato più generico, mentre l'altro 
ha relazione più sentita con le azioni 
morali. 

Deriv. Accostumànza. 

accoTacciàrsi Porsi nel cóvo o covÀc- 
cio (v. q. V.), e dicesi di uccelli e di ani- 
mali picx'oli. Per sim/lit. e genericam. Ran- 
nicchiarsi a terra, Appiattarsi. 

Deriv. Accovacciolàrsi. 

accorare Nascondere: presa la simili- 
tudine dall'animale che s' intana nel cóvo 
o vi porta le cose rapite. 
1 accozzare da cozzare urtare, in quanto 
sembra che il significato originario sia di 
Unire insieme con violenza, e quindi con 
cattivo garbo, con poco ordine, cose che 
male si accordano e che quasi fanno ai 
cozzi fra loro. Indi allontanandosi un 
pò* dalla origine Adunare, Mettere assie- 
I me, Accordare. 

Deriv. Accozzaglia (= rinnione confusa di cose 
disparate o di persone per lo più vili); Accozza- 
ménto. Accòzzo. 

1 accreditare composto della partic. ad e 
CRÉDITO (v. q. V.). — Scrivere nel libro 
ciò che si deve ad altri, cioè un credito 
a favore di altri; Vale anche procacciare 
ad altri credito, fede, autorità; e riferito 
ad ambasciatori ed inviati Munirli di cre- 
denziali (v. q. V.). 

accréscere dal lat. ad-crèscere (v. Cre- 
scere). Far crescere e quindi Aumentare. 

Deriv. Accreectnza, Accresciménto; Accresci- 
tivo; Accrescitdre-trfce. 

accroccàre a. fr. crocher, mod. ac- 
crocher. — Voce dell'uso. Prendere al 
CRÒCCO, cioè Afierrar con uncino: detto 
specialmente delle navi combattenti. 

accucciàrsi v. Cuccio. 

accndire sp. acudir. — Dal lai. acca- 
dere battere, coniare monetoy camp, della 
I part. AD, a, verso, e CUD-O hatU), da una 
rad. KU che ritrovasi nell'a. slav. kyi mar- 
tello, KCJA ^ hoem. KCJU, a. ted. nouWAN, 
] mod. HAUEN, angs. hèAV-an battere: forse 
, quella stessa che è nel sscr. cod-ati, co- 



accusatiTO; 



14 



[acéto 



DAY'ATi «p/ngere. Altri pensa ad una affi- 
nità con Qi'ÀTERK (in composizione cù- 
TEHEj HGUoterej sbattere (v. Scuotere} o con 
CADERE cadere (v. Cad€re)j o con (;aèd-ere 
tagliare (v. Ceduo) — Si us&Jìg. nel senso 
di Attendere al lavoro, specialmente a 
faccende domestiche (cfr. AcGU)iare, Accu- 
sativo, Catma, Incudine). 

accusatiro dal ìat. ACcrsATivi^s, for- 
mato, come accusare dal ìat. ad a, e 
oùsi'M supin. di ciDO batto, colpiaco, ferisco 
{v Accudire e cfr. càusa). — In gramm. II 
caso che indica Toggetto, quello che soffre 
l'azione. 

accusare dal lat. accusare per ad-cau- 
sÀRE che ha la sua radice in càusa cagione 
e particolarmente inato, questione che si 
agita in giudizio (v. Causa) e vai propria- 
mente Accagionare ossia attribuire ad altri 
la cagione di q. e, inxdpare, e in senso sp3- 
cialec7/,rt///«re alcuno innanzi ai giud' ce ^ per- 
ché risponda di qualche imputazione o adde- 
bito. — Anche oggi ha gli stessi significati: 
ma però è usato anche nel senso generale 
di Denunziare, Palesare, Manifestare. 

Deriv. Accula; Accasaménto; Accusnffvo; Ac- 
cuBiUòn'o, AccusmiÓne. 

acéfalo lat. acèphalus dal gr. akèpha- 
Los, composto di A privativo e kephalè 
testa — Senza testa; fg. Senza duce. 

acèrbo lai. acèrbus da àcer acre (v. q. 
v.j. — Aspro al gusto, e dicesi special- 
mente delle frutta non condotte a ma- 
turezza; e figurat. Fiero, Crudele, Severo, 
e per siìiìilit. col frutto immaturo Imper- 
fetto, Incompiuto. 

Deriv. Acerbàre; Acerbezza, Acerbità, Inacer- 
bire. 

àcero port. acer; ant. sp. asre, catal. 
ars. lat. àcer, torse dalla rad. AC che ha 
il senso di penetrare (v. Ago), onde trag- 
gono origine i nomi di altre piante ter- 
minanti a punta o spinose, come Acacia, 
Acanto, Agrifoglio. — Albero di aito fu- 
sto, con foglie palmate e legno bianco. 

Deriv. Aceréia-o. 

acèrrimo lat. acèrrimus superi, di àcer 
a:re (v. q. v.). — Superi, di Acre; metaf. 
Fierissimo, Pertinacissimo. 

acertèllo v. Accertello. 

acèrro lat. acèrvus dalla rad. ac, che 
ha il senso di penetrare, pungere, essere 
appuntato, donde il gr. akè punta, e il 
lat. àcer pungente; cioè: cosa che termina 
a punta (v. Ago), — Mucchio, Cumolo. 

Deriv. Acervàre, onde Coacervare; Acì;rvolo. 

acescènte lat. acèscens -= acc. ace- 
SCÈNTEM p.pres. di ACÈSCERE inacetire, 
formato su à<'ER acre (v. q. v.). — Che in- 
comincia a inacidire per fermentazione, 
che dicesi anche prender la punta o lo 
spunto. 

Deriv. Acescenza. 

acetàbolo laf. acetàbulum propriamen- 
te vaso da aceto. — Per si m Hit. Bossolo 



de'giocolieri e in anat. Cavità ossea, in cui 
si articola il capo di un osso, special- 
mente quello del femore. 

acéto lat. ACÈTUM dalla stessa radice 
del gr. akè punta (v. Ago, cfr. Acido). — 
Liquido acido e pungente che si ottiene 
coir inforzare del vino. 

Deriv. Acetnio; Acethre ; Acetàrie; Acetato; 
Aretina; Acetico; Acett're onde Inacetire; Ace- 
tosa; Acetosèlla; Acettfso; Acetume. 

acbèrdo lat. achèrdus (=gr. àkerdos) 
dalla rad. AC pungere, ond' anche il lat. 
ÀCER acre, pungente, e il gr. akè jjunta 
(v. Ago e cfr. Acacia, Acanto, Acre). — 
Sorta di arbusto spinoso, Pero silvestre. 

« dal vento agitato acido Acherdo » 

(Salvisi, Teocr.)» 

achille lat. Achìlles, gr. Achjli.eys. 
— Nome del più valoroso capitano greco 
alPassedio di Troia cantato da Omero; 
quindi UN Achille dicesi oggi per gio- 
vane eroe bello e forte; e fg. per l'Argo- 
mento più forte a combattere o sostenere 
una dottrina. In anatomia dicesi « tendine 
di Achille » quel t<?ndine grosso e forte, 
che stendesi lungo la ])arte posteriore 
della tibia, al di .sotto della polpa tino al 
calcagno e ciò yer la tradizione che Achille 
fosse stato ferito da Paride in quella parte, 
la sola vulnerabile che avesse Peroe del- 
l'Iliade: e quindi « tallone d'Achille » per 
Punto vulnerabile. Del rimanente l'epiteto 
di achillèo (gr. achìlleios) trovasi spesso 
negli antichi adoperato adenotare/////vfHr/é>, 
il piente, i'otiinuf. 

Deriv. Achillt-a. 

aciculare lat. acict'làrem da Acicr- 
LUS piccolo ago (v. Ago). — Epiteto di fo- 
glia o altre cose che sieuo allungate, stese 
o sottili a forma di aghetti. Dicesi anche 
di cristalli aghiformi. 

àcido laf. ÀciDUs da ÀCEO esser o'.'re e 
questo dalla rad. AC, donde derivano anche 
Àcuo rendo aguzzo e il gr. akè punta (v. 
Ago). — Attributo delle sostanze solide, 
liquide o gassose, che applicate sulla lin- 
gua vi producono vellicamento o puntura. 

Deriv. Acidezza; Acidificare; Acidità; Acidulo; 
Acidume. 

acinàce lat. acixàces dal gr. akinàkes 
deriv. da akìs strumento amto, connesso 
ad AKÈ = lat. ÀciEs punta (v. Ago). — Spe- 
cie di pugnale o di spada con lama per 
solito un po' ricurva da basso, della quale 
facevano uso le antiche milizie de' Medi, 
de' Persiani, degli Sciti ecc. 

àcino lat. ÀciNUs = r/r. àkinos e que- 
sto da ÀCJES = gr. akìs punta (v. Ago): 
propr. il seme appuntato che è dentro al 
chicco dell'uva. Altri dalla rad. ak curvare 
onde il senso di bacca, che volge in curva 
(v. Angolo). — Granello dell' uva e di al- 
tre frutta. 

Deriv. Acinàtico; Acinóso; Acinùzzo* 



^pp 



w^m 



AKMASti» Jifjrivro. \ copii^ti di Aezìo f^rrìs- 
beAi per errore akne e questo sbii^Ho 
presse piede e rimane tuttora ueLla lingua 
dei inèdie i. — Term. tU mftìti\ Pusttdi:* iso- 
ÌMie, t;he ^i sviluppenio wella t noci a p nella 
i^ione ^ temale e SL■apolilr*^ 

acònito /"f^ AcòNiTrM, ffr. akòxitox, 
cLp traf" per alcuni da akonk ptefrn, w*t* 
c^*>, in rtguanio al luogo ove oi-esoe; 8e^ 
tondo altri da A inteus. e kik\k «crv- 
uW. — Genere di piantai della lamìjt;lia 
rielle ellebnrat ee, delle quali alcune vele- 
oosis.sinje. 

r^òjizIa dal yr. AKf»NTiAS da ÀKoK o 
dal hiio di/ti f'n. akànthix tlurtit*^ ttfjfttu, 
^fiode AK«^i\-TJzKl\' /MnrrV/rri dallti htc^sn 
tidir« di Min fvjo i\. q. v.'. ^ Sorta di 
«wmite che trovasi ire qii ente mente in 
Calabria e in Sicilia, detto am-tie J acolo 
pSaettone: nomi tutti ecsprtnieuti ilUii- 
pmrMÌ eh© la a pii^a di dardo su |<li ani- 
[uali* cLe vuol terire. — È anche il nome 
di una pianta rritto^ma della funi, dei 
fiinghi. fornita di pun^j^oii fatti a ^ursa 
ili &tr?ile. 

àc<|iu pfitr. aigua. wì^ìm xjj. aguaj 
^*rt. a^ua, Rgoa; **. ft\ aip;ue, nive, 
fave, ev(^: mod. eau; rnm. apa; ttittL jtietit, 
èva: dal ftrL AtjrA. che il Fick ed ah ri 
ci^+npani^e alla rad. ak pkfjnre *< he t» nel 
"'.r. AK-NA piefftttf*}, onde puiYi il r/r^/. 
I K w a. r* * . f I . ied. a h a, i 1 ce/ ^. a e h e i f/i t e/ ) 
tiht, e coni ^ anche per traligna mei ito del- 
ÌVigìnario ^uono gui rurale u in r, o f^ il 
*ff* a p, ptuVm h\ìBLiA^ ittìi* ui , ìi Hi f f ri^ , (TC7 un , 
V lo ticniL àfs ^cìv. Mf^Jifmyt'iì e pHfjfht'. 
trtiftr. - f tintore rhe futfra xerjmffifj'tintftt. L'ai- 
Uiia»e ha uje, che bene ricoUega.*5Ì al uffr. 
ftp'as che vale parimente ttttffn^ ofyftut, © 
prft^Énta asinità col t/t\ dttric. è^hes ontk, 
— Il liquido forni a to dalla c^^anhinazione 
4*lf irlrrigeno coli 'ossigeno» e che j>er Bc*Te- 
s-lmento o diminuzione di calrtrc dilatHU- 
Aft«i condensandosi pas£<;a allr} stato «ia 
^i vapore o di gelo. 

Berir. At'ijiiàitì; Acqunihlo |lat, rìqiiartoìu*,; 
Àfffmàrf: AtqiÉàriiì, Ac^UfiNì; Aojtiàtico: Arq^ùfìff, 
^Witrtttif; Atcffttazitftitf Acquazzffne; A*^'iuais^tnì; 
Àftpu&i AcffU^rfirrki^; Acquftétlù-^iArtìHii ni gioia; 
Mftùtffnó; Atfìuidóno, Acqu*SéOy ecc. 

Cfr* Acqu^diUio^ Adarquìtrief Artaacquiìri', In* 
^v^èr^, f^eiftcijntWe. 

Kqiifchlàrfil come A^'i^rATTÀRsi dal 
'^'. .%[«-(( I A t'T À n K s K medi ante un a t orin a 

*^0n4«rift AlJH OACTlAilK n AD-rc^ACT^T i- 

LiBE-HK. ^ Lo ^te^.so rhe Acquattarsi 

ler^nàio htl. AqvÀUìl'n che tjtttene ol- 
^"v^lHu fìa AQl'À tit^qntt [\\ q. v,)* — -^i/Zi?* 
C'be meu» at^-qua. — S\tjft. Qualunque ri- 
<*?Ucolo d'at^qua. In modo più ^pccialo 
HU con suo condotto per ricevere 1 acqua, 
<*"ii f ai ^l 5^111 lavate lo at-oviglie* 

^liaiòio e ncqnnròlo fai. AQUAKiaLUs 



i^ — [iicquiitKi 

da Ami A nt^qtuu mediente Yofjit. AQrAmns 
dte ttftjnt^ tt/rniuftt(t. Affff, Cìie vive riel- 
racqufi, che nma Tarqua, — -SVW. Colui 
che va Vitndendo Tncqua o la trasporta a 

ucqoÀrla e aquàriu dal fot. aquahits 
nppttrtfnrnte airwqna e s^o^t, fmdanfére 
— Uno de' segni dello Zodiac<:i. — A' Ba- 
gni di ì^ììiB. e e Ori! dt^tto anche il custode 
dell ' acq u a , o co ni e d i e o n o i n a 1 cui i i 1 uogli i 
d'Italia ittfiÉHUti trtitì4fiut. — Dicesi rosi Un 
gi'ande ricetto d'acquu per conservarci 
vivi i pesri. ft HOpn d'ìrttruaione. 

acquar^CDte dallo w^i. ai^iartuextk oc- 
qnfi ftrdatt^ o di ftaum. — Acquavite raf- 
tinata, quasi AHl*fcXTE, sia ]>erché brucia, 
sia pere tic bevendone mette in ardore le 
viscere. 

a€ij OH strino fonnato come Argi'ATuixo, 
con Ìm i or remissione di uim h eufonica 
( V , ^ b -if il ff t hi it). — Pa 1 1 id otio * 

a€i{u&ttàrs«i da ai> preposta a qi Atto 
I = lut. rnArTVK che putè dare una forma 
I verbale AD-n>ArTAiiB i v, ^utithr): n cnl 
'taluno erroneamente e senza bisogno volle 
I sois t i t ui re Veftr. 4j a t ?: a it t rt:ct tttt) m nt f\ r/* 
i ttfjiiit/efj*t\ — Chinarsi a terra il più bns«o 
che j^i può. |h^r non esser visti* 
D«rÉv. Acr4UitfchifFrat\ 

\ acquavite Ar*^rA di vìtKj cioè Unmre 
s]nrìtnEio, somiKliimte all' acqua, cìje si 
e>tnie per disti Ha Kitnie ilal vino e da al- 
tre ^pe-ie di veg^-^tdì. 

n€liiiaxs£Ó]i« da Ai i^i a con una termi- 
nazione pcggior;itiVH s \ZZA ^ w^^^if^ e al 
teuipfi oicdc.Hjiìio acrr*>sci[iva (une ■, che 

i indica il dirooiiHM'*:* violento dì uua grande 
quantità di acqua. — Gran ri^ve^icio di 
iicqim piovente* di non hmgn dorata {e/r. 

j A Ctf itti l' tutti = J>ÌOVOHIJ). 

' acquedotti» e a e lini fi otto hL aqvak* 
' jn CTI s ctrìtdttflttrtj tli itf'ffitff. — Cauale co- 
struito di pietre e di nniciitora ]fcr ca^i- 
durre T acqua da un luogtj all' altro r/r. 
At'fiiff'tlf't'^'fit I, 

aequf^rèllo e rt'f>j. arquai-èllo Bevanda 
fatta d'Ai^tjiiA ine^sa nelle vinac^ e^ cava- 
tone prima il vino^ al tri tn enti detto Vi- 
nello* — Biceyi anche il Colore *>tem prato 
nell^AtH^rAi coi quale i pittori usano Utc- 
care i disegni, ed anche il Disegno toc- 
cato in acquerello. 

acqu eri) gioia dal itti. Aiji a mediaiìte 
un sujqMLsto di ut in. tttfuh*ìdtK ittptftkriUit^ 
cambiato il suono della r in t; i,i/r. Mtd- 
f^rutfifìto). Altri sjdega t-ol lat, aqia no* 

HUKS. ti rq rt fi I ' uq Ufi ha* i . — P i Oggi a lU Ì U Ut f tì- 

bima, Spruzzaglia, quandi rugiada- 
ac(|uetàre y. A<*quiet.are. 
acquili uccio dal fot. AtjrAE-iKTTio fi 

t^ontliiti'tf f'ttt'/ft4tt \''fi\ I)ttr*;*\ìrr\. — Fossa 
murata che riceve gli ?^coli dei campi, ed 
anche Canale che da atbgo alle acque; 
Fogna, Cloaca. 



acquidóso] 



16 — 



[acròpoli 



acquidóso detto per acquitòso o acqia- 
Tóso da un 6. ìat. aqi ÀTÒsrs formato su 

ÀQl'A (WqiKtj ovvero su AQUÀTUS p. p. di 

AQi:ÀRE far acqua. — Che ha in sé del- 
l'acqua, dell'umido (Voce usata anche dal 
Davanzatt). 

acquiescènte dal ìat. acquie8Cènte(m) p. 
pres. dì AC-QriÈscEKE composto della ji^rtr- 
tic. AI) e Qi'iÈSCERE ripomre, dormire, ri- 
manere inerte e fig. lasciare, pernìettere, con- 
tentarni, da qi'ìes quiete (v. q. v.). — Colui 
che si acquieta per via di persuasione, che 
si appaga del detto altrui, che sta al giu- 
dicato. 

Deriv. Acquié$e^nza. 

acquirènte dal lat. acquirèntbim) p.pres. 
dì A('QUÌKEliE acquistare, prtH-acciarni (v. 
Acquisto). — Colui che acquista, che com- 

Era una qualche cosa, specialm. ai pub- 
liei incanti. 

acquisire dal lat. acqiìrere acquistare 
portato per analogia sul p. p. ACQVisiTrs 
(v. Acquisto). — Acquistare. Voc^ di cat- 
tiva lega usata nel foro. 

acquisto dal lat. At^grisìTrM ;>. p. di 
AcgriRERE acquistare, composto della ]>ar- 
tic. Al» a e gi'AÈRERE cercare, cercare di 
avere, jn-ocavciarsi (v. Chiedere). — 11 ve- 
nire per mezzo di compra al possesso di 
una cosa; e indi Vantaggio, Guadagno, 
Accrescimento, Aumento. 

Deriv. Acquistabile; AcquisiaUSre-^rice; Acqui- 
8t(ire. 

acquitrino e acqua trino dal lat. àqua 
acqua, per mezzo di una forma simile ad 
AQrÀTl'S acquoso, o AQl'ÀTOR colili che 
prende wqua, onde AQiATORiNr.s. — Ge- 
mitio d'acqua, che penetra in un terreno 
e lo mantiene umido. 

àcre/r. acre; sp. e a.pin-t. acre. — Dal 
lat. Acer, acc. àcrem - che cfr. col r/r. àkros 
acuìninato, pungente, dalla rad. AC pene- 
trare, che è pure in Àc^iBS acutezza, Àcrs 
ago (v. Ag(t). — l*(tetic. per Agi'o, e cioè 
Di sapore pungente; Che ha odore pic- 
cante; Penetrante, Stimolante; e nel fig. 
Austero, Mordace, IiTisorio. 

Deriv. Acerrimo; AcrMìne; Acrfgno; Acrimò' 
nia. Cfr. Agro. 

acrimònia dal lat. acrimònia da Acer 
acre (v. q. v.). — Asprezza (per lo più in 
senso figurato) ; Severità. 

Deriv. Acrimhnico; AcTÌmoni(S9o. 

acròbata dal gr. akrobAtes da Akros 
alto, che tiene alla rad, xv, penetrare ( v. 
Ago) e BATÈo andare — Saltatore di corda. 

Deriv. Acrobàtico; Acrobat famo (neolog.). 

acromàtico lat. acromAticcs dal gr. 
ACHROMATiKÒs composto di A priv. ecHRÒ- 
MA, genit. curòmATOS coloì-e (cfr. Cromà- 
tico). — Dicesi delle lenti da canocchiale, 
che non mostrano i colori dell' iride in- 
torno agli oggetti. 

Cfr. Acromatismo. 



, acròpoli dal gr. akrOi*olih da akros 
sommo, supremo, alto dalla rad. AC pene- 

I traì-e, ond' anche la voce Acuto (v. Ago) e 
PÒLIS città. — Fortezza in alto dominante 
la città, specialmente quella di Atene, la 
qii \le era da ogni parte inaccessibile, fuor- 
ché da una, e situata sopra una eccelsa 
rocca dominante la città. Era lunga 1160 

j piedi e larga 300. Gli Inglesi ne traspor- 

; tarono a Londra in gran copia i sassi e i 

' marmi. 

acròstico dal gr. akròstichon, composto 
di Akros estremo, dalla rad. AC penetrare 
(v. Ago) e stìchos Jihi, schiera e parlando 
di libri linea, verso, da STEiCHO vado, cam- 
mino, che porta alla radice sscr. stioh mon- 
tare, ascendeì-e {cfr. Emistichio, Vestigio). — 
Componimento poetico in cui le estreme 
lettere di ogni verso, prese insieme, espri- 
mono un nome, o una sentenza. 

acrotèrio dal gr. akrotkrion estremità, 
e questo da Akros estremo (v. AcrostivA)). 

— Cosi furono dette in architettura le sta- 
tue e gli altri ornamenti, che posti su i 
loro plinti fregiavano i lati e la sommità 
del fastigio. — In medie. I membri estremi 
del corpo, come le mani, i piedi ec. — In 
geogr. I luoghi elevati che si vedono da 
lontano sul mare. 

acuìre dal lat. acvere aguzzare, affilai-e 
denominativo di Aci's ago, punta (v. Ago). 

— Rendere acuto, pungente; Jìg. Rendei-e 
più pronto, penetrante. 

Deriv. Acuità; Acuitivo; Acume; Acumine. 
acùleo dal lat. acllels dimin. di Acirs 
ago, che cfr. col gr. AKè punta (v. Ago). — 
Pungiglione; e presso i botanici cosi diconsi 
quelle punte di cui sono armate alcune 
parti dei vegetabili, e che, diversamente 
dalle spine, procedono solamente dalla 
scorza, senza aderire al legno, come quelle 
che veggonsi nei rosai. Fig. Motto o Detto 
pungente, mordace. 
Deriv. Aculeàto. 

acume e acumine dal lat. acumen — gè- 
nit. AiiMisui — da aciere rendere aguzzo, 
ajffiloì-e (v. Ago e cfr. Acuire). — Propria- 
mente punta, Cima; Jìg, trasferito all'in- 
telletto: Forza che penetra il vero delle 
cose. Si riferisce anche alla facoltà visiva. 

Deriv. Acuminare e cfr. Gómena. 

acùstica lat. acistica dal -7r. akocstikk, 
femm. di akovstikòs udibile, che attiene al- 
l'udito, aggettivo verbale di akoùo (fut. 
AKorsoMAi, aorist. p. EKOrSTHEN) udire, 
che i>uò scomporsi nella rad. \v> che ha il 
senso di penetrare, (onde il gr. AKÈ punta) 
e ors oì'ecchio (\. Ago e Ascoltare). — Ra- 
mo della fisica che spiega la teoria del 
suono, ossia i rapporti dei corpi sonori 
coli 'orecchio umano. 

acùstico dal gr. akustikòs pertinente al^ 
l'udito (v. Acustica), — Che attiene al- 
l'organo dell'udito. 



tciito] 



— 17 — 



[adatto 



acllto dal lat. acùtus, da Àcuo rendo 
aguzzo^ che confr. con Àcus (tyo^ ÀCIBS 
punta (v. Ago), — Assottigliato finamente 
in punta, Aguzzo, Pungente; per simil. si 
dice dei morbi per solito febbrili e di corso 
rapido; metaf, parlando d'ingegno, intel- 
letto: Perspicace, Sottile. 

Deriv. AcìUàre; Acutézsa; Acutfre; e cfìr. Acu- 
zie e AcUzie. 

ad preposizione latina che vale a, verso 
e si usa spesso come prefisso, il cui prin- 
cipale ufìicio è d' indicare T ultimo ter- 
mine di un moto vero o metaforico, o an- 
che la direzione verso cui è volta o è si- 
tuata una -cosa o persona. Talvolta in 
composizione è puramente intensiva. 

adacquare ìat. adaquàre comp. della 
partic. AI) a e ÀQUA acqua. — Innaffiare 
Bare l'acqua a qualche cosa; differente 
da Annacquare che propr. è Mescere l'ac- 
qua con altro liquido; da Annaffiare che 
vale Adacquare a spruzzi per mezzo di 
speciali arnesi ; da Irrigare che è Adac- 
quare i campi facendo scorrere sopra di 
e^i le acque defluenti da fiumi o da ca- 
nali. 

Deriv. AdacquàbiU; Adacquaménto; Adacqua- 
tóio; AdacquaMre; Adacquatòrio; Adacquatilra. 

adagiare prov. aisar, a. fr. aisier, 
aaisier. — Servire o Sovvenire altrui di 
quelle cose che procurano àgio o comodo; 
Posare comodamente; rifletts. Sedersi o Co- 
ricarsi comodamente. 

Deiiv. Adagiamento. 

adà^o 1. lat, adàgiitm, camp, della parti- 
cella AD a e ÀIO Tper À JO, àgio) dico : rad. 
AGII = ififcr. AH cne ha lo stesso signifi- 
cai» (ÀHA disse)j onde anche Vumbr. aitu 
fUte, il gr. ÈMt (per ech-mì) parlo, ed il 
'a/. »-È<f-o dicQ nò, (cfr. Negare e Pro- 
d^'giu). — Propr. Motto aggiunto a un di- 
jK*orso, e indi Motto contenente una sen- 
tenza o precetto che insegna a ben con- 
tenersi; Proverbio. 

2. pi'ov. adais, a. fr. à &ise = 7nod. à 
r a ì s e agevolmente. Da un supposto b. lat. 
ad àtium (v. Agio). — Con comodo, Len- 
tamente, ossia a suo àgio. 

Deriv. Adagino. 

adaBiantìiio lat. adamantìnus da àda- 
MAXs diamante (v. q. v.). — Di qualità di 
diamante; metaf. Duro, Fermo, Indomabile. 

adastàre dal lat. ad-stàrb esser pre- 
ferUe, star fermo, (comp. di ad a e stare 
»fare) ond'anche la voce astante. — Voce 
fint. Fermarsi, Trattenersi. — Nel senso 
però di Attizzare, Irritare si confonde con 
Adastiare. 

adastiàre Avere àstio. Invidiare; e at- 
U'vam. Inimicare, Rendere avverso. — Ada- 
sTiARSi = Irritarsi a vicenda. Provocarsi, 
Gareggiare. 

Deriv. AdastiamintOt Adastidao. 

adattare dal lai. adaptàrb, comp. della 



partic, ad a in senso di fine, di scopo, e 
APTÀRE accomodare, aggiustare, forma inten- 
siva dell'antiq. àperb, (gerundio àptum), 
connettere (v. Atto, agg.). — Rendere atto; 
Accomodare una cosa ad un'altra mediante 
la convenienza o proporzione. 

Deriv. Adattàbile; Adattaménto; Adattànza; 
Adattato; AdatiaziiSne; Adattévole; Adattézza. 

adatto dal lat. ad a e àptus acconcio 
(v. Atto, agg.). — Atto, Abile; Conve- 
niente, Opportuno. 

Deriv. Adattare. 

addarsi propr. darsi a, sottinteso con- 
siderare, e quindi Accorgersi, Avvedersi. 

addebitare Formato sulla frase « porre 
A DÉBITO ». — Ascrivere a debito;^. Im- 
putare, Incolpare. 

Deriv. Addébito t= incolpaeione, taooia. 

addentellato Si dice negli edifizi quel 
risalto disuguale di muraglia (dentèllo), 
che si lascia per potervi collegare nuovo 
muro. — Metaf. Cosa che porga occasione 
a produrre un'altra simile. — « Lasciar le 
parole addentellate » = Lasciare il discorso 
incompleto ed in modo da potersi ripi- 
gliare. — « Favellare addentellato » == 
Favellare rotto, cincischiato. 

addestrare Render dèstro (v. q. v.) 
cioè agile, pronto, idòneo; e quindi Eser- 
citare, Ammaestrare. — Vale anche Stare 
A la dèstra di alcuno, e una volta propr. 
si disse dello scudiero che assisteva al ser- 
vigio de' grandi personaggi, quando caval- 
cavano. 

Deriv. Addestraménto; Addestrattfre-trtce. 

addétto dal lat. ad-dìctds, part. pass. 
di addìcbrb assegnare, comp. della partic. 
AD a e dìcbre dire, nominare ed anche 
eleggere. — Destinato, Assegnato, ed estens. 
Appartenente, Familiare, Aderente. 

addiàccio detto per agghiàccio (v. q. v). 
come diacciare per ghiacciare, diacinto per 
giacinto ecc. 

addicàre dal lat. abdicare comp. di ab 
indicante separazione, e dicàrb =» dìcbrb 
dire (v.q.v.). — Far conoscere in pubblico 
che una cosa o persona non ci appartiene; 
indi Negarla per nostra, cioè Ripudiarla, 
Rinimziarla. 

Deriv. Addicatfvo; Addicazidne. 

addiètro^ a diètro prov. areire; fr. ar- 
rière; tose, addreto e addietro: dal 
lat, AD rètro che vale lo stesso (v. Die- 
tro). — Avverbio che si riferisce a tempo 
antecedente o a luogo che sta a tergo. 

addìo sta per la frase: vi raccomando 
A dio ed è usato nel prendere commiato 
e nel salutarsi amichevolmente. 

addire contratto dal lat, addìcere asse- 
gnare comp. àsiViSk partic. ad a e dìcbrb dire, 
eleggere. Assegnare, Destinare, Dedicare. 

Deriv. Addétto. 

addirsi contratto da addìcersi dal lat, 
AD-DBCBRE (usato Solamente alla terza per- 



additare] 



18 - 



^addormire 



sona) coiti p. della parfic. ai» o e dei ère 
conrenircj non senza attrazione della voce 
ADDIRE (v. Decente). — Esser conveniente, 
Contarsi . 

additare Accennare ad alcuna cosa col 
DITO, Indicare (y. Dito e cfr. Indicare). 

Deriv. Additaménto. 

addizióne fat. ad-ditiònem da àddi- 
TVHparf.pasit. di àddere af/ghim/erej quasi 
porre a prenso^ che consta di due elementi, 
cioè dal prefisso ad a e do, che in fonetica 
latina rappresenta la radio, sncr. dhA {gr. 
THÈ) poi've^ ridurrey fare {cfr. Teìna, Tesi) 
dalla quale staccasi anche il verbo ab-do 
nascondo, e propr. pongo da parte, con-do 
fabbrico e propr. pongtp insieme ecc. {cfr. 
Ascondere, Perdere, Recondito, Sudditi^). — 
Aggiunta, Somma. 

l)eriv. Addizionale; Addizionare. 

addobbare prov. o a. sp. adobar: a. 
poi't. ad ubar; a,fr. adouber. — Dal- 
Va-sam. dibuan = a.a. ted.iìvmìx, che pri 
mitivamente significò dar un colpo, col- 
pire (a, ingl. di'b colpo) e si disse par- 
ticolarmente di un certo colpo che davasi 
al nuovo cavaliere nell'investirlo, onde poi 
trapassò a significare Armare o vestir ca- 
valiere (nel qual senso l'inglese ha sem- 
pre il verbo to duh = a.fr. addubber à 
chevalier ed anche più genericamente 
Ornare di armi e vestimenta pompose. — 
Abbigliare, Adornare, Guemire ornata- 
mente; onde poi il senso generico di Pre- 
parare. 

Deriv. Addobbaménto; Addobbai (Jr e -t rie e; Ad- 
dòbbo. 

addogare term. di araldica. Scompartire 
A DÓdHE, cioè a Uste il campo di un' arma 
gentilizia. 

addòme e addòmine fat. abdòmex - genit. 
ABDÒmtnis, da àrdo nascondo {cfr. Ascon- 
dere) e surtisso MBK come in lkiàmex le- 
game: sebbene altri con minor verosimi- 
flianza lo dica contrazione di adtpòmbn 
a ÀDBP8 grasso (v. Adijìe). — Basso ven- 
tre, che asconde gli intestini, e dove più 
che nelle altre parti del corpo si accumula 
l'adipe ed apparisce la obesità. 
Deriv. Addominale. 

addopàrsi e addoppàrsi Porsi i>ói>o o 
dietro a checchessia, Nascondersi. 

addormentare da dormentàre che vale 
dormire, dormicchiare denominativo di dor- 
mente (= dormiente) come presentare da 
presente, pazientare da paziente ^ (vicino al 
lat. DORMiTÀRE frequentativo di dormire 
dormire) prefìssa la partic. AD indicante 
moto verso q. e. e che talora cangia il verbo 
da intransitivo in attivo, come vedesi an- 
che in Addormire — Far dormire alcuno, 
Indurre o Conciliar sonno in alcuno; fig. 
Sopire, Calmare. 

Deriv. Addormentaménto ; Addormentai (ccio ; 
AddormentatCvo ; Addormentattfre-trCce ; Addor- 
mentazidne. 



addormire Lo stesso che addormen- 
tare (v. q. v.i, ma è più dello stile poetico. 

addossare Mettere ad-dòsso, e Jig. Im- 
porre. Commettere, Attribuire, Incolpare. 

Deriv. Addossaménto; Addossaiura. 

addòsso Sul dossi», cioè sulla schiena, 
sulle spalle; mefaf Al di sopra, A carico. 

Deriv. Addoshàre. 

addotto lat. ADDicTis p. p. di addu- 
i'ERE condurre verso iv. Addurre). 

adddrre sp. aducir: dal lat. addu- 
l'ERE (come dire da dìcere; comp. della 
partic. AD a, rerso e DUCERE menare, trarre 
(cfr. Duce). — Portare, Arrecare ^ fig. Al- 
legare, Citare. Dire (p. es. scusa, motivi, 
esempi e simili). 

Deriv. Adduttore; Addazitene. 

adeguare, adequare dal lat. ad-.k^iàrk 
comp. di AD a e .t:Q('ÀRE agguagliare (v. 
Kono). — Pareggiare, Paragonare. 

Deriv. Adeguam/nto; Adeguàto^^ptopoTzioriRto, 
giusto. 

adèlfl dal gr. adelphòs fratello, comp, 
della partic. a con e delphys utente ven- 
tre. — In hotan. sì chiamano cosi gli stami 
allora che sono riuniti pe' loro filamenti, 
cioè in fratellanza: dal numero \so\ delle 
fratellanze od unioni diconsi monoi>elfi, 
DiADBLFi, ecc. se una, due ecc. 

adempire e adémpiere dal lat. adim- 
PLÈRE comp. delle partic. ad a. in in e 
PLKRB empire: propr. colmare un vuoto (v. 
Empire e cfr. Compiile). — Eseguire cose 
dovute, come obblighi, promesse, ecc.; Ap- 
pagare, detto di desideri e preghiere: e 
rifiess. Effettuarsi. 

Deriv. Adempfbile; Adempiménto; Adentpfto; 
Adempiuto; Adempittfre-trice; Inadempire. 

adenite dal lat. scentif. adenìtis dal rfv. 
ADEN ghmdula e terminazione -ìtis scelta 
per indicare stato infiammatorio. — In- 
fiammazione delle glandule. 

Cfr. Adendso. 

adequare — v. Adeguare. 

aderènte dal laf. adhaèrexs, acc adh^.- 
RÈNTEM - ;>. pres. di adh.erere, stare aJ- 
tacA:atv, appoggiato, vicino fv. Aderire). — 
Che prende parte. Che è della opinione 
o del partito di alcuno. 

Deriv. Ader^nzOf che si usa spesso nel senso 
Jig. di Conoscenza, Amicizia, Clientela. 

adèrgersi comp. della partic. ad a ed 
èrgersi = erìgersi alzare, (v. Ergere j. — 
Alzarsi: ma è proprio de' poeti. 

aderire dal lat. adh^rkrb comp. della 
partic. AD a e h.erère p,p. n^srs — 
propr. stare attaccato ed anche appoggiala, 
vicino, e questo dal gr. airko prendo, a/- 
fen-o, traggo a me, che lo Schenkl dà coinè 
affine di a irò, sollevo, tragg(t via {cfr. Aor- 
ta). Altri prendendo motivo dal participio 
n.KS-is fche fa credere a un originario 
iLKSÈRE) propone una rad. euro^ ea ('Hai^j- 



w^ 



adesàre] 



tenere, fermare^ onde il Ut. gaÌSZ-ti indu- 
giare, GAiSZ-iN'Ti impedire^ il got. (its)oeis- 
N.VN, GAis-JAN spaventarsi (perocché lo spa- 
vento grande paralizza il corpo) e Va. slav. 
ZAS-NATi PER GAS-NATI rimanere stupe- 
fatto (Vanicek). — Attaccarsi, Appoggiarsi; 
e fig. Accostarsi, Inclinare a una parte, 
a una opinione, Favorirla. 

Deriv. Aderente: Aderenza; Aderiménto, Ade- 
sùre; Adesióne; Adesivo Adlso. Cfr. Coerenza; 
Coesione; Edera; Inerente. 

adesàre prov. adesar; a.fr, adeser, 
dal lat. ADH^REO = sto attaccato, sto presso^ 
che fa supporre un frequentativo adh^- 
sÀRE formato sul gerundio adh^sum (v. 
Aderire e cfr. Adesione, Adeso). Il KSrting 
invece dal lat. addensare render denso, 
fitto. — Adattare, Acconciare. 

adescare Attirare all' ésca (v. q. v.) e 
twt€if. Attrarre uno alle voglie sue con 
lusinghe, con inganni. 

Deriv. Adescaménto; AdescaMre-trice. 

adesióne lat. adh^siòne(m) da adhìE- 
RÉRE, {p>p. adh^sus) stare attaccato (v. 
Aderir€^. — L'attaccarsi e il modo con cui 
una cosa è attaccata;/^. Assentimento. 

adesivo dal lat. adh^suso.^. di adhìe- 
r^:re Htare attaccato (v. Aderire). — Che 
si accosta, che si unisce. 

adèso lat. ADHiKsr 8, p. p. di adhjErère 
xiare attaccato (v. Aderire). — Attaccato, 
Unito. 

Deriv. Adesitfney Adesfvo. 

adèsso a.sp. adieso: prov. cat. e a.fr. 
ades. — Dal lat. ad-ìpsum sottint. mo- 
MÈNTXTtf o TÈMPUS, cioè al tempo stesso. 
— Avverò, Nel momento in cui si parla, 
Al presente. 

adètto o adèpto dal lat. adèptus par- 
tic, di AD-iP-iscOR, propr. acquisto, conse- 
guita ottengo, aggiungo, comp. della parfic. 
ad a e AP-iscoR conseguo, che trae dalla 
radice sscr. Àv (ap-ati, Ap-noti) toccare, \ 
rttgliere, ottenere (Cfr. Opei'a, Ottare). — La- 
tinismo che a parola vale Colui che ha 
coniiegiiito, e che già venne adoperato 
dagli alchimisti per indicare Colui che 
ritenevasi essere al possesso degli alti 
segreti dell'alchimia; e quindi passò a 
significare in senso generale: Chiunque 
isia a parte degli arcani di segrete società. 

adiacènte lat. àdjacbns -» acc. adjacèn- 
TEM - p. pres. di ad- JÀCEO //?*acc?'o vicino (v. j 
Giacere). — Latinismo significante Che 
fata vicino, e si dice di luogo. 

Deriv. Adiacenza. 

amianto dal gf. a -di Anton, che propr. 
vale non hagnaJo. — Specie di pianta acqua- 
tica, che, perciò, non ha bisogno d'essere 
annaffiata. j 

adibire dal lat. adhibère - sup. ad- j 
niBiTTM - della partic. ad a e habère fin , 
eumpos, hlbbre) avere, — Voce usata dale- 



— lOj- [adiettivo 

gali. Usare, Adoperare, quasi avere a sé. 
— p. p. Adibito. 

adiettivo e aggettivo lat. adjectìvus 
da ADJÈCTls p. p. di AD.liCERE aggiungere, 
comp. di AD a, verso e jAcere gettare, poi-re 
(v. Gettare). — In grammatica dicesi del 
Nome che si congiunge a un sostantivo 
per qualificarlo e determinarlo. 

àdipe corrisp. al lat. Adips = Adeps 
(usato da Plinio) e risponde al gr. Aleps 
(in Esicliio) cambiato l in d, ,come LA- 
CRIMA che cfr. coi gr. dAkryma. Aleps poi 
ha la stessa radice lip = leip del gr. lA- 
vo^ grasso, A-Y,is,{v\\o Mw^o,A-LEipnAR, eolie, 
à-lippa unguento, essendo Va del greco 
puramente prostetica. La detta rsidice tro- 
vasi nel sscr. lép-as, lép-anam unguento, 
limp-Ami ungo, ed anche nell'a. slav. lep-it 
glutine, lèp-iti agglutinare, e nel Ut. Lip-fs 
appiccicoso, glutinoso, LlMP-ù [infinit. lìp-ti) 
mi appiccico (cfr. Jjipari). — Pinguedine, 
ed in modo speciale quel Grasso che tro- 
vasi sulla cavità dell'addome. 

Deriv. Adipbgeno; Adipóso. 

adirare Muovere ad ira. 

Deriv. Adiraménto; Adirato; Adirévoìe; Adiréso. 

adire lat. adÌre accostarsi, entrare, comp. 
della partic. ad a, verno e ire andare (v. 
/re). — Si usa nella frase legale: « Adire 
una eredità » e vale Occuparla, Prenderne 
possesso, e nell'altra « Adire il tribimale » 
per Presentarsi o Farsi davanti al giudice 
allo scopo di far valere un diritto. 

Deriv. Àdito; Adao; Adizióne. 

àdito lat. Aditi's da ad-ìre - supin. 
AditX'M - andare, accèdere (v. Ire). Entrata, 
Accesso, Ingresso. — Questo vocabolo però 
non deve confondersi colla voce Adito 
{lat. ADVTrM, gr. Adyton) nel senso con- 
trario di penetrale, di ascoso recesso. 

adolescènte lat. adolescèntem ;>. pres. 
di ADOLÈst'O iincoativ. di ad òleo) inco- 
mincio a crescere, (v. Adulto). — Che è 
nella età in cui tuttora si cresce, tra la 
puerizia e la gioventù. 

Deriv. AdolesSnza. 

adombrare Far ómbra ad alcuna cosa 
parando la luce o il lume. — Metaf. Of- 
fuscare; ed anche Immaginare, Figurare, e 
più propriamente Disegnare leggermente, 
tolta la metafora dal dipinto, il quale ri- 
salta per causa delle ombre: onde poi il 
senso di Dare qualche indizio di chec- 
chessia, Indicare, Significare. — « Adom- 
brarsi » Oscurarsi per ombra; e metaf 
Concepir sospetto o paura, che pur dicesi 
Prender ombra, colto il motivo dal tur- 
barsi o rannuvolai-si del volto in chi è 
sotto l'incubo di quei due sentimenti. 

Deriv. Adomtyràhiìe; Adombraménto: Adombra- 
tóre-trtce; Adombrazióne. 

adonàre port. adonar; fr. adonner; 
sp. adonar(se). — Projyr. donare o do- 



adonestare] 



— 20 — 



[adng^nàre 



NARSI A, e quindi arrendere, arrendersi, 
onde il signitìcato oggi non più in mao 
dì Domare, Deprimere; rifles». Abbatterei, 
Darsi vinto. 

Deriv. Adonaménto. 

adonestare e aonestàre Dare apparenze 
ONESTE AD una cosa non buona, che di- 
tesi anche Onestare. (CtV. Coonestare). 

adontare Recare onta ad alcuno, Of- 
fendere; rfflesH. Pigliare onta, Stimarsi 
oifeso e indi Sdegnarsi, Crucciarsi. 

Deriv. Adoniaméntn. 

adoperare e adopràre comp, della jpar- 
^c•. ad e OPERA = lavoro y fatica, cura, atti- 
vità, servizio (v. Opera}. — Servirsi di 
chicchessia; Mettere in opera ; rifless. Affa- 
ticarsi, Ingegnarsi. 

Derlv. Adoperabile; Adoperaménto; Adopera- 
zlóne. 

adorare lat. adorare comp. della par- 
tic. AD a ORARE rivolgere la parola, in- 
Viicare, supplicare, denominativo di OS - ge- 
nitivo ÒRis - borea: ovvero direttamente da 
questa voce, in quanto significasse vera- 
mente l'atto di riverenza che un viandante 
faceva verso persona o cosa degna di ri- 
spetto, dinanzi alla quale passava, inchi- 
nandosi leggermente e toccando colla de- 
stra V oggetto della propria riverenza, 
mentre la sinistra si portava alla bocca 
(ad os) baciandola e quindi agitandola 
verso l'oggetto che s'intendeva onorare. 
Questo segno di culto e di rispetto fu già 
usato in Oriente e in Egitto e quindi passò 
ai Romani, e forse la ragione di esso tu per 
non toccare colle labbra la immagine del 
nume, e impedire così che il proprio fiato 
giungesse alla faccia del superiore. — Ren- 
dere culto religioso a Dio ottimo massimo; 
fiy. Amare smisuratamente. Bramare con 
intenso desiderio. 

Deriv. Adoràbile, Adorando; Adorante; Adora- 
tilo; Adorat6ré-trfce ; Adoratbrio; AdorazùSne ; 
Adorévole. 

adorezzàre Essere a rezzo cssia all'om- 
bra (v. Hezzo). — Esser ombra. 

adottare lat. adoptàre cowp. di ad a, 
per, par tic. indicante il fine, e optare, sce- 
gliere, che è quanto dire xt^egliere per sé. 
(v. Ottare). — Nelle leggi civili vale eleg- 
gere o prendere in virtù di atto solenne 
per averlo come figliuolo legittimo, chi 
non lo è per natura. — Si usa anche nel 
senso generico di Adoperare, non che di 
Ammettere, Ricevere come buono, atto, ac- 
concio; ma in questo senso non ha esempi 
ne' buoni scrittori. 

Deriv. Adottàlnlp ; Adottat(Sre; Adottazidne ; 
A lottfvo. 

adragànte-i V. Drat/ante. 

adnggiàre Fare ùogia ad alcuna cosa 
(v. uggia) e quindi nuocer con l'ombra, 
come fanno alcuni alberi alle piante vi- 



cine; metaf. Impedire la vista o Torre la 
virtù e il vigore. 

Deriv. Aduggiànte; Aduggiaménto; Aduggiaidre- 
trice. 

ad Ugnare Pigliar con I'ùgna, Agg^ancire. 

Deriv. AdugnaUfre-trice, 

adulare lat. adulare, e adulàri comp^ 
secondo il Lobeck seguito dal Vanicek della 
par tic. AD a, verso, e supposto ULO (==vx;lo) 
volgere, torcere, derivante dalla stessa ra- 
dice del gr. el-yo voltolo, eil-yo o ìl-i^ 
volgo, torco (v. Elice). Altri spiega il se- 
condo elemento col gr. urà coda. — Propr, 
il Dimenarsi e drusciarsi delle bestie e 
spec. l'atto del cane che dimena la coda 

Ser carezzare e indi in senso traslato: Lo- 
are altrui non per coscienza, ma per gra- 
tificarselo. 

Deriv. Adulatére-trfce; Adulatòrio; AdulazitSne, 

adulterare lat. adulterare da adùl- 
TER adultero, ed anche falsificati», falso (v. 
adultero). — Commettere adulterio. Falsi- 
ficare, Corrompere. 

Deriv. Adulteràbile; AduUeraménio ; Adulte- 
rànza; AdulteraUfre-trfce; Adulterazi<Sne. 

adùltero lat. adi:lteru(m), che vogliono 
detto per ad-àlterum ad altri (sottint. ire 
andare), oscurata Va in u {cfr. sscr. AN JA-GA, 
ANJA-GÀMiN adultero-a che propriamente 
vale que' che va ad altri). — Freso nel più 
stretto signif. dicesi Del coniuge che sprez- 
zando la fede coninole, si dà carnalmente 
ad altri, ed anche Del figlio nato d'adul- 
terio. — Fig. Bugiardo, Falso, preso mo- 
tivo dal coniuge che manca alla fede pro- 
messa, ovvero usata senza tal riferenza la 
voce ADÙLTERO nel senso dì alterato, che 
pure tiene ad alter altro (v. alterare), 

Deriv. Adulterare; Adulterino; Adulterio. 

adulto dal lat. adùltus contratto da ai>- 
ÒLiTUS, verbale di ad-òleo, cresco, (on- 
d' anche Adolescente), comp. della partic, 
AD e ÒLEO di uguale significato, che seb- 
bene taluno faccia germogliare dal gr. òlos 
' intiero, meglio ricongiungesi alla radice al, 
(oscurata in ol) che trovasi nel lat. ÀL.-0 
- p. p. ÀLTrs - acGì-escere, nutrire, e for- 
s' anche nel gr. àl-tho, al-dèo al-dèsko, 
che hanno pure il senso di aumentare, cre- 
scere, fSchenkl) nel fed. alt attempato, nel 
celi. ALT nutrituraj ALTRriM nutrire (cfr. 
Alimento, Almo). — Cresciuto negli anni e 
nella persona, quanto basta per avere in- 
telletto e discernimento. 

adunare lat. adunare, quasi raccogliere 
in uno (v. Uno). — Unire, Mettere insieme, 
Congregare. 

Deriv. Adupàhile: Adunàménto; Adunanza; AdU' 
nàta; Adunat<fre-trtce: Adunazi<fne; Radunare, 

adunco lat. adùncus comp. di ad <i, e 
UNCU8 uncino (v. q. v.). — Fatto a uncino. 
Ricurvo. 

Deriv. Aduncnre. 



IP 



adiiii$rhiàrej 



— 21 — 



[aereolito 



admigliiàre lo stesso che Adugnàre. 

adunque prov. donc, adone, doncs; 
a. fr. doncques, donc, adone; mod. 
donc; cat, doncs; a. sp, doncas; sard. 
dune a 8. — Sembra al Muratori troncato 
dalla espressione latina ad hunc (modum) 
a questo (modo), contro la opinione del 
Diez, che ritiene essere il latino ad tu no 
allora j ammettendo come primitivo il si- 
gnificato di tempo (v. Dunque). — Altri 
vuole che tragga dal lat, ad prefisso e 
D(>MQUB = DÒNEC fin oìie^ scambiato per 
PÈNiQUB finalmente (Forster). Quello che 
ad (^i modo appare probabile si è che 
alla formazione e al significato della voce 
dunque e adunque abbiano in varia ma- 
niera cooperato insieme i diversi accen- 
nati elementi. — Congiunzione colla quale 
si conclude; e una volta fu anche usata 
per Allora. 

adusare e ansare Abituare all^ rso, Far ; 
prender Fuso, Assuefare. 

adusto lat, ADfSTUS p, p. di adiro ah- 
bruci'ù, camp, della partic. AD a e uro hru- ' 
do {v. Urente). — Riarso dal fuoco, dal 
«ole, da altra cagione; riferito all'abito 
del corpo umano Secco, Asciutto; detto 
di colore Che tira al nero. 

Deriv. Aduttàre; Adustétza; Adustióne; Adu- ' 



che regolano il moto dell'aria, dei suoi 
effetti meccanici e della resistenza che 
essa oppone ai corpi in movimento. 

aereolito e areolito dal fjr. akr {ye- 
nit, AKROS) aria e lìthos pietra. — Nome 
che vien dato comunemente alle pietre, 
o meglio concrezioni metalliche, cadute 
dal cielo, dette anche Meteoroliti. 

aereonànta e areonànta dal gr. aèr {ge- 
nit. aèros) aria e naités navigante, (v. 
Nave). — Chi percorre V aria in pallone 
volante. 

Deriv. Aeronàutica. 

aeorostatica e areostàtica dal gr, akr, 
gen, aèros aria e statikòs che fa «tare 
feriHo, che pesa, da STATÒs (= IcU. STÀTl's) 

, p, p. dell' inu«//. gr, sTÀò = istèmi = faf. 
STO rimango (v. Stare, Statico), — Scienza 
dell'equilibrio dei gas; Arte e studio del 

' potersi reggere in aria. 

aerostato e areostàto camp, del gr. akr 

I gen. akros aria e statòs aggettivo ver- 

I baie pertinente all' inusit. stàò =^ istkmi 
sto, rimango: propr, che sta in aria(v. iStare, 
Statico). — Pallone volante: specialmente 
quelli pieni di gas idrogene. 



aere prov. aers, ayre, aire: fr. air; 
sp. aire: rum, aer; port. ar. — Dal fat. 
ÀKR==^r. aèr, che ha radice nel verbo 
Àò o ÀKMI = ÀFÓ, ÀFÈMI, spiro j sofiìo; on- 
d' anche àura per àfura soffio, brezza, 
(artes per afétes vento, àèlla per À- 
PÉLLA tempesta, ÀAZO per àfazo esalo, 
aspiro, AASMòs per afasmòs fiato) dalla 
rad. AV trasposizione di va, che è nel 
WT. VÀ-MI soffio, aspiro, VÀ-JUS (= lit, 
VAJE8) vento, alla quale pure si connette 
il got. VAIA, a. stav. veja spiro soffio, (v. 
Vento, e cfr. Aura, Asma, Atmosfera, At- 
timi), non che Avaro, Avido, Audace). — 
Fluido mobile senza odore e senza colore, 
trasparente, invisibile, che ci circonda e 
gira d'attorno, e che noi aspiriamo e re- 
spiriamo per vivere. Sinon. di Aria. 

Deriv. Aerato =* Aereàto ; Aereàbile ; Aerea- 
«Ato; Aer eazióne; Aèreo; Aerino; Aeróso. 

aeròmetro dal gr. abr genit, aéros aria 
e mètron misura. — Strumento che si ado- 
pera per determinare i gradi della rare- 
&zione o condensazione di un dato vo- 
lume d'aria; da non confondersi con l'Areo- 
metro, che serve a misurare la gravità 
de' Hquidi. 

D«riy. Aerometria = Aerimetria. 

aerodinàmica aggettivo sostantivato for- 
mato sul tema del gr. aèr genit. aèros 
aria e DYNAMIS forza. (\. Dinamite), — 
Parte della fisica, che tratta delle leggi 



afa sembra tenga al gr. aphk w^cen- 
; sione, onde aphayò secco, apheyò infiammo 
, che si collega al verbo àptò che ^ro^^r. vale 
I toccare e per estens. appiccare il fuoco, oc- 
\ cendere, congenere olValban. b-APE calore, 
\ in cui la B tien luogo dello spirito aspro. 
Altri suppone un'affinità col ted, ofkn 
\ forno, fornace. — Aria calda, grave, sof- 
; focante, che sembra abbruciare la pelle. 
j Deriv. A/àtOf che dicesi delle fmtta non per- 
venute a maturità per sovechio caldo ; A/ó$o 
' er g^ave e soffocante, detto dell'aria, del caldo. 

I àfano dal gr, aphanès oscuro comp. di 
À privativo, e radice del verbo phaìnò 

' lascio splendere (v. Fama e cfr. Finestra). 

I — Si dice dei corpi non trasparenti, cioè 
che non lasciano passai^e attraverso la luce. 

I afèlio dal gr. ap' per apò da ed èlios 
sole, cangiata la p in ph=-f. a cagione 
dello spirito iniziale esistente sull'e di 
élios (v. Eliaco). — Punto dell'orbita di 
un pianeta in cui è nella sua massima 
distanza dal sole'. 

afèresi dal gr. aphaìresis sottrazione 
da APHAIRÈÒ tolgo, sopprimo, composto di 
AP(ò) da, ed airèò - fut. airèsó - prendo 
(Gir. Dièresi, Fresia). — Soppressione di 
una lettera od una sillaba al principio di 
un vocabolo, per es. sperienza per espe- 
rienza, slogare per dislogare, tondo per ro- 
tondo, 

affàbile lat. affàbilem, comp. della par- 
tic. AD a e FA di FARI articolar la voce, 
parlare, dire, con un suffisso proprio di 
aggettivi, che dà il senso di possibilità 
(v bile, cfr. Fama e Favella), — Dicesi 



affa celare 1 



— 22 — 



[affazzonare 



di persona piacevole e cortese nel conver- 
sare ed usare con chi è da meno di lui. 
Deriv. Amabilità; Affabilmente. 

affacciare Mettere la fàccia ad una 
apertura in modo da esser veduto; fig. Pre- 
sentare, Manifestare. 

Deriv. Affacciaménto. 

affanno a.fr. ahan ; ptov. afans; sp. e 
port. afan; a. sp. afa ilo; cat. afany. Voce 
di incerta origine. Alcuni da afa vampa, 
faHti<l>Oy tedio, inquietudine, Hoffocamento 
provf niente da eccessivo calore : però fa diffi- 
coltà la doppia / e il suffisso -ann scono- 
sciuto alle lingue romanze. Altri quindi 
ricorre all'arai, affan esclamazione di chi 
tti duole^ (afet dolore, affa aver tedio). Il 
celf. (cimhr.) AFAN combattimento, agitazione, 
si allontana dal significato e non è sicuro 
che sia voce ori*2;inaria celta o non piut- 
tosto venuta di fuori. — Frequenza di re- 
spiro, che nasce per lo più da soverchio 
affaticamento, Anelito, Ambascia; e fy. 
Afflizione, Tormento, Fastidio. 

Deriv. Affannamento; Affannare; AffannaK^re- 
trt'ce; Affannévole; Affannifne-a; Affannóso. 

affare prov. afar, afaire; fr. affaire; 
a. Mp. afer — propr. "vale facrxnda ed è for- 
mato sulla espressione cosa da o a fare, 
i^come Avvenire significa il tempo da o a 
venire): indi Negozio, Intrapresa, Com- 
mercio. 

Deriv. Affarismo; Affarfsta; Affarticolo. 

affarsi formato come confarsi col verbo 
fare, nel senso (fornito anche dal fat. fa- 
ce ke) di convenire. — Convenire bene una 
cosa, Adattarsi. 

affascinare lat. fascinare da fàscinum 
faccino (y. q. v.), prefissa la partìc. ad a. 
— Ammaliare propr. con magiche parole; 
ma poi anche con lo sguardo; meta/. Ab- 
bagliare, Accecare, Sedurre. 

Deriv. Affascinaménto; Affa8cinaUfre;-tr{ce; Af- 
fascinazióne. 

affastellare Far fastèllo; fig. Unire 
insieme cose disparate, Far miscuglio, 
Confondere. 

Deriv. AffasitlU^ménto; Affastellio; Affastella- 
tórc-trfce. 

aftatappiàre alcuno pretende sia detto 
er affatoppiàre, comp. di fata nel senso 
i mai iarda e òppio sostanza sonnifera: 
quasi dica rendere smemorato e stupida per 
incantaìuento o per beveraggio oppiato: ma 
invece è il denominativo di fatàppio stor- 
dito derivante come participio passato del- 
l' a. a. ted, pitèppen, pidèppan (med. be- 
TEBEN, mod. BETAUBEN) intronare, stordire, 
far rimaìiere attonito, per il facile cambia- 
mento della p in /. — Far divenire stupido. 
Deriv. Affatappìàto = divenato balordo, stu- 
pido, innensato per ^ave morbo, o per vino. 

affatto Intieramente, In tutto e per tutto; 
e sembra troncato dal fr. tout À fa IT, 
che vale il medesimo; ma che può benis- 



£ 



Simo esser venuto da fatto (prefìssa la 
partic. ad) in senso di finito, compiuto^ 
per significare in modo compiuto, come da 
PIENO è venuto appieno. 

affazzonare /r. f a^ o n n e r. Attiene al 
lat. FÀCERB fare, mediante la forma fac- 
TiòNEM, onde Vant. fazzónb per fazióne 
= fr. FA^ON modo di fare e indi moda, 
che fa supporre una nuova forma verbale 
t *FACTiONARE, *FAZZONARE. — Abbellire, 
' Adornare; e dicesi particolarmente delle 
donne che attendono a lisci e belletti nel- 
Padomarsi. 

Deriv. Affatxonaménto ; AffazzonaUfre-trice ; 
Raffazzonare. 

affé Vale A(rf) vt(de mia) = lat. ad fi- 
DEM MEAM. — Maniera per attestare la 
verità di quanto si afferma. 

affegatàrsi da fégato creduto sede della 
melanconia. — Accorarsi, Affliggersi. 

affermare dal lat. affirmàrb comp. della 
partic. AD (i, indicante scopo e firmare 
render fermo, stabile (v. Fermo). — Espri- 
mere che si tiene per fermo e quindi Ap- 
Srovare, Dir di si, Asserire per cosa certa, 
!.ender testimonianza ec. 

Deriv. Àffermativo-a; Affermatóre-trice; Affer- 
mazióne. 

I afferrare propr. Pigliar coi ferri, ossia 
con tanaglie e altro forte strumento pren- 

\ sile e poi generic. Pigliar e tener con forza; 
riferito a riva o sponda: Giungervi con 
fatica; a pensieri: Comprendere; a oc- 
casione: Cogliere. 

Deriv. Afferraménto; Afferratóio. 

affettare 1. Attiene al lat. affìcere, 
supin. AFFÈCTUM, fare impressione, comp. 
della partic. ad a, in, e fàcbre /are, me- 
diante il verbo intensitivo e frequentativo 
ADFECTÀRE, che Contiene di più la idea 
di Studiare con ansietà la maniera di fai'o 
impressione per giungere a checchessia. 

Deriv. Affettaióre-trìce; Affettatura; AffeUa- 
zióne. 

2. Vale anche Tagliare a fétte chec- 
chessia 

affettazióne lat. affec^tatiònem propr. 
desiderio ardente, pretensione, àa. affectàrk 
cercare con ansietà di giungere a checchessia 
(v. Affettare). — Dapprima significò: Ga- 
gliardo affetto por una cosa, che induce 
a studiare tutti i mezzi per conseguirla; 
ma poi trascorse a significare: Abuso di 
ornamenti studiati; Artifizio soverchio di 
squisitezza nelle parole e nei modi, me- 
diante il quale uno si sforza di farsi at- 
tribuire certi pregi, che gli mancano. 

affettivo Atto a muovere affètto, a 
produrre i sentimenti, le affezioni. 

affètto dal lat. affèctus p. p. del verl)o 
affìcere toccare, commuovei'e lo spirito, 
e per estensione attaccare, rendere infermo 
(il corpo) infermarsi, comp. della partic. ad 
a, e fAoere fare, operare, agire, produrre 



affibbiare 



(T. fare), — Agyett. Dicesi di colui che è 
Tocco di passione per qualche oggetto, per 
es. « essere affetto di amore », cioè preso 
d'amore: e taluni l'usano alla latina anche 
per Ammalato. — Sost. Maniera di sentire ; 
raàsione dell'anima in forza di cui si eccita 
un intemo movimento, onde incliniamo ad 
amare o ad odiare; alla compassione, alla 
misericordia, all'ira, alla vendetta ec.; De- 
siderio, Amore, Benevolenza. 

Deriv. Affettivo; AffeUu<S$o. 

ifflbbiàre prm:. aliblar, afublar; (/r. 
affubler ma col senso di coprire). — Dal 

b. lai. AFFIBULÀRE, AFFIBLÀRE COmp. della 

jHìrtic. AD rt, e rÌBii^x fibbia diminutivo di 
FiBER che è alla estremitii{y . Fibra). — Propr. 
Fermare una fibbia; fi(/. Ammenare (quasi 
dica Appiccare) un colpo. — Si usa fami- 
liarmente in Toscana anche nel senso di 
Attribuire, detto di una colpa, di un epi- 
teto avvilitivo e simili. 

Deriv. Affibbiàglio; Affìbbiaménio; A^i^ibbiat^io; 
Affibhìatura. 

affidare v. Fidare. — Commettere a la 
ìEbEilat. FIDES) altrui: Consegnare. — Far 
promessa ad altri sulla propria fède; As- 
sicurare. 

Deriv. Affidaménto; Affidànza; AffidaMre-trfce. 

affieTolire Divenire o Far venir fiévole 
lat. PLÈBI LI 8), cioè debole (v. Flebile). 

Deriv. Affievolézza; Affievolimmo. 

affì^^ere lai. affìgere, sup. affìxum, 
f^mp. della partic. ad a, e fìgere figgere, 
atiaxare (v. Figgere). — Appendere, Appic- 
care. Attaccare ; Fermare; per similit. Affi- 
dare, detto dello sguardo. 

Deriv. Arsióne. 

affilare 1. Mettere in fila alberi, piante, 
e amili. 

2. Ridurre ferri a taglio acuto, che in 
altre parole dicesi Dare il filo; — fig. Di- 
venire scarno, macilento. 

Deriv. Affilata; Affilat<Sio; Affilatura. 

affiliare e affigliare zwor. e pori, a fi 1 h a r; 
fr. atfilier; cat. afillar; sp. afijar: — 
dal laU. filius figlio (v.q.v.). — Ascrivere 
Aggregare (qua^i come figlio) ad una cor- 
porazione, a un' accademia, a una setta. 
IW regiiitrata come gallicismo, 

Deriv. Affiliazione = À,ffigliazi<fne. 

affinare fr. affiner; prov. cat. np. a fi- 
li ar: port. affinar. — Ridurre fine, sot- 
tile: fig. Condurre a perfezione; Render 
paro.' 

Deriv. Affinaménto; Affinaióio; AffinaUfre-trfce; 
Àfinatura; Raffinare (fr. r^fffiner). 

afflile lat. affìne(m) confinante, vicino 
ài FÌKI8 cftnfine, termine (v. fine). — Cosi 
'li*^! il parente del coniuge, cioè il pa- 
rente non consanguineo; per est. Atti- 
nente. Somigliante, Conforme. — Infisic. 
'ii^^eei di certe sostanze tendenti a unirsi 
à*] altre e a formarne un composto. 

Deriv. Affinità. 



— 23 — [affine 

affine, a fine (v. Fino). — Congiunzione 
denotante fine, ossia ncopo, la quale si 
unisce col che e manda il verbo al congiun- 
tivo, ovvero al di e lo manda all' infinito. 

affinità daHa^ affìnis confinante, vicino. 
Vincolo famigliare che nasce per mari- 
taggio e lega un coniuge ai consanguinei 
dell'altro coniuge; eatenti. Attinenza, So- 
miglianza, Confornità. — Infiffic. Tendenza 
di certe sostanze ad unirsi ad altre ed a 
formare un composto. 

affissare e affisare intensivo di affiggere 
foi*mato sopra il p. p. affisso. — Attaccare, 
Guardar fìsso, quasi figger lo sguardo; 
meta/. Fermar la mente, il desiderio, gli 
affetti in chicchessia. 

Deriv. Affissaménto; AffiesazUSne. 

affittare 1. Dare a(d) fìtto, Allogare, 
Appigionare (V. Affitto). 

Deriv. Affittabile; Affittaiu^lo; Affittaménto; A/- 
fittatóTe-trfce; Affittudle; Affittuàrio. 

1 2. Far fìtte ossia pigiature, acciacca- 
ture. 
affìtto Secondo alcuni giureconsulti dal 

' lat. EFFÌNOO - iiup. EFFÌCTUM effigiare, figu- 

j rare, quasi effk^ta vendìtio, cioè vendita 
effigiata, imitata, poiché tale, dice Giusti- 

I niano, è la simiglianza fra la vendita e 
la locazione, che talvolta si stenta a di- 

I stinguerla. Secondo i filologi da fìctus 

' per FÌxrs nel senso dì fermato, quasi dica 

j prezzo stabilito, fissato (v. Fitto). — Il 
prezzo che si paga per tenere a godere la 
possessione altrui, e per eatentt. la Posses- 

I sione data o presa a fitto. 
Deriv. Affittare. 

I affliggere dal lat. afflìgerb - sup. af- 
FLÌCTUM - comp. della partic. ad, a, che 
indica direzione verso alcuno e flìobre, 
che ha il senso orig. di battere percuo- 
tere, se vuoisi derivare dalla rad. plao = 

j fiag che é nella voce Piaga = plaga (v. 

1 q. V.); o di premere, se, come pensano il 
Curtius, il Forcellini ed altri, ricongiun- 

' gesi alla rad. phlib --=,lj''g (al che non resi- 

i stono le leggi della fonetica), d'onde il gr. 
eolico TULÌBÒ premo, comprimo, opprimo e 
meta/, affliggo, afiine aWion. phlàò (== alt. 

i TULÀò) frango, rompo. — Si usa fig. nel 
senso di Travagliare con dispiaceri e tal- 
volta con vessazioni corporali. Vessare, 
Dare afianno. 

Deriv. Affiiggiménto; Affiiggitivo; Affliggittfre- 
tr€c€; Afflittivo; Afflizióne. Cfr. Conflitto; Inflig- 
gere; FlagHlo. 

afflizióne lat. afflictiòne(m) da afflì- 
CTUS p.p. di afflìgERE abbattere, tribo- 
lare (v. Affliggere). — Dolore profondo e 
diuturno proveniente da una serie di di- 
spiaceri, e talvolta accompagnato da ves- 
sazioni corporali. 

affluire dal lat. afflùere - sup, afflC- 
XUM - comp. della partic. jss> a, verso, e 
FLUERE scorrere (v. Fluire). — Scorrere a 



affogare j — 24 — 

qualche luogo, detto di acque o simile; 
trasì. Accorrere o Venire da tutte le parti 
o in folla, Abbondare. 

Deriv. Affluente; Affluènza; AfflUsio. 

affogràre dal fat. fàux - acc. fàucem - 
f alice (v. q. V.), d'onde, come si formò in 
latino 8UFFOCÀRK, cosi pare si formasse 

AFFOCARE (= AD-FAUCARE), da Cui il no- 
stro affogare (v. Fauce e c/r. Foce e Fótjo). 

— Propr. vale Far perire chiudendo le 
fauci, impedendo il respiro, e per conse- 
guente Lccidere sommergendo nell'acqua 
o in altro liquido fluido. 

Deriv. Affogaménto; Affogatolo; AffogaHra. 

affollare Concorrere in fói.la, premen- 
dosi ed urtandosi l'un P altro: fiy. Oppri- 
mere, Calpestare; ed anche Ansare, Ane- 
lare, comparando i frequenti respiri alla 
folla che preme e si urta. — Affollare 
UNO Fargli folla attorno. Circondarlo in 
molti. — Affollarsi Mangiar molto e in 
fretta (quasi facendo folla di bocconi). 

affollare Concorrere in fólta o folla ( v. 
Folta) e quindi Far furia: ed anche Favel- 
lar troppo e frastagliatamente, quasi get- 
tando fuori affollatamente le parole. — In 
sign. att. Opprimere, Stringere insieme. 

Deriv. Affoitaménto; Affoltàta. 

affondare Mandare o Gire a fóndo (v. 
q. V.), e dicesi degli oggetti che affondansi 
cosi nella terra, come nelle acque, rapporto 
alle quali vi .sono anche i verbi Immer- 
gere, Sommergere, Tuffare. 

Deriv. Affondaménto; Affondature; Affondatura 

afforzare Dare o accrescere fòijza o vi 
gore; fig. Avvalorare. 

Deriv. Afforzaménio; Afforzatóre. 

affossare Far fòsse: Affondare, Incavare. 

Deriv. Affostnménto; AffostaiUra. 

affhilìre e affralàre Rendere o Divenir 
FRALE (V. q. v.), cioè Indebolire, Tor le 
forze. 

Deriv. Affraliménto. 

affrancare da franco nel senso di bltero. 

— Liberare; detto «di lettera o merce spe- 
dita vale Pagare quel tanto che è neces- 
sario, perchè giunga al destino libera da 
spese. 

Deriv. Affrancàbile; Affrancaménto; Affranca- 
tóre-trtct; AffrancazMne. 

affk'àngere co^np, della />ar//c*. ad e fràn- 
gere, che vale ronìpere^ spezzare (v. Fran- 
gere). — Abbattere, Spossare. 

P. p. Affranto. 

affranto P. p. di affuàngbre (v. q. v.). 

— Abbattuto, Spossato. 
Deriv. AffrantUra. 
affretto lo stesso che anfratto cioè Via 

tortuosa (v. Anfratto). 

affrésco Pittura fatta sul muro, quando 
l'intonaco è ancor frésco e molle (v. 
Fresco). 



. I 



[affrontare 



affk'ontàre prov.cat. e a.sp. afrontar; 
fr. affronter; mod. sp. afrentar. — As- 
saltare il nemico a fronte e indi più ge- 
nericamente Assalire alcuno; Mettersi a 
fronte, ossia Pararsi davanti; Trovarsi, 
Venire o Essere a fronte^ ossia Riscon- 
trarsi. 

Deriv. Affrontaménto; AffrontaUSre-trice; Af- 
frontatUra; Affrónto. Cfr. ^rontàto (prov. effronté, 
prov. e^rontat). 

affrónto fr. affront; «». afrenta — 
propr. Aggressione, Assalto di frónte: 
rimane nel senso di Offesa, Sopruso [y. 
Affrontare). 

affumicare e affamigàre dal lat. ad a, 
' verso e fumigare affuuìàre, comp. di Fi- 
j Mus fumo e suffisso kjàre, o icare che 
I vuoisi rappresenti una forma secondaria 
I e frequentativa di àcìere (come ficare 
\ di facere) che ha in sé il significato di 
agirtiy spingere^ fare. — Far fumo e Dar 
i fumo a una cosa; Tinger di fumo. 
Deriv. A ffumic aménto. 

; affasàre Andar digradando e assotti- 

I gliandosi, come fiso; Itender diritto come 

; il FISO. È anche sinon. di Affisellàre 

che è Ridurre come a forma di fuso, e di 

Afflsolàre Dare la forma del fuso e 

metaf Forbire, Abbellire. 

affusto Formato sul fr. affi^t, che trae 
da fCt fusto (v. Fusto). — Arnese di ferro 
o di legno su cui posa il cannone. 

àfono dal gr. àphonos, camp, di a pri- 
vativo e PHÒNOS voce (y. Fonetico). — Che 
è senza voce per cagion di malore. 
Deriv. Afonìa. 

aforìsmo gr. aphorismòs da aforIzó 
definisco e propr. pongo i termini, stahifisro 
i confini, comp. di APÒ da, partic. intewt. 
e orìzó /imito (v. Orizzonte). — Massima 
o sentenza breve e precisa, frutto di lunga 
osservazione, che acchiude e definitce un 
largo concetto di idee. 

Deriv. Aforfatìco. 

afro da un b. taf. àfris, che pare con- 
giunto RÌVa.a.ted. eiver, eipar, aibar 
(a.fr. AIBHOR, angs. afor) acre, piccante, 
(irrido, ond' anche il fr. affre = ant. afre 
orrore, ribrezzo, affrefx orriìnle. Altri 
invece scorge un' affinità col lat. aspkr 
{^=fr Apre) aspro. — Dicesi di sapore e 
odore che aobia in se dell'acre. 

Deriv. A/rizza; Afrélto; Afric6gno per A,fro- 
gno: Afrigno; Afróre; Afróso; cfr. Fricógna; 
Frfgnolo. 

afrodisìaco dal gr. aphrodisiakòs da 
Afrodite uno dei nomi di Venere (v. Afro- 
dite). — Attributo di sostanza che eccita 
la libidine amorosa, come la cantaridi na, 
il fosforo. 

afróre 6. lat. afròre(m), che fa sup- 
porre un agg. ÀFRI'S afro, acre (\. Afro). 
— Forte e gravo odore, e dicesi più spe- 
I cialmente nelle campagne Toscane di quel- 



afta] 



— 25 - 



[aggallàto 



lo che proviene dalle uve in fermentazione, 
e dal carbone che si va accendendo. 

afta dal gr, àphtai onde il lat. kvwtje 
(aìplur.) che taluno connette al verbo àptò 
aamderey esaere acceso {ofr. Afa). — TJlce- 
retta bianca, che appare nella bocca, nella 
gola ed in altre parti molli, la quale pro- 
duce una molesta sensazione di calore. 

afra In turco aghà vale signore, padrone, 
inanella milizia si piglia per capo supremo, 

— (Questa voce è forse «tene al pers, kh 
lìohUe^ agAh = arm. akha intelligente. 

à^pe dal gr. auàpé amare (affine ad 
À(iÉ ammirazione, venerazione) onde A(iA- 
PÀò tratto con amare, accolgo affabilmente. 

— Sacro banchetto, che si faceva nei primi 
tempi della chiesa in segno di affezione 
fraterna. 

agikrico dal lai. agàricvu =gr. agari- 
Kòx, che risponde al sscr. sa-uara venefico, 
composto di SA (= a del greco) con e gara 
veleno (c/r. il pers. passato nel turco aka- 
t\z fungo). — Attributo di una famiglia 
di iungni, alcuni dei quali crescono su 
degli alberi, le cui specie sono in mas- 
sima parte velenose. 

àgare dal gr. aqavòS magnifico, ammi- 
rabile (ÀGAMAI ammiro). — Genere di pianta, 
da cui sorge uno stelo gigantesco a forma 
di candelabro, coronato di fiori eleganti. 

à^ta corrisponde al gr. achàtés, che 
taluno pretende, non sappiamo con quanto 
fondamento, spiegare coll'egiz. hai splen- 
fiere aggiunta A prostetica. — Varietà di 
quarzo compatto, semitrasparente di vari 
e vivaci colori. 

Deriv. Agata to; Agatàme. 

agèmina probabilmente composto del lat. 
AD a e GÈMINA doppi, sottinteso metàlla 
metaUi. — Diconsi lavori all'agemina quelli 
fatti incastrando fili o foglie d'oro o d'ar- 
gento in solchi scavati nell'acciaio. 

agènda lat. aoènda (sottinteso negotia) 
cobe da farsi, da àgere fare (v. Agire). 

— Piccolo libro per prendere nota delle 
fose da farsi. 

agènte lat. aQ'Kììtk{m) p. pres, di A(tKRE 
ùire. operare, condurre, guidare (v. Agire). 

— Pro}>r. Che agisce, Che fk, Che produce 
un effetto. — Come nost. Chi amministra 
gli affari altrui, Fattore. — In chimica di- 
consi Agenti le sostanze usate a produrre 
certi eTOtti chimici. 

Deriv. AgenzCa. 

agenzia propr. ministero di agènte, 
onde agentia, agenzia (v. Agente). — Uffi- 
zio pubblico o privato di chi amministra 
tratta gli affari altrui, ossia che agìsce 
I«r altri; — jyer estens. Il luogo dove ri- 
siede l'agente. 

agéTole dal h. lai. agìbile(m) propr. che 
}niò farsi, che vien da ago faccio, opero, 
''-^nìduco, tratto (v. Agire). — Facile, Di poca 



fatica: Trattabile, e quindi Mansueto, Do- 
mestico. 

Deriv. Agevolaménto; Agevolare; Agevolézza; 
Agevolino. Comp. Disagévole; Malagévole. 

aggallàto attributo di terreno formato 
dall'intralciamento di piante palustri, che 
stanno A galla o sospese sull'acqua (v. 
Gaila). 

Deriv. Aggallaiiccio; Aggallatfvo. 

aggattonare Accostarsi lentamente e di 
nascosto al selvaggiume col corpo quasi 
sdraiato sulla terra, appunto come sogliono 
fare i gatti, quando cercano di avvicinarsi 
alla preda. 

aggayignàre Pigliar a le ga vigne, cioè 
sotto le ascelle, onde poi generic. Afferrare 
con forza e tener bene stretto. 

aggecchire comp. di ad e gbcchìre che 
trae dal ted. jéhan deporre, concedere pre- 
fissa la partic. ad. — Dechinarsi, Abbas- 
! sarsi, Umiliarsi. 

Deriv. Aggecchiménto = abiesione. 

aggéggio Forse dal lat. adjèctus o//- 
giunto, mediante una torma secondaria ad- 
JÈCTiis simile ad adjèctio (v. Aggetto): 
jìropr. lavoro con molte cose male aggiunte, 
appiccicate. - Dicesi familiarmente per 
Lavoro lambiccato, pieno di fronzoli (onde 
A(jgeggiàrb per assettare); Lavoro senza 
alcun pregio e con forma non ben definita. 

Deriv. Aggeggiare. 

aggettivo lo stesso che Adietiivo (v. q. v.). 

Deriv. Aggettivamente. 

aggètto dal lat. ad-ièctis p. p. ad-jìcio 
aggiuru/o, comp. della partic. ad a, verso e 
jAcio getto, pongo (v. Gettare): propr. cosa 
aggiunta. — Ciò che sporge fuori. 

Deriv. Aggettare. 

agghiàccio dal lat. ad-jacère giacere, 
che in villa dicono anche ghiac^re (cfr. 
AdiaiPnte) — propr. Giaciglio, e poi Quel 
prato o campo dove i pecorai racchiudono 
il gregge con una rete, che lo circonda: 
detto anche addiàccio. - Dicesi pure un 
Lungo legno aggiacente ad angolo alla testa 
del timone che serve a farlo girare. 

agghiadare e più ant. aggliiadìre a. sp. 
aglayar(se) restare stupido; prov. esgla- 
yar spaventare, atterrire. — Da ghiado =« 
a. sp. AGLAYO, che ha il senso di freddo 
intenso e mortale (v. Ghiado e Ghiaccio). — 
Sentire e patire eccessivo freddo, Agghiac- 
ciare; figurai. Inorridire, Sentir ribrezzo. 

agghiadare dall' a. a. ted. windan (= 
mod. WINDEN, ingl. wind) avvolgere, al- 
zar pesi, prefissa la partic. ad (v. Ghin- 
dare). — bicesi degli alberi di gabbia e 
di pappafico per significare l'azione d' is- 
sarli e sollevarli quando è possibile per 
porli nella situazione necessaria; e altresì 
dei fagotti, botti ed altri oggetti pesanti 
i che si sollevano. Il popolo corrottamente 
! lo usa per Acconciare e in senso riflessivo 



^grgrioj 



— 26 



[ag^lobàre 



per Abbigliare la persona, nel modo che 
ognuno meglio può: onde si è poi fatto 
A(UiiiiN<ÙRE e (tHÌN(ìHERO per acconcnt' 
tura, oì-namento, 

Doriv. Agghindaménto; Ghtnghero. 

à^gio forse non è che la voce agio nel 
senso di cotnoditày rinforzata col raddop- 
piamento della g, a fine di meglio deter- 
minare il nuovo significato. — Quel van- 
taggio che si dà o si riceve per aggiusta- 
mento della valuta di una moneta a quella 
di un' altra, ovvero per barattare la mo- 
neta peggiore nella migliore. — Da questa 
voce i francesi fecero AaiOTAciE nel senso 
di Traffico usurano, ossia speculazione sul 
valore oscillante dei valori pubblici o di 
merci. 

aggiornare forse direttamente da un 
b. hit. *ADi)jrRXÀRE; co»/j). della partio. ad 
a e DJi'RNUs onde si fece (/forno (v. <r t'orno). 
— Intransit. Farsi giorno; Rimettere ad 
altro giorno, Protrante. 

Deriv. Aggiornabile; Aggiornaménto. 

aggirare propr. Muovere in giro in- 
torno a cosa o persona; fig. Ingannare con 
parole o tatti artifiziosi. 

Deriv. Aggiraménto; Aggirandola; Aggirata; 
Aggi ratórt'tr tee. 

aggiucchire Rendere o Divenir oifcco, 
ossia melenso. 

aggiudicare lat. adjidicàrb, comp. della 
partic. Al) «, e judicàre pronunciare per 
sentenza (v. Giudicare). — Assegnare alcuna 
cosa ad uno per via di sentenza, di lodo. 

Deriv. Aggiudicatàrio; Aggiudicazi^Tne. 

aggiùngere e aggiùgnere sp. adjungir; 
a. y'r. joindre, mod. adjoindre; dal lat. 
ADJiNGERB, sup, ADJi'NCTrM. comp. della 
partic. AD rt, e JrNCtERE comp'unt/ere (v. 
Giungere). — Unire insieme, Annettere. 

Deriv. Aggiungiménto; Aggiuntare; Aggiunto; 
Aggiuntivo; Aggiuntura; Aggiunzione. 

aggiuntare specie di frequentativo o 
intensivo formata da A(uurNTO (= lat. 

* AD.JINCTrs) ;>./). di A(U;irN(*BRE (v.q. 

v.j. — Unire insieme più pezzi di una cosa. 

Deriv. Aggiuntatóre-trice; AggiuntatHra. 

aggiustare prov. a j o s t a r ; /r. a j o u s t e r. 
Per taluni dal lat. .irsTUS giunto j conve- 
niente j onde per costoro il significato pri- 
mitivo sarebbe quello di Ridurre le cose 
alla giusta e debita misura, e cosi Asse- 
stare, Accomodare, Ordinare, Regolare. Me- 
glio però col Diez dal lat. hxta presso, 
da cui traggono anche il/r. ajoi'TER {ant. 
J08TER, Ji:8TER = sp. e porf. Ji'STAR'jjyrov. 
JOSTAR, JUSTAR, a. it. (1IU8TARE) aggiun- 
gere y che equivale a poì-re apprenno (v. Giu- 
nta e cfr. Giostra): e quindi il senso ori- 
ginario sarebbe quello di Adattare, Appli- 
care, onde poi i significati di Ridurre al 
giusto e debito termine, e rifles. Esser bene 
appropriato; Prender bene le misure; Col- 



pire dov'è presa la mira; Saldare un conto; 
Sommai'e. 

Deriv. Aggiustàbile; Aggiustaménto; Aggiusta' 
tézza; Aggiustatóre; Aggiustatura; Aggiustévole^ 

agglobàre Ridurre checchessia a forma 
di GLOBO, Obsia di palla, di sfera (v. Ag- 
(flomerare). 

agglomerare fr. agglomórer. — lai. 
A<UJLOMERÀRE comp. della partic. AD a e 
GLOMERÀRE aggomitolare^ che viene da glò- 
MTS gom itolo j forma equivalente aOLÒBUS 
palla (onde si fece agì^lobare) cangiata 
tu in h, come il lat. tiber tulfero sta a 
TIMEO soìi gonfio, hibèrnus invernale a 
hìems inverno ecc. (v. Gotn itolo). 

Deriv. Agglomer aménto; Agglomerazióne, 

agglutinare lat. ac^jlitinàre, conip. 
della partic. ad e (jlÙten colla (v. Glu- 
tine). — Incollare, e più <7ew€r/c. Congiun- 
gere, Attar<;are una cosa ad un' altra. 

Deriv. Agglutinaménto; Agglutinazióne. 

aggomitolare Far gomìtolo, e fig. in. 
senso intrans. Rattrarsi. 
; Deriv. Aggomitolatura. 
I aggottare dal lat. gl tta stilla, goccia (v. 
I Góccia) o meglio da GITTU8 specie digrossa 
bicchiere (v. Gòtto) prefissa la partic. ab da. 
— Gettar fuori l' acqua entrata nella nave; 
lo che si fa mediante una pala di legno 
incavata detta gottazza. 

Deriv. Aggottatolo; Aggottattira (Cfr. Bigutta e 
Gótta). 

aggradare v. aggradire. 

aggradire e aggradare sp. agradar; 
prov. agreiar;/r. agréer. — Comp. della 
partic. ad e gradire da grado, nel senso 
di cosa graia, piacere [ v. Grado 2). — Avere 
come cosa grata, Accettare con piacere, 
che dicesi anche Aggradare. 

Deriv. Aqgradevóle (sp. e port. agradàble, fr. 
agréable) Aggradiménto; Aggradito. 

aggraffare da ad indicante direzione, e 
ted. <mEiFEN {ant. grIfan) pigliare, meglio 
che da gràffio, che avrebbe imposto la 
inserzione della i, ma che del resto tiene 
alla stessa radice (v. Graffio). — Pigliare 
con violenza. Carpire, Rapire. 

aggraffi are propr. Tirare a sé con gràf- 
fio, che è quanto dire Afterrare con la 
granfia, colPunghia; fig. Carpire con vio- 
I lenza. 

I Deriv. Aggraffignare, che ha identico significato 
I alquanto diminuito d' intensità. 

aggrampàre Pigliar colle gràmpe (v. 
! Grampo) cioè Afierrare e tener foi*te colle 
[ unghie. Sin. di Aggraffare, Aggrappare. 
I aggranchire e aggranchiare Esser preso 
; dal (ìrànchio, intesa questa voce nel senso 
' di contrazione. — Rattrarsi : e si dice prin- 
cipalmente delle dita, quando per sover- 
chio freddo si assiderano e si piegano a 
guisa delle gambe del granchio. 



«grappare; 



— 27 — 



jagrgrrommàre 



strappare camp, della partìc. a, indi- 
cante direzione, e (;ràppa uncino^ conge- 
nere al yot, (IREIPAN, a. n. ted. urtila (/r. 
(IRIPPEK, inyl. GRiPE) afferrare (v. Grap- 
pa \ — Pigliare e tener forte con cosa 
adunca, Abbrancare. Rìflesfi. Inerpicarsi. 
— Sin. di Aggrampare (venet. grani par), 
che n' è la forma nasalizzata. 

aggraticciare Formare un gratìccio; 
Avvolgere e quasi intrec<iiare insieme a 
guisa di graticcio: rifles. Attaccarsi tena- 
cemente e avvolgersi come fanno la vite 
e l'edera. 

aggratigliàre Mettere a la grata (fer- 
rata della prigione), ossia Imprigionare, 
Far prigione, Incatenare. 

air^edire corrisponde al !af. aggredì 
p. p. AGGRÈssrs, comp. della partìc. ad 
indicante direzione e gradi arnlare, cam- 
minarf, da GRÀDlTS pa^so, che vuoisi aflGne 

al Mìtrr. GRDH-YATI = GARDH-VATI agOf/ìUl- 

rf, appetire: da una rad. (mADH andare 
rertto, tendere e che nello zendo vale an- 
sa/tre (v. Grado). — In origine ebbe l'in- 
nocente irignificato di andare verso un 
luogo o una persona per parlare: ma ora 
ha j>empre il triste senso di Assalire. 
Deriv. Aggreggiane; AggresitSre. 

a^gre^àre lat. a(ìgregàre, vomp. della 
partìc. ad a e (ìregàre unire da (;rex- 
«;REt;is <freg<ie e traslativamente mo/titu- 
'h'ue (v. Gregge). — Unire, Aggiungere, ad 
un numero, ad una compagnia, a collegio 
od ufficio. 

Deriv. Aggregaménto; Aggregamo; Aggrega- 
tiro; Aggregazióne. 

aggressióne lat. a<ì<iressiòne(m) da ag- 
tiRÈ8SUS 7>. P' di A(U]^R£DI aatfidire (v. Ag- 
rjrtdire). — L'atto di assalire. 

ag^ezzàre v. Aggrizzare. 

agg^ricchiàrsi e raggricchiàrsi Lo stesso 
etimo di Aggricciarsi e perciò fa capo a 
«;RrNZA fv. Aggricciare). Altri invece lo 
ci>mpara ad Aggranchirsi, da (vrànciiio 
nei senso di contrazione (Caix). — Con- 
trarsi, Ripiegarsi in se stesso per freddo 
o altra cagione; Detto di foglie: Accartoc- 
ciarsi . 

aggricciare comp. della partic. ad e cìric- 
rÙRE e tota per ad-<;rizzàre, ag-grinzàre 
V. griti^^.in e cfr. aggricchiàrai) ovvero per 
ad-rh'Ciark (Caix), introdotta la g per 
lacilitare il suono (cfr, Granoccldo = ra- 
ur^nhio). — Abbrividire per spavento, e 
yrttpr. Sentir per la perbona un freddo 
^orrimento di sangue, con aggrinzamento 
della pelle e irrigidimento dei peli. 

aggrinzare e aggrinzire Eidurre in 
«rRìNZE, Increspare, Far le grinze, Dive- 
nir grinzoso. 

Cfr. Aggrtzzàre; Aggrezzire; Aggricchiàre, Ag- 
sricciàre (?); Aggrizzare. 

aggrizzare, aggrezzàre e aggrezzire 

i''»rme secondarie di AGCtRiNZÀRE at/grin- 



zire. — Prop. Far le grinze; indi Irrigi- 
dire, Irrigidirsi, Abbrividire. 

aggrommàre Attaccarsi a guisa di 
riRÒMMA o gruma. — Incrostarsi, Conglu- 
tinarsi. — Lo ste^sso che Aggrumare. 

aggrondare Aggrottar le ciglia in se- 
gno di cruccio. Adirarsi ; per metafora de- 
dotta da GRÓNDA estremità sporgente del 
tetto, poiché nell' ira le sopracciglia cor- 
rugandosi si rendono più rilevate e spor- 
genti, oppur meglio da grónda nel signi- 
ficato di broncio (v. Gronda). 

aggroppare Far gróppo o nodo, Rav- 
volgere, Ammassare. — Lo stesso che 
Aggruppare. 

Deriv. Aggroppaménto. 

aggrottare Si dice delle ciglia e vale 
Contrarle per ira, per minaccia, per se- 
i ri età, in modo da raffigurare la volta di 
una (UiÒTTA. 

aggrroYigliàrsi verbo denominativo di 
groviglio che propr. significa aggruppa- 
mento^ prefissa la partic. AD (v. Groviglio) 
Contronta dial. nap. aggrovogliare, ar- 
rovigliare? — Avvilupparsi, ritorcersi 
in sé medesimo, e dice&i propr. del filo che 
si ravvolge in se stesso, quando è troppo 
torto. 

Deriv. Aggrovigliolàre, ohe vale lo stesso. 

aggruccltiàrsi Forma secondaria di Ag- 
granchiarsi. 

aggrumarsi e raggramàrsi Rappren- 
dersi e formar grumo: e dicesi del sangue 
allorché assoda e si ammassa. 

aggrumolàre far grùmoli e per simi- 
Ut. Mettere insieme a modo di gi-umoli. 

aggruppare Far gruppo; fig. in modo ri- 
flett. Ristringersi come quasi in un gruppo. 

aggruzzolare Formar gruzzolo; Met- 
tere assieme (v. G ruzzo). 

agguagliare comp. della partic. ad e lai. 
AEQUALis e^Ma/e (Wr. guai). — Palleggiare, 
Appianare, Spianare. 
I Deriv. Agguaqliàbile; Agguagliaménto; Aggua- 
gliànza; Agguagìiatifre-trfce: Agguagltazitfne; Ag- 
guàglio. 

agguantare da gi^anto usato metxif, per 
mano (sp. (tu ANTA) premessa la partic. ad. 

— Prender con violenza una cosa e tenerla 
forte. Afferrare, Abbrancare. 

agguato pror. aguait; cat. aguayt; sp. 
agait; a.fr. aguet, onde Vavv. daguet. 

— Dal got. VAiT (preceduto dalla partii, a 
indicante fine, scopo) donde anche Va. a. 
germ. WAHTA, ted. mod. WACHT, guardia, 
sentinella: Vingl. to WAIT attendere, WAIT 
agguato, WATCH vegliare; Va. fr. GUAITE, 
mod. GUET sentinella, e Vii. (juatare che 
ha il senso originale di stare in guardia^ 
vigilare (v. q. v.). — Alcuni senza fonda- 
mento accennano ad una affinità coli' c^r. 
GiiUATA esser coperto. — Luogo nascosto 
o posto donde poter osservare il nemico; 

— Luogo dove si tende insidia per co- 



ag:g:aeffàrej — i 

fliere alla sprovvista uomini e fiere; — 
r^ insìdia stessa. 

Deriv. Agguatare (=port. sp. aguaitàr; a. fr. 
agueUr) tendere insidie; AgguataUfre-trCce; Ag- 
guaUvóU. 

aggneflTàre dall' a. a. ted. wifan (onde 
yuffare^ gueffare\ mod. weben tessere^ on- 
d* anche gukffa, che si usò per matassa, 
prefissa la parttc, ad. Altri pensa al fr. 
(VAFFER {«p. ciafar) uncinare da (IAPFB un- 
ci'noj che tiene al ted, «afel, (vABEL forca. 

— Voce ant. Propr. Aggiungere innaspando 
filo a filo; e quindi per shiìUit. Aggiungere. 

aghiàdo posto avverbialmente vale a col- 
tello^ e trovasi usato coi verbi Esser morto, 
ucciso, Uccidere e simili. Viene dal lai. 
(VLÀDU'S spada o colteììo, e la preposiz. a 
indicante strumento o mezzo ed equiva- 
lente a con (v. Giado e cfr. Agghiadare). 

aghiròne v. Airone. 

agìhre prov. aisare: a. fr. aisier, a ai- 
si e r. — l^rov vedere altrui quelle cose che 
procurano A(iio, Sovvenire di agi, e rifìes. 
Fornirsi e godere agiatamente di alcuna 
cosa. — Posare o sedersi con agio, ossia 
comodamente: onde poi il senso di Trovar 
comodo e opportuno, Appagarsi, Adattarsi. 

— Questa voce è oggi quasi intieramente 
sostituita da Adagiare. 

Deriv. Agiaménto; Agiato. 

agiato fr. A18E contento; AISB agevole, 
comodo, dove si st<i con agio — p. p. di 
ACUÀRB starsi con agio. (v. Agiare). — Che 
vive '^on agio, Che è provveduto di beni 
di fortuna. 

Deriv. Agiatézza, 

àgile lat. À(iile(m) {sscr. a(;irà) propr. 
che può fare, da À(ì(ERE)/are, operare, an- 
dare, venire (v. Agire) e il suffisso -ile(m). 
Leggiero nei suoi movimenti, Destro. 

Deriv. Agilità. 

kgìo a. it. a s i o: port. a z o; prov. a i s, a i s e, 
onde a i s a r adagiare; a. cat. e a s e; a.fr. a i s e 
(mod. a i s an e e) onde a i si e r provvedere, aver 
cura (ingl. ease). — Secondo lo Schilter, il 
Castiglione ed altri dal got. azéts (= angs. 
EADHE, a. a, t^d. òdi) facile, comodo (fr. 
AI8É), a cui fa riscontro anche il celto: 
h. bret. EZ, ÉAZ comodo (agg), gael. Athais, 
Adhais (igio, cornov, AIZA dare, concedere 
e come sosf. agio, comodità: d'onde si de- 
sume che trattisi di una radice comune 
ugualmente al celto e al germanico. Altri 
propone il gr, aÌSIOS propizio, opportuno, 
ma ncm è dato scorgere la via seguita da 
questa voce per introdursi nelle lingue 
neo-latine; ed altri ancora il lat. òtium 
ozio; od ansa ansa, presa, e fig. facilità, 
occasione, come in Plauto: Quaerere an- 
SAM ut infectum faciat (Persa, IV, 4, 
121); donde si sarebbe fatto aso, asii'm, 
colla perdita poco giustificata della n. — 
Stato di chi gode ciò che è di comodo, di 



ì — [agiografo 

utile e di diletto; Comodità; Riposo. — 
Al plur. Ricchezze, Delizie della vita. 

Deriv. Adaqiàre; Adagio; Agiàre; Agiato; Di- 
èàgio; Malagiato; ofr. Malàscio. 

agriògrafo gr. agiòcìraphos , camp, di 
ÀCrios sacro, venerando, che tiene alla ra- 
dice vag' (zend. yaz), del sscr. yag'-àmi, 
sacrificare, adorare, vag'-U8 sacrifizio, yag'- 
YAS renrras/owe, d'onde anche Farm, agh-kg 
buono e il gr. Àzò (per ÀCiiò, lÀG-iò ) venero, 
AGNÒS puro, integro, sacro, pio, À(K)S ve- 
nerazione, cosa saci'a a Dio ecc., e (ìrà- 
PHEYS scrittore, — Scrittore di vite dei santi. 

Deriv. Agiografìa, 

agire dal lat, àgere andare, venire, cfm- 
1 dui-re, spingere innanzi, fare, operare, por- 
i tato sotto la quarta coniugazione (in ire) 
; dalla rad, AG {zend, az, germ. ak) muo- 
vere, che è nel sscr. ag'àti spingere, con- 
i durre, andare, AG 'mas via, tratto, ond' an- 
! che il gr. À(;ò (a. n. ted. aka), aginkó 
I muovo, conduco, faccio, A(iÒ8, ÀKTOR duc^, 
AGÒN contesa, certame, A(H"'IA via, strada, 
\ AGRA (zend. azra) caccia e V island. iaga 
esercitare. Dunque la idea originaria si è 
quella di muovere, d'onde ne sorsero poi 
diversi significati, tali nel greco quelli di 
\ guidare, menare, portare, alzare, allevare^ 
1 sollevare (un peso), pesare, e fig. osseì-vare, 
stimare, giudicare, assumere un in(zaric(f, e 
nel latino anche andare, venire, fare, ope- 
rare; diportarsi; vivere; procurare; trattare; 
dire, raccontare. — Operare, Produrre il 
suo effetto. 

Deriv. Agente; Agévole; Agibile; Àgile; Agitare; 
Attivo; Atto; Attóre; Attuale; Aziéne. 

Cfr.: Agnèllo; Agóne; Agora; Agro; Ambiguo; 
Anagogia; Aese; Assioma; Coagulare; Coatto; Ege- 
monia; Esame; Esatto; Esegesi; Esigere; Esiguo; 
Esile; Indagare; Isagoge; Litigare; Narrare; Pa- 
ràgoge; Prodigio; Pròdigo; Purificare; Redigere; 
Sinagòga; Stratego; Transigere. 

agitare corrisponde al lat. agitàrr 
frequentai, di Agbre mettere in moto, sjtin- 
gere innanzi: propr. porre in rapido movi^ 
ìuento, spingere innanzi con celerità (v. Agire). 
— Muovere qua e là, Scuotere e fig. Ecci- 
tare, Commuovere, Turbare, Tenere in- 
quieto. — * Agitare cause, questioni » e si- 
mili dicesi nel foro per Trattarle, quasi 
metterle e tenerle in movimento. — « Agitare 
una cosa nella mente » è Rimulinarla, vol- 
gendola e guardandola per tutti i versi. 

Deriv. Abitàbile; Agitaménto; Agitatóre-trlce; 
Agitazióne. 

àglio 2>^ov. a Ih; //*. ail; cat. ali; «^>. 
ajo; part. albo; rum. ai'u — dal lai. Ah,- 
LiVM, ALii'M che cfr. col gr. aglis spicchio 
dUiglio, A(H.iTiiE8 capo d'aglio, aglidìon 
aglio. Altri, ma non bene, traggono dal 
lat. OLEO o HALO esalare odore. — Genere 
di piante della famiglia delle liliacee, che 
i Greci per il loro forte odore aborrivano. 

Deriv. Agl0io; Agliata (savore); Agliétto. 



rwm 



mm 



agnato] 



29 — 



[ago 



Bgi^to lat. AGNÀTirs da agnàsci na- 
»cere vicino, nascer appì-ettuo, comp, della 
partic, AD (ij presso e ONÀSCI forma anti- 
quata di NÀSCI nascere (v. q. v.): propr. 
generato dallo stesso padre o da uomini 
appartenenti alla famiglia. — Parente da 
parte di padre. 

Deriv. Agnàtico; Agnatizio; Agnazione. 

Ideilo pr(/v. agnels; fr. agneau. 
Molte supposizioni si sono fatte dagli An- 
tichi per scovrire la oscura origine del 
ìat. AiJNÉLLUS forma dimin, di ÀoNUS, che 
risponde nel significato al (jr, àmnos (che 
sta per ÀFXOS, affine al sscr, avis pecora, 
ond'anche il gr. òis per ofis = fat. òvis pe- 
atra, e al Ut. àvinas pecora). Alcuni p. es. 
la vollero derivata dal gr. a negat. e gk')N08 
gmerazitme, per dire che non ha ancora 
generato, altri dal gr. AdNÒS pui-o, casto, 
miza vizio, perchè gli agnelli, cioè i parti 
della pecora che non abbiano compiuto 
l'anno, erano ritenuti ostie pure, grate 
agb* dei, e come tali atte ad esser immo- 
late: talaltri sciolsero il gr. àmnos, àm- 
xios nella partir, negat. a e mènos ira, 
ciok nenz" ira, mansueto: ma tutte queste 
ipotesi sentimentali svaniscono, ove anche 
ì!Ì rifletta che ACixrs ebbe il proprio si- 
gnitìcato di capro, l>ecco, maschio deìla j)e- ^ 
cura, riservandosi solo il diminutivo ad , 
e&primere 51 tenero parto di essa, che bene 
a ragione i sacri testi prescelsero a sim- 
l>oleggiare la casta e mansueta figura del 
Cristo. — E quindi ragionevole supporre 
che al paro del sscr. xa'À capra, a(; Às ca- 
lvo, tragga dalla rad. a(1 muf)vere, spin- 
^nt (v. Agire e cfr. Agro), a cui possono 
quindi ridursi anche il gr. aìx, genit. ai- 
im, capra, ciipi-o (cfr. Egida), il ìit. oz-YS 
ffcro, e Va.slav. A(iNE, jaone agnello; pro- 
pr. semoventi, ovvero anima/i che si condu- 
'^mo (al pascolo). 

Deriv. Agnellàio. 

afnellòtto ìomh. agnolin; parm. a no- 
ie n. Alterato da ane/lòtto, perchè si fa 
torcendo la pasta in forma di anello. — 
Jv)rta di pasta ripiena di carne battuta da 
cuocersi in brodo. | 

afnizióne dal lat. A(initiòne(m) V atto \ 
*y cono-s^re da À-axiTUS p. p. di a-CtNÒ- | 
SCLERE riconoscere (v. Conoscere). — Dicesi 
c<jsi l'atto di riconoscimento di persone, 
che suole avvenire in fine dei drammi. 

afnocàsto vocabolo ibrido comp. dal 
(jT. A(jxòs e lat. cÀSTUS, ambedue aventi 
il significato di puro, casto. — Sorta di 
pianta, chiamata anche vetrice, {lat. viti- 
'^W' cosi detta perchè si considerava er- 
roneamente dagli antichi come antiafrodi- 
siaca. I Greci la dissero semplicemente 
Mixòs e ne ornavano le vie nella festa di 
Pallade, la casta dea. 

à^vs-dei voce latina che significa 
n/fneWf di Dio, e dicono COSÌ la Imagine 



in cera di Cristo in forma di agnello (v. 
agnello). — Dicesi pure cosi La parte della 
messa, nella quale il sacerdote recita la 
preghiera, che comincia con quelle parole. 
ago dal lat. Àcus, che trae dalla radice 
indo-europea ak = ao, che è nel sscr. 
a^-NOTI, a^-nute raggiungere, penetrare 
(affine ad aks-ati, aks-noti raggiungere, 
ottenere^, A^RIS angolo, cantone, acras in 
composizione angolo, Ài^us rapido, akras 
sollecito, rapido, e d' onde anche lo zend. 
AKU punta, V a. a. ted. eggjii io aguzzo, il 
Ut. ASZ-TRÙs aruto, non che il gr. akb 
(== lat. ÀciES, zend. aku) punta, akàina 
spina, ÀKANTHA e àkanos spina, amcleo, 
cardo, akokè punta, àkòn colp<) di lancia, 
ÀKRIK cacume, sommilo, ÀKROS acuto, estre- 
mo, <^KYS (lat. òcior) rapido, e (dalla stessa 
radice allargata in aks) ox-ys acuto, acido, 
veemente, celere. — Strumento a punta, pic- 
colo e sottile, per lo più di acciaio, che 
serve per cucire. 

Deriv. Agaiuhlo; Agoràio; AgHio; AcUto: Aguz- 
zo; Aguzzare. 

Afiioi: Acacia; Acerbo; Acero; Acervo; Acéto; 
Achérdo; Aciculare; Acido; Acònzio; Acre; Aerò- 
baie; Acròpoli; Acròstico; Aquila (?); Equino; 
oca (?); ossido. 

agognare dal gr. acioniàn combattere, 
sforzarsi per vincere, essere in ansia (v. a- 
gone). — Bramare con avidità, poiché la 
brama è sforzo della volontà diretto a 
conseguire. 

Deriv. Agognatdrtt 

agonali lai. aoonàlia dal gr. agòn 
luogo dove si combatte, arringo (v. Agirne). 

— Cosi vennero chiamati certi spettacoli 
instituiti da Numa Pompilio in onore di 
Giano, come protettore degli afiari, che si 
celebravano in Roma nel circo, nei giorni 
nefasti 9 Gennaio, 20 Marzo e 10 Dicem- 
bre di ogni anno. 

agóne gr. a(ìòn propr. luogo o piazza 
del radunanza, da Àoo spingeì'e, muovere, 
conduìn-e (come convegno che trae ragione 
da venire) e cosi dalla stessa radice del 
lat. ÀG-MEN schiera, esercito in marcia v. 
Agire e cfr. Agora). — Adunanza pubblica 
per occasione di giuochi solenni, di gio- 
stre; e quindi luogb dove si combatte a 
fine di spettacolo; Arringo, Certame, Com- 
battimento a tutto transito. 

Deriv. Agonale; Agonia; AgonCsta = atleta; 
Agonistica; Antagonismo; Protagonista. 

Affin. Agognare; Agora. 

agonia dal gr. agonìa, gara, lotta, an- 
sia, angustia e questo da acìòn combatti- 
mento, certame (v. Agone). In ted, dicesi TO- 
DE8KAMPF httta, combattimento della morte. 

— L'ultima terribile lotta fra la vita e la 
morte, Sforzo della natura per resistere 
al male che opprime il corpo. 

Deriv. Agonizzare. 

agonistica gr. agonistiké (soft, tèciiné 
arte) da aììonistès atleta, che trae da àgòn 



agora] 



30 



'agro 



urintjo, Ihza (v. Agóne), — Arte di am- 1 detto il sapore delle tmtta noD ben ma- 
inaestrare ai combattimenti del circo, alla ture e di altre sostanze, che sembra punga 
palestra. il palato e ferisca la gola. 

agora (/r. \i\OVik propr. adunanza e 'mài , ^^«^n- Agréito: Agrétto ; Agrézza; Agrigno; 
eoncione, discorso da AcmÈiRÒ convoco, ra- \ ^^f "«'' f^'^''\ ^^'^'"^- ^,. ^. 

duna e questo da àgò muovo, vado, mi reco, 1 ^«^ro (sost.) lat. AimiTtf, caso obliquo di 
conduco (V. Agire). — Cosi i Greci chia- i Ager = 5rr. agròs, che confronta col got, 
mavano il Foro e le Assemblee popolari j akrs, coli' a. /et/, acchar, mod. acker cam- 
€he vi si tenevano. P^'y campagna, e col sscr. àora« pianura, 

. , , , ^ . j 1 campagna, cui il Duden ed altri riportano 

agostàro ^>.^«^ Ai'<iU8TÀRiusda Aicvu- iJt^';^^;^ ^^^ ^^^-^ ^^1 /«^ àc.erk 
STUS nel senso d^«./>em/ore. - Moneta , ^^^^,^^ condurre, dandogli per tal modo 
d'oro fatta comare dall'imperatore iede- .j ^^^^^ ^. ^^^ ^^ ^^^,^ ^. ,^,^^„^^^ /,• 
rico II di Hohcnstauten, che aveva 1 im- 1 ^^^^^^^^^ ■ ^,^^^^,^^/ ^^ ^^^ ^^^^^ ^j^^ -^ 
pronta della sua testa. tedesco havvi Trift mandra e jxtscolo, che 

agrèste dal fat. agrèstem (■= gr. À- tiene a treiben spingere innanzi (v. Agro). 



<1RI0S) da ÀGER {= gr. agròs) campagna, 
che risponde al sscr. àg'ras pianura (v. 
agro 1). — Che attiene alla campagna. 
Villereccio, Selvatico, e meta/. Rustico, 
Fiero, Aspro. 

Deriv. Agretteménte. 

agrèsto rum. agris; prov. agras; a.fr. , 
aigret; porf. agra^o; sp. agraz; — Bai 
lat. ÀCER agro, acre (c/r. Valb. agurìda, 
a cui però il P. Camarda nella sua « Gram- 
matologia comparata della lingua alba- 1 
nese » pone accanto il pere. AN(^f R uva). 
— Uva acerba, o liquore che se ne estrae 

f)er uso di condimento, che allappa il pa- ' 
ato ed allega i denti. 

Deriv. AgrèBta; Agrestàre; AgrMtàta; Agresièo; , 
Agrettézza; Agrestino; Agrtsióto; Agreatttme. 



— Campagna, Territorio. 

Deriv. Agrària; Agrìste; Agricoltura; Agri' 
mensUra; Agronomia; Peregrino. 

agronomìa lat. agronomìa dal gr. agròs 
campo (v. Agros) e nòmos legge, regola (v. 
Economia). — Scienza che insegna le teo- 
rie della coltivazione dei terreni. 

Deriv. Agronòmico; Agrònomo. 

agrétto e gròtto alterato dal gr. ono- 
KRÒTALOS, a parola asino schiamazzante, da 
cui il lat. ONOCRÒTALl's, e d'onde fors' an- 
che lo sp. ALCATRAZ jìellicano (\. Albatro). 

— Uccello palustre, più grande del cigno. 
agaàto V. Aggìiato. 

agiìcchia da acùcla contratta di acù- 
CVLA (= acì(ULa) forma dimin. del lat. 



agricoltura lat. ac^icultura da À(ìer ' Àrus ago (v. Ago e cfr. Guglia). — Ago 
gen. agri campo (v. Agro) e CULTURA da per lavori a maglia. 
CÒLO coltivo, mediante il p.p. CÙLTUS (v. | Deiiv.- Agucchiare; Agucchiòtto. 
Coltivare).^ L'arte di coltivare i campi: i agngèlla dimi7ì. di AGrGLiA== rrcuiA 
differente dall'Agronomia, che insegna la | che dal suo canto è dimin. di ago (v. Agu- 
teoria e le leggi dell'agricoltura. ! f^fia). — Punteruolo, o simile Strumento 

Cfr. Agricoltóre. i appuntato. — Nome di quell'insetto, che 



agrifòglio lat. acrifòlius comp. di acer 
acuto e voTjIVM. foglia (v. acre e cfr. acher- 
do, acrtc/a). — Specie d'albero dalle foglie 
spinose. 

agrimensura lat. AcmniENSi ra da àcìer 
genit. agri campo, podere (v. Agro 2) e 
MENSÙRA misura (v. q. v.}. — L'Arte e la 
Professione di misurare 1 terreni e descri- 
verli in piante e mappe. — Un di i misu- 
ratori di campi costituivano un corpo for- 
mato in collegio dagli Imperatori romani 
e pagato dallo Stato. 

Cfr. Agrimens(fre. 

agrimònia dal gr. À(ìro8 campo e mo- 
nÌa -= MONE dimora (da menò rimango). — 
Genere di piante vantate dagli antichi 
come efficace rimedio contro l'itterizia ed 
altre malattie e cosi dette perchè alli- 
gnano attorno alle siepi e agli orli dei 
prati. I Greci le dissero Eupatorio da Mi- 
tridate Eupatore, che vuoisi essere stato 
il primo a scoprirne le virtù. 

agro ((ti/g-) a. sp. agre; /r. ai gre. — 
Torma addolcita di acre (v. q. v.). — Cosi 



in Toscana dicesi Cavalocchio. 

agdglia^ji;. aguja;|?r6»v.e/>or^ agulha; 
cat. agulla; fr. aiguille ago. — Da Àcus 
ago, cosa fatta a punta mediante la forme 
dimin. Acr 'CLA sincopato di acùci'IìA, che 
leggesi in parecchi manoscritti del Codice 
Teodosiano (v. Ago): altri pone quale in- 
termedio le forme Ali lea, acùlia simili 
ad AC r LEO. — Ago, e per lo più quello 
della calamita. Obelisco, Guglia. — Specie 
di pesce di color pendente al verde, con 
un rostro quasi cilindrico, simile al becco 
dell' Aghirone. 

Deriv. Agugliata: Aguglióne; Agugliòtto che è 
una specie di gangnero per mantenere in bilico 
e girante il timone della nave. 

agùto dal lat. acùtis acuto, da Ài'i;s 
punta. — Lo stesso che Acuto. — Sosf. 
Chiodo, Chiavello. 

Deriv. Agutàme; Agutàre; Agutello; Agutoli; 
Aguzzare. 

agùtoli dal lat. acitulis (dimin. di acu- 
ti' s) alquanto acuto. — Frutice spinoso e 
buono a far siepi. 



Ag'iizzàrel 



81 — 



[aiaòlo 



aguzzare e auzzàre })rov. agusar; fr. 
aiguiser; sp. aguzar, aguciar; puri. 
agupar. Dal b.ìal. acitiàre = acutAke 
e questo da acuti's acuto (v. q. v.). — Ren- 
dere acuto, pungente, ejì<f. penetrante, sot- 
tile. Aizzare, Istigare. 

Deriv. Aguzzaménto; Aguzzata; Aguzzattira; 
Aguszélto. 

ttgnzzino corrisponde al fr. akìioisin e 
pare corruzione dello «p. alcuacil (ter- 
ijente di jMiìazzo (v. AlquazìF), - Colui che 
ha in custodia i condannati alla galera, 
al carcere; Birro; e per facile traslato: 
Uom crudele nel sorvegliare o nelP ese- 
guire gli ordini dei superiori. 

ainlzzo e a^zo dal lai. Aia'Trs acutoy 
mediante la forma comparativa acuti LS 
if/r. Aguzzare). — Acuto. Terminante a 
punta. 

àia dal lat. àrea spazio largo ed aperti*, 
e indi aia che alcuno confronta al//r. alga, 
aloè aia, congiunto ad aloàò trebbiare, 
fnittere (l grano, ma che invece sembra più 
consentaneo al significato proprio di super- 
jùne piana e libera connettere alla radice ar 
itejtarare, af largare, ond' anche il h't. AraS 
t'aperto, e Va.a.t^d. er-in aia (v. Area). 

— Spazio aperto di terreno, spianato e ac- 
cumodato per battere il grano, che gli anti- 
chi solevano fare anche anno per anno in 
mezzo al campo. Nell'uso si distingue da 
(irta, che è adoperato in senso più generico. 

— « Menare il can per Paia » = Mandare 
le cose in lungo per non venire a con- 
clusione. — « Pagare in su l'aia » Pa- 
gare immediatamente e sul luogo dov'è il 
grano, cioè la merce che si compra. 

Deriv. Aiata; Aiuòla-o. 

àio-a dallo sp. avo maestro di casa, il 
cui femminile è ava, che potrebbe avere 
• •rigine gotica: a. a. ted. hagan, ha(;ian 
difendere, curare, onde hagio curatore ed 
una forma secondaria haio custode, (che 
jjer alcuni risponde aìVillir. hai a cura, 
impegno, sollecitudine, HAJAU che ha pre- 
mura, che è sollecito). Larramlndi addita 
il bcuic. AVOA col senso di colui che segue, 
rjtf guarda e ZA VA custode, guardiano ed 
altri fìnanco il gr. a(»<)S conduttore. — La 
persona alla quale è commessa la cura 
di costudire ed educare figli di qualificati 
[«rsonaggi nei buoni costumi e nello l)elle 
creanze. 

aliante dal chinese ailanto aliterò del 
fido. Altri invece dice che è voce formata 
dal Desfontaines col fr. ail aglio e gr. 
ANTHOS fiore. — Genere di piante dicoti- 
ledoni della famiglia delle simarubèe, ori- 
^narie della China e del Giappone, che per 
li loro bellezza si coltivano da gran tempo 
ne* nostri giardini. 

aivòla dal lat. areòla dimin. àrea, 
f Inizio lììtero e piano (v. Aia). — Scompar- 
timento di terreno negli orti e nei giar- 



dini, e lo Spazio ove sì tendono le reti per 
uccellare. 

Deriv. Aiuhlo. 

aiuòlo e aiòlo Rete da pigliare uccelli, 
che si adatta in suU'ahiólo, dove è l'ae- 
scato {\. Aiuola). — Si dice « Tirar l'aiuolo » 
per non lasciarsi fuggire l'occasione di av- 
vantaggiarsi comechessia, e « tirar l'aiuo- 
le » per Morire, paragonando le contrazioni 
dell'agonizzante coi movimenti di chi tira 
l'aiolo. 

a iÒ8a Modo avverbiale che vale: In gran 
copia. Abbondantemente. Si ritiene che sia 
parola corrotta da chiosa, che un dì valse 
moneta di niun valore: poiché dicendosi: 
della tal mercanzia ve n'era a iosa oa chio.sa, 
s'intende che ve n'era così grande abbon- 
danza, e per questo era a cosi vii prezzo, 
che se n'aveva fino per una chiosa. 

aire A parola vale ad andare (v. Ire^. 

— Avviamento, Direzione; nelle frasi 
♦ Dare, Prendere l'aire». 

airóne o aghiróne sp. airon; a.fr. hai- 
ron, rnod. herón; prov. aigron; cai. 
agro. — DdiìV a. a. ted. gekur, HEiaRO = 
sved. HAKiiER che vale lo stesso. — Uc- 
cello coU'occipite nero e il dorso azzur- 
rognolo, che usa ne' luoghi acquosi: te- 
nuto in gran pregio per farne preda e 
per lo sue belle penne nere. I Latini lo 
dissero Ardea, i Greci Krodiòs. 

aita prov. ahia = a.fr. aie, mod. aide 
(in a ide -de -camp). — Imperativo di ai- 
tare, usato in forma d' interiezione e 
quindi come sost. invece di Aiuto. 

aitare dal prov. aidar {=fr. aider, 
aidikr) aiutare. — Dicesi poeticamente per 
Aiutare {lat. adjutare; soppressa per con- 
trazione la lettera u, come nel lat. hèr- 
CLK = HÈRCUJLB. per Ercole. 

Deriv. Aita; Aitante. 

aitante p. pres. di aitArb (v. q. v. ). — 
Propr. Colui che presta aiuto e quindi 
fig. Gagliardo, Forte, Robusto. 

aiutare ^rot'. ajudar, adjudar; fr. ai- 
di er; cat. e jìort. ajudar; sp. ayudar. 

— Dal lat. ADJÙTUS, (onde *adjutàre) *'m- 
pin. diADjrvARE, che vale lo stesso, ed è 
composto della partic. ad a, verso e jrvA- 
RE, supin. JiTiM, giovare (v. q. v.). — Por- 
gere soccorso, difesa, favore, protezione. 

Deriv. Aitare; Aiutaménio; Aiuto (a. fr. a««per 
atude^; Aiutante; Aiutattvo; Aiutatóre; Aiutatole. 

aizzare^./-. hicier, h esser. — Sta per 
adizzAre comp. della partic. ad verso e 
IZZA, che vale ira, stizza (v. Izza), quando 
non tragga più direttamente dal ted. het- 
ZBN, ant, KAZJAN (= celt. issa) incitare, spe- 
cialm. i cani i^afline SLÌVingl. to hunt cac- 
ciare), dalla stessa radice del ted. hassen, 
ant. HAZZEN odiare (v. Odio), — Ammet- 
tere il cane o altro animale perchè moi*da 
od offenda comecchessia. Fig. Stimolare, 
Istigare. 

Deriv. Aizzaménto. 



ala 



— 82 



[alambicco 



ala hit. ALA per àcla o àsla dallo 
tìtesso ceppo della voce axìlla per acsìlla 
= a.a.ted. ausala {mod. achsbl) ancella: 
che il Grìmm seguito dai più reputati eti- 
mologisti reputa affine al gr. ÀxÒN = a. a. 
ied. AUSA (mod. achsb) asHC (v. q. v.j e 
riferisce alla rad. AC condurre, andare (v. | 
Agire e cfr. Anceììa)\ mentre Io Schenkl con 
più ardita ipotesi pone in rappoi-to col yr, \ 
M-ÀLK anceììa, ed altri racc<)Sta alla radice i 
del (jr. lÀLLÒ mito, pongo in movimento 1 
{e fr.' Alito). — Parte del corpo degli uc- 
celli e degr insetti, che serve loro per vo- ; 
lare e per reggersi in aria. 

Deriv. Alacre (aggett.); Alato; Aleggiare. | 

alabarda sp. e jntrt. alabarda;/r. hai- j 

lebarde; fed. hellebarde (introdotta la r/ 1 

per influenza del francese). — DallNi. m. \ 

ted. HELM-BAUTK COmpOsti» di HRLM = ' 
HALM(K)a*/rt e HAUTE (mod. barthe) ottcta, I 
Udire, ossia ncure in anta ; ma che altri | 
identificando il primo elemento con helm 
eìmof traduce ttcure j>er spezzare l'elmo. Il 
Wt»ise a il Mackel invece danno per etimo 
sicuro Varah. kl-hakhbt apecie di lancia. 

— Soi-ta d^arme formata di una lunga asta, 
avente in cima un ferro simile ad una, 
scure, e che perciò serviva a ferire di punta 
e di taglio. 

Deriv. Alabardata; Alabardière. 

alabastro lat. alabastri-m, dal gr. alà- 
BASTRON", e più antic. alàbarton, parola 
venuta d'Oriente, che propr. significa vano , 
dtì unguenti (per solito di onice o di ala- 
bastrite colorita orientale) e che alcuno 
ritiene derivi dal copi, al pietra, Bo ca- , 
pelht o BB 8epoìcr<i e STI unguento, olio odo- ' 
roso, quasi dica: pietra }>er contenere un- 
guenti jìer i ca liei li, o unguenti da offrire ai 
morti, siccome suolovasi nell'antico Egitto, 
dove l'alabastro orientale è comune. — 
Pietra calcarea di varie tinte, della na- 
tura del marmo, ma trasparente e più te- 
nera e di aspetto quasi untuoso. 

Deriv. Alaboitràio; Alabastrt'no; AìabaMtnle. 

alàg^O V. alare. 

àlacre lat. ÀLA^RK^M^ dalla radice eu- 
ropea al a ha ir, sollevare (v. Alimento^: 
propr. deMo. vigilante. Altri non bene dal 
lat<> glottologico congiunge al gr, k-lai'H YS 
{sscr, LAtìHls) leggiero, ELArHRÒH snello. 

— Pi-onto, Attivo. Volonten>so. Fervido. 
Deriv. Alacrein<''Hte: Alacritìi. 

àlagi dall'am'». aalagl Arbusto spinoso 
che alligna si>ecialmente in Siria ed in 
Persia, che d4 una s]>ei^ie di manna auc- 
choriua, di colore giallognolo, la quale 
serve di alimentai al jwpolo (d^onde il nome 
ItKAle Amlnt-aìagi in Abissinia. 

alanàro dallo sp. al amar, che trae dal- 
Varaft. al \ artica e am.vra aìnlone. guaì'- 
nizione di ah'ti. — Allm^ciatura da abiti fatta 
con ooniicelle di sotiv, d'oro o d* argento. 



alambicco sp. alambique; fr. alam- 
bic; prov. alambiscj arah. al-anbiq. — 
Dal gr. ambix vaso, pentola, d'onde me- 
diante gli alchimisti che molto fecero su- 
dare gli alambicchi nelle loro chimeriche 
ricerche passò agli Arabi, che lo riporta- 
rono in Europa, come n'è prova l'articolo 
arabo (al) che ha conservato (v. LamJnccó). 

— Vaso per distillare. 

alano «j^. alào; a. fr. alan: Dal h. lat. 
ALÀNi^s, aggiunto di una specie di cane 
grande e gagliardo, quasi albànus, vuoi 
perchè, giusta il Menagio, originario del- 
l'Albania, cioè dell'Epiro, (come i molossi 
della Molossia, altro nome dell'Epiro), vuoi 
perché secondo altri di razza inglese, es- 
sendosi gli Inglesi, o piuttosto gli Scozzesi, 
detti in b. lat. albini o albani. 

alare {verho) s}). halar; /r. haler; poH. 
alar: dall'a. a. ted. halon, mod. halen 
= a. scand. hala tirai-e a sé. — Tirare con 
forza una corda. E di qui la voce mari- 
naresca Alaggio, indicante L'atto di tiraxe 
mediante una fune, detta Alzàia, un basti- 
mento o navicello per un fiume o canale, 
colla forza d'uomini o cavalli. 

alare (sost.) Confronta sp. ìslt focolare, 
llares catena del focolare. — Dal lat la- 
re s nome degli Dei protettori della casa 
e per est. focolare domestico con epentesi 
di a. per influenza della voce ala, a ctii 
anzi alcuno attribuisce addirittura la pa- 
ternità, dallo stare gli alari a guisa di 
ALE ai due lati del focolare. (Altri lo ri- 
porta al celt. lar camino). — Arnese di 
pietra o di metallo, che si tiene sul ca- 
mino, e che unitamente all'altro simile 
mantiei^e sospese le legna, acciocché più 
facilmente ardano. 

àlba/>r(n\ e sp. alva; /r. aube. — Dal 
lat. ALBA bianca (sottinteso nx luce). 

— Quello spazio di tempo tra il mattino 
e il levar del sole, cosi detto dallo imbian- 
car che fa il cielo quando il sole s' appros- 
sima airorizzonte. 

Deriv. Albicare; Albeggiare, e cfr. Alb(fre, 

albain* Alcuno dubita si riconnetta al 

ted. ALBERN = ALBER (a. a. ^erf. ALAWAu) 

fatua, il quale però etimologicamente non 
si presta, giacché il significato originale 
^ia quello di intieramente vero (all-wahr) 
da cui venne quello di sincero, scJtietto, 
semjtliiY, }>oi l'altro di semplicione, di scioccn: 
onde altri ricorse ad alba<ìU) sorta di panno 
ALBO o bianct), che forse dovè una volta es- 
ser preferiti per vestire dalle persone borio- 
se (v. All*agio\ — Boria, Vanità pomposa. 
Deriv. AÌbagiifeo. 

albàgio b. lat. albàsus da àlbts tmnoo. 

— Sorta di panno grosso in origine bÌ€«ico. 
albana dal lat, albis l^anco, — Varietk 

di uva bianca comune per tutta Italia. 

albanèlla pr<ìr. alban; /r, aubrier. — 
Dal laf. ÀLBrs bianc*^ ^cfr. Alita), — Uccello 



àlbaro] 



di rapina del genere del falcone; cosi detto 
dalPalbeggiar della coda. 

àlbaro o àlbero dal lat, Albus bianco, 
(jp. ALBÀR biancheggiante). — Sinon, di 
Fioppo: cosi detto per le sue foglie albe- 
scenti. 

albàtico dal lat. albàrb render bianco, 
mediante ìlp-p. albàtus (v. Albo). — Va- 
rietà d'uva nera, cosi detta perché buona 
a colorire il vino bianco; ovvero perché 
il suo vino coir invecchiare si spoglia e 
diventa albescente, come dice Plinio della 
lambrusca: nigro acino, intra quadriennium 
a/beitcentc vino. 

àlbatro 1. sp. castigl. al*borto; astur. 
albèdro; a. pori, èrvedo. — Corrotto dal 
ku. ÀRBUTUS, che vale il medesimo e che 
verosimilmente ha radice nella voce àrbor 
albero. — Pianta conosciuta anche col 
nome di Corbezzolo. 

Deriv. Àlbatra (la bacca che produce ralbatro)- 
2. Grande uccello marino (la Diomedèa 
exulans dei naturalisti), anzi fra essi il 
maggiore, delle regioni calde: cosi detto 
dal color bianco {lat. àlbus) di una parte 
delle sue penne, ovvero per alterazione 
dallo sp. e pori. ALCATRAZ, che propr. de- 
signa il pellicano onocròtalo, ma e stato 
applicato a parecchi uccelli acquatici, e 
se non è voce onomatopeica, come pre- 
tende il Vocabolario delP Accademia Spa- 
gnola, cioè imitante il suono che fa l'uc- 
cello nell'acqua bevendo, è forse parola 
analoga &lport. àlcatruz = éf/>. àlcaduz, 
daU'ara/>. al-qadu8, secchio, venuto dal 
gr. KÀDOS botticella: dappoiché il pellicano 
è stato appunto paragonato alla secchia 
di una macchina idraulica, per l'abitu- 
dine attribuitagli di recarsi a prender 
l'acqaa anche a grandi distanze nel de- 
serto, e dopo averne riempito il gozzo, vo- 
lare a versarla in alcune fossette presso 
il suo nido, onde aver modo di dissetare 
i suoi figliuoli. 

I albeggiare dal lat. albicare mediante 

I una forma secondaria albiciàre propr. 
biancheggiare, che trae da àlbus bianco, 

! alba la prima aurora (v. Alba). In gen. 

ì Tendere al bianco ; in partic. dicesi del Far 
dell'alba. 

Derir. Albeggiaménto. 

alberèllo nel senso di Vasetto, Barat- 
tolo, sembra derivi da una supposta forma 
alvoi-èllus o alvbolèllus respettiva- 
mente diminutivi di àlvus (mediante àl- 
voLi's) alvo ed estensivamente cosa cava, 
di ÀLVBUS (mediante alvèolus Ixicino, 
ra*ca, alveare (v. Alvo e Alveo). — Altra 
ingenua ipotesi è che tragga il nome dalla 
gUA forma, avente qualche somiglianza con 
un albero, secondo il Baldinucci, perchè, 
specialmente quelli per i colori, fatti di 
legno e lavorati al tornio. 



— dS — [alberése 

alberése dal lat. àlbus bianco, onde 
si fece anche albàrium bianco che si dà 
alle pareti, per mezzo di un supposto ag- 
gettivo ALBARIÈNSIS (v. Albo). Altri vuole 
sia cosi detta dalle figure in forma di 
ALBERI, che comunemente si veggono nella 
pietra di questo nome. — Pietra viva di 
colore che tende al bianco e fassene cal- 
cina. Si dice anco il terreno che produce 
siffatti sassi. 

albèrgo 6. lat. heribèrgium; a.fr. 
berbere, herberge; mod. auberge, hé- 
berge; prov. albercs; a.sp. albergo, 
mod. albergue; por^ albergue; ted.mod. 
herberge: àolVa.a.ted. hbribèrga = 
HARiBfiRGA (a.w. ted. HBRBBRGi), che propv. 
vale alloggiamento di esercito, composto di 
HBRi = HARi {mod. hbbr) truppa, esercito 
[rad. indo-germ. kar distruggere, che ri- 
trovasi pure nello slavo e nel greco) e 
BÈRGA o BBRG riparo, asilo. Altri dal- 
Va. ted. Ai>AL-BBRGA che darebbe il senso 
di nobile asilo, ma non si addice alle an- 
tiche forme romanze. — Casa dove si rice- 
vono ed alloggiano pubblicamente i fore- 
stieri per danaro. 

Deriv. Albergaménto; Albergare; Albergatore' 
trtce; Albergheria. 

àlbero 2)r<w. albre; sp. albol;/r. ar- 
bre; pori, arvore: dal lat. àrbor e più 
antic. ÀRBOS acc. àrborbm, che cfr. collo 
zand. URV-ARA, da una rad. URV (= urb, 
arb) nel senso di produrre, esser fecondo, 
che è pure nel sscr. urv-ara terra fertile 
e nel celt. arb-ara pianta di grano. 11 Va- 
nicek con altri invece stacca arb-or dalla 
radice sscr. ardh, che ha il senso d' innal- 
zarsi, crescere, prosperare {sscr. ^dh-no-ti 

= ARDH-NO-TI, 9DH-YA-TI = ARDH-YA-Tl), 

ond' anche la voce Arduo, cambiata la dh 
in B, come nel lat. rùber rosso, che sta di 
contro al lat. rut-ilus, ted. roth, tri. 

RÙADH, sscr. RUDH-I-RA, gr. E-RYTHRÒS eCC. 

(v. Rosso). (Il Delàtre lo scioglie nella 
partic. AD e radice sscr. bhu crescere, v. Es- 
sere). — La terminazione or sé non fosse, 
come sembra verosimile, puramente inor- 
ganica, e simile ad -os (== sscr. -as), po- 
trebbe stare per bhor (nel qual caso il b 
del primo elemento sarebbesi fuso col b 
del secondo) e trovare una correlazione 
nella desinenza germ. bar (= lat. fbr) 
col senso di portare, produrre: ted. fruct- 
BAR (lat. fructifer) fruttifero (v. Fero). 
— Nome universale di tutte le piante che 
hanno un fusto ritto, solitario, perenne, 
grosso, legnoso, il quale nella parte supe- 
riore si spande in rami a guisa di braccia, 
o in una chioma di fronde aperte. 

Deriv. Àlbatro; Alberata; Alberare; Alberéto; 
Alberóso; AlbUmo: Inalberare. Cfr. Arboeclllo; 
Arboràre; Arborato; Arbòreo; Arborescènte; Ar» 
boriz'zàre; Arboiclllo; ArbUsto. 

albicòcco dial.sen. bacò co; partito dal 
lat. PRAECÒCUM, maniera secondaria di 



albinàggio] 



— 34 — 



[albóre 



PRAECÒCEM precoce^ passò ai Greci sotto la 
forma di praikòkkion, prekòkkion (onde 
il mod. bbrykokon) e quindi agli Arabi, 
che ne fecero (preponendo, com' è loro 
usanza, l'articolo; al-barqùq o al-berqù q. 
Da questi tornò alle lingue romanze tra- 
sformato nello 8p, ALBARicoQUE, nel porL 

ALBRICOQUE, neil* «7. ALBERCOCCX), ALBI- 
COCCO e nel fr. abricot, onde il ted. apri- 
KOSE (v. Precoce). — L'albero che produce 
la prugna dell' Armenia, che viene assai 
primaticcia e che dai Romani fu detta 
praecoqua, in paragone della pesca che 
le assomiglia, la quale matura più tardi. 
(I Napoletani dicono crisuòmmolo ^^ gr. 
CHRVSO-MÈLON, comp, di CHRYSÒs oro e 
MÈLON mela), 

albinà^io e albinàto dal lat. barò, al- 
BÀNUS o albìnus, trasformato dipoi nel- 
Vtt. albanese e nel fr. aubain straniero^ 
e che dic-esi essere contratto dal lat. alibi 
NATDS altrove nato, onde albinàticus e 
quindi albinaogio. Però il Diez spiegando 
la voce aubain, ritiene sia mero amplia- 
mento di alibi altrove^ come ancien di 
ANTE avanti) prochain di proche ore»»o. 

— Termine di giurisprudenza che inaica un 
Preteso diritto del tìsco di succedere nelle 
eredità di quei forestieri che muoiono in 
uno stato senza avervi ottenuto natu- 
ralità. 

albino dal lat. àlbus bianco (v. Albo). 

