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Full text of "Vocabolario romagnolo-italiano"

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VOCABOLARIO ROMAGNOLO - ITALIANO 



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LIBERO ERCOLANI 



VOCABOLARIO 

ROMAGNOLO - ITAUANO 



MONTE DI RAVENNA 



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1^ MAY 21 19? 



xy^^. 




L'EDITORE. ADEMPIUTI I DOVERI. 
ESERCITERÀ I DIRITTI SANCITI DALLE LEGGI. 



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Zincografie di Beghelli di Bologna su disegni di Angela Boschi 
Tipografia Moderna - Ravenna 



Prefazione deW Editore 



Il Monte di Ravenna, che affonda le radici nell'anno che vide 
aprirsi al mondo — per virtù di un grande italiano — nuovi conti- 
nenti, ha trovato in questa sua vetustà, rinverdita da un decennio di 
operosa e fruttuosa fatica, che gli ha dato più ampie prospettive e 
aperto più larghi orizzonti, motivo per realizzare un'opera di cui da 
tempo era lamentata la mancanza, e che se apparentemente esula 
da quella che è la normale attività dell'Ente, di fatto contribuisce 
a quella valorizzazione di ciò che è insito nella storia della nostra 
Romagna, che per chi ne abbia una minima possibilità più che un 
merito costituisce un dovere. 

E' dallo scorso secolo che si è esaurita l'edizione di un vocabo- 
lario romagnolo-italiano, che a suo tempo ebbe notevole fortuna, ed 
è da parecchi decenni che questa lacuna è lamentata da studiosi, 
non solo italiani, dei vari settori della glottologia, per i quali la 
conoscenza dei dialetti costituisce un insostituibile mezzo di inda- 
gine per la conoscenza della formazione della lingua italiana. 

Va anche ricordato che il vocabolario esaurito risale ai tempi 
in cui la critica glottologica, scientificainente intesa, era appeiìa ai 
suoi albori, e che la parlata dei nostri padri si è talmente illangui- 
dita, che quando la usiamo non ha mai l'aspetto vigoroso di un 
tempo, ma ha i caratteri di una retroversione dall'italiano corrente. 
Per questo non si è cessato dal rilevare la mancanza di qualcosa che 
ci tenesse avvinghiati al passato, e di augurare che l'occasione di 
ridare vita al dialetto — che quando risìiona in terre lontane fra 
due che si incontrano per caso riaccende in loro Vamore per il natio 
loco e li rende fratelli — si presentasse e fosse colta. 

E l'occasione si è di fatto presentata: il Maestro Libero Erco- 
lani, insegiiante a Bastia di Ravenna, ha compilato con huiga. 

VII 



paziente e valida fatica un vocabolario romagnolo-italiano, che 
serve agli scopi linguistici e a quelli della conoscenza letteraria, e 
che rappresenta in un certo modo un felice ritorno alle origini della 
nostra terra. E' un vocabolario ricco di proverbi, di espressioni del 
nostro idioma, di « modi di dire » anche non più in uso, nel quale 
Vautore ha diligentemente ricercato l'etimologia dei vocaboli che 
non hanno radice comune con Vitaliano, e che non furono assorbiti 
dalla lingua volgare durante il lungo processo, che condusse i domi- 
natori romani a far sì che il loro latino assorbisse le parlate dei 
popoli soggiogati. 

Di questo vocabolario il Monte di Ravenna si è fatto editore, 
e lo presenta al pubblico e agli studiosi corredato da illustrazioni 
che, oltre dargli un sinnpatico senso estetico, mantengono la 
inemoria di attrezzi agricoli e artigiani che furono di uso comune, 
e che oggi, con l'affermarsi dei mezzi meccanici, sono ormai del 
tutto scomparsi. 

Il lettore attento osserverà quanto ricca sia questa nostra par- 
lata di Ron^agna, e senza attardarsi sullo spinoso problema se ad 
essa debbasi o no riconoscere carattere e dignità di lingua {esiste, 
comunque, una discreta letteratura, purtroppo conosciuta soltanto 
nei suoi componimenti più popolareschi e triviali) resterà probabil- 
mente convinto che il romagnolo ha ricevuto dalV indoeuropeismo, 
senza l'interposizione del latino, numerose e fondamentali radici. 

La pubblicazione del volume è avvenuta sotto la direzione 
attenta del collega Prof. Giordano Gamberini, che vi si è dedicato 
con intelligente passione. Desidero ringraziarlo nella maniera più 
cordiale, perchè mercè sua anche dal punto di vista tecnico l'opera 
è riuscita, oso dire, pregevole. 

Offrendola ai concittadini che trovano nel dialetto la più tipica 
e genuina espressione dei loro sentimenti, e a quanti coltivano la 
indagine sui dialetti, che tanta parte hanno nella vita dei popoli e 
nelle loro scambievoli relazioni, il Monte ritiene di dare un contri- 
buto caratteristico alla riinviscenza delle migliori tradizioni rave- 
gnane, e anche, dal punto di vista culturale, un apporto non 
disprezzabile alla conoscenza sempre più completa, sotto tutti i 
profili, di questa nostra cara, antica e gloriosa terra di Romagna. 

rag. CAMILLO GHIRARDINI 

PRESIDENTE DEL MONTE DI RAVENNA 

viu 



Prefazione deW autore 



Per effetto dei moderni mezzi di coviunicazione, del muoversi inces- 
sante degli uomini e del rapido e continuo scambio dei prodotti; con 
l'introduzione di una radio in ogni casa, di un televisore in ogni circolo 
e di un cinema in ogni paese; con la meccanizzazione e l'ammoderna- 
mento dell'agricoltura e i nuovi sistemi di allevamento del bestiame; e 
per effetto di una crescente quantità di carta stampata che giornalmente 
entra in ogni casa, una invasione di parole nuove sta portando sensibili 
cambiamenti nel nostro dialetto e non è possibile, per il prossimo futuro, 
prevedere quali ne saranno le conseguenze. Ho ritenuto per questa con- 
statazione che la compilazione di un vocabolario romagnolo sia utile per 
il presente e per l'avvenire e che, in un momento di cosi rapide adozioni 
di voci nuove, possa fornire, specie a persone che esplicano attività diver- 
se, un mezzo valido a favorire una più sicura reciproca comprensione. 

Quando m,i accinsi alla compilazione di questo lavoro non pensavo 
quanto sarebbe stato lungo il cammino da percorrere e quante difficoltà 
avrei dovuto incontrare. Più le cartelle si accumulavano e più grandi 
diventavano i vuoti da colmare. Mio padre, ormai immobilizzato in una 
sedia, dopo che mi aveva suggerito qualche raro vocabolo che ricordava 
di avere udito quand'era giovinetto, mi andava dicendo: « E sarà pu ora 
che t'dega basta! T'a ne sé che l'è un cvèl che un n'ha mèj fén?». Ed aveva 
ragione. Un vocabolario, specialmente come questo, avrebbe bisogno, per 
ogni voce, di un corredo cosi vasto di modi di dire antichi e tnoderni, 
proverbi e citazioni, da richiedere non il lavoro di qualche anno di un 
singolo, ma l'opera lunga e coordinata di un gruppo di esperti e volonte- 
rosi. Io aveva, all'inizio, solo la volontà, nessuna esperienza e una inade- 
guata preparazione culturale. Proseguivo per gradi spesso irregolari e per 
balzi alquanto disordinati, eppure il lavoro procedeva e tanti sono i punti 
di contatto delle cose più disparate che, di frequente, ciò che mi era 
rimasto oscuro nel corso di una apposita ricerca, mi si rivelava improvvisa- 
mente in termini chiari mentre ero alle prese con un altro argomento. 

Mi sarebbero state necessarie indicazioni precise sui lavori da con- 
sultare e per le ricerche da compiere, ma non esistono studi esaurienti sul 
nostro dialetto e il materiale che si riesce a trovare è sempre scarso e 
frammentario. Per il passato da cui si potrebbe ricavare materiale di raf- 
fronto, la letteratura dialettale o è inesistente o scarsissima: infatti 
prima del '500 noti abbiamo nulla e di quel secolo si conosce una comme- 
dia in una specie di dialetto faentino e un frammento di poema nel dia- 
letto di San Vittore di Cesena. Il '600 ci fornisce una «Zirudéla-» in un 
dialetto che del romagnolo ha solo vaghe apparenze. 

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Inoltre i tre lavori furono purtroppo composti con l'intento, non rag- 
giunto, di divertire; e ciò è un danno, perchè certi vocaboli che potrebbero 
essere interessanti non si sa come siano stati manipolati, non essendoci 
possibilità di fare raffronti con altri documeiiti. Il '700 ci fornisce qualche 
composizione poetica, e l'SOO un più ricco materiale che va dalle modeste 
ma sempre interessantissime relazioni di alcuni parroci del Dipartimento 
del Rubicone al Podestà di Forlì in data 1811, ai vocabolari dell'imolese 
Mattioli e del faentino Morri. Si hanno inoltre, in quel secolo, raccolte di 
proverbi, di cantilene e di « orazioni ». 

Ma è solo ai primi di questo secolo che si raccolgono intorno ad Aldo 
Spallicci degli entusiasti cultori del volgare romagnolo 

E' evidente che, come sussidio per la conoscenza di un dialetto, tutto 
ciò è meno che poco e pertanto il vocabolarista romagnolo e costretto a 
destreggiarsi ricorrendo al inateriale più disparato. 

Resta comunque un archivio ancora fornito di un abbondante mate- 
riale ed è la parlata corrente di alcune campagne. Io ho attinto molto, 
per questo lavoro, dalla viva voce degli abitanti di quella zona che com- 
prende San Pietro in Vincoli, S. Stefano, S. Zaccaria, Campiano, S. Pietro 
in Campiano, Massa Forese, Ducenta e Bastia a mezzogiorno dì Ravenna. 
Lì ho trovato interessantissimi term^ini come « sigióla » e « arbajòla » che 
indicano rispettivamente la Helix aspersa e la Helix lucorum, due chioc- 
ciole per le quali l'italiano è costretto a ricorrere al nome scientifico. Mi 
sono imbattuto nella voce « pitunèsa » che ora significa « donna altez- 
zosa » ma che ci riconduce a pensare alla Pitonessa, la sacerdotessa del 
tempio di Apollo che sorgeva nel territorio di Campiano; e ho rintrac- 
ciato usanze, superstizioni e detti che ci fanno sentire nella loro arcaicità 
tracce inconfondibili di antichi usi e costumi. 

No?i ho voluto, in questa compilazione, seguire il criterio di fare una 
cernita fra vocaboli antichi e vocaboli moderni, perchè il dialetto è una 
lingua vìva e penso che ciò che esso fa proprio gli appartenga. Le voci di 
recente adozione sono già state cosi bene elaborate nelle contrazioni, nelle 
elisioni e nei cambiamenti fonetici che ormai sono da considerarsi dia- 
lettali. Credo che il dialetto, parlata eminentemente pratica, si sìa 
sempre comportato a questo modo senza perdere le sue peculiari caratte- 
ristiche che rimangono ancora nette e marcate dopo tanti secoli di vita. 

Per quanto riguarda la sua formazione sono convìnto che il nostro 
dialetto sia antichissimo e che risalga, per certe sue impronte, ad epoche 
remote, una fra le altre, che risalta in modo eindente, è la regola fone- 
tica che segue nella formazione dì certi plurali. (Risparmio al lettore una 
lunga serie di esempi, perchè può rendersene conto sfogliando le pagine 
dì questo vocabolario) . 

A chi si porrà una domanda sulle origini del dialetto romagnolo non 



posso fornire che riferimenti molto vaghi attenendomi però a dati storici. 
I reperti archeologici ci parlano di una popolazione dell'età del bronzo 
distribuita lungo tutto l'arco alpino-appenninico e sul cordone lagunare 
che andava, ^a un dipresso, dalla laguna veneta alla terramara di Mensa 
Matellica di Ravenna. Al momento in cui questa popolazione (forse gli 
Umbri) assurse a una civiltà del tipo villanoviano, ecco comparire la 
influenza commerciale etrusca che favorisce il sorgere di città splendide 
come Spina. L'invasione della pianura Padana da parte dei Celti, vera 
emigrazione di popolo, porta alla eliminazione della influenza etrusca 
e allo stanziamento nel nostro territorio delle tribù boichè che dura fino 
alla conquista romana e alla successiva colonizzazione con elementi 
romani o romanizzati delle terre tolte ai Celti. Questi due fatti: l'emigra- 
zione celtica' e la colonizzazione romana sono, agli effetti della lingua, 
due elementi importantissimi; infatti si verifica, senza distruggerla, una 
vera sovrapposizione di materiale linguistico, ^sull'antica variata italica 
\degli indigeni. I Celti vi immettono alcune voci e la loro pronuncia, la 
quale si impone per la loro entità numerica; e i colorii romani vi immet- 
tono un nuovo e più ricco vocabolario dovuto 'alla loro superiore civiltà. 

In quel crogiuolo di popoli di ceppo indoeuropeo, in un territorio ben 
delimitato a est dal mare, da un immenso arco paludoso a nord, e nord- 
ovest, da paludi, foreste e boschi a ovest, si caratterizzò attraverso i secoli 
la parlata romagnola che è latino-italica nel vocabolario e celtica nella 
pronuncia. 

Nessun cenilo v'è negli autori latini, troppo chiusi nei paludamenti 
della loro lingua aristocratica, della rustica parlata della nostra terra; 
ma quando cori l'apparato amministrativo romano scomparve l'uso del 
latino e subentra il latino medioevale — U quale non è altro che un ten- 
tativo di latinizzare i volgari — ecco -presentarsi alla ribalta, insieme con 
gli altri dialetti, anche il volgare romagnolo, molto bene individuabile 
in quelle cronache e atti notarili in cui, dovendosi fare riferimenti locali 
ed elencare cose con termini chiaramente comprensibili, \si troica una ter- 
minologia latinizzata presa direttarnente dal dialetto. Ecco la ragione 
delle continue citazioni latino ryiedioevali che si trovarlo in questo lavoro. 

No7i disponendo di materiale dialettale di quell'epoca per poter fare 
dei riferimenti e dei confronti, ritengo di vedere in quei vocaboli latino 
medioevali una testimonianza, sia pure velata, del dialetto di quell'epoca 
cosi lontana 

Terminata la parte introduttiva sentirei di non aver compiuto un 
dovere se non esprimessi la mia più sentita gratitudine al Presidente e 
al Consiglio di Amministrazione della Banca del Monte di Ravenna che 
mi hanno assecondato in ogni modo per la piibblicazione di questo 
vocabolario. l'A. 

XI 



BIBLIOGRAFIA GENERALE 



Acquisti Giuseppe - Poesie loriivesi, 

1864. 
Andreoli A. - Emilia 
Aruch Aldo - Un lessichelto romagnolo 

del scc. XVII; Bibl. Classense. 

Bagli Giuseppe - Saggio di studi sui 
proverbi e pregiudizi, ecc. (Vedi 
per questo A. le note manoscritte 
in «Usi e pregiudizi, ecc.» del 
Placucci, presso la Bibl. Pianca- 
stelli; Forlì). 

Battara G. - Pratica agraria distribuita 
in vari dialoghi, 1778. 

Biondelli B. - Saggio sui dialetti gallo- 
italici. 

Cantagralli G. - Nuovi cinquanta sonet- 
ti, 1912 Faenza. 

Cibotto G. A. - Proverbi del Veneto. 

Cinti D. - Dizionario dei sinonimi e dei 
contrari. 

D. E. I. - Dizionario Etimologico Ita- 
liano; Barbera, Firenze. 
D'Hauterive G. R. Dictionnaire des 

racines des langues européennes; 

Larousse. 
Fabi A. - Documenti inediti romagnoli, 

eccetera. 
Firenzuola (da) Domenico - (Registro 

del notaio sarsinate Dom. da Fir., 

Stud'i Romagnoli; Voi. V, Fratelli 

Lega, Faenza). 
Gabbusio Lodovico - Frottola (e lessi- 

chetto), sec. XVII; Classense; copia 

di S. Muratori. 
Gallizioli Filippo - Elementi botanico - 

agrari. 

Ginanni - Istoria della pineta di Ra- 
venna. 

Guerrini Olindo - Alcuni canti popolari 
romagnoli (raccolti da...) 

Guerrini Olindo - Ricettario galante 
del sec. XVI. 

Guerrini Olindo - Sonetti romagnoli. 

Imparati E. - Avifauna ravennate, 1934. 

La Pie - Rassegna d'illustrazione ro 



magnola, Forlì. 

Maioli U. G. - Quando noi nonni... 

.Maioli U. G. - Piccolo cabotaggio per 
acque ravennesi. 

Mattioli - Vocabolario romagnolo ita- 
liano, 1879. 

Mazzotti Mario - (Raccolta di articoli; 
Classense). 

Mengozzi G. - La Cerere della Roma- 
gna Toscana. 

Migliorini Bruno - Storia della lingua 
italiana. 

Missiroli Icilio - Romagna. 

Pergoli Benedetto - Saggio di canti po- 
polari romagnoli, 1894. 

Plolanti (Abate) - L'incredulo senza 
paura. 

Placucci - Usi e pregiudizi dei conta- 
dini della Romagna. 

Plaustro (II), Forlì. 

Poletti P. - Addio, vecchia Romagna. 

Pratella F. B. - Poesie, narrazioni e 
tradizioni popolari in Romagna. 

Pratella F. B. - Romagna intima. 

Prati A. - Vocabolario etimologico ita- 
liano; Garzanti. 

Pulon Matt. - (Frammento di poema 
inedito in dialetto romagnolo del 
sec. XVI). 

Randi Tomaso - Saggio di canti popo- 
lari romagnoli; 1891. 

« Relazioni dei Parroci del Dipartimen_ 
to del Rubicone al Podestà di Forlì; 
Fondo del Comune, anno 1811 ». 

Ricci-Bitti - La pianura romagnola di- 
visa e assegnata ai coloni romani 
(Atti e Memorie). 

Ricci Corrado - La Bartolla di Cam- 
piano. 

Rosetti E. - La Romagna. 

Santoni Pietro - Scelta di Poesie ita- 
liane e romagnole. 

Sella Pietro :l Glossario Latino Errii- 
liano (GLE). 



XII 



Servolini - Mosaico romagnolo. 
Spallicci Aldo - E' Sarnér; Fior dra- 

decc; La Biòjga: La Ciuzzetta; La 

MacJuné; La Tègia. 
Uccellini Primo - Dizionario storico di 

Ravenna e di altri luoghi della 

Romagna. 
Zama P. - Romagna romantica. 



Zangheri P. e Nigrisoli - Piante medi- 
cinali della Romagna. 

Zangheri P. - Flora del circondario di 
Forlì. 

Zangheri P. - La pineta di Ravenna e 
la sua vegetazione. 

Zoli Andrea - L'estimo di Ravenna nel 
1373. 



ABBREVIAZIONI 



a. anno 

acc. accrescitivo 

agg. aggettivo 

ant. antico 

art. articolo 

artic. articolata 

aw. avverbio 

e. canto 

card. cardinale (numero) 

Com. Comune 

comp. composto 

cong. congiunzione 

e. p. coniugazione propria 

DEI. Dizion. Etimologico Italiano 

dial. dialetto; dialettale 

dim. diminutivo 

dimo. dimostrativo 

dispr. dispregiativo 

es. esempio 

esci. esclamazione 

(F.) senso figurato 

f. femminile 
Praz. frazione 

GLE. Glossario Latino Emiliano 

imp. verbo impersonale 

int. verbo intransitivo 

iron. senso ironico 

it. italiano 

lat. latino 

lett. lettera 

long. longobardo 

m. maschile 

med. medievale 

mod. aw. modo avverbiale 

neg. negazione 

num. numerale 

onom. onomatopeica 

op. cit. opera citata 

ord. ordinale (numero) 

orig. origine 



pars. personale; persona 

pi. plurale 

PI. plurale 

pop. popolare 

poss. possessivo 

pr. preposizione 

pron. pronome 

prov. proverbio; proverbiale 

prt. participio passato (1) 

ps. participio presente 

rad. radice 

rav. ravennate 
Ra.oRav. Ravenna 

rei. relativo 

rfl. verbo riflessivo 

scherz. senso scherzoso 

sec. secolo 

sf. sostantivo femminile 

sign. significato 

sim. simile 

sing. singolare 

st. stanza 

superi. superlativo 

trad. traduzione 

V. verbo; vedi; verso 

var. varietà 

vezz. vezzeggiativo 

voc. voce ; vocabolo 

Voc. Vocabolario 



(1) Dopo i verbi, le sigle raggruppate 
Prt., PI., F., Pl.F., indicano i casi del 
participio passato avente anche valore 
di aggettivo, o quelli in cui, unito al 
verbo essere, concorda nel numero e 
nel genere col soggetto, o quando, co- 
me participio di un verbo rtansitivo, 
può concordarsi con il complemento 
oggetto. 



XIII 



VALORI FONETICI 



& = suono nasale cupo (Rumàgna = 

Romagna; stmàna = settimana). 

è = suono aperto (parche perchè; 

de =- dì). 
é = suono nasale (balén baleno; 

birén = tacchino). 
e = suono dittongale e' con la « e » 
aperta (burdèl = ragazzo; pnèl 
pennello). 
è = suono dittongale e'' con la « e » 
chiusa (insalé — insalata; suné 
= sonata). 
è = suono lungo (pulèr = pollaio; 

rufè = arruffati). 
è' = Si trova in fine di parola a in- 
dicare l'elisione della « r » muta 
nel verbo all'infinito presente. 
è' = indica l'elisione della « r » muta 
nei verbi all'infinito presente che 
terminano in « èr ». 
i' = indica l'elisione della « r » muta 
nei verbi all'infinito presente che 
terminano in « ir ». 
ò = suono aperto (farlòt ^ averlot- 

to; barilòt == barilotto). 
ó = suono chiuso (lo = lui; dò =■■ 

due; sóta = sotto). 
o = suono dittongale o^ con la « o » 
chiusa (fiòl = figlio; viòl = vi- 
colo). 
ò = suono dittongale ou con la « o » 
chiusa (inción = nessuno; Iona 
== luna). 
5' = Si trova in fine di parola a indi- 
care l'elisione della « m » muta 
(fio' [fióm] — fiume; fò' [fóml 
= gran quantità). 
e — In fine di parola ha suono duro 
(mòc = moccolo; móc = mon- 
co). , 
L'accento tonico, se non è indicato 
con segni particolari, cade sempre sul- 
l'ultima sillaba. 

Nei verbi all'infirùto presente, quan- 
do l'accento tonico cade sull'ultima sil- 
laba, la « r » finale è muta. Negli altri 
casi si fa sempre sentire. 

Perchè la grafia sia più aderente 
alla pronuncia dialettale, i casi di qui, 
que, quo, qua sono trascritti con dei 
evi, cve, svo, cva; e i gui, gue, guo, 
gua, con dei gvi, gve, gvo, gva; ma ì 



§ = 



se 
s-c 



ce — In fine di parola ha suono dolce 
(fnòcc ^^ finocchio; ranòcc - 
ranocchio). 

g — In fine di parola ha suono duro 
(fug --- fuoco; Lug ^ Lugo). 

gg — In fine di parola ha suono dolce 
(mógg = mugghio); svegg = 
sveglio). 

^ = suono aspro (po^ pozzo; ra- 
^a ^ razza; ^àmpa ^^ zampa). 

? = suono dolce '(gre? =■ grezzo; pè? 
— peggio; ar?ént — argento). 

§ = suono aspro (ro§ — rosso; ó§ = 
uscio; ò| =^ osso), 
suono dolce (rò§a = rosa; spój 
= sposo; brus — bruco), 
come in italiano, 
suono staccato di « s » aspra e 
di « e » dura in fine di parola 
(bos-c = bosco; rós-c = spazza- 
tura) ; e di « s » aspra e « e » dol- 
ce quando quest'ultima è seguita 
da « i » o da « e » ( s-ciòp = 
schioppo; s-ción = secchione; 
s-cèr = assottigliare, ecc.). 

s-cc = suono staccato di « s » aspra e 
« e » dolce, in fine di parola. 
Le terminazioni in: — én; — in; 

— òn; — òm; — àm, hanno la conso- 
' — Un segno di apostrofo indica di- 
nante finale muta. 

sione, voce verbale contratta o, 
nel caso di « pr' », contrazione 
della preposizione « par ». 

— ss. In fine di verbo indicano la for- 

ma riflessiva. 
— Una sbarretta indica cambiamen- 
to di significato, o passaggio da 
una frase a un'altra, 
vocaboli si possono cercare anche sen- 
za tener conto di questa avvertenza, 
perchè normalmente sono scritti pure 
con la grafia corrente. Tolte poche ec- 
cezioni, ho evitato l'uso artificioso delle 
doppie. 

La pronuncia è quella delle campa- 
gne di Bastia, Massa Forese, Ducenta, 
S. Pietro in Vincoli, Santo Stefano, 
Campiano, S., Pietro in Campiano, San 
Zaccaria dove si ritiene che si parli in 
dialetto più genuino. 



XIV 




1 



ABOR 



A. Prep. semplice. | A. Voce verbale 
della terza pers. sing. e della terza 
plurale del verbo « aver », avere. | Pre- 
fisso di molte voci verbali per attu- 
tire l'asprezza dell'incontro di più con- 
sonanti. I Per quanto riguarda la « a » 
che precede le voci verbali di prima 
pers. singolare e di prima e seconda 
plurale non condivido l'opinione di 
quanti la ritengono un pleonasmo; ma 
concordo col Morri (op. cit.) nel rite- 
nerla pronome. (Vedi sanscrito ahàm, 
« io »). 

Abadèr, intr. Rispondere (a chi chia- 
ma); Abbadare; Dare ascolto. | T'a 
n'abèd (Tu non badi; non mi dai ascol- 
to). 

E' un vecchio modo di chiamare una 
persona senza usare il suo nome. 
Tale usanza è ricordata anche in una 
relazione del 1811 del Parroco di Vil- 
laf ranca di Forlì. 

Abandón, sm. Abbandono | Lascér 
in abandón, Lasciare in abbandono. 

Abandunér, tr. Abbandonare, La- 
sciare. 

Prt. Abanduné 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — èdi 

Abandunéss, rfl. Abbandonarsi. La- 
sciarsi prendere da scoramento. 

Abadèr, tr. Abbassare. 
Prt. Aba^ 
PI. — è 
P. — éda 



PI. F. — édi. 

Abéd, sm. Cura^ Governo, Attenzione, 
Assistenza. | Avé'b§ógn d'abéd, Aver 
bisogno di cure, di assistenza. 

Abèt, sm. Abete. 
PI. Abit. 

Bos-c d'abit, Abetaia. 

Abilité, sf. Abilità, Attitudine, Mae- 
stria. 

PI. AbiUté. 

Abi§, sm. Matita, Lapis. 
PI. Ebi§. 

Abitàbil, agg. Abitabile. 
PI. — Abitèbil 
F. — àbila 
PI. F. — àbili. 

Abitànt, sm. Abitante. 
PI. Abitént 
F. — anta 
PI. F. — ànti. 

Abitazión, sf. Abitazione. 
PI. Abitazión. 

Abitùdina, st. Abitudine. 
PI. Abitùdin. 

Abituér, tr. Abituare, Assuefare. 
Prt. Abitué 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Abón, sm. Indennizzo, Risarcimento. 
PI. Abón. 

Abort, sm. Aborto. 
PI. Abùrt 

I Parlando di una donna si preferiscono 
le seguenti perifrasi: 
La j' à mand'è da mèi i burdel; La 



ABRA 



ACAS 



n'à purté a chèv i burdèl; La n'à 
purté a bón fén i burdèl. 

Abraifér, tr. Abbracciare. 
Prt. Abrade 
PI. — é 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 

Abrìl, sm. Aprile. 
I D'abrìl no't' cave gnànc un fil, In 
aprile non levarti (di dosso) neanche 
un filo. 

] Abrìl e' fa e' fior e Ma? u j da e' 
culòr, Aprile fa il fiore e maggio gli 
dà il colore. 

I Mérz di vént, abril di témp, Marzo 
dei venti, aprile dei temporali. 
I Abrìl tot i de un barìl, Aprile tutti 
i giorni un barile. 

I I du o tri d'Abrìl e' eoe l'ha da 
vini; j' òt s' u n' è vnu l'è còt. Il due 

il tre d'aprile il cuculo ha da venire; 
l'otto se non è venuto è cotto. 

1 Abrìl, cvànd e' pian? e cvànd e' rid. 
Aprile, quando piange e quando ride; 
cioè è aprile tanto con la pioggia che 
col sole. 

I D'abrìl no't' scuvrì. D'aprile non sco- 
prirti, cioè non toglierti niente di dos- 
so (Prov. faentino). 

Ab§én, (v. Bsén). 

Ab§inér, tr.. Avvicinarsi (Anche « Av- 
sinér). 
Ptr. Ab§iné 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 

Abucamént, sm. Incontro, Colloquio, 
Abboccamento. 
PI. Abucamént. 

Abuché, agg. Amabile (detto solo del 
vino). 
Contr. di A. è « sgró? », aspro, sgarbato. 

Abulìr, tr. Abolire. 
Ptr. Abulì 
P. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Abuminèvul, agg., Abbominevole. 
PI. Abuminivul 
F. — èvia 
PI. P. — èvU. 

Abunamént, sm. Abbonamento. 
PI. Abunamént 



Abundànt, agg. Abbondante. 
PI. Abundént 
F. — anta 
PI. F. — ànti. 

Abundàn^a, sf. Abbondanza. 

Abunér, tr. e intr. Indennizzare, Ri- 
sarcire, Dare come indennizzo. 
I Abbonare (a giornali, ecc.). 
Prt. Abuné 
PI. — è 
F. — éda • 
PI. F. — èdi. 

Aburiss, rfl. Avventarsi contro (Forse 
dal latino adoriri, scagliarsi, assaltare). 
Abu§, sm. Abuso. 
PI. Abu§. 

Abunér, int. Abusare (E' più usato 
Aprufitér). 

Acadèr, Accadere (E' più usato ^u- 
zedar). 
Prt. Acadù 
PI. — ù 
F. — ùda 
PI. F. — udì. 

Acampamént, sm. Accampamento. 
PI. Acampamént. 

Acampèss, rfl. Accamparsi. 
Prt. Acampé 
PI. — e 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Acani, agg. prt. Accanito, Incanito 
(v. Acanìss). 

Acanimént, sm. Accanimento 
PI. Acanimént. 

Acanìss, rfl. Accanirsi^ Incanirsi. 
Prt. Acani 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Acaparèr, tr. Accaparrare, Assicurare. 
Prt. Acaparé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

I rfl. Acaparèss, Accaparrarsi. 
Acasèr, tr. Accasare | Far trovar mo- 
glie. 
I rfl. Accasarsi, Farsi della casa. 
Prt. Aca§é 
PI. — è _ 
F. — éda ' 

PI. P. — èdi. 



ACAS 



ACVA 



Aca^lér, tr. Accasciare. Aggravare sot- 
to un peso smodato j Indebolire le 
membra per eccessiva iatica. 

Acatèr, tr. (v.-Catér). 

Aciapéss, rfl. Andar d'accordo, Fa- 
miliarizzarsi. 

Aclèfa, sf. (V. Clès). 

Acolt, prt. Accolto, Ricevuto. 
PI. Acùlt 
F. — òlta 
PI. F. — òlti. 

Acont, sm. Acconto, Caparra. 
PI. Acònt. 

I Tné' d'acont. Conservare ] Tenere in 
disparte. 

Acórar, intr. Correre. 
j U j' acór pòc. CI corre poco. 

Acsè, aw. (v. Csè). 

Acudèss, rfl. Accordarsi. 
Prt. Acudé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Acugliénza, sf. Accoglienza. 
PI. Acugliénz. 

Acumpagnamént, sm. Funerale. 
PI. Acumpagnamént. 

Acumudamént, sm. Accomodamento, 
Transazione, Accordo, Patteggiamento. 
PI. Acumudamént. 

Acupér, tr. Accoppare, Uccidere 
I Acupéss a lavuré'. Sfiancarsi nella fa- 
tica. 

Prt. Acupé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Acurdadura, sf. (v. Curdadura). 

Acupìamént, sm. Accoppiamento. 
PI. Acupiamént. 

Acupiér, tr. Accoppiare, Pare un paio. 
Congiungere cose a due a due. 
Prt. Acupié 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Acurdér, tr. Accordare (strum. a 
corde). 
Prt. Acurdé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 



Acurdéss, rfl. Accordarsi. Mettersi 
d'accordo. 

Acurdéss, rfl. Accordarsi (fra arti- 
giano e contadino con pagamento an- 
nuale in natura. Il contadino si accor- 
dava col sarto, col calzolaio, col fab- 
bro e col falegname. Il pagamento 
era chiamato « curdadura »). 
I Rinnovare il contratto di lavoro (dei 
garzoni agricoli). 
Prt. Acurdé 
PI. Acurdé. 

Acus, sm. Accusata. Dichiarazione del 
seme che vince sugli altri. 

Acu§ér, tr. Accusare, Incolpare. (E' 
più dialettale «De' la cólpa»). 

Acustér, tr. Accostare, Avvicinare. 
Prt. Acusté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Aev, sf. pi. Acque 
I Liquido amniotico. 

Acva, sf. Acqua. 
I Pioggia I I contadini chiamano « ac- 
va » qualunque preparato liquido per 
irrorazioni. 
PI. Acv. 

I Acva minaréla, Acqua minerale. 
I Acva 'd ré§, Acqua regia. 
I Fé al j' acv, Fare le acque. Liberarsi 
delle acque prima del parto. 
I Fé' un gózal d'acva. Fare un goccio 
d'acqua. (F.) Orinare. 
I Fil d'acva. Filo dell'acqua, Filo del- 
la corrente. 

I A pel d'acva, A pelo d'acqua. 
I De' l'acva al ter, Dare l'acqua alle 
terre; cioè irrigare i campi. 
I A béva d'acva, A bava d'acqua. Un 
pelo sott'acqua. 
j A méj'acva, A mezz'acqua. 
I Acva gròsa. Acqua grossa. Pioggia ab- 
bondante. Nel gergo dei pescatori vale 
acqua profonda. 

I Acva stila, .'^cqua sottile, cioè acqua 
poco profonda. 

I Acva vita. Questa bevanda è ricor- 
data nel Ricettario di Caterina Sforza 
col nome di « acqua de iovenezza et 
de vita » e « che fa rengiovenire la per- 
sona ed de morto fa vivo ». Si ottie- 
ne con garofani, noci moscate, pepe- 



ACVA 



ADIR 



roni, scorza di ginepro e varie altre 
sostanze polverizzate e cotte in acqua. 
I Acva dal lumég, Acqua delle luma- 
che. (Pioggia da poco). 
I Acva sirinèla, Acqua serenella. Nel 
vecchio dialetto poetico di Massa Fo- 
rese r« acva sirinèla » era la rugiada. 
(V. Pergoli, op. cit., Santa Madda- 
lena [varianti], v. 9). 
I « Acv » sono chiamati anche gli spio- 
venti del tetto, più che « spiuvént » 
che è parola piuttosto ricercata. 
I Chi ch'è armast scuté da l'acva bu- 
lida u s' n'argvérda nénc dia gia^éda, 
Chi è rimasto scottato dall'acqua bol- 
lente se ne guarda anche dalla fredda. 
I Al j' acv, I lochi. Liquidi che emette 
la donna dopo essersi sgravata del 
parto . 

L'acva la mérza i pel, o L'acva la mér- 
za al budèl. L'acqua fa marcire i pali, 

L'acqua fa marcire le budella 
Così dicono i bevitori (Lat. aqua. Dalla 
radice europea akw, acqua, considera- 
ta come vivente). 

Acvadéla, sf. Latterino comime (A- 
therina Boyeri). 
PI. Acvadèl. 
(Lat. med. aquadella, GLE). 

Acvadè^, sm. Vinello. 
(Lat. med. aquadicium, vinello, GLE) 

Acvaforta, sf. Acquaforte, Acido ni- 
trico. 

Acvarìna, sf. Pioggerellina. 
PI. Acvarìn. 

Acvarola, agg. f. Acquaiola. Riferito 
a frutta molto acquosa e senza alcun 
sapore. 
PI. F. Acvaròli. 

1 ^ris,' aovaroli, Ciliege acquaiole, ac- 
quose. 

Acvastrén, sm. Acquiitrino. 
PI. Acvastrén. 

Aevèra, ( v . Cvèra ) . 

Ad, prep. Di. Ad qua, Di qua; ad 
d'ia, di là; ad sota, di sotto; ad sora, 
di sopra; ad fìànc, di fianco; ad che? 
di che?; ad gnit, di niente. 
Quando la parola che segue comincia 
per vocale, invece di « ad », si à « d' ». 

Adanèss, rifl. Addannarsi. Detto in 
senso figurato di chi si dà un gran 
daffare; della frutta che va a male pri- 



ma della maturazione; di pianta che 
si ammala prima di fruttificare e di 
unghia che si iscurisce e cade. 

Adarbér, tr. Aderbare. Dare l'erba 
(alle bestie). 

Adarchè, prt. Inarcato. 
PI. Adarchè 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Adarchér, tr. Fare il gesto di pic- 
chiare. Fare la mossa di... (Il lat. med. 
ha adarcare, battere il grano con un 
arco; GLE).' 

Adàt, agg. Adatto, Alto, Idoneo, Ac- 
concio, Adeguato. 
PI. Adèt. 
F. — àta 
PI. F. — àtl. 

Adatacéss, rfl. Adattacchiarsi_ Adat- 
tarsi alla meglio. 
Prt. Adatacé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Adatér, tr. Adattare, Aggiustare. 
[ rfl. Conformarsi. 
(Oltre ai significati di Adatér). 
Addninz, aw. Davanti. 
Addrénta, avv. Dentro, Addentro. 
Adè§, avv. Adesso, Ora | Adès, adès. 
Or ora | Pr' adés. Per ora | L'è ora 
adès!. E' ora che viene, o che inco- 
mincia il bello! Il bello ha ancora 
da venire! 

Adè§i, esci. Adagio! Piano! 
j avv. Adagio, Piano. 
I Riferito a persona vale Posapiano. 

Adèss, rfl. Addarsi, Avvedersi, Accar- 
gersi. 
Prt. Ade 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi 
j A m' i n' so ade. Me ne sono accorto. 

Adèt, agg. Addetto. 
PI. Adèt 
F. — a 
PI. F. — i. 

Adiri, agg. prt. Adirato, Arrabbiato, 
Infuriato. 
PI. Adiri 
F. — ida 
PI. F. — idi. 



ADIR 



AFEZ 



Adirìss, rfl. Accanirsi, Adirarsi. 

Adiritùra, avv. Addirittura, Diretta- 
mente. 

Adob, sm. Addobbo 
PI. Adób. 

Adóran, agg. Adomo 
PI. Adùran 
F. — orna 
PI. F. — orni. 

Adòs, aw. Addosso (v. Dò§). 

Adò^i! Adò§i!, (incitazione). Addosso! 
Addosso ! 

Adrijèr, tr. Addrizzare, Rizzare. 
I Vie' adrizé' al gàmb ai chén, (F.) Vo- 
ler far cose impossibili. 
Prt. Adrizé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Adruvér, tr. (v. Druvér). 

Adruvèss, rfl. Adoperarsi. Darsi da 
fare. Impegnarsi (v. Druvér). 
Prt. Adruvé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 

Adubér, tr. Addobbare, Ornare. 
Prt. Adubé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. P. — édi. 

Aducèr, tr. Adocchiare. 
Prt. Aducé 
PI. — é 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Adumbrér, tr. Adombrare, Inombrare, 
Ombreggiare, Appannare. 
Prt. Adumbré 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Adunanza, pi. f. Adunanza 
PI. Adunànz. 

Adungèss, rfl. Arrangiarsi, Arrabat- 
tarsi, Ingegnarsi. 
Prt. Adungé 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Adupiér, tr. Addoppiare, Mettere a 
doppio. 
Adurazión, sf. Adorazione, Venerazione. 



PI. Adurazión. 

Adurér, tr. Adorare, Venerare. 
Prt. Aduré 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(Lat. adorare). 

Adubér, tr. e int., Addossare, Attri- 
buire, Accollare, Imporre. 
Prt. Adu§é 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Adutér, tr. Adottare. 
Prt. Aduté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Aduzión, sf. Adozione 
PI. Aduzión. 

Afadighéss, rfl. Affaticarsi. 

Afamé, agg., Affamato 
PI. Afamè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(E' più usato Mórt da la fàm). 

Afamèr, tr. Affamare. 

Afàn, sm. Affanno. 

Afanèss, rfl. Affannarsi. 
Prt. Afané 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Afa?ér, tr. Affacciare. 
Prt. Afa^é 
PI. — è 
F. —èda 
PI. F. — édi. 

Afe, sm. Affare, Negozio, F^cenda. 
I (F.) Maneggio 
(V. Aféri) 
PI. Afe. 

Aféri, sm. Affare | Contratto. 
I Faccenda 
PI. Aféri. 

Afèt. sm. Affìtto 
I De' in afèt. Dare in afR'-to. 
|Tu' in afèt. Prendere in affitto. 

Afètè, sm. Affettato (di salame, pro- 
sciutto ecc.; tagliato a fette). 

Afètèda, agg. Affettata, Tagliata a 
fette. 

.\fèziòn, sf. Affetto. Affezione, At- 



AFEZ 



AGRA 



taocamento 

Afeziunèr, tr. Affezionare. 
Prt. Afeziuné 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — èdi. 

Afìadaraént, sm. Affiatamento, Ac- 
cordo. 

Alfiadé, prt. Affiatato, Che va d'ac- 
cordo. 
PI. Afiadé 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Afidamént, sm. Affidamento. 

Afidér, tr. Affidare 
Prt. Afide 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Afinér, tr. Prezzare, Fare il prezzo. 
Prt. Afiné 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Afìtànza, sf. Affitto, Affittanza. 
PI. Afitànz. 

Afìtér, tr. Affittare, Appigionare. 
Prt. Afité 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 

Afituéri, sm. Affittuario 
PI. Afituéri. 

Afòn, sm. Fune 
PI. Afòn 
(v. Fon). 

Afradlèss, sf. Afratellarsi | Familiariz- 
zarsi 

PI. Afradlé 
PI. — è , 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Afrónt, sm. Affronto. Atto offensivo. 
PI. Afrónt. 

Afrunter, tr. Affrontare, Andare in- 
contro. 
Prt. Afrimté 
PI. — é 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Afughér, tr. Affogare, Soffocare 
Prt. Afughé 
PI. — è 



F. — éda 
PI. F. — édi. 

At'ujér, tr. Affogliare, Dare la foglia 
da mangiare al bestiame e ai bachi 
dopo le mute. 

I Afujèv! Affogliatevi! Modo contadine- 
sco per dire: « Su! Mettetevi a mangia- 
re ! ». 

Aganzér, tr. Agganciare 
Prt. Aganjé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(E' più dialettale « ingan^ér »). 

Agiazèr, tr. Raffreddare, Agghiaccia- 
re. 

Prt. Agiate 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Agliédga, sf. Lugliatica. Sorta d'uva 
bianca che matura in luglio. 
(Lat. med. lugliatica, di luglio (uva) 
GLE). 

Aglión, sm. Leone 
I L'è un aglión, (F.) E' un leone 
] ^ughér a letra e aglión, Giocare a 
testa e croce. 
I Sòl aglión, Solleone 
PI. Aglión. 

Agnèl, sm. Agnello 
PI. Agnèl 
(Lat. agnellus). 

Agócia, sf. Agucchia, Palo appuntito. 
PI. Agócc 

(Lat. med. agugia, punta di ferro. Di- 
minutivo del lat. acus, ago"). 

Agóst, sm. Agosto. 
I A la prema acva d'Agost, povr'óm 
a t' cnó§. Alla prima acqua d'agosto po- 
ver'uomo ti conosco (Già in questo me- 
se si comincia a capire chi ha ima sa- 
lute tale da dover poi soffrire per la 
cattiva stagione). A proposito di questo 
detto, C. Ricci, in « L'ultimo rifugio di 
Dante » dice che « La prima acqua d'A- 
gosto era temuta come apportatrice di 
febbre ». 

I A la prem'acva d'agost / cutadéna met 
al màng a e' bost. Alla prima acqua 
d'agosto, contadina metti le maniche al 
busto. 

Agraplèss, rfl. Aggrapparsi 



AGRU 



ALBA 



Prt. Agraplé 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Agruméra, sf . -Agrumeto. 

Agrupéss, rl'l. Raggrupparsi (cicli- 
smo). 

Aguacéss, (V. Agvrcéss). 

Aguajé, prt. agg. Afflitto, Addolorato. 
PI. Aguajé 
F. — éda 
PI, F. — édi. 

Aguajéss, rfl. Affliggersi 
Prt. Aguajé 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Agimì, sf. Agonia. 

Agurà^, sm. Auguracoio, Impreca- 
zione. 

PI. Agurè^. 

(Dal lat. augurium, presagio favore- 
vole). 

Aguré, sm. Agoraio. Astuccio per aghi. 
I Sacchettino di cenere o crusca a cui si 
appuntano gli aghi. 
PI. Agurè. 

Aguréna, sf. Sagginella selvatica. 
(Sorghum halepense L. ) 

Agu§èl, sm. (v. Ragusèi). 

Agu'ifén, sm. Aguzzino. 
PI. Aguzén 
P. — éna 
PI. F. — éni. 

Agvacéss, rfl. Accovacciarsi. 

Agvajè, (v. Aguajé). 

Ahn?, Come? Non ho capito. 
(Suono complet. nasale). 

Aj, sm. Aglio. 
(Allium sativum, L.). 
I Aj de cóc, Aglio d'orso, Aglio di cane. 
(Allium ursinum). 

.\3 sambèdg, Aglio selvatico. 
(Allium carinatum). 

Albana, sf. Uva e vino bianco dei 
colli di Bertinoro. Albana. 
PI. Aibàn. 

( Lat. med. « uva albana est uva alba ». 
GLE). 

Aibanela, sf. Albanella. P.seudn al- 
bana. 

Aibi^ér, int. Albeggiare. 

Aidèr, tr. Aiutare, Soccorrere. 



Prt. Aide 
PI. — é 

F. — éda 
PI. F. — édi. 

Ajìr, aw. Ieri. 

Aite, sf. Età 
PI. Aite 
' Ad tòt al j'aité, Di tutte le età. 

Ajùt, sm. Aiuto, Soccorso. 
PI. Ajùt. 
(V. Aidér). 

Ajutér, Aiutare, Soccorrere 
Prt. Ajuté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(Lat. adjuvare). 

Al, art. Le 
AI dòn, Le dorme 

I pr. artic. Alle. Purté da magne al be- 
sti. Portare da mangiare alle mucche. 
I pron. Esse (nelle forme verbali dopo 
« lo » o « lujéti »). 

Alagamént, sm. Allagamento. 
PI. Alagamént 

Alaghèr, tr. Inondare, Ridurre come 
lago, Riempir dacqua. Allagare. 
Prt. Alaghé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Alarmér, tr. Mettere in sospetto. Spa- 
ventare I Impensierire | Allarmare. 
Prt. Alarmé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Alatèr, tr. Allattare. 
Prt. Alate 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

.'\la?èr, tr. (v. La^ér). 

Albana, sf. (v. Aibàna). 

Albarà^, sm. Alberacelo, Gattice o 
Pioppo bianco. 
PI. Albarèz 

(Dal lat. med. albarus, pioppo. GLE). 
I Albaràz dia Pasuléna. Alberacelo del- 
la Pasolina. E' un grande pioppo bian- 
co che si leva maestoso nei pressi del- 
la fattoria « la Pasolina » a nord del 
« Valloncello dei Ghezzo ». 



ALBA 



8 



ALUN 



Albaré, prt. agg. Alberato, Con alberi 
I Camp albaré, Campo alberato, 
(v. Elbar) 

Albèrg, sm. Albergo. 
PI. Albirg. 

Albi?ér, intr. Albeggiare. 

Aldrèt, sm. (v. Alderta) Diritto. 

Aldrèta, sf. Parte opposta al rovescio. 
I Dritta. 

Aldsir, sm. ( v. Al§ir). 

Aleàtic, sm. Aleatico. Vino rosso, gu- 
stoso, profumato e dolce che si produ- 
ceva nel forlivese. Veniva messo in ven- 
dita il giorna della festa della Madonna 
del Fuoco (4 febbr.). Passava per la 
città un « rugiòn », im urlone o bandi- 
tore, che gridava : « E vénd la Macióza », 
« e' vénd e' Prèta », « e' vénd la Pavu- 
lo^a» ecc. 

Alégar, agg. Gioviale, Allegro, Lieto. 
I Alticcio, Che ha bevuto un pò". 
PI. Alìgar 
F. Alègra 
PI. F. Alègri. 

Alèróm, sm. Allarme 
PI. Alèrom 
I Fél§ alérom, Falso allarme. 

Alè§, sm. Lesso, Bollito. 
PI. Alè§. 

j Metr'a lè§. Cuocere a lesso, Lessare. 
Magne' ralè§. Mangiare il lesso. 

Alèv, sm. Allievo, Figlio, Prodotto 
I Redo. 
PI. AUv. 
(V. arlèv). 

Alfabèt, sm. Alfabeto. 
PI. Alfabit. 

Alighér, tr. Allegare. Detto dell'azione 
che esercita certa frutta ancora verde 
sui denti, come nespole e sorbe. 
I Invischiare. 
(Lat. alligare). 

Aligrèz, sf. pi. Fé' al j' alìgrèz, Fare ì 
rallegramenti. 

Aligrèza, sf . Allegrezza, Allegria. 

Aligrì, sf. Allegrezza, Allegria. 

Alintèr, intr. Allentare, 
(v. Lintèr). 

Aljón, sm. Leone. 
(v. Agljón). 

Alitèss, rfl. Allettarsi, Cadere a terra, 
Rovesciarsi a terra delle biade, dei ce- 
reali. 



Prt. Alité 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 

Almèt, sm. Elmo, Elmetto. 
PI. Almèt. 

Aloe, sm. Colui che stende i leg£w:ci 
dei covoni. 
PI. Aloe. 

Alóra, avv. Allora. 

Alòz, sm. Alloggio. 
j De l'alo?, Dare alloggio. 

Alsir, sm. Agio, Comodo. 
I A n' n'ho alsir, Non ho tempo. 
(Dal lat. licere come il francese loisir). 

Altèja, sf. Altea. 

Altarén, sm. pi. Altarini (F.) Male- 
fatte. 

j Scuprì' j' altarén. Scoprire le male- 
fatte. 

Alter, sm. Altare. 
PI. Alter. 

I Alter magiór. Aitar maggiore. 
I E' sbaglia nénc e' prit int l'alter. 
Sbaglia anche il prete all'altare. Tutti 
sono soggetti a sbagliare. 

Altèza, sf. Altezza ] Statura. 
] Altitudine. 
PI. Altèz. 

Altòt, *agg. Alticcio (per libagioni) ] 
Altetto. 

(Anche «Un pò so») 
PI. Altót 
F. Altòta 
PI. F. Altòti. 

Altura, sf. Altura. 
PI. Altur. 

Alùdar, int. Alludere. 
Prt. Alù§. 

Alunghér, tr. Allungare 
I Dare da lontano. 
I Appioppare (un pugno). 
I Annacquare vino. 
j Dare una capatina. 
Prt. Alunghé 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Aluntanér, tr. Allontanare. 
' Discostare. 
I Mandar via. 

Metter lontano. 
Prt. Aluntané 



ALUZ 



AMAN 



PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Alu^è, intr. Alloggiare, 
(v. Luzér). 

Alvadùr, sm. Lievito. 

Alvé, sf. Levata (del sole 7. 
I L'alvé de sòl, Il levar del sole, La le- 
vata del sole. 

Alvé, prt. agg. (v. Alvér e Alvéss). 

Alvéda, sf. Levata. L'alvéda, La leva- 
ta del sole. Per la luna si dice per 
intero: L'alvéda dia Iona. 
] U s' è alvé la Iòne, U s' è alvé e' 
sol. E' spuntata la luna, E' spuntato 
il sole. 

! Ande' a fé' l'alvéda in tinèla, Andare 
a far la caccia dell'alba in botte. 

Alvén, sm. pi. Lupini, (Lupinus ai- 
bus L.). 

Alvér, tr. Allevare [ Sollevare | Far 
prendere il volo | rfl. (oltre ai sign. di 
cui sopra). Levarsi (del vento, del 
sole della luna e delle stelle) j Alzarsi 
(da letto). 
Prt. Alvé 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

I Alvé' la ciò^a d'int e' nid, Levare la 
chioccia dal nido. 

I U s' è alvé e' sol, Si è levato il sole. 
I A m' so' alvé. Mi sono alzato (da 
letto). 

Alvéss, rfl. Levarsi, Alzarsi in volo, 
Alzarsi da letto, Spuntare (del sole, 
della Ivma e delle stelle). 
Prt. Alvé 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Alvéda, sf. Alzata | Scolmata (nel 
gioco delle carte). 
PI. Alzèdi. 

Al^ér, tr. Alzare | Scolmare il mazzo 
(nel gioco delle carte). 
Pt. Al^é 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Alfìr, agg. Leggero, Lieve | Scorre- 
vole (di bicicletta). 
PI. Al?lr 



F. — ira 
PI. F. — ìri. 

Al?ìreja, sf. Leggerezza, Levità. 
PI. Al^re^. 

Al?irìr, tr. Alleggerire. 
Prt. Alzirì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Amàc, sf. pi. Ammacchi. | Fé al j 
amàc. Fare il gioco degli aimmacchi. 
(F). Schiacciare uova. Il gioco degli am- 
macchi si faceva il giorno di Pasqua 
e la Domenica in Albis. Si batteva in 
contesa un colpo solo, uovo contro 
uovo, punta contro punta. Il perdente 
dava al vincitore l'uovo ammaccato. 
Questo gioco è detto anche « scòz » e 
« machi machì ». 

Il GLE, a « ludus de ovis », riporta : 
« nullus persona... audeat ludere ad lu- 
dum de ovis, nec etiam a cozzare insi- 
mul aliqua ova in platea» (Bologna 
1306) dove è proibito fare « al j'amàc 
in piazza ». 

Amacadura (Macadura), sf. Ammac- 
catura, Pesto. 
PI. Amacadùr (Macadùr). 

Amacér, tr. Macchiare (v. Macér). 

Amachèr, tr. Ammancare | Pestare ] 
Schiacciare j Intorbidire (di acqua) ] 
rfl. Ha tutti' i sign. di cui sopra più 
quello di Guastare l'amicizia, Interrom- 
pere i rapporti. Risentirsi reciproca- 
mente. 
Prt. Amache 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — èdi. 
1 Acva amachéda, Acqua torbida. 

Amale, sm. agg. prt. Ammalato. 
PI. Amale 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 
I Amalé^ Tifoso (in senso sportivo). 

Amalèss, rfl. Ammalarsi. 
] Amaléss par eh' j' étar, (F.) Ficcare 
il naso nelle cose degli altri. 
Prt. Amale 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

.\manadùra, sf. Vestito completo. Ap- 



AMAN 



10 



AMNU 



parecchiatura | Bardatura (di cavallo). 
PI. Amanadùr. 

Amanchér, intr. Mancare. 
Prt. Amanché 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Amàndal, sm. Mandorlo. 
PI. Amèndal. 
(Lat. med. amandolus. GLE). 

Amàndla, sf. Mandorla, frutto del 
mandorlo. 
PI. Amàndal. 
(Lat. pop. amandula). 

Amanér, tr. Vestire | Bardare, Met- 
tere i finimienti a un cavallo. 
Prt. Amane 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

In senso figurato, « amanér », conserva 
ancora il significato di « Apparecchia- 
re, Ammannare ». 

I Mai tre persone dovrebbero partecipa- 
re contemporaneamente all'abbiglia- 
mento di uno perchè sarebbe causa di 
disgrazia. 

Amaséss, rfl. Venire a un accomo- 
damento. 

Ama§ér, tr. Aggiustare^ Riparare ] 
(F.) Appianare divergenze. 
(Nel dial. ravennate del sec. XVII, « a- 
masar », accomodare). 

Ambén! (o Abén). E' un'espressione 
che vale: no, no; oppure: questo poi 
no; e respinge una domanda o una 
affermazione. E' una deformazione del- 
l'it. « a, bene ». 

Ambra, sf. Ambra. 

Ambróla, sf. (v. Mbróla). 

Ambulànt, sm. Venditore ambulante. 
PI. Ambulént 
F. — anta 
PI. F. — ànti. 

Ambulanza, sf. Ambulanza. 
PI. Ambulànz. 

Amdàja, sf. Medaglia, Decorazione. 
] De' l'andàja d'or, d'arzént, ad brónz. 
Decorare di medaglia d'oro, d'argento, 
di bronzo. 
PI. Amdàj. 

Amdènda, sf. Mietitura. 
PI. Amdènd. 



Amdór, sm. Mietitore. 
PI. Amdùr. 
F. — óra 
PI. F. — òri. 
(v. Mdor). 

Amér, agg. Amaro. 
PI. Amér 
F. — èra 
PI. F. — èri. 

(Lat. amarus; rad. indoeuropea am- 
« amaro »). 

American, agg. sm. Americano. 
(E' più dialettale «maricàn»). 
PI. Americhén. 

Amicizia, sf. Amicizia ] Comunella. 
PI. Amicizji. 

Amìg, agg. Amico, Intimo ] sm. Aman- 
te, Drudo. 
PI. Amìg 
F. — iga 
PI. F. — ighi. 

I sf. Pace; Riconciliazione. | Fé' l'amig. 
Far pace, Riconciliarsi. 
(Lat. amicus). 

Amministrazión, sf. Amministrazione. 
I Tné' l'a.. Tenere l'amm. (E' più dia- 
lettale Tné' i cònt). 

Aministrér, (v. Ministrèr). 

Amlori, sm. Alloro. 
PI. Amlùri. 

Amnàcia, sf. Cornacchia nera. 
« Mimacchia » (Spallicci). 
PI. Amnacc. 

Amnér, tr. Condurre, Tirare avanti. 
(Lat. minare, spingere avanti gli ani- 
mali da tiro, con le grida e la frusta, 
DEI). 
Prt. Amné 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Amnér, int. Picchiare. 
(Lat. med. admenare, G-LE). 

Amnér, tr. Rimenare (pane e pasta). 
Prt. Amné. 

Amnéstra, sf. Minestra. 
PI. Amnèstrar. 

I No supié' int l'amnèstra eh' la n' t' 
scota. Non soffiare sulla minestra che 
non ti scotta, Non ficcare il naso nel- 
le facende che non ti riguardano. 

Amnud, agg. Minuto. 
PI. Amnud 



AMNU 



11 



AMSU 



F. — a 

PI. F. — i. 

(Lat. med. menuclus, GLE). 

Amnuda, sf. Minuta ] A l'ainnuda, Al 
minuto, al dettaglio. 
(Lat. 1408, Forlì, «ad menutum»). 

Amor, sf. pi., More, (v. Mór). 
Si dice, al pi., tanto « al mòr » che « al 
j' amor ». 

Amor, sm. Amore, Affetto | Gelso | 
Sapore. 
PI. Amùr. 

I Dmandé' da fé' l'amor. Fare una di- 
chiarazione amorosa. 
I Ande' in amor. Andare in amore. 

Amori, agg. Spento, Smorzato. 
PI. Amùrt 
F. — òrta 
PI. F. — òrt. 

Ampóla, sf. Ampolla. 
PI. Ampól. 
(Lat. ampulla) 

Amsir, sm. (Dial. ant.). Messere. 

Amstìr, sm. Mestiere, Arte. 
PI. Amstìr. 
(Lat. med. mesterium, GLE). 

Amstùra, sf. Mistura. 
I Pan d'amstùra, Pan mescolo, Pane 
di mistura. 

(Lat. med. mistura, miscuglio di gra- 
naglie; e mixturare, mescolare, GLE). 

Am§ùra, sf. Misura | Ufficio pesi e 
misure. 
PI. Am§ùr. 

I Fura d'am§ùra, Fuor di misura. Prio- 
ri dell'ordinario, Eccezionale. 
(Lat. med. mensura, misura, GLE). 
I Misure e Pesi di Ravenna tratte dal 
Diz. di P. Uccellini. Misure lineari : 
Canna di piedi 10 ^ m. 5,846 

Piede di once 10 = m. 0,584 

Oncia di punti 10 = m. 0,058 

Pvmto di atomi 10 = m. 0,005 

Atomo m. 0,000585 

*(G. Andrioli, Emilia) 
Braccio mercantile 12 once ^^ m. 0,64; 
Braccio da legname = 10 once m. 0,34 
I Misure di peso: 

Oncia di ottave 8 = Kg. 0,0289 
Ottava Kg. 0,0036232 

Libbra di once 12 Kg. 0,3478 

I Misure di capacità per liquidi : 
Castellata di barili 15 1. 806,569 



* Barile di boccaU 40 -^ 1. 53,771 

Boccale di fogliette 4 1. 1,344 

Foglietta 1. 0,3361 

*I1 barile rav. di bocc. 40 menzionato da A. 
Andreoli in Emilia è di 1. 54,14, ma si tratta 
di misure nuove. 

Misure di capacità per aridi: 
Sacco di stala colme 3 = hi. 1,7413 
Sacco di staia rase 3 = hi. 1,7252 

Staio colmo ^ hi. 0,5804 

Staio raso di quartarola 4 = hi. 0,5750 
Quartarola di scodelle 25 = hi. 0,1437 
Scodella = 1. 0,5751 

ì Mis. quadrate: 

Tomatura (Tamadùra) va- 3417,66 

Tavola (Pèdga) m2 34,1766 

Piede (Pè) mP- 0,3417 

I Misure cubiche: 

Piede cubo = 1000 once cube ^ m^ 0,199 
I Elenco alfabetico dei pesi e delle mi- 
sure: 

Bachèta, f. Bachèt, pi. (Canna) 
Barì'l, m. Barìl, pi. (Barile) 
Buchél, m. Buchèl, pi. (Boccale) 
Càna, f. Càn. pi. (Canna) 
Castlè, f. Castlé, pi. (Castellata) 
Fujèta, f. Fujèt, pi. (Foglietta) 
Livra, f. Livar, pi. (Libbra) 
Onza, f. Onz, pi. (Oncia) 
Pè,*m. Pi, pi. (Piede) 
Pèdga, f. Pèdg, pi. (Tavola) 
Pònt, m. Pònt, pi. (Punto) 
Cvartaròla, f. Cvartaròl, pi. (Quarta- 
role) 

Sac da 3 stèra. m. Sèc da 3 stéra, pi. 
(Sacco di 3 stala) 
Scudèla, f. Scudèl, pi. (Scodella) 
Stèr, m. Stèra, pi. f. (Staio) 
(Il mezzo staio si chiama M?en). 
Tamadùra, f. Tarnadur, pi. (Tornature) 
I Misure di capacità per aridi di Rav. 
(Da Emilia di A. Andrioli), Mis. nuove: 
Sacco - 3 staia colme litri 180,17 
Staio coleo - 4 quartarole 100 sco- 
delle = litri 60. 05 
Staio raso ^= litri 57,05 
I Monete di Raverma: 
Scudo romano (d'argento) lire 5,32; 
Testone o pezzo da 3 paoli 3 baioc- 
chi - lire 1,59; 

Papetto o pezzo da 2 paoli 20 baioc- 
chi lire 1,06; 

Paolo o pezzo da 10 baiocchi lire 0,53. 
I Misure di lunghezza di Forlì, secon- 



AMUC 



12 



AMZE 



do il vecchio sistema: 

Pertica (pédga) 10 piedi m. 4,88 

Braccio di tela (braz> = m. 0,74 

Braccio di panno = m. 0,62 

Piede (pè) = 10 once = m. 0,49 

I Misure di superficie (Forlì): 

Tomatura (tarnadura) 100 pertiche 

quadre m^ 2383; 

Pertica quadra (pedga) 100 piedi 

quadri --^ m^ 23, 83. 

I Misure di volume : 

Piede cubo 1000 once cube = m^ 0,116 

I Misure di capacità per gli aridi ( For. ) 



2 stala -- 
4 quarti = 
provende 



Sacco (sac da dò stera) 

1. 144, 32 

Staio (stèr) - 2 mezzini 

1. 72, 16 

Quarto (cvartaròla) = 4 

1. 18,04. 

I Pesi (Forlì): 

Libbra (livra) ^- 12 once ^ Kg. 0,329 

Oncia (ónza) ^ 8 ottave -- Kg. 0,024. 

Amucér, tr. (v. Mucér). 

Ainulèr, tr. (v. Mulér). 

Amuntèr, intr. e tr. Ammontare, A- 
scendere, Sommare. | Costare. 
Prt. Amunté 
PI. — è 



P. — èda 
PI. F. — édi. 

Amurtér, tr. Ammontare | Intridere 
(calce, farina, polvere). • Smorzare, 
spegnere (v. Murtér). 
Prt. Amurté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Am?anén, sm. pi. Soffitta, Stanza a 
tetto. 

Amzèta, sf. Mezzetta. Tipico boccale 
di terra cotta, a fondo bianco e fiorami 
azzurri, con cui si mesce il vino. Boc- 
cale. 

PI. Am?;èt. 

La « m?èta » o « amzèta » era ima mi- 
sura di vino in Romagna e in Toscana 
in uso nei secc. XIV e XV. 
N. Massaroli, citando il Minucci dice 
che misurava la quarta parte del boc- 
cale fiorentino, ma è logico che per 
chiamarsi « m?èta », mezzetta, doveva 
corrispondere alla metà di un'altra mi- 
sura che non fosse il fiasco. 
(Lat. med. mezeta, recipiente di ter- 
racotta, GLE). 





Amzèta 



AN 



13 



ANGH 



Da misura divenne poi un semplice 
boccale per vino e acqua come attesta 
una distinta di Rav. del sec. XIV in 
cui si dice che nella fabbrica di Anto- 
nio Badai si producono « mezzette lun- 
ghe, piccole, e basse ». 

An, sm. Anno j avv. Lo scorso anno. 
PI. Èn. 
I Fnì' j èn. Compire gli anni. 

E' de ch'a fnèss j' èn, Il giorno del 
mio compleanno. 

Anàdra, sf. Anatra. 
PI. Anàdar 
Pi. m. — èdar. 

(Lat. anas,-tis; dall'indoeuropeo ant-, 
«anatra»). 

( Anàdra 'd vaia, Germano reale. 
j Anàdra casaléna. Anatra domestica. 

Anca, sf. Anca. Osso che è tra il fian- 
co e la coscia (detto anche Ancón). 
(Dalla supposta voce germanica hanka). 

Ancòn, sm. Anca. Osso tra il fianco 
e la coscia. 
PI. Ancón. 

Ancona, sf. Quadro di pittura (Gab- 
busio, sec. XVII; Frottola). Dal bi- 
zantino eikóna, immagine. 
(In un docum. di Forlì, del 1500, è detta 
« ancone »). 

Ancura, sf. Ancora. 
PI. Àncur. 

Ancurér, tr. Ancorare. 
Prt. Ancurè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 

Andamént, sm. Andamento. 

Andànt, agg. Andante, alla buona. 
PI. Andént 
F. — anta 
PI. P. — ànti. 

Ande, prt. agg. (v. Andér) | Finito, 
che ha fatto il suo stato, che si è 
esaurito, consumato. 
I Ande a la ba§a, Decaduto. 

Andéda, sf. Andatura. Modo di cam- 
minare I Andata | L'andare | Striscia 
di erba falciata; varco che il falciatore 
lascia dietro di sé o che apre davanti 
a sé. 

PI. Andédi. 

I Fé' im'andèda. Aprire un varco (lun- 
go il campo da falciare). 



Andér, intr. Andare. | Essere di mo- 
da I Aver corso (di moneta). 
Prt. Ande 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — èdi. 

Andghér, (v. Anghér). 

Àndit, sm. Androne, .'\ndito, Corri- 
doio. 

Anéda, sf. Annata. 
PI. Anédi. 

Anédar, sm. pi. Anatre (Manca il 
sing. maschile). 

Anel, sm. Anello. 
PI. Anèl. 
(Lat. anellus). 

Anela, sf. Campanella, Cerchietto. 
PI. Aneli. 

Cavèja dal j' aneli, Caviglia dalle a- 
nella, dai sonagli. 
E' il simbolo della vecchia Romagna. 

Anela, sf. Ghiera [ Anello (da muro) 
I Campanella. 
PI. Anèh. 

, Culóna dal j' aneli. Colonna delle cam- 
panelle o Colonna dell'ospitalità (di 
Bertinoro). 

Narra il «NovelUno»: «...Una colon- 
na di pietra era nel mezzo del ca- 
stello, alla quale, come entrava dentro 
il forestiero era menato; e ad una 
delle campanelle che ivi erano, con- 
veniali mettere le redini del cavallo, 
o arme, o cappello che avesse. E co- 
me a sorte gli dava, cosi era menato 
alla casa per lo gentile uomo al quale 
era attribuita quella campanella, ed 
onorato secondo suo grado ». E' detta 
anche Culòna di frustir. 

Angari, sf. Angheria, Sopruso. 
PI. Angari. 

Angarièr, tr. Angheriare. 
Prt. Angariè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 

Anghér, tr. Annegare. 
Prt. Anghé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(Come il latino necare,« uccidere ». dal- 



ANCO 



14 



ANUJ 



la radice indoeuropea nek- « far mo- 
rire »). 

Angòn, sm. pi. Stanghe della barella 
con cui il contadino trasporta il fieno. 
I Purté' a ca e' fén cun j' angón. Por- 
tate a casa il fieno su due stanghe. 
E' voce che viene dal greco ankòn cur- 
vatura del braccio, forse giunta a noi 
attraverso il lat. medioevale ancon-onis. 
Nel Napoletano antico « angone » si- 
gnificava ramo ricurvo; nell'Irpinia si- 
gnifica ramo (ancono) che è il signi- 
ficato più vicino al nostro. 

Angva 'd..., Sangue di...!, Porco di... 

Anibiér, imp. (v. Nibièr). 

I rfl. Armebbiarsi E' temp u s' anebia, 

II tempo si annebbia. 
Animél, sm. Animale. 

PI. Animèl. 

I La roba vècia la mòr int al man di 
cvajòn, La roba vecchia (cioè gli ani- 
mali vecchi) muore in mano agli scioc- 
chi. 

Animér, tr. e intr. Animare, Prender 
vita, Scuotere. 
Prt. Anime 
PI. — e 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Anivar§éri, sm. Annuale, Anniversa- 
rio. 
PI. Anivar§èri. 

Anlér, tr. Inanellare, Mettere l'anello. 
Prt. Anlé 
PI. -- è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Anlìn, sm. dim. Anellino. 
PI. Anlìn. 

Anlìna, sf. dim. Campanellina. 
PI. Anlìn. 

Anlón, sm. acc. Anellone. 
PI. Anlòn. 

Ànma, sf. Anima, Spirito | Punta del- 
lo sterno (Anma de pét) | Bottone | 
Seme (di zucca, cocomero, mellone, 
cetriolo) I Nòcciolo (di pesco, albicoc- 
co, prugno, susino) | Seme (di pero, 
pesco, nespolo). 

PI Àman (semi o bottoni); Anóm, (a- 
nime). 

j La bònànma. La buon'anima. 
I Ànma spréda. Anima disperata. 



I Anma in pèna^ Anima in pena. 
I Anma danéda, Anima dannata. 
I Anma cadù, Anima dannata (A. Spal- 
licci). 

] Tire' so l'ànma cadù, Rimettere a 
posto l'anima. Colui che ha « l'ànma 
cadù » è affetto da una suggestione 
che gli fa ritenere che l'anima gli 
sia discesa in basso. Questa anima non 
è comunque lo spirito, ma l'estremi- 
tà dello sternq chiamata « ànma de 
pét », anima del petto. Per queste con- 
siderazioni io tradurrei « ànma cadù » 
con anima caduta (in basso). 
] Cunté' al j'ànom. Contare le anime, 
cioè fare il censimento. ' 

Anména de cuscén, sf. Traliccio del 
guanciale o del cuscino. 
PI. Anmén. 

Anònim, sm. agg. Anonimo. 
PI. Anónim 
F. — ònima 
PI. F. — ònim. 

Anónzi, sm. Annuncio, Notizia. 
PI. Anónzi. 

Anta, sf. Passaggio (Dal lat. med. 
anditus[?]). 

I Ave' l'anta. Avere il passaggio; il 
diritto di passare. 

Antèna, sf. Antenna. 
PI. Antèn. 
i Antèna dia radio. 

Antèzip, sm. Anticipo, Pagamento an- 
ticipato. 

I In antèzip, Prima del tempo, In an- 
ticipo. 

Anticòr, sm. (Imprecazione), Colpo, 
Paralisi cardiaca, Accidente. 
Questa imprecazione data da almeno 
due secoli (1700). v. P. Santoni, op. cit. 

Antipati, sf. Antipatia, Avversione. 
PI. Antipatì. 

Antipatie, agg. Antipatico. 
PI. Antipétic 
F. — àtica 
PI. F. -- àtichi 

Anton, sm. Verdone (uccello) i Stri- 
scia ottenuta falciando fieno, strame, 
ecc. Androne. 
PI. Anton. 

Anudadura, sf. (v. Nudadura). . 

Anudér, Annodare. 

Anujé, agg. prt. Annoiato, Attediato. 



ANUJ 



15 



APON 



PI. Anujè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Anujér, tr. rfl._ Annoiare, Attediare, 
Stufare. 

Anunziadór, sn. Annunciatore. 
PI. Anunziadùr 
F. — óra 
PI. F. — òri. 

Anunzièr, tr. Annunciare. 
Prt. Anunzié 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Anuvlèss, imp. . Annuvolarsi. 

Anvél, sm. Annata, Annualità. Sem- 
pre in relazione alle annualità agri- 
cole. 

PI. Anvèl. 

(Dal lat. analis come l'ant. francese 
anvel, « annuale »). 
1 Ad tot j' anvèl, Di tutte le annate. 

Anvód, sm. Nipote (v. Nvòd). 
PI. Anvud 
F. — oda 
PI. F. — òdi. 

Anzal, sm. Angelo. 
PI. Èn?al. 

I Sègn dl'ànzal, Segno dell'angelo è 
la macchia bluastra della vena che 
attraversa la radice del naso. Si crede- 
va che chi aveva quel segno dovesse 
morire giovane. 

Anzi, avv. All'opposto. 

Anziàn, agg. sm. Anziano. 
PI. Anzién 
F. — àna 
PI. F. — ani. 
(Anche Inziàn ). 

Apaltadòr, sm. Appaltatore. 
PI. Apaltadùr. 

Apaltér, tr. Appaltare, I>are in ap- 
palto. 

Prt. Appalta 
PI. — è 
P. — éda 
PI. P. — édi. 

Apanèr, tr. Appannare, Offuscare. 
1 ócc apanè, occhi smorti. | Vidr' apa- 
nè, Vetri opachi. 

(Usato generalmente nelle forme rifles- 
sive). 
Prt. Apané 



PI. -- e 

F. — éda 
PI. F. — édi. 

Aparénza, sf. Parvenza, Apparenza. 
PI. Aparén^. 

Aparìr, intr. Apparire, Comparire. 
Prt. Apérs 
PI. — èrs 
F. — èra 
PI. F. — èrsi. 

Aparizión, sf. Apparizione | Visione. 
PI. Aparizión. 

Apa§iunéss, rfl. Appassionarsi ] Inna- 
morarsi. 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Apartèr, tr. (v. Partér) 

Apastér, tr. (v. Pastér) 

Apél, sm. Appello, Richiamo, Ricorso. 

Apelcss, rfl. Appellarsi, Andare in 
appello. 
Prt. Apelè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Apèlt, sm. Appalto. 
PI. Apèl. 

Apèna, avv. Appena, Tosto, Subito, 
A stento. 

Apichèr, tr. Impiccare | rfl. Impiccar- 
si. I Impigliarsi (delle bestie). 
Prt. Apiché 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Apicultura, sm. Apicoltura Più usa- 
to: Fé' d vèspar, Fé' d'év. 

Apiér, tr., Accendere. 
Prt. Apié 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
j Apiér e' fug 1 Apiér e' lóm. 

Apighèr, (V. Pighér). 

Apòggr, sm. Appoggio, Sostegno, Aiu- 
to. 
PI. Apógg. 

Apònar (v. Upònar). 

Apònt, sm. Osservazione, Rimarco. 
] Nota. 
PI. Apònt. 
I aw. Appunto, A punto. 



APOS 



16 



ARBA 



Aposta, avv. Apposta, A posta, A 
bella posta. 
I Aposta ben, Appositamente. 

Apòstul, sm. Apostolo. 
PI. Apóstul. 

Aprufèt, sm. Abuso, Sopruso. 
PI. Aprufèt. 

Aprufitadór^ sm. Abusatore. Ck>lui 
che abusa a trar profitto da determi- 
nate circostanze. 
PI. Aprufitadùr 
F. — óra 
PI. F. — òri. 

Aprufitèr, intr. Approfittare | Abusa- 
re I Profittare. 

Aprupriéss, rfl. Appropriarsi, Im- 
possessarsi indebitamente. 
Prt. Apruprié 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Apruvér, tr. Approvare, Dare l'ap- 
provazione. 
Prt. Apruvé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Apfé§, sm. Assesso. 
PI. Ap^è^. 

Aptìt, sf. Appetito. (Anche aptita e 
ptit) [ Bon aptìt, Bon 'aptita. Bona 'ptit. 
Buon api)etito. 
PI. Aptìt . 

Apugé, agg. prt. Appoggiato | (F.) 
Raccomandato dall'alto (Apugé da 
l'élt). 

Apugér, tr. Appoggiare | Aiutare, So- 
stenere I Spalleggiare. 
Prt. Apugé 
PI. — è, 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Apunèss, rfl. Posarsi. 
Prt. Apunè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Apuntamént, sm. Appuntamento, Con- 
vegno. 
PI. Apuntamént. 

Apunté, sm. Appvintato (grado mi- 
lit.) . 
PI. Apuntè. 



Apuntlér, tr. Puntellare, Mettere pun- 
telli, pali di sostegno. 
Prt. Puntlé 

Aquadéla, sf. Spillancola (Cobitis flu- 
viatilis). 
PI. Aquadèl. 
(Lat. mediev. aquadella. GLE). 

Aquadèz, sm. Vinello di infimo ordi- 
ne I Vino molto allungato. 
(Lat. med. aquadicium, vinello, GLE). 
Aquarò^, agg. Acquoso. 
PI. Acquarù§ 
F. — òsa 
PI. F. — ó§i. 

Aquastrén, sm. Acquitrino, Acqua- 
strino, Terreno intriso d'acqua. 
PI. Acquastrén. 

Aquaròla, agg. (v. Acvaròla). 

Aquàtic, agg. Acquatico. 
PI. Aquétic. 

Aquera (v. Cvera). 

Aquèst, sm. Acquisto, Compera. 
PI. Aquèst. 

Aquós, agg. Acquoso. 
PI. Acvù§. 
F. — ò§a 
PI. F. — ó§i. 

Arabatèss, rfl. Arrabattarsi | Arran- 
giarsi. 

Prt. Arabaté 
PI. — e 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Arabi (v. Rabì). 

Aracmandèss, rfl. Raccomandarsi, (v 
Racmandér). 

I Aracmandèss a bra^ in orò?, Racco- 
mandarsi a braccia in croce. 

Aragajéss, rfl. (F.) Far la voce gros- 
sa. Detto anche del cane che abbaia 
con accanimento. Rogare. 
Prt. Aragajé. 

Aràn^, agg. Arancio. 
PI. Arén?. 

Arbajòn, sm. Si indica con questo 
nome qualsiasi varietà di erba che 
cresca molto alta. 
PI. Arbajòn. 

Arbalòn, (v. Arbéla). 

Arbalzér, int. Rimbalzare. 
Prt. Arbal^. 

Arbarol, sm. (Dialetto antico). Erba- 
iolo. 



AREA 



17 



ARCI 



(Lat. med. herbarolus. GLE). 

Arbàtar, int. Ribadire, Rispondere. 
Rintuzzare il chiodo dalla parte oppo- 
sta piegandone , la punta e facendola 
rientrare nel legno. Ribattere, Contrad- 
dire, Respingere, Insistere, Socchiude- 
re. 

Prt. Arbatù 
PI. — ù 
PI. F. — udì. 
F. — uda 

I Arbàtar i cùdal, Ammaccare le zolle 
rimaste dopo l'erpicatura. 

Arbàza, sf. Erbaccia. 
(Lat. med. herbazum, erbaccia. GLE). 

Arbèg, sm. Ribeca o Ribeba. Antico 
strumento musicale ad arco con due 

tre corde dei sec. XIV e XVII, di ori- 
gine araba (rabàb) chiamato « rebeb » 
in Spagna e in Provenza. Nel poema 
Pulon Matt è chiamato « rbghin », ri- 
becchino, e « arbega », ribeca. 

« Arbèg » viene ora usato per dire 
« persona mal fatta, tutta contorta », 
con allusione all'estremità superiore a 
becco della ribeca. 

Arbél, sm. Erbale. Si componeva di 
veccia, avena e fieno greco. 
PI. Arbèl. 

Arbél (sm.), o Arbèla, sf. Canapiglia. 

Arbél?, sm. Rimbalzo. 
PI. Arbél?. 

1 'D rózl' e d'arbélz, (F.) A furia di spin- 
te 1 D'arbél?, Di rimbalzo. 

Arbghér (v. Arbighér). 

Arbia^ér, tr. Ribiascicare (F.) Bor- 
bottare, Brontolare fra i denti. | Se si 
riferisce a una bestia significa. Mangia- 
re di malavoglia. 

Arbighér, tr. Trascinarsi dietro, Con- 
durre via a viva forza. 
(Gabbusio, in op. cit., scrive: « Arbgar 
dri una piegora ». Strascinarsi dietro 
una pecora). 
Prt. Arbighé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

(Forse dal lat. med. herpegare, erpi- 
care. GLE). 

Arbìna grà§a, sf. Erba pignola. 
(Sedum acre). 

Arbitrèri, agg. Arbitrario. 



Arbìtar, sm. Arbitrio, Volontà. 

Arbléda, sf. Rintuzzata, Piegatura (di 
punta, di taglio). 
PI. Arblédi. 

Arblér, tr. Ripiegare all'indietro (una 
unghia.una lama). 

Arbòt, agg. prt. Rovesciato, Allettato. 
Di biade e alberi ' Ribaltato. 
PI. Arbut 
F. — òta 
PI. F. — òti. 

Arbuli, agg. | E pé' eh' l'epa arbuli, 
Sembra che abbia sofferto per fermen- 
tazione. Così di persona di costituzio- 
ne debole. 

Arbulìr, Int. Fermentare (Riferito a 
foraggio e granaglie). 
Prt. Arbuli 
PI. — i 

Arbumbér, int. Ribombare i Risuo- 
nare j Echeggiare. 

Arbutér, tr. Rovesciare, Abbattere. 
Prt. Arbuté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Arcadùda, sf. Ricaduta (di malattia) 
I (F.) Ritorno di fiamma. 
PI. Arcadudi. 

Arcàp. sm. Recapito, Ricettacolo | 
Manutengolo, Ricettatore. 

Arcàp di lèdar, Recapito, ricettacolo 
dei ladri | Manutengolo. Ricettatore 
di roba rubata. 
Ha sempre senso dispregiativo. 

Arcaplér, tr. (v. Rincaplér). 

Archéda, sf. Arcata | Gesto ampio 
del seminatore. 

! (F.) Parlata piena di enfasi ] (F.) 
Dèi dl'archéda, (F.) Parlare con enfasi. 
PI. Archédi. 

Archèt, sm. Archetto. Bacchetto pie- 
gato ad arco con un lacciuolo per cat- 
turare uccelletti I Archetto per istru- 
menti a corde. 

j Piante' j' archèt, Mettere gli archetti 
(per uccellare). 
PI. Archèt. 

Arciàm, sm. Richiamo, Zimbello (vi- 
vo). Uccello che con la .sua presenza o 
col suo verso ne attira altri. 
PI. Arcèm. 
I U§èl d'arciàm, Uccelli da richiamo. 



ARCI 



18 



ARDU 



Arciamér, tr. Richiamare. 
Prt. Arciamé 
PI. — è 

F. — éda 
PI. F. — édi. 

Arciapér, tr. Ripigliare, Ricomincia- 
re, Riattaccare j Riprendere. 
Prt. Arciapè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Arciuté, tr. Ricoprire. 

Arcnófar, tr. Riconoscere, Ravvisare. 
Prt. Arcnusù 
PI. — ù 
F. — uda 
PI. F. — udi. 

Arcold, sm. Raccolto, Raccolta. 
PI. Arcùld. 

I Ninz arcold (pron. ni^ arcold), Pri- 
ma del raccolto. 

I Dòp arcold, Dopo il raccolto. 

II contadino, fino a non molti anni fa, 
quando dava inizio a un raccolto di- 
ceva : « In nom ad Di », o solo : « Nom 
di Di », cioè nel nome di Dio ; e ter- 
minava con « Signor a v'aringrézi » ; 
cioè, Signore Vi ringrazio. 

Arcòn, sm. Arcone. 
I E' pé' un arcòn, (F.) Sembra un ar- 
cone. 

Arcòrd, sm. Ricordo. 
PI. Arcùrd. 

Arcòta, sf. Ricotta. 
PI. Arcòt. 
(Lat. med. recòcta, GLE). 

Arcunè, agg. prt. Arcuato. 

Arcunzel, sm. Arcuccio, Arconcello. 
Arnese fatto di striscie ad arco da met- 
tere sulla culla per distendervi un velo ; 

da mettere in un letto onde solle- 
vare coperte o lenzuola sopra una gam- 
ba inferma. 

PI. Arcunzel. 

Arcurdér, tr. Ricordare, Rammenta- 
re, Menzionare | Commemorare. 
Prt. Arcurdè 
PI. — § 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Ardént, agg. Ardente (di fuoco). 

1 Fug ardént, Fuoco, bragia ardente. 



Ardì, agg. Ardito 1 Che sta bene di 
salute. 
PI. Ardì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Ardónda, sf. Rotonda. Tomba di Teo- 
dorico chiamata in dialetto anche 
« Capè] a d'Ardónda » per cui «Ardón- 
da » diviene un personaggio favoloso. 
Vuole una leggenda popolare che Ar- 
dónda si facesse costruire la nota « ro- 
tonda » perchè gli era stato predetto 
che sarebbe morto fulminato. Uscì un 
giorno di sole e fu fatalmente colpito 
da un fulmine. 

Nella leggenda è evidente il castigo 
divino per l'Ardonda, che è tutt'uno 
con Teodorico, colpevole di crudeltà 
verso i cristiani. 

Ardópi, sm. Raddoppio. 

Ardò§, sm. Persona rachitica. Min- 
gherlino. 
PI. Ardóf. 