— Nome che si dà dai naturalisti ad un 
uomo che abbia il colore della pelle bianco 
assai, gli occhi tendenti anch'essi al bian- 
co, d'ordinario poco veggenti e che mal 
sopportano la soverchia luce, i capelli di 
color dilavato ed albiccio. 

àlbis (in) v. Albo. 

albo lat, àlbus = sab. alpu, umbr. 
ALFU, gr, ALPHÒs (in Esichio) da una rad. 
albh o alf (ond' anche Va. a. ted, albiz, 
ELBiz cigno, e il gr, alphòs sorta di macchia 
bianca della pelle, àlphiton orzo mondo, 
farina d'orzo)^ che secondo eruditi filologi 
avrebbe il senso di cosa che ferisce V occhio. 

— Agg. Bianco : nel qual significato è più 
del verso che della prosa. — Sost. Voce 
d'uso comune, che presso i Romani stette 
a significare uno spazio di muro d'un 
edifizio, a cui si fosse data una mano di 
calce bianca, affine di scriverci gli an- 
nunzi al pubblico: di più il nome si 
estese a qualsivoglia tavola bianca, che 
portasse una iscrizione, come a dire una 
lista di senatori e di magistrati, gli editti 
del pretore ed altre cose di simil natura. 

— Album dicesi ora un libro elegante in 
cui sono raccolti versi, motti, ritratti o 
disegni di più persone. — In albis (sot- 
tinteso VESTiBUS) dicesi ancora la prima 
Domenica dopo la Pasqua, perche nei 
primi secoli del cristianesimo si battez- 



zavano i catecumeni vestiti di bianche 
vesti. 

Deriv. Alba; Albagia; Albaidne; Albana; Alba- 
nèUa; Albano; Albàtico; Albàro; AlbMine; Albe- 
rése; Albeaclnte; Albiccio; Albino; Alb<fre; Albfic 
do; Albiigine; AlbUme, Comp. Inalbare; Scialbo. 
Cfr. Alpi. 

albóre quello splendore albo o bianco 
del cielo, che precede l'aurora. 

albugine IcU. albùgine(m) da àlbus 
bianco (v. Albo). — Macchia bianca nella 
cornea dell'occliio che pare albume coagu- 
lato e per la quale essa perde la sua tra- 
sparenza; La cornea stessa o bianco dei- 
rocchio. 

Deriv. Albugine; detto della congiuntiva del- 
l'ooohio. 

àlbum V. Albo. 

albl&me dal lat. albùme(n), che trae da 
ÀLBUS bianco (v. Albo). — Il bianco del- 
l'uovo o Chiara. 

Deriv. Albumina. 

albUmina-e Uno dei principi chimici im- 
mediati del regno animale, composto di 
carbonio, idrogeno, azoto, ossigeno e solfo 
che forma quasi per intero I'albùme o 
bianco dell'uovo ed entra come principale 
componente in moltissime altre sostanze 
animali. 

Deriv. Albumin<f$o. 

klcadesp.port, alcalde, dall'ar. al-qàid 
governatore, da qada governare, condurre. 
— Governatore di una città nella Spagna 
(v. Caid). 

alcàico lat. alcàicus dal fr. alkaikòs 
che trae da AlkaIos (lat, Alcaèus), lirico 
greco di Mitilene, nell' isola di Lesbo, che 
fiori dal 510 al 602 circa av. Cr. — Ag- 
giunta di una specie di verso e di com- 
ponimento lirico inventato da Alceo. 

àlcali dall'araft. alqali comp. di al la 
e QALi soda {Salsola Kali dei botanici) spe- 
cie di pianta salsa, che nasce sul lido del 
mare, e dalle cui ceneri si trae un sale, 
che fermenta cogli acidi e li modifica, da 
QALAi cuocere, arrostire. — Cosi sono chia- 
mate le sostanze che han proprietà chi- 
miche simili a quelle della indicata so- 
stanza, conosciuta essa stessa col nome 
di soda. 

Deriv. Alcàlico; Alcalino; Alcolizzare. 

àlee lat. ÀLCE8 = gr. àlke, che alcuno 
ritiene stare in rapporto col gr, alke forza, 
possanza (àlk-imos forte, valido), ed altri 
dice di origine germanica o celtica, ma che 
invece è legato al sscr. ijt^AS, 99YA8 (che 
sta per arì^as, ar^yas) l>ecco di una specie 
di antilope, ond' anche il got. alhs. Va. a. 
ted, ÈLAHO, n. ted. èlor, mod. elch, sved, 
ELG, affine secondo il Weber al lat. hìrcus 
becco {cfr, Ircino e Orso): e che può con- 
nettersi a una radice ar = al nel senso di 
muoversi, che è nel gr, el-ayno metto in 
movimento, spingo e nel sscr. iy-ar-ti, 
9-NO-TI per AR-NO-TI mettere in moto, susci- 
tare, muoversi (v. Arte e cfr. Elefa9ité). 



alchechèngi] 



— 36 — 



[alcoràna 



— Robusto e poderoso quadrupede della 
statura del cavallo, somigliante al cervo, 
con coma grandissime e palmate, indigeno 
delle regioni settentrionali, dal volgo chia- 
mato la gran bestia. 

alchechèngi corrisponde all' aroò. al- 
KSKKNOi o KAKENDJ, d' Onde deriva. — 
Pianta frequente per tutta l'Italia, vol- 
garmente detta Vescicaria, perché i suoi 
calici dopo la fecondazione s'empiono a 
guisa di palloncini, contenenti frutti rossi 
come il minio, di grato sapore. 

alchèrmes sp. alquermez; pori, ker- 
mes; dall'a. arai, al il e qirmiz vermtj cioè 
r insetto che cresce nel Coccus bophica 
i dei botanici (v. C1ierme8\ e la pasta, che 
se ne forma e che dà una bella tinta rossa 
scarlatta (Devio). — Specie di liquore com- 
posto di alcool e giulebbe, tinto in rosso 
col kèrmeit e aromatizzato. 

alchimia prot*. alkimia;/r. alchimie; 
sp. e port, &ìqniinìa,;bas8. gr. archemia. 

— Dairara/>. al-kimia, che non riposa so- 
pra radici orientali, ma è formato dell'art, 
determ. arah. al. e gr. ghemeIa chimica e 
propr. fumane, da CHÈO verso, spando, (v. 
Chimica), a cui altri vorrebbe sostituire 
Varab. chema segreto. — Voce usata per 
la prima volta da Giulio Finnico, contem- 
poraneo di Costantino il Grande, per in- 
dicare quella scienza o arte vanissima 
appresa dagli arabi, la quale pretendeva 
insegnare il segreto di convertire mediante 
fusione i metalli ignobili in oro, comporre 
medicamenti atti a guarir tutti i mali, e 
prolungare con miracolosi liquori indefi- 
nitamente la vita. 

Deriv. Alchimiàre; Alchtmico; AlchimUta; Al- 
chitniztàre. 

alcióne <fr, alkyòn {lai. alcèdo; a. a, 
ted. al aera) che vuoisi camp, da ÀLS mare 
e KYO generare. — Uccello comunemente 
chianiato Martin pescatore e Gabbiano, 
che fa il nido sull'estremo lido del mare. 
I Credesi che annunzi tempesta, quando di 
I importune grida empie le rive e volteggia 
incerto in tomo agli scogli. 

àlcool sp, e port, alcohol; arag. al- 
cofol (che vale anche antimonio)] cat. al- 
cofoll. — Dall' araft. al il e kohl pol- 
vere sottilissima di antimonio (v. q. v.) 
u^ata in Oriente dalle donne })er tingersi in 
nero le ciglia e gli orli delle palpebre {elyr. 
QALAL e»ser leggiero). — Anticamente da- 
vasi questo nome a varie sostanze volatili 
ed anche alle polveri ridotte impalpabili: 
cosi alcool di solfo significò polvere finis- 
sima di solfo. Boerhaave ne voltò la signi- 
fìcazione a denominare il principio infiam- 
mabile purissimo, ridotto al massimo di 
semplicità. Più tardi fu usato per liquore 
spiritoso formato dalle parti più sottili: 
onde si diceva spirito di vino alcooliz- 
ZATO per raffinato. Ora Alcool è sinonimo 



di spirito di vino o di altre sostanze vi- 
nose private dell'acqua e delle altre parti 
più gravi, e cosi reso sottilissimo e leg- 
giero, per mezzo di ripetute distillazioni. 
alcorano lo stesso che Corano, giacché 
il prefisso AL non è che l'articolo arabo 

Sv. Corano). — La bibbia o libro sacro 
le' Maomettani. 
alcòva jjror. alcuba; sp. e port. alcoba; 
fr, alcòve, ant. a u cube. — Dall'ara!», al- 

QOBBAH O AL-QUBBBH COmp. dì AL articolo 

determ. e qobbah volta, cupola, padiglione, 
stanza, gabinetto da qabba inarcarsi {cfr. 
Ctiba). — Il Grimm invece, disapprovato 
dal Duden, tiene per una origine germa- 
nica e cita Va, a. ted. alahkovo (alah 
tempio e kovb (w. a. ted. kobe, b, ted. KO- 
bbn, kofen) tetto. Ma è più verosimile 
sia venuta dagli Arabi di Spagna. — Stanza 
divisa in due parti per lo più da un arco, 
che si chiude con portiere o cortine, allo 
scopo di adoperarla solitamente per un 
doppio uso, cioè per camera da letto e 
salotto da lavoro. 

alcuno sp. SLÌguno; port. algune;|)7'oi'. 
alcus: fr. aucun. — Dal lai. aliquis 
qualcìie e UNUS uno, mediante una forma 
ALiCLNUS. — Pronome partitivo di quan- 
tità indeterminata. 

aldermàno è Vingl. alderman coìnp. 
deìV a. sass. ealdor anziano (= dan. ael- 
DRE, ted. ALT [comparat. alter] vecchio) 
e MAN uomo. — Magistrato municipale 
d'Inghilterra, Priore. 

àldio e aldiéne (cfr. sp. a Idea contado, 
villaggio, aideano villano?), B, lai, ÀL- 
Dius, dall'ani ted. ald ministro, sei-vo, che 
probabilmente è connesso a halten te- 
nere. — Voce ant. Servo destinato alla col- 
tivazione delle campagne. 

àlea lat. alea, che il Pott ritiene detto 
per Aslea, dalla rad. as gettare, ond' anche 
il sscr. prAsakas (per pra-Asakas) dado. 

— Propr. Giuoco di sorte: ma nel fòro si 
usa nel senso metaforico di Rischio. 

Deriv. Aleatòrio = ohe espone a rischio. 

aleàtico quasi bllenatico da èllen 

— genit. ÈLLENOS - greco. — Altri propone 
ALIA luogo vicino a Palermo, ma è da 
dubitarne, perché innanzi tutto il vino 
che ivi si produce è di cattiva qualità. 

— Nome di una sorta d'uva proveniente 
di Grecia, di cui si fa un vino squisito, 
di particolar sapore^ che porta lo stesso 
nome. 

aleatòrio da àlea rischio. Che espone a 
un rischio, e dicesi di certa specie di con- 
tratti, come p. es. quello di assicurazione. 

aleggiare da ala, con una terminazione 
itiàrb indicante movimento operoso e 
che trovasi in maneggiare ed altri verbi 
con senso frequentativo. — Scuotere le 
ali leggermente tanto da sostenersi in 
aria, e attribuiscesi per metafora a' venti 



alenare] — 36 — 

placidi come il zaffiro. Per estens. Muoversi 
a guisa d^ala, conforme usava il Chiabrera: 

Un aleggiar leggiero di remi in mare usati 
A far spume d'argento (P. 1, cam, 1). 

alenare prov, a.ìeTL&T respirare; fr. ha- 
lener, haleiner fiutare, spingere il fiato, — 
Il Diez crede sia derivato con trasposizione 
di lettere dal lat. anhblare, che nella 
bassa latinità valse anche respirare. Al- 
tri giudica più corretto trarlo da halare 
soffiare, che però non spiega I'en che sta 
di mezzo. — Anelare, Tirare il fiato lungo. 

Deriv. Aléna (fr. haUiné) fiato; Alenatnénto an- 
samento; AUtkSso ansante, asmatico; Léna. 

alerióne e alleriénep*. ale rio n. — A- 

quilotto senza rostro e senza artigli, con 
ali disteso, negli stemmi di nobiltà: cosi 
detto per alcuno dalle ali, la parte che più. 
campeggia; ma che veramente è dal m.a. 
ted. ADBL-AR (=EDLER-AAR) aquila di no- 
biltà, come apparisce anche dalla forma 

ALLERIONE = ADLBRIONB. 

alessandrino specie di verso composto 
di dodici sillabe, cosi detto per essere stato 
per la prima volta adoperato in un antico 
romanzo o poema francese sopra Alessan- 
dro il Grande. Fu portato alla sua perfe- 
zione da Comeille, Itacine e Chenier, ed è 
simile e monotono come il martelliano 
usato da Pier Jacopo Martelli. 

alessifàrmaco^r. alexiphàrm acon comp. 
di ALExèo discolia e phàrmacox veleno. 

— Denominazione generale dei rimedi con- 
tro il veleno. Sin. di Antidoto. 

alessitèrio gr. alexetèrion comp. di 
AL.EXKO respingo, difendo. — Preservativo, 
Antidoto, Contravveleno, Rimedio. 

aleteologia dal gr. albtiieìa verità, 
comp. della partic. negai, a e la rad. lath, 
che ha un senso di esser nascosto, onde il 
lat. LÀTBO son nascosto, quasi dica ciò die 
non può essere dissimidaio (v. Latente) e 
L.('>GOS discorso. — Trattato nlosofico sulla 
verità. 

alezàno dallo sp. alazàn {port. ala- 
zao, fr. albzan) e questo dalParoò. halsa 
femm. di ahlas cavallo sauro. Anche bal- 
zano viene dal femm. di una voce araba 
(Devic, Littré). — Si dice di un cavallo 
che abbia i crini e le estremità dello stesso 
colore del manto, mentre il baio ha i crini 
e le estremità nere. Sauro. 

alfàna dallo sp. alfàna, grosso, forte 
e animoso cavallo arabo, onde il/r. destrier 
aufaine: e vuoisi derivi dall'aro^. AL(ar- 
tic.) e FANNAN onagro {asino selvatico). 

— Voc. ani. Cavalla, propr. da cavalcare. 
alfabèto lat. àlphabktum da alfa, bèta 

prime nella serie delle lettere elleniche. 

— Serie dei caratteri esprimenti i suoni 
di una lingua. — Giova qui ricordare che 
i Latini ebbero nella forma dell'alfabeto 
cumano i caratteri degli Elleni, i quali 



[alfière 



li avevano ricevuti, come appare dalla 
loro forma e dal nome, dai Fenici. 

Deriv. AnaìfabUa = Che non sa leggere. 

alfière sp. e port. alfèrez; ant.sp. alfé- 
rece, alferce. — Taluno trae questa voce 
dall* an<. germ. halfer (ted. helfbr) aiu- 
tante, dalia stessa radice di HALP(mod. hùl- 
fe) soccorso, Meglio dall' araò. al-fàri8 
cavaliere da faras cavallo, per interme- 
dio della lingua spagnola (Freytag, Devic). 
Altri finalmente credono ravvisare nel 
secondo elemento della parola il lat. fà- 
RBN8 che port<t. La voce però è al certo 
venuta con gli arabi della Spagna, e la 
mancanza di aspirazione iniziale esclude 
Porigine germanica. — Ufficiale nella mi- 
lizia incaricato di portare la bandiera. 

— E cosi detto anche un pezzo del giuoco 
degli scacchi, ma in tal caso è corruzione 
di alfìro (alfìdo), che cfr. con lo sp. alf i 1, 
port. alfir, ant.fr. aufin (alterato poi in 
fou) e trae dalParabo-persiano al-fil comp. 
di AL il e FiL elefante, perchè nel giuoco 
degli scacchi presso gli orientali rappre- 
senta la figura di questo animale. 

alga e àliga Int. alga, dal gr. alvké 
mare, affine con àls sale, mare (cfr. Alice 
e Sale). — Famiglia di piante marine che 
vivono quasi tutte alla superficie o in 
fondo delPacqua. 

Deriv. Algéio. 

algazil e algnazil sp. alquacil =port, 
ALVAZiL o ALVA8IR, dall' arob. AL il e VA- 
zIr ministro, che trae da varaza portare 
(v. Visir). — Officiale in Ispagna addetto 
al magistrato per l'esecuzione dei suoi 
ordini, corrispondente ai nostri uscieri, o 
agenti della legge. 

Deriv. Aguzzino. 

àlgebra sp. e port. àlgebra; fr. alge- 
bre, dall' arab. al-gàbr comp. dell' ar/. al 
e GABR = DGIABR riunione di più, parti se- 
parate, fratturate, od in matematica ridu- 
zione o restaurazione delle parti al tutto, 
cioè delle frazioni alV integrità (g abara o 
DGIABARA Collegare). — Scienza che inse- 
gna a calcolare le quantità di ogni sorta, 
rappresentandole con segni universali. 

algènte lai. alobntb(m) p. pres. di al- 
GÈRE essere agghiacciato (v. Algido). — Che 
è agghiacciato. 

algla finale di vari nomi, che vale dolo- 
re, dal gr. ÀLGEIA dolore (aloko mi dolgo). 

àlgido lat. ÀLGIDITS da àlgbo essere ag- 
ghiacciato, patir freddo, che taluni riattaic- 
cano al gr. algèo sento dolore, perchè il 
gran freddo produce dolore. — Intiera- 
mente ghiacciato, Estremamente freddo. 

— La stessa derivazione hanno algóre 
= Freddo intenso; algènte = Che è 
ghiacciato. 

algoritmo e algorismo dallo sp. algua- 
RiSMD, tolto ai matematici arabi, che deb- 



al^uzll] 



— 37 — 



[alìnea 



bono averla formata sid gr. arithmòS nu- 
mero (arithmèo numerare) preposto l'arti- 
colo arabico al (v. Aritmetwa). — L'arte 
di calcolare con facilità ed esattezza, Arit- 
metica. 

algnazìl v. AlgazU. 

àliks avverbio latino a cui è sottinteso 
viCES e vale propr. altre volte (v. Altro). 
— Si usa tuttora nelle scritture per dire 
Altrimenti, Con altro nome. 

àlibi voce latina che significa altrove 
(ÀLius altro e ÌBi ?ri), usata dai forensi 
nella frase : « Provar l'alibi > che vale: Pro- 
var la presenza di una persona in luogo 
diverso da quello, ove si pretende che 
fosse in un certo tempo. 

alice lat. halìce(m) dal gr, alykè mare 
o alykìs (= lat, màlica) salamoia, che 
trae da als «a/e, mare, {Cfr, Alga, Aligu- 
sta, iSaU). — Nome di una ninfa marina 
dell'antica mitologia, ed anche di un pe- 
sciolino di mare, detto pure acciuga e 
sardella, che suole conservarsi sotto sale. 

alidada dall' araA. al-hadad che vale 
Io stesso. — Regoletto mobile imperniato 
nel centro d'un istrumento fatto per pi- 
gliare la misura degli angoli. 

àlido da àrido, cambiata l in r. — Secco 
e dicesi per lo più di terreno. 

Deriv. AUdézza; Alidirt; Alidóre = Tempo 
aseiatto, Siccità. 

alienare lat. alienare da aliénus ap- 
partenente ad altri, che non è dé'nostri (v. 
Alieno). — Trasferire in altrui il dominio 
di una cosa, specialmente d'immobili; ed 
in questo senso è termine di diritto. Fig. 
Allontanare, Distornare. • 

Deriv. Alienàbile: Atienaménto; Alienatàrio; 
Allenatore; Alienazione. 

alièno lat. aliènus da àlius = gr. àl- 
Los cUtro (v. Altro). — Che appartiene ad 
altri; estens. Che non è de' nostri, Estraneo; 
fig. Avverso ad una cosa, cioè inclinato 
ad altra. 

Deriv. Alienare. 

alig^ta dal gr. alykè marino, mare e 
ASTA KOS àstaco, specie di gambero: onde 
pare si facesse alyk-asta, alicosta, ali- 
cusTA. — Specie di crostaceo marino, detto 
altrimenti Arigùsta, Aragosta (che se fosse 
la voce primitiva parrebbe inclinare piut- 
tosto al gr. aràch-nb ragno (v. Ragno): 
quasi ragno di mare, a cui somiglia per 
le sue lunghe gambe). 

aliménto lat. alihèntum da alo, - supin. 
àltum - /accio crescere, dalla grande ra- 
dice aria ar = al alzare, muovere, che ri- 
trovasi nel gr. àltho, aldèo, aldbsko 
che hanno pure il senso di aumentare, ere- 
^txre. nel got, alare crescere, alds ere- 
seiuto, ALJAN tirar su, e nel celt. alt nu- 
trimento, altruim nutrire, (v. Oriente). — 
^Alla stessa radice al, alt si riportano le 
voci Alacre, Alto, Alvo, Alunno, Adolescente, 



Adulto, Elemento, Prole), mentum è sem- 
plice terminazione, come in monu-mentum, 
fimia-mentum e simili. — Ciò che è atto 
a far sussistere, crescere e conservare gli 
organismi animali e vegetali. 

Deriv. Alimentaménto ; Alimentare; Alimenta' 
rio; Alimentazióne; Alimsntizio; Alimentóao, 

alìnea dal fr. alinea : che trae dal lat. 
linea linea, termine, confine, dal quale ul- 
timo trae pure l' it. allineare (== ad- 
lineare). — Paragrafo e propr. Periodo 
compreso fra due linee. 

allèsso comp, del lat, àlea sorte e os 
osso. — Osso col quale una volta invece 
che co' dadi giuocavano i fanciulli, altri- 
menti detto Tallóne (v. q. v.). 

alipede dal lat. alìpede(m) comp. di 
ALA ala e pède(m) piede. — Fornito di ale 
a'piedi: soprannome di Mercurio. 

alìquota dal lai, aliquot alquanto, comp. 
di ÀLis = ÀLIUS altro e quòt quanto, come 
dire un certo numero, ond' anche aliquò- 
tibs qualche volta. — Si dice in matema- 
tica delle parti contenute un certo nu- 
mero di volte od esattamente nel tutto: 
p. es. due, tre, quattro, sei, sono parti 
aliquote di dodici. 

alisèi a.fr. elizien, mod, alizés; sp, 
alisos. — Probabilmente dall' a. /r. alis 
unito, uniforme, regolare, che fa pensare 
allo sp, LISO liscio, ALISAR lisciare, ren- 
dere unito. Altri dall' a. /r. alisé denso, 
affannoso, — Venti regolari e periodici di 
levante, che regnano in certi mari nella 
estensione della zona torrida. Si distin- 
guono dai Monsoni, i quali spirano per sei 
mesi da una parte, e per sei dall'altra. 

alìso da a particella pleonastica e lys 
che i francesi han tratto dal lat. lìlu'm 
giglio, — Lo stesso che Fiordaliso o Giglio. 
^ àlito cfr. il celt. halan respirazione. 
E il lat. hàlitus da hàlare spirare, sof- 
fiare, che dicono stia per an-lare dalla 
rad. sscr, an spirare, donde anche il gr, 
ÀNEMOS {sscr. anila) vcnto e la voce ànima 
(v. q. V.). — Lo Schenckl nel suo Vocabo- 
lario greco, spiegando di tal modo anche 
l'aspirazione iniziale, raffronta questo ver- 
bo al gr, chàlao aprire, essere aperto (v. 
Calore) chaÌno (leggi chèno) aprire, spalan- 
care la bocca, sbadigliare, ed il Canini di- 
vagando ritiene affine al gr. ial-lo agito, 
pongo in movimento, da una rad. sscr, il 
andare, alla quale annette senza fonda- 
mento glottologico anche il magiar, el-mi 
vivere, lelek anima, Vestonic. el-lo vita, 
il ture. EL anima, il malaharic, al anima, 
— Lieve soffiar di venti. Fiato, Respiro. 

Deriv. Alitare; Alitóso, Cfr. Anelare; Esalare; 
Inalare. 

allah voce araba comp, di al il e ilah 
dio (forse in relaz. con alaha venerare) 
da una rad, alah distensione della el*r, 
UL esser valido, potente. — Nome del 



aìlamjiftnàre] — { 

Dio supremo presso i Mussulmani, come 
Vcffr. EL presso gli Ebrei. Col suo nome 
nella bocca il mussulmano sfida qualun- 
que pericolo, ed anche in guerra il suo 
grido é LA ILAH ILLA' LLAH non «' è altro 
IJitf i^lte Dio, 

allampanare da làmpaxa, o perchè se- 
rondo alcuni significa aver le fauci riarse, 
cornei se dentro vi ardesse una lampana. 
Altri più giustamente deriva dalla tra- 
8pareri7a della pelle dell'uomo divenuto 
ma^ro per inedia, da ricordare le mem- 
brane cf*n le quali si facevano le lucerne 
antiche. Cosi Plauto: ita is pellucet quasi 
h^terna punica {Avi. 3, 6, 28) ed il Bur- 
cliiello « Io 8on sì magro che qua^i traluco >. 
Ma vM non volesse acquietarsi a tanto 

fiotrebbe trovare un' altra ragione nel- 
'«. fr, LAMPA 8 gola (in Picardia ugola\ 
che è l'organo in cui si riflettono li sti- 
moli della fame. — Divenire estremamente 
aecco^ oYvt3ro AiTabbiare dalla fame o dalla 
sete : onde Allampanato dicesi di uomo ma- 
gri:?yimo, smunto, ridotto una mummia. 

al la m pare dal ^r. lampo rilucere, sfavil- 
l-aff, donde anche Lampo, Lampada, Lam- 
panfe. preposta l&partic. a, che si usa per 
formare molti verbi dai nomi. — Ardere, 
Bruciare* specialmente (in senso fig.) per 
la tìet-e* 

ni la|rpjire I moderni Romani dicono lappo 
il rino pkcante, da cui è formato questo 
vei'bor confronta col lat. làppago pianta 
ch^r al dire di Plinio, ha succo assai aspro. 
— Produrre al palato quell'effetto, che fanno 
le cose molto acerbe nel volerle mangiare. 

Defiv. Allappolàre (frequentativo). 

&ììhTmB prov. sp, port. AÌ&rmsL] fr. al ar- 
me; va^at:. larme. Dal grido all'arme 
per chiamare i soldati a correre in aiuto o 
star proni i con l'arme. — Grido di guerra; 
per eMeiiM, Subitanea apprensione derivata 
da qualche rumore, per cui si dà mano al- 
l'arme e si sta in guardia; per meta/. Ap- 
prensione che nasce da qualche novità im- 
pensata^ p da cui si può temere alcun male. 

Deriv, Atlarmàre; Allarmista {fr. alarmiste). 

nna»s4itre dal lat. lassare stancare, pre- 
fÌEiSft la partic. ad a, da làssus stanco 
(v. LfitfMff). — Stancare; Divenir fievole; 
Perder la lena. 

DoTiv, Aìlassaminto. 

alla^^iVre e allazzìre dall' a. a. te^. le- 
ziAN ^= ffot. LATJAN indugiare, prefissa la 
partic. AI>. Altri lo confonde con Allassare 
e lo trae dal lat. làssus stanco. — Stan- 
care; Infievolire. 

DeriT. AUazzito = Stanco (usato nel Senese). 

alleare dal fr. allier uìiire (= sp. ali- 
gar; port. alligar) ed esso dal lat. alli- 
bare lefjare a. — Legare insieme con patto 
principi o Stati. — Voce non ancora accet- 
tata dai Vocabolari, quantunque lo sieno i 



8 — [alleccomire 

derivati alleato {fr. ali io) ed alleanza 
{==fr. alliance; prov. aliansa; lat, barò. 
alliganti a), che risponde con precisione 
all' it. Lega, se non che questo ha un senso 
più ristretto e men nobile. 

alleccomire da leccornia ghiottomia, 

— Sinon. di AUecorire, ed è voce pur essa 
antiquata. 

allecorire detto per allegorìre dal 
lat. ligurÌrb gustare delicatamente, cioè a 
poco a poco, con voluttà, e questo da lioere^ 
che gli antichi dissero per lìngere hccare, 
prefissa la partic. ad (v. I^eccare e cfr. Lec- 
cornia). — Destar l'appetito della gola; 
metaf. Allettare. 

allegare 1. lat. allegare, comp. della 
partic. AD verso e legare mandare, invia- 
re, deputare per ottenere q. e. (v. Legato): ma 
in diritto questo verbo fu traslativamente 
adibito per addurre, mandare q. e. allo scopo 
di provare o di scusare, onde poi si disse^ 
ALLEGATO un Documento probatorio, al- 
legazione, un Argomento per provare. 

— Addurre l'altrui autorità per corrobo- 
rare le proprie opinioni. — € Allegare a 
sospetto t significa Non voler uno, né per 
giudice, né per testimonio, siccome persona 
sospetta. 

2. Nel senso di Restar sull'albero i frutti 
nuovi al cader del fiore, trae dal lat. al- 
ligare legare a, tener fermo (v. Ijegare): 
e del pari nel senso di Produrre ai denti 
quella impressione molesta di stringi- 
mento, che deriva dalle frutta acerbe e 
dalle cose molto acide; lo che in taluni 
luogh^ dicesi anche Alleghire. — Vale pure 
Aggiustar la lega della moneta. 

Deriv. Allegaménto; Alleghtmento, 

allegato V. Allegare 1. Documento ad- 
dotto in giudizio a comprovare l'assunto 
della causa. 

allegazióne e allegagióne v. Allegare 1. 
Argomento per provare. Giustificazione^ 
Documento. 

alleghire v. Allegare 2. 

allegoria gr. allegorìa comp. di àl- 
LOS altro e agorèyo dico, esprimo, deno- 
minativo di AGORÀ conciane, discorso (v. 
Agora). — Figura rettorica che sotto una 
immagine ne adombra un' altra. 

Deriv. Allegar eggiàr e; Allegì>rico; Allegorista^ 
Allegorizzare. 

alleggiare fr. allegér; sp. aliviar, 
aligevar; pori, alliviar; dal tó. alle- 
viare render lieve, come leggiero da lb- 
viÀRius, volgere da vòlvere. — Lo stesso 
che Alleggerire, ma è più dello stile poe- 
tico. 

Deriv. Alleggiaménto; Alleggiatóre-trice. 

allégro prov. cat. sp. e pori. alegre;/r. 
alègre, ant. alaigre; base, alaguera, 
dal lat. ÀLACER — acc. alàcrem — alacre 
(v.q.v.), che nell' a./r. divenne alàigre, e 



iUehIiA] 



[allevare 



poi foTue di Provenza venne in Italia tra- 
sformandoci in aìlfgro. — Disposto, pronto 
ft lare; in quanto allegrezza altro vera» 
mente non sìa che Dispostezza d'organi 
per godere la vita; Abituale contentezza 
che sì manifesta con :5©gni esteriori. 

Beri^. AUtffram^iitQi Allrgràrw; AlUgrétU^; Al^ 
Ugfézza; Aìht/rta; AUeffrbcch. 

illHdla dal l* e/ir. halelu hidute (halal 
HiLLEL lo(kirr) 6 JÀH Sincope di lEllO- 
TAH Dìo. att/nort' — EspreBsiono che cau- 
Usi dalla Chiesa in segno d' alle^ezza, 
jfpecialmente nel tempo pasquale. 

allenire 1, Dar léna, osiììa Contribuir 
Ibrza. e facoltà di durare nella fatica; Far 
fare esercizio per acquistar forza. 

D«riv, AU^namént4>. 

% Val© anche Perder la forza a poco a 
poco^ Scemare, Allentare, Indebolire: detto 
M caldo j del vento e simili ; ma in que- 
sto signiticato viene da lène (v. Lew*); 
p. es. Poi tìf^^Hi il meriffffìOj quando il caldo 

è ALLKXATO eCC- 

illenire dal lat. lènis mfU^, pmee\}oìe^ 
(t, ÌMmu — Tor via T aspre zza, Raddol- 
eire, Rammorbidir©; usati nel senso tra- 
sfato dj Mitigare. 

lUentàrv far lènto e cosi Diminuire 
k tensione^ V intenaitàj la celerità, la fre- 
quenza. 

Derli^. AtUsnittiftifnt; AlUni^ménioi AlhniatiiTa. 

all'èrta fr. alkrtk. — Grido notturno 
ojI quflle nelle piassze forti si chiamano 
i fidati a ^tare in gaardia, che è qnanto 
dire, a tener la fronte volta verso IsruTAt 
iccorrere all' erta ossia ali W^f>, come auole 
colui che sta vigilante (v, ErUf). 

Allenfàre da lbkza fajKÙt dì pannolino. 
— Fasciare* 

Deriv. Alìénntménlo. 

allestire j>orre all'ordine e in asaetto, 
Apparecchiare^ Mettere in punto ; qnas^ì 
render les^to, cioè pronto. 

DcTÌv. Alte^Uménto. 

alleppàre lo stasso che leppare e vale 
Fuggire, Battersela (v, Leppart). — Voty^ 
pt*p. Jìurmttna. 

allettare 1. Corrisp. al laL allectAiie* 
frequont. e intens, di allÌcekh mdurrn 
vf/H dolcezza a q. e, comp. della parti e, AD 
e LiCERB per LÀCEUK (come jìerfhert: .:= 
pfrfàmre\ prxjpr. af trarre nel Zac^/y, pren* 
étn n^Vdfifjuatfì e quindi trarre con la- 
*%A«, am carezze (v. Iaigcìo). — Questo 
vocabolo non ha più la natura maligna 
M ano genitore: riferiscet^i pure a cose 
bsocenti e buona e vale Attrarre con la 
visU e con Taspettazione di cose piacenti, 
^ I>«Hv. Allei laiuòh,^ Alhttaméato; AUHtatfva; 

2. Stendere nel lktto; eper simili t Ab- 
i^ssare^ Stendere a terra, come fanno la 



pioggia e il vento alle biade non mietute; 
rtfì€fix. Porsi a Ietto. 



I allcTàre fjjv^i', alevar; yV. é^ever: dal 
, lat. allevare levar ttu, comp. defila pari. 
AD (f, t^r*ftf e LEVARE akctre (v. Lavare e 
e fi*. Allievo), — Proìtr. Alzai'^, e indi Far 
crescere alimentando e governando; Al- 
lattare e curare bambini; Alan tenere e cu- 
stodire animali; rìioraL Educare» 

DftHv. Allttam^nio; AlUmUfrt-friné; j4?/«pc- 
eiira; AlUìfìv. 

alle r lare porL alliviar; ap. alìviar; 
fr, alléger; prov. aleujar. — Pari al 
lai. LEVÀliK, ma fattosi nei barbari tempi 
i LEVLUtE, loijb'er vi(t^ ullegtjsnrc (da le VIS 
I lieeejj nel qual senso si conserva sempre 
|(v. LtiVfire e cfr, Allefigiart), 
► Doriv. AlUvi^m£nÌo; AìUviat^r^trtté; AlU^ta- 

alllbtiire dal lai. iJvidur {cangiato in 
LhUDUK) Ih'kiiì, come dicesse /t/^iV'V^Ve." me- 
diante una forma alliv' iure. Antichi 
etimologisti crederono poter annodare que- 
sto vocabolo airc/yr. Lin miure (^ Lanzi, 
Saf/ffio di lin*jna t^trattf^ft), nel qual caso il 
prefìsso sarebbe il fp'. a privo Uro, come 
in a- normale, e simili. — Impallidire per 
timore e per altra cosa che taccia restar 
confuso e ammutolito. Perdere il cuore, il 
coraggio, stando alla seconda etimologia^ 

Dori 7. ÀlUÌ*btiiiénio. 

allibrare Scrivere A lIbro, ossia Reigi- 
strare. 

Deriv, AlUftrajtt^^nio^ AttibimEioa^. 

alJlcclÀre Far passare Tordi to della tela 
attraverso a' LlCii ; Piegare i denti dcLU 
bega con la chiave detta lii^ciaifòla. 

ftlUèro-a /r. ólève; dal /(?/, allevare 
tirar su {v. Allm^are). ^ Chi è allevato o 
ammaestrato. Parlando di bestie; il Parto 
di esse» 

alli^TAtÓre ànW iiujK allhiator, cor- 
rotto dallo ^. (adl.M.arto (pretìsMO VarL 
AL alPuso arabo) ^ fr, lézard lucertola, 
— Nome scientifico di un genere di ret- 
tili saui^ani, di cui le specie sono appel- 
late volgarmente Caimani e Coccodrilli, 

allignarli prt/pr. Crescere fìuo a ti i ven- 
tar LEGNO ifat. LtuNUS), ossia Stendere 
radici, barbicare, vegetare, come fanno gli 
alberi. — Si usa spesso anche in senso 
figurato e vale Prosperate. 

Deriv- AUiQmiitiént{t. 

allindare e alUndire Jip* alindar, — 
Far Li NI 10, Accori ci ai-e, Adornare. 

Deriv. Allindalo — nttilUto; ÀiìindMéré-trtce. 

allineare fi\ aligner Hi tuffare. Disporre 
sulla stessa* lìnea (/r. ligno) o fila una 
serie d'uojiuni o cose. 

Deriv. AHintiaménto. 

allingròji^o da gkò,'5ìso (v* q* v.) quasi 
Grossamente. Avv. in complesso, Senza 
distinzioni sottili, Alla buona» 



alliquidàre] 



alliquidàre Kender morbido, come dire 
lìquido. 

alliqaidire Divenir lìquido; metaf. In- 
tenerirsi. 

alliscàre da lisca nel senso di cosa ap- 
puntata, com' è la lisca del pesce. — Far 
le tacche o punte al montatolo delle car- 
rozze, perché il piede non scivoli : lo che 
si fa con una specie di sgorbia detta Al- 
liscatoio. 

allisOy aliso {dial. arel,) = lomb. sii ss; 
ttrol. slìs: dal lat, allìsus ammaccato, 
p.p, di ALLÌt)ERE rompere abattendo contro 
q. e. composto della parttc. ad a, verso e 
LiEDERE manomettere, danneggiare (v. Eli- 
dere): e non, già, come pretende lo Schnel- 
ler dAÌVa.a.ted. slIzan. — Logoro, Con- 
sunto, detto specialmente di abiti. In altri 
luoghi di Toscana dicesi Liso. 

allitterazióne Ritomo della stessa lèt- 
tera iniziale in diverse parole, usato nel- 
l'antica poesia latina. P. es.: e Tite tute 
Tati tibi tanta tyranne tulìsti » . — Quindi 
Bisticcio, Giuochetto di parole comincianti 
nello stesso modo; p. es. amore amaro. 

alloccàre cfr.fr. réluquer (picard. er- 
luker, ginevr. rélucher) sbirciare colla 
coda deW occhio, guardar sottecche; dial. 
norm, luquer, vaifon. loukì guardare, — 
Non da allocco, come si crede da taluno, 
ma tolto di peso dal pj-ov. alluquar guar- 
dare con attenzione, adocchiare, porre gli 
occhi addosso, composto del prefisso ad e 
a. a. ted. luògen spiar di nascosto, affine 
alPan^*. lòcan o lòcjan {ingl. to look) 

fuardare {cfr. a.a.ted. loh, mod. loch buco; 
uccha, mod. lilcke apertura): dalla ra- 
dice indo -germanica lòk vedere, onde il 
sscr. LÒK-AMI vedo, lokanam occhio, e a 
cui pur si collega il Ut. làuk-in vedo, il 
let. LtÌKÒT vedere e il gr, leùsso per lbùk- 
SO vedo, qual radice fa pensare a quella 
luk di Luce (v. Luce). — Voc.ant. Guar- 
dare insidiosamente. 

Deriv. AllocchCno = abbaino. Cfr. Bcidaluccàre; 
BarlocchiOt Lucheràre e Stralocco. 

allòcco dal lat. ulùcus (= sscr. ulùka) 
congenere a ulula, dalla radice onoma- 
topeica UL, ond' anche la voce ululare. 
Cfr. il fr. hulotte dalPa. huler = mod. 
hurler gridare (v. Urlare). — I Latini eb- 
bero ancne alùcus, che gli antichi riten- 
nero composto della partic. a da, che fun- 
ziona da negativa, e lux luce : quasi fug- 
gente la luce. — Uccello notturno, con due 
ciuffi in testa, di color lionato, della gran- 
dezza di un piccione, detto anche Barba- 
gianni. Fig. dicesi d'un uomo goffi> e ba- 
lordo. 

Deriv. Alloccheria; Alloccdne; Lacco. 

allocazióne lat. allocutiòne(m) da al- 
LÒQUi comp. della partic. ad a e LÒQUI par- 
lare (v. Loquela). — Il parlare ad alcuno, 
specialmente in pubblico. 

Cfr. AllocuUfre = quegli ohe tiene un disoorso. 



— 40 — [aUòdio 

allòdio sp. alodio; prov. alodi; a.fr. 
alue, aleu, mod, alleu: dal b.lat. allò- 
dium e questo dal gerrn, {a. franco) alòd 
comp, di ALL tu>tto, intiero e Od per aud = 
a. a. ted. ÒT, oth, angs, bad bene, proprietà, 
d'onde anche lo sved, od-la coltivare, OD- 
LING cultura, dan. odel eredità aUodiaU, 
ODELS-MAND signore o padrone di una terra: 
a lettera Piena proprietà, — Questa parola 
denotò nel Medio Evo la terra che U pos- 
sessore non teneva da alcuno e per cui 
non andava soggetto ad obbligazione verso 
di alcuno, per opposizione al Feudo, che 
era la terra ricevuta da un superiore a 
titolo di ricompensa e che l'obbUgava verso 
di lui all'adempimento di certi oneri. — 
Pare che i primi Allodi risalgano alle con- 
quiste dei popoli settentrionali, e giova 
supporre che fossero le terre appropriatesi 
dai vincitori, al momento del loro stabi- 
lirsi nei paesi conquistati. Furono chia- 
mati ALÒD perchè formavano una proprietà 
piena e indipendente, e i proprietari di 
terre allodiali erano chiamati uomini li- 
beri, per distinguerli dai vassalli, che pos- 
sedevano le terre a titolo di feudo. 

Deriv. Allodiale. 

allòdola e lòdola dial. sicil. lodana; 
prov, alauza, alauzeta; a. sp. alo a, 
aloeta, mod. alondra; a,fr, aloe, mod. 
alouette. — Dimin, del lai, ALÀUDA, voce 
celto-gallica. che ritrovasi nel cimb, ala- 
WADAR = bret, alc'houeder, alc'houe- 
DBZ, che propr, vale uccello dell' armonia. 

— Uccello noto, che ha il becco tenue, 
retto ed a<5uto, la lingua fessa e Punghia 
del dito di dietro più lunga del dito stesso. 

allogare corrisponde al b,lat. ad-locarb 
e vale ^roj^r. mettere ad (ossia in) un luògo 
(v. Ijuogo e cfr. Locare). — Detto di case 
o poderi: Appigionare, Affittare; di de- 
nari: Darli a interesse; di lavoro: Com- 
metterlo; di fanciulla: Maritarla; di per- 
sona: Trovarle un impiego, un servigio. 

Deriv. Allogagìóne; Allogaménto; Allogatóre. 

allòggio fr. logis, logement. — Voce 
probabilmente composta del b.lat. lobhm, 
LÒBIA, LOGIA loggia, galleria coperta, voce 
d'origine germanica, (ond' anche il dan. e 
ingl. LODGE, a.fr. loge capanna), che poi 
avrebbe per sineddoche dato ragione alla 
parola Alloggio nel senso più vasto di 
casa, di abitazione (v. Loggia). — Luogo 
ove si abita; fig. Ospitalità. 

Deriv. AUoggerta; Alloggiaménto; Alloggiare 
(fr. logett ingl. to lodge^ a.iìgs,logian)'/Alloggiat(fre^ 

allombàto provvisto di forti lómbi e 
quindi Atticciato, Gagliardo: detto di ca- 
valli e di altri animali. 

allopatìa dal gr. allopàtheia camp, di 
ÀLLOS altro e pàthos malattia (v. Patire). 

— Metodo di cura che fa uso di medica- 
menti la cui azione sull'uomo sano pro- 
duce fenomeni morbosi diversi da quelli 



alloppiare] 



che si osservano nel malato; e in altre 
parole quel sistema medico che risale ad 
Ippocrate, e che insega a curare le ma- 
lattie cercando rimedi contrari a queste, 
secondo V aforisma « contraria contrariis 
curantur >. 

Beriv. Allopàtico. 

alloppiare Acconciar bevande con al- 
lòppio (corruzione volgare di òppio) affine 
di addormentare. — € Alloppiarsi » Dive- 
nire sonnolento come chi ha preso Pallop- 
pio; Addormentarsi leggermente, Appiso- 
larsi, che più comunemente dicesi con 
forma attenuata Alloppicarsi. 

alloppieàre v. Alloppiare. 
! aUòppio da òppio, mediante aggiun- 
I zione dj AL o IL per il lai. ille o illa 
quello-a, da cui poi si fece Partic ily la 
icfr. Alloro). — Volg, fiorent, per Oppio. 

Deriv. Alloppiare; AUoppicàre, 

aUóm contratto delle voci lat. ad illa(m) 
I hora(m) a queWora, — Aw, In quel tempo, 
In quel punto, In quello stante. 

Deriv. AUorchì; Allorquando ^=\n quel tempo 
nel quale. 

I allòro dal lat. làurus lauro preposta al 
j per ILLA quella, che poi die luogo all'art. 
I la (v. q. V.). — Nome italiano del Laurus 
I dei latini, il quale rimase a significare 
' una varietà di essa con foglie alquanto 
più piccole. 

allottare pori, lotar; fr. lotir divi- 
dere, «partire (v. Lotto). — Mettere una 
I osa al lotto, Farne un lotto. 

allncciolàto da lùcciola o lucciolo, 
insetti che tramandano luce. — Si disse 
del panno di seta a cui fosse stato dato 
il lustro, che oggi con voce francese di- 
cesi glacé ghiaiata. 

allnciàre da luci usato poeticamente 
p^ occhi — Guardare attentamente e fis- 
samente. (Cfr. Sbiluciaré). 

allncignolàre Avvolgere a guisa di lu- 
cìgnolo, e per estens. Avvolger panni con 
pi^he disordinate, Gualcire. 

idlnciiiàre dal lai. alucinàri, alluci- 
sari ingannarsi, che il Georges rapporta 
alla radice del gr. alùO, alùsso vaneg- 
giare, esser fuori di sé, altri a LUX luce, 
che ad og^i modo sembra avere eserci- 
tata un' influenza nella formazione del 
verbo latino e che darebbe al vocabolo il 
significato materiale di abbarbagliare, tra- 
ttdere. — Far travedere. Ingannare. 

Derir. AlUUinànte; Allucinato; Allucinatóre- 
triee^ Allucinazióne; ohe ò Percesione di sensa- 
cozu eecsa aloan oggetto esteriore ohe le faccia 
easeere. a differessa deìVUluaiónej che è errore 
prodotto da qualche oggetto esteriore. 

alluda e alUda dal lat. a luta cuoio pre- 
parato o conciato con allume (v. Aluta). — 
Cuoio sottile. 

allliilere lat. allùdere, comp. della par- 
tic. Ai> a e LÙDERE giuocare, celiare. — 
Propr. Scherzare mirando ad alcuno, ed 



— 41 — [allume 

indi generic. Accennare a cosa o persona 
con qualche parola o atto; nel qual senso 
vale tuttora (v. Ludibrio). 

Deriv. Allusióne; Allusivo; AllUso. 

allume corrisp. al lat. alùmbn, che ta- 
luno deriva dal gr. als sale. — Sostanza 
salina composta di acido solforico, potassa 
e allumina, che si estrae anche dalle ce- 
neri della Salsola Kali dei botanici, pianta 
salsa che nasce sulle rive del mare. 

Deriv. Alluda e AlUda; Allumare; AllumQra 
miniera di allume; Alluminare; Alluminico; Ah 
lumfnio; Alluminóso; Allumt'te. 

allaminàre 1. prov. alumenar; /r. al- 

lumer; sp. alumbrar; /jc;?-/. allumiar: 

dal lat. LUMINARE, prefissa la partic. ad 

' a. — Dar lume e splendore a chicchessia. 

' Sinon. di Illuminare. 

2. Vale anche Immergere in una solu- 
zione di ALLi'^iE, Impregnar di allume. 

Deriv. Allumina mento; Alluminattfre-trice; AU 
luminazióne. 

alluminio Sorta di metallo che entra a 
costituire Pallume. 

allupare Avere una fame da lupi, cioè 
gran fame. 

allusióne dal lat. allùdere - sup. al- 
LÙSUM - scherzare (lÙdere giuocare): quasi 
giuoco di parole, per accennare a cosa 
intesa, ma non espressa (v. Alludere). — 
L'atto dell'alludere. 

allnvióne v. Alluviare. 

allnviàre dal lat. allùvies allagamento, 
che trae da àlluo allagare, composto della 
partic. AD a indicante moto, e lùo bagnare 
(v. Lavare). — Scorrere bagnando. Allagare. 

Deriv. Alluvione ohe propr. vale Straripamento 
di fiume, e per estens. l'aumento di terra che fa 
il fiume alla ripa: onde Alluvionale. 

alma sp. e port. alma; prov. anma, 
alma, arma; cai. arma, alma; a.fr, 
an me, arme, mod. &me. — Contratto dal 
lai. ÀNIMA e cangiata la n originale in l(r). 
— Poetic. per Anima. 

almagèsto dallo sp. Almagesto comp.àsl- 
Varab. al (che risponde al gr. o) il e ma- 
GHESTI corruzione del gr. mèghiste femm. 
di MÈGHI8T08, superi, di MÈGAS grande: 
che è quanto dire V opera massima (v. Ma- 
gno). — Cosi venne detto corrottamente 
dagli arabi la Sintaxis Megìste, vasta 
opera geometro-astronomica di Tolomeo 
tradotta nella loro lingua; indi passò quel 
nome a designare altri libri contenenti il 
sistema del mondo od osservazioni astro- 
nomiche. 

almanaccare da almanacco libro che in- 
dica il tempo. — Cercare d'indovinare il 
tempo e fig. Fantasticare. 

Deriv. Almanacchio; Almanacc<fne. 

almanacco sp. almanaque; port. al- 
manàk; /r. almanac; {a.egiz. armeni- 
chi ak a). — Voce antica che si trova in 
Eusebio sotto forma di almenachà e al- 
MENACHiÀ e nel greco de* bassi tempi in 



almèa] 



— 42 



[alopecia 



quella di almenachòn, composto, giusta 
alcuni, dell' aroò. al articolo determina- 
tivo e MANATH mese, a cui il Mahn più 
regolarmente sostituisce il gr. mènacho8 
giro della lunaj da mknb (goL mena) luna; 
altri Vebr, manah distribuzione^ computo^ 
da mana'ha numerare, ed altri ancora il 
copL MEN memoria. I latini da mènachos 
lunazione fecero mknachus per dire il 
cerchio delV orologio solare, il quale, me- 
diante l'ombra dello gnomone indicava 
l'ore, i giorni, le fasi lunari, i mesi, non 
che i segni dello zodiaco. — Libro che 
contiene le lunazioni, cioè lo spazio di 
quasi trenta giorni, in cui la luna (gr. 
méne) compie le sue fasi i giorni, i mesi 
(gr. mèn) e le feste di tutto l'anno. Gli 
ebrei e gli arabi furono i primi fabbrica- 
tori di cotali calendari; indi il vocabolo, 
che pare di greca origine, dagli arabi per 
mezzo degli spagnuoli passò nelle lingue 
europee. 

Deriy. Almanaccare; Almanacchio; AlmanaC' 
chMa; Almanaccarne, 

almèa dall'aroft. a'limeh (femm. di a'lim) 
istruita, ammaestrata, — Pubblica balle- 
rina e cantante in Egitto, India e Persia. 

almo lat, ÀLMUS da àlere alimentare, 
far crescere dalla rad, al crescere, nutrire, 
ond'anche il or. àltho, aldaìno, aldèsko, 
che hanno il senso di aumentare, crescere; 
il got. ALAN, ALIAN allevare, nutrire, ALITH8 
ben nutrito, alds che è cresciuto; il celt. ALI' 
nutrimento, altruim nutrire, e Va.a.ted. 
alt vecchio; e fors' anche il sscr. alaka 
fanciulla cioè cresciuta fv. Alimento e cfr. 
Alto, Alunno, Adolescente, Adulto, Elemento, 
Prole). — Voce poet. Che dà alimento, che 
dà anima e vita; e quindi fig. Divino, 
Eccelso, Santo. 

àlna prov. e sp, alna, fr. aune; port. 
auna: dal lat. aléna cubito, braccio, 
che trae dal got. aleina = a. a. ted. alina, 
E LINA {mod. elle) affine verosimilmente 
del gr. olène = lat. ulna, tutti aventi lo 
stesso significato. — Misura antica equi- 
valente a metri 1,182. 

alno lat, ALNUS (congenere all' a. a, ted. 
er-ila, el-ira, mod. erle, kl-ler, a, slav. 
EL-iCHA, che valgono lo stesso) dalla rad. 
indo-europea ar = al sorgere, alzarsi, cre- 
scere {cfr. Oriente e Altoj, ond'anche ÒR- 
Nus omo, ÙL-MUS obno, altra specie di al- 
beri. = Albero d'alto fusto, altrimenti 
detto Ontano. 

DeriY. Ontano. 

alóne dal ar. àlòn aia e, poiché que- 
sta era circolare, ogni rotondità (v. Aia). 
— Quello spazio circolare luminoso che ve- 
desi talvolta intomo alla luna o ad altro 
pianeta, per la refrazione de' raggi loro 
nell'aria vaporosa. 

àloè prov. aloeu: dal lat.gr. aloe 
che probabilmente si avvicina all' araò. 



ALUAT, eb. ALUA cosa amara, ma che altri 
congiunse al gr. ÀLS - genti, alòs - sale, 
mare, a motivo del succo amaro che for- 
nisce e che quasi rimembra il sapore del- 
l'acqua marina. — Genere di piante in- 
digene de' paesi caldi, d'un sapore disgu- 
stoso ed eccessivamente amaro. 

Deriv. Aloetico =iCh^ è composto olà di àloè. 

alopecia dal g^\ alopekìa e questo da 
A-LÒPEX volpe, che cfr, col Ut. lapukas 
giovane volpe (da làpe volpe), che il Pott 
avvicina al sscr. lopacas volpe, e propria- 
mente che mangia i cadaveri, contro il pa- 
I rere del Curtius, il quale non crede che 
l'o sancrito confronti con V omega (w) greco. 
— Infermità che fa cadere i peli, cosi detta 
perché ad essa vanno frequentemente sog- 
gette le volpi. 

alquanto dal lat, aliquàntus comp. di 
ÀLius altro e quàntus quanto (v. Quan- 
to). — Aggettivo ed anche avverbio indi- 
cante una mediocre o discreta quantità. 

altaléna voce alterata (per intromissione 
della voce alto) del lat. tollèno (da tòllo 
alzo) macchina per attingere acqua da' pozzi, * 
detta anche mazzacavallo, e latta con un 
legno che bilicato, ossia accavallato ad 
un altro, s' abbassa da una parte e alza 
dall'altra e usasi per lo più n^li orti 
(v. Togliere). — Giuoco che fanno i fan- 
ciulli mettendosi alla estremità di una 
tavola bilicata sopra un'altra, e quindi 
facendola alzare e abbassare a guisa di 
mazzacavallo. — Al maschile altaleno 
significò già una macchina militare che 
adoperavasi dagli assedianti per porre 
entro la piazza assediata uomini armati, 
mediante una gabbia accomodata alla 
estremità di un trave bilicato, la quale 
veniva alzata abbassando l'altro capo. 

Deriv. AUàlenàre. 

altana da alto (v. q. v.). — Loggia sul 
tetto della casa. 

altare 1. lat. altare, altàrivm (usato 
nella classica latinità soltanto al plurale) 
da ki/YV^{=àlitus) p.p. di kiMVCE^ nutrire 
(v. Alimento), indicando in origine la men- 
sa destinata a ricevere gli olocausti of- 
ferti in dono e quasi in cibo alla statua 
del nume; altri dallo stesso àlere, ma 
nel senso metaforico di far crescere, sol^ 
levare, perocché indicasse, secondo loro, il 
luogo elevato e la sommità dell'ara, ove si 
facevano le offerte e bruci avasi incenso 
agli Dei superi o celesti. — Mensa sopra 
la quale si offerisce a Dio il sacrifizio, che 
oggi nel cristianesimo è divenuto in- 
cruento e mistico. 

2. Stella di prima grandezza, legger- 
mente gialla, della costellazione deU* a- 
quila. Dall'aro^. al-tAir che vola (sottin- 
teso Aquila), detto per opposizione ad 
un'altra stella chiamata V aquila che cadc^ 



altèa] 



— 43 



[altère 



conosciuta anche col nome di Vega, che 
fa parte della Lira. 

altèa dal gr. althaìa, che trae da al- 
THitO medicare^ guarirCy sanare, e quindi 
vale salubre, — Pianta comunissima ne' no- 
stri climi, della famiglia delle malvacee, 
piena, s])ecialmente la radice, di mucila- 
gine, e quindi adoperata nella medicina 
come uno dei migliori emollienti. 

alterare dal b,T<U, alterare da alter 
Vuno de^ due, che non è lo stesso, diverso (v. 
Altro). — Mutare una cosa dall'esser suo; 
Farla divenire altra da quella che è. 

Derìv. AUeràbiU; AUeraménto; Alterativo; Al- 
Urat^re'trice; Alterctzióne. 

altercare tot. altercare da Alter Vun 
dei due (v. Altro). — Propr. parlare alter- 
nativamente ; indi Contendere a parole; 
Questionare. 

Deriv. Altercativo: AUercatóre; AUercazMne; 
AUèrco. Cfr. Taroccare f 

alter-ègo Espressione latina che signi- 
fica un altro io, e dicesi di un governatore, 
ambasciatoreo mandatario, che abbia piena 
potestà di fare, alla pari della persona che 
rappresenta, dalla quale ha ricevuto l'in- 
carico. 

alterigia da altèro (ond' anche Alte- 
rezza) mediante una forma di bassa lati- 
nità * alterìtia (v. Altero). — Superba ed 
eccessiva estimazione di sé; la quale dif- 
ferisce da Alterezza, che d'ordinario pre- 
tte da grandezza d'animo. 

altèrno lat. altérnus da Alter Vuno 
dei due (v. AUro). — Succedente l'uno al- 
l'altro, Awicenaato. 

Deriv. Alternare; Alternatamente; Altematf- 
TO-<x; Alternazióne. 

altèro dal b. lat. altarius, e questo dal 
d<iss. ÀLTUS che si estolle da terra e che 
veramente è il 2'-i>. di Alerb crescere (v. 
Alimento). — Dicesi di chi, per alterezza 
d^animo generoso, schiva le cose vili ed 
abiette. 

Deriv. Alterézza, che è la virtA; Alterigia^ ohe 
peeea per eccesso e tiene della superbia. 

altétto V. Alticcio. 

altéssa astratto di Alto. — Distanza da 
basso ad alto e talora L'estremità che sta 
di sopra; meta/. Sublimità, Eccellenza, Di- 
gnità, e indi Titolo d'onore, che oggi è 
rimasto ai Principi del sangue. 

Deriv. AltezeÓBo = ohe sente troppo di sé, Su- 
perbo, Insolente. 

aiticelo suol dirsi, alla pari di Altetto, 
di Chi è alquanto alterato per il soverchio 
bore del vino : poiché lo stimolo rende più 
alto, ossia intenso, l'eccitamento dello spi- 
rito. — Altri dubita sia nato per sincope 
di altbratìccio; ma la contrazione sa- 
rebbe troppo forte. 

altlpiàBO Paese pla.no situato in Alto, 
cioè al di sopra del livello del mare. 

alto "L jprov. alt; fr. haut; sp.eport. 
alto : dai lat. Altus, che propr. vale di- 



venuto grande, cresciuto per nutrimento da 
Alo faccio crescere, aumento, nutrisco (v. 
Alimento e cfr. Almo). — Che s'inalza da 
terra. Sublime, Eccelso e fig. Nobile, Il- 
lustre. Si usa bene spesso secondo i casi 
anche per Grande, Grosso, Largo, Pro- 
fondo. 

Deriv. Altana; AUàre; Attiro; Aitato; Altézza; 
Aitino; Altitiidine; AUùra ; Alzare; Esaltare; 
Rialto. 

2. fr. balte; sp. alto. — Per Fermata, 
dal ted. haltbn tenere, fermare (halt! 
ferma!), onde halt fermezza, solido appog- 
gio e anche stazione, che confronta col med. 
ted. BB-HALT, a. ingl. holt posto sicuro, 
piazzaforte e coìVa.a.ted. halta impedi- 
mento, ostacolo {a.fr. halt abitazione, di- 
mora). — € Far alto » vale Fermarsi, detto 
particolarmente di eserciti, e « Alto la! » 
col quale s' intima ad altri di fermarsi. 

altère lat. altòrb(m) dallo stesso tema 
di Altus p.p. ài Albre alimentare (v. Ali- 
mento), — Latinism. Che alimenta. Che 
protese. 

altresì prov. altresi = a.fr. autresi; 
sp. otrosi; port. outrosim: dal lat. Al- 
TERUM altro e sic così (v. Si). — Simil- 
mente, Parimente, ed anche Altrettanto. 

altro rum. alt; rtr. aitar, olter; prov. 
altre; fr. autre; cai. altre; sp. otro; 
port. outro: dal lat. Altbru(m) acc. di Al- 
ter (^=^got. AN-THAR, ted. an-dbr), che tiene 
alla stessa radice di Al-ius (di cui è la 
forma comparativa) -^^gr, Al-los per Al-j- 
J08 {got. ALis), che vale lo stesso: alla quale 
radice si connettono il gr. allAsso cangio, 
ALLòTRios alieno, allachè, allachòti 
(= lat. ALIBI, got, aljar) altrove, non che 
V a, a. ted. allbs, elles altrimenti, ali- 
LANTi, ELI-LENTE forestiero, cioè che abita 
altrove. Alter è indubbiamente affine del 
lat. ULTRA al di là (v. Oltre), come il sscr. 
PARAS altro lo è di param oltre, al di là, 
e il got, ALIS di alja fuori. La radice ori- 
ginale sembra essere an, che è nel sscr, 
AN-YAS (= a.slav. ìnu) altro, onde l'av- 
verbio ANYA-TRA altrove, il quale dà an- 
che spiegazione del suffisso lat. ter =goL 
THAR, ted. DER. — Che è diverso, differente 
in qualsiasi maniera da quelle cose di che 
si parla o s' intende. 

Deriv. Alterare; Altèrno; Altresi; Altri; Altri- 
ménti; Altrui; Altrettale; AUrettànto; Altrónde; 
Altróve; AduUèrio; Alibi; Alièno. 

Cfr. Allegoria; Allopatia; EnàUage; Ipàllage; 
Parallasse; Parallèlo; Sinallagmàtico. 

altrui prov. autrui: dal lat. altè- 
Rius di altri, genitivo di Alter altro. — 
Pronome che vale quanto Altri, ma non 
si riferisce che all'uomo e si adopera re- 
golatamente nei casi obliqui. 

allinno-a ^o^.al-ùmnus-a comp. della rad, 
di AL-o far crescere, nutrire (v. Alimento) 
e desinenza (u)mnu8 che confronta con la 
gr. (ò)MENOS, dalla ««cr. mana, propria di 



aiuta] 



participi medi e passivi: a lettera que- 
gli che è alimentato, allegato {gr. àLÒme- 
Nos), — Allievo, Scolare, in specie quelli 
dei collegi ove ricevesi la istruzione ed 
il vitto. 

Deriv. Alunnato. 

aiuta lai, a luta pelle conciata, da alù- 
MEN allume, col quale si conciavano le pelli, 
perché divenissero morbide {cfr, Aluda). 

— Pelle di becco o di capra, conciata in 
modo particolare, che la rende morbidis- 
sima, e in antico si disse cosi un Calzare 
senza legacce, che copriva il piede. 

alveàre-rìo lat. alveare, alybArium 
da ÀLVEU8, che fu usato anche per arnia, 
ma vale propriamente cosa concava, bacino 
(v. Alveo). — La cassetta o altra cavità 
dove le api si annidano e fanno il miele. 
Sinonimo di Ai'nia. 

àlveo lat. ÀLVBU8 bacino, vasca derivato 
da ÀLVUS cavità del ventre, grembo o seno 
materno, destinato a contenere il feto {w. Alvo). 

— Cavità o letto in cui scorrono le acque 
del fiume. 

Deriv. Alveare; Alvèolo; Disalveare; Inalveare. 

alvèolo lat. alveòlus dimin. di àlveus 
cavità, bacino, alveare (v. Alveo). — Piccola 
cavità e in modo speciale. Piccolo ricetta- 
colo nelle gengive che contiene la radice 
dei denti ; simile alla celletta dell'alveare, 
dove l'ape depone il miele. 

Deriy. Alveolare; Alveoldto. 

alvo lat. ÀLVUS da àlere alimentare 
(v. Alimento). Altri con ardita ipotesi lo 
crede detto pel valvus, come ulva per 
vulva, dalla rad. sscr. var == VAL coprire, 
avvolgere (v. Velo e cfr. Valva e Vulva). 

— Ventre (che contiene gli alimenti); U- 
tero (dove si alimenta il feto). 

Deriv. Alvino; e ofr. Alveo. 

alzàia dal lat. hèlcium, che vale lo stes- 
so, per mezzo dell' agg. femm. helciària 
(cangiata in alzaria, alzàia per influenza 
della voce alzare) ed esce dtu gr. elkìon. 
che tiene ad èlko fui. èlzo tirare, tra- 
scinare, ond'anche olk-às nave rimorchiata; 
ÈLKO poi sta per fèlko e concorda coll'a. 

slav. VLÈK-A = Ut. VELK-Ù tiro, VALK-SMA8 

pescata, ossia tratto di refe (cfr. Solco e Lac- 
cio). — Quella fune che attaccata all'al- 
bero dei navicelli serve a condurli pei 
fiumi contro corrente. 

alzare sp. alzar; |>or^. al9ar; prov. al- 
sar, aussar; /r. hausser; va/ac. inai t- 
zà; sic. auzari; nap. auzare ecc. — Da 
un supposto verbo neo-lai. altiàrb, for- 
mato su ÀLTIU8 comparativ. di àltus alto, 
che procede da àlbrb /ar crescere (v. Alto). 

— Levare o sollevare checchessia da basso 
e mandarlo e porlo in alto. 

Deriv. Alzaménto; Alaatóre-trice ; Alzatttra; 
Alzerilla; Alto; Inalzare; Bial-zàre. 

alzàvola v. Arzavola. 



— 44 — [amaca 

amaca sp. amaca, hamahaha;/r. ha- 
mac; port. maca. — Vari ritengono es- 
sere sincope dell'equivalente oland. hang- 
BiAK=HANG-MAT, che risponde al ted. hàn- 
GEMATTE comp. di HANGEN esser sospeso e 
MATTE {lat. matta) stoia. Altri pero trae 
questa voce dal guarani hamack, nome 
che vuoisi dato dai Caraibi all'albero, di 
cui essi impiegano la scorza per tessere 
quelle reti da sospendere, nelle quali si 
coricano e si dondolano: e questa opinione, 
seguita anche dal Diez, sembra allo Sche- 
ler confortata dal sapere che gli spagnoli 
conoscevano questa voce americana fino 
dal 1525, trovandosi citata nel Proemio 
d'Oviedo, stampato in quell'anno, e cosi 
prima che gli Olandesi visitassero la nuova 
parte di mondo. — Letto sospeso in un 
bastimento, Branda. 

amadiiade gr, amadryas - plur. ama- 
DRYÀDBS - comp. di AMA insieme (v. q. v.) e 
DRYS quercia (v. Driade). — Ninfa bosche- 
reccia che nasceva e moriva con una 
quercia, che aveva in custodia. 

amàlgama Alcuni dall' arai, amal-al- 
dgiam'A V opera della congiunzione (amal 
pratica, opera e dgl\ma congiungere, con- 
giunzione), quasi voglia dire l'atto della 
congiunzione, o da al-modgiàm'a, almod- 
GIIMA Vatto della consumazione del matri- 
monio (Devio): altri dal gr. ama insieme 
e gamèo maritare ovvero, secondo pensa 
anche il Diez, dal gr. màlagma rammol- 
limento (malachòs molle). — Voce trovata 
dagli alchimisti per significare la combi- 
nazione specialmente del mercurio col- 
l'argento, che gli alchimisti stessi chia- 
marono luna, e che perciò in questo chi- 
mico maritaggio rappresentava la fem- 
mina; lo che darebbe ragione all'etimo 
messo per il primo. Oggi si usa in senso 
anche metaforico e vale Riunione di cose 
di natura eterogenea, che fra loro non si 
convengono. 

Deriv. Amalgamare. 

amandola v. Mandorla. 

amandolàta v. Mandorla. 

amanuènse lat. amanlèk8e(m) da mà- 
NU8 mano, quasi 8ERVU8 A mano, servo 
dalla mano, cioè incaricato di scrivere. 
— Chi copia o scrive a dettatura. 

amanza dal lat. àmans amante (mediante 
una forma amanti a) onde i Provenzali 
fecero amànsa (= amàsia). — Donna 
amata; ma è voce oggidì quasi affatto di- 
messa. 

Cfr. Smaneerfa; Smanceria. 

amàraco lat. amàracus = gr. amàra- 
CH08, voce proveniente dall'oriente. — 
Specie di pianta aromatica, detta anche 
Maiorana. Origanum maiorana dei botanici. 

amaranto lat. amaràntus dal gr. ama- 
RANTOS che non appassisce, durevole, com- 
posto di A negai, e maraÌno appassisca. 



1 




aaaràsco] 



— 45 — 



[amarra 



ond' anche la voce marasmo (v. Morire), 

— Genere di pianta erbacea i cui fiori di 
colore rosso porporino conservano a lungo 
bellezza e fì:Hascnezza. 

Deriv. Amarantàceo; Amarantino; Amaran- 

ftHUUràsco Prunus cerasus marasca dei 
botanici. Albero che produce una sorta 
di ciliege di sapor acre ed amaro, la quale 
è detta Amarasca {lat. Cérasus acidius). 

DeriT. Amarasca; AmaraschfnO'O. 

jUMAre /r. amer; nelle altre lingue ro- 
manze amar: dal laL amare per camàrb 
dalla radice ascr-zend. ka, kam desiderare, 
amare, onde kam-ami awio, ramasi {lat. 
ÀMAS) ami, RAMATI {UU. àmat) ama ecc. 
kAm-a desiderio, Va.pers. uam-ana, Varmen. 
KAM-iM amare, soppressa la consonante 
iniziale come nel tot. àper (= ted, eber), 
che cfr, col gr, r-àpros (a. slav. v-epri) 
cignale (cfr. Caro e Querela). — I Latini 
con questa parola intendevano significare 
un trasporto quasi involontario, una vee- 
menza ed ardenza di passione quasi im- 
pensata, un sentimento più animalesco 
che umano, laddove per segnare la diffe- 
renza fra l'amore dell'istinto e quello della 
ragione, avevano la parola dilìgere, che 
ha in sé gli stessi elementi e la stessa 

r.denza dell' eleggere (v. Diletto). Oggi 
parola Amore è più comprensiva, ma 
adoperata sola ha la preferenza in senso 
nobile e santo. 

Deriv. Amàbile; Amanza; Amàsio-a; Amatfvo; 
Amatór€-irù:e; Amatòrio, Am%c(ha; Am^re, 

«■uureiririàre dal lat. amàrus mediante 
una forma amaritiàre, mentre che dal- 
Taitra variante amàricus, che ritrovasi 
nello »p. e port. amargo, cat. amarg (si- 
mile al tardo lai. amaricòsus) si fecero 
le voci Amaricare, Rammaricare (v. q. v.). 

— Benderò amaro e fig. Tormentare, Af- 
Eiggere, Addolorare, presa la metafora 
dalla spiacevolezza del sapore amaro. 

Deriv. Amareggiaménto. 

asArèna Aggiunto di una specie di 
ciliegia di sapor acre ed amarognola, detta 
perciò anche Amarina e Amarasca. 

«Marezzare Lo stesso che Amareggiare, 
Dna raramente usato, mentre più volen- 
tieri si adopera nel significato di Marez- 
liare (v. q. v.). 

aaaricàre pr. sp. e port. amargar. — 
Dal (cU. amàrus amaro mediante una 
forma amàricus, che è nello sp. e port. 
axaroo, simile ai b. lat. amaricòsus (v. 
Amaro). — Sinon. di Amareggiare, ma 
giammai usato in senso morale. 

Deriv. Amaricante = Che tiene dell' amaro; 
Afmmaricàre. 

vmkro rum.. e port. amar; sp. amargo 
= amari co); prov. amars; fr. amer: 
dal lat. AMÀRUS per amàsus, che insieme 
^gr. AMOS crudo, immaturo fa capo al sscr. 



AMÀs crudo, AM-LAS agro, acido, ond'anche 
Va. a. ted, am-pher amaro. La radice vuoisi 
contenere il significato di esser forte, strin- 
gere fortemente e trovasi nello ztìid. ama 
forza (cfr. Omero). — Uno dei sapori con- 
trario al dolce, tale quello che si cava dal- 
l'assenzio. 

Deriv. Amarasca: Amareggiare; Amarèna; Ama^- 
réttOf Amarézza; Amaricare; Amarificàre; Ama- 
riccio; AmariUìdine; Amar(Sgno onde Amaró- 
gnolo; AmarUlante; AmarUme. 

amarra sp, amarra; fr. amarre. — 
Dall'araò. marr /wnc. Si cita anche Voland. 
MARREN legare, saldare : ma I'a che precede 
rappresenta l'articolo arabo e tradisce l'ori- 
gine barberesca. — Fune colla quale un 
bastimento è legato a terra. 

amatìsta v. Ametista. 

amàsio-a lat. amàsius (usato da Oellio 
e da Plauto) da amare amare, — Dicesi 
l'uomo o la donna amata, ma vuol pren- 
dersi in cattiva parte. 

amauròsi gr. amauròsis accecamento, da 
amauròs cieco, che taluni decompongono 
in A intensiva e màuros nero, scuro. — 
Indebolimento e perdita totale della vista, 
dipendente da cagioni morbose diverse, co- 
munemente detto Gotta serena (v. Gotta). 

Deriv. Amaurótico. 

amàizone dal^r. amazòn. La etimologia* 
che se ne è data fino ad oggi è a nega- 
tivo e MÀzos mammella. Altri però crede 
meglio dal gr. ama insieme e zòo vivere ; e 
stando ad altri dal gr. A negativo e zend. 
mas'ya maschio (illir. maz' uomo, lat. mas 
maschio). — Donne guerriere di Scizia, Li- 
cia ed altri paesi, insieme conviventi, che 
probabilmente dovevano per istituzione 
astenersi dal matrimonio, affine di dedi- 
carsi più liberamente alle armi (simul 
inter se sine viris viventes insieme 
fra loro^ senza uomini, conviventi, come 
scrive Servio). La comune leggenda che 
esse fossero solite mortificarsi nell'infan- 
zia una mammella per meglio trar d'arco, 
sembra una fiaba dei grammatici, giacché 
nelle antiche opere d'arte, come ne insegna 
il Rich, sono esse sempre rappresentate 
intiere con tutte le parti, come le altre 
donne. 

amb prefisso latino spesso accorciato in 
AM, AN e rispondente aìPumb. ampr, ambr, 
all'o#c. ampr, al gr. amphì, all'ani, ted. UM- 
Bi, UMPi (mod. um), al sscr, abhì intomo 
(onde abhìtas = gr. amphìs da ambe le 
parti), che taluno rapporta a una radice 
fondamentale ambh che è in umbh-ami = 
AMBH-Ami tenere insieme, legare. — Parti- 
cella che suole preporsi a molte voci ita- 
liane col senso di All' intorno, Da due 
parti. Da tutte le parti. 

Cfr. Ambage; Ambiguo; Ambo; Anno{?); Ogni. 

ambage lat. ambàges da amb =: gr. am- 
phì attorno e perciò da una parte e dal- 



1 



ibàscia] 



— 46 — 



[ambascerfi 



Valtra (v. Attìò) e ÀGERB - per/. ÈGI - spin- 
gercy condurre (v. Agire e c/r. Ambiguo). — 
Propr, significa Lo andare attorno a qual- 
che cosa, altrim. Giro, Laberinto, Andiri- 
vieni: ma oggi si usa solo figurat. per 
Lungo e intricato giro di parole, di pen- 
sieri, che oscura il senso, anziché spie- 
garlo. 

ambàscia cfr. sp. embaxar perdere il 
fiato per subitanea paura. — Alcuni propen- 
dono a una derivazione germanica, accen- 
mando al got. andbahts = oland. ambaqt 
fatica {cfr. Ambasciata), con lo stesso or- 
dine d' idee su cui posa la voce Travaglio: 
TErich, anche meno felicemente, riporta la 
voce al gr. aphasìa = amphasìa ammu- 
tolire, impotenza di parlare, spavento che 
fa perdere la favella, composto di A par- 
ticella negativa e phèmi = phàmi parlo. 
Meglio però col Caix ritenerlo comp. di 
AMB, prefisso che vale da tutte h parti e 
quindi interamente (v. Amb), e ascia, che 
tiene ad asciare, ansciàrk (citati dal 
Redi come voci di dialetto aretino) = an- 
siÀRE da ÀNSIA. — Difiicoltà di respirare, 
come in chi è oppresso da soverchia fatica, 
accompagnata anche da impotenza di par- 
lare. — Per metaf. Travaglio, Noia, Fa- 
«stidio. 

Deriv. Ambasciare; Ambascióso; Trambasciare. 

ambasciata e Imbasciata prov. embais- 
sada; cat. e port, embaixada; sp. em- 
bajada; fr. ambassade: dal lat. am- 
BÀxus per AMBÀCTUS (che trovasi in 
Giulio Cesare) servo, che alcuni dicono 
voce latina, comp. di amb prefisso indi- 
cante attorno e AGO - supin. àctum - vado, 
vengo, altri meglio con Festo ritengono 
di origine gallica o germanica: got. and- 
bahts == a. a. ted. am-baht (a. isl. am-bat) 
aìigs. AM-BHT servo (onde il got. andbahti 
= a. a. ted. amphti, servizio, m. a. ted. am- 
BET, AMMET, AMPT, mod. AMT ufficio, fun- 
zione, sved. ÀMBETE incarico, ministero, 
oland. AMBAGT mestiere), che cfr. col celto: 
cimb. AMAETH per ambaeth operaio (radice 
sscr. BHAG avere in parte, possedere). Da am- 
BÀCTUS derivò il b,lat. ambactìa, d'onde 

AMBAXiA, ambascia, AMBASCIARE, AM- 
BASCIATA, ambascerìa {cfr. Ambascia?). 

— Ciò che si manda a dire altrui per 
mezzo di terza persona, nel qual senso 
dicesi anche Imbasciata, Messaggio, Le- 
gazione, ed anche fig. Le persone che 
compongono la Legazione, nonché il Luogo 
dove risiedono. 

Deriv. Amòa8ciat<fre'tr{ce. 

ambasciatóre e ambasciadóre dal b. lat. 
ambasciatòre(m) che trae da ambàxus = 
AMBÀCTUS servo, ministro (v. Ambasciata). 

— Vocabolo di umile origine, che ora si- 
gnifica Ministro d'alto grado, inviato con 
lettere credenziali e investito di carattere 



rappresentativo, da Stato a Stato, affin di 
trattar negozi sotto la fede pubblica sta- 
bilita dal diritto delle genti. 

ambasceria lo stesso etimo di Amba- 
sciata, cangiata solo la terminazione. — 
Uffizio, Grado di ambasciatore, ed ezian- 
dio le persone che insieme esercitano tale 
ufficio. 

ambiare prov. sp. e port. ambiar; fr. 
ambler. — Denominativo di ambio (v. q. 
V.). — Andar con passo afirettato; detto 
de' cavalli. 

ambiente dal lat. ambiens - acc. am- 
bièntem - p.pres. di ambire andare attorno 
{cfr. Ambito). — Materia fluida che gira 
attorno ad alcuna cosa, e dicesi comune- 
mente dell'aria che ne circonda; fig. Luo- 
ghi e persone in mezzo alle quali si vive. 

ambigao lat. ambìguus da amb intorno, 
da due o da più parti (v. Amo) ed àgbre 
condurre (v. Agire): e quindi lo stesso etimo 
di AMBÀGES giro, tortuosità (v. Ambage). — 
Che può prèndersi in due o più sensi, e 
perciò: Non chiaro, Che lascia dubbiezza. 
Aggiunto a uomo significa Sospetto, Che 
non ispira confidenza. 

Deriv. Ambiguità. 

ambilogia dal gr. amphì (cangiato in 
AMBÌ) che vale in modo incerto, dubbioso 
(v, Amb) e lògos discorso. — Discorso am- 
biguo, che può essere interpretato in più 
sensi. 

ambire dal lat. ambìre = supin. ambì- 
tum - andare attorno composto di amb (== 
gr. ambhì) intomo e ire andare (v. /re); 
perchè in Roma antica era costume, non 
dimenticato dai posteri, che coloro i ^u^&li 
desideravano ottenere un piccolo umcio, 
si facevano attorno con moine e promesse 
alle persone del popolo, che andavano ap- 
positamente a cercare per guadagnarsi il 
loro suffragio. Da questo affaticarsi venne 
che Ambire in breve tempo significò Bra- 
mare e brigare gli onori. 

Deriv. Ambizi<fne; Ambizi<f8o; cfr. Àmbito, 

àmbio fr. amble {prov. ambladura): 
dal lat. àmbulum (contratto ìuamb^ldm) 
che tiene ad ambulare passeggiare, cam- 
minare, andare. — Quel passo affrettato dei 
cavalli, degli asini, dei muli, che non è 
ancora trotto. Donde la frase familiare 
« Prender l'ambio > per Andarsene da un 
luogo con una certa fretta. Nelle scuole 
di equitazione dicesi Quel ptisso del ca- 
vallo che muove con ambedue le gambe 
dell'uno, poi con ambedue quelle dell'altro 
lato. Passo insegnato ad arte, invece del 
passo diagonale, perché rende meno scosse; 
e una volta s' insegnava dai maestri, spe- 
cie per comodo degli uomini coperti di ar- 
matura pesante. Il cavallo di Erasmo da 
Nami, detto il Gattamelata, del Donatello, 
che si vede nel Palazzo dell'antico Bar- 



àmbito] 



— 47 — 



[ambracane 



gello in Firenze, marca appunto questo 
passo. 

Deriv. Ambiare; Ambieggiàre. 

àmbito lat, ÀMBiTUS e questo da ambire 
andare attorno (v. Ambire). — Giro, Cir- 
cuito, Spazio circoscritto. — Presso i La- 
tini: Reato dell'ambizioso che otteneva 
qualche carica per corruzione. 

ambizióne lat. ambitióne(m) da ambìhe 
andare attorno per ottenere voti o uffici 
(v. Ambire). — Soverchia cupidigia d'o- 
nore e di maggioranza. 

àmbo-(i-e) lat. ambo «= gr. àmpho, che 
confronta col sscr. ubhà, ubhAu, che pre- 
cede anche lo zend. itbA, Va, slav, oba, il 
Ut. ABL* e il gol. ba, bai (per uba, ubai) 
onde BAiÒTHS (per ubaiòths) e Va. a. ted. 
BEiDE (per ubaidb) ambedue, lì sscr. ubhàù 
trae, giusta qualche filologo, dalla rad. ubh 
che è in ubh A mi, umbuAmi tenere insieme, 
legare e l'u vuoisi oscuramento di A ed è 
congenere al sscr. abhI (gr. amphI, a. a. ted. 
umbi, umpi, mod. um) intorno , abuìtas da 
ambedue le parli (v. Amb). — Lo stesso che 
Ambedue. — Come sost. aicesi cosi una cop- 
pia di numeri giuocati al lotto; oppure Due 
numeri giuocati in una stessa cartella, i 
quali sieno sortiti. Dicesi anche ambi ed 
ambe. 

ambóne lat. ambòne(m) dal gr. àmb-on 
qualunque cosa protuberante e di figura spe- 
cialmente convessa sopra una superficie^ 
che alcuno annoda alla radice del gr. òmph- 
AL08 = lai. UMB-ILÌCU8 umbelico (v. q. v.), 
altri meglio ritiene detto per ànabon comp. 
di AXÀ sopra e baino vado (v. Base). — 
Cattedra, Pulpito; Tribuna nelle antiche 
chiese al disopra o a sinistra dell'entrata 
del coro, ove si leggeva l'evangelio e il 
vescovo predicava. 

ambra sp. e pori, ambar, alambar, 
alambre; fr. ambre; lat.med. amber, 
ambrum, ambarum; gr.mod. ambar. 
— I più dall'ara/^, akbar, anb'r Vambra 
grigia e allo stesso tempo anche nome di 
«« pesce (Devic), che però in questa lin- 
gua non trova spiegazione; ond'è che al- 
tri la ritiene voce di origine germanica: 
f^erf. a. ted. amber che vuoisi composta del 
prefisso AN e rad. bar, ber col senso di 
ardere, splendere^ che è nell'a. a. ted. ber- 
SEX oggi brbnnen ardere, ber-cht {=got. 
BAIRHT, ingl. BRIQT) rilucente, e fa capo 
tlla rad. sscr. BifRAG splendere (v. Barce): 
sicché presenterebbe esattamente lo stesso 
senso del lat. incènsus incenìo, che trae 
da rscÈxi>ERE ardere. Essa poi, giusta i 
secondi, sarebbe trapassata agli arabi, ai 
turchi e perfino ai persiani, ai quali tal 
sostanza proveniva dalla Germania. A con- 
forto di questa etimologia si osserva come 
i tedeschi l' appellino bern-stein, che a 
ietterà vale pietra ardente e come Vingl. 
AKBRE ambra stia dinanzi ad ambers ce- 



neri e propriamente la cosa arsa. Checché 
sia di ciò, l'articolo arabo rimasto nella 
forma spagnuola é valido argomento per 
ritenere che gli arabi abbiano imprestata 
questa voce alla Spagna. — Sostanza tra- 
sparente, sommamente elettrica, di consi- 
stenza gommosa, di origine vegetale, ori- 
ginaria del mar Baltico, chiamata dai 
greci ELEKTRON, dai latini anche sùcci- 
num (da succus succo) e dagli antichi 
germani oless, siccome afferma Plinio, 
il quale aggiunge che le donne romane 
portavano dei monili di quella sostanza 
e che talvolta la bruciavano a guisa di 
profumo nelle acerre. L'ambra è di due 
specie, cioè Vambra gialla, quella accen- 
nata di sopra, che trovasi specialmente 
negli strati di lignite o di legno bitumi- 
noso ed é di provenienza dei paesi nordici 
d'Europa, tra i quali prima la Svezia: 
Vambra grigia proveniente dall'Asia e Af- 
frica, che trovasi galleggiante sulla super- 
ficie del mare, donde vien rigettata sulle 
spiagge e vuoisi sia il prodotto escremen- 
tizio di un cetaceo. 

Deriv. Ambràre; Ambrèico; Ambrefna. 

ambracane dal b. lat. Ambrum cAnum 
ambra bianca (v. Ambra e Canizie). — Am- 
bra odorifera, la quale sembra esser lo 
stesso che l'ambra bianca o grigia, a dif- 
ferenza della gialla. 

ambròsia gr. ambrosìa da ambròsios == 
àmbrotos (= sscr. a-mrtam = a-martam) 
immortale, incorruttibile composto (come la 
voce Ambrogio) della partic. negai, a e 
BR0TÒ8 mortale, che sta per mrotòs, mor- 
Tòs dalla stessa radice del lat. mòr-tuus 
mortAlis (v. Morire). — Secondo la fa- 
vola era il cibo degli Dei, che rende im- 
mortali e però negato agli uomini. 

ambulacro lat. ambulàcrum da ambu- 
lare camminare, passeggiare. — Luogo 
dove si può comodamente passeggiare; 
Cortile o Corridoio in un vasto e pub- 
blico edificio. 

ambulante lat. ambulAnte(m) p.pres.dì 
ambulare comp. della partic. amb daJVuna 
parie e daìV altra (v. Amb) e della rad. ba 
che ha senso di andare (v. Base), Altri lo 
vuole forma attenuata di ambire (comp, 
di amb e ire) andare attorno (Georges). 
— Che non ha sede fissa, Girovago. 

Deriv. Ambulanza. Cfr. Ambulacro; Ambulato' 
rio; Ambulo; e i oomp. Funàmbulo; Preàmbolo; 
Sonnàmbulo. 

ambulanza fr. amb ul ance: dal lat. 
ambulAntem p.pres. di ambulAre cam- 
minare, andare attorno (v. Ambulante). — 
Stabilimento ospitaliere provvisorio for- 
mato presso i corpi d'armata in tempo di 
guerra, per seguirne i movimenti, e de- 
stinato ad assicurare i primi soccorsi ai 
feriti ed ni malati. 

ambulo dal lat. a^toulAre camminare, 
passeggiare (v. Ambulante e cfr. Funam- 



amendàe] — 48 — 

bvloy Preambulo, Sonnambulo). — Si usa 
nelle maniere familiari: « Prendere l'am- 
bulo > cioè l'andare, Andarsene; < Dare 
l'ambulo » per Mandar via. 

Emendile rum, amìndoi; prov. amdui, 
amdos; a. fr. amdui, andui, andos: 
detto per ambedue (lat. ambo-duo). 

amèno Za/, amcenus che reputati filo- 
logi congiungono ad amàrk, che darebbe 
il senso di amabile, attraente, altri al gr. 
AMEINON il migliore. Si è anche pensato 
all' a. lat. mànus buono e propriamente mi- 
surato dalla rad. ma misurare (cfr. Mani), 
che però non spiega I'a iniziale. — Piace- 
vole, Delizioso, e dicesi per lo più di luogo 
che allieta l'occhio e ricrea Tanimo. 

Deriv. Amenità. 

ametista e amatlsta gr. amètvstos (sot- 
tint. LÌTHOS pietra) comp. di A particella 
privativa e methyein ubriacare (da mkthy 
vino = a. a. ted. mètu, mod. meth, got. mi- 
DUS, sscr. madhu). — Pietra preziosa co- 
lor vino rosso adacquato, che gli antichi 
credevano fosse un preservativo contro 
l'ubriachezza. 

amianto dal gr. amiàntos non macchiato, 
composto di A particella privativa e miaI- 
NO tingere, lordare (cfr. Miasma). — Silicato 
di magnesia e di ferro idrato, composto 
di filamenti setosi e flessibili, di cui gli 
antichi facevano tela per varii usi; cosi 
detto perché il fuoco ordinario non lo 
tinge, non lo consuma, ma lo pulisce. 

amico-a lat. amIcus-a dalla stessa rad. 
di amare (v. q. V.) propr. che si ama, che 
ama. — Aggett, Accetto, Caro, Diletto, Fa- 
vorevole, Giovevole. Sost. La persona che 
ama ed è riamata. 

Deriv. Amicàbile; Amicare; Amichévole; Ami' 
cizia; Amistà. 

amido fr. amydon: dal lat. àmylum e 
questo dal gr. amylon (cangiata l in d) 
comp. di A privativ. e mylos mulino {cfr. 
Amilaceo). — Sostanza estratta dal fi*u- 
mento mediante la macerazione, e che 
serve a dar la salda alla biancheria. Se- 
condo Plinio furono gli abitanti di Scio, 
che per i primi fecero l'amido e insegna- 
rono a servirsene {Hist., XXII, 25). 

Deriv. Amidàceo; Amidino; Amid^so. 

amistà ;>ror. amistat-z; fr. amistie» 
amitié; cat. amistat; sp. amistade; 
port. amizade: dal lai. amicus amico, 
mediante una forma astratta amìcitas 
- acc. amicitàtem - cangiato ci mediano 
in 8. — Lo stesso che Amicizia, ma oggi 
usato assai raramente. 

amitto e ammìtto dal lat. àmictus so- 
praweste, da amicio - supin. amictum - 
coprire, vestire, composto da am == amb 
particella eguale alla gr. amphì d'ogni in- 
torno e JÀcio gettare (v. q. v.) ed anche, 
specialmente in composizione, porre (v. 
Gettare). — Presso i romani significò qua- 



[ammaccàre 



lunque genere di sopravveste. Ai tempi 
cristiani si die questo nome al pannolino 
che il sacerdote si pone sul collo prima 
di indossare la pianeta. 

ammaccare prov., cat. e port. macar; 
«p. machar, machacar, machucar (ma- 
e a ammaccatura; machadera pestello; 
macho martello da fabbro, incudine; ma- 
chota maglio); rum. macau bastone (cfr. 
b. bret. MACHA pressare, opprimere. — Com- 
posto di A superflua e macca re restato 
nel dialetto ed esistente nello spagnolo, 
, catalano e provenzale, nonché nell'antico 
1 e moderno francese sotto la forma mac- 
i QUER maciidlare e da conginngersi a macco 
I nel senso di cosa compressa simile allo sp. 
I maca ammaccatura, dalla rad. del sscr. 
I MAC-ATE pestare, a cui i filologi riportano 
anche il gr. masso = màgjo impasto e pro- 
' priamente comprima la pasta (v. Madia). 
; — Far contusione su checchessia, percuo- 
I tendolo o fortemente premendolo. (Avverti 
I che non ha che fare con Smacco, che 
propr, significa avvilimento dall' a. a. ted. 
SmAhI piccolo, tenue). 

I Deriv. Ammaccàhile; Ammaccaménto; Ammac- 
1 catara. 

Cfr. Maccatella; Macco 2; Maccherone; Mace- 
> rare; Maciullare; Macola. 

ammaestrare comp. della partic. ad in- 
dicante fine, scopo e maestro. Istruire ed 
Esercitare uno in arti od in altra cosa. ■ — 
Detto degli animali: Allevarli per alcun 
servigio. 

Deriv. Ammaestràbile; Ammaestraménto; Am- 
maestratfvo; Ammaestratóre-trice; Ammaestrata- 
ra; Ammaeetr azióne; Ammaestrévole. 

ammaiàre voce presa dall'uso dei con- 
tadini di piantare la prima notte di mag- 
gio davanti all'uscio aelle loro innamorate 
un ramo di maio fiorito (v. Maio). — Or- 
nare di fiori, Coprirsi di ornamenti. 

Deriv. AmmaiatUra; Ammàio. 

ammainare prov. amenar; a.fr. amai- 
ner; mod. amener; sp. e pori, amainar: 
dal lat. AD a e minare, che nei bassi 
tempi significò pure menare, condurre, trar- 
re. Il Flecchia invece propone il quesito se 
per avventura possa ridursi ad invagi- 
NARE, INOUAINARE, come farebbe sospet- 
tarlo il calab. nuaiinar: però il Canello 
osserva che questa ipotesi se si presta 
alla forma napoletana, non si addice punto 
a quella francese e spagnuola. — Ritiraj* 
le vele in modo che non piglino vento, 
cioè Calarle. 

ammaliare Far malìe e fig. Sconsiderato 
dagli effetti) Impedir la loquela, Torre il 
cervello. Far divenire stupido. Differisce 
da affascinare che è Far malie parti- 
colarmente con gli occhi, e nel fig. vale 
Abbagliare; e da incantare che è Fajr 
magie per virtù di parole e si dice anche 
di cosa che sorprende, che reca meravi- 



anmuilMàre] 



- 49 



[ammazzasètte 



glia mista d'ordinario a indefinibile di- 
letto- 

Deriy. Ammaliaménto, AmmaliaUfre-trice; Am- 
maliùtura. 

ammaliziàre e ammalizire Insegnar la 
MALIZIA, Rendere malizioso, scaltro. 

ammaflunolàrsi detto per abbambolàrsi 
{efr. Mammola) e vale Chiuder a mezzo 
gU occhi come bambolo che ha sonno, 
Addormentarsi sulla sedia. 

Derìv. Ammammolato: detto degli ooohi semi- 
chiusi per Tolnttà e quasi ooine per sonno. 

ammandorlato SosL Lavoro fatto di ver- 
ghe o canne disposte a rete, a figura di 
màndorla o rombo. — Aggeli. Fatto o 
dipinto a guisa di mandorla e dicesi pro- 
priamente di muraglia nella quale le 
pietre sono disposte in maniera da figu- 
rare un ingraticolato {lai, rbticulatum 
opus). 

ammanierare Lavorare in arte in modo 
manierato (v. q. v.), cioè di una manièra 
troppo convenzionale, affettata. 

Deriv. Ammanier aménto; AmmanUratHra. 

ammannàre propr. è Fare o Raccorre 
mAnnb, mannelli o manipoli di biade mie- 
tate. Disporre a covoni manne segate, ma 
per «imilìt. Appsu'ecchiare, Mettere alPor- 
dise. Allestire. Si usa anche per Amman- 
nire (v. q.v.), 

Deriv. Ammannaménto. 

ammannlre da mano, raddoppiata la n 
per causa della doppia m che precede, co- 
me avviene anche per la e di ammiccare, 
Altri vuole da manna fascio^ onde il si- 
gnificato originario sarebbe identico a 
quello di ammannàre, cioè hgare assieme 
e poi ordinare, disporre, — Mettere all'or- 
dine, Allestire, Preparare. 

Deriv. Ammanniné; Ammanniménto; Amman- 
nitara. 

aMMunsàre^ ammansire da mànso, che 
vai maruueto. — Addimesticare e dicesi 
delle bestie e delle persone. 

Deriv. Ammantaióre-tricé. 

ammantare Mettere addosso il manto o 
veste simile a manto: metaf. Coprire, Ce- 
lare, Nascondere. 

Deriv. AmmatUabdra; Ammanto. 

ammassare Far massa. Adunare confu- 
samente, Accumulare. 

Deriv. Amma$»aménto. AmmassaUfre-trice. 

ammassicciare da massa mediante Vagg, 
MASSICCIO e vale propr. Render massiccio, 
doè grosso, solido; e quindi Accumulare. 

ammattire Divenire o far divenir matto; 
d'onde si fece Ammattimento per Grave 
noia o briga che quasi fa ammattire. 

ammazzare 1. Comp, di ad e mazzAre 
(=:$p. m&z&r'y prov, massar; port. ma- 
^ar) battere, denominativo di mazza, che 
<\k il brutale significato di uccidere a maz- 
zate (v. Mazza). Potrebbe pensarsi anche 
al lat. mactarb uccidere (onde Mattatoio 



e Macello), che però non si presta alla 
composizione letterale della voce am-maz- 
zare, la (juale non potrebbe sorgere che 
da una forma mactlà.rb. — Uccidere, To- 
gliere altrui violentemente la vita. 

Deriv. Ammazzaménto; AmmazeaUfio; Ammaz- 
zat(fre-tr{ce; Ammazzatura. 

2. Ridurre in mazzo; Fare o Comporre 
mazzi, che dicesi pure Ammazzolare. 

ammazzasètte Che ammazza ossia uc- 
cide sette persone ad un colpo, e quindi 
Bravaccio, Smargiasso. 

ammazzolare 1. Far mazzuòli, ossia pic- 
coli mazzi, e dicesi di fiori e d'erbe; fig. 
Ridurre insieme. 

2. Dicesi anche di quel supplizio in cui 
il carnefice suole percuotere il condannato 
con mazza o mazzuòla. 

ammenàre v. Menare. 

ammencire (cfr. a.fr, mincier = mi- 
nuisier). Render méncio, ossia floscio, 
Avvizzire (v. Mencio). 

ammenicolo e amminicolo dal lat. ad- 
minìculum comp. della partic. ad a e ra- 
dice min, che ritrovasi in bmìnbrb sopra- 
sture, pro-mìn-brb sporgere (affine secondo 
alcuni alla radice di mun-irb fortificare), 
e vale propriamente sostegno per piante, 
come viti e simili, paletto. Altri cràe che 
il secondo elemento sia costituito da ma- 
NUS mano, che pur darebbe il senso di 
appoggio. — Oggi adoprasi solo fig. nel 
senso morale di qualsivoglia Appoggio di 
autorità o di congettura e per estens. an- 
che Fallace argomento. Artifizio studiato. 

Deriv. Ammenicolàre; AmmenicoHre; Ammeni- 
colóne. 

ammendare pori, emendar; prov. es- 
mendar; fr. emender e aménder; sp. 
enmendar, dalZa^ emendare, composto 
della ^ar^ic. e = ex da, di (a cui posterior- 
mente venne sostituita ad), e mènda sba- 
glio (v. Menda). — Lo stesso che Emen- 
dare e vale Riparare il danno (del fallo, 
dell'errore). Risarcire, Compensare, ed an- 
che Correggere, Migliorare. 

Deriv. Amiìiènda; Ammendàbile; Ammendamén- 
to; Ammendaziéne. 

Cfr. Emendare; Rammendare. 

ammènda /r. ennenàe', port. emenda. 

— Da ammendare = emendare (v. q. v.) 

— Riparazione di errore, Correzione, Ri- 
facimento di danno. Censura, Condanna. 

amméttere dal lat. ad-mìttere - supin. 
ADMissuM - comp. della partic. ad a, verso, 
e mittbre, /are o lasciar andare, mandare, 
gettare, portare, porre (v. Mettere), — La- 
sciar entrare. Ricevere, Accettare, e indi 
Approvare, Riconoscere idoneo; vale an- 
che Aizzare, che è quanto dire mandar 
contro. 

Deriv. Ammésso; Ammissibile; Ammissione. 

ammiccare II Castelvetro dal lat. ad- 
MicÀRE tremolare, scintillare, quasi dica 
lampeggiare, saettare con gli occhi; nel qual 



nministràre] 



— 60 — 



[ammollire 



caso sarebbesi addoppiata la e per effetto 
della doppia m precedente, che obbliga a 
posare su quella la voce {cfr. Ammannire). 
Altri dalla radice del gr, myo - per/, mb- 
MYKA - chiudo y Btn'o (parlando degli occhi 
e dei labbri); ma non si ha la voce inter- 
mediaria latina. — Si fa pure la ipotesi 
che tragga dal lat, ad-nictàrb intemiv. 
dell'an/. ad-nìcere muovere, far segni (cfr. 
ted. NICKEN accennare)^ il quale serve bene 
al significato,' ma sembra a taluno che 
avrebbe dovuto dare anniccare: quan- 
tunque possa osservarsi che lo scambio 
della K con m non è contrario alle leggi 
fonetiche, ed anzi nella lingua portoghese 
è comune. — Accennare con gli occhi o 
con certi movimenti del viso; in stile 
familiare Far l'occhiolino. 
Deriv. Ammicco. 

amministrare lai. admini strare camp. 
della partic. ad a e ministrare servire^ 
curare f fornir e, da minÌSTER «erro, mini- 
stro (v. q. V.). — Governare, maneggiare 
cose pubbliche o private. Porgere, Dispen- 
sare y). es. i sacramenti, medicine, e scher- 
zevolm. pugni, bastonate). 

Deriv. Amministr amento; Amminiatrativo; Am- 
miniètr attere; Ammin istraz i<fne . 

amminnìcolo v. Ammennicolo. 

ammiràglio prov. amiralhs, ami- 
rants; amirats; a.fr. amirail, amirai, 
amirant, amire, mod. amirai; sp. al- 
mirage, almirag, almirante; pori, a- 
miran, almirante; b.lat. admiralius, 
almiragius, amirarius ed anche ami- 
rus. — Dall' araò. al corrispondente al 
nostro articolo il (data per buona la forma 
spagnuola) e amìr = emIr signore, coman- 
dante, capo (cfr. Emiro) a suffisso AL o 
ALis, ALius: al quale altri sostituì Varab, 
AL BEAR mare facendo amir al bhar co- 
mandante del mare; altri peggio il gr. 
ÀLios marittimo. — Capo delle forze na- 
vali di una nazione, che gli arabi dicono 
amIr-ulma comandante deir acqua. Giova 
però notare che molte citazioni provano 
che in antico questa voce significò Gene- 
rale, Capo di truppe e non già Coman- 
dante di mare: lo che raffermerebbe es- 
sere inorganica, a forma della data eti- 
mologia, la desinenza al, aglio. 

Deriv. AmmircigUàto. 

ammirare dal lat. admiràri camp, della 
partic. AD a, verso e Mi rari guardare con 
meraviglia, meravigliarm (v. Mirare). — Os- 
servare con meraviglia. 

Deriv. Ammiràbile; Ammirando; Ammirativo; 
Ammiratórt-trice; Ammirazi<fne; Ammirévole. 

ammodàre dal lat. modus misura (v. 
Modo). — Moderare. 

ammollare port. e prov. molhar; cat. 
mullar;/r. mouiller; sp. mojar. — Sta 
per AMMOLLIÀRB dal lat. mòllis molle, 
preceduto dalla, partic. ad, come alleviare 



I alleggerire da lèvis lieve ^v. Molle). — Ren- 
der molle mediante un liquido; Allentare 
I ciò che è teso; fig. Raddolcire, Far man- 
I sueto. 
I Deriv. AmmoUaménto. 

I ammollire Render mòlle (v. Ammol- 
lare), Stemperare, Render lubrico. Per 

I metaf. Lenire, Intenerire. 

I Deriv. AmmoUiknie; Ammolliménto: Ammolli- 
tfvo, 

ammoniaca lat. ammonìaca (v. Ammo- 
niaco). — Alcali gazoso cosi chiamato 
: perchè si prepara dal sale ammoniaco. 

ammoniaco lat. ammonì acus — gr. am- 
M0NIAKÒ8. Attributo di una specie di sale, 
che vuoisi si preparasse anticamente dal 
letame di cammello nell'AMMONiA, oasi del 
deserto di Libia (ora oasi di Sina), celebre 
per il tempio e l'oracolo di Ammone, l'al- 
tissimo Iddio degli Etiopi, Egizi e Libi; 
ed anche di una gomma resina adonrata 
come medicinale e ugualmente appellata, 
secondo Dioscoride, dall' Ammonia, ove al- 
lignava la ferula, del genere delle um- 
bellate od ombrellifere, ond'essa stilla. 

Deriv. Ammoniaca; Ammoniacale; Ammonià- 
càto; Ammontato. 

ammonire dal lat. ad-monère, composto 
della partic. ad a e monère avvertire, 
ricordare, esortare (v. Mònito). — Avver- 
tire, Dar precetti. Riprendere con auto- 
rità chi ha errato ; Vale anche Sottoporre 
i pregiudicati alla vigilanza della giusti- 
j zia, lo che si fa previo mònito del magi- 
strato a costoro di correggersi e non dar 
I luogo a sospetti e di osservare certe pre- 
I scrizioni speciali predisposte a toglier loro 
' la occasione prossima ai delinquere. 
j Deriv. Ammoniménto; AmmoniUSre-trfce ; Arn- 
; monizióne. 

ammonite Conchiglie fossili che hanno 
' forma di un corno a spira, quasi a somi- 
glianza di quelli dei quali si raflSgurava 
ornata la testa Ammone, dio degli Etiopi. 

ammontare Far monte {cfr. Montare) e 
quindi Ammassare, Accumulare; e detto 
di prezzo, conti, partite e simili, Ascen- 
dere, Sommare. 

Deriv. Ammontam^nto. 

ammonticcliiàre dal lat. montìculus 
dimin. di MONS monte (cfr. Ammontare). 
— Ammucchiare; altrimenti Ammonti- 
care. 

ammortare lo stesso che Ammorzare 
(cfr. Ammortizzare), cioè colpir di mòrte 
e quindi Spegnere, Distruggere. 

Deriv. Ammortaménto. 

ammorsellato Confr. il/r. morceler che 
vale separare, tagliare a pezzetti (v. Mar- 
sello). — Manicaretto di carne a minùz- 
zoli (quasi a piccoli morsi o bocconcini) e 
d'uova sbattute. 

ammortire prov.esp. amorti r. Propr, 
Render come mòrto; togliere la forza e 
l'efficacia; Estinguere: lo che in gergo 



orlizzàre] 



— 51 — 



[ammutire 



bancario anche più. sconciamente appli- 
cato a rendite dicono Ammortizzare. 
Deriv. Ammortiménto. 

ammortizzare prov. amorte zir; sp, 
amortecer, amortizar; port. amorte- 
cer, amortizar {vola. ted. amortisie- 
ren); fr. amortissable e amortissó- 
ment. — Da mòrto p. p. di morire nel 
senso di estinguerai, per mezzo di una 
forma mortuare, premessa la parttc. ad 
(cfr. Ammorzare)» — Estinguere a poco per 
volta un debito rimborsando nel pagare 
i frutti una parte del capitale. 

ammorzare da morto p. p. di morire 
nel senso di estingìiersi, venir meno, per 
mezzo di una forma b. lat. mortiàre, pre- 
fìssa la parttc. ad e fuse in una z le due 
lettere mediane ti. — Diminuire il vigore; 
la luce, il calore; Estinguere; Spegnere: 
si usa anche in senso morale ri&rendolo 
a ira, superbia e simili. 

Deriv. Ammorzaménto; Ammorzatére-trfce; Amr 
wuyrzifieàre. 

ammoscire e raramente ammosciare. — 
Divenir moscio, cioè floscio, molle. 

ammostare Pigiar l'uva nel bigoncio 
per farne uscire il mósto; Agitare il mó- 
sto, ossia Puva pigiata, per fame vino, 
affrettando la fermentazione. 

Deriv. Ammostatelo; AmmostaU^re; Ammosta- 
tmra. 

ammotinàre v. Ammutinare. 
ammucchiare Mettere più cose a mac- 
chio, cioè Accumulare, Ammassare. 
Deriv. Ammucchiaménto; Ammucchiatóre. 

ammucidire divenir mùcido {lai. mùci- 
Drs da MÙcus muco, moeeio) cioè muffito. 

ammuifàre e ammuifire prender la muffa; 
fg. Indugiarsi incessàntemente sui libri, 
nello studio, nelPapplicazione. 

ammuricàre Ammucchiar sassi, quasi 
da fame muro. 

ammuricciàre Far muriccie di sassi in- 
tomo a checcbessia. 

ammusarsi Riscontrarsi col muso: detto 
specialmente degli asini, quando s'incon- 
trano l'un con l'altro, e stanno come in 
atto di fiutarsi. 

ammusire Dicesi familiarmente per Fare 
il MUSO, ossia il viso brusco, arcigno. 

ammutinare, ammotinàre sp. amoti- 
nar, fr. mutiner, {oland. muiten). — 
Dal lat. MOVERE muovere mediante una 
supposta barbara forma intensiva movi- 
TARE, movitinarb Coniata sul p. p. mò- 
Tfrus (== MÒTU8 ellittico per mov' tus), 
d'onde l'a./r. mente, muete, mod. e-meu- 
tc i'#p. motiu) tumulto, sedizione, sommossa, 
ed in a.fr. ancbe movimento di truppe ar- 
mate (quale p, es. una crociata^ (v. Muo- 
vere e cfr. MrUa). Il greco eboe mòthos 
tumulto, che nulla ha che fare con le voci 
romanze e tiene alla radice del sscr. math- 
ÀMi agito, manth-as, math-anam agita- 



zione, a cui è affine lo slov. meta turbine 
e il ìft. menturis mestolo (col quale si 
agitano le vivande). — Ribellarsi, Solle- 
varsi, Rivoltarsi contro il proprio capo. 

Deriv. Ammutinaménto; Ammutinatére-trtce; 
Ammutinaziéne. 

ammutire Divenire o far divenir muto. 

ammutolire intrans. Divenir mutolo, 
ossia Perder la favella. Restar di parlare; 
metaf. dicesi degli occhi delle viti quando 
perdono le mésse; trans. Render mutolo. 

àmnio dal gr. amnìon coppa, in cui rac- 
coglievasi il sangue delle vittime: che ri- 
feriscono alla stessa radice del lat. èmere 
prendere, raccogliere (v. Assumere). — La 
più intema delle membrane in cui sta 
ravvolto il feto nell'utero. 

amnistia e annistia dal gr. amnestìa 
oblio e questo da amnestèo dimenticare, 
composto di A negativo e radice di mnè- 
ME memoria, ond' anche mnào-mai prov. 
mnào-me) mi ricordo (v. Mnemonico). — In- 
dulto, Perdono concesso dal sovrano, con 
abolizione dei processi o remissione delle 
condanne. 

amo a. fr. ain, mod. hame-pon; sp. 
an-zuelo; port. an-zol {ted. angel). — 
Ijat. hàmus = gr. chamòs, citato da Esi- 
chio, dalla stessa radice del gr, kam-ptein 
curvare, kam-pè curvatura, kam-pylos cur- 
vo, piegato. — Piccolo strumento di acciaio, 
uncinato, con punta a guisa d'ancora, il 
quale legato a un filo di setola di cavallo 
{lenza) serve, con l'attrattiva dell'esca, a 
pigliar pesci. Per similit. Insidia. 

Deriv. Anc{no (diminutivo). 

amoèrre^ amuèrre lo stesso che moèrre 
dal fr. moiré (v. q. v.). — Stoffa di tutta 
seta, molto fitta e ondata, a marezzo. 

amòmo lat. amòmum dal ^rr. amòmon, voce 
di orig. semitica. — Pianta i cui rami 
hanno un aroma eccellente, penetrantis- 
simo. Nasce nell'India, nella Media, nel- 
l'Armenia e altre parti dell'Asia, e ser- 
viva a preparare un balsamo prezioso. 

amóre lat. amòr-bm da amare affine al 
gr. MAO desidero (v. Amare) in quanto let- 
teralmente indichi più l'effetto della na- 
turale inclinazione e della passione susci- 
tata dalle attrattive della forma esterna, 
che il resultato della scelta e della rifles- 
sione, lo che i Romani espressero colla 
voce DILÌGERE composta da lègere che 
significa scegliere. — Forse per questo gli 
antichi fecero dell'amore un Dio, che rap- 
presentarono sotto le forme di un fan- 
ciullo bendato e dissero nato da Venere, 
dea della bellezza. 

Deriv. Amoraménto; Amorazzo; Amoreggiare: 
Amorévole; Amorino; Amoróso; Innamorare; Di- 
samorare. 

amòrfo dal gr. amòrfos composto di a 
privativa e morfè forma (v. q. v.). — 
Senza forma, e dicesi di minerale che non 



amòscino] 



ha forma regolare, che non presenta nulla 
di distinto nella sua struttura. 

amòscino-a dal port. akeixa, amexa (e 
questo dall'araft. al-mesmas) prugna, onde 
AMBixÌNUS, AMKXlNUS. Altri lo Crede al- 
terato da damascìnum o damascènum p7*u- 
num, che è il nome latino. — Specie di 
susino, che produce frutti bislunghi, di 
color rosso scuro e polpa acida. 

amOTibile dal lai. amòverb allontanare, 
composto della particella a e movèrb 
muovere (v. q. v.). — Che può essere al- 
lontanato. 

Deriv. Amovibilità. 

ampelidèe dal gr, àmpelos vite (v. Am- 
pelografia). — Famiglia di piante, a cui 
appartiene la vite. 

ampelogrrafia dal gr. ampelòn vigna e 
questo da àmpelos vite, tralcio e propria- 
mente cosa che si avvolge (composto della 
partic. AMPH che vale da ambe le parti, 
tutV intomo (v. Ambo), e rad. el per fbl 
attorcere, avvolgere, ond* anche èlinos ri- 
giro, vite, ÈLix spira, ELiKTÒS serpeg- 
giante, flessuoso (v. Èlice), e graphè scritto, 
descrizione (v. Grafico). — Descrizione delle 
vigne e trattato sulla loro coltivazione. 

àmpio dal lai. àmplus comp. della partic, 
AM per AMBI (= gr. amphì) dalVuna e dal- 
Valtra parte e dì una finale simile a quella 
che è in du-plus {gr. di-plóus) doppio e 
sim-plus {gr. a-plóus) scempio, che pro- 
babilmente s'identifica colla rad. sscr. pur 
o PAR == PRA empire (v. Pieno e cfr. Dop- 
pio). — Largo e grande per ogni verso. 

amplèsso lat. amplèxits da ampléctor 
cingo colle braccia, abbraccio, composto della 
partic. ambi = gr. amphi da due parti e 
PLÈc-TO = gr. plèk(o) (a. shv. plèto, ted. 
flechte) intreccio, annodo (v. Piegare; cfr. 
Plesso). — L'avvincere; Abbracciamento. 
Voce propria del nobile stile. 

ampliare Za/, ampliare da àmplus e«<e«o, 
vasto (v. Ampio). — Far più grande in cir- 
colo, all'intorno, Render più vasto. Accre- 
scere, Dilatare. 

Deriv. Ampliaménto; Ampliatfvo; Ampliatóre- 
trfce; Ampliazióne. 

amplificare lat. amplificare comp. di 
àmplus vasto e ficàre == fàcere fare (v. 
Ampio). — Render più vasto, più grande, 
Accrescere. 

Deriv. Amplificaménto; Amplificatóre-trfce; Am- 
plificazióne. 

amplio sta per àmplo = lat. àmplus, 
introdotta i per imitazione di ampio (v. 
q. V.). — Dicesi talvolta per Ampio. 

ampólla lat. ampùlla che probabilmente 
è diminutivo di àmpora, detto per àm- 
phora vaso a manichi; ma che altri scom- 
pone nella partic. amb = gr. amphì da due 
parti, attorno e bulla bolla d^acqua ovvero 
olla vaso (v. Anfora). — Nome comune a 
vasi d'ogni forma e materia, ma più pro- 



52 — [ampollóso^ 

t priamente a piccoli vasi di vetro con due 
manichi, dal collo stretto, dal ventre ri- 
gonfio come una vescica: d'onde il voca- 
bolo venne figuratamente trasferito a in- 
' dicare uno Stile turgido e vano. 
I ampollóso dal lai. ampùlla detto tra- 
I slativamente per discorso aonfio e pom- 
poso, onde i latini fecero anche ampullàri 
Ser parlare gonfio (v. Ampolla). — Dicesi 
el parlare e dello scrivere, allorché è 
troppo gonfiato e grande. 
Deriv. Ampollosità. 

amputare lat. amputare comp. della 

' partic. AM, amb = gr. amphì circolarmente, 

attorno (v. Ambo) e lai. putàre tagliare 

una parte del tutto e propriamente render 

j netto (v. Potare). — Reciaere un organo o 

' un membro ammalato dal resto del corpo. 

Deriv. Amputazióne. 

I amuléto lat. amulètum, che gli etimo- 
j logisti latini traggono dal lat. a-mòlior 

{p. p. a-molìtus) allontanare, tener lungi, 
, perchè credevasi tenesse lungi diversi mali, 

ed altri, forse con maggior probabilità, dal 

?T. ÀMULON specie di focaccia, quali si so- 
evano offrire sugli altari e sulle tombe 
per rendersi propizi gli dei e gli spiriti 
dei trapassati. — Qualunque oggetto por- 
j tato addosso per superstizione, credendolo 
I un preservativo da male o pericolo (ma 
propriamente medicamento contro a' ve- 
leni). 

an prefisso negativo già usato nel san- 
I scrito {p. es. AN-ÀNOA senza corpo) e co- 
' mune agli Oschi, agli Umbri ed ai Greci 
{p. es. AN-Àxios in-degno), equivalente al 
lat. IN {p. es. iN-JÙSTUS in-giusto), al germ. 
UN {p. es. UN-RBCHT ingiusto). Esso risponde 
ad A privativo e si appone dinanzi a vo- 
cale. È diverso dall'AN sanscrito, en greco, 
■ IN latino, EIN germanico indicante moto 
I verso V interno. 

anà preposizione greca significante a 
I parti uguali. Si usa in questo senso nelle 
I ricette dei medici. — Prefisso a nomi o 
I verbi significa ripetizione {p. es. ana- 
battisti), o allontanamento (ana-corèta), 
o parità (ana-logìa), o è intensivo, ecc. 
anabattista dal gr. anabaptistès comp^ 
della partic. anà su, sopra ed in compo- 
sizione di nuovo, ripetutamente (v. Anày 
(che cfr. con Vose, e umb. an, gol. ana, 
a. si. na) e baptistès battezzatore da bap- 
tÌzein battezzare (v. Battezzare). — Settari 
cristiani sorti verso il 1625, che ribattez- 
zavano chi entrava nella loro setta, opi- 
nando doversi dare il battesimo solamente 
agli adulti. 

anacàrdo lat. anacàrdium dal gr. anà 
simile (v. Anà) e cardìa cuore. — Albero 
originario dell'India orientale, che ha l'ap- 
parenza di un melo e dà frutti di color 



ànace] 



— 63 - 



[analfabèta 



rossigno simili al cuore di un uccello, 
contenenti nel mezzo una mandorla bian- 
c&^ dolce e bnona a mangiare. 

ànace e ànacio v. Anice. 

anacorèta lai. anacorèta dal gr, ana- 
CHORÈTES formato su anachorèo cangio 
di luogo y composto di anà avanti, indietro 
(v. Anà) e chòros luogo. Che parte per 
altro luogo, onde vivere lontano dai luo- 
ghi abitati in orazioni e digiuno; Che 
vaga per il deserto senza stanza fissa. 

DeriT. AnacorHico. 

anacronismo gr. anachronismòs comp» 
di anà avanti, indietro (v. Ano) e chrò- 
X08 tempo. — Erronea attribuzione di un 

: avvenimento, di un'idea, di un sistema 
ad un tempo non vero. 
anadiplòsi gr. anadìplosis comp. di anà 

j di muovo (v. Anà) e dìplosis addoppia- 
mento. — Figura rettorica che ha luogo 

I quando si replica più volte una parola, 

[ per accrescere forza al discorso. 

i anàglifo dal gr. anaglyphos che tiene 

ad AifAGLYPHO scolpisco, compostodi ANÀ 
sopra e glypho scolpisco (v. Glittica). — 
Vaso od altro oggetto scolpito in alto o 
in basso rilievo. 

Deriv. AnagUflco; Anaglfptiea. 

anagàllide gr. anagàllis da anà parti- 
cella intensiva (v. And) e agàllein ador- 
nare. — Genere di piante, della famiglia 
delle primulacee, che producono graziosi 
fiorellini rossi e azzun'i. Gli antichi la 
credevano dotata di esimie virtù mediche; 
ma avanzandosi nella dose riesce potente 
veleno. 

nnagriride gr. anagyris da anà inten- 
sivo (v. Anà) e gyros cerchio, curvcUura. 
— Arbusto della famiglia delle legumi- 
nacee, che produce baccelli curvi, detto 
anche Putine. Anagijris foetida di Linn. 

anagnòste gr. anagnòstes da anagnò- 
SKO leggo e propriamente conosco, composto 
di ANÀ prefisso indicante ripetizione (v. 
Anà) e (gi)gnòsko (fui. gnòso-mai) conosco, 
imparo. — Cosi chiamavano i Romani e 
i Greci il servo incaricato di leggere, spe- 
cialmente nel tempo del pranzo. 

anagogia dal gr. anagogè che propr. 

I vale elevazione, sublimazione, composto di 

.vxÀ (v. Anà) e AGO spingo, sollevo (v. A- 

girey — L'elevarsi a cose sublimi; Senso 

elevato e mistico di scritti sacri. 

anagrafe dal gr. anàgraphè da ana- 
GRÀPHO inscrivere, composto della partic. 
AXÀ sopra (v. Anà) e gràpho scrivo (v. 
Grafia), — Registro in cui s'inscrivono i 
nomi di tutti i cittadini. 

anagramma gr. anagramma comp. di 
AXÀ sopra ed anche contro, indietro, in 
mnso inverso e gràmma, quasi graf-ma 
lettera, da GRAFO o gràpho scrivere, dise- 
gnare (v. Grafia). — Trasposizione delle 
lettere di una parola, in modo da formare 



una nuova combinazione che abbia un 

significato: per esempio Amor per Roma, 

Deriv. Anagrammàtico; Anagrammatizzàre. 

analfabèta-0 gr. analfàbetos comp. di 
AN negativo e alfàbbton alfabeto (v. Al- 
fabeto). — Illetterato, che non conosce 
nemmeno l'alfabeto. 

analèttico gr. analbptikòs da anàlb- 
PSis ricuper amento, composto di anà di 
nuovo e leìbo prendo, libo (v. Libare). — 
Dicesi de' rimedi che giovano a ristabilire 
le forze smarrite o fiaccate da malattia. 

anàlisi gr. anàlysis scioglimento, solu- 
zione da ANALYO scompongo, composto di 
ANÀ prefisso che talora è semplicemente 
intensivo (v. Anà) e lyo sciolgo (v. Scio- 
gliere). — Scomposizione di un tutto in 
elementi semplici: uno dei metodi della 
mente umana nell' indagare e scoprire la 
verità. 

Deriv. Analista; Analitico; Analizzare. 

analogia gr. analogìa da anàlogos 
proporzionato (v. Analogo). — Eguaglianza 
di due rapporti; Relazione e proporzio- 
nalità di due cose fra loro, Convenienza. 

anàlogo gr. anàlogos, comp. da ana 
eguale, e lògos computo, rapporto, relazione 
e questo da légbin raccogliere e quindi 
enumerare, computare (cfr. Leggere), — Che 
ha relazione, somiglianza con un'altra 
cosa, sebbene differisca nel resto per qua- 
lità proprie; quindi Rispondente, Conve- 
niente, Conforme. 

Deriv. Analogia; Analogismo. 

ananas o ananasso port. ananaz, sp, e 
fr. ananas. — Nome brasiliano (nanas) 
di una pianta indigena dell'America, ma 
coltivata nelle stufe in quasi tutta l'Eu- 
ropa, che produce un frutto soavissimo 
nell'odore, gustoso nel sapore, delizia delle 
mense signorili. 

anapèsto gr. anàpaistos che propr. vale 
ripercosso, ribattuto da anà che vale con- 
tro o è anche particella intensiva e paI- 
STOS aggettivo verbale di paIo batto, per- 
cuoto {cfr. Pavimento). — Piede della poesia 
classica greca composto di due sillabe 
brevi ed una lunga, usato come ritmo di 
marcia e quindi battuto con un piede e 
ribattuto con l'altro. 

anarchia gr. anarchìa comp. di an ne- 
gativo (v. An) e ÀRCHEIN principiare, pre- 
cedere, esser cagione, signoreggiare, gover- 
nare onde ARCHè principio, àrchon signore, 
governante {cfr. Arconte). — Mancanza di 
principio, di causa, di principe, di governo. 

Deriv. Anàrchico. 

anasàrca dal gr, ana sopra, in (v. Ana) 
e SARX genit. sarkòS carne {cfr. Sarcoma). 
— Voce della medie: Intumescenza ge- 
nerale del corpo o della maggior parte 
delle membra, prodotta da linfa infiltrata 
nelle carni, nel tessuto cellulare; specie 
d' idropisia. 



anatèma] 



— 64 — 



[ancàre 



anatèma dal gr, anàthema esposizionej 
ed anche 'persona esposta, da ANATfTHBBn 
esporre, composto della partic. anà sopra, 
in (v. Ano) e tÌthbmi porre (v. Tema). — 
In origine significò propriamente uomo 
od oggetto posto quale offerta votiva in 
un tempio, cioè consacrato agli Dei e 
quindi anche Oggetto esposto alla pub- 
blica maledizione, perchè consacrato agli 
Dei infernali. Oggi significa Maledetto, 
Scomunicato dalla Chiesa, ovvero lo stesso 
Atto di Scomunica. 

Deriv. AnaUmiskàrs» 

anatocismo lat, anatocìsmus dal gr. 
ANATOKiSMÒS comp. di ANÀ sopra (v. Ana) 
e TÒKOS prodotto e fig. il provento del da- 
naro prestato, usura, da tìkto genero, pro- 
creo, produco (v. Tecnico). — Cosi detto 
dai romani giureconsulti il Contratto in 
cui gli interessi del capitale si aggiun- 
gono al' capitale stesso, e si esige poi l'in- 
teresse sul tutto; il che volgarmente di- 
cesi interesse composto. 

anatomia ^r. anatomìa =^ anatomè com- 
posto di ANA in (v. Ana) e tome taglio, 
sezione, da tèmno tagliare (v. Tomo). — 
Arte di esaminare i corpi animali o ve- 
getali, separandone le parti per conoscerne 
la intema struttura e le funzioni. 

Deriv. Anatòmico; Anatomista; Anatomizzare. 

anatra e ànitra dal lat. àxas - acc. àna- 
tem - (introdotta la r nell'ultima sillaba) 
dalla stessa radice dell' a. a. ted. anut, mod. 
ente, angs. ened. Ut. àntis, a. slav. aty 
(cfr, annèssa; (ior /e. nassa; o/^ic. netta, 
forse per anèta, anàtja). Il Pictet, disap- 
provato dal Curtius, stima doversi ricon- 
giungere questa voce al sscr. atìs (che 
mediante la nasale diviene antis) nome 
di un altro uccello acquatico: altri riferi- 
sce la voce greca a nào scorro, nbo nuoto, 
(v. Nave, Nuotare). — Uccello anfibio no- 
tissimo, assai vago del nuotare. 

Deriv. Anatrare; Anatrella; Anatrfna. 

anatrare Fare il verso degli uccelli detti 
germani, che sono della specie delle À- 

NATRE. 

anca prov. sp. port. anca; /r. h a n e h e : 
dal germanico, ove si trova Va. a. ted, 

ANCHA (=^frÌSOn, HANOKB, HBJNCKe) tibia, 

coscia, che cfr. col ted. mod. hanke anca 
o coscia di un cavallo, e il diminut. tirol. 
iiKNKEL coscia. Il seuso fondamentale po- 
trebbe per avventura ricercarsi nella rad. 
sscr. VAK andare e anche volgersi, girare, 
(VAKH-ATI andare, vank-ate, vanc-ati 
andare tortuosamente), a cui gioverebbe 
adattare anche il ted. hang pendio, decli- 
vio, dato che il v originale possa essersi, 
in onta ai precetti dei moderni glottologi, 
pei*duto in un'aspirazione. Però riflettendo 
che all'antico tedesco manca l'aspirata, è 
più corretto pensare alla rad. sscr. ak, ank 
jpiegare, ond'anche il lat. Àxcus curvo e il ' 



gr. AGKÒN gomito (v. Angolo e cfr. Ansa), 

— La parte ossea, tondeggiante, ai lat. 
del corpo umano, là dove termina supe- 
riormente la coscia, e prendesi eziandio 
per La coscia medesima; Fianco. 

Deriv. Ancacciuto; Ancàre; Arrancare (?). 
Gfr. Anchilòsi; Ancfle; Ancilatom<a; Ancéna; 
Ancora; AnèUo (?) 

ancàre Battere I'ànoa ossia il fianco 
nel respirare: e dicesi dei cavalli che fanno 
ciò per malattia (cfr. Arrancare). 

ancella dal lat. ancìlla, forma dimi- 
nutiva di ÀNCULA fante, serva, onde an- 
CULÀRB servire (Festo), che può riferirsi 
all' o^^r. Angus curvo (che cfr. col sscr. àn- 
KAS curvatura), onde il significato metaf. 
di soggetto (v. Angolo e cfr. Biciàncola), 

— Fantesca che prestava servizio nei 
tempi pagani. 

ànche^ anco sembra ad alcuni troncato 
dal prov. angui {^a.fr. encui, dial. lomb. 
ancoi) che significò quesVoggi, dal lai. 
hanc-hòdib; altri lo vuole tratto dal7a/. 
(ad)hanc sottinteso horam, d'onde la voce 
ancóra, sebbene faccia difl&coltà il tronca- 
mento specialmente della partic. ad, della 
quale non sembra possa farsi a meno, come 
noi si potrebbe dell' in nella espressione in 
QUESTA per in questa contingenza; e final- 
mente, come inclinerebbe a ritenere il 
Diez, riprovato dal KSrting, vuoisi deri- 
vato dal lat. ADHUG ancóra, inoltre, me- 
diante le forme auc, aung, ang, da cui 
pure il rtr. aung. — Particella che ora è 
copulativa, corrrispondente ad Ancora, 
Eziandio; talora è avverbio e vale Molto, 
Benissimo, Certamente ecc. 

anchilòsi dal gr. agkylosis incurvazione 
che trae da agkylos curvo, adunco, da una 
radice primitiva indo-europea ak, ank cur- 
vare, che è nel sscr. ànkas piegatura, e nel 
lat, Angus che ha il braccio curvo (v. An^ 
golo). — Aderenza anormale delle parti 
di una articolazione, che ne impedisce il 
movimento e le funzioni, dando spesso urta 
falsa piegatura e contrazione al membro 
in cui essa si trova. 

Deriv. AnchiVòtico. 

anchina detto per nanghìna, caduta la 
N iniziale per scambio coll'articolo xtn^ 
{cfr. Nanchino). — Tela di Nanking. 

ància dal fr. anche linguetta, cavalletta, 
cannello, che taluno avvicina all' a. a. ted, 
ANCHA, fr. HANGHB anca (v. q. v.) sul ri- 
flesso che anche il lat. tibia ebbe il senso 
di tibia e canna. — Linguetta mobile che 
vibrando apre e serra alternativamente il 
passaggio dell'aria in una canna, e jt>ro- 
priam, la. imboccatura di vari strumenti 
a fiato. 

ancidere non da incìdere, cangiata l'i 
in A, come suggerisce il Diez, ma dal-> 
V a. ital. merid. aucìdere, deriv. dal lat, 
occÌDERB =0BCÌDBRB, che passato in To- 



ancileì 



— 65 



[andare 



scana mutò in alcìderb e poi in ancì- 
DERE, la qaal forma rimase nella lingua 
come forma poetica di uccìdere (Caìx), 
co! quale del resto ha comune la etimo- 
logia (v. Uccidere). 

Deriy. AncìdiUfre-trice; Ancisidtié; Ancitifre. 

ancile dal gr. agkyle (onde il lat. an- 
cìlb) da AGKYLOS curvo (v. Angiolo). — 
Scudo sacro di bronzo, ovale, che si cre- 
deva caduto nella città di Roma dal cielo: 
cosi nominato perché aveva nel perimetro 
due incavi opposti, ovvero perché in alto 
aveva un' ansa (gr. agkyle), nella quale 
paiìsava la mazza con cui i sacerdoti Salii 
portavano siffatti scudi solennemente per 
la città. 

aBcilotomia dal gì-, ankylos curvo^ e 
Ti)MÈ taglio (cfr. Anchilosi). — Operazione 
che consiste nel tagliare il frenulo della 
lingua, allora che la tiene molto cui-vata 
e contratta, in modo da impedire la buona 
articolazione delle parole. 

andno detto per amcìno, amicIno dal 
/a/.ÀMUS amoy end' anche lo «p. anzuelo, 
ilprw. anzol e il /r. hame9on. — Un- 
cino. 

ancóna alcuni dal gr. eikòn imojgine, al- 
tri da à(k;ho (leggi àncho) stringo: ma 
trae invece da agkòn curvatura (v. Angolo). 
— Tavola o quadro grande da altare termi- 
nato a centina o ad angolo acuto: Nicchia 
vacuo nel muro, arcuata al ai sopra, 
entro cui si colloca una statua. 

àncora dal^r. àgkira e questo da agkòn 
otrco/ura, cosa ricurva, ond* anche ÀGKY- 
L08 adunco (v. Angolo). — Strumento di 
ferro, adunco alle estremità, per aggrap- 
parsi al fondo del mare e tener fermi i 
vascelli contro l'impeto delle acque. 

Deriv. Ancoràggio; Ancoraménto; Ancorare. 

ancóra dal lat. (ad) hanc horam fino a 
quesC ora. — Atrv. di tempo : In questo 
punto. Eziandio, ecc. Talvolta è particella 
copulativa, che significa continuazione e 
vale lo stesso che Altresì. 

Deriv. Ancorché; Ancorquando. 

ancròia voce del dialetto di Napoli (un 
' ii Magna Grecia) in cui faccia d'ancroia 
dicesi a donna squallida e deforme, e viene 
F-er alcuno dal gr. àchroia colore pallido, 
da À-CHR008 senza colore {cfr. Cromatico). 
Però questa etimologia, che sembra pre- 
cisa, non deve far perder d'occhio il lat. 
'òRiEL'S di cuoio, coriaceo {prov. croi) an- 
^hesso sufficiente al bisogno, e che die 
ill'tt. it. la voce CRÒIO rozzo, zotico (come 
cuoio indurito) : propriamente del color del 
iwio. — Nome comunemente dato a Donna 
vecchia e sparuta. 

ancudine lo stesso che incùdine (come 
Annacquare == Innacquare). 

andana sp. andana tratto, fila; port. 
andaina fi^; fr. andain tratto. — Da 
ANDARE (v. q. V.). — Spazio in lunghezza 



tra due fila, come di alberi, di navi e si- 
mili; Quello spazio di terreno dove si fanno 
le funi e dove perciò il funaio è obbligato 
ad andare su e giù. 

andare a.it. anare; prov. ecat. anar; 
sp. e port. andar; fr. aller. — Si sono 
fatte molte ipotesi : ma seguendo come più 
sodisfacente la etimologia data dal Mura- 
tori sembra procedere da aditàre frequen- 
tativo del lat. AD-f RE - p. p. ADÌTUS - an- 
dare, venire, che con epentesi di n sarebbe 
passata in anditàre (cfr. Andito = lai, 
ÀDiTiTs; i?endere = rèddere) e sarebbesi 
dipoi ridotta per sincope della i ed assimi- 
lazione della T in D (and' tare, and' dare) 
in andare; o, se vuoisi, direttamente da 
ADIRE, cangiata coniugazione (adAreì e 
inserita la nasale (andare). Nel medio 
evo la prima persona del presente disse 
Ando (^oi. àd-eo), che poi venne sostituito 
da VADO presente del lat. vàderb andare, 
corrispondente al gr. bao vado (v. Ba^e). 
Il Wulff, appoggiato dal Paris, propone il 
lat. AMBULARE camminare per il francese, 
provenzale e catalano ed una forma ambàre 
per r italiano, lo spagnolo e il portoghese; 
altri suggeriscono il lat. ad-nàre o il 
suo intensivo ad-natàre nuotare verso, 
formato nella stessa relazione d' idee del 
lat. ad-ripàrb arrivare; od altri ancora, a 
non dir di più, volano con la fantasia per- 
fino all'araò. anada andarsene, partire. — 
Muoversi da un luogo ad un altro. 

Deriv. AndAna; Andante; Andarono; Andata; 
Andatura; Andazzo; Andito. 

Gomp. Andirivieni; Malandare; Riandare; Tra- 
sandate; Viandante. 

andazzo da andare con una termina- 
zione peggiorativa. — Usanza venuta ad 
un tratto, a cui la gente va dietro, ma 
per poco tempo. 

andirivièni Tandare e venire di gente 
per la medesima via. 