Ardót, sm. Ridotto, Ricetto. | Prt. 
Ridotto ] Condotto | Acconciato. 
Nel caso che il marito vada a coabi- 
tare coi genitori della moglie si usa 
dire che questi « j' ha fai l'ardót », 
hanno fatto il « ricetto » ; hanno dato 
ospitalità (v. ardusar). 

Ardóta, sf. Racolta (di biade, di ac- 
qua, di gente). Adunata, Massa. 
PI. Ardóti. 

Ardota, sf. Ritorta, Stroppa, Strop- 
pia. Legame di rametto attorcigliato. 
PI. Ardòt. 
(v. Stròpla). 

(It. ant. «ritorta», dal part. pass, del 
lat. retorquere, retortus). 

Ardupiér, tr. Raddoppiare. 
Prt. Ardupié 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Ardùsar, tr. Ridurre | Raccogliere, 
Riimire (cose sparpagliate) | Portare a 
casa (roba dal campo) | Adunare | Con- 
durre. 
Prt. Ardót 
PI. — ót - 
F. — óta 
PI. F. — óti. 



AREC 



19 



ARGU 



Areclàm, sm. Pubblicità (a carattere 
commerciali). 

I Areclàm di furtùr, (F.) Faccia da 
dispeptico. 
PI. Areclèm. 

Arèndass, rfl. Arrendersi. 
Prt. Arè§ 
PI — i§ 
F. — esa 
PI. F. — è§i. 

Arèr, tr. Arare. 
E' più comime l'uso di «-lavuré » ma 
nelle cante alla « bioj ga » è frequente 
anche « arér ». 

Arfàt, prt. agg. Rifatto, Rimesso in 
salute, Rimesso in' sesto, Ripreso, Ria- 
vuto. .Che ha superato una crisi. 
I Bdócc arfat, (Pidocchio rifatto, Nuo- 
vo arricchito). Villan rifatto. 

Arfél, (v. Vaca). 

Arfèr, tr. Rifare | Rimettere in car- 
ne, o in salute. 
Prt. Arfàt 
P. — et 
F. — àta 
PI. — àtl. 

I Arfè' òn. Rifare uno. Rinnovare uno. 
Così si dice quando a un neonato si 
impone il nome di un parente defunto. 

Arfiadér, int. Sfiatare. Lasciare usci- 
re aria. Detto di palla di gomma, di 
camera d'aria, di recipiente mal sigil- 
lato, di valvola di pneumatico. 

Arfitér, tr. Subaffittare. 
Prt. Arfìté 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Arfiurìr, int. Rifiorire. 
Prt. Arfiurì. 

Arfìùt, sm. Rifiuto, Ripulsa | Pollo- 
ne, Virgulto I Scarto. 
PI.' Arfìùt. 

Arfìutér, tr. Rifiutare, Respingere, 
Rinunciare 1 Rigermogliare, Mette- 
re polloni dalla ceppaia. 
Prt. Arfiuté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Argai, sf. pi. Rega;:;lie. 
(Lat. regalia). 

Argà^a, sf. Ghiandaia (Garolus glan- 



darius). 
PI. Argà?. 

Fno al 1925 qualche coppia nidificava 
ancora nelle nostre campagne. Ora è 
scomparsa, distrutta dai cacciatori, o a 
causa delle nuove culture arboree. 
I Argàza da la coda longa. Gazza 
ladra. Uccello che somiglia a un pic- 
colo corvo, bismco e nero, dalla lun- 
ga coda. 

Cazzerà comune. Picarustica o Pica 
caudata. 

, Argà?a 'd maréna, Ghiandaia mari- 
na. Cornacchia celeste, C. azzurra. Gaz- 
za marina, G. ciarliera. 
(Lat. med. aregaza, specie di gazza, 
GLE, lat. gaja, «gazza»). 

Arga?òt, sm. Gazzerotto, Nidiaceo 
di ghiandaia e di gazza. 
PI. Arga?ót. 

Arghéi, sm. Ragaglie. 
(Lat. regalia). 

Arghèta, sf. Erba zolfina. Caglio. 

Arghéval, sm. Rigogolo. Uccello del- 
la famiglia dei tordi che era molto 
frequente nelle campagne romagnole 
quando c'erano querce. Ora è quasi 
completamente scomparso. 
\ U m' pé' un arghéval, (F.) Vestito a 
colori smaglianti. 

Arghibér, tr. Ingabbiare. 

Arghitér, tr. Rigettare, Vomitare. 
Rècere. 
Prt. Arghité 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Argnòn, sm. Rene, Rognone. 
PI. Argnòn. 
(Lat. medioevale argnonum). 

Argì, sf. Energia, Forza, Vitalità. 
I Ardore. 

Argói, sm. Rigoglio delle piante | Or- 
goglio dell'uomo. 

Argór, sm. Sapore, Sapidità, Sajio- 
rosità. I Vigore (del vino). 

.\rguainiss, (v. Argvainiss). 

Arguardè, prt. Riguardato, Che ha 
riguardo alla propria salute. 
PI. Arguardè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Arguèrd, sm. Riguardo. 



ARGU 



20 



ARMA 



PI. Arguerd. 

Argumblér (v. Ringumbér). 
Prt. Argumblè 
PI. — § 
F. — éda 
PI. P. — édi. 

Secondo S. Muratori deriva forse da 
un lat. recumulare. 

Arg^vainìss, intr. Rimettere nuovi ger- 
mogli dopo l'ultima falciatura o quan- 
do la pianta deve maturare il seme 
(detto specialmente dell'erba medica) 
I Germogliare a fine stagione. | Ge- 
nerare nuovi semi a frutto maturo 
(detto del cocomero). 

Aribir, intr. Arrabbiare (nel dialet- 
to antico), (v. Pusta). 

Ariel, agg. Regale, Superbo | Gran- 
dioso. 
PI. Ariel 
F. — èia 
PI. P. — èli. 

Ari§ghéss, rfl. Arrischiarsi, Aver co- 
raggio. 
Prt. Ari§ghé 
PI. — é 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Arichìr, tr. e int. Arricchire. 
Prt. Arichi 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Arimpinéss^ rfl. Incurvarsi | Ripie- 
garsi a tmcino. 

j Tot i véce i s'arimpéna, Tutti i 
vecchi s'incurvano. 

Arimpìr, tr. (v. Rimpir). 

Arinfinéss, rfl. (v. Rinfinéss). 

Arinsir, intr. (v. Rinsìr). 

Arió§,' agg. Arioso. 
PI. Ariù§ 
F. — ó§a 
PI. F. — òsi. 

Arisi, sf. Eresia. (Anche Risi). 

Ariùt, sm. Rivincita. | Partita di ri- 
vincita. 

I Avlé' l'ariùt, Volere, chiedere la ri- 
vincita. 

I De' l'ariùt. Concedere la rivincita. 
I Tu§ l'ariùt. Prendersi la rivincita. 

Arìv, sm. Arrivo. 
PI. Arìv. 



Arivér, intr. Arrivare^ Giungere j 
Raggiungere [ Riuscire. 
Prt. Arivé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
I La m'ariva nova, Mi riesce nuova. 

Arle§, sm. Conseguenza (di ima ma- 
lattia). Residuo. 
PI. Arlè§. 

Arlév, sm. Allievo. Discepolo i Fi- 
glio (zootecnia). 
PI. Arliv. 

Arlòn, sm. Edera, (v. Rèi). 
PI. Arlòn. 

Arlùsar, nt. Rilucere, Luccicare | Tra- 
sparire, Traslucere. 
} L'arlùs com.a una candéla, Traspare 
come una candela. Detto di uno che 
sia giallo. 

Arlusént, agg., ps. Risplendente, Ri- 
lucente. 

Trasparente. Sòl arlusént. Sole che 
traspare. 
PI. Arlusént 
F. — a 
PI. F. — i. 

Armacòl, sm. Cappio. (Traslato di ar- 
macollo). 

Armadiira, sf. Impalcatura (da mura- 
tore. 
PI. Armadùr. 

Armadùra de car, Insieme di travi 
che, disposte sul piano del carro, con- 
sentono un maggior carico con più si- 
cura stabilità. 

Alcuni vi includono anche le sponde 
a rastrelliera, ma quelle si chiamano 
solo Spond, che sono quattro e forma- 
no e' Ghibòn de car. 

Armajol, sm. Armajolo. 
PI. Armajùl. 

Armamént, sm. Armamento | Attrez- 
zatura. 
PI. Armamént. 

Armandèr, tr. Rimandare, Rinviare, 
Differire. 
Prt. Armandé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — ,édi. 

Armanèr, tr. Rimanere, Restare. 

Armane' sbadzè, Trasecolare. 



ARMA 



21 



ARMU 



I A j' ò annast..., Mi è rimasto... 

Prt. Armàst 

PI. — èst 

F. — asta 

PI. F. — asti. ' 

Arma§èr, tr. Riparare una cosa per 
la seconda o terza volta. Rassettare 
(abito). 
Prt. Anna§é 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Armaci, sf. Rosume, Rimasuglio. Fie- 
no che avanza alle bestie perchè sazie 

perchè non hanno buona bocca. 
Armér, tr. Armare. Fare un'impal- 
catura di protezione. Mettere del ferro 
in una gettata di cemento. 

Prt. Arme 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Arméri, sm. Armadio. 
PI. Arméri. 
(Lat. med. armarius, armadio, GLiE), 

Armèna, sf. Rimessa. 
PI. Armè|. 

Armè^-cc, sm. Misto, Mistura. 
Armètar. tr. e int. Rimettere, Ravvi- 
vare I Rimettere in carne | Ripullu- 
lare. I Germogliare di piante e semi 

1 Scapitare. 
Prt. Armè§. 

Armintàna, agg. Armentaria. Mucca 
di armento. 
PI. Armintàn. 

I Armintàna 'd pgnèda, Armentaria di 
pineta. 

Armis-cèda, sf. Mischiata, Atto, mo- 
do di mischiare, mescolare, miscelare. 
PI. Armis-cédi. 

Armis-cèr, tr. Mescolare, Mischiare, 
Miscelare. 
Prt. Armis-cé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Armis-cèr. sm. Rimescolio. 

Armis-ciòn, sm. Mistura, Mescolan- 
za, Miscuglio di sostanze o cose diverse. 
PI. Armis-ción. 

Armi^lèr. tr. Raggomitolare 
I U s'è armislé, Si è raggomitolato. 



(v. Gmiscèl). 
Armistìzi, sm. Armistizio. 

PI. Armistizi. 

Armònta, sf. Rimonta (di scarpe). 

Armór, sm. Rumore, Clamore, Con- 
fusione, Disaccordo, Malumore. 
I Ave' dl'armór in ca. Avere del disac- 
cordo in famiglia. 

[ U j' è dl'amòr in zir. C'è malumore 
in giro, C'è dello scontento fra la 
gente. 

Armugadùr, sm. Il ruminare, il di- 
grumare dei nmiinanti. Ruminazione. 

Armughéda, sf. Ruminata. 
PI. Armughédi. 

Armughér, tr. intr. Ruminare, Di- 
grumare, Rigrum.are. 
Prt. Armughé. 

(It. ant. nimicare; dal lat. rumen, -inis, 
« rumine »). 

Armulinér, intr. Ammulinare, Far mu- 
linello (di acqua, polvere, nevischio, 
vento) I (F.) Rivolgere, rigirare con la 
mente. 

ArmuIinèr, sm. Ammulinio. 

Armundéda, sf. Ripulitura. 
I Déss un'armundeda. Darsi una ripu- 
lita ;(F.) Rimettersi in sesto, Riaver- 
si da una batosta. Ristabilirsi (in sa- 
lute). 

Armundér, tr. Rimondare, Pulire, Ri- 
pulire. 

Quando la mucca in fregola emette 
siero dalla vagina, il contadino dice 
che « la s'armonda », si rimonda. 
« Armundéss » significa anche, in senso 
lato, rimettersi in sesto. 
(Lat. med. remondare (ripulire), dal 
latino remundare). 

Armunì, sf. Armonia, Accordo, Con- 
cordia. 
PI. Armunì. 

Armii^èr, sm. Raschio continuato per 
avvertire qualcuno o per stimolo na- 
turale. 

Armunì, sm. Raschio, Rumore dello 
spurgo in gola. 
(Anche Armusìr). 

Armu^ìda, sf. Raschio di gola, Ru- 
more del colpo di tosse con cui ci si 
raschia la gola. 
PI. Armu§ldi. 

Armu^idùr, sm. Raschio | Bisogno di 



ARNE 



22 



ARPZ 



raschiarsi in gola | Raschìo di gola. 

Arnéda, sf. Imbrattamento (di mal- 
ta, di fango). Imbrattata. 
PI. Amédi. 

Arnér, tr. Infangare. 
Prt. Arné 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

(Per traslazione, dal latino arena, sab- 
bia). 

Arnè^ar, int. Rinascere, Ripullulare. 

Arnì§, sm. Piccolo essere (animale 

uomo) smunto, denutrito, cresciuto 
stentatamente. (Dispregiativo di arne- 
se?). 

PI. Amì§. 
Arnov, sm. Rinnovo. 
D'arnov, Di nuovo, Nuovamente. 

1 Fé d'amòv, Rifare. 

I Cminzè' d'arnov. Ricominciare. 
I Di' d'amòv^ Ripetere. 

Amuvér, tr. Rinnovare. Indossare 
per la prima volta (un indumento 
nuovo). I Inaugurare (edifìci) | Ripe- 
tere (domande, petizioni, richieste) | 
Rinfrescare (la memoria con doman- 
de, avvertimenti, suggerimenti) | Far 
rigermagliare (viti, piante) | Rimutare 
il vecchio col nuovo | Sostituire (per- 
sonale). 

I Arnuvé' e' pulèr, Rifare il pollaio; 
(F.) Cambiar razza o ceppo (di gal- 
line). 

Prt. Amuvé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Aròst, sm. Arrosto. 
PI. Aróst. 

Aròsta,' sf. Caldarrosta. 
PI. Aròst. 

Arparèla. sf. Raperella, Dischetto fo- 
rato che si mette sotto il dado. 
PI. Arparèl. 

Arparèr, tr. (v. Riparér). 

Arpa§éda, sf. Ripasso, Ripassata. 
PI. Arpasédi. 

Arpa^ér, tr. Ripassare, Rivedere, Ri- 
leggere, Ricorreggere, Dare una ripas- 
sata. 

Prt. Arpa^é 
PI. — è 



F. — éda 
Pi. F. — édi. 

.Armu§ìr, int. Raschiarsi la gola, Tos- 
sicchiare. 

Arpègg, sm. Arpeggio, Pizzicato. 

Arné, agg. prt. Infangato, 
(v. Arnér). 

Arpitér, int. Spetezzare. Emeter peti 
per rabbia, dispetto patito ] (F.) Muo- 
versi con fare risentito. 
Da repeditare, fS. Muratori). Forma- 
tosi col lat. petidum ,peto. 

Arplèr, tr. Rimettere in salute. 
Prt. Arpie 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Arpónar, tr. Riporre. 
Prt. Arpòst 
PI. — óst 
F. — osta 
PI. F. — òsti. 

Arp5n§, sm. Riposo. Ristoro. 
; No' ave' un mamént d'arpo§, Non 
avere un momento di riposo. 
I Sté' d' arpòn§. Stare a riposo. 
j Mètr'e' cor in arpóns, Mettere il 
cuore in pace. 

Arpòst, agg. Nascosto, Celato, Riposto. 
PI. Arpòst 
F. — osta 
PI. F. — òsti. 

Arpun^èr, tr. Riposare | rfl. Riposar- 
si, Ristorarsi. 
Prt.. Arpun§é 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Arpun§éss, rfl. Riposarsi. 

Arpurtèr, tr. Riportare. 
Prt. Arpurté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

[ Tèra arpurtéda, Terra riportata, Ter- 
ra di riporto. 

Arpzéda, sf. Rappezzata. 
PI. Arpzédi. 

Arpzér, tr. Rappezzare, Rattoppare. 
I Mètar e' ,rot int l'arpzé, Mettere il 
rotto sul rattoppato. Modo di dire 
che significa voler rimediare a una 



ARSA 



23 



ARTA 



cosa guasta con un'altra in peggiore 
stato. 

Arsanér, tr. Risanare. 
Prt. Arsane 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Arscaldér, (v. Scaldér). 

Arscaldéss, rfl. Riscaldarsi | (F.) Ac- 
calorarsi, Alterarsi. 
Prt. Arscaldé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Arschéld, sm., Riscaldo, Riscaldamen- 
to, Calore causato da eccessiva fatica; 
da indigestione o alterazione febbrile. 
Infiammazione. 
PI. Arschéld. 

Ars-ciarèda, sf. Risciacquata. 

Ars-ciarér, tr. e int. Rischiarare. 
Prt. Ars-ciaré 

Ars-ciaréss, rfl. Rischiararsi (del tem- 
po). 

j U s'ars-cèra. Si rischiara (il tempo). 
Il tempo si rischiara. 
Prt. Ars-ciaré. 

Arscodar, tr. Riscuotere, Contenere. 
I rfl. Stare, Stare dentro. 
I A n' m'arscòd piò in ca, Non ho più 
posto in casa. 

I Arscòdass tòt int una cambra. Stare 
(o abitare) tutti in una camera. 
Prt. Arscòst 
PI. — óst 
F. — osta 
PI. F. — òsti. 

Arscuddór, sm. Riscotitore, Esattore. 
PI. Arscuddur 
F. — óra 
PI. F. — òri. 

Ar§gadura, sf. Risegatura. 
PI. Ar§gadùr. 

Ar§ghéss, rfl. Risegarsi per effetto di 
continuo sfregamento di legaccio, o per 
sfregamento di carni. 
Prt. Ar^ghé 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Arsié, agg. prt. Rinsecchito. Detto 
del grano che ha la stretta. 
I Gran arsié, Grano con la stretta, con 



r« arsura ». 

Ar^ièss, rfl. Rinsecchirsi, Prendersi 
la stretta. (Detto del grano). 
Prt. Ar§ié 
PI. — è 

Arsintìss, rfl. Risentirsi, Dolersi, Sde- 
gnarsi I Sentire le conseguenze, Senti- 
re una mancanza. 
Pft. Arsintù 
PI. — ù 
F. — uda 
PI F. — udi. 

Arsintù, prt. (v. Arsintìss). 

Arfót, agg. Ben cotto. Si dice che il 
pane è Ar. quando la mollica non si 
rimpasta più. 

Arspóndar, intr. Rispondere. 
Prt. Arspòst. 

Arspòsta, sf. Risposta. 
PI. Arspòsti. 

Arstèndar, tr. Stendere di nuovo. 
R.istendere. 

Arstér, intr. Restare. 

Arstrènzar, tr. Restringere. 

Arstupièr, tr. Ristopiare; Ringranare. 
Coltivare uno stesso genere (grano, 
frumentone, bietole) per due anni con- 
secutivi nello stesso terreno. 
Prt. Arstupié 
PI. — è 
F. -- éda 
PI. F. — édi. 

Arsughér, tr. Rasciugare. Arsughé' e' 
pan, Far asciugare il pane prima della 
cottura. 
Prt. Arsughé 
PI. — è 
PI. F. — édi. 

Arsuladùra, sf. Risolatura. 
PI. Arsuladùr. 

Arsulèr, tr. Risolare. 
Prt. Arsulé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Arsunèr, intr. Risuonare. 

Arsura, sf. Arsura, Arsione, Siccità. 
PI. Arsùr. 

Artachér, tr. Riprendere, Riattacca- 
re (il discorso). 

Artàj, sm. Ritaglio, Avanzo, Scam- 
polo. 
PI. Artéj. 



ARTE 



24 



ARVU 



Artèsta, sm. Artista 

Articiòc, sm. Carciofo. 
PI. Articiòc. 

Dall'arabo « ardi », terrestre, e « sauki », 
spinoso. Nel 1500 si italianizza con arti- 
ciocco, (v. DEI). 

Articiòc sambédg, (A. di cóp). (Sem- 
previvum tectorum). 
PI. Articiòc. 

Articiuchéra, sf. Carciofaia. 
PI. Articiucher. 

Artigiàn, sm. Artigiano. 
PI. Artigién. 

Artirèr, tr. Ritirare. Contrarre | rfl. 
Rattrappirsi. Contrarsi. 
Prt. Artiré 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Artóran, sm. Ritorno, Rientro. 
PI. Artùran. 

Artuchéda, sf. Ritoccata, Restauro. 
PI. Artuchédi. 

Artuchér, tr. Ritoccare, Restaurare. 
Prt. Artuché 
PI. — è 
F. — èda 
F. — éda 

Artundài, sf. pi. Rimasugli, Ritagli. 

Artundér, tr. Arrotondare (Solo in 
senso figurato) | Pareggiare siepi me- 
diante potatura o falciatura | Potare 
piante ornamentali. 
Prt. Artimdé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Artumér, intr. Ritornare | Risorgere 
I Ridiventare. 
PI. — é 
F. — éda . 
PI. F. — édi. 

Arufèss, rfl. Arruffarsi. 
Prt. Arufè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
I Aruféss còntra..., Avventarsi contro.... 

Arugànt, agg. Arrogante. 
PI. Arughént 
F. — anta 
PI. F. — ùnti. 

Arugànza, sf. Arroganza, Superbia. 



PI. Arugànz. 

Arustìr, tr. Arrostire, Bruciacchiare. 
Cv. Rustir). 

Arvèja, sf. Piselli. 
Traslato del latino ervilia (cicerchia) 
come l'it. antico arvilia. 

Arvéna, sf. Rovina. 
PI. Arvén. 

I L'arvéna à j' arvinè la n' i fa piò gnit. 
La rovina non fa più niente ai rovinati. 

Arvèndar, tr. Rivendere. 
Prt. Arvindù 
PI. — ù 
F. — uda 
PI. F. — udì. 

Arversa, sf. Rovescia. Parte oppo- 
sta alla dritta. 
I A l'arversa. Alla rovescia. 
PI. Arversi. 

Arvèrs, sm. Rovescio. 
PI. Arvirs. 
I D'arvers, A rovescio. 

Arvìd, agg. Spén arvid. Rovo (Rubus 
fruticosus). 

Arvindri§, sm. Rivenditore al minuto. 
PI. Arvindri§ 

Arvir tr. Aprire. 
Prt. Arvi 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Arvivìr, tr. Resuscitare j Ravvivare, 
Ridar vita. 
Prt. Arvivì 
PI. — ì 
P. — ida 
PI. P. — idi. 

Arvolt, sm. Risvolto 
PI. Arvùlt. 

Arvolzar, tr. Rivolgere | Rivoltare 
j Arvolzar la paròla, Rivolgere la pa- 
rola I Arvòl?ar la tera, Rivoltare la 
terra. 

Prt. Arvolt; PI. Arvult 
F. — oltà 
PI. F. — òlti. 

Arvolzass, rfl. Rivolgersi | Contercersi. 

Arvultàia, sm. Capriola. 
PI. Arvultài. 

I Fé al j 'arvultài, Rivoltarsi per terra. 
I Anticamente (1811), secondo le re- 
lazioni dei parroci del Dipartimento 



ARVU 



25 



ASAN 



del Rubicone, «al j'arvultai » (rivolta- 
glie o ritornello) era la visita che la 
sposa, condotta dal marito, faceva do- 
po otto giorni dal matrimonio alla 
propria casa natale, ove si trattene- 
va, con la madre, otto giorni. Dopo 
questo termine, un fratello del marito, 

in mancanza di questi il marito stes- 
so, ritornava a prenderla. Ora si crede 
semplicemente che sia di cattivo augu- 
rio se la sposa va a visitare i suoi pri- 
ma di otto giorni dal matrimonio. 
L'usanza delle « arvultàj » è conosciuta 
anche in Francia col nome di répétail- 
les. 

Arvultéda, sf. Rivoltata, Girata. 
PI. Arvultèdi. 

Arvultèr, tr. Rivoltare. Voltare di 
nuovo. Voltare dall'altra parte | Met- 
tere il rovescio nel luogo del diritto. 

1 rfl. (Oltre ai significati di cui sopra) 
Ribellarsi. 

Prt. Arvulté 
PI. — § 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Arvultón, sm. Rivoltone | Appallot- 
tamento. 
PI. Arvultón. 

Arvu?ón, sm. Rivoltatona. Atto del 
mettere il cibo in bocca, voltarlo con 
la lingua, come fa la mucca, e ingoiarlo. 
I De' un arvuzón, Masticare in fretta 
e mandar giù. 

Ar?arol, sm. Orzaiuolo, Orzarolo. 
Bollicina che viene sulla palpebra. 
PI. Ar?arùl. 

Ar?èl, agg. Arzillo. 
PI. Aiijèl 
F. — a 
PI. F. — i. 

Ar?ént, sm. Argento j Ar?ént viv, 
Mercurio | Ave' l'ar^ént viv a dos, 
(F. ) Non poter star fermi. 
(Lat. argentum). 

Ar?inté, agg. Argentato. 
PI. Arzinté 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Ar^intadùra, sf. Argentatura. 
PI. Ar?intadùr. 

Ar^iprés, sm. Cipresso. 
PI. Ar^iprès. 



Arzmént, sm. Attrezzo, Istrumento. 
PI. Arzmént. 

Arznér, tr. Arginare. 
( Dal lat. gerere più il prefìsso dialet- 
tale di area settentrion. ar-). 
Prt. Ar?né 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Arzninìr, tr. Rimpicciolire. 
Prt. Arzninì 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

A§, sm. Asso, (delle carte da gioco). 
J Asse, Perno. 
(Lat. as, assis). 
PI. E§. 

Asansción, f. Ascensione. (15 mag- 
gio). 

Sposalizio del mare a Cervia. 
I Par l'A^ansciòn e' gran l'è in gar- 
nisiòn. Per l'Ascensione il grano è in 
granigione. 

I E' de dl'A^ansción u n' s' mòv gnànc 
e' picìn int l'òv, II giorno dell'A. non 
si muove neanche il pulcino nell'uovo. 
( E' de dl'A^ansción, s'è' piòv nénc 
dl'òr u n' piòv gnit 'd bòn. Il giorno 
dell'Ascensione se anche piove dell'o- 
ro non piove nulla di buono. (E' un 
momento in cui l'acqua è solo dan- 
nosa). 

Gal drA§ansción. Gallo dell' Ascen- 
sione era quello che per arcane ragio- 
ni (perchè quel giorno non si muove 
nemmeno il pulcino nell'uovo) veniva 
alla luce. Questo gallo veniva invocato 
e allevato con amore perchè il suo can- 
to faceva fiorire le messi e salvava i 
raccolti dalla distruzione della grandi- 
ne. Fuori dell'aia nativa non aveva al- 
cun potere (v. L. De Nardis, La pie, 
anno VII, N .7). 

I Ov dl'A^ansción^ Uovo dell'Ascensio- 
ne. Questo uovo deve essere depo- 
sto il giorno dell'A. da una gallina ne- 
ra. Le sue doti non durano oltre l'an- 
no. Esposto alle nuvole temporalesche 
allontana il flagello della grandine. 
Posto su un albero ne raccoglie tutte 
le formiche sì da poterlo liberare dal- 
l'infestazione. Scaldato alla fiamma tra- 



ASAR 



26 



ASOL 



suda un liquore che toglie le « voglie » 
ai neonati. Sana i mali facendo con 
esso, su di loro, il segno di croce (v. 
L. de Nardi, La pie, anno Vili, n. 6). 

Asarmiànt, ps. Assomigliante, Ras- 
somigliante. 
PI. Asarmiént 
F. — anta 
PI. F. — ànti. 

Asarmiànza, sf. Assomiglianza, Ras- 
somiglianza. 
PI. Asarmiànzi. 

A|àrmiér, tr. int. Assomigliare, Ras- 
somigliare, Somigliare. 
Prt. A§àrmié 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

A^a^én, sm. Assassino. 
PI. Asasén. 

Asasinér, tr. Assassinare | (F.) Ro- 
vinare. 
Prt. A^a^iné 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Ascèlt, sm. Assalto | De' l'ascèlt, As- 
saltare, Dare l'assalto | Ande' a l'ascèlt, 
Andare all'assalto. 

Ascénda, f. Ascensione (Nel dial. cer- 
vese). 
(v. A§ansción). 

Ascólt, sm. Ascolto | Tné' d'ascòlt, 
e Sté' d'ascòlt. Ascoltare .Udire, Ten- 
dere l'orecchio, Origliare. Tné' d'ascót 
da spè§a l'os. Ascoltare, Origliare da 
dietro la porta. 

A§è, sf. Aceto. 
PI. A§è. 

I Médra dl'asè^ Madre dell'aceto. Strato 
di muffa che si forma sull'aceto e che 
serve per fare inacidire il vino. 
(Lat. acetum). 

A§è, aw. Abbastanza. 

A§é, sf. Tavolato, Assito. 
PI. A|é. 

Asèdi, sm. Assedio. 
PI. A§idi. 

Afègn, sm. Assegno (bancario). [ 
Provvisione, Appannaggio. 
PI. A|ègn. 

Asegnazión, sf. Assegnazione, Desti- 
nazione. 



PI. A§egnazión. 

A§ént, agg. Esente, Immune. 
PI. A§ént 
F. — a 
PI. F. — i. 
! La^é' a§ént. Esentare. 

A^èstar, tr. Assistere Aiutare. 
Prt. Asistì 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — idi. . 

Aficuraziòn, sf. Assicurazione, Si- 
curtà. 
PI. A^icurazión. 

A§icurèr, tr. Assicurare. Dar fidanza. 
I Accertare. 
Prt. Asicuré 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Anidre, agg., prt. (v. A§idréss). 

A§idr§ss, rfl. Assiderarsi. Intorpidir- 
si dal freddo | Rinsecchirsi. Detto di 
cereali che maturano prima del tempo 
per avverse condizioni climatiche. 
Prt. A§idré 
PI. — e 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(v. Sidar). 

A§igè, (v. Sigé). 

Asignèr, tr. Assegnare. 
Prt. Asigné 
PI. — e 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

A§ión, (v. Sion). 

A^istént, sm. Assistente 
PI. A§istént. 

Agistenza, sf. Assistenza 
PI. Asistenz. 

Asfèlt, sm. Asfalto. (Anche Sfélt). 

Asnél, sm. Vericello del carro o del 
plaustro, o anche del barroccio. 
(Il nome viene forse dall'asinella, una 
macchina usata nel Medio Evo per ti- 
rare proiettili). 

I L'è piò indrì eh' n'è l'asnél de car, 
(Alla lettera: è più indietro che non il 
verricello del carro). Significa: «Va 
troppo all'antica per capire certe cose ». 

A^olt, prt. Assolto (dalla legge). 



ASOL 



27 



ATER 



PI. A§Ùlt 
F. — òlta 
PI. P. — òlti. 

A§ólut, agg. Assoluto. 
PI. A§ólut 
F. — a 
PI. F. — i. 

Asolutamént, aw. Assolutamente. 

A^ólu^iòn, sf. Assoluzione. 
PI. A§oliizión. 

A|ón, sm. Tavolone. 
PI. A§ón. 

A§ót, agg. Asciutto. 
PI. Asót 
F. — a 
PI. F. — ti. 

Aspersori, sm. Aspersorio. 
PI. Aspersùri. 

Aspét, sm. Aspetto, Parvenza. 

A§rér, tr. Serrare, Chiudere, 
(v. Srér). 

I U s'a§èra. Si chiude. 
Asta, sf. Asta (verga e vendita). 
PI. Ast. 

Astó^, sm. Astuccio. 
PI. Astó?. 

Astraceli, sm. pi. Adone, Astro (Aster 
chinensis). 

Astrònom, sm. Astronomo. 
PI. Astrònom. 

Astronomi, sf. Astronomia. 

Astùzia, sf. Astuzia, Furberia 
PI. Astùzji. 

Asucéss, rfl. Associarsi, Unirsi. 
Prt. Asucé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

A§ughèr, tr. (v. Sughér). 

A^un^én, sm. Panconcello. 
PI. A^unjén. 

A^upéss, rfi. Inzupparsi 

Prt. Asupé 
PI. — e 

Afurbir, tr. Assorbire. 
Prt. A§urbì 
PI. — ì 
F. — Ida 
PI. F. — idi. 

A^urèr, tr. Raffreddare. (Dal lat. exau- 
rare, dare aria). 
Prt. A§uré 
PI. — è 



P. — éda 
PI. F. — édi 

Asurtimént, sm. Assortimento. 
PI. Asurtimént. 

At, sm. Atto, Azione, Gesto. 
i L'è sté un at e un fat, E' stato un atto 
e un fatto. E' stata una cosa rapidis- 
sima, E' accaduto in un baleno. 
I At 'd batèsom, Fede di battesimo. 
I At 'd mòrta. Certificato di morte. 

Atàc, sm. Attacco, Assalto. 

Infestazione (di insetti). 
j Accesso febbrile 
: Tiro (di buoi, cavalli) 
PI. Atee. 

Atacadèz, agg. (v. Tacadèz). 

Atacamàn, sm. Attaccamano (Galium 
aparine). 

j Altra verietà è il G. cruciata che ha 
quattro foglie anziché sei, come la 
prima. 

Atacamént, ,sm. Attaccamento, Af- 
fetto. 
PI. Atacamént. 

Atachér, tr. Attaccare 
' Assalire 
! Affìggere 

I Mettere in mostra. Appendere 
I Appuntare (distintivi, nastrini) Ap- 
piccicare. 
Prt. Ataché 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi 

rfl. (Oltre ai sign. di cui sopra) Agrap- 
parsi, Farsi trainare. 
I Infettare. Essere contagioso. 
I Un mèi ch'u s'ataca. Un male conta- 
gioso. 

Atént, agg. Attento, Assorto. 
PI. Atént 
F. Aténta 
PI. F. Aténti 

Ateràgg, sm. Atterraggio 
PI. Aterègg. 

Aterèr, int. Atterrare, Scendere a ter- 
ra (di aerei). 
I Gettare a terra. Abbattere. 

Aterèss, rfl. Interrarsi, Colmarsi di 
terra. E>etto di canali o di porti. 
Prt. Ateré 
PI. — è 
F. — éda 



ATIN 



28 



AVDO 



PI. F. — édi 

(Lat. med. aterare, interrare. GLE). 

Atintér, (v. Tintér). 

Atintét, sm. Attentato 
PI. Atintét. 

Atirèr, tr. Attirare, Attrarre. 
Prt. Atiré 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi 

Atìv, agg. Attivo. 
PI. Ativ 
F. Atìva 
PI. F. Ativi. 

Ativité, sf Attività. 
PI. Ativité. 

Atnéss, rfl. Attenersi. 
Prt. Atnù 
PI. Atnù 
F. Atnuda 
PI. F. Atnudi. 

Atom, sm. Attimo. 
PI. Etom. 

Atòmica, sf. Bomba atomica. 

Atòran, (v. Atòrna). 

Atòma, avv. Intorno, Dattorno, In- 
torno 

I Ziré' atorna a ca, Girare intorno a 
casa, 

I Ande' atòrna, Manomettere. 
I De' atòrna, Molestare. 
I Déss d'atòrna, Arrabattarsi, Adoprarsi. 

Aumént, sm. Aumento 
PI. Aumént. 

Aumintér, tr. Accrescere^ Aumentare. 
Prt. Auminté 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi 

Autón, sm. Autunno. 
PI. Autòn. 

Autor, sm. Autore. 
PI. Autùr. 

Avalén (v. Valén). 

Avanti, pr. e avv. Avanti, Prima, Din- 
nanzi, Davanti. 

Avànz, sm. Resto. Avanzo, Rimanen- 
za, Rimasuglio. 
PI. Avén^. 

Avanzai, sm. Rimasuglio, Avanzatic- 
cio. 
PI. Avanijèj. 

Avanzéda, sf. Avanzata. 



PI. Avan^di. 
Avan^ér, tr. Avanzare 

I int. Rimanere 
I Restare 
Prt. Avance 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi 

.'\varizia, sf. Avarizia. 
PI. Avarizji. 

Avarténza, sf . -Avvertenza, Accortezza, 
Cautela. 
PI. Avarténz. 

Avciàja, sf. Vecchiaia. 

Avciòt, sm., agg. Vecchiotto. 
PI. Avciòt 
F. Avciòta 
PI. F. Avcióti. 

Avdarola, agg. Ovaiola. 
PI. Avdaróli. 

Avdént, part. pres. Vedente 
(v. Occ avdént). 

Avdèr, tr. Vedere 
Prt. Vèst 
PI. Vèst 
F. Vésta 
PI. F. Vèsti 

i De' d'avdé, Dare a dividere. Dare ad 
intendere. 

I Sté' d'avdé, Stare a vedere. Stare in 
attesa prima di prendere una decisione. 

Ve! Ve!, Guarda! Guarda! 
I Fé' bel avdé'. Far bel vedere. 
j Nò avdé' un prit int la néva, (F.) Non 
veder nulla. 

j Sté' d'avdé', Stare a vedere j Stare in 
ozio. 
(Lat. videre). 

Avdèr, tr. Fetare, Far l'uovo. 

Avdój, sm.. Acquedotto. Voce caduta 
in disuso legata solo al nome di un'an- 
tica pieve del forlivese: «Pi dl'Avdóz » 
(pieve dell'acquedotto). Pieve Acque- 
dotto. 

j Pi' dl'Avdó^, Pieve Acquedotto, Santa 
Maria in Acquedotto a 5 chilometri da 
Forlì' a sinistra del fiume Ronco. Pieve 
del V o VI secolo che deriva il nome 
Acquedotto dal fatto che ivi passava 
l'acquedotto di Traiano. La chiesa at- 
tuale di stile romanico è del 1273, e fu 
ricostruita sulla più antica (Pasquini). 
Attraverso i secoli la località è chia- 



AVDU 



29 



AVMI 



mata Aqueducio, Acqueduzio, Laquedu- 
zio, Lagoduzio. 

L'acquedotto a cui è legato il nome 
della pieve, fu costruito da Traiano (98- 
117) per rifornire "d'acqua potabile Ra- 
venna e Classe. L'acqua fu derivata dal- 
l'Appennino disopra Calcata. L'acque- 
dotto seguiva press'a poco l'attuale di- 
rezione del Ronco che nel medioevo fu 
chiamano « flurnen aquaeductus », fiume 
dell'acquedotto. Fu riattivato da Teodo- 
rico nel 524. Poi cadde in abbandono. 

Avdùda, sf. Veduta 
PI. Avdudi 

Avenimént, sm. Avvenimento 
PI. Avenim.ént. 

Aventòr, sm. Avventore 
PI. Aventùr 
F. Aventóra 
PI. F. Aventóri 

Ave, sm. Avere. Ciò che si possedie. 
I E' mi ave, Il mio avere 
1 A vój e' mi ave, Voglio il mio avere, 
la mia parte, ciò che mi spetta. 

Aver, c.p. Avere 
Prt. Avù e Bu 
PI. Avù e Bu 
F. Avuda 
PI. F. Avudi. 

Averi, agg., sm. Avaro, Tirchio. 
PI. Averi 
F. Avèria 
PI. F. Avérji. 

Avèrt, agg., prt. Aperto 
PI. Avirt 
F. Avèrta 
PI. F. Avèrt. 

Avèrta, sf. Apertura 
PI. Avèrti 
(v. Vèrta). 

Avè^, prt. e agg. Abituato, Avvezzo, 
Assuefatto, 
(v. Avi|èss). 

Avidrè, agg. m. pi. Vitrei. 
Occ avidrè, Occhi vitrei. 

Aviéss, rfl. Andarsene, Partire, Andar 
via. Prender commiato 
Prt. Aviè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi 

Avilì, agg. prt. Avvilito, Demoraliz- 
zato. 



PI. Avilì 
F. Avilida 
PI. F. AviUdi. 

Avilimént, sm. Avvilimento, Scora- 
mento, Sfiducia. 
PI. Avilimént. 

Avilìr, tr. Avvilire, Scoraggiare. 

Avincéss, rfl. Piegarsi. Piegarsi come 
un vinco, Curvarsi. 

Avinér, tr. Avvinare (il bicchiere). 
Far prendere l'odore del vino al bic- 
chiere dopo che è stato lavato. 

Avintór, sm. Cliente, Avventore. 
PI. Avintùr. 

Avìs, sm. Avviso, Annuncio 
I Avvertimento 
I Monito 
PI. Avi§ 

Avisèr, tr. Avvisare, Avvertire, Dare 
un avvertimento. 
Prt. Avisè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi 

Avi§ón, Ammonimento. 
PI. Avi§ón. 

Avizèr, tr. Avvezzare, Abituare, As- 
suefare 

Prt. Avèj e Ve? 
PI. Ave? e Vèz 
F. Avèza e Vèja 
PI. F. Avè^i e Vè^i. 

Avizèss, rfl. Abituarsi. (Anche Vijés) 
Prt. Avi^é e Avèj 
PI. Avi^è e Avèz 
F. Avi^éda e Avè^a 
PI. F. Avijédi e Avè^i 

Avlèr, tr. Volere 
Prt. Avlù 
PI Avlù 
F. Avlùda 
PI. F. Avlùdi. 

Avlinér, tr. Avvelenare 
Prt. Avliné 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi 

Avluntira, avv. Volentieri. 
( Anche Vluntira). 

Avlùt, sm. Velluto, Panno di velluto 
(v. Vilùt). 

.•\vménl, (V. Aument). 

Avmintèr. (v. Aumintér). 



AVNI 



30 



AVUL 



Avni, sm. Avvenire. 

Avnìr, int. Venire 
Prt. Avnù 
PI. Avnù 
F. Avnuda 
PI. F. Avnudi 
(Lat. advenire). 

Avola, (v. Vola). 

Avolzar, tr. Avvolgere, Involgere, Rav- 
volgere, Avvinghiare. 
Prt. Avòlt 
PI. Avult 
F. Avòlta 
PI. F. Avòlti. 

Avòri, sm. Avorio 
PI. Avùri. 

Av§in§r, (v. Absinér). 

Avstir, tr. Vestire, Indossare. 
I Tfl. Vestirsi e Farsi cucire gli abiti. 
Prt. Avstì 
PI. — ì 
F. — Ida 
PI. F. — idi. 

Avtòn, sm. Autimno. 

Avtor, sm. Autore 
PI Avtùr. 

Avtùra, sf. Vettura 
PI. Avtùr. 

Avturén, sm. Vetturale, Vetturino. 



PI. Avturén. 

Avturévul, agg. Autorevole. 
PI. Avturìvui. 

Avturité, sf. Autorità \ Persona auto- 
revole. 
PI. Auturité. 

Avucatùra, sf. Avvocheria. 

Avuchèt, sm. Avvocato 
I (F) Saputone 

I Avuchét senza vucatura, 'F.) Avvocato 
da strapazzo. • 
PI. Avuchét 

I Avuchét di pòvar, Avvocato dei poveri 
(espressione che può essere di commi- 
serazione o canzonatoria). 
Con questa definizione viene scherzosa- 
mente chiamato chi sostiene cause de- 
stinate a finir male. 

Avulàn, sm. Nocciolo, Avellano 
PI. Avulén 
(Corylus Avellana). 

Avulàna, sf. Avellana, Nocciuola. 
PI. Avulàn. 

Avulér, tr. Ricoprire (il fuoco) 
I Avulé' e' fug, Ricoprire il fuoco (la 
brace) con cenere. 

« Avulé' » viene da « vola » che è la co- 
pritura di cenere che si fa al fuoco per- 
chè si mantenga più a lungo, e il muc- 




AZA 



31 



AZEN 



chio della farina messa a lievitare. 
(Aruch Aldo, in op. cit., riporta: « Avo- 
lar del sivoll >;, cuocere sotto la bragia 
delle cipolle). 

Aza, sf. Accia, Canapa filata. 
(Lat. acia, gugliata di refe; lat. med. 
aza, « accia », GLE). 

A?ardér, intr., e tr. Rischiare, Azzar- 
dare. 

Prt. A?ardé 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi 

A^arén, sm. Acciarino, Acciaino 
I Percussore 

I Pezzo d'acciaio per affilar coltelli, Ac- 
ciaiuolo per battere la pietra focaia. 
PI. Azarén. 

A?dór, sm. Reggitore. Colui che di- 
rige gli affari della famiglia e i lavori 
dei campi. 
PI. A?dùr. 

Azdóra, sf. Reggitora. Colei che pre- 



siede al governo della casa. 
PI. Azdóri. 

Nel poemetto « La Cerere della Roma- 
gna Toscana » Gius. Mengozzi, così de- 
scrive la massaia : 

«... all'azienda interna / qual regina 
presiede, ed al pollaio, / cui nutrimen- 
to dà, / vigil governa; l'ova raccoglie, 
e al fine di febbraio / poiile a covar; 
cucina e rigoverna, / cura la bianche- 
ria, ! spazza il solajo, tesse, fila, cu- 
ce abiti e rammenda, tosa, munge, fa 
il cacio e la polenta ». St. 29. 

Azdurarì, sf. Governo della casa, cu- 
ra degli affari e direzione dei lavori 
agricoli, j Guida ; Comando ; Direzione. 
Azdurér, intr. Sfaccendare come un 
capo famiglia. Comandare, Comportarsi 
come capo. 

Azént, sm. Accento ' Idioma, Parlata 

Pronunzia. 
PI. Azént. 
I Azént furèst. Accento straniero, Pro- 




AZER 



32 



AZUV 



nuncia forestiera. 

Asfèr, sm. Acciaio. 
PI. A^èr. 
(Lat. med. azarum. GLE). 

A?èrd, sm. Azzardo, Rischio. 
PI. Azèrd. 

A^ètér, tr. Accettare. 
Prt. Aulète 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi 

A^id, sm., agg. Acido 
PI. E?id 
(Lat. acidus). 

A^idémbar, esclamazione. Deformazio- 
ne di « a?idént », accidenti, purgata di 
ogni senso di imprecazione, che vale 
solo : « Diamine ! ». 

A^idént, sm. Accidente. Colpo apo- 
plettico 

I Accidenti! (esclamazione) 
I Ch'u t' vegna un azidént!, Che ti pigli 



un accidente! Tipica imprecazione ami- 
chevole romagnola che vale un compli- 
mento. 

I J' ajident j' ingrana, Gli accidenti (le 
imprecazioni) ingrassano. 

A^idcnti, esclam. Accidenti. 

Azión, sf. Azione, Atto, Gesto. 
I Azione (quota di compartecipazione a 
una azienda). 
PI. Azión. 

A^iunèsta, sm, e f. Azionista 
PI. m. Ajiunèsta 
PI. f. A^iunèsti. 

Azònzar, tr. Aggiungere, Accrescere, 
Dar giunta. 
Prt. A?ónt 
PI. A?ónt 
F. A?ònta 
PI. F. Azónti. 

Azuntér, tr. Aggiungere. 
Azuvèr (v. ?uvér) 
Prt. Azuvé. 



B 



BA 



33 



BACE 



Ba, sm. Babbo (Anche Bab) 
PI. Béb 

|Ba 'd famèja, Il capo di casa, Il « pa- 
terfamilias ». 

I Un ba' l'è bon par ^ent fluì; / ^ent 
fiùl i n'è bon pr'un ba'. 
Un babbo provvede a cento figli; / 
cento figli non provvedono a un babbo. 

Babà^, sm. Babbaccio, Padre snatu- 
rato. 
PI. Babé^. 

Babén, sm. Bambino 
PI. Babén 
F. Babéna 
PI. F. Bebéni 
(Contrazione di« bambén »). 

Babìn, sm. Bambino, Bimbo. 
PI. Babbi 
F. Babìna 
PI. F. Babìni 

Per molte cose, nei riguardi del bambi- 
no si usa un vocabolario diverso dal 
comune. La minestra si chiama « papa » 
o « papina » ; il letto si chiama « nanìn » 
che spesso è anche il nomignolo del 
bambino. Dormire si dice « fé' e' na- 
nìn ». Il sonno improvviso, che fa ca- 
dere la testina del bambino da ogni par- 
te, è « pirón » e si dice « l'è avnù pirón », 
è arrivato pietrone. Il male « la bubù », 
gli escrementi sono « la caca » o « la ca- 



china » ; pisciare è « fé' la pi§a ». Le 
scarpe sono « al pépi » o « al papin >;, 
l'uovo si chiama « cucò » ; le galline « al 
cèchi », l'asino è sempre « e' sumarón », 
il maiale « e' ninón ». Uno spauracchio 
immaginario che nessuno sa cosa sia e 
che « mangia » i bambini si chiama « e' 
papón ». Per tutte le parti del corpo del 
bambino e per i suoi indumenti si usa 
sempre il diminutivo. 
I Babin san (v. pi§cér). 

Babinèda, sf. Bambocciata. 
PI. Babinédi. 

Babuén, sm. Babbuino (Scimmia). 
PI. Babuén. 

Bacajèr, int. Baccagliare, Schiamaz- 
zare, Parlare rumorosamente. Secondo 
A. Prati, Voc. Etim. Ital., questo v. 
viene forse dal latino bacchare, schia- 
mazzare. 

Bacajèr, sm. Baccano, Rumore di 
voci. Confusione, Schiamazzo. 
I Fé' de b.. Far baccano. 

Bacala, sm. Baccalà. 
I Sténc coma un bacala. Stecchito come 
un baccalà. 

Bacalèri, sm. Baccalare. Lucerniere, 
porta lucerna. 

Bacèc. agg. Tocco. Insano di mente. 
Pazzerello. 
PI. Bacèc 



BACH 



34 



BAGN 



F. Bacèca 

PI. F. Bacèchi. 

Bachèt, sm. Bastone, Batacchio, Ba- 
tocchio (da ciechi). 

I E' va cun e' bachèt, Si regge col ba- 
stone (detto di iin cieco o di un in- 
fermo). 

I Fé' i bachèt. Fare le aste. 
I Piò ció§ ch'a n' è e' bachèt de pulér. 
Più sudicio che non il posatojo del pol- 
laio. 

Bachèta, sf. Pertica, Verga, Bacchetta. 
j S-ciòp a bachèta, Fucile ad avancarica. 
I Bachèta. Canna metrica di m. 3 (del 
muratore). 
PI. Bachèt. 

j Bachèta magica, Bachetta fatata. 
Bacchetta fornita di potenza magica, 
soprannaturale. 

Baciòc, sm. Battacchio. 
PI. Bacióc. 

Baddór, =»n. Battitore, Addetto alla 
trebbiatura. 

I Rullo a spranghe della trebbiatrice 
che sgrana le spighe. 
PI. Baddùr. 

Baddura, sf. Battitura, Trebbiatura. 

Badér, tr .Badare, Curare Guardare. 
Prt. Bade 
PI. — é 
F. — éda 
PI. F. — édi 

I Bade' al pìgur, Badaro alle pecore. 
I E' càn e' bèda la ca. Il cane fa la 
guardia alla casa. 

Baderà, sf. Abbatessa, Badessa. 
I Médra Badèsa, Madre Badessa. 

Badi, sf. Abbazia, Abbadia, Badia. 
PI. Badi. 

BadìI, m. Badile 
PI. BadìL 
(Lat. med. badilus, badile. GLE). 

Badila, sf. (come Badìl). PI. Badili. 

Badilàz (v. Fàfan). 
PI. Badile^ 

Badulà^ (e') sm. Il perdigiorno. Così 
era chiamato, con asinesca ironia, Cor- 
rado Ricci, dai « pulinèri ». 
« E' badulà? » fu autore di 906 pubbli- 
cazioni. 

Bad?èr, tr. Battezzare. 
Prt. Badzé 



PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi 

Bad^òt, sm. Battezzando. 
PI. Bad?ót. 

Bagàj, sf. pi. Bagagli. Mobilio della 
casa. 

Bagàj, sm. Cosa. Oggetto qualsiasi di 
cui non si ha presente il nome. 
PI. Baghèj. 

Bagain, sm. vez. Frugolo, Colettino. 
PI. Bagain. 

Bagatéla, sf. Bagatella. Azione poco 

seria. Piccolo inganno. 

Bagatér, tr. Rovinare; 
Prt. Bagaté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Bagìàn, agg. Sciocco, Baggiano, Sem- 
plicione. 
PI. Bagién 
F. — àna 
PI. F. — ani. 

Bagianèda, sf. Sciocchezza, Castro- 
neria, Baggianata. 
PI. Bagianédi. 

Bagìgi, sm. pi. Acciuga piccola. 

(v. « Oman nud »). 
Forse è traslato del medievale « bigi- 
cha » che a Ravenna significava « inte- 
riora di pesce ». 

Bagitéda, sf. Sciocchezza, Dissenna- 
tezza. 

Deformazione, dall'antico dialettale 
« braghitta » con cui i villani indica- 
vano, in tono dispregiativo, i cittadini. 

(v. Braghir). 

Baglìòt, sm. Bimbo preso a bàlia. 
PI. Bagliót. 

Bàgn, sm. Bagno. (Bagnatura e luogo 
per bagnarsi). 
PI. Bègn. 

Ande' ai bégn, Andare al mare. 
j Bàgn 'd Rumagna, Bagno di Roma- 
gna. L'antica Balnei chiamata poi Ba- 
gni di S. Maria « essendo stata l'ab- 
bazia dedicata a S. Maria Assunta » 
(La Pie, N. 1-2, a. XXVI). 

Bàgnacavàl, m. Bagnacavallo. ' 
« Fu forse l'antico Oppidum Tiberia- 
cum divenuto poi Balneum Caballi... 



BAGN 



35 



BALA 



La stringeva in un amplesso verde la 
Selva Litana. Nel centro di questa, un 
tempio a Giove » A. Benini. 
La chiesa di S. Pietro in Sylvis è pro- 
babilmente del VII sec. 
(V. A. Benini, La chiesa di S. P. in 
S. di Bagnacavallo). Nel sec. XII B. si 
governò a comune, fu poi dei Manfre- 
di, del Papa, di Giov. Acuto, degli 
Estensi e dei Malabrocca. 

Bagnacavalèsa, sf. Solaio con travi e 
travetti di legno. 
PI. Bagnacavalè§i. 

Bagnadùra, sf. Specie di battesimo 
laico della casa, consistente in un lauto 
pranzo a cui partecipano tutti coloro 
che vi hanno lavorato. 
PI. Bagnadùr. 

I Fé' la bagnadùra. Festeggiare la fine 
dei lavori per la costruzione di una 
casa. 

È usanza antica, ricordata anche dal 
Placucci. 

Bagnadèz, sm. Umidiccio [ Umidità 
(del terreno). 

Bagnadùr, sm. Bagnata ' (F.) Batosta. 

Bagnaròla, sf. Bagnarola, Vasca da 
bagno, Tinozza. 
PI. Bagnarci. 

Bagnéda, sf. Bagnata, j Rifiuto amo- 
roso. I Ciapé' la bagnéda, Essere rifiu- 
tato da una ragazza. | De' la bagnéda, 
Lusingare l'innamorato e respingerne 
sul più bello le proposte d'amore. 
PI. Bagnédi. 

Bagnér, tr. Bagnare. 
Prt. Bagné 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Bagnèt, sm. Brodo di stufato, di 
umido. Intingolo. 

Bagòrd, sm. Bagordo. | Confusione, 
Baccano. 
PI. Bagùrd. 
(Lat. med. bigordus, bagordo, GLE). 

Bagulén, sm. Schiribilla. 
(Porzana parva). 

I Bagulén de béc curt, Schiribilla gri- 
giata. Forapaglie, Grisetta. Porcellana, 
Gallinella palustre piccola. 
PI. Bagulén. 



Bàj, sm. Abbaio, Latrato. 
j E' rubarèp nénca e' baj a e' càn. Rube- 
rebbe l'abbaio al cane. Questa espres- 
sione si usa nei riguardi di un ladro 
matricolato. 

Bàja, sf. Baia, Burla. De' la baja. Dar 
la baja, Burlare. 

Bajadòr, sm. agg. Abbaiatore. 
PI. Bajadùr. 
F. — óra 
PI. F. — òri. 

Baibastrél, sm .Pipistrello. 
PI. Baibastrél. 

I Si chiama « baibastrél » anche una ba- 
vetta di pus che si troverebbe dentro 
i foruncoli e si crede sia quella che 
genera la marcia. 

I In alcuni posti « e' bibastrèl », o « bai- 
bastrél », è ciò che ho indicato alla 
voce « lusartén ». 

Baibizér, intr. Balbettare. 

Bajér, intr. Abbaiare. 
I Bajé' dri a la Iona, (F.) Abbaiare 
per farne. Si diceva che certi cani da 
pagliaio abbaiavano alla luna perché, 
tormentati dalla fame, credevano che 
fosse vma piada. 

Bajòc, sm. Baiocco. 
j Soldo. Cinque centesimi. 
PI. Baióc. 

I Tire' int e' bajòc, Speculare sul soldo. 
I Taché a e' baiòc, Taccagno. 

Ba,jòca, sf. Moneta da due soldi o 10 
centesimi. 

I Bajòca de pepa. Moneta da 2 baiocchi. 
PI. Bajòchi. 

Bajuchén, agg. Tirchio, Amante dei 
quattrini. 
PI. Bajuchén 
F. — éna 
PI. F. — éni. 

Bajiichin, sm. Bajocchino, Soldino. 
PI. Bajuchin. 

Baiunàz, sm. Sorta di lanterna. (Dial. 
forlivese,* 1831; La pie, 1931, n. 12 p. 
269). 

Bajuncta, sf. Baionetta. 
PI. Bajunèt. 
I Bajunèta in càna. Baionetta in canna. 

Bai, sm. Ballo, Danza. 
PI. Bel. 

Baia, sf. Balla . 
PI. Bai. 



BALA 



36 



BAMB 



(Lat. med. baia, balla, GLE). 

Balàbil, sm. Ballabile, Musica da 
ballo. 
PI. Balèbil. 

Balàna, f. Balana. Figura prov. del- 
la donna sciocca che ci rimette con- 
vinta di combinare ottimi affari. 
I La Balàna, la barateva al j' òv int al 
patèt. I La Balana^ barattava le uova 
con patate. | La B. la j' andèda a Rave- 
na int e' car pr' avniss a ca a pè. La B. 
andava a R. sul carro per ritornare a 
casa a piedi. 

Balarén, sm. Ballerino, Danzatore. 
PI. Balarén 
F. — éna 
PI. F. — éni. 

Baldachén, sm. Baldacchino. 
PI. Baldachén. 

(Lat. med. baldechinus, baldacchino 
GLE). 

Balén, sm. Lampo, Baleno. | Attimo 
PI. Balén. 
I Int un balén, In un attimo. 

Baléna, sf. Balena. 
PI. Balén. 

Balér, int. Ballare, Danzale. 
I O baie', o scu§é' e' cui, O ballare, 

dimenare il sedere. (Quando si è in 
ballo bisogna ballare). 

Baléstra, sf. Arco, Balestra. | Molla 
a balestra. 
PI. Balèstar. 

1 Tiràt a balestra^ Teso, tirato a bale- 
stra. 

Bali, sf. Balia, Potere. | Forza. 
I In bali de vént, In balia del vento. 
I In bali dal j' ónd. In balìa delle onde. 
] No' ave' la bali 'd sté' drèt, Non aver 
la forza, di reggersi in piedi. 
I No' ave' la bali 'd scorar, Non aver 
il fiato per parlare. 

Balinèr, imp. Balenare. Lampeggiare. 
Prt. Baliné. 

I E' baléna l'èria. L'aria tremola. 
I U m' baléna un òcc, Mi tremola un 
occhio. 

I E' baléna la vècia (Balena la vecchia) 
Tremola l'aria^ Tremola la gibigiana. 
Questa espressione si usa per indicare 
il tremolare dell'aria per la calura. 

Balìnón. sm. Gommosi del pesco che 



si manifesta nel periodo vegetativo con 
l'ispessimento e l'accartocciamento del- 
le foglie che assumono i colori dell'ar- 
cobaleno. 

Balós-c, agg. Balusco (Fanzini). Stra- 
bico (Dal lat. volg. bisluscus). 
PI. Balós-c 
F. — sca. 
PI. F. — schi. 

Balsaména. (v. Bar?amén). 

Baluba, sf. Ballotta |(F.) Stolto. 
PI. Baia§. 

Baluséda, sf. Rosolata | Cotticchiata. 
PI. Balu§édi. 

Balusèr, tr. Bollire leggermente. Bol- 
licare, Cotticchiare. 
Prt. Balusé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Balzàn, agg. Balzano, j Cavai balzàn, 
Cavallo balzano, con una macchia bian- 
ca a una o a tutte le zampe. 
j Tèsta balzana. Caposcarico, Testa 
balzana. 

Balzana, sf. Risvolto della sottana. 
PI. Balzàn. 

Balze, agg. Balzano, (di cavallo che 
ha la balza a uno o più piedi). 
PI. Balze 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Balzèr, int. Lanciarsi, Saltare. 
I Balze' da lèt, Balzare dal letto. 
Prt. Balze 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Bamba^òla, sf. Vecchio nome della 
bambagia. 

Bambén, sm. Bambino ' E' Bambén 
Gesó, Il Bambino Gesù. 
I E' bambén 'd l'òcc. La pupillo dello 
occhio. Questo nome deriva dalla pro- 
pria immagine che uno scorge guardan- 
dosi la pupilla allo specchio o fissando 
la pupilla altrui. 

Bambè§, sm. Bambagia. 
(Lat. tardo, bambax, DEI). 

Bambòz, sm. Ometto. Grosso ele- 
mento centrale delle capriate (mura- 
tura). I Bamboccio. ] (F.) Persona sen- 
za serietà. 



BAMB 



37 



BAND 



Bambòz, sm. Bamboccio. [ (P.) Per- 
sona senza serietà. 
PI. Bambóz. 

I Rómpar i bambpz, Rompere i bam- 
bocci. Romperla con uno. 

Bambòza, sf. Bambola. 
PI. Bambòz. 

Bambù, sm. Bambù. | Càna bambù, 
Canna bambù. 

Bambuzéda, sf. Bambocciata. 
PI. Bambu^édi. 

Banadìr, tr. Benedire. 
Prt. Banadì 
PI. — di 
F. — dida 
PI. F. — didi. 
PI. F. — idi. 

Banale, avv. Molto, Assai. 

Bànc, sm. Banco di scuola, di bot- 
tega d'artigiano, di negozio. 
I Semenzaio, Vivaio (per ortaggi). 
PI. Bène. 

Banca, sf. Panca, Sedile. ! Banca, Isti- 
tuto di credito. | Panca per lavare i 
panni. | Scanno. 

] Banca de ru§ignòl, Banca inesistente. 
Banca del povero. 

I La banca de rusignòl la j' è int al ru- 
binèr, set chilómit 'd dia de fìóm. 
PI. Bànc. 
(Lat. med. banca, panca. GLE). 

Banchcna, sf. Panchina. Tratto della 
riva, o dell'argine di un canale, adibito 
al passaggio del personale addetto al- 
le ispezioni e ai lavori. 
PI. Banchén. 

Banchèt, sm. Panchetto, Seggicl'no 
tutto in legno senza schienale. 
PI. Banchèt. 

[ Mat coma un banchèt. (Matto com° 
uno sgabello). E' uno strano modo d: 
dire che non ha alcuna attinenza con 
la realtà. 

[ Banchèt da cal?ulèr, Bischetto. 
I Tn è' banchèt, Tener capannello. Aver 
sempre la parola in un crocchio. 

Banchèta. sf. Bancarella. 
PI. Banchèt. 

Nelle povere bancarelle di una volta 
c'erano solo torroni alla mandoi .a, 
braccitelli, galli e galline di zucchero 
e bamboline di zucchero, di gesso o di 



stoffa. I rivenditori invogliavano i bim- 
bi, gridando: 

« E' gal e la galèna la bela bambuzé- 
na; turòn d'amàndula! » e aggiungeva- 
no : « Pian?!, Pianzi burdèl, s'à vii di 
bra^adèl » ; oppure : « Plan?ì burdèl, che 
vostra me la v' péga i brazdèl ». 

Banchìr, sm. Banchiere. 
PI. Banchir. 

Bancón, sm. Banco di vendita. [ Ta- 
volaccio. 
PI. Bancón. 

Band, sm. Bando. 
PI. Bènd. 

I E' rimasto prov. un certo bando 
dei cani che durò appena tre giorni. 
Cadde nel ridicolo perchè, dopo tre 
giorni, non lo osservò più nessuno. Il 
detto è : « L'è coma e' band di chén, 
ch'e' dure tri de ». 

I E' band 'd Ravèna e' dura tri de a 
mèla péna, Il bando di Ravenna dura 
tre giorni a mala pena. (Nardi). (Che 
si alluda allo stesso bando dei cani?). 

Banda, sf. Banda, Masnada | Ban- 
da (musicale). 

I Ca'd banda. Casa di bando, gratuita. 
PI. Band. 

Bandéna, sf. Bandella (da banda, 
fianco, lato). Fiancata mobile di bi- 
roccia ( Ridoli (pi.). 
PI. Bandén. 

Bandèsta, sm. Suonatore di banda. 
PI. Bandèsta. 

Bandèt, prt. agg. Benedetto. 
I Pan bandèt, Pane benedetto. 
1 U n'è 'd 5èra banadèta. Non è di 
cera benedetta. Cioè è poco malleabile. 

Bandì, sm. Bandito | Fuggiasco. 
PI. Bandì. 

Bandida, sf. Bandita, Luogo di cac- 
cia e pesca proibita. 
PI. Bandìd. 

Bandirà, sf. Bandiera. (È più dialet- 
tale « bangèra »). 
l'I. Bandir. 

Bandirola, sf. Banderuola. 
PI. Bandirci. 

Bandiziòn, sf. Benedizione. 
PI. Bandiziòn. 

Bàr/dul, sm. Bandolo, Capo della ma- 
tassa. 

Band-inèr, tr Abbandonare. Lascia- 



BAO 



38 



BARA 



re incustodito. 
Prt. Banduné 
PI. — e 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Bào, sm. Motto. 
Nelle morti istantanee si dice: L'è 
mòrt ^enja fé' gnàncbao.È morto senza 
far motto. 

Bar, sm. Barena. Rilievo erboso in 
terreno paludoso. Dosso. 
PI. Ber. 

(Dal veneto «baro», terreno incolto, 
cespo). 

Baràba, m. Barabba, il malfattore 
condannato a morte e liberato da Pi- 
lato al posto di Gesù. 
I E' cmànda Baraba, Comanda Barab 
ha. Così si dice dal mezzogiorno del 
giovedì a quello del sabato della Set- 
timana Santa; e, in tono allusiva^ del- 
le case in cui comandan le donne in- 
vece degli uomini. 

Baràca, sf. Baracca. Costruzione in 
legno I Baracca, Gazzoviglia. 

I Fé' baraca, Gozzovigliare. Far bal- 
doria. 

Barachén, sm. Piccolo mucchio di 
fieno. Mucchietto. 

II contadino fa i barachén appena il 
fieno è maturo, poi, prima di metter- 
lo nel pagliaio, lo fa maturare in 
mucchi più grandi, « i mont da acva », 
nei quali sopporta anche le intemperie. 
PI. Barachén. 

Barachina, sf. Calessino. 
PI. Barachin. 

Baracòcla, sf. Coccola | Bacca. 
I Gàlbulo (del cipresso) | Galla, Galloz- 
zola I Natta. Tumore sul capo. 
PI. Baracòcal. 

Baracòcval, sm. Nocchino. Colpo da- 
to con le nocche a pugno chiuso. 
PI. Baracòcval. 

Baracón, sm. Baraccone. Grande ba- 
racca per spettacoli | Baraccone. Uo- 
mo dedito alle gazzoviglie. 
PI. Baracón. 

Baracuclós, agg. Bernoccoluto. 
PI. Baracuclù§ 
F. — ò§a 



PI. F. — ó§i. 

Baràcula, sf. Razza baraccola. 
(Raia Miraletus). 
PI. Baràcul. 

Barandél, sm. Randello Tortòio. 
Randelletto per stringere o attorciglia- 
re funi e anche doppi fili. 
I Bastoncello di 15 cm. circa, a forma 
ovale un po', schiacciato, con un foro 
a metà, che impedisce lo scorrere del 
collare a cappio dei vitelli di latte. 
I « Barandél » è un qualsiasi bastone 

bastoncello messo con funzione di 
arresto fra i raggi di una ruota. 

PI. Barandél. 

j Lighé' un barandél a e' còl d'un ani- 
mél. Legare un randello penzoloni al 
collo di xm animale, perchè sia impe- 
dito a muoversi. 

1 Barandél dia cadèna dal besti, Ver- 
ghetta di 12 o 13 cm. alle estremità 
delle catene che si mettono al collo 
delle mucche. 

Barandlér, intr. Modo figurato per 
dire «morire», (v. Imbarandlér). 
j E' tèi l'ha barandlé. Il tale è morto. 
L'espressione ha un evidente senso al- 
lusivo. Forse un tempo era « ... l'ha ba- 
randlé' la pòrta», (ha chiusa a randello 
la porta; cioè, se n'è andato). 

Baràt, sm. Cambio, Baratto, Scam- 
bio. 

PI. Barét. 

(Da una radice europea bara- « ingan- 
no, frode » di origine oscura, da cui 
anche l'antico francese barat, « ingan- 
no »). 

Baratàc, m. Persona balzana. 
E' alterazione di « Batàc », o « Tac », 
personaggio della fola omonima il qua- 
le però (nella fola) è un misto di stu- 
pidità e di furbizia. Si dice di costui 
che tagliò, vicino al tronco, il ramo 
su cui era a cavallo e che all'indovi- 
no (!...) che gli predisse la sicura 
caduta chiese di che morte avrebbe 
dovuto morire. « Morirai al terzo pe- 
to della tua asina » .gli disse. Lo scioc- 
co andò al mulino e, se al primo 
peto s'impensierì, al secondo si allar- 
mò al punto che ficcò un tutolo di 



BARA 



39 



BARG 



granone nel sedere dell'asino; ma do- 
po un po' il tutolo partì come un 
proiettile e il povero « Batac » o « Tac » 
colpito al petto, rimase fulminato. 
In altre circostanze rivela, invece, una 
furbizia notevole. 

Baratér, tr. Barattare, Scambiare 
merci. 
Prt. Barate 
PI. — § 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Baràtul, sm. Barattolo, Recipiente. 
PI. Barètul. 

Barbacàn, sm. Barbacane. Puntello 
di sostegno per le" viti. 
PI. Barbachén. 

Barbagìàna, sf. Sonnolenza. 
PI. Barbagiàn. 

Barbari, sf. Barberia. 
PI. Barbari. 

Barbèt, sm. Mento. 
PI. Barbèt. 

Barbata, sf. Pizzo, Pizzetto. 
I Misto di sabbia e creta. 

Barbir, sm. Barbiere, Parrucchiere. 
PI. Barbir 
F. — a 
PI. F. — i. 
(Lat. med. barberius, barbiere. GLE). 

Barbò j, sf. pi. Bargigli. 
(Dal lat. barbulae. DEI). 
I Barbój dia galèna, (Alla lettera: bar- 
gigli della gallina). Salvia dei prati 
(Salvia pratensis). 

Barbón, sm. agg. Barbone, Barbuto. 
PI. Barbón. 

Barbutlér, int. Borbottare | Barbot- 
tare. 

(Forse dal lat. tardo balbitare, balbet- 
tare). 

Barbutlòn, sm. Borbottone, 
(v. Barbutlér). 
PI. Barbutlòn 
F. — ona 
PI. F. — oni. 

Barbuzèl, sm. (v.Pnèt). 

Barcaròl sm. Barcaiolo ' « Barca- 
ròl » è anche colui che fa la bica, 
« e' bére ». 
PI. Barcarùl. 

Barcaròla, sm. Barcarola, Canta del 



barcaiolo. 

Barchèt, sm. Bichetta. Piccola bica 
provvisoria eretta, insieme ad altre, nel- 
le stoppie. 
PI. Barchet. 
(Barchèt è diminutivo di bére). 

Barcón, sm. Barcone, Chiatta. 
PI. Barcón. 

Bardadùra, sf. Bardatura. 
PI. Bardatùr. 

Bardana, (v. Fujòn). 

Bardala, sm. e f. Bardassa. 
PI. Bardà§. 

Bardèr, tr. Bardare, Parare a festa. 
Prt. Barde 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Bardèz, sf. pi. Larve di estro delle 
pecore. (Oestrus ovis). 
Queste larve si trovano nei seni fron- 
tali delle pecore, e ne escono per pas- 
sare al terreno e compiervi la meta- 
morfosi. L'estro, che è un dittero, de- 
pone le sue uova nelle narici delle 
pecore. Al singolare fa « bardèza » ma 
è poco usato. 

Barèla, sf. Barella. 
PI. Barèl. 

Barèton, sm. Baritono. 

Bargaména, sf. (Alla lett. pergame- 
na). Bergamina (Pascoli), Cappuccio, 
Cartoccio (della conocchia o rocca). 
PI. Bargamén. 

Bargamé§, sm. pi. Bergamasco. Spe- 
do di quadriglia rusticana che, il se- 
colo scorso, era molto in uso nelle 
campagne. 

Barghé, sf. Brigata, Comitiva. 
I Ben vèga la barghé! Ben stega l'in- 
furché!. Ben vada la brigata! Bene stia 
l'inforcato ! 

La prima frase era il saluto di chi an- 
dava a vedere il passaggio delle stre- 
ghe; la seconda, la risposta che esse 
davano. 

« Infurché » era lo spettatore che, per 
vedere il passaggio, bisognava tenes- 
se la testa fra i rebbi di una forca. 

Bargnòcul, (v. Bargnòcval). 

Bargnòcval, sm. Bernoccolo 1 Nocca. 



BARG 



40 



BART 



PI. Bargnócval. 

(Formato da bis e da nucula, diminu- 
tivo latino di nux, noce). 

Bargnucló^, agg. Bernoccoluto. 
PI. Bargnuclù§ 
F. — ó§a 
PI. F. — ò§i. 

BarìI, sm. Barile. 
Era una misura della capacità di 42 
boccali. (1. 56 circa). 
PI. Barìl. 

(Lat. med. barile o barilum, barile. 
GLE. E' di origine oscura). 

Barila, sf. Barile (v. Baril). 
PI. Barili. 

Barilòt, sm. Barilotto. 

Barì^àna, agg. f. Baggiana (da Ba- 
jana, di Baia presso Napoli). 
Solo attribuito a fava | Féva brisàna. 
Fava baggiana. 

Barléna, sf. Berlina, Gogna. 

Barlóm, sm. Barlume (di luce). 

Bamèrda, sf. Bernarda. Antica mis. 
di voi. per ai-idi. 
(Lat. med. bernarda. GLE). 

Barnù§, sm. Barnuso, Farsetto. 
PI. B. 

Barófa, sf. Baruffa, Rissa, Lite. 
PI. Baróf. 

Baròmetro, sm. Barometro. 
Per indicatore del tempo costumava 
api>endere una testina di cera a una 
corda di violino. Tale apparecchio veni- 
va chiamato da alcuni « bicùco », pa- 
rola che è forse una deformazione di 
« bicóc ». 

Baròn, sm. Barone. 
PI. Barón. 
F. — unè§a 
PI. F. — unè§. 

I Nel vecchio dial. « baròn » significava 
anche imbroglione, birbante. Tale signi- 
ficato si deduce dal seguente dialogo 
fra un passante e una sorda. 

— 'Sa fasiv a le eia dona? 

— A so' a que c'a mès un stèr. 

— Par piasè, cvànt a j' èl da que a e' 
Castel? 

— Mo! e' tnirà tre stèra e méz. 

— A siv mata? o a siv barèna? 

— A so' la moj 'd Pirìn de fóran. 

— Andì là, andiv a fé' brusé'! 

— A sari sempar ringraziè. 



Barò^, sm. Barocci©, Biroccio. Plau- 
stro a due ruote. 
PI. Baró^. 
(Lat. med. barotium, baroccio. GLE). 

Barèna, sf. Baroccia. Veicolo da tra- 
sporto a due ruote e fondo piatto. Bi- 
roccia. 
PI. Barò^. 

I Barèna da cuntadén, Baroccia da con- 
tadino (per uso agricolo). 
I Baròza da sbaru^ér, Baroccia da ba- 
rocciaio (per trasporto merci). 
P. Uccellini, nel suo Diz. descrive cosi 
la « baroza » ravennate : « Sorta di car- 
retta scoperta a due ruote per uso di 
trasporto... lunga piedi 4 e once 4; lar- 
ga piedi 2, alta piedi 1 e once 2 ». 

Barbai, sm. Bersaglio. 
I Tir a barsai. Tiro a segno. 
PI. Bar§èj. 

Barsajér, intr. Parlare a vanvera. 
Questo verbo viene evidentemente da 
« barsài », bersaglio: quindi « barsajè », 
bersagliare, battere di continuo. Di 
qui a un senso figurato, poi a un 
significato un po' diverso, il passo è 
stato breve. 

Bartén, agg. Cenerino. Color grigio; 
bertino. 
PI. Bartén 
F. — a. 
PI. F. — i. 
(Lat. med. beretinus, color grigio). 

Bartnora, m. Bertinoro. 
La rocca pare sia stata costruita da 
un conte Americo. Federico Barba- 
rossa si ritiene che tenesse il sito co- 
me base delle sue operazioni di ricon- 
quista della Romagna. 
Procopio ricorda il luogo col nome di 
Retri Honori o rupe di Onorio e Pli- 
nio con quello di Forum Truentino- 
rum. 

Tiziana Ronchi (La Pie, La Madon- 
na del Lago, N. 1-2 a. XVII) dice che 
anticamente si chiamò Brittinorum e 
Cesebeum. 
(Forum Druentinorum?). 

Bartòcc, sm. Berrettuccio. 
PI. Bartócc. 

Bartòcia, sf. Berrettuccia. 

Bartóla,* f. Nomignolo che gli abi- 
tanti di Campiano (Ravenna) danno a 



BARU 



41 



BASE 



« una corrosa e mutila statua d'Apol- 
lo immancabilmente romana » incasto- 
nata presso lo spigolo destro della 
torre campanaria della chiesa di S. Ca- 
sciano in Decimo. 

Tale statua, inserita nella muratura o- 
riginale della torre, proveniva dalle 
rovine di un tempio di Apollo di cui 
si ha motivo di dedurne l'esistenza in 
quei pressi da un documento del 953 
che ricorda un Campo Apollinis nel 
territorio di Decimano di S. Cassiano 
e da un altro del 971 che parla di un 
« fimdum apollinis seu fundum campi- 
liani ». 

Il Ricci (v. La « "Bartolla » di Campia- 
no) pensa che la statua sia stata, in- 
tomo al mille, sottratta agli oltraggi 
dei villani che attraversavano il cam- 
po e collocata nel campanile che pro- 
prio allora si costruiva. 
Chi fu la « Bartóla »? Evidentemente 
una povera accattona dal naso orribil- 
mente mutilo che girava per le no- 
stre campagne. Infatti si usa ancora 
domandare scherzosamente, a chi di- 
ce delle cose senza senso, se ha so- 
gnato la « Bartoletta » : « hèit sugne la 
Bartulèta?» (hai sognato la Barto- 
letta?). 

Baru^è, sf. Quanta roba può portare 
una biroccia (Anche Sbaruzé). Biroc- 
ciata. 
PI. Baru^. 

Baruzén, sm. Biroccino. Calesse da 
viaggio a due ruote. 
PI. Baruzén. 

Bar?amén, sm. Marzamina. Uva ne- 
ra dolce con acini piuttosto piccoli e 
rotondi dalla buccia grossa e molti 
vinaccioli. 

« Bar?amén », che è ima degenerazio- 
ne di marzanina, ha poi degenerato in 
« balsamén » o « balsaména » che è sem- 
pre la stessa uva, chiamata in Emilia 
e nelle Marche balsamina per acco- 
stamento di « balsamén » a « bélsóm », 
balsamo, dovuto anche alla dolcezza 
del '.'uva. 

Ba§, agg. Basso 
PI. Bè§ 
F. Ba§a 
PI. F. Ba§i. 



I A bas, In basso, all'ingiù. 
(Lat. bassus). 

Ba§a, sf. Bassa, Luogo basso. 
PI. Ba§i. 

I t' à truvé al ba|i! (in tono canzo- 
natorio), Le hai buscate! 
j Ande' a la basa. Decadere (detto di 
famiglie nobili o ricche). 

Basamént, sm. Basamento. 

Ba^avó^a, avv. Bassavoce. 

Scórr' a ba§àvósa. Parlare a bassa- 
voce. 

Bas-ciàn, m. Bastiano, Sebastiano. 

II Placucci, in Usi e pregiudizi del con- 
tadini di Romagna, riporta il seguente 
pregiudizio : « Rendendosi talvolta gra- 
voso ai contadini per la loro povertà 
l'eccesso carico di figli, e bramosi 
di non averne altrimenti, impongono 
all'ultimo che nasce il nome di Seba- 
stiano, se è maschio, e di Sebastia- 
na, se è femmina... ». 

Bas-ciòn, sm. Bastione. 
PI. Bas-ción. 
(Lat. med. bastionus. GLE). 

Bascòmund, sm. Servizio. Locale per 
i servizi. 
PI. Bè§còmud. 

Nella casa di campagna i locali chia- 
mati « bèscòmud » (bassi comodi) so- 
no nella parte più bassa della casa: 
nel retro e di fianco ;e comprendono i 
capannoni, il forno, la tettoia, i por- 
cili, il pollalo. 

Ba§èl, sm. Basilico (pianta aromati- 
ca). 
(Lat. med. basilicon). 

Ba§èlt, sm. Basalto. 

Ba^én, sm. Bacio. 
j A e' ba§én, A bacio, Dove non bat- 
te il sole. 

Ba§ér, tr. Abbassare. 

Ba§é' la testa, Abbassare la testa (in 
atto di vergogna, di umiltà o di sa- 
luto). 
Prt. Ba§é 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Ba§ér, tr. Baciare 
Pr. Ba§é 
PI. — è 
F. — éda 



BASE 



42 



HATE 



PI. F. — édi. 

j Turné' a ba§é; Ribaciare. 

Ba^èta, sf. Bassetta. | Zughé' a la 
ba§eta, Giocare alla bassetta (a car- 
te). 

(Lat. med. bassetta. Nome di giuoco. 
GLE). 

Ba§e^a, sf. Bassezza | Umiliazione. 
PI. Ba§ez. 

Bast, sm. Basto. 
PI. Best. 

Basta, sf. Basta. Piega trasversale 
per accorciare. 
PI. Bast. 
(Lat. med. basta. GLE). 

Bastànt, ps. Bastante, Sufficiente. 
PI. Bastént 
F. — anta 
PI. F. — ànti. 

Bastér, int. Bastare, Essere assai, a 
sufficienza. 
Prt. Baste 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Bastérd, sm. Incrocio, Ibrido. 
PI. Bastérd. 

Basti, f. Bastia. 
Località sulla via Petrosa della fraz. 
di Pievequinta, del Com. di Raverma. 
Deriva il suo nome da un'antica for- 
tificazione, « bastia » o castello fortifica- 
to, che si suppone sorgesse a sud dello 
sbocco del Vicolo delle Ossa, o Degli 
Ossi, con la Petrosa. 
La tradizione locale ha tramandato il 
ricordo di un combattimento con ba- 
lestre tra forze stanziate alla Bastia e 
forze stanziate a Castellacelo (Massa). 
La località è indicata con « bastita » 
In un doc. del 1399, (U. Foschi, Carteg- 
gio e V. anche « strè dia Basti », alle 
voci Petrosa e Pasna). 
Nella località menzionata sorgeva una 
chiesa, o oratorio, dedicata a S. Ma- 
ria Maddalena, chiamata comunem. 
Chiesa della Bastia. In essa si vene- 
rava una sacra immagine (ora conser- 
vata nella chiesa di Pievequinta) ri- 
masta incombusta in un incendio scop- 
piato nel 1700. 

Bastimént, sm. Bastimento. 



PI. Bastimént. 

Bastón, sm. Bastone. 
PI. Bastón. 
I Bastón de pulèr. Posatoio. 

Bastunè, sf. Bastonata, Colpo di ba- 
stone. 
PI. Bastunè. 

Bastunèr, tr. Picchiare, Bastonare. 
Prt. Bastunè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Ba§ù, sf. Paralume. 
( Francese abat-jour ) . 

Batàj, sm. Battaglio (delle campa- 
ne). 

Batàja, sf. Battaglia | (F.) Traversia. 
PI. Batàj. 

Batajón, sm. Battaglione. 
PI. Batajón. 

Batàna, sf. Batana. Piccolo schifo. 
PI. Batàn. 

Bàtar, tr. Battere, Colpire j Picchia- 
re I Urtare. Battere contro | Bussare 
I Trebbiare | Battere (legumi col cor- 
reggiato) ] Battere. Vincere, Sconfìg- 
gere I (F.) Insistere [ Pulsare (del 
sangue). 
Prt. Batù 
PI. — u 
F. — uda 
PI. F. — ùdi. 

i Bàtar la fera. Battere la falce (per 
rinnovare il taglio, a colpi di mar- 
tello). 

I Bàtar int un sid, Frequentare un luo- 
go. 

(Lat. med. batere, battere e trebbiare 
a braccia o coi giumenti. GLE). 
(Lat. battuere). 

Batarì, sf. Batteria, Schieramento di 
bocche da fuoco | L'insieme dei richia- 
mi nell'uccellagione. 
I Mets' in batarì, (F.) Mettersi in con- 
trattazione. 

Batdùra, sf. Trebbiatura, Battitura. 
I Si dice anche « Batùda ». 
PI. Batdùr. 

Batél, sm. Barchino, Barchette usa- 
to nei paduli per andare a caccia e a 
pesca con ta fiocina. 
PI. Batèl. 



BATE 



43 



BDOC 



Batént. sm. Battitoio, Battente. 
Parte dell'imposta dell'uscio o della fi- 
nstra che batte nello stipite. 
I Batént dia pòrta. 

Batèsom, sm. Battesimo. 
PI. Batìsom. 

Di uno che non sia molto fortunato si 
dice ce L'à pi§é int e' batèsom. 
j Tire' fura tot i batìsom, (F.) Tirar 
fuori tutto. 

Baticor, sm. Batticuore, Palpitazio- 
ne di cuore. 

Batistré, sm. Battistrada, Parte del 
pneumatico che aderisce alla strada. 

Batiér, sm. Battelliere. 
PI. Batiér. 

Batlérda, sf. Tagliere. 
PI. Batlérd. 

Batòcc, sm. Battaglio (delle cam- 
pane). Battacchio. 
PI. Batócc. 

(Lat. med. batochum, battaglio. GLE). 
(Nel dial. del sec. XVII « batòcc » si- 
gnifica sciocco, person?. zhe non ha 
giudizio, (v. P. Sintoni, op. cit.). 

Batòsta, sf. (P.) Danno ' Grave ma- 
lattia. 
PI. Batòsti. 

Batù, sm. Ragù. ] prt. Battuto. 

Batùda, sf. Trebbiatura. 
PI. Batùdi. 

I Rumore degli zoccoli di un cavallo 
in corsa. 

I Batùda dal gramadóri. Battuta si- 
multanea delle gramolatrici in segno 
di allegrezza per segnalare l'arrivo 
del corteggiatore di una di esse. 
I Bussamento ] Batùda de pois, Batti- 
to del polso. Pulsazione. | Una batùda 
d'ócc, Un attimo. 

Batudìna, sf. Battutina, Piccolo ru- 
more di passi affrettati i Bussatina 
alla porta . 
PI. BatudìJi. 

Bavàj, sm. Bavaglio. 
PI. Bavèj. 

Bavéla, sf. Bavella. Filo che si trae 
dai bozzoli | Tessuto di bavella. 
(Lat. med. bavella, bavella, seta di 
scarto. GLE). 

Bavól, sm. Baule. 
PI. Bavól. 



Bavós, agg. Bavoso. 
PI. Bavùs 
F. — ó§a 
PI. F. — òsi. 

Ba?, sm. Palo di sostegno del pal- 
co per la coltivazione dei filugelli. 
PI. Bèz. 

Baza, sf. Bazza, Buon affare. 
PI. Baz. 

Bazél, sm. Baccello | Piccolo gon- 
fiore prodotto da percossa. 
PI. Bazèl. 

(Lat. tardo baccilliun; dalla rad. in- 
doeuropea bak-« bastone ». 

Bazén, sm. Idrovoro. 
(Il tutto per la parte. Dal lat. med. ba- 
zinus, bacino. GLE). 

Bàziga, sf. Bazzica (gioco di carte) 
I Ba?iga zigliéda, (Su tre carte, due 
sono uguali). 

Ba?ighér, intr. Bazzicare. 

Bazógn, agg. Bazzotto, Tra il tenero 
e il sodo. 

j Furmàj ba?ógn, Formaggio bazzotto. 
PI. Ba?ògn. 

Bebé, sf. Imbeccata. 
PI. Bché. 

I Tu' la bché, (F.) Accettare l'imbec- 
cata. 

Bcón, (v. Pcón). 

Bdél, sm. Tronco di albero. 
PI. Bdél. 

(Traslato del lat. med. pedale, ceppo. 
GLE). 

Bdòcc, sm. Pidocchio. 
j Alfido, Pidocchio j (F.) Uomo gretto. 
(Lat. tardo, peduculus). 
PI. Bdòcc. 

i Bdòcc pulén. Pidocchio pollino Bdòcc 
'd mér^ Mitile, Cozza (mytilus edulis) 
I Bdòcc de gran, Sifonora del grano 
(Aphis granaria). 

] Bdòcc de prògn, Afide farinoso del 
susino (Alphis pruni). 
j Bdòcc dia féva. Pidocchio delle fave 
(Aphis papaveris). 

Bdòcc de pé§g, Alfide nero del pe- 
sco (Aphis persicae Boyer). 

Bdòcc sangvén. Pidocchio sanguigno 
(Aphis lanigera). 

Bdòcc, sm. Vilucchio ( Convolvulus 



BDOG 



44 



BELZ 



arvensis). 

(Il DEI cita, fra le altre, la voce emi- 
liana « vlócc » e riporta 11 vocabolo 
latino, ricostruito, « volùculum »). 

Bdógnti, m. pi. Pòrta di Bdogn (a 
Forlì). Porta Cotogni. 
(Forlì, 1408, Porta Codognis). 

Bdól, sm. Pioppo nero. 
PI. Bdól. 

(It. ant. bidollo; e lat. med. bedullum 
e bedolium, GLE. Dal lat. betulla che 
secondo il DEI è voce di origine gal- 
lica). 

Hdóla, si. Pioppo cipressino. 
PI. Bdóli. 
(V. Bdól). 

Bduciós, agg. Pidocchioso. 
PI. Bduciùs. I Si usa generalmente in 
senso dispregiativo; altrimenti si usa: 
cruv ad bdócc, coperto di pidocchi. 

Bè, sm. Vino. 
Quando si offre da bere bisogna ver- 
sare prima il vino, poi l'acqua, perchè 
facendo diversamente si dice che « u 
s' perd l'amicizia ». Un tempo ( Ba- 
gli, note al Placucci, op. cit.) si diceva 
che, se si versava prima l'acqua, co- 
lui che beveva, una volta sposato, sa- 
rebbe rimasto vedovo. 

Béc, sm. Becco. 
I Puntura (di insetto). 
I E' bèc d'un u§él. Il becco d'un uccello ; 
j E'bèc d'una mosca. La puntura di 
una mosca. 
PI. Bèc. 

Bèc, agg. Becco, Cornuto | Beccuccio. 
] Bèc avèrt. Avocetta, Monzechina, Re- 
cordella, Becco storto, Spinzàgo d'ac- 
qua. 
PI. Bèc 
F. — Bèca 
PI. F. — Béchi 
I Fé' bèc òn, Far le corna a uno. 

Bécafìg, sm. Pigliamosche, Grisòla. 
PI. Bècafìg. 

Uccelletto un po' più grande del cana- 
rino, che non ha nulla in comune col 
beccafico. 

Becamort, sm. Becchino, Necroforo. 
PI. Bécamùrt. 

B. ha spesso un significato dispregia- 
tivo. 



Béchincró^, sm. Crociere. Becch'in 
croce. 
PI. Bechincrus. 

Béda, sf. Bada, Guardia Tné' a 
béda, Sorvegliare. 

Bèga, sf. Bega. 
PI. Bèg. 
ISi crede che sia di origine ostrogota). 

Bègna, Voce del verbo b§ugnér. Biso- 
gna, Occorre. Fa d'uopo. E' necessario, 
Urge. 

Bèglia, sf. Balia j Levatrice. 

Ande a b.. Andare a fare da b. 
PI. Begli. 

Bèjb, agg. sm. Balbo, Balbuziente. 
PI. Bèjb 
F. — Béjba 
P. F. — Béjbi. 
(Lat. balbus) 

Bel, agg. Bello. 
PI. Bèi 
F. — Bela 
PI. F. — Bèli. 

Bèi, sm. Belato. 
PI. Bèi. 

Béladóna, sf. Belladonna (Atropos 
belladonna). 

Belóman, sm. pi. Begliuomini, Balsa- 
mina, (Balsamina hortensis). 

Bélsom, sm.. Balsamo. 
PI. Bèlsom 
(Lat. balsamum) 

Bèlz, sm. Balzo (G. Mengozzi, op. cit., 
parte III, ott. 44). Legaccio dei covoni. 
(Dal lat. balteus, cintura; da cui il lat. 
mediev. balzum). 
PI. Bèi?. 

Bèlza, sf. Pastoia. Correggioio o cate- 
nella che si mette alle zampe della ci- 
vetta o di altri zimbelli. 
PI. Bélz. 

Bèlza, sf. Balza. 
PI. Bel?. 

E' rógg dia bélza. Il ruglio della 
balza. Si tratta un urlo o di un cupo 
boato di misteriosa provenienza che 
ora nessuno più ode ma che una volta 
pare che si udisse ogni tanto. 
Su « e' rogg dia bélza » la Pie ha rac- 
colto una documentazione che, con de- 
nominazioni diverse, segnala il feno- 
meno su tutto il globo. 



BEMB 



45 



BES 



Nelle Ville Unite è considerato un « tón 
a zìi §rén » un tuono a cielo sereno. 

Bèmba, sf. Epa, Pancia. 
PI. Bèmb, 

Ben, sm. Bene, Affetto. 
i Amore. 
i avv. Bene, A modo. 

Ben, avv. Molto | Ben ben!, Molto 
bene! 

Bénavlù, agg. Benvoluto, Beneamato, 
stimato. 
PI. Bénavlù 
F. — ùda 
PI. F. — ùdi. 

Bènda, sf. Binda. Cricco, Vericello. 
I Benda. Pezzuola per coprire gli occhi. 
PI. Bènd. 

Bèndul, sm. Bindolo. Ruota con bi- 
concioli per tirare acqua e irrigare orti. 
( Tire' int e' bèndul, Tirare il bindolo. 

Beneficiénza, sf. Benefìcienza. 

Benefizi, sm. Beneficio | Ristoro j 
Sollievo I Aiuto. 
PI. Benefici. 

Benèsom, superi. Benissimo. 

Benestànt, sm. Benestante. 
PI. Benestént 
P. — anta 
PI. F. — ànti. 

Bénsarvì, sm. Benservito. 

Benvèst, agg. Benvisto, Stimato. 
PI. Bénvèst 
F. — està 
PI. F. — èsti. 

Ber, tr. Bere. 
Prt. Dbu 
PI. — Dbu 
F. — Dbuda 
PI F. — Dbudi 

I Déla da bè, (F.) Darla da intendere. 
I De' da be' al bèsti, Abbeverare le 
mucche. 
(Lat. bibere; rad. indoeur. pi- «bere»). 

Ber, sm. Montone, Ariete, MascTiio 
della pecora. 

1 Làppola, Zeccola. Capolino di lappa 
e qualunque seme o involucro di semi 
dotato di uncini che si attaccano ai 
vestiti, al vello delle pecore e al pelo 
degli altri animali. 
PI. Ber. 
Per il secondo significato forse è de- 



formazione del lat. er (her) «riccio». 
(Vedi R. Grandsaignes d'Hanterive, op. 
cit.). 

Bèra, sf. Birra. 
PI. Ber. 

Bérb, sm. Barbio (Barbus plebeius). 
PI. Bèrb. 

Bérba, sf. Barba j Mento. 
PI. Bérb. 

Questo vocabolo, qui nelle Ville Unite, 
significa solo « barba » ; ma nel dialet- 
to antico significava anche « mento » 
come in altre zone. Si dice ancora 
« fazulèt lighé sota la bérba », fazzoletto 
annodato sotto il mento. 

Bérba 'd béco. Barba di becco. 
(Tragopon pratensis L) P. Zangheri. 

Bérb ad fré, (v. Lischi) 
(Lat. barba; rad. indoeuropea bardh- 
« barba »). 

Berbacàn, sm. Barbacane (V. S-ciop 
dal vid). 
PI. Barbachén. 

I B., in dialetto, significa solo sostegno 
orizzontale delle viti. Saettone. 

Bérbar, agg. sm.. Barbaro. 
PI. Bérbar. 

Bèrba^vàn, sm. Barbagianni. Allocco; 
Allocco comune e Allocco bianco (v. 
Ulòc). 
PI. Bérba^vèn. 

I cacciatori lo chiamano scherzosa- 
mente « ?vanén », « Ugo » e « e' sgnòr 
Ugo ». 

Bére, sm. Bica. 
G. Mengozzi, Op. Cit., nota « a », p. 
2M, scrive: «Bére. Barco chiamasi in 
Romagna la bica o massa, che si fa 
suU'aja, dei covoni del grano mietuto ». 

II Glossario Latino Emiliano traduce 
barcus o barco con « luogo coperto di 
deposito» e riporta un «meta (vedi 
« meda ») seu barco grani ». Di qui il 
nostro « barco ». 

PI. Bére. 

Bèrca, sf. Bica a forma allungata. 
PI. Bére. 
(V. Bére). 

Bèrca, sf. Barca (da pesca, ecc."). 
PI. Bére. 

Bé§, sm. Bacio 
PI. Bi§. 
(Lat. basium). 



BESA 



46 



BIAS 



Bè^a, sf. Biscia. 
PI. Bè§. 

I Be^a da acva. Biscia dal collare (del- 
le Natrici). 

I Bè$a bòa, (Biscia boa). Serpente boa 
e Tromba marina. 

I Be§a da téra (Biscia di terra). Bi- 
scia nera e B. grigia. 
I Bè^a da la cresta. Biscia crestata. 
Biscia (o drago) favolosa scaturita 
probabilmente dalla fantasia popolare 
dalla visione delle immagini di San 
Mercuriale e di San Giorgio, dipinte 
nei plaustri, raffigurati nell'atto di tra- 
fìggere il drago. 

« Be§a da la cresta » è chiamato anche 
il regolo delle biscie detto « e' règval 
dal bè§ », descritto con la cresta e ri- 
tenuto capace di fischiare. 
I Be§a-galàna (v. alla voce Besagalàna) 
I Bè§ cudéra. (v. Be§a-galàna). Per il 
sign. di « cudèra » vedi la voce «cudèr». 
I Fé' la bè^a. Giocare a far la biscia 
dimenando una fune. 
I A bè§a, A biscia, A serpentina. 
Be^a an?ula, (Biscia angiola). Biscia 
d'acqua. 

Be§agalàna, sf. Tartaruga (Il nome 
dialettale è composto da « be§a », bi- 
scia, e dal veneto « galana » che signi- 
fica testuggine marina e terrestre). 
PI. Bèsgalàn. 

(Forse dal greco bizantino galaia «na- 
ve»; da cui il lat. med. galea). 

Bèscar, sm. Recipiente in genere. 
PI. Bèscar. 

Bès-cia, sf. Bestia. 
Comunemente significa Mucca. 
PI. Bès-ci (Bestie) 
PI. — Bèsti (Mucche). 
I Ma§é' al besti. Governare le mucche. 
I Marche ' dal besti, Mercato del be- 
stiame. 

I Mèi dal besti, Afta epizootica. 
I Cnó§ar la bès-cia, (F.) Conoscere il 
carattere di una persona. 
(Lat. bestia). 

Bètula, sf. Bettola. 
PI. Bètul. 
(Lat. med. betula, bettola. GLE). 

Béva, sf. Bava, Saliva. 
PI. Bèv. 
I Beva' dvént. Bava di vento. 



I Tu' la béva a e' curtèl, Sbavare il ta- 
glio della lama del coltello. 
I (F.) P'è' al bév a la boca, (F.) Acca- 
lorarsi, Infervorarsi. 

Bè^, sm. Bacello. 
PI. Bè^. 

Barlé, sf. Vetriciaio. 
PI. Barlé. 

j Barlé de fio', Vetriciaio del fiume. 
(Vi sono generalmente piantati alberi 
e arbusti di ogpi genere). 
(Lat. med. barleta, terreno incolto ce- 
spuglioso. GLE). 

Bgòn^, sm. Bigoncio. 
« Recipiente di legno a doghe, cer- 
chiato », adoperato per travasare il 
vino. 

Anticamente in Ravenna era anche 
una misura per la calce. 
PI. Bgòn^. 

I Bgónz d'èv (Alla lett. Bigoncio d'api). 
Bugno rustico. 
(Lat. med. beguncio. DEI). 

Bgunze, sf. Il contenuto di un bi- 
goncio. 
PI. Bgxm^é. 

Bgunzér, sm. Barilaio. 
PI. Bgunzer. 

Biàca, sf. Biacca, Cerussa. 

Biànc, agg. Bianco. 
PI. Biénc 
F. — Bianca 
PI. F. — Bianchi. 

[ E' biànc dl'ongia, Lunetta dell'imghia. 
I Ande' a ca di biénc, (F. ) Andare a 
ietto. 

Biànc scanadè. Candido, Bianco can- 
dente. 

I De' e' biànc a la ca. Imbiancare la 
casa. 

Biancari, sf. Biancheria. 

Biancù^, agg. Bianchiccio. 
PI. Biancùs 
F. — ù§a 
PI. F. — u§i. 

Biascèr, sm. Masticamento, Biasci- 
camento. 

Biascèr, tr. Biascicare. 
Prt. Biascé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
Biastèma, sf. Bestemmia. 



BIAS 



47 



BIGA 



PI. Biastèm. 

j Biastèm eh' al j' impeja la pepa, Be- 
stemmie da accendere una pipa. 
(It. ant. biastema. DEI). 

Biastmàza, sf. Brutta bestemmia. 
PI. Biasimaci. 

Biastmèda, sf. Bestemmiamento. 
PI. Biastmédi. 

Biastmér, tr. e int. Bestemmiare. 
I rfl. Fare un giuramento con maledi- 
zioni contro sé stesso. 
(v. Biastema). 

Biastmaddr, sm. agg. Bestemmiatore. 
PI. Biastmadùr 
F. — óra 
PI. F. — òri. 

Bia§unà^, sm. Biascicone. 
PI. Bia§unéz. 
F. — à^a 
PI. F. — à?i. 

Bibastrél, sm. (v. Baibastrél). 

Bìbita, sf. Bibita. 
PI. Bibit. 

Bicadùra, sf. Beccatura | Puntura (di 
insetto). 
PI. Bicadùr. 

Bichér, tr. Beccare | Pungere j Abboc- 
care (all'amo). 
j Biche' l'uva, Piluccare l'uva. 

Bichir, sm. Bicchiere. 
PI. Bichir. 

I Bichir cun e' pe. Bicchiere a calice. 
(Come il lat. med. becherius (GLE), 
dal lat. becarius, dal greco bikos, « va- 
so per bere »). 

Bichìra, sf. Bicchiere. 
PI. Bichirén. 

Bichirén, sm. Bicchierino. 
PI. Bichirén. 

Biciclèta, sf. Bicicletta. 
PI. Biciclèt. 

I Biciclèta da via?, B. da turismo. 
I Biciclèta da còrsa, B. da corsa. 
Sue parti: TIèr, Telaio; Ròd, Ruote; 
Pur^èla, Forcella anteriore; Furzién, 
Forcella posteriore; Sèla. Sellino; Stèr?, 
Sterzo; Cadéna, Catena; Ruchet, Roc- 
chetto, Seat fès. Ruota fissa;' Seat 
lèbar, Ruota libera, Multeplica, Mol- 
tiplica; Pidavél, Pedivelle; Ra?, Raggi; 
^arción, Cerchi; Gom, Gomme (Cu- 
rala e Càmbradéria); Pidèl, Pedali. 

Bicóc, agg. Bianchiccio. Biancastro. 



PI. Bicóc 
F. — Bicóca 
PI. F. — Biccchi. 

i Vècia bicóca, Vecchia bianchiccia, 
canuta. 

I Véce bicóc, Vecchio bianchiccio, ca- 
nuto. 

I Pél bicóc. Peluria degli imberbi e 
degli uccelli ancora di nido. 

Bicùco, sm. Nomignolo dato in al- 
cune case a un segnatempo costruito 
con una corda di violino e una testi- 
na di cera. 

Bidél, sm. Bidello. 
PI. BidèI 
F. — èia 
PI. F. — èli 

Bidòn, sm. Bidone. Grosso recipien- 
te di latta. 
PI. Bidón. 

Biédla, sf. Bietola, Barbabietola. 
PI. Bièdal. 

I Sape' al bièdal, Sarchiare le bietole. 
I Grate' al bièdal, Grattugiare le bie- 
tole. 

Biét, agg. Beato | sch. Compunto. 
PI. Bièt 
F. — èta 
PI. P. — éti 

Bièta, sf. Cuneo di ferro, o di legno, 
per spaccare tronchi. 
I Zeppa, Bietta. 
PI. Bièt 

Bièva, sf. Biada. 
PI. Non esiste. 

I La bièva de sumàr (La biada del- 
l'asino), II bastone. 
I U j vò dia bièva de sumàr, (F.) Ci 
vuole del bastone. Questo rimedio ve- 
niva purtroppo suggerito per le mo- 
gli poco remissive. 

(Lat. med. biava. V. GLE alla voce 
bernarda; e biada, DEI). 

Bigaràta. sf. (?) (v. Mèi). 

Bigaròn, sm. Con questo vocabolo 
il dialetto fa ora una gran confusio- 
ne perchè indica l'ape legnaiuola (Xy- 
loeopa violacea), il calabrone (Vespa 
crabo) e le diverse cetonie dette an- 
che « bigaròn d'or ». 
E' un accrescitivo della voce emiliana, 
veneta e lombarda « bigùt ». (bigatto e 
bigattolo, sec. XIV). 



BIGA 



48 



BIOJ 



Bìganinèr, sm. Rumore del cala- 
brone. 

I Fé' de bigarunèr, Fare il rumore del 
calabrone, o dell'ape legnaiola. 

Bigàt, sm. Larva, Baco | Filugello. 
j Bigàt da tèra, Verme bianco, Lar- 
va del maggiolino (Melolontha, melo- 
lontha). 
PI. Bighèt. 

I Fé' i bighèt, Fare i vermi ] Allevare 
bachi da seta. 

I Bigàt dia ?;ri§a, Larva di mosca delle 
ciliege (Rhagoletis cerasi, L.). 

II popolo crede ancora nella genera- 
zione spontanea e perciò si dice « fé' i 
bighèt », fare, generare larve, bachi. 

I I bighèt i vén tra e' vèrd e e' sec, 
I bachi da seta arrivano tra il verde 
e il secco. Cioè tra la fine dell'inver- 
no e l'inizio della primavera. 
I II detto « l'è un bigàt », è uno scal- 
tro, forse deriva dal lat. medioevale 
bigator che significava « uomo di ma- 
le intenzioni» (v. GLE). 

Bigàta, sf. Baco. Baco della frutta. 
PI. Bigati. 

I Bigata dia zri§a. Baco della cilie- 
gia. Si tratta della larva della mosca 
delle ciliegie (Rhagoletis cerasi, L.). 
I Bigata dal caròt, Depressaria ner- 
vosa, Hw. Infesta le infiorescenze del- 
la carota e del sedano. 

Bigaté, agg. prt. Bacato, Verminato. 
PI. Bigatè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Bigatela, sf. Crisalidi e farina di 
crisalidi di filugello. 
(Dall'it. ant. bigatolo?) G. Mengozzi, 
in op.cit., ott. 92, dice: « Bigattina. 
Così chiamasi la farina di crisalidi 
essicate, ad uso di nutrire tardi, ecc. ». 

Biglia, sf. Bile | Ira, Indignazione, 
Sdegno. 
PI. Bigli. 

Bigliérd, sm. Biliardo. 
PI. Bigliérd. 

Biglièt, sm. Biglietto. 
PI. Biglièt. 

Bigòt, agg. Bigotto. 
PI. Bigót 
F. — òta 



PI. F. — òti. 

Blgul, sm. Spaghetto, Vermicello. 
PI. Bìgul. 

(Come il veneto « bigolo », spaghetto. 
Secondo il DEI, dal lat. bombyx). 

Bigutér, tr. Boicottare 
Prt. Biguté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. . 

Biguti^óm Bacchettoneria, Ipocrisia. 

Bìgval, (v. Bigul). 

Bjidulén, sm. Barbabietola da seme. 
PI. Bjidulén. 
(v. Piantòn). 

Bjidulén, sm. Barbabietola da fo- 
raggio 
PI. Bjidulón. 

Bilin, sm. Giocattolo. 
PI. Bilìn. 

Bimbéda, sf. Rimpinzata, Mangiata, 
Scorpacciata. 

I Déss una bimbéda, Riempirsi. 
PI. Bimbèdi. 

Bimbèr, intr. Rimpinzare, Gonfiare, 
riempire per molto mangiare. 
Prt. Bimbe 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Bindadùra, sf. Bendatura. 
PI. Bindadùr. 

Bindèr, tr. Bendare. Mettere la ben- 
da. 

Prt. Binde 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Bindulèr, intr. Girare lentamente 
qua e là senza decidersi a far nulla. 
Ciondolare. 

(L'idea viene dall'animale che tira il 
bindolo, « e' bèndul », il quale gira sem- 
pre e rimane nello stesso posto). 

Bindulón, sm. Irresoluto ] Incerto ) 
Ciondolone ] Bighellone. 
PI. Bindulón 
F. — a 
PI. F. — 1. 

Binéri, sm. Binario delle ferrovie 
PI. Bineri. 

Biòjg, sm. Bifolco. Colui che custo- 



BIOJ 



49 



BISI 



disce le mucche. 

PI. Biùjg. 

(Colui che incita, stimola le mucche 

durante l'aratura^ si chiama « ?arla- 

dór » perchè una volta teneva la « zér- 

la », l'asta col pungolo. L'aratore, nel 

senso di colui che regge l'aratro, non 

ha 11 corrispondente dialettale). 

(Dal lat. bubulcus^ guardiano di buoi). 

Biójga, sf. Canzone del bifolco. 
I A la biójga. Alla bifolca, alla ma- 
niera del bifolco, (v. Cantér). 
I Un brano di «Canta a la bìojga»: 
« Lavora biujgarin, 
eh' l'è una cuncola ». 
« A n' po§i laviu-è', 
eh' l'è téra mola». 
« Lavora biujgarìoi, 
eh' l'è una purceta ». 
« A n' pofi lavurè', 
eh' l'è tèra seca ». 
I Stornello « a la biójga » : 
La vaca mora l'à fat un vidèle / e te 
putàna t'hèi fat un burdèle. (La vacca 
morra ha fatto un vitello / e tu put- 
tana hai fatto un bambino). 

Biónd, sm. agg. Biondo. 
PI. Biónd 
F. — a 
PI. F. — i. 

Biradin, (diminutivo di «ber»). Pe- 
corino. Giovane ariete. | (F.) Tipetto 
scontroso. 
I La j' è un biradin. E' scontrosetta. 

Birb, agg. Scaltro, Furbo, Malizioso. 
PI. Birb 
F. — a 
PI. P. — i. 

Birbité, sf. Furberia, Scaltrezza, Ma- 
lizia. 
PI. Birbité. 

Birbòn, sm. Furbacchione. 
PI. Birbón. 

Birén, sm. Tacchino; Billo. 
PI. Birén. 

« Birén » più che da « billo » deriva 
da « biro » piemontese. Le massaie in- 
fatti usano il richiamo « bir - bir » an- 
ziché « billi - billi ». 

I Birén, 'd mér. Otarda, Starda, Star- 
da maggiore. 

Biréna, sf. Tacchina. 
PI. Birén. 



« La§a la biréna ! » Lascia la tacchina ! 
Questo grido che si usa ancora più 
per ischerzo che per vera allusione, 
veniva rivolto a un povero ubriaco- 
ne di Forlì che era stato accusato in- 
giustamente di aver trafugato una tac- 
china dall'aia di un contadino. Il gri- 
do era « Bertaccini, lassa la biréna ». 
(La pie, anno X, n. 3). 

Biribès-c, m. Bir ibisco. Deformazio- 
ne di « biribisso », gioco d'azzardo. U- 
sato in tono canzonatorio significa 
« persona da nulla ». 

Birichén, sm. Birichino ; Mariolo. 
PI. Birichén 
F. — a 
PI. F. — i. 

Birichinéda, sf. Monelleria I Mario- 
leria. 
PI. Birichinédi. 

Birinàza, sf. Rospo. 
PI. Birinàz. 

Birìnéna, agg. f . « Rospina ». Di ro- 
spo. Detto della pelle. 

Pela birinéna, Pelle ocarina. 
I Fé' avnì' la pela birinéna. Fare ac- 
capponare la pelle. 

Birinin, sm. Tacchinotto. 

Bis, agg. Bigio. 
PI. Bi§ 
F. — a 
PI. F. — i. 

(Lat. med. bisius. DEI). 
I Bi§, Ancora, Un'altra volta. Due vol- 
te I Fé' e' bis. Ripetere (Lat. bis). 

Bi§, sm. Borracina. Alghe di acque. 
stagnanti. 

Bìfàca, sf. Bisaccia | Tasca (Rav.) 
PI. Bi§àc. 
(Lat. med. bisacha, bisaccia. GLE). 

Bi§-ciòla, sf. Bestiola. Riferito a 
mucca. 
PI. Bis-ciòl. 

Biscòt, sm. Biscotto in genere. 
PI. Biscòt. 
(v. Scutén). 

Bi§ighèr, intr. Lavoracchiare, 
(v. Bi§igval). 

Bi^ighèr, sm. Confusione, Disordine, 
Lavoro disordinato. 

Bi§iglìn. m. (diminutivo di Bi§igval) 
Nomignolo con cui si indica una per- 
sona indaffarata in tante piccole fac- 



RISI 



50 



BUG 



cende. 

Bi^ìgual, sm. (v. Bisigval). 

Bi!;ìgula, sf. Aguglia comune. (Belone 
Belone). PI. Bi§ìgul. 

Bisigval, sm. Oggetto fuori posto che 
genera confusione. 

I Bisegolo. Lisciascarpe. Arnese del cal- 
zolaio. Il DEI riporta: « Biségolo (bi- 
sévolo). Liscia piante, arnese per liscia- 
re la suola delle scarpe ». 

Bi§igvla, sf. (v. Bisigula). 

Bi^nón, sm. Bisnonno, Bisavolo. 
PI. Bi§nón 
F. Bi§anóna 
PI. F. Bi§nón. 

Bì^òn, sm. Biscione, Drago. 
PI. Bi§òn. 

Bi^ulìna, sf. Bisciolina, Piccola biscia. 
PI. Bi§ulìn. 

Bitulén, sm. Bettolino. 
PI. Bitulén. 

Bitóm, sm. Bitume, Asfalto. 

Bitumira, sf. Bitumiera, Caldaia per 
sciogliere il bitume | Macchina per 
pruzzare il bitume. 
PI. Bitumìir. 

Biùda, sf. Albume, Biuta | Biuda 
(Panzini). 
PI. Biùd. 

Biujghé, sf. « Biolcata ». Biolca. Quan- 
to lavoro può fare un aratore in un 
giorno. 
PI. Biujghé (v. Bicig). 

Bivàgn, sm. (v. Dbègn). 

Bivdòr, sm. Bevitore 
PI. Bivdùr 
F. Bivdóra 
PI. F. Bivdòri. 

Bivdùr, sm. Beveratoio. Pozza d'ac- 
qua naturale, o artificiale, per la bevera- 
ta degli animali o per andarvi a caccia 
con reti e panie. 

Bìver, sm. Termine dialett. riporta- 
to da F. Serantini che significa castoro. 
« Bivero » per castoro, è usato da Dante 
neirinf . quando dice : « E come là tra il 
Tedeschi lurchi - Lo bivero s'assetta a 
far sua guerra ». 

Biviràgg, sm. Beveraggio. 
I Intruglio 
PI. Bivirègg. 

Bizar, agg. Bizzarro, Strambo, Capric- 
cioso I Caparbio. 



PI. Bl?èr 
F. Bi?;ara 
PI. F. Bi?ari. 

Binari, sf. Bizzarria, Stramberia, Sra- 
nezza. 
PI. Binari. 

Blac, sm. Straccio, Cencio. 
PI. Blèc. 

! Car"hé' i blèc, (F. ) Tirar le cuoia. 
I Cade' coma un blac. Cadere come un 
cencio. 

Blacó§, agg. Stracciato. 
PI. Blacu§ 
F. Blacó§a 
PI. F. Blacó§i 
I Tòt blacos. Tutto stracciato. 

Biànda, sf. Bilancia 
I Rete a bilancia. 
PI. Blànj 

I Stè' in biànda, Stare in bilico. 
I Mètar in blànza, Bilanciare. 
(Lat. med. balanza). 

Blanzén, sm. Bilancino. Traversino, 
di legno, o di ferro, a cui si attaccano 
le tirelle del cavallo, fuori delle stanghe. 
1 Bilancia del barroccino e della car- 
rozza. 

j Bilancino di farmacia, o di negozio, 
per piccoli pesi. 
PI. Blanzén. 

Blér, int. Belare. 
( Radice europea ble- « belare », da cui il 
lat. belare). 

Blèr, sm. Belamento, Belìo. 

Blèt, sm. Rossetto, Belletto 
PI. Blèt. 

Blèza, sf. Bellezza 
PI. BÌèz. 

Blìgul, sm. Ombelico 
PI. Blìgul. 

Costuma conservare il cordone ombe- 
licale fino a quando il bambino non è 
capace di sciorglierlo da sé. 
A Palma di Montecchio (Sicilia) le 
donne conservano il cordone ombelicale 
dei figli perchè temono che, buttandolo 
via, questi, fatti adulti, abbandonino la 
loro casa. 

Questa costumanza di conservare il 
cordone ombelicale in località, così di- 
stanti fra loro, conferma un'origine co- 
mune delle più antiche popolazioni ita- 
liche. 



BLIG 



51 



BOLA 



Blìgrval, sm. (v. Blìgul). 
PI. Blìgval. 

Blòc, sm. Blocco 
PI. Blóc. 

Blu, agg. Azzurro, Turchino. 

Blucàgg. sm. Bloccaggio 
PI. Bluchègg. 

Bluchér, tr. Bloccare ] Fermare | 
Chiudere. 
Prt. Bluché 
PI. — è 
F. — éda 
R F. — édi. 

Bluchèt, sm. Blocchetto 
PI. Bluchèt. 

Blu§, sm. Cartiiciotto 
PI. Blus 
F. Blu§a 
PI. F. Blu§. 

Bo, sm. Bue. 
PI. Bu 

I E' bó mat (Il bue matto). Era un gio- 
co che si faceva a trebbio nelle stalle. 
Legavano una forca (di legno) alla schie- 
na di uno, con i rebbi fuori della testa 
voltati in su. Poi gli mettevano una co- 
perta addosso; indi il bue matto si ap- 
poggiava a terra con le quattro zampe 
e veniva preso a mano da un altro che 
gli impartiva dei comandi da esso ese- 
guiva alla rovescia, in modo che mette- 
va, fra grida e risa, lo scompiglio fra 
le ragazze. 

I Lèc de bò (v. « lèc »). 
(Lat. bos). 

I Bò'd Pasqua, Bue di Pasqua. Ingras- 
sato con ogni cura per la mostra del 
mercato che si svolge prima di Pasqua. 
I Ch'à i bu mej tira avanti. Chi ha i 
buoi migliori tira avanti; cioè chi ha 
più possibilità fa di più. 

Bóbal, sm. Bùbbolo. Tubo di canna. 
PI. Bóbel. 

« I bóbal 'd cana », i bubboli di canna 
venivano usati per avvolgere accia. Bub- 
boli, col nodo da una parte e un tappo 
dall'altra, servivano per conservare pol- 
veri e semi. 

Bóca, sf. Bocca 1 Foce 1 Orifizio. 
PI. Bóc. 
Fé' al bóc, Far le boccucce. 
A bóca, A voce. 
Tuss e' pan da la bóca. Levarsi il pan 



di bocca (per darlo a un altro). 
I Ave' dia bóca, (F.) Spararle grosse 
I Far l'arrogante (ma solo per impres- 
sionare, per intimidire). 
I Fé boca da ridar. Atteggiare la bocca 
a sorriso (in segno di saluto, indulgen- 
za, condiscendenza; oppure per com- 
patire e commiserare). 
I Turzé' la boca. Storcere la bocca. 
j Ma§*é' la bóca, (F.) Raccomandare lo 
stomaco. 

I Boca 'd lóv. Bocca di lupo, Bocca 
di leone. (Antirrhinum majus). 

II Galliziani (op. cit.) riporta il raven- 
nate « Boca d'agliòn ». La selvatica è la 
linaria (Antirrhinum Linaria) i cui fio- 
ri sono di coir giallo canarino. 

Bòcìa, sf. Bottiglia 
Pi. Bòcc 
(Lat. med. bocia, v. DEI). 

Bócla, sf. Buccola 
PI. Bócval. 

Bòcval, sm. Ricciolo, Cincino. 
(Francese, boucle). 
PI. Bocval. 

Bóf, agg. Buffo, Comico. 
PI. Bóf 
F. Bófa 
PI. F. Bófì 
I Sm. Comico. 

Bófal, sm. Bufalo 
PI. Bófal. 

Bófla, sf. Bufala 
PI. F. Bófal. 

Bógn, sm. Foruncolo. 
PI. Bogn. 

I Bógn róstic. Bugno rustico, Alveare 
ospitato in un bigoncio (in questo caso 
è chiamata anche « bgónz »), in un tron- 
co di albero, o in un qualsiasi recipien- 
te rudimentale. 
I Bógn ^ig. Fignolo. 

Bòja, sm. Boia 
' Sch. Birichino. 
PI. Bùja. 

Bója, sf. Bolla j Vescichetta della 
pelle I Gonfiore causato da pesto. 
(Lat. ijulla). 

BÒI, sm. Bollo, .Marchio, Suggello. 
PI. BÒI. 

Bòia, sf. Chiazza | Pulica. 

Boia d' cria. Pulica, Pulliga. 
PI. BÒI. 



BOLS 



52 



BOSC 



B61§, agg. Bolso, Asmatico 
I Ottuso, Non affilato (di lama) 
PI. Bul§ 
F. Bol§a 
PI. P. Bol§i. 

(Lat. med. bulsus, bolso: « equus... bul- 
sus » OLE). 

Bómba, sf. Bomba (arma). 
PI. Bómb. 

I E' s-ciopa la bomba, (F.) viene fuori il 
marcio, Si scoprono gli altarini. 

Bòn, agg. Buono 
PI. Bón 
F. Bòna 
PI. P. Boni 

I Fé' bón, Far bene | Essere utile. 
I Sm. Buono, Biglietto con l'obbligo di 
pagamento. Buono per ritirare oggetti. 
I Bòn da mèi. Carta da mille lire 
I Fèf bón, Crescere. (Se è inferito al 
tempo sign. «farsi bello»). 
I A la bona, Alla buona. 
] Ande' a la bona. Comportarsi con mo- 
destia. 

I Invstiss a la bòna, Vestirsi modesta- 
mente, senza pretese o sfoggio di ele- 
ganza. 

I Da 'd bòn, Sul serio, seriamente. 
I Bòna lana, sch. Bel tomo. 

Bonaman, sf. Mancia, Buonamano. 
PI. Bònmàn. 

Boni, sf. pi. Buone maniere, Tatto, 
Garbo. 

( Cun al bòni, Con le buone maniere, 
con tatto. 

Bonuscìda, sf. Abbuono. 
PI. Bonuscìd. 

Bòra, sf. Brago, Melma. 
PI. Bór. 

Bòra, sf. Borra. 
PI. Bòr. 

Bòrd, sm. Bordo, Limite, Ciglio, Orlo. 
PI. Bùrd. 

Borda, sf. Strega | Animale immagi- 
nario e terribile (Voce ravennate). 
I « La Borda è una specie di fantasima 
bendata ed orribile, vagante tra la not- 
te e il crepuscolo; è una personificazio- 
ne imaginaria della paura,... e viene in- 
vocata dagli adulti per far allibire i 
fanciulli indocili e disobbeddenti ». (T. 
Randi, op. cit.). 
Anche nella III Ninnananna riportata 



in « Alcuni canti popolari » raccolti da 
O. Guerrini la « Borda » è un essere 
cattivo che ammazza i bambini. « Ni- 
nàn, ninàn, la Borda la liga 1 bei ba- 

bén cun una corda ». 

Forse dalla radice indoeuropea bha - 
« idea della luce e di rendere luminoso » 
(v. D'Houterive, op. cit.) da cui il lat. 
Fata « dea del destino » e l'italiano fan- 
tasma. 

Bdrg, sm. Boi'go. 
PI. Burg 
(Lat. med., 1332, burghus). 

Bórsa, sf. Bùgola. « Burchia ». 
PI. Bórg 

I Bórga de remai. Bùgnola della crusca. 
Ora è un recipiente qualsiasi, ma una 
volta era un paniere di paglia. Dice B. 
Blondelli « Vaso composto di cordoni 
di paglia legati con rovi per tenervi le 
biade » ; ma forse vi si tenevano anche 
cose diverse come fa supporre il verbo 
« burghér » che vuol dire cercare. 

Bòria, sf. Burla, Scherzo, Celia. 
j Bòria a la ramgnàna, Burla tremenda 
PI. BórU 

I Sté' a la bòria. Accettare lo scherzo, 
Reggele alla celia. 

Borsa, sf. Borsa 
PI. Bors 

(Lat. bursa; dal greco bursa, «pelle, 
otre»). 

Bóf, sm. Bussata. Chiamata al gioco 
delle carte <v. Bu§ér). 
! A tòt bo§, A tutto spiano. 

Bò^al, sm. Bossolo, Tubo di ottone 

di cartone che contiene la carica e il 
proiettile, o i pallini, delle armi da 
fuoco I Bosso (Boxus sempervirens). 
PI. Bó§al. 

1 Legn 'd bòsal. Legno di bosso. 

I Bòsal 'd cartocia, Bossolo di car- 
tuccia, per cartuccia. 

Bòs-e, sm. Bosco. 
PI. Bósc. 

Bós-c, sm. Bosco. 
PI. Bòs-c 

(« Bòs-c » è pronuncia più antica di 
« bòs-c »). 

Bósca, sf. Siepe. 
Ancora alla fine del secolo scorso aveva 
anche il significato di selva. Es. : Sa' 
Fabiàn e' la§è la su moj par andé' int 



BOSC 



53 



BRAG 



una bósca a fé uraziòn (Da una versio- 
ne dell'« Urazdòn 'd Sa' Fabiàn », di G. 
Bacocco, La pie, anno X, n. 3). 

Bósca, sf. Busca. 
I Andésn'a bósca. Andare alla busca, a 
buscare, a guadagnare. 

Bó^Ia, sf. Bussola, Strumento per 
orientarsi | Bussola, Porta intema, di 
legno, leggera, eseguita con lavoro ele- 
gante. 
PI. Bósal. 

Bo^ma, sf. Impasto di cruschello e 
acqua che veniva passato sull'ordito per 
evitare il formarsi di sfilacce. Bòzzima. 

Bóst, sm. Busto. 
PI. Bóst. 

Bósta, sf. Busta 1 Custodia. 
PI. Bóst. 
] Tire' la bosta, Ricevere )a paga. 

Bòt, sm. Tocco, Un'ora dopo mezzodì. 
(Dal lat. med. bottum, rintocco della 
campana. GLE). 

Bota, sf. Botte. 
PI. Bót 

I Bota de cantón. Botte del vino buono, 
tenuta normalmente in un angolo della 
cantina. 

I Bota de sulfét. Botte per il solfato 
di rame. 

I Fié da bota, Odore di muffa (del vino) 
I Té§ dia bota, Tartaro. 
° Cminjér una bota. Cominciare a spil- 
lare il vino da ima botte piena. 
I Bota cménza, Botte avviata, non più 
piena. 

I Efar in chév dia bota, Essere agli ul- 
tinii sgoccioli. 

I E§ar int 'na bota 'd fér, (F.) Essere 
tranquillo, sentirsi al sicuro. 
j Metr'a man la bota, Por mano alla 
botte. (Dal lat. med. « mittere ad ma- 
num » porre mano... GLE; alla voce 
« mittere »). 

I Int la bota ?néna u j sta e' vén bòn, 
Nella botte piccola ci sta il vino buono 
Le persone di statura piccola hanno 
spesso non comuni doti d'ingegno. (Lat. 
tardo, buttis, DEI). 

Bota, sf . Serranda, Chiusino ; Botola ] 
Abbattifieno. 
PI. Bòt. 

(Lat. med. bauta, chiusura mobile, ser- 
randa, GLE). 



Bota, sf. Botta, Percossa | Colpo 
I Picchio I Ammaccatura. 
I (F.) Boria, Spocchia. 
I Colpo (d'aria, di vento) j Ondata (di 
freddo o di caldo). 
I Bòt da òli sànt. Percosse da olio santo. 

Bó^a, sf. Buccia, Corteccia, Scorza. 
j (F.) Aspetto 
PI. BÓ5 

• Ave' la bó|a bòna, Avere la buccia 
buona. Avere l'aspetto florido (Lat. 
med. buza, scorza. GLE). 
Se si toglie la buccia a una mela o a 
ima arancia, tutta di un pezzo, si dice 
che « u s' lebra un'ànma da e' Purgatò- 
ri » (si libera un'anima dal Purgatorio). 
Ma si dice anche che « u s' fa muri' un 
fré (si fa morire un frate). 

Botalo, sm. (Alle lett. «buttasù»). 
Sossopra (in senso reale e figurato). 
I Fé' un botasó. Ammucchiare disordi- 
natamente. 

Bò^al, sm. Boccio, Boccinolo 



Bòzzolo. 



PI. Bó^al. 

Brac, sm. agg. Bracco, Cane bracco. 
PI. Brèc 
(Lat. med. braccus, cane bracco. GLE). 

Brac, sm. Pronubo, Mediatore di ma- 
trimonio (Termine ormai caduto in di- 
suso). (In senso figurato, dal lat. tardo 
braccus, dal germanico bracco, « cane 
da caccia »). 

Bracialèt, sm. Braccialetto 
PI. Bracialèt. 

(Lat. med. brazzalettu, bracciale, parte 
dell'armatura. GLE). 

Braghèt, sf. pi. Mutandine per bam- 
bino. 

Braghir, agg. Superbo, Altezzoso. 
PI Braghir 
F. Braghìra 
PI. F. Braghiri 

(Il dial. ant. di San Vittore, Cesena, del 
sec. XVI, ha « braghitta » riferito per 
ischemo ai Cesenati nel senso di « gen- 
te che si dà delle arie perchè abita in 
città ». L'aggettivo deriva da « brachie- 
re » cintura di cuoio che serviva a te- 
ner su le «brache». «Braghetta» (il 
nostro « bragh>r ») era dunque il raffi- 
nato elegantone che portava il « bra- 
chiere » a differenza del rustico cam- 



BRAG 



54 



BRAZ 



pagnolo che usava un pezzo di corda. 
Anche nella « Frottola » di L. Gabbusio 
« braghetta » è, in termine dispregiativo 
contadinesco, il cittadino. 
(Il lat. med. ha bragherius, brachiere, 
cinto. DEI). 

Braghirè'^a, sf. Vanità, Superbia, Or- 
goglio, 
PI. Braghirè^;. 

Braghiròn, sn. Superbione. 
PI. Braghirón. 
F. Braghiròna 
PI. F. Braghiròni. 

Braghiri§om, sm. Alterigia. 

Bragón, sm. pi. Pantaloni. E' accresci- 
tivo del dialettale « brèg », brache. 
( Latino, braca, di origine gallica. Polibio 
descrivendo la battaglia di Talamone 
(225 a.C.) fra Romani e Galli riferisce 
che questi ultimi indossavano le « bra- 
cae »). 
Braguné, sf. (v. Sbraguné). 

BragTuièra, sf. Cavallo cascante delle 
brache. Quando i pantaloni formano un 
vuoto notevole fra le gambe si dice: 
I fa dia bragimèra. 
(Lat. med. bragonera, braca. GLE). 

Bragun^òn, sm. Bracolone. Colui al 
quale cascan le brache fino alle gi- 
nocchia. 
PI. Bragun^òn. 

Bràja, sf. Briglia, Testiera. 
PI. Bràj. 

Bramér, tr. Bramare, Desiderare. 
I Invocare. 
Prt. Brame 
PI. — e 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

I Braméss la morta. Invocare, augurar- 
si la morte. 

Bràn, sm. Brano. 
PI. Brén. 

Brànc, sm. Rebbio, Dente (di forcale 
e forchetta). 
PI. Brénc 

] Brànc da furchèl, Rebbio di tridente, 
di forcale. 

Brànc, sm. Branco, Stormo, Gregge, 
Mandria. 

I Brànc 'd zénta. Stuolo di persone. 
PI. Brénc. 



[ In brànc u s' smégra nénc i sturan, In 
branco dimagrano anche gli storni. 
(Lat. med. branchus, branco di bestie. 
GLE). 

Brancadùra, sf. Biforcazione (delle 
branche di un albero). 
PI. Brancadùr. 

Branchér, tr. Abbrancare, Afferrare. 
ì Branche' par la vita. Afferrare per i 
fianchi. 

] Branche' ignaquèl, (F.) Dedicarsi a 
molte attività contemporaneamente. 
I rfl. Afferrarsi nella lotta, nella rissa. 

Branchèt, sm. Branchetto. 
PI. Branchit. 

Brancunèr, tr. Abbrancare, Afferrare 
con le due braccia. 
Prt. Br aneline 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Brandél, sm. Brandello, Brano. 
PI. Brandèl. 

Bra§èr, sm. Bracere. 
PI. Brasìr. 

Bravina, sf. dim. Braciiia. 
Brasòn, sm. acc. Braciona. 

Bra^ùla, sf. Braciola. 
PI. Bra§ùl. 

j A quel che e' gvérda la brasla 'd ch'j' 
ètar e' gat u j magna la su. Chi desi- 
dera l'altrui perde il proprio. 

Bra§ultéda, sf. Convito, Cena, Pranzo 
a base di braciole. 
PI. Brasultédi. 

Bravèda, sf. Sgridata 
I Spacconata 
PI. Bravédi. 

] Ciapéss una bravéda. Buscarsi una 
sgridata. 

Bravèr, int. Sgridare | Litigare | Rim- 
proverare. 

I Brave' dri òn. Sgridare, Rimproverare 
uno, Rimbrottare uno. 
Prt. Brave. 

Bravura, sf. Abilità, Destrezza, Capa- 
cità, Valentia. 

PI. Bravùr. Al plurale però vale Smar- 
giassate. 

I Ironicamente B. ha significato oppo- 
sto. 

Braz,sm. Braccio 
Al pi. diventa fem. e fa « braz ». 



BRAZ 



55 



BRIL 



I Fé' al braz, Fare la lotta. 

I Fé' al braz cun la mòrta, (F.) Lottare 

contro la morte. 

(Lat. brachium;- dal greco brakhión). 

Bra^adél, sm. Bracciatello, Ciambella. 
PI. Bra^adèl 
(Lat. med. bracidellus, DEI). 

Brazadéna, sf. Abbraccio modesto. 
I Bracciatella, Manciatella di fieno o 
paglia. 
PI. Bra^adén. 

Brazalèt, sm. (v. Bacialèt). 

Brazè, sf. Bracciata ] Abbraccio. 
PI. Bra^é 
(Lat. med. braciata, bracciata. GLE). 

Bra^éda, sf. Abbraccio. 
PI. Bra^édi. 

Brazél, sm. Bracciale. 
PI. Brazèl. 

Bra^ér, tr. Abbracciare. 
Prt. Brazé 
PI. — è * 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Brazèt, sm. Braccetto. 
I Ande 'd brazèt. Andare a braccetto. 

Brazón, sm. Abbraccio frettoloso. 
PI. Brazòn. 

Brèc, sm. Bricco, Asino. 
PI. Brèc 
F. Brèca 
PI. F. Brèc. 

(Lat. tardo, buricus, asino; sec. Ili, 
DEI; dal latino buricus, piccolo cavallo). 

Brég, sf. pi. Brache 
(Lat. med. braga, braca. GLE). 
fv. Bragón). 

Brèl, sm. Brillo, Vetrice (Salix vimi- 
nalis L.). 

i Zana. Culla di vimini. 
I Brillo, Alticcio. Che ha bevuto un po' 
più del necessario (Più usato alègar). 
(Lat. med. brilus, specie di vetrice bril- 
lo. GLE). 

Bréna, sf. Brina. 
PI. Brén. 

Branda, sf. Merenda. Piccolo pasto 
estivo che si consumava nel campo ver- 
so le 17. 

Brè§a, sf. Brace, Bragia. 
PI. Brè§. 

Bre^a, sf. Bresca (Pascoli). Favo di 
api, o di vespe. 



PI. Brè§. 

Voce di altri dialetti gallo-italici come 
il milanese che ha « bruscia », vespaio 
e favo ; e il mantovano che ha « bre- 
sca », favo. 

Brèscula, sf. Briscola, (gioco con le 
carte). 

Carta vincente. 

Avnì' 'd brèscula. Giocare una bri- 
scola, una carta di briscola. 
I Fé' una brèscula. Giocare una par- 
tita a briscola. 

Brèscula! esci. Sorbole!... 

Brèt, sm. Berretto. 
PI. Brèt (V. Breta). 

Brèta, sf. Berretta, j (F.) Cuffia del- 
l'innamorato. 
PI. Brèt. 
(Lat. med. breta, berretta, GLE). 

Brèv, agg. Bravo | Abile. Capace j E- 
sperto. 
PI. Brèv 
F. Bréva 
PI. P. Brèvi 

Brèv, sm. Breve. Porta fortuna fatto 
con la « camicia della Madonna » ( am- 
nio) essicata, o con l'immagine di 
un Santo. Appeso al collo del neonato 
lo salvava dal malocchio, dalle strego- 
nerie e da ogni male. 

Breviéri, sm. Breviario. 

Briga, sf. Briga. 

Tuss la briga. Prendersi la briga. 

Brigànt, sm. Brigante. 
PI. Brighént. 

Brigantàgg, sm. Brigantaggio. 

Brighér, int. Brigare. Ingegnarsi. 
i Usar sotterfugi. 

Brigó.s, agg. Difficoltoso. Che presen- 
ta difficoltà, o fa impazzire; (ma non 
brigoso). 
PI. Brigù§ 
F. — ó§a 
PI. F. — ò§i. 

Brilànt. sm. Brillante. 
j agg. Brillante, Brioso. 
PI. Brilént 
F. — anta 
PI. F. - ànti. 

Brilantina, sf. Brillantina, (fiore). 
(Gypsophyla). 

Brilcr. int. Brillare, Scintillare, 
Splendere, Risplendere. E' più usato 



BRIN 



56 



BROZ 



Starluchér. 

Brindèr, intr. Far merenda, 
(v. Brènda). 

I Br. significa anche brindare, fare un 
brindisi ; ma è più comune l'uso di 
Be' a la saluta, Bere alla salute. 

Brinadùra, sf. Colore del maiale 
« brine ». 

I Ave' una bela brinadùra. Mostrare 
le caratteristiche di un bell'incrocio. 

Brine, agg. Prodotto dell'incrocio di 
un maiale bianco con uno scuro. 
Prt. Brine 
P. — éda 
PI. F. — èdi. 

Brinéda, sf. Brinata. 
PI. Brine. 

Brinèr, imp. Brinare, Fare la brina 

BrÌ!$al, sm. (v. Brì§ul). 
PI. Brj§al. 

Brilla, sf. Briciola, Briciolo. 
PI. Bri§al. 

Brì§ul, sm. Briciola, Briciolo. 
PI. Br:'§ul. 

I avv. Niente, Punto. 
I U n'è vera brì§ul. Non è verno niente. 
I Ande' in brìsul. Frantumarsi. 

Bròc, sm. Brocco. Stecco puntuto di 
ramo, o di tronco. 
PI. Bròc. 

(Dall'aggettivo latino broccus, «che ha 
1 denti salienti ». Lat. med. broca « ra- 
metto » GLE). 

Bròca, sf. Brocca. Recipiente di ter- 
ra o d'altro per tenere l'acqua da 
lavarsi. | Chiodo, Brocco. 
PI. Bròc. 

Broca, sf. Rama, Ramo. 
PI. Broc. 

Brócul (Bròcval). Broccolo. 
PI. Brócul (Brócval). 

Brod, sm. Brodo. 
PI. Brud. 

I E' bròd dl'uva, (P.) Il mosto. Per i 
bevitori è il vino. 

Broda, sf. Broda. 
PI. Bròd. 

Brój, sm. Brolo, Cespuglio. 
PI. Brój. 

(Lat. med. broìlum, parco, orto, giar- 
dino, DEI. Porse di origine celtica dal- 
la voce « broga », campo). 

Brója, sf. Giunca j a. Vegetazione pa- 



lustre non limitata ai soli giunchi ma 

estesa a tutte le erbe. 

(Viene dal veneziano « brula » che sign. 

giunco). 

I Manòcc ad brója. Manna di erbe 

palustri (Manòcc viene dall'antico it. 

Marmocchio o Mannocchia). 

Brómb, sm. Rombo (Parola usata 
dai cacciatori per indicare il colpo 
ottenuto dallo sparo contemporaneo di 
due fucili). 

I Fé' e' bromb, Fare il rombo. 
Brómbal, sm. Questa parola signifi- 
cava Tralcio (pampino) come lo atte- 
sta il folrivese « sbrumblèr » che signi- 
fica « sbrombolare », cioè spampanare, 
togliere i pampini superflui. 

Ora « brómbal », brombolo, significa 
stufa, pampanata; cioè lavaggio inter- 
no fatto alle botti che hanno cattivo 
odore, eseguito con un intruglio bollen- 
te di uva, foglie di vite e di pesco. 

II DEI fa derivare « brombolo » dal 
lat. rumpus, sarmento di vite. 

I Tnè' e' brómbal, (F.) Tener duro. 

Brònz, sm. Bronzo. 

Brodai, sm. Bruscolo; Scheggia di 
legno. 
PI. Bró§al. 

(Lat. bruscum, radice nocchiuta e in- 
crespata dell'acero. DEI). 

Brós-c, agg. Brusco, 
I Ruvido. I Di modi bruschi. 
PI. Brós-c 
F. — sca 
PI. F. — schi. 

Brosca, sf. Brusca. 
PI. Broschi. 

I La j' è brosca. La è dura! Stagione 
cruda. Tempi difficili! 

Bróst, sm. Brulichio | Miriade, Gran 
quantità. 
PI. Bróst. 

Bróst, agg. Gremito, Disseminato, 
Brulicante. 
PI. Bróst 
F. Brósta 
PI. P. Brósti. 

Brót, agg. Brutto. 
PI. Brót - 
F. Bróta 
PI. P. Bróti. 

Bró^, sm., (V. Loz). Bnizzico. 



BRUC 



57 



BSAC 



Bruchèt, sm. Zipolo. Piolino che tu- 
ra la spia della botte, del tino e del 
bigoncio; e anche il foro dello zaffo 
che è alla base della faccia anteriore 
della botte. 
PI. Bruchèt. 

Brucós, agg. Sproccoso, che ha sproc- 
chi. 

PI. Brucùs 
F. — ó§a 
PI. F. — ó§i. 
(V. Eròe). 

Brudèt, sm. Brodetto di pesce. 
PI. Brudèt. 
(Lat. med. bru'dettus, brodetto. GLE). 

Brudòn, sm. Liquido dei pozzi neri 
che si cosparge come concime nei 
campi. 

Bragia, sf. Crosta (di sangue ragru- 
mato). Brucola, Brucolo. Secondo il 
DEI è voce che viene dal lat. « ver- 
ruca ». 
PI. Brùgval. 

Brugiò^, agg. Brucoloso (v. Brugla). 
PI. Bruglù§ 
F. — ó§a 
PI. P. — ò§i. 

Brujér, int. Voce del dial. bagnaca- 
vallese che significa brillare; ma usato 
solo per indicare l'albeggiare | E' brója 
l'eiba. Albeggia. Corrisponde a « e' 
sbròca l'eiba ». 

Brulón, sm. Brolo. 
I Brulón'd spén, Brolo di spini. 
PI. Brulón. 

Brunchìta, sf. Bronchite. 
PI. Brunchìt. 

Bruntlér, int. Brontolare. 

Bruntlér, sm. Brontolio. 

Bruntlón, sm. agg. Brontolone. 
PI. Bruntlón 
F. — óna 
PI. F. — óni. 

Bninij^éna, sf. Bronzina, Cuscinetto 
di bronzo. 
PI. Brun^én. 

Bru!5. I Arivé' int e' bru.^, Arrivare 
proprio nel momento giusto, nel mo- 
mento decisivo, quando un attimo do- 
po sarebbe troppo tardi. 

Bru§, sm. Bruco. Oltre ai bruchi, 
si indicano con questo termine tutti i 



piccoli insetti infestanti. 
PI. Bru§. 

(Dal lat. brucus come il toscano «bru- 
cio »). 

Brui^adè^, sm. Bruciaticcio. Rimasu- 
glio di cosa bruciata; e puzzo di cosa 
bruciata. 
I Udór 'd bru^adè^, Puzzo d'abbruciato 

Bru^adùr, sm. Brusone. Malattia del- 
le piante che colpisce le foglie facen- 
dole essiccare. 

Brusadùr, sm. Bruciore (fisico o mo- 
rale), 
j A j' ó de brusadùr! Mi scotta! 

Bru^adura, sf. Scottatura, Bruciatu- 
ra, Ustione. 
PI. Brusadùr. 

Bni§é, agg. prt. Bruciato. | Adusto. 
j Brullo. 
PI. Bru§è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

I Tèra bru§éda, Terra brulla. 
I Fa^a bru§éda, Faccia adusta. 

Bru§è, f. Bruciata, Zona della Valle 
Standiana ove si stendeva un « cér » 
(ciaro), imo specchio d'acqua profon- 
dissimo, detto « e' ciarón dia bru§é », 
il « chiarone » della Bruciata. 

Bru§ér, tr., intr. Bruciare, Ardere. | 
Inaridire. | Disseccare, j Scottare. 
Prt. Bru§è 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

I La m' bru§a, Mi brucia (E' sottin- 
tesa l'offesa, l'azione, il gesto subito), 
Mi scotta. 
(Lat. med. brusare, bruciare. (3LE). 

Brusighén, sm. Bruciorino di sdegno 
risentimento. 

Bru§5r, sm. Bruciore. | (F.) Risenti- 
mento, Bruciore. 
PI. Bru§ùr. 

Brustulìna, sf. Seme di zucca abbru- 
stolito e salato. 
PI. Brustulìn. 

Brutè^om, superi. Bruttissimo. 
PI. Brutè§om 
PI. F. — èfmi. 
PI. F. — èsmi. 

Bibace, sm. (v. Sfnècc). Deriva da 
« b§èj ». 



BSAC 



58 



BUCA 



B§acér, intr, e tr. Prendere qua e 
là. Raccogliere senza seguire un ordi- 
ne. Questo verbo è da ritenere che sia 
un traslato di un antico « bsacér » 
che significasse dapprima pungere e 
poi beccuzzare. Il nostro dialetto ha in- 
fatti la voce « bsèj » che significa pun- 
giglione. 

Non solo, ma il milanese aveva (185.3) 
« besià » per « pungere » e il ted. ha 
beissen che sign. mordere e aver pru- 
rito. L'inglese ha inoltre « bee » ape ; 
l'irlandese « beach » ape ; e il danese 
« bie » ; il matovano ha « sii » pungi- 
gione, il milanese « bsèi », puntura. 
Tutte queste voci fanno certamente 
capo a un'antica parola gallica. 

B§acèr, sm. Raccolta disordinata. 
I Fé de b§cèr (v. Bsacér). 

B^ación, sm. Colui che raccoglie di- 
sordinatamente, senza criterio, 
(v. B§acér). 
PI. B§aciòn. 
F. — òna 
PI. F. — óni. 

Bi^addr, sm. Colui che pesa. Pesa- 
tore. 
PI. B§adùr. 

Bi^adùra, sf. Pesa, Pesatura. 
PI. Bsadùr. 

B§arél, sm. Pisello. 
PI. B§arèl. 

( Dal lat. « pisellum », diminutivo di 
« pisum », pisello). 

Bi^arléna, sf . « Pisellina ». 
(Lathyrus Aphaca L.) P. Zangheri. 

B^dalén, sm. Trovatello. 
PI. B§dalén. 

B§dèl, sm. Ospedale. 
PI. B§dèl. 

(Nel dial.'del sec. XVIII « sbdel », P. 
Santoni, Op. Cit). 

B§éda, sf. Pesata, Pesatura. 
PI. Bsédi. 

B§èj, sm. Pungiglione (Vedi « Bsa- 
cér »). 
PI. B§èj. 

B§én, sm. Vicino, Contiguo. 
PI. B§én 
F. — a 
PI. F. — i 
|aw. Vicino, Presso. 

B§èr, tr. Pesare, Soppesare. | B§ér 



al paròl, Sofisticare. 
Prt. B§é 
PI. — è 
F. — éda 
PI. P. — édi. 

B.^ér, intr. Potere. Il Biondelli dice: 
« Bsé. Aver possanza. Latino posse (?) ». 

B§inèr, (V. Absinér). 
B§ógn, sm. Bisogno, Necessità. 
PI. B§ógn. 

I Fé e' su bsón, Andar di corpo. 
I Esar quél di b§ógn. Essere colui che 
viene accetato in mancanza di altri. 
I U n' gn'era b§ógn che.... Non faceva 
bisogno che... 

'' B§ógn u n' gvérda a grógn. (Chi ha 
bisogno non guarda per il sottile). 

B§ugnèr, Intr. Convenire, Essere di 
necessità. Occorrere, Bisognare. 
I B§ogna, E' necessario. Bisogna, Con- 
viene. 

B§ugnó§, agg. Bisognoso. 
PI. Bsugnus 
F. — òsa 
PI. F. — òsi. 

Bu, (V. Bo). 

Bua, sf. Male e malattia del bam- 
bino. 

Buaréna, sf. Cutrettola. 
PI. Buarén. 

Buàja, sf. (V. Buvaza). 

Bubalèr, sm. Chiasso, Pettegolezzo. 
Maldicenza. 

Bubàna, sf. Magona, abbondanza. 
I L'è bubàna!. E' Abbondanza! E' cuc- 
cagna ! 

Bubanón, sm. Pròdigo. 

Bubù, sf. (Vedi «bua»). 

Bucadìna, sf. Centello, Piccolo sorso. 
PI. Bucadin. 

Bucalén, sm. Boccalino. Questo di- 
minutivo di « buchél », boccale, ora si- 
gnifica solo « vaso da notte ». 
PI. Bucalén. 
(V. Buchél). 

Bucalèr, sm. (V. Bucalèra). 

Bucalera, sf. Baccano. 
I Fé' dia bucalera, Fare del baccano, 
parlare sgarbatamente ad alta voce. 

Il termine lat. med. buchallaria. in- 
dicava, a Rav., l'arte di far boccali; e il 
boccale era un vaso a bocca larga da 
cui certo il dialettale « bucalón », boc- 



BUCA 



59 



BUGH 



calone e, in senso figurato, persona ru- 
morosa, sguaiata, (v. Arte a Rav. in 
Felix Ravenna, 1911, di Bernicoli). 

Da ciò si può ritenere che « buca- 
lera » derivi dal medievale buchallaria 
(vedi GLE) e che per una certa rasso- 
miglianza di suoni e di significato ab- 
bia localmente sostituito il latino « ba- 
chanal », baccanale. 

Bucalèta, sf. Boccaletta. Boccale. 
PI. Bucalèt. 

(Lat. (1483) bochaletus, piccolo bocca- 
le, ampolla. GLE). 

Bucalón, sm. Boccalone, Confusiona- 
rio. Persona rumorosa, sguaiata. 
PI. Bucalón 
F. — óna 
PI. F. — òni. 

Bucàna, sf. Bocca (di un fossato). 
Avvallamento alla bocca di un fos- 
sato in cui stagna l'acqua. 
PI. Bucàn. 

(Dal lat. med. buca, bocca di corso 
d'acqua GLE). 

Bucaròla, sf. Cheilite angolare. 
PI. Bucarci. 

Bucàza, sm. Succiacapre | Boccalone. 
PI. Buchera. 
(Caprimulgas Europeus). 

Buche, sf. Boccata. | Sorsata. | Sorso 
I Amabilità (di vino). | agg. Abboccato 
(vino). 
PI. Buche. 

1 Vén cun la buche. Vino amabile, ab- 
boccato. 
I Vén buche, Vino abboccato. 

Buchél, sm. Boccale. Antica mis. di 
capacità per la vendita del vino al 
minuto di 1. 1,34. 
PI. Buchèl. 
(Dal lat. tardo, baucalis. DEI). 

Buchèta, sf. Sportello, Feritoia. | 
Bocchetta. 
PI. Buchèt. 

Budèla, sf. Budello, Intestino. 
PI. Budél. 

I Ave' al budèl int un ^èst, (F.) Tro- 
varsi in una situazione disperata. 
I Budlòn de cui, Retto. 
Budèl stili, Intestino tenue. 
I Budèl grosi, Intestino crasso. 
(Lat. med. budella, budella. GLE). 

Biidén, sm. Budino (dolce). 



PI. Budén. 

Bud^én, sm. Botticello. 
PI. Budsén. 

Buér, sm. Bovaro. 
PI. Buèr. 

Buvér (o buér) era chiamato, nella 
brigate dei cacciatori ravennati, colui 
che restava col carniere vuoto. Di qui 
il detto : « A n'ò sbuvarè » sono rima- 
sto a carniere vuoto. Con quella nega- 
zione però dovrebbe significare il con- 
trario e cioè: «non ho fatto il boaro» 
per cui bisogna ritenere che in origine 
il modo di dire fosse « A j ò .sbuaiè », 
ò fatto il boaro, e che la negazione 
« n' » sia stata introdotta erroneamen- 
te più tardi. 

In senso fig., a Ravenna, « buér » 
significa anche cattivo pagatore. 

Buèta, sf. Pacchetto di tabacco da 
pipa. 

Boetta (1800) significava «pacchetto» 
di rimasugli di tabacco. Parola intro- 
dotta nell'epoca napoleonica. 
( Francese « boite ». La parola « boe- 
ta » col signif . di scatola è però usata 
a Verona nel sec. XV). (v. DEI). 
P. Buèt. 

« Buèta 'd fujaza », Pacchetto di ta- 
bacco da pipa. 

Bufadùr, sm. AfTanno. Respiro gros- 
so, ansimante. 

Bufér, intr. Buflare. Respirare con 
affanno e Soffiare del vento ] Soffiare 
(al gioco della dama). | Sbuffare. 

Nevicare a vento. 

Bugadarì, s.f. Lavanderia. 

PI. Bugadarì. 

Bugadéra, sf. Lavandaia. 
PI. Bugadéri. 

Bughè, sf. Bucato. 
PI. Buche. 

(Lat. med. bugada, bucato. GLE). 
I Sughé' la bughé ad ch'j'ètar, Ascigare 
il bucato (fatto) dagli altri (Frase 
allusiva in campo amoroso...). 

Una volta non si faceva il bucato il 
sabato, in tempo di luna piena e du- 
rante la vendemmia, perchè veniva mac- 
chiato (Placucci. Op. Cit.). 

Cvànd che l'arzdòra la fa la bughé 
s' l'amaifa òn l'è ben mazé, Quando 
la massaia fa il bucato .se uccide imo 



BUGL 



60 



BUMB 



è bene ammazzato. 

Buglióna, sf. Buglione. Confusione, 
mescolanza, accozzaglia di gente e di 
cose. Subbuglio. 

Bugine, prt. agg. A bugne, A bozze, 
(detto di facciate). 
PI. Bugne. 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Bugno?, agg. Fignoloso. 
PI. Bugnù§ 
F. — ó§a 
PI. F. — ó§a 

I Stan bugnò§, sf étr'àn e' spó§, Que- 
st'anno foruncoloso, quest'altr'anno 
sposo. 

Bujarì, sf. Parolaccia, Azione scon- 
cia, Porcheria. 
PI. Bujarì. 

Bujè, agg. prt. Chiazzato, che ha bol- 
le, vescichette. 

Bujéda, sf. Boiata, Birichinata, Cat- 
tiva azione. Sopruso. 
PI. Bujédi. 

II sign. varia secondo il caso. 

Bujèr, intr. Fare delle bolle, rigon 
fiamentl. Riferito specialmente ad into- 
naco. 

I La bója, Fa rigonfiamenti. 
Prt. Bujè. 

Bujìna, sf. dim. Bollicina. 
PI. Bujin. 
I Bujina pina d'acva, Acquaiola. 

Bujol, sm. Bugliolo. 
PI. Bujùl. 

Buladdr, sm. Marchiatore. 
PI. Buladùr. 

Buladùra, sf. Bollatura | Marchia- 
tura. 
PI. Buladùr. 

Buldè^, sm. Calura ( Afa. 
PI. Buldèj. 

Buldùra, sf. Ranno non ancora fil- 
trato. Rannata. 

Buie, sf. Tratto (di superfìcie) 1 
Chiazza | Periodo (di tempo). 
PI. Buie. 

Bulén, sm. Soldo, Quattrino, Moneta. 
PI. Bulén. 

[ Da bolognino, antica moneta bolo- 
gnese coniata dal 1191 al 1612. 
I U n' vél un bulén, (F.) Non vale 
niente. 



Bulèr, tr. Bollare, Affrancare, Sug- 
gellare, Munire di bollo. 
Prt. Buie 
PI. — è 
F. — èda 
Pi. F. — édi. 
(Lat. med. bulare, bollare. GLE). 

Bulèta, sf. Bolletta. Foglio di carta 
rilasciato per ricevuta. 
PI. Bulet. 

(Lat. med. bolitta, 1282, a Bologna; 
e a Forlì, 1408). 

Bulìr, tr. Bollire. 
Prt. Bull 
PI. — ì 
F. — ìda 
Pl.F. — idi. 

I Fé buli', Fare il ranno per il bucato. 
(Lat. bullire). 

Buliròn, sm. Rigurgito, (v. Bulir). 

Bulitàgg, sm. Sorteggio, con bigliet- 
tini. 
PI. Bulitègg. 

Bulitèri, sm. Bollettario, Colui che 
rilascia le bollette | Libretto delle bol- 
lette. 
PI. Bulitèri. 

Buio, sm. Persona boriosa. « Pitto- 
resco appellativo — dice S. Muratori — 
che ravviva tanti ricordi di milizia e 
d'avventura lungo tutti i confini della 
Dominante ». 
PI. Buio. 

Bulór, sm. Bollore. 
PI. Bulùr. 

] Per dire che una persona non si 
piega tanto facilmente si dice: U n' s' 
cu§ int e' prém bulòr. 
Quando i pulcini hanno patito troppo 
caldo sotto la chioccia e muoiono si 
dice; I' à avù (o de) un bulòr. 

Bul^èta, sf. Bolgetta. 
Parola, dice S. Muratori, in uso nel 
vecchio dialetto. Riporta la frase che 
si udiva all'arrivo del corriere: «A '1 
la§é la bul?eta, e' curir? » (Tale bol- 
getta era chiamata « la bul?eta de cu- 
rir » ed era il pacco della corrispon- 
denza); «Ha lasciato la bolgetta, il 
corriere?'». 

Bumbardamént, sm. Bombardamen- 
to. 



BUMB 



61 



BURA 



PI. Bumbardamént 

Bumbardén, sm. Bombardino. 
PI. Bumbardén 

Bumbardér, tr. Bombradare. 
Prt. Bombarde 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Bumbardìr, sm. Bombardiere. 
PI. Bumbardir 

Bumbérda, sf. Bombarda. 
PI. Bumbérd. 

Buna^èss, rfl. Bonacciarsi. (Da bo- 
nazza, 1215, Frescobaldi). Mitigarsi, 
Calmarsi (Detto' del tempo). 
Prt. Buna zé. 

Bunèfic, sm. Bonifica, Terreno in via 
di bonifica. 
PI. Bimèfic. 

Bunefica, sf. Bonifica. 
I Bunefica de Lamòn. « Cassa di col- 
mata del Lamone », opera di bonifica 
a nord di Ravenna iniziata nel 1840 
per la redenzione di 6500 ettari di pa- 
lude, estesi poi a 8,177. 

Bunèga, sf. Bonaga, Bonagra, Re- 
stabue. Ononide (Onónis spinosa"). 

Bunifichér, tr. Bonificare, Prosciu- 
gare e mettere in cultura terreni pa- 
ludosi. 

Prt. Bunifiché 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 
PI. — è 

Bunin, sm. Bonello. Bue di sinistra. 
In certe località questo bue viene chia- 
mato « Gì ». 
(V. Ro). 

Bunté, sf. Bontà | Sapore. 
PI. Bunté. 

Bur, sm. Buio. 
PI. Bur. 

I A lom de bur (A lume del buio), Al 
buio. 

I Gvardé' bur, Guardar buio, torvo. 
I La bura tri de la dura. La bora dura 
tre giorni. 

I Gata bura. Gatta nera (del mondo 
delle fiabe, invocata per far paura ai 
bambini). 

I Fa?a bura. Volto rabbuiato. 
(v. Sànt Andrej). 



Bura, sf. Bora. 
I La bura tri de la dura. La bora dura 
tre giorni. 

j La bura la pòrta e' srén. La bora 
porta il sereno (in pianura). 
I La bura la pòrta la nèva in mutà- 
gna. La bora porta la neve ai monti. 

Témp ad bura tri de e' dura. Il tem- 
po di bora dura tre giorni. 
( Lat. boreas, dal greco borea, « vento 
del nord »). 

Buràsca, sf. Burrasca. 
PI. Buràs-c. 

Secondo la credenza popolare certe 
burrasche si verificano tutti gli anni, 
e sono : « la burasca 'd Sànt Antoni » 
(17 gennaio); « la buràsca 'd Sa' 
Jusèf » ( 19 marzo ) ; « la buràsca dia 
Madóna» (15 agosto). 

Buràt, sm. Ventilatore che pulisce le 
granaglie da seme. 
Buratto, Frullone. 

(Lat. med. buratus, tela da buratto. 
GLE). 

^ Buratel, sm. Buratello, Piccola an- 
guilla. 

(Lat. medievale, buratelus, v. DEI). 
PI. Buratèl. 

Buratela, f. Boratella. Famosa per 
le sue miniere di zolfo. E' citata in 
un documento ravegnano del 1047 che 
nomina nel cesenate un S. Pietro in 
Sulpherina. 

Buratén, sm. Burattino j (F.) Fan- 
toccio, Uomo senza carattere. 
PI. Buratén. 

[ Castel di buratén. Castello dei bu- 
rattini. 

Buratèr, tr. Abburattare. Burattare. 
Prt. Buraté 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 
(Lat. med. buratare, abburattare. GLE). 

Buratinèda, sf. Burattinata. Azione 
da burattino, di persona senza carat- 
tere. 
PI. Buratinédi. 

Buratinér. sm. Burattinaio. 
PI. Buratinér. 
F. — èra 
PI. F. — èri. 



BURA 



62 



BUS 



Bura?na, sf. Borragine. 
(Borrago officinalis L.) P. Zangheri. 

Burcéla, sf. Burchiello. Barca a fon- 
do piatto. 

(Lat. med. burclus, DEI; e burchie- 
lus, burchio, piccola nave. GLE). 
PI. Burcéli. 

Burdél, sm. Ragazzo. 
PI. Burdèl 
F. — èia 
PI. F. — èli. 

Per l'origine di questo vocabolo il 
DEI .spiega: «Bordello, m. ant. (1764, 
Lori); ragazzo; voce pistoiese rustica, 
che insieme all'emiliano e al romagno- 
lo « burdèl », risale al latino burdus, 
mulo, bastardo, cfr. triestino « mulo », 
ragazzo ». 

I La j' ha avù i burdèl, (Ha avuto i 
bambini). Ha partorito. 

Burdér, tr. Orlare, Filettare. 

Burdliscòt, sm. Ragazzetto. 
PI. Burdliscòt 
P. — òta 
PI. F. — òti. 

Burdón, sm. Bordone, Bastone del 
pellegrino. E' menzionato nelle anti- 
che « urazión ». 

(Lat. burdo-ònis che significava an- 
che trave di sostegno). 
Burél, sm. Toro della mucca da latte 
detta « burèla ». 
PI. Burèl. 

(Dal lat. pop. burrus «rosso, rossiccio 
o fulvo»; colore del mantello). 

Burèla, sf. Mucca da latte. In com- 
mercio è in uso « borella ». 
PI. Burèl 

Buré§,, sm. Borace. 

Burèt, sm. Borino (R. Alessi). 

Burghèda, sf. Borgata, Agglomera- 
to di case ai due lati della strada. 
PI. Burghèdi. 

Burghér, tr. Cercare, Rovistare. 

Burghét, sm. Borghetto. 
PI. Burghèt 

Burida, sm. Borrita (caccia) | Scac- 
ciata. 

j Ande' a ca^a a la burida, Far la 
caccia di prima levata, di primo volo. 
Sparare appena l'uccello si è messo 
In volo . 



I Avventamento (di cane o persona 
infuriata). 

I B., Atto del cane che invola la sel- 
vaggina. 

Buridón, sm. Rimprovero, Sfuriata 
Rabbuffo. 
PI. Buridòn 

Burìss, sf. (V. Abur'iss). 

Burle, agg. Chiazzato, Macchiato. 
PI. Burle 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(V. Burèl). 

Burlingòt, sm. (F.) Barilotto, Uo- 
mo rotonde tto. 
P. Burlingòt 
F. — òta 
PI. F. — òti. 

« Burlingotto » — dice S. Muratori — 
era il nome che una volta si dava, a 
Ravenna, alle guardie di finanza, ai 
doganieri e alle guardie daziarie. 

Burlòn, sm. Burlone, Amante delle 
burle. Motteggiatore. 
PI. Burlòn 
PI. P. — i. 
F. — a 

Burni§a, sf. Brunice; cenere calda 
(Pascoli). Dal latino « pruna » carbo- 
ne ardente (DEI). 

Burocràtic, agg. Burocratico, Zelan- 
te, Ligio alle pratiche amministrative. 
PI. Burocrètic 
F. — àtica 
PI. F. — àtichi. 

Burón, sm. Burrone, Precipizio. 
PI. Buròn. 

Bursarol, sm. Borsaiolo 
PI. Bursarùl. 

Bursèta, sf. Borsetta. 
(v. Borsa). 
PI. Bursèt. 

Burslén, sm. Borsellino. 

PI. Burslén. 

Burslòt, sm. Salvadito di cuoio. 
PI. Burslòt. 
(v. Borsa) 

Burtìr, int. Aboritre. 

Bu§, sm. Buco | Cavo di albero | 
(F.) Ripostiglio I (F.) Località fuori 
mano [ (F.) Ammanco. 
PI. Bu§. 
I Bus 'd sòrg. Tana di topi. 



BUS 



63 



BUST 



I Bus, pr' i ghét, Gattaiola. Botola 

alla base delle porte dei magazzini per 

il passaggio dei gatti. 

i Bus d' j' occ, Occhiaie. 

I A §én schép tot d'int un bus, Siamo 

venuti fuori tutti per un buco. 

Bu§, agg. Bacato (frutta) | Cariato 
(dente) | Tarlato (albero) | Cavo (al- 
bero). 
PI. Bu§. 
F. — a 
PI. F. — i. 
] Tèsta busa!. Testa vuota! 

Bu§a, sf. Buca | Pozza | Fossa | 
PI. Bu§i. 

I Fossetta I Toniba. 
j Bu§a dl'acva. Pozza; Bu§a de stabi, 
Fossa del letame. Concimaia; Bu§a 
da mort, Fossa e Tomba (Fé* la bu§a 
pr' un mòrt. Scavare la fossa per un 
morto); Busa da èlbar, Formella; Bu- 
sa da cómar, da patét, da fa§ùl, ecc., 
Bucherella per...; Busa dal mlan?;àn, 
di §èral. Fossetta delle... 
] §imné' a busa, Seminare a bucanelle. 

Bu§adrén, sm. Bugiardello. 
PI. Bu§adrén 
F. — a 
PI. F. — i. 

Bu§adùr, sm. Batosta, Bastonatura. 
PI. Bu^adùr. 

Bu^àna, sf. « Bussana » (R. Alessi). 
Vento burrascoso. 

(Forse dal lat. medioevale, buffare, sof- 
fiare. Nell'Appennino forlivese si dice 
«u bofa»; cioè, è vento di bufera). 

Bu^anéla, sf. Buchetta, Specie di gio- 
co infantile. 

I ?ughè' a bu§anéla, Giocare a bu- 
chetta. 

I Bu^anéla, Buchetta. Gioco con le 
bocce sull'aia, che consiste nel man- 
dare una boccia in un'apposita bac- 
chetta. 

Bu§anòt, sm. Camerino, Ripostiglio, 
Piccolo ambiente atto a raccogliere un 
po' di tutto. 
PI. Busanót. 

Buscà,ia, sf. Boscaglia. 
PI. Buscàj. 

Buscajol, sm. Boscaiolo. 
PI. Buscajùl. 



Buscèda, sf. Bussata. Chiamata al 
gioco delle carte, 
(v. Bu§èr). 

Buscér, int. Bussare. Dichiararsi for- 
te in un dato seme, al gioco delle 
carte. 

Buschèr, tr. Buscare, Guadagnare ] 

Buschèt, sm. Boschetto, Brolo. 
PI. Buschèt. 

Bu^éda, sf. Copula del toro con la 
muca. 
PI. Busédi. 

Bu§édar, agg. sm. Bugiardo, Mendace. 
PI. Busèdar 
F. — ra 
PI. F. — ri. 

Bu§ér, tr. Fecondare. Dare il toro 
alla mucca. 
Prt. F. Bu§èda 
PI. F. — i. 

Bu§èt, sm. Occhiolino (di scarpa). 
PI. Bu§èt. 

Bu§ì, sf. Bugia, Menzogna | Bugia. 
Piccolo candeliere, basso, con largo 
piattino per i fiammiferi. 
PI. Busi. 

I Una busi taca a l'éta, Una bugia 
dietro l'altra. 

I Una busi, la n' bota zo' i dént. 
(Detto forlivese). 

Bu^Iòt, sm. Bossolotto, Bussolotto. 
PI. Buslót. 
j Zug di bu|lót, Gioco dei bussolotti. 

Bu^marola, sf. Recipiente che con- 
tiene « bò§ma ». 
PI. Busmaròl. 

Busmaroli, sf. pi. Radici filiformi 
che si raccoglievano in pineta per far 
brusche per cavalli. 

Bu^òn, aw. Chino in avanti. Boc- 
coni. 

Bustéra, sf. Bustaia, Colei che fa i 
busti. 
PI. Bustéri. 

Bustringhéna, sf. Focaccia di pasta 
di pane. Per il modo di cuocere que- 
sta focaccia ho raccolto due versioni. 
La prima dice : « Si meteva nel forno 
appena estratto il pane ». La seconda 
dice : « Si cuoceva suU'arola del foco- 
lare coprendola prima con cenere, poi 
con la cinigia appena estratta dal for- 



BUST 



64 



BUTE 



no ». Forse si cuoceva tanto nell'uno 
quanto nell'altro modo. Invece Aruch 
Aldo (op. cit.) dice: « Bustrèng. Torta 
che fanno i contadini ». 

Bustringhir, tr. Abbrustolire. 
Prt. Bustringhl 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Butadòr, sm. E. era lo specialista 
nel lancio dei mattoni, da terra fino 
alla seconda e terza impalcatura. 
PI. Butadùr. 

Butaréna, sf. Colpetto. 
PI. Butarìn. 

Butarìna, sf. Colpetto, Colpettino. 

Butà:^, sm. Bottaccio. Recipiente per 
il vino o l'acqua, ricavato da una spe- 
cie di zucca chiamata « trófa » o « zó- 
ca butà^a ». 

« Butàz » come sinonimo di « trófa » 
è menzionato nella « bióiga » num. 333 
dell'op. cit. di B. Pergoli. 
« ....ins e' cavdél a j'hó lascé e' butà?; 
... ins e' cavdél a j ho lascé la trófa ». 
Un prov. dice : « La curéna la j' ha 
e' butàz, 'd dri da la schéna » (la co- 
rina ha il bottaccio dietro la schiena) 
per dire che dopo la corina piove. 
(Lat. med. botazus, recipiente). 

Butà^a, sf. Bottaccia (v. Zócabuta^a). 

Buta^è, sm. Acqua raccolta per far 
macinare i mulini. 

Questa voce viene usata anche in senso 
figurato per « grande afflusso ». 
PI. Buta^. 

Buta^òla sf. Spigatura. Atto e tem- 
po del fare le spighe. Detto del grano. 
[ E' gran l'è in buta^òla. Il grano è 
in spigatura. 

Butéda, sf. Gittata | Brocca; posa- 
toio per la caccia col roccolo, ottenuto 
con rami secchi sistemati sulla vetta 
di una pianta di alto fusto, perchè vi 
si posino gli uccelli attratti dai ri- 
chiami. 
PI. Butéd. 