àndito da andare (come Andana e An- 
dazzo) ovvero dal /a^ àditus adito {y.q.v.), 
pronunciato addito a cagione della prima 
vocale lunga e indi nasalizzata la prima 
D, come Fendere = lat. reddere. — Tra- 
gitto stretto e lungo, che serve di comu- 
nicazione fra le varie parti della casa. 

andrò dal or. andròs genitivo di anèr 
uomo (ed ancne maschio, marito) dal sscr. 
n? (pronuncia ner) uomo, maschio {cfr. Ne- 
rone). — Vocabolo adoprato dai botanici 
per indicare l'esistenza degli stami o parti 
maschili delle piante, mentre la voce che 
si unisce indica il numero di essi : p. es. 
monandro, diandro, poliàndro, significa 
uno, due, molti stami, da mònos solo, dis 
due, POLYS molto ecc. 

andrògrino dal gr. andròginos comp. di 
anèr - genit. andròs - uomo, maschio (fig. 
stame) e gynè femmina, donna (fig. pistillo), 
— Che riunisce gli organi e le funzioni 
de' due sessi, che può generare e far gene- 



andrène] 



— 66 — 



[anemia 



rare: favoleggiando gli antichi che al prin- 
cipio del mondo i due sessi fossero uniti 
nello stesso individuo, e che in Africa esi- 
stessero cosiflatti popoli. — Sorta di ani- 
mali che possedendo i due sessi, non pos- 
sono riprodursi che accoppiandosi a due 
a due (p. es. le lumache), mentre ermafro- 
diti sono quelli che si riproducono da sé 
(p. €8. le ostriche). — Epiteto di piante 
che riuniscono sullo stesso individuo i 
due organi sessuali, in fiori separati. 

andróne dal gr. andròn e questo da 
AKÈR - genit. andrò» - uomo^ maschio. — 
La prima delle due divisioni di una casa 
ellenica, che era riserbata agli uomini, 
opposta a Ginecèo. In essa si ricevevano 
gli amici, quando la severità dei costumi 
non concedeva, salvo che fra i congiunti, 
il convivere insieme dei due sessi: seve- 
rità anche oggidì in vigore presso i Tur- 
chi, Persiani, Chinesi ecc. Ma nella chiesa 
greca « Androne » è la parte meridionale del 
tempio, dove gli uomini, separati con certe 
gelosie dalle donne, che stanno nella parte 
settentrionale, assistono ai divini uffici. 
Però negli scrittori latini trovasi appli- 
cato questo vocabolo nel senso usato anche 
oggidì, cioè di CJorridoio che divide una 
parte della casa dall'altra. 

anèddoto gr. anèkdotos comp. di an 
partic. negativa (v. An) ek fuori e dòtos 
dato, cioè pufMicato, — Racconto breve e 
piacevole di un fatterello di qualche im- 
portanza o per sé o per le persone cui 
si riferisce, non ancora divulgato o al- 
meno non conosciuto dai più. 

Deriv. Aneddòtico» 

anelare dal lat, anhelàre comp. di an 
particella corrispondente alla gr. anà so- 
pra ed in composizione di nuovo, ripetuta- 
mente, come il lat. re (v. Ana e cfr. Ana- 
battista), ovvero detto per am == amb da 
tutti I lati (Georges) e halàre spirare, sof- 
fiare, d'onde anche Alito (v. q. voce). — 
Respirare con forza e frequenza, e fig. Bra- 
mare, ovvero Inseguire col pensiero una 
cosa con tanta forza, da dover quasi an- 
sare, come chi ha fatto lunga e precipi- 
tosa corsa. 

Deriv. Anélaménto; Anelito; Anelo; Léna. 

anelito lai. anhèlitus sostantivo par- 
ticipiale da ANHELÀRE ansare, anelare (v. 
Anelare). — Respiro frequente e affannoso, 
Vivo desiderio. 

anelo lat. anhèlus forma sostantiva pa- 
rallela al verbo anhelàre ansare (v. Ane- 
lare). — Lo stesso che Anelante. 

Deriv. AneUfso. 

anello lat. anèllus, dimin. di ànulus, 
che dal suo canto è forma diminutiva di 
un presunto ÀNUS cerchio, che vuoisi stia 
per ÀCNU8, dalla rad. ak, ank curvare, 
piegare (sscr. ak-na piegato), ond'anche il 
lat, ÀNCU8 e il gr. agkylos curvo (v. An- 



golo). — Cerchietto per lo più di metallo 
prezioso che si porta in dito per orna- 
mento, e che presso i romani fu dapprima 
il distintivo ae' cavalieri e dei senatori e 
poi di tutte le persone libere. 

Deriv. Anellàre =z Inanellare ; AnelltUo; Anél- 

IdiO. 

anemia gr. anaimìa comp. da an partic. 
negat. (v. An) e AÌHA (jpron. bma) sangue. 

— Scarsezza di sangue, o meglio di glo- 
buli rossi nel sangue. 

Deriv. Anemico. 

anemografia dal gr. ànemos vento, voce 
parallela al lat. animus spirito, animra, 
dalla rad. sscr. an spirare (v. Anima)', e 
GRÀPHO scrivo (v. Grafia). — Dottrina e 
Descrizione de' venti. 

anemometro dal gr. ànemos vento, e 
MÈTRON misura. — Strumento con cui si 
misura la direzione e la fòrza del vento. 

anemone e anèmolo dal gr. anemone 
che alcuno riferisce ad ànemos vento. — 
Pianta della famiglia delle ranunculacee, 
cosi detta perchè cresce in luoghi aperti, 
ventosi, o perché si apre ai primi venti 
della bella stagione, o perché ha un lungo 
stelo, che la brezza più leggera agita e 
facilmente abbatte. 

anemoscòpio dal gr. ànemos vento e 
SKOPÈo guardo. — Strumento che serve 
a far conoscere le variazioni de' venti. 

aneroide dal ^rr. a negativo, neròs umidoy 
eìdos aspetto, forma. — Dicesi De' baro- 
metri senza liquido. 

anestesia gr. anaisthbsìa comp. di an 
privativo, ed aìsthesis sensazione (v. K~ 
stasi). — Diminuzione o Abolizione della 
sensibilità in generale; Paralisi di un 
nervo di qualche organo de' sensi. 

aneto lat. anèthum == gr. ànbthon. 

— Pianta simile al finocchio, a cui gli anti- 
chi attribuivano la proprietà di accrescere 
le forze, e perciò i gladiatori condivano 
del suo seme tutti i loro cibi. I romani 
si coronavano di questa pianta per sim- 
bolo di gioia. 

aneurisma gr. aneurisma comp. della 
partic. intensiv. AN ed eurys {sscr. URUs) 
largo, onde eury-nein dilatare. — Dilata- 
zione morbosa di un vaso venoso o arte- 
rioso o anche del cuore. 

anfanare sembra legato ad affanno 
come se dicesse affannarsi, e secondo 
lo Storm a fànfano, che ha il senso di 
persona vana. Altri però suggerisce il lat. 
AFFANiAB usato da Apuleio nel senso di 
vaniloquio, ciancia. — Voce, a dire del 
Varchi, contadinesca e significante An- 
dare a zonzo, cioè Aggirarsi senza sapere 
il dove e il perché, onde poi l'altro di 
Darsi da fare vanamente senza nulla con- 
cludere. 

Deriv. Ai^anaménto; Anfanatóre; Anfaneg^ 
giare; Ai\fan{a. 



nnw 



mfedbèiia] 



tnfesibèna gr. amphisbaìna comp. di 
amphì da una parte e dalVcUtra e baino 
vado, cammino (v. Base). — Nome di un 
aoimale anfibio, a cui gli antichi attri- 
buivano due teste e moto in doppia dire- 
zione: ingannati forse dall'essere la sua 
coda corta ed ottusa, con una piccola fa- 
scia nera, che sembra essere il collo che 
divida il capo dal busto. 

infiblo gr, amphìbios comp, di amphì 
da auét It parti e Bios vita o Bióo vivo 
(cfr. Biografia). — Animale che vive in 
acqua e in terra. 

anfibologia dal gr. amphÌbolos incertoy 
dubbioso, propriamente messo da ambe le 
parti e questo da amphì (= lai, amb) d^amhe 
k parti e bolos getto, da bàllbin gettare 
e indi mettere, porre (v. Balistica): il terzo 
elemento è il gr. LÒGOS discorso. — Par- 
lare che si può prendere in due signifi- 
cati anche opposti. 
Derìv. AnfihoÙgieo, 

anfiteatro gr. amphithèatron comp, di 
AMPHÌ aW intorno, da ogni parte e thèa- 
TRON teatro. — Edifizio di figura circolare 
od ovale, circondato all'intorno di gradi- 
nate e nel cui mezzo, detto Arena, si da- 
vano presso i romani i combattimenti gla- 
diatorii e si &cevano altri giuochi pubblici. 

Derìv. AnfiteatràU. 

anfitrione Nome di un principe tebano, 
marito di Aimone, che nella commedia di 
Molière dà un gran pranzo agli ufficiali 
della sua armata; d'onde oggi appellasi con 
questo nome Quegli presso cui, o a spese 
del quale si pranza. 

anfiziéni gr, amphiktyonbs scorretta- 
mente per amphi-tionks, comp. della par- 
tic. AMPHl air intorno, e ktì-zo per ktì-jo 
f&ndo, rendo abitabile, popolato, dalla rad. 
KTi (con T epentetico) = sscr. kshi fon- 
'lare, fabbricare, (kshé-mas abitabile): pro- 
OTiamente abitanti all'intorno, vicini. — In 
Grecia si diceva Lega degli Anfizioni la 
anione di popoli vicini ad un santuario, 
a fìne di reciproca amicizia e dì comuni 
solennità. 

anfora tot, àmphora dal gr. am-phorbùs 
«owj?. della partic. am contratto per amphì 
da due parti e phorèo forma secondaria 
di PHÈRO portare (v. fero). — Presso gli 
antichi: Grande vaso di argilla alto e 
stretto, a due manichi, con base molto an- 
gusta, adoperato principalmente per tener 
vino. Nel secolo XV cosi fu detto presso 
di noi una specie di vaso contenente quat- 
tro bigoncie di liquido. 

D«riv. AmpÓUa. 

aiiMtto lai. ANFRÀCTUS tortuosità, gi- 
ravolta di strada, da amb equivalente al 
fr, AHPHÌ attorno e FRÀNGO - supin. FRÀC- 
Tin - frangere, rompere: quasi dica rotto 
da ivUt le parti, come sarebbe la sinuosità 
della riva rotta dalle onde e dove queste 



— 57 — [angaria 

si frangono (v. Frangere). — Eecesso si- 
nuoso, Burrone. 

Doriv. Ar^frattuosità = Andirivieni, Cavità tor- 
tuosa; Af^fraUvUfso, 

angaria v. Angheria, 

angelico lai. ANOèLicus da àngelus 
angelo, nunzio (v. q. v.). — Simile ad an- 
gelo: fig. Bello, Dolce in supremo grado. 
< Ballo angelico » si disse una danza oscena 
presso i greci, che si faceva talvolta dopo 
1 conviti, cosi detta perché i ballerini 
erano vestiti alla maniera dei messaggeri 
{gr, ÀGGBLOS) e forse rappresentava gli 
atti di chi arreca o riceve una lieta no- 
tizia. 

angelo^ àngiolo prov, angels; /r. an- 
gel, auge; cat. esp, angel; pori, angio; 
rum. inger: dal lat. àngelus, gr. aooe- 
LOS nunzio (onde aggèllo annunziare) che 
cfr. col sscr. vedic. angiras, a, pers. agga- 
ROS, mod. angar messaggero, forse dalla 
rad. indo-europea ag andare {sscr. acati, 
ag'ati andare): propriamente uomo che va, 
che è mandato (v. Agire). — Creatui*a spi- 
rituale, di natura superiore alla umana, 
spesso nunzia, secondo la teologia ebraica 
e cristiana, della divina volontà. 

Deriv. Angiola; Angelico. 

angore lat. àngbre (got. agan) propria- 
mente stringere, strangolare e quindi me- 
taforicamente angustiare, dalla rad. agh, 
angh, che incontrasi nel sscr. ah-us stretto, 
àh-as, ah-atis, agh-am {ted. angst) ango- 
scia, angustia (an-ÀHA collegare), zend. agh- 
ANA stringimento, fune, ed a cui pur racco- 
mandasi il got. AGG-vus (ted. eng, celt. ing. 
Ut. ÀNKSZ-TAS) stretto. Va. a. ted. angust, 
mod. ANGST angustia, non che il^fr. àgch-o 
stringo, strangolo, soffoco, agch-ònb stran- 
golamento, laccio, angoscia, dolore. — Lati- 
nismo usato solo in poesia e per lo più 
alla terza persona del presente dell'indi- 
cativo. — Affliggere, Anannare. Neut. pas. 
Darsi gran pena. 

Deriv. Angina; Angipòrto; Angoscia; AngiÌ$to; 
Ansia. Cfr. Angue; Indigente; Inguine. 

angheria, angaria lat. angaria, dal gr. 
àggaros (voce di origine persiana dalla 
rad. sscr. AG andare) messaggero a cavallo, 
quali erano stabiliti di tratto in tratto 
nella Persia, per fare arrivare celermente le 
notizie al re (v. Angelo). Da questo nome 
si formò AGGARtA il servizio degli aggari, 
il verbo aggareyo, che signitìcò spedire 
messi, e siccome questi potevano esigere 
tutto quello che loro occorreva (special- 
mente cavalli e vetture) in servizio del 
re, prese poi anche Taltro di costringere 
a qualche cosa; d'onde il senso ultimo di 
vessare. — Aggravio molesto ed intolle- 
rando. Vessazione. — Nei tempi di mezzo 
chiamossi angarIa lo strano gastigo in- 
flitto ai rei di certi gravi misfatti di pas- 
seggiare per le pubbliche vie con una 



angina] — 58 — 

sella e con un cane in collo a testimo- 
nianza d'ignominia. 

Deriv. Angariare; Angariatórò'irice; AngarUg- 
giare. 

angina dal laL ànqbre stringere, soffo- 
care e questo dalla rad, ah o ag (= agch 
= ach) interposta la nasale, ond'anche il 
gr. ÀGCH-0 (pronunzia àncho) che vale lo 
stesso, AGCH-ÒNB laccio, ACH-ÒS angoscia, 
dolore (v. Angere). — Male della gola che 
restringendo le vie della respirazione pro- 
duce un senso di soffocamento. 

angiologia composto del gr. ack^eìon 
(pron. angìon) vaso, dalla rad. ank curvare 
i V. Angolo) e lògos discorso, trattato. — 
Quella parte dell'anatomia, che tratta dèi 
vasi del corpo animale, cioè delle vene, 
delle arterie e dei vasi linfatici. 

angipòrto lat. anoipòrtus comy. di àn- 
GO (= gr. ÀGCnó) stringo (v. Angere) e 
PÒRTUS porto. — Vicolo, Chiasso, Viuzza 
stretta per lo pia senza uscita: quasi an- 
gusto porto. 

anglicano derivato secondario del lat. 
ÀNGLius inglese, formato mediante un ag- 
gettivo ÀNGLICU8. — Proprio degli Angli 
o Inglesi : ma dicesi della religione rifor- 
mata da Elisabetta, oggidi professata in 
Inghilterra. 

anglomania dal lat. ànglus inglese e 
manìa mania, pazzia. — Imitazione ridi- 
cola e aifettata delle maniere e mode in- 
glesi. 

àngolo prov. angles; fr. ecat. angle; 
sp. e port. angui o; rum. unghiu - plur. 
unghiuri: dal lat. àno-ulus (== a. a. 
ted. ANGUL, a. ttlov. aglu) corrispondente 
all' umor, angli;, dalla radice indo-europea 
AK nasalizzata in ank piegare, cuT^^ai-e 
che è nel sscr. akàmi, ank-àmt curvo, piego, 
ak-na piegato, ankàs seno, uncino e pro- 
priamente curvatura, ankucas uncino, e 
nel <jrr. agkón gomito, curvatura, seno, 
AGKYLOS curvo, adunco, ÒGK08 (= lat, ùn- 
cus) curvatura, l'uncino della freccia, ÒGKI- 
NOS uncino, amo, ògkb angolo, uncino, e 
che ritrovasi pure nel got. agga = a. a. ted. 
ANGUL, morf. ANGEL arpione, amo {cfr. Acino, 
Acqua, Adunco, Anca (?), Ancella, Anchilosi, 
Ancile, Anco, Ancona, Anello, Angiologia, 
Anno (?), Ansa (?), Uncino). — Spazio com- 
preso fra due linee che s'incontrano in 
un punto nel piano medesimo; Canto, Can- 
tone; fig. Luogo riposto. 

Deriv. Angolare; Angolato; Angolifso; AngollUo. 

angora Alterazione di Ancyra città del- 
l'Asia Minore. — Questo nome si confonde 
spesso con Angola, paese situato nella co- 
sta occidentale d'Africa, donde vengono in 
Europa le capre e i gatti rinomati per il 
pelo lungo e setoso. 

angòscia a.sp. angoxa; prov. a ngo is- 
sa; /r. angoisse: dal lat. angùstia (pro- 
nunciato angùstia) da angere stringere, 



[àngae 



soffocare, che tiene alla stessa radice del 
ted. ANGST che vale lo stesso (v. Angere)^ 
— Sensazione dolorosa di stringimento 
all'epigastrio, accompagnata da gran dif- 
ficoltà di respiro e da profonda tristezza; 
Affanno, Molestia, Dolore che quasi preme 
il cuore. 

Deriv. AngoicévoU; Angosciaménto; Angosciò^ 
ré; Angoscióso. 

àngue lat. ànguis - acc. àngubm - dalla 
stessa radice agh, angh del sscr. àhis (= 
zend. AZH-is, Ut. angìs, a. slav. AZI serpe) 
con aumento di i: eufonica e convertita 
l'aspirata nella semplice G (cfr. Breve ^ 
Lieve): a cui riconnettesi anche il gr. èch- 
IS vipera, ÈGCH-BLY8 anguilla, V a. a. ted. 
ITNC vipera, il Ut. iing-urys == a. slav. agu- 
LJA, JEGULJA anguilla. La radice è agh, 
ANGH stringere, strangolare (affine ad AK, 
ANK piegare) che caratterizza sopra gli al- 
tri il seri>ente constrictor (v. Angere). — 
Poetic. per serpe, e in senso più ristretto 
Quello che vive nell'acqua, a differenza del 
Colubro, che è il serpe abitatore delle selve. 

Deriv. Angui-crinito; Angui-fórme; Anguilla. 

angnicrinito lo stesso che Anguichio- 
mato [lat. anguicomus) e vale Che ha 
ÀNGi^i o serpi in luogo di crini, come la. 
Medusa mitologica. 

anguilla fr. anguille; sp. augnila; 
port. anguilla. — Dal lat. anguilla, di- 
minutivo di ÀNGUIS, che si riconnette al 
gr. ÈCHis vipera (onde ègchrlys = Ut. un- 
GURYS, a. slav. AGULJA an^u/Y/a) congenere 
al sscr. ahìs serpe (v. Angue). — Pesce affine 
alle murene, senza scaglia, simile al serpe. 

Deriv. Anguillàia; Anguillàre. 

angnimano lat. anguìmanus da ànguis 
serpe e mànus lìtano. — Fu cosi detto l'Ele- 
fante per la proboscide, che sembra quasi 
una mano in forma di tterpe. 

anguinàia corrotto da inguinàia (v. In- 
guine e cfr. Annacquare). 

angiiria sp. angurria. Voce per alcuni 
di origine semitica, ma che ritrovasi nel 
bizantino AGtH)rRioN e sembra piuttosto 
da ravvicinarsi al gr. ÀOGOS vaso (y. An- 
giografia). — È incerto se ^i antichi El- 
ioni usassero questa parola nel senso 
odierno di Cocomero: la usarono però cer- 
tamente per Cetriuolo, frutto globoso a 
forma di vaso. 

angilstia lat. ancjustia da axgùstus 
stretto, onde poi nsuique la forma volgare 
Angoscia (v. Angusto). — Srettezza di luogo 
e fig. Ristrettezza di borsello, cioè Miseria, 
la quale ha per figli suoi naturali l'Affli- 
zione e il Travaglio. 

Deriv. Angòscia; Angustiare; Angustióso. 

angp&sto rum. ingust; sp.eport. ango- 
sto. — Dal lat. angùstus da àng<> {gr^ 
ÀGHO) stringere, ed ha la stessa radice del 
got. AGGVUS, celt. cimb. ing. ted. eng stretto 
(v. Angere). — Che ha poca larghezza, 

Deriv. Angustàre; Angustia. 



ànice] 



— 59 — 



[animóso' 



ànice e ànace /r. 6p. e 'port. anis (ted. 
anies): dal lai. ÀNisifM, dal gr. ànison, 
che taluno ha preteso trarre dal verbo 
ANÌ£Mi scacciare f per la nota virtù dei 
semi di qaesta pianticella^ originaria d'E- 
gitto, di fermare i dolori colici e scacciare 
le flatuosità, ma che filtri non crede di 
origine greca. 

Deriy. Anaciato; Anisétta, 

ànidro gr. ànydros (= aacr. anudras) 
camp, di AN particella privativa (v. An) e 
VDOR acqua (v. Idro). — Dicesi de' sali 
cristallizzati a cui fu tolta ogni parte 
acquosa. 

anilina ep. aQil, aflir; port. B.niì pianta 
deir indaco: dall' ara6. an-nilah comp. di 
AX per AL il e nilah nome di un'erba dal 
cui sugo si trae l'indico o indaco. NIl o 
KtLAH è voce persiana, che significa lo stes- 
so e tiene al sscr nila, che vale ugualmente 
nero ed azzurro. — Alcaloide che si ottiene 
alla bella prima dall' indicotina sottoposta 
a certi processi chimici. 

ànima dial. sic. arma; a.fr. anima, a- 
neme, anme, arme, alme; mod. àme; 
ccU. arma, alma; sp. e pori, alma: dal 
lai. ÀNIMA, forma femminina di animus 
spirito e come questo congiunta etimo- 
logicamente al ^r. ÀNBMOS vento (v. Ani- 
mo). — Principio della vita in ogni es- 
sere organizzato; Quella parte di noi stessi 
che pensa e delibera e che gli uomini non 
seppero meglio esprimere che ricorrendo 
alle idee di soffio, di aura, di vento, che 
si avverte, ma non si vede. 

Deriv. Animale; Animare; Animella. 

animare lat. animare da ànima spirito. 
— Dar l'anima, e quindi Infonder lo spi- 
rito, Vivificare; fig. Incoraggiare. 

Deriv. Animatfvo; Animatifre-trtcs; Animasid- 
ne; Es-ànime. 

animèlla dal lat. animèlla {dimin. di 
ÀNi3dA) che venne usato fig. per indicare 
le parti delicate e molli (dove si crede ri- 
sieda gran parte della vita) degli animali, 
quelle che si mangiano» Anche in Nor- 
mandia si chiama amé anima il polmone 
dei polli cotti. — Nome volgare, usato dai 
macellai, delle glàndule situate sotto la 
lingua e le mascelle (parotidi) degli ani- 
mali quadrupedi, che per lo più sogliono 
cuocersi fritte. Per similit. Piccolo dischet- 
tino interno che serve di ripieno a'bottoni. 

ànimo lat. animus (= irl. anam, anim) 
corrispondente al gr. ànbmos vento ^ soffio y 
se non che alla voce latina rimase solo 
il significato spirituale. Anche il lat. spi- 
RITL'S ebbe prima il senso di soffio e poi 
quello di anima. La radice an vale sof- 
fiarej spirare, anche nel sscr. an-imi(io) 
respiro, AN-A8 alito, AN-ILAS vento, e con- 
fronta col got, ANAN alitare, un-st pro- 
cella, (con a oscurata in u), a, n. ted. 6n-d 
anima, vita (cfr. Alito, Anima e Anemogra- 



fia). — Lo spirito dell'uomo in quanto ha 
intelletto o mente, e quindi Pensiero, Ra- 
gione, Volontà, Intenzione, Proponimento, 
Coraggio. 

Denv. Animoso. Comp. Animawersióne; Disa^ 
nimàre; Equànime; Inanimire; Longànime; Mc^ 
gnànimo; Èianimàre. 

animóso lat. animòsus coraggioso e in 
senso cattivo focoso, impetuoso da animus 
anima, presa questa come sede dei gene- 
rosi propositi e delle passioni (v. Animo). 
— Pieno di bravura e d'ardire. Temera- 
rio ed anche Passionato, Malevolo. 

Deriv. Animosità. 

ànitra lo stesso di Anatra (v. q. v.). 
Doriv. Anatr<no-a; Anatròcco-lo. 

anitrina Pianta che nuota sull'acqua 
stagnante e presto ricuopre grandi spazi, 
in forma di tappeto composto d'infinite 
foglioline ovali, verdi-chiare. Cosi detta 
perchè nuotante a guisa delle anitre, che 
di tal erba son ghiotte. 

anitròcco(lo) Pulcino dell'anitra; fig. 
Uomo sciocco e da nulla. 

annacquare non, corrotto, dal lat, ada- 
QUÀRE come dice la Crusca, ma da ina- 
QUÀRB = INNACQUARE, ridotta l'i atona 
in A (Flecchiaì. — Sparger acqua sopra 
checchessia, e dicesi propriamente del tem- 
perare il vino coll'acqua. 

Deriv. Annacquamento; AnnacqtuUfccio = Al- 
quanto annacquato, e flg. Pallido, Smorto; An-^ 
nacquaUfre-trice; Annacquato. 



kfflàre forse (dice la Crusca) dal lat. 
AFFLARE per AD-FLÀRE, spirare (v. Flato} 
e che per metafora può trarsi al senso di 
spargere, col prefisso in, ridotta la i atona 
ad A , come in annacquare. Altri dal ted.. 
NAPF {ant.ted. hnap;yr. hanap) nappo, 
tazza, coppa, quasi dica sparger V acqua con 
nappo, cioè leggermente (v. Nappo). — A- 
sperger d'acqua, facendola cader sopra a 
guisa di pioggia leggera. Leggermente ba- 
gnare, e si dice degli orti, e anche dei pa- 
vimenti delle case quando sì vogliono 
spazzare senza far polvere. 

Deriv. AnnaMaminio; Annaffiata; onà^ Annaf- 
fiatóio; AnnaffiaUSrt-trice; Annaffiatura. 

annali lat. annàles da ànnus anno, e 
trae forse la remota origine dai clàvi 
ANNÀLES chiodi annuali, che i sacerdoti 
romani piantavano nel tempio a segnare 
il numero degli anni passanti. — Cronaca 
in cui vengono segnati i fatti più impor- 
tanti dell'anno. 

Deriv. Annalieta. 

annasare sta per ad-nasare composto 
della partic. ad e nasàre che incontrasi 
in vari dialetti italiani, ed è lo stesso che 
Annusare: ma differisce da Odorare e da 
Fiutare, perocché « Odorare > è semplice- 
mente attrarre odore, pascere il senso del- 
l'odorato; < Annasare » include di più l'idea 
d'tin certo studio nell'odorare, impiegando 
il naso più da vicino (p. es. annasare ta- 



annaspare] — 60 — 

bacco): « Fiutare » è più proprio di alcuni 
animali e nel senso figurato vale Tentare, 
Provare, Sentire. 

annaspare Avvolgere il filo al nàspo; 
fig. Gestire vivamente, Affaticarsi con poco 
o nullo costrutto. 

Deriv. Annaspaménto; Annaspio; Annaspo; An- 
naapóne-óna. 

annebbiare Offuscare con nébbia e fig. 
Adombrare, Oscurare, Intorbidare. 

Deriv. Annebbiaménto; AnnebbiaUfre-trtce. 

annegare Lsp.cat.epori. anegar; jwov. 
negar; /r. noyer; rum. innecà; dtal. 
ven. negare; milan. e gen. nega: da ad- 
NEGARE simile ad énecare già usato da 
Oregorio di Tours nel senso di affogare, 
sommergere, il quale è composto della par- 
ticella superflua ad e lat, negare uccidere^ 
far morire, denominativo di nèx - genit. 
NÈGIS - morte violenta, dalla rad. greco- 
latina NBG, pari alla sscr. na^ ferire (v. 
Necrosi). — Dar morte altrui per asfissia 
col sommergerlo, Affogare, 

Deriv. Annegainénto. 

2. Nel senso di Negare è dal lat. ab- 
NEQÀRB (composto della partic. ab da & 
negare) che vale il medesimo (v. Negare). 
— Rifiutare, Non concedere. 

Deriv. Annegazi(fne =■ Abnegazióne. 

anneghittire Divenir neghittóso (v. q. 
V.), cioè Lento, Infingardo, Negligente. 

Deriv. Anneghittiminto. 

annerare, annerire ( prov. negrezir,ne- 
grejar; fr. noircir; sp, negrecer, ne- 
grear; jjor^ annegrecer, negrejar): de- 
nominativo di NERO {lat. niger). — Far 
nero; Divenir nero, Oscurarsi. 

Deriv. Anneraménto-iminto; AnneritHra. 

annestare Detto per innestare (v. q. 
V.), cangiato 1* i atono iniziale in a, come 
Annoiare = Inodiare, Annacquare = In- 
nacquare, Ancudine = Incudine, Angui- 
naia = Inguinaia. — Congiungere una 
cosa ad im* altra per guisa che formino 
un tutto continuo: Applicare a una pianta 
occhi o marze prese da un* altra in modo 
che allignino. 

Deriv. Annestaménto; AnnestaUfre-trice; Anne- 
statura; Annesto. 

annèttere lai. annègtbrb comp. della 
partic. AD a e nèctere - supin. nèxum - 
legare insieme, dalla rad. nagh, ond'anche 
il sscr. NAH-YATi legare (v. Nesso). — At- 
taccare, Unire. 

P. p. Annlsso onde Annessióne. 

annichilare o annichilire dal ò. lat, an- 
NIGHILÀRE, comp. della partic. ad a e il 
verbo denominativo da nihil niente (v. Ni- 
chilismo), — Ridurre al nulla, altrimenti 
Annientare; fig. Avvilire, Umiliare. 

Deriv. Annichilaménto; Annichilatóre-tHee; An^ 
nichilazióne. 

annidare Porre il nido (prefissa la partic. 
ad che talora serve a formare verbi nomi- 



[annistia 



nativi); per metaf. Eleggersi luogo per 
abitare. Posarsi e fermar sua stanza; Na- 
scondersi. 

annistia v. Amnistia, 

anniversàrio dal lat. anni versa ri ts che 
volge o si rinnuova ogni anno, composto di 
ÀNNU8 anno, e versa RIU8 da versus p.p. 
di VÈRTERE volgere (v. Vertere). — Attri- 
buto del giorno che ritorna al compiersi 
dell'anno. — Sost.: Annua ricorrenza del 
giorno in cui avvenne un fatto, e la ceri- 
monia che lo ricorda. 

annizzàr e fr. ( Picardia) ainheter: dal- 
l' a. a. ted. ànazan eccitare, istigare (Caix). 
Voce di dial. sen. Aizzare. 

anno /r.ecof. an; prov, anz; sp. aHo; 
port. anno: dal lat. annus per amnus 
(come arguiscesi dall'a^^. sol-èmnis so- 
lenne) = ose. AMNUD, dalla rad. am (== an) 
che è nel sscr. am-ati tempo, e d'onde 
pure il celt. gael. e irl. am, b. bret, amzbr 
tempo (e forse anche il gr. ènnos, énos, 
ENIAYTÒS anno, annata, che però taluno 
crede non potersi staccare da énos vec- 
chio, di che è detto alla voce Senile). Al- 
cuno invece pensò alla rad. am-b che vale 
intomo (v. Amò) ed altri (Varrone, Bugge, 
Ebel) al lat. ànnus (conosciuto per il suo 
diminutivo ànnulus) cerchio, anello, che 
sta per Agnus dalla rad. ag piegare onde 
il sscr. AKNA piegato, al che invero sarebbe 
di spinta la forma umbra aknu = ose. 
AKONo: quasi voglia dire giro o volgere di 
sole, di tempo (v. Anello). — Cosi dicesi il 
tempo durante il quale si compie la perio- 
dica rivoluzione della terra intomo al sole. 

Deriv. Annàle; Annata: Anniversàrio; Annòna; 
Annóso; Annotino = veccnio d'un anno, Deiranno 
precedente. — Cfr. Annuo. 

annoccàre Piegare uno stelo o un tral- 
cio come una nòcga delle dita, quando si 
pone nel terreno per fare le margotte; n- 
fless. detto di ramo. Fendersi intoi-no al 
NÒCGHio, che è la parte indurita e gon- 
fiata per la pullulazione de' rami. 

annòna lat. annòna da ànnus anno e 
letteralmente vuol dire il prodotto, la rac- 
colta di un anno, e solo per estens. Der- 
rate, Viveri, Vettovaglie, Biade. (Il Frohde 
invece ritiene stia per a snona non usato, 
dal got. ASANS [= ted. ernte] messe, rac- 
colta), 

Deriv. Annonàrio, 

annotare lat. annotare composto della 
partic. AD, indicante moto verso q. e. e 
NOTARE marcare, da nòta contrassegno 
(v. Noia). — Aggiunger note e dichiara- 
zioni ad uno scritto. 

Deriv. Annotazióne; Annotatóre-trice, 

annottare j^rm?. anoiter; fr. anuitier, 
anni ter: dal lat. nòx-noctis- notte me- 
diante un denominativo ad-noctàre (v. 
Notte). — Farsi notte, Abbuiare, Oscu- 
rarsi (sottint. Cielo, Giorno). 



annoTàle] 



— 61 



[anodino 



annOTàle Voce contadinesca per an- 
NL'ÀLE, usato sost. per (Dorso delPanno. 

annuale lat. annuàlem da àxnus anno 
(v. q. V.). — Che si rinnuova o accade ogni 
anno. Come sost. Tutto il corso delPanno. 

Deriv. Annualità = Provvisione, Salario o En- 
trata aimaale (neologismo). 

annuàrio dal IcU. ànnus anno, e signi- 
fica Che si rinnuova ogni anno; come 
tosi, equivale a Calendario. 

annuire dal lat. annùbre, composto della 
partic. ad a, verso, e inusit. nùo, che cor- 
risponde al gr. nbùo faccio segno con la 
tesUXj mi piego, m'inchino, dicodisi, a cui 
si ricollega il gr. nbùma seano di testa, e 
il lat. NÙMEN divinità - che na il potere di 
concedere, di negare - (cfr. Nume, Conni- 
vente e Renuente). — Acconsentire, Appro- 
vare. 

Beriv. Annuènza. 

annullare sta per ad-nullàrb e vale 
Ridurre a nulla, Render nullo; fig. Di- 
chiarare invalido e senza effetto. Differi- 
sce da < Annichilare • e • Annientare » 
che importano distruzione più radicale. 

Deriv. Annullaménto; Annullativo; Annulla' 
tfSre-trfce; Annullazi(fne. 

annnnziàre-ciàre prov. e port. annun- 
ciar; fr. annoncer; »2^. anunciar: dal 

/a/.ANNUNTlÀRE-(CLà.RE) da NÙNTIUS-fcIUS) 

novella, avvilo, messo (v. Nunzio). — Recar 
novella, dar notizia; Far sapere ciò che 
sarà, Predire. 

Deriv. Annunsiaménto; AnnunziaU^re-trtce; An- 
nunzfaeUfne; Annuncio. 

annunziata Dicesi della Vergine Maria, 
che ricevette Pannunzio divino della in- 
carnazione di Cristo. 

annuo lat. ànnuus da ànnus anno (v. q. 
V.). — Dicesi di cosa Che dura un anno, 
Che raggiunge un anno, Che si fa o ac- 
cade ogni anno. 

Deriv. Annuale; Annuàrio. 

annusare e annosàre da naso cedendo 
all'influsso delle forme germaniche: ang. 
tass. NOSir, in(/l. nosb naso, ted. nCstern 
narice. — Lo stesso che Annasare, cioè 
Fiutare; fig. Indovinare l'indole d'una per- 
sona, la natura d'una cosa. 

Deriv. Annusata; Annuso. 

annuvolare sp. anublarsi; «oW. anu- 
viarse: dal lat. annubilàrb da nubilus 
nuvoloso (v. Nube). — Oscurare il cielo, e 
dicesi de' nuvoli, che coli 'addensarsi ne 
turbano il sereno; fig. Turbar la mente, 
il pensiero ed anche il volto. 

ano lat. ànus (= a. lat. e uìnb. asa, ose. 
àasa) che alcuno vuole stia per ÀCNUS 
dalla radice ak, ank curvare, ond' anche 
il lat. ÀNCU8 (= gr. àgkylos) curvo (cfr. 
Anello); altri, reso accorto dalle antiche 
forme italiche, deriva dalla rad. AS sedere 
(onde AS-NUs) che è nel sscr. as-è seggo, mi 
fermo, AS-ÀM ti sedere, deretano, as-anam 
«<•«/Jf^o, sede {cfr. Ara). — La parte deretana 



colla quale si siede, e più particolarmente 
l'orificio circolare ond escono i rifiuti de- 
gì' intestini. 
Deriv. Anale. 

anodino gr. anòdynos composto di an 
particella negativa (v. An) e odvne dolore, 
che trae dalla rad. od = sscr. ad rodere, 
mangiare, ond' anche odoys dente e il lat, 
EDO mangio (Schenkl): propriament-e rodi- 
mento intemo (cfr. Dente ed Edace). — Che 
non dà, ovvero Che toglie o mitiga do- 
lore, detto di medicamenti. 

anòmalo gr. anòmalos composto da an 

f)rivativo (v. An) e omalòs unito, regolare, 
da OMÒs simile, uguale, stesso che trae da 
AMA = sscr. SA MA insieme): cioè senza re- 
gola (v. Simile). — Che devia dalle leggi 
ordinarie della natura, Irregolare, Disor- 
dinato. 

Deriv. Anomalia. 

anònimo gr. anònimos composto di an 
privativo (v. An) e ònyma = ònoma nome 
(v. q. V.). = Senza nome; il cui nome a 
autore è ignoto. 

anormale dal fr, anormal formato sul 
lat. anòrmis composto di ab da particella 
indicante allontanamento e nórma regola 
(v. Norma e cfr. Enorme). — Irregolare. 

Deriv. Anormalità. 

ansa sp. asa; port. aza; fr. anse: dal 
lat. ANSA (///. AsÀ, e più ant. ansa, lett. ohsa) 
da confrontarsi col ted. hbnkbl che vale 
lo stesso e col gr. àgkb {pron. ànkb) brac- 
cio e propriamente cosa che si piega: rad. 
AK-ANK curvare (v. Angolo). Altri (Bugge, 
Diefenbach, Fick) lo pongono detto per 
am-sa dalla rad. am esser forte, onde il 
sscr. AìiA forte: quasi valga V appoggio del 
vaso. — Manico curvo che trovasi appli- 
cato a molti oggetti, per dar mo<io di 
trarli a sé; fig. Appicco, Occasione, Pre- 

Deriv. Ànsola; Ànaula; Àsola. 

ansare sta per ansl^rb (caduto in di- 
suso) dal b. lat. anxiàrb travagliare, e que- 
sto da ÀNXiA femminile di ÀNXIUS affan- 
noso, che si stacca da àngo {gr. àocho) 
stringere, soffocare, angustiare. La vocale t 
è caduta come nel sard. ansa = ansia (v. 
Angere e cfr. Ansia). — Respirare aiFan- 
nosamente. 

Deriv. Ansaménto; Ansante. 

anseàtico da hansa parola antiquata 
germanica, che significa unione, compagnia. 
— Dicesi di alcune città di Germania, 
unite in lega commerciale. 

anserò lat. ansbr da un originario hans- 
br cui risponde il sscr. hansà {ted. gans, 
angs. gós, ingl. goose, a.slav. GX^upol. GBS, 
gr, CHANS, CHKNs) oca. — « Ordine degli 
anseri » nel sistema naturale di Linneo è 
quello che comprende i generi acquatici, 
di cui è tipo l'oca. 

Deriv. AnserUlo; Anserino. 



iùisia] 



— 62 — 



[antelmintico 



ànsia prov. aissa; anl.fr. ainse, aisse; 
9p. e port. ansia: confronta col lai. an- 
xìetas, anxitùdo e trae dal b. ìut, ànxia 
femminile di ÀNXIUS affannoso, inquieto e 
questo dal lat. àngo - passato ànxi - strin- 
gere, saffocare, e fìg. affannare, angosciare: 
propr. senso di soffocazione (v. Angere e 
cfr. Angina e Angoscia). — Irrequieta bra« 
ma accompagnata da sospiro o respiro af- 
fannoso. 

Deriv. Ansare; Anaiàre (ant.); Ansiifao; An- 
sietà; AmbdLscia* 

ansietà lat. anxietàteTm) da ànxius af- 
fannoso (v. Ansia). — Affanno, Ambascia 
che procede da timore e da desiderio; e 
fig. Tormento d'animo; e per estens. Avi- 
dità, Bramosia. 

ansimare da asma trasformata in Àsi^tA 
e interposta la nasale (n) per maggior forza 
ovvero per attrazione analogica colla voce 
ANSIA ?v. Asma). — Respirare con diffi- 
coltà; altrimenti Ansare. 

Cfr. Ansima-o = respiro difficoltoso, ma pas- 
seggi ero; diverso dall' » Asma » che è per ma- 
lattìa.. 

ànsola dal lai. ànsula diminutivo di 
ANSA ansa, uncinello (v. Ansa). — Anello 
a cui s* attacca il battaglio delle campane. 

ànsula Lo stesso etimo di ànsola. 
— Anello da fermar le cortine. 

antagonista gr. antagonistès composto 
4i ANTi contro e agonistès lottatore da 
AGÒN certame, contesa (v. Agone, cfr. Pro- 
tagonista). — Avversario, Emulo, Rivale. 

Cfr. Ant<igon{smo igr. antagònisma) c= Op- 
posizione di forze; Bivalità. 

antàrtico dal gr. antartikòs composto 
da ANTi contro e arktihòs artico da ÀR- 
KTOS orso (v. Orso). — Dicesi del polo me- 
ridionale celeste, che sta in opposizione 
al settentrionale, chiamato artico a ca- 
gione della costellazione dell'Orsa. 

ante lat. ante =gr. antì {sscr. àxti) di 
Jronte, di contro (v. Antt). — Particella la 
quale preposta a certe voci esprime an- 
teriorità o precedenza di luogo. 

Deriv. Anterióre; Antico; Anzi; Anziano; A- 
vànti, 

ante ed ènte suffissi del participio pre- 
sente nei verbi attivi, comuni a tutte le 
lingue indo-europee, destinati a conferire 
alla voce il senso dell'attualità: =» sscr. 
ant, gr. ont, lat. ant, bnt (p. es. amànt-em, 
dolènt-em), 

antecèdere lat. antecèdere - sup. an- 
tbcèssum - comp, di ante avanti, e cè- 
dere - supin. CÈSSUM - camminare, andare, 
passare, scorrere (v. Cedere). — Andare 
avanti, riferito cosi a spazio come a tempo. 

Deriv. Antecedènza; Antecessóre. Colui ohe è 
etato avanti, per lo più immediatamente; An- 
tenato. 

antecessóre v. Antecedere. 

antèlio dal gr, antèlios simile al sole, 
composto di antì al pari di, invece di, ed 
ÈLios sole (v. Eliografia). — Aureola da 



cui l'osservatore vede circondata la pro- 
pria ombra in certe condizioni di atmo- 
sfera e di posizione. 

antelmintico lat. scientif. anthelmìnti- 
cus, composto del gr. antì contro e kl- 
MIN8 - genit. èlminthos - verme, lombrico 
(v. Elminto). — Dicesi dei rimedi che ì^hxl 
virtù di uccidere i vermi. 

antelucano Int. antelucànus, comp. di 
ANTE avanti, e lùcem luce (y. q. v.). — Che 
è prima del giorno. 

antemurale dal b. lat. antemurale comp. 
di Ante" avanti e muràlis murale da mùrus 
muro (v. q. V.). — Muro di prima difesa; 
Qualunque opera serva di riparo, di pro- 
tezione. 

antenato ft. ^a^ antenàtus comp. di àntb 
avanti e nàtus nato. — Quegli che è nato 
avanti di noi, senza riguardare se da 
lui siamo stati o no procreati: differente 
da Progenitore che contiene la nozione 
generale di generazione, e da Predecessore, 
che precede, non già per natura, ma se- 
condo l'ordine politico e sociale. 

antenitòrio Vuoisi composto del lat. 
ANTE davanti e nitòrìus derivato adietti- 
vale di niti - p.p. nìsus - appoggiare. 

— Vaso di vetro con sottil collo che s'in- 
troduce nella cucurbita da stillare, in ma- 
niera che combaci bene e la chiuda. Serve 
principalmente per le sublimazioni. 

antenna lat. anténna, anténna, che 
non ritrovasi in altre lingue e probabil- 
mente deriva dal nome locale italiano An- 
TEMNAE, città de* Sabini (cosi detta ante- 
ÀMNEM innanzi al fiume, perchè accanto ad 
essa scorreva un fiume, come Temi e Tc' 
ramo = intbr-amnbm) d'onde forse si trae- 
va il legno per cotali attrezzi. Altri spie- 
gano con ANTE avanti fuso nella rad, ten 
di TÈN-D-o = gr. TEiìf-o(got. than-ian, 
a. a. ted. denj-an, mod. dehn-en) stendere 
(v. Tendere) e congiunto ad èmna, da con- 
frontarsi col gr. EMÈNE participio medio 
di ÌEMi metto, mando, getto, d'onde il senso 
di cosa messa avanti. — Quello stilo che 
sta traverso l'albero della nave e tiene 
stesa la vela; per similit. Ogni legno lungo e 
dritto come stilo. « Antenne » chiamansi dai 
naturalisti quelle Corna, il più delle volte 
articolate e pieghevoli, che varie sorte di 
insetti portano sulla fronte. 

Deriv. Antennàle; Antennàto, 

antepórre contratto dal lat. antepóne re 

- p. p. ANTEPÒsrrus - comp. di ante avanti 
e FÙNERE porre (v. q. v.). — Dare il primo 
grado. Preferire. 

Deriv. Antepósto; Anteposizióne, 

antera dal gr, antherà - femminile di 
ANTHERÒS fiorito, quosto da ÀNTHOS.^É>re, 
germe, che tiene alla stessa radice del sscr. 
ANDH-AS erba, verdura, succo, cibo. — Parte 
superiore dello stame dei fiori, che rac- 
chiude il polline o polvere fecondante. 



W^gpv^^n 



Tfip»^»£!' Tra*F .Tri' ' 



Mieriére] 



— 63 — 



[antifernàle 



g 



anterióre lat. antkriòre(m) forma com- 
parativa di ANTE avanti (v. Ante), — Che 
sta più innanzi, sia nello spazio, sia nel 
tempo, in relazione con altro tempo già 
trascorso. 

Deriv. Anteriorità; Anteriormente. 

antesiipiàno lat. antbsionànus compo- 
sto di Ante avanti e sìgnum segno j e par- 
ticolarmente insegna, bandiera, stendardo 

V. Segno). — Soldato legionario, prestante 

' valore e di fede, prescelto alla guardia 
delle insegne; e siccome queste, secondo 
i varii ordini di combattere, mutavano di 
luogo, cosi gli antesignani le accompa- 
gnavano sempre, facendo del loro petto 
scudo alla bandiera. Ai tempi di Vegezio 
Antesignani si chiamavano coloro che pre- 
cedevano le schiere ed insegnavano loro 
il passo e il modo d' assaltare e di riti- 
rarsi. Per similit. si dice Chi precede agli 
altri e primeggia. 

ànti e il gr, antì che confronta col lat. 
ANTE, col gai. AND e col sscr. anti contro, 
innanzi. — Come preposizione significò 
Invece di, A cagione dì ecc., e nei composti 
ebbe senso di Contro (p. es. Antilogia), A ri- 
scontro (Antifona), Invece (Anticresi). Bim- 
petto {gr. antios che sta rimpetto), Simile 
a (Antilope) ecc. 

anticchia dal lai. ant.e imposte, ond'an- 
cbe il lomb. antine e il lad, antina porta 
del giardino. — Voce di dial. merid. Not- 
tolino e per similit. Un pochettino. 

anticipare lat. anticipare prendere in- 
nanzi t^mpo, composto di ante avanti e 
ciPBRE (convertito in cipàrk) per capere 
prendere, ottenere (v. Capere). — Fare una 
cosa prima del tempo necessario, vantag- 
giandosi in esso. 

Deriy. Anticipaménto; Anticipazi(Sne. 

antico lat. ànticus da ante avanti. — 
Che sta dalla parte dinanzi: contrario di 
Postico. 

antico lat. antìquùs da àntCe) avanti 
(v. Ante). — Che è stato gran tempo in- 
nanzi. 

Deriv. Anticàglia; Anticàto {^= Antiquato)) An- 
ticheggiare; Antichità. 

anticrèsi gr. antichresis composto da 
antì invece e chrèsis uso. — Contratto 
per il quale il debitore cede al creditore 
rusufrutto d'un immobile, con l'obbligo 
d'imputare annualmente le rendite sugli 
interessi e quindi sul capitale del credito, 
finché il debito non sia pagato, di modo 
che il debitore invece di una somma dà 
l'uso d'un fondo. 

Deiiv. Anticritico. 

antidiluviano Che fu prima {lat. ante) 
del dilùvio; e scherzevolm. Antiquato, Ca- 
duto in disuso. 

antidoto gr. antìdoton composto di 
antì contro e dotòs che può esser dato 
(v. Dote). — Rimedio che si dà per im- 



pedire gli effetti del veleno, Contravve- 
leno; per similit. Pronto rimedio, Preser- 
vativo, Conforto. 

antifernàle lat. antifernàlem da an- 
TIFBR N A rfon/nwz/aZ/, composto del ^r. antì 
contro, r impetto, e phernè dote da phèro 
io porto (v. Fero): quasi contraddote. — At- 
tributo di dono che in occasione delle 
nozze imminenti lo sposo fa alla sposa, 
quasi in compenso della dote. 

Cfr. Par<\fernale. 

antifona gr. antìfona, da antì contro e 
FONÈ voce: a parola canto che si risponde 
(v. Fonetico), — Un tempo con questo vo- 
cabolo s' intese il cantare alternato in 
chiesa d'inni e di salmi: antica usanza 
introdotta da S. Ambrogio nella chiesa 
latina. Oggi s' intende dire de' versetti 
tratti dai libri sacri e adattati alla festa 
che si celebra e che, precedendo i salmi 
ed i cantici, ne regolano la intonazione e 
ne sono quasi il preambolo. Nel comun 

f tarlare si adopra anche nel senso di Al- 
usione a cosa, per solito spiacevole, che 
non si vuol dire spiattellata; Discorso che 
pronunzia una spiegazione più estesa, ap- 
punto come l'antifona precede il salmo e 
gli dà il tono. 

Deriv. Aniifonàle; Antifonàre = intonare ; An- 
tifonario = libro oontenente le antifone di tutto 
l'anno, ovvero Colai che nel coro intaona le 
antifone. 

antifraSi gr. antìfrasis da antì contro 
e FRA8I8 espressione da fràzein parlare 
(v. Frase e cfr. Perifrasi). — Uso (per eufe- 
mismo per ironia) di un vocabolo in 
senso contrario al proprio. 

Deriv. Antifràstico. 

antilogia gr. antilogìa da antilègo 
mi oppongo composto di antì contro e i.Èoo 
dico, onde lògos discorso. — Opposizione 
ai discorsi altrui. Contraddizione. 

Deriv. Antilògico. 

antìlope lat. antìlope dal gr. anthó- 
L0P8 gazzella, forma per avventura scor- 
retta di ANTÌLAPHOS composto di ANTÌ si- 
mile a, ed ÈLAPHOS cervo. — Mammifero 
ruminante cornuto, somigliante più o meno 
al cervo. 

antimeridiano dal lat. ante avanti, e 
MERÌ-DIES mezzogiorno. — Che è avanti 
a mezzo di. 

antimònio fr. antimoine: dall' arai. 
(AL-)iTHMn) o ithmidum cho vale lo stesso 
e vuoisi alterato dal ar. stimmi (nome pro- 
babilmente egizio dell'antimonio, poscia 
entrato nel greco e nel latino) che vale 
stibio; di modo che per un giuoco singo- 
lare dell'alterazione delle lingue antimo- 
nio e stibio sarebbero identiche voci. Gli 
alchimisti trasformarono la voce araba in 
ALCiMOD, che più tardi divenne antimonio. 
Altri propose l' ind. ati-mani molto rosso; 
uno dei nomi del chermes rosso. Le di- 
verse strane etimologie date dai vecchi 



antindme] — 64 — 



[antistrofe 



lessici sono da rigettarsi. — Sostanza me- 
tallica, di color argenteo un po' scuro, che 
nelle miniere trovasi più sovente in stato 
di solfuro, cioè combinata col solfo e mista 
con materie terrose, e che serve a molti 
usi anche nella medicina. (In aragonese 
dicesi Alcafot), 

antinóme dal lai. Ante avanti e nòmen 
nome. — Nome che si pone innanzi agli 
altri nomi: sinon. di Prenome. 

antinomia gr. antinomìa composto di 
antì contro e nòmos legge, (v. Economia). 

— Contradizione vera o apparente fra due 
leggi. 

antipasto dal lai. ante avanti e pàstus 
pasto. — Cosi dicevansi in passato le Prime 
vivande, ed anche ciò a cui si dà oggi il 
nome di Principi di tavola. 

antipatìa dal gr. antipàthbia composto 
di ANTi contro e pàthos affezione^ passione 
(v. Patire). — Avversione, Repugnanza 
naturale e non ragionata che una persona 
ha per un' altra; e per analogia dicesi pur j 
delle cose. j 

Doriv. Antipàtico; Antipatizzàre. 

antipodi gr. antìpodes composto di antì 
contro e poès - genit. podòs - piede. — Ahi- i 
tanti del globo che vivono in parti della I 
terra diametralmente opposte, che stanno, ' 
per cosi dire, piedi contro piedi. 

antiquàrio dal lat. antiquàrius da an- 
tìqlxs antico mediante il suifisso -àriiis 
esprimente arte, ufficio^ appartenenza ecc. • 

— Colui che attende alla cognizione delle | 
cose antiche. ; 

Deriv. Antiquària = Arte di conoscere le cose | 
antiche. . i 

antiquato dal lat. antìquits antico onde 
nel latino classico si fece il verbo antì- | 
QUÀRE - p. p. ANTIQUÀTUS -, il quale però 
ebbe il significato di attenersi air antico, ' 
confermarlo (parlando di leggi). — Dive- 1 
nuto antico; Per antichità cessato d'uso o i 
quasi obliato. 

antirrìno Anthirrhinum majus di Linn. 
Dal gr. ant! ne' composti simile a e rìn 

— gen. rinòs - na^o. — Pianta a foglie lan- j 
ceolate e fiori a spiga, grandi, rossi, por- 
porini e bianchi, che hanno qualche so- 1 
miglianza ad un naso: detta volgarmente 
€ Bocca di leone >. 

antisèttico gr. antì contro e septikòs 
che fa imputridire (v. Settico). — Rimedio | 
contro le malattie putride, che previene 
la putrefazione. 1 

antistite lat. antìstite(m) da antistàre 
'perf. antìstiti - esser superiore, composto I 
della partic. ante avanti e stare stare (v. I 
q. V.): propr. soprastante. — In antico Primo | 
sacerdote di un tempio pagano; oggi Ve- 
scovo o Prelato che regga una chiesa. 

antistèrico dal gr. antì contro e ystbra 
Intero, matrice, mediante Vagg. ysterikòs 
(v. Isterico). — Epiteto di alcuni rimedi 



per guarire nelle donne certi effetti nervosi 

provenienti da stato anormale dell'utero. 

antistrofe dal gr. antistrophè composto 

di ANTÌ contro e strophè strofa (v. Strofa). 

— Parte del canto che nel dramma greco 
il coro cantava muovendosi da manca a 
diritta, dopo la strofa, che si cantava mo- 
vendosi al contrario, da diritta a manca. 

antitesi ^r. antìthesis, composto della 
partic. ANTÌ contro e thèsis posizione da 
TÌTHEMI - fut. THÀ80 - porre (V. Tesi). — 
Opposizione di duo cose di natura diversa, 
contraria ; artifizio rettorico per meglio lu- 
meggiare le idee, provare un assunto per 
via di coltrasti. 

Deriv. Antitètico. 

antològria gr. anthologìa, composto di 
ÀNTHOS fiore e lègein scegliere. — Rac- 
colta scelta di sentenze e brani d'autore; 
altrimenti Florilegio. 

antonomàsia gr. antonomasia composto 
di ANTi invece e ònoma nome, onde OKO- 
MÀZEiN nominare. = Fig. reti. Uso di un 
nome comune invece di un nome proprio 
e viceversa. 

Deriv. Antonomàstico. 

antràce dal gr. ànthrax - genit. àn- 
THRAK08 - carbone. — Tumore infiamma- 
torio, detto anche carbonchio, che attacca 
il tessuto cellulare sottocutaneo e dege- 
nera in gangrena. 

antracite dal gr. Anthrax carbone e itk 
terminazione scientifica {cfr. Antrace). — 
Sostanza minerale di color nero, simile al 
carbone, con splendore di piombaggine^ 
difficilmente combustibile. 

antro lat. àntrum dal gr. àntron = 
sscr. ANT ARA fenditura, caverna, e propria- 
mente intervallo, affine alla preposizione 
lat. INTER tra (v. Inter). — Spelonca o in- 
cavatura profonda, il cui anteriore aspetto 
per la fitta oscurità par che incuta timore. 

antropòfago ,^r. anthropofàgos compo- 
sto di ÀXTHROPOS uomo e fàgo mangio. 

— Dicesi di alcune razze degenerate di 
selvaggi che mangiano carne umana. 

Deriv. Antropqfagta. 

antropòlogo gr. anthropolòck)S compo- 
sto di ÀNTHR0P08 uomo e LÉGO discolpo, 
onde LÒGOS discorso, trattato. — Colui che 
studia lo stato anatomico e fisiologico del- 
l'uomo ed anche le facoltà intellettuali 
del medesimo, 

Deriv. Antropologia. 

antropometria comp. dal ^rr. ànthropos 
uomo e METRÈo misuro. — Considerazione 
delle parti del corpo umano relativamente 
a tutte le sue dimensioni. 

antropomòrfo gr. anthropomòrphos , 

composto di ÀNTHROPOS uomo e morphè 
forma, figura. — Nome dato da Linneo 
a un ordine di quadrupedi, che comprende 
alcuni generi di animali che molto rasso- 
migliano all'uomo: tali le scimmie. 



àiitroposj 



— 66 — 



[apatia 



àntropos È il or. ànthropos signifìcante 
uomo ed è voce che incontrasi molto spesso 
in parole composte e che per alcuni ri- 
sponde letteralmente alla latina sùSPi- 
CIENS gìiardante in su, dal gr. ÀNÒ su, 
ÀTBRÈO guardo e òps, occhio: qualità que- 
sta ricordata anche da Ovidio, laddove dice: 
« Os homini sublime deditf coelumque tueri 
m lussit. (Dio [Iddio] all'uomo altera la fronte 
e comandò di fissare il cielo}. 

(Ovidio, Metamor/.t Lio. I, fav. 1). 

— Secondo però la opinione di riputati 
etimologi ÀNTKROPOS starebbe per ànropos 
dalla stessa radice del gr. anèr - genit. 
ANDRÒS uomo = sscr. NR {pron, ner), men- 
tre il th sarebbe puramente eufonico, sic- 
come la D nei casi obliqui di anèr (v. 
Andro), 

Ck»mp. AfUrapòfaao; Antropòlogo; Antropo- 
mòrfo; Filàntropo; Misàntropo. 

annlàre e annidare IcU. anitlàrbm e on- 
NULÀREM da àn(n)ulus anello, — Dicesi 
del quarto dito della mano, fra il medio 
ed il mignolo, cosi detto perché in quello 
si usa portar l'anello. — Dicesi pure del- 
l'ecclissi che copre il centro del sole, la- 
sciando visibile un cerchio o anello lumi- 
noso all'intorno. 

anzi sp. e pori, antes; j>rot;. e cai. ans; 
a./r. ans, ains: dal lat. ante avanti, 
prima, forse per intermedio, come insegna 
il Menagio, del comparativo non usato 
ÀNTius. Il GrSber pensa che stia per ante 
ID avanti ciò. — Avverbio col quale, si ri- 
toma sul già detto prima, e vale: Ma, Piut- 
tosto; Per lo contrario. 

Cfr. Anziano; Avanti; Dianzi; Dinanzi; In- 
nanzi. 

anziano «/>. anciano; prov. ancian; 
fr. ancien: dal b.lat. antiànus composto 
di ANTE avanti (cfr. Anzi) e terminazione 
ÀNUS propria di aggettivi. — Più vecchio, 
più antico degli altri, ed anche Chi ha 
maggior dignità ed autorità. 
Deriv. Anzianità; Anzianòtto, 
aònco dial. pis. once. Voce creata dal 
popolo per imitare la voce di chi sta per 
rigettare. — Sforzo del vomito. 

aorlsto gr. aòristos composto della 
partic. neg, A e òristos definito, determi- 
nato da orIzo pongo i termini, determino 
(v. Orizzonte). — Il passato indefinito nella 
coniugazione del verbo greco. 

aòrta dal gr, aorte (affine ad aortai 
1 bronchi, aòrtra i lobi del polmone) che 
vuoisi tratto da aortèo = artào appendo, 
sono appeso, congenere ad aeIro, aìro 
alzo, sollevo in alto (ond' anche aorte s 
bisaccia pendente dalle spalle, aortèr pen- 
daglio, cintura, a cui si appende qualche 
cosa e specialmente la spada), che dal suo 
canto, giusta lo Schenkl, tiene ad aèr 
aria, nube, ma non è da escludere tragga 
dalla rad. sscr. AR inalzare, di cui è detto 
alla voce Oriente (cfr. Arduo)] propriamente 
cosa che pende, che levaai in alto. , — Cosi 



detta da Aristotele la più grossa {arte- 
ria magna) delle arterie del corpo, che 
nasce dal ventricolo sinistro del cuore e 
da cui, tranne la polmonare, emanano 
come da sorgente tutte le altre (cfr. Ar- 
teria). 

Deriv. Aòrtico, 

apatia gr, apàtheia composto da a par- 
ticella negativa e pàthos passione, affe- 
zione (v. Paiire). — Mancanza di passioni, 
e quindi mancanza di azione per soddi- 
sfarle; Indifferenza verso i piaceri, gli 
onori, ecc. 

Deriv. Apàtico; ApatCsta, onde Apatfstico. 

ape sp. ab eia; prov. e port. ab e 1 ha; 
fr. abeille (dal, lat, apècula, apicula 
dimin. di àpis). E il lat, àpem, che il Cur- 
tius trae dalla stessa radice dell' a. a. ted. 
IM-BI IM-Pi, ang, sass. im-pian {ingl, imp), 
gr, bm-pìs zanzara, elisa la m che rappre- 
senta la nasale n, e pensa che risponda 
all' a. a. ted. eia = mod. bib-ne. Ut, bi-tb, 
Bi-Tis ape, a cui si dà per certa la rad, pi 
bere (v.q.v.), dal suggere i fiori; onde la 
vocale iniziale del latino sarebbe un puro 
aumento inorganico. In sanscrito dicesi 
MADHU-PA da MADHU miele (y. Mosto), Al- 
tri rifiutando le indicate affinità riporta 
il lat. ÀPEM alla rad, sscr. ap congiungere, 
assembrare (v. Atto 2), per allusione alla 
vita comune che tengono tali insetti e 
alla fabbricazione del miele. 

Deriv. Apiàio = Custode delle Api; Apiàrio = 
Alveare, Arnia; Apistico. 

apèrto lat. apbrtus, p. p. di aperìre. 

— Part. pass, di Aprire. 

Deriv. Aperta; Aperttvo = Aperitivo, Apertura, 

àpice lat. àpice^m) dalla radice ariana 
ÀP raggiungere, onde sorge la idea di meta, 
punto estremo e da cui pure il lat. àpere 
congiungere (v. Atto 2). — Punta estrema 
(dove si congiungono le linee di un an- 
golo) di cosa che s'inalzi; fig. Il sommo 
grado della gloria, della felicità, o simile, 
a cui l'uomo possa arrivare. 

Deriv. ^pfco?o =: piccolo apice. 

apirèttico gr. apyrektikòs, composto 
di A partic. negai, e pyrektikòs febbrici- 
tante, formato su pyrexis febbre e pro- 
priam. ardm-e, da pyr fuoco, — Che è 
senza febbre. 

Cfr. Apiressia •= Stato di ohi è senza febbre, 
Cessazione della febbre. 

apiro lat. àpyrus, dal gr. àpyros com- 
posto di A particella negativa e pyr fuoco. 

— Sinon. duncombustibile, e dicesi di quei 
corpi che esposti a un grande e lungo 
fuoco non possono essere alterati nella 
loro sostanza. 

apirologia dal^rr. àpbiros (pron. àpiros) 
senza limiti (composto di A particella ne- 
gativa e pbìras o péra 8 limite) e lògos 
discorso. — Verbosità smoderata; Abitu- 
dine di fare sproloqui, senza finirla mai. 



apnèa] 



— 66 — 



[apogèo 



apnèa gr. àpnoia (onde il lat. apncea) 
dal gr, a particella privativa e pnèo re- 
spirare. — Terna, di mtdic. Sospenaione 
della respirazione; sinonimo di Asfìssieu 

ape particella greca che risponde al lat, 
AB == a. a. ted. aba, sscr. apa da (v. Ab). 

— Come preposizione significa Da, Lon- 
tano da, Per mezzo di, Senza ecc. Nei com- 
posti ha senso di lontananza, o di contrario 
a quello che esprime la parola cui va unita 
(v. Apocalissi), o di danno, e talora è par- 
ticella intensiva ecc. 

àpoca gr, apochè da apèchein ricevere, 
composto della partic, apò da ed échein 
che sta per sèCHBiN tenere, avere, posse- 
dere, ed anche trovarsi o essere instato, dalla 
rad. SAH che è pure nel sscr. sah-ate te- 
nere, sostenere {cfr, Cachetico, Catorcio, 
Epoca, Eunuco, échema. Scuola, Sinoca). 

— Dichiarazione che suole dare il credi- 
tore al debitore per prova di aver ricevuto 
il pagamento. 

apocalisse-i gr. apokàlypsis da apoka- 
LYPTEiN rivelare, composto di apò parti- 
cella negativa e kalyptbin cuoprire, na- 
scondere (v. Celare). — Vale rivelazione; ed 
è cosi detta P Opera attribuita all'apostolo 
S. Giovanni, che sotto misteriosi segni con- 
tiene importanti arcani rivelatigli nel- 
l'isola di Pathmos (ora Palmosa nell'Ar- 
cipelago greco) regnando Domiziano, l'an* 
no 93 di G. C. 

apòcope dal gr. apo-kopè taglio, comp. 
da APÒ da e kòptein recidere (v. Cappone e 
cfr. Comma, Sincope). — Troncamento di 
una o più lettere in fine di una parola, 
p. es. mo' per modo, co' per casa. 

apòcrifo gr. apòkryphos da apokry- 
PTBiN nascondere, composto di apò al tutto 
e KRYPTKiN nascondere. — Occulto, Arcano, 
Non autentico. Di dubbia fede. Si suol dire 
dei libri il cui vero autore è ignoto e la 
cui autenticità è incerta, sospetta. 

apodittico gr. apodikticòs da apo-dì- 
KNUO o dbìknuo dimostrare (v. Indicare). 

— Atto a dimostrare per forza di evidenza, 
per principi di ragionamento, senza biso- 
gno di prove di mtto. 

àpodo dal gr. Àpous - genit. àpodos - 
composto di A particella negativa e poùs 

— genit. podòs - piede. — Che non ha piedi 
o che ha solamente un rudimento di piedi, 
ovvero piedi deformi, che non possono ser- 
vire. 

apòflsi gr. apòphysis da apophyo - fut. 
AP0PHY80 - genero, produco, son generato, 
composto di APÒ da e phyo produco e sono 
prodotto: propriam. Sostanza prodotta per 
estensione e moltiplicazione di cellule della 
sostanza medesima. — Naturale protube- 
ranza delle ossa, che serve alla loro arti- 
colazione ad inserzioni muscolari; Escre- 
scenza in alcuni frutti o semi. 

apoltègma v. Apotegma, 



apogèo dal gr. apògaios (onde il lat. 
APoaÈus), composto di apò da e gàia o gà 
terra: propriamente Iwngi dalla terra. — H 
punto in cui un pianeta è alla massima 
distanza dalla terra. 

apògrafo gr. apògrafos, dal verbo apo- 
GRÀPHO trascrivo, copio, ritraggo, composto 
della partic. apò {lat. ab) da e gràpho scrivo 
(v. Grafia), — Trascrizione, Copia estratta 
da libro o scrittura originale; ma dicesi 
solo per opposizione ad Autografo. 

apologètico gr, apologbtikòs (v. Apo- 
logia). — Aggiunto di discorso in difesa di 
qualche azione; e nome di un' opera eru- 
dita ed eloquente in difesa de' Cristiani, 
composta dal celebre Tertulliano, prima 
della sua caduta nell'eresia de' Montanisti, 
regnando l'Imperatore Severo, Panno 267 
di G. C. 

apologria^. APOLOGIA da APOLOGÈO(BfAl) 
adduco ragioni, composto della partic. apò 
da e LÒGOS discorso, da lègein dire, par- 
lare (cfr. Leggere). — Esposizione di ra- 
gioni in favore di una persona o di una 
dottrina, unita alla confutazione delle ac- 
cuse addotte in contrario. 

Deriv. Apologltieo; Apologftta. 

apòlogo gr. apòlogos, composto da apò 
da e LÒGOS discorso, e questo da lègein 
dire, raccontare (v. Leggere). — Breve rac- 
conto, in cui si fanno parlare cose e ani- 
mali, e dal quale si deduce una verità 
morale. 

Deriv. Apologizzare. 

apoplessia gr. apoplbxìa da apoplèsso 
colpisco violentemente (in modo da sospen- 
dere il moto e il senso nella parte colpita) 
comp. di APÒ particella che rinforza e 
plèsso batto, urto (v. Piangere). — So- 
spensione del moto e del senso prodotto 
da malattia dell'encefalo e delle sue mem- 
brane; cosi detta perché la persona affetta 
rimane come chi riceve un gran colpo im- 
provviso. 

Deriv. Apoplèttico e ApopUtico; cfr. Emirplegia, 
Paraplegia, 

aposiopèsi gr. aposiòpbsis, composto di 
APÒ da particella intensiva e siòpesis il 
tacere, da siopào taccio, passo in silenzio. 
■=■ Figura rettorica altrimenti detta Re- 
ticenza, Preterizione, la quale si fk tron- 
cando ad arte il discorso già incominciato, 
onde l' ascoltante percepisca di per sé 
quello che si è reputato conveniente pas- 
sare in silenzio. 

apostasia dal gr. apostasia divisione^ 
composto di apò {lat. ab) da, che dà senso 
di allontanamento e radice di stàsis Vatto 
di stare, dimora, dall' inusitato stào = 
iSTBMi sto (v. Stare). — Rinnegamento o 
abbandono di una religione, per abbrac- 
ciarne un'altra; per est. Abbandono di una 
dottrina o di un partito. 

Derivt Apòstata onde Apostatare. 



apostèma] 



67 — 



[appaiare 



apostèma dal^r. apostema propriamente 
cosa che sta separata, comp. di apò {lat, 
ab) day particella indicante separazione, e 
iSTKMi sto, mi fermo (v. Stare e cfr. Si- 
stema), — Ammasso di pus framezzo ai 
tessuti, separato dalle parti adiacenti per 
mezzo di una ciste; Ascesso; volg. Po- 
stèma. 

Deriv. Apostemàio; Apostem^so; Apostemcuióne. 

apòstolo dal ^rr. APÒ8TOL08 inviato, mésso 
e questo da apostèllo mando, spedisco, 
composto di APÒ r= lat. ab) eia, che in- 
dica separazione, allontanamento e stello 
colloco, ordino, e quindi ordino ad uno di 
recarsi dove che sia (v. Stare e c/r. Epi- 
stola). — Nella religione cristiana cosi lu- 
ron detti i dodici discepoli prescelti da 
Gesù e da esso inviati a predicare il 
vangelo. 

Deriv. Apostolato; Apostòlico. 

apòstrofe dal gr. apostrophb, che pro- 

S riamente vale Vatto di rivolgersi contro, 
a apostrèpho mi volgo verso la parte op- 
posta, composto di APÒ {lat. ab) giù, ab- 
basso e STRÈPHO volcfo (v. Strofa). — Fi- 
gura rettorica consistente nel rivolgere 
enfaticamente il discorso verso o contro 
taluno, anche non presente. 
Deriv. Apostrofare. 

apòstrofo dal gr, apòstrophos rivolto 
altrove da apostrèpho prendo un^ altra di- 
renzione, mi volgo altrove, composto di apò 
da e STRÈPHO volgo (v. Strofa). — Segno 
ortografico, che indica elisione di una o 
più lettere ; cosi detto perché ha la forma 
di uno spirito aspro dei Greci rovesciato. 

Deriv. Apostrofare; Apostrqfat^ra. 

apotègma dal gr. apòftbgma composto 
di apo-ftèggo(mai) parlo con brevità, pre- 
cisione, enfasi, composto di apò partic. in- 
tetw. e PTHÈGCK) emetto suono, discorro, 
dalla stessa radice di phbmI o fbmì parlo 
(v. Fama e cfr. Dittongo). — Sentenza 
breve, precisa, enfatica di oracolo, di filo- 
sofo, cne esprime argutamente qualche 
importante ed utile verità. 

apoteòsi dal gr. apothèosis composto 
di apò appresso e theòs dio: propria- 
mente deipcazione. — Magnifica e pom- 
posa cerimonia con cui i Romani anno- 
veravano fra gli Dei i loro imperatori ed 
nomini illustri, dedicando loro tempii e 
sacerdoti. Oggi non significa più Deifica- 
zione, ma Lode esagerata, Prestazione di 
onori strabocchevoli ad una creatura, quasi 
volesse farsene un Dio. 

appaccàre Ridurre a pàcchi una quan- 
tità di roba. 

appaclàre Indurre a pace. Pacificare. 

appadronàrsl Prendere a possedere (co- 
me padrone) un fondo, esercitando in 
buona fede, ma senza giusto titolo, il di- 
ritto di proprietà. 

appagare prov. e sp. apagar. Voce me- 



taforicamente presa dal creditore che, pa- 
gandoglisi la somma dovuta, riman pago, 
soddisfatto: composto della partic, ad e 
lat. pacare acquietare da pax pace, (jaiete 
(v. Pagare). — Soddisfare all'altrui vo- 
lontà. 

Deriv. Appagabile; Appagamento; AppagatdrS' 
trice. 

appaiare Mett-ere a pàio. Accoppiare, 
Accompagnare, Congiungere. 

DerÌY. Appaiaménto; Appaiatóio; AppaiatUra, 

appallare, appallottàre, appallottolare 

Ridurre a palla, pallòtta, pallòttola, 
cioè in forma rotonda. 

appalparellàrsi ven, palpierar. Pare 
che accenni al lat. palpebrare batter le 
palpebre. — Cominciare ad addormentarsi, 
a dormicchiare. 

appaltare Dare o cedere in appalto 
ossia in accollo ad alcuno; fig. Aggirare 
altrui con discorsi o con molte chiacchiere, 
Imbrogliare. 

Deriv. AppaUat(fre-tr{ce; Appaitene. 

appalto rum. apalt {ted. pacht): 6. lat, 
APPÀLTUS composto della partic. ad a e 
PACTUM convenzione, che procede dalla rad, 
PAC unire, legare, onde il lat. pax accordo 
e il gr. pak-tòs fermato (v. Pace, Patto). 
— Contratto con cui si toglie Tsissunto di 
eseguire un lavoro o prestare un'opera o 
compiere un' impresa per un prezzo o 
utile determinato. — Anche Specie di con- 
tratto in virtù del quale pagando una 
somma convenuta, uno acquista il diritto 
d'intervenire per un certo tempo in un 
luogo di trattenimento o di lettura, o di 
farsi prestare un determinato servizio. 

Denv. Appaltare. 

appaitene Che appalta o sopraffa colle 
parole e con ciance; Raggiratore (v. Ap- 
paltare). 

appalngàrsl vale Incominciare ad ad- 
dormentarsi e pare ad alcuno alterato dal- 
l' an^ BALICÀRE tentennare, dondolare e in- 
dicherebbe quel movimento del capo che 
fa chi piglia sonno stando seduto: e ba- 
LiCARE, dice lo Zambaldi, potrebbe forse 
avere la sua origine dalla rad. ban che è 
nella voce bandiera. Sembra invece però 
che questo verbo stia per ab-barluciàrb, 
barlugiàrb (onde poi abbalugiàre, ap- 
palugiàre) a non possa disgiungersi da 
una supposta forma bar-lùcio (= bar- 
lùzzo) nel senso di luce fioca, quella che 
è tra il giorno e la notte (simile a SbUu- 
ciare, che suona talora nella bocca del volgo 
anche Sbilugiare, Sbalugiare): lo che porta 
al significato di Chiudere gli occhi son- 
nacchiosi alla fioca luce del vespero (c/r. 
Balogio, Barluzzo e Sbiluciare). 

appannàggio dal 6. lat. panàgium prov- 
vigione, formato su pànis pane, d'onde an- 
che il prov. APANÀR nutrire. — Era la dote 
assegnata ai cadetti dopo la istituzione 



appannare] 



[appariscènte 



delle primogenittire, e ricorda il pane, sim- 
bolo degli alimenti; dovuto ai figli dise- 
redati del patrimonio paterno. Oggi dicesi 
cosi Qualunque assegnamento e fig. Pre- 
rogativa, Dote particolare di alcuno. 

appannare Coprire come d'un panno e 
quindi Offuscare. Dicesi di tutta le cose 
lucide come vetri, metalli ecc., che per- 
dono la lucentezza per alitarvi sopra, o 
per sudicio o per umidità. Dicesi figura- 
tamente anche della vista e vale renderla 
meno chiara ed acuta; non che del lume 
dell'intelletto. 

Deriv. Appannaménto; Appannatoio; Appan- 
natura. 

appannato propr. coperto con panno; 
fig. Coperto di carne, Grosso, Massiccio, e 
per est. Copioso. (Lo Zambaldi però lo ri- 
congiunse a panna, che è la parte grassa 
del latte). 

Deriv. Appannatìitto = Carnato, Ben grasso. 

apparare sp. e pori, aparar: dal laL 
APPARARE composto della partic. ad a e 
PARÀRK apparecchiare y disporre (v. Pa- 
rare). — Apparecchiare, Adomare. Vale 
pure Accoppiare, ma in questo senso viene 
da PARO. 

Deriv. Apparaménto; Apparato; Apparatore. 

apparato lat. apparàtus da apparare 
preparare, composto della partic. ad a e 
PARARE apparecchiare (v. Parare). — Ap- 
parecchio, Apprestamento, Addobbo, Or- 
namento e in generale Tutto ciò che serve 
ad abbellire una festa, uno spettacolo e 
simili. — Apparato è altresì il Complesso 
delle scene, di vestiarii, delle comparse 
con cui si rappresenta un'opera o un ballo 
al teatro: la mise-en-scène dei Francesi. 

apparecchiare a.-ital. ap par egli are; 
prov. aparelhar; sp. aparejar; fr. ap- 
pareiller. — Quasi apparigliare, cioè 
trovare a ogni cosa il suo pari, il suo 
simile, mettere insieme cose della stessa 
specie. Cfr. il lat. ap -parare (v. Parec- 
chio). — Porre in ordine, in punto. Pre- 
parare, Apprestare, Acconciar la tavola 
per mangiare. 

Deriv. Apparecchiamènto ; Apparecchiatore- 
trice; Apparecchiatdra; Apparécchio. 

apparécchio prop. Apparecchiamento; 
Cosa apparecchiata, disposta (v. Apparec- 
chiare); indi Tutto ciò che abbisogna per 
preparare un convito e apparecchiare una 
tavola. — Congegno, Macchina, oppure 
riunione di oggetti destinati a un^espe- 
rienza, o un' operazione. — In pittura Pre- 
parazione della tela, del muro ecc., per 
dipingere. 

apparire fr. apparo ir: dal lat. appa- 
RÈRE, composto della partic. AD a e pa- 
rére venire alla luce (v. Parere e cfr. Re- 
perire). — Presentarsi allo sguardo altrui, 
Farsi vedere. Esser manifesto. Sembrare. 

Deriv. Appariménto ; Apparita; Apparizione; 
cfr. Appariscente; Apparitone. 



appariscènte dal lat. apparèscerk in- 
coativo di APPARÈRB apparire, onde pure 
il prov. apareisser, il cat. aparexer, 
lo sp. aparecer, il port. apparecer e 
il fr. apareister, apparaitre. — Visi- 
bile, Vistoso, Che dà nell'occhio. Di bella 
presenza; Apparente, ma Non vero, Non 
reale. 

Deriv. Appariicònaa. 

apparitóre lat. apparitòrbm da appa- 
RÈRE apparire, venir fuori e in partic. 
esser pronto, onde il senso stare ai cenni, 
ai comandi di alcuno {cfr. Apparire). — 
Presso i Romani cosi dicevasi il Servo 
pubblico, che sta come adiutore ai co- 
mandi di un magistrato, che noi chia- 
miamo sergente od usciere. Posteriormente 
Specie di donzelli, e in qualche luogo i 
Bidelli delle università. In tempo di pe- 
ste nel medio evo cosi vennero detti in 
alcune città i sergenti che avevano lo 
speciale ufiBcio di precedere i carri degli 
appestati, per avvertire col suono d'un 
campanello i passeggieri, onde si ritraes- 
sero. 

appartaménto a.fr. apartiment, mod. 
appartement: da appartare (a.fr. a- 
p art ir) nel senso di separare. Altri dà 
al verbo appartare il significato di di- 
strihuire in parti, che suole esprimersi con 
la voce Repartire, onde per essi la voce 
Appartamento varrebbe attribuzione della 
casa per renderne comode le parti (cfr. 
Dipartimento). — Aggregato di più stanze, 
che formi abitazione libera e separata dal 
rimanente della casa. 

appartare sp. e port. apartar: da un 

supposto b. lat. APPARTARE = AD-PARTÀRE!, 

composto su PARS parte. — Mettere da 
parte o meglio in dis-parte, Separare, Se- 
gregare: dal qual' ultimo però si distingue 
in quanto Appartare include a preferenza 
la nozione di luogo, il secondo involge 
l'idea di qualità collettiva o riferiscesi ad 
oggetti individuali. 
Deriv. Appartaménto. 

appartenére composto del lat. ad a e 
PERTiNÈRE propriam. stendersi, giungere, 
pervenire e indi riferirsi, concernere, che 
si risolve nella partic. per e tenére te- 
nére (v. Pertinente). Dicesi propriamente 
di cosa che fa capo e riferiscesi ad altra 
principale, d'onde il significato di Essere 
una cosa proprietà legittima di alcuno, 
sia che questi la possegga, o no; Conve- 
nirsi, Spettare; Esser congiunto, parente. 

Deriv. Appartenenza. 

appassionare attiv. Dare ad alcuna cosa 
un carattere animato e denotante pas- 
sióne. Render patetico. — Rijiess. < ap- 
passionarsi » Prender passione a q. e. 
Provar passione di checchessia, e quindi 



desiderio, propensione, 



appassire] 

Sentire ardore , 
Prender diletto. 

Deriy. Appcutionaménto; Appassionatamente; 
AppassiomU&za; Appassionato = Che prova pas- 
fìone per q. o.; Cne soffire tormento; Afflitto, 
Mesto. 

appassire Divenir passo, cioè vizzo; Per- 
dere la freschezza naturale (v. Passo), 
Deri7. Appassiménto; AppassitHra. 

appattumàre e rappattumare dal lat. 
FACTUM accordo (che per il significato sop- 
perisce al bisogno meglio della voce pat- 
tume nel senso di cosa che attacca, da al- 
tri proposta), prefissa la par tic, ad a, che 
serve di freiquente a formare verbi dai 
nomi. — Voce delVuso toscano. Riconci- 
liare. 

appellare fr, apppeler chiamare: dal 
lat, APPELLARE volgere la parola ad al- 
cuno, rivolgersi ad alcuno per soccorso o 
assistenza, chiamare, citare, composto della 
partic. AD a, verso e antico pellàre par- 
lare affine a pèllerb spingere, onde si 
fece anche appèllere muovere, volgere 
verso: a parola eccitare a rifondere (cfr. 
Interpellare). — Nominare, Chiamare, In- 
vitare: ma è dello stile grave. Intrans, e 
rijiess. Far richiamo, ossia Domandare un 
nnovo giudizio a giudice superiore. 

Deriv. Appellàbile; Appellativo; Appellazióne; 
ÀppìUo, 

appellatiTO lat. appbllatìvus da ap- 
pellare chiamare, riferirsi, indicare (v. 
Appellare), — Denominativo; in gramma- 
tica come aggiunto di nomi vale Che indica 
le qualità generali, per esempio genere, 
specie, nazione e simili, ed e opposto a 
Proprio, che appartiene esclusivamente al- 
l'individuo. 

appéna sp, e pori, apenas; fr. à peine. 
Modo avverbiale che ha la sua ragione 
nella voce péna, e propriamente vale A 
fatica. Con difficoltà. Non interamente 
(confronta il lat, .£0RE appena e propria- 
mente con fatica, a stento, da ìGGER ma- 
lato, affannoso), come appunto avviene 
delle cose fatte a stento, che non riescono 
qnasi mai perfette: ma poi si è a poco a 
poco trasformato in un avverbio di tempo, 
divenendo sinonimo di Tosto che, per in- 
dicare azione allora allora compiuta. — Di- 
cesi nel primo significato anche « A mala 
pena >, e A gran pena ». 

appenàre Patir péna, che più comune- 
mente dicesi Penare, Dar pena; rifless. 
Darsi pena, sollecitudine. 

appèndere dal lat, appèndere (p, p. ap- 
PÈNSUS), composto della partic, ad a, e 
PÈNDERE essere o stare appeso, attaccalo 
(v. Pendere), — Attaccare una cosa ad 
un'altra in modo che ne penda; Appiccare. 

DeriT. Appendice; p. p. Appèso. 

appendice lat. àppbndix (ace. appendì- 
cem) da appendere nel senso di attaccare. 



— 69 — 



[appestare 



che tiene a pendere esser sospeso, appeso 
(v. Pendere), < — Cosa necessaria, che s' ag- 
giunge ad altra, e da cui pende o dipende: 
ma per lo più significa Supplemento che 
si aggiunge ad un' opera, per maggior- 
mente chiarir la materia o dedurne alcune 
conseguenze. — In anat, dicesi di Alcuna 
parte del corpo, che sia connessa ad altra 
considerata come principale. 
Deriv. Appendicista; Appendicolàto, 

appestare Attaccar la pèste. Infettare 
e fig. Fieramente putire. 

appetire ant. appètere dal lat. appètere 
comp. della partic. ad verso e pèterb an- 
dare, dirigersi a q. luogo (v. Petente). — De- 
siderare vivamente una cosa per naturale 
inclinazione o bisogno. — « Appetire ad 
alcuno » = Andargli a gusto. 

Deriv. Appetente; Appetibile; Appetito; Appe- 
tizióne, 

appetito lat. appetìtus da appètere 
appetire, desiderare (v. Appetire), Partic. 
pass, di Appetire. — Come sost. Tendenza 
appassionata non guidata dalla ragione, 
Ardente desiderio. — È adoperato anche 
in modo assoluto per Desiderio di cibo. 

Deriv. Appetitivo; Appetitóso, 

appettare Stare a petto ossia dinanzi, 
e fig. Essere uguale di forze. — e Appet- 
tare q. e. ad alcuno » Apporgliela, Incol- 
parnelo (ma non sarebbe di nobile stile). 
— Vale pure Tirar bene col petto, detto 
delle bestie attaccate a un carro. — Fam. 
e sckerz. Avere un bel seno sviluppato, 
alludendo a fanciulle. 

appezzàre Dividere a pèzzi con una 
certa regola; ma più comunemente Con- 
giungere PÈZZO a pezzo. 

Deriv. Appezzamento =. Porzione di terreno se- 
parata dal podere; AppezzatUra; Rappezzare, 

appiastrare, appiastricciare Forma pa- 
rallela d'Impiastrare» Impiastric- 
ciare (v. Impiastro). — Stendere a guisa 
d' IMPIASTRO o piastrìccio una cosa molle 
sopra una cosa piana; Appiccare, Unire. 

Deriv. Appia^tricciaménto, 

appiattare propr. rendere una cosa piat- 
ta per restringerne il volume, ripiegarla 
e ri porla: onde il significato di Nascondere, 
Celare {cfr. Rimpiattare, Di rimpiatto). 

Deriv. Appiattaménto, 

appiccare prov, e sp. apegar. — Dal lat, 
AD a e PICARE attaccare con pece, da Pix 
pece (Flechia) fonde pure il ted. an-pichen, 
che ha lo stesso significato^ addoppiata la 
e per influenza della voce picca arnese a 
punta (v. Pece). — Congiungere una cosa 
ad un' altra in modo che non si disgiunga 
facilmente, che dicesi pure Attaccare, Af- 
figgere. — Usasi pure per Sospendere per 
la gola, Giustiziare alle forche, che più 
comunemente dicesi Impiccare (v. Impic- 
care), — « Appiccare il fuoco > = Dar fuoco: 
ma usato in tal modo il Caix ritiene stia 



appicciare] 



— 70 — 



[appiolina 



per APPLICARE {cfr. Appiccicare, Spiccare, 
Spicciare, Spiccicare). 

Deriv. Appiceaménto; Appiccaticcio, Appicca- 
tóio; AppiccaMra. 

appicciare Far pfcciB o coppie di cose, ; 
in modo che restino insieme attaccate (v. j 
Piccia e cfr. Appiccare); Attaccare, Unire. 

Deriv. Appicciatara ; ofr. Impicciare e Spic- 
ciare. ! 

appiccicare dal lat. ad a e Pix - yenit. | 
Picis - pece, come appiccare o appicciare, 
di cui è frequentativo. Contr. di Spiccicare. 

— Attaccare mediante sostanze viscose, 
quasi colla pece; intrans. Essere appicci- 
cante. — Si usa famigliarmente per Dare, 
parlando di cose men che buone, p. es. uno 
schiaffo, una colpa, un titolo ingiurioso, 
una merce difettosa e simili. 

Deriv. AppiccicatCccio (affg.)= Che si appiocica; 
Appiccicaticcio o Appiccichiccio = Un tutto di 
cose appiccicate insieme; Unione viziosa di più 
cose ; hg. Scritto, Bioamo, Disegno e simili, che 
Msenao stati corretti e accomodati più volte, 
danno a vedere lo stento e l'artifizio; Appiccica- 
tura = Confusione di cose appiccicate insieme ; 
Appiccichino b= Chi si appiccica ad altri, ossia 
ohe gli si pone attorno cianciando o mostrando 
famUiarità ; Appiccicóso = Che appiccica, Che si 
appiccica. 

appigliarsi da pigliare prendere. — At- 
tenersi; Attaccarsi; detto di piante Ab- 
barbicarsi. 

Deriv. Appigliaménto ; Appiglio = Appicco, e ' 
più comunemente nel ^g. Pretesto, Occasione, { 
Argomento a cui uno si attacca. 

appilistràrsi prov. peleiar; sp. pelear; | 
(onde pelea lotta, pela za aUerco), pori, j 
pelejar contendere, — Da avvicinarsi, se- 
condo il Diez, insieme alle altre forme ro- | 
manze al gr. palaìo -fut. palaìso - lottare 
(da pale lotta) onde palaistès {lat. pa- j 
LiESTES) lottatore, palaìstra {lat. pal^e- i 
8TRA) palestra^ sulla quale sembra essersi | 
plasmata la voce italiana. Anzi il 6. lat. 
ebbe anche palaèstrans, che fa supporre 
un verbo palaestrare col senso di lot- 
tare, onde ap-palestrarsi, ap-pilistrarsi. Il | 
Caix invece trae da pìlus pelo, che può 
avere esercitata una influenza corruttiva 
e inclinato al senso di acciuffarsi, accapi- 
gliarsi {sp. empelotarse rissare). — Az- 
zuffarsi. 

appinzare Lo stesso che pinzare, che 
vale Pungere. 

àppio e àpio dal lat. àpium {gr. sèli- 
non). — Sedano; che in dialetto siciliano 
dicono Accia. — E pure attributo di una 
Specie di mela che meglio direbbesì Ap- 
piòla: e in questo senso trova il suo con- 
fronto nel gr. àpion, che vale anche pera; 
forse cosi detta a cagione del suo colore 
verde come quello del sedano. 

Deriv. Appiòlo; Appiolina; Melàppio. 

appiòla e appinòla dal gr. àpion pera. 

— Attributo di una Sorta di mela, che 
riunisce il verde della pera al rubicondo 
della mela. L'albero che la produce dicesi 



Appiòlo {prunìis malus apiana dei Natura- 
listi). 

appiolina Da àppio che vale sedano. — 
Specie d'erba perenne, detta anche Coto- 
gnina o Camomilla romana. Anthemis no- 
hilis di Linn. 

appioppare propr. Unire, Raccomandare 
le viti a' piòppi, e fig. Appiccicare, Appli- 
care (p. es. un vessi catorio) ; Ammenare 
(parlando specialmente di colpo o di colpa). 

— € Appiopparsi in un luogo » Piantar- 
visi con incomodo altrui. (Il Caix però è 
di avviso che sia popolarmente corrotto 
da APPROPiÀRE, appropriare: lo che può 
ben essere, ma soltanto nel senso di Attri- 
buire ad alcuno). 

appisolarsi comp. della partic. ad e pi- 
solare da PISOLO sonnerello (v. Pisolare). 

— Prendere sonno leggerissimo e di bre- 
vissima durata. 

applaudire dal lat. applàudere comp. 
dalla partic. ad a, verso e plàudere - 
supin. PLÀUSUM - battere le mani (v. Plau- 
dire). — Battere le mani in segno di 
approvazione. 

Deriv. Applauditóre-trice; Applàuso. 

applàuso lat. applàusus da applàudere 
battere le mani (v. Applaudire). — L'atto 
dell'applaudire. 

applicare prov. cat. e sp. aplicar; /r. 
appliquer; port. applicar: dal lat. ap- 
plicare accostare o apporre un oggetto a<i 
un altro, per modo che si tocchino (come av- 
viene dei lati di una cosa che si pieghi), 
dalla partic. ad a e plicàre {gr. plèkkin) 
piegare (v. Piegare). — Oltre il senso ma- 
teriale ha pure quello^, di Darei, Mettersi 
a fare una cosa con proposito (che è come 
se dicesse applicare la mente, lo studio o 
simili); Attribuire a uno checchessia; As- 
segnare. 

Deriv. Applicàbile; ApplicamSnto; Applicato; 
Applicazióne. 

àppo dal lat. àpud e più antic. àput 
dalla radice del ap che ha il senso di rag- 
giungere, ond' anche il lat. apÌSCOR conse- 
guire, ottenere, e àpto congiungere, attaccare 
(v. Atto). — Aw. indicante vicinanza. Presso. 

appoggiare prov. appojar; fr. appu- 
yer (onde appui); sp. e port. apojar, 
apoiar (onde apojo, apoio) da un sup- 
posto 6. lat, AP-PODiÀRB comp. della partic. 
AD a e lat. pòdium seggio {=gr. pòdion zoc- 
colo, base, da poOs - podòs - piede), ma che 
nella bassa latinità prese il senso gene- 
rico di qualunque cosa ove uno si appoggia 
(cfr. Podio). — Accostare una cosa all'al- 
tra per lo ritto, alquanto a pendio, ac- 
ciocché l*una sia sostenuta dall'altra; fig. 
Sostenere, Porgere aiuto, favore, prote- 
zione. « Appoggiarsi > dicesi metaf. per 
Fondarsi, Far assegnamento. 

Deriv. Appoggiaménto ; Appoggiatoio; Appog- 
giatdra; Appòggio; qìt, Appoióso. 



appoiéso] 



— 71 ~ 



[appri^iMhnL^ 



appoléso dsÀVant. appoiAre per appog- 
giare: propr. che si appoggia, che fa peso. 

— Voce delVuso senese. Appiccicoso, Mole- 
sto, Uggioso. 

appollaiarsi L'andare che fanno i polli 
AL POLLÀIO per dormire; per similit. Ac- 
covacciarsi nel modo che fanno i polli; 
fig. Posarsi e stare in qualche luogo a suo 
agio. 

appórre prov. aponher, apondre; a.sp. 
aponer; port. a por: dal lat. appònbrb - 
«fpm. APPÒSITUM - comp. della partic. ad 
a, appresso e pònbre f>orre (v. Porre). — 
Mettere accanto; Aggiungere; fig. Impu- 
tare, Addebitare, Attribuire a torto; rifless. 
« Apporsi » (sottint. « al vero ») Cogliere 
Del vero, Indovinare. € Apporsi in fallo » 
Credere falsamente, Ingannarsi. 

Deriv. Apponiménto; Appasto = Appòsito. 

apportare lat. apportare, comp. della 
partic. AD a e portare recare (v. Portare). 

— Trasferire una cosa da un luogo ad un 
altro. 

Deriv. Appartaménto; Apportat6re-tr(ce. 

appòsta, a posta Da pòsta in senso 
di luogo determinato, di appuntamento (v. 
Posta), — Deliberatamente, A bello studio: 
che dicesi anche « A bella posta > e « Ap- 
positamente >. (Altri pensò al lat. pote- 
stà s podere, balia). 

appostare Da pòsta nel senso di luogo 
ove aspettare, ove attendere (v. Posta). — 
Aspettare uno a posto sicuro per spiarlo 
per parlargli, ma per lo più affine di 
recargli danno ed ingiuria. = Dicesi an- 
che per Prender pósto; nonché per De- 
terminare il luogo dove vibrare il colpo: 
p. es. gli appostò un colpo a mezzo il collo. 

Deriv. Appostaménto; Appostatórs-trtce. 

appòsito ìat. APPÒSITU8 p. p. di appò- 
NERE porre accanto o sopra (v. Apporre). 

— Propr. Posto vicino e indi fig. parlando 
di persona Acconcio, Appropriato, Fatto 
espressamente. 

Deriy. Appositamente; Appositivo; Apposizióne; 
Potticcio. 

apposolare Dalla voce pòsola, che è 
Quel sovatto o cuoio, che, per sostenere lo 
straccale, s'infila nei buchi delle sue estre- 
mità e si conficca nella sella da cavalcare, 
e da cui pendono le staffe, e usasi fig. per 
cosa che sia altrui di peso. — Di cesi fa- 
migliarm. del Commettere altrui una cosa, 
Dargliene il carico, e intendesi di cosa 
che gli riesca gravosa. 

apprèndere |)roi\ aprendre; sp. e port. 
aprehender afferrare, aprender impa- 
rare; fr. appréhender afferrare, impos- 
sessarsi, apprendre imparare : dal lat. ap- 

PREHÈNDERE - SUptn. APPREHÈN8UM - COmp. 

della partic. ad intensiva, ovvero indicante 
termine, e prehèndere prendere, afferrare, 
impossessarsi (v. Prendere). — Prendere, 



Impossessarsi e fig. Afferrare colhi nunitr, 
Inaparare; rifless. Appigliarsi, Attmi ^ii. 

Deriv. Apprendiménto; Apprendisio . Arpi'^rt' 
8<bile; Apprensióne; Apprensivo-a. 

apprendista Chi apprende la firatnni. 
d'una professione o d'un' arte (v, J^j^i^j ti- 
dere). 

apprensióne dal lat. APPREnEHNi^Mi hi 
formato su apprehènsus, p.p. di U'iui'i- 
RÈNDERE impossessarsi (v. Apifreìì'f* n \, — 
Inquietudine che s'impossessa dell ai i in i o 
per timore o sospetto di un daniiMn 

Deriv. Apprensionirsi (fr. apprehénéi i . 

appressare da apprèsso che vaJi^ rn 1 1^- 
sto (v. Appressò). — Avvicinare Vi i u^ 
stare. 

Deriv. Appressaménto. 

apprèsso prov. e port. a p r e s ; /r i [ m ì^ n : 
dal lat. AP-PRÈSSUM p. p. di Arieti l^^r.[:K 
premere, stringere, composto della pit,f-r, \[t 
a e PRÈMERE, che ha il medesimo -ì^^iìWÌ' 
cato del verbo composto (v. Pressa). / Vv- 
posiz. Accanto, Allato, Poco dopi^ M<?|n\ 
Dietro. Avv. Vicino, Dipoi, Sus6Hvl,^ii' mi*'- 
mente. 

Deriv. Appressare. 

apprestare render prèsto cioè /'/'i»^r^^ 
apparecchiaio e quindi Mettere bx juuih^ 
Preparare (ma è dello stile gravp., 

Deriv. Apprestaménto. 

apprezzare Stimare o Giudicare il M;K/,* 
zo o valuta d'una cosa. 

Deriv. Apprezzàbile; Apprezzaménio: ,I^jj^^ i^- 
zativa; Apprezzatóre-irice. 

approcciare dal prov. apropcli^u' 
fr. approcher: comp. della par(f^\ \m <* 
PROCHB presso, vicino, che disoetii-' iIhI 
lat. PRÙPIUS comparativo di proj i: \ (''iuyt 
(mediante una forma ad-propicàki il -^<'- 
condo il Muratori, dal superlativo i i;tt\i^ 
MU8 prossimo): onde sarebbe ident irn :ir| 
Approssimare. — Approssimarsi, -\|-)kr4^^ 
sarsi. 

Deriv. Appròccio (prov. aproche, fr, ui*iynfift' 



gp. aproches', port. aproxes) =:Quel ranjo di f sìih 
cea ohe si fa per accostarsi apertati 1 1 > o nlir 
fortificazioni dell'inimico. 

approdare Accostarsi a la PRòtM, V^'- 
nire a riva. Arrivare. 
Deriv. Appròdo. 

approfondàre-fre Scavare fino si- imim- 
FÓNDO, Far più fondo; fig. InterNcv^ i» 
Speculare addentro colla mente. 

approntare comp. della parliti, vii n 
PRÓNTO presto. — Sinon. di Apprr-^i,*?-»», 

appropriare Far pròprio; Atn ìImuim'; 
Adattare. Si disse anche AppropLm . ri in 
è rimasto nell'uso del popolo. 

Deriv. Appropriaménto; Appropriata \ \Si'ntt- 
ciò, Adatto, Confacevole; Appropriaci- >**' IMV, 
Appioppare (?). 

approssimare lat. approximàric Hm \*{{^\- 
xiMUS superlativo di pròpe vicim^ < \\ ìp- 
procciare). — Far vicino, Appros.^ ii', 

Deriv. Approssimaménto ; Approssimuf*'*>! -</'* 
i prossimazióne. 



approTàre] 

approvare dalZa^. ai*probàrb, comp. della 
partic. AD a e probàre ammettere per buono, 
da PKÒBua buono, abile (v. Probo). — Giu- 
dicai'tì chI accettare per buono o per vero; 
Eiconoscere idoneo a un grado, a un uf- 
ficio; Coufermare, Ratificare (una propo- 
sta). — Vale anche Dimostrar vero con 
ritòv^Kj Provare. 

Doriv. Approvàbile; ApprovatÓre; Approvar 

aj»prQTvli4Ìonàre e approTTi^onàre For- 
nire di PKavvioiÓNi, ossia di vettovaglie. 
Deriv* Approvvisionaménto. 

ai^pDataiiiénto da appuntare nel senso 
meta lo ri co di stabilire, fissare, — Accordo, 
ConvenKÌoDO, Risoluzione presa fra più 
peraone. — NelVuso: Tempo e luogo deter- 
minato per trovarsi con alcuno (il rendez- 
vous de' Francesi). 

appuntare Fermare o congiimgere con 
quaklie riNTO di cucito o con spilli; fig. 
Fjtìtìare^ Stabilire. — Segnare per scritto 
alcuna cosa per non dimenticarla, para- 
gonata la breve nota a un punto fatto 
per licoi-do. — Far la pùnta a checches- 
sia» Aguzzare. — Vale anche Appoggiare 
fortemente una cosa a un punto; Sorreg- 
gere con sostegno a punta o puntello; 
e Fermarci j quasi far punto. — E dicesi 
meta/, per Biasimare, Censurare, Accusare: 
prendere di mira, come fa chi punta (v. 
Puntare). 

Deriv. Appuntàbile; Appuntaménto; Appunt<i- 
iórt^trift:; Ap^f untatura; Appunto. 

a] t plinto Hreve nota o ricordo scritto, 
che ci sor^e per aiutare la memoria e per 
scriver© o parlare distesamente (v. A})- 
puiitiire). 

ap]»iiiito, a punto Avv. Propr. in modo 
da non fisrir dal punto: e quindi Né più 
nò meno, nv più. qua né più là. Precisa- 
mente, Esattamente, Giusto. — e Per l'ap- 
punto 3 si usa quando una cosa coincide 
con un'' altra; e a guisa di agg. dicesi per 
Puntuale, l^reciso. Esatto. 

ap]>ararB i)omp. della partic, pleon, ad e 
PÙRu (v. q. 7.). — Propr. Render puro, 
Depurare: ma per lo pili fig. Sceverare il 
vero dai falso, Mettere in chiaro. Veri- 
ficare. 

Deriv. Appuraménto. 

ap[»uzzàre Indurre o apportar puzzo, 
mal odore; affine nel signincato ad Am- 
morlmre ed Appestare. Differisce, a ca- 
gione della partic. ad a, che ha in sé l'idea 
del mot<ì, i\ii Puzzare, che propriamente è 
Avei'c mal' odore. 

Deriv. Appuzzaménto. 

npn'co hL apricus, che, seguendo di 
buon grado gli antichi etimologisti, pare 
congiunto al verbo A perire aprire (onde 
un supposto APERicus), perché detto di 
luogo aperto, esposto, cioè, ai raggi del 
soloj a solatio, e quindi vago e dilettoso. 



72 — 



[aprile 



(cfr. lat. APRicÀRi prendere il sole). Altri 
dal gr. a negativo e phrìkb orrore, per- 
ché contrario all'orrido, cioè piacevole, 
ameno (Osservasi che in Vallone À l'abri 
vale esposto, e che le lingue germaniche 
hanno aber esposto al sole, a. a. ted. apon 
sereno, che sembrano aver parentela colla 
voce latina) — Secondo il senso più co- 
munemente accettato dicesi di luogo Ame- 
no, difeso dai venti e dal freddo. 

aprile lat. aprìlis, nome del secondo mese 
astronomico e quarto dell'anno civile presso 
i Latini, e trae per alcuni dal gr. aphròs 
spuma, donde secondo la favola nacque 
Venere, detta anche Afrodite, alla quale 
era consacrato quel mese. Altri meglio 
derivano questo nome dal lat. aperìrb 
aprire, perocché esso schiuda la terra a 
produrre erbe, biade e germi d'ogni frutto. 
— Quarto mese dell'anno, cosi appellato 
fino dai tempi di Romolo; fig. Giovanezza. 

Deriv. Aprilante = d' Aprile : usato soltanto 
nel modo u Terzo aprilante quaranta di durante > 
ed è proverbio di proenostioo, perché si vuole che 
il di tre d'Aprile debba avere quaranta giorni 
successivi consimili. 

aprire ^ov. obrir, ubrir; fr. ouvrir; 
cat, obrir; sp. e port. abrir: dal lat. A- 
per-ìre {contr. di oper-ìrb), che a mente 
de' moderni linguisti (Curtius, Vanicek) è 
composto àéììSL partic. ap == ab, che indica 
allontanamento e quindi talvolta conferi- 
sce un senso negativo (cfr. Aborto), e rad. 
AR che nel greco idioma assume l'idea di 
congiungere, connettere (v. Arte) e nel san- 
scritto valse anche chiudere {vedic. apa-ar 
rimuovere, aprire, poiché il prefisso APA 
compia l'ufficio del lai. ab). Operìre invece 
suona chiudere ed è comp. di op per OB rf/- 
nanzi (= sscr. api, gr, epì sopra) e della 
solita radice. — Schiudere, cioè Togliere 
i serrami, gl'impedimenti, gli ostacoli; e 
quindi Render visibile, palese. 

Deriv. Aprico; Aprile; Apr intènto; Apritivo; 
Apritóre-trice; Apritura. Qìt. Coprire. 

aqnàrio v. Acquario. 

àquila lat. àquila, che i più congiun- 
gono ad ÀQUILUS bruno, scuro, da una rad. 
europea ak essere oscuro, ond' anche il lat. 
ATER per Àc-TER atro, il gr. ach-lys ca- 
ligine, il Ut. AK-LAS cieco, il let. IK-LAS 
tenebroso: propr. Viuicello dalle fosche penile. 
Però si può anche dubitare che attenga 
alla rad, AC penetrare, onde il senso figu- 
rato di passar oltre, esser veloce, alla quale 
riducesi il sscr. a^\j {= gr. OKU-s -femm. 
okeìa - rapido), ed À^-VA = lat. èq-uus 
cavallo, e il lat. Àcus (zend, aku) ago, a cui 
nel figurato si applicò anche il signifi- 
cato di velocità (cfr. Equestre). — I Greci 
chiamarono l'Aquila aetós che lo Schenkl 
congiunge a àemi soffiare il vento (aèr aria), 
propr. r uccello che si libra nella regione dei 
venti (v. Uccello). — Noto uccello di rapina, 



aqnUéne] 



— 73 — 



[arabésco 



dal volo rapido ed elevato, e di vista acu- 
tissima: onde molte espressioni ed em- 
blemi, che significano perspicacia e pene- 
trazione d' ingegno. — Nella mitologia il 
portatore del fulmine di Giove. — Insegna 
di ogni legione romana, poi Emblema del- 
l'impero germanico. 

Deriv. AquUcLstro; AquiUno; AquiUfero; Aqui- 
lóne (accresc); Aquilòtto; e i nomi propri locali 
Aquila; AquiÙia; Aquilònìa, 

aquilóne 1. 1<U, àquilo - acc. aquilò- 
NEM - che alcuno pone accanto ad àquila, 
in quanto è vento forte ed impetuoso e 
ritiene congenere ad àquilus di color fo- 
ico, scuro (che cfr, col let. ik-las tenebroso 
e col gr. ach-lys caligine), a cagione delle 
nubi che lo accompagnano (v. Aquila), al 
modo stesso che il prov, bisa = /r. bisb 
vcn/o del nord (che cfr. ìxret. biz vento nord- 
M<) tiene a bis bigio, scuro. (Altri però con- 
giunge air a. a. ted. bIsa). — Il vento di 
tramontana (Nord), detto anche Rovaio e 
Bòrea; estens. Ogni vento impetuoso. 

Deriv. Aquilonare. 

2. accr. di àquila T uccello dal volo 
rapido e sublime. — Nome dato in To- 
scana a quel balocco che si fa con carta 
stesa sopra cannucce o stecche, il quale 
viene mandato in aria quando spira un 
poco di vento, allontanando lo spago cui 
è raccomandato, e che si tiene in mano 
per tirarlo a piacere: altrimenti detto 
Cervo volante, e in Lombardia Cometa, a 
cagione della coda che vi appiccano. 

ara 1. lat. ara, che gli antichi etimolo- 
gisti vogliono afl&ne ad àrea spazio, su- 
perficie piana compresa in un perimetro e 
ad ÀRDKO bruciare, in quanto le are an- 
tiche non si estollevano da terra e servi- 
vano per abbruciare vittime agli Dei terre- 
stri e infernali, diversamente dagli Altari, 
che erano elevati e destinati al culto degli 
Dei celesti ; ma questa simultanea doppia 
referenza non soddisfa. Il Canini scorge 
in questa voce un' affinità col gr. ara 
preghiera e con la radice sscr.-zendo ÀR 
purificare, purgare; e il Georges pensa 
al gr. aìro innalzo (v. Aorta): mentre in- 
vece il Bailly col Pott e col Meyer, ripor- 
tandosi molto opportunamente all' antiq. 
À8-A {ose, AASA), la rannoda alla radice 
99cr, AS, che ha il senso di sedere, stare 
(a8é seggo, mi fermo, asanam seggio, sede), 
ond' anche il gr. È- mai per ès-mai {- Spers. 
È8-TAI = sscr. às-te) sono assiso: come 
dicesse cosa fissa, stabile o sede, alla quale 
invitavansi gli Dei per assistere al sacri- 
fizio (cfr. Ano): e qui sembra stare il vero. 
— Altare, e propriamente pietra su cui nei 
templi e nella casa si sacrificava agli Dei. 

2. Nome di un grosso parrocchetto a 
lunga coda e di bellissima piuma, ed è 
voce abbreviata di araraca, che è nel 



Guarani (vale a dire nelle popolazioni in- 
digene del Brasile, del Paraguai ecc.) il 
nome di questo uccello. 

arabésco sp. arabesco; /r. arabe- 
sque. — Agg. Secondo la maniera araba. 
Sost. usato per lo più nel plurale a deno- 
tare Ornamenti bizzarri e imaginari in 
pittura, scultura, e anche in architettura, 
consistenti in fiori, fogliami e frutti al- 
l'uso degli Arabi, i quali non potevano 
per la loro religione adoperare imagini di 
uomini, né di bestie. 

Deriv. Arabescare; Babésco, 

aràchide lat, aràchide(m) dal gr. àra- 
cos sorta di legume. — Sorta di pianta 
leguminacea detta anche Pistacchio di terra. 

aracnidi dal gr. aràcne ragno (v. q. v.). 
— Animali delia specie dei ragni. 

aracnòide dal gr. aracnoidès comp. di 
ARÀCHNE ragnatelo (v. q. v.) e bìdos forma, 
somigliiiìiza. — Una delle tre membrane 
che inviluppano il cervello, intermedia 
fra la pia madre e la dura madre, sotti- 
lissima e trasparente a guisa di tela di 
ragno. — Tunica dell'umore cristallino 
dell'occhio. 

Dorlv. Aracnoidlo. 

aràldica da araldo (v. q. v.V nome che 
nel medio evo si die a quegli ufficiali scelti 
tra i cavalieri più provetti e invecchiati 
nelle battaglie, che oltre essere arbitri 
ne' torneamenti, avevano pm*e l'ufficio di 
portar giudizii sugli stemmi e su cose 
attinenti alla cavalleria. — L'arte o la 
cognizione di ciò che spetta alle armi ed 
alle leggi della cavalleria. 

araldo a.fr. harald, hérauld, héralt, 
hiraut, mod. héraut; a. sp. barante, 
mod. heraldo, haraldo; port. arauto, 
{ted. m. Herold, ingl. herald): dal b.lat. 
HARÀLDUs (heràldus, heròldus) quosto 
d&ìVa.a.ted. hàriwalto, heriwalto of- 
ficiale civile addetto alV esercito, voce com- 
posta dell' an/. har o rari {mod, heer) 
truppa, esercito e waltan {mod. walten) 
governare, dirigere, vegliare. Altri dal tea. 
herr signore e hold amico, poiché dicono 
che le funzioni di araldo fossero spesso 
confidate agli amici e favoriti del principe, 
ovvero dall'a. a. ted. harén chiamare, gri- 
dare e ald ministro (cioè banditore), osser- 
vando come appunto gli antichi appellas- 
sero araldi quegli ufficiali che ne' tornei 
proclamavano gli statuti, i nomi dei com- 
battenti e dei vincitori. — Colui che per 
ordine del suo signore intimava le guerre, 
portava le di sfide ai combattenti, e le pro- 
poste delle tregue e delle paci. 

Deriv. Aràldico. 

aràncio dial. milan. n a r a n z ; ven. n a r a n- 
za; rum. naranta; sp. naranja; port. la- 
ranja; ò. ^r. neràntion, mod. nerànti; 
6. lat. arangia e aurantia (onde il fr. 
orange), accostato per etimologia popolare 



arare] 



— 74 — 



al lai. AURusc oro: daXVarab. narangi = 
per^. narang' e questo dal sscr. nàQA- 
RAXG^Af che propr, vale inclinazione del- 
l'elefantti oseìh frutto favorito degli elefanti. 
La N iniziale scambiata per T articolo UN 
vonoe omessa come in Anchina per Nan- 
china. Da^U arabi la voce passò nella 
Spagna e da qnesta nelle altre lingue ro- 
mansse, — Albero sempre verde della fa- 
miglia delle esperì dee, che produce frutti 
dal colare di un j^iallo aureo, che si di- 
cono Arancie, CUnui aurantium dei natu- 
ralisti. 

D«rlv. Arància (il frutto): Aranciàio; Aran- 
ciàio; Arancino; Arancione; Arancidao; Ràncio. 

urkre prov.sp.Gport. arar; a.fr, arer: 
dal ìnt. akAre (a cui risponde il ^r. ÀRÒO, 
il (fot. A JUAN, Va. a. ted. erran, il Ut. arti, 
Va.^l. fiRATi e il cclto: cimb. aru, h.bret. 
ARATt gad. aRt 'VA ARAiM^ da una radice 
indo-europea au che ha il senso di muo- 
vere^ andare^ ^pinffei-e {mcr. ARNOTI mettere 
in moto, AKiTHJiii rtmo - ehe fende le onde -, 
A RITA remfttorftj n(ìrd. ted. arna coi-rere, gr. 
OR-NÙO spingere) e nei Veda, secondo in- 
segna il Meyer, anche quello di colpire, 
iìfftndere (ar-CHATI aggredire, ARIS nemico), 
Qual lignificato speciale anche di per sé 
dà la ragione della vch:o Arare, che con- 
siate nel fendere il suolo. Ad arare poi 
bì connettono ììgr. àroi>ra (a/6, arb, ìat. 
ArVIÌMS campo ìfivoraio, A ROSI S lavoro, ARÒ- 
TH8 lavtìratitrti e fors' anche èra terra (v. 
Arte e cfr. Itemo). — Rompere la terra 
m 11' aratro tirato da buoi o da altri ani- 
mali. 

tJfjriv. Aramifnio; AraiCvo; Aratolo; Aratro; 
Aratf^rtj Aratòrio; Arfìhtra. Cfr. Ario; Arvàle 

aratro ruftu aratru; prov. araire; a. 
fr. arre re; cat. nradra^ arada; sp. a ra- 
do, arairo; pori, a rado: dal lat. arà- 
TFiUM = gr. ÀRQTROX (ti. nord ted. ardhr), 
boem^ oradlOt a. tthtw oralo, ralo dalla 
rad, AR muùctrt i^nto. apingere ed anche 
Cij^ì'rft; COJ9Ì detto perche fende la terra: 
affine al ^sscr. AROTRtAM nave, remo, che 
finde o mha le onde (v. Arare). — Stru- 
mento camper? tre col quale si rompe e si 
lavora la terra. 

aràK/a porf. arràa, arràz; da Arras, 
città dei Pae-i^i tìasni, dove fin dal Sec. XV 
primeggiava Tarte di fabbricare stoffe di 
lusso. — Panno tessuto a figure per uso 
di parare ed addobbare, 

Iieriv. Arazzerfu; Afuzsiì^re. 

arliitrìo iat ARBiTHirM da àrbiter chi 
a «HO talento giudit^a e dispone di una cosa 
{v. Arhitro). — Facoltà di operare libera- 
ment45 secondo Ìl proprio giudizio. 

ÌlrI>ltro ìnL Ar-ritrr - acc, àrbitrum - 
che sta per ab*b(ter {come arvorsum per 
adversum) formato della particella ad a 
prefijssa al tema bit o ufit, che si ritrova 
nel vecchio lat. iut-ki^k o bèt-ere venire, 



che fa capo alla radice sscr. ga cangiata in 
bA, che ha il senso di muoversi, ond' anche 
il gr. BAi-NO vado, batèr bastone (che serve 
per andare) e il lat. vènio per rènio venao: 
a lettera colui che viene ad assistere, colla 
medesima relazione d'idee per la quale si 
disse advocàtus (chiamato) il patrocina- 
tore (v. Base e cfr. Dia-bete, Bis-betico). — 
Il Pott però connette il secondo elemento 
(biter) allo zend. vitara {ted. wider) con- 
tro: cioè chi sta di contro a. — Propr. Co- 
lui che va ed assiste a qualche cosa, che 
la vede od ascolta, testimone; poi Colui che 
è chiamato dalle parti a risolvere una 
questione. Per estens. Colui che a suo ta- 
lento giudica e dispone. 

Deriv. Arbitro; Arbitràggio; Arbitrale; Arbi- 
tràre; Arbitràrio; Arbitrato; Arbitrio. 

arbòreo lat. arbòreus da àrbor albero 
(v. Albero). — Di qualità o forma d'albero. 

arborescènte dal lat. arborbscènte(m) 
p, pres. di arborèscere divenire albera 
(lat. àrbor). — Che ha forma o giunge 
ad altezza di albero. 

arboscèllo, arboscèllo fr. arbrìsseau 
(da ARBRiscÈLLrs);2?rov.mod. arbouchel. 

— Non da arbustéllum, cangiata st in. 
se, come ritiene il Diez, ma da una forma 
ARBORICÈLLITS diì/iin. di ÀRBOS albero, onde 

ARBORCKLLO, ARBOCÈLLO, SCrittO ARBO- 
SCÈLLO, come oriscèllo = oricèllo, notata 
dal Flechia. Cfr. rivèrcio e rovèscio = lai, 
rivèrsus (Caix). 

Deriv. BruacMlo (?). 

arbusto lat. arbùstum che propr. signi- 
ficò albereto, e fig. pianta in genere, da 
ÀRBOS = ÀRBOR albero (v. q. v.). — Pian- 
ticella, Frutice. 

arbllto lat. ÀRBUTUS melo selvatico e 
corljezzolo, il cui secondo elemento - BÙ- 
Tus - pare confronti col sscr. bhù-tas, 
ond' anche il gr. phutòn pianta, germe. 

— Genere di piante detto anche Corbezzolo. 
àrea prov. archa, arqua; fr. arche; 

sp. e port. arca: dal lat. Arca da àrceo 
trattenere, tener diviso e riparato, contenere^ 
che tiene alla rad. arc = alo, che è nel gr. 
ÀRKBIN sostenere, riparare, ÀRKOS riparo, 
ÀLKEIN, AL-ÀLKEIN proteggere, alkè pre- 
sidio, difesa, forza, probabilmente affine 
alla rad. raks per arks del sscr. raksAmi 
conservare, proteggere (v. Arce). 

— Cosi dissero i Latini il Forziere o 
Cassa in cui si riponessero abiti, denaro 
ed ogni maniera di arredi ed anche la 
Celletta che serviva di carcere domestico 
per gli schiavi. — Oggi pure vuol dire 
Cassa destinata a custodire oggetti di va- 
lore ed a serbare grano o farina, non che 
il Deposito dei morti fatto a forma di 
arca in una chiesa o necropoli. — Arca si 
chiama finalmente il fondo de' pozzi la- 
stricato in modo che tenga l'acqua (cfr. 
Arcano). 



àrcade] 



— 76 — 



[archiatro 



àrcade lai. àrcadb(m) =gr. arcàda abi- 
tante deW Arcadia, contrada della Grecia 
nel centro del Peloponneso, celebre per i 
pastorali costumi. — Con questo nome 
sorse in Roma un' accademia di lettere, i 
cui soci si dissero Pastori arcadi, la quale 
poi bamboleggiò e si perse cotanto in amori 
pastorali, che divenne sinonimo di Poesia 
vana e snervata. 

Deriv. Arcàdico, 

arcàico gr. archaìkós primitivo, antico, 
da ARCHE principio (v. Arca), — Che adeg- 
ua a cosa antica e che non si usa più; 
Che presenta l' antica semplicità o roz- 
zezza. 

arcaismo gr. archaismòs da arche j9rm- 
cipio, archaìos antico (v. Archi). — Cosa 
forma antica andata in disuso. 

arcano lat. arcAnus, che è congiunto 
etimologicamente ad Arca cassa, armadio, 
forziere, scrigno, da Arceo ritenere, conte- 
nere, impedire, che confronta col gr. arkèo 
proteggere (v. Arca): propr. chiuso, riposto. 

— Agg. Nascosto, Occulto, Segreto, Miste- 
rioso. Sost. Cosa occulta, misteriosa. 

àree lat. Arcbm (nomin. arx) da Arceo 
tengo lontano, difendo, che cfr. col gr. ar- 
kèo proteggo, sostengo, resisto, da una ra- 
dice fondamentale arks-, (onde la forma 
metatetica "raks, che è nel sscr. raks-Ami 
conservo, difendo, proteggo) dalla quale pure 
il gr. ÀRK08 riparo, alèx-o per arékso 
proteggo, difendo, alex-etèr ausiliatore, 
ALEE forza, difesa {cfr. Alessandro, Alce, 
Arca, Arco, Coercitivo, Coartare, Esercitare). 

— Cittadella per respingere il nemico, 
Bocca fortificat^a. Latinismo che oggi non 
si userebbe che raramente in poesia. 

archeolo^a dal gr. archaiologìa comp. 
di archaìos antico (v. Archi) e lògos discor- 
so, e questo da légo dico (v. Leggere). — Di- 
scorso, storia o trattato di cose antiche, 
specialmente degli antichi monumenti po- 
sti in relazione collo stato sociale dei po- 
poli. 

D«riv. Archeològico; Archeòlogo. 

archètipo gr. archètypon da arche 
principio (v. Archi) e typos forma, modello 
(v. Tipo). — Sost. Tipo primitivo, su cui 
si debbono modellare gli enti della stessa 
classe. Agg. Originale. 

archi o arche gr. archi, da arche prin- 
cipio, primato, origine, antichità, dalla radice 
are che è nel sscr. arh-A-ti valere, meri- 
tare, potere, esser degno, onorare, arh-a8 
degno, arh-An possente, degno, argh-am 
prezzo, premio, ARGH-JAS pregevole, ond'an- 
che il gr. Archo essere il primo, comandare, 
incominciare, Archos capo, duce, archaìos 
atiUco (e quindi primo per il tempo), ar- 
chaìkós ai antica daia. — Particella pre- 
positiva equivalente ad arci, che serve a 
denotare superiorità, preminenza, eccel- 
lenza, grado superlativo, e simili: p. es. 



Archetipo, Archiatro ecc. {Cfr. Anarchia, 
Arcaico, Arconte, Archeologia). 

archiatro gr. archìatros da AE^riiK 
principio, supremazia (v. Archi) e iairus 
medico. — Capo dei medici, del servizio 
sanitario; Medico del principe. 

archibùgio, archibùso b. lat. ^Tcnn-hw 
sus; sp. arcabuz; a. fr. haquebut^ o 
harquebuse (con h aspirata). — Setimdtt 
il Menagio e il Ferrari da Arco e bi tsio, 
perché fa le veci di arco ed è bucata (siii 
di che gioverebbe notare che gli Alban pj^i 
chiamano ciarku il fucile, che si vuole 
modificazione di kiArk = gr. kìrkos cer- 
chio, che dovè adoperarsi per signirìiture 
Parco, col quale si scagliavano i dardi). 
Però giudicando come primogenita hi for- 
ma deira./r. haqubbutb è più sicura* ri- 
tenerlo alterato dalVoland. haak-biis nni^ 
haech-buyse) = ted. haken-bùchsk, the 
vale archibugio a crocco od uncinello ^ c'htiijl 
di HAKEN crocco, uncino e bùchse cmmt 
da scaricare, arma da fuoco (voce quetf" ul- 
tima che dicesi derivata dal gr. nxis 
(=s lat. bùxus) bosso, ed anche vaso, oii- 
d'anche V ingl. box scatola): osservando 
però che alla formazione della parola ita- 
liana debbono avere influito le voci rj^tte 
al popolo arco e bugio. Altri adotta > -iirn* 
primo elemento il lat. hacket zappa , <:h(' 
sarebbe stato suggerito dalla forma lU-l 
calcio. 

Cosi venne detto in antico un'arnm a 
foggia d'arcobalestra, che in luogo del in- 
sto aveva in mezzo una canna, dalla tjuah^ 
per forza d'arco si faceva scattare uun \tn\- 
lottola od altro proietto. Dopo la iiuen- 
zione della polvere, venne un tal nomr^ ap- 
plicato €UÌ un' arme portabile da fuocci, the 
ora più comunemente si chiama Furilo. 
Schioppo. 

Deriv. Archibugiàta ; Archibugièra; Anhihu- 
gière. 

archilèo parrebbe detto, ove esii^T.i>>;ifi 
un anello di congiunzione, per aro.m.i^io 
dal gr. ergalèion {mod. argalèiox) ^^im- 
mento, ordigno, che tiene ad èrgon ìururu-, 
opera, ma e più verosimile che deriv \ àn. 
Arca che significò anticamente cassix^ i »)j- 
d' anche il dial.tosc. arcile {mil. a\v/m4 
cassa, madia. — Dicesi scherze voi incuta 
dal popolo per Mobile o Macchina veLr}nrt 
e conquassata. 

archimandrita gr. archimandrìtrsi iln, 
arche primato e mAndra che propri ?i- 
mente significa mandra, ovile, gregge, jtia 
fig. comunità di persone. — Titolo dì clii 
presiede a una grande comunità di njo- 
naci, nel qual senso Dante chiamò aìchi- 
mandi'ita San Francesco. — Titolo dahì hi 
Oriente anche ai Vescovi. 

archipèndolo e archipènzolo Arneae cÌigi 
i muratori e altri artigiani adoprano per 
aggiustare il piano od il piombo dei Inro 



architettare] 



— 76 — 



[arcidne 



lavori: cosi detto perché formato di una 
squadra a bracci uguali, congiunti da una 
sbarra per lo più piegata ad arco e di 
un piombino, che pendendo dal vertice 
dell angolo segna il mezzo di detta sbarra; 
non senza notare che anche lo stesso an- 
golo della squadra può per sé medesimo 
rammentare Parco acuto e dar ragione al 
primo elemento della parola. 

architettare Concepire, Ordinare una 
fabbrica secondo le regole dell' architet- 
tura ; per similit. Formare idea o modello 
di macchine o d'altro, e in mal senso Mac- 
chinare frodi od inganni. 

Deriv. Arehitettaménto. 

architétto laf, architèctus dal gr. ar- 
CHiTÈKTON comp. di ARCHE particella pre- 
positiva che serve a denotare superiorità, 
preminenza j eccellenza, grado superlativo e 
simili (v. Archi) e tèk-ton (= boem. tesar 
per teks-ar) artefice, che tiene alla rad. 
TAKSH fare, comporre, digrossare, onde il 
sscr. TAKSHÀ legnaiuolo, taksh-anam il di- 
grossare, ascia, Va.pers. takusu fabbricare, 
il gr, TKYCU'O fabbrico, produco, teych-os 
qualsiasi cosa lavorata, arnese, vaso, tbÌch- 
08 e ToiCH-08 fabbricato, muro, riparo, pa- 
rete, tèch-nb arte ecc. (v. Tecnico), propr. 
capo degli artefici, — Colui che fa il dise- 
gno dell'edificio e presiede alla sua costru- 
zione. 

Deriv. Architettare; Architettònico; Architettura. 

architràye Da arco e trave, quasi arco 
che sei-ve da trave, o meglio dal gr, archi, 
prefisso indicante superiorità e trave, 
quasi trave principale. — Uno dei membri 
principali dell'architettura, da' Greci detto 
Epistilio, che sta sopra il capitello delle 
colonne e va da una colonna all'altra per 
sostenere muri, volte o altri edifici. 

Deriv. Architravata^; Architravatura. 

archÌTio corrisp. al gr, mod. archèion 
(b. lai. ARcniuM, archìvum) da arche anti- 
chità ed anche autorità, governo (v. Archi). 
Altri lo derivano dal lat. arca armadio, 
ma siflTatta origine non è approvata dai 
più. — Luogo in cui si conservano le 
carte antiche e i documenti che si rife- 
riscono agli interessi di corpi morali, cioè 
dello Stato, delle congregazioni, delle fa- 
miglie, ecc. 

Deriv. Archiviare; Archivista. 

arci Particella corrispondente ad archi, 
che si prepone a moltissimi nomi per si- 
gnificare superiorità, preminenza, eccellenza, 
grado superlativo e simili (v. Archi). 

arcicònsolo Titolo del presidente del- 
l'Accademia della Crusca e vale Primo- 
console (v. Arci). 

arcigno comasc. reschign. Alcuno lo 
vuol detto per metatesi invece di acrì- 
GNO, ma invece deriva con trasposizione 
della R dall'a./r. rechin che vale il me- 
desimo, onde il verbo rechigner {ant. chi- 



gnier) far viso arcigno ed anche brontolare^ 
composto ^qWb, partic. re e affranco HtNAN 
contrarre la bocca, ond' anche le voci Ghi- 
gna, Ghigno, Ghignare (cfr. Cagnesco e 
rincagnarsi?). — Dicesi di volto contratto, 
Torvo, Burbero: ma si disse anche per 
Acerbo, Aspro, Lazzo, parlando di frutta 
o lazze o di sapore naturalmente aspro, 
come la sorba. Wel Patafiio: La prugnola 
trangugiò che era arcigna. 

arcióne prov. arsòs; fr. ar9on; sp, 
arzon. Sembra congiunto col lat. àrcus 
arco (come il fr. écusson col lai. scùtum, 
CLER^ON con cLÈRCUs) mediante una pre- 
sunta forma medioevale arciònem. — 
Quella parte della sella o dei basti che 
s' inalza a guisa d'arco, davanti e di die- 
tro al cavalcatore: e talora si piglia per 
tutta la sella. 

arcipèlago dal gr. arche primato e pè- 
LAGOS mare: propr. mare principale, più 
grande di altri. — Nome dai moderni par- 
ticolarmente imposto alla parte del Medi- 
terraneo posta fra la Grecia, la Macedo- 
nia e l'Asia, a cagione del numero e del- 
l'importanza delle sue isole, ed applicato 
anche ad altri mari copiosi d'isole. 

arco rum. e fr, are; prov. arcs; sp, e 
port. arco: dal lat. ÀRCUS che, accordando 
la primogenitura al senso di arma, gli an- 
tichi trassero da àrceo respingere, difen- 
dere, perché destinato a respingere il ne- 
mico (v. Arce), ma che altri, riferendosi 
alla idea di curva, staccano dalla radice ar 
piegare, che è nel sscr. ar-Alas piegato^ 
ar-atnis gomito, ossia la parte dove U 
braccio si piega (cfr. Ulna). — Pezzo di 
legno o di corno incurvato a guisa di mezzo 
cerchio mediante una corda attaccata alle 
due estremità, all'oggetto di scagliare frec- 
ce; Specie di costruzione con curvatura più 
o meno aperta, e in generale Qualsivoglia 
forma circolare. 

Deriv. Arcale; Arcare =z Arcuare ; ArcaUira; 
Archétto; Arcière; Arcióne; Arcolàio; ArcUccio. 
Comp. Archipènzolo; Architrave (?). 

arcobalèno Da arco e baléno, quasi 
Arco che comparisce dopo i baleni ed an- 
nunzia il fin della tempesta. — Quel se- 
gno arcato di più colori, che in tempo di 
pioggia apparisce nell'aria di rincontro al 
sole, di cui riflette i raggi; detto anche 
Iride. 

arcolàio dal lat. àrculus (mediante una 
forma arculàrius) dimin. di àrcus arco. 
Altri lo avvicina al or. mod, argaleìon 
strumento, da èrgon lavoro (v. Archiko). 

— Strumento che colla sua forma rotonda 
richiama l'idea della curvatura dell'arco, 
e serve a dipanare le matasse, e fame go- 
mitoli. 

arcónte dal gr. àrkon - genit. àrkontos 

- p. pres. del verbo Archein comandare, 
presiedere (v. Archi). — Sommo magistrato 



arcoreirgiÀre] 



— 77 — 



[ar4ft<^ 



civile e religioso in Atene ed in altre città 
elleniche, istituito dopo soppressa la di- 
mità reale nell'anno 1095 av. G. C. Sinon. 
di Eforo a Sparta. — Questo titolo si die 
anche nell' Impero Bizantino al prefetto 
di corte, al maestro di palazzo, e ad altri 
magistrati. 

arcoreggriàre Alcuno spiega Avere sforzi 
di stomaco si violenti da doversi ripie- 
gare in ARCO. Altri lo trae da un sup- 
posto verbo rb-coritiàrb (cangiato il 
prefisso), composto di re in dietro e CORÀ- 
«no (== 8p. corazon) dal lai, cor cuore, 
preso nel senso di stomaco (allo stesso modo 
che si usa la voce Animelle per visceri). 

ardèa !at. ardèa (= gr. erodiòs), che 
sembra confronti etimologicamente col 
tscr. Ardrà umido. — Uccello acquatico, 
detto anche Airone. 

àrdere prov. ea./r. a rdr e; sp. e pori. 
arder: dal lat. ardere - supin. àrsilm - 
per asère-àsum - dalla rad. as abbrusto- 
lirej che è nel 8scr. A SA = a.a. ted. askA, 
mod, ASCHE, fjot. ASGÒN cenere, e nelPa. a. 
ted. ESSA, mod. esse fucina, camino, alla 
quale sembra connettersi anche il Ia(. are- 
re entter secco, onde àridl's arido. — Bru- 
ciare, Esser consumato dal fuoco. 

Deriv. Ardente; Ardènza; Ardórt; Arso; Ar- 
tUra; Arsìinte. Cfr. Ardesia. 

ardèsia fr. ardoise. In cimò, arddu, 
ARDwr vale molto oscuro, in norm. ar- 
DENNB ^ il nome del fioraliso, e quindi 
si potrebbe riferire la voce Ardesia a una 
radice celta col senso di color cupo, scuro: 
Altri congiunge al lat. ardere bruciare: 
quasi di colore adusto. — Pietra (specie di 
schisto) che si fende in lamine grigie ne- 
rastre, la quale in molti luoghi serve per 
coprire i tetti: detta più comunemente 
Lavagna. 

ardiglióne /r.ardillon;pror. ardalho. 
— Il Casaneuve dal gr. ÀRDI8 punta della 
freccia; meglio però, atteso il raro uso di 
questa voce greca, dal fr. dard dardo me- 
diante un di min. dardillon che per dis- 
similazione può essersi trasformato nel 
provenzale in lardillon, ardillon (Me- 
nagio, Diez). — Ferruzzo appuntato nella 
fibbia. Puntale. 

ardire prov. ardir; /r. enhadir (7« asp.) 
rendere ardito. — Questo verbo forma molte 
delle sue voci dall'ani, ardìscbre e pro- 
viene per alcuni dal lat. ardbscerb con- 
cepire ardore, divenire ardente e per il Me- 
nagio dal lat. audère osare, onde sarobbesi 
fatto audire, aldire, ardire. Secondo i mo- 
derni glottologi però trae dal lonf/ob. ar- 
dire o ADARDIRE venire a tenzone o meglio 
dall'a. rt. ferf. IIARTJAN indurire, render forte 
e questo da iiarti duro, fermo, rigoglioso: 
con che viene a coordinarsi anche con la vo- 
ce Ardita, e in questo caso t Ardisco > dove 
essersi formato sullo stampo di ardèscere. 



sol per distinguerlo dal presente indicativo 
di àrdere (v. Ardito). — Arrischiarsi a qual- 
che cosa, ossia animarsi si da tentarla a 
ogni costo. 

Deriv. Ardiménto d'onde Ardimentóiù. 

ardito fr. bardi; dal got. hakd-us = 
a. a. ted. harti (mod. hart) che vale propr- 
duro e parlando di persone /orte, ttrrhto ed 
è legato alla rad. kar esser duro, orni* anche 
il sscr. KHAR-AS duro e come sost. onao^ mar' 
tello e Viri, car-raig, ers. carr ru^w (cfr. 
Calle, Callo, Cancro, Carena, Cece, Cvni/oìdf 
Quercia). Altri vuole scaturisca dal #»er, 
KRATU colui che compie, possanza, ilVmde 
anche il gr. kratùs forte. — Valoroso, 
Animoso, e quindi Senza timore; Che si 
arrischia; Temerario, Insolente. 

Deriv. Arditèllo; Arditézza; ArditòtUì* 

ardisia lat. ardìsia dal gr. àrdik pinda 
di strale. — Genere di piante esotitjho, cosi 
denominate per gli acuti intagli della loro 
corolla. 

àrduo dal lat. àrduus, cui riaiKjndo il 
colto: a. tri. ardda sublime, arddu p^à ttìtft, 
gaUes, arddun sublime, arddwyrk ^*md- 
tare, e il gr. àrden in alto, orthhij^ diritta 
in alto, eretto {cfr. Ortodosso), dallo iteiìso 
ceppo àQWa.pers. arda = sscr. f rnh-vA, 
zend. BREDH-WA alto, il quale seiahru far 
capo alla ' rad. ar spingere, allargata in 
ARDH, ond'anche il^^r. aìro {aorist.jt. mvvw- 
BN = aerth-bn) alzo, sollevo in idiff iv. 
Aorta e cfr. Area). — Propr. Erto, Di flif- 
ficile accesso, ma ordinariamente al fi*i. 
DifiScile. 

Deriv. Arduità; ofr. Ardenne. 

àrea rum. arie; prov. eira;/r. aìre: dal 
lat. ÀREA piazza, campo, aia, che mèmbra 
corrispondere etimologicamente alP^. a^ 
ted. EL-IN aia, dalla rad. ar (= al) tieptinirti^ 
allargare, che trovasi nel sscr. ai? a Ionia* 
nanza^ ARE lungi, ÀRANA lontano, ffre^titrOt 
nel leti, irt (= Ut. irti) separarsi, A kais (?*1 
ÒRAS) V aperto. E di fatti i Latini diiiijero 
area i luoghi liberi e piani nella citt^. ,sul 
genere dello square inglese, formanti il 
contorno di templi e palazzi, le piazzt^ jier 
giuochi ed arringhi, gli spazi lilw^t-i nei 
campi e traslativamente il cerchio i ritorno 
al sole e alla luna, detto anche grecfiTnente 
Alone. — Altri prendendo come primoge- 
nito il significato di aia (spazio dove si 
batte il grano) confronta col gr. ai.oA, 
ALOÈ, ÀLOs che vale lo stesso e riroiigìun- 
gesi ad aloào trebbiare, battere il gviino^ 
affine, secondo il Cui-tius, ad albi » tfttìvint* 
(onde la idea di schiacciare, triturav*)^ t lio 
dal canto suo riconnettesi a elyìj, kil\^o 
voltolare, volgere, essendoché l'idea di gi* 
rare e quella di macinare e da questa al- 
l'altra di triturare, comprimere, botttrr r|> 
parisca ovvia e verosimile (v. Eìint- e tfr. 
Gualcare). Però la prima etimologia è più 
omogenea al significato generico primitivo 



arefàtto] 



- 78 — 



[arfasatto 



dì spazio largo ed aperto proprio della voce 
ÀRLA. — Oggi la voce Area si adopera 
specialmente per Luogo sgombro dove si 
può fabbricare. 

Deriv. Arsola = Piooolo spazio oircoBcritto ; 
Aia. 

arefàtto lat ARSFÀCTUsp.jp. di arefìbri 
disseccarsi, composto di ÀRSO esser secco (v. 
Arido) e fìbri divenire. — Latinism. Ina- 
ridito. 

Deriv. Ar^ctzidne. 

àrem o hàrem dair araò. harkm cosa 
proibita, sacra (harem proibire, essere ve- 
nerabile, rispettato). — Appartamento delle 
donne presso i Mussulmani, dagli antichi | 
Greci detto Ginecèo; cosi appellato perché 
è proibito agli estranei d'entrarvi. 

aréna corrisp. al lat. arèna, da àreo 
esser arido, secco (v. Arido). — Però la forma 
più antica è a sèna, e quindi potrebbe an- 
che riferirsi alla rad. sscr. as giacere (v. 
Ara): cioè la cosa che giace, che sta infondo 
al mare. Altri posti in sospetto dall'aspi- 
rata iniziale e da una forma sabina gas- 
ÈNA = lat, arcaico hasena propone la rad. 
sscr. BHA8 (= HAs) triturare onde bhaSma 
cenere, polve. — La parte più arida della 
terra, priva di succhi fecondi, che trovasi 
sul lido del mare, sul greto dei fiumi, nel 
deserto. Fig. lo Spazio in mezzo ad un an- 
fiteatro e a un circo, a cagione della sab- 
bia onde era cosparso (e in questo signifi- 
cato pronunciasi alla latina con I'b aperto). 

Deriv. Arenàceo; Arenàrio; AreiièUa; Arenoso; 
Réna. 

areòlito Sta per abbòlito dal gr. aèr 
aria e lIthos pietra. — Concrezione me- 
tallica, che attraversando l'atmosfera cade 
sulla superficie della terra. 

areòmetro dal gr. araiò-s {pron. arbò-s) 
tenue, raro (v. Raro) e mètron misura. 
— Strumento per misurare la rarefazione 
dell'aria. 

areonànta Detto per Aereonauta, comp. 
del lat. ÀER aria e nàuta nocchiero. — 
Neolog. Que' che sale nella navicella di 
un pallon volante e con essa quasi naviga 
per aria. 

areopago lat areopàqus dal gr. arbios- 
PÀQ08 composto di àrbios Marte e pàgos 
rupe, colle, monte, che tiene alla radice 
PAG, che nel greco idioma contiene il con- 
cetto di render fermo, saldo: a lettera ciò 
che è divenuto solido (v. Pace). — Tribu- 
nale supremo istituito da Cecrope e rico- 
stituito da Solone sull'Areopago, che era 
una collina rimpetto all'Acropoli, dove si 
sagrificava a Marte. 

Deriv. Areopagda = Giudice dell'Areopago di 
Atene. 

areostàto v. Aereostàto. 

aretologla dal gr, arbtè virtH e propr. 
idoneiià, dalla rad. ar aggiustare, adattare, 
ond' anche areiòn migliore, piti idoneo, pie 



eccellente, àristos H più idoneo, ottima} (v. 
Arte) e lògos discorso, trattato, — Trattato 
filosofico sulla virtù, e sui mezzi di con- 
seguirla. 

arfasatto dall'ARFACHSAD (che confronta 
con la voce ebreo) della sacra scrittura, che 
nel barbaro secolo non essendo dal volgo 
capito, fu compreso per Babbalèo. — Di- 
cesi famigUarmente d'Uomo dappoco, tra 
il meschino e il triviale, ed anche d'un 
volgare raggiratore. 

àS^ano sp. àrgano, àrgana; pori, ar- 
gèo; fr. argue. — Il Ferrari dal lat, ÈR- 
GATA = gr. ERGÀTES che fa qualche cosoj 
che lavora, e questo da àrgon lavoro, on- 
d' anche Organon =» lat. òrganum stru- 
mento, macchina per lavorare, col quale 
ultimo, che meglio rende ragione della de- 
sinenza, il Menage preferisce legare di- 
rettamente la voce italiana. — Strumento 
di legname per uso di muovere, alzare o 
abbassare grandi pesi. 

argènto rum. argint; prov. argens;/r. 
argent {sp, piata, port, prata): dal kU, 
ARG-ÈNTUM, che confronta coli' ose. ara- 
GÈTOM, gr. ÀRG-YR08, zend. erez-ata, e 
collegasi al gr, argòs {zend, arbz) bianco 
lucente, dalla ra4. arj o arg (= zend, arz^ 
che ha il senso di splendere, e ritrovasi 
nel sscr, àrj-unas o argunas splendente^ 
chiaro, e con trasposizione di elementi in 

RAJ-ATÀS O RAGATAS bianco, RAJ-ATAM O 

RAGATAM argento, raj-ami o R/ft>AMi ri- 
splendo {cfr. Argia, Argilla, Argenide, Ar- 
guire). — Metallo bianco, dopo l'oro il più 
prezioso. Gli alchimisti lo chiamarono 
Luna (siccome altri metalli dissero Mer- 
curio, Marte, Saturno ecc.) perché lo cre- 
dettero della stessa sostanza di quel pia- 
neta, e che da questo ricevesse per suo 
nutrimento influenze perpetue, 

Deriv. Argentato; Argentale; Argentare: Ar- 
gentàrio-a; Argènteo; Argenteria; Argentiere-a; 
Argentino, 

argilla fr, argile; sp, arcilla; port. 
argilla: dal lai. argilla =» gr, àrgilos, 
che trae da argòs o argès bianco, splen- 
dente (v. Argento). — Specie di terra qual- 
che volta di color bianco e candido, ma 
per solito bianco-grigiastro. 

Deriv. Argillàceo; Argilloso, 

àrgine dal lat. volg, àrger (citato da 
Prisciano come antiquato) = class. ÀGGBR 
ed ambedue per àd-gbr cumulo, da ad- 
gèrere (= aggèrere) accumulare, am- 
monticchiare, composto della partic. ad a 
e GÈRERE portare (v. Gerente e cfr. Ar- 
bitro). — Rialto di terra posticcia per faro 
riparo, e specialmente sulle rive dei fiumi 
per tenere l'acqua a segno; fig. Ostacolo, 
Inipedimento. 

Deriv. Arginaménto; Arginare; Arginatura; 
Arginaziéne; Argihèlla; Arginétto; Esagerare, 

argnéne e amiéne formato per traspo- 
sizione di rognóne {a. fr. regnon, roi- 



argoménto] 



— Te- 



larla 



gnon, mod. rognon) rene di animali e 
vale lo stesso. 

argoménto lat. argumèntum, da ar- 
GUBRE mostrarej far conoscere^ provare (v. 
Arguire). — Prova che serve a dimostrare 
checchessia; Indizio, segno, congettura, 
ragionamento, da cui sorga la dimostra- 
zione di una cosa; Dimostrazione; Soggetto 
che vuoisi dimostrare, provare. 

Derìv. Argomentàref onde ArgomentaUvo; Ar- 
gométUazì^ne. 

argonàuta lai. argonàuta comp. di àr- 
GU8 = gr. ÀR(K)S Argo (che tiene ad arch!>s 
veloce) e nauta == gr. nàutbs navigante. 

— Uno dei 50 naviganti dell'Argo, la cele- 
bre nave che salpò con Giasone alla conqui- 
sta del vello d'oro. Apollonio Rodio in greco 
e Valerio Fiacco in latino fecero di quella 
spedizione il soggetto e il titolo de' loro 
poemi. — Genere di molluschi cosi chia- 

' mati per allusione agli Argonauti, in- 
quantoché la conchiglia che li contiene 
rassomiglia a uno schifo, di cui l'animale 

j in tempo di calma si serve per navigare 
sulla superficie del mai-e, adoperando sei 

I de' suoi tentacoli in luogo di remi e gli 
altri due pcdmati per vele. Se le onde si 
agitano o si presenta un pericolo, l'argo- 
nauta ritira i suoi tentoni e la conchiglia 
discende nel fondo del mare. 

argoìre dal lai. argùere dimostrare con 
tottU ragionamento ed anche rimproverare, 
accusare, che nel gran Lessico dicesi com- 
posto della partic. ad a, verso, trasformata 
per facilitar la pronunzia in ar (come in 
ar-cessore per ad-cessere) e rùere andar 
con impeto, accorrere, e nel senso morale cw- 
talire alcuno con prove evidenti, inserta fra 
i due elementi la lettera g, come vedesi 
praticato in con-g-rùbrb andare insieme, 
convenire, e in in-g-rùkre assalire, onde 
sarebbesi fatto ad-g-rùerb, ar-g-rùbre 
e finalmente ar-g-ùbre ; altri poi dal gr. 
ARGÒs, veloce, rapido, donde il primitivo 
significato di correre addosso, assalire, ac- 
cusare, convincere e più largamente far 
conoscere. Però meglio coi moderni filologi 
dalla rad. arj = arg' che ha il senso di 
splendere {sscr. argùna chiaro) donde l'al- 
tro conseguente di render chiaro, porre in 
chiara luce assai omogeneo al significato 
originario di dimostrare con prove, con fino 
ragionamento, attribuito ad Arguire ed oggi 
trasfuso nell'tY. Argomentare (v. Argento). 

— Dimostrare, Provare, Far conoscere con 
buone e chiare ragioni e con prove. 

Deriv. Argoménto; ArgUto; Arguzia. 

arguto lai. argùtus da argùere dimo- 
itrare con chiaro e stringente ragionamento, 
indurre (v. Arguire). — Espressivo, Vivace, 
Spiritoso, Penetrante, e propriamente si 
dice nello scrivere e nel parlare; metaf. 
aggiunto di sapore vai Piccante; di stru- 
menti e di voci penetranti Stridulo. Si i 



dice pure di faccia, eh' esprime nell'atteg- 
giamento l'acume e la penetrazione della 
mente. 

Deriv. Arguzia (JLat. arguti a) ohe è =r Una 
certa prontezaa, vivessa non discompagnata da 
grazia o nello scrivere o nel parlare o nell'ope- 
rare, ed esUns. Lo stesso concetto arguto. 

ària rum. aer; prov. aer-s, aire; fr. 
air; sp. aire; port. ar. — Da aere per 
mezzo di un supposto aggettivo aèrea, 
ovvero dal gr.-lat. aèrea accusat. di àbr 
aere (v. q. v.). — Sinonimo di Aere, che 
è il sotti! fluido che ci circonda e che si 
respira. Vale anche Aspetto, Atteggia- 
mento, Contegno del volto e ciò per un 
senso traslato di soffio, emanazione, espres- 
sione dello spirito, ed anche per una me- 
tafora presa dall'atmosfera, ove l'aria è 
ora chiara, ora oscura (altri vuole dal ted. 
art maniera, foggia). Il prov. dice aer 
r aere e aire aria nel senso di aspetto. 
— Si chiama Aria anche una serie di 
suoni emessi dalla voce dell'uomo o da 
quella degli istrumenti, e ciò per meto- 
nimia della causa per l'effetto, essendo 
Paria la causa del suono. 

Deriv. Arieggiare; Arioso. 

ariano Lo stesso che Ario (y. q. v.). — 
Nome della razza d'onde con le altre na- 
zioni europee uscirono le grandi tribù in- 
diana, iranica, ellenica e italicfu 

àrido corrisponde al lat. àridus e più 
ant. ÀRDUS da àrbo esser secco, che vuoisi 
detto per àsbo cambiata s in r (come nel 
lat. LÀRBS = LASES lari, e nel ted. hanse 
= ingl. HARB lepre, WAR = ingl. WAS era) 
da una rad. as bruciare, che è nel sscr. À8A, 
a. a. ted, aska, mod. asche, got, asgòn ce- 
nere, e nelVa.a.ted. essa, mod. esse camino 
{cfr. Ardere). — Secco, Asciutto, Privo di 
umore, di sugo, di carne; metaf. Sterile; 
e aggiunto di mente Poco feconda d' idee. 

Deriv. Alido; Aridézza; Aridità; Inaridire e 
cfr. Artefatto. 

ariete e poet. ariète dal lat. àri-bs {acc. 
arìbtem) che confronta col gr. èri-phos, 
Ut. ERY-s, ERY-Tis, a. irl. HEiR-p giovane 
becco ( Vanicek) e sembra trarre dalla stessa 
origine del lat. àrna agnella, del gr. ar- 
NÒs agnello, arneiòs {sscr. urnAjus, ura- 
NAs) montone, e del sscr. URA pecora, i quali 
tutti poi convergono al sscr. ùr-na lana: 
rad. VAR (= Ùr) velare, coprire (v. Vello), a 
cui forse può riportarsi anche Viri, arr 
cervo: propriamente animale coperto di vello 
{cfr. Alce, Elefante). — Il maschio della pe- 
cora, Montone. — La prima delle 13 co- 
stellazioni dello zodiaco, che si figura per 
un ariete. — Si disse cosi anche un'antica 
Macchina di guerra composta di una lunga 
trave con la estremità di ferro che raffi- 
gurava una testa di ariete e serviva a 
battere le mura. 

Deriv. Arietàre = Urtare, Cozzare come fanno 
gli arieti. 



àrigiìsta] 



— 80 — 



[aristocrazia 



àrigììsta, aragosta v. Alìgusta. 

aringa rum, hering; prov. arenc-s; 
fr. hareng {h asp.); sp. e |)or^ arenque: 
dall' a. a. ted, harinc = angs. e oland. he- 
KING, che ha radice nella voce har o hari 
{mod. hber) truppa e ing terminazione 
germanica di nomi e aggettivi: ma che 
per altri è formato sulla stessa base del 
gr. HÀLEX (dice (v. Alice). — Sorta di pesce 
che vive ne' mari settentrionali e va in 
grandi schiere. 

àrio S8cr. ARYAS; zend. airyas; dalla 
rad, AR che nel sanscrito ha il senso fon- 
damentale di muovere (v. Arare) e quello 
secondario di lavorare e adattare (v. Arte), 
d'onde poi scaturì il significato di ben com- 
posto^ perfetto, eccellente, nobile (a.pers. ari- 
YA, zend. airya). Sicché Ario può valere 
tanto lavoratore, come taluno pretende, 
quanto eminente, o di nohil genia, doven- 
dosi presumere non potere i nomi de' po- 
poli essere che laudativi. Anzi il Canini, 
non sempre corretto filologo, si diparte 
addirittura da una rad. sscr, ÀR stimare 
{cfr. Archi?), a cui poi congiunge il sscr. 
ARYA = pers. ER, arm. ARI, il gr. ÀRISTOS 
eccellente, aretè virtù, lo zend. ara perfetto, 
nonché Viri, air onorare, Va. a. ted. era glo- 
ria, Vangs. ér = scand. aer, mod. ted. ehre 
onore ecc. — Nome della stirpe asiatica, 
d'onde derivarono le razze indiana, ira- 
nica, germanica, litiislava, greco-latina e 
celtica. Essa parlava l'idioma primitivo 
onde derivarono le lingue delle singole 
nazioni ora dette e si sparse nelle ridenti 
valli dell'Osso e del Yaxarte, d' onde poi 
sospinta migrò parte verso il Pengiab ed il 
Cashmir, parte verso l'altipiano dell'Iran 
e parte verso 1' Occidente, prendendo per 
via, nel giro dei secoli, secondo le varie 
tribù a cui gli emigranti appartenevano, 
nomi diversi. Gli Arii più prossimi alle 
antiche sedi serbarono più tenacemente il 
loro nome e costume primitivo e l'India 
settentrionale si chiamò quindi per lungo 
tempo Aryavartta o regione degli Arii, 
come la Persia Airyariavabgio o vico Iran. 

arista dal lat. arista 8piga,rJhe il Corssen 
ritiene a motivo del suffisso (ista) forma 
di superlativo proveniente dalla radice 
indo-europea ar nel senso di sorgere, ve- 
nir su, crescere, innalzarsi (v. Oriente). Al- 
tri con lo stesso concetto congiunge al gr. 
aìro -fut. ARO - sollevare in alto, che non è 
impossibile faccia capo alla medesima ra- 
dice (v. Aorta): onde propriamente varrebbe 
la parte più alfu; mentre il Fick lo crede 
detto per às-ista, traendolo col gr. oistòs 
per os-iSTÒs strale dalla radice indo-euro- 
pea AS gettare (v. Astro), sicché per esso 
varrebbe getto, come il fr. jet, rejeton, 
che equivale a germoglio. Il Kuhn con ipo- 
tesi alquanto ardita congettura che stia 
per ÀCRISTA, che menerebbe alla rad. a^ 



penetrare (v. Ago) ed al senso di cimcLf 
punta. — Cosi detta la Schiena del porco, 
forse a cagione di una certa somiglianza 
di figura. Il francese dice Are te la spina 
del pesce. 
Deriv. Rèsta. 

aristocrazia dal gr. aristokratìa for- 
mato da ÀRISTOS ottimo superlativo di ari, 
che dovè significare idoneo, conveniente^ 
ma poi venne solo usato come prefisso dai 
lirici e dagli epici, per dare maggior forza 
alla parola, e di cui il comparativo è arrìon 
migliore, dalla rad. ar aggiustare, adattare. 
La voce àristos si adoprò come uno dei 
superlativi di agathòs buono, ma per la 
sua origine parrebbe dover significare il 
pie idoneo (v. Arte, cfr. Aretologia, Ario, 
Eroe). Il secondo elemento della parola è 
kràtos valido, forte, potente che risponde 
al sscr. kratu colui che compie, possanza; 
mentre altri pensa stia per hartus == got. 
HARDUS, ted. HAKT forte, potente (v. Ardito). 
— Forma di civil reggimento, dove il po- 
tere supremo viene esercitato da un certo 
numero di persone spettabili o per grado 
o per virtù o per nascita. 

Deriv. Aristocràtico. 

aritmètica dal gr. arithmetikè, e questo 
da ARITHMÒS numero e propr. collegamento, 
disposizione, ordine (onde arithmèo con- 
tare, numerare, affine ad arthmèo legare, 
accordare, artyo congiungere, apparecchia- 
re) che ha per fondamento la rad. ar, col 
senso di unire, disporre e trovasi nel gr. 
ARO, ararìsko disporre, mettere in ordine, 
e vale quindi a parola ciò che serve ad 
essere unito e posto in ordine (v. Arte e cfr. 
Armonia). — Scienza dei numeri, che in- 
segna le proprietà e i calcoli. 

aritmìa comp. del gr. a particella ne- 
gativa e rythmòs movimento uniforme, 
ritmo, simmetria (v. Ritmo). — Mancanza di 
ritmo, di simmetria. In medie. Irregolarità 
o difetto nell'ordine e nella proporzione 
del polso ed anche Mancanza di polso. 

Deriv. Aritmico. 

arlecchino »p. e /r. arlequin; a. fr. 
anche harlequin. — Il Ménage narra che 
sotto il regno di Enrico III venne a Pa- 
rigi una compagnia di commedianti ita- 
liani, fra i quali era un giovane molto 
svelto che divenne assai famigliare nella 
casa del Sig. De Harlay de Chauvalon, 
per cui i suoi compagni lo chiamarono 
Harlequin, traendo questo nome da quello 
del suo protettore, e indi questo sopran- 
nome sarebbe passato ai suoi successori. 
E soggiunge il Ménage di avere udito 
questa particolarità da certo Sig. Guyet, 
che narrava di averla sentita raccontare 
da Arlecchino stesso nel secondo viaggio 
che fece in Francia, al cominciare del regno 
di Luigi Xin. Il Génin invece pensa che 
questo nome tragga dal demone Alichino 



arlòtto] 



81 — 



[armàdi# 



(coimesso probabilmente all'a./r. hellb- 
QUIN spettro f forma diminutiva deliba, a. ted. 
BELLE =nwd, HÒLLE inferno, onde il dimin. 
olcmd. HELLBKEN, hellekIn) citato anche 
da Dante nel canto xxx dell'Inferno e 
che dalla leggenda popolare avrebbe finito 
col passare nella commedia trasformato 
in personaggio ridicolo, come arguiscesi 
dagli scrittori francesi, che parlano del 
seguito grottesco e rumoroso di hellequin, 
che deve essere I'hierlbkik ricordato as- 
sai per tempo da Renard. — Cosi è detta 
una maschera dell'antica commedia ita- 
liana, la quale ha un vestito a scacchi di 
più colori e rappresenta un servo beraja- 
masco semplice e faceto, pauroso e indo- 
cile. Si usa poi questa in senso figurato 
di Uomo pieno di lazzi e di attucci, e an- 
che più comunemente di Uomo instabile 
e versipelle, presa la similitudine dal ve- 
stito multicolore di questa maschera. — 
Alla corte di Francesco I vuoisi cosi ap- 
pellassero Charles Quint per metterlo 
in ridicolo: grama rivincita della sconfitta 
di Pavia. 

arlòtto 9p. ariete; prov. arlot; a,fr. 
arlot, harlot mangione, ghiottone, sciope- 
rato; a. ingl. harlot, herlote furfante, — 
Vuoisi che questa oscura parola abbia 
provenienza latina e sia alterata da ar- 
DALiÒTTO, ard' LÒTTO, forma diminutiva 
di ardàlio, che nella glossa d'Isidoro tro- 
vasi anche scritto ardèlio e tradotto ghiot- 
tone, onde pare concordi col gr. àrdalos 
lordo. Il Redi dice che Arlotto significa 
appunto vile, sporco, e che mangia e beve 
oltre misura. — Il pori, ha alrotar (per 
ARLaTAR) burlare, deridere e più antica- 
mente andar attorno mendicando (Diez), lo 
che da un canto concorderebbe col celi, gali, 
ARLON allegrtsstmo, giocondissimo, dall'altro 
col prov. ARLOT che ebbe pure il signifi- 
cato di povero, mendico. — Il Kdrting si 
domanda se non potrebbe legarsi ad ha- 
KfoLUS indovino, ond' anche l'ti.dt'o/. arlìa 
(per hariolla) superstizione. — Arlotto fu 
il nome di un Pievano celebre del Sec. xv 
di cui son note le facezie e i lazzi, e dal 
quale prese origine il modo avverbiale: 
< Esser come la bandiera del pievano Ar- 
lotto » che tutta era fatta di pezze ru- 
bate; e l'altro: « La benedizione del pie- 
vano Arlotto », che era Boman te ne av- 
vedrai; parole eh' ei proferì aspergendo 
una volta il popolo con olio, invece che 
con acqua benedetta. 

arma Lo stesso che arme, ma è usato 
più spesso in senso figurato per Corpo di 
soldati; p. es. l'Arma dei carabinieri reali, 
l'Anna del genio militare, di cavalleria e 
simili. 

irmadlllo dimin. sp. di armAdo armato. 
— Animale che ha il corpo cinto di anelli 
crostacei, detto anche Tatusa. 



armàdio e armàrio rum. armar, ai- 
mar; prov. armari-s; a. fr. almaire, 
aumaire, mod, armoire; sp.eport, ar- 
mario: dal lat. armArius e questo da 
ARMA nel senso di strumento, utensile in 
cenere (v. Arme). — Arnese di legno, in 
forma ordinariamente di scaffale, da ri- 
porvi abiti, libri, ed altri oggetti quali- 
sieno, che si apre e serra a guisa d'uscio, 
ed ora è mobile, ora è a muro. 

armare lat. armare da arme, che espri- 
me non solamente qualunque strumento 
atto ali* offesa o alla difesa, ma che nel 
comune linguaggio del Lazio ebbe pure il 
significato generico di arnese. — Propria- 
mente vestire armadura, fornire altrui di 
arme. — Detto di navi, vale Munire di 
tutto quello che serve a difesa ed offesa, 
ovvero Equipaggiare, Provvedere di tut- 
to ciò che è necessario per prendere e te- 
nere il mare. — Armare dicesi anche del 
Porre sostegni o ripari alle volte, ai pozzi, 
alle fondamenta e simili. 

Deriv. Armaménto; Armata; Armatóre; Arma- 
tura; DU-armàre, 

armatóre Colui che arma ed equipaggia 
a sue spese più navi per il commercio o 
per costeggiare, ed anche Colui che for- 
nisce la nave di quanto è necessario a 
viaggiare e per conto del quale si fa la 
navigazione (v. Armare). 

arme e arma Corrisponde al UU. arma, 
plurale di un supposto àrmum, che gli an- 
tichi dedussero da àr-gro respingere, per- 
ché con essa respingiamo il nemico, ovvero 
da ÀRMUS = gr. armòs omero {cfr. ted. arm 
braccio), perché tal voce in proprio signi- 
ficato si volle destinata a indicare le armi 
che si portavano appese alla spalla, come 
un di lo scudo, i dardi. Vi è poi taluno 
tra i moderni filologi che ha pensato ran- 
nodare il vocabolo al celt. harn ferro, ed 
altri BÌVant.germ. har esercito, onde lo sved. 
HARNAD guerra. Meglio però è riferir quel- 
la voce alla rad. ar, che ha pure il senso 
di congiungere, adattare, acconciare, onde il 
gr. aro congiungo, ar-AR-ÌSKO adatto, for- 
nisco ed anche sono armato, armodiòs ido- 
neo, ARMÒZBiN congiungere, adattare, ÀR- 
MENOS atto, adatto e anche il detto àrmus 
giuntura, spalla, omero: si che la prima 
significazione sarebbe stata quella di stru- 
mento, congegno qualsiasi che si adatta alla 
mano o al corpo e protegge chi lo porta (v. 
Arte, Arto). — Ogni arnese o strumento 
per lo più di ferro o d'acciaio per uso di 
difendere sé od offendere altrui. Presso i 
Latini si dissero poeticamente arma an- 
che molti istrumenti di arti e mestieri 
(v. Scudo). 

Deriv. ArmaiòlO'iuòlo : Armàrio-dio; Armeg- 
giare; Armeria. Comp. Armigero. 

armeggiare Da arme con una desinenza 
propria di verbi frequentativi, simile a 



àrmelj — 8 

quella di festeggiare^ lampeggiare^ maneg- 
giare, solfeggiare ecc. forse plasmata su 
quella del lat. fumigare, levigare, mitigare, 
navigare ecc. — Propr. Maneggiare armi, 
Fare gli esercizi dell'armi, Giuocar d'armi : 
ma in senso fig. vale Annaspare, e mo- 
ralmente Affaccendarsi con mene e rag- 
giri per giungere a qualche fine. 

Deriv. Armeggiaménto; Armeggiatdre; Armeg- 
gio; Armeggio; Armeggióne* 

àrmel dall'aroò. h armala, che vale del 
pari Ruta selvatica. Peganum harmala dei 
t)Otanici. 

armelliBO v. Ermellino. 

arménto dal lat. armèntum che taluno 
connette al lai. àrmus {sscr. irmà) spalla 
e propr. giuntura, altri al gr. arma carro 
coi cavalli attaccati ed anche gli stessi ca- 
valli attaccati, e finalmente Varrone, com- 
battuto con validi argomenti dal Corss^en, 
da arare arare, limitato il significato ai 
bovi : ma che invece è più sicuro portare 
sulla rad. indo-europea ar (alla quale con- 
vergono anche le indicate voci) che oltre 
il significato di attaccare, congiungere (v. 
Arte e cfr. Arare ed Arto), ha pur quello 
primitivo di andare, muovere v, q. luogo, 
d'onde proietta il significato di giumento 
e di semovente. La terminazione mèntum 
indicante Patto o il mezzo trovasi anche 
in altre parole, p. es. monumentum, pavi- 
MENTUM ecc. — ' branco di animali grossi 
domestici atti alla soma ed al tiro dei 
carri, come buoi, cavalli e simili e per 
estens. di altri animali anche piccoli. 

armìgero dal kU. àrmiger - acc. armì- 
GBRUM - comp. di arma arme e gèro por- 
tare (v. Gerente), — Che porta ed usa le 
armi, e fig. Pronto all'armi, Bellicoso. 
Come sost. Servo incaricato di portare le 
armi e specialmente lo scudo al suo si- 
gnore. 

armllla lat. armi li. a braccialetto da àr- 
mus (ted. ARM, sscr. Irma) braccio (v. Arto). 
— Cerchietto in ornamento del braccio si- 
nistro, che gì' imperatori romani solevano 
donare a' guerrieri benemeriti per pro- 
dezze. 

Deriv. Armillare. 

armillare dal lat, armìlla cerchietto per 
ornamento del braccia (v. Armilla). — Di- 
cesi SFERA ARMILLARE quell'Istrumento 
composto di cerchi a foggia di armille, 
che serve di aiuto alla mente per com- 
prendere la meccanica celeste, cioè i mo- 
vimenti dei pianeti ecc. 

armistìzio fr. armistice; sp. armisti- 
cio: dal lat. arma armi e STÀno (divenuta 
STiTio per indebolimento) lo stare {cfr. Sta- 
zione). — Sospensione d'armi, Breve tregua. 

armonìa dal gr. armonìa, che propr. 
vale collegamento, disposizione, proporzione, 
dal gr. armòzein connettere, collegare, es- 
ser d'accordo, e questo dalla radice ar, che 



ì — [arnése 

ha senso di aderire, unire, disporre, onde 
il gr. ARO, ARARÌSKO Commettere, adattare, 
AR1THMÒ8 numero^ ARTHMÒ8 lega, amicizia 
(v. Arte e cfr. Aritmetica, Armento). — Sin- 
tesi di parti diverse formanti un tutto 
proporzionato e concordante; Accordo di 
voci. Consonanza; Dottrina musicale degli 
accordi; Disposizione gradevole di parole 
nel verso o nel periodo; Proporzionata di- 
sposizione di arredi nelle stanze, di parti 
negli edifizi e negli apparati; Buon ac- 
cordo fra persone. 

Deriv. Armònico; Armonióso; Armonizzare. 

arnése prov. e sp. arnes; ani, fr. har- 
mas; mod. harnoìs, harnais {h aspi- 
rata); port. arnez {ingl. harness, ted. 
harnisch): dal celto: bret. harn, cimbr. 
HAEARN, HAERN, irl. lARAN ferro, voci che 
hanno la stessa radice dell' a. n. ted. iarn 
= ingl. IRON, a. a. ted. !sarn, ted. mod. bi- 
8EN ferro. H suffisso K8E sembra proprio 
delle lingue neo-latine, qual'è in cortese, 
forese, francese ecc. Anche trovasi iiarnrr 
^=cimò. HABAR-NABT nel senso di arnesi, 
utensili di ferirò, quali voci, dato che siano 
originali, dovrebbero essersi introdotte di- 
rettamente nelle lingue romanze per il 
tramite dell' tn^Z. harnbss, non avendo- 
sene cenno nel più antico latino medioe- 
vale. — Vestitura di ferro per gli uomini 
d'arme ; poi la voce trapasso ad esprimere 
Qualsivoglia strumento, utensile, forni- 
mento, ornamento, abito. < Cattivo arne- 
se » dicesi fig. a Persona di cattiva qua- 
lità. 

Deriv. Arne8àrez=. GuerniTOt Addobbare; Ar- 
nesàccio; Arnesàrio; ArneséUoknO'UCcio. 

àmia sp. e calai, arna: voce di origine 
assai incerta. V'è chi propone àlnea sup- 
posto aggettivo del lat, àlnus ontano, quasi 
dica cassetta di ontano, ed altri avvicina 
al celto: gael. àrcan legno di sughero: onde 
sarebbe tonnato nella stessa relazione di 
idee, con la quale lo sp. corcha e port. cor- 
Tico hanno il doppio significato di sughero 
e alveare. Il Mann riterisce questa voce 
al turco ARV ape, e il Rinsch pensa al 
lat. arane A ragnatelo. — Alveare delle api. 

àrnica Corrotto del gr. ptarnikb star- 
nutatoria da ptaÌRO starnutare (v. q. v.^ 
— Genere di piante fra la cui specie è 
l'amica montana, che eccita lo starnuto, 
e che in Francia è nota sotto il nome di 
« tabac des Vosges > dove appunto gli 
abitanti se ne servono invece di tabacco. 

arnióne v. Argnone. 

aro dal fr, are e questo dal lat. àrea 
aia, piazza, campo (v. Area), senza però 
escludere che si possa invece trarre dal 
lat. ÀRVUM ovvero àgrum campo, onde il 
Cornu deriva il port, aro, ero territorio 
di una città. — Misura di superficie di 
cento metri quadrati. 

aròma è il gr. aroma da aro disporre, 



arpa] 



— 83 - 



[arpicare 



accomodare (v. Arte). — Propri'am. Compo- 
sizione artificialmente preparata con so- 
stanze secche odorifere; indi Condimento 
specialmente preparato con erbe fragranti 
e soavi; Sostanza di grato odore per co- 
smetici, per medicina ecc.; e per esten- 
sione: Emanazione che esala dai corpi fra- 
granti. 

Deriv. Aromatàrio ant. per Droghiere; Aro- 
màtico; Aromatizzare. 

arpa jprov. e sp. arpa (vale anche un- 
cino)-^ pori, harpa; fr. harpe: dal b. lat. 
HÀBPA, che propriamente designò uno stru- 
mento musicale usato dai Germani e che 
vien dal germanico: a. scand. harpa, ange. 
HEARPE, a. a. ted. harpha, ted. mod, hakpe. 
Infatti Venanzio lo chiama strumento bar- 
baro. Altri opina derivi dal (/r. Arpe un- 
ctnoj falce (che forse ha la stessa radice 
del germanico, dove trovasi V a. a. ted, har- 
FAN impossessarsi) per essere tale stru- 
mento ricurvo, falcato (v. Arpino, Arpione): 
ma la voce greca non avrebbe potuto dare 
V h aspirata del francese. — Strumento a 
corde, che, più o meno diverso dal mo- 
derno, trovasi usato dai bardi irlandesi 
e dai popoli teutonici. Anche gli Ebrei 
ebbero un' arpa triangolare e portatile, 
quella sulla quale cantava re David. 

« Arpa eolia > si disse uno Strumento 
a corde disposte in modo da render suono 
quando il vento (Eolo) vi soffia sopra. 

Deriv. Arieggiare; Arpicòrdo; Arpista, 

arpagóne lai. harpàgo - acc. harpaqò- 
NEM=^r. ARPÀGB Mwcwio dal -yr. ARP-Àzo 
^rto vfa, ond'anche àrp-b specie di falco, 
nibbio (uccello di rapina) ed àrpyia arpia 
(la rapace): rad. arp ond' anche il germ. 
HARFAN impossessarsi, analoga alla rad. 
RAF (di cui sembra la inversione) onde il 
lai. RÀPio rapisco {cfr. Arpa, Arpagone, 
Arpia, Arpicare, Arpione, Rampone, Ra- 
pire). — Propr. Grosso uncino per ag- 
graffare; quindi ^^. Grande avaro; Perso- 
naggio comico di Molière nella commedia 
« L'Avaro ^. 

arpàre prov. arpar; fr. harpbr dalla 
rad. arp strappare dalla quale anche le 
voci Arpa, Arpagone, Arpese, Arpia (v. 
Arpa). — Dial. Rubare, Rapire: altrim. 
Arrappare {cfr. Arpicare). 

arpése dalla rad. arp strappare, che è 
nel gr. arpe falce, e nel lat. hàrpe spe- 
cie di spada o pugnale con un uncino a 
modo di spina sporgente dalla lama sotto 
la punta, harpago uncino. Cfr. lo sp. arpa 
artìglio e V a. a. ted. harfan impossessarsi 
(v. Arpagone). — Pezzo di ferro, col quale 
negli edifizi si tengono unite insieme pie- 
tre con pietre. 

arpìa dal gr. àrpyia che tiene ad ar- 
pAzo rapisco, onde anche arpe nibbio, 
specie di uccello di rapina, arpagmòs 
rapina (v. Arpagone). — Fisicamente è la 



bufera personificata che seco porta ogni 
ostacolo: nell'antica poesia è un Mostro 
favoloso, con faccia di donna, alacce ed 
artigli di uccello di rapina, sudicio e fe- 
tido, considerato come Genio della morte, 
la quale colla rapidità di un vento impe- 
tuoso porta via la sua preda. Metaf. Uomo 
sordido, avaro e rapace. 

arpicare affine al fr. harper afferra- 
re, ghermire, harpin uncino, gancio ^ xjk 
e prov. arpa uncino, artiglio onde arjkar 
=fr. harper (cfr. Arpare): dalla atesisa 
radice dell' a. a. ted. harfan impossesitf.trHÌj 
e del gr. arpàge uncino, arpàzo rapiMi^Of 
afferro (v. Arpagone e cfr. Arrampicarc e 
Inerpicare). — Salire a mo' dei gatti ser- 
vendosi delle unghie come di ganci. 
C£r. Arpagóne, Arpino, Arpione. 

arpignéne affine alla voce arpìno (= /r. 
harpin) uncino e al fr. (sb)harpigner 
azzuffatisi), coi quali ha comune Torigine 
(v. Arpino). — Macchina militare, simile 
alla falce acuta mentovata da Cesare^ 

arpino confronta col fr. harpin gando 
ed è legato in affinità con harpon ruvt- 
pone, (8e)harpignbr o harpaillbr ax-^nf- 
far{st), HARPER (= sp. e prov. arpar) uf- 
ferrare, arraffare, la cui h aspirata Bcm- 
bra al Diez tradire una origine germauitia 
{a. ted. harfan impossessarsi), a preferenza 
della greca {gr. arpe falce, uncino) pctsta 
dai più {cfr. Arpagone, Arpicare, Arpiane^ 
Arpignone e Arpa). — Termin. mar in. l'n- 
cino del quale si servono i navicellai por 
attaccare i loro battelli ad altri battelli a 
ponti. 

arpione consuona col fr. harpon (tAid. 
harpune) sp. ARPON, port. ARPÀO rampone. 
ed è forma contratta dal lat. harpagcinkm 

- acc. di HARPÀGO - uncino (v. Arpagone'. 

— Ferro uncinato, e dicesi specialmente 
di quello in cUi entra l'anello della ban- 
della, e sopra al quale girano le imposi te; 
Cardine, Granghero. 

Cfr. Arpicare, Arpignone^ Arpino. 

ÒTTA prov., sp. e port. arras; fr. ar- 
rhes: dal lat. Arra e àrrha (in PIujìo) 
troncamento del gr. arrabòn risponde ut e 
all' ebr. ghubra-bon, che per i Fenici patìisò 
in Grecia e indi nel Lazio. — Partp di 
pagamento della mercanzia pattuita, elio 
il venditore ha il diritto di ritenersi, nel 
caso che il compratore si rifiuti ingìutita- 
mente di ricevere la merce. 

Deriv. Caparra. 

arrabattarsi composto, secondo il Diez, 
della partic. AD cangiata per assimilazione 
in AR e RABÀTTARE, dal gr. habàtìì-'as 
(= rabàssein) correr su e giù. Questa eti- 
mologia è attraente, ma non ha un inter- 
medio latino, ed è quindi meglio con nitri 
dotti ricorrere all' a. a. ted. arapbitòn, a i^a- 
PEiTAN {mod. arbeiten) lavorare, faficun, 

ÀRAPEITI, ARABBITI = WOrf. ARBEIT lavifr** 



arrabbiare] 



— 84 - 



[arrampignàre 



{cfr. Caix St. 164): dalla rad. rabh == arbh 
cLgire, intraprendere {sscr. ràb-àS impeto j 
forza) donde anche lo alav. rabit, rabo- 
TATi, (òocw. ROBiTi) lavorare, operare, fare. 
Il gr. RÀPTBIN rappezzare, apparecchiare e 
lo 8p. ARRBBATAR ghermire formato sul lat. 
AR-REPTÀRK intensivo di ràperb rapire 
non si prestano pel signiiicato. Altri in- 
fine suppone un ra-battarb dal lat. ad- 
BATÙERE battere, onde il/r. se rabattre: 
quasi dibattersi. — Darsi da fare, Impe- 
gnarsi, Travagliarsi più con fatica an- 
siosa, che con esito buono. 

Deriv. RahaUino = Arrabattino =■ nomo indu- 
strioso. 

arrabbiare cfr. col lat, ràbere da rà- 
BiES raJbhia, ira, furore, onde una supposta 
forma rabiàre, ad-rabiàre (v. Rabbia). 
— Essere preso dal male della rabbia; 
fig. Essere preso da imperioso bisogno o 
da forte passione, tale aa far divenire il 
paziente quasi furioso; e quindi la maniera 
€ arrabbiare di fame » (rabies ventris Virg.) 

< di sete, d' invidia » e simili. E si dice 
pure di terreni, di biade, erbaggi stretti 
dall'asciuttore soverchio, nonché delle vi- 
vande cotte con molto fuoco in fretta e 
senza umido sufficiente ovvero con troppo 
sale (quasi arrabbino dalla sete). Rifless. 
Andare in collera. 

Deriv. Arràbhiaminto; Arrabbiatamente: Ar- 
rabbiatèUo; Arrabbiaticcio; Arrctbbiàto; Arrab- 
biaUira. 

arrabbiaticcio Malattia del grano se- 
minato in terra che di cesi arrabbiata per 
essere sterilita dalla siccità, ovvero se- 
condo altri per essere stata lavorata al- 
l' arrabbiata, ossia male e fuor di tempo, 
(v. ArraMfiare e cfr. Arrabbiato). 

arrabbiato p. p. di arrabbiare. — Di- 
cesi di cane infetto dalla rabbia e di uomo 
incollerito. — < Terreno arrabbiato » vale 
stretto dall' asciuttore soverchio, e per al- 
tri lavorato in furia e fuor di tempo. 

< All'arrabbiata > posto avverb. In gran 
fretta, cioè alla maniera di chi è preso 
dalla rabbia, dalla collera (v. Arrabbiare 
e cfr. Arrabbiaticcio). 

arraffare composto della partic. ad e 
RAFPÀRB formato sull' a. a. ted. raffon, 
mod. RAFPBN = sved. raffa (a. n. ted. hra- 
fla) bavar. rampfen portar via (v. Raf- 
fare). — Afferrare, Pigliare o T?ogliere 
con violenza. 

Ofr. Ròffa; Ràffica; Ràffio; Arrancare; Arr ap- 
pare. 

arrafflàre fr. rafler, erafler: pro- 
priamente Afferrare con ràffio (v. q. v.) 
e quindi Trarre a sé con violenza. Sinon. 
di Arraffare, Arrappare. 

arrampàre Afferrare colle rampe (v. 
Rampare). — Sìtwìi. di Arraffare, Arrap- 
pare e di Arrampicare. 

arrampicare da rampare del quale è 
ii-equentativo {cfr. Bezzicare, Pizzicare). 



— Proprio degli animali che salgono fa- 
cendo uncino delle rampe; indi per simiL 
Salire per luoghi erti aggrappandosi con 
le mani e coi piedi. 

arrampignuàre Afferrare con violenza 
quasi con rampino e sta per arrampino- 
larb; sinon. di Arraffiare, Arranfiare, Ar- 
rappare. 

arrampinàto Fatto a rampìno ossia Un- 
cinato. 

arrancare 'prov. ranquejar zoppicare. 

— Da RANCO {^=prov. rano) zoppo prefìssa 
la partic. ad (v. Manco). — Propr. il Cam- 
minare che l'anno in fretta gli zoppi o 
sciancati, quasi che si tirino e si trasci- 
chino dietro le anche; ma dicesi ancora 
per similitudine dello Affaticarsi per cam- 
minare, Andare in fretta, non che dei le- 
gni a remi, quando si voga di forza, lo che 
trovasi espresso colla frase « Andare a voga 
arrancata >. Però nel senso marinaresco 
il vocabolo sembra al Littré piuttosto le- 
gato ad ANCA, che in marina vale ancora 
la parte rotonda del bastimento, che dal 
fianco si estende alla parte di dietro, ma 
ciò non può essere, a causa della r di ad- 
R-an,care; e piuttosto deve spiegarsi al- 
l' inchinarsi ai chi voga di forza, che ri- 
corda l'arrancare dello zoppo. Fig. Affan- 
narsi, Angustiarsi. 

Deriv. Arrancato. 

arrandellàre 1. Stringere funi con ran- 
dèllo ed e«ten«. Stringer forte comechessia. 

2. Avventare altrui un randello e fig. 
Gettar via. Vendere a vii prezzo. 

arranfiare lo stesso che arraffiare, 
inserita la nasale, nella quale si é tran- 
sfusa la prima p. — Strappar di mano con 
violenza, Afferrare. 

arrangiare dal fr. arranger (= prov. 
arrengar) comp. della partic. ad e ran- 
ger ordinare da rang ordine, fila (y. Rango). 
(Gallicismo proprio dell'Alta Italia). — 
Mettere in ordine, Disporre. Rifies. e in 
senso fig. « Arrangiarsi ^ = provvedere di 
riffe o di raffe al proprio interesse (usato 
specialmente nelle caserme). 

arrangolarsi Da ràngola cura, prefissa 
la partic. ad (v. Rangola). — Propr. Fare 
checchessia con sollecitudine: Darsi fatica 
e pena; e quindi Prendersi tastidio, Stiz- 
zirsi. 

Deriv. Arrangolato = Fastidioso, Fatiooso, 
Arduo. 

arrapinarsi Alcuno da rapìna, che il 
popolo dice per rabbia o dal lat. ràperb 
rapire, portar via, e fig. fare rapidi mo- 
vimenti, (v. Rapire, Rapich). Meglio però 
si spiega con attapinarsi sostituito ad 
ATTA (scamì)iato per un prefisso) arr del 
verbo Annabattarsi, che ha un significato 
analogo. — Arrovellarsi, Affaticarsi molto. 

arrappare Cfr. prov. e sp. rapar. Compo- 
sto della partic. ad e bass. ted. rapen = ba- 



arrèdo] 



— 86 — 



[arrembato 



var. RAMPFEN, a. a. ted. raffòn, mod, raf- 
PEN afferrare^ che tiene a una rad. rap = 
RAPF, RAFP ghermire con uncino, e che forse 
è congenere alla radice del sscr. rabh-atb 
prendercy afferrare (a cui parrebbe condursi 
anche il lat. rApbrb rapire); che stando di 
contro a g^h-nati = garbh-nati, di ugua- 
le significato, indica l'antica tendenza della 
R iniziale verso una g di appoggio, la quale 
è spiccatissima nelle lingue romanze, sic- 
come vedesi anche nelle voci Bacimelo, 
Raffare, Raffio, Rampa, Rappa, Ranfia, 
Rappare ecc. che sono parallele a Graci- 
molo. Graffare, Graffio, Grampa, Gran- 
fia, Grappa, ag- Grappare {cfr. Grappa), 
— Torre con violenza ed ingordigia; lo 
stesso che Arraffare. 

Deriv. Arpàre; ArrappaUfre-trice. Cfr. Ràppa; 
Rampo; Rampóne, 

arrèdo sp, arreo; pori, arreio; prov. 
arrei; a.fr. arroi {ingl. array). — Com- 
posto della particella pleonastica ad e del 
got. RAID JAN ordinare = anga, oe-rabdjan, 
m, a. ted. gb-rbiten apparecchiare, assettare, 
che cfr. colPa. a. ted. rat {mod. rath) mezzo, 
espediente, e una volta anche provvisione, 
masserizia (affine al got. ^a-RÉDAN darsi 
cura, e fors' anche al ga^l, rèidh pulito, 
compito, apparecchiato) cangiata Pa in E 
per influsso di qualche forma di dialetto, 
quale p. es. Voland. reden (onde il/r. ar- 
re er, per arreder). — Altri ricorse al lat. 
rheda = 5fr. RÈDK, voce di origine gallica, 
significante carro {irl. reatham, a. a. ted. 
REiTBN correre; angs. riden, ingl. ride 
cavalcare), quasi per origine accenni alle 
suppellettili, che si caricano in sui carri 
o sui cavalli. — Suppellettile, specialmen- 
te preziosa o sacra, per decorare stanze, 
chiese. 

Deriv. Arredare (prov. arredar, ep. arrear, 
port, arreiar^ a.fir. arroier, arréer)-, Corredo. 

arrembàggio v. Arrembare. 

arrembare da rampo uncino (affine al gr. 
RÀMPHOS, dial. ion. rèmphos rostro\ come 
se dicesse arrampàre. Ovvero, col Caix, 
da rèmo con rinforzo di b, come rimbur- 
CHio da RBMÙGULUM. Altri pensa al gr. 
RÈMBEiN muovere in giro (v. Èomho\ a cui 
però manca nel latino un termine di con- 
giunzione per entrare nell'italiano. — Voce 
marinaresca che vale Aggrappare una nave 
nemica per saltarvi dentro ed impadronir- 
sene; per simUit. Afferrare checchessia e 
specialmente cavalli per trascinarli avanti. 
Onde nei tempi andati si disse « arrembag- 
gio » l'Incontro di due navi, che si acco- 
stano per afferrarsi e combattere; e dicesi 
tuttora « arrembato » il Cavallo e ^jer estens. 
l'Uomo che per vecchiezza o malattia si 
strascinano innanzi a fatica, quasi fossero 
per di dietro tirati con un rampo. (Giova 
qui notare che i propugnatori della de- 
rivazione dal gl'eco spiegano Arrembato 



« co' pie stravolti o i ginocchi leggermente 
piegati in avanti » : ma questo non è il 
vero significato, e quando mai il gr. rai- 
BÒS curvo, piegato j da altri suggerito, fa- 
rebbe meglio al bisogno. 

Deriv. Arrembàggio; Arrembato. 

arrembato v. Arrembare. 

arrenare Incagliare nella réna, dare 
in secco, ed è proprio delle navi ; per tra- 
slat. Rimanere impedito sul più bello dal 
proseguire qualunque azione o negozio. 
— Parlando di pietre, stoviglie e simili 
Pulirle strofinandole con rena. 

Deriv. Arrenaménto. 

arrèndersi composto della partic. ad 
(dissimilata la d in r) e rèndere nel 
senso di dare in mano, — Darsi in balia 
di altri e specialmente del nemico, con- 
fessandosi vinto; fig. Piegare, Cedere; e 
detto di ramo, pianta o altro Inflettersi 
agevolmente per ogni verso senza spez- 
zarsi. 

Deriv. Arrendévole-zza; Arrèso. 

arrestare prov. arestar; sp. e port. 
arrestar; /r. arréter: comp. della partic. 
AD e RESTARE fermare, rimanere (v. Re- 
stare). — Far cessare un movimento; in 
modo speciale Prendere alcuno e menarlo 
in luogo di custodia o di pena. 

Deriv. Arresto. 

arrèsto da un b. lat. AD-RÈSTUMnome ver- 
bale di AD-RESTÀRE fermare (v. Restare). 

1. Pena, che consiste nel trattenere il 
colpevole per un qualche tempo in un 
dato luogo; Cattura di una persona fatta 
dalla forza pubblica. 

2. Nel senso di Sentenza o Decreto 
inappellabile (tale la decisione di una 
Corte suprema) confronta col fr. arrét, 
e più anttc. arrést, ptrrt. aresto, e vuole 
il Budeo che tragga dal gr. arestòn de- 
cisione, decreto e propriamente ciò che piace 
(da ARÈSKEiN piacere, appagare, ond'anche 
ARÈSKONTA beneplacito e specialmente i . 
placiti dei filosofi), che potrebbe esser pas- 
sato a noi dall'impero d'Oriente. Però il 
Diez non crede doversi staccare da arre- 
stare, in quanto varrebbe < Sentenza che 
ferma, finisce una lite * alla pari del ted. 
BB8CHLUS8, che propriamente vale conclu- 
sione, termine, e ritiene che l'incontro 
della voce romanza con la greca sia pu- 
ramente accidentale. — Cosi vennero detti 
ai tempi dell'impero bisantino i decreti e 
le ordinanze de' supremi magistrati (che 
nel latino di mezzo ebber nome di plà- 
cita); e negli scrittori francesi trovasi 
usata questa parola per indicare i decreti 
del parlamento e le sentenze dei supre- 
mi tribunali, e sembrerebbe voce per la 
sua classica provenienza da restituirsi in 
onore. 

arretrare Farsi o Eimanere addietro 



arri] — 86 — 

(lat. rètro); Respingere (= far dare in- 
dietro j. 

Deriv* Arretrato — Rimasto indietro e come 
Bowt F rotti o a alari decscgi e non pagati al do- 
vuto tompo- 

àrH dall' a. a. Èed. n\rk, hbro in qua, 
da. qnesfa parte, {cfr ir\RÈN gridare, chia- 
mare), oiid'anche rn./r. haro! /erz/ia/ ha- 
RIEit inettitre. Altri dal gr. ÈRRE in ma- 
^jf^ni, da ÈRRtlTN aìulant e i mpropr. per/rc, 
al quale però manca T intermedio latino, 
di cui non fa bisogno alle provenienze 
dal germanico. — É.^clamazione per in- 
citare e soUeciUre Io bestie da soma. {Cfr. 
lo <{/j* a r r ì e r o m uhf Hit>re (?). 

arricciare Fare a hi nei ossia Inanellare, 
Increspare con arte, o dicesi dei capelli; 
(*p. ri zar, enrizar; pori, riyar, eripar). 

— Vale nnrlie Sollevare, Rizzare, Farsi 
irto: riferito al pelo che si solleva e inti- 
ri z se ìtì ce per subitaneo spavento o per rab- 
bia: e ciò potrebbe es^er detto non tanto 
per similitudine col procedente significato, 
quanto dal hit. Bit [Ci US i/r. hériss'on, 
xp. erìzo) pttrco ^pinfi, a cui sembra si 
adatti bene il /r. hérisser = pror. eris- 
aer, */i. erizzar; o <*ome altri insegna, 
da AHHÌ(^F3HK mwlìftnto una forma inten- 
siva ARKErtlAlìK. AIEUICTIÀRB, Onde AR- 

HV£ZkitK, AUiìirctARE iv. Riccio ). — Dicesi 
anche por A^grinatare p. es. il muso, il 
naso. Ir* labbra. 

Deriv. ArticciamAtxtù; Arricciatura. 

arridere dal hiL arridere composto 
dai La partic. ad verxn e ridere r/cfer^ (v. 
q. vofe;, — Projtr. Guardare uno con fac- 
cia rideiìt©;y?f/. Allettare. Essere propizio, 

P»rt. pa^9. A m'Ho ^ 

arrìai^ra e nringn prov. arrenga; fr. 
bar angue i\\ amp.Vt fp. e port. arenga. 

— Orazione fatta al jiubblico in ringhiera 
o neir arringo (v. Arnngo e Ringhiera). 

Dorìv. Arriìujàre. 

arrìiiji;-o pntw sp. e port. arènga; fr. 
harongue (h attp,): dall' a. a. ^rf. hrinu 
circolo e quindi mstemf/Iea onde il ted. m. 
RiNU ctrt:o^ aru^flo, mytìKN giostrare [da cui 
RISUER lottatore] \=^ ohmd. WRINGEN e im/ì. 
to WRi^a torcere)^ che gli etimologisti con- 
frontano col hit. ciitcus e gr. kìrkos 
drcohf, affine al a^cr. e arra rìwfa (cfr. 
Ringhii^ni, Rmxgify Mffzzaranga, Ronca). 

— Lizza o campo rbioso dove si usava 
di far giostre o tornei e Jlg. Giostra, Ten- 1 
zone- Si Ui^a anche nel senso di Luogo 
ove pubblicamente ììì disputa (cfr. Agora, 
Ooncione). 

DerÌT* Arr^nffa. 

arrlràre prov, ari bar; fr. arri ver; 
*p. e porL arri bar: dal b. lat. ad-ripàre. 

— È parola tolta (alla pari del fr. abor- 
DEr) dallR navigazione e significò in prin- 
cipio condurre e accostare a riva (p. es. 
a.fr. arri ver le nef) e quindi al ter- 



[arroccare 



mine del viaggio (v. Riva). — Oggi vale 
non solo Prendere terra, ma anche Giun- 
gere a qualunque meta corporale e spiri- 
tuale; ed usasi inoltre per Sopravvenire, 
Accadere. 

Deriv. Arrivàbile; Arrivatura; Arrfvo. 

arroccare 1. Porre la materia da filare 
nella rócca. 

2. Nel giuoco degli scacchi f Arroccare 
il re » vale Porre il ròcco, ossia la torre, 
presso il re, affin di coprirlo e difenderlo. 

arrochire e più raro arrecare. Divenir 
ròco, ossia rauco, fioco.' 

arrogante dal lat. arrooàntb(m) p. pres. 
di ARROGARE attribuirsi ciò che non ci 
spetta (v. Arrogare). — Che ad og^i costo 
vuole per sé più stima, più roba, più di- 
ritti che non meriti; quindi Pretensioso, 
Presuntuoso. 

Deriv. ArrogantUlo ; Arroganza (lat. arro^ 
gantia). 

arrogare lat. arrogare composto della 
partic. AD a e rogare domandare, richie- 
dere (v. Rogare). — Attribuire a sé inde- 
bitamente una cosa. — Nell'antico diritto 
romano significò pure Adottare una per- 
sona non sottioposta alla patria potestà 
d'un altro: e ciò si disse perché, affin di 
procedere a questa specie di adozione, oc- 
correva nei primi tempi richiederne il po- 
polo riunito ne' comizi ed ottenerne il 
consenso. In seguito, all'assenso del po- 
polo si sostituì il rescritto del principe. 

Deriv. Arrogante; Arrogare. Cfr. Arrògere, 

arrògere dal lat, arrogare (col cam- 
biamento di coniugazione), che significò 
pure aggiungere (e propr. un magistrato ad 
un altro^ al seguito di domanda o proposta 
fatta al popolo riunito ne' comizi) composto 
della partic. ad a e ro(ìAre richiedere^ do- 
mandare (v. Rogare e cfr. Arrogare). — Ag- 
giungere; usato specialmente nella forma 
« Arrogi » ( == Aggiungi), che però non 
è familiare e sa di affettazione. 

Deriv. Arroto. 

arrolàre Scrivere nel ruòlo, special- 
mente della milizia. 

Deriv. Arrotamènto; Arrolaióre. 

arroncigliàre Prendere propr. col ron- 
cìglio ed estensiv, con qualunque stru- 
mento ricurvo. — Ed anche, Ritorcere 
una cosa in se stessa a mo' di ronciglio, 
come il porco fa della coda; rifless. Ritor- 
cersi in se stesso, come fa la serpe quando 
è percossa. 

arronzarsi e arronzinàrsi da rózza o 
RONZINO, che caratterizzano cavalli non 
forti. — Affannarsi molto in alcun che, 
come farebbe una rozza nel lavoro. 

arrosolàre e arrosollre Lo stesso che 
Rosolare (v. q. voce). 

arrossare Far divenire rósso, Tingere 
in rosso. — Intrans. Diventar rosso; ma 
riferito a volto, dicesi se avviene per ef- 



arrossire] 



— 87 - 



[antimi la 



fette di azione chimica; perché se ciò 
foase per vergogna, si userebbe a prefe- 
renza Arrossire. 
Derìv. Arrossamento. 

arrossire Divenire rósso; detto del viso, 
quando avvenga per modestia o vergogna. 

arrostire prov. r austi r; fr. ròtir; ca- 
tal. e a.sp. rostir: dall'a. a. /ed. ròstjan 
che vale lo stesso = mod. rostbn, angs. 
REA8TAN, (voce comune al colto: b. bret. 
rosta, cimb. rhostiaw, gael. roist) da 
congiungersi aìVant. ròst fuoco, da una 
radice che ha il senso di bruciare (Duden). 
— Far cuocere la carne o altro sulla brace, 
sulla gratella, nello spiedo. 

Doriv. Arròsto; Rosticcière; Rosticcio. Cfr. Ro- 
solare e Rosta, 

arrotare Aguzzare il taglio dei ferri 
A la RUÒTA ; per similit. « Arruotare i 
denti » =- Farli scricchiolare fregandoli 
insieme come per aguzzarli, il che si fa 
talora per ira. — Parlando di lastre o vasi 
di cristiillo Lavorarli alla ruota. — Vale 
pure Urtare ed investire col mozzo della 
ruota. — < Arrotarsi » dal senso mate- 
riale di volgersi in giro è passato al metaf. 
di Darsi da fare. Aggirarsi con inquie- 
tudine. 
I Denv. Arrotamènto; Arrotatura; Arrotino. 

I arroto e arruòto p. pass, di arrògere 
aggiungere (v. Arrogere). — Si disse cosi 
anticamente in Firenze l'Aggiunto o Sup- 
plente di certi magistrati, specialmente 
dei Priori del Governo. Oggi nella stessa 
città si conserva questo nome agli XJifizi, 
che servono di sussidio al Monte de* presti. 

arrotolare Ridurre a ròtolo, ossia in 
forma di rotolo, fogli, panni ecc. avvol- 
gendoli sopra se stessi. 

arroTellàre da rovièllo, che significa 
stizza. — Fare stizzire altrui ; riftess. Stiz- 
zirsi rabbiosamente. Arrabbiarsi;/^. Ar- 
rapinarsi. 

arroTentàrefire) da rovènte, che è dire 
rosso infuocato (v. Boventé). — Tenere tanto 
nel fuoco un metallo o una pietra, che per 
il calore pigli il rosso. — Differisce da ar- 
roventìrr che è Divenir rovente. 

Deriv. Arroventatura. 

arrubinare Dar color di rubìno, Far 
vermiglio. 

arruffare Ha comune la radice coll*m<7/. 
to RUFFLE scompigliare, disordinare e trae 
dall' a. a. ted. rufar == mod. rupfbn, rau- 
FEN strappare, svellere, onde siCH raufen 
accapigliarsi (v. Buffa). — Sconciare e di- 
sordinare i peli del capo o della barba e 
simili; fig. Metter sossopra. 

Deriv. Arruffaménto j Arruffellàre, che però 
«■prime un po' meno di Arruffare; Arruffio; Ar- 
raffane-^. 

armlRanàre Dicesi famil. per Accon- 
ciare, Baffazzonare una cosa, a fine di 
farla apparire più bella e men difettosa: 



(agendo a mo'de' RUtviÀNi sempre iuti^nti 
a spacciare con arte la merce loro e Tv\y^- 
scare i merlotti). 

arsèlla Forse per Al sella dal gr. als 
sale (cfr. Aligusta, Alice). — Specie lì» 
conchiglia bivalve, più grande della li 1- 
lina, col guscio di mori ruvido e nelT in- 
terno lucido e leggiero. Mytilus eduff^ ili 
Linn. 

arsenale sp. pori, e fr. arsenal: fliil- 
V arab. dAr<;anah (il cui d cadde ben p ri- 
sto) casa di lavoro, composto di dar r-«sri 
e yANAii o SANAH fablrricazione, co^ff di- 
zione, ond' anche la voce Darsena (v.q. v. l 
— Altri sostituisce la variante AS^ANAir 
in cui AS starebbe a rappresentare Vn if i- 
colo arabo {al). — Luogo dove si fabiprì- 
cano, si armano o si acconciano navigli. 

Deriv. Arsenalòtto. Ofr. Dàrsena. 

arsènico dal ^r. arsenikòn, che alriint> 
vuole formato su àrsbn maschile e fig. / rj- 
busto, violento (zend. arshan uomo, ma- 
schio); altri meglio deriva dolV arah. pfi s. 
az-zbnIkh, onde lo »|). azarnefe, ch©viUi< 
orpimento o arsenico giallo. — Veleno un- 
nerale corrosivo, assai violento. 

Deriv. Arseniàto; Arsenicale; Arsenico; J^Vjj- 
nióso; Arsenite. 

àrsi dal gr. àrsis elevazione. — Intil .1- 
mento della voce nel cominciare a leg^^^n* 
un verso. 

àrso p.p. di ÀRDERE. — Consumato jJhI 
fuoco. 

Deriv. Arsiccio; Arsióne; ArsHra. 

arte pr. artz; fr. art; sp. e port. arin; 
dal lai. ÀR-TEM (che cfr. col sscr. u*rl ^ 
arti maniera) dalla rad. ariana AR, chr \\i 
sscr-zendo ha il senso principale di anthiiv. 
mettere in moto, muoversi verso q. e, iiii'lo 
poi ne viene l'altro di aderire, attoc'-f, 
adattare, che è spiccatissimo nel gur.t 
idioma. — *Sscr. rnoti = arnoti muarrtr^ 
suscitare, ARAN ada fiato, spedito, Aiti v> 
attaccato, aderente, fedeìe (cfr. zend. An;-\ \ 
fedele), ARYA eccellente, nobile, cioè ften nn'i* 
posto, IRMAS [= gol. ARMS, «. «. ted. AK V M, 
mod. armJ braccio {cfr. Arto); — zend. ari- i \ 
perfetto (ossia pervenuto o condotto a pvt' fin- 
zione); — Ut. arti presso, ÀRTIN-TI ptìrhu*' 
pili vicino; — gr. ARO, ARARÌSKO adattar* — , 
ARME compage, commessura, ARMÒ8 vm^i- 
page, articolazione, àrthron articolax4f*ftc, 
coìigiuntura, arthmòs legame, (amicf^.i>t\^ 
arthyo adatto, compongo, assetto, apiKf' 
recchio; AnjTiuiòs numero e propr. ^t^/^r> 
ordine, àrtios perfetto, compiuto e pr'i]si% 
composto, adattato (cfr. ÀRISTOS ottìni'iX, 
ARTÌzo compongo, compio, ARETÈ vt'rhi c\ 
propr. cosa bene adatta (compara Aritmei"'»*, 
Arme, Armento (?), Armonia, Arteria, Ar- 
ticolazione, Artimone, Arto, Aristoi.*^*:,**}^ 
Aretologia; non che Arare, Ario, Ctntìf*- 
fare (?), Eroe ('?), Ira, Oriente, liemo, Sattì^ , 

— Propr. Cosa ordinata al suo fìn^' e 



artéfice] — 8 

astrattam. L'attività umana e specialmente 
l'Industria manuale applicata alle produ- 
zioni della natura pei bisogni e pei co- 
modi della vita. — Si prende anche per 
Metodo o Maestria nell'operare secondo 
certe regole; ed in questo significato si 
distìnguono le arti in liberali e mecca- 
niche. — Magistrato che una volta era 
incaricato di render ragione agli apparte- 
nenti ad un' arte, ed il Luogo dove si adu- 
nava il detto magistrato. — Artificio; e fg, 
in mal senso Astuzia, Fraudolenza, Sor- 
tilegio, Incantesimo. 

Deriv. Artàto-=.ÌB\,to non B.xt9\ Artefatto; Arié- 
fice; Artière; Artifizio; Artigiano; Artiglieria; 
Artista^ onde Artistico. 

artéfice dal lat. artìpice(m; comp, di ars 

- genti, àrtis - arte e fàgbrb fare. — Chi 
esercita un'arte meccanica con finezza, 
con intelligenza. 

artèria lat. artèria dal gr. arterIa 
composto, secondo il Forcellini, di aèr 
aria e tèrèo serboy conservo. — Origina- 
riamente venne usata ad esprimere il ca- 
nale della voce e della respirazione, quella 
che in anatomia è chiamata ancora Aspera- 
arteria o Trachea (v. q. v.); in seguito si 
applicò a ciascuno dei vasi che conducono 
il sangue per il corpo, e ciò perché col 
sangue quasi si diftondono l'aere e la vita, 
ovvero perché gli antichi anatomisti cre- 
derono che tali vasi contenessero aria o 
che in essi circolasse l'aria. Altri con- 
giunge questa voce al gr. artào sono ap- 
peso, sospeso, ond'anche àrtbma pendente, 
pendaglio (e//-. Aorta) e lo Zambaldi lo 
pone sotto la rad. ar, che ha il senso di 
unire, adattare j ond'anche iìlat. àrtus mem- 
bro, giuntura (v. Arto). 

Deriv. Arteriologia; Arterióso; Artertte. 

artesiano Dicesi dei pozzi che si fanno 
perforando il suolo con una trivella f detti 
per ciò anche trivellati) alla usanza di 
quanto facevasi nell' Artois provincia di 
Francia, dove si crede inventato questo 
metodo, sebbene a Modena si scavassero 
simili pozzi molto prima che in Francia. 

àrtico gr. arktikòs da àrktos orso (v. 
q. V.). — Uno dei poli della terra (polo 
Nord); cosi detto perché il punto celeste 
che gli corrisponde è molto vicino alla 
costellazione dell'Orsa minore. 

artìcolo lat. artìculus diminuf. di àr- 
tus giuntura, membro del corpo (v. Arto). 

— Particella che serve di giuntura alle 
varie parti del discorso; Membro del pe- 
riodo; Ognuno dei vari capi di una legge; 
Punto o breve particella di tempo: nel 
qual senso dicesi < in Articolo di morte >. 

Deriv. Articolare; Articolato; Articolazióne. 

artigiano /r. arti san; sp. artesano; 
pori, artesào: dal lat. artbs arti, me- 
diante un supposto aggettivo artènsis, onde 
poi artesiànus (v. Arte), come cortigiano da 



^ — [artigUeria 

cortese, borghigiano da borghese ecc. — Chi 
esercita un'arte (meccanicaì. Diversifica 
da Artefice, che sebbene addetto a lavori 
di mano, ha senso men basso ed è usato 
anche in senso metaforico: p. es. artefice 
dHnganni, di calunnie, della propria infeU- 
cita ecc. Il nome poi di Artista è consa- 
crato più propriamente a denotare chiun- 
que esercita le belle arti, come la pittura, 
la scultura, la musica, ed oggi anche l'arte 
drammatica. 

artiglieria /r. artillerie; sp. artille- 
ria; a.port. artelharia: dal prov. arti- 
LHARiA e questo secondo i più (Diez, Lit- 
tré, Scheler) da artihla tratto dal lat. 
ARS arte mediante un dimin. artìcula (al 
modo stesso che artiglio viene da artìcu- 
lus, artic'lus dimin. di àrtus membro) 
e che ebbe il senso particolare di arte 
della guerra e poi quello di fortezza, di 
trincea, onde si fece l' a.fr. artiller ren* 
der foi'te (per mezzo delVarte), artillbux 
artificioso, astuto. Gastone Paris però ri- 
getta sifiatta ipotesi e sostiene che arti- 
glieria è una semplice alterazione per eti- 
mologia popolare (sotto l'influsso della 
voce arte) dell'a.y^. atillier acconciare 
con cura, ed osserva che nel 1866 tradu- 
cevasi ancora in latino artillerie per at- 
tillkrìa e nel 1346 artiUeur per athi- 
LATOR. — Nome generico di tutti i grossi 
strumenti da guerra fatti di metallo, che 
per forza di fuoco scagliano palle di ferro 
o altro con straordinaria potenza; ma pri- 
ma della scoperta della polvere significò 
Qualsiasi ordigno di guerra, sia per l'of- 
fesa che per la difesa. 

Deriv. Artiglière. 

artiglio prov. artelh-s; a.fr. arteil, 
mod. orteil dito del piede, pollice; sp. ar- 
tijo membro; port. artelho malleolo: da 
un b. lat. artìllium formato sul class, ar- 
tìculus, artic'lus dimin. di àrtus mem- 
bro, giuntura. — Unghia adunca e pun- 
gente di animali rapaci, cosi volatili come 
terrestri. 

artimóne dal gr. artèmon, che trae da 
artào essere appeso, ond' anche àrtkma 
qualunque cosa pendente: rad. ar che vale 
unire, adattare (v. Arto e cfr. Sartia). An- 
tico nome della maggiore vela di una nave. 

arto lat. ÀRTUS =^r. àrthron, che si 
connette colla rad. indo-europea ar che 
ha il senso di aderire, connettere, aggiu- 
stare, alla quale il Curtius riporta anche 
il lat. ARTÀRB stringere, e d'onde proviene 
eziandio il sscr, AR-PAJÀin fisso, attacco, 
il gr. ARMÒS giuntura, arthmòS lega, ac- 
cordo, amicizia, ÀRTios adattato, artyo 
congiungo, non che il lat. àrmus giuntura 
del braccio colla spalla e per estens. spalla, 
omero, che confronta col sscr. Irmas, got, 
ARMS a. a. ted. aram, mod. arm, braccio 
(v. Arte e cjr. Ulna). — Giuntura delle 



artrite] — 89 — 



[arzigògolo 



ossa; per estens. Membro articolato del 
corpo. 
Derìy. ArUcolo. 

artrite e artritide gr. arthrìtis da 
ARTHRÒN articoloy giuntura^ che si adatta 
alla stessa radice di Arto (v. q. v.). — Ma- 
lattia periodica e assai dolorosa delle ar- 
ticolazioni, denominata dai Latini outta 
{Q0Gcia\ perché gli antichi supposero che 
2 dolore fosse prodotto da un umore, che 
colasse goccia a goccia nella cavità delle 
articolazioni Tv. Gotta). 

Deriv. Artritico. 

amndinàceo lat. arundinàceus simile 
ad ARUNDÌNEUS da arùnd-ine(m) canna, 
che sembra potersi bene congiungere alla 
rad. indo-europea ar sollevarsi, ond* anche 
il gr. Aron = lai. arùm specie di canna, 
non che il lat. àl-nus, òrnus e ùlmus 
nome di diverse specie di alberi (v. 0- 
riente). — Attenente al genere canna. 

arùspice lat. harùspbx - acc. harùspi- 
CBM - camp, dell* an^ hàr-u = hìr-a, voce 
probabilmente etnisca che vale intestini, 
budella, parallelo al gr. chor-dè budello 
(v. Corda e cfr. Ernia), e SPÌCIO = spècio 
guardo, osservo. — Altri spiegano hàru 
col gr. ibrA gli intestini delle vittime e gli 
auaurii che se ne traggono, voce che sta in 
I relazione con ieròs sacro, ierbyo consa- 
cro: ma non sono nel vero. — Indovini 
etruschi, introdotti poscia anche in Roma, 
i quali dal riguardare le interiora delle 
vittime pretendevano annunziare gli av- 
venimenti futuri ed interpretare i feno- 
meni straordinari della natura {cfr. il 
lat. HÀRioi^US indovino onde hariolàri 
predire il futuro). 

Deriv. Arutpicfna = L*arte dell^araspice; Aru- 
I «pfcto = Predisione, Divinazione. 

anràli lat. arvàlbs {sottint. fratkes fra- 
telli) da ÀRVUM = àruum (cfr. gr. àrou-ra 
e lit. ari-mas) la terra lavorata, che tiene 
alla stessa radice di arare ed aratro 
(v. Arare e cfr. Rurale.. — Nome di do- 
dici sacerdoti, istituiti da Romolo, che 
tra loro si chiamavano fratelli, il cui uf- 
ficio era di sacrificare a Cerere e a Bacco 
per Pubertà delle messi e della vite. 

arzàTola^ alzàgola |>rov. sercela; a.fr. 
cercelle; mod. sarcelle; sp. cerceta; 
port. zarzeta. — Vuoisi che sia una forte 
alterazione del lat. querquèdula germano 
(voce tratta dal greco idioma) onde quer- 
CÈDULA, QUERZÈVOLA cosl viavia fino 
ad ARZÀVOLA. — Altri la dice contratta 
dal lat. ANAS-ÀPULA (ans' àpula) anatra 
pugliese, e vi è chi pensa ad ardeàcula 
dimin. di àrdea ardea, airone. — Uccello 
acquatico simile all'anitra. 

arzènte da ardiènte forma corrotta di 
ardènte (v. Ardere). — Oggi si adopra 
solamente come aggiunta d' Acqua e vale 
Acquavite raffinata. 



arzigògolo {dial. arcigògolo). Secondo 
alcuni comp. ai arci, che usato come pre- 
fisso dà forza superlativa (a cui altri so- 
stituisce il lat. ARS arte) e oÒGOLO per 
OOLOOLO alterazione dì vòlvolo dal ìat. 
VÒLVO volgo in giro. Meglio il Caix da 
GIRIGÒGOLO, allungamento di girigòro (v. 
Girigogolo) mediante trasposizione di let- 
tere nel primo elemento, cioè argi, arzi 
per GIRI. — Raggiro; Giro di parole in- 
gegnoso e bizzarro; Cavillo; Invenzione 
grandemente artificiosa e involuta; Ordi- 
gno fatto con minuta ricercatezza. 

Deriv. Arzigogolare; Arzigogolóne. 

arzillo Alcuni dal ted. herz cuore, ani- 
mo e quindi varrebbe animoso; altri dal 
ted. HARZ resina onde harzig resinoso, 

fommoso, quasi dica ingommato, impettito. 
*erò la terminazione tradisce un'origine 
romanza, e siccome questa voce non trova 
confronto in altre lingue sorelle è me- 
stieri ritenere che sia di pretta creazione 
italiana: né è impossibile che sia con- 
giunta ad àrdere - p, p. ÀRSO - che da- 
rebbe il senso di asciutto, ovvero di ar- 
dente. [La s sarebbesi per un traviamento 
volgare cangiato in z, fors' anche per in- 
fluenza della voce Arzente]. Però questa eti- 
mologia è lungi dall' esser sicura e giova 
anche pensare ad arditìllo (onde ard'- 
TiLLO) forma dimin. di ardito. — Si usa 
specialmente parlando di vecchi nel senso 
di Prosperoso, Rubizzo, Brioso. 

àSaro Zo^àsarum =5rr. àsaron. — Nardo 
o spigo selvatico. 

asbèsto lai. asbèstus dal gr. àsbestos 
che propr. vale inestinguibile, comp. di A 
negativo e sbbnnymi estinguere. — So- 
stanza minerale di color bianco argentino, 
di tessitura fibrosa, che ha la proprietà 
di rimanere inconsunta in mezzo al liioco. 
É di varie specie, una delle quali è l'a- 
mianto. 

ascàride gr. asckarìs - genit. askaridos 
- da askarìzo saltellare. — Verme lombri- 
coide intestinale mobilissimo. 

ascèlla prov. aissella; fr. aisselle; 
cat. azella; (sp. e pori, sobaco, sovaco 
=z sard. suerco dal /o^. subbrachium): 
dal lat. AxiLLA per acsìlla = a. a. ted. 

AHSALA, mod, ACH8EL, SVed. AXEL {celto 

gael. asgall, aclais, aslaich) dalla stessa 
fonte del gr. akch-òs che vale lo stesso, 
non che del lat. ala che sta per akla, 
AXLA, ala, che il Grimm presume affine 
al gr. ÀXON asse (v. Asse 1), e quindi de- 
rivante dalla rad. AG muovere, condurre, 
fingere. Il Georges la ritiene forma dimi- 
nutiva di ALA, come maxìlla di mala 
mascella, paxìllus di pàlfs palo, veiìl- 

LUM di VÈLUM velo, TAXÌLLUS di TÀLUS 

tallone, contro il parere di Cicerone, che 
afierma invece con metodo inverso essere 



ascendènte] 



— 90 — 



(àscia 



ALA fonna contratta di axìlla, per una 
couKUotudine elegante tutta propria della 
Ih^ua latina: ma (checché sia di ciò, la 
TaoìCe restei'ébbe sempre la stessa, trat- 
tandosi di due voci certamente congeneri, 
(v. Affire e q/V. Ala e Attuti 1). Altri riporta 
al ifficr. A3A Mftalla^ ornerò. — La parte che 
Bta sotto Tattaccatura del braccio. 

aHcendènt# hit awckxdkntbm - p.pren. 
di AtìCÌ:Ni^KRK ttahrc, montare (v. Ascen- 
dere). — Ogni persona da cui un' altra di- 
Boende per via di generazione. — Gli an- 
tichi dìgyern cosi Quel segno dello Zodiaco 
o pai-te di esso che sale o spunta dall'oriz- 
zonte al principio di una operazione o al 
nascere dì una per.sojia; e però si credeva 
che la coi^a o la persoti a dovesse sentire 
la sua inliuenza. Ondp * Aver buono o cat- 
tivo ascendente * = Aver buona o cattiva 
fortuna. - Oggi si u.-^ji nel senso di Po- 
tere che uno ha sull'animo altrui: che 
meglio direbbeai Autorità, Animo, Fede, 
JììtìuetiZh- 

Deriv. ÀtffttdEnttiIe,' Ancendinza. 

ascéndi^re dal hiL ascéndere - suprn. 
A^CKNftt'M - composto (Irdla partic. ad in- 
dicante ruoto a luogo n SCÀNDERE salire, 
montare^ c1j6 tiene «Ma rad, SKAND che 
Tale muoverti ver^o Vnltn o il basso Q rì- 
trovajsi liei f^mr, hkaki*-Ati salire, saltare 
od anche ^mhre, dif^centhi-e, nel comp. pra- 
SK A NI» -A TI saltar fìinri, e a cui può ben 
oollegarsi anche il hi. ^oikìiiy-RK sprof ondo, 
Mulnii4to {cfr. Discendere). — Andare in su, 
Salire. 

Deri*. A»<;€nd^tiié; Asasndènza; Aacendiménto; 
A9cenitfiTne: AMcena/trn; An^i'^o-a. 

l'fr* Sffiln; Scanda^lw; Scandalo; Scandella (?); 
Scender €; TraAcsnd&rf.. 

afteenslétie laL ASf'ENMròNB(M) da ascèn- 
BUS - p-p- di A.HCKNDERK - salire (v. Ascen- 
d/ere). — L'atto del .salire. — Nella Chiesa 
dicesì coai la salita df i\, C, al cielo, e II 
giorno nel quale si celebra quest'avveni- 
nien to. 

aiwéia dal UiL abcÈssa femminile di 
A8i ÈNsìt's - p, p. dì AtìCKNDERE - salire (v. 
Accendere). — Salita; ma solo dello stile 
poeti cri 

aseèggo dal hd. ABHrfessua composto di 
ABS diu particella iodicante separazione, 
e cfe.'?sos - ;i,f/. di ckI»kre - allontanarsi, 
ritirnrsi (v, Cnd^re). — Propriamente è la 
disgregazione delle molecole di un organo 
e la loro decomposi zinnie in materie pu- 
tride; ma comunemente si adopera per si- 
gniticare la enfiatura a tumore che ne re- 
sulta* Sinon, di Postema. 

ascètA dal ffr. ASKIh^TBS propr. chi fa 
esentiti, da a?<kko t^^rrvitare, — Que' che 
esercita abitualmente h» spirito con pre- 
ghiere e devoto meditazioni. 

Derlr. AèrMico; Aiceiiimo. 



àscia^ àsce prov. apcha per acha; /r. 
hache; sp. hacha; port. acha: dal lai, 
ÀSCIA (== angs. acas, aex. Ut. jEKSZ-ìSy 
gr. axì-ne), che trae dalla rad. ak pene- 
trare (v. Ago), ond'anche il m. a. ted. hat- 
sche, hAsche, da cui lo spagnuolo e il 
francese debbono avere attinta l'aspirata 
iniziale (h) : voci quindi evidentemente af- 
fini all'a. a. ted. hacchus, racco = m.a. ted. 
ACKB8, mod. AX-T (la t non appartiene alla 
radice) a^cia, scure; SLÌTangs. haccan {ingl. 
HACK), ted, ACKBN fendere, tagliare. 

Strumento di ferro con manico e con filo 
tagliente, per digrossare, ripulire ed egua- 
gliare la superfìcie del legname. 

Cfr. Accétta ed Azza. 

ascialóne accrescitivo di axàlis formato 
sul lat. ÀX18 asse, ond' anche l'a.,/r. ais- 
sel. — Voce di dial. lucchese. Legno che 
si conficca negli stili delle fabbriche. 

asciòlTere dal lat. ab-sòlverb sciogliere^ 
sottinteso jejùnium digiuno (v. AssolnsereY 

— Colazione della mattina, come chi di- 
cesse lo Sciogliere del digiuno. 

ascile gr. askìtes da askòs otre di pelle. 

— Idropisia del basso ventre: cosi detta 
dalla somiglianza del ventre idropico con 
un otre gonfiato. 

asciugare prov. eisugar, asugar; fr. 
essuyer; np. enjugar; port. enxugar: 
connesso al lat. exsioere - supin. bx-suc- 
TUM - succhiare intieramente, comp. della 
partic. EX da, fuori e SUCCUS o srcus 
umore, cosa liquida, onde ne' bassi tempi 
si fece Ex-srcÀRE e sictiàrb, da cui Vit. 
suzzare (v. Siwco e cfr. Suggere). — To- 
glier via l'umidità dalle cose molli, Dis- 
seccare. — Riferito a sudore e lacrime 
Tergere. — Hifess. Perdere l'umidità. 

Deriv. Asciugaménto; Asciugatóio; Asciugatura; 
Prosciugare; Rasciugare. Cir. Asciutto; Prosciutto; 
Succhiare; Suzzare. 

asciutto 2ìrov. eissug; fr. essui, sp» 
enjuto; pori, enxuto: dal ^a/. bxsùCTUS 

— p. p. di EXSi'GERE - (v. Asciugare). — 
Asciugato, Secco, contrario di Molle, di 
Umido; aggiunto a uomo o ad altro ani- 
male o ad alcun membro, Magro, Maci- 
lente, Stenuato; fig. Meschino e senza mo- 
neta, altrimenti Arso; detto di alcuna 
composizione o scrittura Pi*iva d'ornato; 
di discorso o risposta Breve, Conciso, 
Senza diffondersi (p. es. rispose asciutto 
asciutto di no); di vino Che lascia la bocca 
secca, come avviene dei vini amarognoli 
e alquanto acrigni. 

Deriv. Asciuttamente =: Brevemente; Asciuttare 
= Asciugare; Asciuttézza; A8ciutt(fre=: Hiccitk. 

ascoltare prov. escoltar ; fr. ócouter; 
a. sp. ascuchar = mod. escuchar; port. 
esentar: dal lat. auscultare per Ausi- 
cul(i)tàre da ausicula (= aurìcula) di- 
minutivo di ÀlJSis (= gr. otti) antic. per 
ÀURis orecchio (v. q. v.). — Porgere atten- 



ascéndere] 



tamente l'orecchio, Stare a udire con at- 
tenzione. 

Deriv. AMcólta = Scolta; Aacoìtàbile; Ascolta- 
ménto; Ascoltante; A8coUat(fre'tr{ce; AicoUazidne; 
AmcóUo nelle frasi u Dare o Porgere ascolto » 
■ Stare o Mettersi in ascolto ». 

ascéndere prov. escondre; cat. escon- 
dir; sp. e port. esconder: dal lat. abs- 

CÒN-DBRE - HUpin. ABSCÒNDITUM, ABSCÒN- 

8UM - formato dalla partic. abs da, che 
indica separazione, allontanamento, con 
indicante mezzo o completezza di azione, 
e DÈRE che rappresenta la rad. dha poiTe, 
ridurre^ fare, propr. rnettere in disparte. 
^ Cfr. il lai. ÀB-DERB allontanare dal guardo, 
nascondere (v. Addizione e cfr. Teca). — Sot- 
trarre allo sguardo, Fare sparire, Oc- 
cultare. 

Deriv. Ascondiglio; Ascondiménto ; Ascóso e 
Ascóato; Nascótidere. Cfr. Recòndito. 

ascrittizio lai. ascriptìctus da ascrì- 
BERE inscrivere. — Di recente inscritto e 
si disse presso i Romani dei soldati da 
poco levati, e degli Dei non per origine, 
ma per apoteosi. 

ascrìrere lat. asgrìbere comp. di ad a 
e 8CRÌBERB scrivere (v. q. v.). — Propr. Ag- 
giungere scrivendo, indi Annoverare, At- 
tribuire, Imputare. 

Deriv. Ascrittizio; Ascritto; Ascrizióne. 

asèllo dal lat. askllus asinelio (v. Asino). 
— Specie di pesce spinoso del genere ^ado, 
di color bianchiccio, con la coda divisa 
in due lobi, le linee laterali nere ed al 
fianco sinistro una striscia bruna: cosi 
detto dal colore della squama, che ricorda 
il dorso di un asino {cfr. Nasello). 

asfalto dal gr. àsphaltos, che proba- 
bilmente è parola straniera. — Bitume di 
Giudea, che è una materia combustibile 
simile alla pece. 

Deriv. Asfàltico; A^ltide =^ìfome antico del 
Lago di Sodoma o Mar Morto; A^altfte. 

asfissia gr. asphyxìa comp, di À priva- 
tivo e SPHYZEIN battere, onde sphvqmòs 
polso (cfr. Sfigmografo). — Sospensione 
delle funzioni cardiache e cerebrali per 
ingombro dei canali aerei o per respira- 
zione di gas deleteri o per altre cause, 
che si annuncia colla cessazione del polso. 

Deriv. Asfissiato; AtfiUico. 

asfodèlo e asfodillo dal gr. asphòdelos 
parola orientale. — Genere di piante della 
specie delle gigli acee, conosciute anche 
col nome di Asta regia o Scettro di re. 

asilo gr. àsylon da àsylos non posto 
a sacco, sacro, inviolabile, voce composta 
della partic. a negativ. e sylào tolgo a 
fona, rubo. — Cosi venne anticamente 
appellato ogni luogo sacro, come gli al- 
tari, le tombe degli eroi, i boschi dedicati 
a una divinità e nel medio evo le chiese, 
i conventi e simili, dove si rifugiavano 
coloro che erano minacciati dal rigore 
delle leggi od oppressi dalla violenza dei 



— 91 — [asindeto 

tiranni, e dal quale non si poteva togliere 
a forza chi vi si rifugiava. Questo co- 
stume, istituito in origine specialmente 
per mettere al coperto gli autori di omi- 
cidio involontario, lo troviamo in Grecia 
ed in Roma e si mantenne poi durante 
tutta la età di mezzo, fino a che i so- 
vrani, per mettere un argine alla licenza 
favorita da cotal sorta di privilegi, non 
l'ebbero limitato ad alcuni luoghi sol- 
tanto, per poi sopprimerlo intieramente. 
— Oggi vale genericam. Ricovero dove 
alcuno trovi protezione, difesa e sovve- 
nimento ne* suoi bisogni. 

asindeto gr. asyndbton comp. di a pri- 
vativo e 8YNDE1N collegare (sYN con e de in 
legare). — Figura rettorica, per la quale, 
afiin di riescire più concisi ed efficaci, si 
sopprimono tra i vari incisi del periodo 
le congiunzioni. 

Deriv. Asindètico; Asindetònico. 
àsino pr. asne; fr, àne per asne; sp, 
e port. asno; cai. ose per osne: dal lat. 
ÀSINU8, voce probabilmente semitica (cfr. 
ebr. ATHÒN asina), che trova forme paral- 
lele in quasi tutte le lingue europee: gr. 
ònos che sta per òsnos; nel germanico: 
a.n.ted. asni; a.a.ted. esil, mod. Esel; 
\got. asilus; angs. asal, esol (ingl. ass); 
nello slavo: a.sl. osilu; russ. oselu; poi. 
! osiel, osiol; 6oem. osel; Ut. àsilas; leti, 
I éselis; nel colto: irl. assai; ceVnò. assen; 
j comov. as e n; arem, as e nn;6a«éf. 6re^. azen: 
I delle quali forme alcune vanno sul lat. 
À8INUS, e le più sul dìmin. asèllus. — Il 
Benfey e il Pictet pensano che il nome 
greco, non avendo un prototipo indo-ira- 
nico, sia di provenienza semitica e si 
rapportano per T origine alPeòr. atana 
I camminare lent<imente, a piccoli passi, d'onde 
ÒTNOS, ÒSNOS, ÒNOS. Il Weber invece an- 
noda ASINUS al sscr. ASITAS grigio, cinereo 
(ÀSAS = terf. AscHE cenere) e il gr. ònos 
al sscr, ÀNAS (= lat. ONÙs) carico (cfr. Ona- 
gro) — Noto quadrupede dalle lunghe orec- 
chie, originario de'gi'andi deserti della Tar- 
taria meridionale, di sua natura lento e 
paziente. È stato preso come simbolo della 
tardità di ingegno, dell'ignoranza, della 
inciviltà e si usa spesso figurat. per indi- 
care l'uomo Zotico, Ignorante, Incivile. 

Deriv. Asineggiàre; AsinHlo; Asineria; Asiné- 
sco; Asinile; Asinino; Asinire = Inasinire; Asi- 
nissimo; ofr. Astilo. 

asma dal gr. àsthma per àu-sthma o 

ÀF-STUMA dà AÀZEIN per AU-ÀZEIN, AF- 

ÀZEiN anelare, che alla pari di à-emi per 
ÀF-EMi - fut. A-Èso per AF-Èso - soffiare 
trae dalla rad. va = UÀ trasposta in av, 
AU spirare (v. Vento e cfr. Aere). — Ane- 
lito frequente, affannoso. 
Deriv. Ansimare; Asmàtico. 

àsola dal lat. ànsula occhiello (nelle 
corregge de' calzolari) dimin. di ansa ansa 



aSolàre] — 92 — 

(v. Ansa). — Voce di dial. Occhiello nel 
vestito, attraverso al quale si passa un 
legaccio. Il Redi dà àsola come voce are- 
tina significante: Orlo di seta delle due 
estremità dell'occhiello (Caix). 

aàoiàre cfr. ap. sollar per asollar 
soffiare (?). Il Caix lo crede corrotto dal 
lat, RXHALÀRB spirare (v. Alitare). Nel 
sanscrito ewi asu spirito, soffio, che po- 
trebbe dare la chiave del significato {arm. 
BSEL parlare): ma però manca qualsiasi 
intermedio per ammettere un avvicina- 
mento. — Quel ricorrere che a volta a 
volta fa il vento, che non spira di conti- 
nuo; per estens. Andare a prendere un 
po' d' aria fresca ; e fig. Rigirare intomo 
a un luogo frequentemente. — « Asolarsi > 
Stare in luogo aperto ed arioso per go- 
dere del fresco e delParia. 

Deriv. sxholo = Soffio, Alito, e dioesi del vento 
estivo quando soffia dolcemente. 

aspàraglo rum. spar anga; fr. asperge; 
sp. esparrago; pori, espargo; {ted. Spar- 
ge 1): dal lat. A8PÀRAGUS e più tardi spà- 
RAGUS dal gr. aspAragos, atiic. asphàra- 
G08, voce facilmente proveniente dalla 
Persia: cfr.^r*. ^pbregh (= zend. ^pa- 
Rega) punta, dentello; mod. pers. A-^PARAG 
nome di certa specie d'erba per tingere. 
A-^PARAG»AN basilico: cosi detto per al- 
cuni dalla forma frastagliata dei germo- 
gli: ma altri collega a una radice indo- 
europea SPARG gonfiare^ germogliare, che 
vuoisi essere nel sscr. sparga germoglio, 
getto, nello zend. ^^paregha germoglio (e 
punta del dardo) fra-<;paregha tenero ram- 
pollo, nel Ut. SPURGAS germoglio, gemma, 
nodo (nelle piante), sproga rampollo, e nel 
gr. SPARGÀO, SPHARAGÈO ambo significanti 
esser turgido e il primo anche esser lussu- 
reggiante. — Genere di piante, dei cui 
turgidi germogli si fa gran consumo in 
Europa, e di cui varie specie portano spine 
che lacerano; con lo stelo erbaceo, diritto, 
a rami aperti e di aspetto lussureggiante. 
Fig. dicesi a Uomo assai alto di persona 
e secco. 

Deriv. Asparagéto; Spàragio. 

aspèrgere lat. aspèrgere - supin. aspèr- 
flUM - spruzzare, composto della partic. ad 
a e spàrgere gettar qua e là (v. Spargere). 
— Bagnare, Spruzzare leggermente. 

Deriv. Aspergere; Aspersióne; Asperso; Asper- 
sorio. 

aspèrges Voce pretta latina usata dal 
volgo a mo' di sostantivo per Aspersorio 
e Atto dell'aspergere, e preso dalle parole 
del salmo 50. Asperges me, domine ecc. 
{adergi me, o Signore), che suole il sacer- 
dote pronunziare nell'atto di benedire col- 
r acqua santa. 

asperità dal lat. A8peritàte(m) astratto 
di ÀSPBR aspro, ruvido (v. Aspro). — A- 
sprezza, Ruvidezza; Scabrosità. 



[aspèrrimo 



aspèrrimo lat. aspèrrimus superi, di 
ÀSPBR aspro. — Oltremodo aspro. 

aspersòrio dal lat. aspèrgere - supin. 
ASPÈRSUM - spruzzare. — L'aspersorio fu 
uno dei simboli propri del Pontefice Mas- 
simo dei Romani, che serviva per spruz- 
zare Pacqua lustrale, e del qusuie non si 
conosce il vero nome latino, ma che i mo- 
derni scrittori chiamarono aspergillum. 
L'uso di purificare coir aspersione del- 
l'acqua risale ai tempi pagani. Anche al- 
lora si soleva all'ingresso del tempio 
porre dell'acqua in vasi di pietra per la- 
vare ed aspergere quelli che entravano, 
onde fossero con essa lavati dai peccati, 
ritenendo che al cospetto degli Dei con- 
venisse presentarsi col corpo e coli' anima 
fiuri. I Gentili adopravano l'acqua si per 
'abluzione dei sacerdoti, delle vittime e 
degli altari, come per l'espiazione della 
commessa strage od omicidio. L'acqua lim- 
pida delle sorgenti, dei fiumi e del mare, 
era reputata sacra, perché a ciascun fonte 
o fiume fu attribuito un genio od un nu- 
me, ovvero perché gli antichi riguardavano 
i fonti ed i fiumi come i primi e massimi 
fra gli dei; perciò Virgilio chiama sacri 
ì fonti e sacra Teocrito chiama l'acqua. 
( Virg. Eneid. VU, 84-Teocr. IdUl. YU, 138). 
(Presso i Romani vi era l'uso per attirar 
gente al teatro, di aggiungere talvolta 
allo spettacolo un'aspersione - lat. spàr- 
sio - artificiale di acque odorose, che si 
faceva per mezzo di tubi e di meccanismi). 
aspettare dal lat. aspectàre frequen- 
tativ. e intensiv. di aspìcbrb - supin, aspèc- 
TUM - guardare, stare rivolto verso qualche 
parte, composto della partic. ad a verso e 
spÌckre guardare: propr. guardare fre- 
quentemente, oppure attentamente. Anche il 
ted. WÀRTEN vale guardare e aspettare. 

— Attendere pazientemente senza muo- 
versi, quasi coll'occhio intento, verso la 
cosa o la persona che deve arrivare. 

Deriv. AspéUaménto; Aspettativa; Aspettazióne; 
Aspetto (p. 68. Sala di aspetto; in music. Battuta 
d* aspetto; e la frase di caccia u Stare all' a- 
spetto n). 

aspètto lai. ASPÈCTUS da aspìcio - supin. 
ASPÈCTUM - guardo, composto della parate. 
AD a e SPicio guardo (v. Specie). — 1. Sguar- 
do, Vista; per estens. Sembiante, Figura, 
Apparenza, od anche La parte da cui si 
guarda checchessia, e II modo in cui ai 
considera una cosa. — 2. Aspettamento; 
Aspettazione (v. Aspettare). 

àspide lat. àspis - acc. àspidem - dal gr. 
A8PÌ8 - acc. aspìda - che vale anche scìido. 

— Specie di serpentello velenoso della fa- 
miglia della vipera comune, caratterizzata 
da piastre trasversali sotto il ventre e da 
due ordini di mezze piastre sotto la coda; 
fig. Persona triste, maligna. 

aspirare lat. aspirare, composto della 



aspo] 

partic. AD a, verso e spirare soffiare, ti- 
rare il fiato, e anche mandarlo fuori (v. 
Spirare). — Tirare il fiato a sé; detto di 
pompe e simili ordigni Fare il vuoto, At- 
tirare a sé liquidi; riferito a pronunzia 
Mandar fuori le parole con un certo soffio. 
Vale anche fig. Desiderare vivamente una 
cosa studiandosi di ottenerla (assimilata 
la brama, il desio a un soffio di vento). 

Deriy. AMpirànte; Aapiratfvo; Aspircust^ne. 

aspo e nàspo a.fr. hasple; sp. aspe: 
dall*a. a. ted. haspa, haspil, tnod, Haspbl, 
che valgono il medesimo. — Noto stru- 
mento usato dalle nostre massaie per far 
le matasse. 

Deriv. Inaspàre; Nàtpo. 

asportare lai. asportare composto di 
ABS da e PORTARE portare (v. q. v.). — Por- 
tar via. Portare in altro luogo. 

Deriv. ABportìLbiU; Atportazìóne. 

aspro prov. aspre; fr. apre; 9p. e pori. 
aspero: dal lai, àsperum, che da taluni 
vuoisi detto per àcspbrum, dalla rad, ak, 
AK8 penetrare, pungere, parallela alla sscr. 
\(f che è in a gì va spiacevole (v. Ago). 

— Spiacevole al palato; Ruvido al tatto, e 
metaf. Rozzo, Austero, Rigoroso, Inflessi- 
bile, Molesto. 

Deriv. Asprézza (= Aiperità); Asprigno; Aspri- 
no; Imupriré {z= Esasperare). 

issa (fetida) corruzione del lat. làser 
(foètidum) con la caduta di l iniziale 
scambiata per l'articolo determinato (c/r. 
Avello). (In sanscrito dicesi kesara che 
trova la sua ragione in kshara che ha sa- 
pore caustico, acre), — Pianta che nasce in 
Oriente, dalla quale si estrae una resina 
compattissima d'ingratissimo odore, usata 
in medicina come potente eccitante. V è 
anche un' Assa odorosa detta Benzoino. 

assaettare composto della partic. ad e 
SAETTARE ferir ai soletta, colpire a mo^ di 
saetta. — Si usa nelle frasi popolari « Puzzo 
che assaetta ^ che vale Puzzo tale che col- 
pisce (orribilmente il naso). « Assaettare 
dalla fame e dalla sete > Essere crudel- 
mente punto dalla fame o dalla sete (come 
da saetta). « Che io assaetti » è locuzione 
imprecativa che si adopera per trovare 
maggior fede: quasi dica: Che io muoia 
di saetta. — Rifles. vale pure Inquietarsi, 
Arrabbiarsi, Travagliarsi, Affaticarsi (for- 
se per similitudine del Muoversi convulso 
di persona ferita). — « Tempo assaettato ^ 
equivale a tempestoso. 

Deriv. Assasttaménio; Assaettato = Tristo; Ma- 
gro, ovvero serve come di rinforzo al sifiiifioato: 
p. es. questa roba 2 cara assaettata <doò maledet- 
lamente cara. 

assaggiare composto di ad e saggiare, 
denominativo di 8ÀG<»io, che trae dal b. 
lai. EXAGiUM esperimento, dal class, bxìgbre 
pesare, esaminare (v. Esigere e cfr. Saggio). 

— Tentare, Provare specialmente il gusto 



93 -- [assai 

• di una vivanda o di un liquore, atìsapo- 
randone leggermente. 

Dùriv. Assaggiaménto; Aasaggiatiira^ Ans^^ffnitì. 

assai prov. assatz; fr. assez: anf, hjk 
asaz; port. assaz. — È voce altrmtn. dal 
lat. AD sÀTis a-bastanza (v. Saziti):. — Si- 
nonimo di Sufficientemente, da i uf ai di- 
stingue, perocché includa la iden li i ■mag- 
giore estensione e di quantità inrlotenni- 
nata: onde trapassò anche al uigniticato 
di Molto. 

Deriv. Assaissimo. 

assalire prov. assalhir; fr. Ansai Ili r; 
sp. assalir: dal b. lat. ad-salìhk ^lump. 
della partic, ad a, verso e SALtui-: sifìfarr*^ 
balzare (v. Salire). — Andare alliì v^Ain di 
checchessia ed anche Avventargli :^ì r^^n- 
tro con animo risoluto di offenfE+'ir*: fir/. 
Farsi contro alcuno con parole <j M^rìtU 
violenti e ingiuriosi. 

Deriv. Assaliménto ; Assalit^fre-trCce ; AasfiUo 
(prov. assaltz; fr. assaat; cai. assalti ap, t^unìtQ; 
pori, assalto). 

assaltare pori, assaltar: dal ^t^ xu a. 
verso e saltare intens. di salìrk - mpin^ 
SÀLTUM - saltare, balzare (v. SaìkxreK — B 
sinonimo di Assalire, ma esprimi' ine>^lii]i 
l'impeto violento dell'aggressore. 

assassino prov. assassis e arisD^^ìsf; 
fr. assassin; sp. asesino; pow. h sfati- 
si no: dal b,lat. A88A88I, assesinu a mis- 
sini e ANSE88I8 {gr. mod. ghAsii) * he vìpnf^ 
dall'araft. hasciàscin o hascisc j\ aimio 
di una tribù fra Damasco e AtUiurliin^ 
che sotto gli ordini di un suo cajHi detto 
il Veglio della Montagna, cui eraiii legati 
con giuramento ed ubbidivano ciei ruiiente, 
portava da per tutto ruberie e ui.cìsioni. 
lina tale denominazione dicesi es??< re [tìj- 
venuta dall'uso che i seguaci del ^'^etchio 
facevano di una bevanda inebriaah^ tratta 
dal HASCISC, ossia dalle foglie del hi i Hunpii 
indiana {arab. hascisc erba secca, (^notìto 
nome sotto la forma assaci pasan in Oc* 
cidente dopo la presa di Gerusaleraiur' thtta 
dai crociati nel 1099 ed in breif ve? me 
adottata più che altro per espriitn^rc il 
Grassatore o Malandidno, che sta alla Timi- 
da, e assalta i viandanti, per torre li^n» hi 
roba e la vita, ed anche Satellite? Srht^- 
rano. Cagnotto. 

Deriv. Assassinare; AssassinescaminU ; Asma* 
sinio. 

asse 1. fr. axe (essieu), ant. hìs; sp. 
eje: port. eixe. — Nel senso di IVnùo o 
Stilo, intorno a cui si muove utul ^lern, 
trae dal lat. Àxis - acc. àxem - (=.'p^ k\*ìS. 
a. a. ted. ahsA, mod. achse, b'i. ahj^IkU 
dalla rad. ao, ags, che ha il ^ens^n tVì 
muovere, andare, spingere, guidare^ = j i ni' h lì - 
che il sscr. àksha asse, ruota, otun» i Vii- 
nicek): cosi detta perché serve ni mnx'ì- 
mento e fa in qualche modo da gii irla, iìti 
freno (cfr. Agile, Agire). 

2. Vaie anche Legno segato per lo huiijo 



assediare] 



— 94 — 



[asségno 



dell'albero, della grossezza di tre dita al 
più, e in questo senso confronta col lat. 
Àxis, Àssis, che il Georges trae dalla stessa 
radice del gr. àg-numi frangere^ spezzare, 
ÀG-MA frammento, 

Deriv. A»»icina; A68icèlla; Assito, Cfr. Asèt- 
rllla, 

3. Questa voce designò inoltre una Mo- 
neta di rame del peso di dodici once, os- 
sia di una libbra, che i Romani dissero 
AS (i Greci Èis, dial, doric. bs, dial. tarent. 
AS), che propriamente significa uno. Essa 
trae dalla radice indo-europea ak vedere, 
che è pure nel sacr. aksa, àksi occhio, onde 
il senso primitivo di occhio (ossia il pun- 
tino) del dado, e poi il numero uno. Presso 
i Romani stette a rappresentare V unità 
monetaria: onde la voce stessa dette pure 
r idea deir intiero e si usò per indicare 
una Università o Totalità di beni. Egli è 
per ciò che i legali dicono ancora < Asse 
ereditario » per denotare tutta T eredità, 
cioè il complesso dei diritti e degli ob- 
blighi lasciati da un defunto. (Altri com- 
para AS ad iE8 rame e metaf. moneta, che 
confronta col sscr, ayas metallo). 

assediare prov, asetjar; fr. assiéger; 
«p. asedi ar; port. assediar: dal lat. SB- 
DÈRE sedere, posarsi, fermarsi, mediante 
una presunta forma di h. lat. sbdiàrb, 
prefissa la par tic, ad. I Latini dissero 
OB8IDÈRB composto della partic. OB innanzi 
e SEDÈRR (v. Sedere). — Lo accamparsi 
che fa un esercito innanzi a un luogo di- 
feso per espugnarlo; L'affollarsi di gente 
intorno a una persona o a una cosa; fig. 
Importunare, Molestare. 

Deriv. Assedio (ant. A8sèggio)\ AssediaUfre-trfce. 

assegnare dal lat, assignàrb composto 
della partic, ad a e signAre segnare, sug- 
gellare e indi fissare, stabilire, da sÌGNUM 
segno, impronta, sigillo (v. Segno). — Co- 
stituire una somma o disporre di una cosa 
in favore di una data persona o per un 
fine determinato ; Fissare, Stabilire modi, 
condizioni, termini ecc. a cui altri deve 
uniformarsi; Attribuire. 

Deriv. Assegnàbile; Assegnamènto; Assegnato; 
Assegnazióne; Asségno. 

assegnamènto da assegnare, che fra 
gli altri ha pure il senso di attribuire ad 
alcuno, stabàire, — Rendita assicurata; 
Rendita vitalizia e a termini fissi; e fi^. 
Aspettativa, Speranza, Conto, Capitale, 
onde la maniera < Fare assegnamento so- 
pra una persona o sopra una cosa » = Fon- 
dar sovr'essa le sue speranze, Contarci. 

assegnato p. p. di assegnare che ha 
pure il senso di fissare, determinare (cfr. 
Assegno). — Come agg. Moderato; Che 
spende con regola e misura. Come sost. 
Specie di carta monetata francese, paga- 
bile colla vendita de' beni nazionali (fr. 
assignat), usata al termine dello scorso 
secolo. 



asségno lo stesso che assegnamento nel 
senso di rendita fissa (v. Assegnare), — Som- 
ma assegnata. Rendita a termini fissi, 
Provvisione. 

assemblèa dal fr. assemblée che è il 
p. p, di assembler unire insieme, dal prov, 
ASEMBLE, =/r. ensemble assieme, compo- 
sto del lat. AD a e sìmul, che vale lo stesso, 
onde un verbo assimulàre (v. Insieme), 
— Adunanza di persone in un determi- 
nato luogo per far parlamento, discutere 
e risolvere cose di alto affare (cfr. Assem- 
brare). 

assembraménto da assembrare unire in- 
sieme. — Ragunanza di persone, ma spesso 
con mire sinistre (cfr. Assemblea), 

assembrare dal prov, assemblar (=/r. 
assembler) unire insieme, che trae da 
asemble =s fr. e a. sp, ensemble, port, 
ensembre, a.it. insembre insieme (v. q. 
voce). — Adunare insieme. Raccogliere, 
Unire. 

Deriv. Assembraménto e ofr. Assemblèa. 

assennare da sénno giudizio, accorgi- 
mento, prefissa la par^ib. ad indicante meta, 
fine. — Ridurre alla ragione ; Ammonire, 
Far cauto. 

Deriv. Assennato. 

assennato Che ha o dimostra sénno, 
giudizio, prudenza, maturità. 
Deriv. Assennatézza. 

assènso lat, assènsus da assentire es- 
sere del medesimo avviso (v. Assentire). — 
Acquietamento della mente a una cosa che 
vien proposta o affermata; Approvazione, 
Atto col quale si consente. 

assentàre 1. da assènte e vale Allon- 
tanai*e. 

2. Si usò anche per Adulare, Piaggiare: 

I ed è il lat. assentàre - intens. di assbn- 

' tire - consentire: onde il senso di dare ad 

alcuno ragione in tutto, pur di andargli 

a' versi, 

assènte lat. absèntem p.p. dì abèsse 
esser lontano, composto di ab o abs da, 
particella indicante allontanamento ed 
ÈSSE essere. — Che è lontano da qualche 
luogo. 

Deriv. ^88entdr0 = Allontanare; Assènza, 

assentire dal lat. assentire - supin, as- 
SÈNSUM - composto di ad a e sentire sen- 
tire, opinare (v. Sentire). — Convenire in 
ciò che altri ha fatto o propone di fare; 
Approvare; Permettere. 

Deriv. Assènso; Assentimento, 

assento sp. ASiENTO da asentar = a.fr. 
ASSENTER, composto della partic. ad e sen- 
tàrb = sp. e prov. sbntar porre, posare, 
che trae dal lat. sedére sedere, mediante 
il participio sedèntem, che fa supporre un 
verbo sedentàre. — Voce di dial. Sede. 

assènzio dal lat. absìnthium e questo dal 
gr. absinthion = àpsinthos, che gli an- 
tichi pretesero spiegare col gr. a negativo. 



asserèlla-o] 



— 96 — 



[assereràre 



e psÌnthos diletto, cioè che non reca diletto, 
spiacevole. Altri prendendo ragione dalla 
forma popolare aspìnthion ritenuta come 
primogenita, accostano bIssct. aciv-a (onde 
A^VA, a<j:pa, asp) «-piacevole, pericoloso {cfr. 
Aspro), con una finale inthos, che ritro- 
vasi nel nome di altre piante, come in 
Cerinto, Erehinto, Terebinto ecc. Il nome 
ebraico dell'assenzio deriva da una radice 
che significa esecrare e il Deuteronomio 
pone questa pianta fra i veleni. — Specie 
di pianticella erbacea di sapore amaris- 
Simo e in certe proporzioni anche dannoso. 

asserèlla-o dimin. di àssero (v. q. v.). 

asserire dal lai. assèrere - supin. as- 
8ÈRTUM - composto della |wir/?i;. ad a indi- 
cante scopo e sÈRBRE che vale intrecciare e 
quindi discorrere, giacché i discorsi non 
sieno che parole e concetti intrecciati. 
— Aft'ermare la verità di una cosa, però 
senza dimostrare. Qual concetto del resto 
può forse anche meglio desumersi dal si- 
gnificato naturale di assèrere, che è 
quello di annettere a sé e quindi far pro- 
prio, onde il senso figurato di arrogarsi 
uiC opinione, sostenerla come vera. 

Deriv. Aaservto; Asseritóre-trice; Assèrto; As- 
sertivo; Assertòrio; Asstrzi<Sne. 

àssero del lat. àsser = Àssis tavola, 
stanga, coibente (v. Asse 2). — Travicello, 
Stanga. 

Deriv. Asserlllci-o. 

asserpolarsi Torcersi a guisa di sèrpe 
{dimin. sÈRPOLo). 

asserragliare da serràglio chiusura (v. 
Serrare). — Mettere sbarra per impedire il 
passo : che oggi non bene dicono Barricare. 

assessóre lat. assessòrbm comp. della 
partic. AD a, presso e sèssor chi sta seduto 
formato sulla stessa base di SÈssus p. p. 
di 8ÈDBO sto a sedere (v. Sedere). — Presso 
i Romani cosi furono detti i giureconsulti 
che assistevano ne' giudizi i magistrati, 
che non avevano il potere di giudicare 
soli, e ciò perché sedevano a fianco del 
giudice, che li chiamava. — In generale 
dicesi di chi è incaricato di assistere e 
consigliare il presidente di un collegio. 

Deriv. Assessorato. 

assestare (ant. sestàre) «/). asestar (v. 
Sesto). — Porre a sesto, cioè al suo posto, 
Mettere in buon ordine. Aggiustare per 
l'appunto. 

Deriv. Assestamènto; Assestatézza; Assestato. 

assettare 1. prov. assetar porsi a ta- 
vola; a. fr. assetter disporre, ordinare 
(onde ass lette situazione, stato). Alcuni 
propongono come etimo settbn (= a.a.ted. 
SEZZEN, mod. SBTZEN, got. satjan) collo- 
care e il Diez il lat. (ad-)secàre tagliare, 
dividere, mediante una forma (ad)skctàre, 
confrontando V a.a.ted. skbran taxfliare, 
con SKERJAN spartire, ordinare. Meglio lo 
Storm da una supposta forma lat. assk- 



DiTÀRB (onde assed'tare) da sèdeo **'tffpi 
(v. Sedere): e di fatti il significato origi- 
nale dev' essere quello di porre a s^dtrdj 
che appare nel provenzale e tuttora j'ì- 
mane nel dialetto siciliano. — Dare hU(* 
cose il posto che loro conviene, Diap<>iTe, 
Assestare, Acconciare. 

Deriv. Assettaménto; Assettat(fre-trtce; Aìhi na- 
tura; Assettino; Assètto; Rassettare. 

2. Vale pure Castrare: ed allora iM'ne 
sta la riferita derivazione proposta 'ìid 
Diez. 

asseverare lat. asseverare comp *^ tu 
della partic. ad a e sevèrus grave, st tio: 
propr. dir con serietà (cfr. Severo e St^t'i'/). 
— Affermare con solennità. 

Deriv. Assever aménto; Asseveranza; Assérct'a- 
tivo; Asseverazione. 

assiderare Gli astrologi dissero siuK- 
RÀRE (da sìdus - plur. sìdera - a^tro\ km- 
hire V influsso degli astri e sideràtio la tn- 
fluenza subitanea attribuita a un cw^roaupra 
la vita o la salute di una persona {v, *s/- 
deralé) ed indi fu presa questa voce ♦Ui 
medici per esprimere lo stato d' impi av- 
viso svenimento prodotto da certe ma- 
lattie, che sembrano colpire gli organi 
colla celerità del lampo o del fulmine, 
come V apoplessia; attribuito altra vi^ltn 
alla influenza malefica degli astri. Altri 
però lo trae da sìdus preso nel senso me- 
taforico di cielo, notte. — Agghiacciare 
per freddo, per modo che restino sos^iutìi 
tutti gli atti della vita, come in ^hì, 
secondo la credulità degli antichi, ora 
colpito dal cattivo influsso degli a.^trl: 
ovvero come in chi sta esposto di nottf ai 
ciel sereno. 

Deriv. Assideramento; Assideraziéne. 

assidersi dal lat. assìdere (se) - sìijtin^ 
ASSisuM - composto della partic. au tt n 
SÌDERB porsi a sedere, verbo parallelo a 
sedére stare a sedere (v. Sedere). — Mi^r- 
tersi a sedere. 

Deriv. Assessóre; Assisa; Assise; Assiso, ^'t'r. 
Assèdio e Assiduo. 

assiduo lat. assìduus da assideo f<*:t!fpi 
vicino e fig. veglio, assisto, mi occupo ixj- 
stantemente diq. e. composto di ad a, prrasit 
e SÈDEO «e^^o ond' anche si fece SÈDI lUs^ 
diligente, attento (v. Sedere). — Si dice di 
chi per fare ripetutamente una cosa quitói 
si siede accanto; quindi Diligente, Ope- 
roso, Costante. 

Deriv. Assiduamente; Assiduità. 

assieme dal lat. ad a e sìmul. (= /ìmt, 
sama) insieme, onde assimilare remkì' 
simile, e il fr. ASSEMBLER unire insifinre 
(v. Insieme). — Lo stesso che Inait^uìt? 
cioè In compagnia, Unitamente. 

assiepare Chiudere con sièpe, ma però 
s'adopra quasi sempre al figurato e n^llo 
stile poetico; rifless. Farsi siepe, CroscoL^e 



assillo] 



— 96 — 



[a8sis<^ 



in siepe; e per similit. Affollarsi intomo 
ad una persona o a un dato luogo. 

Deriv. Assiepamento. 

assillo da asìlus (mediante una forma 
asìlius) con cui i Latini designarono il 
tafano^ insetto noiosissimo, che punzec- 
chia cavalli e buoi e li mette in furia. 
(I Greci lo dissero oistros). Ora questa 
voce in Toscana si adopra sovente nel 
senso figurato di dolore continuo e pun- 
gente e di Pensiero molesto. 

Deriv. ^««^làre = Smaniare per puntura o 
altro tormento. 

assimilare dal laL assimilare = àssi- 
MULÀBB far stmiley composto della ■partic, 
AD a e SÌMILIS simile (v. q. v.). — Dicesi 
del Convertire che un corpo organico fa 
nella propria sostanza ciò che prende allo 
estemo. Rifless. dicesi dai gramm. Il cam- 
biarsi delle consonanti in altre simili alle 
vicine, p. es. dog-ma trasformato in dom-ma. 

Deriv. Assimilabile; Assimilativo; Assimila- 
eUffié. 

assiolo e assiuolo forma diminutiva del 
laU Àsio, Àsius che vale il medesimo e 
forse è afl&ne al gr. oùs - genit. OTÒS - 
(lai. antiq. ÀUSEs) orecchio. I Greci se- 
guendo lo stesso ordine d' idee lo appella- 
rono OTÒS. — Specie di uccello di rapina 
notturno simile alla civetta, che ha la 
testa orecchiuta, e ciascuna orecchia è 
composta di sei penne rivolte innanzi. 

assioma dal gr, axìoma propr. stima che 
si fa di una cosa, da axiòo stimare, re- 
putare, e questo da AGO che propr. vale 
spingere, d'onde il senso di alzare, solle- 
vare e poi quello di pesare, che die causa 
all'altro fig. di stimare, giudicare, osser- 
vare {gr. Àxios ciò che spinge, che agisce, 
ohe ha forza, virtù, valore, meritevole, de- 
gno) (v. Agire). — Verità o Massima per 
se stessa evidente, che non ha bisogno di 
prova, di dimostrazione (perché già pro- 
vata e pesata). 

Deriv. Assiomatico. 

assisa dal prov, assire porre, onde il 
partic. ASSISE imposta, che trae a sua 
volta dal lai, assìd-ere - supin. assès- 
SUM - sedere, stare accanto (v. Sedere) per- 
ché sta presso e si assetta alla persona. 
Altri ricongiunge questa voce ad assisa 
assemblea di signori, di giudici, e spiegano 
che probabilmente in origine fu dato lo 
stesso nome al vestito dì gala, che usa- 
vasi in quelle adunanze {cfr. Assise). — Ve- 
stito uniforme per molti, per distinguere 
un ordine di persone: p. es. l'abito dei mi- 
litari, dei magistrati. Significò anche Im- 
posizione, Balzèllo (lo che perfettamente 
concorda colla prima etimologia^. 

assise prov. assiza; a./r. asise, plur. 
assises {ingl. assizes): dal 6. to. asisia 
che il Facciolati definisce: Sessioni di giu- 
dici ne^ municipi {seaaiones judicum in 
municipiis), e che deriva dal lat. assì- 



DBRB - p.p. ASSÈssus - (per mezzo del 
prov. e a.fr. ASSIRE - p,p. ASSISE -) se- 
dere ed in senso più speciale, sedere come 
giudice: sicché equivale alla voce ital. Ses- 
sione ed anche alla volgare Seduta (v. As- . 
sidersi). — In antico significò Seduta di 
un tribunale feudale, Assemblea di si- 
gnori; oggi Tribunale composto di magi- 
strati togati e di cittadini giurati, per 
giudicare dei niù gravi reati. 

assiso p.p. di ASSIDERSI. 

assistere lat assistere composto della 
partic. AD a, appresso, e sìstere fermarsi^ 
presentarsi, formato col raddoppiamento 
della radice di stare stare (v. q. v.). — - Es- 
ser presente a un atto, senza prendervi 
parte, ma per vedere, udire, far da testi- 

1 monio; transit. Star presso ad alcuno per 

i aiutarlo, soccorrerlo o altrimenti giovargli. 

' Deriv. Assistente; Assist^mta. Cfr. Consistere; 

I Desistere; Esistere; Insistere; Persistere; Resi- 
stere; Sussistere. 

I assitàto Che ha preso mal sito, cioè 
cattivo odore. 

I assito dal lat. Àssis asse, tavola: altri 
I lo dice composto della partic. ad a e siTUS 
I situato (v. Sito). — Parapetto di assi con- 
nesse insieme; Pavimento di tavole. 

asso prov., fr. e sj). as; port, az: dal lat. 
assum: probabilmente congiunto ad as 
asse, moneta di rame rappresentante presso 
i Romani l'unità monetaria (v. Asse); ma 
i secondo altri da Àssus secco, asciutto, che 
I tiene ad àreo esser arido (cfr. gr. Àzo 
, asciugare, disseccarsi) e ^g. solo, non oc- 
I compagnato (v. Arido). — Segno dell'unità 
nel giuoco dei dadi e delle carte. Di qui 
, la maniera familiare: < Lasciare in asso » 
j che vale lasciare solo, abbandonare ina- 
I spettatamente e bruscamente, presa la si- 
; militudine dall'asso, che sta solo, ed è il 
punto peggiore. I tedeschi con frase e con- 
, cetto equivalente dicono im Stich lassen 
> € lasciare in punto ». La ipotesi del Mu- 
I ratori dal b. lat. ÀBSUS campo deserto, sem- 
bra stirata e meno sicura. 
! associare lat. associare composto della 
I partic. ad a, verso e sociàre unire, da s6- 
; cius compagno (v. Socio). — Unire insieme, 
I in società, in compagnia; Accoppiare, Ap- 
' paiare; Mettere altri a parte di una cosa che 
: si fa. Rifless. Far società o associazione; 
I Farsi socio. Accettare o Prendere un' asso- 
I dazione. — Detto delle idee Unirle, Coordi- 
; narle secondo certe leggi d'analogia, o in 
I virtù di consuetudine. — « Associare un ca- 
I davere > = Accompagnarlo alla sepoltura. 
I Deriv. Associabile; Assodamento; Associato; 
Associatore; Associazione. 

assodare Far sòdo = duro checchessia; 
per metaf. Fermare, Stabilire, CJonfermare. 

Deriv. Assodamento. 

assoggettare Render soggètto, cioè sot- 
toposto (prefissa la partic. ad), Sottomettere. 

Deriv. Assoggettamènto. 



i.yw.1 'vjfJFW V'f^ ■; fc '* 



assolare 



— 97 — 



[assorbito 



assolare Esporre al sóle, Tenere espo- 
sto al sole. 

Deriv. Aaaolatio = Esposto a mezzogiorno; 
Assolato z=PeTooBao dal sole, Esposto al sole. 

assolatfo v. Assolare. 

assoldare da sòldo moneta (v. Soldo). 
— Ricevere al proprio servizio con pro- 
messa di mercede: e dicesi segnatamente 
del servizio militare. 

Deriv. Assoldaménto. 

assolutaménte da assoluto, che a let- 
tera Yale prosciolto. — In modo generico 
(ossia sciolto da confronti, da particolari); 
Con certezza (cioè libero da dubbi); e si- 
mili altri significati. 

assoluto lat. absolùtus p.p. di absòl- 
VERE sciogliere, liberare (v. Assolvere^ Scio- 
gliere). — Libero, Indipendente, ossia pro- 
sciolto da vincoli, limitazioni, ecc. 

Deriv. Assolutaménte; Assolutista; Assolutismo; 
ÀSiolutòrio-a; Assoluzione. 

assoluzióne lat. ABSOLUTiÒNB(M)|>ro«c?'b- 
glimento. — L'atto di assolvere. 

assòlyere /r. assoldre, assoudre, ab- 
soudre: sp. e port. absolver: dal lat. 

ABSÓLVERE - p.p. ABSOLÙTUS - COmp. di 

AB da e SOLVERE sciogliere (v. q. v.}. — Li- 
berare da checchessia, Dichiarare uno per- 
donato o innocente. 
Deriv. Assolviménto; p. p. Assolato. 

assomàre Por la sòma o carico addosso 
AD una bestia;^. Aggravare alcuno accre- 
scendogli il peso de' mali, degl'incomodi. 

assommare II Diez lo pone sotto la voce 
SÒMA, ma lo Scheler crede debba commet- 
tersi al lat. SUMMUS sommo, perché, ei dice, 
non vale sopraccaricare, ma compiere: quale 
significato però sembrerebbe anche più 
omogeneo congiungere a sómma (con la 
quale si chiudono i conti). — Ridurre a 
buon termine. Vale anche Far la somma. 
Computare. 

assonare hit. assonare ))er ad-sonàre 
rispondere a un suono, composto della jpar- 
tic. ad a e SÒNUS suono (v. q. v.). — Ren- 
der suono simile (come l'eco), ed anche 
Formare suono confuso e indistinto. 

Deriv. Assonante; Assonanza (detto per lo più 
de* versi rimati). 

assonnare Indurre (al) sonno, Addor- 
mentare; « Assonnarsi » Pigliar sonno; e 
fig. Perder tempo. 

Deriv. Assonnaménto; Assonnato (:=^ Assonnito). 

assopire composto della partic. ad e so- 
pire indur sonno (v. Sopire). — Indurre 
sopore, Addormentare; fig. Calmare. 

Deriv. Assopiménto. 

assorbire e assòrbere dal lat. absòr- 
bere -»./>. assòrptus - (germ. surpffen) 
comp. di ab da particella indicante sepa- 
razione e SÒRB-ERE sorsare, il quale con- 
fronta col gr. ROPH-ÀN, nel quale la s ini- 
ziale si è perduta in una aspirazione e 
la h trasformata in ph, come per legge 



fonetica avviene in moltissime voci (y. 
Sorbire). — Propr. è Inghiottire liquidi, 
ma vale più che altro il Succhiare o at- 
trarre che fa un corpo ne' suoi pori un li- 
quido o fluido; e dicesi pure, con sovver- 
sione d'idee, delle acque che attraggono e 
inghiottiscono checchessia (nel qual senso 
non è da raccomandarsi). 

Deriv. Assorbènte; Assorbiménto; Assòrto. 

assorbito e assòrto p. p. di assorbire. 

— Veramente è Inghiottito: ma si ado- 
pra sovente nel senso metaforico di Pro- 
fondato colla mente in qualche pensiero, 
ohe in certo modo inghiottisce tutto il suo 
essere. 

assordare e assordire Far divenir sórdo 
o Divenirlo. 

Deriv. AssordaméntO'diménto. 

assórgere dal Int. assùrgere - p.p. as- 
8ÙRCTU8 - composto della partic, ad a e 
SÙRQERE levarsi su, sorgere (v. Sorgere). 

— Levarsi in alto; Sollevarsi ; Levarsi in 
piedi innanzi a qualcuno per riverenza. 

P.p. As8(frto. 

assortire 1. /r. assortir; «p. asortir. 
Da SÒRTE o SÒRTA, che tiene al lat. SORS 
sorte, casOj destino e fig. stato , condizione 
(v. Sorta). 

1. Disporre, Ordinare più cose sorta per 
SORTA, ossia qualità per qualità. Riferito 
a bottega o negozio vale Fornirli di tutti 
gli oggetti che vi si vuol vendere, tanto 
per SORTA o qualità. 

2. Elegger per sorte; Dare in sorte. 
Deriv. Assortiménto; Assortito. 

assòrto p, p. di assorbire (v. q. v.). 

assórto p. p. di assórgere (v. q. v.). 

assottigliare dal lat. subtìlis mediante 
una supposta forma ^ìd-subtiliàre {prov. 
sotilar; a.fr. subtillier). — Far sot- 
tile, Ridurre a sottigliezza; fig. Dimi- 
nuire; parlando del corpo Estenuare, Di- 
magrare; dell'animo, dell'ingegno Rendere 
più perspicace (perché ciò che è sottile 
penetra); della terra Ridurla in minute 
particelle; del sangue Renderlo più scor- 
revole; delle tenebre Diradarle. 

Deriv. Assottigliaménto; Assottigliato; Assotti- 
gliativo; Assottigliatura. 

assuefare contratto dal lai. assuefà- 
cere = supin. assuefa CTUM, composto di 
ASSUKTUa usato, avvezzato (v. Consueto) e 
FÀCERB fare, — Far prender 1' abitudine 
ad alcuna cosa. Avvezzare. 

Deriv. Assu^atto; Assu^aziOne. 

asstimere dal lat. assùmere - p.p. as- 
SÙMPTUS -prendere su di sé, composto della 
partic. ad a e sirMERE contratto da subè- 
MERE prendere, togliere, scegliere (v. Sunto 
e cfr. Desumere e Presumere). — Prendere, 
riferito più comunemente a uffici, dignità 
ed in genere a cose morali; Prendere a 
fare una cosa 

Deriv. Assumibile; Assuntivo; Assiinto; Assun- 
tóre; Assunzióne. 



assento] — S 

assiinto dal lat. assumptus p.p.àì as- 
sùmere prendere su di sé (v. Assumere). 

— Ciò che uno ha preso sopra di sé; Ciò 
che uno prende il carico di fare, di pro- 
vare. 

assunzióne laJt. assumptiòne(2«) da as- 
SÙMFiRB prendere, trarre, eleggere (v. Assu- 
mere). — Elezione (p. es. al trono, al pon- 
tificato); quindi la festa dell'Assunzione 
di Maria, madre di Gesù, celebra la di lei 
chiamata al Cielo, ossia la sua elezione o 
esaltazione a Regina dell'Olimpo cristiano. 

assurdo lat. absùrdus composto della 
par tic. ab rfa indicante allontanamento e 
una supposta forma volg. * sÀRDUS onde 
l'antico verbo sardàre parlar saviamente, 
radice sscr. svar = suar suonare, da cui 
per esempio l'an^*r.svAR-iAN, nord,ted. SUR- 
rkn, il gr. «UR-izBiN sibilare ecc. (v. Sus- 
surro): propr. che suona male, ingrato al- 
Vorecchio, detto di voce, di suono. — Oggi 
si usa solo nel fig. per dire Che offende 
il senso comune e che ripugna ne' termini. 

Deriv. Assurdamente; Assurdità. 

asta a./r. hanste, aste; sp. asta; port. 
basta: lai. hasta picca e anche palo, che 
confronta col sscr. hastas mano, probo- 
scide, e trae dalla radice ariana had pren- 
dere: onde varrebbe: la cosa che si impu- 
gna (v. Rendere). Il Burnouf però suppone 
che il passaggio del senso di mano a quello 
di lancia sia avvenuto per la forma del 
ferro della lancia, somigliante a una mano 
distesa con le dita unite. Il Vanicek con 
altri crede invece sia detto per hansta 
dalla rad. han {sscr. iian-ti) colpire, ucci- 
dere, a cui pur congiunge il lat, hòstis 
nemico e hòstia vittima (v. Ostia), Altri 
finalmente senza preoccuparsi dell' aspi- 
rata iniziale congettura che nell' ariano 
antico possa aver avuto il senso di ramo 
d'allìero, come il ted. AsT, tanto più che 
nel linguaggio poetico non è raro il ve- 
dere adoperati nomi d'alberi per le armi 
che son fatte di quel legno, come àbies, 
pìnus, FRÀxiNUS, che si trovano usati per 
asta freccia di abete, di pino, di frassino. 

— Lunga lancia presso gli antichi, ed an- 
che Legno sottile, lungo e pulito per di- 
versi usi. — Si dice pure di molte cose che 
hanno somiglianza con un'asta. « Vendere 
all'asta » {lai. sub hasta) Vendere all'in- 
canto, perché presso i Romani soleva pian- 
tarsi un' asta in terra per indicare il luogo 
della vendita e come segno dell' autorità 
pubblica. 

Deriv. Astato; Astato; Asteggiare; Asticciuòla; 
AsticUla; Astilra; In-astàre. 

àstaco gr. àstakos = òstakos, che sem- 
bra affine al sscr. asthi, asthan == gr, 
OSTKON osso (v. Osso e cfr. Ostrica). — 
Granchio di mare. 

astante lat. adstàìstem p.pres. di adstà- 
RE fermarsi appi-esso, assistere, presentarsi, 



3 — [astèmio 

composto della partic. ad a, appresso e 
STARE fermarsi, trattenersi {v. Stare). — 
Che è presente; come sost. Quegli che as- 
siste gl'infermi negli spedali. 

astèmio dal lat. abstèmiùs comp. di abs 
da, partic. indicante allontanamento, asti- 
nenza, e antiq. tèmum, temètum vino, che 
si suppone originato da una rad, tam es- 
sere nero, rosso scuro e fig. triste, languido 
(vuoi per la ragion del colore, o vuoi per 
le sue proprietà stupefacienti), che riscon- 
trasi nel sscr, tàm-as oscurità, tàm-rà 
oscuro, color di rame, rosso cupo, TÀM-YATI 
attristarsi, languire, spossarsi, venir meno 
e d'onde pure Va.a.ted. dèm-ar {mod. Dàm- 
merung) crepuscolo, Vangs, thtm-m oscuro 

e il Ut. TAM-SÀ, TAM-SRA = a. slav, TIM-A 

oscurità {cfr. Tenebra, Timore). — Che non 
beve vino. 

astenere lat. abstinèrb composto della 
I parlic. ABS da indicante allontanamento 
I e tenére tenere (v. q. v.): pr. tener lontano, 
I — Far di meno. Privare; Kitenei-si da un 
atto e dal frequentemente ripeterlo e spe- 
cialmente dal mangiare e dal bere. 