Butèga, sf. Bottega. Esercizio di ven- 
dita I Laboratorio o bottega di arti- 
giano. 

1 Srè' butéga, (F.) Cessare ogni atti- 
vità. 



Butela, sf. Brachetta dietro i cal- 
zoni dei bambini per dar loro il modo 
di andar di corpo con comodità | Parte 
inferiore dell'apertura anteriore dei cal- 
zoni da uomo. 
PI. Butèl. 

Butér, tr. Buttare, Gettare, Tirar 
via I Emettere (pus) ] Grenerare ] Ri- 
mettere (di erbe e alberi) \ rfl. Po- 
sarsi di uccelli ' Gettarsi. 
Prt. Butè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

j Buté' so', Caricare, (F.) Aggiungere. 
I Buté' in élt, Butare in alto, Tirare 
in alto. 

I Buté' vi', Gettar via. 
I E' témp e' bota so. Il tempo si pre- 
para a piovere. 

I E' bota so ad curéna, ad bura ecc. 

II tempo (le nubi) salgono di «co- 
rina », di bora, ecc. 

] Buté' a mas-cc. Generare maschi 
\ Buté' e' verd, e ?al, ecc., Mostrare il 
verde, il giallo, ecc. 
I Buté' a e' mèz (o a e' còjóm), Rivol- 
tare le porche verso il centro del 
campo. 

I Buté' ad qua e ad là. Rivoltare le 
porche verso i lati del campo. 




BUTE 



65 



BUZA 



I Butè' ?o, Abbattere, Diroccare, De- 
molire. 

I Buté' da séta, Germogliare, Emette- 
re getti dalla ceppala, dalla radice. 
I Butéss centra a ón, Avventarsi con- 
tro uno. 

I Butéss in ajùt, Andare in soccorso. 
I Butéss ben, (F.) Far capire di es- 
sere ben disposto. 
I Butéss a la stré, Mettersi ad assal- 
tare i viandanti. 

Butér, sm. Bottaio. 
PI. Butèr. 

Butì, sm. Burro. 
(Lat. med. butirum, butirro. GLE). 

Butigànt, sm. Esercente, Bottegante. 
PI. Butigànt 
F. — anta 
PI. F. — ànti. 

Butighìn, sm. Botteghino. 
PI. Butighìn 

Butirós, agg. Burroso. 
PI. Butiru§. 



Butrìga, sf. Dice G. U. Maioli in 
« Case e Casati di Ravenna »... che 
« Butrighi » erano, un tempo, botti spe- 
ciali. Così si spiega come Butriga 
significhi « pancia come una botte ». 
PI. Butrig. 
(Lat. med. butriga, bottiglia. GLE). 

Butrigòn, sm. Pancione (v. Butriga). 
PI. Butrigòn 
F. — a 
PI. F. — i. 

Buvaréna, sf. Cutrettola gialla. Stri- 
sciaiola, Boarina. 
Non nidifica da noi. 
PI. Buvarén. 
(Motacilla Flava). 

Buvarì, sf. Casa aziendale. 
PI. Buvarì. 

Buvà|a, sf. Bovina. Sterco di bue. 
PI. Buvà?. 

Buvèr, sm. (v. Buér). 

Bu;{!ar6n, agg. Degenerato ; Ingan- 
natore. 




BUZA 

PI. BiLjarón 
F. - a 
PI. F. — i. 

Questo aggettivo è usato tanto a For- 
lì (G. Acquisti), quanto a Ravenna 



66 



(O. Stechetti) nell'ottocento 
(It. 1200, buggerone, DEI). 

Bujèt, sm. Bozzetto 
bozzo. 
PI. Bujèt. 



BUZE 



Modellino, Ab- 



e 



CA 



67 



CAGA 



Ca, sf. Casa. PI. Ca 
(Lat. casa, capanna). 
) « Ca bru§éda », Casa bruciata ! Ora 
questa espressione ha un senso figu- 
rato e significa: «Casa vuota! Casa 
disabitata ! ». Ai primi del secolo era 
l'espressione di protesta che la ma- 
schera proferiva quando si trovava di 
fronte a casi di avarizia nel suo giro 
fatto per le case a chieder l'elemosi- 
na per Carnevale, o il giorno della 
Pascvèta (Epifania). Tale maschera si 
chiamava « la vècia » o « la viciarèla ». 
Da « vecia » e « viciarèla » viene il 
detto « andè' in vécia ». 
I E' d' fura l'è di cvajón / e e' d' drénta 
l'è di patron, L'esterno (della casa) è 
per gli sciocchi, e l'interno è per i 
padroni. 

Cabarè, sm. Vassoio. 
PI. Cabarè 

Caca, sf. Merda del bambino. 

Cacar, sm. Caccola nasale. 
PI. Chècar. 

Càcula, sf. Caccola, Cispa. 
PI. Càcul. 

(Dal lat. med. cachula, caccola; lo 
sterco attaccato al pelo delle pecore. 
GLE). 

Caculòn, agg. e sm. Chi ha sempre 
le caccole agli occhi. Caccolone. 
PI. Caculòn 
F. — óna 
PI. F. — óni. 

Cadén, sm. Catino. 



PI. Cadén. 

(Lat. med. cadinus, catino. GLE). 

Cadéna, sf. Catena | Tralcio mae- 
stro. 

PI. Cadén. 

I Cadén dia cumarèra, Ramificazioni 
del cocomeraio. 
(Lat. catena, DEI). 

Cader, int. Cadere, Precipitare. 
Prt. Cadù 
PI. — ù 
F. — uda 
PI. P. — udi. 

Cadévar, sm. Cadavere. 
PI. Cadèvar. 

Cadinèla, sf. Catinella. Piccolo ca- 
tino. 
PI. Cadinèl. 

Cadnéna, sf. Edera terrestre (Glecho- 
ma hederacea L.). Il Gallizioli ripor- 
ta il termine come ravennate. 

Cadù, prt. Caduto, cascato (v. Ca- 
der) I Mèi cadù. Epilessia. 

Cadùda, sf. Caduta | Pendenza. 
PI. Cadudi. 

Cafè, sm. Caffè (Coffea arabica). 
Caflfè, Locale pubblico ove si beve 
caffè. 
PI. Cafè. 

Cafltìr, sm. Caffettiere. 
PI. Cafitir. 

Cafltìra, sf. Caffettiera, Bricco. 
PI. Cafitir. 

Cagadùra, sf. Cacatura | Escremento 
di uccello o di insetto. 



CAGA 



68 



CAIC 



PI. Cagadùr. 

Cagadùr, sm. Cesso, Cacatoio. 
PI. Cagadùr. 

Cagarà^, sm. Cacheraccio. 

Cagare!, sm. Cacherello | (F. ) Zer- 
binotto. 
PI. Cagarèl. 

Cagarci, sm. pi. Cacherelli dei filu- 
gelli. 

Cagarèla, sf. Diarrea. 
PI. Cagarèl. 

Cagaròtal, sm. Cacherello. Sterco di 
capra, pecora, lepre, topo. 
PI. Cagaròtal. 

Cagarùia, sf. Diarrea. 
PI. Cagarùl. 

Caghéda, sf. Cacata, Escremento di 
uomo di animale. 
PI. Caghèdi. 

Caghégn, sm. Diarrea. 
PI. Caghègn. 

Caghèr, intr. tr. Cacare, Defecare. 
I Caghé' ignacvél, (F.) Confessare tutto. 
I Caghé' 'd stil, (F.) Aver poco da defe- 
care per mancanza di nutrimento. 
I Va' a caghé' int e' remai. (F.) Va' a 
fare lo sciocco. 

I Caghéss adòs, Farsela nei calzoni, 
Sconcacarsi. 

I Hèit caghé a lèt?. L'hai fatta a letto? 
Domanda dell'uso familiare rivolta a 
chi si alza presto contro le sue abi- 
tudini. 

Caghin, sm. Piccolo insetto che ha 
l'addome molto lungo e le ali corte. 
E' di colore nero e vola nel crepusco- 
lo. Si nota a miriadi sulle cacate de- 
gli equini. 
PI. Caghin. 

Càgn. I In càgn e in ragna, In istato 
di disaccordo, di litigio. 

Cagnaròn, sm. agg. Confusionario, 
Rumoroso (detto di persona). 
PI. Cagnaròn 
F. — òna 
PI. F. — òni. 

Cagnèn, agg. Cagnesco. 
I Guardé' in cagnègn, Guardare di 
sbieco. 

I Ande' in cagnègn. Andare a sghim- 
bescio I Andare in fregola (detto di 
cani); (F.) Andare in amore (di per- 
sone). 



Cagnèra, sf. Cagnaia , Strepito, Schia 
mazzo. Chiasso. 
PI. Cagne r. 

I Fé' dia cagnéra, Par del chiasso. 
(Veneto, cagnara, abbaiare di molti 
cani, chiasso). 

Cagnìn, agg. Canino. 
PI. Cagnìn 
F. — ina 
PI. F. — in. 
I Dént cagnm,' Denti canini. 

I Lana cagnina, Lana canina. 
Cagnina, sf. « Cagnina », Canina. 

Uva nera da cui si ottiene un ottimo 
vino amabile dello stesso nome. 

II Carducci esalta questo vino chia- 
mandolo « divina canina ». 

PI. Cagnin. 

[ Cagnina de rasp rò§. Canina dal ra- 
spo rosso. E' la varietà più pregiata. 

Gagnola, sf. Morsa. Piccola morsa u- 
sata narmolmente dagli idraulici. 
PI. Cagnòl. 

Cagól, sm. Cogolaria, Cagolara, Co- 
gola. Rete a sacco conico per la pe- 
sca delle anguille. 
PI. Cagòl. 

(Lat. med. coagularia, rete per pesci; 
e cogolus, rete. GLE). 

Cagón, sm. agg. Cacatore, Sconcaca- 
tore I (F.) Pauroso. 
PI. Cagòn 
F. — a 
PI. F. — i. 

Cagóna, sf. Spavento : Ciapéss una 
cagòna. Prendersi uno spavento, una 
gran paura. 
PI. Cagòn. 

Caicadùr, sm. Spingimento. Premito. 
Stimolo a emettere feci, determinato 
da forme di irritazione 1 Sforzo che 
la mucca compie per figliare. 

Caichér, tr. Calcare, Premere, Pres- 
sare, Comprimere [ Spingere. 
Prt. Calche 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

I Calche' avanti, Spingere avanti, in 
avanti. - 

I Caiché' indrì, Spingere indierto; al- 
l 'indietro. 



CAIC 



69 



CALI 



I Caiché' so, Spingere in alto, Sospin- 
gere. 

(Lat. calcare; dal lat. calx,-cis, «tallo- 
ne »). 

Caicdn, sm. Spinta, Spintone. 
PI. Caicón. 
(v. Caichér). 

Caicvél, pron. indeterminato. Qual- 
che cosa. 

Cai, pron. dimo. Codeste, Quelle. 

Cai, sm. Callo, Callosità; (Lat. cal- 
lum, pelle indurita) | Calo, Diminu- 
zione (Lat. med. callum, calo dimi- 
nuzione del peso. GLE). 
PI. Chèl. 

Calamarèt, sm. Calamaretto 
(Loligo vulgaris) 

Calamèri, sm. Calamaio | Occhiaia 
livida I Calamaro, Cefalopodo del grup- 
po delle seppie. 
(Lat. med. calamare, calamaio. GLE). 

Calamita, sf. Calamita. 
PI. Calamìt. 

Calamite, agg. prt. Calamitato 
PI. Calamite 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Calàndar, sf. pi. Calende. I primi do- 
dici giorni di gennaio. Dalla osserva- 
zione di ogni giorno delle cai. si ricava 
il pronostico dell'andamento stagio- 
nale del mese corrispondente. Ma dice 
un proverbio : « No' bade' ne a calàn- 
dar, né a calandrón, mo gvérda e' de 
'd Sa' Péval che sia bón ». (Alla lett.: 
Non badare ne a calende né a calan- 
drone, ma guarda che sia bello il gior- 
no di San Paolo (25 gennaio). «E' 
calandrón », il calendone, va dal 12 
al 24 gennaio. Il 25 è il giorno della 
Conversione di S. Paolo chiamato « Sa' 
Péval di sègn », San Paolo dei pro- 
nostici. Alle prime 12 ore si fanno 
corrispondere, nell'ordine, i 12 mesi che 
avranno l'andamento stagionale delle 
corrispondenti ore. 

Calandrón, sm. (v. Calàndar). 

Calànta, agg. Calante (detto della 
luna). 
I Lona calànta. Luna calante. 

Calapilò^um, sm. Cancro. 
I Ch'u t' vègna un calapilòsum, Che ti 
venga un.... 



Calapilòsum è voce antica caduta 
completamente in disuso. 

Calarón, sm. Callajone. Grande viot- 
tola (accrescit. di «Calerà»). 
I Calarón de Lég. Vialone che dalla 
Via Emilia conduce alla Madonna del 
Lago.ai piedi di Bertinoro. 

Calcistróz, sm. Calcestruzzo. 
Calculér, tr. Calcolare, Far di con- 
to I Esaminare, Considerare, Valutare. 
Prt. Calculé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Caldanela, sf. Caldo afoso. Calda- 
nella. 
PI. Caldanèl. 

Caldin, sm. Calduccio. 
PI. Caldìoi. 

Cald'ra, sf. Caldaia. 
PI. Caldìr. 
(Lat. tardo caldaria GLE). 

Caldirón, sm. Calderone. 
PI. Caldirón. 
(Lat. med. caldironus. GLE). 

Calè, sf. Calata. 
I Calè de sol, Tramonto | Ponente 

Caléda, sf. Discesa, Pendio. 
I Passo, ripasso di uccelli | Migrazione 
a valle, Discesa a valle del pesce. 
PI. Calédi. 

Caler, tr. Calare, Scemare I Abbas- 
sare j Diminuire | Tramontare (del 
sole e della luna). 
Prt. Calè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Calerà, sf. Callaia, Carraia, Viottola 
campestre. 

I Carriera, Corsa sfrenata di cavallo. 
PI. Caler. 

[ De' calerà, Dare il passo. 
(Forlì, 1556, carraria). 

Calè^na, sf. Fuliggine. 

Calcari, sf. Conceria. 
PI. Calgarì. 

(Lat. med. galegaria. Luogo in cui si 
lavora il cuoio. GLE). 

Cali, sm. (v. Calìg). 

Calìg (o Cali), sm. Caligine, Caligo. 
Ora indica solo fo.schia, vapore esti- 
vo che offusca l'aria; ma in antico si- 



CALI 



70 



CALZ 



gnificava anche nebbia, caligine, perchè 
usa ancora dire « nèva 'd cali » per dire 
neve che si scioglie subito. 
(Lat. caligo). 

Cali^và, sm. Allargatoio; Calisvàr. 
Strunnento per allargare i fori. 
(Il DEI dice che è corruzione del fran- 
cese equarissoir). 

Cali^, sm. Calice. 
I Bichir a cali^, Bicchiere a calice. E' 
più dialet. Bichir de pè. 
(Lat. med. calix, calice. GLE). 

Cali:;nó§, agg. Fuligginoso. 
PI. Cali?nù§. 

Calmér, tr. Calmare, Rabbonire, Tran, 
quillare. 
Prt. Calme 
PI. — é 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Calmìr, sm. Calmiere. 
PI. Calmir. 
(Lat. med. calmerium, calmiere. GLE). 

Calmirér, tr. Prezzare, Fare, fissare 
il prezzo. 

Calór, sm. Calore | Riscaldamento 
I Empitiggine, Efflorescenza | Fregola I 
Esantema | Colite. 
PI. Calùr. 

Calò^a, sf. Caloscia, Soprascarpa di 
gomma. 
PI. Calò§. 

Calur5§, agg. Che produce, causa ri- 
scaldamento, empetiggine, efflorescen- 
ze, diarre, ecc. 
PI. Calurù§ 
F. — ó§a 
PI. F. — ò§i. 

Cal^èdar, sm. Calcedro (DEI). Sec- 
chio di rame. 

I bizantàni lo chiamavano « calchi- 
drion », vaso per l'acqua, r<( idra di 
bronzo ». 

(Dal greco « calcós » rame e «chytron» 
vaso). 

II lat. medioevale à « calcedrus » (1227 
a Bologna). 

PI. Cal^ìdar. 

Cal^éna, sf . Calce ; Calce bianca ; Cal- 
cina per muratura. 
I Fé' la calzéna. Fare o Impastare la 
calce. 
PI. Cal^én. 




Calzedar o secc o secia 

I Calzéna viva. Calce viva. 
j Calzéna morta, Calce spenta. 
(Come il lat. med. calzina (GLE), dal 
lat. calx-cis, « calce »). 

CaL^éna, sf. Cinghia di cuoio, o di 
corda intrecciata, che passa per le cam- 
panelle del giogo e si avvolge alle cor- 
na delle mucche. 
PI. Calzén. 

(Forse deformazione del dial. « cavzé- 
na », piccola capezza). 

Calder, tr. Calzare (di scarpe, calze o 
guanti) I Procurare le scarpe. 
Prt. Calze 
PI. — è^ 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 

Cal^èta, sf. Calza. 
PI. Cal^et. 

I Fé' dia calzata, Fare la calza; (F.) 
Non ballare per mancanza di cava- 
liere. 

I Cal^èt a là ?acarlòna, Calze a cacaiuo- 
la, a bracoloni. 
I Cusdùra dia e, Costura della e. 



CALZ 



71 



CAMA 



Calzidnilén, sm. Calcerello (ital. an- 
tico). Secchiello. 

Questo voc. è in un vecchio scioglilin- 
gua che dice : « A j' ò un calzidrulén 
ch'u s' vò incal^idrulé'. A l'incal^idru- 
laróia? ». 

Trad. alla lettera : ft Ho un calcerello 
che si vuole incalcerellare. Lo incal- 
cerellerò? ». (v. Calzèdar). 
(Lat. med. calcedrellus, piccolo reci- 
piente. GLE). 

Calzinarol, sm. Calcinaiolo. Addetto 
alla calce. 
PI. Cal^inarùl. 

Calzinàz, snj. Calcinaccio. 
PI. Caljinèz. 
(Lat. med. calzinacium. GLE). 

Calfiiiéra, sf. Magliaia, Calzettaia. 
PI. Cal^itéri. 

Calzón, sm. Calzoni, Pantaloni. 
I Cavai di e, Fondo, Cucitura di fondo. 
j Butela di e. (v. Butèla) 

Calztén, sm. Calzino 
PI. Caljtén. 

Cal^ularì, sf. Calzoleria. 
PI. Calzularì. 



(Lat. med. calzolaria. GLE). 

Calzulér, sm. Calzolaio. 
PI. Calzulér. 
(Lat. med. calzolarius. GLE). 

Camamèla, sf. Camomilla. 
(Matricaria Chamomilla). 
t Camamèla ró|a, Adonide, detto anche 
Ranuncolo di grano. Fior Rosso, Ros- 
so del diavolo. 

Camamlón, sm. Margherita selvatica, 
(v. Margaritón). 

Camarà^a, sf. Cameraccia, Luogo di 
ritrovo, di tempo addietro, di circoli 
politici di campagna. 

Camarén, sm. Cameretta. Camerino 
PL Camarén 

Camarèta, sf. Cameretta. 
(Lat. med. chamareta piccola camera. 
GLE). 
PI. Camarèti. 

Camarìr, sm. Cameriere, Servitore. 
PI. Camarìr 
P. — a 
PI. F. — i. 

Camaròt, sm. Camerotto, Stanzino. 
PI. Camaròt. 




Cambra da let. Vi si notano la « condla » e la « scaràna » e. aj>pese al muro, 
la <( s-ciópa II, la « gabàna >> e la « galófa ». 



CAMA 



72 



CAME 



(Lat. med. camarottus. GLE). 

Carnata, si. Casamatta, Ripostiglio 
eretto dai muratori accanto all'edifi- 
cio da costruire. La C. viene poi de- 
molita perchè i muri sono senza cal- 
ce e il materiale viene riutilizzato. 
PI. Camàti. 

I Ca Mata, Casa Matha. Società pi- 
scatoria ravennate, tuttora esistente, 
menzionata già in un documento del 
X secolo. 

Dice il GLE che nel lat. classico e 
medievale la parola « matta » significa 
stuoia di giunchi, intreccio di giun- 
chi. Lo Spreti dice che « casa matha » 
era un luogo dove si fabbricavano le 
stuoie; mentre P. Sella in GLE defi- 
nisce « ca matha » capanna coperta da 
un intreccio di giunchi o di stuoie. 

Càmbi, sm. Cambio j Tu' in càmbi. 
Confondere uno con un altro. Far con- 
fusione fra due. 

Cambiamént, sm. Cambiamento, Can- 



giamento. 

PI. Cambiamént 

Cambiéla, sf. Cambiale. 
PI. Cambiél. 

Cambiér, tr. Cambiare, Mutare, So- 
stituire. 
Prt. Cambié 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Cambra, sf. Camera. 
PI. Càmbar. 
(Lat. camera, «volta di una stanza») 

Camèglia, sf. Camelia, Rosa del Giap- 
pone. (Camellia japonica). 
PI. Camègli. 

Camél, sm. Cammello ! (F.) Perso- 
na ossuta. 
PI. Camèl. 

Camén, sm. Termine che abbraccia 
tutto il focolare e con cui si indica 
anche il solo camino, e il comignolo 
chiamato, però, anche « vèta de camén », 




Cambra 'd ca 



CAME 



73 



CAMP 



vetta del camino. 

PI. Camén. 

Sue parti: Spai de camén, stipiti; Prè 

de camén, pietra o frontone; Uròla 

aròla, aiuola r Capa, cappa; Càna. 
canna o gola. 

Ecco ima sintetica descrizione del « ca- 
mén » tradizionale. 

« Il focolare è ampio, elevato di due- 
mattoni sul piano del pavimento, con 
una vasta cappa affumicata che reca 
intorno, sulla cornice fatta a grondaia, 
la ventola ed i zolfini ». Spallicci, La 
pie, anno III, N. 8. 

Camén, sm. Cammino. 
(Lat. pop. di ori'g. celtica, camminus). 

Caminadór, sm. Camminatore. 
PI. Caminadùr 
F. — óra 
PI. F. — òri. 

Caminamént, sm. Camminamento. 
Via per entro trincee. 
PI. Caminamént. 

Caminéda, sf. Camminata, Passeg- 
giata I Andatura. 
PI. Caminédi. 

Caminèr, intr. Camminare. 
Prt. Caminé. 

Caminèt, sm. Caminetto. 
PI. Caminèt 

Camìndn, sm. Ciminiera. 
PI. Caminón. 

Camita, sf. Camicia ] Camita dia 
be§a, Camicia della biscia, Pellicola di 
cui la biscia si libera quando esce 
dal letargo | Guaina, Pellicola. 

1 Parti della camicia: Lènza, Colletto; 
Sipalén, Spallette, Spalle; Fundèl, Qua- 
derletti; Sulén da la man. Polsini; 
Averta de col, Sparato del petto; A- 
verta dia man, Sparo delle maniche; 
Patajòl, Falda; Schév, Scollatura; Urèi. 
Rimbocco, Risvolto. 

I In màng 'd camita, Con la sola ca- 
micia, senza giacca | Scamiciato | Sbrac- 
ciato I ^iré' in camita, Girare in 
camicia. 

j Camita de pój. Camicia del pozzo. 
Rivestimento interno in mattoni, del 
pozzo. 

Camita dia Madóna, Amnio, Sacco am- 
niotico. 
Si credeva che i nati con la « camicia 



della Madonna » fossero fortunati e do- 
tati di virtù magiche, 
(v. Brèv). 

(Lat. med. camisia. GLE). 
j Quando uno era sudato e non si vo- 
leva cambiare gli dicevano: Alora tuli 
la camisa de capu^én, Allora prendete 
la camicia del cappuccino; e gli dava- 
no un bicchiere di vino schietto. 

Cami§èra, sf. Camiciaia. 
PI. Cami§éri. 

Cami^èta, sf. Camicetta. 
PI. Camisèt. 

Cami^òn, sm. Camicione. 
PI. Cami§òn. 
(Dal lat. med. camisius, camice. GLE). 

Camisòt, sm. Camiciotto. 
PI. Camisót. 

Camp, sm. Campo, Podere | Campo 
militare. 
PI. Chémp. 

I 'D camp, Campestre j Purté' in camp. 
Porre sul tappeto, in discussione. | 
No' ave' camp..., Non aver modo di 
dire, fare, ecc. 
(Lat. campus, «pianura»). 

Campadòr, agg. Campereccio. Di lun- 
ga vita. 
PI. Campadur 
F. — óra 
PI. F. — òri. 

Campagna, sf. Campagna | Campa- 
gna di guerra. 
PI. Campàgn. 

Campagnol, sm. agg. Campagnolo, 
Di campagna. 
PI. Campagnùl. 
F. — ola. 
PI. F. — òli. 

Campana, sf. Campana. 
PI. Campàn. 

I Slighé' al campàn. Sciogliere le cam- 
pane. 

1 Vie' sinti' tòt al campàn a suné' 
Voler sentire tutte le campana a suo- 
nare. Voler sentire il parere di tutti. 

Campana^, sm. Campanaccio. 
PI. Campane^. 

Campane, agg. prt. Sordo. 
PI. Campane 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Campane!, sm. Campanello. 



CAMP 



74 



CANA 



PI. Campanèl. 

(Lat. med. campanella, campanella. 

GLE). 

Campanéna bianca, sf. Vilucchione. 
(Convolvulus sepium). 
PI. Campanén bianchi. 
(Lat. med. campanella, campanula. 
GLE). 

Campanér, sm. Campanaro. 
PI. Campanér. 
(Lat. med. campanarius. GLE). 

CampanìI, sm. Campanile. 
PI. Campanil. 

Campanòn, sm. Campanone. 
PI Campanòn. 

Campègg, sm. Campeggio. 
PI. Campegg. 

Camper, intr. Campare, Vivere. 
Prt. Campè. 

I Ch' campa e eh' scampa (Chi cam- 
pa e chi scampa). Chi campa e chi 
campicchia (Nardi). 

Campèt, sm. Campicello. Campetto. 
PI. Campet. 

Campiàn, sm. Campiano. Frazione 
del Com. di Ravenna. Anticamente 
Campilianus, storpiatura del nome di 
un Campo Apollinis della Pieve di S. 
C asciano in Decimo menzionato in un 
documento del 953 e in un altro del 971 
in cui è chiamato « fundum apollinis 
seu campiliani ». (v. Bartóla). 
Dice il Mazzotti che la parte più antica 
della torre campanaria di S. Case, in 
Decimo è forse dei primi del 1200 men- 
tre tutta la torre non è posteriore 
al sec. XIII. 

Campiòn, sm. Campione | Scandaglio 
I Mostra. 
PI. Campiòn 

Campiunèri, sm. Campionario. 
PI. Campiunèri. 

Càmpsànt, sm. Camposanto. 
PI. Chémpsént. 

Càn, sm. Cane. 
PI. Chén. 

I Càn da sfùit, Cane da fiuto. 
I Càn da pajèr. Cane da pagliaio, Ca- 
ne da guardia da contadino. (F.) Po- 
vero tribolato. Questo cane, tenuto qua- 
si sempre legato, che aveva la cuccia in 
una nicchia ai piedi di mi pagliaio, era 
proverbiale. Si diceva che di notte abba- 



iava alla luna perchè gli sembrava una 
pizza. Quando abbaiava, era costretto 
ad appogigarsi col sedere al pagliaio. 

I Cvànd l'uróla e' càn, la mòrt l'è 
pòc luntàn. Quando ulula il cane la 
morte è poco lontana. 

II giorno di S. Stefano si faceva un 
segno di croce sulla fronte del cane con 
la paletta del fuoco arroventata per- 
chè, arrabbiandosi, non morsicasse 
quelli di casa.. 

Quando i contadini prendevano un 
nuovo cane lo mettevano nel forno e 
dicevano: «A t' met int e' fòran par- 
che t' a n' cnó§a inciòn d'intóran », poi 
lo mettevano sotto il eamino e dice- 
no : « A t' met sota e' camén parche 
t' a n' cno§a parént ne bsén » ( Pla- 
cucci, Usi, ecc.). 

I E' can dri e' su pajèr l'ha una gran 
fòrza. Ciò significa che a casa pro- 
pria, o nel proprio ambiente, uno si 
sente più forte. 

I U s' rispèta e' càn par rigvérd de 
padrón^ Si rispetta il cane per riguar- 
do al padrone. 

Fé' e' càn adòs (a òn). (F.) Inveire 
in tutte le maniere contro uno. 
( Lat. canis ; indoeuropeo kwon- « ca- 
ne »). 

Càna, sf. Canna comune (Anmdo 
donax). | Canna. 

I Radi§a ad càna, Rizoma di canna. 
I Ov 'd càna, Occhi di canna. 
PI. Càn. 

I Càna de camèn, Canna del camino, 
Gola del camino. 

j A tòta càna, A tutta foga. A canna 
aperta, (di bòtte, «canèla»). 
In certi casi « càna » era anche la can- 
na palustre che era una risorsa note- 
vole per l'economia della povera gen- 
te che viveva vicino alle valli. Di qui 
il detto: U j pinsarà la vaia a fé' 
dia càna. Ci penserà la valle a pro- 
durre canna. 
(Lat. canna). 

Cànadèngia, sf. Cannadindia. 
PI. Càndèngia. 
] Càna d'Engia, Carma d'India. 

Canàja, sf. Canaglia. 
PI Canàj." 
Secondo il caso^ « canàja » può signi- 



CANA 



75 



CANE 



ficare tanto birbante quanto birichino. 

Canajéda, sf. Canagliata. 
PI. Canajèdi. 

Canalèt, sm. Canaletto. 
PI. Canalèt. - 

(Lat. med. canaletum, piccolo canale. 
GLE). 

Canalèta, sf. Fossatella che si forma 
in fondo ai corsi d'acqua. 
PI. Canalèti. 
(V. Canalèt). 

Canalìn, dm. Canalino. 
PI. Canalìn. 

Canaldn, acr. Canalone. 
PI. Canalòn. 

Canarél, sm. ' Canapule. Stelo legno- 
so della canapa. 
PI. Canarél. 
Coi canapuli si facevano « i suifanèl ». 

Canarén, (v. Canarìn). 

Canarìn o Canarén, sm. Canarino. 
PI. Canarnì o Canarén 
F. — ina o — éna 
PI. P. — ini o — éni 
(Pringilla canaria). 

Canarol, sm. Marzaiola, Cercella, Cer- 
cevola, Cerundola, Garganelle, Sar- 
tella. 
PI. Canarùl. 

Canarol, sm. Attrezzo da pesca di 
canne o di cannucce. 
I Cassetto con più scompartimenti per 
i gomitoli da ordire. 

Canavà^, sm. Canovaccio, Canavac- 
cio. 

PI. Canavè^. 

I Tela da canavè^. Terzone. 
(Lat. med. canipacius, canovaccio. 
GLE). Ner ricettario di Cat. Sforza 
è chiamato « canavazo ». 

Canavela, sf. Artemisia (Artemisia 
vulgaris L.). 

Canavén, m. Conciatore di canapa, 
Canapino, Canapaio. 
PI. Canavén 
F. — a 
PI. F. — i. 

Canavér, sm. Canapaio. 
PI. CanavìT. 
I Spintàcc de canavèr, Spaventapasseri. 

Canavìna, sf. Canapino. Uccello che 
nidifica nei canapai legando insieme 
alcuni steli di canapa. Nel nido di 



questo uccello vi depone spesso l'uo- 
vo il cuculo. 
PI. Canavin. 

Canavón, sm. Canapone. Pianta di 
canapa da seme. 
PI. Canavòn. 

Cancagnol, sm. « Calcagnuolo ». Cai 
cagne del cavallo. 
Pi. Cancagnùl. 

Càncar, sm. Cancro, Tumore. 
PI. Chéncar. 

Cancrèna, sf. Cancrena. 
PI. Cancrén. 

Candéla, sf. Candela i Muco del naso. 
so. 

PI. Candèl. 

I No' struscia' dia candela, (F.) Non 
perder tempo inutilmente. 
(Lat. candela, «candela», spago incera- 
to; rad. indoeuropea kand- «ardere»). 

Candiléna, sf. Candelina. 
I Sóta e' lóm dia candiléna / nènc e' 
remi e' pé faréna, Sotto il lume della 
candelina anche la crusca pare farina. 
Al lume di una candela anche le brut- 
te paiono belle. 

Candirola, sf. Candelora (anche "^a- 
riòla). 

I Madóna Candilòra, che niva o che 
piuva da l'invèrn' a sém fura; e se 
sta e' sulatén u j n'è incora un m§aren. 
Madonna Candelora (Purificazione, 2 
febbr.), che nevichi o che piova, da 
l'inverno siamo fuori; e se sta il soli- 
cello, ce n'è ancora un mesetto. 

Candlìr, sm. Candeliere. 
PI. CandlìT. 

Candlòn, sm. Moccioso. 
PI. Candlòn 
F. — óna 
PI. F. — òni. 

Candlòt, sm. Candelotto | Ghiacciolo. 
PI. Candlòt. 

(Lat. med. candelotus, candelotto. 
GLE). 

Canéd, sm. Canneto. 
PI. Canid. 
(Lat. med. canetus, GLE). 

Canél, sm. Canale. 
PI. Canèl. 
(Lat. canalis). 

Canél. sm. Manicalo o Fodero o Can- 
nolicchio (Solen vagina). 



CANE 



76 



CATA 



PI. Canèl. 

Canel, sm. Cannello. 
PI. Canèl. 

I Fé' i canèll, Accanellare. 
j Rodai da fé' i canèl, Schidione per 
fare i cannelli. 

Canéia. sf. Cannuccia (Phragmites 
communis) ] Cannella (cinnamonum 
officinalis) | Cannella. Legno bucato 
che si introduce nel foro anteriore della 
botte per spillare il vino. Cannello 
da botte. 

j Mane 'd canèla, Manipolo di cannuc- 
cia. 

j Prèla 'd canèla, Pila conica di mani- 
poli di cannuccia. 

(Lat. med. canella, cannella (pianta) 
dal lat. cannula, piccola canna). 

Canéna, sf. Canaiola. Sorta di uva 
nera. Uva canucula. 

Canestar, sm. Canestro. 
PI. Canestar. 

(Lat. med. canestrum, GLE; dal lat. 
canistrum). 

Canèt, (v. Canèd). 

Canèta, sf. Asticciuola per pennino. 
PI. Canèt. 

Canfén, sm. Voce caduta totalmen- 
te in disuso. Petrolio. 

Cànfra, sf. Canfora. (Camphorosa 
monspelliensis). 

Cangér, tr. Picchiare. Battere alcuno. 
Prt. Cangé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Cangiàn, sm. Candiano, Canale Cor- 
sini. 

Canale navigabile che unisce Ravenna 
con Porto Corsini. 

Cangiòta, sf. Botte da viaggio. « Con- 
giotta ». Vezzeggiativo di « congio » (v. 
« cóng»). 

Piccola castellata che, dopo aver ser- 
vito per il trasporto del mosto, veni- 
va usata come botte da vino. 
PI. Cangiòti. 

CanìI, sm. Canile. 
PI. Canll. 

Canòcia, sf. Cannocchia, Cicala ma- 
rina. 

(Squilla mantis). 
PI. Canòoc. 



Canon, sm. Cannone. Pezzo di arti- 
glieria I Tubo fumario Tubo della 
bicicletta. 
PI. Canon. 

Canonie, sm. Canonico. 
PI. Canonie. 

Canònica, .sf. Canonica, Abitazione del 
parroco attigua alla chiesa. 
PI. Canonie. 

Canó^, sm. Cannuzzo. Frazione del 
comune di Cervia. 

« Deve quasi certamente il suo nome 
ai canneti palustri che ivi esistevano ». 
(Silvio Zavatti, La Pie, N. 9, 10 - 1948). 
Anticam. era chiamato anche Cannuz- 
zola, nome che resta legato alla Via 
Cannuzola. 

Canòra, sf. Cannuccia da pipa. 
PI. Canó^. 

Cànt, sm. Canto, Banda, Parte. 
PI. Chént. 
[ Da cànt, Accanto. 
I D' un cànt. Da una parte o Da parte. 
j D'e' cànt di..., Per parte di..., o Dal 
lato di... Dalla parte di... 

Cànt, sm. Canto. 
PI Chént 
(Lat. cantus). 

Canta, sf. Canta 
PI. Cànt 

La Canta è un canto popolare con pa- 
role dialettali. 
(V. Biòjga). 

Cantacér, tr. e int. Canterellare. 
(Più usato Scantarlér). Canticchiare. 

Cantadéna, sf. Cantatella. 
PI. Cantadén. 

Cantadìna. sf. Cantatina 
PI. Cantadìn 

Cantànt, sm. Cantante 
PI. Cantént. 

Cantànta, sf. Cantante 
PI. Cantanti. 

Cantaràn, sm. Canterano, Cassettone. 
PI. Cantarén. 

Cantarén, sm. Canterino 
PI. Cantarén. 

« I Cantarén Rumagnùl », o semplice- 
mente « I Cantarén », sono gruppi co- 
rali che eseguono le « cantate roma- 
gnole ». 

Catamón, m. Caterinone. 
(v. 9maiiO. 



CANT 



77 



CAPA 



Cantèda, sf. Canta 
PI. Cantédi. 
I Canto di più cante o canzoni. 

Cantén, sm. Cantino. 
Corda più sottile" del violino o di altri 
istrumenti. 

Canténa, sf. Cantina 
PI. Cantén 
I Fé' 'd canténa. Fare il cantiniere. 

Cantér, tr. Cantare 
I Canté' a la stesa, Cantare alla stesa, 
cioè a voce alta, spiegata, distesa. 
I Canté' a la biòjga, Cantare alla bi- 
folca. E' sempre un « canté' a la ste- 
§a » ma con una maggior libertà di 
ritmo musicale e di contenuto, (v. B. 
Pergoli, op. cit.). 

I Canté' a gola averta, Cantare a gola 
aperta, cioè a voce spiegata. 
( Lat. canere ; radice europea Kan - 
« cantare »). 

Cantilèna, sf. Cantilena, Nenia 
PI. Cantilén 
(Lat. med. cantilena, DEI e GLE). 

Cantón, sm. Angolo, Canto, Parte, 
Banda, Cantonata, Spigolo di una casa. 
I Fé' i cvàtar cantòn. Giocare ai quat- 
tro cantoni. 
(V. Cvàtar cantòn). 
I E' mèi cantón, Il mal cantone. E' 
nella direzione nord-ovest. Di là si 
affacciano le nuvole cupe delle burra- 
sche. 

Cantór, sm. Cantore 
PI. Cantùr. 

Cantunè, sf. Cantonata, Angolo di 
fabbricato. 
PI. Cantunè. 

Cantunèl, sm. Cantone, Spigolo, An- 
golo di muraglia | Pietra su cui poggia 
l'angolo di un muro. Cantonale. 
PI. Cantunèl. 

Cantunir, sm. Cantoniere, Stradino 
PI. Cantunir 
I Ca cantunìra. Casa cantoniera. 

Canucél, sm. Cannocchiale 
PI Canucèl. 

Canucera, sf. Gli ultimi tre giorni di 
febbraio e i primi tre di marzo (i de 
dal fugarén; v. fugarèna) sono anche 
chiamati « de dia canucera ». In quei 
giorni non si può fare nulla, perchè 
in essi vi è un'ora infausta che però 



nessuno sa quale sia ( Cosi De Nardis in 
A la garboja). 

Canunè, sf. Carmonata, Colpo di can- 
none. 
PI. Canuné. 

Canunér, tr. Cannoneggiare, Sparare 
col cannone. 

Canunìr, sm. Cannoniere. Soldato ad- 
detto al cannone. Artigliere. 
PI. Canunir. 

Canutét, sm. pi. Connotati. 

Cànva, sf. Canapa (Cannabis sativa) j 
Canapa, Fibra tessile della canapa. Non 
ha plurale. 

[ Fé' dia cànva. Coltivare canapa. 
(Lat. med. canava, GLE). 

Canzalèt, sm. Ventricolo. 
PI. Canzalèt. 

Il Biondelli (1853) ha « cavzalèn ». 
( Nel dial. del sec. XVIII, si à « cauza- 
lén » ; 
P. Santoni, op. cit.). 

Cantèi, sm. Capezzale. Deformazione 
di « cav^él », capezzale. 
PI. Cantei 
(Lat. tardo, capitiàlis). 

Canale, sf. Cancellata. 
PI. Canzlé 

Capa, sf. Due dozzine 
PI. Cap. 

Dal sanscrito « Kapati » due manciate ; 
da cui anche il lat. capere, prendere. 
Ora « capa » serve solo per contare le 
uova. 

Capa, sf Cappa, Indumento di ve- 
stiario. 

] Veste che si metteva al morto appar- 
tenente a una confraternita. 
I Al set cap dl'infèran. Le sette volte 
(cappe) dell'inferno. Dire di uno « l'è al 
set cap dl'infèran » si intende, in senso 
figurato, che è di una irrequietezza sfre- 
nata. 

Capa, sf Cuore edule. 
(Cardium edule). 
PI. Cap. 

E' detta anche « capa scudèla » e «capa 
santa ». 

Capàn, sm. Capanno 
[ Bosco dei bachi da seta 
I Capàn 'd Garibéld, Capanno di Gari- 
baldi o del Pontaccio. 
I Fé' e' capàn. Fare il capannuccio. 



CAPA 



78 



CAPI 



Detto dei polli e degli uccelli quando 
tengono le ali basse perchè ammalati. 
I Purtè' e' capàn. Portare il fazzoletto 
nero in testa a mo' di capanno. 
La donna in lutto, per dimostrare tutto 
il suo dolore doveva nascondere quasi 
interamente il viso dentro il « capanno ». 
I Alcune località del ravennate si chia- 
mano « i capèn » ; cosi in Via Er- 
bosa, a S. Zaccaria, e a Ravenna fra il 
« Portonaccio » e la Mangagnina, per- 
chè vi sorgevano abitazioni in legno e 
canna palustre, intonacate con mota. 

Capàna, sf. Capanna 
PI Capàn. 
(Lat. Capanna). 

Capane, agg. prt. 
Che fa il capanno. Detto di pollo che 
tiene le ali basse per indisposizione. 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(Anche Acapané). 

Capanèda, (v. Capàn). 

Capanér, sm. Capannaio. 
Colui che costruisce capanni. 
PI. Capanér. 

Capanèt, sm. Capannetto, Capannuc- 
cio. 
PI. Capanèt. 

Capanón, sm. Capannone. 
PI. Capanón. 

Capar, sm. Cappero (Capparis spi- 
nosa). 
PI. Chèpar. 

Capàra, sf. Caparra, Cauzione. 
PI. Capar 

I Magnèss la capara. Perdere la cau- 
zione. 

Capatela, sf. Capparella, Ferraiolo, 
Mantello. 
PI. Caparèl. 

Caparlà^a | Fé' la caparlaza. Uccidere 

malmenare una persona rovesciando- 
le la capparella nella testa in modo da 
immobilizzarla. 

La C. era riservata alle spie e ai tradi- 
tori. 

Capa^itè, sf. Capacità, Abilità. 
PI Capa^itè. 

Capei, sm. Cappello 
PI. Capè! 

1 Capei a stér. Cappello a tesa larga. 



(Lat. med. capellus, GLE). 

Capela, sf. Glande 
I Cappella, Capocchia 
I Capela d'Ardónda (v. Ardonda), Tom- 
ba di Teodorico. 

I Capela de ciòd, Capocchia del chiodo. 
PI. Capei. 

Capelvènar, sm. Capelvenere (Adian- 
tum Capillus-Veneris L. ), P. Zangheri. 

Capestar, sm. Capestro 
] Lascèss mètar e' capestar, (F.) La- 
sciarsi mettere i piedi nel collo. 
( Lat. capistrum^ « fune per bestie, ca- 
vezza»; dall'etimo indoeuropeo Kap- 
« testa »). 

Capètul, sm. Capitolo 
PI. Capètul. 

Capì, sm. Intelligenza ] (Conoscenza 
1 Senno I Discernimento. 
I No' ave' incora e' capi, (detto di bam- 
bini). Essere ancora in età troppo tene- 
ra per poter capire. 
I Pèrdr' e' capì, Andar fuori di senno \ 
Perdere conoscenza. 
I Pr'e' mi capì. Secondo la mia capa- 
cità di intendere. 

Capigliatura, sf. Capigliatura 
PI. Capigliatùr. 

Capildni, sm. Vigile urbano. 
« I "capeloni,,... erano chiamati così per 
il loro alto cappello a cilindro. G. U. 
Majoli, Palazzi... di Raverma... ». 

Capilùta, sf. Cappellaccia, Calandra, 
Allodola cappelluta (Galerida cristata) 
PI. Capilùt. 

Capir, tr. Capire, Intendere. 
Prt. Capi 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Capinera, sf. Capinera. 
PI. Capinér. 

Capitalèsta, sm. Capitalista, Colui 
che detiene il capitale. 
PI. Capitalèsta. 

Capitali^om, sm. Capitalismo. 

Capitani, sm. Capitano 
PI. Capitèni. 

Capitel, sm. Capitello 
PI. Capitel. 

Capitél, sm. Capitale Ricchezza. 
PI. Capitel. 



CAPI 



79 



CAR 



Capitela, sf. Capitale, Città ove ha 
sede il governo. 
PI Capiteli. 

Capitér, intr. Capitare, Accadere, Suc- 
cedere. 
Prt. Capite 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Capitir, int. (v. Capitér). 

Capitulét, sm. Capitolato. 
Serie di patti e condizioni scritte nei 
contratti e negli appalti. 
PI. Capitulét. 

Caplàn, sm. Cappellano 
PI. Caplén. 

Caplarì, sf. Cappelleria 
PI. Caplari. 

Caplén, sm. Cappellino. 
PI. Caplén. 

Capléna, sf. Cappello di paglia 
PI. Caplén 
(Lat. med. capellina GLE). 

Caplér, sm. Cappellaio 
PI. Caplér 
(Lat. med. capellarius, cappellaio. GLE). 

Caplèt, sm. Cappelletto 
I Bolla d'acqua 
PI. Caplèt 

i I caplèt, Specie di tortellini ripieni a 
forma di cappello della sola cucina ro- 
magnola. Cappelletti. 
I « Caplèt »sono anche i semi di mar- 
ruca. 

I E' piòv, l'acva la fa i caplèt!, Durerà a 
piovere, l'acqua fa le bolle. 
I Caplèt de lóv, Cappelletto del goloso. 
Quando si preparano i cappelletti se ne 
fa uno ripieno di sola pasta. Chi se lo 
trova nel piatto viene canzonato col 
titolo di goloso, « e' lóv ». 
(Dal lat. med. capellectum, cappello, 
copricapo (Ravenna, sec. XIII). GLE). 

Caplòn, sm. Cappello delle vinacce. 
I Fé' e' caplòn. Mettere del mosto sul 
cappello delle vinacce già sfruttate. 
PI. Caplòn. 

Capócc, sm. Cappuccic 
PI. Capócc. 
(Lat. med. capucius, cappuccio. GLE). 

Capòt, sm. Cappotto. 
PI. Capót 
I De' capòt, Dar cappotto. 



Capota, sf. Capotta, Tetto della car- 
rozzerie dell'automobile. 
PI. Capòt. 

Caprèta, sf. Capretta 
Specie di cavalletto sottostante alla par- 
te anteriore delle birocce da trasporto 
merci. 

E' vm vezzeggiativo dell'antica voce « ca- 
pra » (sec. XIV) che significava: attrez- 
zo per sollevare pesi; cavalletto, (v. 
DEI). 

Caprè^, sm. Capriccio. 
PI. Caprè^. 

Caprèjf, sm. Capriccio. Tazza di terra- 
cotta smaltata di colore verde, col ma- 
nico, che serviva per b°rc. 
PI. Caprèz. 

Capre?, sm. Capriccio, Ghiribizzo 
PI. Capre?. 

Caprició§, agg. Capriccioso 
PI. Capriciù§ 
F. Caprició§a 
PI. F. Capriciò§i. 

Caprièda, sf. Capriata 
PI. Caprièdi 
(Lat. med. caveriata, capriata. GLE). 

Caprifój, sm. Caprifoglio. 

CapurèI, sm. Caporale, Capo squadra 
di operai. 
PI. (3apurél. 

Capurión, sm. Caporione. Capo di un 
gruppo di facinorosi. 
P. Uccellini nel suo Diz. dice : « Quando 
vacava la S. Sede solevasi in Ravenna 
dare in custodia la città ai primari cit- 
tadini, chiamati Caporioni... ». 
PI. Capurión. 

(It. ant., caporione, sec. XIII, «capo 
rione »). 

Capu^én, agg. sm. Cappuccino, Frate 
cappuccino. 
I Caffè-latte. 
I Mònt di capujén, Monte Magtrio. 

Capu^ol, sm. Monachetto, Dentello 
ove poggia il saliscendi per serrare 
l'uscio. 
PI. Capu^ul. 

Car, sm. Carro, Plaustro. 
PI. Chèr (f. Cara) 

I Car grand. Costellazione dell'Orsa 
Maggiore. 

I Car ^nìn. Costellazione dell'Orsa Mi- 
nore. 



CAR 



80 



CARA 




Car a condla. Carro a culla. Cosi chiamato per il suo tavolato concavo. 

A terra è visibile « e' piladòr », il pilatore, attrezzo ricavato da un tronco 
d'albero, usato per pilare li riso e mondare dalle glume altre sementi. 



I Mètr' e' car ad dninz a i bu, Mettere 
il carro davanti ai buoi. Far le cose al- 
la rovescia. 

I Car d'uva, Carro d'uva, del peso di 
q. 9,30 circa, di uva mostata. 
I Car 'd' legna, Carro di legna, di 200 
fascine più quattro (una per ruota) di 
regalia. 

I L'ùtma roda de car, (F.) L'ultima ruo- 
ta del carro. Detto di chi non conta 
nulla. 

j Car triunfànt. Carro trionfante. Con 
questo nome vennero chiamati i primi 
carri funebri. Ora vien chiamato « car 
da mòrt ». 

I Car mat, Costellazione d'Orione. 
j Mètr' e' car a l'ora. Mettere il carro 
all'ombra. (F.) Raggiungere una posi- 



zione di agiatezza. 

I E' car u n' vòlta e e' barò?; la n'e' vò, 

II carro non volta e il biroccio non lo 
vuole; cioè il ricco non la cerca e il 
povero non la vuole. 

(Lat., carrus, carro a quattro ruote. 
DEI). 

Cara, sf. pi. Carri 
«Cara» conserva ancora anche l'anticD 
lignificato di Carra con riferimento al 
carico. 
(Lat. med., carra, carro. GLE). 

Carabéna, sf. Carabina 
PI. Carabén. 

Carabignir, sm. Carabiniere. 
Dallo spagnolo « carabinia », archibugio 
a canna molto lunga, (sec. XVI). 
PI. Carabignir. 



CARA 



81 



CARA 




Car, castlé e bgónz 



Caràbia, sf. Carruba, Baccello del car- 
rubo. 
I Ba^èl 'd carabla, Baccello di carruba. 

Caraféna, sf. Oliatore a mano 
PI. Carafén. 

(Dal lat. med. carafa, misura per li- 
quidi; dall'arabo garafa, bottiglia dalla 
pancia larga da cui anche l'it. caraffa. 
V. GLE e DEI.). 

Caraméla, sf. Caramella 
PI. Caramèl. 

Caramlèr, sm. Caramellaio. 
PI. Caramlèr. 

Caramlèra, sf. Caramellala. 
PI. Caramléri. 



Caratar, sm. Carattere, Tempera- 
mento. I Calligrafia. 
PI. Carètar. 

Caratén, sm. Carrettino da viaggio, 
Calesse, Calessino. 
PI. Caratén. 

Caraténa, sf. Pipa di terracotta 
PI. Caratén 
(Si dice anche Pepa caraténa). 

Caratér, sm. Carrettiere (con carro 
tirato da buoi). 
PI. Caratar 
(Lat. med. caraterius, carrettiere. GLEì. 

Caratìr, sm. Carrettiere 
PI. Caratir 



CARA 



82 



CARD 



Caratón, sm. Carrettone (per traspor- 
to di bestiame, maiali) j Carro funebre. 
PI. Caratòn 

Carbòn, sm. Carbone 
Carbón 'd legna, Carbone dolce, C. di 
legna; Carbòn 'd canèl, C. sottile di ca- 
stagno; Carbón da stufa, C. cok o fossi- 
le; Carbón 'd brè§a. Carbonella. 
PI Carbón. 
(Lat. carbo,-onls, «carbone di legna») 

Carbunarì, sf. Carboneria. Ass. se- 
greta fondata ai primi dell'SOO. 

Carbunción, sm. Carbonchio. Malattia 
del grano e del granoturco. 
I Parte carbonizzata dello stoppino, e 
del legno non bruciato interamente. 

Carbunéna, sf. Carbonella, Carbonina. 

Carbunér, sm. Carbonaio. 
PI. Carbunér. 

Carbunét, sm. Carbonato. 

Carburànt, sm. Carburante. Sostanza 
o miscela che alimenta i motori. 
PI. Carburént. 

Carburaziòn, sf. Carburazione 
PI. Carburaziòn 

Carburo, sm. Carburo. 



Carcà§a, sf. Carcassa 
PI. Carcàs. 

Cardadór, sm. Cardatore 
PI. Cardadùr 
F. Cardadóra 
PI. F. Cardadòri. 

Cardare!, sf. (Centaurea solstitiahs 
L.) P. Zangheri. 

Cardél, sm. Cardello. « Il Cardello, 
dal 900 al 1100 servi di ricovero ai pel- 
legrini che venivano all'abbazia di Val- 
senio per compiervi pratiche religiose ». 
Angelo Negri 

|E' mat de Cardèl, Il matto del Cardel- 
lo. Così era chiamato, alla romagnola, 
ma in senso buono, A. Oriani. 

Cardénza, sf. Credensia, Dispensa. 
PI. Cardén^ 
(Lat. med. credentia, credenza. GLE). 

Cardér, tr. Cardare, Scardassare. 
(Dal lat. carrere; dalla rad. indoeuro- 
pea Kars-« grattare, raspare»). 

Cardinalìn, sm. Cardinalino del Vene- 
zuela. 
PI. Cardinalin 

Cardinèl, sm. Cardinale, Principe del- 




Cardénza e du cardinzot. Credeneza e due credenzette. 



CARD 



83 



CARN 



la Chiesa. 

I Uccello di colore rosso. Cardinale. 

PI. Cardinèl. 

Cardin^én, sm. Stipo, Armadietto, 
PI. Cardin^én 

Cardin^ìr, sm. Credenziere. 

Cardléna, sm. (v. Erba e). 

Cardó^, Carducci (Giosuè). 

Carét, sm. pi. Carati. 

Carèt, sm. Carretto. 
PI. Carèt. 

I Ziré* cun e' carèt (Girare col carretto) 
e Ande dri a e' carèt (Andare dietro il 
carretto), significano « Fare il carret- 
tiere ». 

Carata, sf. Carretta | Carrettata, 
Quanto materiale porta una carretta. 
PI. Carèt. 

Carèz, sm. Carreggio, Trasporto col 
carro. 
(Lat. med. carezus, GLE.). 

Carèna, sf. Carezza. 
PI Care?. 

Carg. agg. Carico 
PI. Chèrg 
F. Carga 
PI. F. Carghi. 

Càrga, sf. Carico, Pieno 
I Carica (della cartuccia). 
PI. Carg. 

(Lat. med. carga, carico. GLE.). 
I U n' péga la carga, (F.) Non paga il 
carico. Non vale la pena. 

Cargadùr, sm. Bastonatura sonora. 
PI. Cargadùr. 

Carghèr, tr. Caricare 
Prt. Carghé - Carg 
PI. Carghé - Chèrg 
F. Carghéda - Carga 
PI. F. Carghédi - Carghi. 

Cariatùra, sf. Creatura 
PI. Cariatùr. 

Caria?, sm. Carriaggio, Carro da sal- 
merie o bagagli. Carro militare. 
PI. Carie?. 

Càrica, sf. Carica, Incarico, Posto di 
responsabilità. 
PI. Càrie. 

Cariér, tr. e intr. Creare, Dar l'es- 
sere. I Prender vita | Procreare, Gene- 
rare] Insorgere. 
Prt. Carie 
PI. — è 



F. — éda. 
PI. F. — édi. 

Garin, sm. Carezzine. Carezza picco- 
la, gentile, dei bambini. 
PI. Carìn. 
I Fé' di carìn, Fare delle carezzine. 

Carìn, agg. Grazioso, Carino. 
PI. Carìn 
F. Carina 
PI. F. Carini. 

CarioI, sm. Carrettino (per infermi, ° 
per il trasporto del fieno dall'aia alla 
stalla I Giocattolo per bambini. Car- 
ruccio I U j' à de 'd vòlta i cariùl. Gli si 
sono ribaltati i carrioli, (F.) E' diven- 
tato pazzo. 
PI. Cariùl. 

Carìola, sf. Cariola, Carriola, 
PI. Cariòl. 

I Ande' a la cariola. Fare il cariolante. 
PI. Cariòl. 

I C. da sbra^ànt, C. da bracciante; C. 
da muradòr, C. da muratore; C. da 
cuntadén; C. da contadino. Quest'ulti- 
ma ha il fondo piatto. 
(Lat. med. cariola, carretto. GLE). 
I Mej padrón dia cariola che servitor 
de car (Spallieci). Meglio (essere) pa- 
drone della carriola che servitore del 
carro. 

Caristì, sf. Carestia. 

Caritè, sf. Carità. 
I Par caritè, Per carità. Per miseri- 
cordia. 
I Caritè di murt, (Vedi Fèva). 

Cariale, sf. Il carico di una carriola. 
PI. Cariulé. 

Carijèr, tr. Carezzare, Accarezzare. 
Prt. Carizé 
PI. — è 
F. — éda. 
PI. P. — édi. 

Carlona (a la), locuzione avv. Alla 
buona, cioè alla maniera di re Carlone 
(Carlo Magno). 

Carnarol, agg. Che produce carne. 
Buon assimilatore (detto di animale). 
PI. Carnarùl 
F. — ròla 
PI. F. — ròli. 

Carna^òn, sf. Carnagione. 
PI. Carna§ón. 

Carnap, sm. Catenaccio. Perno di 



CARN 



84 



CART 



ferro che, scorrendo orizzontalmente, 
serve a chiudere | (F.) Ordigno vec- 
chio, sconnesso. 
PI. Carnè j. 

(Lat. med. cadenatium. GLE). 
(Dial. del 1700, « cadnaz », P. Santoni, 
Op. Cit.). 

Carna^én, sm. Catenaccino, Stanghet- 
ta. 

I C. dia ciavadùra, Stanghetta. 
PI. Cama^én. 

Carnón, sm. Carpo. 
I Carnón dia man, Parti molli della 
palma della mano. 

Carnvél, sm. Carnevale. 
PI. Carnvèl. 

Carógna, sf. Carogna, Carcassa di 
animale morto. 

I (F.) Pingardo, Cattivo, Dispettoso, 
Malvagio, Perfido. 
PI. Carógn. 

Carota, sf. Carota. 
PI. Caròt. 
I Caròta sambédga. Carota selvatica. 

Carola, sf. Carrozza | Scarafaggio. 
Blatta. Scarabeo. 
PI. Caròj. 

Carpadùra, sf. Crepa, Screpolatura, 
Fenditura, Incrinatura, Fessura. 
I Tirér una carpadùra, Fare una crepa. 
PI. Carpadùr. 

Carpe, sm. Crepaccio, Crepa. 
PI. Carpe. 

Carpègna, f. Carpegna. 
Si vuole che il Carpegna (m. 1414) 
fosse chiamato nella più remota an- 
tichità pagana, monte Olimpo. La tra- 
dizione sarebbe avvalorata da un di- 
ploma dell'armo 993, in cui si legge: 
«Montem Carpineum seu Olympicum» 
(La pie, anno VI, voi. XX). 

Carpér, int. Crepare, Tirar creF>e, 
Screpolare. 
Prt. Carpe. 
PI. — è 
F. — éda. 
PI. F. — édi. 

Carpintir, sm. Carpentiere. 
PI. C. 
(Lat. med. carpentarius. GLE). 

Carpnéla, f. Carpinello. Fraz. del 
Com. di Ferii. 



Si ritiene che il suo nome derivi da 
carpinus (La Pie, n. 9, 10, 1948). Il car- 
dinale Anglico (9 ottobre 1371) ricor- 
da questa località col nome di «Villa 
Carpenellae ». 

Car^ànta, agg. Crescente (detto del- 
la luna). 
j Lòna car§ànta. Luna crescente. 

Car.^imóni, sm. Crescita ' Aumento, 
Rialzo di prezzo. 
PI. Carsimòni. ' 

Carsù agg. prt. Cresciuto ; Allunga- 
to I Alzato I Lievitato Aumentato, 
salito di prezzo. 
PI. Carsù. 
F. — uda 
PI. F. — udi. 

Carsùda, sf. Crescita, Accrescimento. 
PI. Carsudi. 

Cartatócìa, sf. (v. Cartócia). 

Cartata, sf. Cartaccia. 
I Celia. 
I De' la cartata. Dar la berta; celiare. 

Carte!, sm. Cartello ] Segnale indica- 
tore I Avviso I Bersaglio. 
PI. Cartel. 

Cartéla, sf. Cartella, Cartella per fo- 
gli, pratiche, ecc. | Spessore. 
I 'D cartèla stila, Di spessore sottile. 
PI. Cartel. 

Carténa, sf. Cartina, Involtino di car- 
ta che si fa in farmacia pei medicamen- 
ti prescritti | (Contenuto della cartin:i. 
PI. Cartén. 

Carter, sm. Cartaio. Chi fa le carte 
giocando. 

Carter, sm. Seme (delle carte da gio- 
co). 

PI. Cartir. 

I quattro semi (I cvàtar cartir) sono: 
Spéd (sm.). Spade; Bastón (sm.). Ba- 
stoni; Cóp, (sm.) Coppe; Dinèr (sm.). 
Denari. Le carte sono dì genere fem. 
Speda, Spedi; Bastona, Bastóni; Cópa, 
Copi; Dinér, Dinéri. 
I Avni' a spéd, baston, ecc. Giocare a 
spade, a bastoni, ecc. 

Cartìra, sf. Cartiera. 
PI. Cartir. 

Cartlon, sm. Cartellone. 
PI. Cartlón. 

Cartòn, sm. Bardana (V. Fujón). 



CART 



85 



CASC 



PI. Cartón. 

Cartdn, sm. Cartone. 
PI. Cartón. 

Cartucéra, sf. Cartuccera. 
PI. Cartucér. 

Cartulari, sf. Cartoleria. 
PI. Cartulari 

Cartuléna, sf. Cartolina. [ Precetto. 
PI. Cartulén. 

Cartulèr, sm. Cartolaio. PI. Cartuler. 
(Lat. med. cartolarius, cartolaio. DEI; 

Cartun^én, sm. Cartoncino, Dischet- 
to di cartone che si mette nelle car- 
tucce. 
PI. Cartun^én. 

Caru^àbil, agg. Carrozzabile. 
Praticabile. 
PI. Caru?;èbil. 
F. — abita 
PI. F. — àbili. 

Carvàja, sf. Fessura. | Crepa. 
PI. Carvàj. 

Garzare, sm. Carcerato. 
Pl.Car^arè. 

Carzé sf, Rotaia, Carreggiata. 
Traccia delle ruote dei veicoli sulle 
strade. Solco della ruota o della ruota 
di un veicolo. 
PI. Car?«. 

Carujfari, sf. Carrozzeria. 
PI. Caru?;ari. 

Ca§a, sf. Cassa. | Calcio di fucile. 
PI. Ca§. 

I Fé' ca§a, Mettere da parte piccoli ri- 
sparmi. 

Ca§a forta, Forziere, Cassaforte. 

Ca^a dia pistòla, Calcio della pisVo- 
a. Impugnatura. 

jCa^a de s-ciòp. Calcio del fucile. 
I Ca§a di tlir, Cassa del telaio. 
(Lat. capsa). 

Ca§alén, agg. Domestico, Casalingo, 
Che sta per casa. 
PI. Cafalén 
F. — a 
PI. F. — i. 

(Lat. med. casalengus e casalingus. 
GLE). 

Ca^amént, sm. Casamento, Caseggia- 
to. 

PI. Casamént. 
(Lat. med. casamentum. GLE). 



Cai^amurè, m. Casemurate. La loca- 
lità è menzionata fin dal 981 in un do- 
cumento che cita la « Cappella di S. 
Mercuriale posta nella Corte <i) di Ca- 
samurata... pieve di S. Zaccaria». 
Nel 1204 si parla di un Castello di Ca- 
samurata. Di qui l'origine del nome 
« casa murata », cioè casa o luogo forti- 
ficato. (Don M. Mazzotti). 
(1) La Corte era un luogo-residenza 
del conte o del vescovo - ove si am- 
ministrava la giustizia. 

Ca§aròt, sm. Scodella di terracotta 
entro la quale si fa il formaggio. 
PI. Ca§rót 

(Dal lat. med. casarola, recipiente in 
cui si fa il formaggio. GLE). 

Cas-c, sm. Casco. 
PI. Chés-c. 

Cascade^, agg. Caduco, Cascaticcio, 
Cadevole. 
PI. Cascade^ 
F. — a 
PI. F. — i. 

Cascadè^a (v. Cascadèz). 
C. è sempre riferito a frutta. 

Cascàm, sm. Cascame, Cascatura, 
Borra. 
PI. Caschèm. 

Cascél, sm. Colpo. 
I Pugno alle costole. 
I Urto che accascia. 
PI. Cascèl. 

Cascéla, sf. Cassella. Cassa per il 
trasporto dell'uva mestata. 
PI. Cascèl. 
(Lat. capsella). 

Caschéda, sf. Cascata, Caduta di 
acqua ] Caduta. 
PI. Caschèdi. 

Caschèr, intr. Cadere, Cascare. ] Ricor- 
rere di anniversari. 
Prt. Casché 
PI. — é 
F. — éda. 
PI. F. — édi. 

Cas-ción, m. Castiglione di Ravenna 
sulla sinistra del Savio e C. di Cervia 
sulla destra. 

Anticamente era un unico territorio ai 
due lati del fiume Sapis di cui si ha 
un sicuro ricordo fin dall'anno 1108. 
Nel 1136 e ricordato come « Castelgno- 



CASE 



86 



CAST 



ne»; nel il86 è designato come «Ca- 
stro Leonis Aunestorum », Castiglione 
degli Onesti ; nel 1187 è « Castrum Ca- 
stellionis ». 

Nel 1371 il card. Anglico menziona 
due località « villa Castiglioni » con 6 
focolari, subito dopo Gannuzzo ; e « vil- 
la Castiglioni » con 9 focolari. 
(Dall'Argine, Don M. M.). 

Ca^él, sm. Casello, Casello ferrovia- 
rio. 

PI. Ca§èl. 
(Lat. med. caselus, casotto. GLE). 

Caselànt, sm. Casellante, Addetto a 
un casello ferroviario. 
PI. Casèlént. 

Ca§én, sm. Bordello. 
PI. Ca§én 

Ca^èt, sm. Cassetto. 
I Riquadro (di risaia). 
PI. Ca§èt 

Ca^èt, sm. Casetta, Casupola. 
P. Ca§èt 

Ca§èta, sf. Cassetta. 
PI. Ca§èt. 

(Lat. med. casetta, cassetta. GLE). 
Ca^imìr, sm. Stoffa del Càshimir. 
Ca^itina, sf. Cassettina. 
PI. Ca§itìn. 
(Lat. med. cassitina, cassettina. GLE). 

Ca^itón, sm. Cassettone. 
PI. Ca§iton. 
Ca§lér, (v. Aca^lér). 
Ca^òn, sm. Cassettone per la farina | 
Cassone, Grande cassa. | Costruzione 
interrata in legno, o in muratura, per 
la caccia in valle. 

Ca§òt, sm. Casotto j Capanno da pe- 
sca I Capanno da spiaggia. 
PI. Cafót. 

Gasp, sm. Cesto, Cespo. Cespuglio (di 
erbe, insalata, indivia, radicchio). 
PI. Chèsp. 

Caspadàj, sm. Gran cespo, gran ciuf- 
fo (d'erba). 
PI. Caspadè?;. 

Caspadìn, sm. Piccolo cespo. 
PI. Caspadìn 

Caspìr, int. Cestire, Accestire, far 
cesto, cespuglio. 
Prt. Caspi. 

Castàgn, sm. Castagno, Albero e frut 
to. 



PI. Castègn. 

1 Castàgn màt. Ippocastano (pianta e 

frutto). 

PI. Castégn mèt. 

(Aesculus Hippocastanum L.). 

Castagna, sf. Castagna. 
I Castagna 'd vaia, Castagna di pa- 
lude. Tribolo acquatico. 
(Trapa natans L.) Gallizioli, Op. Cit. 
Gallizioli, Op. Cit. E' voce ravveimate. 

Castagnàza, s'f. Castagnaccio. 
Polenta di farina di castagne. 

Castagnèda, sf. Castagnata. Cena in 
cui si consumano solo caldarroste. Si 
faceva, per tradizione, la sera di San 
Martino. 
PI. Castagnédi. 

Castagnola, sf. Bombetta, Scoppietto. 
j Castagnetta di pasta tritta. 
PI. Castagnòl. 

Castagnón, agg. Castagnolo. Di color 
castagno. Detto di una razza di mai.ili. 
PI. Castagnón. 

Castagnèt, sm. Castagneto. 
PI. Castagnìt. 

Càstar, sf. pi. Scherni, sberleffi, cor- 
na, fatti con le mani per dileggio o 
contro persone che portano digrazia. 
Questi gesti, di scongiuro e dileggio in- 
sieme^ in origine erano forse solo vin 
gesto di scongiuro che si esprimeva col 
gesto di ferire. La radice indoeuropea 
Kastr - esprime infatti l'idea del ta- 
gliare, come il sancrito castram che 
significa attrezzo per tagliare, e il la- 
tino castrare che signif. tagliare. 

Castel, sm. Castello, Rocca, Antico 
edifìcio fortificato. | Battipalo. 
I Castel di buratén, Palco dei burattini. 
j Palco. Costruzione in legno eretta per 
condurre lavori. 
PI. Castel. 

Castìg, sm. Castigo | Pena Impazzi- 
mento. 
PI. Castig 

|Par set castig, A non finire, In gran 
quantità. 
Castigamét, sm. Castigamatti. 
Castighér, tr. Castigare ! Strapazzare. 
Prt. Castighé. 
PI. — è - 
F. — éda. 
PI. F. — édi. 



CAST 



87 



CAIE 



Castigón, sm. agg. Con questo nome 
i bambini canzonano i loro compagni 
che sono soliti farsi mettere in casti- 
go a scuola. 
PI. Castigón 
F. — óna 
PI. F. — óni. 

Castirola, sf. Specie di paletta ai 
legno, senza manico, per prendere la 
farina. 

(Forse è una deformazione di casse- 
ruola). 

Castlè, sf. Castellata. Specie di bot- 
te oblunga e con l'apertura quadrata 
in alto, al mezzo; quasi sempre dipin- 
ta a fiorami e a figurine con gli stessi 
motivi con cui è dipinto il carro. 
Serve al trasporto del mosto. La sua 
capacità era di 10 barili ma ve n'erano 
anche di diversa capacità. 
PI. Castlé 
(Lat. med. castellata. GLE). 

Castléna, f. Pont dia Castléna. Ponte 
della Castellina sul fiume Lamone. Nei 
pressi sorge la celebre villa dei Manfre- 
di dove il 2 maggio 1285 Alberigo fece 
trucidare Alberghetto e il padre suo 
Manfredo. 

Castléna, sf. Castellina. Mucchio di 
tre noci con una sopra, per gioco di 
fanciulli. (Abate Piolanti. L'incredulo, 
ecc.). 

Castlèt, sm.. Castelletto. I contadini 
con « castlèt » indicano la spighetta, 
cioè l'infiorescenza parziale della spiga 
che è composta di più chicchi di gra- 
no. 

PI. Castlèt. 
I Castlèt dia spiga. 

Castracàn, sm. Tarassaco. Dente di 
leone. 
PI. Castrachén. 

Castradùra, sf. Castratura, (Operazio- 
ne, taglio e cicatrice). 
PI. Castradùr. 

I Dire di una pers. che gli brucia la 
C. (u i bru§a la castradùra) è come 
dire che è indispettita per un torto 
ricevuto, ma che gli sta bene. 

Castréda, sf. Castrata, Castrazione. 
I (F.) Raffazzonata. 
PI. Castrédi. 

Castrén, sm. Castraporcelli, Norcino. 



I Castrino, Coltelletto impiegato per 
incidere castagne da farne bruciate. 
PI. Castrén. 

Castrér, tr. Castrare, Evirare. | In- 
taccare castagne per farne bruciate. | 
Sfrondare le piante di cocomero dei 
germogli superflui. } Capponare polli. 
i — E ón — e' dsèva clu ch'castreva i 
frè. - E uno, - diceva colui che castra- 
va i frati. E' come dire: (Intanto, qual- 
checosa è fatta!...). 

Castròn, sm. Cicatrice. 
PI. Castròn 

(Dalla radice indoeuropea Kastr- «idea 
del tagliare; come il latino castrare») 

Castruné, agg. Che à cicatrici. 
PI. Castruné 
F. — éda. 
PI. F. — édi. 
(V. Castròn). 

Catafélc, sm. Catafalco. 
PI. Catafélc. 

Catalèt, sm. Cataletto, ma nel senso 
improprio di carretto a quattro ruote 
per il trasporto di ammalati dal do- 
micilio all'ospedale. 
PI. Catalèt. 

Catàr, sm. Catarro. 
(Lat. med. catarrus. GLE). 

Catarà^a, sf. Cateratta. 
Addensamento dell'umore cristallino 
che toglie o appanna la vista ; Pelli- 
cola che si mette davanti all'occhio e 
impedisce la vista. 
PI. Catara^. 

Cataréna, f. Caterina. 
Con questo nome si indicava « la bam- 
bola di straccio costruita sul manichi- 
no di un pezzo di canna, con tre mac- 
chie d'inchiostro, o con tre punti di 
lana rossa, per il segno degli occhi e 
della bocca ». Spallicci. 
Si vendeva alla fiera di Santa Caterina 
a Forlì e nelle altre fiere. 

Cataro?, agg. Catarroso. 
PI. Catarù§ 
F. — ò§a 
PI. F. — ó§i. 

Catàst, sm. Catasto. 

Càtedra, sf. Cattedra. 

Catedréla, sf. Cattedrale. 
PI. Catedrél. 

Catèr, tr. Ritrovare. 



CATI 



88 



CAVD 



Prt. Catè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Cativ, agg. Cattivo. 
PI. Cativ 
F. — iva 
PI. F. — ivi. 

Cativéria, sf. Cattiveria. 
PI. Cativèrji. 

Catràm, sm. Catrame. 

Catùba, sf. Grancassa. 

Cautèla, sf. (V. Cavtela). 

Cavajón, sm. Cavaglione (Pascoli). 
Mucchio di fieno o altro. 
(Del lat. medioev. il DEI riporta ca- 
ballos sive medas feni, cavaglioni o 
mucchi di fieno). 
I Cavallone, ondata. 
Dal. lat. tardo cabaglio-onis, diminu- 
tivo di caballus). 
PI. Cavajón 

Cavai, sm. Cavallo. 
PI. Cavèl. 

I Cavai marmàn, Cavallo maremmano. 
I C. pgnaròl. Cavallo di pineta. | E§ar 
a cavai. (F.). Essere a buon punto. 
I Cavai de poi, Carena del pollo. 
I Cavai (carta). Seconda figura nel 
gioco delle carte. 

I Fé' e' cavai. Giocare a fare il caval- 
lo. (Lat. pop. caballus; rad. indoeu- 
ropeo Kew- « cavallo »). 

Cavala, sf. Cavalla. 
PI. Cavali. 

Cavalarèz, sm. Cavallerizzo. 
PI. Cavalarè?. 

Cavalarè^a, sf. Cavallerizza. 
PI. Cavalarèzi. 

Covalatì, si. Cavalleria, Corpo dì 
esercito a cavallo. 
PI. Cavalarì 

Cavalèr, sm. Cavallaro, Addetto alla 
guardia o alla custodia di cavallo. 
PI. Cavaler. 

Cavalèr, tr. Passare per disopra. 
|Varcare, Valicare, Superare (monti, 
colline I Oltrepassare (fossi, fiumi, cor- 
si d'acqua). 
Prt. Cavale. 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 



Cavalèt, sm. Cavalletto, Arnese mo- 
bile di legno o di metallo con tre o 
quattro gambe, adatto a sostenere 
pesi. 

PI. Cavale. 

I Béva a cavai et. Siepe morta di rami 
di spini di marruche, disposti ad arcali 
accavallati. Siepe a cavalletto. | De' de 
cavalét, Cucire fare del sopraggitto. 
I Cavalèt da muradór, Trespolo, Capra, 
Capretta; Cavalèt da fotògrafo. Trep- 
piede per fotografo; Cavalèt da pitór, 
Cav. da pittore. 

Cavalèta, sf. Cavalletta, Locusta (F.) 
Imbroglio, Truffa | Il (Cavalletto. Mas- 
sa di bia<Ja. 
PI. Cavalèt. 

I Ande' avanti a forza 'd cavalèt, (in 
commercio). Commettere una truffa 
dietro l'altra. 

I Cavalèta dia bughé. Cavalletto a tre 
piedi su cui si mette il mastello del 
bucato per versarci il ranno. Cavalletto 
del bucato. 

] Cavalèta di gambarón. Catasta degli 
stolli del granone. 

Per « cavalèta », nel sign. di mucchio 
di..., vedi « cavajón ». 

Cavalìr, sm. (v. Gamblón) 

Cavalìr, sm. Cavaliere | Baco da seta. 
PI. Cavalir. 

Cavalòn, sf. Cavallone, Onda di mare 
mosso, (v. Cavajón). 
PI. Cavalòn. 

Cavariola o Carvajòla, sf. Capriola. 
PI. Cavariòl o Carvajòl. 

Cavarteli, sm. Frullino, Beccastrino, 
Sordone, Beccaccino sordo, B. minore. 
PI. Cavartén 

Cavartón, sm. Croccolone, Beccacci- 
no maggiore. 

Cavdàgna, sf. Cavedagna, (Pascoli). 
Strada campestre, specialmete lungo le 
testate dei campi. 
PI. Cavdàgn. 

Cavdèl, sm. Cavezzale. Stricia di ter- 
reno alla testata di un campo. 
PI. Cavdèl. 

(Dal lat. capitàlis, da cui l'it. ant. ca- 
vedale). 

Cavdèl, sm. Capézzolo. 
PI. Cavdèl. 
(Dal lat. capitellum, dimin. di caput- 



CAVO 



89 



CAVI 



tis, da cui l'it. ant. cavedello. Radice 
indoeuropea Kap- «testa»). 

Cavdén, sm. Cavedano. 
(Squalius cephalus). 
PI. Cavdén 

Cavdón, sm. Cavedone. Sbarramento 
di terra (diga) alla testata di un corso 
d'acqua. ! Alare, Capitone. PI. Cavdòn. 
(Dal lat. capitò, capitonis, dalla testa 
grossa. DEI; tramite il lat. med., ca- 
vedone. GLE). 

Cavdunér, tr. Chiudere, sbarrare con 
cavedone. (V. Cavdón). 
Prt. Cavduné 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Cavècia, sf. Capecchio. Canapa di in- 
fima qualità, grossa e liscosa che si 
ottiene dalla prima pettinatura della 
canapa. 

[ Cavècia bianca, Capecchio bianco. No- 
mignolo scherzoso rivolto a persona 
che ha il capo canuto. 
(Dal lat. med. cavecha, capecchio, GLE, 
che viene dal lat. capitulum, parte sup. 
degli alberi. V. DEI). 

Cavéda, sf. Uscita, Battuta, Risposta. 
PI. Cavedi. 

Cavéj, sm. Cavicchio. (Dall'antico ca- 
viglio, sec. XV), Cavicchia. 
PI. Cavèj. 

I Cavèj da l'aj, Cavicchia per piantare 
l'aglio. 

I Piante cun e' cavèj da l'aj. Detto in 
senso canzonatorio per dire Sempli- 
ciotto. 

Cavèja, sf. Caviglia o Malleolo. 
I Caviglia. Perno di ferro. [ Chiodo di 
grandi dimensioni. 
PI. Cavèj. 

I Cavèja dal j' aneli (o Cavèja longa). 
Caviglia dagli anelli o Caviglia lunga. 
Alberello di ferro battuto infisso nel 
timone nella parte posteriore al gioco, 
coronata nella parte superiore di fregi, 
anella tinnanti. Impedisce al gioco di 
scivolare indietro. 

I Cavèja curta. Caviglia corta. Perno 
infisso anteriormente al giogo che gli 
impedisce di scivolare in avanti e con- 
sente alle mucche di tirare. 
I Cavèja campanéna (V. Cavèja dal j' 



aneli). 

I Cavèja buscala, Mastio dello sterzo. 
« La cavèja dal j' aneli - dice F. B. 
Pratella - è il simbolo dell'anima can- 
terina della Romagna ». 
(Lat. clavicula; lat. med. cavigla e 
caviglia GLE). 

Cavèl, sm. Capello. 
PI. Cavèl. 

i Cavèl stis, Capelli lisci; C. undulè, 
C. ondulati; C. ingritè, C. crespi; C. 
rè^, C. ricci; C. smulè, C. disciolti. 
i Una volta si aveva cura di distrug- 
gere i capelli che rimanevano nel pet- 
tine, perchè le streghe li avrebbero po- 
tuti raccogliere per farne malefici in- 
districabiU. 

Cavèlcavì, sm. Cavalcavia. 
PI. Cavèlcavì. 

Cavér, tr. Levare, Togliere, Cavare, 
Strappare, Sradicare. 
Prt. Cave 
PL Cave 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Cavèrna, sf. Caverna, Spelonca. 
PI. Cavèran. 

Cave§a sf. Capitozza (Antico it. « ca- 
passa»; sec XVI; che significava cep- 
po di una pianta. V. DEI). Estremità 
superiore del tronco. 
PI. Cavè|. 

(Lat. med. cavacia. Vedi GLE alla voce 
« cimale »). 

Caverà sf. Capezza. (Sec. XV. Ca- 
vezza). I (F.). Ragazzo discolo, j Ca- 
naglia. 
PI. Cavè^. 

I Fé' pighé' al cave?. (F.) Far perdere 
l'alterigia. 

I Pighé' al cavèz. (Piegare la cima). 
Detto di pianta che si appassisce. 
I Tnè' curt 'd cavèja, Tener corto di 
capezza. (P.) Concedere poca libertà; 
Tenere a corto di quattrini. 
(In Pulon Matt (sec. XVI). canto IV. 
st. 4, « el cavezz », le canaglie). 

Caviléna, sf. Cuscuta. 
(Cuscuta vulgaris). 

Cavilòn, agg. sm. Capelluto. 
PI. Cavilòn 
F. — Ona 



CAVI 



90 



CEVA 



PI. P. — òni. 

Caviterà, sf. dispr. Capigliatura disor- 
dinata, spettinata, incolta. 
PI. Cavilér. 

Caviulìn, sm. Piolino. 
PI. Caviulin 

Cavlùta, sf. Barbatella di vite. 
PI. Cavlùt. 

Cijat. med. caveluta, vite novella, GLE; 
da lat. caulxs, stelo di pianta erbacea) 

Cavrér, sm. Capraio. 
PI. Cavrèr 
Tr. — èra 
PI. F. — èri. 

Cavrèt, sm. Capretto, Caprettino. 
PI. Cavrèt 

1 Svélt com'un cavrèt, Agile come un 
capretto. 

Cavrèta, sf. Beccaccino, Pizzardella, 
Pizzarola, Beccaccino reale. 
PI. Cavrèt. 

Cavrìn, sm. Caprettino. 
PI. Cavrm 
F. Cavrìna 
PI. F. Cavrìni. 

Cavrón, sm. Capro. 
PI. Cavrón. 

Cavtéla, sf. Cautela, Precauzione. 
PI. Cavtél. 

Cavu§òt, sm. Piccola branca d'albero. 
PI. Cavu§ót 

Ca^a, sf. Caccia. 
PI. Caz. 

Ca^adòr, sm. Cacciatore. 
PI. Cazadùr. 

I Ca^adòr da vaia, C. di palude; Ca^a- 
dòr da pél, C. di lepri; C. da capàn, 
C. che fa la caccia col capanno. 
(Lat. med. cazador, GLE). 

Cajarola, sf. Cazzeruola. Specie di 
tegame di terracotta. 
PI. Cazaròl. 

(Lat. med. casarola, recipiente in cui 
si fa il formaggio, GLE). 

Ca^à^, sm. Cazzacelo. (Vocabolo ra- 
vermate). Scioccone. 
PI. Ca^è?;. 

Cazimpéri, sm. Cacimperio, Caciola- 
ta. Specie di crema di formaggio, bur- 
ro, rossi d'uovo, latte (V. Artusi); op- 
pure di uova, formaggio, burro, saie 
e pepe. 



Camola, sf. Cazzuola, Mestola. 
PI. Cazòl. 

I Bota 'd cazòla. Colpo di cazzuola. 
Fendente di cazzuola. 
(Dal lat. med. cazza, cazzuola, GLE). 

Ca^òn, sm. Sala (Tipha latifolia). 
Detta anche Mazza sorda. 
Con « cajón » si indica la spiga cilin- 
drica della pianta da cui si ricava « e' 
piumén ». 
PI. Ca^ón. 

Cazót, sm. Cazzotto, Pugno alle co- 
stole. 
PI. Ca^ót. 

Casule, f. Quanto può reggere una 
cazzuola. 
PI. Casule 

Cazutèr, tr. Cazzottare, Dar cazzotti. 
Picchiare coi gamiti alle costole, Spin- 
gere coi gomiti. 

Cèc, sm. Male delle galline (difterite 
e laringotracheite). 

Cepa, sf. Seppia. 
PI. Cep. 

Cèr, sm. Chiaro. Piccolo specchio di 
acqua in padule. | Chiarore. Lumino- 
sità. 
PI. Cèr. 

Cèr, agg. Chiaro, Limpido. ] Eviden- 
te, Palese. 
Pi'. Cèr 
F. Céra 
PI. F. Céri. 

I Acv céri. Acque chiare (che hanno 
depositato la fanghiglia nelle bonifi- 
che). 
(Lat. clarus). 

Cèrg, sm. Chierico. 
PI. Cèrg 

Cèrga, sf. Chierica. 
Chiazza priva di capelli. 
PI. Cèrg. 

Cèf, sm. Cesso, Latrina. 
PI. Cè§. 
(Lat. med. cessus, latrina. GLE). 

Cèva, sf. Chiave. 
PI. Cév. 