Deriv. Astensione; Astinènte; Astinenza; Sten- 
tare. 

astenia gr. asthènbia comp, di a pri- 
vativo e STHÈNOS forza, — Debolezza ed 
abbattimento di forze, e quindi tutte le 
malattie in cui l'eccitamento del corpo 
o sia il moto vitale è depresso. 
j àstere dal gr. astèr stella. — Genere 
di piante i cui fiori assomigliano per la 
I forma a una stella. 

I asterisco gr. asterìskos diminutivo di 
I astèr astro (v. Asti'o). — Segno a forma 
I di stella (*) che si pone ad un vocabolo, 
I ad una frase per attirare l'attenzione, o che 
I si prepone ad una citazione, a una nota. 
I asteròide lat. a steroide s dal gr. astèr 
I a^tro ed èidos specie, somiglianza. — Pic- 
j colo corpo simile ad un astro, o specie di 

Eianeti sparsi per lo spazio, a cui si attri- 
uiscono gli aer eoliti. 
I astinènza dal lat. abstinèntia da àb- 
STiNENS p. pres. di abstinère, composto 
di ABS da indicante allontanamento da 
qualche cosa e tèneo tenere (v. Astenere), 
— Virtù che si porta a raffrenar l'appe- 
tito da ogni diletto e specialmente dai cibi. 
àstio, àscliio à&ìprov. ASTiu (=A- ^*- 
ste, hàte) fretta, pressa, che tiene al ted. 
Hast (a. scand, hastr) sollecitudine, preci- 
pitazione (forse affine al got. haipsts con- 
tesa, onde HAiFRTJAN contendere) propr. 
sollecitudine, premura. Altri foneticamente 
men bene propone l'arai, hosed invidia, 
malevolenza (onde hasid invidioso) ed altri 
il ted. Hass = HASC odio (v. Odiare) ovvero 
il gr. aIschos onta, ignominia. — Dispetto 
o rodimento intemo contro alcuno, per il 
bene che egli possiede. 
Deriv. Astiare; Astióso. 



astóre! 



— 99 — 



[astroll^bio 



astóre^ou. austor; a.fr, ostor, mod, 
autour; a. «p. aztor, mod, azor; h.lai. 
a usto ri US ; dal laJt. class, àstttr cosi detto 
dall' AsTURiA provincia di Spagna, che die 
pur nome ali asturco spect4i di cavedio, 
— Uccello di preda, simile allo sparviero, 
ma più grande, detto anche Falcone gen- 
tile. 

àstracàn Città della Russia Europea, 
dalla quale prende il nome una sorta di 
pelle conciata col pelo, da fornire abiti. 

astràgalo dal gr. astràgalos (specie di 
forma diminutiva [come obrIaklon da 
ÒBRION leoncino] che pare collegarsi a os- 
TÈON = a«cr, A8THAN osso) che significa 
propr. vertebra del collo, poi trascorse ad 
mdicare L'osso di forma quasi cuboide del 
tarso, detto pure tallone, indi anche dado 
e finalmente Un ornamento di Architet- 
tura. — Con questo nome si conosce pure 
im genere di piante leguminose, donde si 
cava la gomma adragante, i cui fiori pre- 
sentano la forma del calcagno. 

astrarre dal lai. abstràhbre - p. p. ab- 
8TRÀCTUS - distaccare, composto della par» 
tic. ABS da e tràhbrr trarre, tirare (v. 
Trarre). — Considerare nelle cose o nelle 
idee una o più parti separatamente dalle 
altre. — Rifless. Distogliere, attirare la 
mente in modo da non accorgersi di ciò 
che ne circonda. 

P. pass. Attratto^ onde ÀMtrasi^ne. 

astratto lat, abstràctus p.p. di ab- 
STRÀhkre distaccare (v. Astrarre). — At- 
tributo dei nomi che indicano una qua- 
lità o un atto in se stesso, cioè separata- 
mente da un soggetto. 

Deriv. Aatrattaménte; Astrattézza; Astrattiva; 
A8trazi(Sne. 

astrazióne lat, abstragtiòne(m) da ab- 
stràctus p.p. dì ABSTRÀHERE distaccare, 
composto della partic. abs da indicante 
separazione e tràhbre trarre. — Opera- 
zione mentale per la quale in un oggetto 
o in una idea si considerano alcune parti 
separato dall'altre; Distacco della mente 
dai sensi; Fissa applicazione a checchessia, 
separando l'attenzione da quello che ne 
circonda. 

astringere lat. astrìngere - p.p. a- 
STRÌCTUS - composto della partic. ad a e 
Strìnobrb dilaniare, serrare (v. Strin- 
gere). — Costringere, Sforzare, Mettere in 
necessità. 

Deriv. Astrétto; Astringènte = Che ha forza di 
restringere, di legare. 

astro lat. à-strum dal gr. à-stbr, à- 
STRON parallelo al sscr. vedic. staras, allo 
zend. ^tark, al^o^. stair-nòn, all' a. a. ^ed. 
STftR-NO, mod. stbrn, ingl. STAR, al colto 
cornov. STEREN ed al lat. stélla per stè- 
RULA che valgono lo stesso, da una rad. 
star spargere, spandere, che verrebbe a 
dare agli astri il senso di cosparsi, disse- 



minati per i7 cielo (v. Strato). Altri rite- 
nendo organica I'a iniziale propone la rad, 
sscr, as gittare, lanciare {cfr. Alea) onde 
il senso di dardegaiare: sicché il ^rr. a siru 
sarebbe uguale al sscr. astr arcierr, m- 
gittario (che sembra confrontare cl-I t^d. 
STRAHL strale, raggio). Ma il Curtius ]ìro- 
pende per la prima ipotesi, dinanzi nllrt. 
facilità con la quale i Greci appongoinj 
vocali prostetiche. — Nome generirri i^]>e 
si applica alle stelle tanto fisse cheernuiti 
pel firmamento. 

Deriv. AstrO'làhio ; Astrò-logo ; Aatrh-ttffmn j 
DU-àstro. Cfr. Astere; Asterisco; Asteròide; ^^trlhi. 

astrolàbio lat. astrolàbium dwl //r, 
ASTROLÀBOS a lettera che prende, shr nf- 
ferra gli astri, composto di ASTRO n ttj^huà 
e LÀBO = LAMBÀNO (rad. sscr. labh ■ /ttm^ 
dere (v. Labbro). — Antico strumenta mu- 
rino per misurare l'altezza degli n^tii « 
determinare la latitudine e la longitiiiiine, 
{Cfr. Mesolaòio). 

astrologare e astrolagàre Denoni illa- 
tivo di ASTRÒLOGO (v. q. V.). — Pn |krìa- 
mente Esercitare l'astrologia; imlf p)f. 
Predire il futuro; Congetturare, l'unrlì- 
sticare. 

Deriv. strologare. 

astrologia gr. astrologia compo.^Ti» Ik 
ÀSTRON astro e lògos discorso. — Osir^i-rva 
zione e calcolo sul movimento degli ^-^trì; 
Arte falsa di predire l'avvenire medinnlt* 
osservazioni e calcoli relativi all'ii^fn^rn 
e alla posizione e all'influenza degli jistn» 

astròlogo ^r. ASTROLÒGOS (v. Astriiff'f/f*i . 
Que' che si occupa di astrologia. 

Deriv. Astrologare e Astrolctgàre, 

astronomia gr. astronomìa da As t if(*N 
a^tro e nòmos legge. — Scienza delh^ ì'^^'^ì 
che reggono i movimenti dei corpi t< N^stL 
delle loro dimensioni e distanze. 

Deriv. Astronòmico. 

astrònomo gr, astronòmos (y. Aéitrf* fa- 
mia). — Chi studia l'astronomia. 

astniso /a^ ABSTRÙSUS da ABSTRn»I.:HK 

spingere molto lontano e tìg. na*Cfu^r/r/v, 
composto della partic. abs da ìmVv f\ni*' 
allontanamento e trùdere spingere \ \ hi* 
trudere). — Propr. Riposto molto H-lh^n- 
tro e quindi Recondito; fig. Oscuro <* Dm- 
ficile. 

Deriv. Astrusàggine; Astruseria, 

astùccio prov. estuis, estug; o, fi\ 
estui, mod.etuì] sp. estuche, ant. ei^t ni; 
port. estojo: comp. di A superfluo e <^ii, 
ted. stuki; med. ted. sti^che cortecfJtK jftf- 
scio, che dà il senso di guaina (ond-ìindu? 
il mod. ted. stauchen cacciare, spinip- re l^ xt 
cui altri sostituisce il lat. thèca {gr^ 'v\lì> 
ke) guaina, ripostiglio, — Guaina *> L'H^^- 
settina adattata alla figura o grofiaf/zsi (1f 
alcuna cosa, specialmente preziosa, v)\t* vi 
si vuol tener dentro per custodirla. 

Deriv. Astucciàio. 



\r ■.^.. 



astuto! 



— 100 - 



:atlèta 



Astdto htt, ARTVTirs da Astuè mtutìa» pro- 
ifftfo scaltrii j che gli antidiì dìii^sero origi- 
ntìto dìL ASTir ctìlà^ e^priraon<Ìo Taccortezza 
dfslle persone che frequentano la città, le 
quali sogliono essere più ansaci e mali- 
ziose dei ìi'illani; ma che invece i mo- 
derni con più verosimiglianza riducono 
alla rad, a e litnfirare (onde Acs-Tir) come 
se dicesse d t'n^efpio acutOj perspicace (v. 
ÀffO). — Che ha l^arte o l'ahilità di sapere 
con acconci mezzi condursi ad un line, sia 
ingannando altri, sia ottenendo vantag- 
gio^ 8ia evitando un danno; Sagace, Scal- 
tro^ Furbo. 

Deriv. Jttffria 1:^3 cai troB»*. Kut'beria. 

atama <fr. aTAXÌA composto di a pri- 
vativo e TAXia ordìTiff. da tAs.so ordino , col- 
toci K - Di 90 rd in e e a 1 te raz io ne de' p ri noi pi 
e delle fonso vitali^ delle funzioni del di- 
tìtewa nervoso. 

Derlv. Atàuko. 

àtaro fat. ÀT-AVirg &?mp. della partii at 
che risponde al ^ìgt. àti (ffr. ^ni) ottrey 
che trovaci pare ustìU> in composizione, 
(ond' anche Ktjam ancora} o ÀVuìì avo. Il 
Georg©** lo vuob contrattai di atta e avls 
atitf dei nonno. Atta tnvt confronta cxil anGr. 
ATTA Mifio. ATTA madre^ nordlo mnggiore^ 
col gr. ATTA, f/*'i. ATTA, <f.a. tM. ATIO, ani. 
fri. AITE jiffdre (e/i\ Edda). — Padre del 
hijs avolo, Trisavolo, 

Jleriv. AtatefMmù^ aamj^lianza ooaeIì ant^niiti. 

a te Ha no fot. ATKtxÀNUS, jìropr. abitante 
di Atklla (che t^tìnVbra un dimtn* di àvkr 
oscuro ) antica i'ittà de^lì O^cì nella Caro- 
pani a, nelle v ìci n an za do l rodi e rn a A v e rs a. 
— Aggiunto con commedia o favola vale 
Rappresentazione scenica gioviale, che 
ebbe in origine per uoggett^u i costumi 
semplici degli Atellani, nella quale erano 
prolusi i pungenti frizzi propri del mor- 
dace carattere italico, a cui prendeva parte 
la gioventù romana; non fatta da ì istrioni 
venuti da AtollaT come una voltn si Hup- 
pose. 

atenè» laL ATHENAi-trM dnl gr. XTUk- 
NMON che trae da athknA Mmenm. — 
Tempio di Minerva, ove retti ri e poeti re- 
citavano i loro couifjoni menti. Cosi pure 
si chiamo iin Istituto fondata in Roma 
da Adi'iano, dove alcuni dotti maeritri erano 
al loggiati e insegnavano lettere, tìlosotia e 
giurisprudenza* Oggidì si prende per Uni- 
versità dì studi. 

iiteo ffr ÀriiEOS i^ompi>rito di a priva- 
tivo e Tii^:ort Dio. — Che non crede in Dio. 

Doriv. AUifjfìo; AUf$tvi; Atf'fitico. 

attànte /7v\ àtlas - aoc. Atlanta - cttinp. 
di A pleonastica e tiAo -pori. tLA8 - prjr- 
torf. itopportiTie dalia steBba radice ond' an- 
che il gnor. tOi.ajAmi '= gol. thulAj lai. 
TOLU* éollevo IV. T^tU^roré), — Uno dei 
titani condannato a sostenere il cielo; C,i- 



tena di montagne neir Affrica, lungo le 
coste di Barberia, con tal nome chiamata 
fino dalla più remota antichità e che sem- 
bra aver dato motivo colle sue alte cime, 
le quali si confondono colle nubi, alla fa- 
vola accennata; cosi fig, è pur detta fino 
da' tempi di Gerardo Mercatore una Colle- 
zione di carte geografiche; e cosi vengono 
appellate in architettura le Figure poste in 
luogo di colonne per reggere un architrave. 
Deriv. Atlàntico {sott. mare) quella parte del- 
rOoeano compreso tra le coste d* Europa, dell'Af- 
frica e deir America. 

atlèta lat. athlèta dal gr. athlbtks 
ionie. ABTHLEyTÈs che viene da athlko, 
ionie. ABTHLBYO Combatto, lotto, il quale 
dal suo canto è legato ad àth-lon, àeth- 
LON che sta per fàth-lon, fàet-lon pre- 
mio della lotta e al plurale anche aara, 
[dalla rad. vad o vat {gr. fath) che e nel 
m. a. ted. wettb pegno, premio della lotta, 
scommessa, a. nord, ted. vbdja contendere 
con pegno, scommettere, che confronta col 
got. VADi pegno, coli' a. frtson. wbd con- 
tratto, cauzione\ {cfr. Predio). — Combat- 
titore nei giuochi pubblici della Grecia e 
nell'anfiteatro di Koma; Lottatore; Va- 
lente in ginnastica. 

Deriv. AXÌ^tico. 

atmosfèra e ammosfèra dal gr. atmòs 
Ijer AUTMÒ8 esalazione, vapore, che con- 
Ironta con aV.tmkìh fiato, respiro, aria, vento^ 
parallelo al ted. athmbn per authmbn sof- 
fio, dalla rad. al-t travS posizione di ua-t 
= va-t soffiare, spirare (v. Aere), e sphaìra 
sfera, globo (v. Sfera). — Massa di fluido 
gassoso circondante il nostro globo ed al- 
tri pianeti. 

Deriv. Atmosfèrico = Ammos/òrico. 

àtomo dal gr. àtomos propr. non taglia- 
bile, composto di A privativo e tome taglio, 
da TKMNEiN tagliare (v. Tomo) — Piccolo 
corpo elementare tenuissimo, indivisibile. 

Deriv. Atòmico; AtomCamo; Atomfuta; Atomi- 
stico-a; Attimo (?). 

atonia gr. atonìa composto da a pri- 
vativo e TÒNOiS tensione. — Mancanza di 
tono, di tensione ; Debolezza di un organo 
contrattilo; Stato in cui le forze vitali 
sono languenti. 

Deriv. Atònico. 

àtono gì', àtoni's composto di a priva- 
tivo e tónos tensione, e fìg. accento, tono 
(v. Tono). — Spossato, Debole, Languido. 
In gramm. Che è senza accento. 

Deriv. Atonia. 

atra-bf le dal lat. atra nera e bìlis fiele. 
— Con questo nome gli antichi indicavano 
i coaguli di sangue nero, che si vedono 
nel sangue emorragico, e le alterazioni del 
muco intestinale, che lo rendono di colore 
più o meno oscuro, che supposero essere 
un prodotto alterato della bile, e indizio 
di malattia e di umor melanconico. 

Deriv. Atrabilinr^. 

atrnhiliàre v. Atrabile. 



àtrioj 



101 - 



fàtro|ia 



àtrio tot. ÀTRiUM, che presso i Homani 
era un cortile o chiostro interno della 
casa, di forma rettangolare, chiuso alPin- 
tomo, e con una apertura per lo scolo 
delle acque nel centro della tettoia, che 
ordinariamente era sorretta da colonne. 
Ad esso si accedeva dalla sala d'ingresso 
e nei tempi primitivi di Roma serviva di 
luogo di ritrovo, dove le donne lavoravano 
ai loro telai, e dove stavano esposte le 
immagini degli avi, si ergevano le are 
dei penati ed era situato il focolare do- 
mestico. Vuoisi per alcuni cosi detto dal 
gr. ÀTRiON sereno, perché una parte era 
allo scoperto (sub diu), si che leggesi in 
Tertulliano appellato anche subdivaX, che 
ha un senso equivalente. Altri vorrebbero 
trarlo dal gr. àtor (doricamente per ètor) 
petto, o meglio le due camere superiori 
del cuore, in quanto Patrio serviva di pas- 
saggio alle interne parti della casa: lo che 
presame negli originari abitatori di Roma 
cognizioni anatomiche, delle quali è assai 
da dubitare. E quindi più verosimile che 
derivi dal lai. àtbr fosco, scuro, dal co- 
lore delle pareti annerite dal fumo delle 
are e della cucina {ibi etiam culina erat, 
unde et atrium dictum est, dice Servio, 
ATRUM enim erat ex fumo): lo che, quantun- 
que sembri sottoporre il nome a una circo- 
stanza troppo accidentale, pur trova un 
certo avvaloramento nel raffironto con la 
voce AEDES tempio, casa, che per un iden- 
tico ordine dMdee ricongiungesi alla rad. 
sscr, AiDH ardere (V. Edile). — Oggi vale 
Portico o Sala negli edifizi, che dà accesso 
ai luoghi intemi : diflPerisce dal Vestibolo, 
che propr. è estemo e guarda la strada. 

atróce lai. àtrox - acc. atròcem - da 
ÀTBR atro, scuro, e fig. acerbo, maligno, 
come FÈROX feroce da fèrus fiero: propr. 
nero e ^g. minaccioso, truce. Altri dal gr. 
A prìvativ. e TRÒGO mangiare, cioè che non 
è mangiabile perché crudo o immaturo; 
donde sarebbe poi venuto)^, a significare 
duro, crudele, disumano. — Tenebroso, Ter- 
ribile, Funesto, Abominevole; applicato a 
persona Selvaggio, Spietato. 

Deriv. Airoceménte; Atrocità. 

atrofia gr. atrophìa composto di a par- 
ticella privativa e trophè nutrimento da 
TRÒPHBIN nutrire, alimentare [che il Bopp 
ed altri ricongiungono alla radice del sscr. 
T?P-AMI esser sazio, TARP-A8AMI saziare, 
TARP-ANAM sazietà, ond'anche il gr. tèrp- 
EIN saziare, ristorare (cfr. Euterpe, Tersi- 
core), mentre lo Schenld ricongiunge al 
gr. TRAPH-ERÒ8 compatto, solido, tarph-ys 
denso, attribuendogli il senso originario 
di render denso, solido]. — Manceuiza di 
nutrizione, per cui un corpo sterilisce e 
diminuisce di volume. 

DeriT. Atròfico; Atrofizzare. Cfr. Br^otròfio; 
ipertrofia; Orfanotrofio. 



àtropa Genere di piante della famiglia 
I delle solanacee, che abbraccia due specie 
importantissime, cioè la belladonna e la 
I mandragora; cosi dette per gli effetti som- 
I mamente narcotici e letali che producono, 
I da àtropo, quella delle tre parche desti- 
I nata a tagliare il filo della vita. 

I Deriv. Atropina = La parte attiva della bel- 
I ladonna. 

I attaccare venez. t acare; lomb. tacà: «p. 
export. atacar;/r. attacher; boss. bret. ta- 
cher {ingl. tack). — Trova la sua origine 
(anziché nel gr. àptein attaccare, siccome 
alcuni pretendono) nella rad. celto-germa- 
nica tao, che ha il senso di agganciare, 
fermare, aderire, onde il gael. tao chiodo. 
Viri. (cfr. sp.) TACHA piccolo chiodo, tao* 
punta, Voland. tah (ted. Zac he) punta, 
dente, il got. tbkan toccare, prendere, il 
med. oland. tacken attaccare, afferrare, 
Vangs. tacan, ingl. to takb prendere, pi- 
aliare {cfr. Tacca). Lia. stessa radice sem- 
bra ricomparire anche nel lat, tàng-erb 

- p. p. TÀC-TUS - toccare (v. Tatto). — Ap- 
piccare, Affiggere, Unire qualche cosa ad 
un'altra; metaf Investire, Andare addosso 
(/r. attaquer). Parlando di piante; Ap- 
pigliarsi, Barbicare. — « Attaccare gior- 
nata, battaglia, il fuoco col nemico » = In- 
cominciarlo (attinta la figura da due atleti 
che si afi'errano). 

Deriv. Attaccaménto; Attaccaticcio; Attaccatalo: 
Attacchino: Attaccatura; Attacco; Rattaccàre; DU 
staccare; Staccare; Azzeccare. 

attagllàre da tagliare nel senso di 
staccare dalla pezza e apparecchiare con 
arte le varie parti che deobono comporre 
un abito : onde si dice pure < Cadere a ta- 
glio » per Tornar bone, Cadere opportuno. 

— Si usa rifless. e metaf. per Confarsi, Es- 
sere adatto, conveniente, Esser secondo 
l'altrui natura, e quindi Andare a genio, 
Soddisfare, Piacere. 

attanagliare Tormentare i condannati 
a morte vituperevole, straziando loro le 
carni con tanàglie infuocate. 

attapinarsi propr. Menar vita tapina, 
infelice, e quindi Tribolarsi, Affliggersi 
grandemente; od anche Lamentarsi dispe- 
ratamente. 

Ctt. Acciapinàrai. 

attecchire dal got. theihan {=a.sud 
ted. thIhan =. a. a. ted. dIran = mod. ge- 
dbihen) prosperare, riuscir bene (ond'an- 
che Va.fr. tenir, che pur Ytde prosperare) 
che tiene all'a. a. ted. thiki (o dicchi) mod, 
DICK (piemont. tec) grasso: prefissa la 
partic. A. — Mettere radice, Crescere, Pro- 
sperare; ordinariamente dicesi delle piante. 

Deriv. AUecchiménto. Cfr. AHicciàto. 

atteggiare Dare Tatto o gesto alle 
figure, acciocché esprimano gli affetti che 
si vogliono rappresentare; Accompagnare 
le parole con gesti : p. es. atteggiare i detti 



attempàre] 



102 — 



fattergràre 



con ìfiii^ia grazm.{L¥i terminazione hiGiuÀ rk 

è propria di verbi frequentativi quH-lV^ hi 

amor^gt] t'ori', ^ dfirékfff/iarp, mitìif:g(fitire occ). 

Dtiriv. AUeggévott; Atteggiattiéato; AtUggiatért; 

attempàre frana. Far divenir vecchio» 
eh© è quanto dire aumentare ii tempo, 
reta. 

Tu dai omìiTa nlla notte > ni giorno i mi. 

Tu il mODtld attempi, a lì p&tAdUo ettìrnì. 

iSALiVJSfi, Rime). 

— Rijk^s. Invecchiare. 

DerÌT. MUmpàto = Ch« htL caolto tempo. Glie 
bì aocoata , ali & veoc bini &; AH^mpatèllOf ÀUimpa' 
tétiG; AttempatòUo; Attempa fisciù. 

attèndere prof^- e /n attenere; j^p. e 
porL atondtìr: dal htL attèso krr - ^i- 
pin. ATTKNTUM - GompoiJtc della ptìHm. 
Af> ti e T^:ìNDE:rE dt'stenderHt, e t ras Ut. vtd- 
^ere a un Urmiìm^ m<'-finartj mìrara^ tispi- 
rart^ (v; Tendere). — ^ Dar opera a cboGcheti- 
sia, Por niente, Considerare (cioè tendere 
lo spirito)» Stare in atte!!ia, in aspettativa, 

Derlv. Atisndènte; Attsndibih; Attendi ménta; 

attenére dal faf. ÀrnskiiK - sup. at- 
TANTUM - oompodto della pò ri io. ad « e 
TEKKUIì: t€iter(\ avrrc in tìuim* (v. Jknt^r*^), 

— Oi*:^ervare [la promesaaj. Mantenere. 
Esser contiguo, congiunto; onde U ^enan 
ài Esser parejite, di Spettare, A p par te- 
nore^ Avere relazione» Riguardare» Oon- 
cernern?, 

lÌBriv. Attenente — AtUnhnU; AUmlr^va — AUi- 
nìnza. 

attetitàre laL attentare nomp. della 
partic. AD a, contro e TKNTÀRF. propr. ta^ì- 
ciir^» indi eftplorare toct^ando^ tjiumjert o 
toiWMre (v. Tenlart;). — Mettere in opera 
a leu ri T ji eazo» ai « Mi 1 1 o esped i e n te pe r far r i u- 
scire ima o/jsaj Cercare di ridvirre con astu- 
zia» pref^iiinre, corruzione j Arrischiarsi. 

Deriv. Attentato. 

attentato dal Uif. attbntàtum che ye- 
rameiite è il p.p. dì attkntark tentare^ 
tnetUr mono o q. e. (v. Atfenfart}. — /^i- 
non. di Tentativo; ma nel linguag^o fo- 
rense ài adopra anche per Assalto, Àggres- 
ftione: p,e». attentato alla vita del re. 

attènto ìoL ATFKNTUB p. p. di A^rrftN- 
DRKE por ni^nte^ (mneriKire (v. Attendere). 

— Che tiene i sensi e l'animo fissamente 
rivolti a eh ©celiassi a. 

Deriv, Atttnzi^nt; DtsattìtJtto. 

attenuare, attennfre fai. ATTKKrÀnK 
composta della jtarlk. ah 'J e tkne Are 
rentier d^òok, mtiitt^ ila téxi:ip Unue (v. q. 
voce). — Bendar tenne; Assottigliare; Di- 
minuire; Dima^rara^ 

Deriv. Atiftnìààìite; AUi^ntt^^zMnt. 

attenzióne hit. ATTEXTiòsEfM) da at- 

T>:ktii8» p. p. d\ ATTÈNDERE, por niente, 
otite j-vore, porr^ cura {v.Atft^Hfkre},— L'atto 
con cui la mente è*ì rivolge ad un oggetto. 



Riguardo. Cura, Diligenza, Cortesia, Gar- 
batezza. 

attergare Porre a tèrgo, di dietro; volg. 
Registrare decisione o decreto a tergo d'un 
ricorso. 

atterrare Gettare a tèrra ; Abbattere ; 
Superare; Abbassare. 

Deriv. Atterraménto; Atterrato; AtterraUfrt' 
tricé. 

atterrire dal lat. ad a e terrère incu- 
tere terrore (v. Terrore), — Incutere sbi- 
gottimento, spavento, rìfless. Spaventarsi. 

Deriv. Atterriménto; Atterrito; Atterritóre-trice. 

attéso p, p. di ATTÈNDERE propr. tendere 
lo spirito a q. e. formato sul lat. tènsus 
=a TÈNTUS p. p. di TÈNDERE stenderai^ ten- 
dere, che ha dato aT-tèndere, ma non 
AT-TÈN8U8 (v. Attendere). 

Deriv. Attésa = L'attendere, L'aspettare; In- 
dagio; Attesoché posto avverbialm. Conoiossia- 
oosaché. 

attestare 1. dal lat. attbstàri composto 
della partic. ad a e testàri far testimo- 
nianza, chiamare in testimonio (v. Testare). 

— Dimostrare propr. con testimoni; Affer- 
mare, Certificare. 

Deriv. Attestato; Attestatóre-trice; Attestazióne. 

2. Accozzare Puna tèsta con l'altra, e 
si dice propriamente di cose materiali, 
presa la voce testa nel senso di parte 
estrema (o testata). 

Deriv. Attestatura. 

atticciato dair a. a. ted. thiki o dicchi, 
mod. DICK grosso, corpulento, ond^ Anche la 
voce TÈccHio (jrossoj Imdiale (affine a dicht 
denso, compatto)^ prefissa la partic. ad e 
data la terminazione ato propria dei par- 
ticipi passati. — Tarchiato, di grosse 
membra. 

Deriv. Atticciatòtto. Cfr. Atteccìììre e Ticchio. 

atticismo gr. attiri smòs da attikòr 
abitante delV Attica. — Parlare corretto ele- 
gante, come gli Attici parlavano la lin- 
gua ellenica. 

àttico gr. ATTIKÒS appartenente alV At- 
tica, regione della Grecia dov' è Atene. E 
siccome gli attici ebbero il primato nelle 
lettere e nelle arti, attico si disse poi per 
Elefante, Finito, Arguto. — « Sale attico » 
i filologi chiamarono le ingegnose, eleganti 
ed argute maniere di dire, particolari agli 
scrittori ateniesi. 

Deriv. Atticismi; AtticUta; Atticizzàre. 

attiguo lat. attìguits da attìgerb ar- 
caico per ATTINGERE toccare con mano, es- 
sere vicino, confinante, composto della parale. 
ad a e TANGERE - perfetto tb-tig-i - toc- 
care (v. Toccare e cfr. Attingere e Contiguo), 

— Che è accanto, ma non combacia. 
Deriv. Attiguità. 

attillare dal prov. atilhar = a.fr. atil- 
LiER, port. ATiLAR {sp. atildar) disporrCy 
acconciare e questo probabilmente (come in- 
duce a credere la forma spagnuola)dairan^«. 



p».?^» "^ 



attillàtoj 



- 103 - 



[attìtMlne 



THVL-DiAN {ingl. till) coltivare, nel modo 
stesso che culto viene dal lai. còlere 
coltivare e àcconclàke da conciare. Il 
Diez invece propone il IcU. attitulàre 
(onde attit'lare) segnare e propr. porre 
i punti o titoli (sp. tilde, port. til) stU- 
n. Ma questo etimo appare alquanto ar- 
tificioso: onde, se neppure garbasse la de- 
rivazione germanica, sarebbe piuttosto da 
attenersi al lat. aptàrb adattare, porre in 
assetto, aggiustare (v. Atto, 3) da cui può 
desumersi Ain dimin. aptillàrb 

Adattare con eleganza alla persona. 

Deriv. AUilUUézsa; Attillato; AUHlatura. 

attillato V. Attillare, — Che ha ben com- 
posti vestimenti addosso: e dicesi anche 
di vestimento che attaglia bene al dosso. 

àttimo dal ted. athem = a. a. ted. At-um, 
Old. sud ted. ath-om, angs, aed-m soffio, re- 
spiro, che confronta col gr. at-mòs vapore, 
esalazione, aCt-men fiato, respiro, aria, 
vento, e col sscr. at-man alito (e fig. anima) 
che taluno riporta alla rad. an spirare 
(v. Anima), ma che più verosimilmente 
trae dalla radice av o au (determinata 
mediante t in AUt), che è pure nel gr. Ào 
e ÀEMi soffiare (v. Aere). — Con athem 
i tedeschi formarono la frase avverbiale 
IN EINEM athem, che risponde esatta- 
mente al nostro in un attimo, in un fiato. 

— Altri, fra i quali il Caix, credono più 
legittima e sicura la derivazione dal modo 
greco EN atòmo che a lettera vale in un 
indivisibile (sottinteso tempo) e già usato 
in Attica per esprimere attimo, istante, 
momento di tempo (v. Atomo). Però la de- 
rivazione greca è meno attendibile, man- 
cando il solito tramite del latino, di cui 
non fa bisogno per le voci provenienti dal 
germanico. — Minima particella di tempo, 
che non si può misurare; Momento breve 
quanto un respiro. 

attingere e attìgnere dal lat. attìngere 

- supin. attàCTUM - propr. giungere a toc- 
care, composto della partic. ad a e tan- 
gere toccare ed estens. preìidei-e (v. Tan- 
gente). — Or si usa più che altro nel senso 
traslato di Cavar fuori alcuna cosa, lo che 
non si può fare senza toccarla: p. es. 
acqua dal pozzo, vino dalla botte, danari 
dalla tasca altrui, e moralmente anche 
notizie e congetture e simili altre cose. 

Deriv. Attingiménto; Attingitóio ; Attingitóre- 
trtce; Attinto. 

attinto formato irregolarmente sul lat. 
ATTÀCTU8, p.p. di attìngere, il quale ha j 
influito per la conversione delPa in /. — 
Part. pass, di Attingere. 

attirare Tirare a sé, Attrarre (v. Ti- , 
rare). [ 

DeriT. Attiràglio; AttirévoU. 

attitàre lai. actitàre frequentativo di 
À6ERE - supin. ÀCTUM - agire, ed estensi v. 
procedere in giudizio (v. Agire). — Intro- 
durre e proseguire gli atti giudiziari. 



attitlidine lat. aptitùdine(m) da actis 
atto, idoneo, formatasi parallelamen^ m] 
ÀPTARE forma intensiva dell' an^«^. ai-kuk 
aggiustare (v. Atto 2). — DisposizMim- i> 
Capacità naturale a qualche cosa \u]^ 
anche Positura o Movenza, che jm cint^^ 
l'uomo nel fare alcuna cosa; ma in tu! 
caso sembra si connetta meglio cil Int, 
ÀGERE - supin. ÀCTUM - fare, opero tf'. t. 
Atto). 

attiro lat. actìvus da àctus - p (t. di 
ÀGERE fare, operare (v. Agire). — i\n' [ih 
virtù e principio di operare; Che ujda 
alcuna cosa, Efficace. « Verbo attivi ► • i* 
Quello il cui soggetto è operante, è tt^^<*nt(?. 
Come sost. Patrimonio, Entrata: rhn o 
come dire L'utile operato o prod^nih il il 
un' impresa, da un' amministraziom ' 

Deriv. Attivare; Attività; In-att(vo. 

attizzare cfr. prov. e port. atiam* n\ 
attiser; sp. atizar. — Accozzare i h/,/a 
(v. q. V.), per far che brucino meglii : /v^. 
Eccitare, Aizzare. 

Deriv. Attizzaménto; Attizzatóio; AUì'zzììÌ'*^^* 
trfce; Attizzino; Rattizzare. 

atto 1. {Sost.) sp. e port. auto: rljiJ /n/. 
ÀCTUS che propr. è il p.p. di àgeki: (<it'i\ 
operare (v. Agire). — Sinonimo di k/'vH\K\ 
ma di questa più semplice, più ap-^ìrn m 
meno pensato. Infatti a cagione di i\\\\'- 
st' ordine d' idee un'Azione dranmi.jnr^i 
dividesi in più Atti. — Dicesi poi cosi' tu iti 
Carta, un Documento che attesti co9< liti t.f. 
contratti, avvenimenti. Valet pure Ui^r^^ 
Cenno, che è brevissima azione; Qmh' \ìì\\ 
si disse per Momento: p. es. Vengo pi'// n^/o 
= Vengo nel momento stesso. 

Deriv. Atteggiare; Attitàre; Attivo; Alhf<. ,U- 
tÓ8o; AttuàU; Attuare; Attuàrio; ^ttrfrM.i Af^ 
tuóso. 

2. {Agg.) lat. àptus p.p. dell'an/. ^^'>iUK 
collegare, congiungere, connettere, affi i in ai 
gr. ÀP-TO ahbi'accio, lego, annodar f"^*f-*ii 
pongo mano, dalla rad. ap toccare, '-Uf *' 
nel sscr. Ap-ati, ap-noti raggiungtc, uh 
tenere, nei quali è insita l'idea di /^^ '^r^^ 
una meta {cfr. A détto, Apice, Alta e 
Propr. Collegato, Connesso, onde il - ri-^u 
traslato di Acconcio, Idoneo, Abile, i Mb- 
veniente. E di vero ciò eh' è accolli j-j fi 
q. e. è a questa legato con vincoli ■ 1 1 re- 
lazione. — Atto dìversìhca, da Adatta, li/^f- 
tato, perocché il primo vale Che ha ilN|i»i- 
sizione notevole a q. e, il secondo n eu- 
na a queste naturale capacità in erifii JAir^ 
e l'ultimo vai propr. Reso atto ad iJi unu 
cosa. 

Deriv. Adatto onde Din-adàtto; AttitMita- (^ 
nètto; Riattare; Sciatto (= digadatto). 

attonàre Dar tòno, ossia forza e \ ^m*^ 

al corpo. 

attondàre Far tóndo checchessin 

attònito lat. attùnitus p.p. dì Min- 

NÀRE scuotere col fragor del tuom* i U'r^ 

rendere stupido (v. Tuonare). Cfr, (* 1 tv 



attòrcere] 



- 104 — 



[attrappàre 



BTONNB, che trae da étonnbr, ant. bston- 
NER {t'ngl. to astonish), che però è for- 
mato sul lat. BX-TONÀRB, quantunque altri 
voglia congiungerlo alPa. a. ted, stornén, 
che alla pari del mod, staunbn stupidire, 
trae dalla radice di Start (c/r. Stupido). 

— Propr. Himasto stupido per la caduta 
di un fulmine vicino a sé, ed in senso più 
generale per qualsivoglia altra cagione; 
Immobile e muto per meraviglia o altro 
forte sentimento. 

Deriv. AUoniiàggint; Tónto, 

attòrcere dal lat. attòrquerb comp. 
della partic. ad a e tòrquere torcere, vol- 
gere, piegare (v. Torcere). — Avvolgere con 
forza o con moto a spira una cosa in sé 
stessa o più cose insieme, od una ad altra. 

Deriv. Attorcigliare; Attorciménto. 

attorcigliare frequentativo di attòr- 
cere, e contratto di una forma attorci- 
colàre : propr. attorcere più volte. — Av- 
volgere una cosa in sé stessa o intorno 
ad altra cosa a più doppi. 

Deriv. Attorcigliaménto. 

attóre-trlce lat. actòre(m)-trìce(m) dal- 
lo stesso tema di àctus p. p. di àqere 
mettere in moto, far andare innanzi, ope- 
rare, porre in azione (v. Agire). — Colui 
che introduce e spinge innanzi una lite 
in giudizio; Colui che sostiene o rappre- 
senta una parte sulla scena di un teatro. 
Presso i Romani era anche quegli che 
oggi diciamo Fattore od Economo, il quale 
sorvegliava ai fondi urbani o rustici. 

attorniare {■= attornbàre) prov. tor- 
nejar; sp. tornear; fr. tourner: dal 
lat. tòknus (= gr. tòrnos) tornio e fìg. cir- 
colo, per mezzo di una forma verbale tor- 
neare (v. Tornio). — Cingere intorno. 
Circondare, Aggirare. 

Deriv. Attorniamènto. 

attórno da tórno (= lat. tòrnus) che 
vale circolo, giro, preposta la particella ad. 

— In giro, In cerchio. In circonferenza. 
Deriv. Attomàre; Attorneàre; Attorniare. 

attortigliare da un h.lat. at-tortiliàre 
= AD-TORTILIÀRE formato sul class, tòr- 
tilis ritorto, che tiene a tòrquere - p. p. 
tòrtus - torcere, volgere, piegare (v. Tor- 
cere). — Avvolgere checchessia su se stesso 
o intorno ad altra cosa ripetutamente e a 
più doppi. — Sinon. di Attorcigliare. 

attòrto (lat. attòrtus) p.p. di attòr- 
cere. 

attéso Propr. che fa molti Atti o gesti 
e quindi Che è di maniere bambinesche; 
Lezioso. 

attossicare Dare o far prendere tòssico 
cioè veleno; Infettare; meta/. Amareggiare, 
Crucciare. 

Deriv. Attossicàmento; AttossicatÓre-trice; At- 
tossicaziéne. 

attragelllre dial. per Trasalire (fr. tres- 

saillir = lat. trans-salìre) e trae diret- 



[ tamente dal lat, trans-silìre saltar oltre 
(v. Trasalire), 

attrappàre prov. atrapar; fr, attra- 
per (onde attrape tranello); sp. atrapar, 
atrampar: dal 6. /o^. tràppa {a,a.ted, 
TRAPPO) laccio, che è legato 9lVangs. trap- 
pan {ingl. to trapp) prendere ai lacciuoli 
(v. Troppa e Trappola). — Cogliere al lac- 
cio. Acchiappare; fig. Sorprendere con in- 
ganno. — Non potersi distendere per ri- 
tiramento di nervi, ciò che dicesi più 
spesso Attrappire, Rattrappire. 

Deriv. Attrappaménto; Attrappatéré-trfce, 

attrappire e rattrappire dair a. a. ted, 
TRÀPPO laccio, d'onde Vangs, trapp an {ingl, 
to TRAP) prendere ai lacciuoli: poiché il 
membro attrappito è impedito, come se i 
lacciuoli lo stringessero (v. Trappola e cfr, 
Attrappàre). — Kidursi le membra per 
freddo o per malattia in stato da non po- 
terle distendere, per ritiramento di nervi. 

Periv. Attrappiméhto; Attrappito. 

attrarre dal lat. attràherb - p. p, at- 
TRÀCTU8 - comp. della partic, ad a e trà- 
HERE trarre, tirare (v. q. v.). — Tirare a 
sé: fig. Allettare. 

Deriv. Attrattivo-a; Attratto; Attrazióne. 

attraversare passare a travèrso (v.q. 
V.); Porre a traverso ;)igr. Opporre ostacoli 
alla riuscita di un negozio. 

Deriv. Attraversaménto; Attraversatére-trfcs, 

attravèrso = A travèrso (v. q. v.) che 
è contrario di A diritto cioè Obliquamente, 
e fig. In mala parte. 

Deriv. Attraversare. 

attrézzo lo stesso che Attrezzo. 

attrézzo e attrézzo sembra dal lat. at- 
TRBCTÀRE maneggiare con frequenza (me- 
diante una supposta forma attrbctiàrk), 
comp. della partic. ad a e tractàre me- 
nare, maneggiare, toccare, che dal suo canto 
deriva da tràCtum, supin. di tràherb 
trarre, tirare. Altri men correttamente 
poggia sul ted, tross (ingl. truss) baga- 
glio, che il Duden identifica col/r, trousse 
fardello, fastello (onde trousseau corredo), 
il quale trae dal lat, tòrtus p.p. di tòr- 
quere torcere, mediante una forma tor- 
tiàre, torciàre. Fa pure accennato al- 
l' m^Z. DRESS abito, addobbo (che èdal/r. 
DRESSER rizzare), che se in qualche ma- 
niera consuona, non concorda però col si- 
gnificato. — Arnese, Strumento, Arredo, 
che si può facilmente maneggiare e por- 
tar dietro. — Nel numero del più esprime 
una gran quantità di cose necessarie per 
certi usi, come per la guerra, per la ma- 
rineria, per fabbriche e simili. Differisce 
da Arredo, che è più proprio delle cose 
che servono di abbellimento, e da Arnese^ 
che dicesi particolarmente di uno stru- 
mento, che serve all'esercizio di un' arte 
e delle cose proprie al fornimento di una 
abitazione. 



x^ 



f-^^lp^^v-l?-- 



attribnirej 



— 105 — 



[auciipio 



attribuire dal lai, àttribùere, com^. 
della partie. ad a e tribuere, voce presa 
dalla politica divisione del popolo romano, 
che propriamente significa darcj spartire, 
largire per tribù, cioè tanto per ogni tribù 
(v. q. V. e cfr. Contribuire, Distribuire, Re- 
tribuire), — Reputare che una cosa sia pro- 
pria di alcuno ; Assegnare, Imputare q. e. 
di bene, di male o indifferente ad alcuno. 
— Attribuire differisce da Imputare che ri- 
feriscesi solo a male, da Accagionare che 
riguarda la cagione del male, e da Apporre 
che è attribuire un male falsamente. Dif- 
ferisce altresì da Appropriarsi che è pi- 
gliare per sé ciò che non è suo, da Arro- 
garsi che è pretendere con insolenza ciò 
che non è dovuto, mentre Attribuirsi è 
Darsi di autorità propria una cosa non 
sua e dicesi di soli meriti 

DeriT. AUribufbiU; AUribuUvo; Attribuito; At- 
tribuzione. 

attrìblito dal lat. attribùtus p. p. di 
ATTRIBÙBRE assegnare, appartenere (v. At- 
tribuire). — Proprietà. 

attribuzióne lat. attributiòne(m) da 
ATTRiBÙERK assegnare (v. Attribuire). — Lo 
attribuire, L'assegnare; e dicesi comune- 
mente per Appartenenza di persona, di 
ufficio o di ^*ado. 

attristare Render TRiSTKi^melanconico) 
TRISTO (=^ malvagio). — Talora fu scam- 
biato con Attristire. 

Deriv. AUristaménto; Attristito. 

attristire Divenir triste ossia melanco- 
nico, e fig. Illanguidire, Guastarsi, Venir 
meno, che più sovente dicesi Intristire. 

Deriv. AUristiménto; Attristito, 

attrito lai. attrìtus da attèrere fre- 
gare contro, composto della partic. ad a e 
TER ERE (== gr. teìro) fregare (v. Trito e 
cfr. Attrizione). — Azione di due corpi che 
si logorano per il continuo fregarsi; fig. 
Emulazione, che può facilmente degene- 
rare in discordia. 

attrizióne dal to. attritiòne(m) astratto 
di attrìtus consunto, logoro onde il senso 
ng. dei teologi di consumato dal dolore (v. 
Attributo e cfr. Contrizióne). — Tritola- 
mento, Infrangimento delle particelle di 
alcuni corpi. — I teologi dicono cosi II do- 
lore imperfetto del peccato, cioè per timore 
della pena; in opposizione alla Contri- 
zione, che è il Dolore perfetto, cioè per 
avere offeso Iddio. 

attutare e attutire cfì*. prov. tudar, atu- 
zar, /r. tuer ammazzare, uccidere, spe- 
gnere. — Giusta il Littré dall' ant. lat. tù- 
DBRE (per tùndeiib) onde si fó tuditàre 
battere, urtare, ammaccare, da cui il senso 
ài spengere e indi quello di ammortire. Al- 
tri pensa a una provenienza germanica, 
ma il Diez non vi crede, perchè il got. 
dauthjan = a, a. ted. tòtan avrebbe dato 
DAUDAR, taudar, fr, touer; e Va. a. ted. 



Tt)zjAN render quieto, quietare avrebbe dato 
Vii. tuzzàrb: ed anche il lat, tuditàrb 
del Littré non è per esso una buona eti- 
mologia. Egli quindi osserva che a let- 
tera confronta col lat. tutàri difendere, 
preservare, a cui è affine il significato di 
impedire (come ne sono prova il lat. db- 
FÈNDBRE, e Va, a, ted. werjan, che riuni- 
scono ambedue i significati) quale ritrovasi 
nella frase tutari famem distornare la 
fame, cioè a dire attutirla; e il fr. tub- 
VENT q. e. per difendere dui veìito. Dal senso 
di impedire sarebbe venuto il senso pro- 
prio del francese di estinguere e poi quello 
di uccidere. — Rintuzzare, Ammorzare, 
Spegnere, Mitigare, Quietare, Lenire. (Il 
dialetto pistoiese ha il verbo attuire per 
sottomettere [berg. tuij: e questo pure il 
Caix congiunge a tutari. 

auclipio lat. aucùpium quasi avis-cù- 
PIUM da Àvis uccello (v. q. v.) e cùp-ium 
per CÀPIUM da capere prendere. — Cac- 
cia agli uccelli. 

audace lat, audàce(m) da audère osare, 
forse dalla stessa radice di avere (au=av) 
desiderare con intensità, aspirare avidamente 
(v. Avaro, cfr. Avido). — Soverchiamente 
ardito per stimolo irrefrenabile, prepo- 
tente, e dicesi tanto in buona, quanto in 
cattiva parte. 

Deriv. Audacemente; Audàcia. Cfr. Osare, 

auditóre lat. auditòre(m) da audìrb 
ascoltare. — Nome già dato nel Grandu- 
cato di Toscana ai giudici di Tribunale, 
ad imitazione de' Romani, i quali, come 
apprcndesi nel Digesto, chiamavano au- 
ditorium la corte di giustizia. 

àuge dallo sp. auge, che trova spiega- 
zione ueìVarab. AÙG {= pers. auk) cimu, 
sommità, apogèo (Freytag) e sembra affine 
al lat. ÀUGKO = Ut. AUG-u cresco, aumento 
(v. Auìnento e cfr. Augusto). — Punto in 
cui un ))ianeta si trova alla sua maggiore 
distanza dalla terra, detto anche Apogèo; 
fig. Il punto supremo di prosperità e di 
gloria, a cui può arrivare una persona. 

augèllo e uccèllo dial.sic. aceddu, o- 
ceddu; rtr. utsel; prov. auzels; fr. oi- 
sel, oiseau; caf. aucol: dal lat. aucèl- 
Lus, AVicÈLLUS diminutivo del lut. clas- 
sico AVicuLA che dal suo canto è diminu- 
tivo di Àvis uccello, che confronta col sscr. 
VIS plur. VAJAS uccello, in cui non vedesi 
I'a iniziale e che presumesi derivare dalla 
rad. VA (= AV, Au), che è nel sscr. vÀMi spi- 
rare, soffiare, e d'onde pure il gr. Ào per àfo 
soffiare, abtes per apètes vento, aèr per 
AFÈR aria e probabilmente anche aetòs 
per AFETÒS aquila (che sembra confrontare 
col sscr. VI- J ATI 8 uccello), non che oionòs 
per op-iONÒS uccello di rapina. Il sscr. vis 
oltre vascello, vale anche cielo (la regione 
dei venti) e quindi stando a questa eti- 



ausrnàre] 



— 106 - 



[aulènte 



mologìa uccello varrebbe propr. abitatore questo da àkmi soffiare, spirare, ond' anche 
delVaria (cfr. Uovo). — Animale oviparo ! aulòs flauto ossia canna nella quale si può 
con due piedi, piumato e fornito di eli ! soffixire (v. Aere), — Nei più antichi tempi 



per fendere l'aria. 

Ofr. Aucùpio; Àugure; Àuspice; Oca. 

angnAre detto per ad ugnare composto 
della partic. ad e ugna. — Afferrare col- 
Pugna; Tagliare in tralice, quasi come fa 
l'ugna della fiera, o come altri dice, per 



questa voce significò una corte aperta o 
piazzale davanti una casa, intomo al 
quale erano situate le scuderie, le stalle 
pel bestiame e le fattorie annesse. Dopo 
il secolo d'Omero denotò un peristilio 
aperto nell'interno della casa, simile al- 
una certa similitudine di figura coll'ugna j l'atrio romano; finalmente fu adoprato a 



della fiera. 

Derìv. Aiigna = Taglio fatto in tralice o a 
sbieco; Augnato; Augnatura. 

augurare dal lat. ArouRÀKi fare o pi- 
gliare gli auguri (v. Augure). — Predire; 
fig. Desiderare. « Augurarsi » Presentire, 
Aspettarsi. 

Deriv. AìAguratóre-trtce; Inaugurare; SciagUra, 
àngrnre dal laf. àugitrem acc. di àugi R 
e più anL àuger, che gli antichi etimolo- 
gisti latini dicono composto delle voci 
Àv-is=ÀlT-i8 uccello (cfr. Aucupio, Auspice) 
e GÈR-O fare, operare, a cui taluno sosti- 
tuisce GÀR-RIO garrire^ gracchiare e i più 
moderni la rad. GU8 scegliere^ gustare (Pott), 
cioè: qu£* che mira e sceglie gli uccelli (v. Gu- 
stare). Altri lo volle derivato da augèrb 
aumentare^ che è quanto dire rendere augu- 



significare, come al presente, Sala di pa- 
lagio signorile ed anche JEteggia (cfr. Corte). 

Derìv. Àulico = ohe concerne, o ohi frequenta 
la corte. 

aulènte p. pres. di aulìrb (=» adolìre) 
antiq. per olire rendere odore (v. Olire). 
— Che tramanda odore, Odoroso. 

aulètica gr. auletikè {sottin. tèchnb 
arte) da aulós flauto (v. Av^). — Arte 
di suonare il flauto. 

àulico V. Aula. 

auménto lat. aug-mèntum da àuo-mbn 
(» Mcr.^ OG-MAN) da aug-bo = gr. aùx-o 
accresco, amplifico, dalla rad. AUG allarga- 
mento di UG, UK, che è nel sscr. uksati 
(pers. RA-RAKs) crescere, divenir forte, che 
dal suo canto parte da una radice fonda- 



sto, consacrare, ovvero dal gr. elchos pre- 1 mentale VAG H ?^ag), vak H UAK), di cui 
ghiera. - Nome di sacerdòti costituiti in ^ cenno alle voci Vegeto, Vigore, al modo 
collegio, rispettati ed influenti in Roma, stesso che la rad. bop di sòpor sopore ri- 
i quali dal volo, dal modo di cibarsi e dal ' ^ponde alla «*cr. svap (v. Sopore). 
grido degli uccelli ecc. predicevano il fu- 1 — P^' '•«^- Y«^= .**^- ^^^:^^ /^7^^ 
^^Yo ' ^'"^^Q^^^'y VAG-AIAM1 spingo, sveglio ^a. a. ted. 

Derìv. AuguràU; Augurare; Augurio; Augu- 1 VAH-AN, mod. WACHEN vegliare), VAK8-AMT 
róso; Sciagura. ; (= gol. VAH8-JAN, a. a. ted. VAHS-AN, mod. 

augplrio lat. AUGrRiirM da àugur augure | wachs-en) crescere. Cfr. lo zenri.VAZ-DVARB 
(v. q. V.). — Presso i Romani significò: Di- | incremento. 

vinazione del futuro mediante il canto e! — l?arf. ug" = ulL : ««cr. UG-RÀSvccwi«7ite, 
il volo degli uccelli; e poi più generica- 1 /or^e, />o««cn/e, òg'-A8 /orza; ^rr. ug-iès tal- 
mente ebbe il senso, che vale tuttora, àìgoroso; Ut. tg-ìs crescenza, germoglio 



Segno, Indizio o Presagio di cosa futura 
(v. Augure e cfr. Sciagur'a). 

augustàno Di cesi della confessione o 
professione di fede fatta da' Luterani nella 
città di Augusta, in Baviera. 

augilsto lat. AUGU8TUS, che rannodasi 



— Rad. atlf = auk: got. aitc-an, a. a. 

ted. OUHH-ÒN, angs. ÒK-IAN (== AI'K-IAN), 
Ut. AUG-TI, lat. AU(J-ÈRK, gr. ATJX-EIN (= 

aùgh-ein) crescere; Ut. aug-mù germoglio; 
gr. AUX-is (= AiJGS'ìS) accrescimento; pruss. 
AUK-TA. Ift. ÀUKSZ-TAS alto {cfr. Auge, Au- 



alla rad. ÀUG, che è nel verbo ÀUG-BO t gusto, Ausilio, Autore, Auzione, Igiene, Uber- 

(=i Ut. AUG-u) accresco e fig. rendo insigne, toso, Uva). 

nel gr. aùxo =» aùq-80 accresco, inalzo, ' — Accrescimento. 

esalto, nel got. auk a aumento, e nel Ut. . Derìv. Aumentare. 

AUK8Z-TA8 o AUG8ZTA8 a/^o: quale radice! àuna prov. alna; sp. alna^ ana; port. 

è allargamento di UG = OG, che trovasi j aun a: dal /r. aune -=> an/. alne, che trae 

nel sscr. og-A8VAN forte, òg-as forza, e dal .(/o/. alein a = Za^. ulna cuòiYo(v. ?7/na). 

nel Ut. UG-is crescenza (v. Aumento e c/r. ;_ Antica misura di lunghezza equivalente 



Auge). — Altri lo crede affine al gr. auge j 
lu>ce, sphndore, raggio, onde aug-àzo irra- 
dio, illumino, risplendo. — Propr. Grande 
e indi Nobile, Maestoso, Venerando, Sacro. ! 
— Titolo dato per la prima volta da Ot- i 
taviano in poi ai romani imperatori, equi- 



a metri 1.182. 

àura lat. àura dal gr. aura (per afùra) 
brezza = Ut. óra8 aria, da Ào, A EMI per 
ÀFO, ÀFEMi spiro, soffio. Radice sscr. zenda 
AV = AU soffiare (v. Aere e cfr. Atmosfera, 
Vento). — Leggiero e piacevole venticello, 



valente ai nostri di Maestà, Altezza, Emi- Aria, Vento, Effluvio, e fig. Favore, Ap- 
nenza, Eccellenza, e simili plauso; tolta la metafora dal vento, che 

àula lai. ÀULA dal gr. doric. aula = ; spira propizio. 
attic. aule, propr. luogo libero, arioso, e i Cfr. Orézzo; Sciorinare; Soràre; Uragano. 



àureo] 



— 107 - 



[ausiliare 



àureo lat. àurbus da Aurum oro (v. q. 
V.). — D'oro; in tessuto d'oro, o Coperto 
d'oro; Di color dell'oro; fig. Prezioso, Ec- 
cellente. 

aurèola lat. aurèola, femm. di aurèo- 
LU8, dìminuL di àureus di color d^oro. 
— Sorta di -corona, a prop. Cerchio lumi- 
noso del quale circonda vasi il capo delle 
divinità gentili che discendevano da Giove. 
In appresso fu dato agli Imperatori Ro- 
mani, e dopo il cristianesimo gli artisti 
lo diedero ai Santi ; onde è che nel figu- 
rato si prende per indicare quel grado di 
gloria che distingue i santi nel cielo. 

auricolare laU auriculàre(m) da aurì- 
cula dim. di ÀURI8 orecchio (v.q. v.). — Che 
ha rapporto, che appartiene all'orecchio; 
aggiunto di confessione Quella che si fa 
in segreto all'orecchio del confessore. 

aurìfero lut, aurìfbrum oro e fero por- 
tare. — Che porta oro, Che contiene par- 
ticelle d'oro. 

auriga dal lat. aurìga, che secondo gli 
antichi trae dall'ani, àurea briglia (da Àu- 
RIS orecchio, od óra plur. di OS bocca e 
per estens. testa) e àge-rb (in composiz. 
ìge-re come in di-rigere) condurre: ma 
invece pare derivi da ÀURUS voce andata 
perduta == gr, AÙR08 = ttscr. àrvan (= 
♦aruan, * auran) corsiero e rad. juq con- 
giungere, attaccare, onde jùg-UM giogo, juo- 
ÀRB congiungere, bIgae = bijùgab biga, 
quadriga =^ QUADRIJÙGA quadriga ecc. 
(Ebel). — In generale Cocchiere e in spe- 
cie il Gruidatore di un carro ne' giuochi 
circensi; ed anche Palafreniere, ossia que- 
gli che regge il cavallo stando alla testa 
del medesimo e tenendolo finché il gui- 
datore sia salito sul carro (Virgilio, Eneide 
XII. 86). Nome tornato in uso nel linguag- 
gio delle Società per le corse de' cavalli. 

auròra dal lat. auròra, che gli antichi 
etimologisti supposero detto per àurka 
HÒRA ora del color d^oro, ma che invece sta 
per AU8Ò8A (= sscr. uSHÀsA, Ut. auszrà) 
dalla rad. U8 (= VAS, onde sscr. va8-aras 
giorno) ampliata in aus, che ha il senso di 
hruciare, splendere, rilucere, che è pure nel 
wcr. U8H-A8 splendente, U8H-À di buon* ora, 
U8-AR mattino, us-ra8 mattinale, us-RiJA 
chiarezza, luce, nello zend. USH-A, ush-anh 
aurora, nell'a. a. ted. os-tan mod. OsTEN 
oriente, nel Ut. Xvsz-Ti farsi giorno, nel gr. 
Eòs, eolie. AÙOS (per E8Ò8, AUSÒs) aurora, 
ÈRI per Ès-Ri di bìwn mattino, e nel lat. 
ÀURUM per ÀU8-RUM oro (v. Urente e cfr. 
Aurelio, Ausonia, Austria, Austro, Eliaco, 
Est, Euro, Oro), — Chiarore dalla parte 
d'oriente, prima vermiglio e poi rancio, 
che precede lo spuntar del sole e che se- 
gue l'alba; Il tempo in cui apparisce 
l'aurora. — « Aurora boreale o polare »: 
Laminosa accensione celeste accompagnata 
da archi e da irraggiamenti di vivida luce 



bianca, rossa e violetta, che sembra sol- 
levarsi dall'orizzonte dalla parte dell'uno 
o dell'altro polo. 

ausiliare e ausiliàrio lat. auxiliàrem 
e AUXiLiÀRiUM da ai'xìlium soccorso (v. 
Ausilio), — Attributo di milizie che ven- 
gono in appoggio di altre. — Aggiunto 
di verbi che particolarmente nelle lingue 
moderne aiutano a formare i tempi com- 
posti degli altri verbi. 

ausilio lat. auxìlium da augère - perf. 
Àuxi - aumentare, accrescere; e ^g. raffor- 
zare, allo stesso modo del Ut, mag-òju io 
aiuto trae dalla radice sscr, mah che ha il 
senso di aumentare: e di vero aiutare è ac- 
crescere la forza altrui. Rad. aug allarga- 
mento di UG = OG, che è nel sscr, òg'ah 
forza, UGRÀ forte, potente (v. Aumento). — 
Lo stesso che Aiuto. 

Deriv. Auèiliàre-rio; Auniliatóre-trice. 

auspicato lat, auspicàtus p. p, di auspi- 
ca ri preìidere gli auspici, e traslat. incomin- 
ciare q, e. sotto buoni auspici (v. Auspice): 
propr. inaugurato dopo aver presi gli auspici, 
— Tolto da buon auspicio; Felicemente 
incominciato. 

àuspice lat. ÀU8Pick(m) per avì8pice(m) 
comp. di Àvis uccello e spìcio = spècio 
guardo, osservo (v. Specie): propr. osserva- 
tore degli uccelli: denominazione più an- 
tica e speciale dell'augure (v. Augurare). 
- Indovino presso i Romani che dal volo, 
dal grido o dal modo di cibarsi degli uc- 
celli traeva presagi. Trasl. significò Guida, 
Patrono, Protettore, Favoreggiatore di una 
impresa. 

Deriv. Auspicale; Auspicato; AuspMo. 

auspicio lat. AUSPiciiJM per avispìcium 
da Avi 8 uccello e spìcio == spècio guar- 
darcy osservare {cfr. Atispice). — Alla pari 
di Augurio significò Presagio di cose fu- 
ture mediante la osservazione degli uc- 
celli; metonimie. Segno, Cenno divino. Pre- 
sagio. — siccome poi il diritto di pren- 
dere gli auspici per indagare la volontà 
degli Dei ed arguire in bene spettava so- 
lamente ai magistrati e sul campo di bat- 
taglia al solo generale in capo, cosi la 
parola Auspicio si trasferi a significare 
Comando supremo, Autorità, Direzione, 
donde la locuzione: Intraprender un'im- 
presa sotto gli auspici di alcuno. — E sic- 
come si preu' levano gli auspici sol quando 
si voleva incominciare q. e. d'importanza, 
valse anche Principio, Cominciamento. 

austèro lat. austèrus dal gr. aitstbròs 
che tiene ad aito per auso inaridisco, dis- 
secco (v. Aurora e cfr. Austro). — Dicesi delle 
sostanze e in ispecie dei vini che rendono 
la lingua arida, secca, e quindi producono 
al palato impressione spiacevole, la quale 
se è in massimo gi*ado esprimesi colla voce 
Acerbo. Fig. Rigido,- Severo, Rigoroso. 

Deriv. Austeramente; Austerità. 



australe! 



— 108 — 



[autografia 



australe lai. au.strAle(m) da àuster 
vento di mezzodì (v. Austro). — Lo stesso 
che Meridionale. 

àustro lai, àustkr dal gr. aùo per auso 
dissecco, asciugo e questo dalla rad, US (che 
ritrovasi pure nel sanscrito) allargata in 
Aus bruciare (v. Aurora e cfr. Austero). — 
Vento di mezzodì, che inaridisce, perché 
spira da regioni calde, ed anche il Punto 
onde spira. 

àut àut modo famigliare tolto al latino 
che significa o si o no, o in un modo o in 
un altro. 

autèntico gr. autentikòs da authen- 
TÈO avere autorità e propr. a^ire da sé me- 
desimo, da AUTÒ8 egli stesso ed bntòs, che 
risponde al lat. ìntus in, entro (v. Auto e 
cfr. Tautologia), — Dicesi di ciò che ha au- 
tore certo e che perciò fa autorità. Quindi 
autentici sono gli atti solennemente fatti 
per mano di notaro o di altro pubblico 
uf&ciale. 

Deriv. Autèntica; Autenticare; Autenticità; Au- 
tenticazi(fne. 

àuto È il pronome gr. autòs che vaie esso 
stesso, e trovasi prefisso in molti composti 
per significare Da sé stesso. Di proprio im- 
pulso, Indipendentemente, In persona. 

autobiografia da autòs stesso, Bios vifu 
e ORAPÈIN descrivere (qraphè descrizione). 

— Vita di un individuo scritta da sé me- 
desimo. 

autòcrate dal gr. auto-kratèr = auto- 
KRÀTOS signore, dominatore, composto di 
AUTOR esso stesso, solo, cioè di proprio im- 
pulso e KRATÈo domino, sovrasto, da krà- 
Tos (= KÀRTOS) forza, potenza, kratys (= 
KARTY8)/or^c, potente (onde kratyno rendo 
forte, corroboro), che taluno confronta col 
gol. KARDUS = ted. HART duro, ardito (v. 
Ardito), ma il Curtius più rettamente lega 
alla radice sscr. kar == kra fare, operare, 
ond' anche il gr. kraìno compio, effettuo, 
comando, KRÈ-ON, KRÀN-TOR dominatore, 
Cfr. il sscr. vedic, kratus potente, epiteto 
di Varuna divinità indiana (v. Carne, Crea- 
re), — Monarca assoluto che dipende uni- 
camente da sé stesso, cioè non vincolato 
da alcun patto coi sudditi. 

Deriv. Autocràtico; Autocrazia, 

autocrazìa dal gr. autokràteia e questo 
da AUT0KRATÈS signore assoluto (v. Auto- 
crate). — Potenza assoluta di un monarca 
che dipende unicamente da sé stesso, cioè 
non vincolato da alcuna legge. 

autòctono dal gr. autòchthon composto 
di AUTÒS stesso, e chthòn suolo, terra, onde 
CHTHÒnios terrestre: lo stesso che indigeno. 

— I Greci chiamavano cosi i popoli ori- 
ginari del paese in cui abitavano, che 
reputavano non esser venuti d* altrove. 
Titolo fastoso arrogatosi dagli Ateniesi, 
pretendendosi antichi quanto la terra che 
abitavano. 



autografia U trasportare in pietra o trar 
copia di autògrafi (v. Autografo). 

antòg^rafo gr, autògrafos composto di 
AUTÒS egli stesso e grafo disegnare, scri- 
vere (v. Gh-afia). — Scritto di propria mano; 
come sost. Scrittura o Disegno di mano 
dell'autore stesso, Originale. 

Deriv. Autogr(\fàre; Autografia; Autogrc^/ico, 

autòma dal gr. autòmatos c?ie fa o av- 
viene spontaneamente Tonde automatìzo/oc- 
cio spontaneamente) cne tiene ad autòs egli 
stesso, solo, — Macchina che per nascosti 
congegni si muove, onde sembra muoverai 
da sé, quasi abbia vita. 

Deriv. Automàtico = Ohe si muove a gxiisa di 
automa. 

autonomìa gr. autonomia comp, di au- 
tòs egli stesso e nòmos legge (v. Economia), 

— Libertà di vivere colle proprie leggi. 
Deriv. Autònomo. 

autopsia gr. autopsia comp. di autòs 
stesso e OPSÌA da òssomai = òptomai (pron. 
ÒSSOME, òptomb) vedo, guardo (v. Occhio), 

— Esame di una malattia coi proprii oc- 
chi nello sparare il cadavere, sezione ca- 
daverica. 

autóre lat. auctòrb(m) dallo stesso tema 
di ÀUCTUS p. p. di ÀUGBO accresco, fa/ccio 
prosperare (v. Aumento). — Propr. Accre- 
scitore. Promotore e indi Colui che in- 
venta, che scrive cose nuove per forza 
del proprio ingegno, ovvero che è cagione 
principale di un fatto e simili. 

Deriv. Autorévole; Autorità; Autorizzare; Au- 
trice. Comp. Disautorare; Esautorare, 

autòttono V. Autoctono, 

autunno prov. automs; fr. automne; 

. atofio; port. autono: dal lat, autùm- 
NUS quasi AUCTÙMNUS da ÀUCTUS p.p. ^ 
AUGÉRE aumentare, arricchire e desinenza 
MNUS = gr. MÈN08 che corrisponde alla 
terminazione sscr, màna o ana propria di 
participi medi e passivi (cfr. Alunno, Net- 
tuno, Colonna), Altri riferisce il primo ele- 
mento della parola alla rad. AV = au che 
è nel sscr. avati godere, saziarsi, favorire. 

— La stagione che succede all'estate, ricca 
di uva e di frutta e che perciò aumenta 
le sostanze de' contadini. 

Deriv. Autunnale. 

auzióne lat. auctiònb(m) da àuctus p.p. 
di AUGÈRK aumentare (v. Aumento). — v en- 
dita all' incanto, dove nella gara si accre- 
scono le oiferte di 

auzzino v. Aguzzino. 

aracciàre II Diez dal lat. abàctus j). p. 
di ABÌGBRB sca/cciare, mediante una forma 
intensiva abactiàrb. Altri meglio da vi- 
vÀcius formato sul lat, vivAX vivace, a cui 
ben si lega Vani, viÀzo = prov, viatz, vi- 
VATZ, a.fr. viAS lesto, presto, non che le 
voci viVACÉZA per prestezza e avivacciAto 
(poi troncato in avacciato) per sollecito^ 



sp. 



aTàlloJ 



— 109 — 



[aràiizo 



che leggesi in Jacopone da Todi. — Voce 
ani. Atì'rettare, Sollecitare, onde V avv. 
AVÀccio = Presto. 

HTàllo Corri sp. al /r. aval, comp. di a 
e VAL, cioè a valle j a basso, donde si fece 
AVALER discendere^ mettere al basso, e metaf. 
mettere la firma al basso di una cambiale; 
lo che porta lo effetto di garantirne il pa- 
gamento. La idea di basso preso da valle 
trovasi anche nelle lingue germaniche, p. 
es. nel got. dala-thrò in basso, comp. di 
DAL A valle (ingl, dal e, ted. Thal). E lo 
stesso Alighieri 

Ma fioca gli occhi a valle, ohe s' approccia 
La riyiera del sangae {In/. 12. 4). 

— I Francesi però, presso i quali è da 
ritenersi sieno comparsi i primi avalli, so- 
stengono che la parola voglia esprimere À 
VALOIR, cioè r intenzione di far valere la 
tirma della persona, al cui favore è pre- 
stato Tavallo. — Garanzia prestata in una 
cambiale da un terzo estraneo al contratto 
c.Hmbiario, che firmandosi ne assicura il 
pagamento alla scadenza. 
l)eriv. Avallare. Cfr. Valanga. 

arangnàrdia e yanguàrdia fr. avant- 
garde. Composto della partic. avan(ti) e 
(irÀRDiA (v. q. V.). — La parte anteriore 
d'UQ esercito o d'un corpo di milizia; che 
più comunemente si dice Vanguardia. 

ayania sp. e port. a.yania,; fr. avanìe; 
gr. mod. abania. Voce di orìgine orien- 
tale: ture. havAn spregio^ vessazione (cfr. 
ehr. ivÉN iniquità^ arab. odvanon ingiusti- 
zia manifesta). Altri confonde con Avaria 
e Angheria. — Cosi si dissero una volta 
le imposizioni rigorose alle quali i Tur- 
chi sottoponevano i mercanti cristiani; 
p<)i significò in generale: Furto, Ingiusti- 
zia, Sopruso, Estorsione, Vessazione. 

aranòtto, avannòtto II Diez col Ménage 
dal lat. ABANNO: ma la forma più antica 
liiUANNÒTTO, nota il Caix, prova che la 
voce viene da uguànno, aouànno dal lat. 
HOC anno guest* anno, con inserzione assi- 
milativa di un u. Cfr. emil. auquanin vi- 
te^'O di un anno. — Nome di tutte le specie 
di pesci fluviali nati di fresco; per metaf. 
Uomo senza esperienza, sempliciotto. 

aranti e avànie prov. ab a n s ; /r. a v a n t : 
dal lat. ab-ante comp. di ab da e ANTE 
aranti = gr. ANTA, ANTÌ, ÀNTEN dirimpetto 
(V. AnU'i). 

Cfr. Anzi; Avanzare; Dianzi; Innanzi; Dinanzi; 
Vantàggio. 

I aranzàre prot\ avanzar; /r. avancer: 
dal lat. AB da e Ante avanti, donde una 

' supposta forma di h, lat. abantiàrb nel 
senso di essere, restare o andare innanzi, 
'*q>ra. — Spingersi, Farsi avanti, Oltre- 
lassare Q fig. Superare, Soprabbondare. Ri- 
manere, Restare ad avere. 

Deriv. Avanzaménto; Avanzaticcio; Avanzo; A- 
tanzUme; Avanzfiglio. 



avanzo v. Avanzare. — Quello che avan- 
za, ossia che rimane di una data quan- 
tità, di un dato numero, dopo che per uso 
fattone o per qualsivoglia cagione ne è 
stata tolta la parte maggiore. 

avaria fr. avarie; sp. haberia; port, 
avaria; dan. averij, havarij ; a. ted. 
havarei e anche hafarei, haferei: dal 
b. lat. AVARIA, AVERI UM e questo dall'araò. 
'avar squarcio, rottura (avuar guastare) 
(Dozy); altri mediante Va. ted. haferei dal 
germ. haf (tuttora esistente nella lingua 
svedese) mare, d'onde Va.scand. kofn, angs. 
hàfbn, ted. Hafen, ingl. e oland. haven, 
(che confronta col ò. bret. e cimb. aber e col- 
ica. /r. havre) porto. — Termine marina- 
resco che vale generalmente Qualunque 
danno sofferto in viaggio da una nave, sia 
in sé stessa, sia nel carico. — Contribu- 
zione alla quale si assoggetta tutto il ca- 
rico di una nave, affin di compensare un 
danno sofferto in viaggio. 

avaro lat. avàrus, che gli antichi im- 
maginarono contratto delle due parole Àvi- 
DITS AKR1S (quasi avaeris) avido di danaro, 
ma che invece trae da avere o h ave re 
desiderare ardentemente, bramare con impa- 
zienza ed ansietà, dalla radice del sscr.vedic. 
AVA TI amare (v. Ave), ovvero, secondo 

f)ensa il Georges, affine al gr. Ào od aèo 
pronunziato all'usanza eolica ÀFO, afèo) 
spirare, soffiare (v. Aere): propr. che aspira 
al danaro, alle ricchezze. — Chi desidera 
smodatamente d'accumulare ricchezze, an- 
che a danno de' più indispensabili bisogni. 

Deriv. Avareggiàre; Avarizia; Avariane. Ctr. 
Avido. 

ave imperativo del verbo avere o ha- 
VÈRE esser prospero, star bene (diverso da 
avere bramare ansiosamente) dalla radice 
del sscr. vedic. A vati god^ere, saziarsi, favo- 
rire, amare, aiutare, proteggere, osservare, 
ond'anche il gr. Ào (per àfo) mi sazio (Com- 
para Ascoltare, Audace, Avaro, Avido, Avo, 
Orecchio, Ozio). Di contro il Georges con- 
giunge al gr. aèxo == AÙxo (pronunciato 
dialettalmente afèxo, afkko) che propr. 
vale cresco, faccio crescere e per estens. tanto 
nel senso materiale, quanto nel morale, a 
somiglianza della voce parallela latina ÀU- 
GBO, anche ingrandisco, iìuiho, rendo pro- 
spero (v. Aumento). — Maniera di saluto 
usata dai Latini, specialmente al mattino, 
siccome il vale era il saluto della sera, e 
significa Sii prospero, Sta' sano. 

avèlia Sembra contratto da avècula 
(onde avec'la, aveglia) = lat. avìcila. di- 
min, di Àvis uccello fv. Augello^. — Specie 
d'uccello, detto più comunemente Velia e 
Averla. 

avellana Sottinteso nux noce di Abèlla 
o Avèlla, città della Campania. — Spe- 
cie di grossa nocciuola. 

avèllo dal b, lai. làvellum e questo dal 



#t^! 



110 — 



[aToltóio 



pum hd. LAEìiXLUM dhninut. di LÀBRUM 

[dprto per t.AVÀHRUM) conca, calino, che 
tiene a LAVAutc lavare (v. q. v.). La l ini- 
ziti le cadde per essere stata scambiata con 
Tali 1^X1 lo. — Arca o Cassa, sepolcrale: 
coijf dettft per similitudine di figura o per- 
ch(^ tui ornamento delle tombe solevano 
porsi pi eoo ti bftcini. (Cicer., De hgib. 2. 26). 

aTéJifl/fr/,AVi.:NAperAVK8NA=/iY.AViz-A; 
n.éln'i^. < iVls-ir, hoem. OVKS (o. a. ted. habaro 
per KABAMo^ mod. Hafer), che taluno con- 
giunge ttd Ày-Ko esser avido (come ar^.na 
da akkOt véna da vèho) a cagione del- 
r indote usurpatrice di questa pianta (v. 
Avaro e Amdo)^ ma che è più sicuro avvi- 
cinare direttamente alla rad. sscr. av che 
ha il signiticato di saziare (v. Ave) e dà 
quìntìt ^prmtauea la idea di nutrimento: 
alla quftl ra^Hre può riferirsi anche il sscr. 
A\ akA nittrimento, ristoro. — Genere di 
piante della famiglia delle graminacee, che 
tìc^rve di iì ut d mento al bestiame. 

afére /r. avoir: dal lat. habère, che 
confronta col (lot. haban, ted. haben, ingl. 
HAVK, ^/. uafa: dalla radice indo-europea 
hah -^^ UAfì tenere (cangiata la sibilante 
iniziale \u un' aspirata, come se ne hanno 
altri ©ijenipì, e I'h finale in bj, onde il 
sHcr. «A»-K tengoj sostengo, porto, SEH-AS 
/or«*Tj robustezza, sah-uris potente e il ar. 
I:CH0 ^ RfeHO ìio. Altri propone una radice 
europea uha-b portare, che è nel Ut. ga- 
BKXTJ portarti a. slav. (K)B1ZU abbondanza, 
gvt, mi*AX, a, a, ted. gèban, mod. gbbbn, 
angti. (ufak (*n///. to oivb) dare. — Tenere, 
Possedere, Esiter fornito; Ottenere. Come 
4fost. i^iìeciftlraeate al plurale Patrimonio, 
Possei^8 ìotìì^ R icchez ze. 

Derlv. lU kauko: Abbiènte; Abile: Abbigliare^ 
Af}it*ìrf: Affilo; Débole; Dovére; Esibire; Inibire; 
iìfMìtiIftfit»; Proibì re; Prebènda; Bedibiiòria. 

aireniflto v. Lahrostino. 

àvido kit. ÀV1DU8 da àveo desidero ar- 
denfemenlt {v. Avaro), — Cupido, deside- 
rosio bmodata mente, bramoso. 

Derìv^ Acidamente; Avidésza; Avidità, 

àTO fai. ÀVUN, che confronta col got. avo 
nonniì, coirà, a. ted, AFI nonno, col Ut. AVY- 
KA.*^ = ki\ AVi'NCULUS zio materno, e sem- 
bra vicino al sscr. avati favorire, ama- 
re t proieffgtre [v. Ave): quasi dica il pa- 
rtni<f pia cai'Ot H prediletto ovvero il prò- 
ItUan.^ il difemiore {sscr. avitàr): mentre 
da altri è avvicinato all' a. gr. doric. aùs 
granfie i ovvero alla preposizione sscr. ava 
= ìaf, ab da indicante origine, provenien- 
za. Il green ha pàppos padre, il ted. Gross- 
VATEU =^ />. grand-pére gran padre. — 
Nonno, e per entens. Antenato. 

Derìv. ^pi'to.- Àvolo; Atavismo. 

aTOcàre hit. avocare distogliere, chia- 
marti «//i-(>»v comp. della partic. a da indi- 
cante reinoKione, e vogare chiamare da 
vox ììooe [r. q. v.). — Chiamare a sé che 



fa un' autorità maggiore certi afiari, che 
potrebbero esser trattati da un' autorità 
inferiore. 

avoltóio V. Avvoltoio. 

avòrio prov. avoris, evoris; fr. ivoi- 
re; cai. bori {sp. marfil voce araba): dal 
lat. ÈBiiR, e anticamente èbos (che taluno 
rafl^ronta con Vegiz, bbu) avorio, mediante 
una forma aggettivale ebòrbus eburneo, 
— Il bianco dente dell'elefante e dell'ip- 
popotamo, allorché è separato dalla ma- 
scella per essere lavorato; fig. Grande 
bianchezza. 

avulso lat. AVÙL8US p.p. di avèllere 
staccare a forza composto della partic. A 
da e VÈLLERE strappare (v. Divellere). — 
Staccato a forza, Divelto. Voce più pro- 
pria della poesia. 

aTTalIàre propr. Andare a valle e 
quindi Andar giù, detto specialmente di 
suolo, terreno o altra superfìcie (v. Avallo). 

Deriv. Avvallaménto; Avvallatura. 

avvantaggiare propr. varrebbe Avere o 
Pigliar VANTÀGGIO, Èssere, Andare avan- 
ti ; d'onde fig. Accrescere, Migliorare, No- 
bilitare, Superare, Vincere. 

Deriv. Avvantaggiaménto. 

aTTedérsi dal ^. ad a e vidère scor- 
gere e fig. percepire, comprendere (v. Ve- 
dere). — Comprendere checchessia, spe- 
cialmente a certi segni esteriori ; stnon. di 
Accorgersi. 

Deriv. Avvediménto; Avvedutézza; Avveditto; 
Ravvedérsi. 

avvegnaché » awengaché formato dal 
presente congiuntivo del verbo avvbnÌrb 
je CHE {lat. adveniat quem) e vale Es- 
sendo-che, Conciossiacosa-che. 

avvelenare Dare o Porre il veléno; 
fig. Appuzzare; Corrompere; Rendere di- 
sgradevole. 

Deriv. Avvelenaménto; Avvelenatéré-trice, 
avvenènte prov. avinens; fr. ave- 
nant; «p. aveniente: da avvbnìrsi nel 
senso di convenirsi, affarsi, star bene (v. Av- 
venire e cfr. Avvenevole). — Che ha forme 
e maniere aggraziate e gentili, Leggiadro, 
Bello, Proporzionato. 

avvenire prov. e fr. a venir: dal lat. 
I advenìre composto della partic. ad a e 
VENIRE venire (v. q. v.). — Riscontrarsi, 
I Abbattersi ; Accadere, Succedere (che è 
I come dire Scontrarsi in un accidente). 
I — « Avvenire ad alcuno » Affarsi, Ad- 
i darsi, Convenire {cfr. Avvenente); p. es. se 
j ella va, ha grazia ; se ella siede, ha vaghezza; 
I se ella cantu, ìia dolcezza, ecc. ; finalmente 
\ e^ se le avviene ogni cosa maravigliosamente 
(Firenz. Dial. beli. donn. 380). 

Deriv. Avvenènte onde Avvenènza; Awsnévole 
onde AvvenevoWsza. Cfr. Avventizio; Avvènto; 
Avventare; Avventura. 

avventare dial. tose, (attraventàre e 
scaraventare; umh. straventare; sard. 



'-^:sir^ ',* '^ ■ j?$j**» 



aTTentizio] 



111 



[ayyersità 



traben tare = trans, ventare; jjror.ven- 
tar = a./r. venter gettare al vento): dal 
lat. VKNTUS vento, mediante una torma 
romanza ad-vbntàrb. — Scagliar con 
forza quasi simile a quella del vento. 
« Avventarsi » {sp. aventar8e) = Get- 
tarsi con impeto contro checchessia. Dicesi 
pure di ciò che in sul subito e con rapi- 
dità abbaglia: p. es. Di un colore vivace. 

Deriv. Awentaménto; Avventato ohe sì usa nel 
senso metaforico di Sconsiderato, Precipitóso, e 
d'onde Avv&ntcUèUo; Avventatézza; Avventatàg- 
gine. 

arrentizio advbntìtius compost*) della 
partic. AD a e vèntus p. p. di venire 
giungere. — Quegli che di nuovo viene ad 
abitare in qualche città o luogo; e per 
tsUns, dicesi di Cosa che sopraggiunge 
d'altronde, di fuori. 

arvènto dal lat. advèntu« venuta forma 
participiale di advenìre venire, soprag- 
giungere, — Cosi dicesi nella Chiesa il 
t«rapo che precede il Natale specialmente 
dedicato a celebrare la venuta di Gesù 
Cristo. 

aTTenióre dal lat. advbntòre(m) che 
viene: quasi dica qtiei che viene aUa bottega. 

— Colui che va o è solito andare dai mer- 
canti, dai bottegai, o artefici per comprare 
provvedere comecchessia ai propri bi- 
sogni. 

aTTentUra prov. sp. e port. aventura, 
fr. aventure; dal lat. advenìre soprag- 
giungere mediante iìpart.fut. adventùrus. 

— Avvenimento, Accidente. 

Deriy. Avventurare; Avventurato; Aventurière; 
Àwentur<f8o. 

a?Tèrbio lat. advèrbium composto della 
partic. AD a, presso e vèrbum verbo (v. q. v.). , 

— Una delle parti indeclinabili del di- i 
scorso la quale si unisce più spesso al 
verbo, di cui modifica Pazione; ma si uni- ; 
sce anche agli aggettivi per modificare I 
la qualità da essi espressa. 

Deriy. Avverbiale; Avverbialmente. | 

aTTersàre dal lat. av\'er8Àri essere con- 
trario a, deriv. da aduèrsus che sta di 
contro, opposto p. p. di advèrtbre volgere 
verso o contro (v. Avverso). 

1. Opporsi, ma più spesso con mezzi 
indiretti. 

*2. Vale anche mettere pel suo verso, 
che più comunemente dicesi Ravversare. 

Deriv. Avversativo; Avversato; Avversatóre- 
trice; Ravversare. 

aTTersione dal lai. advbrsiònb(m), che 
però trovasi usato nel senso buono di ten- 
denza verso, inclinazione, mentre l' italiano 
suona tendenza contro, composto della par- 
tic. AD a, che indica il termine di un moto 
vero o metaforico, e vèrtere {sup. versus) 
volgere: propr. contrarietà, inimicizia, ciò 
che nel lat. classico si dice advèrsitas 
(v. Avverso). 



1. Contrarietà e mala disposizione con- 
tro una persona o una cosa. 

2. Dicesì anche per Repugnanza che al- 
tri sente di una cosa: dal lat. a-vèrtbre 
allontanare (cosi contrario di ad-vèrtbrb) 
comp. di ab da indicante distacco e vèr- 
tere volgere: nel qual senso, scrive il 
Fanfani, non indica un muoversi dell'ani- 
mo contro, ma un allontanarsi e quasi un 
rifuggire, e dovrebbe quindi scriversi e 
dirsi meglio Aversione; ma l'uso ha as- 
similato fin dai primi secoli della nostra 
lingua le due forme, le quali perciò este- 
riormente si agguagliano. 

avversità dal lat, adversitàtem nel 
senso suo originale di contrarietà e questo 
da ADVÈR81I8 che sta dirimpetto, di contro, 
opposto (v. Avverso). — Tutto ciò che ne 
incontri di male, Infortunio, Calamità. 

avvèrso lat. advèrsus p. p. di advèr- 
tbre volgere a qualche parte (comp. della 
partic. AD a e vèrtere volgere) ond'anche 
ADVERSÀRE essere contrario = essere volto 
contro, ADVBRSÀRius contrario ad un altro, 
ADVÈRSITAS inimicizia e propr. contrarietà. 

— Rivolto contro, Contrario, Sfavorevole. 

Cfr. Avversare; Avversàrio; Avversióne; Avver- 
sità. 

avvertire fr.esp. averti r: dal lat. ad- 
vÈRTERE, che propriamente vale drizzare, 
volgere verso (sottinteso animo) (v. Vertere), 

— rov mente a una cosa. Fare attenzione. 
Badare, Scorgere. Transit. Fare che altri 
avverta e quindi Avvisare, Far notare, 
Ammonire. 

Deriv. Avvertente = GWiio\ Avvertenteménte •= 
cautamente; Avvertenza; Avvertiménto; AwertUo; 
Avvertitamente. 

avvezzare pror. cai. sp. e port. ave zar, 
avesar: da un 6. ^a^ * ad-vitiàrb comp. 
della partic. ad a e vìtium vizio, vezzo, 
preso questo per abito, consuetudine (v. 
Vezzo). — Assuefare, Abituare: opposto di 
Divezzare, Svezzare. 

Deriv. Avvezzaménto; Avvézzo. 

avviare propr. mettere in vìa, indi In- 
camminare, Indirizzare, Cominciare una 
cosa per poterla poi continuare sino alla 
fine. 

Deriv. Avviamento; Avviatelo; Awiatére-trfce; 
Ravviare. 

avvicendare Mutare a vicènda, ossia 
con alternativa. Alternare. 

Deriv. Avvicendaménto; Avvicendatére-trice; Av- 
vicendévole. 

avvicinare Metter vicino a, Accostare, 
Appressare. 

Deriv. Avvicinaménto. 

avvignare Porre viqna; onde Avvignato 
= Posto o coltivato a vigna. 

avvilire Render vìle ossia spregevole. 
Deprimere, Abbassare; rifless. Perdersi di 
animo. Sbigottire. 

Deriv. Avviliménto; Avvilito, 



aTTilappàre] 



— 112 



[aTYitortolàre 



aTTilappàre Far viluppo, Avvolgere; 
metaf. Imbrogliare; e rijìess. Implicarsi, 
Intricarsi, Perdersi in q. e. 

Deriv. Avviluppaménto; Awiluppatore-tr(ce. 

avTinàre Infondere vino in alquanto li- 
quido; parlando di botte Inzuppai'la, Im- 
beverla di vino prima di servirsene. 

aTTinazzàre Empire di vino, Inebriare 
(la terminazione peggiorativa Àzzo =» Àc- 
cio indica incompletezza di azione). 

aTTincere comp. della partic. ad a e lat. 
vincìrk - p. p. VÌNCTU8 - legare^ che gli eti- 
mologisti riportano alla rad. v! o va tor- 
cere^ avvolgere, che è nel sscr. vayati tes- 
sere^ intrecciare f vyayati -p- p. v!t.\ - in- 
volgere e nel lat. vi-ère (Ut. vIt, slav. vi- 
ti) legare, vi-men virgulto molle e flessibile: 
onde VINCI RE, sarebbe legare con ritorte (v. 
Vite e cfr. Vimine, Vincolo). — Legare 
fermando a checchessia. 

P. p. Avvinto. 

aTTinchiàre comp. della partic. ad e vìn- 
CHio per vìncolo = lat. vInculum (v. Vin- 
chio). — Cingere strettamente attorno: che 
dicesi più comunemente Avvinghiare. 

aTTlncigliàre Jl.egare con vincìglio e poi 
con qualsiasi altra cosa. 

aTTingrhiàre Detto per Avvinchiare (v. 
q. voce). 

aTTisàglia I più lo dicono Combatti- 
mento A viso A viso a faccia a faccia, 
ma o forse meglio da avviso, cioè primo 
incontro degli avvisatori (ossia avamposti): 
e però si usa in genere per Scontro di po- 
chi combattenti. 

avTisàre b. lat. avvisare o advisàre 
comp. della partic. ad a e visus visto e 
come sost. sgtuirdo: propr. porre innanzi o 
sotto gli occhi di alcuno (v. Viso). — Altri 
senza bisogno pensa al ted. ausweisen /ar 
conoscere, mostrare composto di av 8 fuori 
e WEISEN, ant. wIsjan =^angs. wìhas mo- 
strare. — Trans. Dar notizia d'un fatto, 
Avvertire, Ammonire. — Vale anche os- 
solut. Giudicare, Credere, e in questo senso 
confronta col lat. vìsere intens. di ^^D*:RE 
vedere, riguardare, considerare. 

Deriv. Avvisatóre; Avviio; Preavviiàre. 

aTTÌstàre Misurar colla vi sta. Guardare 
e considerare diligentemente. 

avTistàto 1. Avveduto in alto grado (v. 
Avvistare). 

2. Che attrae la vìsta, di bella appa- 
renza. 

avvitare Stringere o unire con vìte una 
cosa ad un' altra. 

avviticchiare Cingere attorno a modo 
di viTÌccHio o vitìccio e quindi Abbrac- 
ciare strettamente. 

avviticciàre Avvolgere o Intrecciare a 
mo' di vitìccio: ma sotto questa forma è 
usato di rado, preferendosi dire Avvitic- 
chiare. 



avTitortolàre Resultante della fusione 
delle voci AV-viT-arc da vite e tortolare 
formato su tòrto p.p. di tòrcere. — At- 
torcere insieme. 

avvivare Far vivo. Dar vigore. — Nel- 
l'arte del doratore vale Disporre un lavora 
bagnandolo di acqua forte, prima di sten- 
derci Poro (mediante l'Awivatoio), che al- 
trimenti non vi si attaccherebbe. 

Deriv. Awivaiìiénto ; Avvivatóio; AvvivaUfre- 
trice. 

avvizzire Divenir vizzo: mentre Avviz- 
zare è propr. Render vizzo. 

avvocare dal lat. ad-vocàre chiamare a 
\ sé, onde il significato di richiedere il pa- 
trocinio di alcuno. — Oggi si usa nel 
senso di Esercitare l'avvocheria. 
. Deriv. Avvocato; Avvocato re-tr ice; Avvocherfa. 
I avvocato dal lai. advocàtus da ad-vo- 
! CARE chiamare a sé, chiamare in soccorro 

Sv. Provocare). — Colui che assiste in giu- 
lizio alcuno con la sua presenza, con la 
I sua autorità, coi consigli, con la testimo- 
I nianza, Patrocinatore, Difensore. 
Deriv. Avvocatàre. 

avvòlgpere dal lat. advòlvere composto 
I della partic. ad a e vòlvere volgere (v. 
1 Volgere). — Volgere una cosa intorno ad 
un'altra, Attorcere; j?^. Aggirare, Ingan- 
; nare. 
I Deriv. Avvolgimento; Avvòlto; Ravvolgere. 

avvoltare da voltare = lat. volutAre 
; intens. di vòlgere = lat. vòlvere (v. Voi- 
; gere\ preposta la partic. ad. — Cofrisp. ad 
j Avvolgere, ma indica una qualche mag- 
gior cura nel compimento di tale azione. 
, Deriv. Avvolticchiare; Avvoltolare. 

avvoltóio e awoltóre jrrov. voltors, 

/r vautour, cai. voltor: dal lat. VUL« 

i TiRius (ant. voLTURius) e vùltur, che 

forse trae da volare volare, quasi vÒLi- 

I TOR e voLiTiRii^s, giacché pure in ebraico 

ha un nome che significa volatile. Altri da 

VBLLERE - supin. vÙLSUM - (onde il comp. 

I AVÈLLERE, avulsum) strappare (v. Avulso). 

I — Grosso uccello di rapina assai agile nel 

' volo, che volentieri si pasce di animali 

; morti e che i poeti han fatto simbolo 

della cupidigia e della crudeltà. 

avvoltolare composto della partic. ad e 

I VOLTOLARE, che è una forma secondaria 

' di AVVOLTARE per indicare azione spedita 

e frequente, ma poco accurata. — Avvol- 

I gere con fretta ripetutamente. 

azióne lat. actiòne(m) da àctits p. p. di 
ÀGERE fare, operare (v. Agire). — Tutto 

! ciò elle uomo o agente qualsiasi opera e 
fa. — In legge: Diritto di agire, ossia di 
chiedere il proprio in giudizio e di accu- 

; sare altrui. — In commercio: Quota di ca- 
pitale impiegato in un' impresa e la car- 
tella che la rapppresenta: cosi detta perché 



aziènda] 



- 113 — 



[azzeri! itTa 



dà al possessore una cotal facoltà di agire 
nella impresa medesima. 

Deriv. AzionUta, 

aziènda dallo sp, hacienda derivato dal 
lai, FACiÉNDA (sottinteso nbgotia) cose da 
farB%,facceTidef participio futuro di fàoere 
(«p. hacbr) fare (v. q, v.). — Ammini- 
strazione specialmente degli affari dome- 
stici. 

àzimut corruzione dell'aroò. as-samùt o 

AS-8BMÙT plur. di AS-SAMT O AS-8EMT la 

via diritta, ond'anche la voce zenit. — L'an- 
golo compreso tra il meridiano di un luogo 
e un circolo verticale. 

azòto dal gr. a privai, e ZOTOS da zòo 
vivere [onde zoÈ vita, zòtikos vivificante] 
(cfr. Zoologia). — Corpo semplice, cosi 
detto perché respirato solo è improprio 
alla vita. 

Deriv. AkotàtOf AzotUro» 

azza prov, aissa; cat. axa {jprov. apcha 
ascia). — Voce parallela ad ascia, la quale 
per l'induramento della se in z debbo aver 
subito l'influenza della t del m.a.ted. hàt- 
sche (v. Ascia). — Il Korting col Forster, 
preso motivo dalla forma 2>ror. apcha a^cia, 
riportano al germ. kapia (a. a. Ud. heppaì 
coltello falcato, escludendo di tal modo il 
boss. ted. HACKB strumento tagliente propo- 
sto dal Diez, che etimologicamente è con- 
giunto ad HATSCHB. — Soi*ta d'arme an- 
tica in asta con un ferro in cima e a 
traverso, dall'una delle parti appuntato 
e dall'altra a guisa di martello: la più 
celebre fu quella de' Franchi della Gallia, 
che si usò durante il medioevo. 

azialèa dal gr. azalèos secco, arido e 
questo da Àzo inaridisco. — Genere di 
piante indigene dell'America e dell'Asia, 
alcune delle quali sono coltivate per or- 
namento de' giardini: cosi dette perché 
crescono ne' luoghi aridi. 

aiiàrdo b,lat. azàrdum, azàrum, a- 
zàrrum; prov. azar, sp. e port. azard, 
fr. bazar d (con h aspirata) cat. atsar. 
Secondo il Mahn, dal volgare arab, sar o 
ZAR (che però non trovasi nei dizionari 
classici) e con l'articolo alsahr, assahr 
=» AS-8CHAR U dado da giuocare [ond' an- 
che la voce ZARA e lo slav. sar-tati az- 
zardare], che dal suo canto trae da Sahara 
mlendere, esser bianco. — Prova rischiosa. 
Cimento, e più anticamente Giuoco di dadi 
(v. Zara). 

D«riv. Azzardàrs-Óso. 

a£iamòla-o v. Azzeruola-o. 

azzeccare Alcuni dall'araò. zbo congiun- 
gere (azega congiunse): meglio da una rad. 
TAC = ZAC (cambiata in zec) che ha il 
senso di toccare, attaccare: got. tèkan toc- 



care, prendere, angs. tacan == a. nord fnL 
TACA, ingl, TARE prendere (v. Attacco rt:^. 
prefìssa la partic. ad. — Propi\ Toccure 
nel segno, e quindi: Investire, Colpi ii^. 
Accoccare, Dar nel segno efig. Indovin^n n 
appuntino. 

aziernòla o lazSemòla «p. acerbi In. 
azarolla; port. azerolo; fr. azarole: 
dall'aroò. azzaròra comp. di AZ per al, 
articolo determinativo e zorùr o zfri lu 
che vale anche nespola TDevic). — Fnnti^ 
simile a una piccola mela, di gustoso sa- 
pore, comunissimo in Levante. L'alltm 
che lo produce dicesi Azeruolo. 

azzic&re II senso porterebbe ad un ytlI^- 
posto ACTiicÀRE formato come attbgg ìa r. %i 
e ATTiTÀRE, sul vorbo AGBRB {supin. Al - 
tum) fare. — Muovere, Muoversi appf nn, 

azziniare sp. azemar; dial. lomb. ^il- 
màse: dal prav. azesmar calcolare f <h- 
sporre, che confronta coli' a. genov. ^n> 
SMAR e a.fr. acesmer e anche ASSEYMf:ie 
ordinare e col dantesco accismare {h\f\ 
28. 37) acconciare e trova la sua gejfc+*>ì 
nel lai. ad-extimare (v. Stimare). — A 1 1 ri 
ravvisa un legame col gr. kosmèo fn^ir- 
nare, prolissa la partic. a. — Lo Scljii- 
chardt scorge in azzimàre il merid. m'- 
cimare che vale tagliare i capelli, da e ni v 
nel senso di testa: lo che però non v^m- 
corda con le forme provenzale e franci -^r\ 
— Vi è poi chi stranamente accozza od- 
V illir. RAMÀZATi imbiancare, cioè tor ri,t 
ogni sozzura. — Acconciare con sovenliin 
squisitezza, Adornare, Allindare. 

àzzimo dal gr. àzymos, comp. di a priv. o 
ZYMB fermento, lievito (zÈO bollire). — Vuu\' 
fatto senza lievito, che gli Ebrei sogli' ^th» 
mangiare durante i sette giorni dolln 
grande solennità, detta anche Pasqua, -iii 
instituita per eternare la memoria <lvl 

f ►assaggio dell' angelo sterminatore &ul- 
' Egitto. 
Deriv. Azzima; Azzimllla. 
azznffàre Venire a zuffa (v. q. voce), 
Deriv. Azzuffaménto; Azzuffat(fre; Azzuffivi' - 
a^iiirro sp. e port. azul; prov. e fr, 
azur; boss. gr. lazùrion; b. lat. là:^u- 
lum, lazùrius, àzolum, azzùrrum: 
dal pers. lazvard (che altri scrive aurfif? 
LÀGIUVERD o ladgiuvard) lo zafiro drL^li 
antichi, onde l'araò. lazvardi simile n/ ^tt^ 
pislazzuli, azzurro. La lettera l ini^^iJiln 
potè essere scambiata per l'articolo arsi In i 
e quindi omesso nelle lingue romanze (cti% 
Lapislazzuli e Azzurro) — Del colore al- 
quanto più pieno del cilestro e alquaiit^i 
meno del turchino. 

Deriv. Azzurreggiare; Azzurrato; A'zzurrfftio; 
Azzurrigno; Azzurrino; Azzurr(fgnolo. 



fe] 



— 114 — 



[babbalòcco 



b è la seconda lettera della maggior 
parte degli alfabeti di origine fenicia e la 
prima delle consonanti. Sfella classifica- 
zione delle lettere alfabetiche, essa è la 
prima delle labiali, la labiale pura, esplo- 
siva e sonora, ed alla pari di tutte le la- 
biali è una delle consonanti più facili ad 
emettersi, ed ha perciò gran parte dovun- 
que nel ristrettissimo vocabolario dei bam- 
bini. Il B dell'alfabeto latino prese la sua 
forma dal /9 (beta) greco, che l'ebbe dal 
BETH dei Fenici e degli Ebrei, qual voce 
significa castty tenda, recinto, scatola, tutto 
ciò che serve a chiudere, e forse venne cosi 
detta dalla sua primitiva figura negli al- 
fabeti orientali, nella quale per avventura 
si potè ravvisare il disegno di un tetto, 
di un coperchio. Anticamente il B era 
orizzontale e si scriveva cosi ùù CQ e 
quindi la sua figura rappresenta bene la 
unione di due tende. 

babaio la da babà per bava (v. q. v.). 
— Voc. sen. Il bavaglio de' bambini. 

babàu, babào Raddoppiamento della 
voce BAU (v. q. voce) usata per imitare un 
cupo rumore, una rauca voce (c/r. Boato, 
Bomba, Bombo). — Nome di un immagi- 
nario fantasma, del quale si servono le 
donnicciuole per impaurire i fanciulli: che 
nella Provincia Senese dicono anche bòbo. 

babbalà o babbalè (alla) Modo avver- 
biale tratto da bebbalèo e vale Alla peg- 
fio, detto di cosa fatta o che vada inconsi- 
eratamente. Lo stesso che « Ababbaccio ». 

babbalèo da un supposto volg. lat, bab- 
BALiF.us simile al class, bambàlio(n) rad- 
doppiamento di una radice formata per ono- 
matopeia bar = br a, bla talora accorciata 
in BA, col senso di parlare in modo confuso 
(c/r. Balbo, Barbaro) ond'anche il lat. bài- 
bus, bàbbius, bàbulus, babùrrus, che 
contengono tutti il signific. di balbuziente, 
tartaglione, d'onde poi l'altro di sciocco, il 
gr. bambàlein, babàzein tartagliare, 
bàbax garrulo (e propr. vaniloquente), il 
Zi*<. blebenti ciarlare, b ambe ti borbottare, 
birbe ti ronzare. Va. si. hwhsitì esser bleso, 
a cui può aggiungersi Visi, bah, dan. ba- 
ble, ingl. to babbi e, oland. babbeln, /r. 
babiller cicalare, il cimbr. e irl. babau, 
ingl. babe, baby bambino, il fr. babio- 
les fanciullaggini: perocché il vano cica- 
leggio è il punto di contatto fra i bam- 
bini e gli sciocchi. — Sciocco, Gonzo, Uo- 
mo di nessun numero, stupido, balbuziente 
(conforme Cicerone spiega il lat. Bam- 
bàliol 

Cfr. Babbàccio; Babbalòcco; Babbàno; Bobbio; 
Bàbbio-onCt Babbuàsso; Babbuino {?)] Barbògio. 



babbalòcco comp. di bàbbèo e allòcco 
ovvero è babbal-èo con una terminazione 
dispregiativa òcco (v. Babbalèo). 

babbàno lo stesso etimo di Babbalèo (v. 
q. voce). — Sciocco, Gonzo. 

bàbbèo da un supposto volg, lat. * bab- 
BÈJus = bàbbius sciocco, che tiene alla 
stessa radice onomatopeica di Babbalèo (v. 
q. V.). — Propr, Che parla senza saper 
quel che dice, scioccamente; indi Sempli- 
cione, Di poco accorgimento. 

bàbbio dal lat. bàblus sincopato di bà- 
bulus stolto (v. Babbalèo). In alcuni dia- 
letti dell'Italia superiore babbio {piem. 
babi) significa rospo, verisimilm. per es- 
sere rettile di aspetto stupido e goffo o 
per la stessa ragione che i Greci chiama- 
rono bàtrachos la rana (v. Batrace), — 
Uomo sciocco e di grosso cervello. 

babbióne accrescitivo di bàbbio (v. q. v.). 
— Scioccone. 

babbo diaLsard, babu; rut. bab (rum, 
baba = russ. babà, babymka vecchia 
donna). — Voce fanciullesca od affettuosa 
per cniamare il padre; raddoppiamento 
della sillaba ba, che è uno dei primi suoni 
che con facilità articoli il fanciullo, ed ha 
analogia in tutte le lingue. E di vero cor- 
risponde al jrr. pàppas, al lat. pàppus ed 
al bab dei Persiani, al babà dei Turchi, 
Tartari, Molucchesi, Malesi e dell'India, 
al BO degli Ottentotti, al boab dei Mo- 
golli ecc. 

bàbbole voce parallela al fr, babiòles 
baie e propr. fanciullaggini, dalla stessa 
radice del lat, bùro^ inezie, babùrra stol^ 
tezza (v. Babbalèo). 

babbnàsso lo stesso etimo e significato 
di Bàbbèo e Babbióne, accostata per falsa 
o popolare etimologia la voce a bue, che 
spesso è adoperata nel medesimo signifi- 
cato di Uomo stolido e ignorante. La ter- 
minazione asso = ÀCCIO è propria di peg- 
giorativi. 

Deriv. Babbuassàggine, 

babbùccia dallo sp. babuha (= fr, ba- 
BOUCHE) e questo dall'aroft. bAbùsc o bà- 
bOg, che trae dal pers. pàbùsc o papùsc 
(onde la forma pappuccia) copripiedi, com- 
posto di PÀ piede e PUSC copertura, PUSCI- 
DEN coprire (Devio). — Sorta di pantofola 
all'uso turco, che da noi portasi per casa: 
in alcuni luoghi detta anche Pappuccia. 

babbuino sp, babuino; fr, babouin; 
(ingl. baboon; ted, bavian): pare affine 
al lat. BÀBBIUS sciocco, a cagione dei lazzi 
sciocchissimi, che suol fare questo ani- 
male (v. Babbalèo), ma il Diez la riferi- 



babèle] 



sce alla voce di dialetto ied, bappb oejfo, 
muso (cfr. fr. bàbinb labbro di cUouni ani- 
medi) quasi voglia dire animale dal ceffo o 
mìtso sporgente (cfr. Beffa). — Specie di 
bertuccia; ma dicesi anche ad Uomo con- 
traffatto di viso, o a chi ha difetto di 
mente. 

babèle e babilònia Dai costumi corrotti 
di questa città, gìk capitale dell'impero 
assirico secondo la storia biblica, è dive- 
nuta sinonimo di Centro di corruzione. 
— Dal racconto biblico della confusione 
delle lingue dicesi « Babele » o « Torre di 
Babele » per Confusione, Disordine, Stre- 
pito confuso. 

DeriT. Babelico = Btibilònico. 

babórdo fr, bàbord; ted, Backbord. 
La parte sinistra della nave: dall' o^nd. 
BAC-BOORB bordo posteriore, perché il pi- 
lota girando il timone volge le spalle al 
fianco sinistro della nave. 

bacalare e baccalare prov, bacalars; 
lat,medioev, * baccalàrius, baccalaris. 
Forma primitiva di bacckllierb (v. q. 
V.). — Nome che si dà ad un Uomo di 

gran conto; ma è voce per lo più di scherzo, 
icesi anche di Persona di massime poco 
sane in materia di religione, miscredente: 
juali forse erano od ostentavano di essere 
1 baccellieri di una volta. Altri invece 
seguito dallo Zambaldi spiega questo senso 
con la voce baccalà, dicendo esser colui, 
cui Pacqua salata del battesimo non fece 
altro enetto da quello che fa il sale su 
questo pesce. 
Deriv. BacaUrfa. 

bacare Far bachi e dicesi di tutte le 
cose, specialmente frutta e altri comme- 
stibili, nelle quali nascono vermi. 

Deriv. Biicaménto e Bacato^ ool sao dixninatiTo 
Bacatfecio ohe vale Alquanto intarlato o guasto 
da' bachi e metc^f, Malatiooio, Cagionevole. 

bacca prov. Qport baga; /r. baie; sp. 
baca (lit. babkas, baphas; russ, bobki, 
polac. e hoem, bobek): lat. baca e bacca 
coccola e fig. perla, — I botanici danno 
questo nome ad una specie di fimtto ro- 
tondo carnoso senza nocciolo, contenente 
uno più semi sparsi nella polpa o col- 
locati m cellette, come quello delUalloro, 
del mirto, del cipresso, del ginepro e si- 
mili Gli antichi dissero fig, cosi per si- 
militudine anche la Perla. 

Cfr. Bàcola; BagaWèUa; BagatUno; Bagola; 
BauUa; Baiòcco^ BaiUca; Bicchière, 

baccalare v. Bacalare. 

baccalà e baccalare sp. bacalao, ba- 
callao; port, bacalhao (fr, cabeliau): 
dal boss, ted. bakkbl-jau bastone pesce no- 
me dato in alcune parti della Germania e 
specialmente nella Scandinavia al mer- 
luzzo ed equivalente alla voce Stoccafisso 
C^. q. V.). Il nome più comune j)erò che i 
Tedeschi danno a questo pesce è EIabbl- 



— 115 — [baccanale 

JAU (oland, kabbl-jauw) che (quando non 
sia una mera trasposizione di bakbl-jau, 
come alcuno sospetta) vale pesce, gomena, 
cioè duro come un canapo (d' onde il fr. 
cabillaud, cabeliau). — Noto pesce che 
vive nell'Oceano settentrionale, d*onde pro- 
viene a noi seccato e salato, detto anche 
Merluzzo. Si dice dal popolo per appella- 
tivo a Chi nelle cose di religione o è in- 
differente o è al tutto miscredente, e su 
ciò V. alla voce Bacalare. 
Deriv. BaccalaràU). 

baccanale lat. bacchanàlr(m^ da BÀc- 
CHUS Bacco. — Presso i Latini significò 
Luogo consacrato a Bacco, Luogo del culto 
di Bacco, ed anche Festa solenne in onore 
di Bacco, che avveniva ogni tre anni, di 
notte, con molto tumulto, e con tali orgie 
sfrenate, che venne proibita in Roma nel- 
Tanno 568 (187 av. G. 0.) con im decreto 
del senato. — Fig. Festa o Divertimento 
licenzioso. 

baccanèlla lo stesso etimo di baccano 
di cui è forma diminutiva. — Concorri- 
mento di persone che traggono in un luogo 
per curiosità, facendo rumore. E si disse 
anche per Béttola. 

baccano da lat. bacchànal (caduta l 
come in in-sibmb che è da (in)8imul): e 
BACCHÀNAL è da BAccHUS Bacco, le cui 
feste si celebravano con orgie e frastuono, 
d'onde anche il lat. bacchàri agitarsi, 
schiamazzare, bacchàtio orgia {cfr. Bacca- 
nale). — Rumore smodato, Tripudio, Bor- 
dello che fanno molte persone scherzando 
insieme sconciamente, o parlando ad alta 
voce nel tempo stesso, e simili. — Si usò 
dagli scrittori, reca il Fanfani, anche per 
Bricconeria, Furfanteria e tale uso sa- 
rebbe venuto dal bosco di Ba^ccano, là 
presso Roma, infame per assassini. 

Baccano differisce da Rumore che è suo- 
no o mormorio confuso e può anche de- 
rivare da oggetti non vocali; da Strepito 
che è rumore grande e scomposto di cose 
stridenti o di armi; da Fracasso che è 
lo strepito che si ode dalla rottura di corpi 
sonori, si applica pure a rovine e inchiude 
sempre qualche cosa di spaventoso; da 
Rombo che è suono cupo e alquanto pro- 
lungato, come quello che fa il cannone o 
che precede di solito il terremoto; da Fra^ 
stuono che è il rumore cagionato da più 
strepiti insieme; da Schiamazzo che è il 
rumore cagionato da alti e disordinati 
gridi ; da Schianto ohe vale Scoppio o Fra- 
gore improvviso, come quello del tuono 
vicino; da Croscio o Scroscia) che dicesi 
della pioggia impetuosa, o di cosa che si 
fenda con molto rumore, e per similitu- 
dine si applica anche a un riso smodato. 

Deriy. Baccanilla-o. 

baccante lat. bacchàntb(m) da bacchà- 
ri celebrar le feste di Bacco, schiamazzare 



baccelliere] 



— 116 - 



[bacchétta 



(v. Bacco). — Nome di Quelle femmine che 
nelle feste di Bacco andavano attorno gri- 
dando, cantando e danzando. I Mitologisti 
le dissero anche Bassaridi e Menadi. 

baccellière prov. bacalar-s, bacal- 
lier; /r. bachelier; ap. bachiller; pori, 
bacharel (iw^r/. bachelar): dal b. lat. 

BACCALÀRIUS, BACCALÀRIS e BACCÀLAREU8 

formato per alcuni dal lai, bàculus sotto 
la influenza del corrispondente celto: gael. 
BACHALL =^j'rL BACAL, owero del prov. ba- 
CEL hastoncy che forse veniva consegnato 
come emblema del grado: onde baculà- 
Rius si chiamò pure il novello investito. 
E di fatti primieramente si disse in Fran- 
cia BACCALÀRIUS il proprietario investito 
del possesso di vasti fondi ed anche il gio- 
vane gentiluomo che faceva il primo passo 
nella professione delle armi e della caval- 
leria ricevendo il cingolo militare e te- 
neva il grado di mezzo tra il donzello e 
il cavaliere: se non che il senso di gio- 
vane investito sembra per alcuni con- 
durre al ceìt. BACH giovane e propr. pic- 
, colo. Anzi i fautori di questa etimologia 
inchinano a credere che il vocabolo risuo- 
nasse assai di buon' ora ne' chiostri nel 
senso di novizio e citano a prova di ciò 
una cronaca del sec. xc scritta da Raullo 
Glaber, monaco di S. Benigno di Bigione, 
e antiche poesie francesi, in cui la parola 
BACHELIER parrebbe usata nella signifi- 
cazione di giovane, come bachellotte in 
quella di giovanetta. Stando a ciò parrebbe 
che BACCELLIERE dal significato generico 
di giovane passasse a quello di novizio 
d'ordine religioso, poi a que' che otteneva 
il primo grado in qualche scienza owero 
che cessava di essere scolaro e stava per 
prender la laurea dottorale (tale il bac- 
celliere citato da Dante e. xxiv del Pur- 
gatorio), nel quale senso era usata a prefe- 
renza la forma baccalaureus avvicinato 
a BACCA-LAURI, Sottinteso cinctus, cioè, 
cinto di bacche d'alloro, in allusione alla so- 
lenne funzione di conferimento del grado, 
e che infine venisse usurpato dalla caval- 
leria. — Nell'uso moderno è restato uni- 
camente per indicare Colui che ha otte- 
nuto il primo grado accademico allo studio 
delle scienze o delle lettere. (A Firenze 
chiamano baccalare il garzone delle sta- 
zioni de' fiaccherai). 

Deriv. BaccellUràio. 

baccèllo 1. Da un b.lat. bacèllum = 
cloAs. BACÌLLUM (prov, bacel) derivato se- 
condario di BÀCULUS bastone (v. Bacillo), 
ovvero, come propone anche il Ménage, da 
BACA bacca (v. Bacca\ anziché dall' araft. 
BAQELATi fava proposto dal Muratori (v. 
Fava), essendo difficile il passaggio della 
gutturale araba alla e italiana. 

Quel guscio di forma bislunga nel quale 
è chiuso il frutto di certe erbe o piante. I 



2. Vale anche Semplice, Sciocco, detto 
più comunemente baccellóne, ma in que- 
sto senso, anziché ritenerlo detto figurata- 
mente, è verosimile tragga dal lat. bacèo- 
LUS {gr. BÀKEL08) stupido (v. Bacchinone). 

Deriv. Baccellàio; BacceUétto; Baccellóne, onde 
Baccelloneria = Bacceller€a Asione di soimonito; 
Baccellonescamente. 

bacchétta e bacchétto sp. baqueta;/r. 
baguette. Forma vezzeggiativa di bac- 
chio, che trae da bàc'lus contratto dal 
lat. BÀc-ULUS bastone, che sembra diminu- 
tivo della forma inusitata * bAc-us (c/r. 
Bacchio). — Verga o Mazza sottile, lunga, 
rotonda, di qualunque siasi materia, che 
serva a più usi. E siccome colla bacchetta 
si guidano i greggi, cosi essa ottenne la 
figurata nozione di Autorità, di Comando 
(cfr. /r. bàtonnier presidente dell'ordine 
deali avvocati). Onde le frasi < Comandare 
a bacchetta » = con suprema autorità, di- 
spoticamente; € Rendere la bacchetta » = 
Lasciare il comando o la carica. 

Deriv. Bacchettare; Bacchettata; Bacchett(fne. 
bacchettóne Colui che ostenta vita de- 
vota e spirituale, ma prendesi per lo più 
in cattivo senso per Ipocrita. Cosi detto 
per allusione ai pellegrini e romei, che 
I muniti di bastone (o bacchetto) si re- 
j cavano a piedi a visitare i luoghi santi, 
I ovvero (secondo il Vocabolario della Cru- 
sca) dal costume che i devoti avevano di 
farsi per devozione battere o almeno toc- 
care con una bacchetta dal confessore. In 
Firenze si chiamano tuttora Bacchettoni 
una Con gi'egaz ione di uomini che hanno 
per istituto di insegnare la dottrina cri- 
stiana. 

Deriv. Bacchettoncllla-o; Bacchettoneria; Bac- 
chettontemo. 

bacchillóne-ona sard. bichilloi; berg. 
bacalo: forse dal lat. backolus = ^rr. bà- 
KKL08 che designò i servi evirati di Cibele, 
e significò anche stupido (cfr. Baccello): 
però là difficoltà la gutturale, che è nel 
gl'eco, ma non già nel latino. — Dicesi 
d'Uomo adulto che si balocca ed ha fan- 
ciullaggini. 

bacchio dal lat. bàculus per la forma 
contratta in bàclus bastone (come occhio 
da òcuLUs) e che sembra diminutivo della 
forma inusitata * BÀC-U8 (cfr. dial. Alta It. 
bac, celt. bach) il quale alla pari del 
gr. BÀKTRON bastone, trae da una radicale 
BAC allargamento della rad. bà andare (v. 
Base cfr. Bastone). — Bastone piuttosto 
lungo non molto grosso, usato per far ca- 
dere le frutta dagli alberi. 

Deriv. Abbacchiare. Ofr. Bacchetta. 

bachèca Alcuno pensa al /r. bagub 
anello, che sembra congenere al ò. lat. bau- 
CA, BAUGA braccialetto, proveniente dal 
germanico: got. baug, isl. baugr anello 
(v. Boia). Il Bullet suppone la medesima 



ÉL> 



bacherà] 



— 117 — 



[bacii*c€0 



radice celta assegnata alla voce bacucco, 
nel senso di cosa che racchiude (v. Bacttcco). 
Ma sembra non far bisogno di andar si 
lungi, quando vi è il lat, baca bacca j che 
per similit. ebbe anche il senso di perla^ 
gemma, d'onde può essersi formata Ba- 
chèca con una terminazione simile a Bi- 
blio-teca, Pinaco-teca ecc. — Cassetta a 
guisa di scannello col coperchio incristal- 
lato, nella quale gli orefici tengono in mo- 
stra anelli, gioielli e simili cose preziose. 

bacherà sembra forma femminile di bà- 
ghero (onde bacherozzo e bacherello) dimin. 
di baco: ma il Caix preferisce trarlo da 
BLÀTTULA o da BLÀTTBA formati sul lat. 
BLATTA piattola^ soppressa la liquida, tra- 
sformati i due T in ch, e con aggiunta 
di R in Blatte A. — Nel Senese è detto per 
Piattola o Scarafaggio (genov. bagon). 

bacile dal medesimo tema di BAC-mo, 
col sufl&sso -ILE (v. Bacino). — Lo stesso 
che Bacino. 

bacillo lat. bacìllum che significa pic- 
colo bastone (v. Bastone e cfr. Baccello). 
— Con questo nome sono stati per la loro 
forma appellati nella medicina moderna 
certi microscopici parassiti che invadono 
r organismo animale, e sono cagione di 
malattia. 

bacino prov. bacis; fr. bacin, bassin 
(picara, bachin); a.sp, bacin; cat. baci; 
pori, bacin-eta, bacin-ica: dal 6. lat. ba- 
cìnus, baccìnus, bassìnus ed anche bachì- 
NON (in Gregorio di Tours) e bacca (nelle 
Glosse d'Isidoro): formati sul lat. baca 
bacca, che per la sua figura forni sovente 
la idea di va^o {cfr. Bicchiere), ovvero sopra 
una rad. bac comune a diverse lingue col 
senso di esser curvo o concavo: p. es. celt. 
bac cavità; oland. bak nappo, vassoio; ingl. 
back tinozza; fr. bac barca (v. Baco 2). 
Il celt. [gali.] bacin e Va. a. ted. becchin 
{mod. Becken) son parole venute di fuori 
e poi il tedesco avrebbe dato ai francesi 
haquin e non bassin. — Vaso di metallo o 
di terra cotta, di formar rotonda e concava, 
usato più comunemente per lavarsi. 

Cfr. Bacne. 

bàcio prov. bais; sp. beso; port. beijo; 
a cui fanno riscontro lo sp. bezo, port. 
beÌ9o (rum. buzà) labbro: dal lat. bàsium 
voce di oscura etimologia e di irregolare 
processo e che taluno avvicina al gr. bàzo 
parlo, BA8K0, BASKAÌNO mormoro, i quali 
con PHÀSKO dico portano alla rad. di phemì 
PHAMi parlo (v. Fama). — Appressare 
le labbra e comprimerle a chicchessia, per 
aprirle quindi aspirando con qualche forza, 
in segno di amore o riverenza. 

Deriv. Baciaménto; Baciare; Baciatiifa; Ba- 
ciòzzo; Baciucchiare onde Baciucchio. 

bacio cfr. il dial. luce, ombaco (con 
epentesi di m); il ptew. ubac; lomb.oYSiC, 
vac; romagn. beg; cataL obaga; prov. 



ubac; del fin. lubac (con l prostetico): dal 
lat. OPÀCU8 opaco, ombroso passato a iaignt- 
ficare volto a tramontana, mediante una 
supposta forma popolare OPAcivutì (come 
solatio da solativo) e d*onde anche il hi€>- 
dan. bazèn, iìparm. ombazein con intro- 
duzione della nasale e mediante la ibiTua 
opacìnus, Vant.tosc. baclgno mediante 
opacìnius = opacìneus, e il senes, p lìg àc- 
cio mediante opacàcbus, nonché anal- 
mente il òo/o^n. bagura = opacùra tim- 
bra. Che OPÀCUS valesse anche volita ^i tra- 
montana e cosi volto dalla parte delV ombra 
si desume dal verso virgiliano 

» sol ruit inUrea et monte 8 umbrantur oi'aoi ■ 

e dal volgarizzatore di Palladio (p. IG) 

che rende opaci s locis con a boccio. Que- 

i sto etimo sostenuto dal Flecchia prtiie ila 

! parte quello proposto da Galvani da) t/&rm. 

I BAC, BAH, BAS {ingl. BACii) tergo, sul Ibu- 

! damento che i luoghi posti a tramontana 

: si chiamino in vari dialetti italiaj:ii ad- 

' VERS, INVERS rovescio, quasi asigiiilkai'e 

che la parte volta a mezzodì sia cuine ht 

parte diritta, la faccia del luogo che vedo 

il sole, mentre quella volta a tramonto 

sia la rovescia, e quindi come dire il tt^rgo, 

la schiena. — Luogo riparato dal sole, e 

per lo più quella banda che riguarda la 

tramontana, contrario di Solatio. 

baciòcco La interpretazione data dal 
Caix di BACCELLO- sciocco non persuade 
(come in genere la massima parte delle 
etimologie composte) e forse la voc(? ha- 
CIÒCCOLO sorta di strumento sonoro di Ufjutj 
fatto a guisa di scodella (cfr. Biciìut]^ che 
un di serviva ai fanciulli del contati n to- 
scano per tamburello, ofire una mi>,'Uore 
spiegazione. Altri lo connette a baccello 
nel senso di stupido. — Sempliciotto, Scioc- 
co, quasi dicesse tamburo che risuona e 
non ne sa il perché. 

baciucchiare da un supposto * basiu- 
CULÀRE forma dimin. del lat. basiàre ba- 
ciare (v. Bacio). — Dar piccoli baiL-i ma 
frequenti e di seguito. 

baco 1. Nel senso di Verme, partico- 
larmente quello da seta, è dal b.itif uk- 
cius forma aforetica (Diefenbach tilosa^ 
lat.-germ.) di bombàcius con la perdita 
della prima sillaba [come bigatto lo è 
di bombicatto, bicoli di bombicoU\ il fr. 
basin di bombacinu^] (v. Basino e Bitfio): 
da BÒMBYX (onde le supposte forraf' wm- 
BAX, BÒMBEX, BÀMBAx) bombice (v. Botn- 
bice). — Nome generico di tutti ì vermi 
che soggiacciono al triplicato stato j ^ spe- 
cialmente quello da seta. Dicesi anche per 
Lombrico e per que* vermini che veii^ono 
negli intestini. — Figurat. Rimordimento 
di coscienza ed anche Guasto: dal brucare 
e rodere che fa il baco. 

Deriv. Bacare; Bacherò onde BacherWf^ e Ufj- 
cheròzzo-lo; Bachccio; BacoKno. Cfr. Baìtdfàffh; 
Basetta; Basino; Bigatto; Bighellóne; Bigh^to. 



bàcola] 



2. Nel senso di barca cfr. col fr, bac, 
col b.bret. bak, bag, col b.lat, bàchium, 
da una radice celto-germanica, che ha il 
senso di cosa pieghevole^ flessibile, incavatay 
che s* incurva ed ha per tema la consonante 
B accoppiata con CH, k, a, taP è nelle voci 
seguenti: oland. bac vassoio; ted. begk-en 
bacino j bug curvatura, bbug-en {ant. bou- 

fen, a,scand» buga, oland. bogen, sviz, 
ojen), BiEGBN {ant, biogan), bùck-en 
che valgono tutti piegare, incurvare, bog- 
BN arco ; goL BAUG (= a. a. ted, BOUG, a. 
scand. baugr, angs. beaq, b, lat. b a u e a, 
bauga, fr. bague) anello, nonché il ted. 
BAUCH pancia e propr. cavità (cfr. Bacino). 
— Battello grande e piatto per traghettare 
fiumi o canali, che i livornesi dicono Beco, 
.Becolo, Becolino. Cfr. sp. buqub, cat. bug 
capacità di un vascello e il vascello stesso 
{cfr. Bacino e Buco). 

bàcola dimin. del lat, baca bacca {cfr. 
Bagola). — Frutto del mirtillo o uva or- 
sina. Vaccinium myrtUlus dei naturalisti 

bactèrìo e battèrio dal gr. baktèrion 
bastone {cfr. Bacillo), — Infusori diritti e 
inflessibili, quasi a foggia di bastoni. 

bacucco Chi non voglia assegnare a que- 
sta voce l'etimo stesso di bautta (v. q. 
voce), può dedurlo dalla radice celta bach, 
che il BuUet argomenta significhi ciò che 
copre, ciò che rinchiude, onde il fr, baghe 
tenda grossolana di tela o di cuoio per cuo- 
prir carrozze o battelli, affin di salvarli dalla 
pioggia, che cfr. col nonnan. baghe grossa 
tela, ovvero dall* araft. bagogk panno da 
mettersi in capo. — Arnese di panno, che 
messo in capo a uno, serve a coprirgli il 
volto. Il che dicesi: Imbacuccare, 

bada prov, bada sentinella; dial. orinetn*. 
balde interstizio, bede intervallo (d'onde 
si guarda): da badare nel senso di star 
guardando a bocca aperta. — Indugio. 

« Stare a bada » Stie^re aspettando. Stare 
spensieratamente, ed anche Stare a guardia. 

badàggio ha lo stesso etimo di bada: da 
una forma di b. latinità badàticum, da 
badare, come viaggio da viàtigum. Voc, 
ant. Aspettazione. 

badalóne parallelo al prov. badubl, ba- 
dau, al fr, badaud, coi quali sembra aver 
comune la radice nel verbo badare (fr, 
b a d e r), o che questo abbia il senso originale 
àUndugiare, ovvero quello di stare a bocca 
aperta, perocché sia generale abitudine de- 
gli sciocchi di perdere il tempo guardando 
a bocca aperta che che lor si para dinanzi 

Ìv. Badare), — Uomo che perde tempo a 
)adare, che non sa e non vuol far nulla; 
Uomo lungo e grosso, che sente dello sba- 
dato e delTinfingardo, e anche semplicem. 
Grande e grosso (col sottinteso dì min- 
chione); indi si chiama cosi fig. una Spe- 
cie di grosso fico di lungo picciuolo, che 
spenzola dal suo sprocco. 



— 118 •— [badaluccare 

badaluccare e badaloccàre voce comp. 
dell'a. germ, baidòn attendere {cfr. Badare) 
e LUOGàN, mod, logkbn spiar di nascosto, 
onde il senso di cercare, ai attirare in in- 
sidie (uccelli), allettare, adescare (cfr. Al- 
lettare), n Caix avvicinandosi m certo 
modo allo stesso concetto lo crede comp. 
di badare e allogoare, che varrebbe 
adocchiare per tendere insidie (v. Alloccare), 
— Tenere a bada gli astanti, attraendone 
l'attenzione con checchessia, che dicesi 
pure « Tenere a badalucco »; nella mHiz. 
Trattenere il nemico con piccole scara- 
mucce. 

Derir. Badalueeat^ré-trfce; Badalìicco onde B<p- 
dalòcco. 

badare prov, badar (onde bada senti- 
nella) e badeidar; cat, badar; a.fr. baer, 
mod. bayer; dial. Berry bader (ébader 
aprire): dal b. lat. badare (nelle Glosse di 
Isidoro), che confronta con batare sba- 
digliare e questo giusta i più dall' a. ted, 
baid-òn e più tardi beitòn {got, bbidan) 
tardare, appettare (a cui non sembra estra- 
neo il got, bauth = celto-gael. baoth, bath, 
irl, BAiTH stupido), onde sarebbe venuto 
il senso à^ indugiare guardando, rimirare 
(Diez). Se non che il senso proprio del pro- 
venzale, del catalano e francese è quello 
di aprire la bocca, guardare a bocca aperta, 
senso che ritrovasi anche nell'ani it, bocga 
badada bocca aperta citato dal Muratori, 
che cfr. col romagn, sbadè aperto, sic. sba- 
DARI aprirsi delle muraglie, bergam. SBA- 
DAG spiraglio : onde parrebbe più ovvio ri- 
tenerlo alterato dal lat. pand-brb aprire, 
spalancare, mutata coniugazione e confusa 
la radice con quella dell'affine pat-érb 
aprire (v. Patente), Ed infatti il sard. pan- 
DiGiNÀ, osserva il Caix, conduc-e al lat, 
pandigulàri rforma diminutiva di pan- 
dere) riferito àa Feste per sbadigliare, che 
è aprire la bocca. — Ad altri finalmente 
è parso rudimento più adatto della parola 
il suono BA, BAH, che suole emettersi 
aprendo la bocca da chi è preso da mera- 
viglia : qual suono però se può attagliarsi 
a Baire (v. q. v.), sembra non spieghi bene 
il D di BaB-are. — Guardare a bocca aperta 
perdendo il tempo; Indugiare guardando; 
e in senso buono Osservare con attenzione; 
Stare aspettando (Petrarca, Sonet. 23). 

Deriv. Abbàglio (?) ; Abbaino; Bada; Badaufne; 
Badaluccare; Balòcco; Sbadigliare; Sbàglio (?). 
Cfr. Balògio (?). 

badéssa aforetico per abadéssa (v. Aba- 
te). — Grado supremo fra le monache. 

badia lo stesso che abadIa troncata I'a 
iniziale, ritenuta parte dell' articolo (v. 
Abate), — Stanza o Abituro di monaci; 
Monafi^ro (dove propriam. risiede l'abate); 
Dignità dell'abate. 

DeriT. Badiale; Badinola; BadiCzea. 

badiale voce metaforica desunta dall'am- 
piezza e magnificenza delle antiche ba- 



urne] 



DIE. — Molto grande, Spazioso, Grosso e 
Grasso. 

badile «p. badi 1, badila paletta da fuo- 
co: dai lat. * batìlb = batìllum quasi pa- 
tìllum forma diminutiva di pàtulum cosa 
larga, aperta da pàt-eo esser aperto (v. Pa^ 
tente e cfr. Patena). — Specie di pala di 
ferro, con manico di legno, per smuover 
terra, raccogliere immondezze ecc. 

baffo probabilmente da bap o baf, voce 
onomatopeica, che si trova in dialetto te- 
desco e significa labbro (v. Bava), onde 
si formò BÀPPB bocca, e lo sp. befo lab- 
bro del cavallo, come Mostaccio trae dal 
doric. MÙSTAX, che propr. vai bocca. Altri 
gli assegna una radice comune con buffa 
(v. Beffa, Buffo). — Quella parte di barba, 
che sta sul labbro. — Usasi volgarmente 
anche per Sgorbio, Macchia; nel qual caso, 
se non è detto per similitudine, potrebbe 
trovar ragione nel gr. baphè (entrato nel 
latino) tinta, colore (Cfr. lat. bàfa inttn- 
golc). 

Dériv. Baffóné-a; Baffuto. 

bèga dal prov. baga == /^- bague anello 
(v. Baco 2 e Bacheca). — Gioiello, Lavoro 
prezioso per ornamento della persona, come 
orecchini, anelli, ecc. E voce già usata nel 
cinquecento. 

bagàglio (pi. bagàgli-ia-ie) prov, ba- 
gatge; fr, bagage {ingl. baggage): dal 
h.laJt. BAGÀoiUM, che trova radice in un 
primitivo BAGA =» prov. bàgua, a.fr. ba- 
gue fardello {mod.fr. bagues roba, masse- 
rizie, dial. piern. baga otre), che ha un raf- 
fironto nel celto: gael. e irl. pao, cimb, baich, 
brtt PAK e BEACH, che hanno il senso di 
carico, fardello, sacco di pelle, nell'a. *cand. 
^kOQi fardello, n^Wingl. bag sacco, e d'onde 
anche il nommn. bage cofano, lo sp. baga 
corda per fermare un carico sopra un so- 
miere ed anche soma (bagage bestia da so- 
na): dalla ra4. indo-europea pac legare, 
fermare convertita in pag, bag, da cui pur 
deriva la voce Pacco ^v. Patto). — Unione 
di masserizie o arnesi destinati a qualche 
servigio, e per lo più dicesi di Quelli che 
si portano con sé viaggiando o mutando 
abitazione. 

Deriv. Bagagliàio = Carro per trasportare i 
bagagli; Bagaglióne e Bagaglurt = Chi porta o 
oondnoe le bagaglie ; Bagagliume = Quantità di 
bagaglie. Cfr. Bagattella. 

bagàscia j:>rov. baguassa; a.fr. ba- 
gasse, bajasse (che ebbe il significato 
ài fantesca); sp. bagasa; port. bagaxa: 
dal celto cimb, baches femminuccia, fan- 
tesca, da BACH piccolo (Diez) che però sem- 
bra avrebbe dovuto dare o bachèsia o ba- 
CHlsu, ovvero dall'aro^. bagI (altri scrive 

BAGAS) =■ pers. B.SGHA O B^GHY, plur, 

B£GHAJA meretrice, che è legato a bagbr 
turpe, disonesto (Preytag). — Donna di ma- 
V&Sàve, Druda. 
Deriv. Bagasciàre; Bagàscio-^ne, 



— 119 — [bagattèlla 

bagattèlla fr. bagatelle; sp. baga- 
tela: dal b.lat. bàga {prov. bagnai, a.fr, 
h&gue) fardello, roba, col dimin. bagatta 
(=a dial. parm. bagata) e scemando ancora 
BAGATTELLA (v. Bagaglio). Lo Schuchardt 
lo avvicina a bagattìno specie di piccola 
moneta e lo trae dal lat, baca bacca e 
fìg. piccolo oggetto rotondo, che in proven- 
zale divenne baga (v. Bojcca e cfr. Baiuca). 
Di maniera che vale letteralmente Pic- 
cola cosarella che alcuno possiede; Robic- 
ciuola da nulla. Il Littrè dice usata la 
voce BAGATELLA in uno scritto del Sec. xv 
quale espressione chirurgica nel senso di 
cerchio, anello ; nel qual senso sembra rav- 
vicinarsi al b. lat. BAUGA braccialetto (v. 
Baco). 