E' rò^ dal cév, Il mazzo delle chiavi. 

Céva inglèsa, Chiave inglese. 

Céva a -òt faz. Chiave a otto facce, 
a otto trafori. 

Céva a tub. Chiave a tubo. 



CHE 



91 



CHER 



I Céva de zug, (F.). Modalità per ri- 
solvere il gioco. 

I Mas-C, Chiave maschio; Fémna, Chia- 
ve trapanata; 

i Occ dia céva," Anello o Capo; Gam- 
bón, Fusto o Canna; Ovar, Ingegni; 
Taca, Tacca, Dente. 
(Lat. clavis, chiave). 

Che, pron. rei. per tutti i numeri e ge- 
neri. Il quale, la quale, i quali, le quali. 
j agg. Che bel cvèl, Che bel coso! ' 
Che? Che cosa? | cong. ] esci. ] pron. 
dim. Codesto. 
(Lat. quis). 

Che, sm. Cattivo odore, Afrore, Tan- 
fo, I Sapore sgradevole, Sapore inde- 
finito. 

I Dono di sapersi rendere simpatico. 
I E' manda un che; U s' sént un che; 
L'à im che!.... 

Checra, sf. Chicchera. 
PI. Chècar. 

Chèganid, sm. Scria. Ultimo degli uc- 
cellini del nido (Petrocchi). Cria. 

Chègasàngv, m. Adonide, Occhio del 
diavolo. 
(Adonis aestivalis L.). 

Chègna, sf. Cagna. Femmina del ca- 
ne. 

PI. Chègn. 

I De' la chègna. Dar la cagna | (F. ) 
Mandar via. 

Chéica, sf. Calca, Affollamento. 
PI. Chèic. 

Cheicatrèp, m. Calcarello. Nome del- 
lo spirito-folletto « Mazapègul » nella 
tradizione della montagna romagnola. 
(L. de Nardis). 

Chéld, sm. Caldo, Calore. 
PI. Chèld. 
I agg. Caldo 
PI. Chèld 
F. Chélda 
PI. F. Chèldi 

I Int e' s-ciòp de chéld. Nel momento 
di maggior calura. 
I Metr'in chéld. Mettere al caldo. 

Chèlda, sf. Calda. Operazione del met- 
tere il ferro nel fuoco perchè prenda il 
grado di calore richiesto per la lavorai- 
zione. 
PI. Chéldì. 



I De' la chélda a e' fèr. 

Chélma, sf. Calma, Tranquillità, Pa- 
dronanza di sé. 

Chèlom, agg. Calmo, Quieto, Tran- 
quillo, Placido. 
PI. Chèlom. 
F. Chélma 
PI. F. Chélmi. 

Chélza, sf. Calza che si applica co- 
me segno di riconoscimento alle zampe 
delle galline. \ Geto degli uccelli da 
richiamo, e degli zimbelli ' Calza. 
PI. Chélz. 

[ Mètar al chélz a la zvèta, Calzare la 
civetta. 

Chélzar, sf. pi. Carcere. 

Chép, sm. Capo. 
PI. Chép 
F. Chépa 
PI. F. Chépi. 

Chèpcóla, Capocolle, tra Forlimpo- 
poli e Cesena. Chiamato anche Mónt 
spaché. 

Chér, agg. Caro, di prezzo 
PI. Chèr 
F. Chéra 
PI. F. Chèri. 
|Caròt, Caruccio (di prezzo). 

Chèra, sf. Piacere. 
1 A j' ho chéra. Ho piacere. 
Nel poema Pulon Matt, canto III, st. 
74, (sec. XVI), si legge «ho avù a 
cara », ho avuto piacere. 

Chérd, sm. Cardo, Gobbo. 
PI. Chèrd. 

« I chèrd » sono anche i due elementi 
del cardo o scardasso per scardassare 
la lana. 

Chéma, sf. Carne. 
PI. Chéran. 

I La chéma eh' crè§ la n' pò sté fer- 
ma, La carne che cresce (i bambini) 
non può star ferma. 
I Chérna mata. Carne matta è chia- 
mata quella delle natiche. 
I U n' gn' avanza chéma in pcarì 
ch'u n' vegna e' géval a purtéla vi. 
(Non si avvilisca la zitella, perchè an- 
che per lei ci sarà, purtroppo, un 
marito). 

Chérpa, sf. Carpa. 
PI. Chérp. 



CHER 



92 



CHIL 



Chérpan, sm. Carpino (legno e albe- 
ro). 

PI. Chérpan. 
(Carpinus betulus). Lat. carpinus. 

Chérta, sf. Carta. 
PI. Chért. 
I Chérta suga, Carta suga. 

Chérta sugaréna, Carta velina. 

Chérta da ?ug, Carta da gioco. 

Chérta strada, Carta da macero. 

Chérta ?;ala, Cartapaglia. 

Chérta buléda, Carta bollata. 

« Chérta » sign. anche documento. 

?ughé al chért, Giocare a carte. 

E§ar pèrs int al chért, (F.) Essere 
dedito al gioco. 

j Din una chérta 'd tot i zug, Dirne 
di tutti i colori. 

I De' al chért, Distribuire le carte (al 
gioco). 

I Tire' par l'urècia al chért, Succhiel- 
lare le carte. 

I Fé' al chért, Predire il futuro, la sor- 
te, con le carte | Praticare la carto- 
manzia. 

Alcune carte da gioco hanno un loro 
nomignolo. Il due di bastoni è « al 
co§ dia nòna », le coscie della nonna ; 
il due di denari, « j' occ dia ^veta », gli 
occhi della civetta; il due di spade, 
« cami§a lorda » camicia lorda ; l'asso 
di denari, « l'òv fret » l'uovo fritto ; l'as- 
so di coppe, « la pivaròla », la pepa- 
iola ; l'asso di bastoni « sumarón » so- 
marone, o « e' trastól 'd cai don », 11 
trastullo delle donne; il tre di bastoni, 
« la f ascéna », la fascina ; il quattro di 
spade, « la bara », la bara ; il cinque di 
spade, « e' rastel de casén », il cancello 
del postribolo ; i fanti sono « al spèj », 
le spie, e portano male; il fante di 
coppe « quel che e' rubè l'uva seca a 
e' Signor », quello che rubò l'uva passa 
al Signore; il fante di denari «bela 
mela », bella mela ; il due di coppe « e' 
martèl dia ca' », il martello della casa. 

Chérzar, sm. Carcere. 
PI. (f.) Chérzar. 

Ché§, sm. Caso, Accidente 1 Mera- 
viglia, Sorpresa. 
PI. Chè§. 

1 A ché§, A caso. | Par ché§. Per caso. 
Casualmente. | Fé* ché§,Badare, Sof- 



fermarsi a considerare ; Osservare ; Da- 
re importanza | Fé-^an che.?, Meravi- 
gliarsi, Farci caso, Tenerne conto | Par- 
sene caso. 

Chév, sm. Capo, Estremità, Fine | 
Tralcio di vite. 
PI. Chév. 

I In chév de camp, In fondo al campo. 
I In chév de mond, In capo al mondo. 
I In chév dia bót,^. Agli ultimi sgoccioli. 
I In chév de mònt. In cima al monte. 

Chéva, sf. Cava. 
PI. Chév. 

j Chéva de sas. Cava di pietre i Chéva 
de sòifan. Solfatara (Suif anéra). 

Chéval, sm. Cavolo. 
PI. Chéval. 

I Chévalfiór, Cavolfiore. 
PI. Chévamùr. 

Chévra, sf. Capra. 
PI. Chévar. 

I Pindént dia chévra, Tettole. Bargi- 
gli della capra. 

Chév§a, sf. Causa. Motivo Lite giu- 
diziaria. Dibattito giudiziario. Proces- 
so. 
PI. Chévs. 

Chi, pron. Per tutti i generi, casi e nu- 
meri, Chi, Colui il quale, Coloro i 
quali I esci. | pron. dim. pi., Codesti 
I Chi ch'l'è l'è. Chiunque sia, Sia chi 
sia. 

Chietànza, sf. Quietanza. 

Chignèr, intr. Bisognare; Dover fa- 
re; Esser mestieri. 
Prt. Chignù 
PI. — ù 
F. — uda 
PI. F. — udi. 

(Dal lat, convenire, adattarsi, acco- 
modarsi, V. DEI). 

Nel ravennate del sec. XVII, abbiamo 
la frase : « Al chegna che vagga vie », 
bisogna che vada via. (v. Aruch A. op. 
cit.). 

Chilo, sm. Chilo, Chilogrammo. 
PI. Chilo. 

Chìlòmlt, sm. Chilometro. 
PI. Chilómit. 

Chìlumitràgg, sm. Chilometraggio. 

Chil^, sm. Calcio } Pedata | Con- 
traccolpo. 
PI. Chil?. 



CHIL 



93 



CIAF 



I Ogni chil? e' manda avanti un pas, 
Ogni calcio spinge avanti di un passo. 
Ogni più piccolo aiuto può servire a 
far raggiungere, lo scopo. 

Cliil^ìr, tr. Calciare intr. Calciare. 
I Dare il contraccolpo (di armi da 
fuoco). 

China, sf. China. 
j Inciòstar 'd china, Inchiostro di chi- 
na. 

Chincagliarì, sf. Chincag-lieria, Chin- 
caglie. Chincaglierie. Oggetti minuti, di 
poco valore. 

Chinén. sm. Chinino. 
] Pastén 'd chinèn, Compresse di chi- 
nino. 

Chinér, tr. Chinare, Abbassare il ca- 
po la persona (ma non inchinare). 
Prt. Chiné 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 

Ciabòt, sm. Chiasso. 

I Fé' de ciabòt, Fare del chiasso. 

II DEI ha « Ciabare, intr., XIX sec. 
Chiacchierare, ciarlare a voce alta... 
voce toscana, onomatopeica ». Cita an- 
che il corso « ciaba », ciarla da bra- 
vazzone. 

n francese ha Jabotage (s.m.) e ja- 
boterie (s,f.), cicaleccio. 
PI. Ciabòt. 

Ciào, onomat. Suono imitativo di 
cosa che si spezza. 

Ciàcar, sf. pi. (da Ciacra) Chiacchie- 
re I Pettegolezzi, Maldicenze, Dicerie 
I Ciarle. 

I Fé' dal ciàcar. Chiacchierare, Di- 
scorrere I Mètar fura dal ciàcar. Divul- 
gare dicerie. 

I Andésn' in toti ciàcar, Perdere il 
tempo in chiacchiere. 
I Ave' piò ciàcar eh' n'è un ^da^ér, 
Aver più chiacchiere di un venditore 
di setacci. 

Ciacaréda, sf. Parlata, Chiacchiera- 
ta, Discorso, Ragionamento. 
PI. Ciacarèdi 

I Fé' una ciacaréda a òn. Fare un di- 
scorso a uno. 

Ciacarén, sm. Persona dalla facile 
parlantina. 



PI. Ciacarén 
F. — éna 
PI. F. — éni. 

Ciacaréna, sf. Parlantina [ Chiacchie- 
rina, Donna dalla parlantina facile. 

Ciacarér, intr. Chiacchierare, Parla- 
re. 1 Mettere sull'avviso. 

Ciacaròn, sm. Chiacchierone (in sen- 
so buono cattivo a seconda del caso). 
F. Ciacaròna 
PI. F. Ciacaròni. Pettegole. 

Ciàcra, sf. Pettegolezzo, Maldicenza, 
Diceria. 
PI. Ciàcar. 

(Oltre ai sign. di cui sopra vale anche 
chiacchiere (v. Ciàcar). 

Ciaméda, sf. Chiamata. 
PI. Ciamèdi. 

Ciamér, tr. Chiamare. 
Una volta c'era l'usanza, durata fino 
ai primi di questo secolo, di non chia- 
mare per nome, ma di dire : « Ohi t' a 
n' abèd!»; cioè, «Olà, tu non badi!» 

Ciancia, sf. Uomo noioso, petulante. 
PI. Ciance. 

Ciàp, sm. Cappio, Chiappo, Trapelo. 
Canapo con uncini per trainare, tirare 
avanti pesi. Ora è una grossa catena. 
L'uncino posteriore del chiappo si ag- 
gancai a « e' gulpèr » per dar aiuto, 
con un altro paio di mucche, a bestie 
aggiogate. 
PI. Cèp. 

L'è' sòl pr' e' ciap. E' solo per il pren- 
dere. Detto di chi vuole sempre e non 
dà mai. 

Fé' a ciàp a ciàp, Fare a prendo a 
prendo. Fare a chi (dovendo sceglie- 
re una cosa) prende per primo. 
(Dal lat. tardo capulum. DEI). 

Ciàp, sm. Stormo di uccelli di grossa 
taglia. 

I Ciàp d'anèdar. Stormo di germani. 
I Ciàp 'd oc Stormo di oche. 
PI. Cèp. 

Ciàp, agg. prt. Preso, Acchiappato, 
Catturato. 
PI. Cèp 
F. Ciàpa 
PI. F. Ciàpi. 

Ciàp int e' fat. Colto sul fatto. 
I Ciàp pr'e' col, (F.) Costretto, Messo 
in condizioni di bere o affogare ' Ciàp 



CIAF 



94 



CIOR 



a l'impruvisa, Colto di sorpresa. 

Ciàpa, si. Natica, Chiappa. 
PI. Ciàp. 

Ciaparòla, sf. Cappio. 
PI. Ciaparòl. 

Ciapér, tr. Prendere, Afferrare | Co- 
gliere^ Colpire I Prendere (di paga, 
stipendio, onorario). 
Prt. Ciapé e Ciàp 
P. Ciapé e Cèp 
F. Ciapéda e Ciàpi 
PI. F. Ciapédi e Ciàpi 
I rfl. (Oltre ai sign. di cui sopra): An- 
dar d'accordo. Sapersi comprendere. 
I Ciapé' e' culor, Invaiare (detto spe- 
cialmente dell'uva e dei convalescenti). 

Ciapéra, sf. (v. Ciap). Chiappo. 
PI. Ciapèr. 

Ciapòn, sm. Chiappone. Chiappo con 
elementi più robusti del comune. 

Ciarè, sf. Chiarata. Impiastro di chia- 
ra d'uovo e stoppa applicato per cu- 
rare slogature. 
PI. Ciarè. 

Ciarél, sm. Chiarello, Vinello. 
PI. Ciarèi. 

Ciartén, agg. Chiaretto. 
PI. Ciartén 

Cìa^lér, intr. Fare chiasso (delle ana- 
tre) I Parlottare (di donne). Chiassare 
(Forse dal lat. tardo « conclassare », 
gridare insieme, (v. DEI, alla voce 
« chiasso »). 

Ciaslèr, sm. Chiacchierio delle ani- 
tre I Chiasso (di anatre e di donne). 

Ciatén, sm. agg. Chietino, Bigotto. 
PI. Ciatén. 
F. — a 
PI. F. — i. 

Ciavadùra, sf. Serratura. 
(Dal lat. medioevale « clavatura ». Mo- 
dena, 1244). 
PI. Ciavadùr. 

Ciavel, sm. Chiavello. Piccolo piolo. 
PI. Ciavèl. 
(Dal lat. med. clavellus, chiodo. GLE). 

Ciavér, (v. Inciaver). 
(Dalla rad. europea klew- « chiudere, 
serrare, fissare »). 

Ciavèta, sf. Chiavetta. 
PI. Ciavèt. 

Ciàvga, sf. Chiavica | Piccolo ponte, 
PI. Ciàvg. 



(Lat. med. clavica, ponticello (1359), 
GLE). 

Ciavgòt, sm. Elemento per chiavica 
in terracotta che consta di due parti 
incavate, combacianti. 
Piccolo tubo di terracotta per chiavica. 
PI. Ciavgót 

Cica, sf. Cicca, Mozzicone di siga- 
ro o di sigaretta. Tabacco da masticare 
I Gomma da masticare | Basco. 
PI. Cic. 
I Ande' a cic, Raccatare cicche. 

Cicadór, sm. Persona dedita al vi- 
zio di masticar tabacco. Masticatore 
di tabacco. 
PI. Cicadùr. 

Cichér, tr. Azzeccare, Colpire. 
I ?ughér a ciche. Giocare ad azzecca- 
re. Gioco infantile che consiste nel 
colpire, con la propria, la pallina di un 
altro. 
Prt. Ciche 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Cichér, int. Masticare tabacco. 

Cichèt, sm. Cicchetto, Bicchierino di 
liquore | Rimprovero. 
I De' e' cichèt a e' mutór, Dare il cic- 
chetto al motore, Immettere un po' di 
benzina supplementare nella camera di 
scoppio. 
PI. Cichèt. 

Ciò, interiezione. Ehi!, Bada bene! 

Gioca, sf. Ciocca, Ciocca di capelli. 
PI. Ciòc. 

Ciòcia, sf. Capocchia, di fiammifero. 
PI. Ciòcal. 

Ciod, sm. Chiodo. 
PI. Ciùd. 

I Arivé' a e' strèt de ciòd, (F.) Ve- 
nire alle strette. 
(Lat. med. clodus, chiodo. GLE). 

Cióndal, sm. Ciondolo. 
PI. Cióndal. 

Gino, sm. Cinema. 
FI. Cino. 

Ciòpa, sf. Paio, Coppia. 
PI. Ciòp. 

Cioral, sm. Occhione, Strillone^ Uri- 
gino, Gran piviere. 

Ciòrla, sf. Mascherina, Loia. 
Avere la « ciòrla » significa avere il 



CIOS 



95 



CIUT 



muso sporco. Generalmente si dice dei 
bambini dopo che hanno mangiato. 
PI. Ciòrlì. 

Ció§, agg. Sudicio. 
PI. Ció§ 
F. — a 
PI. F. — i. 

Ciòza, si. Chioccia, j Gallinelle, Ple- 
iadi. Gruppo di stelle che si vede nel- 
la costellazione del Toro. 
I (F.) Persona malaticcia. 
PI. CÌÒ5. 

Cipulén, sm. Seppietta (Sepiola Ron- 
deleti). 
PI. Cipulén. 

Cirgòt, sm. Chierichetto. 
PI. Cirgót. 

Cirlér, intr. Cinguettare. 

Cirlón, sm. Lodola che, prillando e 
cantando, sale in alto nel cielo e sta là, 
come ferma, ebbra di luce e di canto. 
PI. Cirlón. 

Ci§a, sf. Chiesa. 
PI. Ci§. 

Cilena, f. Cesena. 
« A proposito del nome, Aldo Manuzio 
afferma che, avendo nove esemplari di 
Cicerone sotto gli occhi, non ne trovò 
uno conforme all'altro nella parola Caa- 
senam. (Caesanam, Caesenam, Caesan- 
nam, Caesariam, Censaenam, Consona- 
rum). Cita inoltre un Censenia di Tito 
Livio », G. Pasolini - Zanelli. 
I Ciséna la j' è la pie di tri pepa, Ce- 
sena è la città dei tre papi (Clemente 
XIV (Ganganelli); Pio VI (Braschi) e 
Pio VII (Chiaramonti). Il detto popo- 
lare si riferisce ai monumenti di quei 
tre papi, perchè il primo è nato a San- 
t'Angelo in Vado, in Prov. di Pesaro- 
Urbino. 

Cìsnàtic, sm. Cesenatico. 
Sorse per opera dei Cesenati come por- 
to di Cesena nel 1303. Prima vi sor- 
geva un castello detto Tumba de Sancto 
Thoma. 

Cigola, sf. Chiesuola. 
PI. Ci§òl. 

Giù, sm. Chiù, Assiuolo. 
PI. Giù. 

I Viene chiamato « ciù » anche il Gu- 
fo comune, o Gufo minore, o Alloc- 
chetto. 



I Di persona stupida si dice che «u 
j' à de vin bèc e' ciù», cioè le ha 
dato un becco il chiù. Per questo, 
« ciù » significa pure stupido. 
I Sté' com'è' ciù int la pàmpna. Sta- 
re come l'assiuolo fra i pampani, 
(F.) Bearsi di un bel nulla | (F.) Sta- 
re come r assiuolo fra i pampani, 
(In tono di scherno). 

dùca, sf. Sbornia. 
PI. Ciùc. 

Ciùdar, tr. Chiudere. 
(Dal lat. «eludere»). 
Prt. Ciù§ 
PI. — Gius. 
F. — a 
PI. F. — i. 

Giudéla, sf. Chiodo, Chiodo lungo. 
PI. Giudèi. 
(It. ant. chiovello, chiodo). 

Giùgla, sf. Brocca. Canna ladra. Broc- 
ca per coglier frutta. 
PI. Ciùgal. 

Giuitén, sm. (v. Tutanén). 

Giumpir, tr. Compire, Compiere, Fi- 
nire interamente. 
Prt. Ciumpì 
PI. — 
F. — ida 
PI. P. — idi. 

(Aruch Aldo, in op. cit., sec. XVII, 
scrive: « Chiumpt. Ho chiumpì. Ho fi- 
nito ». 

Giurlòn, sm. Chiurlo piccolo. 
PI. Ciurlòn. 

Giù§, sf. Chiusa. 
PI. Ciù§. 

Gius, agg. prt. Chiuso, Serrato I Chiu- 
so, Riservato, Poco espansivo. 
PI. Ciu§ 
F. — Ciu§a 
PI. F. — Ciu§i. 

Giù^a. sf. Chiusa, Diga. 
PI. Ciù§. 
(Lat. 1408, Forlì, cluxa). 

Giu^én, sm. Chiusino. Coperchio per 
chiudere il buco del cesso. 
PI. Ciu§én. 

Giuijitc, sf. Sporcizia, Sudiciume. 
PI. Ciusité. 

Giuste, sf. Sporcizia. Sudiciume. 
PI. Giuste. 

Giutèr, tr. Coprire. Celare. 



CIUT 



96 



CMAC 



Prt. Ciuté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Ciutùr, sm. Tappo per bottiglia. Tu- 
racciolo. 
PI. Ciutùr. 

(Da cluditorium (S. Muratori); dal 
lat. tardo eludere). Il dial. ant. à 
chiutùr. 

Ciuvèta, sf. Totano moro, Gambet- 
ta scherzosa, Chiò-chiò, Pantana gri- 
gia. 

Ciuvitén, sm. Piro-piro, Culbianco, 
Piovanello codibianco, P. maggiore, 
Giarolo, Giaroncello, Rinirolo, Squini- 
rolo. 
(v. Tlitanén). 

Ciu^é, sf. Nidiata (di pulcini, tac- 
chinotti, ecc.). 
PI. Ciu^é. 

Ciu^ér, int. Chiocciare (della chioc- 
cia che manda il suo verso) | (F.) Co- 
vare una malattia | Essere indisposto, 
malazzato. 

Ciuzèta, sf. La costellazione delle Ple- 
iadi. 

CI, agg. dim. Quel, quello. 
I Cl'om!, Quell'uomo! (Maniera di chia- 
mare imo sconosciuto). 

Ola, agg. dim. (f) Quella. 
Contrazione dell'ant. dial. « quia ». 
I eia dona!. Quella donna! (Maniera 
di chiamare una sconosciuta). 

Clarèn, sm. Clarino. 
PI. Clarén. 

Cla§, m. Classe. L'antico « Portus 
classis » di Ravenna. Fu distrutto nel 
750 da Liutprando. 

La Basilica di S. Apollinare in Clas- 
se è del 549; il suo campanile è del 
X secolo. 

Secondo U. Majoli (Piccolo cabotag- 
gio...) fu G. Cesare che diede al porto 
di Ravenna il nome di Portus Classis 
o Classicanus. 

Cialda, sf. Classe 1 Qualità. 
PI. Ciaf. 

Cla|èfìca, sf. Classifica, Graduatoria. 
PI. Cla§èfic. 

Cla§ifichér, tr. Classificare (sport). 
Prt. Clasifiché 
PI. — è 



F. — éda 
PI. F. — édi. 

Claziòn, sf. Colazione che si consu- 
mava alle 9 circa, 
(v. Lazion). 

Clèri, sm. Clero. 

Clerichèl, sm. Clericale. 
PI. Clerichèl. 

Clè^ (o Clè§a), sf. Ecclisse. 
PI. Aclèf. 
(Lat. eclipsis). 

I La clè§ l'è sègn 'd gvèra, L'ecclissi 
è indizio di guerra. 

Ciinto, sm. Uva usata come colorino. 

Clómb, sm. Piccione selvatico | Co- 
lombo torraiolo, | Colomba sassarola ! 
P. torraiolo P. marino I P. selvaggio. 
PI. Clómb. 
(Lat. Columbus). 

Clona (o Culóna) sf. Colonna | Cip- 
po. 

PI. Clón (0 Culón). 
I Culóna di Franai?, Colonna dei Fran- 
cesi. Cippo di Gastone di Foix, sulla 
riva destra del fiume Ronco, a pochi 
chilometri da Ravenna. Fu fatto erì- 
gere, nel 1562 circa, dal Cardinale Pier- 
donato Cesi a ricordo del Foix che ivi 
aveva trovato la morte l'U aprile 1512 
nella Battaglia di Ravenna. 
I Culóna dal j' aneli (v. Anela). 

Clu, pron. Colui. 
Forma contratta dell'ant. dial. « qulù ». 

Clumbà?, sm. Colombaccio, Palom- 
bo, Favazzo. 
PI. Clumbè^. 
(Lat. med. colombatius, DEI). 

Clutnbéla, sf. Colombella, Palumbel- 
la. PI. Clumbèli. 

Clumbéna de Spiritusànt, f. Colom- 
bina dello Spiritosanto. Così nel raven- 
nate era chiamata anticamente la co- 
lomba che serviva per eleggere il ve- 
scovo. I vescovi di Ravenna eletti a 
mezzo della colomba sono chiamati 
« vescovi colombini ». 

Clumbèra, sf. Colombaia. 
PI. Clumbèr. 
(Lat. med. columbara, GLE). 

Clumbin, sm. Colombino, piccolo co- 
lombo. 
PI. Clumbin. 

Cmàcc, m. Comacchio. 



CMAC 



97 



eoe 



(Lat. Comaclum e Comacula). 
Le origini di questa città sono la di- 
sperazione degli studiosi. Si crede che 
la sua fondazione risalga alla distru- 
zione di Spina." 

Cmacér, int. Verbo onomatopeico che 
indica il verso del germano. 

Cmànd, sm. Comando, Direzione. 
PI. Cuménd. 

Secondo la frase, C. può significare 
anche Sopravvento. 

Cmànda, (v. Dmànda). 

Cmandànt, sm. Comandante. 
PI. Cmandént. 

Cmandèr, tr. Comandare | Doman- 
dare. 

Prt. Cmandé 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Cmédra, sf. Amante (Traslato di 
comare). 
PI. Cmédri 
(Lat. med. commater, comare GLE). 

Cmént, sm. Capecchio, Stoppa, Ca- 
napa di infima qualità. 

Cménz, agg. Non più intatto. Non 
più intero. 
PI. Cmén^ 
P. — Cmén^a 
PI. F. — Cmén^i. 

I Bota emènda. Botte avviata, da cui 
si è cominciato a spillare il vino. 
I Mèla emènda. Mela intaccata, dal 
prima morso. 

I Ragà^a emènda, R. defiorata. 
Cmin^èr, tr. Iniziare, Cominciare, 
Principiare. 

Assaggiare, nel senso di cominciare a 
mangiare, a bere. 
Prt. Cmin^è 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Cmin^ipiér, tr. Cominciare. 
(Dalla fusione di un supporto lat. co- 
minti are e del lat. incipere). 

Cmira, sf. Vomere. 
PI. Cmìx. 
(Cesena, sec. XIV, gumeria, GLE). 

Cnó§ar, tr. Conoscere. 
PI. — Cnu§ù 
Prt. Cnu|ù 



F. — Cnufuda 

PI. F. — Cnusudi 

(Lat. volgare, cognoscere). 

Cnufànt, agg. Persona conosciuta, 
Conoscente. 
PI. Cnuscént 
F. — Cnu§ànta 
PI. F. — Cnufanti. 

Cnu^àn^a, sf. Conoscenza. 
I Fé' cnu§ànza. Far conoscenza. Im- 
parare a conoscere. 
PI. Cnufàn^. 

Cóc, sm. Cuculo. 
I (F.) Uomo sciocco. 
PI. Cóc 

] Spud de cóc, (v. Spud). 
I Culór de cóc. Color di cuculo. 
I Aj de cóc. Aglio selvatico, Aglio di 
siepe. 

I C^c da la bela vó§a, cvànt a m' farója 
la spó§a?. Cuculo dal bel canto, quan- 
do mi sposerò? 

j I du o i tri d'abril e' eoe l'à da vini; 
se u n'è vnu i set o j'òt, o ch'l'è mòrt 
ch'l'è cót, (Il due o il tre d'aprile 
/ il cuculo ha da venire; / se non vie- 
ne il sette o l'otto / o che è morto 

che è cotto). 

1 Una leggenda romagnola dice che il 
cuculo insegnò a tutti gli uccelli a 
fare il nido, ma quando si trattò del 
proprio non lo seppe costruire, per 
cui fu costretto a deporre le uova 
nel nido degli altri. Per questo si dice, 
di chi sa solo consigliare gli altri, che 
« e' fa coma e' cóc ». Questo detto ha 
anche un altro significato allusivo, cioè 
« fa... il nido a casa degli altri ». 

I Cvànd che canta, e' cóc, la maténa 
l'è bagné e la sera l'è sót. Quando 
canta il cuculo, la mattina è bgnato 
e la sera è asciutto. Ciò per dire 
che nella stagione in cui canta il cu- 
culo la pioggia si asciuga subito. 
I Cóc, bel cóc d'abril. cvànd òja da 
muri? Cuculo, bel cuculo d'aprile, 
quando ho da morire? 
I L'è coma e' cóc. E' come il cuculo. 
Detto di chi sta sempre nascosto a 
spiare (per curiosità) ciò che fanno 
gli altri. 

I Ave' j'èn de cóc, Aver gli anni del 
cuculo. Essere vecchio decrepito. 



eoe 



98 



COJO 



I I « cóc », i cuculi, erano figurine in 
gesso che volevano imitare il cuculo, 
con due fori sul dorso per modulare 
il suono che si otteneva soffiando per 
la coda alla maniera delle ocarine. 
(Lat. cuculus; radice indoeuropea 
Kuku). 

Còc, sm. Cocco. Beniamino. 

Cócal sm. Noce. Albero che produce 
noci. 

PI. Cócal. Al pi. significa noci, cioè 
alberi delle noci, e noci, cioè i frutti 
e, in quest'ultimo caso, è femminile. 
(Vedi Nò§a e Nòs). 

Cócc, sm. Covo, Cuccia. 
Nicchia ai piedi del pagliaio per rico- 
vero del cane. 

I Capanno da appostamento in valle. 
PI. Cócc. 

Còchi, pi. f. Galline. Cochi! Cochi! 
(Billi, Billi). Modo di chiamare le gal- 
line. 
(V. Pigìi, pigù). 

Cócia, sf. Cuccia, Nicchia scavata ai 
piedi del pagliaio per rifugio del cane. 
PI. Cóc. 

Cociavì, imp. Va' alla cuccia (rivol- 
to al cane). 

Còda, sf. Scricciolo o Scricchiolo. 
PI. Cócal. 

La « cócla » viene chiamata anche « cu- 
clìna ». 

I Altri nomi: Reattino, Re di macchia. 
(Motracilla troglodites). 

Còda, sf. Noce. Frutto del noce. 
PI. Cócal, che significa anche « noci », 
cioè gli alberi che danno le noci. 
I Cócla strèta. Noce malescia. 
I Coda di tri canton. Noce di tre coste. 
Si credè che a tenerla in tasca porti 
fortuna. 

Coda, sf. Coda. 
PI. Còd. 

I La piò dura da scurghé' l'è la coda. 
La più difficile da scuoiare è la coda. 
(F.) L'ultima parte di un lavoro è 
la più faticosa. 

I Coda 'd cavai. Coda di cavallo (V. 
Sedia). 

I Coda 'd sorg. Seghetta sottile e mi- 
nuscola per praticare il foro in cui si 
applica la serratura. 



Codal, sm. Zolla. 
PI. Cùdal. 

L'it. ant. à «cotolo»; il lat. medievale 
codalus, ciottolo (1250); il lat., cotulus, 
pietra, .sasso; da cos cotis, cote. 
(V. DEI e GLE). 

Nel ravennate, del sec. XVII, « cò- 
dol », significava pezzo di mattone, 
(v. Aruch A., op. cit.). 

Codaràn^a, srn. Codirosso, C. ordi- 
nario. 

PI. Codaràn^a. 

! Detto anche: Culràn? e Ru§igndl de 
bu§. 

Códg, sm. Cotica d'erba. Strato er- 
boso che si forma sul terreno lasciato 
incolto. 
(Dal lat. cutis, i>elle?). 

Códga, sf. Cotica, Coterma. 
PI. Códg. 
(Lat. tardo cutica). 

Còfa, sf. Secchione o recipiente in 
cui il muratore tiene la calce. Sembra 
voce di introduzione recente perchè 
una volta si usava la conca. Infatti c'è 
un detto che suona così : « Dónca don- 
ca, / par fer e' murador u j vó la 
conca ». 

(Dal greco Kophinos, «cesto», come il 
latino cophinus, il francese coffe « cas- 
sa » e il tedesco Koffer). 

Còfan, sm. Cofano. 
PI. Cófan. 
(Lat. med. cofanus, cofano GLE).. 

Còjar, tr., intr. Cogliere | Raccoglie- 
re I Colpire I Indovinare, Azzeccare | 
Accadere | Andar via. 
Prt. Colt 
PI. — Cult 
F. — Còlta 
PI. F. — Còlti. 

I S'a cója fé'; Se mi accade di fare... 
I A m' la so' colta, Me la sono colta. 
Me ne sono andato. 
I U s' la cujè. Se la colse. Se ne andò. 

" Còjma, sf. Colmo (di pagliaio, bica, 
mucchio) I Colmatura | Sommità. 
PI. Cójmi. 

Còjom, sm. Colmo (di felicità, di 
sventura, -ecc.) ] Sommità, Colino (di 
tetto, di casa). 
PI. Cùjom. 



COJO 



99 



CONT 



I Còjom dia Iona, Colmo della luna. 

Plenilvinio. 

(Lat. columen, «colmo»). 

Còjom, agg. Colmo. Pieno | Coperto 
(di casa, pagliaio, bica). 
PI. Cùjom. 
P. — Cólma 
PI. P. — Cóimi. 

Còjpa, sf. Colpa. 
PI. Cójp. 

EH una persona sgradita ovunque, si 
dice: L'è coma la còjpa, ch'u n' la vò 
inción. 

] De la còjpa, Dar la colpa. Accusare, 
Incolpare. 

Còl, sm. Collo .] Balla. Collo di mer- 
canzia. 
PI. Cól. 

I A ròta 'd cól, A rotta di collo. 
I E' col dl'acva. Prima massa d'acqua 
di una fiumana. 
t De e' col (F.) Cedere. 

Còla, sf. Colla (Anche Còla). 
PI. Còl. 

(Lat. med. còla, GLE; dal supposto 
lat. colla; dal greco Kolla, gomma e 
colla). 

I Cóla garavèla. Colla da falegname 
(Lat. med colla garavella. GLE). 

Còlfèc, sm. Tuffo (a capofitto). 
PI. Còlfèc. 

I Butéss zó a còlfèc. Fare un tuffo a 
capofitto. 

Còlrós, sm. Collorosso, Moriglione. 

Còlica, sm. Colica. Attacco di dolori 
viscerali. 

(E' più dial. «bota 'd dulùr»). 
PI. Còlie. 

Cólo, sm. Colpo apoplettico. Paralisi. 
PI. Culp. 

Còlta, sf. Cólta, Raccolta (di frutta 
e verdura. Per cocomeri e meloni si 
usa « stachéda »). 
PI. Còlti. 

Coltòrt, sm. Torcicollo. 
Uccello migratore che si nutre preva- 
lentemente di formiche. Depone le uo- 
va nel cavo degli alberi senza fare il 
nido. I CoUotorto, Capotorto, Verti- 
coUo. 
PI. Cóltùrt. 

Coma, avv., cong. Come. 

Cornar, sm. Cocomero (pianta e frut- 



to). 

PI. Cornar. 

(Lat. med. cucumer, cocomero). 

Còmpliz, agg. sm. Complice. 
PI. Compii^ 
F. — Complica 
PI. F. — Complici. 

Cómpra, sf. Compera, Acquisto. 
PI. Cómpar. 
(Lat. med. compara, compera GLE). 

Cómra, sf. Cocomero a forma un 
po' allungata, ovale. 
PI. Cómri. 

Còmud, sm. Comodo, Comodità. 
PI. Cómad. 

I agg. Comodo; Utile. 
PI. Còmud — Cómad 
F. — Còmuda - Cómda 
PI. F. — Cómudi — Còmdi. 

Cónca, sm. Truogolo in legno | Con- 
ca 1 Avvallamento. 
PI. Cònc. 

(Lat. concha, conchiglia, vaso. DEI; 
lat. med. conca, conca, recipiente. GLE). 
I Conca da muradòr. Conca da mura- 
tore. In essa vi si preparava la calce 
ed era scavata nel legno (Ann. Ra- 
vermate, 1959). 

Rimane il detto: « Dónca. dónca, par 
fér e'murador u j vò la conca », Dun- 
que, dunque, per fare il muratore ci 
vuol la conca; cioè per fare un me- 
stiere ci vogliono gli attrezzi neces- 
sari. 

Cóndla, sf. Culla (v. car). 
PI. Còndal. 

I Condla'd brèl Zana. Culla di vetrici. 
(Lat. tardo cunula). 

Cóngg, sm. Misura; Congio. 
(Lat. med. congius, misura, recipiente. 
GLE; dal lat. congius, barile, misura 
di un ottavo di anfora e sei sestari, 
V. DEI). 

I J'è tòt d'un còngg, Sono tutti di una 
misura. Detto di gente della stessa 
risma. 

Cònsul, sm. Console. 
PI. Cònsul. 
(Lat. cònsul). 

Cónt, sm. Conto, Calcolo, Novero 
I Conto, Il dovuto 
] Conte' (titolo nobiliare). 
PI. Cònt 



CONT 



100 



CORI 



I Fé' cónt, Far conto, Fingere 
I Tné' da cónt, Tenere in serbo, Conser- 
vare. I Tné' cónt 'd gnacò§a. Tener cal- 
colo di ogni cosa. |Tnèss da cónt, Aver- 
si riguardo. | Tumé' e' cónt, Convenire. 
I Cónt sbaglié, (F.) Conte squattrinato. 
I Par mi cónt, Per conto mio. Quanto 
a me. | Fè§an cónt, Aver cura. 

Cdntra, avv. pr. Contro 
I De' contra, 1° Giocar contro; 2" Far 
causa contro; 3° Smuovere, spingere 
avanti la boccia ferma madiante quella 
che si gioca. 
(Dal lat. contra, dirimpetto). 

Cdntrabànd, sm. Contrabbando. 

Cdntrabandir, sm. Contrabbandiere 
PI. Contrabandir 

Còntracambiér, tr. Contraccambiare, 
Rimeritare, Compensare. 
Prt. Còntracambié 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Gontracòlp, (v. Rincul). 

Cdntratémp, sm. Contrattempo 
PI. Contratémp. 

Cdntratlèr, sm, Controtelaio, di porte 
e finestre. 
PI. Cóntratlir. 

Contravlén, sm. Controveleno, Anti- 
doto. 

Cdn^a, sf. Concia 
I De' la cón^a, Conciare 
PI. Con? 
(Lat.med. cunza, concia. GLE). 

Cóp, sm. Tégolo, « Coppo » 
PI. Cop 

I A cóp, A coppo 
(Lat. med. cuppus, GLiE). 

Cópa, sf. Coppa. 

Coppa, Premio che si dà al vincitore 

Copa 'd pòrc. Coppa di maiale 
Pi. Cóp 
(Lat. med. copa, collo. GLE). 

Còpia, sf. Copia 
I Coppia, Paio 
PI. Còpji. 

Còpula, sf Cupola 
PI. Cópul. 

Cor, sm. Cuore 
PI. Cur 

j Ave' de cor, Avere del coraggio. 
1 Fé' de cor a òn, Far coraggio a imo 



I Mètar e' cor in pés, Mettere il cuore 
in pace. 

I E|ar tot un cor cu§ì, (F.) Essere le- 
gati a fil doppio. 

(Lat. cor,-dis; rad. indoeuropea Kerd- 
« cuore »). 

Cor, sm. Coro 
PI. Cur. 

Còran, sm. Corno, Strumento a fiato 
ottenuto da una corna. 
PI. Cùran 

I In alcune famiglie di contadini si 
usava — durante i lavori che impegna- 
vano quasi tutta la famiglia — dare il 
segnale del pranzo col suono del corno. 
I Còran è anche il pi. f. di corno. 
(Lat. comu .) 

Còrar, int. e tr. Correre 
I Fare il corridore 
Prt. Còrs 

Córr'in stré. Correre su strada 

Córr'in pista. Correre su pista 

Córar al Mei mèja, Correre la Mille 
Miglia; Partecipare alla M. M. 
I Córar vi, Fuggire, Scappare 
I Córr'a 'vanti, Farsi avanti (come chi 
abbia timore di non arrivare o di non 
esser visto). 

Corda, sf. Corda, Fune 
I Minùgia (corda di violino) 
PI. Còrd 

I De' dia còrda, (F.) Lasciare troppa 
libertà (Lat. chorda). 
Còri, còri, onomat. Ani, ani. Modo di 
chiamare le anatre. 

Còma, sf. Como 
PI. Còran. 

Corp, sm. Corpo 
PI. CuTp. 

\ Ande' da còrp. Defecare 
j C, Reparto militare. 

Córs, sm. Corso, Andamento 
I Via principale, Corso 
I Prt. Corso 
PI. Curs 
F. Córsa 
PI. F. Córsi. 

Còrsa, sf. Corsa, Gara 
I Servizio di linea 
PI. Córsi. 

Corta, sf. Aia 
I Corte (sec. XIII), «cortile» 
PI. Còrt. 



CORT 



101 



COSP 



Anticamente la « corte » era un villag- 
gio con edifìci ad uso anche agrario. 
Molti « mansi » o poderi formavano una 
corte (Così dice Santi Muratori, citan- 
do L. A. Muratori). 
(Lat. cohors,-tis, «recinto, corte rustica» 
e «divisione di campo»). 

Còrtal, sm. Coltro 
Ferro tagliente che sta verticalmente 
davanti al vomere. 



PI. Cùrtal 

(Lat. culter, coltello). 

Cò|a, sf. Coscia 
PI. Cò$ 

I 0§ dia cò§a, Femore 
(Dal lat. coxa, anca). 

Còsp, sm. Zoccolo 
Scarpa col fondo di legno Zoccolo di 
neve che si forma sotto la scarpa. 
PI. Cósp. (Lati med. cuspus). 




Coran, fióc e stécval. Corna, fiocchi per bardare il bestiame e stcccole per te- 
ner ferma la coperta sulla groppa dei bovini. 



COST 



102 



CREM 



Còsta, sf. Costola 
Litorale, Costa, Marina 
Fianco di montagna 
Stecca d'ombrello. 
PI. Cóst. 
Còt, agg. Arsiccio, Adusto, Cotto 
Innamorato 
Vinto dal sonno 
PI. Cót 

F. Cota. Cotta. 
PI. F. Coti 

Còta, sf. Cotta, Abbronzatura 
i Fornata (di pane), Fornaciata di mat- 
toni 

I Innamoramento 

I Ciapé, la cota, Innamorarsi | Prender 
la tintarella di sole. 
PI. Còti 
(Lat. med. cocta, cottura. GLE). 

Còtinfóran, sm. Cottinforno, Casta- 
gna cotta nel forno. 
PI. Cótinfùran. 

Còtum, sm. Cottimo 
I Tu' un lavór a c6tum j Fé' un lavór a 
cotum, I De' un lavór a cotum. 
(Lat. med. cottimum, cottimo. GLE). 

Cóv, sm. Covo 
I E' cóv di lèdar. Il covo dei ladri. 

Cova, sf. Covone 
PI. Còv 

(Lat. med. cova, covone. GLE). 
Cova, sf. (Dova 
Covatéra, sm. 
PI. Covatéra 

Con questo nome è chiamato tanto 
lo strillozzo che il saltimpalo. 

Cò^, sm. Coccio 
I Beccatoio per ucoelli 
i (F.) Persona malaticcia 
PI. Có^ 

I CÓ5 di poi. Abbeveratoio dei polli 
I « I co? », Vasellame da cucina. 

Co?, sm. Cozzo, Cornata, Zuccata 
I Fé' i co?, Fare i cozzi 
I De' di co?, Cozzare 

Còzla, sf Coccola. Seme formato da 
un guscio legnoso e da una mandorla 
(seme di pesco di albicocco e di pru- 
gno). 
PI. Cò?al 

Questa parola ha innumerevoli varian- 
ti in tutti i dialetti e proviene forse 
dal greco Kókkos, nocciolo dei frutti. 



Craijmér, tr. Cresimare 
, Conciare per le feste, Bastonare. 
Prt. Cra§mé 
PI. — é 
P. — èda 
PI. F. — èdi. 

Crasmòt, sm. Cresimando (prima del- 
la Cr. ), Cresimato (dopo la Cr.) 
PI. Crasmòt. 

Créa, sf. (v. Creja). 

Creator, sm. Creatore, Dio. 

Creatura, sf. Creatura, figlio. 
PI. Creatùr 
(v. Cariatùra). 

Creo, sm. Scricchio 
I Scricchio (del legno) 
I Schérp cun e' crèc, Scarpe con lo 
scricchio 

[ Verricello da automobilista 
PI. Crèc 

Crèca, sf. Cricca 
Trio di Asse, Due e Tre dello stesso 
seme, nel gioco delle carte 
I Combriccola, Cricca Ganga. 
PI. Crèc. 

Crèdar, int. Credere, Pensare, Rite- 
nere. 

Prt. Cardù 
PI. — ù 
F. — uda 
PI. F. — udì 
(Lat. credere). 

Crédit, sm. Credito, Stima, Conside- 
razione. 

I CTredito (somma che si ha da avere 
da altri). 
PI. Cridit. 

ereditar, sm. Creditore 
PI. Creditùr 
F. Creditòra 
PI. F. Creditóri. 

Crèja, sf. Piccola quantità capace di 
generare, produrre, suscittare. Seme. 
I Parvenza, Apparenza, Ombra 
Non à pi. 

I A n' ho vèst la creja d'un usél, Non 
ho visto l'ombra di un uccello. 
I Int l'uròla u j' era armàst sòl la créja 
da fug. Nel focolare c'era rimasto ap- 
pena un po' di brace. 

Crèma, "sf. Crema (di latte, ciocco- 
lata, ecc.). 
PI. Crèm. 



CREN 



103 



CROS 



Créna, sf. Crine 
I Impanatura 
PI. Cren. 

Crèpa, sf. Crepa, Screpolatura, Incri- 
natura, Fenditura. 

Crè§ar, int. Crescere | Aumentare 
I Vegetare | Rincarare 
Prt. Car§ù 
PI. Car§u 
F. Car§ùda 
PI. F. Car§udi. 

Crescimóni, sm. Aumento 
PI. Crescimóni 

Cré§ma, sf. Cresima 

Cresp, agg. pi Crespi, Arricciati 
(Dal lat. crispus «crespo»). 

Créspa, sf. Crespa, Piega, Increspa- 
tura. 
PI. Crèsp 

Crèst, m. Gesù Cristo 

Cresi, sm. Cecca, Cilecca 
I Fé' crest, Far cilecca. 

Crésta, sf. Cresta 
PI. Crèst 
(Lat. crista). 
I Crésta 'd gal, Ceiosia 
(Ceiosia cristata) 

Crètic, agg. Diffìcile (detto di momen- 
to, situazione). 
PI. Crètic 
P. erètica 
PI. F. eretichi. 

erètica, sf. Critica, che mette in evi- 
denza solo i difetti. 
PI. Crètic. 

Cri, onom. Verso del grillo. 
« Cric e Croc » m. Colui che portava 
questo nomignolo dev'essere stato im 
ladro famoso del ravennate, perchè 
ai primi di questo secolo, quando 
si voleva dire che uno era un gran la- 
dro, si diceva: «L'è pe? ch'n'è Cric e 
Cróc ch'e' rubeva nénc l'armòr al cara» ; 
è peggio di Cric e Croc che rubava an- 
che il rumore ai carri. 

Crichèr, int. Scricchiolare 
Prt. eriche. 

Crichèr, sm. Scricchiolio. 

Criminél, sm. Criminale, Assassino. 
PI. Criminél. 

Crinièra, sf. Criniera 
PI. Criniér. 

Cristàl. sm. Cristallo 



PI. Cristèl. 

Cristièri, sm. Clistere 
(Lat. medioevale cresterium, GLE; dal 
lat. tardo clysterium). 

Critichér, tr. Criticare, (Mettere in 
evidenza solo i difetti) | Denigrare. 
Prt. Critiche 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

I A critiche' tòt i cvajón j' è bòn, A 
criticare sono buoni tutti gli sciocchi. 

Criticòn, sm. Biasimatore. Persona 
che si compiace a trovare manchevolez- 
ze, che trova da ridire sull'operato 
altrui. 

PI. Criticòn 
F. Criticòna 
PI. F. Criticóni. 

Cròi, sm. Cercine (da crocchia, trec- 
ce avvolte a cerchio dietro il capo, che 
in dial. è detta «cucài»). 
I E' croi de géval. Il cercine del diavolo. 
Nome dì un masso dei pressi di San- 
t'Arcangelo, vicino alla Via Emilia, che 
la leggenda dice essere stato il cercine 
che il diavolo lasciò cadere scappando 
indispettito per l'inganno subito da 
S. Giuliano (v. Sa' Zugliàn) dopo che 
questi ebbe costruito il ponte di Rimini. 

Cròi, agg. Crollante, Decrepito 
j Véce cròi Vecchio decrepito. 
PI. Cròi 
F. Cròia 
PI. F. CróU. 

Crònic, agg. Cronico ' Incurabile. 
PI. Crònic 
F. Crònica 
PI. F. Crònichi. 

I Nel vecchio dial. si diceva « incrònic » 
Crò§, sf. (v. Cró§a). 
Cró^a, sf. Croce 
PI. Crò§ 

I L'è una pòra erósa, E' una povera cro- 
ce. Così si dice di una persona sempre 
malaticcia. 

I Fé' crò§a, Far croce. Giurare trac- 
ciando un segno di croce. La formula è : 
« A faz crò§a », oppure semplicemente : 
« Cròsa ! » 

I Tiréj una crò§a sóra, Tirarci una cro- 
ce sopra. Non parlar più di una cosa; 
Non esigere più nulla. 



CROS 



104 



CUCH 



I Gride' la erósa adò§, Gridare la croce 
addosso. Denigrare, Dire con malevo- 
lenza tutto il male possibile. 
I Racmandéss a brà? in erósa, Racco- 
mandarsi a braccia in croce. 
I Le croci formate a caso sono opera 
delle streghe: bisogna guastarle, perchè 
ci porterebbero disgrazia. 

Cròsta, si. Crosta 
PI. Cròst. 

Crostai, sm. Crosta di pane, Crostello 

Tozzo di pane 

Rimasuglio di pane 
PI. Cròsta. 

Cruà^, sm. Croato. 
PI. Cruè|. 

Crucànt, sm. agg. Mandorlato [ Croc- 
cante. 

PI. Cruchént 
P. Cruchénta 
PI. F. Crucànti. 

Crucifèf, sm. Crocefisso 
PI. Crucifè§ 
(Lat. med. crucifixus, crocefisso. GLE). 

Cruclér, int. Croccolare, Chiocciare 
della gallina. 

Crud, agg. Crudo | Non cotto. 
PI. Crud 
P. Cruda 
PI. P. Crudi 

I Seda cruda, Seta naturale che non ha 
subito alcun processo di colorazione. 
I Eria cruda, (v. éria). 
(Lat. crudus, sanguinante; radice indo- 
europea, Krew-« carne cruda ». 

Crulér, intr. Crollare 
Prt. Crulé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Cru§éri, sm. Crocevia, Incrocio di 
strade. 
PI. Crumiri. 

Cnistè, sf. Crossata 
PI. Crustén 

Crustén, sm. Crostino. 
PI. Crustén. 

Crustlìn 'd pan, sm. Cantuccio di 
pane. 
PI. Crustlìn. 

Crustén, sm. Crostone, Crosta secca 
che si forma sulla terra dopo una 
pioggia. 



PI. Crustòn 

Cruva, sf. Copertura, Gran quantità 
di fiori, frutti, insetti. 
PI. Cruvi 
(v. cruv). 

Cniv, agg. prt. Coperto. 
PI. Cruv 
F. Cruva 
PI. F. Cruvi 
(Dal dial. cruvir, «(coprire»). 

Cruvìr, tr. Coprire 
Prt. Cruvi e Cruv 
PI. Cruvi e Cruv 
P. Cruvida e Cruva 
PI. F. Cruvidi e Cruvi 

Cru^òt, sm. Crogiuolo 
PI. Cru?ót. 

C§è, aw. Cosi 
I A c§è, (A così). Così. 

Cuc, sm. Cuoco, Cuciniere. 
PI. Cuc 
F. Cuca 
PI. F. Cuchi 

I « Cuc ». Verso dell'allocco. 
I Fé' cuc. Giocare a nascondino. 

Cucàgna, sf. Cuccagna. PI. Cucàgn 

Cucàj, sm. Crocchia 
PI. Cuchèj. 

Cucalèta, sf. Gabbianello, Gabbiano 
minore. 
PI. Cucalèti. 
(v. Cuchél). 

Cucalòn, sm. Gabbiano reale, Marino 
I>escatore. 
PI. Cucalón 

Cucèra, sf. Cucchiaio. 
PI. Cucér 
(Dal lat. coclearium). 

Cuchél, sm. Gabbiano comune. Coral- 
lina cenerina spruzzata. 
PI. Cuchél 

I Sciocco (detto di persona). 
I Cuchél biànc. Gavina, Zafferano, Mez- 
za mosca. 

I Cuchél de capócc. Gabbiano corallino. 
Gabbiano cenerino. Gabbiano capinere, 
Moretta corallina, Maschera corallina. 

PI. Cuchél 

(Forse dalla stessa rad. indoeuropea 
kuku-« cuculo » come il sanscrito koki- 
lah e il francese ant. cocu « uccello »). 

Cuchén, sm. Beniamino, Prediletto, 
Cocchine. 



CUCH 



105 



CUIM 



PI. Cuchén 
F. Cuchéna. 

Cuchérda, sf. Coccarda. 
PI. Cuchérd. 

Cuchèss, rfl. Pigliarsi, Prendersi. 
I Cvèst a me eòe me! Questo me lo 
piglio io! 

I In senso dispregiativo vale lasciarsi 
ofTendere, Buscarle. 
I Cuchéss dò tòzi, Buscarsi due sca- 
paccioni. 

I Cuchéss dl'ignurànt, Sentirsi dire, pi- 
gliarsi dell'ingnorante. 

Cuciaré, sf. Cucchiaiata. 
PI. Cuciaré 

Cuciarén, sm. Cucchiaino, da caffè, 
da te. 
PI. Cuciarén 

Cuciarol, sm. Vecchione, Marrone 
secco. 

PI. Cuciarùl. 

(Aruch Aldo, op. cit., sec. XVII, ripor- 
ta «cucchiamole», castagne secche). 

Cuciarén, sm. Mestolo da cucina. 
PI. Cuciarón 

Cucir, sm. Cocchiere. 
PI. Cucir 

Cucii (La), f. Coccolia. Praz, del 
Com. di Ravenna. « Deve il suo nome 
a còccola, noce)». (S. Zavatti, La Pia 
N. 9-10 - 1948). 

Nel 1372 è indicata col nome di « cau- 
colie ». 

Cuclón, sm. Noce (frutto) più grossa 
del normale. 
PI. Cuelón. 

Cucóma, sf. Bricco, Caffettiera. | In- 
ciampo nel parlare. 
PI. Cucòm. 
I Fé' dal cucòm (F.) Balbettare. 

Cucon, sm. Cocchiume. Tappo che 
tura 11 foro superiore della botte. | 
Bottone di osso. 
PI. Cucón. 
(Lat. med. choconus, cocchiume. GLE) 

Cucó^al, sm. Cocuzzolo, di testa, di 
monte, di cappello . 
PI. Cucòjal 

Cucubel, sm. Cerambice muschiata. 
PI. Cucubèl. 
(V. Moscamilàna). 

Cucudrèl, sm. Coccodrillo. 
PI. Cucudrèl 



Cuddór, sm. Cuocitore . 
PI. Cuddùr. 

Cuddùra, sf. Cottura. 
PI. Cuddùr. 

Cudèr, sm. « Cotero ». Astuccio per 
la cote. Portacote. (Lat. cotarium). 
PI. Cudir. 

Cudèta, sf. Bertavello. Parte termi- 
nale della rete a imbuto, con uno o più 
inganni. 
PI. Cudèt. 

I Codetta del fucile da caccia. 
Congegno manovrato a mano, median- 
te il quale l'arma si apre e si chiude. 

Cudghén, sm. Cotechino. 
PI. Cudghén 

Cudgnola. Cotignola. 
Centro abitato già circa 500 anni a. C. 
In atti dell'Arch., Ravennate, del 1 feb- 
braio 919, è citato un « fundus Coto- 
niola ». 

I Chi eh' vò vdè' la bela rumagnòla, 
vèga a Bàgnaeaval e a Cutignòal, Chi 
vuol vedere la bella romagnola vada 
a Bagnacavallo e a (Dotignola. 

Cudlàn^, sm. Codone, Anatra di co- 
da lunga, (Herman Marino, Coda-làncea. 
PI. Cudlén^; 
F. Cudlàn^a 
PI. F. — zi. 
I Cudlàn^, da la furjéla, (V. Cudlànz). 

Cudló^, agg. ZoUuto. A ciotoli (Vedi 
« eòdal ». ) 
PI. Cudlu§ 
F. Cudlò§a 
PI. F. — ò§i. 

(Lat. med. codolosu, a ciotoli a bloc- 
chi. GLE). 

Cudòn, sm. Codone. Punto di attacco 
della coda della mucca alla spina dor- 
sale. 
PI. Cudòn 

Cudró^, sm. Codione. | Osso sacro. 

Cufanèt, sm. Cofanetto. (V. Còfan). 
PI. Cufanèt. 

Cugnèd, sm. Cognato. 
PI. Cugnèd 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Cupól, sm. (V. Cagòl). 

Cuimadùra, sf. (V. Cójma). 
PI. Cuimadur. 

Cuimèr, tr. Colmare. Fare colmo. 



CUL 



106 



CULT 



pieno. 1 Colmare. Fare il tetto (a una 
casa, a un pagliaio, a una bica. | Riem- 
pire fino all'orlo. 
Prt. Cuimé 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édl. 

Cui, sm. Culo j Sedere,. [ Ano. | Cui 
de capei. Stoino. 

j Ave' de cui, (F.) Essere fortunato. 
I Tire' e' cui indrì, (F.) Fare il reti- 
cente, Accedere controvoglia. 
Pi. Cui. 

Dopo la divisione delle Leghe, nel Ra- 
vennate i socialisti chiamarono, in to- 
no dispregiativo « Cui zèl », culi gialli, 
i repubblicani, e questi chiamarono 
« Cui ro§ », culi rossi, i socialisti. 

Culadùr, sm. Colatoio, Colino. 
PI. Culadur 

Culàna, sf. Collana. | (scherz.). For- 
tuna sfacciata. 
PI. Culàn. 

Culandrén. sm. Pezzuola rettangolare 
di panno con cui si copre il sedere 
del neonato. 
PI. Culandrén. 

Culata, sf. Natica. 
PI. Culàt. 

Culèda, sf. Colata. 
PI. Culédi. 

Culbiànc, sm. Culbianco, Massajòla. 
PI. Culbiénc. 

Culégg, sm. Collegio. 
PI. Culègg. 

Culegél, sm. Collegiale. 
PI. Culegél 
F. Culegéla 
PI. F. Culegéli. 

Culéna; sf. Collina. 
PI. Culén. 

Culér, sm. Collare. | Colera. 
PI. Culir. 
(Dall'agg. lat. coUaris, da collum). 

Culér, tr. Colare; Filtrare, Passare 
al colatoio. | Fondere. 
Prt. Culé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édl. 

Culèta, sf. Colletta. 
PI. Culèt. 
(Dal lat. colligere, raccogliere). 



Culeziòn, sf. Collezione, Raccolta. 
PI. F. Culeziòn. 

Culghér, tr. Corcare, Propaginaie 
viti o altre piante. 
Prt. Culghè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Culór, sm. Colore, Tinta, Colorito, 
I Tinteggiatura. • 
PI. Culùr. 

I De e' culór a la ca, Tinteggiare la 
casa. 

I Cambié' culòr, Mutare colore (del pe- 
lo o delle piume); Sbiancarsi in vol- 
to. I (F.). Cambiare partito politico. 
] Culòr de eòe (Color del cuculo). 
Barrato di bianco e cenere; Culòr 
biancù§, color bianchiccio; Culòr bi§ 
color bigio; Culór ?altin, color giallino; 
Culór d'éria, celestino chiaro; Culór 
'd pèrla, color bianco perlaceo, Culór 
'd sòifna, color citrino; Culor 'd mèr- 
da 'd pòrc, color marrone. 

Culò§, sm. Colosso, 
PI. Culò§. 

Culpévul, agg. sm. Colpevole. 
PI. Culpìvul 
F. Culpèvla 
P. F. — è vii. 

Culpì, prt. agg. Colpito, Còlto. 
I Paralizzato, Còlto da paralisi. 
PI. Culpì 
F. Culpida 
PI. F. — di. 

Culpìr, tr. Colpire. \ Percuotere. ] 
Impressionare, Suscitare impressione. 

Culplé, agg.' dispregiativo. Culo pe- 
lato. 
PI. Culplé. 

Cul-rànz (culo rancio), V. Codarànza. 

Cultelatòri, sm. pi. Accoltellatori. 
« Setta feroce composta di una trenti- 
na di giovani che, dal 1865 al 1871, per 
malcomprese e deformate ideologie di 
giustizia sociale, uccisero otto persone 
e sei ne ferirono ». Usavano coltelli 
lunghi 34 cm., di cui 16 di lama. (V. 
Umberto Ma j oli. Ravenna Ottocente- 
sca). 

Cultivér, tr. Coltivare. 
Prt. Cultivé 
PI. — è 



CULT 



107 



CUMO 



P. — èda 
PI. F. — édi 

Cultura, sf. Cultura, Coltura, Colti- 
vazione. 
PI. Cultùr. 

Columèsta, agg. Economo. Risparmia- 
tore. 

PI. Culumésta 
P. Culumésta 
P. F. Culumèsti 

Culumì, sf. Economia. 
] La culumi la s' fa da par lì. 
L'economia si fa da sé. Chi non ha è 
costretto per forza di cose a far eco- 
nomia. 

Culurér, tr. Colorare, Tinteggiare. 
Prt. Culuré 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Curaagnón, sf. Comunione. 

Cumarèra, sf. Cocomeraio, Cocome- 
raia. 
PI. Cumarèr. 

Cumbàtar, tr. Combattere, Lottare. 
Prt. Cumbatù 
PI. — ù 
F. — uda 
PI. F. — udi. 

Cumbatént, sm. Combattente. 
PI. Cumbatént 

Cumbatimént, sm. Combattimento. 
PI. Cumbatimént 

Cumbàtìv, agg. Pugnace. 
PI. Cumbàtìv 
F. — iva. 
PI. F. — ivi. 

Cumbinazión, sf. Combinazione | Ca- 
so I Fatalità | Occasione. 
PI. Cumbinazión 

Cumbinér, tr. int. Combinare, Colli- 
mare. I Mettersi d'accordo, Concertare, 
1 imp. Accadere, Succedere. 
Prt. Cumbiné 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Cumbrècula, sf. Combriccola. Comu- 
nella. 
PI. Cumbrècul. 

Cunchèt, sm. Trogoletto, Truogoletto 
PI. Cunchèt 



Cumègia, sf. Commedia. , Finzione. 
I Fé' tòt al cumégg, (F.) Saper fìngere 
in tutti i modi. 

I Fó' tòt j' et in cumègia, (F.) Assu- 
mere tutte le pose. 
PI. Cumègg. 

Cumént, sm. Commento. 
PI. Cumént 
(Lat. commentum). 

Cumèrcér, int. Commerciare. 

Cumèrce, sm. Commercio. 

Cumerciànt, sm. Commerciante. 
PI. Cumercént. 

Cumès, sm. Commesso | Ragazzo di 
bottega I Inserviente di bottega, di ne- 
gozio di ufficio. 
PI. Cumè§ 
F. — e§a 
PI. F. — e§i. 

Cumèta, sf. Aquilone, Cometa. 
P. Oumét. 

I Mule' la cumeta. Innalzare l' aqui- 
lone. 

Cumiè, sf. (V. Comiét). 

Cumièt, sm. Commiato, Licen2damen- 
to. I Sfratto. 

I De' e' cumiét. Dare il commiato, Li- 
cenziare. 

I Ave' e' cumiét, Venir licenziato | Su- 
bire il commiato. 

I Tu' e' cumiét. Chiedere il commiato. 
PI. Cumièt 

(Lat. commeatus, licenza « congedo ». 
DEI). 

Cumigiànt, sm. Commediante, Chi 
recita commedie. ] Ipocrita. 
PI. Cumigiént 
F. Cumigiànta 
PI. F. Cumigiànti. 

I Fàm da cumigiànt, Fame da com- 
mediante. 

Cumi^èri, sm. Commissario. Compo- 
nente di commissione. 
PI. Cumi§èri 
F. Cumiféria 
PI. F. Cumiférji. 

Cumi§ión, sf. Commissione, di stu- 
dio, indagine, ricerche, ecc. 
PI. Cumisiòn 

Cumitét, sm. Comitato. 
PI. Cumitèt. 

Comò, sm. Comò, Cassettone, 
PI. Cumò 



CUMO 



108 



CUMP 



Cumòbila, sf. Locomobile. 
PI. Cumòbil. 
Cumón, sm. Comune, Municipio. 

I Palàz de cumón, Municipio. 
Pi. Cumón 

Cumón, agg. Comune, Usuale. 
PI. Cumón 
F. — óna. 
PI. F. — óni. 

Cumovar, tr. Commuovere^ Muove- 
re a commozione. 
Prt. Cumò§ 
PI. Cumó§ 
F. — ó§a 
PI. F. — ò§i. 

Cumpàgn, sm. Compagno, (d'armi, 
di scuola, ecc.). 

II agg. Compagno, Uguale, Componente 
di una coppia. 

PI. Cumpégn. 

Cumpàg^na, avv. Come, Allo stesso 
modo. 
(Da «cumpàgn», compagno, come). 

Cumpagnér, tr. Compagnare | Accop- 
piare, Appaiare. 
Prt. Cumpagnè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 

Cumpagnì, sf. Compagnia. 
PI. Cumpagnì 

Cumparìr, intr. Comparire. Apparire. 
I Riuscire. Far buona riuscita. 
Prt. Cumpari 
PI. Cumpari 
F. — ida 
PI. F. — idi 

\ L'è un lavór ch'u m' cumparè§. E' 
un lavoro che mi riesce. 

Cumpàf» sm. Compasso. 
PI. Cumpèf. 

Cumpà|idn, sf. Compassione | Pietà, 
I Commiserazione. 
PI. Cumpa^ión 

I Fé' cumpa§ión a i chén. (Far com- 
passione ai cani). Far pena. 

Cumpafiunèvul, agg. Compassionevo- 
le. Che sente compassione. I Che muo- 
ve compassione. 
PI. Cumpa^iunìvul 
P. — èvia 
PI. — èvli. 

Cumpatir, tr. Compatire. 



Prt. Cumpati. 
PI. — i 
P. — ida 
PI. F. — idi. 

Ciunpén;^, sm. Ripieno. Condimento 
intemo del cappelletto e del tortello. 

Camper, sm. Drudo. 
PI. Cumpér. 

(Nel dial. deirSOO significava compare, 
amico). 

Cumpérs, prt. Comparso. 

Cumpèrsa, sf. Comparsa. 
Pi. Cumpérs. 

Cumpàt, agg. Solidale, Compatto. 

Cumpetént, agg. Competente. Esper- 
to, Capace. 
PI. Cumpetént 
F. — énta 
PI. F. — ènti. 

Cumpetén^a, sf. Competenza, Perizia, 
Capacità. | Pertinenza. 
PI. Cumpetén^. 

Cumpiànzar, tr. Compiangere, Com- 
miserare, 
(Più usato: Ave' cumpasiòn). 

Campir, tr. Compiere, Compire, Por- 
tare a termine. 

I Cumpì j' èn, Compire gli anni. 
Prt. Cumpì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. (E' più dial. « ciumpìr »). 

Camplé§, sm. Complesso, Insieme. 
I In cumplè§. Complessivamente. 

Campièt, agg. Completo^ Intero. 
PI. Cumplit 
F. — Cumplèta 
PI. F. — èti. 

Campletèr, tr. Completare, Compire, 
Rendere intero nelle sue parti. (Più 
usato Fnir). 
Prt. Cumpletè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Cumplicaziòn, sf. Complicazione. | 
Difficoltà. 
PI. Cumplicaziòn 

Campliché, agg. Complicato ' Com- 
plesso, I Difficile, I Intricato. 
PI. Cumplichè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 



CUMP 



109 



CUNC 



Cumplichér, tr. Complicare, Creare 
complicazioni. 

I Cumpliché' al ròbi, Far le cose dìl- 
ficili. ] Render 1? cose diffìcili. 
Prt. Cumpliché 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Cumplimént, sm. Complimento. 
Cerimonia. 
PI. Cumplimént 

Cumplimintòs, agg. Cerimonioso. 
PI. Cumplimintùs 
F. — òsa 
PI. F. — òsi. 
Cumplòt, sm. Complotto, Congiura 
Cumplutèr, tr. e intr. Complottare, 
Congiurare | Tramare, | Macchinare. 

Cumpónar, tr. Comporre, Esercitarsi 
a scrivere. Scrivere. 

Ciunpòst, agg. Composto, Corretto, 
In posizione corretta. 
PI. Cumpòst 
F. — osta 
PI. F. — òsti. 

Cumpradór, sm. Compratore. | Mer- 
cante. 
PI. Cumpradùr. 

Cumprér, tr. Comperare, Acquistare. 
Prt. Cumpré. 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Cumprumèf, sm. Copromesso, Atto 
legale che obbliga a stipulare un dato 
contratto. 

Cumprumètar, tr. Compromettere, 
Mettere a rischio o pericolo. 
] Far perdere la reputazione, l'onore 
Prt. Cumprumèf 
PI. — è§ 
F. — è§a 
PI. F. — è§i. 

Cumpunimént, sm. Componimento. 
Composiz. per esercizio scolastico. 
PI. Cumpunimént. 

Cumpurtamént, sm. Comportamento. 
Contegno. 
PI. Cumpurtamént 

Cumpurtéss, rfl. Comportarsi, Proce- 
dere. 

Prt. Cumpurté 
PI. — è 



F. — éda 
PI. F. — édi. 

Cumpu§itór, sm. Compositore di mu- 
sica. 
PI. Cumpu§itùr. 

Ciunudén, sm. Comodino da notte. 
PI. Cumudén 

Cumudité, sf. Comodità. 
PI. Cumudité. 

Cumunèl, agg. Comunale, Del comu- 
ne. 

PI. Cumimèl 
F. — èia 
PI. F. — éU. 

Cumunela, sf. Comunella, Combric- 
cola. 
PI. Cumunèl. 

Cun, pr. Con. 
Cunchèr, tr. Incurvare | Render con- 
cavo. 

Prt. Cunché 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Cunchèt, sm. Piccola conca per il 
becchime dei polli. (V. Conca). 

Cunchèta, sf. Conchetta. 

(V. Conca). 
PI. Cunchèt. 

Cunclùdar, tr. e intr. Concludere. 
Prt. Cunclùs 
PI. — ùs 
F. — usa 
PI. F. — ù§i. 

Conclu^iòn, sm. Conclusione. Ter- 
mine (Di opere o discorsi). 
PI. Cunclu§ión 

Cuncòla, sf. Porca. Spazio di terra 
fra solco e solco. 
PI. Cimcòl. 
(Lat. med. concolla, GLE). 

Cuncòrar, int. Concorrere, Parteci- 
pare, a un concorso, a un'asta. 
Prt. Cuncòrs. 

Cuncordia, sf. Concordia. 

Cuncòrs, sm. Concorso Licitazione. 
PI. Cuncùrs. 

Cuncurdét, sm. Concordato. 
PI. Cuncurdét. 

Cuncurént. sm. Concorrente, (di con- 
corso, di gara, di asta, ecc.). 
PI. Cuncurént 



CUNC 



110 



CUNF 



Cuncurénza, sf. Concorrenza. 

Cundàna, sf. Condanna. 
PI. Cundàn. 

Cundanàbil, agg. Condannabile, Ri- 
provevole. 
PI. Cundanèbil 
F. — àbila 
PI. F. — àbili. 

Cundanér, tr. Condannare, Punir<^. 
Prt. Cundané 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Cundiménl, sm. Condimento, Salsa. 
PI. Cundimént. 

Cundinsatòr, sm. Condensatore, Ap- 
parecchio che condensa. 
PI. Cundinsatùr. 

Gundènsér, tr. Condensare. 
Prt. Cundinsé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Cundir, tr. Condire. 
Prt. — ì 
PI. — i. 
F. — ida. 
PI. F. — idi. 

Cundìziòn, sf. Condizione, Stato. Si- 
tuazione. I Patto, Accordo. 
PI. Conidiziòn 

Cundiziunèda, prt. ] Eria condiziuné 
da. Aria condizionata. 

Cundlén, sm. (V. Manitòn). 

Cundlér, tr. Cullare. 
Prt. Cundlé 
P. Cvindlè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Cundòt, sm. Condotto, Aquidotto, 
Candotto (V. Cundu§ar). 

Cundóta, sf. Condotta, Comporta- 
mento. I Condotta medica. 
PI. Cundót. 

Cunducént, sm. Conducente. Guida- 
tore, Guida. 
PI. Cunducént 

Cundugliànz, sf. pi. Condoglianze. 

Cundù^ar, tr. Condurre, Guidare. 
I rf. Comportarsi 
Prt. Ctmdót 
PI. — ót 
F. — óta 



PI. F. — óti. 

Cunèj, sm. Coniglio. 
PI. Cunèj 
F. Cunéja 
PI. F. Cunèji. 

( Lat. med. cuniglus, GLE ; dal lat. cu- 
niculus). 

Cunfarmér, tr. Confermare, Ricon- 
fermato. 

Prt. Cunfarmé , 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Cunfén, sm. Confine, Frontiera, Ter- 
mine. I Confino politica. 
PI. Cunfén 

Cunférénza, sf. Conferenza. 
PI. Cunfèrénz. 

Cunferenziér, sm. Conferenziere. 
PI. Cunferenzjìr. 

Cunférma, sf. Conferma, Riconfer- 
ma. 
PI. Cunfèrmi. 

Cunfé^, sm. Confessionale. 
PI. Cunfè§. 

Cunfe§i5n, sm. Confessione. 
PI. Cunfe§ión 

Cunfìdént, sm. Confidente. Persona 
a cui si confidano i proprii segreti, 
pensieri. 
PI. Cunfìdént 
F. — énta 
PI. F. — ènti. 

Cunfidénza, sf. Confidènza, Familia- 
rità, Intimità. 
PI. Cunfidènz. 

[ Al plurale significa Confidenze, Cose 
confidate. 

Cunfidér. tr. Confidare. 
Prt. — é 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Cunfinànt, agg. Confinante ] Attiguo. 
] sm. Confinante, Proprietario, mezza- 
dro o affittuario di podere attiguo. 
PI. Cunfìnènt 
F. — anta 
PI. F. — ànti. 

Cunfinér, tr. Confinare, Condannare 
al confino"; 
Prt. Cunfìné 
PI. — è 



CUNF 



111 



CUNQ 



F. — éda 
PI. F. — édi. 

Cunfischèr, tr. Confiscare. 
Prt. Cunfisché 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Cunfi§ér, tr. Confessare. Stare a udi- 
re i peccati dei penitenti. [ Dire i pro- 
prii peccati. 
(V. Cunsér). 
Prt. Cunfi§é 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Cunfi^ór, sm. XiJonf essere. 
FI. Cunfi§ur. 

Cunfóndar, tr. intr. Confondere, 
Prendere una cosa per un'altra, | Tur- 
bare la mente in modo da togliere il 
discernimento. ! Imbrogliare. 
Prt. Cunfùs 
PI. — ùs 
F. — ù§a 
PI. F. — ù§i. 

Cunfort, sm. Conforto, ! Sostegno, 
Aiuto morale. 
PI. Cimfurt 

Cunfratèrnita, sf. Confraternita. P. 
Ucellini dice che sorsero in Rav. nel 
1232. Prima della Riv. Francese erano 
24 in città e nei borghi, e 91 nella 
Diocesi. 
PI. Cunfratèrnit 

Cunfrónt, sm. Confronto, Riscontro, 
Paragone. 
PI. Cunfrónt 

Cunfruntér, tr. Confrontare, Parago- 
nare, Raffrontare. 
Prt. Cunfrunté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

(Lat. med. confrontare, confrontare le- 
misure con quelle del Comune. GLE). 

Cunfurtér, tr. Confortare. 
Prt. Cunfurté. 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Cunfùs. agg. prt. Confuso. Disorien- 
tato, Mescolato, Frammisto. 
PI. Cunfu§ 



P. — ù§a 
PI. F. — ù§i. 

Cunfusión, sf. Confusione, Disordi- 
ne, Rumore di voci. 
PI. Cunfusión 

Cunfusiunéri, agg. Confusionario. 
PI. — Cunfu§iunéri 
F. — éria 
PI. F. — érji. 

Cungèd, sm. Congedo. Solo in rife- 
rimento a servizio militare. 
PI. Cungid. 

Cungèdèr, tr. Congedare, (Servizio 
militare). 
Prt. Cungedé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Cungìùra, sf. Congiura, Complotto. 
PI. Cungiùr. 

Cungratuléss, rfì. Congratularsi. 
(Più dial. Inligré^an, Rallegrarsene). 
I A m' n' inlégar, Me ne rallegro, Mi 
congratulo. 

Cungrega, sf. Congrega (in senso di- 
spregiativo). 
PI. Cungrèg. 

Cungrègaziòn, sf. Congrega, Congre- 
gazione, Opera pia. 
PI. Cungrega^iòn 

Cungrè§, sm. Congresso. 
PI. Cungrèf 

Congrè§esta, sm. Congressista, Chi 
partecipa al congresso. 
PI. Cungre§èsta 
F. — Cungre§èsta 
PI. F. — esti. 

Cunijé, sf. Nidiaicì di conigli. 
PI. Cunijé 

Cunijér, sm. Conigliere, Allevatore di 
conigli. 
PI. Cunijér. 

Cunijìn, sm. Coniglino. 
PI. Cunijin. 

Cunquèsta, sf. Conquista. Acquisi- 
zione. 

I Fé' dal cunquèsti, (F.) Fare il ruba- 
cuori. 

Cunquistèr, tr. Conquistare, Ottenere. 
PI. Cunquisté 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 



CUNS 



112 



CUNT 



Cunsacrazidn, sm. Consacrazione. A- 
zione e rito del render sacro. 
PI. Cunsacrazión 

Cunsacrér, tr. int. Consacrare, Dedi- 
care. 

Prt. Cvinsacré 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — èdi. 

Cunsarvér, tr. Conservare, Serbare, 
I Mettere nella conserva, ] Mantenere 
intatto (detto di carne, frutta, for- 
maggio, uova). 
Prt. Cunsarvè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 

Cunseguénza, sf. Conseguenza. Effetto 
Esito. 
PI. Conseguénz. 

Cunsèj, sm. Consiglio, Avvertimento, 
Suggerimento, Parere, Esortazione. 
PI. Cunsèj. 
(Dal lat. consilium). 

Cun§éls, f. Conselice (Rav.) Antica 
Caput Silicius situata all'estremo lem- 
bo della Valle Padusa. 
Cunséns, sm. Consenso, Assenso.. 
PI. Cunséns. 

Cunsér, tr. int. Confessare (Opera 
del sacerdote). 
PI. Cunsè 
PI. — é 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 

Consèrva, sf. Ghiacciaia. Luogo ove 
si conservava il ghiaccio per l'estate. 
I Conserva. Concentrato di i)omodoro, 
di frutta. 
PI. Cunsèrv. 

! Pare' una cunserva, Sembrare una 
ghiacciaia. 

Cunsideraziòn, sf. Stima. 
I Tné' in cunsi derazione, Stimare. 
PI. Cunsideraziòn 

Cunsiderèr, tr. Considerare, Esamina- 
re, Prendere in considerazione | Rite- 
nere. 

Prt. Cunsideré 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édl. 

Cun§iér, tr. Consigliare. Dar consi- 



glio. 

Cunsión, sf. Confessione. 

Cunsóm, sm. Consumo, Logorio ] Con- 
cime chimico (v. Cunzém). 
PI. Cunsóm. 

I Cunsóm d'una famèja. Spesa di man- 
tenimento di una famiglia. 
I Stèndar e' cunsóm. Spandere il con- 
cime. 

I Cunsóm in gamela, Concime granu- 
loso. 

Consorti, sm. Consorzio. 
PI. Cunsurji. 

Cunstatér, tr. Constatare, Accertare. 

CunsuIazióD, sf. Consolazione. 
PI. Cunsulazión 

Cunsulèda, sf. Consolata, Atto e mo- 
do di dare o trovare consolazione. 
PI. Consulédi. 

Cunsulèr, tr. Consolare. 
Prt. Consulé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Consùlt, sm. Consulto. 
PI. Consùlt. 

Cunsultér, tr. Consultare, Chiedere 
parere. Interrogare per consiglio. 
Prt. Cunsulté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

I Cimsultéss cun ón. Chiedere consi- 
glio a uno. Consultare qualcuno. 

Cunsumèr, tr. Consumare, Logorare, 
Sciupare, Deteriorare. ] rfl. (oltre ai 
sign. di cui sopra) Struggersi, Dimagri- 
re, Ridursi in cattivo stato. 
Prt. Cunsumé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Cunsuntìv, sm. Consuntivo 
PI. Consuntiv. 

Cunsur^iér, tr. Consorziare, Unire in 
consorzio. 
Prt. Cunsurzié 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

CuntàbiI, sm. Contabile. Ragioniere. 
PI. Cuntebil 



CUNT 



113 



CUNT 



Cuntabilitè, sf. Amministrazione, Con- 
tabilità. 
PI. Cuntabilitè. 

Cuntadén, sm. Contadino. Termine 
generico che indica tanto il coltivatore 
diretto quanto il mezzadro. 
PI. Cuntadén. 

I A la cuntadéna, Alla contadina; cioè 
alla maniera contadina. 
(Lat. med. contadinus, abitante del 
contado). 

Cuntadéna, sf. Contadina, Donna di 
famiglia contadina. 
PI. Cuntadéni. 

Cuntadnàja, sf. Contadiname. 

Cuntadnòt, sm. Contadinotto. 
PI. Cuntadnòt 
P. — òta 
PI. F. — òti. 

Cuntarén, sm. Conticino. 
PI. Cuntarén. 

Cuntèda, sf. Contata, Atto e modo 
di contare. 
PI. Cvmtédi. 

Cuntègg, sm. Conteggio, Calcolo. 
PI. Cuntègg. 

Cuntégn, sm. Contegno, Comporta- 
mento. 
PI. Cuntégn. 

Cuntèndar, tr. int. Contendere, Que- 
stionare, Contrastare per ottenere o per 
impedire che altri ottenga. 
Prt .Cuntè§ 
PI. — is 
F. — è§a 
PI. F. — è§i. 

Cunténov, agg. Continuo, Assiduo. 
PI. Cunténuv 
F. — énva, 
PI. F. — énvi. 
I Ad cunténov, Di continuo. 

Cuntént, agg. Contento, ( Soddisfatto. 
PI. Cuntént 
P. — a 
PI. F. — i. 

I E' Signor u n' i n' vò di cuntént, (Il 
Signore non ne vuole dei contenti). Per 
questa credenza blasfema quanto su- 
I)ersti2iosa è raro il caso di qualcuno 
che dichiari apertamente di esser con- 
tento del proprio stato. Ciò per il 
sunerstizioso timore di ima punizione 



divina. 

Cuntér, tr. Contare, Conteggiare, E- 
numerare | Valutare | Confidare | Nar- 
rare, Raccontare | Valere | Giovare. 
Prt. Cunté 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Cuntintén, sm. Contentino, Aggiun- 
ta. 
PI. Cuntintén 

Cuntintèr, tr. Accontentare, Soddi- 
sfare, Ai>pagare. 
Prt. Cuntinté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. P. — édi. 
(Lat. tardo contentare). 

Cuntintè^a, sf. Contentezza, Felicità. 
PI. Cimtintè^. 

I Sfèss da la cuntinte^a. Liquefarsi 
dalla contentezza. (F.) Andare in sol- 
luchero. 

Continuamént, aw. Continuamente. 

Cuntinuativ, agg. Continuativo, Con- 
tinuo. 
PI. Cimtinuativ. 

Cuntìnuaziòn, sf. Continuazione, Se- 
guito. 
PI. Cuntinuazión 

Cuntinuér, tr. Continuare, Seguitare, 
Proseguire. 
Prt. Cuntinuè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Cuntóran, sm. (Contorno. Dintorno 
I Contomo della pietanza ] Gente che 
sta intomo a un personaggio. 
PI. Cxintùran. 

Cuntradìr, tr. intr. Contraddire, Op- 
porsi con le parole. Dire il contrario. 
Prt. Cuntradi 
PI. — i 
P. — Ida 
PI. F. — idi. 

Cuntraditòri, sm. Contradditorio, 
Contraditto rio. 
PI. Cuntradi turi. 

Cuntradiziòn, sf. Contradizione, In- 
coerenza. 
PI. Cuntradiziòn 

Cuntrarier, tr. Contrariare, Avversa- 



CUNT 



114 



CUNZ 



re, Contraddire. 
Prt. Cuntrarié 
PI. — è 
P. — èda 
PI. F. — èdi. 

Cuntràst, sm. Contrasto, Alterco. 
PI. Cuntrést. 

Cuntràt, sm. Contratto, 
PI. Cuntret. 

I Stroncar un cuntrat, Conchiudere un 
contratto. 

j E-^ar in cuntrat, Essere in contratto, 
in trattative. 

Cuntratér, tr. Contrattare. 
Prt. Cuntraté 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Cuntrè, sf. Contrada. 
PI. Cuntré. 

Cuntrèri, sm. Contrario, Cosa con- 
traria. I agg. Contrario, Sfavorevole, Av- 
verso. 