Deriv. Bagattellàre = dare in baie ; Bagattel- 
Uria = inezia; BagattelKère = giocoliere; Bei- 
gattellUccia-iizza. Cfr. Bagattino (?). 

bagattèUo dimin. di bàghero (v. q. voce). 

bagattìno II Diez crede doversi acco- 
stare a BAGATTÈLLA cosa di poco pregio 
S\ Bagattella) e lo Schuchardt assieme con 
ajocco, Baiella ed anche Bagattella 
lo deriva dal lat. baca bacca e fig. pic- 
cola cosa rotonda, che in provenzale di- 
venne BAGA, in /r. BAIE (v. Bacca) : altri 
dairillirico bagasc quarta parte di qualche 
misura. — Moneta che vale il quarto d' un 
quattrino, siccome il Picciolo, la quale si 
usava a Venezia. 

baggèo voce inseparabile da baggiano, 
e derivante da bàbbèo, cangiata la la- 
biale in gutturale per facilitare il suono. 

— Uomo semplicione, scipito, inetto. 
baggiano da sabbiano, come baggèo 

da bàbbèo, cangiata la labiale in guttu- 
rale per addolcimento di pronunzia. Se- 
condo il Redi invece da bagiàna, che in 
alcuni luoghi indica la fava grossa sgra- 
nata ed è il lat. baiàna, che trovasi in 
Apicio (onde i Provenzali fecero bajanb), 
forse perché faceva nelle vicinanze di 
Bàia, ameno e fertile luogo presso Napoli, 
(o, come altri pretende, da bacca, che gli 
Spagnuoli trasformarono in baya): onde 
sarebbe come quando ad uomo stupido si 
dà del cetriuolo, della zucca, del baccello. 

Si è inoltre fatta anche la ipotesi che 
stia per badiàno e significhi que'che sta a 
BADA colla bocca aperta. — Sciocco, Stolto, 
Uom da nulla. 

Deriv. Baggianata, Cfr. Baggèo. 

bàgglolo dal lat, ba julàrb portare, onde 
BÀJULUS portatore di pesi (v. Balio), allo 
stesso modo che Basto e Bastone tanno 
origine comune con bastàgio facchino, 

— Sostegno che si pone sotto una cosa 
per tenerla in equilibrio sopra un' altra. 
Altrimenti Sob-baggiolo {lat. sub sotto), 

bàgher o bàghero lomb. bagar, ba- 
gher; tirol. bàgherle. Alterato dal ted. 
Vagen carro (v. Va^gone), — Piccolo legno 



bagliàre] 



120 — 



[bagnomarìa 



a quattro ruote senza mantice. Dimin. Ba- 
gattelle. 

bagliàre v. Bagliore, Offuscare la vista 
per soverchio chiarore: p. es. caddono in 
terra come oche bagliàte (Cavalca, Med. 
cuor. 165). — Oggi preferisce dirsi Abba- 
gliare. 

baglióre II Delàtre ragiona cosi: dal- 
Va. ted. BAiDAN nacque il prov. badar e 
indi Vit. badare: osservare^ guardare^ donde 
si trassero gli astratti bada e badaggio, 
BADAGLio, il qual' ultimo contratto in ba- 
glio (in Bar-baglio) die luogo alla voce 
baglióre, nel senso di cosa che fa badare, 
che attrae V attenzione, come appunto un 
grande splendore, ragliare per dire of- 
fuscare la vista per soverchio chiarore, e ai 
derivati abbàglio, abbagliaménto, per 
indicare Veffetto della viva luce sul nostro 
organo visivo e a sbaglio per dire la fu- 
nesta conseguenza della mancanza di at- 
tenzione ovvero della offuscazione della vi- 
sta prodotta jda bagliore, che è di pren- 
dere una cosa per un* altra. Altri pren- 
dendo la mossa dal verbo bagliàre ri- 
tengono stia per valiàre = variare dal 
lat, vÀRius =^gr. baliòs cangiante e quindi 
abbagliante, ond' anche la voce Svarione 
(Canello). — Il Diez invece pensa che sia 
detto per barliàrb composto di bar (= 
BER, bis) prefìsso che nelle lingue romanze 
ha un senso peggiorativo (v. Bar) ovvero 
indicante confusione [tale in Bar-lume], e 
lat, LÙc-EM luce, ond' anche Vit. barlùzzo 
e il dtal.genov, abbarlugà abbarbagliare, 
Quest* ultima congettura, nonostante la 
seducente ipotesi del Delàtre, è probabil- 
mente la più vicina al vero, come induce 
a credere il confronto col fr. berlub bar- 
baglio (j=:milan. berlCs scintilla), quan- 
tunque supponga una contrazione un po' 
sforzata, giacché per una regolare forma- 
zione di Bagliàre bisogna partire da un 
originario barlucolàre — Subitaneo e 
improvviso splendore che offusca la vista, 
Abbagliamento che impedisce di quando 
in quando il vedere. 

Deriv. Abbagliare; Abbàglio. Cfr. Barbàglio; 
Sbàglio. 

bagrnàre prov., cat, e port. banhar ; fr. 
baigner; sp, bafiar; dal tardo Za^. bal- 
neare - denominativo di bàlneum ba^gno - 
e anche V azione del bagnarsi (v. Bagno). 

— Sparger acqua o altro liquido su chec- 
chessia, Immergere in un liquido. 

Deriv. Bagnaménto; Bagnante; Bagnatóio; Ba- 
gnatura. 

bagno prov. banh-s; fr. bain; cat. ba- 
ny ; sp. bafìo: dal lat. bàlneum (mediante 
una forma bànium) contratto dal gr. bala- 
nèion, che hanno identico significato. La 
radice è uguale al ted. BAD bagno, 2tXVingl. 
TO BATH, celt. bathain bagnare, che si com- 
para al sscr. BAD-ATE immergere, tuffare. 

— L'immersione o il soggiorno passeg- 



giero di un corpo nell'acqua; Vaso o ti- 
nozza per farvi il bagno; Luogo ove sieno 
acque naturali o condotte per artifìcio ad 
uso di bagnarsi ; Quel luogo entro al quale 
si tengono a scontar la pena i condannati 
alla galera e che una volta dovè essere la 
sentina o fogna delle galere. 

DerÌY. Bagnaiuòlo; Bagnare; Bagnaruòla-erttòla; 
Bagnato; Bagnuòlo. 

bagrnomaria si è detto dal lat. bàlneum 
MARis bagno di mare, ma è un errore, per- 
ché in un testo del Sec. xvi si trova scritto 
BÀLNEUM MARUB bagno di Maria, forse cosi 
detto, per un' allusione al modo tempe- 
rato e olando di questa maniera di scal- 
dare; ovvero da Maria, sorella di Mosè, a 
cui gli alchimisti attribuivano un libro 
contenente diverse ricette e preparazioni, 
— Acqua bollente, in cui si mette in ba- 
gno alcun vaso, per farvi cuocere carne o 
altro o per uso di distillare. 

bagola detto per bagola diminutivo del 
lat. baca bacca (v. q. voce). — Cosi detto 
il frutto del loto (bagolaro), ed è una 
bacca nericcia, dolce, con nocciolo assai 
duro. Celtis australis dei Naturalisti. 

bagórdo a. »^. bigordo; a.sp. bohordo; 
a. pori, baf or do, pofordo ; prov. beiortz, 
biortz, beortz; a,fr. behort, behourt, 
behourd, bohort, bouhourt: dall'a. a. 
ted. BEHURT, o BÙHURT comp. della parti- 
cella prefissa bb e hurt \mod. HCrdk) 
= a. franco hurdi (onde Va.fr. horde) 
steccato {Uzza), voce che ha comune l'ori- 
gine col gr. kurt-ìa e col lat. cràt-ks 
lavoro di vimini (v. Grata), a cui altri con 
lesione della cronologia sostituisce il m. a, 
ted. HURT urto, che per giunta non è nem- 
meno di origine germanica (v. Urto). Giova 
però qui avvertire che se la forma legit- 
tima fosse BÙ-HURT, il primo elemento 
della parola resterebbe ignoto, e ad alcuno 
fa pensare a bu-rg città. — Luogo dove 
nel medio-evo si armeggiava e giostrava 
in occasione di solenni festeggiamenti: e 
quindi passò a significare la Giostra stessa, 
e finalmente Crapola, Gozzoviglia, colle 
quali per solito andavano a finire le gio- 
stre; si che « Andare a bagordo » divenne 
sinonimo di Recarsi in luogo di gozzo^ 
viglia. 

bàia l./r. baie ; »p. e port. vaya. — Al- 
cuno ritiene questa voce formata per ono- 
matopeia dall'esclamazione bah! usata 
nello schernire altrui, prendendo anche 
motivo dalla frase dar la baia = gridar 
per dileggio, che sembra presentare un'af- 
finità con Baiare, voce ugualmente mime- 
tica; ma è più verosimile che stia per ba- 
dia (quasi voglia dire ciò che fa stare a 
bada), da badare, che nel provenzale oltre 
il significato di stare a bocca aperta, ebbe 
pur quello di ghignare, schernire, onde bada 
ghigno, che cfr. col fr. badin burlone, ba- 



baiadèra] 



— 121 — 



[baione 11 a 



DINER scherzare. Altri dal gr. baiòs tenue j 
ma senza tramite latino: propr. inezia. 

Burla, Scherzo. 

Deriv. Baiane onde Baioncìllo; Baionàccio. 

2. /r. baie; prov. e sp, bahia; port. 
baia, bava, bahia; base, bay a (onde 
bay-ona buon porto, che è pure nome di 
città); oland. bay e, ingl. bay. — Etimo- 
logia assai incerta. li Frisch dal/r. baybr 
(= badare) aver la bocca aperta^ e si con- 
forta in tale opinione col cat. badia, che 
ben risponde a badar aprire, di cui la d 
sarebbe caduta nello spagnuolo, cangian- 
dosi in un' aspirata (v. Badare e Baire). 
Altri dal celta irl. e ga^eL bàdh o bagh 
riparo, cala', e Isidoro scrittore del vi Sec. 
invece dice: hunc portum veteres a baju- 
LANDis mercibus vocabani baia (cioè, que- 
sta specie di porto gli antichi chiamavano 
baia DAL TRASPORTARE le merci) lo che non 
persuade di troppo lo Scheler. — Specie di 
piccolo golfo, dove sogliono riparare le navi 
da certi venti. 

baiadèra dal port. bailadèira = bal- 
LADEIRA ballerina, danzatrice, e questo da 
BAILE danza, ballo. — Donna indiana che 
esercita la professione di ballare davanti 
ai tempi, alle pagode. 

baiata si usa bene in luogo di bàia 
hurla; e il Varchi insegna che vale pure 
Orazione ovvero Composizione in prosa 
che non abbia né capo né coda: nel qual 
senso è preso dall' abbaiare prolungato di 
un cane. 

b&ièlla V. Baiocco. — Antica moneta se- 
nese di picei ol valore. 

bailamme corrotto dal turco bairam, che 
presso i Maomettani è il nome della più 
gran festa religiosa dell'anno, la qual suol 
tarsi con gran apparato e pubblici spet- 
tacoli dopo il digiuno del Ramadam. Ses- 
santa giorni più tardi si celebra il Gran 
bairàm o Curbàn bairàn (arah. qurbàn sa- 
crifizio). — Nell'uso comune significa Gran 
fracasso e Remore , di molta gente raccolta 
insieme. 

bailo cfr. con lo sp. baile = fr, bailli, 
'port. baili o. — Lo stesso che ÌBall o Ba- 
lÌTo (v. Bali), 

bàio prov. efr. bai; sp. bayo: dal basso 
(at. bài US, (d'onde il prov. baiart = lat. 
BAJARDU8 nome del celebre cavallo di Re- 
nato), dal class, lat. bàdius, che vale il me- 
desimo (e questo dicesi dal gr. baìs palma, 
ramo di palma - derivante dalla identica 
voce egiziana bà, bai \copt. bet] - a ca- 
gione della somiglianza del colore). — Ag- 
giunto di mantello di cavallo e di mulo, 
che è di un rosso bruno, come il colore 
della palma (che va seccando) o anche della 
saggina, che i Latini pur dissero bàdius. 

Beriy. Baiar do; Badila; Baiétta sorta di pan- 
no; Baiòcco. 

baiòcco da bàio (ond' anche la voce 



baiella antica moneta senese) a cagliane 
del colore rosso bruno del rame (Diez e 
non già, come alcuno suggerisce, perrhi.- 
in orìgine fosse di cuoio, lo che conil ud- 
rebbe troppo all'antico (cfr. ted. weis> 
pfennig quattrino bianco). Lo SchuchariH 
invece con ipotesi anch'essa verosimile 
dal lat. BACA bacca e fìg. piccolo ogfjtihj 
rotondo, che in francese divenne baie;, hi 
sp. BAVA {cfr, Bagattiììo); e per altri c«>j^( 
detta da Bayeux città di Francia, civ^p 
dicono battevansi tali monete. — MoEt-ra 
di rame già usata negli Stati del Pontetìro, 
che valeva circa cinque centesimi iL^llri 
corrente lira italiana. E siccome il baiciiCiì 
era grosso, peso e di piccol valore, cosi in 
detto fig, a Uomo semplice e di poco aotril 
giudizio. 

baionétta sp. bjayoneta; fr. baToii- 
nette. — La esistenza di quest'arni* e 
del suo nome trovasi constatato fino fbil- 
l'anno 1575 (il Diez segna l'anno 16(1.1 i- 
l'Heise il 1640) e alcuno gli assegna per 
origine lo sp. bayona baina, vaina guionn, 
di modo che il contenente avrebbe |-i»l 
dato il suo nome al contenuto. (De ChameL 
Dict. des armées de terre et de mer). Aiin 
crede prendesse nome da Bayona - fr, 
Bayonne - città di Spagna, nel diput- 
timento dei Bassi Pirenei, ove dappilfiiu 
sarebbero state fabbricate. 

Ferro triangolare e acuto, che fenuii-ni 
in cima alla canna del fucile, e servi' jiJ 
soldato come d'arme in asta. 

Deriv. Baionettata; Baionettiìre. 

baire /r. é-bahir; prov. es-bahii" ft'- 
stare a bocca aperta, stupire. — Pare <:■ in- 
giunto alla interiezione ba, bah propri jl 
di chi è preso da stupore grande {cfr. Boni . 
ma potrebbe anche aggiungersi al gru]<|jrj 
delle voci connesse a badare {a.fr. bakh. 
beer) supponendo che stia per badirk <> 
che Vh provenzale e francese rappres^^iriTi 
un d o Ih originario [irl. baith stupi^h^t 
bass. bret. bad stupore, ant, ba'if tthtp'-' 
fatto] (v. Badare). — Sgomentarsi, Allibire* 

baiiìca^ baiticca. Lo Schuchardt insiorjii^ 
a Bagattella lo congiunge al lat. i:a* v 
bacca e tìg. piccolo oggetto rotondo, cho In 
francese divenne baie, in spagnolo ha va: 
ma sembra in vece non doversi separine 
da BÀIA nel senso di cosa da nulla, otiiIh 
si fece anche baiuòla, baiuzza. Però m-ii 
sarebbe da trascurarsi il gr. baìos picuf^i..^ 
tenue, se potesse trovarsi un intermciUii 
latino. — Bagattella, Inezia. 

Deriv. Baiiicola, 

balano dal gr. bàlanos ghianda (\\ q. 
voce). — (tenere di molluschi cirrop<MU, 
che presentano la figura di una ghia3:^^ì^, 

Cfr. Balanftide =^inùtimm&zione del glandi c^ 

baiaselo sp. balaixe; port. balacfM'; 
prov. balach; fr. balaisj b. lat. hnìk* 
xus: dall'ara^, balakhasc {pers. badaku- 



balaiistro] — 122 — 

scian) voce formata dal nome del luogo, 
d'onde questa pietra preziosa proviene 
rmontagne del canato di Badakscian presso 
Samarcanda nell'Asia orientale). — Specie 
di rubino di un rosso chiaro, detto anche 
Rubino balasciano. 

balaùstro sp. balaùstre;/r. balustre,* 
dal gr. balalstion, onde il lat balaù- 
STUM (come giostra da jxjxta, registro da 
rbgbsta), voce di origine probabilmente 
semitica, che designa n fiore del melagrano, 
— Certa colonnetta di forma per lo più 
simile al balausto, ossia fiore del mela- 
grano, e che comunemente si adopera nei 
ballatoi, parapetti, terrazzini ecc. Donde 
Balaustrata. 

Deriv. BàlauBtràiorO, 

balbettare dal lat. bàlbus balbuziente 
(mediante una forma balbitiàrb) da cui 
pur si fece balbùtibs e balbutire, voce 
nata per armonia imitativa, come il gr, 
battarIzein , bam-bà-lein, babàzein, 
bambaìnein (pass, ted. babbbln) balbettare, 
BÀR-BAR-OS propr. che emette voci inartico- 
late^ confitsey ininteUigibUif e Vital, tar- 
TA-GiiiÀRB (cfr. BabbaXeOy Barbaro), — Pro- 
nunciar male e con difficoltà le parole per 
impedimento di lingua, come fanno spe- 
cialmente i fanciulli. 

DerÌT. Balbettaménto; Balòetticàre: Balbettio, 
Cfr. Balbutire; Balbuzie. 

balbo iwotj. balb, hoh] port. bobo; dial, 
sard. bovu: dal lat. bàlbus balbuziente voce 
formata per imitare il suono (bar, bal) che 
emette cni pronunzia con difficoltà le pa- 
role (v. Balbettare), — Che non può spe- 
ditamente parlare. 

Deriv. Balbettare ; Balbuzie onde Balbutire e 
Balbuezire, 

balco dall' a. a, ted, balcho, palcho trave. 
Voce ant. Palco (che è una superfìcie so- 
stenuta da travi) e specialm, quello dove 
i contadini tengono il fìeno e la paglia. 

balcóne fr, e sp. balcon; pori, balcao 
(ted. balcon): cne il Diez seguito dal 
Caix trae dalV a, a, ted, balcho == palCho 

■mod, balk, balkbn) trave, ond'anche 
voce Palco (v. q. voce): altri più felice- 
mente dall' ara6.-per«. bÌla-ghaneh (che 
meglio spiega la desinenza one) signifi- 
cante luogo elevato o sporgente nella casa 
da cui si può guardare, d'onde alcuno pre- 
tenderebbe far derivare anche la voce Èar- 
bacane. — Loggetta, Sporto o Ringhiera 
che si estende fuori delle pareti ed una 
casa, per meglio spaziare col l'occhio. 

Deriv. Balconata (detto di rosa); Balconcino. 

baldacchino fr. baldaquin, bauda- 
quin;8p. baldaquin; j9or^. baldaquino: 
barb. lat. baldaquìnus, baldachìnus. 

Quell'arnese di drappo e di forma qua- 
dra o rettangolare, sostenuto da quattro 
o più aste con drappelloni o fregi pen- 
denti intomo, che suole tenersi in segno 



ir 



[baldanza 



d'onore sopra cose sacre, ovvero sopra il 
seggio di grandi personaggi. Fu cosi detto 
dalricco drappo ond'era formato, e che 
pur chiamavasi Baldacchino Tperché ve- 
niva da Bagdad, l'antica Babilonia, che i 
nostri antichi appellavano baldac, bal- 

DACCO. 

baldanza da baldo ardito, fiero (v. q. 
voce). — Un certo apparent<e ardire con 
letizia; Sicurtà d'animo presa dal favore 
o protezione di persona potente. 

Deriv. Baldanzoso. 

baldo prov. baut, bautz, baudos; a. 
fr, bald, band; sp, baldo: à&lVa,a.ted, 

BALD =:got, BALTHS (oude BALTHJAN OSarc) 

audace, ardito, valoroso {ir^l, bold). — Ar- 
dito, Fiero; vale ancora Fieno di alacrità 
e d'esultanza, e ciò perché la intrepidezza 
e la sicurezza di se stesso suole ordina- 
riamente accoppiarsi colla cera tranquilla 
e lieta del volto. 

Deriv. Baldanza; Baldézza; BaldOre (ant.); 
Baldòria. 

baldòria dal prov. baudor coraggio ed 
anche letizia, gioia (cfr. ant. it. baldòrb) 
da BAUD ardito, giulivo, allegro, ond'anche 
Va.fr. ESBAUDIR divenire ardito, allegro 
(v. Baldo), — Propriam, Allegrezza, Gioia, 
e per estens. Quei fuochi che si fanno per 
festeggiare qualche lieto avvenimento. 

baldràcca da baldàcgo o baldràcoo, 
alterazione di Bagdad, ossia Babilonia 
(v. Baldacchino), nome dato ad una con- 
trada e osteria di Firenze, nei cui con- 
tomi abitavano le meretrici. — Femmina 
di mondo; Donna impudica. 

baléna dal lat. bal.£NA, e questo dal 
gr. PHÀLAiNA o PHÀLE (= fed. Wal, isl, 
sved. e don, hval, ingl, whalb). — Il più 
grande dei cetacei. 

Deriv. Balenière; Baleniero; Balenòttera. 

balenare non come insegna il Diez, dal 
gr: bèlemnon dardo, saetta (che staccasi 
da BÀLLBIN ^c^torc) che avrebbe dato ba- 
LÉNNO, ma detto, secondo il Caix, per 
balec'narb, balecbnarb (esistente nel 
dialetto aretino) alterato da barluginare, 
BALUGINARE (= bis-lucinarb) apparire 
istantaneamente e sparire, passar via come 
il baleno, comp. di BA o bar «= bis che in- 
dica imperfettamente, non pienamente e la^. 
LUCERE splendere, mediante una forma 
luminare (allo stesso modo che da al-lu- 
GiNÀRB e ALLÙGERE SÌ foce in sardo al- 
luinare e alluiri, da regina reina, da lo- 
gica laica). E di fatti il suddetto prefisso 
unito a voci significanti visione esprimono 
un veder doppio, un vedere imperfetto; 
p. es. piem, sba-luché {prov. a-bel-lu- 
car) acciecare, bbrlùs = prov» beluga 
scintilla (luce che tosto scompare) e le voci 
Sberluoiare, Sbilticiare ecc. — Altri pensa al 
gr. PHÀo risplendere, d*onde phalòs splen- 
dido, lucente, phalyno rendere splendido. 



btlèstra] 



— 123 — 



[bàlia 



n Nigra ripudia tutte queste etimologie, 
compresa quella assai verosimile del Caix, 
e congettura stia per àlbèno (con meta- 
tesi della prima sillaba e col passaggio di 
ima forma mediana labèno), da alba (alla 
cui luce rassomiglia quella del baleno) e 
terminazione èno come in Sereno. — Quella 
luce viva e istantanea che risplende nel- 
Paria e passa come dardo, nell'istante del- 
l'esplosione elettrica, ed è accompagnata 
per lo più dal rumore del tuono. 

Deriy. Balenare onde Balenaménto Q',Sbalenàre; 
Arco-baleno, 

baléstra dal lai, balista proveniente 
dal gr. bàllein gettare, inserita una r nel- 
Fultima sillaba, come nella voce inchio- 
9tro = lat. ENCÀUSTUM (v. Balista). — Ar- 
me macchina da scagliar grandi frecce 
e dardi. Filippo Augusto re di Francia, 
che regnava nel principio del secolo XIII 
fu il primo che impiegò nei suoi eserciti 
i balestrieri. — Oggi chiamano cosi uno 
Strumento per tirare agli uccelli con pal- 
lottole di terra assodate. 

DeriT. BaUttràio; Balestrare; Sbalestrare; Ba- 
latrata; Balestrièra; Balestrière; Balestriiccio, 

balestrùccio 1. Archetto (piegato a guisa 
di baléstra) dove si passa la seta quando 
s'incanna. 

2. Altro nome della rondine cittadina: 
forse cosi detta dalla rapidità del suo volo, 
che ricorda quello del proiettile scagliato 
dalla balestra. 

bali accorciato da balio, balìvo = a,fr. 
baillif, mod, bailli; prov. bailieu-s; 
pori, baillio; dal b.lat, ballìvus, che 
propr. vale che ha balla, che gode il ha- 
ìiaggio (v. Balia), — Capo de' cavalieri di 
una provincia; Titolo di un grado supe- 
riore al commendatore in alcuni ordini 
equestri, come in quello di S. Stefano. 

balìa $p. e pori, bailia; a./r. baillie. 
Potrebbe sembrare affine al sscr, balà 
forza, che risponde al Ut, VALÀ potenza e 
al lat. VALÈO valgo, ho forza (v. Valere), 
ovvero il frigio balèn re, che cfr. coU 
Wilav. BOLIJ maggiore, forse col ascr, pala 
$ignore (v. Padre, Potere), ma le forme ro- 
manze autorizzano ad abbandonare queste 
dotte supposizioni e ad attenersi al lat, 
Biaxus mediante la forma bàilus, onde 
kUo, bailia, haUire, e per trasposizione 
Wio, balla, ballre, BÀJULUS [che forse sta 
per BÀRULUS, dalla rad. indo-europea bhar 
portare], vale a lettera colui che porta, che 
tottiene, ma poi significò anche colui che 
iduca, che regge, che governa, onde il verbo 
BAJULÀRB portare, da cui il prov, bailar, 
BAiLLiR portare, il sard, balzai sopportare 
(y. ..,fero e cfr, Balio^. — Podestà, Auto- 
rità, e nella repubblica fiorentina Sorta 
^ magistrato. 

Otr. Bailo; Bali; Baliàggio; Ballato; Balire 
(P»ov. ballir, a,fr. htkìlit) sgovernare. 



bàlia forma femminile del lat, bàjulus 
colui che porta, che sostiene, e metaf. tu- 
tore, pedagogo (v. Balio), — Donna inca- 
ricata specialmente di portare in braccio 
i bambini che le sono affidati. Colei che 
allatta gli altrui figliuoli e per estens. Co- 
mare, Levatrice. Il senso di Nutrice, che 
è quello oggi predominante, potrebbe far 
sospettare che alla formazione di questa 
voce entrasse la rad, pa nutrire (v. Pa- 
dre), ma la storia della parola si oppone, 
perocché gli ajitichi la usarono a prefe- 
renza nel senso di educatrice e curatrice 
dei figliuoli. 

Deriv. Baliàtico; ^aZiVd = allevare. 

bàlio sp. bay le; port. bailio; prov, 
baile; a,fr, bail: dal lat. bàjulus a 
lettera colui che porta, e metaf. tutore, pe- 
dagogo, e questo da bajulàrb quasi ba- 
RULÀRB portare, che trae dalla rad. sscr. 
bhar, ond' anche il got. bairan, ted. bae- 
REN portare (v. ,.fero e cfr. Bagaiolo e 
BalC). — Materialm, Quegli che alleva i 
fanciulli e moralm. Quei che insegna loro 
i costumi; ma oggi per solito applicasi 
questo nome soltanto al Marito della balia. 

balire 1. Nel senso di Allevare, Nu- 
trire, tiene a bàlia nutrice. 

2. Nel senso di Reggere, Governare trae 
da balì governatore. 

balista dal lat, balista o ballista e 
questo dal or, bàl-lo gettare: rad. bal 
(bel, bol) affine al sscr. gal scaturire, ca- 
der giti, per la regolare trasformazione 
della G sanscrita nella B dei greci {cfr. 
Abisso e Volare). \Gr. bàllein gettare e 
intransit. cadere, bèlos freccia, lancia e 
propr. arma da scagliare; bolè, bòlos getto, 
bolìs dardo e propr. ciò che viene lanciato, 
che hanno dinanzi il sscr. gal-àmi verso 
a goccie, vi-GAL versare, rovesciare, GALA- 
NAS che gocciola, che cola, galam acqvLa, 
che confronta coli' a. a, ted, quella, mod, 
QUELLE /o?i^e]. — Macchina bellica, inven- 
tata dai Fenici per scagliare frecce, sassi ecc. 

Deriv. Balistite e Baléstra. Cfr. Baléno; Bali- 
stica; Bòlide; Calabrina (?); Diàvolo; Embolo; Iper- 
bole; Obelisco; Obolo; Paràbola; Problèma; Sim- 
bolo, 

balistica dal gr. bàllein gettare (v. Ba- 
lista). — Arte di scagliar proiettili per uso 
bellico. 

bàlia prov. sp, e port. baia; fr. balle 
palla : dall' a. a. ted, balla palla (m. a, 
ted. ball; a. nord, bòllr) a cui Benecke 
assegna un' origine germanica, altri ri- 
porta al gr, bàllein aettare, pàllbin vi- 
brare (v. Palla). — Cosi detta, per similitu- 
dine di figura con una palla, ogni quantità 
di roba messa assieme e ravvolta in tela 
o simil materia, per trasportarsi da luogo 
a luogo; fig. Grossa fandonia, cioè cosa ar- 
tificiosamente gonfiata come una balla. 

Deriv. Abballare; Abballinare; Imballare; Sbal- 
lare, 



ballare] 



ballare prov. baiar; a./r. baiar; a.sp. 
ballar; cu pori, balhar, mod, sp, e port. 
ballar: dal lai. ballare, che confronta col 
gr. ballIzbin tripudiare, ed anche danzare 
(specialmente in Sicilia e nella Magna Gre- 
cia) e coìValb, balb ridila [danza molto in 
uso anche oggi tra le fanciulle albanesi e 
probabilmente importata dai paesi latini, 
anziché di greca origine], dalla radice del 
88cr, SALATI, BALAYATI muoversi in giro, 
aggirarsi. — Il Diez sulla scorta del Va- 
ckemagel ricongiunge al ò. lat. baIjLA palla, 
giuoco che nella mezza età era, come presso 
i Greci, accompagnato da danze e da canti, 
onde poi il senso di danza; altri al gr.BÀh- 
LEIN, BALLÈSEIN lanciare (v. Balista). — Il 
Fick lo crede di origine celtica. — Muo- 
vere i piedi andando e saltando a tempo 
di suono e traendo in giro: e si fa per di- 
letto e per festa. 

Deriv. Ballétto; Ballónzolo; Ballata; Ballerino; 
Ballàbile; e per alooni anche Ballatóio e Tra- 
ballare. 

ballata Specie di Canzone, che dai nostri 
antichi si cantava ballando. 

ballatóio corrisponde al 6. lat. ballatò- 
KiUM dal class, vàllus palo, steccone, donde 
il verbo vallare bastionare, circondare. 
— Specie di strada alta, situata sulla pa- 
rete di un edifìzio, con riparo di sponde 
o balaustri che serve per girare intomo 
alPedifizio medesimo, o per dar luogo agli 
abitatori di ricrearsi all'aria aperta, o ve- 
dere dall'alto. 

bàlio V. Ballare. 

ballòdole (andare alle) antico modo 
di dire in Toscana, e ancora in uso, che 
vale Morire o Rovinare affatto, derivante 
dal nome di un luogo presso Firenze, vi- 
cino a Trespiano, dove è ora il camposanto, 
che per avventura in antico era proprio 
alle Ballòdole. 

ballòtta 1. nel significato di Castagna 
risale all'araò. ballCt sorta di quercia che 
produce ghiande commestibili, e fa in sulle 
coste dell'Africa (che pare confronti col lat. 
BALÀNUS, gr. BÀLANOS ghianda) donde lo 

sp. BELLOTA ed il port. BELOTA, BOLETA, 

BOLOTA ghianda. I Persiani infatti chia- 
mano il castagno sciak-ballùt che vale 
a parola querce del re o reale (Devio). — Ca- 
stagna, specialmente quando è cotta al- 
lesso. 

2. Val pure Suffragio, perché un df i voti 
si davano con ballòtte di vari colori, tra- 
sformata p in B per influenza del fr. bal- 
LOT diminut. di balle {ingl. e ted. ball) 
palla (v. Palla). 

Deriv. Ballottare mandare a partito; BaUoU 
tàggio (^. hAÌÌott a. gè) votazionet e che meglio 
direbbesi Ballottazióne, 

ballottare vale Mettere ai voti, dall'uso 
di adoperare ballottole o pallottole per voti 
(v. Palla). 

Deriv. Ballottàggio; Ballottazióne. 



— 124 — [balneàrio 

balneàrio lat. balneàrius da bàlneum 
bagno (v. q. voce). — Appartenente al ba- 
gno. Da bagno. 

balòcco sincope di badalucco (badaluc- 
co, bad'lòcco) nel senso di cosa che tiene 
a bada (v. Badaluccare). — Trastullo, Gin- 
gillo e dicesi per lo più delle cose che 
si danno in mano ai bambini per tenerli 
a bada. 

Derlv. Baloccàggine; Baloccaméhto: Baloccare; 
Baloccatóre: Baloccheria; Baloccóne-óna. Cft. Bar 
lògio. 

balògio prov. b aluco: comp. di ba per 
BAR = BIS (v. q. voce) che dà il senso di 
imperfezione e Lòoio por lòcio, Lucio 
(ond'anche il dial. abbalucciare) da lu- 
cere rilucere (cfr. Losco): propriamente 
che tiene le luci, ossia gli occhi mezzi 
chiusi, sonnecchianti (Csdx), — Altri in- 
vece pensa che la forma parallela proven- 
zale stia per badalucs e che tenga, come 
Balocco, a badare, badaluccare. — Me- 
lenso e dicesi di chi non si sente bene in 
salute, ma è debole e di mala voglia. 

balórdo sp. palurdo e vilordo: è il 
fr. BALOURD = r(Bl)Lu(R)iDUs] formato 
probabilmente della partic. ba == bar che 
rende significato peggiorativo (y. Bar) e 
LOi'RD grave, pesante. La particella ba sem- 
bra invece al Diez tolta al verbo baer, 
BEÈR aprire (v. Badare), ond'anche il si- 
nonimo BADAUD sciocco, cht sta a bocca 
ajyerta; ma per il Bugge meglio pensante 
non è altro che il peggiorativo bis trasfor- 
mato in BA = BAR come in Bagliore, Bar- 
lume. Altri spiega suggerendo il lat. bàr- 
DUS=^r. BRADYS tardo, grossolano cT inge- 
gno, ovvero lo dice afiine al gr. abèlteros 
stolto, inetto, ma sono ipotesi da fuggirsi. 
— Sciocco, Minchione, Tardo d'intendi- 
mento. Sbalordito e per estens, anche Poco 
buono, In cattivo stato. 

Deriv. Balordàccio; Balordàggine; Balorderfa; 
Balordóne; Sbalordire. 

bàlsamo sp. e port. balsamo; a.fr. bai- 
si me, wiod. baume: daWa^ bàlsamum = 
gr. BÀL8AM0N, che vuoisi di origine semi- 
tica, e cercasi interpretare coll'eòr. vanal.- 
sciAM-iN olio profumato. Soppressa la sil- 
laba nasale na ed omesso in, desinenza 
del plurale, resta valsciam, molto vicino 
al gr. bàlsamon, che i moderni Elioni pro- 
nunziano vàlsam-on. Alcuni sciolgono 
questa parola nell'eòr. BAAL principe e scia- 
man olio. — Sostanza resinosa, che scola da 
piante ordinariamente di grande odore. 
Fig. e dall'uso che se ne faceva nelle fe- 
rite, Ristoro, Lenimento, Conforto. 

Deriv. Balsàmico; Baltamino; Balsamile-a; Int' 
baUamàre. 

bàita voce che si adopra soltanto nella 
frase « Dar balta » per JRovesciarsi, An- 
dar sossopra, detto più spesso di veicoli, e 
sembra da collegarsi al got. valtjan ri- 
voltarsi (v. Ribalta). Altri la dice varietà 



bàlteo] 



— 126 — 



I balzana 



della voce vòlta, la auale però avrebbe su- 
bito la influenza del germanico per can- 
giare 1' o in A. — Fig. detto di cervello 
vale Impazzire: lo che dicesi anche Dar 
la volta. 

bàlteo lat, bàltbus e baltius, che Var- 
rone dice parola etrusca, ma che trova raf- 
fronto nel gr, baltèos = attic. blbtèos 
aggettivo verbale inusitato di ballo |)arre, 
aggiustare, indossare, vestire: e d'onde pare 
anche la voce balza, per mezzo di un sup- 
posto bàltea, bàltra. — Cintura mili- 
tare tempestata di bottoni d'oro o d'ar- 
gento, ed alla quale si attaccava la spada; 
per similit. a una cintura, a una fascia si 
disse Baltèo il Grado più largo degli altri 
che girava attorno nei teatri ed anfitea- 
tri antichi, che non serviva all'uso di se- 
dere, ma solo a facilitare la circolazione 
interna del popolo. 

Cfr. Balza 2 «i Budrière. 

baluardo /r. boulevard, boule'vart; 
tp. baiuarte; port. balloar; {ing. bul- 
wark). Alcuni dal boss, lai, burg-vardum, 
che discende dall'a.^erm. burg-warte ri- 
paro, fortificazione del borgo, del castello, 
comp. del ted, suro castello, borgo e war- 
TOX (mod. WARTEN = ingl. ward) guardare, 
custodire. Invece il Diez dal m. a. ted. boll- 
WERK o bohlwbrk che pur vale baluardo 
ed è comp. del germ. bole o bohle trave, 
pancone, tavolone, dalla materia della quale 
erano originariamente composte sinatte 
opere di difesa (a cui altri sostituisce bol- 
lbx lanciare, a causa delle macchine da 
getto di cui erano armate) e werk opera. 
Giova però osservare che valendosi dei ma- 
teriali delle due etimologie si avrebbe bol 
e WARTE che foneticamente rispondono a 
capello alla voce Baluardo. — Nome che 
nell'antico modo di fortificazione davasi ai 
jH'andi bastioni. Ora si usa per qualsivo- 
glia opera di fortificazione, ossia Propu- 
gnacolo. — In Francia la voce boulevard 
piassò a significare Luogo da passeggiare, 
dopo che i bastioni furono disarmati e tra- 
sformati in eleganti passeggi. 

baluginare e sbaluginare {voce dialettale) 
comp. di ba per bar = bis che aggiunge 
il senso di male, imperfettamente, preceduto 
da 8 intensiva e lucere rilucere da lux 
luce, metiiante una forma lucixàrb (cfr. 
Balenare). — Scorgere in distanza, di fuga 
ed incertamente, perché trattasi di cosa 
che ora apparisce e or dispare. 

Cfr. Abbaluggìnàre = Vedere confasamente. 

balza 1 . Vale Luogo scosceso, dirupato, 
Pendice ripida, e simili ed in tal caso de- 
riva dal verbo balzare nel senso di scen- 
dere, cadere precip^'fottamenfe, cioè a sbalzi, 
a saltelloni (v. Balzare). 

2. Dicesi balza anche quella striscia, 
frangia o guai-nizione che si rapporta per 
ornamento nella parte inferiore di una 



veste femminile, di un cortinaggio, di una 
coperta; Il fregio dipinto che gira sopra 
lo zoccolo di una parete: e ciò non già 
perché tali ornamenti, come suppone la 
Crusca, balzano ossia risaltano in fuori, 
ma si perché essi corrono attorno attorno 
come una cintura, che i latini dissero bàl- 
tbus, BÀLTius (v. Bàlteo). 
Deriv. Balzana. 

balzana Guarnizione all'estremità di ve- 
sti e biancherie (v. Balza 2); Striscia bianca 
nelle zampe del cavallo (v. Balzano). 

balzano cfr. col prov. bau san ; o^-fr. 
baupant, mod. balzan e secondo il De- 
vio risponde al ft. Za^ baucènnus, bau- 
cèndus, bauchàntus, che nel Du Gange 

, trovasi detto per i cavalli la cui pelle è 
dipinta di bianco e di nero: dall' aroò. 

, balqA femm. di ablaq (plur. bolq) che il 
Freytag spiega variegato di bianco e di nero 
e anche di bianco colore fino al femore, onde 
PARAS BALQA giumento balzano. Questo eti- 
mo è preferibile all'altro proposto dal Diez, 
dall'iY. BALZA striscia, che si attaglia meno 
al significato. — Aggiunto di cavallo che 

I ha i piedi segnati di bianco, essendo nel 

' resto di altro colore. Dicesi anche di uomo 
di cervello stravagante e bizzarro, fatta la 
similitudine da' cavalli balzani, ritenuti di 
natura non buona. 

balzare sembra verosimilmente legato 
al gr. ballìzein saltare, mediante un b. 
hit.*' BALLIZÀRE (v. Ballare). (Altri deriva 
dal gr. àlsls salto, prefissa una b in luogo 

, dello spirito iniziale, che ha la voce greca). 
— Il risaltare che fanno i corpi elastici 
percuotendo in terra; spiccar salti; Uscir 
fuori con impeto ecc. 

Deriv. Balza; Balzo onde Balzèllo; Balzellare. 

balzèllo significa Piccolo salto, special- 
mente lo Andar saltellante a balzi della 
lepre e quindi del capitare che essa fa la 
; sera o la mattina a buon'ora in certi luo- 
, ghi per bevere o pascersi. Da ciò venne 
I detto « Balzello » quella caccia che si fa 
, agli animali appostandosi nel luogo dove 
! son soliti venire per pascersi, abl)everarsi 
o ricoverarsi, onde i modi propri de'cac- 
' ciatori < Andare, Aspettare, Pigliare a bal- 
zello »; < Fare il balzello ^ ecc., e per similit^ 
Cogliere una persona appostandola dove 
, è solita capitare. — Nel senso di Gravezza 
straordinaria fu cosi detto, come insegna 
' il vocabolario della Crusca, perché colpi- 
sce inaspettatamente, per modo indiretto, 
e quasi di balzo, a differenza della impo- 
sta ordinaria e diretta. 

Deriv. Balzellare =z AnàikT saltellaate; Baleel- 
l(fne-i = a salti. 

I balzellóni v. Balzello. 
I balzo Salto: onde la maniera di « Andare 
' a balzi ^ o saltelloni che è proprio di al- 
I cuni animali; 11 risaltare dei corpi ela- 
stici {cat. bals; a.fr. baus); Luogo sco- 



bambàgia] 



— 126 — 



[bambolo 



sceso e dirupato; nei quali significati si 
rannoda a balzare. — Estremo limite del- 
l'orizzonte dal quale pare che il sole sorga 
o che discenda, e in questo senso clr. con 
BALZA nel significato di striscia. 

bambàgia sp. bombasi; fr. bombasin; 
rum, bombac; df'aZ. 77it7an. bombàs; sicil, 
bambaci: dal ò. Za^j bahbàcium che cor- 
risponde al hass.gr. bambàkion = bambax, 
che trae dal cla^s. bòmbyx baco da seta 
(v. Baco e cfr. Basino). — Cosi detta per 
similitudine con la seta Quella materia 
lanosa della quale è vestito il seme del 
cotone; ma nell'uso Cotone filato e spe- 
cialmente quello filato alla grossa. 

Deriv. Bambagelle, specie di crisantemo; Bam" 
bagnilo; Bambagino; Bambagióso; Sbambagiàre. 

bambàra quasi dicesse a vanv&ba, cioè 
a caso (?). — Giuoco di carte detto anche 
Primiera, nel quale vale molto il caso e 
l'azzardo. 

bambino le lettere b-p-m, che per essere 
labiali sono &a le prime che articolano i 
fanciuUini neonati, servono in molte lin- 
gue a formare i nomi di parentela con la 
ripetizione della stessa sillaba, come può 
vedersi alla voce Babbo. In tal modo de- 
v'essersi formato bimbo e bambo (che pri- 
mitivamente dovette significare Infante e 
sol più tardi Semplice, Sciocco), col suo 
dimtn. BAMBINO, ed i corrispondenti ingl. 
babe, babby, isl, babe; tri. e ct'mb, ba- 
bau; ted, bube. Alcuni vogliono trarre 
la voce Bambo e Bambino direttamente 
dal or. bambaìno = bambalyzo, bambà- 
LBO balbettare, che del resto alla pari del 
gr. bàmbalos Ixilbettantey babàzein, ba- 
BYZEIN parlare inarticolatamente, dell' ?«/. 
bab, dan. bable, oland. babbelen, fr. ba- 
BILLER cicalare, ha la medesima origine 
onomatopeica dedotta da una viziosa pro- 
nunzia (v. Babbaleo). 

Da BAMBO : Bambòccio; Bambolo ; Bamberòtto; 
Eimbambfre. 

Da BAUBiKo: Bambfna; Bambinàggine; Bambi- 
nàia-o; Bambineggiare; Bambineria; Bambinésco; 
Bambinetto; BambinUccio. 

bambocciata e bamboccerla Atto o cosa 
da BAMBÒCCIO. — Pittura di scene burle- 
sche e grottesche fra gente minuta, e in 
questo senso deriva dal soprannome di 
bamboccio, dato al pittore olandese Van 
Lee, inventore di questo genere. 

bambòccio /r. bamboche: Vezzegg. di 
BÀMBO nel senso dWnfante (v. Bambino). 
— Bambino vispo e grassoccio; Piccola 
figura umana fatta di cenci od altro, che 
serve di trastullo a' fanciulli. 

Deriv. Bamboccerfa; Bambocciàio; Bambocciata. 

bàmbola diminut. femm. di bàmbo nel 
senso di fanciullina (v. Bambino) e dicesi 
più che altro Un fantoccino vestito ordi- 
nariamente da donna, che serve di tra- 
stullo alle bambine o ai bambini. 



bambolo Dimin. di bàmbo infante (v. 
Bambino), — FanciuUino. 

Deriv. Bàmbola; Bamboleggiaménto; Bambolsg' 
giare; BamboleggiaU^re-trfce; Bamboletco. 

bambH o mambH dal malese bambù o 
MAMBÙ, nome di una graminacea gigan- 
tesca originaria delle &die Orienttdi, cbe 
si presta a moltissimi usi nel suo paese, 
ma che a noi somministra soltanto delle 
flessibili giannette da passeggio. Bambusa 
arundina^a dei naturalisti. 

banale dal fr. banal che trae dal germ. 
BAN (medioev. lat. bànnum bando, legge) (v. 
Bando) : propr. secondo fuso stabilito, pas- 
sato in costume. — Francesismo: Comune, 
Triviale. 

Deriv. Banalità. 

banca prov. sp. e port. banca; fr.h&n- 
que. — Forma femminile di banco (v. q. 
voce) e vale Luogo dove un tempo si dava 
la paga ai soldati ed ora dove si commer- 
cia e si cambia il denaro ed altri valori 
(cfr. Bancarotta). — Significa pure Sedile, 
ma allora meglio dicesi Panca (v. q. voce). 

Deriv. Bancàrio; Bancaròtta; Banchière. 

banca-rótta Presso i romani, quei che 
commerciavano in danaro, banchieri e 
cambia- valute, usavano stare dinanzi a un 
banco detto ìiiensa argentaria sul quale di- 
sponevano il danaro necessario per gli af- 
fari della giornata. A questo antico uso 
devono la loro origine i nostri termini 
Banchiere e Banca-rotta, che poscia 
passarono anche nel linguaggio incese e 
francese per mezzo dei fiorentini, i prin- 
cipali banchieri di Europa durante il me- 
dio-evo. Questi usavano in quel tempo 
esporre il loro danaro, come i vecchi ro- 
mani, sopra un banco di legno, donde il 
nome di Banchieri; e se qualcuno non 
poteva soddisfare ai suoi obblighi, il suo 
BANCO era immediatamente rótto, fatto 
in pezzi, ed esso stesso impedito di con- 
tinuare più oltre gli afikri : d'onde la voce 
Banca-rotta, che significa Fallimento di 
somma grave e non senza sospetto di frode. 

banchétto /r. banquet. — Propr. Pic- 
colo banco; ma per estens. Mensa e metaf. 
Convito. 

Deriv. Banchettare. 

banchière v. Bancarotta. 

banchina dimin. di banco. — Alzamento 
di terra non molto rilevato; Argine; Diga. 

banco prov. e fr. banc; sp. e port. 
banco: àaìVa.a.ted, banch e più tardi 
banc sedile, che per importazione ha ri- 
scontro pure nel celto (cimbr. banc, gael. 
e irl. BEiNC, comov. benck, ingL bench) 
ed ha forse la stessa radice della voce 
BACINO (a. a. ted. becchin) colla intromis- 
sione di N eufonica (v. Bacino). Val propr. 
incurvatura, rialzo di terreno, e indi, per 
similitudine a questo. Tavolo e in ispecie 
quello dinanzi al quale seggono i giudici 



banda] 



127 — 



[bandièra 



e i mercanti e metaf. Luogo dove si paga 
si commercia il danaro, che in italiano 
dìcesi Banca {ìngL bank). — Ohìamansi 
poi « Banchi » dai geografi ed in con- 
lormità alla data origine I monticelli e 
gli scogli che si elevano sulla riva del 
mare, od anche sott'acqua, formando sec- 
che pericolose {ingL bank), tali i Banchi 
di Terranova, noto ritrovo dei pescatori 
di balene. 
Deriy. Banca; Banchétto; Banchina, 
banda j>rov. e «p. banda; fr. bande; 
[Ud. Bande; got, banda): dal^o^ bandi 
^a.a.Ud. BAND che propr. vale legame, 
dalla radice indo-europea badh, bandh 
legare^ che è nel sacr. bàdh-nami e bundh- 
AYAMi {svecL banda, got, binda, ted. binde, 
ingl. bind) lego, piego, bandhas, bandh- 
ÀNAM {zend. banda, goL bandi, ted. Band) 
legame, vincolo, bandh-US congiunto, affine, 
consanguineo, badh-ùs moglie, a cui fa ri- 
scontro il gr. pENTH-EROa suocero, pb!sma 

(per PEITH-MA, PBTH-MA, BEDH-MA^ fune 

cavo da bastimenti {cfr, Bastire, Fascia, 
Fede, Filo(?), Fisco, Fune). — Striscia, 
Fascia di drappo con cui si lega o sostiene 
qualche cosa (ted. Binde); e vale pure 
Unione di persone collegate per guerreg- 
giare ancne per fini pacifici, come ad 
es. per suonare {ted. Bande). — Vale inol- 
tre Lato, Parte {alban. Banda, Benda, 
Bendi) presa la similitudine dal passare 
da nna truppa o banda di persone ad 
un'altra, da una bandiera ad un'altra (Mu- 
ratori). 

Deriy. Bandèlla; Banderése; Banderuòla; Ban- 
dilra; Bandinèlla; Bandolièra; Bàndolo; Bandtfne, 
Cfr. bènda. 

bandèlla dimin. di banda nel senso di 
Hriscta di metallo (v. Banda). — Spranga 
di lama di ferro da conficcare nelle impo- 
ste d'usci e di finestre, che ha nell'estre- 
mità un anello, che si mette nell'ago del- 
l'arpione che regge l'imposta. 

Deriv. Bandellàre; BandélMne; Sbandellare. 

banderàio Chi fa le bandière (sp. b an- 
dar as), paramenti da chiesa e simili. 

banderése da bandièra = sp. bandera. 
Il francese haBanneret, voce derivata da 
BANsiÈRE bandiera o più presto da ban o 
BANDE, che anticamente significò anche ban- 
^a (v. Bandiera). — Propr. Portaban- 
diera; che anticamente divenne ufficio spet- 
unte solo ai nobili, unito al possesso d'un 
feudo di rendita sufficiente a potere a spese 
proprie mantenere una compagnia d'uomini 
d'arme al servigio del re. Come titolo di di- 
gnità era inferiore a quello di barone. 

bandemòla forma dimin. di bandièra 
= sp. bandera. — Pennoncello; Piccola 
Wda di ferro in forma di pennoncello che 
posto su luoghi elevati si volge facil- 
mente ad ogni aura, indicando qual vento 
tiri; per similit. dicesi a Persona leggiera 
e instabile. 



bandièra sp. bandera; port.. bandeira; 
prov. bandiera e baneira ; fr. bonniè- 
re, ant. bannere (da cui il ted. Panier). 
Voce derivata da banda, fascia, nastro (v. 
Banda): non però baneira e bannere, 
che tengono a ban che pur significò ban- 
diera, ma vuoisi discencTa non dalla rad. 
BHAND legare, ma dall'altra indo-europea 
BHA mostrare, apparire ^v. Bando). — Drap- 
po legato ad asta e dipinto che si porta in 
battaglia; Insegna, Stendardo. 

Deriv. Banderése; Bandieràio; Bandierine. 

bandinèlla àslVital. banda in senso di 
striscia (v. Banda). — Specie di lungo sciu- 
gatoio per le mani, che per lo più si tiene 
nelle sagrestie e ne' refettori dei frati. 

bandire prov. bandir; port. bandir, 
ban ir; fr. bannir: dal got. bandvjan, 
BANVJAN mostrare, significare (v. Bando). 
— Nel proprio significato Notificare a suon 
di tromba qualche legge, decreto, ordinan- 
za ecc. In via traslata impiegasi pel sem- 
plice Palesare o Manifestare al pubblico 
qualche cosa. E come gli esilii erano per 
lo più comandati col mezzo del bando, cosi 
per traslazione fu preso il mezzo per l'ef- 
fetto, e si usò Bandire per Esiliare {ted. 
BANNEN, fr. bannir) che meglio direbbesi 
Sbandire. 

Deriv. Bandita; Bandito; Banditóre. 

bandita da bandire nel senso di ordi- 
nare, interdire [a. ted. bann ordine, divieto] 
(v. Bando). — Propr. Luogo nel quale e 
proibito il cacciare, il pescare, l'uccellare; 
per pubblico bando. Si disse « Corte ban- 
dita » il Banchetto cui il signore invitava 
per pubblico bando (v. Corte-bandita). 

bandito Esiliato per pubblico bando 
{ted. bann); ed anche Assassino, Brigante 
a cui per pubblico bando sia posta una ta- 
glia (v. Bandire), ovvero che fa parte di 
una BANDA {mod, ted. bande onde bandit) 
di mal vi veto ti. 

banditóre da bandìre. — Chi bandisce, 
ossia notifica pubblicamente, divulga. 

bando prov. sp. e port. bando; a. fr. 
ban: dal b.lat. bànnum editto, interdetto, 
che trova origine nel germ. bann {ingl. 
BAND, ban) che vale lo stesso, dal got. band- 
VIAN, BANVJAN significare, intimare (affine 
all' an^. sass. bannam chiamare). Alcuno 
pensa alla rad. bandh legare quasi dica 
obbligare (v. Banda e cfr. Criure e Tregge): 
ma sembra invece che tragga dalla rad. 
indo-europea bha apparire, mostrare, di- 
vulgare ond' anche il sscr. bha8 parola. Va. 
slav. bajati raccontare (v. Fama). — De- 
creto, Ordine, Editto, e propr, quello che 
era notificato pubblicamente a suon di 
tromba; Condanna pubblica a una pena, 
specialmente all'esilio. 

Deriv. Bandire; Bandita-o; Abbandóno; Con- 
trabbàndo. 

bandolièra yy-.bandoulière (ted. Ban- 



bàndolo] 



— 128 — 



[baraónda 



delier): dal germ. band fascia^ nastro, 
mediante una forma diminutiva romanza 
BÀNDULA (v. Banda). — Quella fascia di 
panno, cuoio, tela o altro che i soldati por- 
tano ad armacollo per appendervi la spada 
o la giberna. 

bàndolo dimin. di banda striscia, che dal 
suo canto tiene dal germ. band {gol, bann) 
legame (v. Banda). — Capo della matassa, 
che si lega per ritrovarlo. 

bandóne dall* it. banda per striscia (v. 
Banda). — Larga lastra di metallo, che è 
una specie di lamiera. 

bàno slavo (serb,) ban principe conge- 
nere al boem, e polac. pan (pers, ban), a. 
slav. panu signore: dalla rad. indo-europea 
PÀ nutrire, custodire, difendere ond' anche 
Va. gr. bas (da cui basileus) re, il sscr. 
PA-JU custode, PÀTI signore, PALA guar- 
diano : propr. custode, difensore (v. Padre, 
Potere e cfr. Baal, Ospodaro, Padiscià), 
— Antico titolo e dignità, di cui erano in- 
vestiti i comandanti delle marche orientali 
del regno d^Ungheria. 

baobàb voce etiopica che vuoisi signi- 
fichi albero cibo delie scimmie. — Gigante- 
sco albero di Africa, la più alta, la più 
grossa, la più durevole delle piante fin' ora 
conosciute. 

bar prefisso che nel francese e talvolta 
anche nelP italiano equivale a bis (p. es. in 
bistrattare) ed ha un senso peggiorativo, di 
non perfetto, essendo per alcuni imitato 
dal suono della voce di chi tartaglia, come 
in BAR-bogio, Bxn-bottare, BXR-baro ecc. 
(V. Bis). 

Cfr. Baluginare; Barbàglio; BarlUme. 

bàra/r. bière; mod.prov. ber a: dalPa. 
a. ted. bara {ted. mod. bahrk, ang.sass. babr) 
che vale ugualmente feretro, e dal suo 
canto trae dalla radice indo-europea bar 
{sscr, bhar) portare, ond'anche Varm. be- 
rel, il got. bairan, il ted, ge-baren, 
Valb. mbare. il gr. bèro antiq. per phèro 
portare (v. Fero). — Specie di cassa per 
portare i morti alla sepoltura. 

Deriv. Barllla ijr. b a r). 

barabiìffa forma varia di baruffa col 
raddoppiamento della prima sillaba, per 
aggiungere intensità (v. Baruffa), •— Scom- 
piglio, Confusione tumultuosa di persone, 
e per lo più altercanti fra loro. 

baracàne prov. barracan; fr. barra- 
can e bouracan ; sp, barragan; port. 
barregana; ò. Za^ baracànus (nord ted. 
bercan, barchent): dalParaò. barracan, 
BARCAN =pers. BARiKÀNA, quello che nel- 
l'Anatolia dicesi ZARCACAN, e che indica 
come la voce italiana: Panno grossolano 
fatto col pelo divelto di cei*ta specie di ca- 
pre a quattro corna. (Il Sousa lo riferisce 
al pers. baraka abito o panno di pelo di 
cammello, che dev'essere la medesima voce). 

baracca fr. baraque; sp. barracca; 



ingl. b arrak caserma; cello gael. barra- 
cad capanna. Vuoisi di origine celta: da 
BAR ramo d^ albero, ond'anche la voce barra 
stanga (v. Barra) e cosi formato come Tra- 
ba^cca dal lat. trabs trave (Diez); ma il 
Dozy, e con esso gli etimologisti spagnoli, 
contesta questo etimo e dice esser voce dì 
origine orientale, citando all'uopo l'arai. 
BÀRCHANE = pers. BARGAH tenda, padiglio- 
ne, e in arabo anche ogni luogo tn cui si 
conservano merci, passata da prima in Spa- 
gna in forma di barga, voce caduta in di- 
suso. — Stanza posticcia di legno, e per 
estens. anche di tela o d'altro per starvi 
al coperto, o per farvi bottega e simili. 
— Dicesi BARACCA anche una Cosa difficile 
e complicata, cui non basti fiducia di con- 
durre a buon fine, della quale si prevede 
esito sinistro: e questo non già, come altri 
insegna, per simitudine alla capanna, che 
essendo di frasche, presenta poca stabilità, 
ma per alterazione del prov. baralha scom- 
piglio, rissa, onde BARALHAR, port. BARA- 
JAR confondere, mischiare (v. Sbaragliare): 
quale significato spicca manifesto nella lo- 
cuzione « Fare o Kizzar baracca » usata 
comunemente per Attaccar rissa, Comin- 
ciar a far questione. 

baraónda sp. barahunda; port. bara- 
funda; rféa/. «ic?7. baragunna. Vuoisi sia 
tratto dalla voce ebr. barCch-adonai (be- 
nedetto il signore), che occorre spesso nelle 
preghiere e udita dal popolo e non intesa 
sarebbe passata a significare il rumore 
confuso di molti che parlano tutti assieme. 
(Altri dall' ebr. barùch-habbah sia bene- 
detto). L' alterazione, osserva il Caix, è 
molto forte, ma nelle voci nate in siffatta 
guisa sarebbe vano il cercare una rigorosa 
applicazione delle ordinarie leggi foneti- 
che. — Turba o moltitudine di persone 
confusa e chiassosa; e anche Confusione, 
Disordine. 

bàratro gr. bar-athron dalla stessa rad. 
di BOR-òs mangiatore, e (con trasposizione) 
di bro-sko mangio, bry-ko mordo, rodo, 
consumo, non che del lat. vÒR-0 divoro, 
VOR-ÀGO voragine. La rad. bar corrisponde 
a una più antica gar (onde gbar, bar) 
ingoiare, che è nel sscr. gara bevanda, 
nello zend. gara«h gola (v. Vora^:e e cfr. 
Gorgo): avvertendo che la trasformazione 
della G sanscrita nella b greca si riscontra 
di sovente: p. es. ««cr. GÀRUS=5rr. bar YS 
grave. — Voragine, Precipizio, Abisso (v^ 
q. voce). 

barattare a. sp. prov. cat.port. baratar ^ 
a. fr. bar e ter in buono e cattivo senso. 
Sembra possa trarsi dal gr. fratte in (= 
serb. baratati) negoziare, trattare affari e 
più restrittivamente esigere, riscuotere da- 
nari (v. Prezzo) come cala-brónb dal lat. 
CLÀ-BRO, CRÀBRo: meglio che da paral- 
LÀTTEI n permutare da altri proposto, ma 



bintterìa] 



— 129 — 



[barbabiètola 



che per la sua forma si presta men bene. 
Lo Skeat {Etym. DicL) dà a questa voce 
una origine celta (v. Baratteria). — Cam- 
biare cosa con cosa, detto propr. di merci 
e d'altro che si cambino con mutuo con- 
senso delle parti. Ma in antico si usò an- 
che per Fraudare, Ingannare, mostrando 
in apparenza o in parole una cosa per 
un' altra. 

Deriy. Barattaménto; Barattatore; BarattcuiS- 
nt; Baratteria; Barattière^ (= b. lat, baratta- 
rias); Baratto. 

baratteria /r. baratterie; sp. bara- 
te ri a. Voce barbara dei bassi tempi, pro- 
veniente da BARATTARE, che nel buon se- 
colo della lingua si usò anche per fraudare 
(v. Barattare), Secondo altri dal colto: ba^s. 
hret. BARAD, gael, e irl, brath, cimò, brad, 
inganno, frode; e peggio dall' araò. bar- 
THALA corTTuzione. — Baratto dei danari 
con le funzioni pubbliche, che oggi meglio 
chiamasi Corruzione. Questo delitto av- 
viene quando formasi tra il pubblico uf- 
ficiale e un terzo un turpe contratto, col 
au&le il primo mediante danaro o doni 
la quello che deve fare per officio suo od 
omette ciò che la giustizia esige, ovvero 
cade in azioni vietate dalla legge o dalla 
morale. 

barattière da barattare. — Colui che 
traffica i pubblici uffici, o, come dicesi, ne 
fa bottega. 

baratto a. «p. barato ; pr(yo. e /r. ba- 
ra t (in buono e cattivo significato). — Il 
BARATTARE (v. q. voco). Cambio; e lo si 
disse anche per Baratteria. 

baràttolo dal fr. baratte vaso dove si 
t^Mtte il latte per fare il bui^Oy connesso al 
verbo barattkr fare il burro (e propr. 
sbattere, confondere) che vuoisi tragga dal 
germ. barthen percuotere, onde quindi an- 
che Va. sp. barata (a.fr. barate) confa- 
ncMy mod. desbaratar rovesciare. E se 
questa etimologia non fosse più che vero- 
simile, varrebbe la pena di notare che la 
rad. bar avente il senso dì portare (v. Bara) 
potrebbe assai ragionevolmente essere il 
germe anche della voce baràttolo. Altri 
ancora pensa che derivi dal lat. vèratrum 
dleboro (onde veràtrolo e indi baràt- 
tolo) scritto sul vaso di farmacista con- 
tenente questa sostanza, e poi in generale 
raso da medicine: ed altri si persero nel- 
yehr. BAROTH cibo, tutto ciò che si gusta ri- 
tenendo questa voce formata alla pari di 
dbwrio, saliera e simili. — Vaso di terra 
di vetro per riporre conserve, e per estens. 
Vaso per medicine o altro. 

barba lat. barba, che probabilmente sta 
per BARDA (per la facilità con la quale le 
due lettere d e b si sostituiscono a vi- 
cenda: es. a.lat. duònus ==cZaM. bònus, 
duellum = bèllum) e confronta col ted. 
bart, ang. sass. e ingl. board, frison. berd, 



let. barda, lit. barzdà, a. slav. brada, poi. 
broda, celto (gali.) barf, {armor.) barò ec., 
e rannodasi per alcuni alla rad. sscr. bhar 
portare; propr. ciò che l'uomo porta al mento, 
[Però giova aver presente il sscr. barba- 
ras chioma lanosa]. 

1 peli che l'uomo ha sulle guance e sul 
mento ; e per analogia il Complesso de' fila- 
menti della radice di piante o d'altre cose, 
ed anche le Radiche dei denti. — Dicesi 
inoltre per Zio più specialmente paterno, 
ed è voce già usata da Dante {Paradiso 19, 
136), che vive tuttora in alcune parti d'tta- 
lia : dal bass. lat. bàrbas o barbànus, che 
pur significò zio : forse da barba come se- 
gno di età matura e quindi di rispetto. 
— Siccome poi la barba è segno di virilità 
e sembra che accresca la dignità del volto, 
cosi dicesi in astratto « Barba d'uomo » 
per Uomo di eminenti qualità: onde « non 
v' ha barba d'uomo che ti superi ^ = Non 
v'è alcuno per valente ch'eì sia che ti 
superi ; e e Barba » dicesi per Uomo che se 
la pretenda, che presuma di sé. — « Stare 
in barba di gatto o di micio » vale in modo 
basso per Stare con tutti gli agi (quasi 
come le gatte di fattoria). — « Fare una 
cosa in barba ad alcuno » = Farla a di- 
spetto di alcuno (cioè proprio sotto i suoi 
occhi). « Far la barba di stoppa ad al- 
cuno » = Ingannarlo, Abusarsi della sua 
semplicità (quasi dargli ad intendere di 
fargli venire la barba vera e fargliene in- 
vece una di stoppa). — « Barbagrazia » 
usato avverbialmente colle particelle In, 
Per e simiL vale In grazia particolare (come 
se dicesse In grazia della vostra barba). 

Deriv. Barhabiltola; Barbagianni; Barbare = 
Barbicare; Barbatèlla; Barbato; Barbazzale; Bar- 
bière, onde Barbieria; Barbino; Barbo; Barbòc- 
chio; Barbóne: Barbòzza: Bàrbule; Barbilto-a; 
Bargia; Bargiglio; Imbèrbe; Sbarbare. 

barbabiètola nome volgare che si dà a 
una specie di biètola comune, di un rosso 
sanguigno la maggior parte, a cagione dei 
filamenti a guisa di barba che presenta 
la sua radice, la quale grossa come una 
rapa si mangia cotta. 

oarbacàne fr. barbacane; prov, e sp. 
barbacana; port. barbacào: dall'a?!^. 
sass. BARGE-KENNINO cho ha identico signi- 
ficato e trova spiegazione nel m.a.ted. bèr- 
GEN coprire, porre al sicuro (ond' anche Va. 
nord franco bérg-frid torre di guardia) e 
KENNING vista da ken scorgere, vedere {ted. 
KENNEN conoscere) : propr. luogo difeso con 
vedette. Il Devio però accenna all'aroft. bar- 
ba kh chiavica, ed Sinche galleria c?ie serve di 
bastione a una porta, a un valico, che abbi- 
nato col pers. KHANEH casa (quando, come 
ritiene lo stesso Devio il secondo elemento, 
CANE, non sia mera desinenza) avrebbe 
dato la voce Barbacane. Il Wedgwood final- 
mente propone il pers. bàlà-khanegh (onde 
si trae anche la voce Balcone) che vale 



barbagianni] 



— 130 — 



[barbaràstio 



stanza sulPalto della casa a scopo di guar- 
dia. — In origine col nome di Barbacane 
si designarono certe piccole aperture ver- 
ticali nei muri di un castello e dì una 
fortezza per potere tirare al coperto sul 
nemico (Littré); indi il Parapetto oCon- 
traiforte con le dette aperture o feritoie, 
che nei tempi passati costruivasi per di- 
fesa avanti alle porte o al muro principale 
di una fortezza: (siccome attesta il Du 
Cajige): ma negli antichi scrittori di cose 
militari è usato a significare anche diverse 
altre opere di fortificazione. Oggi vale Quel 
rinforzo che si fa in forma di scarpa nella 
parte inferiore di un muro per maggior 
sicurezza o per sostegno. 

barbagianni /r. barbe à Jean: dal /«/. 
BARBA barba e probabilmente gena guan- 
cia, — Uccello notturno di rapina, dal ge- 
nere strige, detto forse cosi dalla barba 
che ha sotto e ai lati del becco. Strix flam- 
mea dei naturalisti. 

barbàglio da bagliàrb « ab-bagliàrb, 
che vale offuscare la vista per soverchio chia- 
rore^ preceduto dalla i^ar/j'c. bar (che è pure 
nella voce Barlume) avente nelle lingue ro- 
manze, specie nel francese, un senso peg- 
giorativo, ovvero indicante confusione, imi- 
tata dal suono della voce di chi tartaglia, 
come in bar-bògio, bar-bottàre ecc. Se- 
condo il Diez però starebbe per bar-bar- 
gliàre, con geminazione della particella 
bar (v. Bagliore), — Splendore che offusca, 
confonde la vista. 

Deriv. BarhagUno; Barbaglio; Abbarbagliare, 

bàrbaro lat. bàrbarus dal gr. barbàros, 
che sembra voce onomatopeica (come bal- 
bi:» balbuziente) resultante dal raddoppia- 
mento del suono bar (c/r. BabbaJeo e Bal- 
bo): onde originariamente avrebbe signi- 
ficato un parlare di rozzo suono, ma più 
tardi, quando il popolo gi*eoo cominciò ad 
essere compreso tutto sotto il nome di 
Elioni, valse non greco, straniero, forestiero 
(che parla una lingua inintelligibile, che 
non ha senso per chi Pode): poi al tempo 
delle guerre persiane prese un significato 
ostile, di scherno, indicando specialmente 
i Persiani e da ultimo si applicò soltanto 
alle razze germaniche e ai popoli al di là 
dell'Eufrate. [Alcuni controntano il gr. 
BARBÀROS col sscr. BÀRBARA s, che Vera- 
mente i grammatici indiani scrivono var- 
VARAS, cTie vale chioma lo uosa e d'onde poi 
si fece VARVARA-TÀ ispidezza, ruvidezza]. 
— Nato in paese ove le leggi e i costumi 
non sono civili ;/^. Incivile, di aspri e rozzi 
costumi; Inumano, Crudele, Efferato. 

Deriv. Barbareggiare; Barbarésco; Barbàrico; 
Barbàrie; Barbarizzare; Imbarbarire. 

barbassòro forma alterata di valvas- 
sóre (v. q. voce). — Uomo d'importanza 
o di comando. Caporione; voce per lo più 
da scherzo. 



barbaràstio Forse corrotto dal vero suo 
nome lat. verbàscum, con avvicinamento 
popolare alle voci barba e raschlàbb, 

— Specie di pianta bienne erbacea del 
genere verbasco, famiglia delle solanacee, 
le cui foglie e fiori adoperati ad uso me- 
dico, hanno azione pari all'altea. 

barbata da barba nel senso di com- 
plesso di filamenti delle radici, per le quali 
le piante si attaccano al suolo. — Le pic- 
cole radici di qualsiasi albero o pianta. 

barbatèlla da barbata di cui è forma 
diminutiva. — Ramicello di vite o d'al- 
tro albero che si pianta, per poi trapian- 
tarlo quando ha messo le barbe. 

barbazzale da barba, fig. preso per 
mento o muso, e poi trasferito all'arnese 
destinato a questa parte {cfr. Barbozzo). 

— Catenella che si passa sotto la barbozza 
del cavallo imbrigliato, e fig. Freno, Ri- 
tegno. — « Favellare senza barbazzale > 
cioè fig. Senza riguardo, Con soverchia 
libertà. 

bàrbera (Santa). — Termine di marina, 
Scompartimento in un vascello, che con- 
tiene gli arnesi d'artiglieria e special- 
mente la polvere da sparo: cosi detto per- 
ché S. Barbera è la patrona dei canno- 
nieri, siccome auella che i devoti credono 
tener lontano il fulmine o il fuoco dalle 
polveri, e quindi la sua immagine suoleva 
tenersi in quello scompartimento. 

bàrbero Appellativo degli agili cavalli 
di barbbrìa: cosi detto (per influsso della 
voce barbaro) invece di berberìa, il paese 
dei Berberi in Africa. — Cavallo che 
serve solamente per uso di correre il palio. 

Deriv. Barberésco = Colui ohe ha in oostodia 
e governa i barberi, ed il Barbero stesso. 

barbicare Denominativo di barbica, 
tema dei dimin, barbio-èlla, barbìc-ola, 
BARBio-ciuÒLA. — Metter barbe e radici, 
ed è proprio delle piante; sin. di Barbare; 
metaf. dicesi delle cose astratte, ed in spe- 
cie delle passioni. 

Deriv. Barbicata; Barbicaménto. 

barbiglióni accresca, di barbìglia dal 
lat. barbìcula dimin. di barba barba (v. 
q. voce). — Cosi dette per similidudine 



quelle Duplicature protuberanti, che hanno 

sotto la lingua i ca'v 

drupedi. 



lingua i cavalli ed altri qua- 



barbino Nel linguaggio fam. Avaro, 
Taccagno; Di lento ingegno, Vile, Logoro, 
Meschino: quasi dicesse che ha h barbe 
dure a strappare, ovvero come altri spiega 
di poca barba, prendendo per similitudine 
la BARBA in senso dì abbondanza e scal- 
trezza, i peli per quattrini, numeri e si- 
mili. — bell'uso si dice anche per Duro, 
Crudele: p. es. doversi pigliare il torto 
quando «' ha ragione è barbina (sott. cosa). 
In questo senso però è probabile stia per 
BÀRB-ARO, trasformata Durlescamente la 



TT 



bàrbio] 



— 131 — 



[barbuta 



terminazione in ino, per togliere gravità 
al vocabolo. 

bàrbio e barbo sp- e pori, barbo; fr. 
babeau (^barbèllus); barbue rombo, 
che è da connettersi a barbu barbuto. 
— Specie di pesce di fiume, cosi detto da 
alcuni fili o cirri intorno alla bocca a guisa 
di barbette, Cyprinus barbus di Linneo. 

barbògio la sua radice è bàlbus balbu- 
zierUcy che è voce imitativa di un suono 
confuso (bar, bal) come il babà dei Greci, 
che vuol dire voce inarticolata (v. Balbo e 
cfr, Babbaleo). — Chi per soverchia età 
non ha piti intero il discorso. 

barbóne 1. Propr, che nutrisce la barba 
lunga: e siccome tal portamento fu in an- 
tico proprio dei filosofi, cosi dicesi gioco- 
samente Barbone per Filosofo. 

2. Sorta di cane di pelo lungo e arric- 
ciato, detto anche Barbino. 

barbétta Sorta di nave, sovente nomi- 
nata nella storia delle crociate e negli 
annali spagnuoli, coperta di cuoio per 
combattere al sicuro dai colpi di bom- 
barda: cosi detta per alcuni da certo cuoio 
irsuto a guisa di barba da cui era co- 
perta, ma che invece sembra tragga il 
nome dal ted, fahr boot battello da viag- 
gio o WEHR-BOOT battello da difesa. 

Oggi indica una Sorta di naviglio che 
si usa nei fiumi, specialmente sul Po, per 
cacciare o per la pesca. 

barbottàre fr. (dial. picard.) barboter; 
tp. barbotar; caL barbotejar. — Voce 
formata per onomatopeia. Potrebbe anche 
aversi qual forma secondaria di borbot- 
tare, cangiata la prima o in a, per in- 
fluenza di qualche voce più nota al po- 
Slo, p. es. barba. — Far quel rumore 
IR, bor) che produce l'acqua che bolle 
a scroscio (cfr. Balbo e Barbugliare). 

barbòzza da bArba usato fig. per mento, 
guancia. — Il punto dove il labbro infe- 
riore del cavallo si attacca alla mascella 
•cfr. Barbazzale). — Una volta si disse 
nella milizia anche Quella parte della ce- 
lata, che para le gote e il mento. 

barbugliare sp, barbullar; fr. bar- 
bouiller; composto della particella bar 
formata per onomatopeia ad imitare ru- 
more cupo e confuso (v. Barbaro e cfr. i 
Barbottàre) e BULLiÀRE forma secondaria 
del lat. BUULIRE bollire (cfr. Subbuglio). 

Parlare in gola e con parole interrotte, 
quasi imitando il suono della pentola che 
bolle, proprio di coloro che favellano ri- 
svegliandosi. 

Deriv. Barbugliaménto; Barbuglióne. 

bàrbnle Piccole escrescenze rossiccie, 
dai Latini appellate ranulae, sporgenti 
a guisa di piccoli capezzoli ai lati del 
frenulo della lingua in corrispondenza de- 
gli orifizi escretori delle glandule sotto- 
mascellari, chiamate anche Barbette: quasi 



piccole barbe uscenti fuori del terreno (cfr, 
Barbaglioni). 

barbuta Sorta di elmo senza cimiero e 
con barbòzza, cioè con riparo alle gote e 
al mento, dove appunto nasce la barba. 

barbuto Che ha gran barba. 

barca 1. prov. sp. e pori, barca; afr. 
barge, mod. barque; valac. bar^e (ingl. 
barge; oland. barale; celt bare, bark; 
russ. barkasu): dal b.lat, barca, barga, 
che trae dal gr. (messapic.) bàr-IS scafo e 
in modo speciale barca da carico usata in 
Egitto e in Persia, che fa supporre un'an- 
tica forma bàrica (come avi e a sta al lat. 
a vis vascello). Altri trovano più congruo 
trarre direttamente la voce Barca dalla 
rad. indo-europea biiar che è nel got. 
BAiR-AN, gr. PHÈR-o portare, mentre il Va- 
ckernagei, reputandola voce di origine 
prettamente germanica, pensa ali* a. scand. 
BARRI, BARKR cauotto di Corteccia, che ha 
dinanzi Vant. ted. bargke, ingl. bare, ant. 
scand. bòrkr, mod. ted. borre scorza degli 
alberi (alfine al celto bar ramo d^albero ?) 
con cui i primi uomini, come oggi i sel- 
vaggi, costruirono le loro navi: però in 
contrario giova notare che trovasi la voce 
egiz. bari nel senso del gr. bàris, usata 
già nei testi della 18.^ dinastia. — Pic- 
colo naviglio per lo più da carico e da tra- 
ghettare. 

Deriv. Barcàccia; Barcaiuòlo; Barcamenàre ; 
Barcaròla o Barcaruòla; Barcata; Barcheggio; 
Barcheréccio; Barchetta; Barcollare; Imbarcare; 
Rimbarcare. 

2. Nel senso di Quantità di materia am- 
massata potrebbe servire anche la voce 
BARCA (naviglio) nel senso metaforico di 
carico, ma è più naturale, rimanendo sem- 
pre nell'ambito della casa, d'onde il filo- 
logo non dovrebbe mai dipartirsi senza 
necessità, rapportarsi al lat. bràchium 
braccio indicante la quantità che si può 
abbracciare, quasi bracciata lo che trova 
conforto nello sp. abarcar = sard. abbar- 
GAI abbracciare, sobarcar portar sotto il 
braccio, non senza però la influenza della 
voce BARCA (cfr. Abbarcare, Sobbarcare). Al- 
tri meno felicemente pensa all'i7/?V. barcs 
cumulo, alb. birrj-I mucchio a guisa di 
torre, pagliaio, non dissimile dal gr. pyr- 
GOS torre. 

barcamenàre Destreggiarsi con accor- 
gimento in modo da evitare pericoli ed 
ottenere vantaggi, presa similitudine dal- 
l'abile rematore che sa menare o con- 
durre incolume la sua barca fra i peri- 
coli del mare: detto anche Barcheggiare. 

barcèlle v. Barella. 

bàrco lo stesso che Parco (v. q. voce). 

barcollare e barcollare Non poter stare 
fermo in piedi, piegando or dall'una or 
dall'altra, quasi facendo un moto simile 
a quello di una barca che si vada agi- 



barda] — 132 

tando nell'acqua. Voce formata mediante 
una supposta forma di hass lat. barcu- 
LÀRE da BÀRCULA dìmin. di barca, mentre 
per altri è parallela al verbo tra-col- 
LÀRE, stando in tal modo a designare il 
peso che dondola, tentenna sul collo del 
portatore (v. Tracollare), Del resto vi sa- 
rebbe anche bara nel senso di htti^a e 
CULLARE che potrebbero dare senza sterzo 
una soddisfacente spiegazione al vocabolo. 
Il Caix pensa a *variculàre forma at- 
tenuata di ♦varulàre da vàrui-.us dìmin. 
del lat. vÀRUS storto di gambe. 

Deriv. Barcollamento; Barcollio; Bar collt^ne-oni. 
Cfr. Barellare. 

barda a.fr. barde armatura di acciaio 
per cavallo; port. barda sella; sp. al- 
ba rd a basto {al è l'articolo arabo); b.lat. 
barda: dall'a. n. ted. bardi scudo: peroc- 
ché il senso originale è di armatura del 
cavallo. Altri daU'araò. (al)bardaa o bar- 

DAAH, BARDAAT (=^r». BARZÀHBT) che 

veramente significa sottosella, cioè un panno 
imbottito di lana da adattarsi sul dorso de- 
gli animali per allievare il contatto della 
sella o del basto, che solamente ha impre- 
stato l'articolo alla forma spagnola. — Ar- 
matura di cuoio o di ferro con la quale 
si guerniva il collo e il petto de' cavalli 
degli uomini d'arme, i quali perciò si di- 
cevano bardaci, ed anche Specie di orna- 
mento che si poneva al cavallo sulla fronte 
e sotto gli occhi, indi Specie di sella senza 
arcioni. 

Deriv. Bardàglio; Bardaménto; Bardare; Bar- 
datura; Bardella; Bardòtto. 

bardassa sp. bardaja-xa; a.fr. bar- 
dache: dall'araò. bardag' schiavo. — Ra- 
gazzaccio scostumato, impertinente; ma 
negli Abruzzi, in Lombardia e Piemonte 
usano comunemente bardassa nel senso 
innocente e generico di Ragazzo. 

bardatura da Bardo. — Tutti insieme 
li arnesi che servono a bardare il cavallo 
V. Barda). 

bardèlla prov. bardels; fr. bardelle. 
— Specie di sella con piccolo arcione di- 
nanzi, della quale si servono i poveri 
uomini e i contadini. 

Deriv. Bardellàre onde Sbardellàre: BardeU 
I(fn0 = grande bardella ohe si mette ai puledri, 
quando si oominoiano a domare e a soozsonare. 

bardiglio Sembra ad alcuno potersi con- 
nettere al fr, BARDE lardello, cioè striscia, 
listn di grasso. — Specie di marmo a liste 
bianche e cerulee, che dal Baldinucci fu 
chiamato Bargiglio. 

bardo dal celt. babdd poeta, cantore, che 
cercasi di spiegare o col gali, bar furore, 
entusiasmo, o coli' irl. armoric. bar illustre, 
dotto. — Nome che presso gli antichi po- 
poli celtici e gallici si dava ai Cantori o 
I^oeti destinati a celebrare le imprese de- 
gli uomini illustri. 



[bardòsso(a) 



bardòsso(a) comp. per alcuno del germ. 
BAAR {ingl. bare) nudo, semplice, e meglio 
della partic. bar che simile a m» dà un 
senso di cosa fatta male o molesta (v. Bar) 
e DÒSSO per dorso, schiena. 

Modo avverbiale che vale: Sul cavallo 
nudo e senza sella, e dicesi anche bisdosso, 

bardòtto fr. b ardo t: da barda =/r, 
barde nel senso di sella, basto. Quella 
bestia che mena seco il mulattiere per 
uso di sua persona; Muletto;/^, presala 
similitudine dal puledro di poco scozzo- 
nato dicesi cosi da alcuni artefici un Gio- . 
vanetto da quattordici anni in là, che già 
comincia a lavorare a buono nel suo me- 
stiere, e vale altresì genericam. Garzone. 
(Similmente dal lat. bùrdo mulo, viene il 
dial. Bordello ragazzo). 

barèlla 1. dimin. di bara (v. q. voce). 

Piano di assi fra due stanghe per tra- 
sportar checchessia; Lettuccio da traspor- 
tar malati. 

Deriv. Barellare. 

2, € barèlle » {ted. Brillen) diconsi 
oggi per giuoco i grandi e massicci oc- 
chiali, simili a quelli che un di portavano 
i nostri vecchi : e in questo significato trae 
dal lat. beryllus, che nel medio evo si- 
gnificò tanto cristallo che lente, avvicinato 
per etimologia popolare alla voce nota ba- 
RÈLLi. — Bargèlle {dial. senes.) è forma 
varia di Barelle con sostituzione del suf- 
fisso (-CÈLLUS), e sta per Baricelle. Altra 
sostituzione del sufl&sso è nel piem. bari- 
cole {=fr, bésicles, an^/c. bericles) dal 
dimin. BERicCLUS, come già vide il Ménage. 

barellare Portar con barèlla e per me- 
taf. vale lo stesso che Barcollare, Tra- 
ballare, come chi è portato in barella. H 
Caix però vuole stia per ballellàre (da 
ballare) per dissimilazione di l in r, e 
in altro luogo lo trae da * varulàre for- 
mato sul lat. VÀRUS storto di gambe. 

Deriv. Barellane e cfr. Barcollare, 

barellóne L'atto di barellare o bar- 
collare, ed anche CJolui che balzella (v. Ba- 
rellare). 

bargagnàre prov. e port. barganhar ne- 
goziare; a.fr. barguigner per bargai- 
gner, che vale anche indugiare. Sembra 
congiunto al b. lat. barcaniàre, che Isi- 
doro seguito dal Muratori spiega andar giù 
e su per commercio, da barca (che porta 
qua e là la mercanzia). Però il Genin (di- 
sapprovato dal Diez) ravvisa in questa pa- 
rola un composto di bar = bis particella 
che nelle lingue romanze dà (come dis) un 
senso peggiorativo, e qagner guada^narcy 
d'onde un verbo bargagner = bisgagner 
it. BARGAGNÀRB nel senso di fare illeciti 
guadagni. L'Ulrich pensa a una oricene 
germanica: da bargen [supponendo un'ano 
*BOURGAN-JAN, *baurgan-JanJ prcncferc in 
prestito, che del resto non è il senso di Bar- 



bargèUe] 



gagnare. — Voce ani. Trattare la compra 
dì q. cosa a minor prezzo di quel che vale; 
Temporeggiare astutamente per trarre da 
un negozio guadagno maggiore: che dicesi 
anche Stiracchiare il prezzo. 

Derìv. Bargàgno {j^ov* barganh, Onde bar- 
ganha negoxio, trattato). 

bargèlle Forse detto per bardèlle come 
bargiglio per bardiglio (v. Bardella), Altri 
suppone cosi detto forse per similitudine 
alle ferriate del palazzo detto del bar- 
gèllo di Firenze, già residenza del ca- 
pitano dei birri, e luogo noto per molte 
storie e leggende in tutta Toscana. — Cosi 
chiamano i contadini senesi certe ceste in- 
cavicchiate, composte di passoni a pinoli, 
appunto come le scale a pinoli, le quali 
a quel modo congiunte si mettono a tra- 
verso i basti, per trasportar fieno, man- 
ne, ecc. 

bargèllo sp. e port. bar r achei; a. fr, 
barigel: dal ò. /a^ barigIldus, barigìl- 
LU«, cui vorrebbesi attribuire la stessa ori- 
gine di baróne (v. q. voce), ma che sem- 
bra meglio dedurre dal ted. burg (9ved. 
BORG, tngL borough) che i Goti pronun- 
ziavano BARGI coéteUo^ torre fortificataf lo 
che porta il significato di Capitano del Ca- 
stello, Castellano e simili. — Titolo che 
davasi in Firenze ad un Ufficiale forestiere 
che comandava un corpo di soldati posti 
a guardia della città, in tempo di tumulti 
e sedizioni. Poi si die questo nome al Ca- 
pitano dei birri che sopraintendeva alle 
prigioni pubbliche, poste per lo più nel 
Castello o altro luogo fortificato della città. 
« Dar nel bargello » Incontrarlo e fig. Fare 
un cattivo incontro. 

Deriv. Bargllla donna fiera, che ha del virile 
e non si lascia comandare ; BargelUno guardia, 
birro. 

bargia da barba, per mezzo di una sup- 
posta BARBJA, vicino alla forma geiinanica 
BARTJA [e come dal lai. rabies rabbia i 
francesi fecero rageJ. — Pelle pendente 
dal collo dei buoi, aiirim. Giogaia; Quella 
carne che pende sotto il gozzo ai becchi. 

Deriv. Bargiglio; BargiglMtie; Bargigltùto. 

bargiglio e bargigliòne da barba, qucusi 
BARBÌGLio (v. Bargia). — Quella carne 
rossa come la cresta, che pende sotto il 
becco ai galli. 

bàrgio femm. di bàrgla. sorta di navi- 
glio y che è da connettersi a barca mediante 
Volund. BARGIE {ingl. barge). — Lancia 
lunga e sottile ed ornata per uso di tra- 
sportare gli ufficiali del vascello. 

bariglióne dalò. lat, barìllus barile^ me- 
diante un dimin. barìculus, che dà rego- 
larmente *BARÌGLIO, di cui BARIGLIÓNE è 
l'accrescitivo (v. Barile). — Vaso di legno 
a doghe, cerchiato, di forma lunga e ro- 
tonda, per uso di tener salumi, liquori e 
altre mercanzie. 



— 133 - [barfle 

barile fr, bar il; prov. sp. e port. bar- 
rii. Dal celto: <:im6. baril, ^ro^/. barai ll, 
tri. bairIll, donde il b. lai. barìllus, che 
(se non ha, come Bara e Barella, il suo 
primo fondamento nella rad. bear portare) 
può regolarmente trarsi dal celto {cimb.j 
BAR ramo d^ albero ^ donde anche barra ed 
in conseguenza pur lo sp. barrica (fr. 
barrique) botte e barral per analogia 
grosso fiasco: propr. vaso di legno (Diez). 
Altri contesta una origine celta od anche 
latina e propone il gr, bàros peso (v. Grave). 
— Vaso di legno dogato e cerchiato per con- 
tenere specialmente liquidi. 

Deriv. Bariglióne; Barilàio; Barilétta-o, onde 
Barlétta^: Barilòtto onde Barlòtto ; Barilòzzo 
onAe Bartòazo; Im-barildre. 

barllétta e barlétta Piccolissimo barìle 
da portare in viaggio, oggi più comune- 
mente Barletta. 

baritono gr. barytonos comp. di barys 
o BARus grave (v. q. voce) e tònos tono, 
accento (v. Tono). — In musica è voce o 
suono di minor forza del basso, e sta fra 
questo e il tenore. — In gramm. Attributo 
di sillaba con accento gl'ave e di parole 
(nella lingua greca^ che abbiano quest'ac- 
cento suir ultima sillaba. 

Deriv. Baritonale; Baritoneggiare. 

barlàccio Vogliono derivi dal gr. paral- 
LÀSSO o PARALLÀTTO trasmutare, passare: 
ma è più verosimile ritenerla alterata dal 
lai. Bis-LÀxus due volte (cioè assai) alien' 
tato, sciolto, molle, trasformato bis in bar 
come BARDOSSO = BISDOSSO (v. Bar e Xax- 
so 2). — Aggiunto d' uovo bugliolo, cioè 
stantio e che già comincia a passare, a 
degenerare, a disciogliersi e marcire. 

barlòcchio Cfr. mantov. straloc; tiroL 
straloccio (col prefiss. trans). — Com- 
posto di BAR = bis prefisso per indicare 
imperfezione (v. Bis) e un tema identico a 
quello dell' ang. sass. lokian = a. a. ted. 
LÒKRN (ingl. LOOK) vedere (che pur si rav- 
visa nel genov. abbar-lugà, piem. sba-lu- 
CHÉ acciecare)j non senza l'influsso della 
voce ÒCCHIO (v. AUoccare e Barluzzo). — Di 
vista debole. Bircio; fig. Balordo. 

barlume sp, vis-lumbre (=*dis-lum- 
bre): dal lat. pàr-vum lumen piccolo lume, 
dissero gli etimologisti latini; ma invece 
da LUME col prefìsso bar che (simile a bis 
e Dis) ha un senào peggiorativo di non 
perfetto (v. Bar e cfr. Baleno, Barbaglio, 
Barluzzo), — Lume debole e incerto, Tra 
lume e buio. « Barlume di ragione, di spe- 
ranza » vale fig. Ragione, Speranza debole, 
confusa. 

barliìzzo comp. di ba-R == bis (v. q. voci) 
che aggiunge il senso di male, imperfetta- 
mente e lat. LUX Zuce mediante una forma 
quasi aggettivale lùceo, Lucio (cfr. lomb, 
barlCs ^= prou. BELUGA scintilla): d'onde 
le forme diminutive non usate Barluzzolo, 



barnabita] 



134 — 



[baròmetro 



Barluzzico trasformate in Bruzzolo^ Bruz- 
zico {cfr. Barlume, Balenare). — Modo av- 
verbiale che vale Fra giorno e notte. 

barnabita Chierico regolare della con- 
gregazione di S. Paolo, cosi detti dalla 
chiesa di S. Barnaba a Milano, ove da 
principio si raccolsero. 

baro voce di ardua interpretazione, che 
alcuno trae dallo stesso ceppo del jprov. 
BARAN inganno^ dello sp, baruca raggiro, 
intrigo, barullo miscuglio, baraja =prov, 
e port. baralha, a. fr, barele confusione, 
scompiglio; altri dal lai. VÀRUS storto e 
fig. pravo, ed altri finalmente avvicina 
d^Hngl. bare spogliare (germ. baar nudo)', 
quasi voglia dire spogliatore. Ma è più ve- 
rosimile che tragga da baro {acc. ba- 
rònbm), ond* anche la voce baróne nel 
senso di birbone, col qual nome vennero 
già in antico chiamati i servi de' soldati, 
1 bagaglioni (probabilmente dall' a. a. ted, 
BÈRO portatore), e che in seguito, prendendo 
ragione dai mali costumi di cotal genia, 
può essere stato applicato a significare 
truffatore. — Giuntatore, Truffatore, spe- 
cialmente al giuoco. 

Deriv. Barare, onde Barata re-tr fot : Baròcco! 
Baratto (?). 

baròccio e biròccio «p. barrocho; dial, 
ven. birozzo, sic, birocciu; ted. birut- 
sche preso alla lingua italiana (/r. brout- 
te e ginevr. bar otte): dal lat. biròtum 
mediante una forma aggettivale *bir6- 
Tius = * BIRÒTEU8 (o, come altri vuole, 
un dimin. *biròtulum *birotjulum) comp. 
di BIS due e ròta ruota {cfr. Carroccio). 
— Veicolo alquanto rozzo propr. con due 
grosse ruote e il piano fermato sulla sala 
per trasportare robe. 

Deriv. Barocciàbilé ; Barocciàio; Barocciàta; 
Baroccino. 

baròcco Sembra potersi sulla scorta del 
Diez spiegare col pori, barroco (= sp. bar- 
RUBCO e BBRRUECO) perla ineguale, non sfe- 
rica, roccia frastagliata fonde il /r. baro- 
QUB, propr. ineguale, irregolare] che po- 
trebbe essere il lat. bis-roca pietra storta 
(bis talvolta «■ dis partic. peggiorativa) 
oppure il lat. verruca bitorzolo. — Strano 
vocabolo inventato dagli scolastici per de- 
signare una specie di sillogismo indiretto, 
e che poi valse Raziocinio o Argomento 
cattivo. In seguito si disse come aggiunto 
di qualsivoglia lavoro d'arte, dello stile, 
del ragionare, del pensare ecc. quando ha 
dello strano e del goffo insieme. 

Deriv. BarocchUmo; Baroccume. 

baròcco, baròccolo e baròcchio Sembra 
non doversi separare da baro e barare: 
se non che la forma barcòchio può far so- 
spettare un precedente b.lat. baròtulus, 
che varrebbe a indicare il passaggio o ro- 
tolare della roba da una mano all'altra pro- 
prio di questa specie di usura prava. E I 



BARÒCCHIO infatti si usa dire in alcuni 
luoghi la crocchia, il cercine di treccie a 
forma di ruota, che le donne tengono dietro 
al capo {cfr. Barullo). — Sorta d'usura e 
di guadagno illecito, che si pratica col dare 
cattiva mercanzia a credenza e ripigliarla 
a poco prezzo. 

Daròmetro dal gr. bàros peso (v. Grave) 
e MÈTRON misura (v. Metro). — Strumento 
per indicare il peso, la pressione dell'aria 
atmosferica. 

Deriv. Baromètrico; Barometrògrafo. 

baróne prov. bar, barò; fr. b a r o n, ani. 
anche ber; sp, varone; pori, varào; 6. 
lat, baro, baróne m. Originariamente 
uomo e anche marito (p. es. provenzale lo 
bar non es creatper la femma, mas la femma 
per lo barò) : quindi prese il senso di ma- 
schile, gagliardo (p. es. ant. francese ne sui 
pas sipreux, ne si ber), d'onde si fece il prov. 

BARNATGB, a.fr. BARNIB, BARONIE valore, 

EMBARNIR divenir gagliardo, 'e finalmente 
quello di potente, signore. In questo signi- 
ficato sembra potersi ben congiungere al 
sscr. viRA uomo ed anche eroe, forte e=s goL 
VARI, isl. VAIR, VER, lat. viR, hindust. bìr, 
a cui forse riconnettesi anche Va.gael. bar 
uomo, eroe, isl. fior vigore (v. Virile) e nelle 
lingue romanze dovrebbe essere entrato 
mediante la germanica, che dopo la latina 
meglio di altra si presta alla terminazione 
ONE, che è propria della voce baro, ba- 
róne (p. es. germ. Uc, Ugòn), quantunque 
nell'idioma germanico non si trovi altra 
parola che possa legittimare il passaggio, 
se non che l' a. a. ted. bére {acc. berun, 
beron), la quale però significa portcUore, 
da BERAN = got. BAIRAN portare (v. Fero) 
che sol potrebbe giustificare il senso di 
servo, mercenario, addetto alla milizia per 
portare i bacagli, bagaglione, che pur ve- 
desi in anticne scritture f nelle chiose ^ram- 
muttcali a Persio e in Isidoro) attribuito 
alla voce Barone. Or dal senso di porta' 
tare vorrebbe taluno derivato quello di vi- 
goroso, forte, gagliardo, signore ecc. ma 
pare che siffatto processo non addicasi al- 
l'umano criterio, essendo assurdo che voci 
abiette salgano ad onore, fino al punto di 
passare dal trivio alla corte. Intendesi fa- 
cilmente come una voce possa cadere in 
disgrazia (p. es. Carogna, Parassita, Corti- 
giano ecc.), ma il contrario non è natu- 
rale e deve sempre accettarsi con sospetto. 
(Il latino ha baro, barònem, ma nel senso 
di stolido, pesante e quindi congiunto eti- 
mologicamente a BÀR-DUS balordo (v. Bru- 
to), che nulla ha da fare con baróne an- 
che nel senso vile ed abietto). — Signore 
con giurisdizione. Uomo di gran qualità, 
Potente. Dagli antichi venne dato anche 
ai Santi e talvolta pure a Cristo. — Si disse 
Barone anche Colui che vaga mendicando 
e suona anche Birbone, e in questo senso 



barra] 



— J35 — 



[bamllàre 



sta bene con la seconda etimologia \cfr. 
Baro). 

Deriv. Da barohk nel senso di signore; Baro- 
nàggio; Baronàie; Baronésco; Baronéssa; Baro- 
néto; Baronia, 

Da BARonx nel senso àì/Ur/ante: Baronàccio; 
Baronàre; Baronàta; Bar(fneio, ragazzo sadioio e 
sformato ohe vada elemosinando, che dioesi an- 
che BaroncèUo, 

barra «p. e port. barra; /r. barre 
d'onde sp, bar rio; prov, barri difesa, 
riparo; (inai, bar, ted. Barre, voci venute 
di fuori). Dal b. lat, barra e questo dal 
celio: cimbr. bar ramo d*alberOy cne sembra 
affine UT a. a. ted. sparro, mod. sparrkn 
{—Ut. sparas) traversa, SPfiRRAN, mod. 

8PERREN (fr. BARRER, sp. BARRAR, BAR- 

rear) chiudere, serrare. Anche i nomi di 
luogo Bar-sur-Aube, Bar-le-duc hanno la 
stessa derivazione. — Sbarra, onde il si- 
«lificato di Verga di metallo; Serraglio; 
Quel divisorio per cui nei tribunali i giu- 
dici sono separati dal popolo, e dentro al 
quale stanno gli avvocati a difender le 

cause {fr. BARREAU). 

Derir. Barrare; Barricare: Barriera; Sbarra; 
Cb. Baracca; Barile; Barricata; Imbarazzo. 

birricàre dal b.lat. barrica (sp. bar- 
rica,/r. barri que, prov. barriq uà) «orto 
di' botte, voce connessa a barra traversa, 
éarra, onde il verbo barrare (fr. bar- 
rer, sp. barrar, barrear) serrare con 
harra (v. Barra). — Inalzare ripari attra- 
verso le vie con botti piene di terra e al- 
tro, che impedisca il passaggio ai nemici. 

Deriv. Barricata. Cfr. Barriera. 

burrièra sp. barrerà: fr. barrière: 
da barra «= traversa che cfr. con lo sp. 
»AKRA, fr. barre, onde i verbi sp. bar- 
rar, barrbar, fr. 6ARRER sbarrare, chiu- 
<fere. — Cancello o steccato che si fa per 
diiudere un passo. 

barrire lat. barrìre da bArrus voce 
indiana latinizzata, che vale elefante: e 
che probabilmente è fondato sul suono 
BAR=BAL indicante un cupo rumoreg- 
giare: sscr. B^NH-ATi per barnh-ati bar- 
nrt;lit. birbéti ronzare; ang, sass. bearhtm 
rumore; a,slav. BRBCHATI per BBRCHATI 
(aerare [cf. Barbaro). — Vocabolo col quale 
è indicata la voce degli elefanti, che perciò 
dicesi Barrito. 

barròccio Lo stesso di Baroccio. 

baruffa cfr. il prov. barrufautz attacca- 
^'ghe. Ball* a. a. ted. biroupan composto 
della particella insep. bi = bb che presso 
i tedeschi è sovente superflua, e ant. rou- 
PAX, mod. RAUFBN strappare, tirare, [cam- 
ita Pi in a come in baroccio = biroccio]: 
onde la voce sempb'ce Buffa che ha senso 
analogo (v. Buffa e Arruffare). — Con- 
ciso azzuffamento d'uomini e d'animali. 

banUla detto per birólla da biròt'la 
sincope del lat. bi-ròtuIìA dimin. di ròta 
ruota ond'anche il fr. roulbr rotolare, 



(trasformata bi in ba come in baroccio 
«= BIRÒCCIO) e il gallicismo popolare ba- 
RULÈ per cercine o awoltatura fatta sopra 
le estremità delle calze e dei calzoni sotto 
o sopra il ginocchio (v. Bullo e cfr. Ba- 
rullare). — Propr. I due semicerchi della 
centina, che si usano come armatura degli 
archi in costruzione; ma nell'uso comune 
La muratura che serve d'appoggio prov- 
visorio air arco, mentre si cotruisce. 

bamllàre (lomb. borelà, burla): con- 
tratto da una forma di bassa lat. biro- 
tulàrb rotolare, ruzzolare (v. Barulla e 
Biroldo). — Voce di dial. senese: Rotolare, 
specialmente giù per le scale; Barcollare. 

Deriv. il &aru(Z<fm = Buuoloni. 

bardilo Se non è, come ne avrebbe la 
parvenza, dimin. di baro (v. q. voce), po- 
trebbe congiungersi a barullàrb che nel 
linguaggio senese vale rotolare: propr. che 
rotola o trascina la roba da un luogo al- 
Valtro, come fa il treccone (v. Barullare 
e cfr. Baròcco). Il Delàtre lo definisce: jjor- 
tator di barella, che se può soddisfare in 
qualche modo al significato, non è rego- 
lare dal lato fonetico. — Rivendugliolo di 
cosa da mangiare. 

Deriv. BartiZIàre = Eseroitare Torte del ba- 
rnllo. 

barzellétta La Crusca dubita sia alte- 
rato da FARSÉTTA, FAR8ELLÉTTA. — Detto 

spiritoso e faceto e anche Novelletta tro- 
vata per scherzo. 

basàlte dal gr. basàltbs ed anche bàsa- 
NOS voci poi migrate nel Lazio, indicanti 
la pietra Lidin o del paragone, che dicesi 
derivare àaìVetiopic. basal ferro, a ca- 
gione del colore ferrigno. (Facciolati, Voc. 
sept. ling.). Felis Bovet de Neuchàtel pensa 
invece che il vocabolo venga dal paese di 
Huran, situato in Palestina, lungo il Gior- 
dano, che è in gran parte formato di ter- 
reni basaltici, e che in antico fu conosciuto 
col nome di Basan (ebr. Baschan, gr. 
Basàn ti s), ma probabilmente il paese 
prese nome dalla pietra, non questa da 
quello: cioè la e Terra del Basalto ». Il 
Bopp dal canto suo avvicina la voce al 
sscr. PÀSHANÀ pietra onde si fece kasha- 
pashAna pietra del paragone (rad. kash 
fregare, raschiare): però, come osserva il 
Benfey, trattasi di parola isolata e venuta 
in India dal di fuori, onde la prima e più 
antica congettura toma ad imporsi. — Spe- 
cie di pietra durissima, generalmente di 
color bruno-nerastro, oppure verdastro, 
rosso-cupo o grigio, che gli antichi, al 
dire di Flinio, traevano dall' Egitto, paese 
vicino alla Palestina. Essa è cosi dura, 
che sotto il martello è sonora e batte 
fuoco coU'acciarino. 

Deriv. Basàltico. 

bascula È il fr. bascule, che propr. 
vale macchina della quale Vuno de* capi si 



base] — 136 

leva quando V altro si posa, che il Littré 
crede detto per bacule da BXT-tre le CUL, 
perché aggravando su di essa si va a bat- 
tere il culo in terra, e lo Scheler trae dal 
giuoco del BAS-CUL specie di altalena, nella 
quale mentre uno si alza, Taltro batte il 
culo in basso: simile a Culbute capitom- 
bolo, che viene da culbutbr = buter o 
BOUTER le CUL cn air o buter sur le cuL. 
Malgrado però l'autorità di tali scrittori, 
sembra non possa la detta voce staccarsi 
dal nostro btsciancola {ven, b i s e o 1 o, friuL 
bascli, bascul) di cui la voce francese 
contiene il significato. Onde giova rite- 
nere che dal b, lai, àncla strumento per 
attinger acqua (qual senso ebbe in antico 
anche il /r. bascule) sia derivato *ÀN- 
CULA col significato secondario formatosi 
per somiglianza di altalena, e quindi i 
verbi anculàre, bisanculàrb, da cui il 
tose, bisciancolare, biciancolare, e 
con più forte contrazione il venez, bi sco- 
lar, e il /r. basculer, d'onde biscolo e 
bascule [cfr. Biciancola). — Francesismo, 
Nome di varie macchine per pesare, fatte 
sul sistema dell'altalena. 

bà§e lat. bàscs dal gr, basis passo, piede 
e questo da baino, che si contrae in bào 
{/ut. BÈSO e [doric] baso) vado, cammino, 
dalla rad. indiana oa, oam venire (ond'anche 
Vingl. go, ted, gehen andare, il got. qi- 
man [per/, qum] =<c(i. kommen [kara] 
venire) cangiata regolarmente, come nelle 
voci Abisso, Bove ec, la o originale 
in B (cfr. Arbitro, Acrobàte, Diabète, Guado, 
Vado, Venire), — Piede; Sostegno; La 
parte opposta al vertice. 

Deriv. Basaménto; Basare. 

basetta Si fanno delle ipotesi : e mentre 
per alcuni è alterato da baffetto, il che è 
poco credibile, ad altri sembra piuttosto 
contratto da bombasetta, assegnandogli il 
medesimo etimo di basino, quasi dica cosa 
che par cotone, seta, lanosa (v. Bombice e 
cfr. Basino). — Quejla parte della barba 
che copre il labbro superiore. Oggi però 
comunemente significa Quel pelo che cre- 
sce sulle guance fra le orecchie e il mento. 

Deriv. Basettino; Baiettóne = Ohe porta g^ran 
basette. 

basìlica lat, basilica dal gr. basilikè 
(sottint, oikìa casa o aulìs sala) che var- 
rebbe reggia, residenza del re, da basilèus 
re, principe, signore: che taluno congiunge 
a BÀO vado, onde bàsis andata, basilès 
colui die va [propr. colui che mostra la 
strada, che condisce], altri vuole composto 
dell'ani. bàS re, dfidla rad. PÀ proteggere, 
esser potente, onde il sscr. pala custode, 
PÀTI signore (v. Potere) e Ile moltitudine 
(da EiLÈo, ILEO congrego, onde ìlion città) 
ovvero laòs popolo. — In Atene Sede 
dell'arconte, che rendeva giustizia; quindi 
Edifizio ove sedevano i tribunali, si trat- 



[baSilici 



tavano affari, si consultavano giurecon- 
sulti, nell'Eliade e poi anche nell'impero 
Romano. Dopo la introduzione del Cri- 
stianesimo, molte delle antiche basiliche 
furono da Costantino convertite in luoghi . 
per il culto religioso, al qual uso la loro 
costruzione era adattissima, e quindi fra 
gli scrittori ecclesiastici la parola è ado- 
perata comunemente dopo quel tempo per 
significare chiesa. Cinque di questi edifici 
in Roma ritengono ancora l'antico lor 
nome di basiliche e conservano oltre a 
ciò una memoria della loro primaria de- 
stinazione, essendo tenute aperte, come 
una corte di giustizia, tutto il giorno, in- 
vece di esser chiuse a certe ore, come le 
altre chiese. 

Deriv. Basilicale; ofr. Basilico; Bakaio; Ba- 
òiUsco, 

basilici dal gr. basilicós regio (v. Ba- 
silica). — Cosi chiamansi i libri ossia il 
corpo delle leggi degl'imperatori d'Oriente, 
pubblicate da Leone il filosofo, figlio del- 
l' imperatore Basilio il Macedone. 

basilico e bassilico Pianta erbacea, ori- 
ginaria delle Indie, di odore assai grato, 
che si coltiva negli orti per condimento 
ai cibi, ed è Vocismum basÌlicum (regio) 
de' botanici; cosi detta per il suo grato 
odore, quasi degno di re {gr. basilèus) 
o perche un di sì pretendeva che gene- 
rasse il basilisco (v. q. voce), gli scorpioni 
ed altri animali velenosi. 

basilisco gr. babilIskos dimin, di basi- 
lèus re (v. Basilica). — Animale favoloso 
supposto nato dall'uovo del gallo, che col 
gpiardare reca la morte. Per i moderni è 
una Lucertola indigena dell'America me- 
ridionale, cosi detta per una specie di cre- 
sta o espansione cutanea, che si alza ver- 
ticalmente sopra l'occipite, quasi a foggia 
di corona. 

baSino corrisponde al fr. basin abbre- 
viato da BOMBACiN, che a sua volta trae 
dal b. lat. bombacìnus bambagino forma ag- 
gettivale di BOMBÀciON (= boss. gr. bam- 
bàkion) seta, cotone, e questo dal bass, gr. 
BÒMBYS filugello, donde anche lo sp. bom- 
basi, Vit. bambàgia (v. q. voce). — Tela a 
spina accotonata nel rovescio. 

baSire prov. e delfin. basir; dial. comare, 
epiem. sbasi: dal colto: gaeLeant. irl. bas 
morto, BASAICH morire. — Morire; Cader 
come morto, cioè in deliquio. Esser quasi 
presso a morire, e solitamente per paura. 

basoffia v. Bazzoffia, 

bassàride dal gr, bassàra o bassarìs 
^enit. bassarìdos) vocabolo venuto dalla 
Tracia e rispondente secondo alcuni al 

copi. BASHAR, BASHOR (base. AZARIA) specie 

di volpe (Schenkl). — Baccante. Cosi detta 
perché le baccanti o sacerdotesse di Bacco 
andavano coperte di pelli di volpe. 
basso dial. sard. bassu, basciu; rtr. 



bassorilièroj 



— 137 



(bastare 



bass; prov.efr. bas; «j?. bajo; cat.eport, 
baixo (che cfr. col celto: bret, baz, cimb. 
bàs, tri. bass poco profondo). — Nel lat 
classico trovasi BÀssus dato come sopran- 
nome e probabilmente ad uomo tarcniato 
e di piccola statura, ed il glossario d'Isi- 
doro na questa voce nel senso di tozzo, pin- 
gue, non alto, Papia in quello di corto, basso 
= non profondo; il gr. ha bathùS profondo 
il cui comparativo nel dial. dorico è bàs- 
sox più profondo: ma il Diez crede che la 
origine sia prettamente latina, e il signi- 
ficato fondamentale quello indicato nelle 
glosse. — Che ha poca altezza; indi Infe- 
riore; Rivolto verso terra; Chino; e si- 
mili. Fig. Abietto, Umile. — Si applica nel 
senso di Scadente ai tempi del Medio Evo, 
alllmpero Bizantino, alla Latinità e Gre- 
cità usata ai tempi della decadenza del- 
l'Impero e nel Medio Evo. — In musica 
dicesi la Nota fondamentale di armonia, 
e la Persona che canta, lo Strumento che 
suona le parti basse, cioè opposte alle acute 
soprane. 

Deriv. Bassétto; BMSézza; Bassòtto; Bassura. 
Coxnp. Abbassare; Dibassare; Ribassare; Sbassare. 

bassorilièTO Figura (prop. bassa, cioè 
poco alta, poco sporgente) che non rileva 
ossia non si stacca interamente dal piano 
(v. Basso e Rilevare). 

bastaccóne Accrescitivo di *bastàcco 
^sard. bastasciu, sic. vastasu, prov. 
bastais, a. tt. bastàgio, ^r. bàstax, /oc- 
chino, che riconnettesi al gr. bastàzein 
portare (cfr, Ba^to e Bastone). — Voce di 
dial. tose. Uomo tarchiato, nerboruto. 

bastarda Voce formata sullo stesso tema 
del gr, bastàzein portare, onde bàstax 
=^a.it. bas t àgio facchino, portatore. 

1. Specie di piccola galea, nave da tra- 
sporto {cfr. Basterna). 

2. Specie di lima che è di mezzo tra le 
piane e le fìne: ma in questo significato 
trae da bastardo, nel senso figurato di 
tralignante dalla forma e misura normale. 

Derìr. Bastar dilla 1. Sorta di carro; — 2. Sorta 
di Taso di rame per cuocervi carne. 

bastardo sp. e port, bastardo; prov. 
bastartz; fr, bàtard; lat.med. bastar- 
da s (celto: gad. basart, voce probabil- 
mente importata e corrotta). Vuoisi per 
alcuno derivi dal germ. BòS depravato, 
guasto, corrotto, e art natura; lo che por- 
terebbe al significato di degenere, ma non 
spiega la t mediana. Altri dal germ. bast 
scorta (degli alberi) con la preaccennata 
desinenza, lo che trarrebbe a dire esterno, 
avventizio, e il Delàtre andando coi se- 
condi osserva che nell'a./r. bastard ebbe 
dapprima il senso di figlio adottivo, e sol 
pia tardi valse come da noi spurio, ille- 
gittimo. Altri finalmente dicono che ba- 
stardo è da basto (prov. e a.fr. bast), 
quasi bestia da basto, somiero, e partico- 



larmente mulo, che nato dall'incroci amento 
di cavalli e di asini passò poi a signifi- 
care figuratam. Vuomo nato da nozze illegit- 
time, e terminazione germanica art, ard. 
(Con la stessa relazione d'idee si dicono 
mulatti ì nati da un bianco e da una mora 
e viceversa, e in Firenze fin dal sec. xvi 
muletti i fanciulli dello spedale degli in- 
nocenti). Questa etimologia sembra la pre- 
feribile, essendo appoggiata agli antichi 
autori francesi che per bastard usarono 
fils o frère de bast (con cui sta in 

Gualche relazione la identica espressione 
ils de char); e il Mahn cerca spiegare 
questa espressione nata in Provenza o in 
Spagna dalla usanza dei mulattieri di 
farsi nelle osterie un letto con le selle 
dei loro muli ed ivi spesso aver commer- 
cio con femmine, e compara la voce ro- 
manza col ted. bankert, che vale lo stesso 
e trae da bank panca, in opposizione a 
letto, dove sono generati i figli legittimi. 
— Figlio nato da genitori liberi, procreato 
fuor di legale matrimonio; fig. Tutto ciò 
che traligna dal suo genere, che è etero- 
geneo, falsificato. 

Deriv. Bastarda 2; Bastardàggine; Bastardlllo; 
Bastardume; Imbastardire. 

bastare Alcuno cita senza anelli di con- 
giunzione il pers. BA-ASTA è abbastanza, 
BESEND bastevole. La Crusca argomenta 
sia il composto delle voci bene-starb. 
Più veracemente il Diez e il Littrè opi- 
nano derivi da un radicale bast, che si- 
gnifica sostenere, portare (esistente in Ba- 
sto, Bastone)^ d'onde scaturisce il senso di 
esser carico, colmo (cfr. sp, basto ripieno, 
ricolmo): della quale ipotesi giova citare 
a sostegno per quanto concerne il processo 
ideologico il gr. arkèo, che ha il doppio 
senso di sostenere ed essere a sufficienza, 
non che lo sp. harto che vale appunto 
satollo e bastante. — Essere a sufficenza; 
Essere assai. 

Deriv. Bastante; Bastànza(A); Bastévole onde 
Bastevolizza e Bastevolminte. 

bastèrna sp.eport. basterna: dal tardo 
lat. bastèrna, che riconnettesi alla radice 
del gr. bastàzein portare, sostenere (v. 
Basto). — Specie di carro o di lettiga. 
Cotall in sa la divina basterna 
Si levar cento... 

(Dantk, Purg., 80, 16). 

bàstia e basta sp. port. e catal. basta, 
onde sp. bastear, cat. embastear [=/r. 
bàtirj imbastire: dall'ani ted.BASTJAN rap- 
pezzare, cucire, che confronta con lo sved, 
BASTA e coli' a. a. ted. bestan (mediante il 
prov. BASTIR congiungere, aggiustare, co- 
struire), che indubbiamente ha comune la 
radice col sscr. bandhnati - p. p. zendo 
BASTE A - legare, unire (v. Bastire). — Cu- 
citura abbozzata con punti grandi. Yale 
anche Ripiegatura orizzontale, che si fa 



bastia] 



— 138 — 



[bastóne 



per lo più in fondo alle vesti che sono un 
po' lunghe al dosso. 

Deriv. Imbatt<re, Cfr. Bcutfa e B(ut€re. 

bastia e bastita dal prov, bastida che 
trae da bastir = /r. batik /aòftrtcarg, co- 
struire, ond'anche il fr, bastillb fortezza 
(v. Bastire), Fu pure citato il b. lai, bà- 
STUM 'paloy pertica, che riconnettesi alla 
rad. bast sostenere, sul concetto che da 
pali e da pertiche fosse costituito il ma- 
teriale di una Bastia. — Fortificazione o 
riparo costruito con legname od altro per 
difesa di un luogo contro ì nemici. 

Deriv. Bastione» 

bastiglia fr, bastillb (= h.lat. *basti- 
o(u)la, dimin, di bastìa) da bastir = mod. 
BATIR fabbricare (v. Bastire), — Nome un 
tempo generico d'un piccolo castello forti- 
ficato e munito di torriceUe, che venne poi 
esclusivamente applicato alla celebre For- 
tezza di Parigi ove costituivansi i prigio- 
nieri di stato, demolita per ira di popolo 
ne' primordi della rivoluzione francese. 

bastiméiito corrisponde al/r. bàtimbnt 
(propr. edifizio): dal prov, bastir (/r. ba- 
tir) /aòòrtcarc, costruire (v. Bastire). — No- 
me generico di ogni naviglio. 

bastingra dall'ani bastìrb nel senso di 
costruire, fabbricare, colla terminazione ino 
tolta alle lingue germaniche (v. Bastire), 
— Tenda che si distende attorno al bordo 
piatto de' vascelli da guerra, per occultare 
ciò che si fa sul ponte nel tempo del com- 
battimento. 

Deriv. Bastingàre =s Barricare ima nave nelle 
parti scoperte, per mettere al sionro Tequipag- 
gio dalla moschetterla nemica. 

bastióne Grossa bastìa (v. q. voce). Cor- 
risponde al baluardo dell'antica fortifica- 
zione. 

bastire prov, e a. sp, bastir; fr, bàtir, 
che alcuno connette alla rad. del gr. ba- 
STÀZEIN sostenere (v. Basto): ma che il senso 
proprio di fabbricare meglio rapporta alla 
rad. BADE, badt. bast legare, unire, met- 
tere insieme {sscr, badh-nati - p,p, bad- 
DHA - zend, BASTHA legare), ond'anche il 
got. bindan = a.a.ted, bintan, mod. bin- 
de n leaare, Vang,sass, e a.a.ted, bast 
corda di scorza, Vant.germ, bast JAN {alt, 
ted. bbstan) rappezzare, ricucire {cfr. Fa- 
scio, Fede, Fune), — Ani, Fabbricare. 

Deriv. Bastia; Bastiglia; Basttnga; Bastfta; Ba- 
stiménto. 

basto «p. basto; prov. e/r. bàt. Alcuno 
dal ted. bast corteccia (di albero), che forse 
un di entrò nella sua costruzione ; ed al- 
tri cita il pers, PUST straio fatto a modo 
di basto, che il facchino adatta al proprio 
dorso per iscemare al peso la durezza del 
contatto, analogo all' araò. bardaat (v. 
Barda), Meglio però è ritenerlo affine 
alla voce BAST-onc e con questo riportarlo 
alla radice del gr. BAHT-àzein sostenere, 
onde BÀ8T-agma carico, bàst-oo; somiere. 



col quale concorda con precisione il cat. 
bastais = sp. bastage, a. it, bastagio 
facchino, e vanta aderenza anche il tfiurdo 
lat. bastèrna portantina [dalla rad. gas, 
GVA8 portare (v. Grerente)] : d'onde il senso 
originario sarebbe quello di sostegno o strato 
su cui poggia il carico. — Arnese che a 
guisa di sella portano le bestie da soma e 
sul quale si adatta il basto. 

Deriv. Bastàio; BastCère, Cfìr. Bastardo; Ba- 
stare; Bastèrna; Bastane, 

bastóne prov, baston; pori, bastfto; 
fr. bàton {illir. bàt). Per alcuni dalla 
radice stessa del lat, bàc-ull'm e del gr. 
bàk-tron (= celto {irl,) bacal, bachal) 
che valgono lo stesso e fan capo al gr. 
BÀ-o, fut, BÀS-O andare: propr. appoggio 
nel camminare {y.Base)', ma cne altri più 
correttamente traggono dal^r. bast-àzein 
sostenere, ond'anche il b, lat, bàstum palo 
{cfr. Basto). — Fusto o ramo d'aloero 
rimondo che serve per lo più ad appog- 
giarsi o ad offendere e difendersi: per 
estens. Quella bacchetta che si dà ai su- 
premi comandanti o magistrati in segno 
di autorità; metaf. Aiuto, Appoggio, So- 
stegno. 

Deriv. Bastonarti Bastonata; Bastonatóre; Ba- 
stonatura; BastoncUlo-étto-€no. 

batacchio sp, badajo: dal lat. batùerb 
battere, mediante una supposta forma ba- 
TUÀCULUM = BATÀCULUM (v. Battere). — 
Pertica da abbacchiare i frutti e nel se- 
nese adoprasi anche per Battaglio. 

Deriv. B<U<icchiàre= Sbatacchiare; Batacchiata. 

batassàre Voce ant. per Scrollare agi- 
tando dal gr. patàssbin battere fortemente 
onde PÀTAGOS strepito (v. Patassio), 

batistèro v. Battistero, 

batista (tela). — Tela finissima di lino, 
cosi detta dal nome del primitivo fabbri- 
cante, la cui statua è a Cambrav in Francia. 

batòcchio e battòcchio dal lat, batùerb 
battere mediante un supposto batùculum. 
— Lo stesso che Batocchio e Battaglio; 
ma vale anche per similit. Quel bastone, 
col quale si fanno strada i ciechi. 

bàtolo 1. b. lat. BÀTULUS, che taluno crede 
detto per pàtulus largo, ampio, ma che 
probabilmente trae dal m, a. ted, pfbitel 
dimin. di pfbit camicia, veste a forma di 
camicia, che concorda coWang.sass, padb 
tunica, col got. paida veste, d'onde il lomb. 
pataia gherone, camicia. — Falda del cap- 
puccio che espandendosi copriva le spalle; 
ed anche Mantelletto; indi, limitandosi a 
indicare solo una parte della veste. Quella 
lista di panno che portavasi sulla spalla 
dai dottori, in segno del loro grado, onde 
il senso generico di Banda o Striscia. Oggi 
si adatta solamente a quel Mantelletto, 
che portano sulla cotta i parrochi ed al- 
tri insigniti di alcune dignità ecclesia- 
stiche. 



batòsta] 



139 - 



[bàtter» 



'm 



2. Vale anche Platea d'un ponte ed in 
questo significato può ben congegnarsi a 
PÀTUX.US {cfr. Badare), 

batòsta forse tiene a bàttere, ma ]a 
terminazione è oscura. Il Caix pensa che 
Batostare^aBattostare sia composto 
di BATT(ere) + tostare, che ha identico 
significato e trova corrispondenza nel 6. lai. 
tustàrb e nel prov. tostar == lai. *tu- 
sitàrb per tuditàrb intensivo di tùn- 
DERJS - supt'n. TXJSUM - battere, ammaccare 
{cfr. Contundere). — Baruffa, Mischia, Zuffa, 
Àltercazione, e famigltarm. Acciacco nella 
salute e anche Disgrazia qualunque. 

Deriv. Batottàre. 

batràco dal gr. bàtràchos, per bràtà- 
CH08, BÀRTACH08 rana, dalla rad. onoma- 
topeica BAR, BA fare strepito, ond'anche 
Vant. slav. brekati latrare, breknati suo- 
nare, e il lat. barrire gridare degli ele- 
fanti (v. Barrire). — Ordine di rettili, di 
cui è tipo la rana, animale gracidante. 

batracomiomachia dal gr. bàtràchos 
rana, mys - genit. myòs - topo e machìa 
^ MÀCHE battaglia. — Titolo di un poema 
attribuito ad Omero, in cui si narrano fa- 
volose battaglie di topi e di rane. 

battàglia sp. batalla; /r. bataille: 
prov. e pori, batalha: dal bass.lat. ba- 
tuàlia e indi battàlia e questo da ba- 
tùbrb percuotere, battere (v. Battere), per 
mezzo dell'aggettivo batuàlis relativo al 
combattimento. — Combattimento, Aflron- 
tamento d'eserciti nemici. 

Beriv. Battagliare; Battagliar e-o; Battaglùfne. 

battaglio sp. badajo per batajo: dal 
boss. lat. batuàlium = batàlium forma 
secondaria di batuàculum da batùerb 
o bàttubrb battere, mediante una sup- 
posta forma mediana batàculum, bata- 
c'lum. = Quel ferro che battendo fa suo- 
nar la campana, che dicesi anche Ba- 
tacchio. 

Deriv. Battagliata; Sbattagliare. 

battaglióne Numero determinato di sol- 
dati, oggi in Italia formato di quattro 
compagnie, che sono, in tem^o di pace, 
circa mezzo migliaio di uomini, cosi chia- 
mato perché composto in origine di più 
BATTÀGLIE, cho era il nome dato in an- 
tico ad una schiera o compagnia di soldati. 

battèllo prov. batelhs; sp. e port pa- 
tel; fr. bateau: diminutivo àéìbass.ìat. 
bàtus (onde l'ani, it. bàtto) derivante dal 
germanico: ang. sass. bat, ant. nord, bàtr, 
che cfr. col colto: cimbr. bad barca, affine 
all'o^fu^. BOOT, ingl, boat, port. bote, [cui 
si assegna da alcuno per origine la rad. 
BADH mettere insieme, legare, quasi voglia 
dire cosa connessa, compaginata (cfr. Ba- 
stimento)]. — Barchetta singolarmente a 
remi, atta a navigare fiumi, stagni e si- 
mili. 

Derir. BatUUàta; BaUellélto; Battellière. 



bàttere /r. battre; prov. batre; sp. ba- 
tir; port. bater; rum. bate (serb. bàtiti; 
ingl. beat; cfr. celto: gael. bith colpo). 
Dal lat BATÙBRB, BATTÙBRB, Contratto in 
bàtere, bàttere [che ricollegasi al sscr^ 
PAD piedej ond'anche il gr. patèo (delfico- 
BATÈo) calpesto (v. Piede)]. — Propr. Pe- 
stare, e indi Dar percosse, busse, colpi; 
fig. Travagliare; Deprimere; Dann^giare. 

— Riferito a luogo vale Percorrono ed 
anche Frequentarlo (come se dicesse cal- 
pestarlo). — € Batter moneta » = Coniarla. 

— Parlando del sole, Illuminare col suo 
splendore, come dire percuotere co' raggi 
suoi. — Detto di parole, di discorso An- 
dare a riferirsi. — « Battere il tacco » e 
€ Battersela * = Partirsi in fretta, e In 

! un batter d'occhio » ovvero « Senza batter 
polso » = Inun attimo; Subitamente. 

DoriY. Batacchio; Batòsta; Battàglia; Battaglio; 
Battènte; BaUeria; BalKaia; Battio; Bàttito; Bat- 
titóre-ora; Battòcchio; Bàttola; Battùto-a. 

Comp. Abbàttere: Combàttere: Dibàttere; Imbàt- 
tere; Ribàttere; Sbàttere; Trabàttere. 

\ batterèlla Arnese che arresta la ruota 
dentata e le impedisce di tornare addie- 
tro; cosi detta perché bàtte a ogni dente 
quando essa gira. 

batterìa prov. bataria; fs. batterie 
baruffa. — Dicesi di una quantità di can- 
noni posti in un luogo determinato per 
BATTERE, ossia colpire una piazza od an- 
che il nemico in campagna. 

battésimo dal gr. baptismòs immersione 
e questo da bàptbin = baptìzbin immer- 
gere (cfr. Battista, Battistèro), — Sacra- 
mento il quale consisteva anticamente e 
tuttavia consiste presso la Chiesa orien- 
tale nella immersione di tutto il corpo 
nell'acqua, simbolo di purificazione. 

Deriv. Battesimale. 

batteiiàre dal gr. baptìzbin =» bàptbin 
immergere, dal tema bap analogo a baph» 
onde BAPHÈ immersione, il quale trae dalla 
rad. sscr. OAH o oabh, gadh, che ha il 
senso di tuffare, bagnarsi, non che l'altro 
di esser profondo, cangiata la gutturale 
nella labiale: sscr. gàh-atb immergersi; 
GAH-AYATI profondarsi, penetrare, gabh- 
iRÀs profondo, gah-anam [^rr. bàth-isma] 
profondità; gadh-às [gr. bathys] profondo 
(v. Abisso), — Amministrare il sacramento 
del battesimo, che consiste nell'immergere 
nell'acqua santa, per lavare dal peccato 
originale. 

Deriv. Battezzante: Battezzatóre; Battezzare; 
Sbattezzare. Cf^. AnabattUta; Battésimo; Battista; 
BaitUtlro. 

battifòUe Alterato dal ted. bérg o bérg 
torre {cfr. Barbacane) cangiato in bbrt, 
BART e poi in batti, per influenza della 
voce bàttere (v. Battifredo) e bohle as- 
sito, propr. palancato con torre. — Opera 
dell'antica fortificazione italiana, la quale 
secondo i vari progressi dell'arte cam- 






battifìrédol 



140 — 



[biittistràda 



biò sovente di forma e d'ufficio. Fu nei 
primi tempi della lingua adoperata questa 
voce in signi/, di Bastia, cioè di una 
piccola fortezza di legname o di terra, e 
-dipoi in quella di Castello o Cittadella. 
Un bell'esempio di battifoUe è tratto da 
un dipinto del 1328 nel palazzo comunale 
di Siena. Ne fu ingegnere Landò della Pie- 
tra, che lo costrusse quelP anno stesso 
sovra un colle a cavaliere dell'assediato 
villaggio di Montemassi, cingendolo di 
barbacani, poi di muro con sei altis- 
sime torri. Il nome di BattifoUe cessò nel 
Sec. XIV e il Promis lo avvisa di origine 
tedesca e venir forse da batbi e full 
quasi bastione pieno ^ non trovando buona 
la etimologia ael Muratori da batuere 
FOLLES comprimere i matti. 

battlfirédo b. lat. belfrèdus, bertfrè- 
-dus; a. fr. bert froit, berfroi, bef- 
froit = mod. beffroi; ingl, belfrey: 
-àsAV alt. ted. di mezzo bércvrid, bèrc- 
VRiT, BBRVRiT {ant. franco bèrofrid) comp. 
di bèrc o BfiRG torre, da bèrgen coprire, 
riparare: propr. riparo (altri da bàrbn 
sostenere, cioè cosa che si inalta), e una 
rad. VRlT o frbd col senso di conservare, 
<3onde il ted. mod. friedb pace, tranquil- 
lità, salvaguardia: a parola torre di difesa, 
di sicurezza. La forma italiana si è anche 
più alterata per influenza della voce po- 
polare battere {cfr. BattifoUe). Altri dal 
ted. BELL campana e fried pace. — Il 
Orassi, scrittore di cose militari, dice che 
era una Torre stabile di legname a guar- 
dia di qualche luogo, sulla quale si teneva 
una sentinella, che dava il segno, con una 
campanella posta in cima alla torre, del- 
l' accostarsi de' nemici (la voce è di uso 
ancora nelle Fiandre ed in Francia per 
accennare i torrazzi comunali). Però gli 
autori francesi sono concordi nel dire <me 
il Battifredo in origine fosse Una mac- 
china da guerra, di legno, a modo di torre, 
divisa in più piani e mobile sopra quattro 
ruote, coperta di cuoio o di pelli per di- 
fenderla dal fuoco e alta tanto da poter 
giungere al livello de' muri d'una fortezza. 

battigia Appresso i Senesi, dice il Redi, 
è lo stesso che Mal caduco (Epilessia): 
cosi detto dal dibattersi che fanno co- 
loro che ne patiscono. A Siena poi si di- 
cono tuttora (le) Battigi quei moti con- 
vulsivi che hanno i bambini di fascia. 

battisóflAa e battiséiHola Paura e Gran 
rimescolamento, ma breve, che cagiona 
BATTi-wcn^o di cuore e frequente alitare e 
soffiare. 

battistèro e battistèrìo dal lai. bapti- 
STÈRIUM che tiene al gr. baptistèrion ba- 
cino per bagnarsi, da baptìzbin immergere 
{cfr. Battesimo, Battista). — Vasca per ba- 
gnarsi; Sacro edificio con vasca ad uso di 
battezzare mediante l'aspersione. 



battistrada Colui che a cavallo precede 
(ossia BATTE la STRADA innanzi) la car- 
rozza di principi o signori che viaggiano. 

bàttola 1. Arnese di legno che bàtte 
con rumore mentre gira la ruota del mu- 
lino; Arnese di legno col quale si fa ru- 
more BATTENDO e nella settimana santa 
sostituisce la campana. 

2. In Toscana è anche usato al plurale 
per indicare Quelle striscie che pendono 
ai lati della cuffia (onde poi per simili- 
tudine I barbiglioni de' polli); ma in que- 
sto significato il Caix dubita possa esser 
detto per vèttola = vìttula dimin. del 
lat. vÌtta benda e poi anche parte della 
cuffia (ond'anche lo sp. veta nastro), col 
cangiamento anormale della vocale tonica 
come in Lepratto, Scoiatto, Scoiat- 
tolo, che stanno per lepretto, scorietto ecc. 

battolare dial.sard. badulare; venez. 
batolar; lomb. batolà; tirol. battolar, 
bettolar {dta1.fr. - vali. d'Yères - dé- 
blatérer): non dall'in^/, twattlb, come 
propone lo Schneller, ma si alterato [per 
analogia coi derivati in -ulàre, ovvero 
per attrazione della voce bàttola] dal 
ìat. BLATERARE = BLATÌRE chiocchierarCy 
che trae dalla stessa radice di bàl-bus 
balbuziente (v. Balbo). — Riempir di chiac- 
chiere le orecchie altrui. 

Deriv. BattoI<fn6 = Ciarlone. 

battologia gr. battologìa composto col 
tema di batta-rìzein balbettare e lògos 
discorso. — Inutile ripetizione delle me- 
desime parole in discorrere: p. es. me Vha 
detto lo zio, me Vha detto. 

battuta Propr. Il luogo dove si bàtte, 
Percuoti mento. Calpestio, Scalpitamento ; 
indi Strada frequentata, pesta o calcata, 
cioè Strada spesso camminata; onde fig. 
« Uscir dalla battuta » = Non seguitare 
la strada comune: tolta la metafora dai 
viandanti, quando escono di strada, che 
pur dicesi Uscir dalla pesta, Uscir dal 
seminato. — « Rimettere in sulla bat- 
tuta » = Far tornare a proposito, che di- 
cesi anche Rimettere sulla buona via. 

— « Andar per la battuta » = Fare in 
una data cosa quello che si fa dai più. 

— « Battuta di un fiume in una ripa o 
in un argine » = Il punto dove l'acqua 
colla sua corrente batte e tormenta. 

Vale pure Quella misura di tempo che 
dà il maestro della musica in battendo ai 
cantori; onde « Andare a battuta » = An- 
dare a tempo, cioè Tener le note il giu- 
sto loro valore e « Rimettere in battuta » 
«= Rimettere in tempo la vacillante or- 
chestra. 

Deriv. Battutaccia (nel giaoco delle palle); Bat- 
tutèlla (musioaie). 

batiiffolo e batiilTo dal bass. lat. tufo 
criniera delVelmo, ond'anche il rum. tu fa 
ciocca, cespuglio, il fr. touffe ciocca di 



k^r^P-* T", » 



batnrlàre] 



piume, di fiorì, e lo «p. tufos riccioli di 
capelli cadenti dalle tempie, affine all'm^^. 
tuft fiocco, e al ted, Zopf, Schopf, ciuffo 
{cfr. Ciuffo, Tufazzolo), preposta la jpar^ic. 
BA = BIS intensiva e talora anche peggio- 
rativa (v. Bis). — Piccola massa di una 
e più cose ravvolte insieme. 
Deriv. Abbatuffolarti. 

batnrlàre Voce contadinesca sempre vi- 
va nel senese e nell'aretino, indicante Ru- 
moreggiare del tuono lontano: ed è pro- 
babilmente comp. di BA particella intensiva 
e TUK-LÀRE =» TRULLÀRE onomatopeico 
per imitare un cupo rumore {cfr. Tuono, 
Intronare e TruUare). Il Caix lo vuole 
alterato da brontolare, brottolàre con 
immistione della voce urlare. 

bau o babàu Formato per onomatopea 
dal grido del cane o d'altro animale, al- 
l'oggetto di imitare il grido di un preteso 
fantasma. — Voce usata per incutere ti- 
more ai fanciulli, quasi fosse il nome di 
un cattivo spirito, simile all' Orco, alla 
Befana, alla Versiera. I Greci per desi- 
gnare lo spauracchio usato dalle donnic- 
ciole oltre la Gorgone e il Ciclone, affine 
di contenere in dovere e ridurre al silen- 
zio i loro fanciulli, ebbero la voce mormò 
e mormòn, che era una immaginaria mo- 
struosissima figura di femmina di ferino 
aspetto e spaventosa a segno da sbigot- 
tire chi la incontrasse. 

baule «p. bauliprov. baucs;/r. bah ut; 
pori. bahù. Difficile è stabilire qual sia 
la forma originaria; ma, dato che questa 
sia l'italiana e la spagnuola, si è propo- 
sto come etimo il lat. bajulàrb portare, i 
sebbene mal si spieghi la disparizione ' 
della j. Il Mahn e il Diez però, accor- 
dando la preferenza alle altre forme, pro- 
pongono il m.a.ted. bkhut, behuot cu- 
itodia, che cfr. col got. bbhutan == ted. 
BEHtTEN custodire, conservare {cfr. Bautta)'. 
quale etimologia è considerata grande- 
mente inverosimile dal Kdrting, che trae 
invece dalla rad. bag di Bagaglio, me- 
diante le supposte forme bagùlb, ba- 
G^TUM. — Cassa col coperchio ricurvo e 
coperta di pelle, per uso ordinariamente 
di viaggio. Fig. « Essere un baule » di- 
cesi per spregio a taluno, per dirgli Goffo, 
Asino, presa la similitudine dai bauli, che 
viaggiano, ovvero custodiscono cose pre- 
ziose, senza saperne nulla. 

balltta dal m. a. ted. behCt custodia, onde 
il verbo behCten {got. behutan) proteg- 
gere, preservare, comp. della partic. be e 
hCten custodire {cfr. Baule ?). — Veste a 
guisa di mantellina con cappuccio (ingl. 
nood) per preservarsi dal freddo o dagli 
sguardi altrui. 

bara sp. babà onde babear; fr. bave 
onde baver sbavare e anche discorrere; 
cat. babeig; prov. il solo verbo bavar; 



— 141 — [bavàgUo^ 

port. bava: da un supposto lat. pop. babà, 
che la Crusca sulla scorta del I)iez dice 
voce formata (alla pari del ted. di provin- 
cia bap o bab labbro) coi suoni labiali 
esprimenti appunto la formazione delluu 
bava sulle labbra, specialmente dei bam- 
bini, tanto vero che Va.fr. bave vale an- 
cora vaniloquio infantile, e il sic. VAVA 
bava e bambino, il fr. baveux bavoso sta^ 
di fronte a bavard = prov. bavecs {gr^ 
bàbax) ciarliero, e Vaiò, bebé bambino {cfr. 
Babbano, Bambino, Baffo, Beffa). — Quella^ 
saliva che cola naturalmente dalla bocca 
dei bambini che mettono i denti; per si- 
milit. Quell'umore viscoso come schiuma, 
che esce dalla bocca degli animali. — Poi 
si disse — « Bava » {pori, bafa) un Pic« 
colo soffio di vento, che non si distingue 
per altro che per un po' d'increspatura 
alla superficie del maro, presa simili tudin©^ 
dal lieve soffio che mette fuori il bambino 
che sbava; — « Bava > la Seta che non 
ha nerbo, e non ha maggior consistenza 
della bava, detta anche Bavella; — « Bava» 
a cagione di simiglianza, quella Scabrosità 
esteriore del getto di metallo, uscito che 
sia dalla forma. 

Deriv. Bavàglio; Bavella; Bàvero-a; Bavièra; 
Bavétta; Bavifao; Imbavare; Sbavare. 

bavàglio Propr. è Quel pezzo di pan- 
nolino che si mette al collo ai bambini 
per guardare i panni dalla bava (v. q. 
voce): poi fu detto cosi anche Quel faz- 
zoletto con nodo che gli scherani mettono 
in bocca a coloro che assaltano, perché 
non possano gridare o parlare: e in que- 
sto significato fraternizza anche coli' irl. 
babà e col ted. babbeln, voci formate per 
onomatopea a significare cAi'acc^ierare, ciar- 
lare (cfr. gr. babà-zein balbettare). — Allo 
stesso modo si formarono le voci Bavera, 
Bavero, Baviera, e simili altri oggetti, che 
stanno intorno o presso la bocca. 

bavèlla Quel sotti l filo che si trae dai 
bozzoli posti nella caldaia, prima del ca- 
varne la seta, e che per poco si strappa^ 
quasi fosse debole filamento di bava. 

bàvera v. Bavaglio. — Corto mantel- 
letto da donna che dal collo scende fin 
quasi alla cintura. 

bàvero v. Bavaglio. — Collare del ve- 
stito. 

bavièra v. Bavaglio. — Parte dell'ar- 
matura destinata a proteggere il collo e 
il mento: cosi chiamata dalla parte che 
doveva difendere (cfr. Bavero). 

bazàr e bai^^àrre Voce araba e persiana 
(basar) che [presso gli Orientali] vale 
piazza, mercato, emporio, d'onde è passato 
a noi, che la usiamo a significare un 
Luogo per lo più in forma di lunga gal- 
leria, ove si vendono merci di vario ge- 
nere, ma per lo più eleganti e di lusso. 

bài^a 1. Nel significato di Mento spor- 



htkìihnA] 



— 142 



(baiiòtto 



gente è formato, secondo alcuni, come il 
^r, BABÀZEIN balbettare, perché il mento 
di tal forma rende la pronunzia balbet- 
tante (v. Balbo) j ma il Caix congettura 
possa esser lo stesso che il dtalett. lomb. 
BÀSiÀ {venez. baso la) vaso, scodella (dal 
lai. VAS vcwo, come il ven. e lomb, scafa 
mento lungo, che tiene al b, lai, scàphium 
vaso. — Voce famigliare, con cui si di- 
nota un Mento molto allungato e spor- 
gente in fuori. 

Deriv. Bazzfna; Bazzóne. 

2. ))er Buona fortuna risponde allo «p. 
baza, eat, basa, dal m. a. ted. bazze gua- 
daano (affine a baz migliore), voce proba- 
bilmente introdotta dalle soldatesche pro- 
venienti di Germania. — Term. di giiwco 
Quel numero di carte che si pigliano 
volta per volta agli avversari, e che co- 
lui che le vince ripone in mucchio da- 
vanti a sé, fintanto che non sia terminato 
il giuoco e per estens. Fortunata occasione, 
Cosa acquistata a buon mercato. (Altri 
propose Vebr. baz preda). 

Deriv. Bàzzica; Bazzìcola. 

banana b.lat. bedàna, prov, e sp. ba- 
dana; fr. basane pelle concia, onde ba- 
sanier calzolaio: dall*ara5. bi-thanah, 
che vale propr. fodera, essendo impiegata 
a foderare l'interno dei calzoni e d'altri 
oggetti di cuoio. — Pelle di montone o di 
castrato conciata assai morbida. 

bàzzica da bazza nel significato di gua- 
dagno. — Sorta di giuoco di carte. 

Deriv. Bazzicare; Bazzicòito. 

bazzècola Forma diminutiva di bazza 
{v. q. voce) nel senso di cofta acquistata a 
poco prezzo, ond'anche le voci Bazzica, 
e Bazzicatura che nel numero del più 
ebbero il significato di coserelle di poco 
pregio. (Altri escogita il pers. bazzem cose 
/utili di non pregio, o Vebr, baza dispre- 
giare, a cui manca ogni anello di con- 
giunzione col romanzo). — Bagattella, 
Coserella di poco valore. 

bazzicare V'è chi propone il pers. baz 
tornare ripetutamente ad un luogo medesimo: 
ma qual via avrebbe tenuto questa voce 
per giungere direttamente fino a noi? La 
Crusca la crede con poca somiglianza, 
ostando il suono, derivata probabilmente 
•dal lat, VADicÀRE supposto frequentativo 
di VÀDKRE andare. Il Diez la congiunge 
a bàzzica giuoco: e bene sta, perocché 
dalla idea di giuocare con alcuno facil- 
mente discende l'altra d'intrattenersi con 
lui. — Usare o andare spesso in un luogo. 

bazzòffia e basóffia sp. bazofia: dal 
ted. SAUFBN, ant. sÙfan sorbire, bere {propr. 
degli animali), che sta in relazione con 
SÙF, SAUF brodo (efr. Zuffa 2 e Zuppa), 
mediante il comp. be-saufen - p.p. be- 
SOFFEN {ant. pi-st^FAN), ovvero prefìssa la 
part. BA = BI8 adoperata in senso peggio- 



rativo per esprimere quantità soverchia e 
indigesta. Il Caix una volta dubitò della 
verità del riferito etimo e credè che Ba- 
soffia (alla pari della voce Schifarda) avesse 
avuto dapprima il senso di vaso, scodellay 
arguendolo dal lomb., emil, e venez. Ba- 
8 ola derivante dal lat. vas vaso o meglio 
da BATfOLA (ed anche batiòca) vaso da 
attinger vino, che è in Plauto, a cui sa- 
rebbe stato appiccato il suffisso occhia, 
poscia cangiato in òffia per assimilazione 
delle labiali, come Vant. Paroffia per 
Parrocchia. — Vivanda quasi liquida 
composta di cose rozze e molto abbon- 
dante, che altrimenti direbbesi Beverone, 
Broda. Fig. in scherzo dicesi a Femmina 
grassa, contegnosa e vana; ed applicato ad 
uomo si usa più comunemente aire « Ba- 
soffione », che vale anche Divoratore {dial, 
mil. sbasoffion). 

bazzòtto Aggiunto di alcune cose, e più 
specialmente delle uova quando, essendo 
poco cotte, sono fra sode e tenere. Sem- 
bra, dice la Crusca, analogo a biscotto, in 
senso di malcotto; ma forse è alterato dal 

ted. BESOTTKK (= GÈ -SOTTE N) bollito. 

beante dal fr. bbant che sta aperto, ant. 

p.pres. di BEER, BAER O BAYER tcfier la 
bocca aperta guardando qualche cosa (v. 
Baire). — È un francesismo che trovasi 
applicato non senza un certo colorito a 
Lunga ferita aperta e ancor sanguinante. 

beare dal lat. bràre che pur vale De- 
liziare, Render felice. 

Deriv. Beato e cfr. Bene. 

beatificare comp. del lat. beàtus felice, 
e FicÀRB per fìcere = fàcere fare (v. 
Beare). — Render pago e felice; Dare il 
culto di beato dopo morte ad alcun servo 
di Dio: il che si fa dal papa dopo lungo 
esame; fig. Gloriare, Magnificare. 

Deriv. Beat^cazióne; Beat^co. 

beato dal lat. beàtus j^-P- di beare far 
felice. — Pienamente contento; Colui che 
per santità di vita è tenuto dalla Chiesa 
in luogo di salute, ma non ancora cano- 
nizzato per santo. — « Beatissimo » come 
< Santissimo » e « Santità » furono titoli 
pomposi che si arrogarono gli imperatori 
di oriente divenuti cristiani; indi se li 
presero i vescovi, per poi cambiarli con 
quello di « Reverenza >; al presente ap- 
partengono al papa. 

Deriv. Beatificare; Beatitudine; Beatrice. 

béca v. Beco. 

bécca cfr. sp. bega lista di panno o di 
seta in forma di stola solita a portarsi so- 
pra la sottana dai preti graduati. Alcuni 
dal lat. vìtta nastro, fascia che mal si 
presta per la forma; altri àalV ang.sa^s, 
VBCCA {m. a. ted. wieche) lucignolo (?). 

Banda o striscia di panno o altro da 
portarsi al collo o attraverso al petto o 



-' "< 



beccablbigia] 



143 — 



[bécco 



alla vita. — In Toscana oggi si adopra 
comunemente per Estremità appuntata di 
alcuna parte del vestimento, nel qual caso 
sembra potersi ravvicinare a bécco nel 
senso di punta [Cfr. prov. bec-s beccoj bega 
rampino; sp. bico becco, becos punta di 
una sorta di berretta] (v. Becco l). 

beecabiiiigia /r.; «p. e |>or^ becabunga. 
Dal boss, ted, beckebunge {mod, bach- 
bunge) comp. di BBCK = m(?rf. bach rw- 
scello e BUNQE tubero (v. Bugna); propr. 
Tuberosa di ruscello. — Specie di vero- 
nica, che i francesi dicono pure berle 
DB RIVIÈRE, e i provenzali creissoun 
crescione, 

beccàccia fr. bécasse; cat. becada. 
Genere d'uccelli di passo della famìglia 
delle scolopaci, di colore e grossezza si- 
mile alla pernice, che si riconosce alla 
lunghezza del bécco. In Toscana la di- 
cono anche Acceggia. 

Doriv. Beccaccino specie di beooacoia minore. 

beccàio Corrisponde al fr, boucher {ant, 
sp, buchi n) e trae da bécco il maschio 
delibi capra (v. Becco). — Quello che ma- 
cella e vende animali quadrupedi per uso 
di mangiare: cosi detto perché nel medio 
evo la carne di becco era la sola di cui 
si facesse uso comunemente. 

beccamòrti v. Becchino. 

beccare prov, bechar; fr, becquer. 
Pigliare il cibo col bécco (v. q. voce), il 
che è proprio degli uccelli ; per estens, di- 
cesi d'altri animali invece di Mangiare. 
Ftg. Guadagnare o Acquistare con indu- 
stria; ed anche Cogliere, Acchiappare. 

— Nella frase < Beccarsi il cervello » per 
Fantasticare viene secondo il Canello da 
lambiccarsi, con aferesi delia prima sil- 
laba per influenza del verbo beccare, seb- 
bene questa voce nel senso fig. di Pun- 
gere, stimolare, rodersi il cervello, dia per 
se sola congrua spiegazione alla frase. 

— Fantasticare, dandosi ad intendere 
quello che non può essere. 

Deriv. Beccaménto; Beccata; Becchime o Bec" 
cihne; Beccheggiare, 

becchegrgiàre Termine marinaresco per 
esprimere quel moto che fa la nave bar- 
collando da poppa a prua, quasi che ab- 
bassandosi ed alzandosi alternativamente 
dia di BÉCCO nell'acqua colla prua, consi- 
derata come il rostro o becco della nave, 
simile ad un gallinaceo che vada bec- 
cando. 

beecliiiio Forse è voce con^nere a bec- 
càio, nel senso di persona che maneggia 
cadaveri umani, come il beccaio le caro- 
gne. Ordinariamente però si riferisce a 
beccare nel senso di pungere, cioè colui 
che pizzica i morti per accertarsi se lo sono, 
o meglio nel senso di cogliere, acchiappare, 
donde si fece anche il composto Becca- 
morti per Sotterratore di morti. 



bécco b.lat. bèccus; prov. becs; fr. 
bec; sp. bico e pico; cat. bech; pori. 
bico; oland. bek; iìigl, beac; celio: boss, 
bret. bek, beg; gael. beic. — Voce per 
alcuni di origine celto-gallica, affine al- 
l' irl. e gael. bac uncino, curvatura (v. Ba- 
cino), ma che invece sembra più vicina al 
germ, BICKE punta (v. Picco). — La parte 
cornea per lo più acuminata della bocca 
degli uccelli; per similit. dicesi di molte 
cose fatte a punta o che si avvicinano 
altrimenti per forma al becco degli uccelli. 

Deriv. Beccare; Beccastrino; Beccata; Becca- 
tUlo; Beccatoio; Beccatura; Beccheggiare; Bec- 
chltto; Becchino; Beccùccio, 

2. b.lat. buccus; an^.^jj. buco; ca^ boc; 
prov, bocs; /r. bouc onde boucher bec- 
caio; celto: gael, boc, buie; boss, bret, 
buch, comov. byh, bouch; irland, boc. 
— Vuoisi tragga dal germanico: ant, franco 
BUKK = a, a. ted. bocch, mod. BoCK (cam- 
biato facilmente l'u germanico in e per 
influenza di becco nel senso di rostro): di 
fronte ai quali trovasi un femm. bik (fr. 
bique) capra, che potrebbe essere etimo- 
logicamente affine a bicke punta: cioè 
Vanimale cornuto, — Maschio della capra; 
e fig. Marito disonorato dalla moglie. 

Deriv. Beccàio; Beccheria, 

3. Dicesi poi famigliarmente per Pic- 
colo, dal celio bec picciolo (v. Piccino, Pic- 
colo) e si usa nella frase : « Non avere un 
becco di un quattrino > cioè Non avere 
una piccola moneta in tasca. 

bécero Forse alterato da Pècore (cfr. 
Beco), — Voce fiorent. Uomo dell'infima 
condizione, maleducato ed insolente. 

Deriv. Becerata; Becerume. 

bèchico e bècchico gr. bechikòs da 
BÈx - genit. bechòs - tosse. — Buono alla 
tosse e dicesi di Pillola, Pastìglia o simile. 

béco-a prov. pec, pega; a.fr, pec, pe- 
que; pori, pogo: probabilmente dal lai, 
PÈcus pecora, a cui par si rannodi anche 
la voce « Becero » = villanzone, zoticone 
(Caix). — Nome che si dà ai villani o ad 
Uomo zotico, semplicione. — Al femm. 
Donna minchiona, od anche triviale, brut- 
ta e sciatta. 

béco^ bécolo Voce livom. Navicello (v. 
Baco). 

bedeguàr dall'araft. bAd-àvard. — E- 
screscenza che dietro la puntura di im 
insetto si forma su alcune specie di rosai 
selvatici, che un tempo fu creduto sicuro 
antidoto alla morsicatura degli animali ve- 
lenosi. — Fu anche adoperato questo nome 
per indicare Quella specie di cardo salva- 
tico volgarmente detto Spina bianca. 

befana dal volg. lat. befanìa per epi- 
fanìa. — Fantoccio di cenci che porta- 
vano attorno la vigilia della Epifania e 
che nel giorno della festa ponevano per 
ischerzo i fanciulli e le femmine alla fine- 



i 



bèffa] 



144 — 



[begolàre 



stra; Persona fantastica che porta rega- 
lucci ai bambini la notte di Epifania. Da 
ciò si prende, come il Ceppo, anche per 
Mancia o regalo. 

bèffa prov, bafa; a,fr, baffo e beffe; 
8p. befa, bafe: da beffàrk; — Dileggìo, 
Scherno; Burla; Scherzo fatto con arte. 

beffare sp. befar e più anticam. ba- 
far; a.fr. beffler, mod. bafouer {ingl. 
to baffi e). Per la Crusca è forma varia 
di BUFFA, BUFFARE, ond'anche Buffone; 
meglio però àaìVoland, bbffen, alt ted. 
BAFFEN, BÀFFEN abbaiare (onde il senso 
di dileggiare), che ricx)llegasi a bap, baf, 
voce probabilmente onomatopeica, che si 
trova in dialetto tedesco e significa lab- 
bro, onde si formò il turing. bàppe bocca 
e a cui si ricollega lo ap, befo = cat, b ifi 
labbro del cavallo; il milan, babbi, comare. 
bebb labbro; il genov. fa beffe allungare 
il labbro verso alcuno (cfr. Baffo). Ognun 
capisce come il muover le labbra abbia 
potuto facilmente prendere anche quello 
di per se stesso* il significato di fare gar- 
bacci colla bocca, beffare. — Schernire; Uc- 
cellare. 

Deriv. b^ffa; Beffardo; Befatóre-trtce; Beffeg- 
giare (e Sbeffeggiàrel onde Beffeggiaménto e B^- 
/eggiat<fre-tr{ce. 

bèga cfr. tiroL begar contendere, be- 
garol accattabrighe. Affine per alcuni alla 
voce briga: ma per altri discende invece 
dallo slav. bitha combattimento (Voc. Univ. 
Ital. di Mantova) a cui più felicemente 
lo Schneller e il Gartner sostituiscono 
Va. a. ted. baga contesa, senza però spìe- 
gare il mutamento della vocale tonica. 
— Litigio, Contrasto e per estens. Carico 
intrigato e noioso. 

begàrdo dal b. lat. begoàrdus. — Si dis- 
sero cosi da prima nei Paesi Bassi certi 
religiosi in origine assai austeri, che poi 
furono condannati da due concili : e questo 
appellativo trae per alcuni dal fiamm, beg- 
GAN = en^^. BEG {ted. begehren) doman- 
dare, andar mendicando, a cagione della 
povertà a cui si votavano, e secondo altri 
dal nome o meglio soprannome derivante 
dalla stessa origine della loro supposta 
fondatrice o avvocata, S. Begga, figlia di 
re Pipino il vecchio, stata canonizzata 
dalla Chiesa. Ardo è semplice termina- 
zione. 

beghi]io(a) Sinon. di Begardo, nome di 
certi religiosi secolari sorti in Olanda nel 
sec. XIV, la cui dottrina era fondata sul 
falso principio, che l'uomo in questa vita 
Ijossa raggiungere l'ultimo grado di per- 
fezione. Il Voc. di Mantova dà per ori- 
gine il nome di un certo Bartolommeo 
Bkghin, che avrebbe donata la sua casa 
in Tolosa ai Begardi per stabi lirvisi, ma 
non è improbabile che il cognome, col 
quale costui sarebbe passato alla poste- 



rità, sia stato a bella posta coniato sul 
nome della setta, della quale e' si era fatto 
il patrono. Il Wedgwood invece conget- 
tura non potersi staccare, unitamente alla 
voce di Bigotto, da bigio, il colore della 
tonaca di certi religiosi (v. Bizzoco), ed il 
Flechia curando più il suono che il signi- 
ficato congiunge ambo le voci a bàgo = 
BÉCO, Bico forme dialettali di baco, ado- 
perato con significato di sprezzo (v. Baco 
e cfr. Bigero). Però dinanzi a tante ipo- 
tesi è verosimile che abbia comune con 
Begardo anche la ragione etimologica (v. 
Begardo), — Colui che stando al secolo 
veste abito di religione ed affetta grande 
austerità di costume, detto con altro nome 
Bizzoco, Pinzochero. 

Deriv. Beghinàggio nome ohe si dava nei Paesi 
Bassi al luogo, ove si ritiravano le beghine. 

begolàre Vogliono abbia la stessa for- 
mazione di belare o che sia alterato da 
PIGOLARE ; ma non è da porre in disparte 
il confronto col fr. bégayer balbettare da 
BÈGUE balbuziente. — Chiacchierare senza 
proposito. 

Deriv. B2^o{« = Chiacchiere, Inezie. 

begònia Specie di pianta di giardino di 
varie specie, notevole per le foglie biz- 
zarramente adorne di macchie di diverso 
colore: cosi detta dal nome del botanico 
francese Begon. 

belare fr. béler; prov. sp. cat. e port. 
belar: dal tardo lat. belare (in Varrone) 
che risponde al class, bal-àrb, derivajite 
come Vang.sa^s. Bf)L-CAN, il 6a««. tee?, bòl- 
KEN, Valt. ted. BLò-KEN, l'ani, slav. blb-ja 
e il gr. ble-chào-mai, da una radice pro- 
babilmente onomatopeica bal, convertita 
in bel per meglio rendere la voce della 
capra e della pecora. — Il mandar fuori 
della voce che fa la pecora e la capra; per 
similit. il Piangere, specialm. dei ragazzi; 
ed anche Chiacchierare inutilmente. 

Deriv. Belaménio; Belato; Belat^re-tr(ce; e cfr. 
Barrire. 

belladònna Pianta medicinale che ha 
proprietà narcotiche e antispasmodiche; 
cosi detta perché dalle sue bacche si' trae 
una tinta porporina, che dalle dònnb fu 
usata come bellétto. 

bellétta Diminutivo formatosi sul gr. 
PEL-òs fango, che fr. col lat. pùl-lus su- 
cido, di colore scuro, nerastro (v. Polluzione). 

Deriv. Belletióne; Bellettóso; MeUéUa. 

bellétto a.fr. bel et {Alta Normand. be- 
lo t). Alcuni da bellétta, alla quale ras- 
somiglia: ma invece da bèllo, servendo 
appunto ad abbellire le carni. 

bèllico lat. BÈLLicus da bèLLUM guerra, 
e propr. tenzone di due, a corpo a corpo, 
che Pesto con molto spirito trae da bèl- 
LUA bestia feroce, mentre veramente è 
forma alterata della voce duèllum, con- 
servata da Orazio, donde dvèllum, dbèl- 



bellico] 



— 145 



[belvedére 



LUM, bèllum: siccome da duis si fece bis 
due volte, da duònus si fé bònus buono 
(v. Duello). — Da guerra, Appartenente a 
guerra. 

DeriT. BeUic(T»o; Cfr. Belligero. 

bellico Alterazione di ombelico che è 
la Parte del corpo umano a metà del ven- 
tre, per cui passa il funicolo, mediante il 
quale il feto riceve il nutrimento durante 
la vita intrauterina. 

Deriv. Bellicónchio; Sbellicarsi. 

bellicóne cfr. ungher. billikom: dal 
ied. wiLLKOMMEN {ang. 8088, vilcom; ingL 
welcome) = verwillkommen propr. hen- 
venulo, bentornato {ond^ Anche Va. fr. vile- 
come saluto, vilecomier salutare) avvi- 
cinato per etimologia popolare alla voce 
BELLICO, forse perché rende la idea di 
cosa concava. — Grosso bicchiere col quale 
si usava dare il benvenuto agli ospiti. 
Voceant. nel Redi. 

bellicóso lat. BELLicòsus da bèllicus 
attinente alla guerra (v. Bèllico). — Guer- 
riero; Pronto a guerra. 

belll^rànte dal lat. bellìgera ns - acc. 

BELLIGBRÀNTEM - p. pres. di BELLIGERÀRB 

guerreggiare, comp. di BÈLLUM guerra e 
CÈRERE portare (v. Bèllico e Gerènte). 

Che fa attualmente guerra. 

belligero lat, bellìgerum comp. di bèl- 
lum guerra e gèrere portare (cfr. Belli- 
gerante). — Che porta guerra. 

beUlmbtlsto da bèllo e imbusto == bu- 
sto, che è la parte del corpo umano dal 
coUo alle anche. — Uomo vano che sta 
sulle eleganze. 

bèllo prov. bels;/r. bel, beai, beau; 
sp.eport. bello: dal lat. bèllus e questo 
dall'antiquato bènus per bònus buono (v. 
Bene) donde il dimin. bènulus, bènlus e 
indi bèllus (v. Buono): sicché questo è 
meno intenso di buono ed il suo primo e 
vero significato è confacente, comodo, e solo 
dipoi per associazione d'idee passò al si- 
gnificato di Ben proporzionato, Vago, Gra- 
zioso. 

Deriv. Bellétta; Bèllora; Bellézza; Bellòccio; 
BeUéne; Belluria; Beltà-de (prov. beltatz;/r. 
beante; ep, beldad; port. beldade). 

bèllora mtl. b e 1 1 or a, genov. b e 1 1 u r a , 
crem. benula, 8ard, bedJula; fr. bel- 
lette, ani. bele. Nonostante la vicinanza 
del celto cimbr. bele martora, sembra non 
potersi separare da bèllo, che ha fornito 
anche ad altri popoli il tema per deno- 
minare la donnola: p. es. dan. kjonne 
bella, bav. schSnthierlein, schonding- 
lein animaletto o casetta bella (v. Don- 
nola). — Nome col quale in alcun luogo 
della Toscana si chiama la Donnola. 

bellnlDO lat. beluinus da bèlua belva 
(v.q.voce). — Proprio di belva. 

bèlva è il lat. bèlua, che sembra a ta- 
luni derivi dalla stessa rad. del gr. pèl-or 



mostro, PÈL-OROS mostruoso, gigantesco, da 
PÉLO stendersi, e quindi muoversi, vivere 
(che potrebbe dare anche il semplice senso 
di semovente). Altri, e par meglio, si rife- 
risce alla raa. indo-europea bargh=balgh 
{sscr. BIJH-À-Ti) lacerare, mediante una 
forma pre-latina *belgv-A, assorbita la G, 
come in brev-is da brbgv-is breve (v. 
Breve). — Bastia; Animai bruto, partico- 
larmente grande, robusto, come elefante, 
tigre, leone, cinghiale, balena e simili. 

belvedére Luogo alquanto elevato, d'on- 
de godesi un*amena e bèlla veduta : tale 
il colle che sta a cavaliere di Firenze 
dalla parte di mezzogiorno, il quale è 
chiamato cosi fino da antico. — Voce 
usata frequentemente come nome locale. 

belzebù àeiiVebr. beel-zebub, nome av- 
vilitivo dato dagli Ebrei alla divinità ado- 
rata dai Filistei, e nell' evangelo di San 
Matteo applicato al principe dei demoni: 
comp. di BAAL = babilon. bel = ba al, prin- 
cipe, signore {y. Baal) e zebùb o sebCb 
mosca, che qualche scoliaste legge zebùl 
(arab. zebil) letame, lordura, e cioè: Si- 
gnore e Dio delh mosche o della immondezza. 
Fero un* altra interpretazione è che il 
nome non sia dispregiativo e significhi il 
signore che vola. 

belzoino, belznino e belglnino sp. ben- 
jui; port, benjoim, beijoim; //*. ben- 
join: dall' arai, lubèn dgiawì incenso 
giavese (tolta la prima sillaba della prima 
parola, probabilmente scambiata per l'ar- 
ticolo). — Nome di un arboscello nativo 
di Giava e Sumatra, o meglio della ragia 
odorosa che produce. 

Deriv. Benzina. 

bènda dial.lomb. binda; prov. benda; 
a.fr. bende, mod. bande; sp. vinda: 
dall' (i. a. ted. binda, mod. binde fascia, le- 
game, che corrisponde alla forma verbale 
I ted. e gol. bindan (a.fr. bender) legare 
e questo dalla radice badh o bandh le- 
gare (v. Banda). — Fascia di pannolino o 
d'altro, con cui si cuoprono gli occhi ad 
alcuno, affinché non vegga; Fascia o drappo 
da avvolgersi intorno al capo, e simili. 

Deriv. Bendare; Bendaiiira; Bendina. 

bène lat. bène àbWantiq. bènus (che 
trova un confronto nelle forme superlat. 
attiche bèn(t)istos e bèlistos ottimo) 
per BÒNUS [ant. duònus) buono; ma che 
taluno ricongiunge a beare render fe- 
lice, ricreare, e fig. arricchire (v. Beare e 
Buono). — Quello che si desidera in quanto 
è conveniente alla natara umana, e che 
posseduto rende tranquilli, felici: e quello 
che per se stesso si debbe eleggere, in 
quanto è utile all' umano consorzio e mo- 
rale. — < Uomo per bene » = buono, one- 
sto (cfr. lat. PERBÈNE benissimo). — Si usa 
anche avverbialmente per affermare o con- 
fermare, ovvero per dar forza al favellare: 

10 



benedicite] 



— 146 



IbeneYiso 



p. es, iroverò htn io il modo di metterti giu- 
dizio. 

Dtìrìv, lìtnthé; Bé-nti; Ebbene; Sebblne. 

beuedJeUe Ora^iorn^ latina precedente 
alla mensa dei claii^^trali, che incomincia 
con quella parola, clie vale benedite, Edi- 
cesi anche in seniào di Principio della 
meusa^ dulTuìiO cJie ora pure ne* civili di 
recitai"© quofeta invo^;azione prima di met- 
terò mano al cucchiai i). 

benedire Contratto dal lat. benedìcbre 
che a lettera vale dh ftene, — Invocare 
hene da Dio in favore di cosa o persona; 
Compartire la benedizione, il quale atto 
si fa dal cristiano alznndo la mano e mo- 
vendola, in segno di croce; e dicesi fig. per 
Commendare, Lodare. — « Dio ti bene- 
dicii » vale Ti pro^i^ori, ti protegga. 

Derti?* ItenédilUi; lìen^tticenza; Benedizione. 

benefattore- tr ICC IfU. bbnefactòrem- 
trìcem da hknkfAceke far del bene {cfr. 
Jieneficart). — Chi benefica. 

beneficare Soi^tìtuìto al lai. benefà- 
CERE, — Far bene mi altrui ; Far che una 
cosa poasH dirsi buona; Dar pregio. 

Der i V, Ile ns/t cfiMr (<- 1 r k *■■ . 

benellcèiiza fnt. ukneficèntia astratto 

di BK>'EFirÉKT-KM //. pres. di BEN'EFÌCERE 
^liEXEFÀCEiiK Unejkare. — Virtù che 
consiste in giovare e far bene altrui. 

benèflcD hf. itENivn<TJs da ben efà cere 
far hejt€. — Ctirjtrar- dì Malefico; Che fa 
il bene: Coni jii neon te: Cortese. 

Cfr. tiene ficènU e lUaéfirenza. 

benefiziata e Uenefteiàta Serata teatrale 
destiiìat;fi a pnrticolur benefìzio di un 
attore, di un ciiTi tante. 

benefizio e beaefkio lai, benefìcium 
da hene-fAcekk fwe fjene. — Piacere, 
Amorovùleaza; Favore; Servigio; Utile; 
Comodo; Cosa che ^iova; Ulìicio sacro 
che dà una rendita a chi lo riveste. 

D^rW. Htar^flciàh; ììeneftciàre ; Beneficiàrio; 
Béiifficiètfj; iSeneJìciàto (cbe si scrivono anche 

benemcrènEa Asjtratto del lat, beneme- 
I*toT-EM p.jir^^it, ài bknemerèri meritar 
ìit^np. \di aì^uni)] (y, ìirnemerito). — L'aver 
bene operato in servi^do di alcuno. 

benemèrito (nt. mi'ìinììj-mèritus da bene 
ìtvvt e MKRiTTSjo.;;?***. di MERÈRI /ar co«a 
|j<?r cui ne venga prevtifì ed anche far qual- 
che coìy(i a prc*' di alcHtio (y. Merito). — Che 
ha operato cose degno di ricompensa e di 
gratitudine a prò' di persone o cose. 

Cfr, Héiiemfr^ntt^ lì^nfhierlnza. 

beneplàcito lui. iìkneplàcitum comp. 
di \\ksK henti e 1*LAt kre andare a grado, 
jìiiicere (v. Piacert), — Ciò clie piace ad 
alcuno di fare. Volontà, Arbitrio; Appro- 
va» ione. Assenso. 

benestare Propr. Ln star bene e quindi 
Yita agiata (onde Benea tante)-, ma si usa 



anche per Approvazione: p. es. il padrone 
ha dato il benestare. 

Deriv. Benestante =. ben provvisto di sostanze. 
Facoltoso. 

benevìso comp. del lat. bène bene e vi- 
sus visto p. p. di vìdeo veggo (v. Vedere). 

— Voce dell' liso. Ben veduto, Accetto, Gra- 
dito. 

benevolènza fr. bienveillance: dal 
lat, benevolènt-ia astratto di benevo- 
LÈNT-EM che vuol bene, comp. di bène bene 

I e voLÈNTEii p.pres, di vólo volere, — Af- 

, fatto; Amorevolezza; Propensione Amo- 

I revole. 

benèvolo lat. benèvolus comp. di bène 

; bene e VÒLUS (usato in composizione) agg. 

I verb. di vólo volere. — Che vuol bene; 

I Aft'ettuoso; Favorevole. 

bengalino Specie di frunguello bellis- 
simo, che proviene dal Bengala, provin- 
cia delPIndostan, di cui ora la capitale è 
Calcutta. Nel luogo di origine è chiamato 
Amadavad. Fringilla amandava di Linn. 

j benigno lat. benìgnus per benìgenus 
da bène bene e gèno == gìgno generare 

I (v. Gente). — Che produce bene; Che ha 

\ abituale disposizione dell'animo a far bene; 

! Indulgente. 

Deriv. Benignità; (dial. Benignarsi). 

I benzina e benolzina da benzoe, nome 
' che i botanici danno al belzoino (v. q. 
! voce). — Sostanza liquida tratta, da una 
' resina che cola dallo Sti/rax benzoe ; essa 
I è un quadri carburo d'idrogeno, che si ot- 
tiene dalla decomposizione al fuoco del 
benzoato di calce. Discioglie i corpi grassi 
e serve a togliere le macchie untuose 
; dalle stoffe. 

berciare dial.lomb, bercia; berg. b er- 
gi à. Probabilm. da una supposta forma 
I di latino rustico berbiciàre (onde ber- 
I b'ciàre) belare, da bèrbbx - acc. bèrbi* 
I CEM - volgar. per vèrvex, vervècem ca- 
I airone, castrato {cfr. Imberciare). Il Caix 
, riscontrando siffatta voce ne' dialetti del- 
I l'Alta Italia preferisce attenersi all' a. a. 
ted. BERKJA gridare, al quale risponde 
Vang.sass, borcian, /n^rZ. bare abbaiare, 

— Voce adoperata comunemente per Gri- 
dare con voce sforzata e in modo sgar- 
bato, e in alcuni luoghi per Piangere con 
alto suono. 

Deriv. ZJèrcio = grido; Bercióne, 
bercilòcchio detto per bircio l'occhio, 
cioè Losco (v. Bircio). 
bére Contratto da bévere (v. q. voce). 

— Prender per bocca un liquore, princi- 
palmente per cavarsi la sete. 

bergamòtta sp.eport. bergamota; fr. 

bergamote: dal ture, beg-amòdi comp. di 

BBG (= bey) signore, principe, e armòdi 

pera: propr. pera del principe. — Aggiunto 

I di una sorta di pera morbidissima e sa- 

I perita che si matura in ottobre. — Agrume 



bericòcolo] 



147 



[berlingàccio 



odorosissimo simile al limone, dalla cui 
scorza si trae un olio essenziale per uso 
di profumo: cosi detto da una somiglianza 
colla pera di questo nome. 

bericòcolo Specie di pasta dolce di forma 
quadra e piccoletta; cosi detta per simi- 
litudine di forma coìV albicocca, che in al- 
cuni luoghi dicono bericòcola, voce for- 
mata su AL-BBRCÒCCA (v. Albicocca), 

berillo lat. beryllus =» gr, bèryllos, 
dal siriac. barCl che vale anche cristallo 
e corallo. Potrebbe pensarsi anche alla 
rad. del sscr. bhàrgas spUndore, ma il 
BH del sanscrito cangiasi di solito in prin- 
cipio di parola sia nel greco che nel la- 
tino in PH (^) ed F, e non in b (v. Fiamma 
Flagrante), — Pietra preziosa lucente, 
detta anche Smeraldo o Zaffiro a seconda 
del colore che ha. 

Deriv. Barine; Bar cèlle; Brillare, 

berlèlTe-o e sberlèife-o milan. barleffi. 
Voce analoga al fr. balafrb (per barla- 
fre) comp. del prefis, bar (= bis) che in 
alcune lingue e specialmente in francese 
ha un senso peggiorativo, e che nel caso 
varrebbe di traverso e Va. a. ted, lefpur, 
mod. Lippe, ang. sass. leppa laf)bro (dalla 
rad.sscr, LABH prendere, ond'anche il lat, 
LÀBIUM labbro): donde berleffo varrebbe 
propr. ferita obliqua sul labbro, sul volto. 
— Taglio fatto particolarmente sul viso 
con arme tagliente: Atto o Gesto di scherno 
fatto con la bocca. 

berlèngo a.fr. brelenc, berlenc ta- 
vola per giuocare ai dadi, mod. brelan 
iorta di giuoco di carte; sp. berlanga: 
dal h. lat. berlènghum tavola, mensa, for- 
mato sul terf. VRkiiA^Ot piccola /afo/a (bret 
tavola). — Voce ant. Tavola; Luogo da 
mangiare. 

Deriv. Berlingàccio; Berlingare; Berlingòzzo. 
Cfr. Berlina 1. 

berlicche e berlòcche — Vale (con- 
giunto al verbo Fare) Barattare le parole, 
Tergiversare; e trae probabilm. dal modo 
tid. aber night, aber noch ma no, ma 
pure, dal nostro popolo spesso udito du- 
rante la occupazione austriaca e storpiato 
a modo suo. 

berlina 1. Dal germanico* bretlIn o 
BRETLiNG forma diminut. di bret tavola, 
ond'anche la voce berlexgo tavola, mensa 
(cfr. Berlengo). — Sorta di gastigo che si 
dava ai maltattori con esporli al pubblico 
scherno sopra un palco o luogo elevato, 
che chiamavasi berlina. — In questo senso 
il francese ha pilori (onde Vingl. pilloryJ 

= prov. E8PITLORI, port. PILORINHO, dal 
h. lat. PILÒRUM, 8PILÓRIUM == PILÀURIUM, 

PiLÀRicxjM, che il Ducange connette al 
clasf. PILA, onde il fr, pilibr pilastro, co- 
lonna, palo e il Grimm &\Va.a,ted. pfi- 
L^RE, mod. PFEILBR Tche del resto è la 
forma germanica del fr, pilier), a cui si 



legavano i condannati alla gogna, o che 
veniva loro posto sotto il mento. 

2. fr, berline, onde berlingot, bre- 
lingot mezza berlina {senza sedile ante- 
riore). — Cosi fu detta anche Una specie 
di Cocchio a quattro ruote con mantice 
da aprirsi; nel qual senso taluno pre- 
tende derivi, come Bara, dal ted, occident. 
sera {ang. sass. baer) arnese per traspor- 
tare, portantina (da beren o baer-en por- 
tare) col suffisso LiNG, comune alle lingue 
germaniche: altri da Berlino, dove tali 
vetture si sarebbero originariamente (sec. 
xviu) cominciate a fabbricare, e il Diez 
sottopone all'attenzione il bavar. breche 
I berlina (e propr. briglia) onde il dimin. 
BRECHLIN = w. a. ted. BRiTELlN (v. Briglia). 
Finalmente per nulla omettere intomo a 
questa voce, che ha destato tante discus- 
sioni, giova riferire l'opinione del Canello, 
il quale opina che il significato di gogna 
non possa strapparsi dall'altro di carro e 
ritiene che fosse una « Carretta sulla quale 
si conducevano intorno a vituperio i mal- 
i fattori », indotto a ciò da un antico passo 
I di Cristien de Troyes : 
I De ce servoit charete lors, 

Dont li pilori servent ors, ecc. 
, nel quale ravvisa una connessione storica 
I fra il pilori e la carretta della gogna. 

berlingàccio Alcuni dal lat. lìnqerb lec- 
1 care, preceduto dalla partic. per indicante 
I duraia, insistenza, lo che porta a dire man- 
1 giar gustosamente. Meglio però da ber- 
! LÈNGO (6. lat. berlènghum) tavola, mensa 
I (v. Berhngo) onde pure si ibrmò per ana- 
] logia « berlingare » in senso di Ciarlare a 
I mensa dopo aver mangiato e bevuto lau- 
tamente; « Berlingatore » mangione e cica- 
lone e « Berlingozzo », che è una ciambella 
di farina intrisa con uova, che i conta- 
dini sogliono fare in occasione di nozze; 
lo sp. € Berlenga » giuoco d' azzardo , Va.fr, 
« Berlenc, Brelenc » = mod. « Berlan, Bre- 
lan > sorta di giuoco di carte (dal tavolo 
! dove si giuoca) e altre simili. E tutto ciò 
starebbe bene, se a turbare in qualche 
modo l'ipotesi non venisse Va.a.ted. pre- 
zeline, preziline torta, focaccia, propo- 
sto dal Diez, che fa supporre un primitivo 
BRELiNGO, berlingo che più diretta- 
mente si presterebbe a spiegare le voci 
Berlingozzo, Berlingare (col senso primi- 
tivo di mangiare). — Cosi chiamasi in To- 
scana l'ultimo giovedì di carnevale, detto 
anche « giovedì grasso > quasi giorno delle 
berlenghe o in cui si berlenga, cioè dei lauti 
pranzi, dei fastosi trattenimenti. 

berlingare v. Berlingaccio. — Ciarlare 
a mensa a pancia piena ed essendo ben 
riscaldati dal vino. 

Deriv. BerlingaUfre (= ant. Berlinghière)-, Ber- 
linghino. 

berlinghino da berlingare. — Chiac- 
chierata allegra che si fa dopo cena. 



bCTllngòezft^ 



— 148 — 



[bersàglio 



berllni^j^zza Voce probahilm. legnata a 
Berlingact IO (v» q. vocej. — Sorta di antico 
ballo coQtftdìnesco. 

berUiiijfò^zo v, lierìtnffnech.^Co&i chia- 
masi unti gran cìarnljolla di farina^ intrisa 
con uova^ cho i contadini sogliono fare e 
remiate in occasi ione di nasse, 

berl^co dal hL iìi^-hì:>>(:v& o bi-lùscus 
che vale du^ voHc lo»co (t. ììh e Lo^co). 
— Voce antiquata che vale Guercio, 

bernèccho torae alterato da una supposta 
forma vtd^aro ìuf. EBRONin n da Kbniu.s 
uhrìixtìo {f'/r, Shorniii). — Xoce popolare 
usuata nella maniera • Essere o Andare in 
bemeccho » che valgono Andare o Diven- 
tare ubriaco* 

bernésca Che è secondo lo stile del 
Bèkm^ poet-a giocoso vis::*uto dal 1190 
al 1536t i^i^^tJ Faceto, e dicesi delle poesie. 

bernia e ubèrniit ftp, bornia; fr, ber- 
nie, Ijorne. — Antica titofla grossolana 
ohe tace vati i In Irlanda ( Tanti ca HinÈR- 
nia), e il Mantello dono tisico che ào ne fa- 
ceva. 

Ucrnùcchio e Uernòcfola comporto di 
HKn-^HAH semplice piu-tìcella peggiora- 
tiva fv, Bitr) e Nrcui.A (Ntro^LA) diminut. 
di NIX nwe (efr. J^^occhto). — Difesi di ciò 
che rilievi alquanto a mo*di nocchio e di 
n orciolo sopra la super Hcie di checcbessia; 
e più partici dannen te Quell'enfiato che ta 
la percoì?sia (lonih. broguf^ccola). 

Deriv, lìernùccoiàto; Hernoccoléiio-ffio; Bernoc- 

bemA*se-0 */>. al-boruozj fr. bour- 
noiiis: diiiVffrftft. hkr^Ch ed anrbe ror- 
"sCSj m'KSì% che eignitìcò anticamente 
f^rr^tfo, f^fipfmcn'n e poi per estensione 
ffranth mtitUeUo con cappuccio^ nel qual 
senso si è italianizzato, 

bemUto-a prov. berreta, barretta; 
_/>. barrette; pori, birroto, barreta; 
flp. b ir reta e pid anf. bar rete; dal '^ fai. 
HKRRKTTTM o mimi^:TrM, hARn^nrM coper- 
tura di lino Jìntt, jffr^ffn, Mia formu del 
mptK che dicevi dimfn. di iUrrujs, bvriius 
ì<ftrfa di manhfìo con (^applico io ^ e gcupri- 
cani. Sorta di stoffa ros;sa scura u.sata 
j>robabil mento per far ^sopravvesti e cap- 
puccij e che tiene al ijr. pvrrós r^^ftino e 
lettor, t:!oJor de^ fuoco ^ da pvu/i)CK7ti(v* lìw'o, 
e Ir. I litro, JUtrelh, Burò). Per altri deriva 
dal />, 11 ARRE {*fi[f^* bar, fed, bar re n) 
harntj rert^a (i-be puA avere esercitato in- 
fluenza nella fornia barrktijm), in quanto 
vuoisi che da principio indicasise una sorta 
di cuiHa quadrata sostenuta a ciascun an- 
golo da una pir^^ola harra o rergn. — Co- 
perta del capo fatta in vurie foggio e di 
vario materie. 

Deriv. TlrrriW^iio; lierrdiinàiù; Imbèmilìire; 
Sberrett^fff. 

berroYlère e birrovière dal prov. bkr- 
ROVJKHS, «'/r. BEKRriÉu Riddalo scopri- 



tore, vedetta^ che vuoisi derivi da Berry, 
provincia francese abitata da gente audace, 
e d'onde si sarebbero una volta tratti i 
soldati destinati a spedizioni aiTischiate. 
— Uomo armato che il potestà o altri 
magistrati tenevano ai loro ordini per 
guardia e per far giustizia, e che poi si 
disse Birre. Si usò anche per Scherano, 
Masnadiere. 

bersàglio /r. ber sali. Secondo alcuni 
dal h, lai. BERCÈLLUM (per bèrbicèllum) 
trave ferrata per colpire le muraglie a 
guisa dell'antico ariete: però giova osser- 
vare in contrario che bèrbix (onde ber- 
I bicèllum) vale castrato e non già ariete, 
I che è il vero nome dell'antica macchina 
guerresca, e forse bercèllum, citato dal 
Muratori, non è che la traduzione in bar- 
baro latino di una voce romanza che ha 
comune la origine con im-berciàre (v. q. 
voce). Quindi meglio con altri dal b. ìat. 
VERSÀLLIUM, forma secondaria di versà- 
CULUM da VERSARE volgere, d'onde sareb- 
besi formato versacolo, versaqlio, ber- 
saglio. — Quel segno dove i tiratori vol- 
gono la mira per aggiustare il colpo; 
metaf. Qualunque oggetto proso di mira, 
anche in senso morale. 

Deriv. Bersagliare; Bersaglilre. 

bersò È il/r. BERCEAiida bercer [prov. 
BURSAR e BRESSER) cxdlare. — FranceHìsm. 
Propr. Culla e quindi Cosa a volta; Pas- 
saggio a volta; Pergola. 

bèrta 1. Nel senso di beffa, burla, dal- 
l'a./r. BERTODER, mod. bretat'der {=lat. 
bis- tendere) significante nun solo tosare, 
castrare, ma per estens. anclio tormentare, 
beffare. 

Deriv. Berteggiare — Dar la berta ; onde Der- 
teggiaménto e Berteggiat6re-tricc; Bertilccia. (?) 

2. Nel senso di Macchina da piantar 
grossi pali per far dighe, può trarsi me- 
; glio che dal germ, bret tavola, di cui è 
formato siffatto ingegno, da barthen per- 
cuotere, che sembra affine all'rt?i^ nord. ted. 
BRiTiA, aìig. sass. brittan, brittian spez- 
zare, [ondel'rtri^/JoW. britar rompere] (cfr-. 
Bertesca) ed al gol. bretax o pretan strin- 
gere, premere. — (Altri deriva da vèr- 
RERE trascinare, tirare, spingere, mediante 
un partic. *vèrritus, vèrrita). 

bertabèllo Voce corrotta da bertovello 
(v. q. voce). 

bertésca e beltrésca dial.mil. bai tre- 
sca; prov. bertresca; a.fr. bretesche; 
b.lat. bretachia (Du Cange): dal ted. 
Bret a^se, tavola, che forse si ricongiungo 
aìVang.sass. brittan, brittian {ant. port. 
britar) spezzare ( v. Frangore e cfr. Berta 2, 
Bordo e Predella): mediante il dimin. Bret- 
ciiEN ovvero la terminazione ésca pro- 
pria delle lingue romanze. (Il Forster con- 
gettura una forma originaria brittìsca 
dai BRiTTi o britanni, come saracinesca dai 



- >».f* iimm^jf''* 



bertene] 



— 149 



'béstia 



Saracinì). — Torricella di legname con 
feritoie posta ne' luoghi più alti delle an- 
tiche fortificazioni per osservare ed often- 
dere il nemico, ed all'occasione fu anche 
una specie di gabbia a somiglianza di 
quelle usate nelle navi, da alzarsi me- 
diante carrucole e corde; ed anche Riparo 
di legno in forma di cateratta, che in 
tempo di guerra si poneva fra un merlo 
e l'altro delle mura. 

bertóne dall' a /r. bertoder, mod. bre- 
TAUDKR Utgliare le orecchie, tosare i capelli 
(v. Bertuccia), — Cavallo con gli orecchi 
tagliati; fiy. Drudo di meretrice: forse da 
un'antica pena di mozzare gli orecchi e 
altro agli adulteri. 

bertoTèllo e bertayèllo dial.ven. ber- 
tevolo, piem. e lomh. bertavel, covi, ber- 
tavelle; a,fr. verviex, mod. verveux: 
dal laf. VÈRTERE volgerai, da cui si fece 
VERTÈBULUM (che al pari di vèrtebra ha 
il seuso di cosa girevole), d'onde vkrte- 
BÉLLO, bertovèllo (v. Vertere), — Stru- 
mento da pescare, che è una specie di gab- 
bia col ritroso simile alla nassa: cosi detto 
dalla sua forma rotondeggiante, o, come 
dice la Crusca, perché il pesce entratovi, 
non può più volgersi indietro. 

berttìccia forma diminut. di bèrta (v. 
Berta 1). — Nome della scimmia comune, 
che vuoisi cosi detta dai lazzi che fa colla 
bocca, quasi dia altrui la bèrta; e se- 
condo altri dall' a. /r. bertoder {mod, brb- 
TADDER, comp. di BER, profisso cho ha 
senso peggiorativo, e tauder o tonder 
tosare) che vale tosare inegualmente, ta- 
fjliare le orecchie a un cavallo, onde la voce 
« Bertone » cavallo colle orecchie mozze, 
« Berta » o < Bertùccia » nel senso di 
animale deforme, ovvero dalle Irrevi orecchie. 

Deriv. Bertucciata; Bertuccione. 

bèrza Crede il Ménage sia una stessa 
parola con tèrza cavolo = caulo, che ha 
pure il senso di gambo: ma invece altro 
non è che il ted. Ferse pronunziato nel 
medio-evo vèrsen {lai. per-na) tallone, 
~ Voce coni. La parte della gamba dal 
ginocchio al piede; Stinco. 

bèsso detto per bèscio (usato dal Boc- 
caccio) o BÈSTio(= BÉSTIA) parallelo al 
prov. BESSA serpente, a,fr. bisse serpente 
e cagnolino, sp. BICHO piccolo verme, piccolo 
insetto {cfr. Biscia). — Propr. Bestia, e 
indi metaf. Sciocco, Stupido. 

Deriv. Bessàggine; Beaserfa (napol. /«Mcrfo). 

bestémmia rum. blàstam; prov. bla- 
stenhs; a.fr, blastenge, mod. blasme, 
blàme; sp. e port. blàstima: dal gr. bla- 
SPHEmìa discorso ingiurioso, oltraggioso, vi- 
tuperio, bestemmia, col cambiamento di ph 
= F in T (onde nacque un primitivo bia- 
STÈMA, BIA8TÈMLA biastemma); ed esso da 
BLA8PHEMÈIN ingiuriare, calunniare, impre- 
care, comp. di blàptein - fui. blàpso - 



offendere, danneggiare (v. Blatta) e piiemì 
parlare (v. Fama), — Frase, discorso con 
intendimento d'offendere altrui, e più spe- 
cidlm. Iddio, le cose divine. 

Deriv. Bestemmiare; Bestemmiatóre-trCce; Be- 
stemmióne. Cfr. Biasimare. 

béstia dal lat. béstia, che i Latini usa- 
rono in modo particolare per indicare le 
fiere destinate a combattere coi gladiatori 
nel circo. — Nome generico di tutti gli 
animali bruti, eccettuati gli insetti; metaf. 
Uomo ignorante, ovvero con istinti be- 
stiali. — « Bestia incantata » dicesi anche 
per villania ad uomo di poco avvedimento, 
preso il traslato da quelle bestie che por- 
tano in giro i saltimbanchi, alle quali essi 
fanno fare molti giuochi, comandandole a 
bacchetta come se fossero incantate o af- 
fascinate. — « Entrare, Andare, Essere in 
bestia », cioè, in gran collera, in smania 
(come un animale irragionevole). 

Deriv. Bestiàio; Bestiàrio; Bestiale; Bestiame; 
Bestino; Bestiòla-uòla; Bestióne. Cfr. Bésso. 

béttola Corrisp. al b. lat. bètola, che il 
Ferrari ed il Muratori tratti dal suono fan 
derivare dal ted. bettkler povero, mendico, 
sottint. iiOF cortile, come appunto gast- 
noF coi'te de\fores fieri vale in quella lin- 
gua osteria: il Caix dall' a. a. ted. baitòx, 
BEiTÒN aspettare, che ritrovasi nel lomb. 
e tirol. baita, e/r/w^. baite, vuaite ca- 
jmnna (v. Badare)', ma è verosimile tragga 
da BÉRE, BÉVERE Sta per bevéttola 
dimin. di bevètta, conservato nel fr. bu- 
vette (Storni) e nel dialett. pugl. bevet- 
terìa. — Bassa osteria dove si vende vino 
a minuto, e anche si dà da mangiare. 

Deriv. Bettoli^re. 

bettònicaa./r. vetoine,morf. bètoine; 
sp. e port. betonica: dal lat, betònica 
o VETÒNiCA, che Plinio deriva da Vettò- 
NES popolo della Lusitania. — Pianta 
della famiglia delle labiate, la cui radice 
è purgativa. Questa pianta, alla quale si 
attribuivano molte virtù, fu un di notis- 
sima al volgo, onde le maniere: < Essere 
noto come la bettonica » ed < Avere più 
virtù della bettonica ». 

betiilla e bètula ^or^ betulla; cat. be- 
doll; sp. abedul: lat. bètula, bèttula 
o betulla voce di origine gallica, come 
attesta Plinio, che trova riscontro negli 
idiomi neo-celti, che hanno (gael.) beith, 

BETU, {com.) BETHO, {cìmh.) BEDU, DEDWEN, 

{bret.) BÉzó bezven. — Pianta resinosa 
colla scorza di mirabile candore e adatta 
per la sua sottigliezza a farne verghe, che 
i Romani trassero dalle Gallio e serviva 
a fare i fasci, che i littori portavano in- 
nanzi ai magistrati. 

béya Vale bevanda, e serve a formare 
la bella frase « Esser nella sua beva > 
cioè: in affari di proprio genio, nel suo 
elemento, o (come dice il Cecchi nei prò- 



heTàiida] — 160 — 

verbi toscani) a casa sua: qual frase è da 
sosti tu irai al iVancesisino « Essere nel suo 
centro *. 

berànda da un voJ*j. Ut, * bibànda = 
ditMu. DiKÉxDA (soffint. r i nio pozione) femm. 
di *BiBAxDrs=>BiBfeNDrs part le. passivo 
futuro di *BmÀRE=^ lUBBRK 6c7*e tormato 
alla stessa maniera di favanday locanda j 
vivamia. ^ Materia ila bere, tanto sem- 
plice quanto composta. 

bévere e tére rutn, bé; a,fr. bei v re, 
bolvro, mod. boLre; tip. q port. beber; 
Cfit. beurer: dal laL bÌ-bk-re formato col- 
l-adoppiamento della rad. PÀ o Pi che ha 
identico significato: .9flcr. pi-bà-mi (= pi- 
va -mi) e anche pili aniicmn, PA-Mi(nei Veda) 

e Pl'PA'JAMI fttiVt}, PA-TBAMl {= gr. PO-TÈR, 

hit. pantera) Lkchieref pA-NAM bevanda, 
pI-tas fjevulo; - Or. pjko =PÌO bevo, pi-pì- 
HKO dò da fi^re^ adacquo^ PÓTOS, PÒ8IS be- 
vanfia^ POTKK vaJio da /^r^, SIM-PÒSION ban- 
cheito e propr. quello che dicono oggi con 
orrendo vocal:K>lo bicchierata; - Ant. slav, 
pi-t! 6erc, pf-vo bevunda^ POI-TI abbeverare; 
ìiL PÉ-KAa ìaiic, PY-VAS (= ted. bi-kr) 
birra, pi^ìim. foltt bere; - LaL pò-to per 
PAU-TO i^gr.eol. i*o-so) bere, PÒ-CULUM 
bicchiere, rù-rio bevanfkt. — Prender per 
bocca un liquido, principalmente per ca- 
varsi la sete* 

]>a(rir» Bica; lìèvànda; beveràggio; Beveràre; 
B^wfTéccfo; ììeter^rtf; HfvfbiU; Bevitòre^trfce; Bé- 
t^é; Bef^ucchiàrt,' lìttiMta-e; Beuta. 

Cft-. Bfrra; mtera; Imbuto; Pòaca: Potàbile; 
I^aitfiw; /IpCNttfccfo; Propinare; Simpòsio. 

lierero e biraro ^p. bibaro, ant. be- 
fre; pùrt. hìh nv o \ fi\ biòvre; rum. breb; 
mod. prov, vibro : dal germanico: a. a. ted. 
BIBAK (mod. BIBKU ^= ft. nord. ted. BiPR, ang. 

Jraj^f, BBFOR, BEOPOR^ ftìffl. BEAVER) che 

cfr, coir*i7t^ xhv. REBRr, rass.ejwlac. bobr, 
Ut. BEBRU8, col celt^j: gacl. beabhar, cor- 

VOV. BISFJ3Rt collo Sertfi. BAORI e COl lat. FI- 

BER,che i lilologi col legano al««cr.BA-BHRU 
propr» r^»*'^ -il* uno ed anche icneumone {cfr. 
Bruna). — Lo stesso che Castoro. 

E eoEQé là tra li T^d^j^ohi Inrohi 
ÌJ3 bev'cìro i'aafletta n inr sna guerra 
(Daste, Ittf. 17, 21). 

bèK^a e bèlz«ra In alcuni luoghi di To- 
scana dicesi por Capra e vuole taluno che 
tragga dall'eòr. tzebi, da cui gli antichi 
traiisero :éeba, usato anche da Dante, che 
poi sarebbesL trasformato per metatesi in 
BEZA o BEiiZA. Quéata ingegnosa ipotesi 
portai non garba al Caix, il quale confronta 
col ladìn. b i e 2 a , uiVm* b e e i a pecora, milan. 
besin ttqnelh, che por esso accennano al 
litf. Cii^r)uex = vÉRVEX castrato. 

bezzicare detto per beccicàre frequen- 
tativo di BECCÀKE, quando non sembri più 
omogeneo al suono dedurlo dal teut, biz- 
ZAS o PizzAN (ffot. pitan, ted. beissen) 
mordere. — Percuotere o Ferir col becco; 
Jìg. Molestare; Inquietai-e. — e Bezzicarsi » 



ezzo 



dicesi per similit. di persone che sempre 
garriscono fra loro. 

Deriv. Bezzicata; Bezzicatóre-trice; Bezzicatura, 

bezzo dal med. ted. batzb, mod. Batzen, 
moneta bernese di circa quattro soldi, che 
, tiene a bàtz = bar orso, perché recava la 
impronta delPorso. stemma della città di 
' Berna. — Moneta veneta che valeva la 
' metà d'un soldo. Ma trovasi negli scrit- 
tori anche nel signi f. generico di Danaro. 



biacca dall' a. a. ^cd. blbih = worf. bleich 
s= ang. sass. blac pallido, sbiancato (blei- 
chen inbiancare t panni) che tiene alla 
stessa radice della voce Bianco (v. q. voce). 
— Sostanza minerale di color, bianco, ca- 
vata per lo più dal piombo, che si adopra 
specialmente in pittura. 

Cfr. Biacco. 

biacco dall'aw^r. sass. blac {ted, bleich) 
livido, pallido, onde Vingl. black nero (v. 
Biacca). — Sorta di serpe di color giallo 
I e scuro nel disopra e nel disotto bian- 
cheggiante, non velenoso, assai conosciuto 
nelle nostre campagne. 
I biada dial. mil., ven. e piem. bi ava; ^ror. 
;blatz; a,fr. bled, blef, mod, bló: dal 
b. lat. BLÀDA, BLÀVA, che sta accanto a blà- 
I TUM, BLÀDUM, (da cui la variante Biado), 
I che il Vossio trae dall' a n^r.^cw*. blakd 
j frutto, semenza, affine al ted. blatt foglia, 
I e al celto: ga^l. vlàtr frutto, fiore (v. Fio- 
re), il Grimm dal celto: cimbr. blawd, 
bcLss. bret. blbùd farina e il Diez dal lat. 
ABLÀTA, femm. di ablàtus tolto, cioè rac- 
colto (allo stesso modo del gr, karpòs 
frutto, e propr. ciò che si coglie), che avrebbe 
dato le forme ablàtum, ablàdum, ablà- 
DiUM, che pur si trovano nella barbara 
latinità in signif. di biada. — Tutte le se- 
mente di genere frumentaceo, come grano, 
orzo, avena e simili. 

Deriv. Biadaiòlo; Biadare {b. lat.hÌAdkre) 
onde Imbiadàre, 

biado e biavo ant. sp. h\a.yo;prov. blau, 
/<?fnm. biava; /r. bleu per blau; b. lat. 
blàvus, blàvius, blòius (invece sp. e 
port. azul; nim. vénetu) Dall' a. a. ted. 
BLAO, mod. BLAU (mediante una forma dia- 
lett. BLAW) azzurro, che giusta il Duden 
ha comune l'origine col lat. flàv-US biondo 
(v. Fulvo). 

Deriv. Biadétto; Sbiadire; Sbiadito e Sbiavito. 
Cfr. Blu. 

biancicàre da bianco con una termina- 
zione spregiativa che gli toglie metà del 
valore. — Biancheggiare alquanto e propr. 
di una bianchezza livida e smorta, somi- 
gliante al pallore. 

bianco sp. bianco; prov. e fr. blanc; 
port. branco: dall'a. a. ted. Blanch, mod. 
BLANK bianco, splendente {detto propr, del 
lucido metallo, dell'acciaio; onde il senso 
primitivo si conserva nella espressione 



ptr".'ir* 



biancomangiare] 



— 151 — 



[bibliografia 



« Battersi ad arma bianca ») e quindi con- 
giunto a BLINKEN brillare, scintillare, — Di 
colore opposto al nero, come il latte, la neve. 

Deriv. Biancàna=: Terreno .cretaceo biancheg- 
^ante ; Biancastro; Biancheggiare; Biancheria = 
Ofcni sorta di pannolino bianco; Bianchétto; Bian- 
chezza; Bianchiccio; BianchCreiJn-bianchire)] Bian- 
cicàre; Bihnrola specie d'uccello silvano (mota- 
oilla alba); Biancone; Bianchiccio; Bianciime; 
Im-blanchre; Sbiancare, 

biancomangiare fr, blanc-manger. 
— Vivanda delicata di farina, latte, zuc- 
chero, ecc., cotta nell'acqua: cosi detta dal 
colore che presenta quando è preparata. 

biancospino Arboscello spino-so, che la 
i fiori BIANCHI, di odore alquanto grato, a 
rapj>e. Vegeta nei boschi e si usa per far 
siepi. 

biasciàre II Diez dal lai. bl^sus bleso 
[congenere a bàlbus balbuziente]^ per 
mezzo di un supp. verbo di bassa latinità 

BLAESIÀRE, BLASIÀRE f=» tlUr, pliéskuti) 

voci imitanti col suono labiale Tatto da 
esse espresso (v. Bleso), — È il masticare 
di chi non ha denti e non può romp)ere il 
cibo che ha in bocca, presa la similitudine 
da chi stenta a pronunciare le parole, 
come fanno i vecchi e sdentati, che pur 
dicesi « Biasciar le parole ». 

Deriv. Biasciaménto; Biasciatfccio; Biascicare; 
e Biasciucàre = Biasciàre alquanto. 

biasimare Identico a Bestemmiare e cfì*. 
col prov. blasmar (blastimar, blaste- 
njar); col. blasmar, (blastemar); fr. 
blasmer, blàmer; sp.eport. lastiraar 
(smarrito il 6) maltrattare : dal gr. blasfè- 
MKiN infamare, maledire (blasphemìa vi- 
tuperio, blasphèma parole sinistre) per cui 
si fece il lat, blasphemàrb nel senso di 
biasimare e indi Vant, it. blasmàre (== bla- 
st'màre) da cui biasmàre, biasimare (v. 
Bestemmiare). — Dir male di checchessia, 
Disapprovarlo, avvilirlo, mostrandone i 
difetti. 

Deriv. Bieuimàbile; Biaeimatóre-trice; Biasimé- 
vole; Biàsimo. 

bibbia dal gr. biblìa {plur. di biblìon, 
dimin. di bìblos libro) sottint. ibrà {lat. 
sacra) «acri. — Cosi detto per antono- 
masia il libro sacro contenente il vecchio 
e nuovo testamento. 

bibbio Meglio che dal lat. pìpio piccione, 
da *vÌBio per vìpio specie di gru, che torna 
meglio col significato, cambiato r in 6 per 
forza di assimilazione. — Specie di uccello 
di palude: altrim. detta Anatra marigiana 
o più comunemente Fischione o Fistione. 
Anas fistularis dei naturalisti. 

biblico lat. bìblicus da bìblia bibbia 
(v. q. voce). — Appartenente alla Bibbia. 

bibliòfilo dal gr, biblìon libro, e fìlos 
amante. — Amatore di libri; Che ama rac- 
coglier libri, soprattutto antichi, corretti, 
rari. 



bibliografia dal gr, biblìon libro e gra- 
PHÈIA descrizione (gràphein scrivere). 

Descrizione dei libri, in cui s'indica 
l'autore, il titolo, l'edizione, il prezzo e si 
fa talvolta cenno del contenuto. 

Deriv. Bibliogràfico. Cfr. Bibliògrafo. 

I bibliomania dal gr. biblìon libro e ma- 
I NÌA mania. — Eccessiva passione di rac- 
I cogliere e possedere libri. 
Cfr. Bibliòmane. 

I bibliotèca lat. bibliothèca dal gr. bi- 

BLIOTHÈKE COmp. di BIBLÌON libro e TUÈKK 

ripostiglio (v. Teca). — Luogo ove si con- 
servano libri ad uso di studio; fig. Rac- 
colta di opere, specialmente se trattano 
della stessa materia. 

bica dall' a. a. ted. biga, che vale lo stesso 
e sembra congenere a bicke punta, cima. 
affine a Becco e Picca (v. q. voci). 

Quella massa di forma per lo più cir- 
colare, a pina, che si fa sull'aia, dei co- 
voni del grano mietuto. 

Deriv. Abbicavo. 

bicchière prov, e a.fr. pichier, pe- 
chier, mod.fr. picher; ntm. pehar; sp. 
epor^pichel; ted. becher; ingl. beaker: 
dal lat. BACAR vaso da vino (citato da Feste, 
da cui direttamente il sic, hkcAr a. piccolo 
boccale) che sembra formato su baca bacca, 
onde il senso di cosa rotonda, di vaso (v. 
Bacca)', e da bacar nella bassa latinità si 
formò bacàrium, trasformato poi nei tempi 
barbari in bicàrium, picàrium per in- 
fluenza del germanico, dove si era intro- 
dotta la voce latina sotto le forme dell' a. 
a. ted. BÈHHA, béhhAri ed anche péhhar, 
PÉHHARi (riprodotto dall'ali/, it. peccherò) 
e àe\V ant. scand. bikarr. Alcuni senza bi- 
sogno ricongiunge il latino al gr, bÌkos 
{dimin. bikÌOn) vaso di terra con anse ed 
anche vaso da bere, — Piccolo vaso, per lo 
più di cristallo, per uso di bere. 

Deriv. Bicchieràio; Bicchierata. Cfr. Imbeche- 
rare. 

bicciaclito a.fr. besaigu: dal lat, bis- 
ACÙTUS propr. doppiamente acuto, — Sorta 
di scure a due tagli. 

Reoasi in mano un forte bicciaonto 
Dando tai colpi sopra il monte d'oro 
Che spaventar fa nell'inferno Plnto. 

(Boccaccio, Via. 14). 

bicciàre da bìccio (v. q. voce). — Voce 
usata nel Senese per Cozzare colla testa 
(detto degli animali). 

biccicilcca Lo stesso cbe biccicòcca, che 
è formato su bicòcca, con una specie di 
raddoppiamento della prima sillaba, quasi 
a rafforzare la idea di piccolezza (v. Bi- 
cocca). — Piccola bicocca e quindi Piccolo 
dominio, o possesso; Casuccia piccola e di 
poco pregio. 

L'armata finalmente ò comparita 
Già presso a tiro all'alta biccìoocca 

(Lippi, Malmantile, 3. 8). 
bfccio Forma varia del b. lati BÒcir^i 



bicèfalo] 



bozza (v, q- voce)- — En fiatarli prodotta 
Kulla testi* da colpo. Voce Uijata iti quel 
di Siena, 

Deriv- JiìccìAre* 

bicèfftlo comp, del ìat. ins due e ck- 
PHALLs Ui^ato aolATue^nte nelle scienze^ for- 
mato huì/fr. KJQl'HALK tei^Ui. — Doppia te- 
sta, detto di raoiitrì. 

biciàncole e bisciàucole Sta per bis- 
AxcrLA tbrinata iàul Int. ms^ thic e Antija 
pò mpfi ( cit j de ì 1 h. la k A N i.; L A ^ -^ A N €0 LA ^ 
dal fjt\ ANTLIA azhnt di wtiing&re ac/iifi, 
ANTiJoK Hfrurntnio per aftinfjcr ai^qua, ax- 
'ThiZO aUtìifitt k/r, ìiiLscnìa), — Nome che 
per similitudine fiì dà, in alcuni Inoghi di 
Toscana a quella specie di altalena che ai 
ta con un asse o trave^ la quale si tìlKa 
ed abbasi^a a ^lisa di Mazzacavallo 
(w q. voce). Anzi il Magalotti (I.cH.famJ} 
JTisegfia che gli Aretini dicevano Ancu- 
lare e Anelare per Fare Tal talea a, 

biciclo dal /af. ijirt rine VYCÌA t^^ffr. 
KVKU>S ù^rùhjù^ — Strumento a due mite; 
Yel^icipede. 

Deriv* Biciclétta; nkicìfjmo; BirJcHsta, 

bicipite lai. hì-leps - ar>;, bk'Ipitkm - 
comp, di BIS du4t ^olle e cAr-rT m;jtì.-^ Ohe 
ha due tesate; come ì'ufjuilu germanica. 

bicòcca e tv, y V, b i c^ o q u e ; din t - *a rd. li i - 
cocca casiijMjla; ven. bictjca c^iJtti in ro- 
V t'ita: dallo »p. Bif^oco gttr etiti tìì pi fini in 
forma di ti^rritiefla, fjve il »otdaio sta ttìln 
vedelftì e iìidì pfcQohi MUm-zuccia, pin-za mal 
fortifica fa, elio trae dal </^^^//^ mvm: patita^ 
cinta, dWde anche V il. hica. pioì'o. rit'CA. 
Queattt etimologìa ^au.stitiea anche il aì- 
gnìì\ dello sp. bìcoqtiiu ber Tetta n due 
puitte^ e del diaLpiem. hi codi in berretta 
da pì^ti. — Signi lieo una Piccola rocca o 
casitello tìopra un'altura, e talvolta altre 
opere di guerra, specialmente a uso dì ve- 
detta. In seguito nel 1 ingaggio della gente 
militare pasaò a sìgu ili care qualuzique Sito 
poc^o jsaldameate torti tìcate; ed allo stregio 
doUa parola debbono avere non poco coo- 
perato i Franceyi, in odio al cartello della 
Bicocca fra Lodi e Milano^ presyo il quale 
es.^ì, capitanati da Odetto de Foìx vi.'^conte 
di Lauti-ec. governatore di Lombardia per 
Francesco 1, nel 22 aprile 1532 subirono 
una terrìbile scontìtta, — Oggi si usa per 
indicare un Carolare posto in cima di 
monti e per àimiUt. Cana antica e di.^a- 
giata. 

bidèllo pro\). bidels- ffjj.eporf. bedel: 
fr. bédeau: dal ÌKÌai. \\\uv:\.ia:.%^ iìkdkl- 

LL'Sj l»EDELLl^S àMUl.a.ied, nrPAL, PITAL 
fed anche iiJTiL, PI til)i m.a.ted. biteLi me- 
diante una torma di banit. ted. miìAL^ dal- 
l'naf. niTTAK, lilTJAN (morf. mTTBX) invi- 
tare: propr. Mtìiffi(j, che cita avanti al ma- 
gi nt rato; da non confondersi coll%r. «. /*■ *^^ 
BU TI L T i>u TiL ( M od. B il 1 1 e 1, anff. nfxtfii. h y - 
dell »ervo addetto al servizio di qualche 



152 — [bidènte 

corte, birra j aergente (a cui THeysc ed altri 
preferiscono riferire la voce bidello )y che 
e etimologicamente congiunto a biotan 
{mod. BIETKN esibire^ presentare) onde ent- 
BiETUNG ordine, notificazione), e secondo 
altri a beitòn attendere {cfr. Badare). — Og- 
gi Colui che serve nelle università, nelle 
accademie, nei licei e simili. 

bidènte dal lai, bidèntem che ha due 
denti, — Strumento di ferro con due denti 
a guisa di forca e con manico di legno, 
da impugnarsi e adoperarsi come zappa; 
Forca con due punte di cui i poeti tin- 
gono che Plutone faccia uso invece di 
scettro. 

bidétto dal fr. bidet, che trae da una 
radice celta bid col senso di p/ct*oZo : f/ae^. 
bIdkach piccino, bIdein piccola creatura; 
ond'anrhe ììcomasc. bidè capra. — Caval- 
lino; Ronzino; e fig. Vaso su cui uno si 
siede per lavarsi. 

bidóne dal fr. bidon e questo dalle lin- 
gue celta o germanica: id. bidiia vaso 
stretto in alto; non*, bid brocca, vaso, BIDNE 
boccale (Bugge). — Vaso di legno che con- 
tiene circa cinque litri. 

bièco e sbièco proc. e fr. biais; ingl, 
bias: cai. biais, mod. biax; rum. piez: 
port. viez (obliquità): dial. sard. hi asci u; 
lomb. sbies;7?/e7/z.sbias (con rinforzo di s). 
Il Johnson trae dall'ani, ^«//ese biiiay obli- 
qiLOy che invece deve essere stato attinto 
alle lingue romanze ed havvi chi pensa, 
sospinto dal senso traslato, al gr. bià im- 
peto, onde bìeos violento, ovvero al lat. 
BLJ-:sus bleso, mediante una forma bl.e- 
sius, che in vero poco sodifa per il signi- 
ficato. Altri propone il lat. bìfax a due 
f accie, e quindi con doppio sguardo, guei-- 
cio (come lo sp. bisojo), che mediante una 
forma bi-fais può far supporre ìl/r. Biais 
[come r e f u s a r = reusar, p r o f u n d u s ==■ 
preon]. Però giova meglio, almeno per la 
forma' italiana, deduno col Castelvetro 
(troncata Vo iniziale) dal lat. oblìquus 
torto, al quale morfologicamente sta dap- 
presso come Piego a PLICO. — Travolto, 
Storto, e dicesi propriamente degli occhi, 
quando si volgono obliquamente per ira 
o per minaccia: che se il guardo poi fosse 
accompagnato da fierezza e burbanza di- 
rebbesi Torvo. Fig. Minaccioso, od anche 
Disonesto; Pravo; Perverso. 

Deriv. Biecamente. 

biègio Sta per viEGio, da viètius (on- 
d' anche Vizzo) supposta forma seconda- 
ria del lat. viètus passato di maturità, flo- 
scio, cascante, come Vinegia da Venetia, 
Ragione da rationem (v. Vieto). — Usato 
nel senese per Debole, Che ha l'aria sof- 
ferente, Infermiccio. In qualche luogo di 
Toscana si dice ancora Vietx) (piem. viet) 
nello stesso signif. di Biegio. 



blènnio! 



— 163 — 



[bifora 



biènnio lat. biènnium da bis due e an- 
NUS anno. — Lo spazio di due anni. 
Deriy. Biennale. 

biètola r/r. biéta, bléde. Forma dimi- 
nut. di BIÉTA che trae dal h, lat. bléta, 
rispondente al class, bèta, che vale il me- 
desimo e che taluno vorrebbe etimologica- 
mente connettere a,\V ant. scand. blevta 
ammollire da blaud (dan. blòd, sved.hìiji) 
molle. — Nota pianta, le cui morbide fo- 
glie e le carnose e dolci radici servono di 
^ato alimento. Gli antichi ritennero che 
il mangiar bietole sminuisse il coraggio, 
onde la maniera e Mangiar bietole » per 
Essere vile e paurosissimo. 

Deriv. Iìietolàggine = 'D8,hhenhggìne, Asinità; 
BUtoUggiàre = Langnire, Esser molle, fiacco; 
BletoUfne::^ Svenevole, Sciooco. Chi piange per 
poco; /TO6/<<oIÌ're = Intenerirsi, Provar tenerezza. 

biétta Alcuni dal lat. à-bies aheto quasi 
scheggia di aheto: altri dal lat. VÈCTIS o 
dal suo diminutivo véctula leva (Ulrich): 
ma forse è congiunto all' ant. scand. bleg- 
Di {=^8ved. BLIGD, norv. blegg) che vale 
lo stesso e spiega bene V i della prima sil- 
laba (Storm). Il Caix invece ritiene ri- 
sponda meglio Va. a. ted. plez, blez (got. 
PLATS) toppa, rappezzai lira j onde il med'oev. 
iiLETZEX mettere una toppa. — Pezzo per 
lo più di legno e in forma di cuneo per 
rinforzare o stringere insieme le serrature, 
rincalzare od anche spaccare checchessia, 
cacciandolo nelle fenditure. 

Deriv. DiettoUna; Imbiettare; Sbiettare, 

bifero taf. bìferum, comp. di bis due 
volt^ e FÈR-UE portare. — Dicesi di pianta i 
che produce il fi'utto due volte all'anno. ì 

biffa dal langob. aviffa (onde il h. lat. ' 
V1FA, (H'ÌFA, guìffa che sta di contro al 
dial.lucch. gif la) segno ponto per indiiune. 
e limitare {una proprietà), che fa capo, , 
eiusta il Diez, air a. a. ted. wifan tessere, 
d'onde anche il h. lat. Biffa sorta di stoffa ; 
rigata, e Vant. it. Gueffa matassina di filo 
d'altro Cper cui Gu affi le arcolaio) ed 
anche gabbia difil di ferro intrecciata, — Ba- 
stone o pertica avente in cima un seguo 
visibile molto da lontano, che si pianta in 
terra di distanza in distanza e serve a 
traguardare, levar di pianta e fare altre 
operazioni di agrimensura; livellazioni e 
simili. 

Deriv. Biffare. 

bifido lat. bìfidus comp. di bis rfuc volte 
e fìnd-kkb - pass, fìd-i - dividere per 
(ungo IV. Fendere). — Diviso e fesso in 
due; fig. Non sincero. 

bifolco forma volgare paleo-italica e 
osco-umbra corrispondente a becìum, che 
alcuno ritiene derivare dal gr. bou-kòlos 
onde il lat. bubùculus, bublùci fi, bubùl- 
CU8 con ripetizione dell'elemento iniziale 
e trasposizione nel secondo), comp. di 
B0U8 bue e KÒLOS formato sul verbo kèllo 



spingo, dalla rad. kar (= kal, kel, kol) 
dirigersi, andare e attivamente far muo- 
vere, spingere, ond'anche il sscr. kAras lo 
andare, giro degli astri, kalajami spingo 
verso, kAr-AKAS quei che spinge o conduce / 
buoi, e alla quale riconnettesi pure il lat. 
CEL-ER celere nonché il verbo còl-ere col- 
tivara e verosimilm. in origine spingere 
l'aratro (cfr. Celere e Coltivatore). Altri 
spiega il secondo elemento col gr, kòlox 
nutrimento (v. Discolo). — Quegli che ara 
e lavora il terreno co' buoi. 
C5fr. Bucòlica. 

bifora lat. bìforis da bis due e fòris 
imposta, porta. — CJie ha due aperture, e 
dicesi delle finestre divise per lo mezzo 
da una colonnetta. 

biforcarsi dal lat. bifOrcus che ha due 
punte, comp. di bis due e furca forca. 

— Diramarsi, dividersi a modo di forca. 

Deriv. Biforcaménto; Biforcatiira; Biforcazióne; 
Biforcato = Biforcuto. 

biforme dal lat. bifórme(m) com. di bis 
due e FÓRMA. — Di due forme, di due 
sembianze. 

bifrónte lat. bifrònte(m) da bis due e 
frónte(m) fronte. — Che ha due fronti, 
due faccio: quale il mitologico Giano. 

bi^a lat. bìgae e più tardi biga con- 
tratto da BIJÙGAE e BIJÙGA, comp. di bis 
due volte e jugum giogo o jingo conyiun- 
gere (v. Giogo). — Coppia di cavalli ag- 
giogati assieme per mezzo di una stanga 
posata sui loro garresi, ed anche Carro o 
Cocchio tirato da due cavalli per uso di 
guerra o per corsa. 

bigamo dal lat, bis due volte, e gr. gà- 
Mos a'Mppiamento, nozze (cfr. Monogamo), 

— Chi. vivente il coniuge, contrae un al- 
tro matrimonio. 

Deriv. Bigamia. 

bigatto Per alcuni è forma dimin. di 
BÈGo che nel dialetto modanese vale baco ; 
altri meglio per aferesi da bom-bycàtus 
supposta forma di bòmbyx - genif, hòm- 
bycis - filugello (v. Bombice e cfr. Baco). 

— Baco da seta; Animaluzzo che rode le 
biade. 

Deriv. Bigattiera; Bigàttolo. 

bigèllo Sorta di panno grossolano di 
color bigio. 

bighellóne Sembra forma varia dell'an- 
tica voce BIGOLLÒNE, accroscitivo dell'an- 
tiq. BIGÒLLO o PiGÓLLO, significante ^JaZco 
o trottola. Il Flecchia invece, seguito dal 
Caix, lo connette a bico o bigo per baco, 
usato nel senso di babbeo, ond'anche Bi- 
golo, Bigolone e Bigollone, che hanno in 
alcuni dialetti il medesimo significato di 
Bighellone {cfr. Bighero); ed altri lo spac- 
cia per forma varia di pigolóne. — Chi 
perde il suo tempo senza far nulla e gi- 
randola qua e là. 

Deriv. Bighellonàccio; Bighellonare. 



'M 



->?! 



bfghero] 



— 154 — 



[bigliòne 



blghero Ha lo stesso tema di baco me- 
diante le forme bìco o bìgo = béco del 
dialett. emiliano e lombardo. Cfi*. il reggian. 
BìGO = bacato (v. Baco e c/r. Bigoli), Al- 
tri lo toglie dal lat, biqèrris sorta di ve- 
ste guarnita di frangia, ovvero dal fr. bi- 
GARRÈ variato, screziato, — Specie di na- 
stro che si curva a onde, a merluzzi, e 
serve per ornare cappelli e vesti da donna. 

Deriv. Blgheràio; Bigheràto; Bightrino; BU 
ghenizzo. 

bigio prov. e fr. bis; sp. bazo; port. 
buzio. — Il Vossio da un supp. /a^ bys- 
SBUS formato su byssos bisso (v. Bisso), 
che dal senso di pannolino sarebbe pas- 
sato a indicare il colore. Il Ménage lo 
crede alterato da pie bus dtl colore della 
pece : lo che non persuade il Diez, il quale, 
pur prescindendo dalla questione del co- 
lore, trova difficile la trasformazione della 
p in B. Lo stesso Diez quindi dal canto 
suo forma la ipotesi che Bigio derivi da 
BOM-BYCius = BOMBYCKVS panno di seta (da 
BÒìiBYX baco da seta\ che poi sarebbe pas- 
sato a indicare il colore oscuro delle ve- 
sti di seta, che si portavano in Europa, 
ad imitazione del b. lai. bombycìna che 
pure valse scarlatto. E per verità ciò per- 
suade più che i precedenti supposti, non 
tanto perché della caduta della prima sil- 
laba BOM si ha esempio nel b. lai. bàcius, 
nell'i/. BACO e nel fr. basin, che sta per 
bombacìnus (v. Baco e Basino), quanta an- 
che perché la intrusione delle vocali u 
ed A nella seconda sillaba riscontrasi an- 
che nelle forme barb. ban-bucìnum, bum- 

BÀCIUM=BOM-BVCÌNUM, BOM-BYCIUM, e Uel- 

r it, BAM-BÀOI A (v. q. voce), lo che giustifica 
la forma spagnola bazo e la port. buzio 
= bigio. Il senso adunque è quello di scuro, 
quarè neìVa.fr. azur-bis, vert-bis, e nel 
nostro PAN- BIGIO =/r. pan-bis =« sp, pan- 
BAZO. — Di colore simile al cenerognolo, 
di mezzo fra il bianco e il nero. 

Deriv. Bigello; Bigerèlla speoi» di fungo di co- 
lor bÌKÌo; Biger^gnoio; Bigètto; Bigiiiccto, Bigio- 
Uno; Bigione; Bigiòtto (?) 

bigiottière È il fr. bijoutier da bijou 
gioiello (v. Bijou). — Francesism. Gioiel- 
liere, Minutiere. 

Deriv. Bigiotteria. 

biglia V. Bilia. 

bigliétto e Tigliétto dal fr. billette 
dimin. del b. lai. bìlla (onde il/r. e norm. 1 
bille) cedola, memoria, contraito, forma ! 
alterata del classico bulla cedola, rescritto, 
e propr. carta suggellata (v. Bolla), da cui 
pure la voce it. bolletta e Vingl. bill e 
più antic. bille progetto di legge (Diez). 
Giova però aggiungere come la voce fr. 
billette abbia in antico avuto il senso 
di piccola sbarra di legno, che il signore 
riscuotitore di un pedaggio era tenuto di 
attaccare a un palo in segno del suo di- 



ritto e per avvertirne i passanti : di guisa 
che secondo alcuni billette da segnale di 
legno sarebbe di poi passato al senso di 
cartello, di avviso e finalm. di breve scrit- 
tura; ma invece è da ritenere che bil- 
lette sia voce a sé, proveniente dal b. lat. 
bìllus (registrato da Du Gange) contratto 
da bacIllus piccolo bastone, ond'anche le 
voci Biglione e Bilie. — Breve lettera 
che si usa scrivere fra i men lontani ; Pic- 
cx)la carta scritta o stampata, che serve 
per essere ammesso ad uno spettacolo. 
Deriv. Bigliettino onde Bigliettinàio. 

biglióne /r. bjillon: dal b.lat. bIllus 
contratto da bacìllus bastoncello, verga, 
e quindi indica Poro in verghe e però non 
ancora depurato (Du Gange). — Voce ani. 
Argento di bassa lega. [I Francesi dicono 
Billon alla moneta di rame mista ad al- 
quanto di argento: onde Billonner alte- 
rar monete o fai^e traffico, Billonnage e 
Billonneur]. 

bigrnétto e bignoro Stanno per bugno- 
lètto e BÙGNOLO dimin. di bugno nel 
senso di vaso cfr. bresc. bina zattera] (v. 
Bugnola). — Vasetto. 

bigoli La stessa origine di bìghero, che 
è connesso a bìco forma varia ipotetica di 
BACO (V. Bighero). — Vermicelli (pasta). 

bigollóne e bigolóne v. Bighellone. 

bigóncia Vaso di legno simile al Bi- 
goncio, col quale ha comune la origino 
(V. Bigoncio). — Vale anche Gattedra o 
Pulpito, donde si favella alla udienza, e 
ciò perché i nostri antichi suolevano ar- 
ringare ne' consigli in un pergamo a guisa 
di bigoncia, se pure in questo senso non 
deriva dal lat. bis posto come intensivo 
e CÓNCIO luogo dove si discorre (v. Con" 
cione). 

bigóncio dial. ven. b i go n z i o : dal b. lat, 
BicÒNGius dal lat. bis due volte e còngius 
cogno, antica misura di liquidi contenente 
sei sestieri (v. Cogno). = Vaso di legno, 
composto di doghe, .senza coperchio, e serve 
principalmente ai vari usi della ven- 
demmia. 
Deriv. Bigóncia; Bigonciuòlo. 

bigórdo V. Bagordo. 

bigòtto dal fr. bigot [voce probabilm. 
affine a cagot falso devoto] che da taluno 
vuoisi derivi dairesclamazione tedesca b! 
(= rei) Gott per Dio quasi in nome di Dio, 
che pare suolesse un di in Germania ri- 
correre frequentemente alla bocca dei de- 
voti, e come oggi si dice e Mamma mia > 
da chi affetti maniere tìmide e vergognose, 
alla pari di un bambino: e questa è la 
spiegazione più antica. Altri da wisigoth 
Visigoto preso come titolo di sprezzo. [An- 
che Cagot per solito è tratta dal prov. CA 
(=. lat. CANiS) -|- G^OT cioè cane di un goto 
applicato per spregio ai Visigoti odiati 
quali ariani dai francesi cattolici del mez- 



bigiitta] 



— 165 — 



[lulanclère 



zogiomo, o come altri pretende, dato sotto 
gli ultimi Merovingi a certi Goti e Arabi 
rifugiati ai pie de' Pirenei, che probabil- 
mente fìngevano d'esser cristiani per sfug- 
gire alle persecuzioni e indi applicato a 
certe popolazioni del Bearnese e dei paesi 
Basclii. In\ecc lo Scheler lo trae dal celto: 
bret. CACADD lehòrosOf piegato sotto la in- 
fluenza della voce e Bigot >]. Il Wedgwood 
pensa che sia una voce formata come 
Beghina, Bizzoco e PinzocherodaBi- 
GJO, che era il colore dell'abito delle per- 
sone date alle pratiche religiose e alla 
penitenza (v. Beghina). Il Flechia per ul- 
timo lo congiunge etimologicamente, in- 
sieme alla voce Beghina, a bégo, bìgo 
= BÉco, bìco, forme dialett. del tose, baco 
usato in senso dispregiativo {cfr. DigherOy 
Bighellone), Finalmente per lo studio della 
etimologia ancora oscura alcuno accenna 
ad altre voci formate sul tema bigot 
quali Va.fr, bigote, bigotelle borsa da 
portarsi alla cintola j bigoter andare in 
colleray il prov, bigote basetta, mostacci, 
dato che possano esser voci derivanti da 
un medesimo stipite. — Bacchettone dato 
alla devozione, ed in cattivo significato 
Inclinato all' ipocrisia. 
Deriv. Bigotteria; BigottUmo, 

bigtitta Sembra detto da bisgùttus 
doppio gòtto, comp. di bis due e gùttus 
sptcie divago per contener liquidi (v. Gotto) 
come Bigoncia da bis + congius. — Spe- 
cie di marmitta, cosi detta per essere in 
origine della capacità o forma di un dop- 
pio gotto. 

bilancia prov. balansa; fr, balance; 
fp. balanza; dal lat. bìlanx -acc. bilàn- 
OEM - camp, di bis dtie volte e lanx - acc. 
LÀNCEM - piatto (v. Lance), — Strumento 
con due lance o piatti appesi a due bracci 
uguali per fare conoscere l'uguaglianza o 
la differenza del peso de' corpi gravi. 
— Misura; Pesamente: dal l'aggiustare che 
fa la bilancia. — « Dare il tratte o tra- 
collo alla bilancia » si dice di quello che i 
nelle cose ugualmente pendenti e dubbiose 
apporta risoluzione. « Pesare colla bilan- 
cia dell'orafo » = disaminare per la mi- 
nuta. — Dicesi cosi anche una Sorta di 
rete da pescare, di forma quadra, ed è 
cosi chiamata perché a foggia della bilan- 
cia sta pendente dal capo di una lunga 
asta, con la quale si tuffa nell'acqua. 

Deriv. Bilanciàio; Bilanciare; Bilanciare; Bi- 
lancino. 

bilftnciàre propr. Pesar con bilancia 
(v. q.voce); indi Aggiustare il peso d'un 
corpo in modo che stia in equilibrio; Rag- 
guagliare:^. Considerare, Disaminare ac- 
curatamente. P. es. Se tu avessi con animo 
savio bilanciata la fragilitàde della natura 
(Dittamondo, 4, 18). 

Derìy. Bilanciaménto; Bilàncio, 



bilancière da bilancia nel senso di ar- 
nese che serve ad aggiustare ovvero cAe sta 
in bilico, — Quella parte d'una macchina 
destinata a regolare il moto dolio altre 
parti. — In marin. Lungo legno fermato at- 
traverso al bordo di alcune barche per im- 
pedir loro di andare a traverso. — *. Bilan- 
cieri della bussola » sono due cerchi dì 
ottone i quali tengono le bussole in equi- 
librio, sicché si mantengono sempre oriz- 
zontali ne' movimenti della nave agitata 
dal vento. — Nel Senese dicesi cosi il Zia- 
gioniere o Tenitore de' conti di un' ammi- 
nistrazione, in quanto ei tiene quasi la 
BILANCIA del dare e dell'avere. 

bilancino Quella traversa in forma di 
BILANCIA, a cui si attaccano le tirelle del 
Cavallo, fuor delle stanghe del calesye, ed 
anche il Cavallo stesso attaccato al bi- 
lancino. 

bilàncio sostant. verbale di bilanciare 
nel senso di ragguagliare. — Equilibrio o 
Pareggiamento fra le entrate e le spese 
di un'azienda, quindi Rendiconto clie fa 
un negoziante dell'esito delle sue facceude, 
per conoscere o dare a conoscere fse ci sia 
guadagno o perdita, e quale. 

bilaterale lat. bilateràlb(m) da bis due 
volte e LÀTUS - plur. làtbra - loto ed 
est. parte (v. Lato). — Dicesi dei contratti 
per i quali ambe le parti assumono ob- 
blighi reciproci. 

•••bile Suffisso latino proprio di agget- 
tivi, simile a ber, fer {p.es, saluber, 
fr ugifer) che trae dalla rad. verbale bhar 
(onde BAL, bil) portare {lat, fèr-kk): p. es. 
Orribile = lat. HORRÌ-BiLis = horro k km rm- 
REN8 = portante orrore; Nobile =^ s<')'HnjHt 
= NOMKN FERENS cke porta nome (v. ,,,/firfi). 
— Talora significa che può o si può: p. es. 
in Fattibile = Che può esser fatto, Flensf* 
bile = Che può flettersi ecc. ; ma in tftl 
caso risponde all'altro suffisso volp: (p. e^. 
vale-vole = Che può valere) il qtiale trae 
da valere (v. ...vole). 

bile lat, bìlem, che vuoisi, conti-o la 
opinione del Curtius, stia in luofijo di 
ovi-L-BM, GUi-L-EM, per riconnettcri?i alla 
radice di gÌL-VUS cenericcio, storno idetto 
dal pelame del cavallo) e del sass. <:;ba l-kw 
giallo, ond'anche gealla {ted. galle: inijL 
gali) bile, allo stesso modo che il con- 
genere gr. CHOL-È bile rannodasi a t'TiLo- 
RÓS verdognolo, chlo-èO verdeggio (v. Giallo 
e cfr. Fiele, Melanconia). La suddetta ra* 
dice sembra a taluni identica a quella 
del sscr. gaur-à (=*gaul-à) ginìluffWììo 
(Corssen, Kuhn). — Uno degli umori del 
corpo umano, di color giallo pendente ai 
verde, viscoso, e di sapore amaro, la cui 
secrezione si fa nel fegate; fig. Collera, 
Stizza, dal riversarsi che fa la bile per \<y 
effetto di grande ira {cfr. Collera)* 

Deriv. Biliare; Biliàrio; Bilióso, 



l)ilénco; 



— 15G — 



[bilièmme 



bilènco h'rol.h&ìeng, sbalenc; romagn. 
baleing (onde sbalincà storcere): comp. 
del prefisso bis (= ba, bar) che nelle lin- 
gue romanze talora infligge senso peggio- 
rativo (v. Bi8\ e ted. link {anL slinc) 
mancino, sinistro, onde LINK-ISCH inetto, 
fjoffo, LBNKEN piegare, da coliegarsi al- 
l' a. a. ted, hlanca e più tardi lankb Iato, 
fianco (v. Obliquo). Altri propone il 6. lat. 
bìllia, bìlia nome di certi legni storti, 
co* quali si serrano le legature delle some, 
onde la maniera < gambe a bilie » per 
dire gambe storte (v. Bilia): ma ciò non dà 
ragione della terminazione ex co. Nella 
torma Sbilenco comparisce con trasposi- 
zione la s di BIS, se pure non è quella 
dell'antico tedesco (bi-slinc = sbilinc). 
— Storto; Malfatto; Che ha la punta dei 
piedi rivolta in dentro. 

Deriv. Sghéngo o Biachénco. 

bilia o bìglia 1. sp. bilia; prov. bilhos, 
billos: dal fr. bille palla, che taluno 
crede corrotto dal lat. bulla nel senso di 
cosa rotonda (v. Bolla), altri riferisce al 
lat. PILA, che vale lo stesso, mediante un 
aggettivo PÌLEA, ma che dai più con mag- 
gior precisione rannodasi al m. a. ted. bi- 
CKEL nocca, dado, che cfr. coìV oland. bik- 
KEL ossicini f/r. ossele t), coi quali giuo- 
cano i fanciulli. — Palle d'osso o d'avorio, 
con le quali si giuoca al biliardo. Però si 
dà questo nome anche alle sei buche del 
biliardo destinate a ricevere le palle. 

Deriv. Biliardo. 

2. Dicesi « Bilia » e più spesso al j^^ur. 
« Bilie » {b. lat. bìllia) que' Legni storti, 
coi quali si serrano le legature delle some: 
e cf. col fr. BILLE nel senso di mazza, dal 
b. lat. BÌLLUS contratto da bacìllus 2>'c- 
col bastone (cfr. Biglione). 

Deriv. Bilènco (?). 

biliardo e bi^liàrdo dal fr. billard 
che trae da bille j^^^^^^f^ (v. Bilia). — No- 
tissimo gioco che si fa con palle di avo- 
rio, sopra una tavola coperta di panno 
verde. 

bilicare 7'iim, burica arrampicarsi (co- 
me dire attaccarsi a un punto fermo cen 
trale): dal lat. umbilìcus bellico, che è il 
centro dell'animale, mediante una forma 
*u>f bilicare (v. Umbilico). — Mettere un 
corpo sopra ad un altro per modo che lo 
tocchi quasi in un punto solo, che nei 
corpi equi formi è ordinariamente il cen- 
trale, e non penda più da una parte che 
dall'altra: ciò che dicesi ancora « Porre in 
bilico ». 

Deriv. Bflico che è la Positura di un corpo 
bilicato, ed anohe il Punto fermo che offre il 
bilico, onde u Stare o Essere in bilico » dicesi 
m$t<\f. per Dipendere da un leggier moto, da 
un piccolo fatto, che la cosa di coi si tratta ro- 
vini, precipiti, cada, danneg^gi e simili; Strabi- 
liare {?). 

bilie V. Bilia. 



bilièmme Ha la stessa origine di bai- 
lamme (v. q. voce). — Soprannome dato al 
popolo minuto fiorentino che abitava nei 
cosi detti Camaldoli, specialmente quando 
si rassegnava in brigate, o come allora 
dice vasi, in potenze. E siccome il rumore 
e il frastuono che facevano queste po- 
tenze era smisui'ato, cosi di un luogo dove 
fosse gran frastuono e gi'an gente si di- 
ceva (ed in qualche luogo di Toscana si 
dice tuttora) « E' c'è tutto Bilièmme ». 

biling^ne lat. bilìngue(m) composto di 
BIS due e LÌNGUA lingua (v. q. voce). — Che 
ha due lingue; Che è scritto in due lingue. 

bilióne e bigliéne Sincope di bi-milione 
dove l'elemento iniziale bi rappresenta il 
lat. BIS due volte. — Un milione di mi- 
lioni ; ed è cosi detto perché a scriverlo in 
cifre numeriche occorre il doppio degli zeri 
necessarii a lormare un milione. 

billèra Forse dall'ani villèra che si- 
gnificò villania oppure da vIlla quasi 
tratto da villano (Crusca e Note al Mal- 
mant. 1, 125). — Burla, Scherzo, che però 
non aggradisca a cui si fa, ma gli arrechi 
dispiacere o danno, poi in genere Scherzo, 
Celia, Burla. — È voce del contado, ma 
accettata nella lingua familiare, dove più 
che altro si usa per il Mancare alla data 
parola: p. es. Grazie della promessa; ma 
bada non mt far la billera, cioè V ingiuria. 
di mancarvi. 

billo-a Nome che si dà al G9.II0 d'India 
o Tacchino, e alla sua femmina {meleagris 
gallopavo) preso dalla voce bìlli bìlli, 
colla quale si chiamano dai fanciulli i 
polli, e che corrisponde a belli belli, come 
già si disse biltà per beltà. 

bìlloro La stessa origine di Pillola e 
quindi dal lat. pìlula diminutivo di pila 
palla (v. Palla). — Ciottolo. 

bilustre lat. bilùstrem composto di bi 
(= 88cr. DVi) due (onde bis due volte) e LÙ- 
STRUM lustro, spazio di cinque anni (v. Lu- 
stro). — Che ha dieci anni. 

bimano dal lat. bi = sscr. dvi (onde bis 
due volte) e mànus mano. — Che ha due 
mani, attributo dell'uomo solo fra i mam- 
miferi. 

bimbo-a Voce colla quale si chiamano 
per vezzo i fanciulli, ed è una variante 
di BÀMBO (onde la voce bambino) imita- 
tivo dei primi suoni labiali del fanciullo 
(v. Bambino). 

bimèstre dal lat. bimè8tre(m) bimestrale, 
composto di BI = sscr. dvi (onde bis dite 
volte) e mènstr-uus mensile, da mènsis 
mese (v. q.voce). — Periodo di due mesi. 

Deriv. Bimestrale; Bimestralmente. 

bimetallismo Voce della scienza econo- 
mica composta del lai. bi rfi*c (onde bis 
due volte) e metàllum metallo. — Sistema 
che ammette il piede monetario di due 



" mmw 



bimmòUej 



— 157 - 



[binòmio 



metalli, cioè d'oro e d'argento. Opp. ài 
Monometallismo. 

bimmòlle, bimòUe e bemmòUe Segno 
musicale, cosi detto, perché si scrive in 
forma di B (lettera già rappresentante nel- 
Tantica scala diatonica il Sii e pioduce 
Tefletto di render mòlle la nota, sceman- 
dola di un semi tuono. 

binare dal lai. bìn-a a due a due, due 
dia volta formato sul tema di bi-8 (= duis) 
due volte (v. Bis). — Partorire due figli 
a un sol tempo: e dicesi di quegli animali 
che comunemente partoriscono soltanto un 
figliuolo per parto. 

binàrio lat. bìnàrius, formato alla pari 
di BINARE (v. q. voce). — Composto di due 
membri ; come sost. diconsi cosi le due 
Guitle o verghe di ferro nelle strade ferrate. 

binato da binare nel senso generico di 
unire insieme cose congeneri (v. Binare). 
— Dicevi di colonne accoppiate sopra un 
solo plinto, e di finestre divise in due da 
una colonnetta. 

binda dal ted. Winde (ant. winta) e 
questo da winden {=ingl. wind, a. a. ted. 
wiKDAN, wintan) girare, torcere, ed esten- 
siv. alzare pei' via d* argani (ond' anche 
WiNDEL fascia) dalla rad, indo-germanica 
VI torce, avvolgere, onde il sscr. VI-TIKA 
naistro, fascia, V a. a. ted. viD corda, il Ut. 
VVTI torcere, vytìs vincastro (v. Vite). 

1. Strumento di ferro, che per mezzo di 
nna vite o di un' asta dentata, mossa da 
un rocchetto, serve a spingere in alto le 
cose molto pesanti. 

Deriv. Bindolo, Gufndolo; OMnda. 

2. In marina: Striscia di tela cucita sulla 
vela parallelamente alla sua testata. Però 
in questo significato sembra più regolare 
dal lato fonologico connetterlo (anziché a 
Wixdel) s.ìVa.a.ted. binda, mod. Binde 
dì'al.ìomb. hi Ti da.) fascia (v. Benda). 

Deriv. BindlUa. 

bindèlla Diminuì, di binda, nel senso 
di fascia, striscia. — Fettuccia; Nastro. 

bindolo Forma germana di Guindolo 
ed ha lo stesso etimo di binda {ted. winde;, 
di cui sembra un diminutivo (v. Binda 1. e 
cfr. Ghindare). — Sorta di macchina con 
ruota, che aggirata da ìin cavallo, servo 
ad attinger acqua per innaffiare, ovvero 
per vuotare fosse e canali ; fig. Uomo rag- 
jdratore, ingannatore, e di cesi specialm. 
di Colui che con raggiri cerca di non pa- 
gar mai i debiti. 

Deriv. Bindolare onde Abbindolare per Ingan- 
nare; Bindolata: Bindoleria: BindoUsco; Bindo- 
Unt. 

bino lat. bìnus, usato quasi sempre al 
plurale, dal tema di bis (= DUis) due volle 
(y. Bis). — Gemino; Doppio. 

binocolo dal fr. binòclb comp. del lai. 
Bixi dm e ÒCULUS occhio (v. Bino). — Dop- 
pio cannocchiale, specialm. per teatro. 



binòmio dal lat. binòmius comp. di bi 
(= 8scr. DVi) due onde BIS due volte e NÒ- 
MEN nome, a cui altri sostituisce il gr. nò- 
MOS legge, regola. — Che ha due nomi. 

— Sost. Quantità composta di due parti 
o termini uniti insieme per via de' segni 
-)- {più), o — {meno). 

biòccolo dal /a^ flòcculus, dimin. di 
FLÒccus fiocco V. q. voce). — Fiocchetto 
di lana spiccata dal vello; fig. Piccola par- 
ticella di molte altre cose e specialm. delle 
lacrime che fa la candela di cera accesa 

, struggendosi, le quali, condensandosi, re- 

! stano aggruppate sulla candela stessa. 

j Deriv. Bioccolétto; BioccolUlo. 

biografia dal gr. Bto(s) vita {cfr. Anfibio, 
Ceno'hio ecc.) o gràfein scrivere, — Nar- 
razione della vita di alcuno. 

I Cfr. Bioffràjico; Biògrafo. 

biologia dal gr, biò(s) vita e lògeia da 
IìÒCtEIN discorrere. — Trattato o scienza 
che verte sul principio, sulle leggi e sui 
fenomeni, della vita. 
1 Cfr. Biològico; Biòlogo. 

biondèlla Pianta (la centaurea minore), 
la quale cotta nella liscivia fa biòndi i 
capelli (Redi). 

biòndo sp, biondo; fr. blond; prov, 
blon: dal o. lat. blùndus, che volle spie- 
garsi col lat. blàdum biada, od a-plàuda 
semola; ma che i più ritengono prove- 
nire dal germanico, alcuni ponendo in- 
I nanzi Vant. franco blaud = a, a. ted, blódi, 
I viod. BLÒDE debole, onde il senso di molle, 
\ delicato (con frammissione della nasale) e 
! facendo osservare come anche Valban. russ 
! abbia il doppio significato di morbido e 
\ biondo (Diez): altri Vang.sass, blonden, 
! BLANDEN {ingl. h\ejià) = a. a. ted, blan- 
'■ TAN mischiare, cioè di colore misto, quasi 
grigio, che trovasi detto anche di capelli 
' (blanden feax chioma grigia). C. Nigra 
(nella Romania, 1897) pretende sia voce 
latina e non germanica e propone ablùndo 
metatesi di albùndo da alba con aferesi 
dell' A iniziale, quale etimologia ei crede 
conformata dai sinonimi antichi francesi 
I di biondo, cioè alborne, alberne, aubome, ag- 
gettivi applicati ordinariamente ai capelli: 
1 propr. del color dell'alba, — Colore pen- 
; dente al giallo castagno chiaro, e dicesi 
' propriamente de' capelli e di peli. Gli an- 
i tichi Germani ebbero per esso un grande, 
favore, e suolevano darlo artificialmente 
ai loro capelli. 

Deriv. Bianda; Biondeggiare; Biondèlla; Bion- 
dézza; Biondiccio; Biondino; Biondóne; Imbion- 
dire, 

biòscia dal lat. flùxUS flusso, scorri- 
mento, ond'anche la voce Floscio: propr. 
cosa sciolta, fluida, corrente (v. Bioscio). 

— Neve che si scioglie appena caduta; 
Minestra lunga e di poco sapore. 

biòscio Secondo alcuni è forma volgare 
di flòscio lat. FLUXUs), col quale sembra 



biòtico] 



condividere il senso di languente^ cadente 
[con mutazione analoga a quella che av- 
viene in Bioccolo = lat flòcculus e in 
Abbiaccare che nel dial. pistoiese vale 
^appestare, infrangere e vuoisi stia per 
* PLACCARE fiaccare] (cfr. Bioscia). — « A 
bioscio » modo avverbiale = A traverso 
(siccome cadono le cose deboli e floscie) 
onde le maniere « Gittarsi a bioscio » per 
Oittarsi a traverso; « Andare le cose a 
bioscio > fig. per Andare alla peggio; « Ab- 
biosciarsi y- = Cader giù colle membra, Ap- 
passire e fig. Avvilirsi. 

biòtico dal gr. biòs vita mediante Vagg. 
HiOTÒS vitale, — Epiteto di principio, per 
cui i corpi vivono. 

biòtto dal hass. ted. blott [= bav. blutt, 
sviz, BLUTT, BLUTZ, fìiedw a. ted. blòz] nudo, 
ignudo (cfr. pror. blos denudato, spogliato, 
modan. bioss nudo). — Meschino, Misera- 
bile. — Si legge nel Pataffio < A biotto » 
•=■ sulla paglia, cioè senza vestito né coperta, 
alla peggio: e la frase è tuttora viva nella 
provincia senese. 

bipartire lat. bu»artìre composto di 
Bi(s) due (v. Bis) e partire dividere. — Di- 
videre in due parti. 

Doriv. Bipartizióne. 

bipede lat. bìpes - «ce. bìpedem - com- 
posto di Bi(s) due e PES - acc. pèdem - 
piede (v. Bis e Piede). — Che ha due piedi. 

bipènne lat. bipènnk(m) comp. di bi(s) 
due e pènna pènna, nel senso tìgurato di 
cosa acuminata, tagliente. — Scure a dop- 
pio taglio. 

biqqnàdro e beqqnàdro Segno musicale 
che somiglia a un b quadrangolare (JOT) 
e distrugge l'effetto del Diesis e del Bi- 
ni olle (^v.q. voce). 

biràcchio dal ted, brace scarto, ciar- 
pame e questo da brechen rompere (v. 
Breccia). — Straccio di cosa lacerata, e 
fig. un Nulla: usato solamente nella ma- 
niera popolare e Non ne saper biracchio » 
che vale Non ne saper nulla; che si disse 
anche Non ne saper straccio, brano, bran- 
dello. 

birba Corrisponde allo sp. briba, che 
alla pari del verbo bribar menare una 
vita da vagabondo {cir. mod. Sbirbarsela 
darsi buon tempo senza far nulla) trae dal 
celto: cimbr. briw (b. lat. briba, fr. bribe) 
pezzo e in modo speciale tozzo di pane, 
donde nacque il vallon. brib elemosina, 
BRIBER= a.fr. BRIFER andar mendicando, 
che in italiano si disse anche Birboneg- 
giare, Birbantare, Andare in birba. 
Altri in luogo del celi, briw pensa alPa. 
a. ted. BILIBI = ang. sass. bilifen pane, nu- 
trimento. La Crusca meno felicemente pro- 
pone il lat. VERPA uomo libidinoso e tristo. 
— 11 vivere da vagabondo, senza far nulla; 
detto di persona corrisponde a Birbone. 

Deriv. BìrbacchiuÒla ; Birbàccio onde Birbiic 



— 158 — [birbante 

cidne; Birbante; BSrbarllla; Birbata; Birbésco; 
Birbettuòla; Birbo e Birbóne; Sbirbàrsi. 

birbante a.fr. briban. Lo stesso che 
Birbone, e sembra il participio presente di 
un verbo *birbàre = sp. bribar, it. sbir- 
BÀRR (v. Birbone). 

Deriv. Birbanteggiare; Birbantlllo; Birbante- 
ria; Birbantésco, 

birbo Lo stesso che Birbone (v. q. voce). 

birbóne cfr. sp. bribon da bribar {'^^fr. 
briber, ant, hrii^r) andar mendicando e 
indi vagabondeggiare (v. Birba). — Propr, 
Accattone, Paltoniere: ma oggi vale in 
senso generale Uomo cattivo e inganna- 
tore. 

Deriv. Birbonàio; Birbonata; Birboncello; Bir- 
boneggiare; Birboneria; Birbonésco, 

bircio e sbircio Una volta il Caix ri- 
tenendo primogenita la seconda forma lo 
assimilò al popolare sbèrcia (v. q. voce) 
cioè che non coglie nel segno e indi miope: 
ma sembra meglio derivarlo dal lat. ver- 
sus vòlto, quasi stravolto negli occhi {cfr. 
Bercilocchio). Per altri invece è forma se- 
condaria di guèrcio mutato gub in bi, 
come da guidalesco si fé nelle campagne 
senesi bidaresco, da guindolo si ié bindolo. 
Alcuno rileva inoltre una certa consonanza 
col tedesco: Inivar. birg-AUG (austriac. bir- 
augig) che vale difettoso d'occhio. — Di- 
cesi di chi è guercio, losco o ha vista 
corta. 

Deriv. Sbircio onde Sbirciare. 

birème lat. birème(m) composto di bi(8) 
due volte e rèmus remo. — Propr, Prov- 
veduto di due remi; più largamente Prov- 
veduto di due ordini di banchi di rema- 
l tori, e dicesi di nave o galera antica. 
I biribissi, biribisso fr. e ted. b ir ibi; 
I «p. bir ibiss. Voce affine al base, biribilla 
rotondo, giacché pei tedeschi è voce ve- 
I nuta di mori. Altri pensa che tragga dal 
' ted. vier-fCssig quadru-pede, comp. di VIBR 
I (leggi fIr) quattro e fuss piede, perché nel 
' tavoliere, che serve a questo giuoco, sono 
. dipinti animali. — Nome di un giuoco di 
azzardo a tavoliere, assai antico fra noi, 
trovandosi ricordato nei vecchi bandi, che 
I si fa con pallottole numerate. 

birichino La Crusca inclina a crederla 
I voce d'origine bolognese, ricavata da bu- 
! Ricco specie di saltimbanco; è preferibile 
j però assegnarle lo stesso etimo di bric- 
cóne, ritenendola forma diminutiva del 
I prov. BRic, con aggiunta di una i per age- 
I volar la pronunzia (v. Briccone). — Ra- 
I gazzo sfacciato e impertinente, e dicesi al- 
i tresl a significare furberia e acutezza. 
Deriv. Birichinata. 

biricòcola v. Bericocolo. — Albicocca 
nostrale di seme dolce. 

birillo Sta per pirìolo = pìrolo, pi- 
ruòlo (come Brillo vien dal lat. Ebrio- 
lus), e propr. vale piuolo, alla cui forma 
somiglia (v. Piuolo). Altri da prillare 



biròccio] 



— 159 - 



[birràcchio 



che in alcune parti di Toscana vaio girare, 
frullare in tondo, ed esso da prìllo trottola 
(cfr. ted, FRELLEN balzare), ovvero da un 
supposto pIlula dimin. ai pIla palla, e 
peggio dalP tn^r^. be partic. superflua e 
ROLL girare. Finalmente si è pensato an- 
che al base, biribilla rotondo (cfr. Biri- 
bissi) e al lat. * pìrulum dimin. di pìrum 
^ra, di cui lontanamente ricorda la figura. 

Piccolo rullo di legno o d'avorio fatto 
al tornio, che insieme ad altri serve di 
bersaglio in molti giuochi, specialmente 
fatti con palle. 

biròccio V. Baroccio. 

biròldo tirol. (rovered.) b ir old. Forse 
per metatesi dal lat, biròtulus (d'onde 

BIROTILO, BIROTLO, BIROLTO, BIROLDO) for- 
mato di Bi(s) due volte e RÒTULUS (cfr. 
s]). rolde, prov. rotle), da rotulàre vol- 
gere in giro: propr. rotolo di salsiccia (v. 
Barocchio). — Budello ripieno di sangue 
con altri ingredienti e cotto nell'acqua, 
che a Siena dicono Buristo. 

birra yV. bière; rum. beare; (prov. e 
#p. cerveza = it. cervogia;; celto (gael.) 
beòir, (bass, bret.) biorch. Voce corrispon- 
dente aìVa.a.ted, beor, bior, (mod. bier, 
mg. sass. beor, ingl. beer) che alcuno con- 
giange al sassone bere orzo, il Kluge alla 
radice àeìVa.a.ted. BRiuvAN=7worf. brauen 
cuocere, fermentare, bollire (v. Brodo): men- 
tre prima di tutti il Vossio, seguito oggi dal 
Wackemagel, crede derivi dall'antiquato 
Ini. BIBER bevanda (eliso il secondo b), che 
fa capo alla rad. indo-europea pi(b) bere, 
ond'anche lo slavo e ant. slavone Pi-vo, 
che significò birra (v. Bere). E qui pare 
che stia il vero, almeno per quanto con- 
cerne il radicale della parola. — Bevanda 
che si fa con biade fermentate e luppolo; 
usata specialmente da quei popoli che 
hanno poco vino. Erodoto, Plinio e Dio- 
doro Siculo attribuiscono ad Osiride l' idea 
di togliere una bevanda esilarante dal- 
l'orzo, dna bevanda simile alla birra è 
conosciuta nell'antichità col nome di Zy- 
tum e di Cùrmi e Dione Cassio insegna 
che i Pannoni abitanti le sponde del Da- 
nubio facevano un liquore esilarante con 
l'orzo e il miglio. Secondo Ammiano tro- 
vasi un' eguale bevanda in Illiria, Tacito 
parla dei Germani ubriacantisi con vino 
fatto d'orzo e di frumento, e Plinio dice 
che le nazioni di occidente si ubriacavano 
col grano muffito. I Greci pure la cono- 
scevano e fu da loro chiamata Dezodos: 
anzi Aristotile parla dell'ubriachezza da 
essa causata e Teofrasto la chiama vin 
d'orzo. L'uso della birra s' introdusse pre- 
sto in Gallia ed in Spagna e dai Romani 
prese il nome di Cervogia, che viene a 
dire frutto di Cerere. Nel medio evo era 
tanto usata la birra, che un annalista te- 
desco parla di una carestia sopravvenuta 



per il consumo fattovi del frumento: v 
leggesi perfino di una canzone in ìodr 
della birra del secolo Vili scritta in lin- 
gua à^Oil. 

Deriv. Birràio; Birreria, 

birràcchio Vitello giovane non castrati *. 
dal primo al secondo anno: cosi detto, so- 
condo il Muratori, e il Ménage dal ^/j . 

PHYRRICHOS (== PYRRÀCHES) rosseggiane 

da PYRRÒS rosso (che può far supporre una 
forma *birràculus, *birràchius): e ci^^ 
a motivo del colore rosseggplante dei vi- 
telli (y. Piro). Altri collega a bórra mi - 
diante il pelo che riveste questi animn 1 1 
(cfr. Buricco). 

birro sp. esbiro = ?^ sbirro. ForTrjn 
accorciata di BiRRO-\aÈRE o berro-viki: i : 
(v. q. voce), quando col Ménage non voglia 
trarsi dal lat. bìrrum caracca o mankJ<'< 
di color rosso, di cui andavano una voi ti 
vestiti i birri [dal gr. pyrròs, b.lat. imi;- 
RUS rosso] (v. Piro, cfr. Birràcchio), — S^m - 
gente della corte; ed in seguito con seni- i 
dispregiativo Agente della pubblica forza , 
Satellite di un governo dispotico. 

Deriv, Birràccio; Birraglia; Birrésco. 

bis Avverbio latino, che sta per Vavf, 
DUis (=DVis) due volte, e risponde al tp 
DI8 per DFis = ««cr. DVI8 due volte, «Ij»' 
trae da dva dwe (v. Due). Il cangiamenti, 
della DV o DU in B incontrasi in altre p^- 
role, ed anche lo zend.j>\A due in comji - 
sizione diviene bi: bi-tya il secondo (v/r. 
Bellico, Bello, Buono). — Entra in vari 
composti come avverbio j?. e«. Bis-avol'i- 
Bis-cotto, oppure come tema, p. es. Bi- 
cipite ecc., ed oggi ancora è usato ii^t 
teatri quando il pubblico invita gli arri 
sti a ripetere un pezzo teatrale. — TiìU 
volta questo prefisso dà un senso pegj^^i- 
rativo alle voci semplici cui va uniti ■ 
(come Bistrattare), ed allora risponda 
I al gr. dys, che pure servi ad esprimere 
i contrarietà, difficoltà, dubbiezza, in oppij- 
I sizione ad eu bene. Di fatti a voci cIip 
significano visione viene ad esprimere uji 
veder doppio, come di persona losca, pist 
un veder torto, imperfetto. In questo f^f 
condo caso spesso, specialm. in francese', 
si modifica in bar, bes, ber, ba (Bardossa^ 
Barlocchio, Bisaccia). 

bisàccia dial.piem. bersac, bersacc^i 
sard. brisacca, barsacca; prov. bissaci! 
fr, besace, bissac; ant, cat, bissac, be^^* 
sac; sp. bizaza(s), bezaza(s): dal vo///, 
lat. bisàccia plur. di bisàccium (=,7^. 

mod. DISÀKION, DISAKKI, rum. DBSAiiA 

composto di Bi(s) due e sÀccus («= gr. bak~ 
KOS) sacco, borsa (v. Sacco). — Paio ili 
borse o tasche di ruvida t^la unite insieTiirj 
con due cigno, che si mettono una di qvi?i 
e una di là dell'arcione dietro la sella, prr 
portare robe da viaggio cavalcando, e a fi- 
che La sacca a doppio fondo che usano \ 



bisànte] 



160 — 



[bischénco-& 



frati andando alla cerca. — Si usa più 
comunemente al plurale « Bisacce ». 

bisunte t> ì>isiàiito Ajj. 2^ort. b e san te; 
|jryr. bézan; /r. besant: dal ìj.lat. BY- 
ZÌXTR\^. miXSTVSr =f/r. byzàntios. — 
Moneta antica cosi detta da Bisanzio, già 
seg^'o del rim pero ^n-eco. 

blsantiiio e biiantmo <la Bisanzio, poi 
Costantinopoli, capitale dell'Impero ro- 
majio d^ Oriento, in cui io arti divennero 
goffo o s'imbarbarirono: onde che « Bi- 
zantino > j^i|^nitìeò Appartenente alla deca- 
den?:a dell'arte- 

bis&TD-A, bUàrolo-a composto del ìat. 
BIS ihti' vo^li^ e Àvvs Àvt J.us avo (y.Avo). 
^^ Padre deiravo o dell'ava, ed anche gè- 1 
nericaniento Antenato. | 

bisbètico dal f/r. AMPmslJKTIKÒS proclive \ 
a dmputar^^ che trae da aMìmiis-betèo cam- 
mino da due partì e lag. dMto, sono di' di- \ 
ì^^Tita optuitme, ìifiijo; coinp. di amphìS da 
fui fé e fÌHt h parti ^ trasformato in ambi 8 
e indi r [dotto in bis nella voce italiana, 
e Biro (==^ ìat. bètoì Vftih {w liase). — Stra- 
vagante^ di costumi e mrpdi strani e dif- 
fìcili. 

bi^hiitliàro Favellare pian piano, con un 
certo movimento di labìjrii; il che produce 
un auono (m.^-BlB = ns-i-is), da cui per 
onomatopea si h tonnata la voce, ond'an- 
che Piifpiglio e il ted, jàspeln. 

Dcriv, lUahigKnmerìtff; BinbigliaMre; Bisbiglio 
idial.picafd^ biahilltì); Uinhi^lio; Bisbiglióne. 

bisbòccia dìaì. pitm. (I esbaci a, emil. 
sbocia. Alterato per forza di assimila- 
zione da *' i>i>iiBncciA (siccome accenna la 
forma piemontese), che sembra tenere al/r. 
jiEBAUt HK gozzovt'filìa (v, i>eho8cia). — Voce 
hitxAtt. Crapula, Baldoria. 

bisca Pare h Iterato dalPa. a. (ed. Discn, 
TiM\ liì'itL Tjsi tj tavoht. mensa [e anticam. 
anche jtiiìUOy come tuttora V ingl. dish = 
lai. DI se UH disco] on d'anche la voce De- 
sco, per la facile conversione della d in 
B (v- l>i»: ma altri propone il. ^erw. busk 
k^n (^canjcjiata Tir in j ì d'onde il senso di 
taxrùìd^ ed altri ancora il gr. pÈzo - fut. 
vkno - giuocarc. li Muratori appaiandolo 
a Biifi^azza suppose derivasse dal m. a. ted. 
HEl^r.HlZEN, mod. BKSCHKTSSEN separare^ 
tfmndarf: per ^ecesttOf poi truffare: quasi 
luo(/o apparlnto^ da ffente di malaffare; 
e lo Schiller pensa airn. a. ^erf. Beschis 
fi iu^jcOf frode. — Frùpr. Tnvoladagiuocare 
(come ne fa fede il derivato «Bischetto»): 
ma p^r e#ic7t*, Luo^o dove si tien giuoco 
pubblico; e specialmente quelli frequen- 
L*iti da gente bassa e da gi Giocatori di van- 
ta;^^io, 

D*;riv, Bi^cUccffi: :=. 1U$càz:a sorta di giuoco 
lUftZEardn, onde lìittazztire t* Bi8cazzi'ère:=^fìi-\ 
Mcaiuìylo frequestAtore e t6tiito?*e di bische; Bi' I 
^cfl:;£fl — aoprti«cj, Scherno [qunsiattoda &isca(?)]; i 
Bischètti}. I 

biscanto composto da bis due e canto , 



= lato. — Lato rotto o come tagliato in 
due; e fig. Luogo riposto. — Vf^e anche 
Cantilena, Arietta, e in questo senso viene 
da CANTARE coi deriv. Bi scantare, Bi- 
sca n ter eli are, Bi scanticchi are. 

bischénco-a Sembra stia per bislknco 
e comp. del prefìsso bk e ant, ted. slinc 
== mod. LINK mancino, sinistro^ onde LIX- 
KISCH inetto, goffo (c/r. Bilenco e Sghengo). 
Altri propone il ted. be (prefisso) e schenke 
bettola: quasi scherzo da bettola. — Atto 
sconveniente; Beffa, Celia. 

bischero Per alcuni dal lat. dìsculus 
dimin. di dìscus disco, a cagione della sua 
forma; per altri dai germ, busk legno, del 
quale vuoisi forma diminutiva (v. Bosco): 
ma giusta il Caix che coglie il punto dal 
volg. lat. PKSCULUM (= pèssulum) piuolo 
(v. Pestio). — J^egnetto rotondo congegnato 
nel manico di certi strumenti musicali, 
per fermarvi le corde di essi e tenderle o 
allentarle a piacere, girandolo; jyer similit. 
in senso osceno. 

Deriv. Bischerella; Bischeriòra; BiicherUccio. 

bischètto dimin. di bisca nel senso di 
tavola (v. Bisca). — Tavolino da calzolai. 

bischiccio Vuoisi alterato da bistìccio, 
al quale pure corrisponde nel significato, 
ma probabilmente è il contrario e fa capo 
alVa.a.ted. Beschiss giuoco, frode {Schiì' 
ter, Thesaurus antiq. teuton.). — Voc. antic. 
Sorta di motto, nel quale per scherzo è 
cambiata una lettera o sillaba; e si disse 
anche per Lambiccamento di cervello. Fan- 
tasticheria; onde il verbo « Bischizzàre » 
per Fantasticare. 

hiscìa, mod. prov. bissa serpe; ant.fr. 
bisso serpe e cagnolino; sp. bicho, bi- 
cha piccolo serpe, piccolo venne, piccolo in- 
setto; port. bicha serpe, verme, mignatta, 
e bicho verme, insetto, pidocchio. Il Diez 
ed il Mackel da un tema bis mordere, che 
è nel germanico: a. a. ted, bizzàn \mod. 
BEISSEN, got. bitan, oland. bijten] mor- 
dere, a. a. /erf. Biss [o/anrf. bit, biz] morsi- 
catura = ang. sass. bIta bestia mordace: che 
cfr. col dial. lomb. BISIÀ, BESIÀ pungere 
(degli insetti), bisièll pungiglione delle 
api, BI8I0CC insetto con pungiglione. Ma il 
Canelio e l'Ascoli si attengono alla più 
verosimile ipotesi del Ménage che trae 
BISCIA, pronunciato popolarmente bescia, 
dal lat. BÉSTIA in origine animale feroce 
e nocivo, com'è ritenuto dalle plebi il serpe, 
che Plauto appella proserpbn bestia be- 
stia strisciante. Il fr. bisso quindi starebbe 
a BESTIA, come anooisse anaoscia al lat. 
ANGUSTIA. Però il Caix riflettendo che 
biscia ha tutt'altro significato che quello 
di serpente mordace, va nella ipotesi, del 
pari valevole, che tragga per sincope da 
*(bom)bìcia formato su bómbice verme, 
baco da seta (ond' anche la voce Biscio 
^oì'ta di verme che si genera tra pelle e 



biscòtto' 



— 161 — 



[bisnipóte 



pelle e dà puntare dolorosissime), trasfor- 
mato e in 8, per meglio imitare qualche 
cosa che striscia. — Colubro; Serpe: che 
presso i Romani era il simbolo del genio 
o spirito patrono del luogo, onde la sua 
figura era usata, siccome presso i cristiani 
la croce, per incutere rispetto, acciò nes- 
suno si azzardasse a profanarlo. 
Deriv, Biscione; Bisciuòla; BinzUca, 

biscòtto jwor. biscueits;/r. biscuit, 
ani. becuit; sp. bizcocho: dal lat bis due 
volte e CÒCTU8 cotto, — Pane due volte cotto. 

DeriT. BUcottàre; Bitcottèllo; BiacotUrla; Bi- 
scottino. 

bisdòsso e bardòsso (a) da dòsso con un 
prefisso BIS che è un peggiorativo simile 
al BAR dei Francesi ed accenna all' inco- 
modo di questa maniera di cavalcare (v. 
Dt9 e Bar), — Modo avverbiale che signi- 
fica Sul dorso nudo senza sella, e si usa 
con i verbi Cavalcare, Andare, e dicesi 
anche « A bardosso >. 

bUestàre Venire o essere ìIbisèsto (v. 
Biseàtile). 

bisestile Aggiunto dell'anno che ha il 
BISÈSTO, che è quel giorno che ogni quat- 
tro anni si aggiunge al mese di febbraio, 
per aggiustar l'anno al corso del sole: 
cosi detto perché dai latini si usò inter- 
calarlo fra il 24 ed il 26 febbraio, valu- 
tandolo come una continuazione, o meglio 
duplicazione (bis due volte) di questo giorno, 
che in latino si dice sbxto (Kalendas 
Martlas) cioè il sesto (giorno av. le cor 
Unde di mar%o\ 

bisèsto V. Bisestile. 

bislacco ant. sbillàcco: dal lat. bis due 
volte ovvero apposto con valore peggio- 
rativo (alla guisa della particella greca 
DYS) all' a. a. ted. lanca, lanoha (ingl. leg) 
coscia, lato, fianco (v. Tjocca) quasi che va 
male o da due lati, che zoppica {cfr. Bisbe- 
tico). Il Caix invece sostituisce lacco = 
a. a. ted. slach, ang. sass. slac, ingl. slak 
debole, floscio; ed altri il lat. làxus sciolto, 
rUassaio, onde, secondo il Diez, Vant. it, 
lasco, prov. lasc, fr. làche pigro, vile: 
lo che, se giova alla lettera, poco soddisfa 
allo spirito della parola. — Stravagante, 
Fantastico. 

DeriT. Bislaccheria. 

bishingo dal IcU. bis-lòngus. A parola 
due volte lungo; quando il bis (>= bar, bbr) 
non accenni a significato peggiorativo, 
come lo indicherebbe Va.fr. berlong, 
mod. barlong (y.Bis). — Più lungo di 
quanto comporterebbe la larghezza. 

bismlito ingl. bismuth; ted. wismuth. 
Chi dall'oroò. ithmid antimonio (Devici 
snpponendo avvenuta una confusione nel 
significato del vocabolo col trapasso da 
una lingua all'altra: chi dal ted. wis-muth 
il cui primo elemento ritengono alcuni 
lormato daW ant. ted. wiss (mod. WRis) 



bianco. — Metallo fragile, di color bianco 

fialliccio, che all'aria prende del violetto, 
i struttura a scaglie e di facilissima fu- 
sione. 

bisnipóte A parola due volte (lat. bis) 
nipote. — Figliuolo o figliuola del nipote. 

bisnònno-a A parola due volte (lat. bis) 
nonno-a. — Lo stesso che Bis avolo- a, 
che è il padre dell'Avo- a. 

bisógna variante di bisógno, simile al 
prov. besonha, fr. besogne (v. Bisogno). 

— Affare, Negozio, Faccenda; Bisogno, 
Necessità. 

bisógrno fr. besoin (a.fr. essoine, es- 
soigne); pror.sonhs, besonhs, besonha: 
da un supposto ò. lat. bisònium, comp. del 
prefis. Bi ^ got. e ted. bb, che spesso è pleo- 
nastico, e sòMNiUM = SUNNIA, SONIA (nella 
Legge Salica) che ebbe il senso di cura, 
sollecitudine, e propr. attenzione (fr. SOIN, 
prov. SONHS, ant. it. sogna), e dal suo 
canto trae dal got. sunia = ant. sass. su- 
NBA, a. a. ted. sunnb (nella traduz. della 
Leg. Sai.) che significò necessità e impedi- 
mento (a. a. ted. bisiunìgI o bisiuni) per il 
legame che esiste fra cura e necessità, cioè 
cosa che preme, che molesta, e cosa che trat- 
tiene, che ostruisce (onde si ebbe pure Va.fr. 

ES-80IGNE, ES-80INB=6.?a<.BXÒNIUM, EXÒ- 

NiA necessità, difficoltà), e che vuoisi legato 
al verbo sian, sass. sbon, mod. ted. sehen, 
ingl. SBB vedere [da cui pare dipenda an- 
che il ted. 8UCHBÌH = ingl. seek cercare]. 

— Segreto e naturale appetito che ne spin- 
ge a cercare ciò che ci manca, e per est. 
la Cosa stessa di cui si abbisogna. 

Deriv. Biiifgna; Bisognare; Bisognévole; Biso- 
gnóso. 

bisónte fr. bison; sp. bisonte: dal lat. 
bisòntèm acc. di bìson (■=(5rr. bìson) che 
Plinio definisce bue feroce, della figura del 
cervo, con un sol corno sporgente in mezzo 
alla fronte, e che cfr. col ted. wisant, wi- 
SUNT, che vuoisi sieno le forme primige- 
nie. — Bue selvatico de' paesi settentrio- 
nali, che ha la barba sotto il mento, la 
gobba in sulle spalle e la testa coperta di 
fittissima lana (bos bison di Linn.). 

bisso ant. si. bysynu: poi. bison; boem. 
bys; a. a. ted. bissin: dal lat. byssus e 
questo dal gr. byssos, che vuoisi di ori- 
gine semitica e probabilmente fenicia: ebr. 
BUS o bùss (egiz. busu) che vale il mede- 
simo; e per altri derivante dall'India, che 
verosimilmente è la culla di questa voce. 

— Sorta di tela di lino assai fine, e di 
tessuto rado, e che oggidi serve special- 
mente a fare alcune vesti sacerdotali. £ 
opinione che il bisso provenisse dalle In- 
die e dall'Egitto ed era usato per fame 
nobilissime vesti: e siccome poi tali vesti 
erano spesso colorite di porpora, quindi è 
che dagli antichi fu detto bisso anche 

! lo stesso color pt»rpora. 