PI. Cuntrèri 
F. — éria 
PI. F. — érji. 
(Lat. contrarius). 

Cuntrijion, sf. Contrizione. 
I At'd cuntri^ión, Atto di contrizione. 

Cuntrìbuìr, int. Contribuire, Coope- 
rare. Dare insieme con altri. 
Prt. Cuntribuì. 

Cuntrìbùt, sm. Contributo, Tributo. 

Cnntról, sm. Controllo. 
PI. Cuntról. 

Cuntruléda, sf. Controllo. 
PI. Cuntrulédi. 

Cuntnilér, tr. Controllare, Verificare. 
Prt. Cuntrulé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. P. — édi. 

Cuntrulor, sm. Controllore. 
PI. Cimtrulùr. 

Cunturnér, tr. Circondare, Attornia- 
re, Contornare. 
Prt. Cunturné 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Gunvalescénza, sf. Convalescenza. 
(Usata solo per i dipendenti delle for- 
ze armate). 



Cunvàlida, sf. Convalida, Conferma. 

Cunvar.sér, int. Conversare, Far con- 
versazione. 

Cunvarsión, sf. Conversione religiosa. 
PI. Cunvarsión 

Cunvartìr, tr. Convertire. 
Prt. Cunvarti 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Cunvègn, sm Cpnvegno, Raduno, Riu- 
nione. 
PI. Cunvégn 

Cunvegnénza, sf. Convenienza, Van- 
taggio, Utilità. 

Cunvént, sm. Convento, Monastero. 
PI. Cunvént. 

I prt. agg. Convinto. Persuaso. 
PI. Cunvént 
P. — a 
PI. P. — i. 

Cunvén^ar, tr. Convincere, Persua- 
dere. 

Prt. Cunvént 
PI. — Cunvént 
P. — a 
PI. P. — i. 
(Lat. convincere). 

Cunvèrsa, sf. Conpluvio, Gorna (mu- 
ratura). 
PI. Cun vèrsi. 

Cunversazión, sf. Conversazione. 
PI. Cunversazión 

Cunvinzión, sf. Convinzione, Persua- 
sione, Credenza. 
PI. Cunvinzión 

Cunvnìr, int. Convenire, Essere d'ac- 
cordo. 
Prt. Convnù. 

Cunvulsión, sf. pi. Convulsioni. Con- 
trazioni disordinate dei muscoli e dei 
nervi, prodotte da irritazione del siste- 
ma nervoso. 

Cun^arén, sm. Conciatore. 
PI. Cunzarén. 
(Dal lat. med. cimzator. GLE). 

Cunzéda. sf. Conciata. Atto e mo- 
do del conciare. | (F.) Pestaggio. 
I De' una bela cunzéda, (F.) Conciar per 
il di delle feste. 
PI. Cimjédi. 

Cunjédar, tr. Concedere, Permette- 
re, Accordare. 



CUNZ 



115 



CURE 



Cun^égn, sm. Congegno, Ordigno, Ar- 
nese. 
PI. Cun?égn. 

Cun^ém, sm. Concime chimico. 
PI. Cun^ém. 

Cun^ér, tr. Conciare, Acconciare, Pet- 
tinare, Conciare la canapa. 
Prt. Cun^é 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

(Lat. med. cunzare, conciare e accon- 
ciare. GLE). 

Cun^ért, sm. Concerto musicale. 
PI. Cun^irt. 

Cunze: t, sm. Concetto, Idea | Opi- 
nione. 
PI. Cun^èt. 

Cun^gnéda, sf. Congegnatura. 
PI. Cun?gnèdi. 

Cun?gnér, tr. Congegnare. 
Prt. Cun?gné 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Cun^idn, sf. Condimento per carni 
insaccate. Concia. 
PI. Cunzión. 

Cuparténa, sf. Copertina di libro, 
di quaderno. 
PI. Cupartén. 

Cupéla, sf. Lucido per scarpe o per 
mobili. 
PI. Cupél. 
I Schérp' d cupéla. Scarpe di coppale. 

Cupèt, sm. « Coppette ». Pelle po- 
steriore del collo. 

I Ciapé' pr* e' cupèt, Pigliare per il 
coppetto (cani e gatti), 
(v. Copa). 

Cupiér, tr. Copiare, Trascrivere, I- 
mitare. 
Prt. Cupié 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Cuplén, sm. Cupolino . 
I Cuplén dia tèsta, Cuoio capelluto. 
PI. Cuplén. 

Cuplèt, sm. « Le donne chiamano il 
fazzoletto da spalle « cuplett » ; quello 
da testa « vletta », e quello da naso 
" trabsen " ». Placucci, op. cit. 



Cupridùra, sf. Copertura, Copritu- 
ra. 
PI. Cupridùr. 

Coprir, tr. Coprire, j Ricoprire, | Fare 
il tetto, di ima casa, di una capanna. 
I Star davanti. 

I Tnèr cupert, Non scoprire. Celare. 
Prt. Cuprì 
PI. — i 
F. — erta 
PI. F. — erti. 
(Lat. med. coperire, coprire. G-LE). 

Cura, sf. Cura | Sollecitudine, Pre- 
mura. 

Curadela, sf. Coratella. Fegato di uc- 
cello o d'agnello. 
PI. Curadèl. 

I Curadèl 'd sàngv. Grumi di sangue. 
(Lat. med. coradella). 

Curàgg, sm. Coraggio, Ardimento, In- 
trepidezza I Animo. 

I Zénta 'd curàgg. Gente ardimentosa. 
I Fé' curàgg. Far coraggio. 

Curagiò?, agg. Coraggioso, Valoro- 
so, I Ardimentoso. 
PI. Curagiù§ 
F. — ò§a 
PI. F. — ó§i. 

Curàj, sm. Corallo. Usato generalm. 
al pi. «curèj », che significa, Coralli, Vez- 
zo di coralli e Verrucche (di tacchino). 
I Sfilza 'd curèj, Sfilza di coralli. 
(Lat. med. corallum. GLE). 

Curàm, sm. Cuoio, Corame. 
PI. Curém. 

(Lat. med. coriamen, corame. DEI); 
it., 1545, corame, cuoio). 

Curamèr, sm. Cuoiaio. 
PI. Curamèr. 

Curaiiiéla, sf. Limbello per affilai-e 
rasoi. 
PI. Curamela. 

Curala, sf. Copertone per bicicletta. 
I Corazza (armatura). 
PI. Cura?. 

(Lat. med. coratia e coracia, coraz- 
za. GLE). 

Cura^ìr, sm. Corazziere, Soldato del- 
la guardia del re e ora del presidente 
della Repubblica. 
PI. Cura^ir. 

Curbél, sm. Corbello (Johnius Um- 
bra). 



CURO 



116 



CURE 



PI. Curbèl. 

(Lat. med. corvelus). 

Curdadura, s£. Accordatura. 
I Andé^an in tota curdadura, Andar- 
sene in tutta accordatura. (F). Per- 
dere tutto il tempo in preparativi. 

Curdéla, sf. Fetuccia. 
PI. Curdèl. 

I Curdèla de lóm, Calza del lume. 
(Lat. med. cordella, fettuccia. GLE). 
] Curdèla rósa. Fettuccia rossa. Dice 
il Placucci (op. cit., 1818) «Soprav- 
vive nelle campagne l'usanza che la 
giovane che abbia ripudiato un mo- 
roso, allorquando sposa, mandi al ri- 
pudiato la « cordella rossa »... Questo 
nastro ordinariamente veniva mandato 
infilato a qualche « bracciatelle » della 
festa nuziale. Aveva un significato di 
crudele derisione. 11 color rosso era 
scelto ad eccitar la rabbia... ». 

Curdèr, sm. Cordaio, Funaio. 
PI. Curdèr. 

Curdèr, tr. Accordare uno strumento 
musicale | Prendere accordi. Stringere 
il contratto col garzone | rfl. Mettersi 
d'accordo, Legarsi con contratto come 
garzone. 
Prt. Curde 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Curdéss, rfl. Accoraarsi. 
(v. Acurdéss). 

Curdòn, sm. Spago, Cordone. 
I E' gat e' fa e' curdòn, Il gatto fa le 
fusa I Ingrossamento o indurimento 
dì un nervo. 
PI. Curdòn. 
(Lat. med. cordonus, GLE). 

Curdòn, sm. Cordone. 
Costuma ancora cingere il fianco di un 
bambino morto con un cordone bianco 
alle cui parti terminali, lasciate mol- 
to lunghe, ogni visitatore fa un nodo. 
Ogni nodo corrisponde a im Pater reci- 
tato per l'anima del morticino. 
Quest'usanza è ricordata anche nella 
relazione dell'arciprete di Pievequinta 
(1811) per il Dipartimento del Rubi- 
cone. 



Cure, sf. Corata, Fegato (di pollo, 
oca, anatra, tacchino, faraone). 
PI. Cure. 

[ E' mél dal do' cure, ( F. ) Disturbi 
della gravidanza. 

Una volta « cure » significava anche 
fegato di persona e di animale. Si sen- 
te infatti ancora la raccomandazione 
di non picchiare bambini e animali alla 
schiena con una canna secca, perchè 
« u s' i seca la cure », gli si secca il fe- 
gato. 

(Lat. tardo coratum, DEI; e corada, 
lat. med. GLE). 
Dial. ant., (Pulon Matt), «cura». 

Curéj, sm. pi. (v. Curaj). 

Curéna, sf. Corina (sec. XVI, Coro). 
Vento fra ponente e libeccio. 
Latino caurlnus (Diz. Dei). La «curé- 
na » è vento di sud-ovest. 
Questo nome deriva dal lat. caurus o 
corus che secondo A. Prati (Voc. Etim.) 
oltre che il Maestrale indicava più 
venti. 

I La curéna la j' à e' butàz 'd dri 
da la schéna. La corina ha il bot- 
taccio dietro la schiena. Cioè porta 
l'acqua. 

Qualche vecchio distingue due sessi di 
questo vento : « E' mas-cc dia curéna » 
che è asciutto e « La fèmna dia curé- 
na » che è piovoso. 

j Cvànd e' tira la curéna e' tèmpo u n' 
è ad vela, Quando soffia la corina non 
è tempo stabile. 

Curént, sf. Corrente, Corrente d'a- 
ria, d'acqua. 
Pi. Curént. 

I Ande' dri a la curént, (F.) Seguire il 
vento che tira. 

Curér, tr. Curare, Aver cura, Prati- 
care cure. Medicare. 
Prt. Cure 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Curèsta, sm. Corista. 
PI. Curèsta 
F. — Curèsta 
PI. F. — àsti. 

Curét, agg. Corretto, Senza errori. 
PI. Curèt. 



CURE 



117 



CURT 



Curè?ar, tr. Correggere, Ritoccare. 
Prt. Curèt. 
PI. — et 
F. — èta 
PI. F. — èti. 

Curèzión, sf. Correzione, Segno di 
correzione. 

Curìàndal, sm. Coriandolo | Seme e 
pianta di coriandolo (Coriandulum sa- 
tivum). 

Curidòr, sm. Corridore. 
PI. Curidùr. 
F. — óra 
PI. F. — òri. 

Curidùr, sm. Corridoio. 
PI. Curidùr. 

Curi5§, agg. Curioso | Indiscreto. 
PI. Curiù§ 
F. — ò§a 
PI. F. — ó§i. 

Curìr, sm. Corriere piccolo, Pivie- 
re minore. 

Curìr Biónd, Corrione biondo, Cor- 
riere biondo. 
PI. Curìr. 

Curira, sf. Corriera, Macchina per 
servizi di linea. | Diligenza che faceva 
servizio postale. 
PI. Curìir. 

I In Romagna, la Via Romea, da Ra- 
venna a Cervia, viene ancora chiamata 
« La curira » o « stré dia curira ». 
PI. Curìr. 

Curirón, sm. Corriere grosso, Pivie- 
rello, Corr. col collare. Piviere col col- 
lare. 
PI. Curirón. 

Curila, sf. Corsa affannata. 

Curiu§èr, intr. Curiosare. 
Prt. Curiu§è. 

Curiu§ité, sf. Curiosità. 
PI. Curiusitè. 

Cumàcc. sm. Corvo. 
PI. Curnècc. 

I II giorno dell'Ascensione si andava 
a nidi di corvi in pineta. 

Cumé, sf. Cornata. 
PI. Cumé. 

Cumècia. sf. Pennecchio, Roccata. 
Quanta roba si può avvolgere a una 
rocca. 

Curnèt, sm. Cornetto | Corno porta- 
fortuna. 



PI. Curnèt 

Curnèta, sf. Cornetta (str music). 
PI. Curnèt. 

Curnii^a, sf. Cornice. 
PI. Cumì§. 

Curómpar, tr. Corrompere, Subor- 
nare, Sedurre. 
Prt. Curót 
PI. — ót 
F. — óta 
PI. F. — óti. 

Curóna, sf. Corona, Simbolo della 
regalità. 

I Corona del rosario. 
I Cerchio umano protettivo | Corona 
di fiori di verdura. 
PI. Curón. 

Curpèt, sm. Corpetto. 
PI. Curpèt. 

Cursèt, sm. Corsetto. Indumento fem- 
minile. 
PI. Cursèt. 

(Dal francese corset, sec. XIII, giub- 
bettino. DEI). 

Cursì, sf. Corsia 
PI. Cursì. 

Cur§iv, sm. Corsivo, Carattere corsi- 
vo. Scrittura in corsivo. 

Curi, agg. Corto, Breve. 
PI. Curt 
F. — a 
PI. F. — i. 

I Féla curta. Farla breve. 
I Fàla curta, (imperativo), Smettila. 
(Lat. curtus). 

Curtél, sm. Coltello. 
PI. Curtèl. 

I Sté' in curtèl. Stare ritto, voltato di 
fianco. 

I Mné' cun e' curtèl, Menare col col- 
tello. 
(Lat. coltellus. DEI). 

Curtela, sf. Coltella. Coltello a ser- 
ramanico molto in uso nell'SOO. 
Quando la molla della costola o dor- 
so aveva una specie di arricciatura 
nella parte superiore era chiamata Cur- 
tela cun e' rè?. 
PI. Curtèli. 

Curili, sm. Cortile. Corte di palazzo. 
PI. Curtìl. 
(Lat. med. cortile, luogo recintato; 



CURT 



118 



CUST 



it. antico « curtile »). 

Curtlà^a, sf. Coltellaccio da macel- 
laio. 

PI. Curtlaji. 

(Si riscontra un lat. med. cortelacius, 
coltellaccio, in GLE, del sec. XIV; e 
una cultellessa del sec. XVI, DEI; l'u- 
e l'altro dal lat. cultellus. Forse da 
cortelacius il nostro « curtlaza »). 

Curtlè, sf. Coltellata | Muro a col- 
tello. 

PI. Curtlé. 

I Fé' al curtlé, Venire a coltellate. 
Curtló^a, sf. Coltello da tavola. 
PI. Curtló?. 

Curu^iòn, sf. Corruzione, Corruttela. 
PI. Curuifión. 

Cur?én, sm. Correggino j Cinghietta 
I Cinturino, Cinghia per pantaloni. 
PI. Curzén. 

(Lat. med. corriginus, cinturino per 
donna, GLE). 

Curasi, sm. Correggiòle, Legaccio 
per allacciare le scarpe. 
PI. Cur?ul. 

(Dal lat. med. corigia, correggia. GLE). 
Cur^ola, sf. Centinodia, Correggio- 
la, Coreggiola (Polvgonum aviculare 
L.). 
(Lat. med. coregella. GLE). 

Cusàc, agg. Cosacco. 
« E' una sfumatura del marrone, un 
marrone che tira al chiaro ». F. Seran- 
tini. 

I sm. Cosacco. 
PI. Cu§èc. 

Cù^ar, tr. Cuocere, Cucinare | Ab- 
bronzare. 
Prt. Còt 
PI. Cót 
F. Còtà 
PI. F. Còti. 
(Lat. coquere). 
I E' sòl e' cu§. Il sole abbronza. 

Cuscén, sm. Cuscino. ] Guanciale. 
PI. Cuscén. 

(Lat. med. coxinum, dal lat. coxa «co- 
scia»; quindi cuscino per sedere). 
I Anména de cuscén, Traliccio, Sacco, 
Guscio della piuma. 

Cuscèt, sm. Cosciotto, Coscia di pe- 
cora macellata. 
(Lat. med. cossetus, coscia. GLE). 



Cusciént, agg. Cosciente, Che agisce 
secondo coscienza. 
PI. Cusciént. 
F. — a 
PI. F. — i. 

Cuscién^a, sf. Coscienza. 
PI. Cusciénz. 

1 Cusciénza pulida, Coscienza pulita, in 
pace. 
I Cusciénza spòrca. Coscienza sporca. 

Cuscinèt, sm. 'Cuscinetto. 
PI. Cuscinèt 

] Cuscinèt dal j' ég, Torsello, Guancia- 
lino per aghi e spillini. 

Cuscrèt, sm Coscritto. Giovane di 
leva. I (F.) Inesperto, Novizio, Princi- 
piante. 
PI. Cuscrèt. 

Caldura, sf. Costura, Cucitura. 
PI. Cu§dùr. 
(Lat. med. cusidura, cucitura. GLE). 

Cu§én, sm. Cugino. 
PI. Cu§én. 
F. — a 
PI. F. — L 
(Lat. med. cusinus. GLE). 

Cuféna, sf. Cucina. 
j Fé' d cu§éna. Cucinare. 
PI. Cusén. 

(Lat. tardo cocina, DEI; e lat. med. 
cusina. GLE). 
Cu§inèr, intr. Cucinare. 
Cu§inìr, sm. Cuciniere. 
PI. Cu§inìr. 

Cu§ìr, tr. Cucire. 
Prt. Cu§ì 
PI. — - Cusi 
F. — ida 
PI. — idi. 
(Lat. med. cuslre). 

Cuspér, sm. Zoccolalo. 
PI. Cuspèr. 

Custidìr, tr. Custodire. 
Prt. Custidi. 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Custituìss, rfl. Costituirsi, Darsi pri- 
gioniero. Consegnarsi all'autorità. 
Prt. Custituì 
PI. — ì ^ 
F. — ida 
PI. F. — idi. 



CUST 



119 



CVAJ 



Custituzión, sf. Costituzione, Legge 
fondamentale dello Stato. 
PI. Custituzión 

Custodi, sm. Custode. 
PI. Custudi 
F. — oda 
PI. F. — òdi. 

Custodia, sf. Astuccio Custodia. 

Custóm, sm. Costume. Costume da 
bagno, Costume folcloristico. Abito tra- 
dizionale. I Costume, Tradizione. 
PI. Custóm. 

Custumé, agg. Costumato. 
PI. Costume 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Cutaróni, sf. pi. Mele o pere cotte. 
Sing. Cutaróna. 

Cutulèta, sf. Costoletta, Cotoletta. 
PI. Cutulèt. 

Cuv, sm. Cova, Covatura (di gal- 
line, uccelli). 
[ Eijar int e' cuv, Essere in cova. 

Cuv, agg. Concavo. 
PI. Cuv 
P. — a 
PI. F. — i. 

] Piat cuv, Piatto fondo. 
(Dalla rad. indoeuropea Kup- che in- 
dica cosa cava o concava; come il 
lat. cupa, « botte »). 

Cuva, sf. Acme. Stadio più acuto 
della malattia. 

I E§ar int la cuva d' 'na malati. Es- 
sere all'acme di una malattia. 

Cuvadóra, agg. Covatrice. 
PI. Cuvadòri. 

Cuvé, sf. Covata, (di uova o di pul- 
cini), 
PI. Cuvé. 

Cuvér, tr. Covare. 
Prt. Cuvé 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

I Ov cuvé. Uovo covato e Uovo stan- 
tìo, andato a male in incubazione. 

Cuvón, sm. Covone. 
PI. Cuvón. 

(Lat. med. covonus, 1359; dal medie- 
vale del 945, covus, covone. GLE). 

Cu^ér, intr. e tr. Cozzare, Dar di 
cozzo. 



Cu^da, sf. Cozzo, Cornata. 
PI. Cuzìdi. 

Cuzidréla, (o Cujidréna) sf. Coltri- 
cella. Cuccetta portatile per bambino, 
a forma di sacco. 
PI. Cuzidrèl (o Cuzidrén). 
(Dal lat. med. culcedrella, coperta, 
GLE). 

Cuzìr, intr. e tr. Cozzare. Dar di 
cozzo. Battere, picchiare con la test^. 
; Cuzì' int la muraja, Cozzare contro 
il muro. 

Cva, avv. Qua | A cva, Qua. 

Cvacc, sm. Covacelo, Covo di lepre 

animale piccolo. 
PI. Cvècc. 

\ Truvé' int e' cvacc, Sorprendere nel 
covo. (In senso figurato significa tro- 
vare nel fatto, con allusione ad atto 
carnale). 

Cvadarlè, agg. Quadrettato, A qua- 
dretti. 

PI. Cvadarlè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Cvadèran, sm. Quaderno. 
PI. Cvadiran. 

Cvadrél, sm. Quadrello. Mattone a 
forma quadrata | Lima quadra } Qua- 
drello, Erba palustre. 
PI. Cvadrèl. 

Cvadrèt, sm. Quadretto. 

1 Cvadrèt ad pie, Quadretto di piada. 
Una delle quattro parti in cui viene 
spartita la piada. 

PI. Cvadrèt. 

Cvàja, sf. Quaglia (Tetrao coturnix). 
1 Re 'd cvaja, Re di quaglie, Galli- 
nella scopaiola. (Rallus crex). 
I (F.) Sbornia. 
PI. Cvàj. 

Cvajarén, sm. Quagliere. Strumento 
che imita il verso della quaglia. 
PI. Cvajarén. 

I Bàtar e' cvajarén, Suonare il qua- 
gliere. 

Cvajàstar, sm. Quagliastro. Quaglia 
che non ha ancora raggiunto la ma- 
turità. 
PI. Cvajèstar. 

Cvajón, sm. Testicolo I Sciocco. 
PI. Cvajón. 
I Fé' cvajón, Infinocchiare. 



CVAJ 



120 



CVAT 



1 I cvajón i sta ben int la maleta. Con 
un gioco di parole: «cvajón» (te- 
sticoli) e «cvajón» (sciocchi), il prov. 
dice che gli sciocchi è bene che stiano 
a casa loro. 

Cvajòt, sm. Pulcino di quaglia. 
PI. Cvajót. 

Cvajunéda, sf. Corbelleria | Canzo- 
nata. 
PI. Cvajunédi. 

Cvajunèl, sm. Coglionella | Burla 
PI. Cvajunèl. 

Cvajunèr, tr. Coglionare, Burlare, De- 
ridere, Sfottere. 
Prt. Cvajuné 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Cvajun^òn, sm. Scioccone. 
PI. Cvajun^ón 
F. — a 
PI. F. — i. 

Cvajutèra, sf. Quaglieraio. Paretaio 
per la cattura delle quaglie. 
Cvajutér. 

Cvajutin, sm. Pulcino di quaglia. 
PI. Cvajutin. 

Cvànt, agg. Quanto. 
PI. Cvént 
F. — a 
PI. F. — i. 

Cvarànta (o Cvarànta) nm. Quaran- 
ta. Numero di quattro decine. 

Cvarantén, sm. e agg. Quarantino, 
Quarantano. Che matura in 40 giorni. 
PI. Cvarantén. 

Cvaranténa, sf. Quarantina. Somma 
di 40 . 

I Quarantena. Periodo di quaranta gior- 
ni. 
PI. Cvarantén. 

Cvarcèr, tr. Fare il tetto, Mettere il 
tetto. 

Prt. Cvarcé 
PI. — é 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Cvarela, sf. Querela. Atto giudiziario 
per ottenere soddisfazione di danni o 
offese ricevute. 

I E§r in cvarela, (F.) Essere in puni- 
zione per aver commesso una mara- 



chella. 

j De' cvarela, Querelare. 

Cvarè^ma, sf. Quaresima. Long 

cvànt dia cvare§ma, Lungo quanto la 
quaresima. (F.) Lungo che non finisce 
mai. 

Cvarlèss, rfl. Querelarsi. Darsi que- 
rela da ambo le parti. 
Prt. Cvarlé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Cvartaròla, sf. Quarteruola. Misu- 
ra di capacità per cereali corrispon- 
dente a un quarto di staio ( Kg. 12,50 
circa, (v. Am§ur). 
PI. Cvartaròl. 

Cvartà^a, sf. Coperta vecchia e fru- 
sta I Fé' la cvartà^a, Fare una schia- 
vina, (jrettare una coperta o un man- 
tello (V. Caparèla) sul capo a uno per 
poi malmenarlo. 

Cvartén, sm. Quartino. Moneta del 
valore di quattro soldi. | Strum. a fia- 
to più piccolo del clarinetto. 
PI. Cuartén. 

Cvartùra, sf. Copertura, Coperta. 
PI. Cvartur. 

Cvàtar, agg. num. card. Quattro | sm. 
Il numero, la cifra quattro. 
[ In cvatr' e cvatr'òt, Su due piedi. 
] Cvàtar cantòn, (gioco). Quattro can- 
toni. 

Questo gioco lo facevano le ragazze 
l'ultima sera dell'armo per trarre gli 
auspici del nuovo. In un angolo si 
nascondeva vma chiave (governo della 
casa), in uno cenere (morte), in uno 
acqua (pianto), e in uno un anello 
(nozze). 

Da una stanza attigua le ragazze entra- 
vano, una alla volta, e si dirigevano a 
un angolo per conoscere la loro ven- 
tura. Gli oggetti venivano spostati, 
di volta in volta, da un angolo all'al- 
tro. 

Cvatamén, sm. pi. Quadrettini (mi- 
nestra). 

Cvatarzènt, nm. Quattrocento. Quat- 
tro volte cento . 

Cvatrén, sm. Quattrino. 
PI. Cvatrén. 

Ave' di cvatrén, Essere danaroso. 



CVAT 



121 



CVER 



1 Pi' 'd cvatrén, (F.) Ricco sfondato. 
I Fé' di cvatrén. Far quattrini, Arric- 
chirsi. 

i I cvatrén i fa bel òcc. (F.) Le per- 
sone ricche non. sembrano mai brutte. 

Cvatr'occ, m. Quattrocchi, Domenica- 
no. (FuUgula clangula). 

Cve, aw. Qui, Costì. 

A cve, a le, a là. Qui, lì, là. 

Cvéd, agg. Queto, Cheto. 
PI. Cvid 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 

(Rav. sec. XVII, « queda », cheta. 
Aruch A., op. cit.). 

Cvédar, sm. Quadro, Ritratto [ Qua- 
drato, A forma quadrata. 
PI. Cvèdar 
F. — édra 
PI. F. — édri. 

Cvèj, sm. Coviglio | Alveare, tru^ 
gno rustico. 
PI. Cvèj. 

Cvél, agg. Quale. 
[ Tel e cvél, Tale e quale. 

Cvél, sm. Cosa. 
I Di' un cvél, Dire una cosa... 
1 De' cvél al besti, Dar da mangiare 
alle mucche. 



I Di' cvél a ón. Salutare uno. 

PI. Cvél. 

[ Un cvél da gnit, Una cosa da nulla. 

Una cosa di poco conto. 

(It. ant. «covelle», qualche cosa). 

Nel dialetto degli stornelli dell'800 ato- 

miamo « covèl » (v. Pergoli op. cit., 

N. 187). 

Cvèl, agg. Quello. 
PI. Cvi 
F. — èia 
PI. F. — èli. 
I Cvèl eh' è le, Quello li. 

Cvèl eh' è là, Quello là. 

Cvéla, sf. Cosa. 
PI. CvèU. 

Cvélcadón, pron. indef. Qualchedun- 
no. Qualcuno. 
F. Cvélcadòna. 

Cvént, agg. num. ord. Quinto. 
PI. Cvént 
F. — a 
PI. F. — i. 

Cvèra, sf. Acquara. Scolo Acquara. 
Nasce nel confine fra il Com. di Ra- 
venna e quello di Forlì a nord della 
chiesa di Pieve-quinta. Tocca le fraz. 
di Pievequinta, Massa, San Pietro in 
Campiano, Campiano é Savio. Scaricò 




CVER 



122 



CVOT 



le sue acque nella Valle Standiana, 
nel Fosso Ghiaia e nel Longara; ora 
si congiunge col Bevano. Per ciò, nel- 
l'attraversamento della Standiana il 
suo vecchio corso si chiama « Cvèra 
vècia », Acquara vecchia ; e il nuovo, 
« Cvéra nova », Acquara nuova. 
(Neir893, aquara è «scolo d'acqua», 
V. DEI). 

Cvèrcc, sm. Coperchio. 
PI. Cvircc. 

I Sòl e' cvèrcc e' sa cvél ch'e' bòi in 
pignàta, Solo i coperchio sa che cosa 
bolle in pentola. 
(Lat. med. covergius. GLE). 

Cvèrt, sm. Tetto, Copertura di casa 
e di capanna. 
I agg. Coperto. 
PI. Cvirt. 
P. evèrta 
PI. F. Cvérti. 
I Mètr' a cvèrt, Mettere al coperto. 

evèrta, sf. Coperta. 
I evèrta bòna, Coperta fine, pregiata 
delle solennità. 
PI. Cvèrt. 



(Sec. XIII, coverta, coperta. DEI). 

Cvést, pron. dimos. Questo. 
PI. Cvèst 
F. — a 
PI. F. — i. 

Cvi, pron. dim. m. pi. Quelli Cvi che, 
Coloro che. Coloro i quali... 

Cvilér, Questo verbo corrisponde a 
« cosare ». 

Cvilin, sm. dim. Cosino. 
PI. Cvilin 
F. — ina 
PI. F. — ini. 
I Cvilin da gnit, Cosino da niente. 

CvJndséna, sf. Quindicina. 
PI. Cvind§én. 

Cvintalér, tr. Pesare | evintale* e' 
gran. Pesare il grano facendone tanti 
pesi di un quintale l'uno. 

Cvintél, sm. Quintale. 
PI. Cvintèl. 

Cvintén, sm. Quinta parte di litro. 
PI. Cvintén. 

Cvòta, sf. Quota, Quota parte. 
PI. F. — Cvòt. 



D 



DA 



123 



DAQU 



Da, pr. Da i Per | Presso. 

Dabdn, avv. Davvero, Veramente. 

Dacànt, avv. Accanto, A fianco, Di 
fianco. 

Dacvèr, tr. (v. Daquer). 

Dadbòn, avv. Davvero, Veramente, 
Sul serio. Seriamente. esclamaz. di 
meraviglia o dubbio. 

Dado, sm. « Tato ». Parola infantile 
con cui si indica una persona cara. 
(Dal lat. tata, babbo (Varrone). Nel 
ravennate del 1700 si diceva « dèd », 
babbo). 

Dafàt, avv. Di sana pianta, Intera- 
mente, Del tutto. 

Dafè, sm. Daffare j Ave' un gran 
dafé, Essere molto occupato. Avere 
molto da lavorare. 

Dal, pr. art. Delle, Dalle. 

Dama, sf . Dama ; Gioco della dama. 
PI. Dàm. 

Damén, sm. Pedina del gioco della 
dama. 
PI. Damén. 

Damàs-c, sm. Stoffa di Damasco. 

Damasché, prt. agg. Damaschinato, 
Lavorato alla damaschina. 
PI. Damasché 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Dan, sm. Danno 1 Perdita (negli af- 
fari). 
PI. Dèn. 

I De' dàn. Recar danno j Far male (di 
cibo) I (P.) Molestare 1 Turbare. 



I Fé' dàn. Riferito a recipiente di le- 
gno che perde acqua e a barca che fa 
acqua. Stillare, Gemicare. 
Anche il veneto ha « fare dano » (della 
barca che fa acqua). 

Danaziòn, sf. Tormento, j Preoccupa- 
zione, Assillo [ Dannazione. 
PI. Danaziòn 

Danèda, agg. prt. Indanaiata ] Dan- 
nata. 

(V. Danéss). 
jOngia danéda. Unghia morta. 

Danér, sm. (v. Dinér). 
I E' do 'd danér. Il due di denari | Per- 
sona che non ha nessuna autorità, che 
non vai nulla. 

Danèss, rfl. Indanaiarsi. 
Si dice, di un'unghia, che «la s'adàna» 
quando si chiazza per un pesto o per 
malattia e cade; e si dice di dente che 
diventa scuro per carie. | Addannar- 
si I Affannarsi | Non aver pace. (V. 
Adanéss). 

Danèval, agg. Dannoso, Che reca 
danno. 
PI Danival 
F. Danèvla 
PI. F. Danèvli. 

Dànt, m. Dante Alighieri 
I Piaza 'd Dànt. Piazzale Dante nella 
Pineta di Classe. 
I Tomba 'd Dànt, Tomba di Dante. 

Dantesta, sm. Dantista. 

Daquadùr, sm. Annaffiatoio 
PI. Daquadùr 



DAQU 



124 



DECI 



(Lat. med. adaquatorium, canaletto 
d'i rrigazione . GLE ) . 

Daquéda sf. Annaffiata, Annacquata 
PI. Daquédi 

(Lat. med. adaquatio, adacquamento. 
GLE). 

Daquér, tr. Annaffiare, Annacquare 
I Daqué' e' vén, Annacquare il vino. 
Prt. Daqué 
PI. — é 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(Lat med. adaquare, annaffiare GLE.). 

Darbér, tr. Aderbare, Somministrare 
foraggio verde subito fuori dell'inverno. 
Part. Darbé 
PI. — è 
P. — édi 
PI. F. — édi. 

Darchér, (v. Adarchèr). 

Dartén, agg. Manritto, Mandiritto, 
Che usa la mano destra 
; Destro, Che è dalla parte destra. 
PI. Dartén 
F. Darténa 
PI. F. Darténi 

j Me a so dartén. Io sono mandiritto 
j Che bò l'è dartén, Quel bue è di man- 
ritta. E' di destra. 

Da^én, agg. Lento 
PI. Dasén 
F. Da§éna 
PI. F. Da§éni. 

Datór 
1 Datór 'd lavór. Datore di lavoro 
PI. Datùr. 

Davanti, aw. Davanti 
I Al cospetto I Dinanzi. 
j sm. Davanti, Parte anteriore. 

Davnir, int. Divenire 
Prt. Davnu 
PI. Davnù 
F. Davnuda 
PI. F. Davnudi. 

Da^à (v. Inscont). Di già. 

Da^à che. Dacché, Poiché, Giacché. 

Daziér, tr. Daziare. Sottoporre a dazio 
Prt. Da^ié 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Da^jìr, sm. Daziere 
PI. Dazjir. 



Dbàn, sm. Bevano, Torrente Bevano. 

Dbanéla, sf. Bevanella. Anticamente 
si chiamava Avella. 

Dbègn. sm. Cimosa, Vivagno 
(Lat. med. vivagnum. GLE). 
Dbènda, sf. Bevanda 
PI. Dbénd. 

Dbù, prt. agg. Bevuto 
(V. Ber). 

Dbùda, sf. Bevuta 
PI. Dbudi. 

De, pr. art. Del, dello (Composta da 
« ad » e da « e' »). 

De, sm. Giorno, Dì. 
PI. De 

(It. ant., sec. XIII, die) ' 
I De par de. Giorno per giorno 
j D'igna de, Di ogni giorno 
j De imprastè. Giorni prestati. I primi 
tre giorni di marzo dati da questi in 
prestito a febbraio 
] A la longa de de, Durante il giorno 
I Vi sono giorni ritenuti propizi ad ogni 
occupazione e altri (quelli con la let- 
tera R) ritenuti non propizi. Gli uni 
sono « de bón » gli altri « de cativ »_ cioè 
giorni fausti e giorni nefasti. 
(Lat. dies, giorno; indoeuropeo dyen 
« giorno luminoso »). 

De, prt. Dato j Giocato, 
(v. Dér). 

De, sm. Bullone, Dado. 
PI. De. 

Débit, sm. Debito 
PI. Dèbit. 

Debitór, sm. Debitore. 
PI. Debitùr. 

Debul, agg. Debole, Gracile Fievole [ 
Sottile (di sostegno) 

sm. Punto debole, Difetto, Debolezza. 
PI. Dèbul 
F. Debla 
PI. F. Debli. 

Debuscè, agg. Debosciato, Dissoluto 
PI. Debuscè. 

Decifrér, tr. Decifrare 
Prt. Decifré 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Decimèr, tr. Decimare, Fucilarne uno 
ogni dieci. 
Prt. Decime 



DECL 



125 



DEPO 



PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Declinazión, sf. Declinazione. 
PI. Declinazión., 

Decrét, sm. Decreto 
PI Decrit 
I Decrét 'd le?, Decreto di legge. 

Dècula, sf. Edicola 
PI. Décul. 

Deda, sf. «Tata» (v. Dado). 

Dedica, sf. Dedica 
PI. Dèdic. 

Dedichér, tr. Dedicare. Intitolare. 
Prt. Dediche 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Déda, sf. Data, Anniversario 
I Girata di carte, | Andata nel gioco 
delle bocce. 
PI. Dédi. 

Déima, sm. (v. Dèma). 

Delfén (o dulfén), sm. Delfino. 
PI. Delfén. 

Da alcuni è chiamato anche pòrc 'd 
mer, maiale di mare. 

Defórum (o defórom) agg. Deforme, 
Mostruoso. 
PI. Defùrum 
F. Defórma 
PI. F. Deformi. 

Defurmér, tr. (v. Sfurmér). 

Degradér, tr. Etegradare, Retrocedere 
nel grado. 
Prt. Degradé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Delinquént, (o dilinquént) sm. Delin- 
quente. 

PI. Delinquént. 
F. Delinquénta 
PI. F. Delinquenti 
I Familiarmente significa Birichino. 

Delma, sf. (Voce di Raverma,, v. 
dèma). 

Déma, sf. Modello, Forma, Stampo 
(Da Delma, stampo o modello, ricordata 
nell'Art. 276 dell'antico statuto dei Por- 
naciari il quale stabiliva di « facere di- 
ctos lapides et cuppos bene coctos ad 
Deimam Comunis rav. »). 



Dice il DEI : « dal greco deigma, mo- 
stra, campione ». 

Demurali?ér (Ande' ?o 'd murél) tr. 
int. Demoralizzare. 
Prt. Demurali?è 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Déns, agg. Denso 
PI. Dens 
F. Dènsa 
PI. F. Dènsi. 

Fé' avnì' déns, Far condensare | 
Dvinté' déns. Diventare denso, Con- 
densarsi. 

Dént, sm. Dente 
[ Tacca di una lama, di arma o attrezzo 
da taglio. 
PI. Dént. 

I Dént 'd lat, Denti di latte 
I Dént bus, Dente cariato 
I Dént cagnìn. Dente canino 
I Dént ma§lón. Dente molare 

Dènt'd davanti. Denti incisivi 

Dent spadì, Dente che risente del cal- 
do e del freddo. 

Dént de rastèl. Denti del rastrello 

Dént de pètan. Dente del pettine 

Dént d'un ingranàgg, D. d'ingranaggio 
I Rude' i dént, Digrignare i denti. 
I Dént giaijól, Dente ghiacciuolo, che ri- 
sente l'impressione del ghiaccio 

Armane' a dént §gargni, 1' Rimanere 
a denti secchi ; 2" Rimanere a denti di- 
grignati. 

O e' dént o la ganà.5a, O il dente o la 
mascella. (Nelle azioni ci vuole risolu- 
tezza). 

Dice G. Cantagalli nei suoi « Cinquanta 
sonetti in dialetto faentino », Faenza. 
1907: « Le mamme... per indurre i bimbi 
a farsi levare i denti, mettevano sotto 
alla caminiera il dente levato, che poi 
alla mattina sostituivano con dolci, fa- 
cendoli credere regali di una Vecchia 
(La vécia) discesa dal tetto a prendere 
il dente da servirsene nelle sue biso- 
gne ». E' una usanza che dura tuttora. 

Depò§it, sm. Deposito Rimessa per 
biciclette, motociclette o merci 
; Posatura, Sedimento, Feccia. 
PI. Depùsit. 



DEPU 



126 



DICI 



Depù, avv. Da poi, Dappoi. 

Depurtér tr. Deportare. 
Prt. Depurtè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Depu§itèr, tr. Depositare, Lasciare In 
deposito. 
Prt. Depu§itè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Depu§itèri, sm. Depositario, Colui che 
tiene in consegna roba depositata. 
PI. Depu§itéri. 

Deputét, sm. Deputato 
PI. Deputèt. 

Dér, tr. Dare, [Donare, jGiocare (una 
carta, una boccia). 

I Cedere, Allentarsi (di stoffa, di lavoro 
a maglia). 

[ Cacciare, mandar via (polli, uccelli). 
Prt. De 
PI. De 
P. Déda 
PI. F. Dédi 

I De' a i poi. Cacciare, mandar via I 
polli. 

I De' vi' dia ròba. Regalare, Donare 
roba I De' fura, Saltar fuori. Uscire | 
Comparire. 

Dèr^na, sf. Darsena. 

Dèscul, sm. Discolo 
PI. Dèscul. 

I Mètar un burdél int i dèscul, Mettere 
un ragazzo in un istituto di corrigendi. 

De§iderér, tr. Desiderare, Agognare 
Prt. Decidere 
PI. — è 
F. — éda 

PI. F. — édi. (É più comune «ave' 
vója »). 

Desidèri, sm. Desiderio, Aspirazione. 
PI. Desidèri. 

Dèst, agg. prt. Desto, Svegliato, Sve- 
glio, 
(v. Distér). 

Dèt, sm, Detto, Massima, ! Prover- 
bio, ] Adagio, I Sentenza. 
PI. Dèt. 

Dèta, sf. Detta | Diceria senza fonda- 
mento. 
PI. Dati. 



I L'è una deta, 1" E' un modo di dire; 
2" E' una diceria (senza fondamento). 

Deviér, tr. Deviare, Far cambiare cor- 
so, strada. Cambiar direzione. 
Prt. Devié 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Dé^i, sm. Dazio 
PI. Dè^i 
(Lat. med. datiuns. GLE). 

Di, pr. art. Dei. 

Dialèt, sm. Dialetto. 
PI. Dialèt. 

Diana,, sf. Diana. 
I Sempr' in ?ir coma la Diana, Sempre 
in giro come Diana. 
J Stèla Diana, Stella Diana. 

Dibàtar, intr. Riflettere un colore 
smorto o che fa sembrare scuri, verda- 
stri, giallognoli. Detto di stoffe. 
I L'è un sti che e' dibàt. E' un abito che 
dà ima cera da ammalato. 

Dibulèza, sf. Debolezza, Fiacca, Fiac- 
chezza, Rilassatezza. 
PI. Dibulèz. 

Dichèdar, intr. Decadere, Sfiorire (di 
bellezza). 
Prt. Dlcadù 
PI. — ù 
P. — uda 
PI. F. — udi. 

Dichiaraziòn, sf. Dichiarazione amo- 
rosa. 

PI. Dichiaraziòn. 

I Fé'dichiarazión, Esprimere ii proprio 
amore. 

Dichiarér, tr. Dichiarare, Affermare, 
Sentenziare, Proclamare. 
Prt. Dichiaré 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Dicìdar, tr. Decidere, Prendere una 
risoluzione, una determinazione. 
Prt. Dlcis 
PI. Dicì§ 
F. Dicì§a 
PI. F. Dicìsi. 

Dicì§, prt. e agg. Deciso, Risoluto. 
PI. Dici§ 
P. E>ici§a 
PI. F. DIclsl. 



DICI 



127 



DILI 



Dicii^idn, sf. Decisione, Risoluzione, 
Conclusione. 
PI. Dici§ión. 

Diclinèss, rifl. Struggersi, Deperire 
(per malattia o-per passione amorosa). 
Prt. Dicline 
PI. — è 
P. — éda 
PI. P. — édi. 

Did, sm. Dito 
PI. Dida (diventa fem.) 

Did grò^, Pollice 

Prèm did, Indice 

Did de me?, Medio 

Did 'd l'anél, Anulare 

Did znìn o mégnul, Mignolo 

Did grò§ de pe, Alluce 

Did ?;nin de pe, Dito mignolo del piede 
Le altre dita del piede non hanno 
nome. 

DidSI, sm. Ditale 
I Didél 'd zu^eza, Ditale di salsiccia. 
I Didèl dia genda, Coppa della ghianda 
PI. Didèl 
(Lat. med. didalus, GUE.). 

Dièscan, sm. (Dialetto ant., v. « gia- 
scanà^). 

Dièta, sf. Dieta, Regime dietetico. 

Difamazidn, sf. Diffamazione. 
PI. Difamazión. 

Difarént, agg. Vario, Dissimile, Diver- 
so, Differente. 
PI. Difarént 
F. Difarènta 
PI. F. Difarénti. 

Difarènta, sf. Differenza, Diversità, 
Divario. 
I No' fé' difarén?, Non usare preferenze. 

Difèndar, tr. Difendere 
Prt. Difè§ 
PI. Difi§ 
F. Difè§a 
PI. F. Difési. 

Difésa, sf. Difesa 
PI. Difè§i 

I Ciapé' al difesi d'òn. Difendere uno, 
Proteggere uno contro chi lo accusa. 

Difèt, sm. Difetto, Vizio. Pecca. 
PI. Difèt 

I Fé' di difèt, Trovare delle pecche. Non 
trovare di proprio gradimento. 
I Fé' difèt. Rilevare. 

Difè^il, agg. DiflBcile, Malagevole. 



PI. Difèjil. 
F. Difè^la 
Pl.F. Difè^li. 

Dificulté, sf. Difficoltà, j Scabrosità, 
[ Avversità. 
PI. Dificulté. 

Difìdént, agg. DlflBdente, Sospettoso 
PI. Difìdént. 
P. Difìdénta 
PI. F. Disdenti. 

Difinsór, sm. Difensore 
PI. Difìnsùr 
P. Difinsóra 
PI. F. Difinsóri. 

Digerir, tr. e intr. Digerire 
Prt. Digerì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Digestión, sf. Digestione 
PI. Digestión. 
Dignèss, rfl. Degnarsi. 
Prt. Digné 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Dignèval, agg. Gentile, Affabile. 
Degnevole. 
PI. Dignìvul 
F. Dignèvla 
PI. F. Dignèvli. 

Dilata^iòn, sf. Dilatazione. 
PI. Dilata^ión. 

Dilatér, tr. Dilatare, Perdere l'elasti- 
cità. 

Prt. Dilaté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. P. — édi. 

Dilètànt, sm. Corridore ciclista dilet- 
tante ] Dilettante. 
PI. Diletént. 

Dilicatè^a, sf. Delicatezza, Finezza, 
Distinzione. 
PI. Dilicatè;?. 

Dilichét, agg. E>elicato. 
I Raffinato (di gusto). 
PI. Dilichét 
F. Dilichéta 
PI. F. Dilichéti 
(Lat. delicatus, «delicato, raffinato»). 

Diligènza, sf. Diligenza. Corriera a 
cavalli. 



DILI 



128 



DIRL 



PI. Diligén?. 

Dilincvént, sm. Delinquente. 

Diliri, agg. Consunto dagli stenti. 
PI. Diliri 
F. Diliri-da 
PI. F. Diliridi. 

Diluvi, sm. Diluvio. 
(Anche §luvi). 

Dimètass, rfl. Dimettersi 
Prt. Dimè§ 
PI. — è§ 
F. — è§a 
PI. F. è^i. 

Dimi^idn, sm. pi. Dimissioni. 

Dimi^iunéri, agg. Dimissionario 
Pi. — èri 
P. — èria 
Pi. F. — érji. 

Dimoni, sm. Demonio. 

Dimpartót, aw. Ovunque, Dappertutto 

Dimustraziòn, sf. Dimostrazione, Ma- 
nifestazione, 
Pi. Dimustraziòn. 

Dimustrér, tr. Dimostrare, Par vede- 
re, Manifestare, Far palese. 
Prt. Dimustré 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Dinèr, sm. Danaro, Denaro. Antica 
moneta. 

I Uno dei quattro semi delle carte da 
gioco. 

Dinighér, tr. Negare. 

Dinón^ia, sf. Denuncia. 
PI. Dinónzji 

I Dinònzia dal besti. Denuncia del be- 
stiame. 

Dintadura, sf. Dentatura 
PI. Dintadur. 

Dintél (de partighèr), sm. Dentale, 
Ceppo. Parte dell'aratro a cui si ap- 
plica il vomere. 
PI. Dintèl. 

Dintèsta, sf. Dentista. 
PI. Dintèsta. 

Dìntira, sf. Dentiera. 
PI. DintÌT. 

Dinun^iér, tr. Etenunciare, Segnala- 
re alle autorità, Sporgere denuncia. 
Prt. Denunzie 
PI. — è 
F. — éda 



PI. F. — èdi. 
Dio, m. Dio 

(v. anche Signor) 

I Di' v' l'armita, Dio ve lo rimetta; ve 

lo restituisca. Cosi ringraziavano gli 

accattoni. 

I U n' s' mòv una fója che Dio u n' vója. 

Non si muove una foglia che Dio non 

voglia. 

Diparir, int. Deperire. 
Prt. Dipari 
PI. Dipari 
F. Diparida 
PI. F. Diparidi. 

Dipió, sm. Soprappiù | Aggiunta | So- 
verchio. 

Dir, tr. Dire | Declamare 
Prt. Dèt 
PI. Dèt 
F. Dèta 
PI. F. Dti. 

I Cun che di' che.... Col dire che... 
1 U i fó un gran di', Se ne parlò ovun- 
que I CI fu un gran dire. 

Diramaziòn, sf. Diramazione. 
PI. Diramaziòn. 

Dirèt, sm. Diritto. 
PI. Dirèt. 

Dirèt, sm. Diretto (treno). 
PI. Dirèt. 

Dirèzar, tr. Dirigere, Reggere, In- 
dirizazre. 
Prt. Dirèt 
PI. — et 
F. — età 
PI. F. — èti. 

Dire^ión, sf. Direzione, Senso, Orien- 
tamento, Indirizzamento ' Direzione, 
Governo di un ufficio. 
PI. Dire^iòn. 

Dirlindéna, sf. Sporgenza laterale del- 
la pinuccia. 

Dirlindina (opp. dirindéla, dirindina 
e derindéna), sf. Tentennina. 
Per chetare o far divertire il bambino 
la mamma se lo mette a cavalcio- 
ni delle ginocchia e fa la « dirlindi- 
na ». Gli fa fare sobbalzi, o dondolìi, 
accompagnando ogni movimento con la 
recitazione ritmica di una filastrocca 
che varia da luogo a luogo, ma comin- 
cia sempre con « dirlindina », « dirindé- 
la », ecc. Una dice : 



DIRU 



129 



DISP 



« Dirlindina, pan grate ] metm' a lèt 
ch'a so male; | dam un òv ch'a m' e' 
biro, I dàman do ch'a gvariró ». 

Diruché, prt. agg. Diruto, Diroccato. 
Prt. Diruché 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Diruchér, tr. Diroccare. 
(v. Diruché). 

Di§, nm. Dieci. 
Manca il derivato « diecina » forse per- 
chè era nell'uso la « du?éna » o « mèza 
capa », quantità di 12. 

Di§apruvér, tr. Disapprovare. 
Prt. Di§apruvé 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Di^àstar, sm Disastro, Catastrofe. 
PI. Di§èstaT. 

Di§asté, prt. agg. Dissestato, Lascia- 
to andare in rovina. In abbandono. 
PI. Di§astè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Disastrò^, agg. Disastroso. 
PI. Disastrus 
F. — ò§a 
PI. F. — ò§i. 

Discesa, sf. (v. Caléda). 

Dìscipléna, sf. Disciplina. 
PI. Disciplén. 

Disciplinér, tr. Disciplinare, Sotto- 
porre a disciplina. Imporre discipli- 
na. 

Prt. Discipline 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Discordia, sf. Discordia. 
PI. Discòrdi. 

Discrèt, agg. Discreto. 
PI. Discrìt 
F. — ita 
PI. F. èti 

Discu^iòn, sf. Discussione. 
PI. Discu^ión. 

Discùtar, tr. Discutere, Esaminare. 
Prt. Discù|. 

Di§dìr, (v. Arnunziér). 
Prt. Disdèt 
PI. — et 
F. — èta 



P. F. — èti. 

Di§èrom, sm. Disarmo. 
PI. Di§èrom. 

Di§involt, agg. Disinvolto, Franco, 
Pronto I Sicuro di sé. 
PI. Di§invùlt 
F. — òlta 
PI. F. — olti. 

Di§invultùra, sf. Disinvoltura, Fran- 
chezza, Prontezza nel dire o nel fare. 
PI. Disinvultur. 
Di§iparé, agg. prt. Separato. Diviso 
Di^iparér, tr. Separare. Dividere, 
da altri, 
(v. Di^iparé). 

Di^marì, sf. Sciocchezza, Dabbenag- 
gine, Scempiaggine. 
PI. Di§marì. (v. Disom) 
Di§mitè, sf. (v. Di§mari). 
Dì^om, agg. Sciocco, Stupidetto. 
PI. Dì§om 
F. Dì§ma 
PI. F. Dì§mi. 
(It. sec. XIV, decimo, sciocco). 

Di^òrdan, sm. Disordine | Intempe- 
ranza. 
PI. Di§ùrdan. 

Dispènsa, sf. Dispensa. 
PI. Dispéns. 

Divìda, sf. Divisa. 
PI. Divì§. 

(Lat. med. divisa, veste a strisce di 
diversi colori. GLE). 

Dispenséri, sm. Dispensario, Istituto 
ospedaliero che dà consulti e cure gra- 
tuite. 
PI. Dispenséri. 

Disperazión, sf. Disperazione. 
PI. Disperazión. 

Dispètó§, agg. Dispettoso. 
PI. Dispitù§ 
F. — ó§a 
PI. F. — d§i. 

Dispiace, sm. Dispiacere, Dolore, Tur- 
bamento. 
PI. Di§pia§e 
(Anche Spia§è). 

Dispiacer, intr. Dispiacere. 
Prt. Dispiaci! . 
PI. — ù 
F. — uda 
PI. F. — udi. 
Disprez, sm. Disprezzo. 



DISP 



130 



DLEZ 



Dispre^ér, tr. Disprezzare. 
Prt. Disprejè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Distacamént, sm. Distaccamento. Re- 
parto distaccato dal suo corpo. 
PI. Distacamént. 

Distén, sm. Destino j Sorte | Fata- 
lità. 
Pi. Distén. 

Distèngvar, tr. Distinguere, Scorgere, 
Ravvisare. 

Distér, tr. Etestare, Svegliare. 
Prt. Distè e Dèst 
PI. Distè e Dèst 
F. Distéda e Désta 
PI. F. Distédi e Désti. 

Distinatéri, sm. Destinatario. 
PI. Distinatéri 
F. Distinatéria 
PI. F. Distinatérji. 

Distinèr, intr. Decidere, | Stabilire, 
j Assegnare. 
PI. Distinè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Distinèr, intr. Decidere j Stabilire 
I Assegnare. 

Distinzión, sf. Distinzione, j Garbo, ' 
Cortesia | Privilegio. 
PI. Distinzión. 

Distrazión, sf. Distrazione, Disatten- 
zione. 

Distrèt, sm. Distetto militare. 
PI. Distrèt. 

Distributór, sm. Distributore. 
PI. Distributùr. 

Distró^ar, tr. Distruggere 
Prt. Distrót 
PI. — ót 
F. — óta 
PI. F. — óti. 

Distruzión, sf. Distruzione. 
PI. Distruzión. 

Dita, sf. Ditta Società. 
PI. Dit. 

Divàn, sm. Divano. 
PI. Divén. 

Divartimént, sm. Divertimento. 
PI. Divartimént. 

Divartir, tr. Divertire, Dilettare. 
Prt. Divartì 



PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Divèr^, agg. Diverso, Differente, Dis- 
simile. 
PI. Divir§ 
F. Divèrsa 
PI. F. Divèrsi. 
(v. difarént). 

Divìdar, tr. Dividere, Separare, Spar- 
tire, Disunire. • 
Prt. Divi§ 
PI. Divì§ 
F. Divi§a 
PI. F. Divì§i. 

Divi^ión, sf. Divisione (operazione 
aritmetica) | Separazione, Spartizione. 
PI. Divi§ión. 

Divorzi, sm. Divorzio. 
PI. Divùrzi. 

Divurèr, tr. Divorare. 
Prt. Divuré 
PI. — è 
F. — èda 
P. F. — édi. 

Divur^ièr, int. Divorziare. 
Prt. Divurzié 
PI. — è 
F. — éda 
PI F. — édi. 

Divuzión, sf. Devozione 1 Tradizione. 
PI. Divuzión. 

I Par divuzión, e' de 'd Nadél u s' met 
i pandurén int la pignata. Per tra- 
dizione, il giorno di Natale si metto- 
no pomodorini nella pentola. 

Dijémbar, sm. Dicembre. 
(Anche Dicémbar). 

Diziunèri, sm. Dizionario. 
PI. Diziunèri. 

Dia, pr. art. Della | Ad dia, Di là. 
Oltre, Al di là. 

DIèt, agg. prt. Scelto. 
(It. ant.« diletto », scelto) 

Dièta, sf. Cerna Scelta. 
PI. Dleti. 

Dlèzar, tr. Scegliere, Separare. 
] Fé' la dièta, Fare la cernita. 
Prt Dlèt 
PI. — Dlèt 
F. — èta 
PI. F. — èti. 
(Lat. diligere). 



DLIN 



131 



DONA 



Dlindèr, (v. Lindir). Appartiene al 
vecchio dialetto. Da « dlindèr » viene 
« dlindadór », lusingatore, tentatore. 

Dli^adór, sm. Sceglitore. 
PI. Dli?adùr 
F. — óra 
PI. F. — òri. 

Dmàn, aw. sm. Domani. 
I Pas dmàn, Passato domani, Dopo do- 
mani. 
I No' dman, cl'ét de, Doman l'altro. 

Dmànda, sf. Domanda, Richiesta, In- 
terpellanza, Interrogazione. 
PI. Dmàndi. 

Dmandèr, tr. e int. Domandare, Chie- 
dere, Richiedere,' Interrogare. 
Prt. Dmandé 
PI. — e 
F. — éda 
PI F. — édi. 

Dmènga, sf. Domenica (7° giorno 
della settimana). 

Dmènga ch'é andé', D. scorsa. 

Dmènga eh' vén, D. ventura. 

Dmènga!, Domani! (un giorno che 
non verrà mai), Mai! 
I Dmèng'òt, Domenica otto. 

Dnìn^, aw. Davanti, Innanzi. 

Dò, sm. Due. La cifra 2. ] agg. num. 
Due 

(Lat. duo; indoeuropeo dwi e duwo 
« numero due »). 

PI. m. Du, PI. f. Dò. (Rav. 1010, « doi 
sono le cose », due sono le cose). 

Dóbi, sm. Dubbio. 
PI. Dóbi. 
(Lat. dubius). 

Dòbi, sm. Anello del tridente in cui 
s'infila il manico. | Nasello. 
( Dal latino duplus « doppio », per indi- 
care le due alette che chiudendosi for- 
mano l'anello?). 

E' significativo comunque che a Pia- 
cenza (sec. XIV) dobione significhi 
« cerniera » e in calabrese dubbrune 
significhi ganghero 

Dócumént, sm. Documento. 
PI. Ducumént. 

Doga, sf. Doga. 
PI. Dog. 

(Lat. med. dogha, doga della botte, 
GLE; lat. doga, «vaso»). 

Dója, sf. Doglia (di parto) | Dolore 



reumatico. 
PI. Dój. 

I F\ira la dója, ad drénta la voja. (Pas- 
sati i dolori del parto, la donna è di- 
sposta a una nuova maternità). 

Dólèg, sm. Bivomere (Parola com- 
posta da « do » due, e « lég » solchi. 

Dòlz, sm.. agg. Dolce. 
PI. Dui? 
F. Dòl^a 
Pi. F. Dòl^i 
(Lat. med. dulzis, GLE: lat. dulcis). 

Dol^mors, sm. Animella, Pancreas 
del maiale. 

Generalmente « e' dolzmòrs » è il boc- 
cone prelibato del norcino. 

Dóm, sm. Duomo. 
PI. Dóm. 

Dòn, agg. Don. Precede solo il nome 
dei preti. Se il nome comincia per 
consonante si dice Do'. 
Es. Dòn Antoni ; Do' Lui§. 

Dòn, sm. Attitudine, Dote naturale. 
PI. Dòn. 

Dona, sf. Dona. 
PI. Don. 

I La dona la è cvèla eh' tén dreta la 
ca o cvèla eh' la la arbòta. 
I La dona eh' la fes-cia, la è pe? eh' n'è 
la vepra. 

Altro prov. sulla donna che fischia è: 
Argvérdtan da e' mar e da la be§a 




DONA 



132 



DSAL 



e da la dona ovànd eh' la fes-cia. 

Dona Lombarda. Famosa canta po- 
polare raccolta da Benedetto Pergo- 
li, da Maria Spallicci e ancora abba- 
stanza conosciuta. Si crede che sia na- 
ta proprio in Romagna. Ricorda la tra- 
gedia di Rosmunda. 

Dónca, congiunz. Dunque. 
(It ant. donqua). 

Dóndla, sf. Donnola. 
PI. Dóndal. 

Dòp, pr. e avv. Dopo, Di poi, Appres- 
so, In seguito. 

Dopi, agg. Doppio, Due volte tanto 
I Piegato in due | A du, a tri, a quatar 
dopi, A due, a tre, a quattro doppi. 
I Avdé' dopi, Veder doppio. 
PI. Dopi 
P. Dópia 
PI. F. Dópji. 

Dos, sm. Zaffo. Lungo tappo di le- 
gno a forma di tronco di cono che 
chiude il foro inferiore della botte. 
PI. Du§. 

Come il francese antico dois, « tubo », 
dal latino dux (col significato non do- 
cumentato di sorgente). Rad. indoeu- 
ropea duk- « condurre » ; da cui il lat. 
ducere. 

Dò§, sm. Dosso, Dorso, Schiena. 
I Tajé a su dò§, Tagliato su misura 
(in senso reale o fìg.). 
I Tu' da dò§. Levar d'addosso. 
I A dò§. Addosso; a Ridosso. 
I A dòfi! Addosso! 

(Lat. mediev. dossus, schiena, dosso. 
OLE). 

Do^a, sf. Dose. 
PI. Dò§. 

Dota, sf. Dote. Qualità. 
PI. Dot. , 

Dòv, aw. Dove. 
I In do'. Dove | In duv'el?. Dov'è 
egli? I D'in do'. Da dove. 

Dó^a, sf. Doccia. Canale di gronda. 
PI. DÓ5. 

(Lat. med. doza. condotto d'acqua. 
GLE). 

Drajè, agg. (v. Gran). 

Drég, sm. Drago. 
PI. Drég. 

Dréga, sf. Draga, Macchina per lo 
spurgo di canali e porti. (E' detta anche 



scavadóra ) . 
PI. Drég. 

Drént (o Drénta) avv. Dentro. 

Drénta, avv. Dentro. 
! Ad drénta, In dentro, Dentro | In 
drénta. In dentro. Dentro, Verso l'in- 
terno. 
: De' indrénta. Mescolare, Rimestare. 

Drèt, agg. Ritto, Diritto, In piedi 
I Destro. 

I In drèt, In linea retta. 
PI. Drèt 
F. — a 
PI. F. — i. 

Drèta, sf. Dritta. Mano destra. 

Dri, avv. Vicino, Accosto, Presso | 
Dietro I Lungo. 

I Tnè dri. Seguire, Spiare, Controlla- 
re, Tener d'occhio. 
! Ande' dri. Seguire, Andar dietro. 
j Caminé' dri e' fòs, Camminare lun- 
go il fosso, vicino alla riva del fosso. 

Drida, avv. Dietro, di dietro. E' sem- 
pre preceduto da « ad ». E' un compo- 
sto di « dri (dietro) » e « da (di) ». 
j Ad dri da ca. Dietro casa. 
j Avrùf da 'd drida. Venire da dietro 
o dal di dietro. 

Drii^èda, sf. Raddrizzata, Atto e mo- 
do del raddrizzare. 
PI. Drijédi. 

Driver, tr. Drizzare, Raddrizzare | 
Rimettere in piedi ] Mettere per il di- 
ritto, in liena retta. 
Prt. Dri?;è 
PI. — è 
F. — éda 
PI F. — èdi. (Let. med. drizare, GLE) 

Drugari, sf. Drogheria. 
PI. Drugari. 

Drùgla, sf. Spola, Spola da tessere. 
PI. Drùgli. 

Druvér, tr. Adoperare, Usare, Impie- 
gare I Maneggiare. 
Prt. Druvé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

D§achèr, tr. Disaccare, Togliere dal 
sacco, I Vuotare il sacco, j Liberare del 
sacco ] rfl. Allentarsi, Essere preso da 
rilassamento del peritoneo, da ernia. 

Dsalbaré, prt. agg. Disalberato, Che 



DSAL 



133 



DSUN 



non ha più alberi. 

I Camp dsalbaré, Campo disalberato. 

PI. D§albarè 

F. — éda 

PI F. — édi. 

Dsalér, tr. Rompere le ali. Ferire 
alle ali. — « Disalare ». 
Prt. D§alé 
PI. — è 
F. — éda 
PI F. — édi. 

Dsamàn, avv. Fuorimano. | agg. Chi 
si comporta come uno avvezzo a usa- 
re la destra e sia costretto a servirsi 
della sinistra | Chi usa un attrezzo 
che non gli è managevole. 
I A so d§amàn, Non mi trovo, non la- 
voro a mio agio. 

I E' pé' d§amàn, Egli si comporta co- 
me se non si trovasse a suo agio (nel la- 
voro). 

Dfangvér, tr. Dissanguare. 
Prt. Dsangvé 
PI. — è 
F. — éda 
PI F. — édi. 

D^arbèr, tr. Togliere le malerbe, Ri- 
pulire il campo dalle erbe selvatiche. 
Diserbare, 
Prt. D§arbé 
PI. — è 
F. — éda 
PI F. — édi. 

D^alghèr, tr. Disselciare. 
Prt. D§alghé 
PI. — è 
F. — éda 
PI F. — édi. 
(v. Tsalghèr). 

D§armér, tr. Disarmare ] Togliere 
l'armatura (delle costruzioni, delle im- 
palcature, ecc.). 
Prt. D§armé 
PI. — é 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

D§artér, tr. e intr. Disertare. 

D§artòr, sm. Disertore. 
PI. D§artùr. 

D^avàni, sm. Disavanzo. 

D^avì, agg. Insipido. 
PI. D§avì 
F. — ida 



PI. F. — idi. 

Dsavrì, prt. agg. Esaurito (in senso 
fisico). 
PI. D§avri 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

D§ègn, sm. Disegno. 
PI. D§ègn. 

Dsévd, (V. Tsèvd). 

Dsez, avv. Il Muratori annota : « Al 
dsez ^ al dasezzo ; parola scomparsa » 
(v. « Da B. Catti a G. Michilesi »). Non 
è rimasta più alcuna traccia di questa 
parola. 
(It. sec. XIV, da sezzo, da ultimo). 

D§nér, tnt. Desinare. 
(Lat. med. desenare. GLE). 

D^ojar, tr. Sciogliere, Slegare, Di- 
sciogliere. 
Prt. D§òlt 
PI. — ùlt 
F. — òlta 
PI. F. — òlta. 

D^órdan, sm. Sregolatezza ] Spro- 
posito. 

[ Fé' un d^òrdan, Bere o mangiare 
(intenzionalmente) in modo smodato. 
I Fare una cosa che non è delle pro- 
prie abitudini. 
PI. D§urdan. 

D^óta, mod. avv. Disotto, Sotto. 

D§ovar, agg. prt. D§òvar è colui che 
avendo intrappreso un lavoro non può 
mai terminarlo perchè deve accudire 
ad altre faccende. Alla lettera: Fuori 
lavoro, Impegnato altrove. 
PI. D§ùvar 
F. — òvra 
PI. F. — òvri. 

Dspè§a, (v. Spefa). 

Dijudèr, tr. Dissodare. 
Prt. D§udé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Dìjuguèl, agg. Disuguale. 
PI. D§uguèl 
P. — èia 
PI. F. — èli. 

D§ulèr (v. Tsulèr). 

D^uniss, rfl. Divorziare^ Separarsi 
dal coniuge. | Disunirsi. 
Prt. D§uni 



DSUN 



134 



DULI 



PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Dì^unór, sm. Disonore. 
PI. D§unùr. 

D§unurér, tr. Disonorare, Far perde- 
re l'onore | Vituperare. 
Prt. D§unuré 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

D§ùr, sf pi. Forbici. 
I D§ùr da pudér, Forbici da potare. 
(Lat. med. cesura, cesoie. GLE). 

D§u§ér, tr. Disossare. 

D§ùtal, agg. Obeso. 
PI. D§ùtal 
F. — a 
PI. F. — i. 
(Traslato di disutile?). 

Du, agg. num. card. m. Due. 



(V. Do). 
F. Dò. 

Dubadór, sm. Paratore. Che esegue 
addobbi. 
PI. Dubadùr. 

Dubèr, tr. (v. Adubér). 

Ducer, tr. <v. Aducér). 

Duchèt, sm. Ducato. Antica moneta. 
PI. Duchèt. 

Ducumént, sm. Documento. 
PI. Documént. 

Duél, sm. Duello. 
PI. Duèl. 

Dulént, participio, Dolente. 
PI. Dulént 
F. — a 
PI. F. — i. 

Dulé, (v. Dulir). 

Dulfén, sm. Delfino. 
PI. Dulfén. 

Dulir, intr. Dolere. 




DULU 



135 



DUPI 



I U s' dòl, (F.) Se ne risente. (Si 
duole). 

Dulurér, intr. Soffrire, Dolorare | 
Dolersi. 
Prt. Duluré. 
(Lat. dolere, «soffrire»). 

Dulòr, sm. Dolore, Male, Sofferenza. 
PI. Dulùr. 

I Madóna di set dulùr, (Madonna dei 
sette dolori). B. V. Addolorata, 
(v. Zacval). 
(Lat. dolor). 

Dulurò^, agg. Doloroso, Che causa do- 
lore fisico o morale | Dolente. 
PI. Dulurùs 
F. — ó§a 
PI. F. — ò§i. 

Dul^égn, agg. Dolciastro. 
PI. Dulzègn. 
F. — a * 
PI. F. — i. 

Dumadòra, sf. Biroccino dalle lunghe 
stanghe usato per domare i cavalli. 
Qualcuno chiamava D. anche la « bara- 
china ». 
PI. Dumadori. 

Dumbrèr, intr. Adombrare. Ombreg- 
giare, Coprire d'ombra j Offuscare. 
Prt. Dumbré 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

U s' è dumbré e' sol. Il sole si è 
offuscato. 

Dumén, sm. Dominio, Potere. 

A su dumén, In suo potere. 
j Metr' a su dumén, Mettere a sua com- 
pleta disposizione. 

Dumér, tr. Domare (animai? da tiro). 
I Picchiare, Bastonare. 
Prt. Dumé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Duméstic, agg. Domestico. E>omestico, 
divenuto tale per addomesticamento. 
(F.) Malleabile, Trattabile. 
PI. Duméstic 
F. — èstica 
PI. F. — èstichi. 

Dumiciliéss, rfl. Domiciliasi, Prende- 
dere la residenza (Anche Dumizigliéss). 
Prt. Dumicilié 



PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Duminazidn, sf. Dominazione. 
PI. Duminaziòn. 

Duminadòr, sm. Dominatore, Auto- 
rità dominante, imperante. 
PI. Duminadùr. 

Duminér, tr. Dominare. Esercitare, o 
far sentire la propria autorità o an- 
che solo il proprio ascendente. 
Prt. Duminé 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Dumistichér, tr. Addomesticare. 
Prt. Dumistiché 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

i (P.) Far diventare più malleabile, più 
docile. 

Dundlèr, tr. intr. Dondolare | Oscilla- 
re I (F.) Perdere il tempo senza conclu- 
dere nulla. Ciondolare. 

Dundlér, sm. Dondolìo, Dondola- 
mento. 

Dunén, agg. Galante | Donnaiolo. 
Dunén. 

Dunèta, sf. Donnicciuola, Donnetta. 
PI. Dunèti. 

j Ave' dal dunèti. Avere a che fare con 
donnette di facili costumi. 

Dundlìn, sm. Cucciolo di donnola. 
PI. Dundlìn. 

Dundldn, sm. Indolente, Tentennone. 
Ciondolone | Sfaccendato. 
PI. Dundlón 
F. Dundlòna 
PI. F. — oni. 

Dune, prt. Donato. 
j A cavai dune u n' s' i guérda in boca, 
A cavai donato non si guarda in bocca. 

Dun^éla, sf. Donzella. 
PI. F. Dun?èli. 

Dupièta, sf. Doppietta. Arma da fuoco 
a due canne. 
PI. Dupièt. 

Dupiòn, sm. Doppione Bozzolo di 
seta doppio (Lat. med. doplone. bozzo- 
lo doppio. GLE). 
PI. Dupiòn. 

Dupidn, sm. Ventresca (di carne bo- 



DUPL 



136 



DUSE 



vina), detta anche « pigadura ». 

Duplichét, sm. Duplicato, Copia. 
PI. Duplichét. 

Dur, sm. Duro. 
I Int e' dur, In terreno sodo, duro, com- 
patto. 

I Tnè' e' dur. Tener duro, Non cedere. 
I agg. Duro, Sodo. Unito al sostan- 
tivo dà un senso di pienezza; funge 
da accrescitivo e da superlativo. 
I Mat dur. Pazzo da legare. | Ignurànt 
dur, Stupidone. j Imbarièg dur, Ubria- 
co fradicio | Armane' dur, Rimanere di 
stucco, fulminato, sorpreso, gelato, al- 
locchito, secondo 11 senso della frase 
in cui si trova. 
PI. Dur 
F. Dura 
PI. F. Duri. 

I A mu§ dur, (F.) A becco asciutto. 
I Mu§ dur, Persona imbronciata. 

Duréda, sf. Durata j Resistenza. 
PI. Durédi. 

Durér, intr. Durare. 
Prt. Dure 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(Lat. durare). 



Dùrmìa, sf. Sonnifero. 

Durmidòr, agg. E>ormiglione, Che dor- 
me molto. 
F. — óra 
PI. Durmidùr 
PI. F. — òri. 

Durmión, agg. Dormiglione (F.) 
Sornione. 
PI. Durmión 
F. — òna 
PI. F. — òni. 

Dormir, tr. Dormire. 
Prt. Durmì. 

Durmida, sf. Dormita. 
PI. Durmidi. 

Durmitori, sm. Dormitorio. 
PI. Durmituri. 

Duron, sm. Durone, Callosità alla ma- 
no o al piede. 

Duròt, agg. Duretto. 
PI. Durót 
F. — òta 
PI. F. — òti. 

Dusént, nm. Duecento. Due volte 
cento. 

Dusénta, f. Ducenta. Praz, del Com. 
di Ravenna. 

I Dusénta, bela véla e pòca zénta, Du- 
centa: bella villa e poca gente. 




iiiiiii liii.iiiiiiai 



DUSE 



137 



DZAR 



Du§ér, tr. Dosare, j Calcolare, | Mi- 
surare. 
Prt. Du§é 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. ~ 

Dutór, sm. Dottore, Medico. 
PI. Dutùr. 

Dutréna, si. Dottrina. Insegnamento 

dei principi della religione | Inse- 
gnamento, Ammaestramento | Credo 
PI. Dutrén. 

I Ande' a la dutréna. Andare a farsi 
impartire gli elementi della dottrina 
cristiana. 

Duturè^a, sf.. Dottoressa, Mediches- 
sa. 
PI. Duturè§. 

Duturèss, rfl. Rifare, riprendere al- 
tre carte | Accettare di bere una se- 
conda volta. 
Prt. Duturé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Duvér, intr. Dovere, Bisognare, Es- 
sere necessario, costretto. 




Dvanadur 



Prt. Duvù Dvù 
PI. Duvù o Dvù 
P. Duvuda o Dvuda 
PI. F. Duvudi o Dvudi 
Duvnir, (v. Davnir). 
Du^adùra, sf. Bagno a doccia. 
PI. Du^adùr. 

Du?éna, sf. Dozzina j Si contano a 
dozzine le uova, i fazzoletti, le tova- 
glie e i tovaglioli | Retta, Dozzena. 
PI. Du^én. 
(A Bologna (1283), duzina. DEI). 

Du^èr, sm. Lattoniere. Colui che co- 
struisce docce. 
PI. Du^èr. 

Dvanadur, sm. Dipanatoio, Bindolo, 
Arcolaio. 
PI. Dvanadur. 

I U j dà dàn nénc e' vént de dvana- 
dur, (alla lettera: Gli fa male anche il 
vento del dipanatore). Così si dice 
di chi ha ima salute cagionevole. 
« Dvanadur » ha il suo antenato nel 
latino medioevale « devanatorium » (ar- 
colaio). 

Dvanér, tr. Dipanare. Disfare la ma- 
tassa col dipanatoio. 
(Dal lat. medioevale devanare, dipana- 
re la matassa. GLE). 

Dvédla, f. Dovadola. 
« Pare che Dovarola venga da " duo 
vadora ", (due guadi), per due guadi 
sul fiume Montone... Fu im'Abbazia 
detta di Sant'Andrea, divenne poi giu- 
spatronato dei Conti Guidi, signori di 
quella terra fin dal 1468... Poi passò al- 
la Repubblica Fiorentina». G. Paso- 
lini Zanelli. 

Dvént, prt. Diventato, Divenuto, 
(v. Dvintér). 

Dvèr, sm. Dovere. 
PI. Dvir. 

Dvintér, int. Diventare, Divenire. 
Prt. Dvinté e Dvént. 
PI — è e Dvént. 
F. — éda e Dvénta. 
PI. F. — édi e Dvénti. 

Dvot, agg. Devoto, Religioso, Pio. 
PI. Dvùt. 
F. — òta 
PI. F. — òti. 

D^arvlé, agg. prt. Scervellato, ) Matto, 
Scriteriato. 



DZNE 



138 



DZUN 



PI. D^arvle 
F. — èda 
PI. F. — édl. 

D?nè, sm. Desinare, Pranzo. 
PI. D?;nè. 
CLat. med. disnare, pranzo. GLE). 

D?nér, iiit. Desinare, Pranzare. 
(Lat. med. desenare. GLE). 



D^òn, sm. Digiuno agg. Digiuno. 
PI. D?;ón. 

Da d?ón, A digiuno. 

Fé' e' d?òn, Digiunare per devozione. 

Gvasté' e' d?òn. Rompere il digiuno. 

D?unér, intr. Digiunare. 
Prt. Dzuné. 



E 



E 



139 



EG 



E, cong. E 
I E', art. det. m. sing. Il 
j E', pronome pers. m. s. Egli, Esso. 
I È, voce del verbo essere. Terza per- 
sona sing. e terza persona pi. 
[ È, avv. afferm. Sì. 

Eban, sm. Ebano. 

Ebanèsta, sm. Ebanista. 
PI. Ebanèsta. 

£bi, sm. Abbeveratoio; Truogolo. 
PI. Ibi. 

(Lat. med. aibus, abbeveratoio. GLE. 
S. Muratori cita alveus e albius). 

Ebi§, sm. Matita 
PI. Ebi§ 
(v. Àbl§). 

Ebrèj, agg. sm. Ebreo 
PI. Ebèj 
F. Ebrèja 
PI. F. Ebrèji. 

Ec, aw. Ecco. 

Eco, sm. Eco. 

Ecònom, sm. Economo. 

Ecvatór, sm. Equatore. 

Ecvila, sf. Aquila 
PI. Ecvil 

I Pianéta da l'éovila, Piazzetta dell'Aqui- 
la (Ravenna.) Prende il nome dalla co- 
lonna che si eleva al suo centro, sor- 
montata da un'aquila. Tale colonna era 
stata innalzata (1606 circa) nella piazza 
maggiore in onore del Card. Legato Bo- 
nifazio Caetani. 



Ecvilibrér, tr. int. Equilibrare, Mette- 
re in equilibrio, in bilico. 

Ecvilibrio, sm. Equilibrio ( Anche Ca- 
lìbrio). 

Ecvipagér, tr. Equipaggiare, Correda- 
re, Fornire del necessario. 
Prt. Ecvipagè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Ecvipàgg, sm. Equipaggio. 
PI. Ecvip>egg. 

Educozión, sf. Educazione. 

Eduché, prt. agg. Educato. 
PI. Educhè 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Educhèr, tr. Educare. 

Efèt, sm. Effetto, Spicco. 

Ég, sm. Ago. 
PI. Èg; PI. f. Èg. 
I Un ég. Un ago 
I Al j' ég. Gli aghi. 
I L'ég e la p^òla mantén la famiòla. 
(L'ago e la pezzuola mantengono la fa- 
migliuola). Bagli. 

Un ég da la macola: bona nova. (Se 
si trova per terra un ago con la capoc- 
chia è segno che si riceverà una buona 
notizia). 

Ég da cu§i, nova da rabi. Se si trova 
un ago da cucire si riceve una nuovo da 
fare arrabbiare. Se invece si trova un 
ago con la gugliata il male è passato: 



EGAR 



140 



ENTU 



ég infilè, gvài pafè. 

Égar, agg. Acido, Agro. 
PI. Ègar 
F. Ègra 
PI. F. Ègri. 
(Lat. acer acris, acido. DEI). 

Egujèsta. agg. Egoista, Tirchio. 
PI. Egujèsta. 
F. Egujèsta 
PI. F. Egujèsti. 

Elba, sf. Alba. 
PI. Eib 
(Anche Elba). 
I E' .sbròca l'éiba. Albeggia. 

Eia, sf. Ala. 
PI. Èl. 

j Tne' al j' el ba§i, (F.) Star mogio. 
I De' l'èia, Dar l'ala, Accennare a voler- 
si posare j (F.) Avvicinarsi. 

Elàstic, sm. Elastico. 
I agg. Elastico 
PI. Elèstic 
F. Elàstica 
PI. P. Elàstichi. 

Elba, sf. Alba. PI. Èlb. 
(V. Eiba). 

Èlbar, sm. Albero. 
PI. Elbar; pi. fem. Elbar 
(Lat. arbor). 

Elefànt, sm. Elefante (Nel dialetto 
antico Olifànt). 
PI. Elèfént. 

1 E' né§ di' elefànt, La proboscide. 
i I dent dl'elefànt, Le zanne. 

Elegànt, agg. Elegante. 
PI. Eleghént 
F. Elegànta 
PI. F. Eleganti 
(E' più dial. Pajin). 

Elèmént, sm. Elemento, Parte di tutto. 
PI. Elemént. 

Elementérì, sf. pi. Scuole elementari. 
I Fé' al j' elementari. Frequentare le 
scuole primarie, elementari. 

Elénc, sm. Elenco, Distinta, Ruolo. 
PI. Elénc. 

Elètric, agg. Elettrico. 
1 Forza elètrica. Elettricità. 
I Ande' elétric, Andare elettricamente. 

Elevar, tr. Eleggere, Scegliere con ele- 
zioni, votazioni. 

Eleziòn, sf. pi. (v. Vutazión). 



Eliminér, tr. Eliminare, Togliere, Sop- 
primere. 
Prt. Eliminé 
Pi. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Èlp, f. pi. Alpi. 

Els, sm. Elee, Leccio. 
PI. Él§. 

Elt, agg. Alto. 
PI. Èlt 
F. Èlta 
PI. F. Élti. 

! In élt, In alto, AU'insù. 
I Acva élta, Acqua profonda. 

Èlta, sf. Altura, Prominenza del ter- 
reno. 
PI. Èlti. 

Élz, sm. Alzo, Congegno per spostare 
in alto la mira. 

1 Congegno della macchinetta per tosa- 
re, che consente un taglio dei capelli 
non rasente al cuoio capelluto. 

Emblèma, sf. Emblema, Simbolo, 
Stemma. 
PI. Emblèm. 

Emigrànt, agg. sm. Emigrante. 
PI. Emigrént 
F. Emigrànta 
PI. F. Emigranti. 

Emigrér, int. Emigrare. 
(Più dial. Migrér). 

Ènd§, sm. Éndice. Uovo vero o fìnto 
che si tiene nel nido perchè le galline 
vi tornino. 

' Anace, Seme di ànace. 
PI. Ènd§ 
(Lat. Index). 

Èngia, India. 

Càna d'Èngia, Canna d'India. 

Ninìn d'Èngia, Porcellino d'India, 
Cavia. 

Enorom, agg. Enorme, Colossale. 
PI Enùrom 
F. Enòrma 
PI. P. Enormi. 

Entu§ia§mér, tr. Entusiasmare, Tra- 
scinare all'entusiasmo. Appassionare, 
Infervorare, Accalorare. 
Prt. Entusiasmé 
PI. — è ' 
F. — éda 



ENTU 



141 



ERC 



PI. F. — édi. 

Entu^ià^om, sm. Entusiasmo, Ardore, 
Fervore, Passione. 

Entusiasta, agg. Entusiasta, Appassio- 
nato. 

PI. Entu§ièsta 
F. Entusiasta 
PI. F. Entusiasti. 

Epù, avv. Eppure , Poi, E poi. 

Epuca, sf. Epoca, Era. 
PI. Epuc. 

Equila, sf. Aquila 
PI. Equii. 
(V. Ecvila). 

Era, sf Aia 
PI. Er 

Ora è voc. più forlivese che ravennate. 
Il nome di « Ca dal j' er », casa delle 
aie, nella Pineta di Classe, fa pen- 
sare che « era » fosse vocabolo anche 
ravennate. Ma forse quella è una deno- 
minazione lasciata dai pinaroli che, a 
squadre, venivano a prestare la loro 
opera dalle montagne del forlivese. 
(Latino area, «aia»). 

Erba, sf. Erba, Verdura. 
PI. Erb (Erbe e Verdure). 
Le erbe in ramognolo si dividono in 
Erb mati (erbe matte) e Erb bòni (erbe 
buone). Le prime sono le erbe sponta- 
nee di nessim pregio; le altre sono le 
erbe coltivate e le spontanee che ser- 
vono come medicamento, o sono com- 
mestibili. 

Le erbe chiamate E. sambédghi sono le 
endemiche o spontanee, senza distin- 
zione. 

Erba anadréna, Muschio. 
I Erba cardléna, 

(Senecius vulgaris L) Zangheri. 
j Erba da impresa, Caglio. 
(Galium verum L) P. Zangheri. 
I Erba dal strig, Giusquiamo. 
(Hyosciamus niger L.) Gallizioli, op. cit. 
j Erba de fug (v. Articiòc sambédg). 
I Erba de scarabùt, Erba dello scor- 
buto. 

E' così chiamato un ranuncolo bianco 
che fiorisce a pelo d'acqua. 
I Erba de galet, sf. (v. Giarga). 
! Erba di póz, Erba dei pozzi. 
Con questo nome si indicano tutte le 
erbe che crescono nei pozzi fra cui il 



Capelvenere (Adianthum capillus Ve- 

neris) e la Lingua cervina (Scolopen- 

drium ofiBcinalis). 