11 



bistécca; 



162 



[bistrattare 



i 



bistécca dair /?[</?. nfiiErsTBAK coinp. di 
UKKF ftùve e 81EAK (ted. StCck) pezzo, 
feUa, — NerììrtqisTiio Fetta di carne di bove, 
che 91 mangia arrostita sulla gratella. 

blsténtàre (onde il prov. bistensar, 
n./r. beatane ier): da Bi(8) dìie volte e 
STENTARE (v. Stefìiare), — Stare in disa- 
gio. Vale anche Jcdugiarsi oziosamente, 
che anche tìicesi Penare. 

DerÌT. UiV^ènfo =1 EBÌtazioDe, Indugio. 

bisticciare 1. Fare, dire, scrivere bi- 
stìcci- 

2. Contrastare pertinacemente prover- 
biando, AltercareT nel qual senso par me- 
gli Oi anzi che da Biisticcio, derivarlo da un 
bJaL *hi8TKNTiAre col senso di contendere, 
siccome è spiegato alU voce Bisticcio. 

Derìv. BiAtfi:rio nel senso di Contesa di parole. 

bisticcio Set'dndo alcuni composto della 
paHìt:. BIS due volti o DÌCTUM (a cui po- 
trebhe meglio soi^tituirsi dìctio) detto, pa- 
rola; secondo altri più studiatamente dal 
itti. DieTUTM f|na^i disKccio (= distìcium) 
imperocché ì primi bisticci dei quali ci 
sono rimajsti gli esempi, consistessero in 
dijstiei e vogliam dire in una coppia di 
versi rimati colla stessa voce, la quale si- 
g:n iti cava due co^ie diverse, a seconda del 
modo in cui si proftì riva. — Giuoco di 
parole, ossia sc)ier^o i ho risulta dalla vi- 
cinanza di parole pet' lo più bisillabe, dif- 
ferenti di significato e simili di suono: 
tale quello nel Mnlmantile del Lippi: 
Ben tn puK^i di jiAzeo, ch'è un pezzo 
Dìsao riatuQ, beati&ocia, per bisticcìo 

(Cauto VI, Stanza 101). 

— Si ttdopra anche nel senso di Contesa di 
parole, onde poi i 1 voibo bisticciare per 
contrajitare tìon divertii. Anzi in questo si- 
gnificato vogliono stia per bis-tkntio dop- 
pia tenzone (onde *msi entiàre, *bisten- 
SÀRE, ^msTENCiARE, BISTICCIARE) forma 
non nsata, ma analoga al lat. contèntio 
contesa (\\ Contendere o cfr. Tenzone), com- 
posta della partic. nis due e tèxtio [d& 
cui V an(. if. temn^prov. tensa, a.fr. 
tence)daTÌ%\'jjERE -p. jy. tèntus - tirare, 
9/orzarsij re^'^tere. oud'anche il prov. tbn- 

SAR, ft.fr. TKSCER, mod. TANCER (poi BE- 

STENCER, iVESTANrBit) rampognare (Caix), 
fll Diez nello stesso concetto parte da un 
b. fitf, testjAre intensivo di tèndere, il 
quale però non i^pie^a le doppie forme 
/r. te II ce e ten^oii, che si ritrovano su- 
bito no] tilt. TKNrtio - acc. tensiònem]. 

blstÓDda Che tende al tondo, ma è ir- 
regolare e gi^ffib: perocché il prefisso bis 
indichi in questo caso incompletezza, im- 
perfezione, come in disleale, bislesso 

bistcsri \\ lìifìturL 

bistòrto Torto por più versi, Molto torto, 
come se dicesse: torto due volte {lat. bis); 
^eiaf. Malizioso, Fraudolento. 
Dwi-iv. matrtria = tortuosità. 



bistrattare Trattar male (quasi Bistrat- 
tare) comp. della partic, bis (= Dis) che 
dà un senso peggiorativo (v. Bis) e trat- 
tare. 

bistro dal gr. bystra propr. cosa che ot- 
tura e quindi filtggine (che ottura la canna 
del camino). — Color bruno, di cui si ser 
vono i pittori disegnando; e non è altro 
che filiggine preparata. 

bisturi e bistourino /r. bistouri. Stru- 
mento tagliente simile a un piccolo col- 
tello, adoperato dai chirurgi, e secondo 
PHuet e il Duchat dalla città di Pistoia 
[lai. Pistòrium), dov' era una volta una 
eccellente fabbrica di simili strumenti, che 
si chiamavano pistorienses gladii. Il 
h. lat, ha la voce btstòria sorta di arme, 
donde forse poi trapassò a significare il 
coltello chirurgico. 

bisulco lat. BisÙLcrs, comp. di bis due 
volte e sÙLCi's solco. — Diviso in due come 
da un solco; p.es. l'unghia fessa di alcuni 
quadrupedi. 

biàtliito dal lat. bis due volte e ùnctus 
unto. — Molto unto: e trovasi adoperato 
con molta proprietà nella e Vita di S. An- 
tonio »: Disse lo ladrone: questo monaco 
barbogio, unto, bisunto, colla barba di ban- 
derese ecc. 

bitórzo e bitòrzolo dal lat. bis due volte 
usato come particella intensiva o peggio- 
rativa {cfr. Bernoccolo) e tortCs jj. p. di 
TÒRQUBRB torcere, piegare, mediante un 
supposto TÓRTIUS, TÒRTIULUS {cfr. Cator- 
zolo, Rattorzolare, Torsello) a cui altri so- 
stituisce la voce TÒRZO-LO, che ha una 
diversa origine. — Sorta di rialto o ber- 
noccolo, che si forma sulla superficie di 
checchessia, e specialmente sul corpo de- 
gli animali e sulla corteccia delle piante, 
cosi detto a cagione della sua figura ri- 
piegata e contorta. 

Deriv. Bitorzolétto; BitorzoUno; Bitorzoluto. 

bitta /r. bitte; sp. e cat, bita; {ingl. 
bitt): dall'an/. norrf. ted. biti {sviz. bissen) 
traversa. — Usato ordinariamente al plu- 
rale per designare quei Grossi pezzi di 
legno lunghi e quadrati, piantati a guisa 
di colonne nelle due bande della nave, per 
darvi volta o cazzare, o assicurare alcune 
manovro. 

Deriv. Bittóne. 

bitume 8/). betun: dal lat. bitumen, che 
vale lo stesso e taluno avvicina al gr. 
PITTA pece, cui assomiglia, altri lega al- 
l'ebraico; ma che invece è da connettersi 
etimologicamente al sscr.o'ÀTv: (=batu) 
gomma lacca (ond' anche V ant. nord, ted, 
KVADA resina). — Materia untuosa (detta 
in greco àsfaltos) infiammabile, di colore 
giallastro o nero, e di varie specie, che 
serve a diversi usi nelle arti. 

Deriv. Bituminare; Bitumin(f90. 

biyàcco //*. bivac, bivouac; sp. vi- 



bÌTàlTO-e| 



— 163 — 



[bliièffe 



vac, vivaqne: dal bass.ted, bi-wake = 
BEIWACHE (a. a. Ud, b!-wacht, mod. bbi- 
wacht) scolta notturna negli accampamenti^ 
comp. della paWib. bi=bbi presso, vicino, e 
WACHE veglia, guardia, sentinella, dalPo. a. 
ied, WACHAN, mod. wachbn vegliare, che 
tiene alla stessa radice del lat. vigil vi- 
gile (v. Vigile). — Guardia straordinaria 
fatta di notte all'aria aperta e sotto le 
armi; Stazione che un'armata fa senza 
tenda allo scopertoper riposarsi e II luogo 
ove si ferma. — Termine di guerra non 
esistente nei classici, ma oggimai divenuto 
parte della lingua militare moderna, peroc- 
ché nessun' altra se ne abbia, che rappre- 
senti la stessa idea a malgrado del « Se- 
renare > del Montecuccoli, proposto dal 
Grassi in sostituzione. 

biràlTO-e dal lat. bi(s) due volte e val- 
yjE imposte, porte (v. Valva). — Aggiunto 
di conchiglia, formata di due pezzi, che 
si aprono e si serrano a guisa d'imposte, 
come le telline, le ostriche e simili. 

bÌTio lat. BfviUM da bis due volte e vìa 
strada (v. Via). — Imboccatura di due 
strade; fig. Duobio e incertezza sul par- 
tito da prendere. 

bihLntino v. Bisantino. 

bizia La Crusca ritiene che sia forma 
varia ed intensiva di izza (v. q, voce), ma 
invece pare che possa trarsi assai bene 
dall' a. a. ted. bizzan =» mod. beissen pun- 
gere e propr. mordere: onde ne verrebbe il 
significato di puntiglio (v. Biscia). — Col- 
lera, Stizza, nella quale per lo più è del 
capriccioso, simile a quella di un cavallo 

Sunto da' tafani, e dicesi più specialmente 
ei bambini e delle donne che si adirano 
e strillano per cose da nulla. 
Deriv. Bisz<f80. 

biizàrro Sembra che il primo significato 
sia stato quello che tuttora rimane nello 
spagnuolo e nel portoghese (bizarro) di 
Animoso, Baldo, Generoso, Liberale (onde 
probabilm. il nome propr. di Bizzarro) e 
che tragga dal base, bizarra prode, va- 
loroso, che si presterebbe anche a spie- 
gare il senso di facile a infierire, stizzoso, 
iracondo, già antico nell' idioma italia- 
no, p. es. 

Lo fiorentino spirito bizzarro 
In so medesmo si volg^ea oo'denti 

(Dakti:, Ir\f.t vm, 62); 

nonché l' altro di vivo, brioso. Quello però 
che non sta in armonia cogli accennati 
significati è il senso oggi prevalente di 
Capriccioso, Stravagante, Fantastico, Stra- 
no, che domina anche nel francese (bizar- 
rb), e che l'Heise crede spiegare narrando 
come i francesi del mezzogiorno cosi ap- 
pellassero gli spagnuoli, perché soliti por- 
tare lunga barba, che in basco si dice 
bizarra, e siccome gli spagnuoli erano 



famosi per i loro modi ampollosi e strani, 
cosi l'aggettivo bizarrb a poco per volta 
sarebbe passato al significato di strava- 
gante. Invece il Muratori propone il fr. bi- 
oarre di colore variegato da bigarrer, 
cat. BIGARRAR screziare (che il Menage 
trae dal lat. bis e variare, altri da bis 
e fr. CARRÉ quadrato, quasi fatto a quadri): 
lo che sarebbe in certo modo avvalorato 
dall'applicazione frequente che si fa della 
voce BIZZARRO alle stoffe di colori strava- 
ganti, d'onde poi sarebbe passato a desi- 
gnare il carattere stravagante di una per- 
sona. Ma forse, secondo che si applica a 
persona o a cosa, è voce distinta e di varia 
origine, quantunque suoni ugualmente. 
Altri inoltre partendo dal significato di 
stizzoso, ha creduto trovare spiegazione in 
BIZZA con la terminazione germanica àrdo 
cambiata in àrro, e si è pensato perfino 
al pers. bizar sdegnarsi, che farebbe al 
bisogno se avesse anelli di congiunzione 
nelle lingue europee. Il Caix finalmente 
con più artificio lo vorrebbe contratto da 
REBIDIÀRIO, formato da rebìdio usato in 
antico per arbitrio {cfr. Ghiribizzo). 

Deriv. Bizzarramente; Bizzarrìa; Imbizzarrir- 
ai; Sbizzarrirsi. 

bizzèffe (a) sard. epistoies. buzzeffe(a). 
Quando il sommo magistrato romano in- 
tendeva fare a un supplicante la grazia 
senza limitazione, faceva il rescritto sotto 
al memoriale, che diceva fiat, fiat {sia, 
sia), anziché semplicemente fiat, che scri- 
vevasi quando la grazia era meno piena. 
Dipoi per brevità costumarono di dimo- 
strare questa pienezza di grazia con due 
sole FF, onde quello che conseguiva tal 
grazia diceva: Io ho avuto la grazia A bis 
EFFE, cioè due volte f, che s'intende grazia 
intera e piena. Ed a questo bis effe si è 
poi corrottamente introdotto il Bizeffe 
che in lingua famigliare vale: Abbondan- 
temente, in gran copia. Cosi il Minucci 
nelle note al Malmantile, citato nel vocabo- 
lario della Crusca. — Altri attribuiscono 
la origine di questa parola al connubio 
di due voci ^'eche esprimenti abbondanza, 
che sono byzo riempio ed ephyo piovo 
sopra e metaf. sovrabbondo. Miglior cosa 
però, seguendo più facile via e sulla trac- 
cia della forma sarda e pistoiese, si è 
quella di derivarlo dal tema buz = but 
che ha il senso di gonfiare (da cui Buzzo, 
Butifione, Bisenfio = rum. bosinflu), onde 
questo avverbio significherebbe a ventre 
pieno, a sazietà. Il lombardo infatti dice 
A BOSS che a lettera vale a panciate, il 
sardo anche a buddesciu da bùdda ven- 
tre, e negli scrittori trovasi A bottìno che 
vale a sazietà (Caix). — Modo avverbiale 
che significa Abbondantemente, In ^ran 
copia. — € Fare a bizzeffe di checcnes- 
sia » = Prodigalizzare, Profondere. 



bi2zòco-a] 



— 164 



[blaterare 



biizèco-a dal K laL btzòchus, cosi detto 
dal color bigio o Òi^zo (tat nimVB^ fr. b i s) 
dì che vesti vansi i Bizzochij chetali nel 
medio evo 6 anche prima sì dissero, (cfr. 
Beghina j Bigotto e Pinzochtro). — Nome 
di quei devoti che portavano abito di re- 
ligione ed osservavano la regola di San 
Francesco stando al secolo (v. Boccaccio, 
Nùv, 24 j 2), eli i amati io Italia anche Fra- 
tìceni ed in Francia Petit-frères bis 
o Eia et 9. Oggi significa Uomo tutto de- 
dito alle pratiche devote^ ina dì spìrito 
grotto; e applicato a donna, in alcuni luo- 
ghi dicono anche Bizza. 

DeriT. Biètòchera; BìziiOCheH^f BizzocÓn^. 

bizxiica e bizziiga da bìrcia qua±$ì ni- 
sciùcA» liisriiT.A loggiato sullo stampo di 
Tartuca (#en«*fe)^ Tartaruga. Il sici- 
liano dice Pisciacoaza^oho parentale 
a Himìa -j- fossa cioè biacia-condiigh'a. — Lo 
stesso che Testuggine, Tartaruga, la quale 
in fatti è simile, nella testa ed in altri 
rapporti, ai serpi. Questa voce si trova 
nello antiche tari fi e toscane, e odesi sera- 
ire, trasformata però la u in p, nella bocca 
al popolo pisano e livornese- 



l 



blj^ndo rum. bland: dal ìnL hlAndis 
che il Bopp presume detto per mlAn-di se 
trae dalla rad. màld divenuta mlAd por 
metatesi e mland mediante ìa introdu- 
zione della nasale fio che avviene frequen- 
temente) — la quale radice ha il senso di 
favorire, rùu^cire amahilsj recare diletto ^ 
come è detto alla voce Miele [ Cfr. ^^ r. MKf- 
UA propr. il dolce, il caro j meìligma tuffo 
qttellu che rende caro, piacersi tk; blandirne ut i, 
carezze] — e però vale dolce, car-ezzevofe i ctr. 
Mahaj Miete, Moglie, Mtfllel — Carezze- 
vole, Lusinghevole, Piacevole, Dolce* 

Darìv, Blanda inéntf; BlaitdiTnfnto; Blandire; 
BlanditCvo; Bt^nHdfsia^ìxiaiDsth. caireEsa- 

blAsfèmla Latinismo o gi-eclsmo, ed è 
lo stesso che Bestemmia (v. q, voce). 

= cho ha dolLa beatetnmia. 

bl&léne prov. hlesoa, blisos; ^p. e fr. 
blason, a.fr. blezonj oa^af, hlasò; port 
brasAo: dAÌVang.smn, BLÀ8B (ingL iilake) 
^ tned alt. fed. m^A.H Jìnccoìa, fiainmay splen- 
dore {cfr. Bragia), o quindi fregio Hplen- 
dido apporto *ullo ncudo per contrassegno 
o per pompa. Altri suppone da blAskn 
soffiare f i>erché l'araldo doveva annunziare 
suonando T apparire di ciascun cavaliere 
nel torneo e spiegare il suo stemma gen- 
tilizio, lo che dicevasi das Wapi'kn aus- 
iiLASEN bandire lo stemma: ovvero dal fed. 
Blasé òoUa, a cagione della forma rotonda 
dello scudOj od anche dallVi, «. ted. bla SS 
biancheggiante (onde Blàssk inacchia bian- 
ca), quasi accenni alle stri sci e che spesso 
intersecano il campo dì uno scudo genti- 
lìzio. — Tutto quello che insieme unito 



compone un'Arme gentilizia; ^f^rwrcw. pren- 
desi per Nobiltà, ed anche per Araldica, 
ossia la cognizione e l'arte di ciò che 
appartiene alle armi gentilizie. 

Deriv. Blaionàre; Blasònico; BUùonfsta* 
blaterare dal lai, blaterare, il cui 
primo elemento sembra essere lo stesso 
che in bal-bbttàre, bar-bugllàrb, bàr- 
baro, trasposto in bla, indicante suono 
confuso (v. Balbo), — Ciarlare confusa- 
mente. Tartagliare. 

Deriv. Blaterane ■=. Ciarlone, che parla senza 
senso. 

blatta lat. blatta (^^blaktis, litìtan. 
blake), che taluno pretende congiunto al 
qr, BLÀPTBIN nuocere, — Tarma, Tignola: 
insetti nocivi ai commestibili, alle vesti, 
ai libri. Ora dai naturalisti è cosi chia- 
mata una Specie di scarafaggio. 

blefarite dal gr. blèpharon palpebra^ 
e ITE terminazione convenzionale dei me- 
dici indicante infiammazione. — Infiam- 
mazione delle palpebre. 

blenorragia v. Blenorrea, 

blenorrèa dal gr, blénos miLco e rèo 
scorro, colo. — Infiammazione intema del- 
l'apparato genitale, con scolo di materie, 
che spesso risulta da infezione venerea. 
Distinguesi da e Blenorragia » (composto 
di BLÉNOS e RAOÒo CTompo), che indica a 
preferenza lo stadio acuto della malattia. 

blèso lat. BL^sus dal gr, blaisòs storto 
ed anche balbuziente. Non è però invero- 
simile che quest'ultimo sia il significato 
proprio della voce, la quale tragga alla 
rad. BAL (=bla) del lat. bàlbus balbu- 
ziente (v. Balbo). — Chi per difetto di lin- 
gua pronunzia male le parole, e special- 
mente quelle dove sono le lettere r, s. 

blinde Corrisponde al ted. Blende, af- 
fine a blind cieco j dall'a. a. fed. blinda n, 
mod. BLENDEN = got. BLINDAN rendere tn- 
visibilcy coprire, e quindi accecare: propr. 
cosa che rende cieco, oscuro^ coperto, chiuso, 
e quindi opera per coprire. — Alplur. Co- 
perture temporanee destinate a preservare 
da qualunque proiettile lanciato vertical- 
mente case o magazzini o anche sempli- 
cemente le loro aperture; Piastre di me- 
tallo per corazzare trincee o navi. 

Deriv. Blindare; Blindatura. 

blòcco 1. /r. bloc massa, masso: dall'a. 
a. ted. BLOC, blah, mod. block, oland. blok 
ceppo, che taluno dice contratto da balk-bn 
trave (v. Palco): ma il Grimm crede stia 
per Va. a, ted. bilóh ciò che serra, serra- 
tura, che confronta col got. ga-lukan chiu- 
dere, a cui rannodasi Vang. sass. loc, ingl, 
LOCK chiavistello (cfr. Lucchetto). — Grosso 
pezzo di marmo staccato dalla cava. « Ven- 
dere in blocco » fi'ancesismo che vale Ven- 
dere in massa. 

2, fr. blocus. E anche il nome di quei 
fortini costruiti per intercettare le comii- 



hU] 



— 165 — 



[boa-npas 



nìcazionì ad una piazza assediata, nel qual 
senso confronta col ted. block-haus = dan, 
BLOK-Hoos, a. a. ted. bloc-hùs: e se questo 
è le^ttimo significato, la etimologia data 
dal Grimm sarebbe sicura. — Vale pure per 
conseguenza Assedio posto alla larga per 
impedire al nemico i viveri e costringerlo 
a rendersi per fame, che dicesi pure bloc- 
care («p. bloquear; /r. bloquer). 

3. Dicesi nel giuoco del biliardo il get- 
tare di primo nella buca la palla dell'av- 
versario : forse perché con ciò si ostruisce 
e si chiude in qualche modo la bocca 
della bilia. 

bM dair a, a, ted, blao e in alcune re- 
gioni anche blaw (che fa supporre un 
tema fondamentale pari a quello del lat. 
FLÀvus giallo) onde si fece il Tiwd, ted, 
blau, VingL blue, il prov, blau, il fr. 
bleu (come peu dal lat, paucum), Vant, 
9p. blavoePtY. biavo, biado {cfr. BiadOy 
Èbiaditó). — Voce ultramontana, adoperata 
comunemente per Biado, che vale Ceru- 
leo, Azurro. 

blliSa dal/r. blouse ed'anche blande, 
bliaud (=2>rot?. blezo, bleso, blizant): 
che si connette alPant. bliant stoffa, sorta 
di veste, che ritrovasi nell'antico tedesco 
sotto la forma di bl!at, bliat stoffa, (onde 
lo scozz. plad, plaid), a cui però si nega 
una radice germanica. — Propr, Mantello 
grossolano, e generalm. Qualunque veste 
tagliata come una blusa, a cui risponde 
il nostro Camiciotto. 



bòa Forse affine al lat, bos bue o a 
BÒIA anello, catena (v. Boia). — Specie di 
serpente di smisurata lunghezza che si 
trova nelle Indie, capace di soffocare anche 
un bue, di cui ama la carne. Sotto questo 
nome i moderni naturalisti hanno formato 
un genere che comprende più specie in 
Afìrica, Asia ed America (boa constrictor 
dei naturalisti). — Stretta e lunga striscia 
di pelliccia fine, cucita longitudinalmente 
in tondo, col pelo al di fuori, che le si- 
gnore usano portare d'inverno attorno al 
collo e cosi detta per somiglianza di forma, 
col serpente di questo nome. — In qualche 
luogo e detto per Boia nel senso marina- 
resco di Gavitello (v. Boia 2). 

boàrio lat, boàsius = bov-àrius da bos 
bove. — Nome di un fòro o piazza nell'an- 
tica Roma. 

boaro mod.prov. bo^er; a.fr. boier; 
sp. boyero; port. boieiro: dal lat. boà- 
Kius e questo da bos bove (v. q. vocej. 
— Guardiano di buoi. Lo stesso che Bi- 
folco. 

boato lat. BOÀTUS muggito, da bòo^s 
boào gridare, risuonare, rimbombare, dalla 
rad. indo-europea gu (convertita nel latino 
e greco in bu; col senso di gridare, risuo- 



nare, che è nel sscr. gav-atb mandare un 
sy^mo, nel Ut. oau-ti ululare, nel gr. goao 
piangere, gòb ululato {cfr. boè grido), sscr. 
GAU8, a, a, ted, CHUO, gr. bous, lat. bos bue 

Sche muggisce] {cfr. Bove). — Rimbombo 
li un suono fortissimo; Detonazione cupa 
di un vulcano. 
Deriv. Reboante. 

boa-npas Corrotto dal males. pùhn-ùpas 
da PÙHN albero e ùpas veleno. — Grande 
albero che la favola narra uccidere anche 
da lungi con la semplice emanazione. 

bòba e bòbba dial.emìl. e tirol. boba 
zuppa; manfov. sboba brodaachio; comasc. 
bobò; genov. bubu. Sembra affine a bava 
e formato per onomatopea, alla pari del 
lat. BUA U bere, derivato dalla sillaba bu, 
colla quale i bambini chiedono da bere 
(v. Bombo), — Voce bassa. Miscuglio di 
materie liquide e sozze; Beverone, Bro- 
dacchio. 

bócca prov, boca; a.fr, boche, mod. 
bouche; cat.sp. boca. Corrisponde al lat. 
BUCA, BÙCCA, che il Grimm compara al- 
l' a. a. ted, pache, mod. Backe mascella, 
altri ravvicina a Buco, ma che invece 
trae, a giudizio di reputati etimologi, alla 
radice aria, probabilm. onomatopeica, buk 
allargamento di bu mandare suono, col si- 
gnificato di risuonare, gridare (la quale 
ritrovasi nel sscr. bukkara abbaiare, rug- 
gire, a.slav, BUCATI muggire, BYK-U toro, 
BUC-BLA ape (che ronza), nel gr. bùk-tes 
ululo e ululante, BUK-ÀNB = Za<. bùccina 
tromba (cfr. ebr, bachah strepito '^y Altri 
preferiscono risalire alla rad. indo-europea 
BHAG mangiare, donde Valban. bùkb o 
BUKKB = frigio registr. da Erodoto bèkos, 
BÉKKOS pane ed il gr, bòsko pascolare, 
mangiare {ofr. Faggio). — Quella parte 
della faccia che nell'uomo serve special- 
mente per parlare e per la quale si prende 
il cibo; per simUit. Apertura, Orlo, Estre- 
mità. — Considerata come organo della 
parola e del gusto, ne derivano molti 
modi di dire, tali e Chiudere o Cucir la 
bocca ad altrui » per Impedirgli di par- 
lare; < Dar sulla bocca bÀ alcuno » per 
Dargli sulla voce, Interromperne il di- 
scorso; € Correre o Esser portato sulla 
bocca di tutti » dicesi di cosa o di per- 
sona di cui si parli molto di frequente; 
€ Lodare a bocca piena » cioè somma- 
mente; • Dire o Narrare a bocca » Esporre 
a voce; « Rompere le parole in bocca » 
Interrompere il discorso altrui; e Pendere 
dalla bocca di alcuno > Ascoltarlo atten- 
tamente; e Essere di buona o mala bocca » 
dicesi di chi mangia di tutto o di chi è 
di poco pasto, ecc. — E i proverbi : « Bocca 
unta non disse mai male » =» Serrare la 
gola al ghiotto, porlo in silenzio rega- 
landolo; < In bocca chiusa non entran 
mosche » cioè ehi non chiede non ottiene, 



boccale] 



— 166 — 



[boccinolo 



ovvero Chi tace non incontra fastidì; 
t Bocca baciata non perde ventura, anzi 
rinnova come fa la luna » (Boccacc. nov. 17J 
detto di fauci lilla caduta in molti amori 
senza perdere l^apparenza di onestà e che 
quindi incontra sempre fortuna cogli uo- 
mini, ecc» 

Derì¥, BoccaUnÈ^a = PerionA con gran bocca, 
ovvero FancàuUo che pÌAog^e sempre a bocca 
squarciata; Boccata; Bocchtfjgiàre; Bocchino; Boc- 
cóne; Uoc€iSc€Ìa; Abboccar t; Imboccare; Riboccare; 
Sboccare. Cft. BucctUàtoi Buccinare. 

boccale sp.jport.f/r. e rum. bocal (cat. 
brocftl da brocca): dal ^. ?a<. baucàlis, e 
questo dal gr, baùkajjs (citato sopra un 
papiro) x==B Alt KÀLiOK sorta di vaso (cfr. 
BocGi'ay — Vaso per 1d più di terra cotta, 
di larga pancia, per uso e misura di vino. 

boccapÒrta*o Apertura quadrangolare 
fatta nei ponti delle navi, per la quale si 
dà Tari a e si accede ali* interno, servendo 
ces^ quasi di d()cca e di pòrta. 

boccheggiare Aprire e chiudere la bóc- 
ca, comò chi è presso a morire. La finale 
è propria dì frequentativi e forse tratta 
dal ht. AdBRE agire^ fare, onde si fecero 
anche i verbi Levigare, Mitigare, Navi- 
gare ccc, (c/r. Maneggiarti Pizzicare), 

Derìv, Boccìuggìaménlo. 

bòccia #j?, bocha falla (buchete = 
pori, bochecha^uan^t'a (^on^ diaria)', dal 
b, lai. BAUt;A 6 BÒCiA »orta di vaso, che 
cfr. coU'an?. M. bosbkl (in lingua popo- 
lare boccia^ paila) ed ìia la stessa origine 
delle voci Bozza, Bozzolo, Buzzo in 
una radice germanica che ha il senso di 
e*wre gonfio ^ ond* anche Va. a. ted. BÙzo, 
mtd. BtrzB mucchio. — Vaso per lo più 
dì vetro, stretto di collo e di bocca, da 
tenervi acqua e vino per uso specialmente 
della tavola. Vale pure Calice di iiore non 
anche aperto, che più frequentemente di- 
cesi BÒCCIO. E dìcesi anche per Palla, spe- 
cialmente quelle di legno con le quali si 
gìuoea per terra. FiguraL Fandonia, Cosa 
non vera := quasi raso o palla vuota {cfr. 
Ampóllaj Fhima). 

DerÌT. Bocciare; Bòccio' BocduòlO'a; Sbocciare. 
Cfr. BoccàUf Bòcco. 

bocciare lo dicono nelle scuole per Ri- 
gettare airesame: da bòccia in luogo di 
PALLA o PALLOTTOLA, già usata per dare 
il voto (v. Boccia e cfr. Ballottare), o me- 
glio presa BOCCIA per ttJula^ quasi 6are in 
testa, Accoppare^ presa la immagine dal 
giuoco delle bocce, quando si sbalza fuori 
la palla avverBai^ia. 

boccino da un b. lai. *bocìnu8 detto per 
BOVIO IN US da bòs - genii, bòvis - bove. 
— Che comprende la specie di tutti que- 
sti animali^ cioè bue, vacca, vitello e si- 
mili. Stnon. di Bovino. 

bòccio dal h. lai. BòciUM boccia che ha lo 
atesao etimo di bòccia e bózza nel senso 
di cosa rotonda o rìgonfiankf perché signi- 



fica: Il fiore non ancora aperto; e per 8imi- 
Ut. il Pallino col quale si giuoca alle bocce. 

— Nella regione Senese e Aretina anche la 
Crisalide de' bachi da seta, che altrove di- 
cesi Bozzolo: ma in questo senso pare con- 
tratto da (bom)bycius, supp. forma tratta 
da bòmbyx -^cntY.BÒMBYCi8-//u^cZ/o(Caix}. 

Deriv. Boccino (dimin.); Boccinolo; Bòzzolo; 
Sbocciare. 

boccinolo dimin. di bòccia nel senso 
di vaso o cosa rotonda (y. Boccia). — Fiore 
non ancora aperto. — Quello spazio vuoto 
che è nelle canne tra un nodo e l'altro; 
indi Cannello di vetro o di metallo fatto 
a similitudine de' boccinoli di canna. 

bécco Sembra aver la stessa origine di 
BÒCCIO (v. q. voce). — Cosi chiamano i ra- 
gazzi che giuocano a nòccioli o a nocino, 
quella noce o quel nòcciolo più grosso 
col quale cercano di colpire il mucchio, 
che è detto castellina; fig. vale anche Scioc- 
cone, Ebete, ma in questo senso hawi il 
lat. bùcco(n) sciocco e propr. che parla o 
si vanta a piena bocca, vaniloquente, che, 
secondo il Caix, offre giusta e regolare 
etimologia. 

boccóne accresci t. di bócca, e si usa 
anche per dire Quanto cibo solido la bocca 
contiene in una volta; e poi L'esca con 
cui si allettano i pesci; Pillola medicinale. 

— Vale pure Turacciolo (fr. bouchon) 
delle boccile da fuoco. — Awerbialm. si- 
gnifica A terra colla bocca in giù, (che i 
Latini dissero bùccba, buccèlla), con- 
trario di Supino, e più comunemente di- 
cesi boccóni. 

Deriv. Bócconc^Uo; Bocconcino; Abbocconàre; 
Sbocconcellare. 

bocellàto V. Buccellato. 

bociàre da bòce detto per vóce (v. q. 
voce). — Alzar molto la voce dicendo 
qualcosa. 

Deriv. BociaMre; Bocio. 

bodlno V. Budino. 

bòdola e bòtola probabilm. dal b.lat. 
BÒDULA (bòdbna, bòdinaì forma dimin. 
di BÒUNA, BÙNDA (oude l'a. /V. boune^ 
bodne, mod, home; ingl. bound; armo- 
rie. bonn) termine, confine, da cui si fece 
bundàrb (=^fr. borner per bodner) li- 
mitare, porre i limiti: propr. cosa che chiude 
{cfr. Abbonare), a cui sta di rimpetto l'ar- 
moric. BOD-BN> gruppo d'alberi {come segno 
di confine) e Vingl. but limite. Altri pensa 
al celto BUN fondo, basso {cimbr. bon base), 
ovvero al radicale bod, bot, che vale q. e. 
di rotondo, di turgido (Diez) è nell'in^'^. 
BUD boccio, bottone, nel celi, pot-bn, put- 
OG budello {cfr. Botte, Bozza, Budello). Si 
è inoltre detto stare per votola da vóto, 
nel senso di spazio, di bu,ca, e finalmente 
il Caix stima potersi congiungere al fr. 
boItb scatola (v. Busta). — Ribalta o ca- 
teratta di iQgno che chiude un'apertura 



bodoniano] 



— 167 — 



[boiàro 



del pavimento, onde talora si passa da 
un piano di casa all'altro; L'apertura 
stessa. 

bodoniano Dicesi delle edizioni del Bo- 
DÓNi, famoso stampatore in Parma, morto 
nel 1813. Legatura alla bodoniana, è una 
legatura in cartoncino, senza pelle sul 
dorso. 

bòffice Formato alla maniera di Sòf- 
fice e congiunto a buffo soffio di vento: 
voce di natura onomatopeica, affine al- 
Voiand. pofp gonfiato, spugnoso (ond'anche 
lo sp. fofo molle, soffice) e al ted, puff 
sboffo (v. Buffo). La terminazione ice è 
propria della Jingua latina, come in du- 
plice, supplice. Il Caix lo congiunge a 
PAPPA mediante una forma paffa, onde 
anche la voce Paffuto e Sbaffiare. — Di- 
cesi delle lane, del cotone e simili cose, 
come peli o piume ammucchiate e non 
molto serrate insieme, per cui sembran 
gonfiate e leggiere come alito di vento. 
Sinon. di Soffice. 

Deriv. Boffici^ne-^na. 

bofoncliiàre e bufonchiare vale Bron- 
tolare, da BIFÓNCHIO (= ^^ BUFÙNCULUS) 
sorta di calabrone, cosi detto dal suo ron- 
zio, che forse ricorda la voce chioccia e 
cupa del rospo {laL bufo, bufònis). — Al- 
tri preferisce dare a questa voce l'etimo 
assegnato alla voce Sbuffare (v. q. voce). 
bofónchio v. Bofonchiare, 
bòga prov, bugà;/r. bogue; sp, e pori, 
boga: dal lat, bòcas forma parallela a 
BOX, che sta presso al gr. bòax - genit. 
DOÀKOS - (Alcuni connettono questa voce 
con lo slav. voga alga), — Piccol pesce 
con scaglie argentine, che frequenta le 
spiagge del mare, e specialmente le imboc- 
cature dei fiumi. 

bòia 1. Hr, boier; mod, prov. boiou; 
tallon, boi e; ant.sp, boy a. Per alcuni è 
alterato dall'ani. pr<w. borbl {a.fr, bou- 
RRL, mod. BOURRBAU, ant,sp, BORRèRO)che 
vogliono discenda dal lat, bìrrus, o bùr- 
RUS rosso, a cagione della veste rossa 
che suole indossare il carnefice. Altri però 
ravvisa non senza ragione una consan- 
guineità col Ihiss, lat, bòia == class, bojae 
(donde Va. prov, boia, Va,fr, buie, il port, 
boi e catena) nome di un grosso collare 
che ai tempi dei Romani si poneva al 
collo dei cani mordaci, e di altro simile 
arnese di ferro o di legno, che si metteva 
al collo degli schiavi e dei delinquenti a 
guisa di giogo: la qual voce deriva dal gr, 
BÒBiA '== bovina], perché in origine quegli 
ordigni erano fatti di cuoio di bove, fma 
non ha veruna connessità coll'a. a, ted. 
BOUOA, got. BAU» braccialetto, che confronta 
coWisl, baugr anello, a, fr, bou] (v. Ba- 
<iheco e cfr. Bava). Altri finalmente, senza 
fondamento storico e filologico, pensano 
e^ere stata la voce bòia attinta dai Tur- 



chi, appo i quali bojun vale collo, bc»ghaz 
fauci, boghulis strozzamento, bog-mak 
strozzare, — Quello che per ufficio ese- 
guisce sui condannati la pena di morte, 
o altre pene dolorose e infamanti. 

2. Significa pure il Segno galleggiante 
in forma di gavitello attaccato alla catena 
delPàncora, che giace in fondo al mare 
{a.fr, boy e, mod. bou é e): e in questo senso 
ritrovasi anche nel bass, ted, e oland. boje, 
buie, e sembra non potersi essa pure se- 
parare dal lat. bòia catena, A Livorno di- 
cono anche Boa (cfr, Bova). 

boiàro e boiardo dal russ, bojàrin, 
ant, slav, boljàrin o boljàr nobile signore, 
da bolii grande, elevato. — Nome di nobile 
signore in parecchie provincie slave. 

bolcióne v. Bolzone. 

boldròne Affine all' an/. ted. bolstbr 
mod. POL-STBR cuscino che si tiene sotto 
il capo, capezzale, guanciale, che sembra 
condurre a bòl palla, capo, cranio (cfr. 
Bolzone, Poltrone). Vello di lana di mon- 
toni e di pecore, di che si fanno i guanciali. 

bolèto prov. e cat, bolet; rum. bure te: 
lat. B0LÈTU8 dal gr, bolìtes da bòlos 
gleba {massa rotonda, disco) ond'anclie bo- 
LOEIDÈS simile a una gleba. — Genere di 
funghi detti volgarmente Porcini, Ceppa- 
telli, che conta varie specie. 

bolgétta /r. bougette (onde Vingl. bon- 
go t) dimin. di bouge, che nel senso di 
tasca rimane nel dialetto normanno. Di- 
minut. di bòlgia (v. q. voce). — Tasca di 
pelle, chiusa a lucchetto, dove si traspor- 
tano lettere o fogli d'importan za. 

bòlgia a.fr. bolge, mod. bouge: dal 
lat, BÙLGA [mediante una forma agget- 
tivale bùlgba], tasca o borsa di cuoio da 
portarsi pendente dalle spalle in viaggio 
che taluno equiparò al gr, molgòs (can- 
giata M in b) borsa di cuoio, e che secondo 
i più, tra i quali è il vecchio Pesto, è 
voce gallica di egual significato, che di 
latto ritrovasi nei dialetti celti, dov' è 
Vani, irl, bolo, bolo e il gael, builg sacco, 
otre, al quale sta di prospetto Va, a. ted. 
BULGA col verbo bulgan {ang.sass. bèl- 
GAN, a. nord. ted. bulgja) gonfiare, col- 
l' ingl. BULGB, ang. sass. bàlg, bàlio, a, a, 
ted, palo protuberanza [che il Griram ri- 
porta alla radice riferita alla voce Bolla]. 

— Specie di bisaccia o di valigia, che oggi 
veramente dicesi Bolgetta (fr, bougette); 
per similit. disse Dante e Bolge » le fosse 
più profonde del suo Inferno, dove son pu- 
niti i malvagi. 

Donv. Bolgétta; Sbolgiàre, Cfr. Blague; Bud- 
get; Bugigàttolo. 

bolide dal gr. bolìs - genit. bolIdos - 
che propr. significa dardo, saetta da bolèo 
o BALLO scagliare, d'onde anche Valb, e gr, 
mod, BÒLI palla da schioppo (v. Balista). 

— Meteora ignea e luminosa con appa- 



\ .J^ 



hoììmiA] 



— 168 - 



(bòUero 



renza di globo splendente, che talvolta nel 
rapidissimo suo corso per Paria (per cui si 
rassomiglia a dardo scagliato), scoppia e 
getta aeroliti. 

bolimla v. BuUmo. 

bolina ed anche borina e burina a.fr, 
boline, mod, bulino: dall Wand. boelijn, 
che taluno spiega coWingl. bowl arco e 
LINE corda, perché, quando è in opera, si 
pi^a per il vento, come la corda di un arco. 
— Nome di una corda negli attrezzi di una 
nave, per attesare una parte della vela in 
modo da prendere il vento di fianco, allorché 
spira contrario alla via che si vuol cor- 
rere: ciò che dicesi € Burinare una vela ». 

bélla*p*epr<*t?.bolà, bula;por<.bolha, 
bulla; /r. houle, bulle; dal lai. bulla. 
(^ a. a. Ud. bqlra) e (questo da una rad. 
BUL = ROL, col senso di accumtUare [forse 
aflìna alla user, par, pf k riempirej enstr 
jìieno (v. Fienù) ^ ovvero di esser gonfio o 
rotondo i quale ritrovasi pure nel germa- 
nico: anL ted. BOL coppa ^ jwZZa, capOy cranio 
(cfr, ìJìgL bo\yel\ BOLL rotondo, turgido, 
BOLLA (friod. bollk) huifjo ; Vang. sass. bull 
vtssicuj BULLA bollirti e nel ^rr. bòlbos hxilho, 
BÙLOii tìtoAgiij disco solare (cfr. Bolo e Bui- 
hn): ma che altri ritiene? onomatopeica ed 
imitante il gorgogliare dei liquidi che bol- 
lono (cfr. Bttlh're). [11 Grimm ritiene che si 
tratti di una radice affine a quella delPa. 
a. ied. EiLAJAN, mod* blahbn gonfiare, che 
confronta col tjr. i'hloju divengo turgido, 
reLÈO rfìi gonjlof irnhomui, phluktìs ves- 
cica a col lai, FLÀHK èojfiare (v. Flato)], 
E qui giova av^^ertire che il lat. bulla 
ebbe il significato non solo di bolla d^acqua, 
che secondo il Yossio è il primitivo, ma 
anche quf^llo di borchia, bottone (p. es. di 
cintura, di briglia, di porte): onde si 
disse BULLA AUREA un Ornamento glo- 
bulare^ in forma di cuore, come scrive 
Macrobio, che in origiDe si portava sul 
petto appeso al collo dai re e dai lucu- 
moni etruschi e loro fì^H, indi si portò 
anche dai pattizi romani e dai loro fan- 
ciulli, quale amuleto c^^ntro 1* occhio ma- 
lefico degli invidiosi. — Gallozzola o Ri- 
gonfiamento che natàce alla superfìcie di 
un liquido per bollore o gorgogliamento; 
d*onde ai estese a designare quelle Ves- 
sichette che si formano sulla pelle per 
diverse cause morbose; e vari Oggetti, 
specialmente di ornamento, di forma ro- 
tonda. Più modernamente fu cosi detto 
anche il Sigillo rotondo e la Impronta con 
cui ai solevano contrasiìegnare e auten- 
ticare le scritture pubbliche e particolar- 
mente quelle dei papi» le quali poscia si 
appellarono * Bolle > esee 8te.sse, confon- 
dendo il documento col suo distintivo. 

Deriv. Bolìàtiù libro Iti ani gon raccolte le 
bolle poQtifiaie; BùlUtta; BollicèUa; Bolliciàttola; 
BoìUóffta; Botìfrt. Cfr. Bi^lUUo; Bill; Bolzone. 



bollerò Piastra di ferro con lungo ma- 
nico per rimestare e stemperar la calcina 
nell'acqua e far si che il bagno bólla. 

Deriv. Bolleràre; BoHeratUra. 

bollétta e bollétta sp. boleta. Forma 
dimin. di bólla (v. q. voce). — Polizzetta 
con BÓLLO ossia autenticata con suggello 
che rilasciasi per contrassegno di licenza 
di passare; Piccolo chiodino di vari me- 
talli, col capo rotondo e guisa di bólla. 

Deriv. Bollettàrio; BolletUno. 

bollettino diminutivo di bollétta (v. 
q. voce) e vale propriamente: Piccola carta, 
con scrittura per lo più breve, proveniente 
da un' autorità, mediante la quale si dà al 
pubblico notizia autentica di checchessia 
(V. Bolla). 

boUiclUre prov. bolegar, bojar; /r, 
bouger muoversi, detto specialmente del- 
i l'acqua: dal lat. ^bullicàre forma atte- 
' nuata di bullìre bollire, come bullìcula 
è dimin. di bulla gallozzola che fa l'acqua 
bollendo. — Bollire leggermente; e indi 
Leggermente agitarsi, come cosa che boUa. 

Deriv. Bollicaménto; BollicMo. 

bollireiwtw. builhir;/r. boullir; cat. 
e sp.huììÌT', port. bulir, bolir: dal la^. 
BULLÌRE, formato su bulla, che è quel ri- 
gonfiamento che viene alla superficie dei- 
r acqua riscaldata (v. Bolla). — Dicesi del 
Rigonfiare e Gorgogliare dei liauidi quan- 
do per gran calore levan le bolle; Gorgo- 
gliare; e fig. Brontolare, Rimbrottare. 
— Per estens. Pigliare o Avere in sé so- 
verchio calore; e meta/. Essere infiammato 
da ira o da altra calda passione ; Cuocere, 
e detto di ferro Arroventare. 

Deriv. Bollicare =^ Bulicare (onde Brulicare, 
Brulicame); Bollito^; Bollitóre; Bollitura; Bol- 
lóre; Borbogliare; Borbottare (?); Brugliòlo; Bu- 
gliòlo; Buglióne; Ebollizióne; Imbrogliare (?); 
Scombugliàre = Scombuiare; Sobbollire; Stibbii' 
glio. 

bèllo [alban. bulb o buljb sigillo, segno] 
dal lat. bulla bolla, di cui è forma ma- 
scolinizzata (v. Bolla). — Suggello col quale 
si contrassegnano e si autenticano molte 
cose; indi l'Impronta stessa che rimane 
nella carta bollata. — A Livorno chia- 
mano cosi una Pasta dolce assai soffice, e 
quindi risponde allo «p. Bollo, che pur fa 
capo al lat. bulla bolla (cioè cosa tonda e 
rigonfia)^ come il fr. Boulange propr. 
pane rotondo [onde Boulanger fornaio] 
e questo a boule bolla. 

Deriv. BoUàre. Cfr. Bolzóne; Boncinèllo. 

bòlo fr. boi pillola: dal lat. bòlus e 
questo dal gr. BÒLOà massa o zolla di terra 
e metaf. disco {solare), che sembra tragga 
da una rad. bol nel senso di cosa rigonfia, 
rotonda, a cui appartiene l' ani. ted. bol. 
palla, capo, bolla {mod. bolle) bulbo, ci- 
polla, Vang.sojfs. bolla, ingl. bowl (fr. 
bol) coppa, della stessa famiglia di bulla 
bolla {cfr. Bulbo). Infarmac. dicesi per Pil- 



bólso 



169 -^ [bombànza 



loia. — È anche il nome di un'Argilla 
colorata da ossidi metcdlici, pingue, li- 
mosa, arrendevole e attaccaticcia: forse 
è cosi detta perché si presta ad essere ar- 
rotondata. 
Deriv. Solare detto di terra. 

bólso prov. bols cavallo boUo^fr, pousse 
bolsaggine j poussif bolso; dial. limosin, 

Sussà ansimare; sviz, bùi si tosse secca. 
>al lui. PÙLSUS nel senso di polso j di pal- 
pito, di battito delle arterie e del cuore, da 
PÈLLERE battere, che del resto potrebbe 
dare anche il senso di abbattuto (v. Espel- 
lere e Polso): propr. cui batte molto Varte- 
ria {lai. nimis pulsans) — Dicesi del 
cavallo quando tosse e difficilmente respira 
per avere malato o guasto il polmone; 
familiarm. anche di uomo che tossa, abbia 
colore smorto e sia debole nelle membra, 
e anche delle carni vizze e floscie; m^taf, 
detto delle parole Prive di nerbo, Vuote di 
senso. Detto di ferro Rintuzzato (ossia 
battuto) in punta o in taglio, lo che raf- 
ferma Petimo. 

Deriv. Bolsàggine; Imbolsire, 

bolzóne e bolcióne a.fr, q a.sp, bozon; 
prov, bossos; 6. lat. bùltjo, bùlcio (in 
antichi glossari tedeschi): d&lV a. a. ted, 
BOL.Z, mod. BOLZEN {ingl. bolt) sorta di 
dardo, che sembra conduca all'ani ted. bol 
palla, capo, cranio (affine al lat. bulla 
bolla e capocchia di chiodo onde il fr. Bou- 
lon = sp, Bollon chiavarda e in a.fr, 
anche bolcióne, — Sorta di freccia con 
larga capocchia in cambio di punta, ed 
anche Antico strumento di guerra, sorta 
di ariete da rompere muraglie; per similit. 
Quel ferro che porta in rilievo la effigie 
da imprimere nelle medaglie e monete; 
vale anche Moneta non corrente destinata 
a struggersi, come dire Moneta da sbol- 
sonare, ossia da rompersi col bolcióne, cioè 
con istrumento capocchiuto. 

DerÌT. Bolzonàre^ onde Sbolzonàre; Boncinèllo, 

bómba dal lat. bòmb\j8 =gr, bòmbos 
strepito (bombèin fare strepito) voce ono- 
matopeica dal suono bo, bom, che fanno 
le cose esplodendo con violenza, ond'anche 
Va,fr. bombàngb, bobàngb, prov, bobansa 
uMegrezza, giubilo: voci affini al Ut, bam- 
Béri, Utt, BAMBÉT brontolare, all'ani al, 
BÀBiNU tamburo {cfr. Barrito). — Grossa 
palla di ferro concava che empita di pol- 
vere e di mitraglia e lanciata per mezzo 
del mortaio, abbatte col suo p^o i più 
solidi edifici, e col suo scoppio reca infiniti 
danni; Jig. Fandonia, Millanteria, quasi 
cosa che scoppia con fracasso. 

« Tornare o Venire a bomba ». Espres- 
sione tolta da un giuoco di lotta, già usato 
in Firenze, detto del Pome oToccapomo, 
e che oggi vedesi in qualche modo ripro- 
dotto in quello fanciullesco detto e Birri 
e ladri » nel quale i ragazzi fanno a chiap- 



parsi e danno quel nome (forse perché un 
tempo indicavasi con una palla) ad un po- 
sto aeterminato e privilegiato, che è l'asilo 
o luogo d'immunità, ove torna e ripara, 
quan(r è stanco, quei che rappresenta la 
parte di ladro. Quindi Tornare a bomba 
vale fig. Ricondurre il ragionamento al 
suo primo soggetto, all'argomento d'onde 
è partito; Tornare a proposito; e « Stare a 
bomba > o « Non uscir da bomba = Stare 
al proposito. 

Doriy. Bombarda; Bombare onde Rimbombare; 
Bombane. Cfr. Bombànza; Bómbice; Bómbola (?). 

bombànza prov. bobansa; fr, bom- 
bance, b chance /raccw^o, millanteria, fra- 
stuono (v. Bomba) da bombare = rimbom- 
bare [ond'anche Bombarda] che tiene al 
lat, BÒMBUS rumore. — Voc, ant. Esulta- 
zione, Giubilo. 

Lo mio coraggio di baona speranza, 
Che 'n tale stato di bombànza sento. 

e appresso 

Di bombànza e di gioia sollazzare. 

(GuiTTOKE, Rime), 

Deriv. BUrbanza, 

bombarda da bombare per rimbombare, 
far rumore, con un suffisso àrdo come in 
Miliardo, Petardo, Spingarda, Vegliardo. 
— Pezzo d'artiglieria grosso, corto e d'as- 
sai larga apertura, ora disusato, che con 
grande strepito scoppiando slanciava un 
numero sterminato di palle. — Specie di 
vascello da guerra sul quale si ponevano 
de' mortai, per trarre bombe dal mare den- 
tro a una città. — Uno de' registri del- 
l'organo a suono grave e profondo. 

Deriv. Bombardaménto; Bombardare; Bombar- 
dazióne; Bombardièra; Bombar dière-o. 

bombardo e bombardóne da bombare 
fare strepito, risuonare (v. Bomba e cfr. 
Bombarda). — Strumenti musicali a fiato, 
di legno, di cui si fece grand' uso nei se- 
coli addietro. 

bombare 1. lo stesso che rim-bombàre 
e dicesi propr. dello Strepito che fa la 
BÓMBA spinta per l'aria. 

2. Famil, per Bere, da bómbo voce in- 
fantile mimetica con la quale i bam.bini 
chiamano la bevanda. 

bómbice corrisponde al gr, bómbyx da 
BOMBÈIN ronzare (affine al sscr, bham-bha), 
ond'anche bombyliós ogni incetto ronzante, 
ape e il lat, bombitàrE ronzare {cfr. Bom- 
ba). — Nome dato per eccellenza al Baco 
da seta, del quale tutti sanno il ronzio 
che fa con le ali quando, divenuto far- 
falla, cerca di deporre le uova. 

Deriv. Baco; Bambàgia; Basino; Bigatto; Bom- 
basina, 

bómbo b. lat, bómbum bevanda (nelle 
glosse d'Isidoro), che sembra voce onoma- 
topeica per imitare il gorgogliare del li- 
quido che scende in gola, affine al lat. bua, 
col quale, narra Varrone, i bambini so- 



bómbola] 



— 170 — 



[••••bóndo-s 



levano a' suoi tempi domandare da bere. 
Cfr* ffr, BÓMU08 strepìtOy ronzio^ bombyx 
itoria dì fiatilo^ BÓMBESIS suono {cfr. Bomba), 

— Voce infantile per Bevanda. 
D&riv. Bombare e oft*. Bómbola, 

bómbola dal gr, bombylb vaso col collo 
«trttio^ che alcuno connette a bombéin ri- 
nuonare^ rimbombare, forse perché fatto a 
somiglianza di qualche strumento musi- 
tale d 6atOp come potrebbe arguirsi dai 
derivati bómbvx specie di flauto, bomba y- 
LIOS pffferaro {cfr. Bomba)] ma che sem 
bra più corretto col Curtius mettere a paro 
col ffr. POsiPHÒLlx bolla adacqua e insieme 
connetterlo alla rad, bol =» pol, che è 
nello Tocì Bolla e Bollire; propr. vcwo c^c 
(tijfomiglta ad una bolla d*acqua. Lo Zam- 
baldi rìierisce questa voce a bómba nel 
senso di palÌKir eosa rotonda, lo che pecca 
di anacronismo, — Vaso di vetro a pancia 
rotonda e col collo corto e stretto da tener 
vino ed altri liquidi. 

bomprèsso dal Po/and bobospriet = te(£. 

BU(t8t'HlIvT = ilìf/LBOWSVRlT COmp. di BOEG 

curva tura j prora e SPRIET pezzo di legno. 

— Albero della nave che sporge obliqua- 
mente dalla prua. 

bonàccia prot\ bonassa; fr, bonace; 
«?. bonanza: corrisp. al b,lat, bonàcia 
da TtÒKts buono^ ond' anche lo sp, bonazo 
pacìfico^ opposto alPa. sp, malina tempesta, 
che trae da malus cattivo, — Lo stato del 
mare in calma ed in tranquillità, che i 
latini prendendolo ai Greci dissero malà- 
CJA, = malakìa da malakòs placido, tran- 
ùutìh, Fìg. Ogni sorta di buona e felice 
tortuaa. — « Affogar nella bonaccia » == 
Perdersi nella prosperità, trascurando le 
cose sue, 

DariT. BonticcMto = ohe è in bonaccia. 

boniiC€lo(iie) dal lat. bònus buono me- 
diante lina forma secondaria bonàceus, 
ond'anche lo j^/j. iìonàzo pacifico {cfr. Bo- 
«a^soia)* — Di buon naturale, Di buona pa- 
sta; Sempliciotto. 

Deriv. BonaccMtft <= tranquillo, placido. 

bonàrio dHl lat. bònus buono con una 
terminazione ÀRius propria di aggettivi. 
— Che ha benignità ai natura, Dolce, Sem- 
plice. 

DeriF. BùnQ.tiamh\te; Donar tetà, 

tianclarèlla il Caix lo trae da buccèlla 
(dìmin, di bucga bocca) pezzetto dì pasta 
dolce o altra gìuoiteneria e propr. boccon- 
cino^ allungato sull'analogia dei diminu- 
tivi in ARÈLLOj ERÈLLO, come Acqua- 
rello, Foch eretto ecc. (cfr. Buccellato ^ 
Boccone). — Pìccola frittella di farina di 
castagne, che si usa fare in Firenze. 

boncinèllo dfaisen. bolginello: alte- 
rato da HOUJINKLLO = BOLCIONÈLLO (come 

Ancìdere da Alcidere) dimin. di bol- 
ciójiB o BOLZÓNE^ che trae dal b. lat. bùl- 
CIO, Bi^LTio {ted. bolzen) dardo con capoc- 



chia (v. Bolzone). — Ferro bucato dall' un 
dei lati, e terminato all'altro con una ca- 
pocchia (a guisa dì boi ciane), il quale serve 
a infilarsi nel manico del chiavistello per 
impedire che si apra. 

••••bóndo-a Desinenza di aggettivi, cor- 
rispondente alla lat. bùndu8-a (= rÙN- 
dus-a) ed è forma nominale participiale 
del verbo, tratta dalla radice ariana bhù 
(=^r. PHO, lat, fu) che ha il significato 
generale di essere [sscr, bahv-ati] (v. Fui) 
p. es. Vagabondo = /a^ vagabùndus cTie 
è vagante ;Furibondo = lat. furibùndus 
che è furente, 

bòndola e bondiòla dal lat, bòtulus e 

*BOTIULUS =B0TÈLLU8 budello. — Diol, 

Specie di salsiccia di forma sferica, p. es. 
le Bondiole di Piemonte. 

bonétto-a prov. bonbta; sp, e port, bo- 
nete ; fr, e ingl, bonnet berretta, cuffia: 
dal b. lat, bonètus, bonnètus o bonnèta 
sorta di stoffa verde, di origine presumibil- 
mente orientale. — Berretto di panno alla 
civile (voce già usata dal Giambullari). 

bonificare dal lat bònu(m) buono e pi- 
care da FÀCERE fare, — Ridurre in mi- 
glior forma o stato ; ed anche Menar buono, 
che dicesi più volentieri Abbonare. 

Deriv. Bonificaménto non'bene scorciato in Bo- 
niflca; Bonificazióne, 

bonomia francesismo (bonhomie), che 
vale: Buona ed onesta indole e sembra 
l'astratto di bon homme onesV uomo, 

bónio dal^/opp.BOZu (altri scrive busso) 
propr. religioso, — Nome de' sacerdoti chi- 
nesi e giapponesi, della religione di Fo o 
Budda. 

bóniola dal tema del lat. bòtulus bu- 
dello (v. Buzzo e cfr. Bondola, Bondiola), 

— Voc. di dial. Ventre, Pancia. 
Deriv. Sbonzolàrsi, 

boote gr. BOOTE 8 bifolco da boùs bove, 

— Costellazione settentrionale, vicina al- 
l' Orsa Maggiore, formata di trentatré 
stelle: cosi denominata o perché abbia 
qualche somiglianza con un carro, o per- 
ché sia quasi custode dell'Orsa, come il 
bifolco della mandra. 

bòra contratto da bòrea (v. q. voce); che 
trova un raffronto nello slav. bùrja tem- 
pesta (v. Borea e cfr. Burrasca), — Nome 
col quale chiamano a Trieste il Vento im- 
petuoso e glaciale di tramontana. 

borace e borràce fr, borax; sp, bor- 
rax, borrai : d&ÌVarab, pers. bóraq o bù- 
RAQ nitro, che si riconnette all'eòr. borak 
bianco. — Specie di nitro fossile, chiamato 
dai Greci crisocolla, e che serve a saldare 
i metalli ed a facilitare la fusione (v. Cri- 
socolla), n borace una volta veniva in Eu- 
ropa soprattutto dai paesi asiatici. 

Deriv. Boràcico; Boracele; Bòro onde l'abeti. 
Bòrico. 

borbogliare cat, e 6fp. bor bollar; port. 



liIHUUiii ipiUH 



borborìgrmo] 



— 171 — 



[bordàre^ 



borbolhar, borbulhar bollire a scroscio; 
fr. {dial, picara,) borbouller mormoreg- 
giare; (celto-gael. borban mormorto). Voce 
onomatopeica formata dalla duplicazione 
del suono bor o bol, che fa 1 acqua in 
bollire e Paria passando per l'intestino 
[cfr. Borbottare, Borborigmo, Burbero?), 
Altri la dice forma diversa di gorgo- 
gliare. — Il Rumoreggiare dell'aria ne- 
gl'intestini; ed anche Mormorare: * La 
gente udendo questo, chi mormora di qua e 
chi borboglia di là > (F. Sacchetti, Nov. 32). 

Deriv. Borbogliaménto; Borboglio, 

borborigmo gr, borborygmòs da borbo- 
rìzbin gorgogliare, voce formata per ono- 
matopea {cfr. Borbogliare). — Cosi dicono 
i medici quel rumor sordo che si fa sen- 
tire nell'addome per spostamento di gaz 
contenuto nel canale intestinale. Il Redi 
preferisce dire Borbottamento, Borbottio, ed 
oggi dicesi più spesso Borboglio. 

borbottare e barbottàre a.fr, b orbe- 
ter, dial. picard. borboter; sp, borbo- 
tar: voce affine a Balbettare e formata 
per imitare il suono indistinto che esce 
dalle labbra di chi mormora fra' denti (cfr. 
Balbettare, Borbogliare, Borborigmo). 

Brontolare fra sé con voce confusa e 
sommessa; o, come altrimenti potrebbe 
dirsi, sotto la barba, la qual voce ha influito 
per dare la forma Barbottàre; Far con- 
tuso rumore come di voci indistinte; Re- 
citare sotto voce; Dicesi per similit. il 
Tuonare prolungato e lontano. 

Deriv. Borbottaménto; Borbottano; Borbottio; 
Borbottdne. 

borbottino vaso di vetro col collo lungo 
e ritorto, che nel versare il liquido conte- 
nutovi par che borbotti gorgogliando (v. 
Borbottare). 

bòrchia fr. boucle; valac. boglariu. 
Allo Storm pare il riflesso del lat, bùc- 
CCLA (come rimorchio lo è di rkmùlculum), 
che ritrovasi in altre lingue romanze [fr. 
boucle, ant, bocle, blouque; prov, bo- 
cla, bloca; a.^i?. bloca] nel senso di guar- 
fiitura di bronzo in mezzo allo scudo; lat. 
BÙCTLA scuTi (in Isidoro), ond' anche il 
fr. bouclier brocchiere {cfr. Brocchiere e 
Buccola). Il Diez lo vuole da bùlcula = 
BULLÀCULA supposto diminutivo del lat, 
BULLA {a.a,ted. solca) bolla, che ebbe pure 
il significato di borchia; ed altri lo con- 
giunge a bròcco, o al gr. pòrkbs anello, 
^ehio [e precisamente quello che serve 
a fissare nell'asta la cuspide della lancia): 
ma lo Storm solo è nel vero. — Scudetto 
colmo di metallo, che serve a vari usi e 
sempre per ornamento. 

Deriv. Borchiàio; Borchiétta: BorcMna; Bor- 
ditene. 

bérda lo stesso etimo di bórdo specie di 
Uìa. — La maggior vela nelle galee dopo 
il bastardo. 

bordàglia ha comune l'etimo con bórdo 



(di bastimento), quasi ciurmaglia {y. Bordo). 
— Quantità di gente vile ed abbietta, Mar- 
maglia, Canaglia. 

bordare da bordóne, che probabilmente 
in origine si disse bórdo (= prov. bórt-z, 
a.fr. borde) nel significato di bastone (v. 
Bordone), — Percuotere, Bastonare; anti- 
camente Giostrare con lancia e spada (nel 
qual senso però è verosimile sia contratto 
da bigordàrk). — Dicesi anche per fare il 
bordo o contorno a una cosa. 

Deriv. Bordatura. 

bordata propr. Girata di bórdo di una 
nave per prendere il vento da banda^ 
quando soma contrario; indi il Cammino 
cne si fa in tal guisa bordeggiando: onde 
le maniere « Correre una bordata » e Te- 
nere una bordata ». — Vale pure Scarica 
di tutta l'artiglieria di un lato del va- 
scello, lo che fare dicesi « Mandare o Dare 
una bordata ». — e Prendere la bordata » 
=» Indirizzare il corso della nave, e fig. 
Prendere con velocità il cammino verso 
un luogo; che pur dicesi Prender l'abbrivo, 
bordato^ bórdo piti antic. Alcuno da 
bordóne per bastóne, il cui positivo è 
in origine bórdo (v. Bordare) e quindi 
tela tessuta a righe simili a bastoni, al 
modo stesso che dicesi anche Vergato, 
Vergatino, quasi tessuto a verghe. Meglio 
però e più sicuramente dallo sp. bordar 
=/r. border {ted. bordirbn) filettare, li- 
stare, gallonare (v. Bordo). Però è utile 
rimarcare che questo nome designò anche 
una specie di fitto panno di lana prove- 
niente dall'Egitto, - arab, bord - che il 
Bocthor traduce per bordo (Devio Heise) 
e d'ondo lo sp, burdo grossolano detto di 
stoffa e BURDALLA pecora con ispido vello, 
— Specie di tela ordinaria tessuta a righe. 
Cfr. BordelUno = veste di tela vergata. 
bordeggiare fr. bordayer; sp, bor- 
de ar. Navigare contro vento voltando or 
l'uno or l'altro bórdo o fianco della nave; 
fig. Destreggiare (per la terminazione v. 
Boccheggiare). 

bordèlla v. Bordello 2. — Bestia grossa 
e fresca; fig. Ragazza giovane e robusta 
(voce del contado senese). 

bordèllo 1. prov. e /r.bordel; »p. bur- 
del; port, bordól: da un b,lat. borda = 
prov. e cat borda, a,fr. borde {ingl. bord) 
capanna, baracca, tugurio di tavole [me- 
diante una forma dimin. '•'bordèllum] ed 
esso dal germanico: a, nord ted, e ang. sass^ 
BORD {ingl, board) = a. a, ted. bort, {mod, 
brett), got, BAÙRT cho cfr. col colto: irl. 
e gael. bórd, cimb. brwdd <w«£. tavola [che 
si dipartono da una radice affine a quella 
del sscr. pi^th-ù = zend. pbrbthu, ted, 
BREiT largo, stesoli : quasi tugurio fatto di 
assi, tabema (v. Piatto e cfr. Bordo). — Lu- 
panare, Postribolo, e ^^r. vitupero, ed anche 
Chiasso, Frastuono, quale suol farsi nei 



bórdo] 

luoghi di mala vita, onde il modo € Far 
bordello » per Fare gran rumore. — « A- 
vere un pie in bordello e l'altro allo spe- 
dale > dicesi di chi è vituperoso e men- 
dico. Si disse anche < Andare al bordello > 
per Andare in malora: lo che risponde a 
una frase plebea tuttora in uso nel me- 
desimo significato. 

Deriv. BordeUàre e Sbordellàre; Bordellière. 

2. Voce usata nel contado senese per de- 
signare un Giovanetto, che già comincia 
ad essere buono al lavoro: e dicesi anche 
Bordella al femminile. Sembra ad alcuni 
corrotto da bardèllo supposta voce for- 
mata sulla stregua di bàbdòtto (v. q. 
voce), ma invece è più regolare trarlo dal 
lat. BÙRDU8 =» BÙRDO mtUOf ond' anche il 
sarà, hixrdxx bastardo: quasi muletto: che in 
origine dev'essere stato applicato a bestie, 
<ìome lo è tuttora al femminile {cfr. Bor- 
done). — Bambino o ragazzotto grosso e 
fatticcio. Al femm. e Bordella » Bestia 
grossa e fresca. 

Deriv. BordelUno; BordeUòtto, 

bórdo sp,eport,hoT do, borde; /r.bord, 
borde {rum, boarte cornice): dal germa- 
nico: a.a.ted. bort = ang. sass. bord estre- 
mità , margine, anche di un bastimento [af- 
:fine all'a.a. terf. brort, prort estremità, 
corno, spigolo, borto nastro, all'aw^. sass. 
BRORD cuspide, alVa.scand. brodvr punta, 
pungolo {cfr. Bordont)] intomo a cui si 
aggruppano anche lo sp. bordar = /r. 
border {ifigl. border) orlare, guarnire, 
gallonare, filettare, e in spagnuolo anche 
ricamare, che in francese dicesi con altra 
parola b roder, cat. b rodar. Però riferito 
a nave alcuno preferisce dare a Bordo lo 
stesso etimo di Bordello, cioè dal germ. 
BORD asse, tavola (v. Bordello), quasi dica: 
lavoro fatto in tavole, tavolato ed anzi si 
pretende ancora che il senso generico di 
orlo, margine, sia stato detto per compa- 
razione col bordo di bastimento. 

1. Estremità, Margine, Orlo {fr. bord); 
Frangia, Lista {fr, borde). 

2. Tutta quella parte del vascello che 
dai fianchi sta fuor dell'acqua {fr. bord) 
onde € Nave d'alto o di basso bordo » se- 
condo che trattasi di grossi vascelli o di 
piccoli navigli. 

Deriv. Bordàglia; Bordare; Bordata; Bordeg- 
ifiàre; Abbordare; Babórdo. 

3. Una volta designò anche una Specie 
di tela panno, forse lo stesso che poi si 
disse BORDATO (v. q. voce). 

bordonale v. Bordone. 

bordóne prov. bort(z), bordon(s); a.fr. 
borde, bourt, mod, bourdon; sp. borde, 
bordon; por^ bordfo: alcuni dall'a. ^rcrm. 
BB-HURT asta, lancia (v. Bagordo), o bord 
<isse, tavola {cfr. Bordo): ma invece dal 
tardo lat. bùrdus o bùRDO - acc. buìIdò- 
i^BM - mulo (Diez), a cui il pellegrino as- 



— 172 — [bordóni 

somigliò il suo bastone, e che il Gachet 
crede appartenga alla numerosa discen- 
denza del germ. bbran = got. bàiràn por- 
tare (v. Fero). — Lungo bastone già usato 
dai pellegrini in viaggio per appo^iarsi. 
Per similil. Cosa lunga e tondeggiante a 
guisa di bordone ed anche Grossa trave 
a sostegno di un palco, detta una volta 
anche Baccanale. Si disse ancora sempre 
per simUit. Quella canna o corda più grossa 
(come un bordone) degli strumenti musi- 
cali, che fa il basso continuo in una me- 
lodia: onde la frase « Tenere o far bor- 
done », che vale Accompagnare colla voce, 
facendo il basso, [conc col /r. bourdon pec- 
chia, BOURDONNBR ronzare onde a. inai. 
bourdon, gad. bourdan ronzio\, fig. Se- 
condare alcuno; e l'altra « A tutto bor- 
done > = A gola aperta e flg. Senza limiti, 
senza ritegno. 

Deriv. Bordare = bastonare; Bordoncino. 

bordóni diconsi gli Spuntoni delle ali 
degli uccelli, i peli ritti : perché, osservano 
alcuni, scherzevolmente paragonati a ba- 
stoni (v. Bordone): ma invece dal germa- 
nico: ang. sass. brord, a. scand. broddr 
punta, pungolo che cfr. coU'a. a. ted. brort 
PRORT estremità (v. Bordo), — « Rizzarsi 
i bordoni, o Venire i bordoni » si dice per 
Raccapricciarsi. 

bordura dal fr. bordure {ted, Bordi- 
rung) da border orlare, guarnire (v. Bor- 
do). — Ciò che guarnisce la estremità di 
qualche cosa; Orlo, Guarnizione. 

bòrea lat. bòrea dal gr. borea s, che al- 
cuno ravvicina a ÒROS monte, altri al- 
l' aroò. BOOR neve, — Vento freddo del 
Nord, che rispetto all'Italia e alla Grecia 
spira dai monti, onde pur si conosce col 
nome di Tramontana. I Latini lo chiama- 
rono anche Aquilone. 

Deriv. Bòra; Boreale; Bòria (?). 

borghése prov. burgues; fr, bour- 
geois; port. burguez: dal b.lat.Bvnovs 
nel senso di città (v. Borgo), mediante un 
aggettivo BUROÈNSis. — Lo stesso che 
Cittadino. 

Deriv. Borghesia, 

borgiòtto Lo stesso che Brogiotto (v. q. 
voce), sorta di fico. 

bórgo prov, borc(s); a, fr. bore, mod. 
bourg; sp. e port. burgo: dal b.kU.BjJR- 
GUS introdotto nel iv secolo, e questo dal 
germanico [come trasparisce anche dalla 
pronunzia dura della voce borghese = 
jjorf. burguez; prov. borgues; a.fr.hor- 
gois, di ironte alla dolce o latina di bor- 
GB8B = «p.burges, port.hvLrgeì, fr,mod. 
burgeois] e precisamente dall'a. a. ted. 
BURG {got. bàurgs, celt. borg) luogo for- 
tificato, baluardo, castello, riparo : da ricon- 
giungersi insieme a bbrge asUo a bergan 
= mod. BERGEN (= got. BAf rgan) coprtrcy 
proteggere e forse anche affine aigr, pyr- 



borgogrnòttaj — 173 



[borraccia 



oos (voce probabilmente venuta di fuori) 
che pur vale fortezzay città munita, turrita. 
Il significato fondamentale vuoisi sia quel- 
lo di serrare, quale ritrovasi nel Ut. bruk-Ù 
terrò, stringo, affine al^r.PHRÀG-NYMi^cmo 
assieme, chiudo, assiepo (v. Farcire) : propr. 
città chiusa, munita, fortificata. — Oggi vale 
Riunione di case, specialmente fuori delle 
mura di una città, formante come un vil- 
laggio e che propr. direbbesi Subborgo; ed 
anche Ck>ntrada di una città. 

Deriv. Borgése (dial.); Borghése,' BorghUto; Bor- 
ghéUo; Borghicciuòlo; Borghigiano; Borgomastro; 
Borgiiccio. 

borgognòtta Sorta di celata che copriva 
solamente la testa, detta anche Borgo- 
gnone, con ferro che scendeva sopra il 
naso, il cui uso venne di Borgógna {lat 
Burgundia). 

borgomastro dal ted. BCrgermbister 
composto di BURG città e meister signore. 

— Titolo del primo magistrato di alcune 
città della Germania, della Svizzera, del- 
l'Olanda e delle Fiandre. 

bòria dall' a. a. ted. burjan (= mod. em- 
pOren) inalzare da bor altezza, alfine al 
yot. BAÌRAN portare (v. Fero). Altri dal lat. 
BÒREA vento o da vapor vapore mediante 
ima forma aggettivale vapòrba. — Vana- 
gloria altezzosa. Ostentazione vana. 

Deriv. Boriàre; Boriarsi; Borióne; Borióso; 
onde Borios^to; Boriosino; Boriosità; Boriitccia- 
Htsa. 

borìcco da bórra ammasso di peli la- 
nosi; altri identifica con buricco asino: 
quasi /aito della pelle di questo animale. 

— Cappotto di peli di lana. 

bòrni Sembra avere comune la origine 
col fr. BORNE termine, confine (v. Bodola). 

— Quelle pietre sporgenti che s'impian- 
tano a riparo dei muri ; per simUit. Scogli 
e Sassi che risaltano in fuori del monte. 
Voce usata dall'Alighieri nel canto XXVI, 
14, deWInfemo. 

bòrnia v. Bomiolo. 

bòmiolo e bórgnolo forma dimin. dal- 
VatU. BÒRNIO o BORONO {fr. borgnc) cieco 
da un occhio, losco, di corta vi^ta. — Vale 
dato alla cieca e dicesi di giudizio o di 
sentenza spropositata. Di qui il sost, « Bòr- 
nia » Racconto lontano dal vero, e * Bor- 
niòla o Bòrniola » per Castroneria, Er- 
rore massiccio. 

bòro Nome dato dai chimici a un Corpo 
semplice, che combinandosi coli' ossigeno 
costituisce l'acido borico, cosi detto per- 
ché si estrasse dal borace. 

Deriv. Bòrico, 

bòrrji sp, e prov. borra; fr. bourre: 
dal h, lat. bórra, che ebbe principalmente 
il senso di veste grossolana, da cui il de- 
riv. borrAtium {prov. borras, fr. bour- 
RAS) panno grossolano [che nondevesi con- 
fondere col tardo lat. burrae inezia, qui- 
squilia, ciancia e propr. vaniloquio, che è 



congiunto alla rad. bar di bàl-bus bal- 
buziente, e dell'ani, «^av. bubati per bul- 
BATi esser bleso]. — Cimatura e Tosatura 
di panni lani e anche Ammasso di peli che 
serve a imbottir basti e ad altri usi. Ftg. 
Cosa di poco pregio e superflua, che serve 
come di ripieno, specialmente nelle scrit- 
ture e nei discorsi (cfr. il ted, zotte bioc- 
colo di lana, e zote discorso o motto triviale). 
— € Borra » si usa anche per Forza tanto 
fìsica che morale, nella maniera familiare 
< Non aver più borra » come dire Non 
ofBrire resistenza per mancanza di ripieno^ 

Deriv. Borraccina: Borràggine; Borràna. 

Gomp. Abborracciare; Abborràre; Sborrare. 

Cfr. Borraccia. 

borraccia corrisponde e fa capo allo sp. 
BORRÀCHA otre da vino [donde borracho 
ubriacone, borrachear bere senza misurò] 
e si riannette al b. lat. bórra ammasso di 
lana, di peli lanosi (v. Borra), donde lo 
sp. BÓRRO montone di più d*uno e men di 
due anni, a corto pelo, burro e borrìno 
asino; per cui sembra che il primo signi- 
ficato di borracha sia stato quello di 
otre di pelle, finisco di cuoio, affine allo sp. 
BURJACA «occo di cuoio dc^ mendicanti. 

Sorta di fiasca da portarsi in viaggio^ 
usata dai viaggiatori e soldati. 

borraccina Nome comune di tutti i mu- 
schi che crescono ne' luoghi umidi e om- 
brosi e specialmente ai piedi degli alberi, 
dei quali servono a tenere umide le ra- 
dici: cosi detti da bórra, a cagione della 
loro apparenza di vellutata peluria. 

borràna rum. borantzà; prov. borra- 
ge-s; fr. bourache; »p. borraja; port.^ 
borragem. Erba comunissima con fiori 
ordinariamente turchini, che si coltiva ne- 
gli orti e serve di cibo, nonché a vari usi 
medicinali : cosi detta per la somiglianza 
che ha colla bórra quella peluria che la 
riveste, al modo stesso che i Francesi di- 
cono BOURRE anche la peluria che riveste 
la gemma della vite. 

borràgine, borràggine È la borrago of- 
ficinalis di Linneo e risponde al volg. Bor^ 
rana (v. q. voce). 

bórro prov. bauri; sp. buron (in Val- 
de-buron). Affine per alcuni al ted. Bor-st 
rottura, spaccatura, fesso, frana fda ber- 

STEN {ant. BRÈ-STAN) p. p. GE-BOR-STEN 

rompere, crepare, aprirsi, congenere a brb- 
CHBN rompere - v. Breccia] ma che il Mu- 
ratori, colpendo più giusto, crede alterato 
da bótro (v. q. voce). — Luogo scosceso, 
ed incassato, dove, quando che sia, scorre 
l'acqua. 

Deriv. Borratlllo; Burróne (=modan. budrióne} 
via stretta e affossata. 

bórsa a.fr, borse, bourse: sp.eport^ 
bolsa; prov. e cat. bossa; b.lat. bursa: 
dal^rr. byrsa o bùrsa pelle, che credesi 
provenire dal fenicio. — Sacchetto di va- 
rie foggie, in origine di pelle, per tener 



boriacchino] 



denari e per altri usi; mttaf, vale anche 
Danaro, Facoltà pecuniaria, Liberalità, 
Sussidio; per similit. Enfiato, Saccaia. 

€ Borsa (dei mercanti) > è chiamato II 
luogo dove radunansi i commercianti per 
trattare dei loro negozi ; e l'origine di tal 
nome si è voluto trarre da Burges, città 
della Fiandra, che fu il banco principale 
della lega Anseatica; altri dalla piazza 
ove in quella città convenivano i mer- 
canti e che sarebbesi detta della Borsa, 
dalla casa di una nobile famìglia cosi co- 
gnominata, la quale aveva per arme tre 
borse, onde poi questo nome particolare 
sarebbesi esteso ad ogni luogo consimile. 

Deriv. Borsaiuòlo; Borsàlé; Borsata; Borsello; 
Borsétta; Bor ticchio; Borsiglio; Borsone; Imbor- 
sare; Sborsare. Cfìr. Borzacchtno. 

boriacchino fr. brodequin; sp, bor- 
cegul: dal fiamm, brosbken e più antic, 
brosekIn dt'min, di broos apecì'e di calzare, 
che il Diez congiunge al gr, byrsa pelle, 
cuoio (v. Borsa), alla stessa guisa che il 
ted. LERRSB stivale sta a lber (= leder) 
cuoio. Il Dozy invece ritiene che questa 
voce sia alterata àalVant.port. morseqitil 
e M08EQUIL, dall'araò. sbrquì cuoio di un 
certo montone chiamato sbrq, colPaddizione 
del prefisso pori, mo, poscia cambiato in 
BO. — Calzaretto che arriva a mezza 
gamba {v. Borsa). 

boscàglia fr. bocage per boscage; sp. 
bocaje; b. lai. boscàgium: dal b. lai. 
BÒSCU8, onde si fece la forma boscàtica 
e quindi Boscaglia. — Luogo boscoso piut- 
tosto vasto. 

Deriv. Boscagliàccia; BoscagU<f80. 

bòsco prov. boscs;/r. bois (che vale 
anche legno); sp. e pori, bosque: dal b. lai. 
Bòscus e Buse US, che il Canello trae dal 
gr. BÒSCHOS pascolo {cfr. Proboscide), d'onde 
poi sarebbe derivato il senso di luogo sel- 
vatico, selva (alla pari del lat. nèmus): ma 
prima di lui il Grimm suppose derivasse 
dal germ. buwIsc legno (torma ipotetica 
tratta da bùbn, mod. baubn, costruire)^ di 
cui sarebbe stato primogenito il mod. 
busch = oZand. boscii macchia, boschetto, 
che però mai ha significato di legno da co- 
struzione. Lo Scheler quindi sull'orma più 
sicura dello Storm, cui spetta il merito 
della verosimile ipotesi, prendendo motivo 
dal fr. BOIS che vale anche legno, ritiene 
che abbia origine dal lat. bùxus, bosso (fr. 
buis) ond'anche il fr. buche {ant. buIssb, 
busche) legna, bouquet (ant. boschet) 
mazzo di fiori, cespuglio, macchia cespu- 
gliosa, BUissoN =it. BUSCiÓNE, non es- 
sendo fuori del naturale che dalla specie 
siasi fatto passaggio al genere, come nel 
gr. DRYS quercia e poi albero: e per con- 
seguenza bosco sarebbe gruppo, quantità 
di alberi (v. Bosso). — Luogo pieno di al- 
beri selvatici e anche di alberi cedui per 
uso di bruciaglia. — Bosco differisce da 



— 174 — [bòsso 

Selva, che per lo più comprende alberi di 
alto fusto per costruzione: da Boscaglia 
che è bosco grande o più boschi uniti in- 
sieme: da Foresta, che nel comune lin- 
guaggio esprime una vasta estensione di 
terreno incolto, in cui allignano piante 
selvatiche di ogni sorta non ancor tocche 
dalla mano dell'uomo: da Arboreto, che è 
luogo ove sono alberi riguardati comune- 
mente come produzioni artificiali. 

Deriv. Boscàglia; Boscaiòlo; Boscaricclo e Bo- 
scheréccio: Boschétto; Boschivo; Boscóso; Dibo- 
scare; Imhoscàre-ire; Sboscare. 

Cfr. Buscare; Buscióne. 

bòsso {pronunzia senese con o stretto) 

sp. boj, box; pori, buxo, prov. bois; 

' fr. buis; (ted. buchs, bux): lat. bùxus e 

I BÙXUM, dal gr, pùxos, che vale lo stesso, 

! e si riconnette al pers. baxas {fr, bois) 

legno (v. Bosco). — Pianta nota di perpe- 

1 tua verdura, onde in Toscana chiamasi an- 

I che Verde {Buxus sempervirens di Linneo) 

I e del cui legno durissimo si fanno arnesi 

di molte maniere; per metonimia Strumento 

musicale fatto di bosso (cfr. Oboe). 

I Deriv. Béssolo. Cfr. Bòtola {?); BusséHo; Bue- 

i sola; Basta; Busciéne; Pisside. 

bòssolo e bl&ssolOy ant. bussilo, onde 

I il luce, imbussilare: dal b.lat. bùxida 
= gr. PYXIDA scatola (come trespolo sta a 

I TRESPiDA e nap. truvoloa tùrbidus) da 
BÙXUS bosso, ed Anche oggetto fatto di que- 

j sto legno (v. Bosso): trasformatosi per imi- 

I tazione dei diminutivi in ÙLUS e per sim- 
patia tra L ed o. — Lo stesso che Bosso; 

j Vasetto fatto di bosso (presa la materia 
per l'oggetto) ed estens. anche di altro 
legno o materia; Vaso ove si conservano 
danari; Vaso da raccòrre i partiti nei con- 
sigli ; Vaso ove si mettono i dadi gio- 

' cando. — « Bossolo » fu detta anche la 

: Bussola nautica. 

' Deriv. Bossolétto; Bossolòtto; Imbossolare e Im- 
bussolare; Scombussolare. 

Cfr. Bussola; Busta e Pisside. 

1 bòsta cfr. col 2^^f>^' boissa, bestia = 

I a.fr. boiste, mod. boite, pori. boeta«ca- 
tola, che il Diez trae dal^r. pyxida, d'onde 

' il boss. lat. BÙXIDA scatola (accorciato in 
bux'dia, bustia), ond'anche lo sp. buxeta, 
bujeta, prov. bosseta, fr. bossette. 
— Dial. dicono in Siena l'Involucro di un 
certo miscuglio formato di sangue e grasso 

, di maiale cotto con aromi, il quale invo- 
lucro è precisamente il sacco dello stomaco 
dell'animale stesso, spogliato della sua in- 
terna membrana. Questa maniera d'insac- 
cato in Siena è detto Buristoin cuffia. 
botànica dal gr. botane pascolo, erba e 
nel primo secolo dell'era volgare in Diosco- 
ride pianta, che trae dal verbo bòskein 
pascolare (v. Pascere). — Ramo della sto» 
ria naturale che abbraccia lo studio dei 
vegetali. 

Cfr. Botànico = Attinente ad erbe, e sost. Co- 
noscitore di piante, Studioso della botanica. 



boto] — 175 



flidttÀcclO 



boto sp. e pori, boto ottuso, stupido ; 
pr&v, boti; rum. bu taci u. Dicesì in To- 
scana, e lo disse il Lippi nel Mcdrruxntile, 
di Uomo stupido e buono a nulla, tratta 
la similitudine (insegna la Crusca) da 
quelle immagini di cera a mani giunte e 
in atto di orare, che si attaccano nelle 
chiese da chi ha ricevuto qualche grazia, 
dette VÓTI e ^t corruzione boti. Però 
questa spiegazione piana e modesta non 
appi^ che r italiano e quindi giova me- 
glio attenersi al got» bauths stupido, che 
confronta coWoland. bot, dan, but ottuso, 
lotico, ed ofire il senso di uomo di cervello 
grosso e tondo, che è quanto dire imbecille 
(v. Bozza e cfr. Bozzo e Bozzone). Anche 
nel celtico vi è il cimò, bot, both (a. scand. 
bCtr) che vale corpo rotondo, ottuso, e il 
goLl. baodh, baoth sciocco, folle, ma la 
Toce gotica merita l'onore della paternità. 
— Si usa anche il dimin. e Botàcchiola » 
per Sempliciotta, Scioccherella. 

bòtola V. Bodola. 

botolàre v. Butolare, 

botolo dal lat. pùtus o pòtus in senso 
^piccolo, mediante la probabile t'orma di- 
minutiva pùtulus, pòtulus (v. Putto)', 
solo in mancanza di ciò potrebbe pensarsi 
alla rad, bot [comune nel celto e nel ger- 
manico] col senso di corpo gonfio, rotondo 
che anche nel latino ha dato bòtulus 
budello, ed a noi le voci Budenfione, 
Butifione, Buzzo ecc. (v. Boto). — Cane 
piccolo, per lo più abbaiatore e ringhioso ; 
fig. Uomo stizzoso e maligno, ma impo- 
tente a nuocere. 

Botoli trovo poi venendo in giuso, 
Biiighiosi più che non chiede lor possa. 
(Dante, Parg. 14, 46). 

bótro cfr. dial. bergam. e bresc. buder 
voragine; rum. huìnr a. profondità: dal ^rr. 
BÓTH-Ros (= bòth-ynos) fossa, dalla ra- 
dice europea badh o bad scavare ond'an- 
che il let, bed-ìt scavare, bed-re grotta 
e il lat. FÒD-ERE (per phòderb, bòdere) 
fcavare [cfr. Fosso, Bottino ?). Altri pensa 
conciliare col gr. butiiòs (= byssòs, ba- 
THÒs) profondità (v. Abisso). — Sinon. di 
Borro; vale Fossa e Fosso ed è voce con- 
tadinesca. 

bòtta 1. sp.Qport. bote; fr. botte: dal 
germanico: ol<ind. bots {celi, bith) colpo, 
vtrto, che confronta colP ang. sass. beatan 
{ingl. to butt) =« a. a. ted. BÒZAN urtare, 
ond' anche la voce Buttare (v. q. voce), 
congenere al lat. bàtuo battere. — Percossa, 
Colpo dato con arme o col pugno o simili. 

Deriv. -Bottdto che equivale a Botta, ma si usa 
per lo più^^. nel senso di Motto pungente; Bòtto 
Colpo repentino. 

2. È pure il nome di un Rettile anfibio 
tra il rospo e la rana (a. /r. botte, boz), 
«d in tal caso vuoisi tragga per aferesi 
dal lat. rubèta, che vale il medesimo : (da 
RUBBU8 róvo, perché vive negli spineti): 



però non è inverosimile che abbia comune 
con Bótte la radice bot nel senso dì gon- 
fiezza, ond' anche la voce « Bottacci pòlo », 
che vale Grosso e nano e come sost. Piccolo 
enfiato che viene in bocca quando c'è in- 
fiammazione, e presso gli Aretini anche 
Pedignone o Gelone (cfr. Boccia, Boz^o, 
Bozzo, Buzzo). 

bottàccio dal b.lat. butta botte iwediant© 
un agg. *buttàceus. — Barletta, Fiasico 
(per vino). — I mugnai chiamano cossi il 
Luogo dove si fa raccolta dell'acqua die 
dà moto alle pale della ruota. 

bottacciuòlo V. Botta. 

bottàglie formato sul fr. botte = fiam. 
BOOTJE, tngl. BOOT stivale (v. Botte^. — Sti- 
vali o stivaletti di cuoio per difendere le 
gambe per lo più dall'acqua e dal fanjsjo. 

bottarga e buttàrga sp. bota^ra; fr, 
boutarque: dall' araò. btthar-ka, cho 
vale il medesimo e che secondo il (Juatre- 
mère si compone dell'ani copt. bu e fjr. tà- 
RICHOS o TÀRICHON pescc disseccuin, njit- 
micato e salato. — L'ovario del muggine 
conservato col sale e al fumo, eli e snerva 
di eccellente companatico. Anticauif^nte la 
si disse anche Bottagra e Botta fica. 

bottata V. Bottxt. 

bótte prov. cat. sp. e port. bot a (ondt* bo- 
tella, botelha); a. fr. hot e, mad. boute 
(onde bouteille); rum. bota, buta;(fF«f. 
ted. butinna e putìna, mod» blltte, 
butte; ang. sass. butte, byt ofrt^; ìiujL 
butt; celto \island.\ bytta): dal h. ht, 
BUTTA, che vuoisi tragga dal tnrdo ffr. 
boCtis, BOÙTION, boÙtinon vaso rinnrìti^ 
che potrebbe forse legarsi al classico irò, 
BÙzo riempio, ma che è più verosimile 
trovi la sua ragione nella radice spiccalii^- 
sima nel celto e nel germanico i^nT-nuTi 
che ha il significato di cosa gonjl't e. ro- 
tonda, qual'è nel cimbr. bot, bòtm corpo 
rotondo, nel vallon. bot' smussalo, ttilHjfo^ 
neìV oland. bot {= ani. nord. ted. iiCtr) 
corpo grosso e ottuso, ceppo, a cui |iar si 
connetta anche lo sp. boto spunta fo icfr. 
Boto, Botta, Bottone, Bozza, Buzzo). — Va- 
so di legname, cilindrico e corpai'ciuti>, 
ordinariamente di grande proporzionp, per 
serbare vino, liquori. — [Questo vol alzilo 
in parecchie lingue significa calzaiitnì, ati- 
vale {celio-gael. hot; fiamm. bootjOi inqL 
boot; fr. botte) por una similitutlino fa- 
cile a comprendersi coll'o^rc, che è di tnioio 
{cfr. Bottaglie)]. 

Deriv. Bottàccio; Bottacciuòlo; Bottàio-ro; Dot- 
ticUla; Botticfna; Bottiglia; Bottfno (?); hnbomrt; 
Imbottire. Cfr. Bottóne. 

bottéga di'oZ. na/?. potega, «/c^putigaj 
prov. e cat. botiga; fr. boutique; sp. 
botica; port. botiga: dal gr. ArrnnfeKE 
granaio, magazzino, composto delln ptirtic. 
APÒ (= lat. ab) da, che involge la idea di 
separazione e théke ripostiglio, da tìthk- 



bottigrUa] — 176 



[bòra 



i 



MI pongo - rad. sscr, dha porre (v. Teca e 
(ifì\ Ipoteca). — Cosi in Eintìco si disse un 
luogo destinato a riporvi ogni specie di 
oggetti, e nel medio evo si appUcò n si- 
gli ificar e Bottega da speziale; onde il fr, 
npothìcftire «pestala. Oggi valer Stanza, 
per lo più a t-erreno, dove gli artefici la- 
vorano i mercanti vendono le loro merci. 
Deriv, Botteoàio^a; BoiUffììntef BoUeghCnO'a ; 

hotii^UH prof^. botelha:/r. b onte il le; 
sp. bollila e h o ti j a : dal fnt. medioev, BU- 
TÌcrTLA (iimin. di ml'tta t> bì'jtta, torta 
di ta$o (grande (v. Botte). — V&so di ve- 
tro o di' terra in forma di botK^ia, per 
conservare vini scelti o liquor L 

DtìTiv. Bottiglièri; Bùttiglitrfa. 

bottina 1. fr. butin; «p. butin: dal 
germanico: *ea«rf. bytin; med.alt.ted. bÙ- 
TKN. HirTE^ mnd. HKUTEt int/L HOOT^" preda. 
— Preda dai soldati fatta in guerra in 
paese nemico- 

Derìv. DotUnàre ondo Abbotitnàre. 

2. Nel senso di Ricetto d'acqua o di soz- 
zure* alcuno lo annette al r/r, nòTUVNOS 
/osto (che non avrebbe intermedio latino) 
aiiìne al Jat. pt3teur pozzo (v. Botro): ma 
l'rt. a, i^rf, BUTiy =5 rtnj7. JfMJfif. hydkNt che 
valgono lo stesso e son riferiti dal Diez 
coìne con fungenti air anc^. jfa^if. butte, 
BYT uojfo ff rande e capace^ distolgono da 
una tale ipotesi » e consigliano di riferirlo 
a IM*TTE {cff. Ihìttaccio). 

Deriv» Bottinùio =:YxiviMGùnt(lé 

3. Si ad opro anche per indicare un certo 
Stivaletto oasso che fasciava solamente 
il collo del piede o poco più, usato da al- 
cune mi li Eie: e in questo senso è conge- 
nere alla voce Bottaglie (v. q.voce). 

bfftto Ha coni une con bòtta Tori gin e 
e il significato e in Toscana si ad opra 
spesso avverbialmente nei modi di dire: 
* Botto botto » per cofpo coìpo^ cioè 
Volta volta^ Frequentissimamente, e « Di 
botto » per Di colpo, cioè Dì subito, Im- 
mantinente. 

Io HanEA flcble in sulla roean saIìci 
E Io at<ìtidArdo pLuuto?! di botto. 

AaiosTOj OrL Pur. 2S. 6^) 
[E voce alBne al /r. But mir(tj jneta, 
onde buter prender la mira, aggiustare à 
volpo]. 

fiottóne prm5. © *p* boton,/n bouton; 
pori, botào: dal h.Iat. botònuSt che è af- 
fine alle voci B0TONB8 e b^jtontini cumolij 
monticeìli df' ti^rra (che cfr. col fr, BUTTE 
montkello) ed altre voci che suggeriscono 
la idea di fyosa cìié »i spìnge in fuori ^ cosa 
gonfia e tondeggiante ^ come Boccia jBott e, 
Bu2Z0t da una rad. Bor, but^ che emerge 
nei linguaggi germanici e celtici: cimò, 
BOT bòtti corpo rotondo f voce parallela 
all^ oland. BOT, fini^ nord. ted. hCtr GOéa ot- 
tici (end' anche lo sp. boto, valac. bltta- 



Ciu ottuso)^ al m. a. ted. butzb mucchio (v. 
Botte). — Piccolo disco piano o convesso, 
o piccola pallottola che serve a congiun- 

fere insieme e fermare le diverse parti 
elle vesti od altro. — Significa pure Va- 
setto di vetro, d'avorio o d'altro, ove si 
mettono liquori preziosi e rari; non che 
la Boccia (cfr. ingl. bud) di alcuni fiori, 
come di rose e simili, nel qual senso, che 
dicono essere il primitivo, sta bene assieme 
con BUTTARE Cfr. bouter) mettere, sospin- 
gere, produrre, che del resto porta allo 
stesso ceppo: m.a.ted. bòzen spingere, ur- 
tare, onde poi il senso di cosa ottura, ton- 
deggiante, gonfia {cfr. Boccia, Botta, Bozza, 
Buzzo). 

Deriv. Bottonàio; BottonatUra; Bottoncino; Bot- 
tonièra; Abbottonare; Sbottonare; Sbottoneggiàre. 

bòva^ buÒTE Sembra non possa etimo- 
logicamente separarsi dal lai. bòja = class. 
BÒIAE anello di ferro e originariam. di 
cuoio, che pon evasi al collo de' condannati, 
dal gr. bòeia bovina. Il Diez invece dal- 
l' a. a. ted. BAUGA armUla, braccialetto (v. 
Boia). — Specie di catena e di legame che 
si mettevano un tempo alle mani e alle 
gambe de' prigionieri , in Lombardia vol- 
garmente dette Boghe; ed anche Pastoia 
da cavalli {cfr. Boia 2). 

bòve fr. boeuf: dal lai. bòvem acc. di 
BÒs bue (v. Bue). — Lo stesso che Bue. 

Deriv. Bovile; Bovina = il Fimo de* bovi, tori, 
manzi e vitelli; Bovino. 

bòiia prov. bossa; fr. bosse, dialett. 
picard. boche: dal b.lat. bòcia, bòcium 
e questo dalla rad. celto-germ. bot, botz, 
Boz, che ha il senso di spingere, onde ne 
viene poi quello di gonfiare, venir fuori, e 
l'altro di urtare, ammaccare, rendere ottuso, 
rotondo e simili, ond' anche il fr. bossu 
gobbo, bos soler cesellare in in'lievo, lo sp. 
boto, rum. butaciu ottuso e ben anche 
il senes. Bice io enfiagione sulla testa per 
contusione. 

Es. a) germanico: a. a. ted. bózo fagotto; 
m^d. a. ted. bòzen cozzare: ant. scand. bùtr 
cosa ottusa; ted. dell'alta Germ. bCtz capez- 
zolo; fiamm. bjjtse ^=^ ingl. botch gonfio, 
tumore; mod. ted. butz torsolo della frutta, 
BOSSELN sbozzare (che è quanto dire arra-- 
tondare). 

b) celto: cimbr. bot, bòth corpo rotondo^ 
tumore; bass.bret. b08, bosen bubbone pe- 
stUenziale {cfr. Boccia-o, Bocco, Botta, Bot- 
te, Bottone, Buzzo). 

-— Enfiatura (cfr. «^. bot or bolla, postema); 
e per similit. Pezzo di pietra rettangolare 
lavorato alla rustica e perciò con gli an- 
goli non ben rilevati ed acuti. Fig. La 
prima e imperfetta forma di un'opera, che 
dicesi ancora < Ab-bozzo » (quasi a bozze). 

Deriv. Bozzàre onde Abbozzare e Sboizàre;- 
Boz'zàcchio; Bozzello; Bozzétto; Bòzzolo. 

boiiàcchio e boiiacchlóne Sembra aver 



bozzàgoj 



— 177 — 



[bozzolàl0-ro 



la origine come bozza nella rad. germ, e celt. 
fjos escrescenza, tumore, aggiunta una de- 
sinenza con senso peggiorativo (v. Bozza), 
ma invece il Caìx ritiene sia detto per 
itORSÀccHio, BORSACCHiÓNE da BORSA nel 
senso ^^, di cosa gonfia e floscia, al modo 
stesso che dicesi borselluto e borcel- 
lino rocchio enfiato, — Susina che sul- 
l'allegare è guasta dagli insetti per de- 
porvi le loro uova, che però intristisce e 
diviene oltremodo gonfia e bitorzoluta. 

Deriv. iBossacfftittto = piccolo, grasso e mal- 
fatto; Imbozzacchire; Sbozzacchire. 

bozzàgOy bozzagro e bozzàghero prov, 
buzacs : voce composta del lat. buteo (in 
Plinio) specie di falco, ond' anche il sarà. 
Puzzóne =/r. buison (che tiene alPacc. 
huteònem) e prov. aouer = fr. hagard 
feroce, detto in modo speciale dei falchi 
{àsAVa. ingl. huke, mod. hawk, dan. nÓG 
falco, e suffisso ard), dal qual ultimo Va. 
ìL Abuzzagardo. — Uccello di rapina si- 
mile al Nibbio, detto anche Falco cap- 
pone: ed è il fcdco huteo di Linneo. 

bozzèllo detto da bózza per similitu- 
dine (v. Bozza). — Pezzo di legno, nel 
quale sono incassate o imperniate una o 
più pulegge o carrucole. 

bozzétto dimin. di bòzzo, che oggi di- 
cesi più comunemente bózza nel senso di 
lai'oro non finito (v. Bozza). — Lo schizzo 
in piccolo e senza finitezza di un' opera 
grande. 

bòzzima sp, pòcima pozione medicinale : 
dal gr. apÒ-zema bollitura, decotto (zÈo 
hollire). Ma il Caix meno felicemente lo 
dà per congenere allo sp. hizm a. impiastro, 
onde embizmar coprir un iinpiastro, dal 
(jr. epìthema cosa sovrapposta, d'onde an- 
che la voce P i 1 1 i m a (v. q. voce). — Intriso 
di cruscherello, acqua e untume preparato 
per fregare i fili dell'orditura della tela 
lina in telaio, affinché divenendo più mor- 
bidi passino più facilmente per il pettine. 
Per simili t. Miscuglio qualsiasi' in senso 
dispregiativo. 

Deriv. Imbozzimare; Sbozzimare. 

bòzzo 1. Lo stesso che bozza (pezzo di 
pietra lavorato alla rustica). 

2. Voce contadinesca per Lagune tta di 
acqua sorgente e stagnante con fondo 
fangoso, ed ha coniune con Pozza la di- 
scendenza dal lat. PÙTEUS pozzo; mentre 
altri pretende sia forma di bótro fossa. 

3. 1 Senesi chiamano bozzo o bozzone 
un Uomo inetto, buono a nulla: lo che 
starebbe in chiave colla radice che ha 
fornito Bozza e Boccia nel senso di 
cosa tonda e ottusa (v. q. voci): ma però 
è voce antica (connessa per alcuni allo sp. 
BODB caprone, di origine ignota, per altri 
al b, lat. bùcco becco), che vale agnello ca- 
ftrato di oltre un anno e quindi « inetto 
alla generazione»: ondo fig. si disse Bozzo 



a Colui al quale la moglie fa torto fri ci 
qual senso è analogo alla voce becco) eh» 
stesso Alighieri lo usò in forma di agget- 
tivo per Disonorato, Vituperato {PartnL 
19, 137j. 

bozzolàio-ro dial.gen. biiscellaju: duL 
lat. BUCCELLA pezzetto di pasta dolce o ili 
altra cosa ghiotta, per mezzo di una su^t- 
posta forma buccellàrius (v. Buccellati): 
non da bòzzolo nel senso di cosa rotonda, 
— Che vende ciambelle e altre chicche dì 
forma per lo più rotonda. 

bòzzolo Quasi bocciolo dimin. di m'n> 
CIO, che in alcuni luoghi vale lo ste^^ì 
(v. Boccio). — Quell'involucro dove sì 
rinchiudono il filugello ed altri bachi, }ier 
divenire crisalidi e uscirne poi trasior- 
mati in farfalle. 

— Vale anche Piccola durezza cho .^^c 
forma nella lana per troppo olio e impedi - 
sce che si cardi e fili bene. 

Deriv. Bozzoloso; Bozzolaio. 

bozzóne v. Bozzo 2. 



bra, bre, bro, brio terminazione ilir 
risponde alla lat. ber, bris, bra, Biìrii. 
BRiUM (cfr. ted. bar) e rappresenta il par- 
ticipio presente del verbo fero {rad. buat;) 
portare, ridotta p in B, siccome per \v 
leggi fonetiche del latino avviene rego- 
larmente in seno di parola p. es. palpi:- 
BRA = palpum-fèrens che porta o Im ^ 
battito; saluber = salutb.m ferens '/'^^ 
porta salute; candelabrum = candela m 
ferens che porta candele; manubrium — 
MANUM ferens cioè che porta la mano tb\:(\ 
(v. fero). 

braca ò il singolare di brache e uiì;» 
volta significò per similit. il Recinto nMv 
si faceva in basso al recinto primario *\\ 
fortificazioni per maggior difesa, detto nu- 
che Falsabraca. — Presso i legatori di li- 
bri dicesi una Striscia di carta che s'imI^n- 
sta sulle piegature dei fogli, per rendo ih: 
più salde. — Il popolo l'usa anche per >ni- 
tizia su fatti altrui raccolta da' curiosi, 
onde si fé' Bracare (v. q. voce). 

bracalóne Dicesi di quello a cui casrou 
le BRACHE. — « A bracalone » posto ìiv- 
verbialmente dicesi Di calze o calzoni l-Ijt 
per non esser tirati su bene ricascano v 
fanno crespe per tutto: si che, dice il Sfd- 
vini, le gambe vestite di quelli paiono dnr^ 
viti da strettoio. 

bracare Studiarsi di scuoprire le htm - 
CHE altrui, cioè di risapere i fatti e h' 
cose più minute, di poco conto e segvt h\ 
che dicono pure « Star su tutte le ln-^ì- 
che »; quando piuttosto non sia da bkai - 
CARE, nel senso di ricercare come fa il 

BRACCO. 

Deriv. Brac(SnP. 

braciìto Cho ve^te p.ràc^he: onde anti- 



braccare] 



178 



[brache 



camente la detto e Gallia bracata » quella 
parte della Gallia (poi Narbonese) dove i 
popoli vestivano brache, a differenza di 
quella romanizzata, dove indossavano la 
toga. — Vale pure Estremamente grasso, 
presa la metafora dai porci, che ingrassano 
nel BRACO o BRAGO (v. q voce). 

braccare /r. braquer {a. nord ted. brà- 
ka). — Andar cercando coll'aiuto delPol- 
fato la fiera a maniera di bracco; trasl. 
Cercare da per tutto con desiderio, che 
gli antichi scrissero a preferenza « Brac- 
cheggiare ». 

Deriv. Braccata; Braccat6re-óra; Braccheggio. 

braccétto Usato nella maniera « Andare 
o Tenere a braccetto » cioè col bràccio in- 
filato nel braccio del compagno. 

Deriv. Sbraccettare = tenere a braccetto. 

bràccio rum. brat; prov. bratz; fr. e 
cat. bras; sp. brazo; port. bra90. (con- 
fronta il cello: a.gael. braii, comov. brach, 
vali, bres, a cui gli etimologi avvicinano il 
batfs. bret. hrank - fr. branche - ramo, che 
è il braccio dell'albero): dal lat. bràcchium, 
BRÀCHiUM ^= gr. BRACHioN, che sembra af- 
fine al gr. brachys breve, perché le brac- 
cia sono più corte dei due arti inferiori 
(Festo), e fa pensare a una rad. brach 
rompere, spezzare, esistente nelle lingue 

fermaniche, la quale porterebbe al senso 
i membro che si spezza, cioè che si piega 
in due (v. Breve). — Membro dell'uomo che 
incomincia dalla spalla e termina alla 
mano. 

Deriv. Braccéaco; Braccétto; Bracciale; Brac- 
ciante; Bracciàre, onde Abbraccia re e Imbracciare; 
Braccihre; Bracciòlo e Bracciuòlo. 

bracclaòlo Sostegno del bràccio; e spe- 
cialmente Quella parte della sedia ove si 
appoggiano le braccia, 

bracco prov. bracs; sp. braco; fr. bra- 
que, ant. bracon, onde braconnier.coc- 
ciatore di contrabbando: dall'a. a. ted. brac- 
CHO, mod. BRACKB, che vale il medesimo, af- 
fine al celt, BR AC orso, e vuoisi derivante da 

BRÉHHAN, mod. BRECHEN - tmperf. BRACH - 

rompere (v. Breccia). — Cane da caccia per 
scovare la selvaggina e levare gli uccelli : 
forse cosi detto dal romper la macchia e 
farsi largo nel folto del bosco per trovar 
la preda. 

Deriv. Bracca; Braccaiuòlo; Braccare; Brac- 
cheggiare; Braccheria; Brocchière. 

brace e bràcia, bràge e bràgia b. lat, 
bràsia; prov. e sp. brasa; port, braza; 
fr. brese, braise {ant. anche brason), 
onde brasiller (ant. brasoier) obbrìusto- 
lire, embraser {sp. brasar) abbruciare: 
dal germanico: m.a.ted. bra8 (=^m. bra- 
se) fuoco, ondo i verbi brasen bruciare, 
BRA8SELN, brìezzblbn; ang. sass, blasé 
= m. a. ted blas fiaccola, fiamma (cfr. Bla- 
sone)', a. nord ted. brasa saldare a fuoco 
{metalli)] sved. brasa scintillare, {cir. a. slav. 



, BLisKATi coruscare). Il germanico poi trova 
indubbiamente il suo fondamento in una 

j radice bhrao risplendere, che è nel sscr. 
BHRÀo'ÀTB scintillare, splendere, bh regna- 
te splendere, bhàrg'as splendore, bhi^g'- 

I o'ami arrostire, nel got. bairhts luminoso 
(cfr. Brasile, Flagrante e Friggere). — Car- 
boni accesi senza fiamma, che restano 
delle legna abbmciate, e di cesi pure di 

I Carboni di legna minute spenti, che poi 
servono a riaccendersi ne' bracieri: i quali 
però meglio diconsi Brusta. 

Deriv. Braciaio Cassetta in coi da' fornai si 
ripone la brace s^nta ; Braciaiuòla Fossetta ohe 
sta sotto la graticola del fornello della fornace 
dove si fondono i metalli, per la quale si cavano 
le braci cadute; Bracière Vaso di metallo, dove 
s' accende la brace per scaldarsi ; Bracfno-a Ven- 
ditore e Venditrice di brace al minato; Braci<fne 
Brace grossa spenta per riaccendersi poi nei 
braciere; Braciuòla Fetta di carne propr. cotta 
sulla brace; Braciuòlo Focaccia cotta sotto la 
brace. 

brache prov. braya; a./r. braies, mod. 
braye; sp. e por/, bragas: dal lat. bràc^: 
e più tardi bràg^ (che ha riscontro nel 
gr. BRÀKAi di Diodoro Siculo e brakia): 
voce germanica o gallica che ritrovasi nel- 
l'ani, scand. brók {sved. bròk, dan. bròg); 
ang. sass. bróc (ingl. breeches) ; frisone 
BRÓK, {oland. broek); a. a. ted. pruoh {med. 
bruoch); ed anche nel celto: a.gael. brio- 
GAis, mod, brigis; ìxiss.bret. bragez che 
valgono lo stesso [cfr. vali, bràie fascia 
che passa attorno al renare]. — I Romani 
con questo nome designavano una specie 
di calzoni stretti e variopinti in uso presso 
le nazioni orientali, ed altri larghi e co- 
modi usati dai popoli nordici e special- 
mente dai Germani. Questo vestiario era 
a ragione sprezzato dai Romani, superbi 
della loro toga maestosa. Oggi vale in ge- 
nere Calzoni, ed anche Mutande. 

Deriv. Bracalóne; Bracarci?); Brachétta; Bra- 
chétta; Brachiere; Braccane. 

brachiale lat. brachiàle(m) da brà- 
CHIUM braccio. — Dicesi in anatomia di 
muscoli, vasi, nervi, ecc. che hanno rela- 
zione col braccio. 

brachicèfalo dal gr. brakys corto e ke- 
PALB testa. — Nome dato da Retzius a 
quelle razze umane in cui la scatola cra- 
nica veduta dall'alto presenta la forma di 
un uovo, ma è più breve o troncata ed ar- 
rotondata allo indietro; la sua maggior 
lunghezza non supera la sua maggior lar- 
ghezza (che è allo indietro) di più d'un 
ottavo, mentre lo supera di un quarto nei 
dolicocefali. Nei brachicefali la lunghezza 
sta alla maggior larghezza come 8:7; nei 
dolicocefali sta come 9:7. Nei brachicefali 
invece di apparire rotonda, la testa ap- 
pare come quadrata cogli spigoli arroton- 
dati e la estremità anteriore più piccola 
della posteriore. 

brachière Cintura da reggere le brà- 



P^Wff^ 



i>rachilocriaj 



179 - 



[bràido 



perto di pelle per sostenere gì' intestini, 
^he escono fuori per ernia dalla cavità del 
basso ventre. 

Doriv. Braehieràio = Facitore di cinti a uso 
degli erniosi. 

brachilo^ gr. brachylogìa - comp. di 
BRACHY8 breve (v. Breve) e lògos discorso - 
fjreviloquenza. — Dicesi il Parlare conciso 
e sentenzioso, alla maniera dei Lacòni o 
Spartani (cfr. Laconico). 

bracluòìa e braginòla Fetta sottile di 
carne arrostita sulla bràgia o bràgia me- 
diante la gratella, e per estens, anche cotta 
in altro modo. Vola, « Far braciuole di 
alcuno » = Tagliarlo a pezzi. 

bracóne Chi ha larghe brache. — Chi 
sta su tutte le brache (detto figurata- 
mente), cercando saper gli altrui fatti (v. 
Bracare). 

brado II Caix ed altri credono detto 
per bràido usato in antico per lestoj agHe, 
simile al prov. braidiu detto di cavallo 
focoso j che nitrisce, che tiene al ted. bb- 
REiT pronto (v. Bràido). — Lo Storm ri- 
prendendo l'idea del Menagio lo dice al- 
terato dal lat. RÀBIDI) s rabbioso, d'onde 
rab'dus (e con aggiunta di una b) b-rab- 
Dus, bradus. Altri fìnalm. ha pensato al- 
Varab. barran selvaggio, sia che questo 
tenga a barr campo o a baria esser libero. 
Però dinanzi a questo vario pensare è 
più sicuro averlo analogo al prov. brau, 
che già fu usato per indomito, impetuoso, 
$dvaggio, onde il b. lat. disse bravus bos 
H bue non domo, come in provenzale dìcesi 
BRAU il toro e in catalano il vitello, e 
nello spagnolo bravo e bravio valgono 
selvaggio, feroce e nell'a. ?V. trovasi undb 
BRAVE per onde furiose. In questo caso 
BRADO sarebbe lo stesso di bravo ed avreb- 
be con esso comune la origine (v. Bravo). 
— Aggiunto di bestiame vaccino non domo 
6 quasi selvatico, che lasciasi libero alla 
pastura. 

brago e ani. braco prov. brac; a. sp. 
bray; a,fr. brai (ohe oggi ha il senso 
specifico di catrame, come Va. sp. brea e il 
pori. breo). Giusta il Vossio dal germa- 
nico: fiam. braak = ted. bruch scarto, ri- 
pUo, pattume e propr. rottame, che tiene 
all'a.a. ted. bréchan, mod. brkchbn-»wi- 
per/.BRACH - rompere (v. Brecciu). — Il Lit- 
tré e THeyse, ritenendo come primitivo il 
senso di catrame , portano V a. nord ted. 
BRÀK olio di pesce, di balena, ond' anche 
l'a./r.BRAi col senso di resina mista a olio 
di pesce per calafatare bastimenti, poi quello 
di catrame e finalmente l'altro di melma. 
Il Menagio invece, seguito nella incertezza 
dal gran romanista F. Diez, suggerisce il 
9^' RRAGÒ8 (in Esichio) stagno, palude 
[forse affine a brachòs, usato solo nel 
plur. BRÀCHBA Ixisso fondo, sirte, da bra- 



chys breve] : ma a questa etimologia fa di- 
fetto Panello latino.. — Fango, Mota, Mel- 
ma, Poltiglia. 

Che qui stanno oome porci in brago. 

(Dabte, If\f, vm, 19). 

bràido Alcuno vuole stia per ràpido 
con trasposizione della labiale: ma in- 
vece è simile al prov. braidiu detto di 
cavallo focoso, che nitrisce, e risponde al ted. 
BERBiT pronto =3 ant. pfrait, phrait, che 
sembra parallelo al lat. paràtus (cfr. 
Brado?). — Si disse in antico di uomo 
lesto, vispo e prestante, ed è voce tut- 
tora viva in qualche parte del contado 
aretino. 

bramare Gli antichi dal lat. per- a mare 
amare ardentemente: meglio il Diez e PHeyse 
dall'a.a.^erf. brèman (prèman) che suppone 
un got. *BRAMdN, *braman ruggire [affine 
al gr. brèmein = lat. frèmere fremere] a 
cui bene si ricongiunge il mod. Bremse 
{ant. brème e brimisse) tafano, insetto che 
produce ronzio, BRUNFT propr. il grido del 
cervo quando è in amore, lo sp. eprov. bra- 
mar gridare, ruggire e il fr, brame R be- 
lare, gridare del cervo (v. Bramito). Altri 
però dall' a, ted. bram spina, che confina 
con BREMEN pungere, stimolare [e giusta 
alcuni propr. ardere, dalla stessa radice 
di BRENNEN ardere, brand incendio (v. 
Brando)] ; e cosi nella medesima relazione 
d'idee che riscontrasi nella voce Assillo 
in senso di smania, cura pungente, che trae 
dal lat. asìlus specie di tafano, insetto che 
infigge acute punture (v. Assillo). — Gran- 
demente e intensamente appetire, Deside- 
rare ardentemente (ciò che i Latini dis- 
sero OPTARE, onde òptimus ottimo, sincope 

di OPTATfSSIMUS). 

Deriv. Brama; Brameggiàre; Bramato. 

bramito prov.esp. bramar gridare, rug- 
gire; fr. bramer belare. Affine a brama- 
re, dallo stesso ceppo dell'a.a.ted. brèman 
ruggire, muggire, analogo al mod. brijnft 
propr. il grido del cervo in amore, brummen 
brontolare, al gr. brèmein rumoreggiare, 
rimbombare e al lat. frèmere fremere, con- 
genere al sscr, BHRAMARÀ ape: rad. sscr. 
bhram produrre rombo o ronzio, e propr. 
volgere in giro, idee che si trovano accop- 
piate nel sscr, bhramaraka trottola e nel- 
VaTig. sass. brim il frangersi delle onde sugli 
scogli (cfr. Brontolare e Fremere). — Urlo. 
Strido di fiere affamate. 

branca prov. branca e brancs ramo; 
/r. branche e brano braccio, ramo; rum. 
branca; a. «p. ea.por^. branca: dal ru«f. 
lat. BRAÀNCA, che vuoisi di origine germa- 
nica, dove trovasi V a. scand. bracka or- 
gano col quale certi animali afferrano, che 
taluno rannoda alla rad. brace rompere 
(y. Breccia), altri al colto: a.gcLcl. e iVZ.brac, 
gali. BRAICH, cimb. breich bravio, ba^ss. 
bret. BRANK ramo d'albero, ed ha l'appa- 



brànchia] 



— 180 — 



[branda 



renza di essere affine al lat. bràchium 
hrttr.rJo {\\ Hrai^eio). Il Neuniann propone 
un liL ju-RÀMJCA, chy darebbe il senso di 
rntitn che si hiforv^, ma la ipotesi appare 
Artiiìcioiiìi* — Zauìpa anterioi^e di animale 
con un^1ji(s da Jx^rire, o Artiglio di uccello 
da preda. Per j^iiinltt. Mano cho afferra; e 
Jit}. Brace.' io, Ramo, Parte o Diramazione di 
(checchessia. 

Derif. Brancola; brancicare; Branco; Bran- 
cÒViT£; /irancrf'rii ^- oftrponi. 

brhncUIa dal t^r. bhAiuiiia, affine a 
BRÒiu KOH trtwìiHa, BRAflcno*^ rttuco. — Or- 
gano rei:! pi rato rio dei petì(?i, — ■ Al plur. 
« Br Mìnchie » di con sì le Alette dei pesci, 
che loro tendono luogo di polmoni. 

Doriv* BrancfUàte, 

brancicare da brAxca nel senso me- 
taf. di nHiìw, TI] odi ante una forma bran- 
ca' A simile a mànica da mAxo. — Vol- 
jjertiì cliecchessìa per lo nianij Maneggiare, 
Palpeggiare, 

Deriv^ BrtinrJcam^ato: Bratìcicatura; Dranci- 
eénr-i'liitii Jj/*urtci'ctfft^= c£irpo»J llnt. carptìm). 

bn\DV4i Essendo la unAxrA negli ani- 
mali ciò rhe U mano i^ negli uomini, di- 
casi un 1j ranco di pecore, dì asini, e Jìg. 
di ladri, come dicesi ìina tntiììo^ nn pugno 
dì ?ìoldfltif di fieiìt<?i per shtftloy schiera. 

— Moltitudine d'animali della medesima 
apecie adunati iiusieme. 

i Ieri \% Jrtt b ra ri càrf; Sbfa u care. 

brftnc<>iàre da BiiANrA nel significato 
metaf. di ftianOf ìiroGcio^ niediante una 
torma di min, iiitAXt'OLA. — Ari dare al ta- 
yto, ci^oi'' Stendere le brattila qua e là dove 
non può la visita, ijercando foisa alla quale 
app re adersi con le mani, e ft^. Operar ti- 
tubando. 

Deriv. BtancoMne o DtancoiiTnì — al tasto (lat. 

branda da brasdÌrk nel senso di muo- 
rare, (ir/ititrc qua e hi. Altri congiungo a 
BrAxo {ft. /af, BRAXr^KUM) pe:izo di tela. 

— Letto pensile da mannai fntto di grossa 
tela; per ettfens. Lettifìciuolo di ferro che 
si apre e serra a moMi libro, secondo si 
vuole, o che si ad^^pra nello milizie. 

brandèllo e brindèllo dimlnut. del b. lai. 
nitA?rr>KUM hrannj pezzo di drappf^ (v. Brano). 
' — Picf^ctlo pezzo strappato rii checchessia; 
p, e#, dì panno, di tela, di r.Mrne o simile. 

brandire prot\ e fr. brandir (onde 
brand iller,branler)j*/J, bla udire; por/, 
brandir, blandir: da mik H nn, quasi agi- 
fare coffie un brando. Però a tJiluno sem- 
bra non doversi trascurare il '^ fai. bkàn- 
jiKirM pezzo dì drappo che potrebbe aver 
suggerita Pidoa di agflnri^ij sventolare (cfr. 
Brano). ^ Vibrare, Scrollare tremando. 
Fig. Ubbidire al moto, MoUf^ggiare, ed 
anche Risaltare in fuori. — « Brandire 
un^aata, tin bastone f vale Tenerlo in 
mano agitandolo come per minaccia. 

DL<rìv* Br^ndiméttto; Brtindittfre'trfce, 



brando prov. brans = a.fr. bran, 
brant; cai. brant: che il Diez raccosta 
air a. a. ted, brant = anglo sansone brand, 
ant. nord. ted. brandr, mod. ted. brand tiz- 
zone^ di cui la spada o la sua lama imita il 
fiammeggiare (ond'anche il prov. brando», 
fr. brandon, «p. BLANDON foce, torcia, 
a.fr. BRANDER bruciare, prov. brandar, 
dial.piein. brande cuocere), nella stessa 
relazione d'idee, che esiste fra le voci «p. 
TizoN tizzone e ti zona spada. Come base 
non va perduta d'occhio la rad. pra col 
senso di ardere, bruciare (v. Bruciare), a 
cui fa capo anche il gr. prè-tho usato nel 
comp. EM-PRKTHO accendo, incendio, pre- 
HTER folgore (Pincendiatore) e Vant.slav. 
PLA-MENi (per PRA-MEMij fiamma, paliti 
(per PLAITI, PRAiTi) bruciare, non che 

l'a. a.tef/. BRINNAN, BRINNJAN (wiorf. BREN- 

nen) bruciare, fors' anche prAtan, brA- 
TAN {mod. braten) arrostire (cfr. Buio, 
Bruno, Brusfa, Biro). — Nelle armature 
del medio evo Spada da adoperarsi con 
ambedue le mani: ma oggi è voce più. 
specialmente poetica. 

[Questa voce appartiene alla categoria 
numerosa dei termini bellici tratti dai 
dialetti teutonici, quali ad esempio Daga, 
Dardo, Freccia, Giavellotto, Guerra, Picca, 
Sciabola, Strale, Zuffa]. 

Deriv. lìrandimàrte nome inventato dall* Ario- 
sto =: Brando di Martej Brandire; Brandistòcco 
specie di arme antica in asta, simile alla picca. 

brano ant.sp. brahon: dal lat. bràn- 
deum pezzo di drappo, di tela e di panno- 
lino, donde Vant. brandóne, indi accor- 
ciato in BRANO, che giustamente il Diez 
riporta all' a. a. ted, brAto (accrèscitiv. brA- 
ton) parte carnosa, polpaccio, a cui bene 
si rannoda il prov. bradons, braons, 
Vant.sp. BRAiiON, Va.fr. braon, braion 
fonde Vingl. brawx) coscia: propr. brano 
di carne. Altri suggerisce il gr. bràkos 
(forma eolica per ràkos, dove la b origi- 
naria è perduta come in altre parole) abito 
lacero, cencio, dalla rad. sscr. vr^c lace- 
rare (v. Vulnerare)] altri finalmente rife- 
risce a brandire [fr. brandeler poi con- 
tratto in branler) nel senso di agitare^ 
ondeggiare, cioè cosa che penzola (v. Bran- 
dire). — Parte o Pezzo strappato con vio- 
lenza dal tutto, e dicesi per lo più di carne 
o di panno; fig. Frammento di scritto al- 
trui allegato nei proprii scritti. 

Deriv. Sbranare nonché Brandèllo; Brindolo; 
Br?.nciolOt onde Brenciolàre. BrencioMso, Bren- 
ciol<fne, Bimbrènciolo; Brindàccola = donna sciat- 
ta; Brincello; Brindèllo, onde Brindellóne; SbriU' 
dolo. 

bràsca[etta] dal lat. bràssica cavolo, 
— Pianticella di cavolo nata di seme e 
da trapiantare. 

brasile prov. bresilhs; fr. brósil; sp. 
e port. brasile 6. lat. braxìle, brasIlium, 
Cabrai die alla costa brasiliana, detta an- 



bràttea] 



181 — [brefotròfio 



che Terra de* Pappagalli, il nome di Vera 
Cmz, mutato dipoi in quello di Santa Cruz: 
ma non andò guari, in occasione del 4.o 
viaggio fatto da Vespucci a spese del Por- 
togallo nel 1503, che prese nome da un 
legno tintorio, trovato in gran copia verso 
il Capo Frio, e già molto pregiato in Eu- 
ropa, dove era conosciuto fin dal 12.» se- 
colo, che i navigatori catalani portavano 
dai loro viaggi in Africa o alle Indie e 
o altrove, cioè il legno brasile y cosi detto 
dal suo color rosso di bràgia (v. q.voce). 
Questo legno trovasi chiamato anche Ver- 
zino, voce che sembra congiunta all'aroò. 
VARS pianta di Arabia adoperata per tin- 
gere specialm. in rosso (ofr. Campeggio), 

bràttea dal lat, uràctea sfoglia^ lamina 
sottile di metallo, che taluno collega al gr. 
BRACH-Èo crepito. — Membranetta molto 
simile a una fogliolina, che nasce accanto 
al fiore e che per la sua forma, colore ecc. 
è diversa dalle altre. Le brattee involgono 
i fiori prima che essi sboccino. 

bravo sp. e port. bravo; prov. brau 
femm. brava; /r. brave. Corrisp. alò. lat. 
BRÀvrs, che da prima volle coÙegarsi al 
gr. BRABiON premio della vittoria, poi al 
Uit. BÀRBARUS [onde * bràbarus, bràbus] 
barbaro (Cornu), a pràvus cattivo, al celto 
{cìmbr.) BRAU terrore, all' a. a. ted. raw 
crudo, e lo Storm col Menagio crede alte- 
rato daRÀBiDUS, poscia cangiato in bràbi- 
DiJS. Però in tanta discrepanza e quando 
non vada a grado la ipotesi sostenuta dal 
Cornu, sembra non assurdo né strano ri- 
ferirlo alla rad. europea bhrag rompere, 
spezzare, che è nel got. brikàn, a. a. ted. 
BRÈrirAN, mod. brechen (v. Frangere e 
cfr. Firiccone), ovvero al got. bliggvan bat- 
tere, mediante una forma bràkvus o blàg- 
viTS, nel senso di colui che infrange o 
che alfbatte ogni ostacolo, lo che starebbe 
d'accordo coll'antico significato àWndomito, 
Ù^ impetuoso, detto dei bovi selvaggi e delle 
onde infuriate (v. Brado), poi quello di 
vincitore per una metafora facile a com- 
prendersi. — Forte, Audace, Coraggioso, 
Prode; e finalm. Eccellente, Egregio, Ca- 
pace. Abile. Un di valse anche Scherano, 
Assaissino, Mercenario, altrim. Bravaccio, 
il qual senso manifestamente discende dal- 
l'antico significato di feroce. 

Deriv. Bravàccio; i?ravdr0=i Minacciare alte- 
ramexite; Bravata; Braveggiare detto di cavalli 
che si mettono in brio e si mostrano indocili; 
Braveria; Bravézza; Bramirà. 

••••bre Terminazione latina di vari ag- 
gettivi che pare tratta dalla rad, bhar 
= BHRA portare, ond 'anche le desinenze 
bro, brio; p. es. lat. cèlbbrem celebre, che 
vale a lettera che porta gloria (v. „,bra). 

bréccia fr. brèche; sp. brecha: dal- 
l' a. a, ted. BRfiCHA (che cfr. col celi, cimb. 
BRKG) rottura, dal verbo brèhhan o brè- 



CHAN [mod. brechen] == ang. sass. breo- 
CAN [ingl, break], got, brikan rompere, 
d'onde Vang. sass, brice frantume, il mod. 
ted, BRACK scarto e propr. rottame, brucii 
rottura, rottame, frazione, brùCHIG fragile, 
BROCKBN briciola ecc. dalla stessa radice 
del lat, frangere e del gr, rb(ì-nùmi per 
FREG-NÙMi rompere (v. Frangere e cfr. Bric- 
ca, Bricco 1, Briccola, Briccone, Briciola, 
Bricolla, Briga? Brillare 3). — Rottura 
fatta nelle muraglie con artiglierie e con 
mine, per la quale si può entrare a viva 
forza: d'onde i modi e Battere in breccia y> 
che vale Dirigere i tiri di cannone contro 
un punto delle mura per sfondarlo; « Far 
breccia » Sfondare le mura con le artiglie- 
ria e )?^. Far colpo, far grande impressione. 

Vale anche Ghiaia (cfr. nap. v roccia, 
rom. brecciola^, la quale è formata di rot 
tami e frantumi de' sassi portati via e ro- 
tolati dalla corrente de' fiumi: onde « Brec- 
ciare » ■= Spargere breccia per le strade, 
per impedire che afibssino; « Brecciato » 
= Simile a breccia, detto p. es. di marmo, 
lava e simili; < Breccioso » = che ha o 
porta breccie, detto di fiume. 

brefotròfio comp. del gr. brèphos in- 
fante e TROPHÈ nutrimento, educazione, cura, 
da TRKPHO nutrisco, allevo (v. Atrofia). 

— Luogo ove si raccolgono e si allevano 
i bambini. 

brègma dal gr. brèchma che si ricol- 
lega a BRÈoii-o inumidisco. — "La parte 
anteriore della testa, situata al di sopra 
della fronte, detta dai medici Sincipite, e 
che nei bambini è molle, ossia tenera, ed 
è l'ultima a consolidarsi. 

brèndolo formato come Brandello, 
Brindello e Brindolo dal b.lat. bran- 
de um pezzo di panno, brano (v. Brano). 

— Voce dell' uso in Toscana: Lembo o 
straccio che ricasca qua e là da un vesti- 
mento per essere stracciato o mal tagliato, 
o mal cucito. Onde si fé « Brendolàre » e 
« Brendolóne » che dicesi a chi è abitual- 
mente sciatto e mal vestito. 

brénna corrisponde al b, lai. brèisna 
(Ducange), affine all' a. /r. baraigne, mod. 
hreh.B,igTìe, dial.picard.hr Siine(ingl.hsLr- 
ren) sterile, che non fa figli, detto special- 
mente della femmina degli animali [che 
vuoisi connesso etimologicamente al got, 
brktan o pretan stringere, premere, donde 
anche Vit. bretto sterile, meschino (cfr. 
Bertone], La Crusca il trae dal gr, blén 
NOS = lat, blknnus, propr. moccioso, e 
quindi floscio, debole e vile; altri lo acco- 
sta al serbo barna rozza (Diez). — Cavallo 
sciancato e di poco prezzo. Bozza. 

brènta dsAmod. ted. dial, brente, propr. 
vaso di legno per latte, che alcuno vuole in 
afiinità con bret clssc, tavola (onde brb- 
tern fatto di assi), ma che il Grimm non 
crede di provenienza germanica. — Vaso 



bréscia] 



— 182 — 



[brézift 



di legno da vino, alquanto maggiore del 
Lari le. 

Il rèsela Usa^i in Toscana per denotare 
il soliìare del vento ed ò forse addolci- 
mento di BRÉZZA* 

X>imìi]. lì re»cif}Hnfi. 

bretèlla da! /r, hketellk: e questo dal- 
Va.a^ted, bhkttan = ffoL ritKTAN ^trin- 
fféT€^ prcjfiere^ fnireoM'are, donde anche lo 
jfp. AKUKTAR strffitffre^ BitETK ct^ppì p^T le- 
gare i piedi ^ il pori, BHETK^ prtìiL D it. /r. 
UH ET ì accio jicr nGChiappnrt gli uccelli. 

— Quelle strisce di panno o di pelle, o 
ti 'altro, t;he servono a tener su i calzoni. 

Cfr. IirigiiUf- Brfnrìtt; Rritto. 

b rèttine daira. a. ted. BRiTTiL hrigìia, a 
culi senza bisogno* il Caìx aggiunge la 
TOC e R É T j N E ci otì redine ( lì n i tt- il + ^^" 
TINEÌ (v* liriffhVy. — Ant. per K ed ine. 

b rètto ( e ih il h.laL RKRTt's uterife). Pare 
sì ri connetta al got. iuietax^ thetan = 
il, t(, ied. DHETTA s strtnfjcrr.^ premer^^ onde 
vuoisi anclbO il /r, bre-heiose aferiley 
Mmunio {cfr. lìerfane^ Brenna). — Propr. 
Stretta; quindi Avaro^ Stenle, Meschino, 
Miserabile^ Bisognoso, Sordido. 

brèt© I. lai. BREVi^ per intKdVii^. che 
cfr. col j^r, iiRACHVB (cangiato a in k come 
in altre voci, p. es* i'èr-ebritm cervello di- 
nauzi al gr, kXk-k tenta), che a taluno fa 
penaare alla Taà.germ^ nREi;ii (^=^a<.FRAG), 
col seuKO di rompere ^jipezutre [ v. Dreccio), ma 
che più regolarmente va riportato ad una 
Tod. RAROH con senao analogo, che ritro- 
vasi nel mcr. b^hàTI strappare (cfr* Belva) 
quasi dicesse rotto ^ raccoreiotù, [Al Cur- 
tius sembra degna di attenzione la esi- 
stenza in tre diverse lingue di tre voci 
certameiito affini col senso di htoffo nUriley 
sirtir cioè il lat. brèVia, il «/r* brAchea 
e V<u slav, iiRLiZKJA, che potrebbero essere 
di guida alla sicura scoperta della radice]. 

— A(fg, Corto, e dicasi specialmente di 
tempo; Che tiene poco luogo j Picciolo; Di 
poca quantità^ Poco. 

Deriv» Breviàre onde AbÒTfviàre; Breviàrio; 
BrevHfi. Cfr. Br^Tm^l. 

2. In forma di aosL vale Striscia di carta, 
o pergamena con ìrreve ìscnKione, donde 
venne attribaito a moU« altre brevi scrit- 
trUi-ej quali p.es. le Lettrre papali dirette 
a privati o volgenti su temi d'interesse 
non generale; a Certi piccoli involti con 
entro una breve orazione ed invocazione, 
ovvero reliquia accertata da un breve, da 
portarsi al collo per devozione, e simili. 

DarÌT* Brevétto^ 

bri! Tétto Quasi rréVE scrittura (v. Bre- 
ve). ■ — diploma o rescritto di prìncipe, 
con cui ai conierisce un grado o un pri- 
vilegio. 

Deriv» Br^vtUàrt. 

breviàrio dal lat. urkvjArium compen- 
dio e questo da nnfnMS breve (v. q. voce): 



quasi epitome o sommario di preghiere. 
— Quel libro ove sono le ore canoniche e 
tutto r Officio divino, e in cui sono pur 
contenute brevi lezioni della Sacra Scrit- 
tura e omelie di S. Padri distribuite giorno 
per giorno secondo la ragione de' tempi e 
delle feste, non che le compendiose vite 
de' santi, brevi orazioni composte da'som- 
mi pontefici, inni, antifone, responsorì, 
cantici ecc. Il detto nome venne prescelto 
sul finire del sec. xi, dopo che furono ri- 
veduti e ristretti gli uffici divini e sosti- 
tuito agli altri precedenti di Hora^ canoni- 
crp, Divinum officium, Opus dei, Collecta ecc. 
Lo stesso nome ebbero Certi piccoli libri 
di salmi e orazioni estratti dai grossi vo- 
lumi da leggersi in coro, che gli antichi 
monaci portavano seco in viaggio. 

bréiza dial. mil. brisa; fr. brise (onde 
ingl. breeze); sp. e pori, brisa, bri za 
(vento di nord). Sembra a taluno affine al- 
l' in^y^. BREATH soffio, facendo pensare