: Erba di vturén. Millefoglio. 

(Achillea millefolium L.) Gallizioli, op. 

cit. 

Erba dia mèza nota. Erba della mez- 
zanotte. 

Con questo nome sono chiamati i mu- 
schi e i licheni che crescono ove non 
batte il sole. 

Erba 'd Sa' Pir, (v. Erba 'd Sa' Zvàn) 
(Hypericum perforatum). 

Erba 'd Sa' Zvàn, Pilatro, Iperico. 
(Hypericum perforatum). 

Erba gela, 
(Thlaspi perfoliatum L. ) P. Zangheri. 

Erba grèla, « Erba grilla ». 
(Thlaspi perfoliatum L.) P. Zangheri. 

Erba insén§. Maggiorana (De Nar- 
dis). 

Erba lataròla. Calenzuola. Erba ra- 
gna (Euphorbia helioscopia). 

Erba limunèda, Erba limoncina, me- 
lissa cedroiiella. 

! Erba luisa, Erba cedra. Cedrina, Er- 
ba Luisa (Lippia citriodora). 

Erba mandréna, Muschio e Borrac- 
cina (V. Erba anadréna). 

Erba murèla, Murello. 
(Solanum nigrum, L.) 

Erba muruséna, Attaccamano. 

Erba pó^a. Enula campana. 
(Inula helenium L. ). Gallizioli, op. cit. 

Erba pr' al piég. Tasso barbasso o 
Verbasco (Verbascum Thapsus). 
I Erba pr' i bogn, Farfaro. 
! Erba raparéna. Borsa di pastore, 
i Erba par la tègna, Farfaro. 
1 Erba vèpra, Echio, Erba rogna. 
(Echium vulgare L.) P. Zangheri. 

L'erba cativa la n' va mèj da mèi, 
L'erba cattiva non va mai a male. (F.) 
La malerba non muore mai. 

Erbàgg, agg. Erbaceo. 
Questo agg. si usa per un particolare 
innesto detto Inèst a erbàgg, Innesto 
su rametti verdi ancor teneri (Innesto 
erbaceo). 

Erbéri, sm. Erbario. 
Campionario, raccolta di erbe secche. 
PI. Erbàri. 

Ère, sm. Arco Arco della porta ' 



ERCA 



142 



ESAM 



Arco della finestra | Arco di ponte. 
PI. Ere. 

Un susseguirsi di archi : Archédi, Ar- 
chédi d'un pónt, Arcata di un ponte. 

Érca, sf. Arca. 
PI. Ère. 

] Érca di vituperi, (F. ) Arca dei vitu- 
peri. 
(Lat. arca). 

Ercbalén, sm. Arcobaleno. 
PI. Ercbalén. 

Ere balén de cànt dia maténa / e' fa 
impì' la sculéna. Ere balén de cànt dia 
sera e' fa s-ciaré' la vela. 
(L'arcobaleno a levante fa piovere; a 
ponente, fa venire il bel tempo). 
Se neir arcobaleno abbonda il giallo 
è segno di abbondanza di grano; se il 
rosso, vi sarà molta uva; se il verde, 
molto olio. 

Erèd, sm. Erede. 
PI. Erid 
F. Ereda 
PI. F. Erèdi. 
(Anche Arèd). 

Erèditè, sf. Eredità. 
PI. Eredité. 

Ereditér. tr. Ereditare 
Prt. Eredité 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Ereditèri, agg. Ereditario. 
PI. — èri 
P. — éria 
PI. F. — éria. 

Ere§i, sf. Eresia, Sproposito 
PI. Ere§ì (Più dialettale è «risi»). 

Erétic, sm. Eretico 
PI. Erètic 
F. Erètica 
PI. F. Eretichi. 

Érgan, sm. Argano. 
PI. Èrgan. 

Ergna, sf Ernia. 

Èria, sf. Aria. 
PI. Erji 

j Èria 'd 'na canta. Motivo di una canta. 
I Èria ba§a, Aria greve. Afa. 
I Bón' éria, Aria tiepida. 
I Ciapé' una bota d'éria. Prendere un 
colpo d'aria. 
! Èria 'd fìsura, éria 'd sipultura. Aria 



di fessura, aria di sepoltura. 

Éria róija, o che pè^a, o che sofia, Aria 
rossa, o che piscia, o che soffia; cioè: o 
che porta acqua, o che fa tirare il vento. 
In dial. si dice ancora « éria cruda », 
cioè aria gelida. Questo « cruda » si col- 
lega all'antica radice europea kru-« es- 
sere ghiacciato », come il greco kruos, 
«freddo glaciale»; da cui anche il lat. 
crusta, « crosta ». 

Èrma, sf. Arma, Ordigno. 

Èrma da lavor. Attrezzo, Ordigno. 
I Èrma de fug (Attizzatoio, Paletta, 
Molle). 
j Èrma da ca^a, Arma da caccia. 

Èrma da guèra, Arma da guerra. 

Èrma da ea, Arma per la difesa della 
casa (Pistola o doppietta). 
PI. Erom. 

Érpa, sf. Arpa. 

Èrpice, sm. Erpice. 
PI. Irpicc 
(Lat. tardo herpex. DEI). 

Ért, sf. Arte. 
PI. Èrt. 

Er^an, sm. Argine. 
PI. Èr?an. 

(Lat. med. arzene e arzinus, argine. 
GLE.) 

E§a, sf. Asse. Pezzo di legno segato 
per il lungo. Tavola. 
\ Rovesciatoio dell'aratro : « E|a de par- 
tighèr ». 
! Mensola 

E^a de furmài, Mensola fissa al muro, 
o sospesa a quattro fili, su cu si tiene 
a maturare il formaggio. 
' E§ar int rè§a, (F.) Essere disteso mor- 
to sul tavolaccio. 
PI. E§. 
(Lat. med. assis, asse). 

E^ageraziòn, sf. Esagerazione. 
PI. E§agerazión. 

Etagere agg. Esagerato, Eccessivo, 
Smodato. 
PI. Esagerè. 

E§agerér, intr. Esagerare, Superare, 
andar oltre certi limiti. Dire esagera- 
zioni. 

Efàm, sm. Esame. 
PI. E§èm. ^ 

Esaminéf, tr. Esaminare. Sottoporre 
a esame, a controllo. 



ESAN 



143 



ETE 



Prt. Esaminé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 

É^an, sm. Asino. 
I PI. ɧan. 

« ȧan » si riscontra in alcuni detti, ma 
non è voce comune. 

Lighè' ré§an, Legare l'asino. Sospen- 
dere il lavoro più per svogliatezza che 
per stanchezza. 

! Fé' ré§an a e' bòja, Far l'asino al (per 
il) boia. Fare qualsiasi cosa pur di ar- 
rivare allo scopo. E' detto in senso di- 
spregiativo. 

' Liga ré§an dov che voi e' padron, 
Lega l'asino dove vuole il padrone. 

E^ar, e. p. Essere. 
I sm. Essere 
Prt. Sté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

i E§ar int e' su ben sté'. Essere nelle 
sue migliori condizioni di salute. 
I In èsar, In essere. 

Esar, sm. Essere, Creatura. 
' Stato, Condizione di salute. 
PI. ȧar. 

Esat, agg. Esatto Preciso. 
PI. ɧèt 
F. E§àta 
PI. F. E§ati. 

E^aturì, sf. Esattoria delle imposte. 

Esclùdar, tr. Escludere 
Prt Esclù§ 
PI. — ù§ 
P. — ù§a 
PI. F. — ù§i. 

Esclu^idn, sf. Esclusione. 
PI. Esclusiòn. 

E§émpi, sf. Esempio, Paragone 
PI. Esémpi. 

E§ili, sm. Esilio. 

E^èrcit, sm. Esercito. 
PI. Esìrcit. 

Esercitaziòn, sf. Esercitazione, Prova, 
Manovra. 
PI. Esercitaziòn. 

Esercitér, tr. Esercitare, Praticare. 

Esercizi, sm. Esercizio, Prova, Eser- 
citazione I Negozio. 
PI. Esercizi. 



E§igliér, tr. Esiliare. 
Prt. E§iglié 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 

E§it, sm. Esito, Risultato. 
PI. Isit. 

Èsma, sf. Asma. 

Espért, agg. Esperto 
PI. Espìrt 
F. — èrta 
PI. F. — èrti. 

Espònar, tr. Esporre, Mostrare. 
Prt. Espòst 
F. — osta 
PI. F. — òsti. 

Espért, sm. agg. Esperto 
PI. Espìrt 
F. — èrta 
PI. F. — èrti. 

Espré§, sm. CafTè espresso. 

Espresso postale. 
PI. Esprè§. 

Esprè§iòn, sf. Espressione (del viso 

della voce). 
PI. Espresiòn. 

Espùls, prt. agg. Espulso, Messo via. 
PI. Espùls 
F. Espulsa 
PI. F. Espulsi. 

Espu^izidn, sf. Esposizione, Mostra, 
Rassegna. 
PI. Espu§izión. 

Estéran, agg. Esterno. 
PI. Estiran 
F. Estèma 
PI. F. Estèmi 

sm. Estemo. 

Estràt, sm. Estratto. 
PI. Estrèt. 

Estra^^ión, sf. Estrazione (di lotto, 
di lotteria, a sorte). 
PI. Estraziòn. 

Et (o Étar), agg. Altro. 
PI. Et o Étar. 
F. Éta o Ètra 
P. F. Èti o Ètri o Étar. 

Et che. Altro che. 

Etar, sm. Ettaro. 
Mis. agr. di 10.000 mq. 

Eté, sf. Età 

1 Generazione 
PI. Eté. 



ETER 144 

Etèran, agg. Etemo 
PI. Etìran 
F. Etèma 
PI. F. Etèmi. 
I In etèran, Eternamente, In etemo. 

Eternité, si. Eternità. 

Etic, agg. Tisico, Etico. 
F. Etica 
PI. F. Etichi. 

Etichèta, sf. Etichetta, Cartellino. 
j E^tichetta, Formalità del cerimoniale. 
PI. Etichèt. 



EVSA 



Eva, sf. Ape 
PI. Ev 
(Lat. med. avis, ape. GLE). 

Evmarì, sf. Avemaria. 
PI. Évmari. 

1 Int l'èvmari, All'ora dell'Ave Maria, A 
sera \ Int al j' évmari (pi.). 

Évsa, f. Ausa. Nome di origine umbra. 
(V. Emilia preromana, n. 4, pp. 143-144). 
Corsi d'acqua con questo nome si tro- 
vano intomo a Forlimpopoli e Rimini. 



I 



1 



FA 



145 



FADI 



Fa, voce verbale che indica un tem- 
po trascorso. 
I Témp fa, Tempo fa. 

Fa', (V. Fàm), sf. Fame. 

Fàbar, sm. Fabbro. 
PI. Fèbar 

I Butèga da fàbar, Bottega da fabbro. 
Officina da fabbro. 

(Lat. faber, «artigiano»). 

Fabiol, sm. Zufolo. 
PI. Pabiùl. 

Fabrér (o Fabrèr) sm. Febbraio. 
I Fabraròl da la curta vòlta e fa§è bru- 
v^é' e' pél dia pòrta. 

Febbraretto dalla corta volta, fece bru- 
ciare il palo della porta. Si allude al 
gran freddo di questo mese che trova 
la gente ormai senza più combustibile. 
1 Fabrér, la téra in caldér, Febbraio, la 
terra in calore. In febbraio la terra co- 
mincia a riscaldai-si. 
\ Par fabrarégn, i ghèt i va in gatégn. 
In febbraio i gatti vanno in gattesco. 
I Se Fabrér u n' sfabrè^a, Mér^ e' §ma- 
tè?a. (Se febbraio non è cattivo lo sarà 
poi marzo. Perchè si crede che il cat- 
tivo tempo, o prima o poi, debba venire ; 
e conviene che arrivi alla sua stagione). 
I S'è' piòv d' fabrér l'impinè^ e' granér, 
Se piove in febbraio riempie il granaio. 



Fàbrica, sf. Fabbrica, Industria. 
PI. Fàbric. 

Fabrichér, tr. Fabbricare, Costruire, 
Edificare. 
Prt. Fabriché 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Fabrichèt, sm. Costruzione, Fabbri- 
cato, Edifìcio. 
PI. Fabrichèt. 

Fachén, sm. Facchino 
PI. Fachén. 
(Lat. med. fachinus, GLE). 

Fachinàgg, sm. Facchinaggio, Spesa 
di portatura ' Atto, opera, effetto del 
portare. 

Factòtum, sm. Facitore, Amministra- 
tore autorizzato a fare senza dipendere 
del superiore. 

Faculté, sf. Facoltà, Autorizzazione, 
Potere. 
PI. Faculté. 

Fadiga, sf. Fatica. 
PI. Fadìg. 
(Lat. med. fatiga. GLE). 

Fadighér, int. Faticare, Far fatica. 
Prt. Fadighé. 

Fadig5§, agg. Faticoso, pesante, (det- 
to di lavoro). 
PI. Fadigù§ 



FADU 



146 



FAME 



F. Fadigò§a 

PI. F. Facligò§i. 

Fadupiè, agg. Malvestito. Raggomito- 
lato alla buona, senza garbo, 
(v. Fadupiér). 

Fadupiéda. sf. Rawoltatura (senza 
nessun garbo). 
PI. Fadupiédi. 

Fadupiér, tr. Aggruppare a mo' di 
gomitolo, di cenci. Rawoltare (senza 
garbo). 
Prt. Fadupié 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(Da faloppa?, bozzolo imperfetto). 

Fàfan, sm. Mestolone, Fistione. 
PI. Fèfan 
(Detto anche Badila^). 

Faflér, int. Pacchiare. Mangiare fa- 
cendo rumore con la bocca, a somiglian- 
za del cane, del maiale e dell'anatra. 

Faflèr, sm. Il pacchiare. 
I Fé' de faflèr. 
(v. Faflér). 

Faflòn, agg. Che beve e mangia rumo- 
rosamente. 
PI. Faflòn. 
F. — óna 
Pl.F. — óni. 

Fagòt, sm. Fagotto 
PI. Fagót 

I Fé' fagòt, (F.) Far fagotto 
( Come il francese fa^jot, « fascina, fa- 
stello », dal lat. fascis, « fascina »). 

Faichèt, sm. Palchetto, Falco lodolaio 
PI. Faichèt. 

] Faichèt di campami, Gheppio. G. 
di torre, G. di fabbrica. G. di grotta, G. 
di montagna. 

Fajantén, sm. agg. Faentino. 
PI. Fajantén. 
F. Fajanténa 
PI. F. Fajanténi. 

Fajina, sf. F^ina 
PI. Fajìn 
(v. Gat faìn). 

Fai, sm. Difetto, Fallo (nei tessuti e 
nelle terraglie). 
PI. Pél 

I Fai 'd fabrica, Difetto di fabbricazio- 
ne, di lavorazione. 

Falde, sf. Grembo. 



PI. Falde. 

Falde, agg. Fatato. 
(V. Fèlda). 

Falè?, agg. Incrinato, Tocco. 
PI. Fali.^ 
F. Falè§a 
PI. F. Falè§i. 

Falignàm, sm. Falegname. 
PI. Falignèm. 

Falignamari, sf. Falegnameria. Labo- 
ratorio da falegname. 
PI. Falignamari. 

Falimént, sm. Fallimento 
PI. Falimént. 

Falìr, int. Fallire, Andare in falli- 
mento. 
Prt. Pali. 

Falsifichér, (v. Infalsir). 

Falsile, sf. Falsità, Bugia, Finzione, 
Fallacia. 
PI. Falsile. 

Falùg, sm. Falò, Fiammata. 
PI. Falùg. 

Falùga, sf. Favilla Piccola parte. 
PI. Falùg. 

[ Faluga 'd néva. Fiocco di neve 
' Faluga 'd faréna, Grano di farina. 
(Dal lat. tardo faluppa, filo di paglia; 
giunto alla forma attuale attraverso un 
supposto « f alupa » ) . 

Pallet, sm. Falcetto, Falciole. Piccola 
falce usata per tagliare i legacci dei co- 
voni al momento della trebbiatura. Pic- 
cola falce. 
PI. Pallet. 

Fal^ón, sm. Specie di grande coltello 
per tagliare la canapa. 
PI. Fal^òn. 
(Lat. med. falzone. GLE). 

Fàm, sf. Fame. 
PI. Fàm. 

I L'àn dia fàm. L'anno della carestia. 
I Cavéss la fàm, Sfamarsi. 
j La fàm la fa ciacaré' i mot, La fame 
fa parlare i muti. 
(Lat. fames). 
Fama, sf. Fame 
PI. Fàm. 

I Fama de gran. Malattia che pro- 
voca l'annerimento di una parte del 
chicco del grano. 

Famèja," sf. Famiglia. 
PI. Famèj. 



FAMI 



147 



FARM 



I Ave' f., Patorire. 

I Mètar so f., Mettere su casa, Prender 

moglie. 

I Fé' famèja nova, (F.) Far brigata 

nuova. 

Famiuléna, sf. Famigliuola. 
PI. Famiulén. 

Fam5§, agg. Illustre, Famoso, Celebre 
PI. Famù§ 
F. — ò§a 
PI. F. — ó§i. 

Fanàtic, agg. Ansioso] Fanatico. 
PI. Fanètic 
F. Fanàtica. 
PI. F. Panatichi. 

Fanatì^om, sm. Ansietà, Ansia 
I Entusiasmo. 

Fandéla, sf. Faldella 
I Fandèla 'd fén. Faldella di fieno. 
PI. Fandél. 

Fanèl, sm. Fanello. 
PI. Fanèl. 

Fanfara, sf. Fanfara. 
PI. Fanfàr. 

Fànt, sm. Fante. 
Terza figura nel gioco delle carte dopo 
il re e il cavallo. 
PI. Fént. 

Fantaiòli, sf. pi. Fantigllole. 

Fantarì, sf. Fanteria. 
PI. Fantarì. 

Pantani, sf. Fantasia, Immaginazione 
PI. Fanta§ì. 

Fantàstic, agg. Fantastico, Immagi- 
nario. 

PI. Fantèstic 
F. Fantàstica 
PI. F. Fantastichi. 

Fantastichér, int. Fantasticare, So- 
gnare ad occhi aperti. 
I Farneticare. 

Fanté§ma, sf. Fantasma. 
I U m' pé' la fanté§ma. Mi sembra un 
fantasma. 
PI Fantésmi. 

Farabutlón, sm. Imbroghone. 
PI. — òn 
F. — óna 
PI. F. — óni. 

Faracòcal. sm. Piccola spiga di gra- 
noturco. 
PI. Faracòcal. 
(v. Faròcal). 



Fardé, agg. Infreddato, Che ha il 
raffreddore. 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Fardéss, rfl. Infreddarsi, Prendere il 
raffreddore. 
Prt. Fardé 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Fardór, sm. Raffreddore. 
PI Fardùr. 

Faréna, sf. Farina. 
PI Farén 

I Fior 'd faréna, Farina (di grano) se- 
tacciata. 
(Lat. farina). 

Farghèr, tr. Fregare, Ingannare, Im- 
brogliare. 
Prt. Farghé 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Farghéda, sf. Fregata, Inganno, Danno 
PI. Farghédi. 

Farina:?, sm. Farinaccio. Spazzatura 
di volatico (V. svulativ). 
(Lat. med. farinacium. GLE). 

Farinèt, sm. Farinello. 

Farlèta, sf. Impugnatura trasversale 
in cima all'asta della vanga. 
PI Farlèt. 
(v. Fèria). 

Farlòta, sf. Averla 
PI. Farlòt. 
I F. bianca, Averla cinerina. 

F. ró|a, Averla capirossa. 

Farlòt, sm. Nidiaceo di averla. 
PI. Farlòt. 

Farlutòn, sm. Averla maggiore. 

Farmacèsta, sm. Farmacista 
PI. Farmacèsta 
F. Farmacèsta 
PI. F. Farmacèsti. 
(V. P^iél). 

Farmaci, sf Farmacia, 
(v. Pziarl). 

Farmàj, sm. Fermaglio 
PI. Farmèj 
(Lat. med. flrmaculus, fermaglio. (j-LE) 

Farméda, sf. Fermata. Sosta. 
PI. Farmédi. 



FARM 



148 



FAT 



Farmèr, tr. Fermare, Arrestare. Trat- 
tenere. 
Prt. F^rmé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Farmela, sf. Spillo 
PI. Farmèj 

Faròcal, sm. Piccola spiga di grano- 
turco che non è giunta a completa gra- 
nigione. 
PI. Farócal. 

Faròn, sm. Faraona. 
PI. Faròn. 

Faròna, sf. Faraona. 
PI. Faróni. 

Parte, sf. Frittata. 
PI. Farté. 

Fartela, sf. Frittella. 
I Macchia d'unto. 
PI. Far tèi. 

I Cun dal ciàcar u n' s' fa fartel, Con 
delle chiacchiere non si fanno frittelle. 

Fartùra, sf. Frittura di pesce misto. 
I Misto di pesce per frittura. 
PI. Fartùr. 

Farunzìn, sm. Pulcino di gallina fa- 
raona. 
PI. Farunjin. 

Fa^adén, sm. Fascinotto, Fastello. 
PI. Fa§adén. 

Fa§adìn, sm. Fastello. 
PI. Fa§adin. 

Fa§àn, sm. Fagiano 
PI. Fa§én. 

(Lat. phasianus, dal greco phasianos) 
I Fa§àna, Femmina di fagiano. 
I Fa§anèra, Fagianiera. 
I Fasanìn, Fagianotto. 

Fa§adùra, sf. Fasciatura. 
PI. Fa§adùr. 

Fascéna, sf. Fascina. 
PI. Fascén. 
(Lat. fascina). 

Pascer, tr. Fasciare. 
Prt. Fasce 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Fascèta, sf. Fascetta. 
PI. Fascèt. 

Fa§ol, sm. Fagiolo. 
PI. Fa§ul. 



F. Fa?òla. 
PI. F. Fa§òli. 

Fa.^ul mèt, Staloggi (Aristolochia Cle- 
mentis). 

, Fa§ùl ri^én, Ricini (sing. fa^òl ri^én). 
I Fa§òl da l'occ, Dolico, Fagiuolo del- 
l'occhio. 
(Lat. med. fasolus). 

Fa§ón, sm. Sciarpa. Banda di lana o 
di seta che i militari parlavano alla 
cintura. 
PI. Fa§ón. 

Fastìdi, sm. Svenimento. 
PI. Fastidi. 

Pasuléda, sf. Fagiolata. 
Scherno che consisteva nel cospargere 
davanti alla porta di ima ragazza fagio- 
li, fave, ceci, sale, fichi secchi e altre 
cose, ciascuna delle quali aveva un suo 
significato. Semi di zucca sign. scrofa; 
fieno, vacca; penna, donna pelata; fa- 
gioli, donna flatulenta. L' oltraggiosa 
canzonatura è caduta in disuso. 
Veniva fatta da una donna invidiosa o 
da un pretendente respinto che compi- 
va la sua anonima vendetta la notte 
della prima domenica di Quaresima. 

Pa§ulén, sm. Fagiolino in erba. Bac- 
cello di fagiolo in erba. 
PI. Fa§ulén. 

Scherzo poetico: Fa§ulén bagné int 
ra§è, / l'asè la j' è fòrta, ' fasulen e' 
vòlta. 

Fa§ulèra, sf . Steli e guaine dei baccelli 
dei fagioli. 

Fat, agg. Fatto, Maturo. 
PI. Fet. 
F. Fata. 
PI. F. Fati. 

Fat. agg. prt. Siffatto, Cosi fatto, 
Tale, Cotale... 
PI. Fèt. 
F. Fata 
PI. F. Fati. 

I Un fat óm che... Un fatto uomo che... 
I Un fat cvèl che... Una siffatta, tal cosa 
che... 

I Ac fata zénta!... Che gente!... 
I Da fat. Del tutto, Interamente. 

Pat, sm. Fatto, Avvenimento. 
] Racconto ! Proposito, Ordine di idee. 
PI. Fèt. 
I Fèt, Affari. 



FATA 



149 



FAZT 



Cunté' un fat, Raccontare un fatto, 
una storiella. 
I Fat e' sta che... Fatto sì è che... 

Fatarlìn, sm. Fatterello, Storiella. 
PI. Fatarlìn. 

Fatà^, sm. Fattaccio. 
PI. Fatèz. 

Fatè^, sf. pi. Fattezze, Lineamenti. 
I Ave' dal fatèz a òn, Assomigliare a 
uno nei lineamenti. 

Fati, sf. Nell'antico poema del sec. 
XVI, « Pulon Matt », al canto I, stanza 
35, V. 4, la parola « fatia » vale fatica. 
Di qui la nostra « fati » che subendo 
la sorte di innumerevoli voci piane è di- 
ventata tronca. E' vocabolo che deriva 
come l'ital. ant. « fatica » e « fatiga » 
da una voce latina (forse « fatiga ») non 
bene accertata. Ora in dial. significa 
affarmo e affaticamento insieme. 
I 'D fati, In modo affannato e affa- 
ticato. 

Fatór, sm. Fattore. 
Direttore di azienda agricola (Nel 1542 
il Fattore del Comune di Ravenna do- 
veva interessarsi dei lavori pubblici). 
PI. Fatùr. 

Fam fatòr pr'un àn, s'a m' murró da 
ia fàm sarà mi dàn. Fammi fattore per 
un anno, se morrò di fame sarà mio 
danno. Bagli. 

Fatùra, sf. Fattura | Lista \ Ripara- 
zione I Stregoneria, Malefìzib, Beve- 
raggio che am.malia. 
PI. Fatùr. 

Faturari, sf. Fattoria l Direzione di 
azienda agricola. 

Favaréla, sf. Favagello. 
(Ranunculs fìcaria). Ha petali di ima 
lucentezza smagliante, giallo oro. Fio- 
risce in febbraio. 

Favor, sm. Favore, Piacere. 
PI. Favùr 
(E' più usato « pia§è »). 

Favurìr, intr. Assaggiare 
I Favorire (tr.), Usare riguardi. Favo- 
reggiare. 
Prt. Favurì 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Fa?, sm. Faggio 
(Fagus sylvatica) 



PI. Fé? 

(Lat. med. fagium. GLE). 

Fa^a, sf. Faccia, Viso, Volto 

Diritto di una moneta. 
PI. Fa? 

(Lat. med. facies. GLE). 
! Rómpar faza, (F.) Vincere la timi- 
dezza I Assuefarsi. 

In faza a tòt. Al cospetto di tutti. 
[ Ave' dia faza, Essere ardito. 
'• No' ave' dia faza, Non essere ardito. 
Essere timido. 

I Putè mustré, la faza, (F.) Poter ren- 
dere conto delle proprie azioni. 

No' guardé' in faza a inciòn, (F.) Non 
usare parzialità per nessuno. 
I A fa^a a faza, A faccia a faccia j A 
viso a viso. 

' Guardé' in faza a e' sòl. Guardare in 
faccia al sole; Guardar fisso al sole. 
; Magne' la faza a òn, (F.) Investire uno 
con male parole. 

j Bròta fa^a^ (F.) Persona indegna. 
' Fàza a càn, Faccia di cane (Insulto). 

Ridr' in fa^a, Ridere in faccia. 

Ridr' in faza. Ridere in faccia. 
j Faza e pèrla. Alla lettera: «faccia e 
pillola ». Gioco dell'area forlivese di 
« testa e croce » chiamato a Rav. « letra 
e aglion ». Il nome deriva con ogni pro- 
babilità da una moneta coniata sotto il 
pontificato di Clemente VII. il cui 
stemma aveva le palle (o pillole) me- 
dicee. 

Faijèda, sf. Facciata. 
PI. Fa^di. 

Fa^ènda, sf. Faccenda, Affare. 
PI. Fa^ènd. 
I Fa^ènd ad ca. Lavori di casa. 

'Fazèss, (v. Afazèss). 

Fà^il, agg. Facile 
PI. Fèjil 
F. Fà?;ila 
PI. F. Facili. 

Fa^lòn, agg. Facilone. 
PI. — ón 
F. — dna 
PI. F. — ónl. 

Fa^inddn, sm. Faccendone 
PI. — 6n 
P. — óna 
PI. F. — 6ni. 

Fantina, sf. Faccino. 



FAZU 



150 



FER 



PI. Pa^tìn. 

Fa^ulèt, sm. Fazzoletto. 
PI. Fa^ulèt. 

I Fa^ulèt da né§, Fazzoletto da naso. 
I Fa^ulèt da tèsta, Fazzoletto da testa. 
I Fa^ulèt da sachén, Fazzol. da taschino 

Fecané§, sm. Intrigante 
PI. Fecané§. 

Féd, sf. Fede. Credenza. 
I Fetazione, Formazione delle uova (di 
gallina). 
Non ha plurale. 

I Ave' fèd, Credere, Ritenere, Supporre 
I Ave' fèd int e' Signor, Credere in Dio. 
I Ave' fèd int ón, Aver fiducia, stima di 
uno. 

I E^ar int e' fèd, Essere per, o sul punto 
di ovifìcare. 

Fedèl agg. Fedele 
PI. Fedii 
F. Fedéla 
PI. F. Fedéli. 

Federazión, sf. Federazione. 
PI. Federazión. 

Federe, agg. Federato, Che fa parte 
di una federazione. 
PI. — è 
P. — èda 
PI. F. — édi. 

Fègat, sm. Fegato. 
PI. Fìgat. 

(Lat. med. fìgadus, fegato (GLE); dal 
lat. tardo ficatum, fegato infarcito di 
fichi. DEI). 

Fègna, sf. Voce della zona a ovest di 
Rav. e del faentino che indica « muc- 
chio di fieno ». 
PI. Pègn. 
(Lat. med. fegna. GLE). 

Fèl, sm. Fiele, 
PI. Fil. ■ 

Félc, sm. Falco. 
PI. Fèlc. 

Félda, sf. Fata. 
In dial. conserva il signif. antico di 
maga, incantatrice. 
PI. Péld. 

(Lat. fata, dea del destino). 
Si credeva che la « felda » potesse tra- 
mutarsi in qualsiasi animale. 
1 Gròt dal féld. Grotte delle fate, sotto 
Monte Sassone. 

Fèlpar, sm. Feltro. 



(Dal germanico felt, feltro). 

Fèl^, agg. Falso, Ipocrita. 
PI. Fèl§ 
F. Félfa 
PI. F. Fél^i. 

Fèl^a, sf. Felce. 

Fèlisa, sf. Morbillo. 

F'éltar, sm. Feltro. 
(Lat. med. feltrus, GLE; v. Felpar). 

Fél^a, sf. Falce. 
PI. Fél^ 
(Lat. med. falza, GLE; lat. falx,-cis). 

Femna, sf. Femmina 
PI. Fèman 
(Lat. femina). 

Fén, sm. Fieno 
PI. Fén 

I Fén gric, Fieno greco (Lat. med. fe- 
num grechum). 

(Lat. med. fenum, GLE; lat. foenum». 
I Incontrare un carico di fieno porta 
fortuna e allegrezza, se ne prende un 
pugnello e si conserva nei panni. 

Fén, sf. Fine, Termine. 
PI Fén. 

I La fén de sórg. La fine del topo (Mo- 
rire schiacciato; morire nella tana). 

Fén, agg. Fine. 
PI. Fén 
F. Péna 
PI. F. Pèni. 

Fèna, prep. Fino. 

Féng, sm. pi. Fanghi, Cura dei fanghi 
j Fé' i féng, Fare la cura dei fanghi. 
Sing. Fàng. 

Fént, prt. agg. Finto, Fittizio. 
PI. Fént 
F. Penta 
PI. F. Penti (E' più dial. « infént »). 

Fénta, sf. Pinta, Finzione, Infingi- 
mento. 
PI. Fént 
I Fé' fénta, Far finta. Fingere, Simulare. 

Fénza, sf. Faenza. 
(Ant. Faventia). 

\ Cvi 'd Fénza cvànd ch'i n' n'à i fa 
sènza, Quelli di Faenza quando non ne 
hanno fanno senza. Cioè bisogna fare 
di necessità virtù. 

Fénzar, intr. Fingere. 

Fèr, tr. Pare, Eseguire, Accudire, Agi- 
re, Produrre, Cagionare, Creare, Mette* 
re. Coltivare, Guadagnare, Adempiere, 



FER 



151 



FETL 



Maturare. 

I Aumentare di peso (di animale). 
Prt. Fat 
PI. Fèt 
F. Fata 
PI. F. Fati 

I Int la fé' de de, Al far del giorno. 
I Fé' int la ghiboza, Riprodursi in gab- 
bia. 

I Fé', nel senso di generare è molto 
usato per la credenza ancora molto dif- 
fusa nella generazione spKjntanea. 
Es.: La fruta la fa i bighét (La frutta 
fa i bachi); La téra la fa l'erba; La fé- 
va la fa i tongg; E' gran e' fa al pavajot ; 
E' parsót e' fa i 'saltarèi 
I Bel fé'! (ironico). Strano! 
I Ave' 'd ch'in fé', Avere di che fare; 
Avere a che fare. 

Fér, int. (v. Infér, per il gioco delle 
bocce). 

Fér, sm. Maniera, Modo di fare, 

Fér, sm. Ferro. 
j Fèr da stiré', Ferro da stiro. 
I Fèr da gucé', Agucchia. 
I Per da cavai, Ferro da cavallo. 
I Fèr da bèsti. Pianella. 
I Fèr da pajèr. Tagliola da fieno. 
PI. Fèr. 

I I fer de fug. I ferri del focolare sono 
la catena, gli alari, le molle, la paletta, 
il treppiede. Sparsi nell'aia, quando 
grandina, possono fermare il flagello. 
(Lat. ferrum). 

Fera, sf. Falce fienaia. 
PI. Fèr. 

Fèragóst, sm. Ferragosto. 

Ferèt, sm. Ferretto per lavori a 
maglia. Uncinetto. 

Fèria, sf. Stampella. 
PI. Fèral. 
(Lat. med. feria, gruccia. GLE). 

Férma, sf. Ferma (del cane) Ferma 
(militare). 
PI. Fermi. 

Fermachérta, sm. Fermacarte. 

Fermént, .sm. Fermento, Subbuglio, 
Agitazione. 

Feroce, agg. Feroce 
PI. Ferùcc. 
F. Feròcia 
PI. F. Feróci. 

Fèrom, agg. Fermo, Immobile, Statico. 



PI. FÌTom. 
F. Férma 
PI. F. Férmi. 

Ferovì, sf. Ferrovia. 
PI. Ferovì. 

Ferovièr, sm. Ferroviere. 
PI. Ferovjìr. 

Fèr^a, sf. Farsa, Comica. 
PI. Per§. 

Fé§, sm. Fascio (di erba, di legna e 
altre cose). 
PI. Fé§. 

! Ande' a fé' e' fè§ in pgnèda. Andare a 
prendere un fascio di legna in pineta. 
(Secondo un antico diritto di legnatico). 
I Fascio, Partito politico. 
i Ande' in fè§, Sfasciarsi (di botte, tino, 
mastello e battello). 
PI. Fè§ 
(Lat. fascis). 

Fè§, agg. Fisso, Stabile. 
PI. Fè§ 
F. Fè§a 
PI. F. Fè§i. 

Fé§a, sf. Fascia. 
PI. Fè§. 
(Lat. fascia). 

Fès-cc, sm. Fischio. 
PI. Fès-cc. 

Fès-ciula, sf. Fistola. 
PI. Fès-ciul. 

Fèsta, sf. Festa 
PI. Fèst 
(Lat. festa). 

I Fèsta di brót. Festa dei brutti (la do- 
menica in Albis alla parrocchia di S. 
Pietro in Campiano). Questo nome le 
deriva dal fatto che in quella stagione 
la pelle del volto delle persone è scura 
e arida per il sole e il vento. 

Fèt, agg. Fitto. 
PI. Fèt 
F. Fèta 
PI. F. Fèti. 

Fèta, sf. Fetta di terra rimossa con la 
vanga. 
PI. Fet. 

(Lat. med. fitta, GLE; alla voce « fo- 
dione »). 

Fètla, sf. Fetta 
PI. Fètal 
' Fetla 'd melarànza Spicchio d'arancia. 

Fetla 'd limòn, Spicchio di limone. 



FEVA 



152 



FIAS 



Féva, sf. Fava. 
I Féva bari§àna, Fava baggiana. 
I Favén, Fava a grana piccola per maia- 
li e colombi. 

I Féva di murt, Fava dei morti. Piccole 
paste dolci che si mangiano il giorno 
dedicato ai defunti. In tale giorno co- 
stumava cuocere fave e ceci bolliti, da 
consumare in casa e da offrire ai poveri 
che andavano alla carità dei morti. 
I Féva 'd vaia, Altea (Althaea offìci- 
nalis L.). 

I Féva gra§a, (v. Favarèla) 
(Lat. faba). 

Fèvra, sf. Febbre. 
PI. Fèvar 

I Ciap>é' al fèvar, Prendere la malaria. 
(Lat. febris). 

Fiàc, agg. Fiacco, Debole, Stanco. 
PI. Fièc 
F. Fiàca 
PI. F. Fiàchi. 

Fiàca, sf. Debolezza, Fiacca. 
PI. Fiàc. 

Fiàcula, sf. Fiaccola. 
PI. Fiàcul 
(Lat. facula; da fax, -cis, torcia). 

Fiadér, intr. Fiatare. 
j No' puté' giiànca fiadé', Non poter 
neanche aprir bocca. 

Fiadè^, sm. Odore sgradevole. 
PI. Fiadè^. 

Fiadùra, sf. Figliatura. 
PI. Fiadùr. 

Fialèta, sf. Fialetta. 
PI. Fialèt. 

Flamba, sf. Fiamma 
PI. Piàmb. 

I Quando la fiamma si rivolge intorno a 
sé irrequieta, preannuncia la neve e si 
dice che « e' fug e' palòta la neva », cioè 
il fuoco appallottola la neve. 

Fiànc, sm. Fianco | Lato. 
PI. Fiénc. 
I 'D sfìànc, Di fianco, Di lato, A lato. 

Fiàs-c, sm. Fiaso. Tanto il F. di ve- 
tro che quello in terra cotta che si usa 
va una vQlta. Quest'ultimo aveva, la- 
teralmente due orecchiette a cui si 
lagava una cordicella da tenere a tra 
colla, (v. Trofa) i Fiasco di terra. 
PI. Fiés-c. 
(Lat. med. fìaschus, GLE; basso latino 




Fias-c ad tèra 

fiasco, -onis ; dal germanico ilask, « bot- 
tiglia »). 

Fiasca, sf. Fiasco. 
PI. Fiaschi. 
(Basso lat. fiasca). 

Fiaschèta, sf. Fiaschetta. Recipiente 
ove il cacciatore teneva la polvere da 
sparo. 
PI. Fiaschèt. 

Fiascòn, sm.. Fiascone, Truffa. Fia- 
sco di terracotta smaltata. Il suo colo- 
re era il giallo, ma poteva essere an 
che verde o blu. Legato con una fu- 
nicella per le orecchie, gli operai se 
lo portavano in valle, nei lavori di 
bonifica e nelle larghe per conservare 
l'acqua fresca. 
PI. Fiascòn. 
(Lat. med. fiascone, fiasco, recipiente. 



FICH 



153 



FILA 



sec. IX; GLE. Vedi anche Trofa e 
fias-c). 

Fichér, tr. Ficcare. 
Prt. Fiche e Fèc. 
PI. Fiche e Fèc 
F. Fichèda e Feca 
PI. F. Fichédi e Fechi. 
(Lat. med. ficcare, dal lat. figere). 

Ficià^a, sm. Gentaglia. 
( Da « fecia »). 

Fid, agg. Fido, Fedele. 
PI. Fid 
F. Fida 
PI. F. Fidi. 

Fidanzament, sm. Fidanzamento. 
Promessa ufficiale di matrimonio. 
PI. Fidanzament. 

Fidan^ér, tr. Fidanzare. Promettere 
in isposa. 
Prt. Fidanze 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

(Lat. med. fidantiare^ render sicuro, 
garantire. GLE). 

Fidèr, int. Fidare. 
Prt. Fide 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
'Lat. fidere, aver fiducia). 

Fié, sm. Fiato, Respiro. 
I Tnè' e' fié cun i dént, Trattenere il 
respiro coi denti. 

Fiè, sm. Fetore, Puzzo. 
PI. Fiè. 

(It. ant. fieto; da un supposto foetium, 
V. DEI; dal latino foetere, puzzare). 

Fiéla, sf. Fiala. 
PI. Fiéi 

(Lat. med. fiala, bottiglia di vetro, dal 
lat. Dhiala. piccola bottiglia). 

Fiér, intr. Figliare. 
Prt. Pie 
PI Fiè 
F. — éda 
P:. F. — édi. 

Fig, sm. Fico (frutto e albero). 
PI. Pig. 

; Mèi de fig. Marciume che si forma 
fra gli unghielli degli ovini e dei bovini 
(Lat. ficus). 



Figadèt, sm. Fegatello. (F.) Gana- 
scino. 
PI. Figadèt. 

Figaréna, sf. Ficosecco. 
PI. Figarèn. 

Fighèra, sf. Ficaia, Ficheto. 
PI. Fighèr. 

Figura, sf. Figura, Immagine. 
PI. Figùr. 

I Fé' dia figura, Far bella mostra Pri- 
meggiare I Far figura. 

Fé' una brota figura, Fare una fi- 
gTiraccia. 
Figura, illustrazione. 
Figurén, sm. Modello. Rivista, cata- 
logo di mode. 
PI. Figurén. 

Figurina, sf. Figurina. Cartoncino 
con figura | Vignetta. 
PI. Figurin. 

Cójar al figurin, Far collezione di 
figurine. 

Fil, sm. Filo. 
PI. Fil. 

I In fil, In linea retta. 
I Ad fil, Ad ogni costo^ per forza. 
j Fil de rasùl, Filo del rasoio. 

Fil d'erba. Filo d'erba, stelo. 
I Fil dl'acva, Filo dell'acqua. Corrente. 
I Fil de gapón, (v. gapón). 
(Lat. filum). 

Fila, sf. Fila. Filza, Un seguito di 
cose allineate. 
PI. Fila. 

; Gugliata, Filo. 
; Ad fila, Di seguito. 
I Mètar in fila. Allineare. 

No' ròmpar fila. Non finir mai. 

In fila. In fila. Di seguito. 
I A fila. In fila, Di seguito. 

Filadelfia, sf. Fior d'angelo. (Filadel- 
phus coronarius). 

Filadóra, sf. Filatrice. 
PI. Filadòri. 

Filanda, sf. Filanda. 
PI. Filànd. 

Filarén. sm. Corteggiatore, Preten- 
dente I Filiera. 
PI. Filarén 
F. — éna 
PI. F. — éni. 
(V. Pilèr). 



FILA 



154 



FIOR 



Filastròca, si. Flastrocca, Discorso 
interminabile e noioso. 
PI. Filastrùc. 

Filél, sm. Filello, Frenulo, Scilingna- 
gnolo. 
PI. Filèl. 
(It. ant. filetto, sec. XIV). 

Filèpa, sf. Ora con questo nome s: 
indica la gallina bantam che ha spic- 
cate attitudini a far da chioccia ai 
pulcini altrui. Anticamente la « filepa », 
filippa, era la donna che, quando una 
giovane orfana si sposava, fungeva da 
madre durante la cerimonia religiosa. 

Filér, tr. Filare. Ridurre in filo; fare 
il filo. Detto anche del vino guasto. 
I File' dri a óna. Far la corte a una, 
(F.) Filare. 

La sera di S. Antonio le donne non 
dovevano filare, perchè avrebbero fila- 
to la barba del Santo al quale si attri- 
buivano queste parole. Se fa n' u m' 
vu unuré' / no' m' spudacé', Se non 
mi vuoi onorare non mi sputacchiare. 

Filèr, sm. Filare di viti o d'alberi. 
PI. Fil>r. 

Filèt, sm. Filetto, Ornamento sotti- 
le. I Filetto. Carne della lombata. 
PI. Filèt. 

(Lat. med. filettus, filetto, ornamento 
OLE). 

Filfer, sm. Filo di ferro. 

Filipina (V. filepa). 

Filòn (dia schéna), sm. Spina dor- 
sale. 

j Filòn 'd pan. Filone di pane. Forma 
allungata di pane. 

Filò§of, sm. Filosofo | (F.) Persona 
che prende le cose con filosofia. 

Filosofi, sf. Filosofia. 

Filòt, sm. Fila di mezzo nel gioco 
agli ometti del bigliardo. 
PI. Filót. 

Fìltar, sm. Filtro. 
PI. Fìltar. 
(Lat. tardo filtrum). 

Filtèr, tr. Filettare. 
Prt. Filté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Filtrèr tr. Filtrare | Penetrare. 
Prt. Filtré 



PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Filza, sf. (V. sfilza). 
j Filza 'd curèj, Filza di coralli. 
(Lat. med. filza. DEI e OLE). 

Finél, sm. Finale. 
PI. Finèl. 

Fincla, sf. Finale. ^ Ultima partita 
Ultima prova. 
PI. Finél. 

Finestra, sf. Finestra. 
PI. Finèstar. 
(Lat. fenestra). 

Finghérd, agg. Simulatore. 
PI. Finghérd 
F. — érda 
PI. F. — érdi. 

Finistrón, sm. Finestrone. 
PI. Finistrón. 

Finistròt, sm. Finestrino. 
PI. Finistròt. 

Fióba, sf. Fibbia. 
PI. Fiób. 
(Lat. med. fiuba, GLE; dal lat. fibula,. 

Fiòc, sm. Fiocco, Nappa. 
PI. Fiòc. 

(Lat. med. fiochus, fiocco, GLE; dal 
lat. fioccus). 

Fiòca, sf. Chiara d'uovo montata. 

Fiòl, sm. Figlio 
PI. Fiùl. 

Fiola, sf. Figlia. 
PI. Piòli. 

Figlia, Elemento di registro a ma- 
dre e figlia. 

Fióm, sm. Fiume. 
PI. Fiòm. 

' Let de f.. Alveo. Letto Boca de 
fiòm. Foce. 

Pasé a gvàz e' fiòm, Guadare il fiu- 
me. 

Fior, sm. Fiore. 
PI. Fiùr. 

I fiur piò brot j' è evi de vén, I fiori 
più brutti sono quelli del vino. 

Fioralìs, m. Fioraliso. 
( Centaurea cyanus L.). 
Gallizioli, Op. Cit. 

Fiordalìs, (v. Fioralis). 

Fiòrdamòrt, Crisantemo. 
Fior dal ranèl. Ranuncolo (A. Spallic- 
ci). 



FIOR 



155 



FIUM 



Fior 'd pasiòn. Fior di passione. 
Passiflora. (Passiflora coerulea L.). 
Gallizioli, Op. Cit. 

Fiòz, sm. Figlioccio. 

Fira, sf. Fiera. Grande mercato di 
bestiame. Nel forlivese, « fira », è anche 
una festa tradizionale. 
Famosa in tutta la Remagna è la fie- 
ra di Lugo, « La fira a Lug », che 
risale a un antichissimo privilegio con- 
fermato da Giovanni IV_ dagli Estensi 
e da Clemente Vili. Rimane il detto : 
« A s' avdrén a la Fira a Lug ». 
(Lat. med. fiera, fiera, GLE; dai lat. 
feria, festa). 

Firma, sf. Firma. 
PI. Firóm. 

Firmér, tr. Firmare. 
Prt. Firme 
PI. — § 
F. — éda 
PI F. — édi. 

Fi^a^iòn, sf. Fissazi.ne, Idea fissa. 

Ossessione. 
PI. Fi§azión. 

Fi§é, agg. prt. Maniaco. Fissato. [ 
Ossessionato. Tutto compreso in una 
data cosa. 
PI. Fi§è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Fi§ér, tr. Fissare : Guardar fisso. 
i Stabilire ' Determinare. 
Prt. Fi§é 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Fis-céda, sf. Fischiata. 
PI. Fis-cèdi. 

I Fé' al fis-cédi, Prendere a fischi, Fi- 
schiare. 

Fis-cèr, intr. Fischiare. \ Sibilare. 

Fis-ciarén, sm. Fischiatore, Zufola- 
tore. 

PI. Fis-ciarén 
P. — éna 
PI. F. — éni. 

Fis-cèt, sm. Fischietto. Intestino 
di maiale, usato per fare il « salame 
con aglio » detto « e' salàm da l'aj ». 
PI. Fis-cèt. 

Fis-ciarlèr, tr. Fischiettare. 

Fis-ciòn, sm. Sirena (a vapore ac- 



queo). 

PI. Fis-ciòn. 

Fi|òla, sf. Fisciù. Fazzoletto da collo 
(Voce antica non più in uso). 

Fistacina, sf. Festicciuola. 
PI. Fistacìn. 

Fisul (o Fisol), sm. Svasso cornuto. 
Svasso forestiero. (Antico Fisolo). 
[ Fisul dal j' urècc zali. Svasso picco- 
lo, Sv. dal collo nero, Sv. turco, Co- 
lombo orecchiuto, C. turco. 
PI. Fisul (0 Fìsol). 

Fisulàz, sm. Mergo oca. Smergo se- 
gatore, Smergo a becco lungo. 
PI. Fisulèz. 

Fisulera, sf. Strologa minore. Stro- 
loga piccola. PI. Fi.sulèr. 

Fisulìn (o Fisulèt), sm. Tuffetto, Co- 
limbo minore, C. piccolo, Tuffolino, 
Tuffetto rosso. 

Figura, sf. Fessura, Spiraglio. 
PI. Fi§ùr. 
(Lat. fissura, DEI). 

Fituéri, sm. Aifittavolo, Fittuario. 
PI. Fituèri. 

Fiubadùr, sm. Azione del « fiubé' » 
(V. Fiubér). 

Bastonatura, Batosta a suon di busse. 

Fiubèr, tr. Pichiare, Menar botte. 
Questo verbo à avuto origine dal fat- 
to che una volta i genitori picchiavano 
i loro bambini con la cinghia dei pan- 
taloni, usando l'estremità in cui si 
trova la fibbia. 
Prt. Fiubé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Fiuchér, intr. Fioccare, Cadere a 
fiocchi i (F.) Tempestare. 

Fiuchìn, sm. Fiocchetto. Nappina. 
PI. Fiuchìn. 

Fiumana, sf. Fiumana, Piena. Im- 
pluvio, Linea d'intersezione di due ver- 
santi. 
PI. Fiumàn. 

Fiuitisel, sm. Fiumicello. Secondo 
Pietro Reggiani, La Pie. Anno XX, n. 5 
6. dove ora pas.sa lo scolo Fiumicello, 
scorreva, nel IV e V secolo, il Vitis 
Flumen che si gettava nella Fossa 
Angusta a nord di S. Lorenzo in Vado 
Rondino, l'attuale S. Pietro in Vincoli 



FIUR 



156 



FOLA 



Don M. Mazzetti dice che il Fiu- 
micello è l'antico « Plumisellum » il 
quale sfociava in mare presso Classe. 
(Lat. med. flumisellus. OLE). 

Fiuradìn, sm. Fiorellino. 
PI. Fiuradìn. 

Fiuré prt. agg. Fiorato. 
PI. Fiurè 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Fiurént, ps. Fiorente. 
PI. Fiurént 
F. — énta 
PI. F. — ènti. 

Fiurèt, sm. Fioretto all'occhio. Che- 
ratite. 
PI. Fiurèt. 

Fiuridùra, sf. Fioritura. 
PI. Fiuridùr. 

Fiurìr, intr. Fiorire. 
Prt. Fiurì. 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Flabòt, sm. Flebotomo | Cerretano. 
I (F.) Ciarlatano. 

(Lat. tardo phlebotomus, chi cava san- 
gue. DEI). 

Flamòn, sm. Flemmone. 
(Lat. med. flegmon, GLE). 

Fla?èl, sm. Subisso, intinità. 
(V. Sna?;èl). 

Fléna, sf. Pavoncella, Fifa. 
PI. Flén. 

Secondo F. Serantini « fléna » è voce 
onomatopeica che imita il verso del- 
l'uccello che è un lamento. Deriverebbe 
quindi dal latino fleo. Voce onom. è 
considerata pure dal Diz. Etim. Ital., 
Firenze, Barbera, 1952. 

Flèpa, sf. (V. fìlèpa). 

Flévt, sm. Flauto. 
PI. Flèvt. 

Fló§, sm. Flusso, Dissenteria. (Dal 
lat. fluere, scorrere). 
Nel poema Pulon Matt (sec. XVI) c'è 
« fìuss » al canto IV, st. I, col signif. 
attuale. 

I Ch' u t' vègna e' flo|!, Che ti venga la 
diarrea ! 

Flò§, agg. Floscio (detto di tessuto, 
stoffa). 
PI. Fló§ 



F. Flò§a 

PI. F. Flòsci. 

Flòta, sf. Flotta. 
PI. Flòt. 

Fnida, sf. Fine, Termine di uno spet- 
tacolo o di lavoro. Finita. 
• Ben fnida. Festa che si fa al termine 
della costruzione di una casa a cui in- 
tervengono tutti coloro che vi hanno 
lavorato. Con termine più appropriato 
è detta « bagnadura ». 

Fnìl, sm. Fienile, Cascina. 
PI. Fnìl. 

Fnimént, sm. Fine, Compimento. 

Fnir, tr. Terminare, Portare a ter- 
mine. Completare, Compire. 
Prt. Fnì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 
(Lat. finire). 

Fnòcc, sm. Finocchio. 
PI. Fnócc. 

jFnócc sambédg, Finocchio selvatico 
(Foeniculum vulgaris). 

Fnucèra, sf. Finocchieto. 
PI. Fnucèr. 

Fója, sf. Foglia. ; Fogliame. 
PI. Fój. 

] Fé' dia foja, Raccogliere della foglia 
(per i bachi o per il bestiame). 
j Ande' a la fója, Recarsi a raccogliere 
foglia (per bachi e bestiame). Far la 
frasca. 

[ Magne' la fója, (F.) Entrare in ma- 
lizia. 

' Tarme' coma una fója, Tremare co- 
me foglia. 

' Con « foja » si indica anche il tabac- 
co da pipa. Forse come l'it. antico 
(1193) « folea », che indicava la foglia 
da concia. 
(Lat. tardo folio). 

Fój, sm. Foglio. 
PI. Fój 

] « E' fój», il giornale. (Lat. folium, 
foglio di papiro. DEI). 

Fojavérd, sm. (V. Foravèrd). 

Fòla, sf. Fiaba, Favola. Il dialetto 
non fa distinzione tra fiaba e favola. 
PI. Fòl. 

Personaggi delle fiabe romagnole sono 
« e' lóv », il lupo ; « la félda », la fata ; 



FOLG 



157 



FORM 



« e' mèg dal set test ;>, il mago dalle 
sette teste ; « la mój de még », la mo- 
glie del mago; «i lèdar », i ladri; «e' 
Re 'd Partugal », il Re del Portogallo » ; 
« la vcina » ch,e può essere una fata, 
una strega o una semplice vecchina; 
« Mingón », Domenicone, tipo di cam- 
pagnolo bonario e credulone ma, alla 
occorenza, capace di sottili trovate; 
« sbrana liòn », sbrana leoni ; « spaca 
muntàgna », specca monti ; « macafér », 
battiferro o rompiferro ; « e' re », il re ; 
«la regina (o moj de re)», la regina; 
« e' fiòl de re », il principe ereditario ; 
« la fiòla de re », la principessa ; « Pa- 
nucìn », Tutolino, omino piccolissimo 
che può passare per il buco di una 
serratura). Cunté' una fòla. Narrare 
una fiaba. 

I Fòla, fulanta » era l'inizio delle an- 
tiche fole rimate. « U j'era una vòlta » 
(c'era una volta) era l'inizio delle fole 
in prosa. 

Spesso l'inizio rimato nascondeva un 
vecchio scherzo al bambino avido di 
fole, ed era « cun e' furmaj », col for- 
maggio, cioè con lo scherzo, infatti di- 
ceva: «Fòla, fulànta, la mi cavala 
bianca la va so pr' e' mur e... (qui il 
nome del bambino) u j va a liché' e' 
cui ». Il bimbo s'impermaliva e per 
rabbonirlo ci voleva una fola buona. 
I Par fé' la fòla curta, In breve. 

Fólga, sf. Folaga. 
PI. Fólg. 

Fòlp, sm. Polipo. (Della famiglia dei 
celenterati). 
PI. Fulp. 

Fóm, sm. Fumo. ' Vapore acqueo. 
I Polvere. 
PI. Fóm. 

I Fé' de fóm, Fare del fumo, Far fu- 
mo. 

I U j n' era un fóm ! Ce n'era una 
gran quantità! 
(Lat. fumus). 

Fóma sf. Pipa. 
PI. Fóm. 

Fon, sf. Fune. 
PI. Fon . 

Si considera anche maschile e, al plu- 
rale, fa «j' afón », mentre al fem. fa 
« al j'afón». 



(Lat. funis). 

Fónd, sm. Podere. } Fondo. 
Da Fundus latino, che era un podere 
che misurava m. 714 per lato ed era 
limitato da corsi d'acqua e da strade. 
A valle della Via Emilia fino alle pa- 
ludi « la nostra pianura appariva come 
una immensa scacchiera matematica- 
mente regolare ». Pietro Reggiani. 
I Fondo, j Letto (di corso d'acqua) 
PI. Fónd. 

(Anticam. un fondo era un corpo di 
terra di almeno 50 tornature). 

Fónd, agg. Profondo. 
PI. Fónd 
P. Fónda 
PI. F. Fóndi. 

Fónz, sm. Fungo. 
PI. Fónz. 
(Lat. fungus). 

Fór sm. Foro, Bucherellino. E»un- 
tura, di spino, d'ago o d'insetto. , Inie- 
zione. 
PI. Fur. 

Fóran, sm. Fórno, Forno per cuo- 
cere il pane j F. di cottura. 
I Bota de fóran, Chiusino, Serranda 
del forno. 
PI. Fùran. 
(Lat. fornus, DEI). 

Foravèrd, sm. Parola formata da «fu- 
ra e' vèrd », fuori il verde. Gara che 
consiste nel sapere conservare il più a 
lungo possibile, in tasca, verde e non 
sciupata, una foglia di sempreverde; e 
a essere pronti a farla vedere ogni vol- 
ta che la persona con cui si è in gara 
chiede di vederla con la richiesta: «fo- 
ravèrd ». Dice il De Nardis che antica- 
mente la gara (generalmente fra mo- 
roso e morosa ) durava tutta la Qua 
resima e si concludeva la domenica 
avanti Pasqua. Nelle Ville Unite è chia- 
mato « fojavèrd », foglia verde. 

Fórca, sf. Forca. Forcone, Bidente 
di legno. 
PI. Fóro. 
(Lat. furca). 

Forma, sf. Forma, Struttura. For- 
ma (da scarpa ì. ' Formaggio di tipo 
parnoi giano. 
PI. Fórom. 
(Lat. forma) 



FORS 



158 



FRAS 



Fórsi, avv. Forse. 

Fort, agg. Forte, Resistente. Acido 
PI. Furt 
F. Fòrta 
PI. F. — Fòrti. 

I Ciapé' e' fòrt, Diventar acido, Pren- 
der d'aceto. | Dvinté' fòrt, Inacetire. 
[ Fé' fòrt. Acetire, Inacetire, Divenire 
acido. 
( Lat. fortis, forte). 

Fòrt, sm. Forte, Fortezza. ; Acidità. 
PI. Furt. 

Fòs, sm. Fosso. Zanella. 
PI. Fós. 

] Fé' de fòs, Scavare un fesso. 
I Salté' e' fòs, (F.) Passare dall'altra 
parte. 

I U n' s' fa un fòs senza dò riv, Non 
si fa un fosso senza due rive. Questo 
per dire che in un litigio c'è respon- 
sabilità da tutt'e due le parti. 

Fò§a, sf. Fossa. | Fossato. \ Tomba. 
I Buca, j Fossato grande. Canale di di- 
mensioni ridote. 
PI. Fòfi. 

\ Ave' un pè int la fò§a. Essere tra la 
vita e la morte. 

Fóst, sm. Fusto, Intelaiatura, Stelo. 
! Recipiente, Barile. 
PI. Fóst. 

Fóta, sf. Sproposito. \ Cosa da nulla 

Buscherata. | Motto salace. 
PI. Fóti. (Francese, faute). 

Fótar, tr. Coire ' Imbrogliare, Fre- 
gare, Buscherare. 
Prt. Futù o Futi 
PI. Futù o Futi 
F. Futùda, Putida. 
PI. F. Futùdi o Putidi. 

Fótt, esci. Capperi!, Altro che!... 

Fra, prp. Fra, Tra. 

Frac, sf. Carico, Rovescio. 
I Un frac 'd bót, Un carico di pugni. 
di legnate. 

Un frac 'd bastuné. Un rovescio di 
legnate, di bastonate. 

Fracàs, sm. Fracasso. 
PI. Frachè§. 

Fradèl, sm. Fratello. 
PI. Fradèl. 
(Lat. frater; indoeuropeo bhrater). 

Fradiéss, rfl. Affratellarsi. 
Prt. Fradlé 



PI. — è 

F. — éda 
PI. F. — édi. 

Fradór, sm. Maniscalco 
PI. Fradur. 
(Lat. med. ferator. GLE). 

Fradùra, sf. Ferratura 
PI. Fradur 
• Lat. med. feratura. GLE). 

Fragulèr, sm. Frafolaio 
PI Fragulir. 

Fra&ulón, sm. Magiostra. Fragola ma- 
giostra. 
PI Fragulón. 

Frajol, sm. Ferraiolo. Ampio mantello 
non più in uso. Dall'arabo ferjùl (blusa 
di lana). 
PI. Frajùl. 

Framént, sm. Ferramento. 
PI. Framént. 

Frampùl, m. Forlimpopoli. 
« Forum Pepili. Era uno dei quattro 
fori della via Emilia di cui fa menzione 
Plinio... Fu distrutta dai Longobardi nel 
666; riedificata dai Forlivesi nel 1042; 
da questi passò nelle mani del cardinale 
Albomoz,... che la fece barbaramente 
spianare e spargere di sale ». G. Paso- 
lini-Zanelli. 

] A Frampùl i sèmna di fasùl e e' nès 
di bursarùl, A Forlimpopoli seminano 
fagioli e nascono borsaioli. (E' un det- 
to canzonatorio). 

Franér, intr. Franare. 
Prt. Frane 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Frangizòl, sm. Frangizolle. 

Frangvél, sm. (v. Fringuèl). 

Pranza, f. Francia. 

Frànga, sf. Frangia. 
PI. Franz. 

(Lat. med. frangia (1401), dal francese 
antico «frenge»; sec. XII). 

Franzès, sm. agg. Francese. 
PI. — is 
F. — è§a 
PI. F. — è§i. 

Fràpa, sf. Frappa, Frastaglio. 
PI. Frap. 
(Lat. med.' frappa. GLE). 

Frà^an, sm. Frassino. 



FRAS 



159 



FRIN 



PI. Frè§an. 

Frasca sf. Fogliame Frasca. 
PI. Fras-c (alberi in genere). 
I Tra '1 fras-c, Fra gli alberi. 
(Lat. med. frasca, frasca d'albero, sec. 
XIII; GLE). ' 

Fratazén sm. Fraticello. 
PI. Fratazén. 

Fratémp, sm. Frattempo. 

Fré, sm. Frate. 
PI. Frè 

I Idrovoro a vite elicoidale. 
I T'a n' si miga e' fiòl d'un fré!. Non sei 
mica il figlio di un frate! (cioè^ non sei 
mica trasparente!). Queste parole ven- 
gono rivolte a. colui che venendosi a 
trovare davanti al lume impedisce ad 
altri di vedere. 

Fred, agg. Fracido. 
(Lat. fracidum da cui, fra gli altri, l'um- 
bro « frado » e il marchigiano « fradio » 
coi quali si spiega il nostro). 

Fred ,sm. Freddo 
PI. Fred. 

U n'è fred s' u n'è 'd vént. Non è fred- 
do se non è di vento. 
I E' frèd l'è e' pédar ad tòt i Sént, Il 
freddo è il padre di tutti i Santi (il 
freddo, che solitamente si fa sentire alla 
fine di ottobre, tiene a battesimo tutti i 
Santi); infatti un altro proverbio dice: 
« Pr'i Sént i gvént », per i Santi i 
guanti 

Fréda, sf. Inferriata 
PI. Fred. 
(Ravenna, 1637 «ferrata», inferriata). 

Frègula, sf. Fragola 
PI. Frégul. Frégual. 
I Frégual sambédghi. Cinquefoglie. 

Frén, sm. Freno 
j Tnè' a frén. Tenere a freno. 
Nella parlata moderna « frén » è una 
forma che non si usa se non nella frase 
di cui sopra. Si adopera « freno » che 
è invariabile. 

Frégna, sf. Piagnucolona. 
PI. Frègn. 

Frér, tr. Ferrare, Mettere i ferri. 
Prt. Fré 
PI. — è 

F. — éda 

PI. F. — édi. 
Frès-c, agg. Fresco 



; Nuovo, Recente, Non vizzo. 
Pi. Frès-c 
P. Frésca 
PI. F. Freschi 

sm. Fresco, Frescura. 
(Lat. med. friscus, fresco, GLE). 
Frèt, sm. Fritto, Frittura, 
agg. Fritto 
PI. Frét. 
F. Frèta 
PI. F. Prèti. 
Frèza, sf. Freccia 
Lancetta di orologio. 
PI. Frèz 

(Rav. 1510, freza). 
Frè?ar tr. Friggere 
intr. Sfrigolare. 
Prt. Frét. 
PI. Frèt 
F. Frèta 
PI. F. Preti. 
(Lat. frigere, arrostire). 

Fri, agg. prt. Ferito, Tocco 
(V. Frir) 
sm. Ferito. 

Frida, sf. Ferita Fitta, Dolore acuto. 
PI. Fri di. 

Fridulèz, sm. FreddoUno. 
• Brivido di freddo. 
PI. Fridulèz. 

Fridulòs, agg. Freddoloso 
PI Fridulùs 
F. Friduló§a 
PI. F. Fridulósi. 

Frignér, int. Frignare, Piagnucolare. 
Prt. Frigné 
Frignèr, sm. Piagnucolio. 
Frina, sf. Bottone di ferro. 
PI. Frini. 

Frinéda, sf. Frenata. 
PI. Frinédi. 

Frinèr, tr., intr., Frenare. 
Prt. Friné 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Fringuél, sm. Fringuello 
PI. Fringuèl 
j Fr. ad pa§, Fr. di passo. 

Fr. franciscón, Fr. che fa « francesco- 
mio ». 

F. Fringuéla 
PI. F. Fringuèli 



FRIR 



160 



FRUL 



I Fr. 'd muntàgna, Pr. di monte. 

Frìr, tr. Ferire 
Prt. Fri 
PI. Fri 
F. Frida 
PI. F. Fridi. 
(Lat. ferire). 

Friscòn, sm. Colpo di freddo. | Cia- 
pé' un friscòn, Prendere freddo. 

Friziòn, sf. Frizione. Congegno mec- 
canico che facilita i cambi di velocità. 
PI. Friziòn. 

Frócc, sm. Foratoio. Strumento di 
legno duro o di ferro per spannocchiare 
I Stilo. 
PI. Frócc. 

Frod, sm. Guaina per armi da taglio, 
Fodero. 
PI. Frud. 

(Sec. XIII, fòdero, guaina della spada. 
Da un supposto longobardo e franco 
fodr, guaina della spada. DEI). 

Froda, sf. Fodera 
PI. Fròd. 

(Lat. med. sec. XIII, fodra, DEI; e fro- 
da 01335). GLE). 

Frógn, sm. Mattone ferrigno. Per un 
difetto di eccessiva cottura ha subito 
un processo di vetrificazione. 
PI. Frógn 

Fról, sm. Frullo. 
I Frullo, macchina per sgranare le pan- 
nocchie del granone. 
I Capriccio 

i Frullino (detto anche « fróla òv » frul- 
la uova. 
PI Fról 

I Fról dia finèstra, Nottola. Nottolino. 
I Fról de pajér. Frullo dello stollo, Se- 
gnavento. 

I Fról de' magnàn. Trapano da calderaio 
I Frol de furmintón, Sgranatoio. 

Fról, agg. Frollato. 
Detto di pollo o altro animale lasciato 
a frollare. 
PI. Fról 
F. Fróla 
PI. P. Pròli. 

Frola, sf. Frullo. 
Balocco che consiste in un osso che si 
fa girare mediante una funicella infila- 
tavi in un foro praticato nel mezzo. 
I Trottola ottenuta con una gallozzola 



di quercia e uno stecchino. 
PI. Frol. 

Fróla-òv, sm. Frullino. Arnese per far 
spumeggiare, per sbattere le uova. 
PI. Fróla-òv. 

Front, sm. Fronte di eserciti | Co- 
spetto. 
PI. Front. 

j Ad front, Di fronte, A confronto, A pa- 
ragone. 

! Fé' front, Far fronte. Rispondere, 
Rendersi garante. Sostenere spese ele- 
vate rispetto alle proprie possibilità. 
j Sté a front cun dj' étar int una com- 
pra. Condividere spese e responsabilità 
con altri in una comp>erà. 

Frànta, sf. Fronte. 
PI. Front. 

Fróst. sm. Frusto. 
Verga di legno appuntita o aperta a 
mo' di forcatella per cuocere carne sul- 
la brace o rosolare pannocchie tenere 
di granturco. 
PI. Fróst. 

Frósta, sf. Frusta. 
PI. Fróst. 

Frót, sm. Frutto (albero e frutto). 
I Frutto. Reddito. 
PI. Frót. 

Fróta, sf. Frutta. 

Frucèr, tr. Forare, Bucare. 

(F.) Frugare. 

Frucìn, sm. Frugolino, Bambino che 
fruga dappertutto. 
PI. Frucìn. 
F. Frucina 
PI. F. Frucina. 

Fruciòt, sm. Colpo di foratoio, di sti- 
lo, di lama appuntita. 
PI. Fruciòt. 
(Viene da Frócc). 

Pruder, tr. Foderare 
! Rivestire. 
Prt. Prude 
PI. — è 
P. — éda 
PI. P. — édì. 
(Lat. med. fodrare e frodare. GLE). 

Frudèta, sf. Federa, (Foderetta). 
PI. Prudèt. 

Frulèr, tr. Frullare (il granone). 
I Sbattere uova | Frullare uova. 
I Agitare | Girare su sé stesso. 



FRUL 



161 



FUG 



j Frullare. 

Frulón, sm. agg. Capriccioso, Inco- 
stante. 
PI. Frulòn 
F. Frulòna 
PI. F. Frulòni. 

Fi-ulòna, sf. Farnia (quercus pedun- 
culata). Così chiamata perchè con le 
sue foglie secche che rimangono attac- 
cate al ramo tutti l'inverno frulla e 
fruscia. 
PI. Frulòn. 

Frumsèta, sf. Forbicina o Forfecchia. 
La più comune è la « forficula auricu- 
laria ». 
PI. Frum§èt. 

Fruntón, sm. Frontispizio ; Frontone. 
PI. Fruntón. 

Fruste, sf. Frustata, Colpo di frusta. 
PI. Fruste. 

Frustén, sm. Staffile, Frustino. 

Frustér, tr. Frustare. 
(Più usato De' dia frósta). 

Frustir, agg. Forestiero 
Pi. Frustir 
F. — Ira 
PI. F. — iri. 
(Lat. med. forasterius, GLE). 

Frut, sm. (v. Frót). 
PI. Frut e Frót. 
Fruta, sf. (v. Fróta). 

FrutaròI, sm. Commerciante in frutta 
I Fruttivendolo. 
PI. Frutarul 
F. Frutaròla 
PI. F. Frutaròli. 

(Lat. med. frutarolus, chi vende frutta. 
GLE). 

Frutèr, tr. Fruttare, Rendere. 
Prt. Fruté. 

Frutèra, sf. Frutteto 
PI. Fmtér. 

Frutèt, sm. Frutteto. 
PI. Frutit. 

Fucila^iòn, sf. Fucilazione 
PI. Fucila^ión. 

Fudghér, intr. Grufolare, Scavare col 
grugno (detto dei maiaU). 
Dice il Plaustro « E' proprio il « fodica- 
re » dei porci di Orazio e di Cicerone ». 
(Dal lat. fodigare?) 

Fug, sm. F\ioco, Focolare 



; Incendio. 
PI. Fug. 

I E' fug e' pian?. Il fuoco sfrigola. 
] E' mògia e' fug. Il fuoco brontola. 
I Ciapé' fug. Prender fuoco, Accendersi 
] Fug amòrt, Fuoco spento. 
I Taché' fug, Appiccare il fuoco. 
I De' fug, Appiccare il fuoco. Accendere 
I Fé' e' fug. Far fuoco e fiamma, Acca- 
lorarsi. 

i Fug sambédg, FMoco salvatico, volati- 
co, vago. Erpete, (specie dei bambini) 
I Rugé' e' fug, Gridare al fuoco. 
j E' fróla e' fug: l'è sègn 'd nuvité. 
Brontola il fuoco: preannuncia una no- 
vità. 

I Ande' imprèst pr'e' fug. Chiedere un 
po' di fuoco. La bragia che servirà 
per accendere il fuoco si chiama 
«la sménta de fug», la sementa del fuoco, 
i Madóna de fug, B. Vergine del Fuoco. 
La « Madonna del Fuoco » è la patrona 
della città di Forlì, e si festeggia il 4 
febbraio. Narra un'antica cronaca che 
la notte del 4 febbraio 1428 un furioso 
incendio bruciò la casa di un certo Lom- 
bardìno da Riopetrosa, maestro di scuo- 
la, lasciando intatta un'immagine della 
Madonna che era appesa a un muro. 

II fatto portentoso fece gridare al mira- 
colo e l'immagine « venne posta nell'an- 
tica cappella di San Bartolomeo (ora 
del Santissimo Sacramento) della Cat- 
tedrale per volere di mons. Domenico 
Capranica arcidiacono della Diocesi, e 
più tardi (1636) trasferita... in un'appo- 
sita... cappella » L. Servolini, Mosaico 
di Romagna. 

Questa Madonna era anche la protettri- 
ce dei salinari di Cervia i quali, nel gior- 
no della Sua festa mandavano a Forlì 
una loro rappresentanza col Crocifisso 
per portare offerte all'immagine della 
Vergine e partecipare alle funzioni. 
' Ligrè^a, ligrè^a, Madunéna banadeta ; 
Madunéna da Furie, fé ligrèja nenc a 
me, (Placucci, op. cit.). Così dicevano, 
dal monte al piano, i contadini, accen- 
dendo fuochi di allegrezza per la Ma- 
donna del Fuoco. 

|Avè' e' gat int e' fug, Avere il gatto 
nel focolare. Significa non aver nulla da 
mettere a cuocere, non aver nulla da 



FUGA 



162 



FULM 



mangiare. 

« Fug » conserva come il lat. focus il 

signilicato di fuoco e focolare. 

Fuga, sf. Fuga, Fuggita. 
I Voga. 
PI. Fug. 
] Ad fuga, Di fuggita, In fretta. 

Fugaréna, sf. Focarina. Falò che si 
accende nei campi, sull'imbrunire, gli 
ultimi tre giorni di febbraio e i primi 
tre giorni di marzo. « Intorno alle foca- 
rine — dice L. Servolini — sono fiorite 
diverse leggende, ma è indubbio che si 
tratta di un rito propiziatorio pagano ». 
] Fuochi del calendimarzo — dice anco- 
ra il Servolini in Mosaico di Romagna 
— ... un avanzo di costumanze pagane 
che ricordano gli altari di erbe e ramo- 
scelli che si bruciavano in onore di Lu- 
cina, dea dei parti, nelle calende di 
marzo ». 

I Una poesiola che veniva declamata da 
fanciulli e fanciulle, facenti il girotondo 
intorno alla focarina, dice: « Lóna, Lé- 
na mérz, / una spiga fè?a un bére; / 
un bére e una barcheta e una ghèba 
d'uva seca ». L'invocazione alla Luna fa 
pensare a Diana Lucina che, fra i molti 
attributi, à pure quello di protettrice dei 
bimbi e delle donne; patrona della ple- 
be e degli schiavi, dea della luce e del 
giorno nel senso della vita. Con le fo- 
carine, l'umile gente dei campi, voleva 
forse propiziarsi la Dea, perchè tute- 
lasse anche il risveglio della vita delle 
piante. 

Gaspare Bagli ricorda un bando di Car- 
lo Malatesta, del 1379, che proibiva di 
festeggiare marzo con fuochi perchè ri- 
cordavano troppo usi pagani (G. Bagli. 
Bandi Malatestiani). 
Pratella (Romagna intima) crede che 
con le focarine si salutasse il Dio Sole 
identico, nei tempi remotissimi, al dio 
Mavors (Marte), dio dell'anno, della pri- 
mavera, del lampo e del fulmine, della 
gioventù e della guerra. Il Pratella av- 
valora la sua tesi col fatto che Marzo 
(mese dedicato a Marte) era il primo 
dell'anno. 

Col volger dei secoli è lecito anche sup- 
porre che riti diversi si siano fusi in- 
sieme; ma la cantilena riportata, di in- 



vocazione alla luna, esclude qualunque 

accenno a Marte o al Sole. 

I Per superstizione non si potano le viti 

nei giorni delle focarine per timore che 

si secchino. 

PI. Fugarén. 

Fugatili, sm. Focherello. 
PI. Fugati n. 

Fughèsta, sm. Fuochista. 
PI. Fughèsta. 

Fughèt, sm. Scatto di nervoso, di rab- 
bia. Bizza. 

Fugón, sm. Focone. 
Focolare mobile, rudimentale, per scal- 
dare acqua o cuocere caldarroste. 
PI. Fugòn. 
(Accrescit. di «fug», fuoco). 

Fugòn, sm. Focone. 
Foro delle armi da fuoco per dar fuoco 
alla polvere. 

Fu.jàm, sm. Fogliame. 

Fujarola, sf. Foglia morta. Foglia 
secca. Foglia caduca. 
PI. Fujaròl. 

Fujàza, sf. Trinciato. Tabacco da 
pipa. 

Fujèt, sm. Foglio cereo con faccetta- 
tura usato in apicoltura I Foglietto. 
PI. Fujét. 

Fujèta, sf. Foglietta. Corrispondeva 
a i'4 di Boccale (1. o, 33) 
PI. Fujèt. 

(Probabile diminutivo del lat. phiala, v. 
fiéla). 

Fujòn, sm. Lappa, Bardana (Grapèla) 
(Arctium Lappa). Molto usata dai con- 
tadini per proteggere dal sole le tenere 
piante di pomodoro, di peperone e di 
melanzana dopo il trapianto. 
PI. Fujòn. 

Fulèsta, sm. Narratore di fiabe. 
PI. Fulèsta. 

Fulèt sm. Vortice di vento Folletto. 
PI. Fulèt. 

Fùlmin, sm. Fulmine. Folgore. 
PI. Fùlmin. 

Fulminànt, sm. Cappellozzo per fu- 
cile a percussione. 
PI. Fulminént. 

Fulminèr, tr. Fulminare. 
Prt. Fulmine 
PI. — è 



FULT 



163 



FURC 



F. — éda 
PI. F. — édi. 

Fult, agg. Folto, Fitto. 
PI. Fult 
F. — a 
PI. F. — i. 
I « Nèbia fulta », Nebbia fitta. 

Fumadór, sm. Fumatore. 
PI. Fumadùr 
F. Fum adora 
PI. F. — òri. 

Fumàja, sf. Fumèa (sec. XIV).. Fu- 
mo che si mantiene basso. | (F.) Po- 
vertà. « Fumàja », per povertà, si spie- 
ga col fatto che, una volta, i poveri 
alimentavano il fuoco con foglie secche 
(fujaròl) che riempivano la casa di 
fumo. 

Fumaréna, sf. Fumaria. 
(Fumaria officinalis L. ;. 

Fumarol, sm. Fumaiolo. Legnuzzo 

carbone mal cotto che tra l'altra 
brace fa fumo. 

(Dal tardo lat. fumariolum, diminutivo 
di fumarium). 
PI. Fumarùl. 

Fumé, sf. Fumata. Nuvoletta di fu- 
mo. I Fumata (di pipa o sigaretta). 
Fumata è anche per i fiocinini quel 
pò di torbido che si forma sopra i due 
fori della tana del buratello (buratèl) 
che è indizio della presenza del pesce. 
PI. Fumé 

1 Ande' a fumé. Andare a fumate con 
la fiocina. 

Fumént sm. Fomento. 
PI. Fumént. 

Fumér, int. Fumare. Mandar fumo, 
I Emettere vapori. 

I tr. Fumare sigari, sigarette, la pipa. 
Prt. Fumé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Fundari, sf. Fonderia. 
PI. Fundari. 

Fundàz, sm. Fondaccio (peggiorati- 
vo) I Feccia, Fondiglio, Posatura. 
PI. Fundè^. 

Fundél. sm. Fondello. 
PI. Fundél. 

Fundéna, sf. Piatto fondo. 
PI. F^indén. 



Fundir, sm. Fondiere. 
« Fondiere » era l'agente responsabile 
di un tratto di valle nella Standiana. 
Capo valle. 
PI. Fundir. 

Funerei, sm. Funerale. 
1 Si prendono ancora, in campagna, 
tutte le precauzioni per evitare che 
due funerali abbiano a incontrarsi, 
perchè si crede che se si incontrassero 
accadrebbero disgrazie. 

Funghèt, sm. Fumicatello. 
Cosino nero che sembra affumicato. 

Funtàna, sf. Fontana. 
PI. Funtàn. 

Funtanéla, sf. Fontanella, Zampillo. 
PI. Funtanèl. 

Funziòn sf. Funzione, Compito, In- 
carico. 
PI. Funziòn. 

Funziunamént, sm. Fimzionamento. 
PI. Funziunamént. 

Funziunér, intr. Funzionare, Azio- 
nare. 

Funziunèri, sm. Funzionario. 
PI. Funziunèri. 

Fura, avv. Fuori [ In fura, Infuori; 
I Ad fura. Di fuori [ Par'd fura. Di fuo- 
ri; Infuori, All'esterno | Fura che..., A 
meno che... 

I De' fura. Uscire, Sbucare, Sortire. 
I E' d'fura, Il di fuori. 
j Infùra, Infuori. 
(Lat. foras). 

Furadùra, sf. Foratura. 
PI. Furadùr. 

Furadvi (V. Vi). 

Furàffg, sm. Foraggio. 
PI. Furègg. 

Furb. agg. Furbo, Astuto, Scaltro. 
PI. Furb 
F. — a 
PI. F. — i. 

Furbité, sf. Furberia. Accortezza, 
Scaltrezza. 
PI. Furbité. 

Furcadèla, sf. Forcatella. 
PI. Furcadèl. 

I Atrezzo usato per cavare le barba- 
bietole. 

Furcalón, sm. Forcale più grande del 
normale con quattro o sei rebbi. 



FURC 



164 



FURM 



Forcalone. 
PI. F\ircalòn. 

Furchè, cong. Fuorché. 

Purché, sm. Forcata, Quantità di fie- 
no o paglia che può stare sulla forca 

sul forcale. 

1 CoIpK) di forcale | Ferita da rebbi. 
P\. Furcalé. 

Furchél, sm. Forcale, Tridente di fer- 
ro. 
PI. Furchèl. 

Furcòn, sm. Forcone, Forca a due o 
tre rebbi di legno o di ferro. 
I Operaio che lavora alla manutenzione 
del fieno nel campo. 
PI. Furcón. 
(Lat. med. forconus. GLE). 

Furér, tr. Forare ] Bucare ' Pungere. 
Prt. Furé 
FI. — é 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(Lat. forare). 

Furest, sm. agg. Forestiero (F.) 
Selvatico. Conserva i due significati 
dell'it. antico «foresto». (Dal lat. tardo 
forestis, foresta, v. DEI). 
PI. Furèst 
F. — està 
PI. F. — ésti. 

Furesta, sf. Foresta. 
PI. Furèst. 
(Lat. tardo forestis, selva, foresta). 

Furgón, sm. Frugone. Attizzatoio. 
« Furgone ». Lunga asta che serve ad 
attizzare il fuoco nel forno. 
PI. Furgòn. 

Furìr, sm. F\iriere, Sottufficiale di 
fureria. 
PI. Furir. 

Furistir, (v. Frustir). 

Furie,' m. Forlì. L'antica Forum Li- 
vii — secondo l'Enciclop. Pomba — fu 
probabilmente fondata da Livio Sali- 
natore nel 207 a. C, dopo la sua vitto- 
ria su Asdrubale al Metauro. 
I Furie par baie', Fénza par fis-cé', Ra- 
venna par canté'. Forlì per ballare, 
Faenza i>er fischiare, Ravenna per can- 
tare. 

Furlè§, agg. sm. Forlivese. 
PI. Purli§ 
F. — è§a 



PI. P. — e§i. 

; 1 furli§ j' è .'ja§anén, I forlivesi sono 
scioccherelli. (Cosi dicono i Ravenna- 
ti, e i Forlivesi ribattono che i Raven- 
nati volevano fermare la fiumana con 
le schioppe). 

Furmàj, sm. Formaggio ; (F.) Scher- 
zo. 

PI. Purméj. 

] Furmàj pas, Formaggio passo. Cosi 
è chiamato perchè si stende, non sta 
intatto. 

(«Pas» dal lat. passus prt. di pande- 
re, stendere ) ; chiamato anche « fur- 
màj tumén » formaggio tomino, dal lat. 
med. « formagius tominus », cacio fre- 
sco, tenero, di forma tonda. GLE). 
1 Fé' un furmàj, (F.) Fare una piccola 
buia. 

Furmalité, sf. Formalità. 
PI. Furmalité. 

Furméla, sf. Formella, Tumoretto cal- 
loso del pasturale del cavallo. 
PI. Furmèl. 

(Dal lat. med. furma, malattia al pie- 
de del cavallo. GLE). 

Furmént, sm. Lievito, Fermento, 
(v. Alvadùr). 
(Dal lat. fermentum, DEI). 

Furm'ga, sf. Formica. 
PI. Furmìg. 

\ Furmìga ró|a, Formica dalla testa 
rossa che cammina in lunghe teorie. 

Furmighèr, sm. Formicaio 1 (F.) Bruli- 
chio. 

PI. FurmighìT. 

I E' da fura i furmighir, l'è sègn ch'e' 
piòv, Brulicano le formiche, è segno 
che vuol piovere. 

Furmigòn, sm. Formicone nero dei 
salici e dei pioppi cariati. 
PI. F\irmigòr. 

Furminànt, m. Fulminante. Fiammi- 
fero e cappellotto per fucile ad avan- 
carica \ Capsula per cartuccia. 
PI. Furminént. 

Furmintél, sm. Campo, piantagione 
di granoturco. 
PI. Fumintèl. 

Furminténa, sf. Erbaio di granotur- 
co. Sagginella. 
PI. Furmintén. 

Furmintón, sm. Granone, Granturco. 



FURN 



165 



FUSI 



Formentone, Mais. 

PI. Furmintón. 

[ F. quarantén, Quarantino. 

(Sec. XVI, formentone, granoturco. 

GLE). 

Fumasela, sf. FomaceHa. Piccolo for- 
no per far bollire l'acqua del bucato. 
PI. Fuma§èli. 

(Lat. med. fornasella, piccola fornace. 
GLE) . 

Fumé, sf. Sfornata e Infornata di 
pane. 
PI. Fumé. 

Fumèl, sm. Fornello, Buca a cas- 
setta nel focolare di cucina. 
PI. Fumèl. 
(Lat. med. fomellus. GLE). 

Furnér, sm. Fornaio. 
PI. F\imèr 
F. — èra 
PI. F. — èri. 
(Lat. fomarius). 

Fumé§a, sf. Fornace. 
PI. Furnè§i. 
(Lat. fomax). 

Furnidór sm. Fornitore, Provvedi- 
tore. 

PI. Pumidùr. 
F. — óra 
PI. F. — òri. 

Fumìr, tr. Finire, Terminare. 
Prt. Fumi 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Fumù, m. Forno. Località a sud 
di Carpinello ove sorge la chiesa di 
S. Maria delle Grazie, i cui lavori 
furono iniziati nel 1450 dall'eremita Pie- 
tro Bianco da Durazzo. 

Furtén, sm. Fortino, Fortilizio. 
PI. Furtén. 

Furtè:fa, sf. Porte. Fortezza, Citta- 
della. 
PI. Furtè?. 

Furtifichér, tr. Fortificare, Appre- 
stare fortificazioni. 
Prt. Furtifìchè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Furtinél,_ sm. Uragano, Temporale. 
PI. Purtinèl. 



(Da fortunale, Tempesta di marej. 

Furtóna, sf. Fortuna, Buona sorte. 
PI. Purtòn. 

Furtuné, agg. Fortunato. 
PI. Furtunè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Furtùr, sm. pi. Fortori di stomaco, 
Acidità causata da cibo indigesto. 
Di chi ha un aspetto malaticcio, o è di 
pelle giallognola si dice che « E' pé' e' 
stàmp di furtùr », sembra lo stampo 
dei fortori. 

Fur^è, agg. Forzato ' Condannato ai 
lavori forzati, Ergastolano. 
Prt. Fur^é 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Furzéla, sf. Forcella. 
PI. Fiir^él. 

Con quell'osso chiamato « furzéla de 
poi » si tira a indovinare il sesso di 
due nascituri. Indovina maschio colui 
che viene ad avere il pezzo con lo 
sperone. 

Furzéna, sf. Forchetta | Forcina. 
PI. Furzén. 

j Màng dia fur?éna, Codolo. 
I Brénc dia furzéna, Rebbi. 

Furzèr tr. Forzare, Ck)stringere, Vio- 
lentare. 
Prt. Fur^ 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Fur^inòn, sm. Forchettone. 
PI. Fur^inón. 

Fu§, sm. Fuso. 
PI. f. Fusa. 

I Prov. Mestr' indù? d'int 'na róvra 
e' cave un fus. Mastro indugio da una 
quercia cavò un fuso. 
(Lat. fusus). 

Fu^adel, sm. Fossatello. Fossetta. 
PI. Fu§adèl. 
(Lat. med. fossadellus, fossatello. GLE). 

Fu§adén, sm. Fossatello. 
PI. Pus. 

Fufadòn, sm. Possatene. 

Fuséna, sf. Fucina, Forgia. 
PI. Fu§én. 
(Lat. med. fuxina e foxina. GLE). 

Fu§ión, sf. Fusione, Fonditura. 



FUST 



166 



FUZI 



PI. Pu§iòn. 

Fustagni, sm. Frustagno. 
PI. Fustègn. 
(Lat. med. fustanevim, DEI). 

Futècc, sm. Gioco con carte. 

Putida, sf. Fregatura | Coitala. 
PI. Futidi. 

Putir, tr. Fottere, Coire [ (F.) In- 
gannare, Fregare. 
Prt. Futi 
PI. — i 
F. — ida 



PI. F. — idi. 

1 Futi^an, Fregarsene. 

Pujfil, sm. Fucile. 
PI. Fu?ll. 

Pugile, sf. Fucilata. Sparo di fucile. 
PI. Fucile. 

Fu^ilèr, tr. Fucilare, Passare per le 
armi. 

Prt. Fucile 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 



G 



GABA 



167 



GAGL 



Gabàna, sf. Gabbana, giacca. | (F.) 
Pellaccia. 
PI. Gabàn. 

Dial. ant. gabàn, gabbano e (F.) con- 
tadino (v. Gabbusio, Frottola, v. 210). 
j Vòltagabàna, Voltagabbana, Voltaban- 
diera. 

I Féss tire' par la gabàna, (Farsi tira- 
re per la gabbana, cioè l'arsi doman- 
dare i soldi dai creditori). 
(Lat. med. gabanus, gabbano. GLE). 

Gabanén, sm. Giubbettino. 
PI. Gabanén. 

j Tajè' di gabanén, Tagliare dei giub- 
bettini. (F.) Fare della maldicenza. 

Cabinet, sm. Gabinetto. 
PI. Gabinèt. 

Cabota, sf. Mallo (di noce e di noc- 
ciola). 

I Guscio (di tartaruga e di chiocciola). 
I Epicarpo (legnoso) ed endocarpo (le- 
gnoso). 
PI. Gabó§. 

Gabulér, tr. e intr. Imbrogliare (nel 
gioco). Traslato del verbo Gabellare. 
« Gabulé' » viene adoperato general- 
mente dai bambini. 

Gabulini, sm. Truffaldino. 

Gabulòn, sm. Imbroglione, Baro (al 
gioco). 

(Vedi Gabulér). 
PI. Gabulón 



F. — óna 
PI. F. — óni. 

Gaf, agg. Caffo. Dispari. 
PI. Ghèf. 
I Fé' péra o gaf, fare a pari e caffo. 

Gàgia, sf. Efelide, Lentiggine. 
PI. Gàgi. 

Gagg, sm. agg. Rossiccio. Di pelo 
rosso I Lentigginoso. 
PI. Ghégg. 
F. Gàgia 
PI. F. Gagi. 

Gagiarlè, agg. Lentigginoso. 
PI. Gagiarlè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(Anche Sgagiarlé). 

Gagìn (E'), m. «E' Gagin » fu l'ul- 
timo dei banditi che batterono la cam- 
pagna ravennate. 

Caglia, sf. Galla. Sté' a gaglia, Stare 
a galla | Avnì' a gaglia. Venire a galla. 

Cagliardèt, sm. Gagliardetto. 
PI. Gagliardèt. 

Caglièstar. sm. Gallastro. Cappone 
non bene castrato. 
PI. Gaglièstar. 

Cagliòn, sm. Gallione, Gallastrone. 
PI. Gagliòn. 

CagUòt. sm. Galeotto. ' (F.) Birban- 
te. 



GAGL 



168 



GALE 



PI. Gagliót. 
F. — ola 

PI. F. — òti. 

Gagliòta, sf. Vettura cellulare della 
questura di Ravenna che si rese famosa 
nei primi anni del fascismo. 

Gaia, sf. Arroganza. 
I Fé' dia gaja. Comportarsi con arro- 
ganza. 

Gajér, intr. Far la voce alta, Fare 
l'arrogante. 

Gal, sm. Gallo. 
PI. Ghèl. 

I Gal ma§er. Gallo massaro. 
I Gal da §ménta. Gallo da semente. 
I La bela vita l'è' cvèla de gal; la nòta 
e' canta e e' de e' mónta a cavai. La 
bella vita è quella del gallo: la notte 
canta e il cÙ' monta a cavallo. 
I E' canta e' gal, fura 'd ora: e' témp 
e' va in malora. 

Anche quando i galli si rispondono in- 
sistenti, da aia ad aia, si sente dire: 
« e' piov : u s' arspónd i ghél ». 
I Se e' canta e' gal dòp zéna / cvànd 
l'è nùval u s'arsréna. Se il gallo canta 
dopo cena / quando è nuvolo si ras- 
serena. 

Nelle campagne costuma uccidere « e' 
gal da sménta » quando si fa il « bar- 
co ». 

L'Amati (1I8II) e il Placucci (1818) ri- 
feriscono che avveniva per la trebbia- 
tura. 

Si diceva: «A j' avém mazé' l'urlò?» 
(Abbiamo ucciso l'orologio)», perchè 
il contadino regolava le ore di riposo 
della notte sul canto del gallo che era 
chiamato per ciò « l'urlóz de cunta- 
dén ». 

Gala, (v. Gaglia). 

Gala Plazidla, Galla Placidia. 

Galadìn, sm. Ginestrino giallo. 
I Fé' i galadin, Abbrustolire fra la bra- 
gia chicchi di granturco. 

Galadìn, sm. Gallettino. 
PI. Galadìn, 

I « galadìn » erano bamboccetti e gal- 
letti di pasta ornati di zucchero filato, 
bianco o colorato di rosso e dorato, 
messi in vendita nelle « banchetto » o 
nelle vetrine in occasione delle «fiere». 

Galafèr, tr. Ingannare; Burlare. 



(Dall'ital. ant. « galeffare). 

Prt. Galafé 

PI. — è 

F. — éda 

PI. F. — édi. 

j T' a m' galèf! Tu mi imbrogli! 

(Nel soc. XVI, a Cesena, esisteva un 

gioco chiamato « ludus ad galephum », 

GLE). 

Galàna, sf. (V. Bc^a galàna). 

Galano, prt^ agg. Racco, Avvilito, 
Abbattuto, Malaticcio ; Arruffato (det- 
to di uccelli). 
PI. Galanè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
, Sòl galané, S. velato. 

Occ galanè. Occhi assonnati, stan- 
chi. 

Galanéss, rfì. Fare il capanno (detto 
dei polli) ] Rabbuiarsi (detto del tem- 
po). 

Galani, agg. Galante. 
PI. Galént. 

Galantóm, sm. Galantuomo. 
I agg. Onesto, Leale. 
PI. Galantóm 
P. — orna 
PI. F. — orni. 

Galantumìsom, sm. Onestà, Probità 
Rettitudine. 
P. Galantumìsom. 

Galarì, sf. Galleria, Tunnel. 
PI. Galari. 

Galavérna, sm. Galaverna, Galaver- 
no, Calaverna, Ghiacciolo sugli alberi. 
PI. Galavéran. 

Galéda, sf. Ingallata. Coito del gallo. 
PI. Galédi. 

Galèna, sf. Gallina. 
PI. Galén. 

La galèna vécia la fa e' bròd bón, 
(F.) Gallina vecchia fa buon brodo. 

Ande' a bade' al galén de prit, (F.) 
Finire al cimitero. 

j A la galèna ingorda u j s-ciupè e' 
gò§. Alla gallina ingorda scoppiò il 
gozzo. Il soperchio rompe il coper- 
chio (Morri). 
Galèna pradaròla. Gallina pratajola. 
Fagianella, Ot-arda minore. 

Fé' la" galèna bagnèda. Star mogio 
I Galèna rabida (gallina arrabbiata). 



GALE 



169 



GALO 



Anticamente costumava che il pronu- 
bo, « e' brac », mentre accompagnava 
gli sposi a casa dello sposo, li prece- 
deva con una gallina viva in mano, 
presa a casa della sposa, che andava 
spennando lungo la via. Giunto a 
casa dello sposo, gliela consegnava in 
segno di augurio. Questa gallina era 
chiamata « galèna rabida ». Nel 1811 
l'usanza era già decaduta. 
Significava che tutte le pene si lascia- 
vano indietro. In dial., « péna », signi- 
fica tanto penna che pena. Si dice in- 
fatti che « a sugne' péna e' pòrta pé- 
na », cioè sognar penna è segno di 
pena. 

[ Vója dia galena. Voglia della gallina. 
Emeralopia. Disturbo del senso lumi- 
noso per cui chi ne é alletto vede 
durante il giorno ed è cieco, o quasi, 
nelle ore notturne. 

I Par l'àn nòv, tot al galén al fa l'òv. 
Per l'anno nuovo, tutte le galline fan- 
no l'uovo. 

I L'ha magne de cui 'd galèna / o.uel 
ch'l'ha sintù la sera u'I di§ la maténa 
(Ha mangiato del culo di gallina 
quello che ha udito la sera lo dice la 
mattina). Così si dice di chi non é 
capace di mantenere un segreto. 
(Lat. med. galena; GLE. Dal lat. gal- 
lina). 

j Galèna de géval, (Gallina del diavo- 
lo), Cerambice. 

Galèna grà^a, f. (V. Rufòn). 

Galér, tr.. Gallare. 
\ Ov gale, Uovo gallato. 
I Ov galèdi. Uova gallate. 

Galèra, sf. Galera, Prigione. 
PI. (jalèr. 

Galèt, sm. Galletto. 
PI. Galèt. 

Galèta, sf. Galletta. Pane biscottato 
e molto pressato che si dava nello 
esercito. 
PI. (3alèt. 

Galinàz, sm. Gallinaccio, Tacchino. 

Galinà^a, sf. Beccaccia. 
PI. Galinà?. 

Galòfa, .sf. In alcune parti del ra- 
vennate è chiamata anche « galèna » 
per cui qualcuno ha ritenuto di poter 



italianizzare questo nome con « ga- 
iezza ». U. Majoli la descrive cosi : 
« La « galozza » era una sorta di ber- 
retta ordinarissima, usata da tutta 
quanta la gente di bassa condizione, 
perchè costava poco: tre o quattro 
soldi. Fatta con grossolana feltratura 
di bavella e lanetta a calore naturale 
paglierino sporco, aveva un cocuzzolo 
appuntito e l'orlo rimboccato per la 
altezza d'un quattro dita ». 
La radice « gal » di « galòfa » fa pen- 
sare a una deformazione di « galerus » 




Galòfa 

galero, berretto dei campagTioli italici, 
nome che continua per tutto il medio- 
evo (galerus, 1279) e che passa anche 
a indicare la berretta dei prelati. 

Galón, sm. Staggio, Gamba di sedia. 
PI. Galón. 

(Il lat. med. ha « galone », fianco del- 
la persona, GLE). 

Da galón viene il verbo ancora in uso 
« sgaluné' » che significa: «sconnette- 
re gli staggi (della sedia) », e in sen- 
so figurato : « schiantare le ossa » e 
« slogare le anche ». Quest'ultimo si- 
gnificato fa pensare che i « galón », co- 
me sono ricordati nell'antichissima 
« urazion » « La passion de Signor », 
fossero « i fianchi » ; poi « galon » a- 
vrebbe indicato — come l'it. del XV 
sec. — il femore e quindi tutta la gam- 
ba come attesta il significato attuale. 

Galòp, sm. Galoppo. 
(Lat med. guallopus, galoppo del ca- 
vallo (1205). GLE). 

Galòfa, sf. (V. Galòfa). 



GALU 



170 



GARA 



PI. Galó^,. 

Galui^àna, sf. Aria ferma, calda e 
annebbiata. Caligine estiva (ma non 
afa). 
PI. Galu§àn. 

Gàmb, sm. Gambo, Manico della 
falce fienaia. 
PI. Ghémb. 

I Gàmb dia fera, Gamb della falce 
fienaia. 
(Gambo, sec. XIV, stelo. DEI). 

Gamba, st. Gamba, | Stelo. 
I Ave' dia gamba, Essere un cammi- 
natore. 

I Non tajén una gamba. Non dirne 
una per il suo verso. 
PI. Gàmb. 
(Lat. tardo, gamba). 

Gàmbar, sm. Gambero. 
PI. Ghèmbar. 
(Lat. med. gambarus, GLE). 

Gambaréla, sf. Sgambetto. 
I Fé' la gambaréla. Fare lo sgambetto 
I (F. ) dare il gambetto. 

Gambarón, sm. Stollo di granone o 
di melica. 
PI. Gambarón. 

Garnbéla, sf. Gambella reale. Panta- 
na, Verderello. 

I Gambéla dal gàmb|rosi, Gambetta 
dalle gambe rosse, Pettegola. 
PI. Gambèl. 

Gambèra, sf. Stollo di granone, Ste- 
lo secco di pomodoii, cocomeri, zuc- 
che, fagioli. 
PI. Gamber. 

Gambièra, f. Gambellara (Rav.). 
Nel luogo dove fu costituita la parroc- 
chia di Gambellara vi era un «fundum 
Gamillaria» (731) nome che ci richia- 
ma alla tribù Camillia cui appartenne 
Ravenna sin da quando ottenne la 
cittadinanza romana. Nel 1138 il nome 
è già Gamelaria. Cinquanta anni dopo 
circa, (1186), è ricordata la « cappel- 
lam S. Jacobi in Gambellaria ». 
(Don M. Mazzetti, l'Argine). 

GamblSn, sm. Cavalier d'Italia, Bian- 
chettone, Merlo acquaiolo grande, Mer- 
lo acquatico maggiore. (E' detto an- 
che « cavalir »). 
PI. Gamblòn. 

Gambo (V. Zambo). 



Gambón, .sm. Gambo, Stelo. 
PI. Gambón. 
(Lat. med. gambonus, GLE). 

Gunài^a, sf. Ganascia. \ Mascella, e 
Mandibola. 

I Gana§a 'd .sóra, Mascella. 
i Gana§a 'd sóta. Mandibola. 
PI. Ganà§. 

Gàngar, sm. Ganghero della porta 
PI. Ghèngar. 

, Scapé' fura di ghèngar. (F.) Per- 
dere la pazienza ; Uscire in escande- 
scenze. 
(Lat. med. gangarus. GLE). 

Gànj, sm. Gancio, Uncino, Raffio. 
PI. Ghénz. 

Ganzèr, tr. Agganciare. 
(V. Aganzér). 

Gapòn, sm. Cappone. 
PI. Gapon. I Fé' i gapón. Capponare. 
I capponi si portano in dono alle 
puerpere. Per Natale e quando si fan- 
no i cappelletti, si fa il brodo di cap- 
pone. 

I Gapón 'd Sa' Ròc, Cappone di S. 
Rocco. Galletto castrato il 16 agosto, 
festa di S. Rocco, usato poi dalle mas- 
saie come chioccia. 
j Gapón 'd vaia. Tarabuso. 
(Lat. med. caponus, cappone. GLE). 

Aver e' fil de gapón int la saca, (F.) 
Essere assistito dalla fortuna. 
E' il filo che è servito a cucire la ca- 
stratura e che all'uccisione dell'animale 
viene conservato e tenuto in tasca co- 
me portafortuna dai giocatori. 

Gara, sf. Rivalità. 
\ Fé 'd gara. Gareggiare, Fare a gara. 

Garantir, tr. intr. Garantire, Assicu- 
rare, Entrar mallevadore. 
Prt. Garantì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Garanzt, sf. Garanzia, Mallevadoria. 
PI. Garanzi. 

Garavél, sm. Racimolo. Grappolet- 
to d'uva, Ciocchetta d'uva. I (F.) Fi- 
glio di padre ignoto. 
PI. Garavèl. 

(Dal lat. _med. garavella, DEI e GLE, 
« grappolo d'uva »). 

Garavlér, tr. Racimolare, i Raggra- 



GARA 



171 



GARN 



nellare, Gracimolare. 

Prt. Garavlé 

PI. — è 

F. — éda 

PI. F. — édi. . 

(Lat. med. garavellare GLE). 

Garavlòn, sm. Calabrone. ; (F. ) Pu- 
gno alla testa. 
PI. Garavlòn. 

Garavlunèr, sm. Ronzio simile al ru- 
more del volo del calabrone. 

Garbé, agg. Garbato, Pieno di garbo. 
PI. Garbè 
F. — éda 
Pi. F. — édi. 

Garbója, sf. Il raggranellarG. li rac- 
cogliere qua e là per i campi. 
I Ande' a la garbója, Raggranellare, 
raccogliere qua e là; un pò qua e un 
pò là. 

(Dal lat. med. garbula (1260), ramo 
fronzuto. V. GLE). 

Gardéla, sf. Graticola, Giatiglia, Ar- 
nese da cucina. 
PI. Gardèl. 
(Lat. med. cratella e gradella. GLE). 

Gardizér, int. Garrire (di gallina che 
chiama il gallo). 
(Lat. garrire). 

Gardlén, sm. Cardellino | Gratola 
(della gabbia). 
PI. Gardlén. 

Gardléna, sf. Cardellina, Femmina 
di Cardellino. 
PI. Gardlén. 

Garé§, sm. Garrese. 

Garèt, sm. Garetto e Calcagno. 
PI. Garèt. 

(Lat. med. garetus. GLE; dalla rad. 
gallica garr-« gamba »). 

Garèta, sf. Garitta, Garetta. Casotto 
di guardia. 
PI. Garèt. 

Gargajòn, sm. Gorgolione, Gorgoglio. 
I Bulir a gargajòn. Bollire rumorosa- 
mente, gorgogliando. 
PI. Gargajòn. 

Garganél, sm. Esofago, j Gola. 
j Be' a garganéla. Bere a garganella, 
a gola aperta. 
PI. Garganél. 

Gargarii^óm, sm. pi. Gargarismi. 



Gargòz, sm. Gola ! Gorgozzule. 
I Ciapé' pr'e' gargòz. Pigliare per la 
gola. 

Gargara, sf. Gorgiera. 
Si sente ancora dire, in tono scherzo- 
so, a chi si chiama Sebastiano (Bas- 
ciàn), « Bas-ciàn da la gargura », (Ba- 
stiano dalla gorgera; con allusione a 
quella parte dell'armatura del Santo 
che si vede riprodotta in alcuni quadri 
che ne raffigurano il martirio. 
(Lat. med. gorgeria, GLE). 

Garlànda, sf. Ghirlanda, Corona. 
PI. Garlànd. 

(Lat. med. Ghirlanda, ghirlanda: orna- 
mento femminile, GLE). 

Garnadél, sm. Scopino, « granatello ». 
PI. Garnadél. 

I Fé' e' sélt de garnadél. Fare il salto 
dello scopino (che prima spazza la fa- 
rina, poi la cenere). 
(Lat. med. garnatellus, sagginella, GLE). 

Garnadón, sm. Ramazza di tamerici, 
Granatone. 
PI. Garnadón. 

Game, sf. Scopa, Granata. 
PI. Game. 

I Piante' al garné, Seminare la sag- 
gina. 

I Garné nova spa^a ben, (F. ) All'ini- 
zio tutti si comportano bene. 

i Fé' salté' la garné. (Alla lettera: Far 

saltare la scopa). Mandar via su due 

piedi. 

(Lat. sec. XVI, granata, saggina, 

GLE). 

Garné da gran. Verbena, Erba croce. 
(Verbena officinalis). 

II Gallizioli, Op. Cit., dice che que- 
sta pianta « presso gli Antichi avea 
molte virtù superstiziose, e .«pecial- 
mente quella di riunire gli animi di- 
suniti degli amanti. I Romani chia- 
mavano Verbenarius quello che con 
questa pianta accompagnava gli am- 
basciatori presso una Nazione nemi- 
ca ». 

Garnel. sf. Plurale di « garnela » 
usato per indicare « granaglie » in ge- 
nere: biade e cereali. 
j Lavuré' int al gamèl, Commerciare 
in cereali. 



GARN 



172 



GATA 



(iarnèla, si. Granello. Seme, chicco 
di biade Chicco, acino d'uva. 
PI. Gamél. 

I Fé' la garnéla, Granire. 
j E' dutór dia garnèla. Napoleone Sa- 
laghi, medico omeopatico, forniva ai 
malati medicine quasi sempre sotto 
forma di granellini, per questo fu 
chiamato « e' dutor dia garnéla ». Nac- 
que a Forlimpopoli il 23-9-1810 e mori 
a Forlì il 17-11-1884. 

Gami, agg. Granoso, Granito, ( det- 
to di cereali e biade). 
PI. Gami. 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

j Occ gami. Occhi pieni di ardore, di 
fuoco, carichi. 

Gamir, intr. GranireC delle piante 
che sviluppano il seme). 
Prt. Gami 
PI. — i 
P. — idi 
PI. F. — idi. 

(Lat. med. granescere, far le spighe. 
GLE). 

Garnisiòn, sf. Granigione. 
j Par rÀ§anscion e' gran l'è' in gar- 
ni§iòn. 

j In garni§ón, In granigione, In grani- 
tura. 

Garój, sm. Gheriglio, Gariglio. Se- 
me del frutto. 
PI. Garój. 
(Lat. med. garuglius. GLE). 

Garòfan, sm. Garofano (Dianthus 
caryophillus). 

I Garofano, Alberello delle MoUucche 
1 cui fiori essiccati si vendono in com- 
mercio e sono chiamati, in dialetto, 
Bròc'd garòfan, Chiodi di garofano. 
PI. Garófan. 

j Garòfan biànc §ambédg. Orecchio di 
lepre (Lychnis alba). 
I Garòfan 'd gran, Fiordaliso. 
(Centaurea Cyanus L.). 

Gar§è, agg. Brizzolato, Variegato. 
PI. Gar§è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Gar§ol, sm. Graticcio. 
PI. Gar§ùl. 
(Rav., 1637, grisòla; lat. med. grisòla). 



Garjjulé, sf. Gaticciata. 
PI. Garrule. 
(v. Gar§òl) 

Garufanéna, sf. Garofanina. 
PI. Garufanén. 

Gar?òn, sm. Garzone. Uomo di fa- 
tica I Apprendista j Puntello mobile 
che impedisce alla biroccia di rove- 
sciarsi all'indietro. 
PI. Gar9Ón 
F. — óna 
PI. F. — óni. 

Alla fine del secolo scorso, « gar?n », 
significava ragazzetto. 
Neir« urazión » intitolata «Sem Lurenz» 
si legge : « gan?un?én », garzoncino e 
« gar?un?èl », garzoncello, per giovinet- 
to o giovincello (v. Pergoli, op. cit.). 
I Ande' par garzòn. Andare a fare il 
garzone. 

(Dal francese del sec. XII, gargon, ra- 
gazzo; attraverso il lat. med. garzonus 
(1372), discepolo o garzone). 

Gat, sm. Gatto. 
PI. Ghèt. 

I Gat faìn, Faìna j Gat pó^a, Puzzola 
I I ghèt di mulnèr, (F.) I ladri di 
Pisa. 

E' gat l'ha set anm in còrp. Il gatto 
ha sette spiriti in corpo. 
I Bus pr' i ghèt, Gattaiola. 

E' né§ de gat e e' cui dal don j' 
è sèmpar gia^è. Il naso del gatto e 
il culo delle donne sono sempre freddi. 
(Lat. tardo cattus; lat. med. gattus). 
i L'è e' gat surgnòn eh' l'arbòta la 
pignata, E' il gatto sornione che rove- 
scia la pentola. 

Ora si sente raccomandare, in tono 
scherzoso, alle donne incinte, che ten- 
gano d'occhio il gatto perchè non ab- 
bia a mangiar la « coda » al nascituro. 
Una volta il gatto veniva veramente 
tenuto fuori della camera della parto- 
riente per timore che per la sua pre- 
senza nascesse una femmina. 

Gaia, sf. Gatta. Femmina del gatto. 
Piccola macchia di sangue pesto rag- 
grumatosi sotto la pelle. 
I E§ar 'd gata vècia, (F.) Essere amma- 
liziato. 

' parche' dal gati da pie', (F.) Cerca- 
re una gatta da pelare. Volersi met- 



GATA 



173 



GEMA 



te re nei pasticci. 

I La gata bura, La gatta buia. Gatta 

fiabesca che fa paura ai bambini. 

Gataròla, sf. Gattaiola. Apertura pra- 
ticata in fondo, alle porte per il passag- 
gio dei gatti. 

Gatégn, agg. Gattesco. 
1 Ande' in gatégn, Andare in gattesco. 
Riferito a gatti e, in senso allusivo, a 
persone. 

1 Par la Iona 'd fabrér i ghèt i va in 
gatègn. Con la luna di fabbraio i gatti 
vanno in gattesco. 

Gatél, sm. Grappa, Spranga di fer- 
ro ripiegata ad angolo retto ai due capi 
per collegare pietre o travi. 
PI. Gatèl. 

Galera, sf. Miagolio. Rumoroso mia- 
golio di più gatti. 
PI. Gatèr. 

Gati, m. Gatteo. L'antico « Fundus 
Cattei ». Catteo, ricordato in una pie- 
tra del II sec .del Museo di Rimini, 
avrebbe tratto le i=;ue origini dalla vil- 
la patrizia della famiglia di Caio Ma- 
rio Gatta. Il paese di Gatteo sarebbe 
stato edificato con materiale tratto dal- 
la Città di Compito distrutta per ter- 
remoto o incendio. 

Nel 1300 il paese è soggetto al mona- 
stero di S. Apollinare in Classe. Nel 
'400 dipende da Nascimbene Catti e nel 
'500 viene in possesso dei Conti di 
Bagno. 

Gàtul, sm. Gatto, Gattino, Amento. 
Infiorescenza di salici, pioppi, noci, 
noccioli. 
PI. Ghètul. 

Gató^al, sf. pi. Solletico. 
(Aruch Aldo, in op. oit., scrive: « Gat- 
tuzele», solletico). 
j Stime' al gatózal, Soffrire il solletico. 

Gatu^lén, agg. Solleticoso Che sof- 
fre il solletico. 
PI. G-atu^lén. 
F. — éna 
PI. F. — éni. 

Gavàgna, sf. Cesta. Femminile di 
« gavàgn », cesto, l'antico cavagno del 
1300 che era una sorta di cesta o pa 
niere. « Gtivàgna » doveva, un tempo, 
indicare anche l'intreccio del cavagno 
come lo dimostra il detto : « Truvé' la 



gavàgna », cioè trovare il bandolo, lo 
intreccio, il verso o anche trovare la 
soluzione. Mentre questo detto è ancora 
vivo nelle Ville Unite, i termini «gavà- 
gna», per cesta; e «gavàgn», per cesto, 
non si usano più e si adopera «zé^ta» e 
« ^èjt ». Sono invece vivi nell'uso i 
verbi « Ingavagnèr » che ora non vuoi 
dire esattamente « fare il cavagno » ma 
aggrovigliare ; e « sgavagnér » che signi- 
fica districare. 

Gavètla, sf. Gavetta, Matassino di 
filo da ricam.o j Matassa. 
PI. Gavètal. 

(Lat. med. gavecta, matassa. G.LE. 
Aruch Aldo, Op. Cit., ha « Gavettola di 
Un», Matassa di lino). 

Gavòt, sm. Bigotto. 
PI. Gavót 
F. — òta 
PI. F. — òti. 

Gazulèr, intr. Ciarlare indistinto dei 
neonati. Quando il bimbo modula in- 
distintamente la voce come volesse par- 
lare, la madre dice : « e' gazola ». j Cin- 
guettare sommesso di uccelli. 
Questo verbo deriva dal lat. gaja, « gaz- 
za » (da cui il medievale aregaza, il 
veneziano gaza e l'italiano del sec. XIII 
gazzara); di qui il romagnolo di Sa- 
vignano gazòt, « uccello », e il francese 
gazuiller, « cinguettare dolce e sommes- 
so degli uccelli ». 

Geb, agg. Gobbo \ Curvo di spalle. 
PI. Geb 
F. — a 
PI. F. — i. 

(It. ant. gibbo; lat. gibbus; rad. in- 
doeuropea gib- «gobbo»). 

Gèba, sf. Gobba. 
(It. ant. gibba). (v. geb). 

Gèl, sm. Gelo. 

E' piòv de gel. Piove del gelo. 
(Lat. gelu). 

Gela, sf. Mucca di sinistra. 

Gelóni, sm. Gelone. 
PI. Gelóni. 

Gelatìna, sf. Gelatina. 

Gclsumén, sm. Gelsomino. (Anche 
Gialsumén). 
PI. Gelsumén. 

Géma, sf. Gemma (d'albero). 
PI. Gém. 



GENA 



74 



GHET 



(icnar, sm. Messe, Coltura. Coltiva- 
zione agricola. 

I Mètar e' genar, Mettere a coltura. 
PI. Gènar. 

Genda, sf. Ghianda. 
PI. Gend. 

I Gabò§a 'd genda, Calice di ghianda. 
(Lat. glans, -dis). 

Gèndan, sm. Lèndine, Uovo di pidoc- 
chio. 
PI. Gèndan. 

Gènerél, sm. Generale, Grado mili- 
tare. 

I Generél 'd brighèda, Gen. di brigata. 
I Generél 'd divi§iòn, Gen. di divisone. 
I Generél 'd còrp 'd'arméda, Gen. di 
corpo d'armata. 

I Generél 'd'arméda, Gen. d'armata. 
I Generél in chép, Comandante supre- 
mo. 
PI. Generél. 

Generò^, agg. Generoso. 
PI. Generùs 
F. — òsa 
PI. F. — ò§i. 

Gèni, sm. Genio 
I Gusto, Buongusto 

I Ave' gèni, o Ave' de gèni, Avere buon 
gusto. 

Genitóri, sm. Genitore 
PI. Genitóri. 

Gentilè^a, sf. Grentilezza, Garbo 
PI. Gentile^ 

Géra, sf. Ghiaia 
PI. Cxér 

Geràni, sm. Geranio 
I Geràni rèla, Pelargonio a foglia d'e- 
dera. 
PI. Gerèni 

Gérg, sm. Gergo, Linguaggio conven- 
zionale 
PI. Girg 

Gès, sm. Gesso 
I Fé' e' gès, Fare, impastare il gesso. 
I Fare l'ingessatura, 
(v. ?ez). 

Ge§ó, m. Gesù 
I Gesó Crèst, Gesù Cristo 
I E' babén Gesó, li Bambino Gesù 

Gèst, sm. Gesto, Azione 
PI. Gest. 

Gestión, sf. Gestione 



PI. Gestión. 

Gestòr, sm. Gestore 
PI. Gestùr 

Géval, sm. Diavolo 
PI. Géval 

, No' ave' paura de géval, (F.) Saper 
rubare all'occasione. 

Ave' e' gevl'adòs, ( F. ) Avere il diavo- 
lo in corpo. 

\ Cvànd che e' géval e' lavora par se / 
e' pensa la nòta' quél ch'l'ha da fé e' 
de. (Chi lavora per sé ha ogni premura) 
I Fé' e' géval. Fare il diavolo a quattro, 
Far confusione, rumore, baccano. 

Gèvla, f. Diavola, Moglie del diavolo 

Gheba, sf. Cesta (per trasportare fie- 
no o paglia, a forma di tronco di cono). 
Tale cesta serve anche per ingabbiare, 
momentaneamente, polli | Gabbia. 
PI. Ghèb 
(Lat. med. gabia, gabbia. GLE) 

Ghefla, sf. Gomitolo di refe o di 
cotone 
PI. Ghèfal 

(Lat. med. gueffa^ matassina, GLE. Il 
DEI lo fa derivare da un supposto 
« wiff a » longobardo ) . 

Ghèng, sm. agg. Neghittoso, Sfati- 
cato, Poltrone 
PI Ghèng 
F. Ghènga 
PI. F. Ghenghi 
(v. Sghinghér) 

S. Muratori (carteggio) ritiene che de- 
rivi da chimico, dial. chèmic, colui che 
praticava la medievale alchimia (Khé- 
mia, « magia nera ») il quale, agli occhi 
del popolo non era altro che un perdi- 
giorno. Chèmic si sarebbe deformato 
in ghèng. 

Ghègna, sf. Ghigna, Grinta, Ghigno. 
PI. Ghègn. 

Ghérb, sm. Garbo 
PI. Ghèrb 

Ghérza, sf. Garza 
PI. Ghér? 

I Guplé, cun la ghérza, Fasciare con 
garza 
(Lat. med. garza, GLE). 

Ghétul. (V. Gàtul) 



GHEV 



175 



GIAR 




Gheba 



Ghéval, Gavio. Un quarto di ruota. 
PI. Ghèval 
(Lat. med. gavilus, DEI). 

Gliibón, sm. Gabbione 
PI. Ghibòn. 

Ghibóza, sf . Gabbiuccia. « Ghibòza » 
è usato, indifferentemente, tanto per 
gabbia da uccelli, quanto per gabbiuc- 
cia. Per dire gabbia si usa anche « ghè- 
ba», ma si preferisce «ghibóza», perchè 
c'è « ghèba da u§el », gabbia per uccelli, 
e « ghèba da fén », cesta per fieno, usa- 
ta dalle massaie per ingabbiare, per 
breve tempo, galline e chioccie con pul- 
cini. 
PI. Ghibóz 

Ghignò?, agg. Ghignoso, Antipatico 
PI. Ghignù§ 
F. Ghignósa 
PI. F. Ghignó§i 

Ghig:nu§ité, sf. Qualità del ghignoso, 
Antipatia. 
PI. Ghignu§ité. 

Ghi§a, sf. Ghisa 

Gi, sm. Bue di sinistra che cammina 



sul sodo. La mucca di sinistra si chia- 
ma Gela 
(V. Ro) 

Altri nomi di questo bue (secondo le 
località) sono gi e Bunìn. 
Gialàpa, sf. (v. Salàpa) 

Gialsumén, sm. Gelsomino. 
PI. Gialsumén. 

Giamànt, sm. Diamante. 
PI. Giamént 
(Lat. med. diamans, diamante, GLE). 

Giamél, sm. Gemello 
I Giamèl da la man, Gemello da polso 

Giamél de col. Gemello da colletto. 
I ag. Gemello. Nato da parto gemellare. 
PI. Giamèl 
F. Giamèla 
PI. F. Giamèli 

Giana, f. Diana 
Sopravvive nell'esclamazione « Angv ad 
Giana!», Sangue di Diana! 

Giarèda, sf. Inghiaiata 
PI Giarédi. 

Giarén, sf. pi. Cave di ghiaino. 

Giarén, sm. Ghiaino. 



GIAR 



176 



GIOS 



Giarér, tr. Ghiaiare. Inghiaiare 
Pr. Giare 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 
(Lat. med. aglarare, inghiaiare, GLE). 

Giàrga, sf. Galega, Erba del galletto. 

Giargianè§, sm. dispr. (da Gargano?) 
Giargianèse, Meridionale 
PI. Giargiani§ 

Giarol, sm. Ghiarotto 
I Calcolo al fegato degli animali 
PI. Giarùl 
(Lat. med. giarola, ghiaietto, GLE). 

Giarón, sm. Ghiarone 

I Crosta di ghiaccio sulla strada. 
Giarulè, prt. agg. Calcoloso. Detto del 

legato quanto è pieno di calcoli. 
PI. Giarulè 

Giascanà^, sm. Diavolaccio. Peggio- 
rativo dell'antico « gèscan ». 
(v. « dièscan », diavolo, in Pulon Matt. 
C. n, st. 43, v. 4). « Dièscan » viene dal 
dialettale (v. Pulon Matt) «Die», dio, 
divinità. 

II rav. del sec. XVIII à « diascanón », 
diavolone. 

Giavlèr (e Sgiavlèr) sm. Diavolio, 
Rumore | Disordine, Confusione. 

Giavòn, sm. Giavone (Panicum crux- 
galli). Pianta infestante delle risaie. 

Già?, sm. Ghiaccio. 
PI. Gè? 

i Rómpr' e' giàz, (F.) Rompere il 
ghiaccio. Superare le prime incertezze. 

Giajè, sf. Gelata 
PI. Giajé. 

Gia^é, agg. prt. Gelato, Gelido. 
Ghiaccio, Ghiacciato, Agghiacciato, 
Freddo. 

I (F.) Intiepidito, tiepido. E' l'opposto 
di « chéld », acceso in politica, 
(v. Giacer). 
1 Gia^é* 'd §vidar (v. Sidar). 

Gia^r, imp. Gelare 
I E' già^a. Gela 

1 tr. Raffreddare, Agghiacciare. 
Prt. Gia^é 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Giazèss, rfl. Gelarsi, Agghiacciarsi, 



Raffreddarsi 

(F.) Intiepidirsi (in politica). 

Gia^ira, sf. Ghiacciaia, Frigor 
PI. Gia^ir 

GiazoI, agg. Ghiacciuolo. Che si rom- 
pe come ghiaccio. Che risente l'impres- 
sione del ghiaccio. ' Dént giazòl. Den- 
te ghiacciuolo. 
PI. Giacili 
F. Gia^òla 
PI. F. Giaccia. 

I Cornar gia^òl. Cocomero gliiacciuolo, 
Cocomero che si spacca facilmente . 
(Sec. XIV, giazola, varietà di pera, 
GLE). 

Giazulina, sf. Ghiacciuolo 
Ghiacciuolo che si forma sui vetri. Sot- 
tile crosta di ghiaccio. 
PI. Giajulìn. 

Gibèrna, sf. Giberna 
PI. Gibèran 

Gighér, int. Comportarsi 

Gilè, sm. Panciotto, Corpetto, Gilè 
PI. Gilè. 

Gilè, prt. Gelato 
\ (F.) Stecchito, Ammazzato. 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi 

[ L'è armàst gilè, (F.) E' rimasto stec- 
chito, freddato (v. gel). 

Gil5§, agg. Geloso 
PI. Gilù§ 
F. Giló§a 
PI. F. Gilòsi 

Gilu§ì, sf. Gelosia. 

Gingiòn, sm. Persona alta e indolente 
PI. Gingiòn 
F. Gingióna 
PI. F. Gingióni. 

Giódi?, sm. Giudice 
PI. Giódi?;. 

Giògia, sf. Bassoflìa. Minestra ab- 
bondante e di pessima qualità. Bro- 
daglia. 

Gio§, agg. Mogio 
PI. Giù§ 
F. Giò§a 
PI. F. Giò§i 

Gióst, sm. agg. Giusto. 
PI. Gióst 
F. Giósta 
PI. F. Giósti. 



GIOS 



177 



GNAC 



) De e' gióst. Frase generalmente allu- 
siva che significa: Dare il meno che si 
può o niente. 

Giòstra, sf. Giostra 
PI. Giòstar 

Gir, sm. Ghiro' (Sciurus giis) 
PI. Gir 

] Durmì' coma un gir, Dormire come 
un ghiro. 

(Lat. med. ghirus, dal lat. glis gliris. 
GLE; DEI). 

Girasòl, sm. Girasole. (Anche Mi- 
rasòl). 
PI. Girasùl 
I Pianta, seme e fiore di girasole. 

Giudichér, tr. Giudicare, Dare il pro- 
prio parere. 
Prt. Giudichè 
PI. — è 
F.— èda 
PI. F. — édi. 

Giudizi, sm. Giudizi, Parere, Sentenza 
i Giudizio, Buon senso, Criterio, Senno 
PI. Giudizi. 

I No' ave' giudizi, Essere sventato 
j E' pareva e' de de' Giudizi, (Pareva 
il giorno del Giudizio, cioè un fini- 
mondo) 

Giudizio?, agg. Giudizioso 
PI. — ù§ 
F. — ó§a 
PI. F. — ò§i. 

Giunchiglia, sf. Giunchigia 
(Narcissus jonquilla) 
PI Giunchigli 

Giundéra, sf. Grondaia (senza lo sco- 
latoio) 
PI. Giundér 
(Dall'it. ant. grondaia) 
Lat. grunda 

I E' piov al giundér (Piovono le gron- 
daie), Gocciolano le grondaie. 

Giurgiòl, sm. Gambeccio, Ciurlino, 
PI. Giurgiùl 

Giumagliér, agg. Giornaliero 

Giumalèr, sm. Giornalaio 
PI. — èr 
P. — èra 
PI. F. — èri. 

Giumalèsta, sm. Giornalista 
P. — està 
F. — està 



PI. F. — èsti 

Giumali§óm, sm. Giornalismo 

Giumèda, sf. Giornata j Giornata la- 
vorativa 
PI. Giumédi 

Giumél, sm. Giornale 
PI. Giurnèl 

Giumén, sm. Specie di ricamo a bu- 
chini, all'orlo della biancheria fine. 
Punto a giorno 

) Fé' de giùmén, Fare del punto a 
giorno. 

Giu§ér, int. Gioire dentro di sé. 

Giustizia, sf. Giustizia 
PI. Giustizji 

Gianduia, sf. Ghiandola 
PI. Glàndul 
(Lat. gianduia) 

Glandulé, agg. Ghiandolato, Ammala- 
to alle ghiandole. 
Pi. — è 
F. — éda 
Pi. F. — édi. 

Gloria, sf. Gloria 
PI. Glòrji 

Gmiscél, sm. Gomitolo 
(It. antico « gomicello », sec. XIV, che 
il DEI fa derivare dal latino ricostruito 
« glomiscellum »). 
PI. GmiscèI 

(Aruch Aldo, op. cit., scrive: « gumi- 
zel di stoppa, gomitolo di stoppa»). 

Gmi§lér, tr. Raggomitolare. Racco- 
gliere in gomitolo 

rfl. Acciambellarsi 
Prt. Gmi§lè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

'Gna, (abbrev. di Igna). 

Gnaca, sf. Nacchera (Da gnàccara 
e gnàcchera, V. Prati, voc. etim. it.). 
i Bàtar la gnaca. Suonar le nacchere. 
Detto di cavallo che trottando va a 
picchiare con uno o coi due ferri de- 
gli zoccoli posteriori, contro i ferri de- 
gli zoccoli anteriori. 

Gnacarél, sf. pi. « Gnaccarelle ». Bat- 
titure alle natiche. Dolorosa e degra- 
dante tortura che veniva inflitta ai 
patrioti per punizione o per strappar 
loro confessioni. Il patriota garibal- 
dino Augusto Branzanti di Ravenna 



GNAC 



178 



GNUC 



dice delle sue « g:naccarelle » del 1855: 
« ...quànd ch'a fó stulghé int la banca, 
a m' dsè: Bran?antén fa n'he da sinti' 
gnit; e a ogni bastuné a d§èva: Len- 
gua, sta jeta; e a n' cunsè gnit». (Quan- 
do fui disteso sulla panca, mi dissi : 
Branzantino, non devi sentir niente; e 
a ogni bastonata dicevo: Lingua, sta 
zitta; e non confessai nulla), (v. P. 
Poletti, Addio, Vecchia Romagna). 

Gnacra, sf. Nacchera 
(v. Gnaca). 

Gnaf, agg. Camuso, Schiacciato, Rin- 
cagnato. Detto di naso e di persona. 
I sm. Persona che ha il naso camuso, 
schiacciato, ecc. 
PI. Gnèf 
F. Gnafa 
PI. F. Gnafi. 

Gnànca, cong. intensiva. Neanche. 
(Dal ravennate antico, sec. XVII, « nian- 
ca » jiè meno, né manco), 
(v. Aruch A., op. cit.). 

Gnar, agg. Stizzoso, Caparbio, Rab- 
bioso. 

I Muri' gnar. Morire con la rabbia nel 
volto. 
PI. Gnér 
F. Gnara 
PI. F. Gnari 

I Tèra gnara, Terra rabbiosa, Così- si 
dice della creta che è tenace e dura co- 
me la pietra. Per questo non è forse 
azzardato supporre che si tratti di una 
deformazione della voce indoeuropea 
« mara », roccia (v. C. Battisti, op. cit. 
p. 34). 

Gnara, sf. Forse voce onomatopeica 
che imita il ringhio del cane. 
I Fé' gnàra. Fare arrabbiare | Provoca- 
re il cane facendogli : « Gnar ! ». 
Al gatto invece gli si fa : « Gnar-tuf ». 
Gnargatón, aw. Gattoni, Gatton gat- 
toni, Carpone. 

Gnascóndar, tr. Nascondere, Occul- 
tare I Dissimulare. 
Prt. Gnascundé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Gnascòst, agg. prt. Nascosto, Celato 
PI. — óst 
F. — osta 



PI. F. — o.sti. 

D'ignascòst, Di nascosto. Segretamen- 
te. 

Gnascunldéla, sf . « Na.scondella », Na- 
.scondello. Nascondino. Gioco infantile. 
I Fé' la gnascundèla, Giocare a nascon- 
dino. (F. ) Giocare a nascondersi. 

Gnèc, sm. Lamento, Lagno, Gnecco. 
i Verso del beccaccino. 
PI. Ghèc. 

Gnégn, agg.^ Che ha il gnigno, La 
ghigna. 

j Muri' gnégn. Morire con la ghigna. 
PI. Gnégn 
F. Gnégna 
PI. F. Gnégni. 

Gnègna sf. Ghigno, Smorfia di scher- 
no. I Fé' la gnègna. Far la ghigna 
(schernire). 

Gnèscval, sm. Lombrico 
PI. Gnèscval. 

Gnèsqual, (v. Gnèscval). 

Gnicadùr sm. Lamento continuato. 

Gnrchèr, intr. Lamentarsi, Gneccare, 

Gnicón, agg. Lamentoso. 
PI. Gnicòn 
F. — óna 
PI. F. — óni. 

Gnintìn, sm. « Nientino ». Diminutivo 
di « gnit ». Il bimbo che chiede sempre : 
« 'Sa m'hèit purté? » si sente dire in 
tono canzonatorio : « un bel gnintìn d' 
arzént ». 

Gnit, sm. Niente, Nulla. 
\ Gnit che... Per poco che... 
I Gnit l'è bón par j' ócc. Niente è buo- 
no (solo) per gli occhi. 
i Fé' cónt 'd gnit. Fare l'indifferente. 

Gnòc, sm. 'Tocco ] Protuberanza. E- 
screscenza a forma di tubero. 
PI. Gnóc. 

Gnòca, sf. Nocca, Nocca delle dita \ 
Protuberanza ossea, carnosa. 
j Natta I Nocchio (di legno) 1 Testa 
(in tono scherzoso). 
PI. Gnòc. 

Gnorgna, sf. Piagnisteo, Brontolio. 
PI. Gnòrgni. 

Gnuchè, agg. prt. Noccheruto i Appal- 
lottolato I Che ha molte protuberanze. 

GnucȤ, agg. Nocchioso, Noduloso. 
PI. — ù§ 



GNUR 



179 



GRAD 



F. — ò§a 
PI. F. — òsi. 

Gnurgnér, int. Piagnucolare ] Bron- 
tolare. 

Gò, sm. Ghiozzo comune. 
(Gobius niger jozo). 
PI. Gò 
(Lat. Gobius). 

Gòb, agg. Gobbo, Curvo, Chino. 
PI. Gób 
F. Gòba 
PI. F. Gòbi. 

Gòb, sm. Gobbo. Quello che i conta- 
dini, uomini e donne, fanno fuori nella 
casa stessa e nel podere, all'insaputa 
del reggitore, ad esclusivo loro profitto. 
(Serantini). 

Gobbo I Cardonello, Cardo imbian- 
cato. 
PI. Gób 

Gòba, sf. Gobba. 
PI. Gòbi. 

Gòba, sf. Carpa. 
(Cyprinus carpio) 
PI. Gòbi 
(Dal greco kobios). 

Gócc, sm. Agucchia, Bastoncello per 
lavori di maglia. | Lavoro a maglia in 
via d'esecuzione. 
PI. Gócc. 

Gògg, sm. Recipiente in genere, Ba- 
rattolo. 
PI. Gògg. 

Gol, sm. Goal, Rete, Punto, nel gioco 
del calcio. 
PI. G61. 

Gola , sf. Gola 
P. Gol 

I Fé' gola, Far gola. Allettare 
I Ciapé' par la gola, (F.) Costringere. 

Góma, sf. Gomma j Orichicco. 
P. Góm 
[ Malati dia goma. Gommosi. 

Gómit, sm. Vomito 
I Sfòrz 'd gómit, Conato di vomito. 

Gónd, sm. Gomito 
PI. Gónd. 

I Andéss a la saca cun e' gónd. Andarsi 
alla tasca col gomito (F.) Spendere, 
dare con taccagneria. 

Gónf, agg. Gonfio I Sazio 1 Pieno. 
PI. Gónf 
F. Gónfa 



PI. F. Gònfi. 

Gónfa, sf. Alta marea. 
PI. Gònfi. 

Gonga, sf. Scanalatura | Incurvatura. 
PI. Gong, 
(v. Gunghér). 

Górg, sm. Gorgo. Fossa d'acqua 
PI. Gurg. 

(Lat. tardo gorgus, DEI; e corgum, 
GLE). 

Cróf, sm. Guscio i Valva. 
PI. Guf. 

Góf, Guscio (di uovo). 
PI. Gó§ 

I Pliche' e' go§. Incrinare il guscio (det- 
to del pulcino). 

I Ave' e' go§ taché a e' cui, (F.) Essere 
appena nato. 
(Lat. med. gusus, guscio. GLE). 

Gó§a, sf. Buccia (di frutta). 
PI. (jó§ 

] Gó§a 'd cócla. Mallo. 
[ Fé' al gó§. Sputare le bucce. 
(Lat. med. gussa, guscio, GLE). 

Góst, sm. Gusto, Piacere, Diletto. 
PI. Góst. 

I Tòt i gost j' è gost — e' dsèva e' ber 
cvànd e' strisceva la malèta pr'i spén. 
Tutti i gusti son gusti — diceva l'ariete 
quando strisciava lo scroto per gli 
spini. 

Gòt, sm. Gotto. Tazza larga e bassa 
di terracotta smaltata con cui si beveva 
il vino. 
PI. Gót 

(Dal lat. guttus, «boccale per versare 
l'oUo e il vino ». DEI. Nel sec. XVI, a 
Cesena, gottus, bicchiere di vetro. GLE) 

Gota, sf. Gota Guancia. 
PI. Gòt. 

Gó?al, sm. Goccio, Gócciolo. 
PI. Gózal 

j CJójal 'd vén. Sorso di vino 
I Gó^al d'acva. Sorso d'acqua ! Piscia- 
tina. 

Gó^la, sf. Goccia, Gócciola. 
I Gocciolo, Goccio | Lacrima. 
PI. (3ó?al 

Gradà^, sm. Gradasso, Spaccone, Pre- 
potente 
PI. Gradè§ 
F. Gradàfa 
PI. F. Gradàsci. 



GRAD 



180 



GRAM 




Grama 



Gradéna, sf. Reticella. Gratina di 
rete. 
PI. Gradén 

Gradèval, agg. Gradevole 
PI. Gradivul 
F. Gradèvla 
PI. F. Gradèvli. 

Gradimént, sm. Giadimento 
PI. Gradimént. 

Gradir, tr. Gradire 
Prt. Gradi 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Graduatoria, sf. Graduatoria, Clas- 
sificazione. 
PI. Graduatòrji 

Grama, sf. Gramola. Maciulla per 
gramolare la canapa. 
I Gramola, Impastatrice del pane 
PI. Gràm. 
(Lat. med. grama. GLE). 

Gramadel, sm. Grimaldello. 
PI. Gramadel 
(Lat. med. grimaldellus GLE). 

Gramadóra, sf. Gramolatrice 
PI. Gramadòri 



] Ande' a gramadóra, Andare alla ve- 
glia delle gramoatrici nelle aie ove si 
gramolava. 

Gramadùra, sf. Gramolatura. 

Grambialé, sf. Quanto si porta con 
un grembiale, 
(v. Grambiél) 

Grambialòn, sm. Grembiule. 
PI. Grambialòn. 

Grambiél, sm. Grembiale. 
PI. Grambiél 
e Lat. med. grambialé. GLE). 

Graméda, sf. Conciata, (F.) Pestata. 
Batosta. 
PI. Gramédi (v. Grama). 

Gramègna, sf. Gramigna 

Gramèr, tr. Gramolare. Maciullare 
canapa o lino I Gramolare (pane). 
Prt. Grame 
PI. — è 
PI. — éda 
PI. F. — édi. 
(Lat. med. gramare. GLE). 

Gramét, sm. Gramoletta. Scossio. 
PI. Grarnèt. 

I E' pé' im gramèt, (F.) Pare uno scos- 
sio. Detto di ima persona magrissima. 



GRAN 



181 



GRAT 



Gran, sm. Grano 
PI. Gj-én 

j Gran cun la rèsta, Grano aristato. 
I Gran arstupié, Grano ringranato. 
I Magnéss e' gran in erba, Mangiarsi il 
raccolto in erba. 

1 Gran drajé. Grano piegato in tutti i 
sensi. 

I Ch'ha de gran / va a e' mialén; / e 
chi eh' a n' n' ha sta a ca / a gvardér a 
chi ch'a i va. Chi ha del grano / va 
al mulino; / e chi non ne ha / sta 
a casa a guardare a chi ci va. 

Gran dal furmig, Forasacco, 
(v. Orz sambédg) 

Grana, sf. Grana, Carattere del for- 
maggio granuloso. 

Granatir, sm. Granatiere. 
PI. Granatir. 

Grane, sm. Crampo. Anche il toscano 
del Xni sec. ha Granchio per crampo. 

II DEI, per l'etimo di questa voce, ri- 
porta un supposto krampf, crampo, lon- 
gobardo. 

PI. Grénc. 

Grancà§a, sf. (v. Catuba). 

Grand, agg. Grande | Adulto [ An- 
ziano I Maggiore d'età. 
PI. Grènd 
F. Grànda 
PI. F. Grandi 

I Fé' grand, Ingrandire ] Allevare. 
( Grand, grò§ e cvajón, Grande grosso 
e stupidone. 

Grande?, sf. pi. Grandigie. 
I Ave' del grande?, Darsi arie da gran 
signore. 

Granfa, sf. Grinfia, Zampa, Artiglio, 
Mano rapace. 
PI. Grani 
(Lat. med. granfa, zampa. GLE). 

Granfe!, sm. Raffio a due uncini per 
estirpare le bietole. 
PI. Grajifèl. 

Granflón, sm. Raffio, Forcale unci- 
nato per scaricare il letame. 
I U§él granflón, Uccello rapace. 
PI. Granflón. 

Gran?ela, sf. Grancella, Granchio 
(V. Masinèl) 
PI. Granaci 
Grap, sm. Grappolo, Grappo. 



I Glomere delle api. 

PI. Grép 

: Grap pigne. Grappolo serrato. 

I Grap rèd. Grappolo spargolo. 

(Lat. med. grappus, GLE). 

Grapa, sf. Grappa. Acquavite ottenu- 
ta dalla distillazione delle vinacce. 
I Grappa (v. Gatèl). 
PI. Grap. 

Grapadin, sm. Grappolino. 
PI. Grapadin. 

Grapela, sf. Bardana, Lappa 
PI. Grapel 
(Lat. med. grapella. GLE). 

Graf, sm. Grasso 
j agg. Grasso. 
PI. Grè§ 
F. Gra^a 
PI. F. Grafi 

I Gras incvarté, Grasso quartato. 
j Gras vàn. Grasso vano, Flaccido. 

Gra§a, sf. Ingrasso. 

Mètar sota dia grasa, (F.) Dare nu- 
trimento da ingrasso. 
(Dal lat. med. grassa, grasso. GLE). 

Grascéla, sf. Erba salina, statice. (Sta 
tiee limonium). 
I Fiùr 'd grascéla. Statici. 

Grascéna, sf. Grassezza, Pinguedine. 
PI. Grascén. 

Gra§ol, sm. Cicciolo. 
PI. Grasùl. 

Grafóm, sm. Grassume, Untuosità. 

Grasòt, agg. Grassoccio. 
PI. — òt 
F. — òta 
PI. F. — òti. 

Grastén (o grastìn), sm. Grassottino 
PI. Grastén o Grastìn 
F. Grasténa o Grastìna 
PI. F. Grasténa o Grastìni. 

Gratèr. tr. Grattare | Raschiare | 
Grattuggiare | Strisciare contro un osta- 
colo. 

1 Ave' e' vizi 'd grate, (F.) Avere il vizio 
di rubare. 
Prt. Grate 
PI. — è 
PI. — éda 
PI. F. — édi. 

I Grate' al bièdal, Grattugiare le bie- 
tole. 

Gratón, sm. Grattugia molto grande, 



GRAT 



182 



GROS 



a cassetta, c;onsistente di un tamburo 
a tronco di cono, montato orizzontal- 
mente, che si fa girare mediante una 
manovella. Serve a ridurre in piccoli 
ciccioli la bietola da foraggio. 
PI. Gratón. 

Gratula, sf Grattugia 
PI. Gratù? 

I Sbucane come una gatu§a, Bucherel- 
lato come una grattugia. 
(Lat. med. gratusia, GLE). 

Gravdànja, sf. Gravidanza 
PI. Gravdàn^ 

Gravèr, tr. Essere di peso, di aggra- 
vio I Gravare. 

Grazièr, tr. Graziare^ Conceder gra- 
zia. 

Prt. Grazie 
PI. — è 
PI. — èda 
PI. F. — édi. 

Graziò^, agg. Grazioso. Molto usato 
in senso canzonatorio. 
PI. — ù§ 
F. — ó§a 
PI. F. — ó§i. 

Gre, sf. Inferriata, Grata, Gratella, 
PI. Gre 
Gréd, sm. Grado. 

I Sapore 
PI. Grèd. 

Grefi, pi. Raffi. 
(Ravenna, sec. XV, graffi, GLE. I no- 
stri « grèfì » sono descritti nel seguente 
brano riportato dal GLE: « unus gra- 
fius de fero cum quatuor ramponibus » ) 

GrèI, sm. Grillo 
PI. Grèl 

II grillo , comune che infesta i campi è 
il Grillo nero o Grillo moro. 

I Grèl mariàn. Grillo canterino 
(Gryllus o Liogrillus campestrisì. 
Questo grillo viene catturato nel mese 
di maggio e tenuto in gabbia per il suo 
canto. 

I Grèl biànc. (Platycleis grisea). 

Grèla, sf. Grilla, Rinaldesca. 
Specie d'uva rossa molto dolce. 
(Lat. med. grilla. GLE). 

Grèp, sm. Greppo 
PI. Grep. 



(Lat. med. grippus). 

Grèpia, sf. Greppia 

Ave' la grepia bòna (F.) Mangiar 
bene. 
PI. Grèpji 

Grè^a, sf. Sugna. 
Grasso di porco per ungere. 
] Tu' la grè§a int e' cócc de càn, (F.) 
Rubare a casa dei ladri. 

Grévda, agg. Gravida, Incinta 
PI. Grévdi. 

Gre?, agg. Grezzo, Rudimentale. Non 
rifinito. 
PI. Gre? 
F. Grè?a 
PI. F. Grè?i 
(Lat. med. grezus, GLE). 

Grè?a ('d prè), sf. Catasta di mattoni 
PI. Gre? 'd prè. 

Grècia, sf. Grazia 

Grazie (ringraziamento). 
j Garbo. 
ÌP1. Gré?;ji 

I Ctm bona grézia ch'u s' magna (Con 
buona grazia che si mangia). Così dice 
ancora qualche persona anziana per 
chieder scusa di dover fare dei riferi- 
menti poco puliti mentre si è a tavola. 

Gric, agg. Greco. Usato solo per in- 
dicar il fieno greco (fen gric). 

Grilèt, sm. Grilletto. Sottoscatto del- 
le armi automatiche e a percussione. 
PI. Grilèt. 

Gri§, agg. Grigio. 
PI. Gri§ 
F. —a 
PI. F. — i. 

Griv, agg. Grave. 
I Pesante (di lavoro, e di cibo). 
I Legato. Che ha le ruote poco scorre- 
voli, (di veicolo, ecc.). 
PI. Griv 
F. Griva 
PI. F. Grivi. 

Grógn, sm. Grugno, Muso, Ceffo. 
PI. Grògn. 
(Lat. med. grognum. GLE). 

Grònc, sm. Grongo (Conger Conger). 
PI. Grònc. 

Gròs, agg. Grosso 
PI. Gróf 
F. Gròfa 



GROT 



183 



GUER 



PI. F. Grò§i. 
I Vén gró§, Vino aspro 
1 La donna in stato di avanzata gravi- 
danza si dice che è « grò§a ». 
I Ave' la vésta gro§a, (F.) Vederci dop- 
pio. 

I Durmì' dia gro§a, (F.) Dormire pro- 
fondamente. 

Gròta, sf. Grotta. Caverna. Spelonca. 
PI. Gròt. 

I Grota de Re Tiberi. Grotta di Re Ti- 
berio, di fronte a Rivola. Il suo nome 
non deriva da alcun re Tiberio ma da 
« re », rio e Tiberiaco, antico nome 
del fiume Senio. 

Gru, sf. Gru 
PI. Gru 

Grugnòn (Sa'), m. «San Grugnone» 
Giorno delle Ceneri. 

Grulér, intr. Brontolare dell'intestino 
generato da flautulenze. 
I GróU dia pànza, Borborigno, Borbo- 
glio. 

Grulér, int. Gloglottare del tacchino. 
i Grugare del colombi | Tubare delle 
tortore. 

Grulòn, agg., sm. Taciturno Che non 
parla mai. 
PI. Grulón 
F. — óna 
PI. P. — óni. 

Grundér, int. Grondare (di acqua, di 
sudore; (F.) di sangue). 

Gru^èsta, sm. Grossista. Colui che 
compra e vende grandi partite di merci. 
PI. Gru§èsta. 

Gruvèj, sm. Campanella girevole. 
PI. Gruvèj. 

Guàj, sm. Dispiacere, Dolore ] Guaio. 
PI. Guèi. 

Guaìn, sm. Guaìme. Erba che rina- 
sce dopo l'ultima falciatura. 
(Lat. med. guaiume, fieno di secondo 
taglio. GLE). 

Guardér, tr. Guardare, Osservare. 
Prt. Guardé 
PI. — è 
PI. — èda 
PI. F. — édi. 

I Guardé' a l'amnuda, (F.) Andare per 
il sottile. 

] Guardèss d'atorna. Guardarsi intorno 
Guardare con fare circospetto, sospet- 



toso. 

Guardé' bur^ Guardar torvo, Fare gli 
bcchiacci. 

[ Guardé' 'd mèi òcc, (F.) Guardare di 
traverso. 

Guargiàn, sm. (v. Gvargiàn). 

Guardiola, sf. (v. Gvargiòla) 

Guarir, tr.,int. (v. Gvarìr). 

Guàst, sm. Guasto, Danno. 

agg. Guasto, Rovinato 
ÌP1. Guest 
F. Guasta 
Pi. F. Guasti 

Fé' de guast, Recare del danno. 
(Lat. med. guastum, guasto. GLE). 

Guastér, tr. Guastare, Rovinare. 
Prt. Guaste 
Pi. — è 
Pi. — èda 
Pi. F. — édi. 

(Lat. vastare, devastare. DEI; lat. med. 
guastare, dare il guasto GLE). 

Guaz, sm. (v. Gva?). 

Guàza, sf. (V. Gvaja). 

Guazadin, sm. (v. Gva^adin). 

Gòbla, sf. Mallo. Involucro verde della 
noce. 

PI. Gòbal. 

Da « gobla » viene 11 verbo « sgublèr », 
levare il mallo. 

Gubéla, sf. Sfoglia (di cipola). 
PI. Gubèl. 

j Salvésn' una gubèla, (F.) Assicurar- 
sene una parte, un pò. 

Gucè, agg. Lavorato a maglia, Aguc- 
chiato. 
Prt. Gucè 
PI. — èda 
PI. F. — édi. 

Gucér, tr. Agucchiare. Fare lavori di 
maglia. 

Gueiadòra, sf. Agucchiatrice. 
PI. Guciadóri. 

Gudàbil, agg. Godevole. 
PI. Gudèbil 
F. — àbila 
PI. F. — àbli. 

Gudér, tr. Godere. 
Prt. Gudù. 
( Lat. gaudere). 

Gudùda, sf. Goduta, Godimento. 
PI. Gudùdi. 

Guérd, sm. Guardo Sguardo Guar- 



GUER 



184 



GURN 



datura. 

PI. Goiérd. 

I No' ave' paura d'un brót guérd. (F.) 

Non aver paura di nessuno, essere un 

fegataccio. 

Gucrièr, sm. Guerriero. 
PI. Guerjìr. 

Guèr?, sm. (V. Gvèrz). 

Gaeta, sf. Insidia. 

1 Fé' la guèta, Dar la caccia (in senso 
reale e figurato). 

Questa parola, notevolmente deformata 
rispetto al suo sign. originale, viene 
dall'antica Guaita (da wahta, guardia, 
termine franco). Ravenna anticamente 
era divisa in 12 guaite. Guaita era an- 
che la guardia della città. V. GLE. 
A. Zoli, in Estimo ravennate, dice che 
nel 1372 Guaita era divisione civile del- 
la città, succeduta, nel sec. XIII, al 
romano Flegione. 

Gujàna, sf. Pimgolo. Ferro appuntito 
che si applicava in cima a un'asta di 
legno per stimolare le mucche durante 
i lavori. 
PI. Gujàn. 
(Dall'antico aguglia, ago). 

Gujél, sm. (V. Gujana). 
PI. Gujèl. 

Gulèt, sm. Colletto. 
PI. Gulèt. 

Gulpè, sf. Involto. 
PI. Gulpé 
(V. Gulpér). 

Gulpèr, tr. Avvolgere, Fasciare. Cor- 
risponde al francese antico « voloper » 
avvolgere; a cui fa riscontro un lat. 
med. (Bologna) voluppus, involto, 
GLE. Dal lat. volvere (?). 

Gulpér, sm. Asta robusta di circa 

2 m. con, un occhiello nella parte po- 
steriore a cui si aggancia il chiappo 
(V. Ciap) e un foro trasversale nella 
parte anteriore in cui si infila una 
caviglia (cavèja) che consente di ti- 
rare col giogo. Timone mobile. 
Questa asta è chiamata anche « zèrla » 
come il pungolo. 

Con tali aste è possibile aggiogare, 
in fila, più paia di mucche. 
PI. Giilpir. 

Gumèr, intr. Colar cricchio, Sudar 
oricchio, gomma. 



Prt. Gumè. 

Gumèt, sm. Ciò che è stato vomi- 
tato, Vomito. 

Gumitìr, tr., intr. Vomitare, Riget- 
tare. 
Prt. Gumiti. 

Gumitori, sm. Azione che provoca il 
vomito I Luogo ove avviene il vomito | 
Vomitorio. 
PI. Gumitùri. 

Gunféda, sf. Gonfiata. 
PI. Gunfédi. 

Gunfèr, tr. Gonfiare. 
Prt. Gunfé 
PI. — è 
PI. — éda 
PI. F. — édi. 

I Gunféss, Gonfiarsi Far ripienezza, 
Gonfiarsi dei ruminanti per aver man- 
giato erba bagnata. 

Gunfòn, sm. Ingordo, Mangione. 
PI. Gunfòn 
F. — òna 
PI. F. — òni. 

Gungadùra, sf. Concavità. 

Ganghe, agg., prt. Concavo, Charva, 
Divenuto concavo o curvo. Detto di ta- 
vole o lamiere. 
PI. Gunghè 
PI. — éda 
PI. F. — édi. 

Gunghér, tr. Curvare (detto di latta 
e lamiera). 

Gupladura, sf. Fasciatura \ Involgi- 
tura. 
PI. Gupladùr. 

Guplé, agg., prt. Fasciato, Avvolto. 

Gupléda, sf. Fasciatura ' Avvolgitu- 
ra. 
PI. Guplèdi. 

Guplèr, tr. Involgere | Fasciare j Av- 
volgere I Avviluppare. 
Prt. Guplé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(V. Gulpé). 

Guréna, sf. (V. Aguréna). 

Gurés, sm. Abitante di Gòro. 
PI. Gurìs. 

Gurna, sf. Conduttura d'acqua che 
passa sotto- un canale. Gorna. 
PI. Gumi. 



GUSC 



185 



GVAZ 



(Lat. med. gorna, grondaia, GLE). 

Guscèr, sm. Gusciaglia. Quantità di 
gusci o di bucce. 
I Fé' de guscèr. 

Gustén, agg. Agostano. 
I PÒI gunstén, Pollo agostano. 
PI. Gustén 
F. — éna 
PI. F. — éni. 

Gustér, int. Costare, Valere. 
Prt. Gusté 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Guton, sm. pi. Orecchioni | sm. Co- 
tone. 

Guv, agg. Cur\>o, Rannicchiato. 
PI. Guv 
F. Guva 
PI. F. Guvi. 

Guvìss, rfl. Curvarsi, Rannicchiarsi 
per non farsi vedere. 
Prt. Guvì 
PI. Guvì 
F. Guvìda 
PI. F. Guvidi. 

Guzlér, int. Gocciolare, Cadere a goc- 
ce. 
Prt. Gu^lé. 

Guzlér, sm. Gocciolio. 

Gu^lìna, sf. Gocciolina. 
PI. Gu?;lìn. 

Gvacé, prt. Accosciato, Accovacciato 
PI. Gvacé 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Gvacéss, sfl. Accovacciarsi. 

Gvacìn, sm. Covaccino. Diminutivo 
di « cvacc » covaccio. 
I Atto dell'accovacciarsi della gallina 
in calore, davanti al gallo. 

Gvación, avv. Covaccioni. 
( Da covaccio ; vedi « cvacc » e « gva- 
cin»). 

Gvadàgn, sm. Guadagno. 
PI. Gvadégn. 

I La j' è in gvadàgn, E' in guadagno. 
Cosi si dice, in senso figurato, di qual- 
siasi femmina di animale da alleva- 
mento che sia gravida. 

Gvadagnér, tr.. intr. Guadagnare. 
Prt. Guadagné. 

Gvàj, sm. Dolore. Dispiacere. 



PI. Gvèj. 

Gvànt, sm. Guanto. 
PI. Gvént. 

I Sté' coma un gvànt, Calzare come un 
guanto. 
(Lat. med. guantus (1316). GLE). 

Gvàn^a, sf. Guancia di maiale. [ 
Gota. 
PI. Gvàn^. 

Gvardér, tr. Guardare. 
Prt. Guardé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. P. — édi. 
(V. Guardér). 

Gvargiàn, sm. Guardiano. 
PI. Gvargén. 
(Lat. med. guardianus. GLE). 

Gvargiola, sf. Guardiola, Feritoia, 
Spia. 

PI. Gvargiòl. 
(Lat.., 1492, guardiola. GLE). 

Gvarir, tr., intr. Guarire, Sanare. 
Prt. Gvarì. 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Gvarnént, sm.. pi. Governanti, Uo- 
mini di governo. 

Gvarnér, tr., int. Governare | Rigo- 
vernare (il bestiame). 
Prt. Gvamé 
PI. — é 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Gvarnìr, tr. Guarnire. Ornare. 

Gvast, (V. Guast). 

Gvastèr (V. Guastér). 

Gva?, sm. Guazzo. Bagnato fatto per 
terra | Piovasco j Guado. 
j Fé' de gva^. Fare del bagnato. 
I L'ha fat un gvaz, Ha fatto un pio- 
vasco. 

! Pa§e' un fiòm a gvaz. Guadare un 
fiume. 
PI. Gvèz. 

(It., sec. XIV., guazzo, terreno molto 
bagnato, ecc. DEI). 

Gvà^a, sf. Guazza, Rugiada. 
PI. Gvàz. 

Pr'al gvaj 'd Sa' ?vàn u s' taja e' 
gran. Per le guazze di S. Giovanni si 



GVAZ 



186 



GVIN 



miete. (24 giugno). 
(It. ant. guazza). 

1 La rugiada di S. Giovanni aveva la 
virtù di purgare i panni e di preser- 
varli dalle tignole e dai tarli. 
I Fòrza 'd gva^a e' cor i fós, A forza 
di guazza (rugiada) corrono i fo.ssi. 
Anche con i)oco, ma che sia accompa- 
gnato da costante tenacia, si può otte- 
nere molto. 

I La gvà^a la n' fa córr' i fó§, La 
guazza non fa correre i fossi. Con 
pochi mezzi non si possono fare gran- 
di cose. 

Gva^adìn, sm. Pioggerella di breve 
durata. 
PI. Gva^adìn. 

Gvazadìna, Rugiadina. 
PI. Gva?;adìn. 

Gvèld, sm. Guado. 
(Dal lat. vadum; dalla rad. indoeuropea 
wadh-« avanzare »). 

Gvéra, sf. Guerra. 
PI. Gvèr. 

I ?ughé' a gvèra franicela, Giocare a 
guerra francese. 

Gvèran, sm. Governo. 
PI. Gvìran. 

Gvèrd, sm. Guardo, Sguardo. 
PI. Guèrd. 

Gverdaròba, sf. Guardaroba, Arma- 
dio, Cassettone per biancheria. 

Gveregèr, int. Guerreggiare. 



Gvérgia, sf. Guardia Guardiano j 
Sentinella. 
PI. Gvérgg. 

I Stè' in gvérgia. Stare sul chi vive. 
(Lat. med. guardia. GLE). 

Gvèrna, sf. Governo, Pulizia del be- 
stiame, Pulizia con brusca e striglia. 
1 Fé' la gvèrna al besti, Rigovernare le 
mucche. 

Gvèr^, sm. Guercio. \ Nei lavori d'aia 
è chiamato « e' gvèrj » colui che diri- 
ge l'erezione dtì pagliaio. 
PI. Gvìr^. 

Gvèta (V. Guèta). 

Gvid, sf. pi. Redini. 
(Etell'it. ant. guida, sec. XIV; lat. me- 
dioevale wida, sec. XIII, V. DEI). 

Gvidadòr, sm. Guidatore | Ckjnducen- 
te j Colui che tiene le redini. 
Pl.'Guidadùr 
F. — dora 
PI. P. — dòri. 

Gvidarél, sm. Guidarello. Montone 
o pecorone castrato che guida il greg- 
ge. 

Gvidèr, tr. Condurre, Guidare, Te- 
nere le redini. 
Prt. Gvidé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Gvin^àj, sm. Guinzaglio. 
PI. Gvin^èj. 
(Lat. med. guinzaium, GLE). 



I 



187 



IGNA 



I, art. Il i avv. Ci, Vi, Ivi. j prono- 
me Loro, Essi, Gli, Le | I, è anche in- 
giimzione sp>ecie quando si vuol impre- 
care; es.: «I! T'andès a l'inferan!», 
Va! Che tu andassi all'inferno! (In 
questo caso viene del lat. ire, andare). 

Ibiol, sm. Albiolo, Beverino [ Truo- 
goletto. 
PI. Ibiùl. 

(It. antico albuòlo; dal lat. volgare 
albeus). 

Idèa, sf. Idea \ Ideale [ Aspetto ] Ras- 
somiglianza. 
PI. Idèj. 

[ Ave' idea, Pensare, Aver in mente, 
Ritenere. 

j Ave' dal j' idej a una parsòna. Rasso- 
migliare nell'aspetto a una, persona. 
I Ave' una bela idea, Avere lineamenti 
simpatici. 

Ideél, sm. Ideale, Sogno, Aspirante. 
PI. Ideèl. 

Ideja, sf. (v. Idea). 

Ideèr, tr. Ideare, Progettare, Esco- 
gitare. 
Prt. Idee 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

lé. Comando di fermarsi | Alt!, ma 
solo ad animali. 

lèmula (o lèmla), f. Imola, Anti- 



chissima città presso il Santerno. Fu 
ampliata dai Romani, specialmente al 
tempo di Siila, onde ebbe nome Forum 
Comellii o Sillae. 

« Nei docurrienti del sec. Vili si pre- 
senta sotto la forma di Imulas od 
Immula. 

Nel sec. IX si hanno le varianti Imol- 
la. Immola, Immolla, Ymola, Ymmola, 
YmmoUa e le forme dialettali lèmmu- 
la, lèmmula, lòmmla ». 
(T. Zanardelli, A proposito di Imola 
ecc., R. Dep. di St. Patr., 1901-02). 
Sempre secondo lo Zanardelli, il nome 
sarebbe di origine germanica, cioè lon- 
gobarda^ derivante dalla forma ma- 
schile Imulus dalla radice o tema -im 
che sarebbe una riduzione dell'antico 
nordico imr, lupo. 

« Imula - dice lo Zanardelli - ha do- 
vuto essere una ricca e possente don- 
na, consorte di qualche illustre signo- 
re, nei tempi della dominazione longo- 
barda, il cui nome, trasmessosi prima 
in cerchio ristretto alla corte o al ca- 
stello sul quale aveva civile o politica 
potestà, si sarà più tardi insensibil- 
mente esteso alla nuova città che si 
andava formando intomo ai suoi do- 
mini, sulle rovine dell'antica ». 
Igna, agg. Ogni. 
Ignamòd, In ogni modo. 



IGNO 



188 



IMBA 



Ignòn, pron. Ciascuno, Ognuno, Ogni 
persona. 
PI. Ignòn 
F. Ignóna 
PI. F. Ignóna. 

Ignurànt, agK-, sm. Ignorante. Oltre 
a significare « colui che non sa », vale 
comunemente: stupido; e si usa in 
senso offensivo e dispregiativo. 
PI. Ignurént 
F. — anta 
PI. F. — ànti. 

I Fé' l'ignurànt par no' paghe' la ta§a, 
Fare l'ignorante per non pagare la 
tassa. Fare lo stupido per tornaconto. 
I J' ignurént j' à da stè' a ca su, Gli 
ignoranti devono stare a casa loro. 

IgTiurantin, sm. Studipello. 
PI. Ignurantì 
F. — ina 
PI. F. — ini. 

Ignuranti§óm, sm. Ignoranza, Zoti- 
caggine, Imbecillità. 

Ignurànza, sf . Ignoranza ( in senso 
dispregiativo). Secondo il senso del di- 
scorso, può valere anche ignoranza, im- 
perizia, inabilità, mancanza di cono- 
scenza. 
PI. Ignurànz. 

Jìr, aw. Ieri. 
(Dal lat. heri). 

Uuminazidn, sf. Illuminazione \ Lu- 
minaria. 
PI. Iluminaziòn. 

Iluminèr, tr. Illuminare, Fare lumi- 
narie. Rischiarare. 
Prt. Iluminé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Imànc, avv. Almeno, Dopo tutto, Se 
non altro. 

I Imànc, imànc. Almeno almeno, Non 
meno di.. 

Imbacònt, avv. A buon conto. 
(Composto da «in bò(n) cont », che 
diventa « in ba cont » e si pronuncia 
« imbacònt »). 

Imbacuché, agg., prt. Imbacuccato, 
Incapucciato per proteggersi dal freddo. 
PI. Imbacuché 
F. — èda 



PI. F. — édi. 

Imbacuchér, int. Imbacuccare. 
Prt. Imbacuché 
PI. — é 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Imbadarél, sm. Trastullo che fa per- 
dere solo del tempo. Badarella. 
PI. Imbadarél. 

Imbadarlér, tr. Baderlare. Tenere a 
badarella j Far perder tempo. 

Imbalsamadór, sm. Imbalsamatore. 
PI. Imbalsamadùr. 

Imbalsamadùra, sf. Imbalsamazione, 
Imbalsamatura. 
PI. Imbalsamadùr. 

Imbalsamèda, sf. Imbalsamatura. 
PI. Imbalsamédi. 

Imbalsamér, tr. Imbalsamare, Im- 
pagliare. 
Prt. Imbalsamé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Imbalurdìr, tr. Stordire. 
Prt. Imbalurdì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. P. — idi. 

Imbalzér, tr. Mettere la pastoia. Im- 
pastoiare, j Legare i covoni del grano, 
(v. bél^). 
Prt. Imbalzé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Imbambinir, tr. Rimbambire. 
Prt. Imbambinì 
PI. — i 
P. — ida 
PI. F. — idi. 

Imbarandièr, tr. Sprangare, Arran- 
dellare. Mettere il randello. 
j Mètar e 'barandél tra'l raz. Frenare 
le ruote (mettendo un randello fra i 
raggi). 

Prt. Imbarandlé. 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Imbaràz, sm. Imbarazzo, Infipaccio, 
Imbroglio. ' Disturbo di stomaco. 



IMBA 



189 



IMBA 



PI. Imbarèj. 

Imbara^ér, tr. Imbarazzare, Impac- 
ciare. 

Prt. Imbara^é 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Imbarbajèr, tr. Abbaccinare, Abba- 
gliare I (F.) Incantare. 
Prt. ilmbarbajé 
PI. — é 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Imbarchèr, tr. Imbarcare. 
Prt. Imbarché 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

I Imbarchéss int un' impresa, Ficcarsi 
in un'impresa. 

Imbariagadura, sf. Ubbriacatura. 
PI. Imbariagadùr. 

Imbarìaghèr, tr. Ubbriacare. 
Prt. Imbariaghé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Imbarìagòt, sm. Ubriacone. [ Beone. 
PI. Imbariagót. 
F. — òta 
PI. F. — òti. 

Imbariég, sm., agg. Ubbriaco. 
PI. Imbariég 
F. — éga 
PI. F. — éghi. 

Imbariég coma una ciòza, Ubbriaco 
come una chioccia. Il detto deriva dal- 
l'uso di ubbriacare le galline per farle 
crocchiare. 

i A j' imbariég i j' i dà da be' tot, 
Agli ubbriachi danno da bere tutti. Il 
detto ha un senso reale e figurato. 
Nel secondo caso vuol dire che la gen- 
te è più generosa verso chi non ha bi- 
sogno. 

j U j' è un Signor (alcuni dicono «un 
Sànt ») pr' i burdèl e par j' imbariég. 
C'è un Signore per i bambini e per 
gli ubbriachi (che li protegge nelle 
cadute). 

Imbarlé, prt., agg. Fuori squadro. 

Imbarlèr, tr. Mettere fuori squadro 

Imbarcare (di assi). 



I rfl. Andar fuori squadro, Storcersi. 

Prt. Imbarlé 

PI. — é 

P. — éda 

PI. F. — édi. 

(E* una deformaz. di imbarcare, nel 

signif. di incurvare il legname per la 

costruz. delle barche. V. DEI). 

Imbartucé, agg. prt. Incappucciato, 
Imberrettato. 
PI. Imbartucé 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Imbascèda, sf. (V. Imbasciéda). 

Imbasciadór, sm. Ambasciatore. 
PI. Imbasciadùr. 

Imbasciéda, sf. Ambasciata, Comu- 
nicazione per interposta persona. 
PI. Imbasciédi. 

Imbastardir, tr., int. Incrociare, Imba 
stardire. [ rfl. Trahgnare. 
Prt. Imbastardi 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Imbastidura, sf. Imbastitura. 
PI. Imbastidùr. 

Imbastir, tr. Imbastire, Appuntare. 
Prt. Imbastì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

(Dalla rad. germanica bast-« scorza » 
da cui l'idea di intrecciare con fibre). 

Imbàtass, rfl. Abbattersi, Incontrarsi 
per caso. 
Prt. Imbatù 
PI. — ù 
F. — uda 
PI. F. — udi. 

Imbatù, (v. Imbàtass). 

Imbavacé, agg., prt. Bagnato di bava 
PI. Imbavacé 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Imba^èl, agg. Imbecille. 
PI. Imba?;èl 
F. — èia 
PI. P. — èli. 

Imba^uclì, agg. Acciocchito, Inton- 
tito, Intupidito. 
PI. Imba^uclì. 
F. — ida 



IMBA 



190 



IMBI 



PI. F. — idi. 

Imbu^ucliss, rfl. Acciocchirsi, Cade- 
re in uno stato di sonnolenza, di stor- 
dimento. 
Prt. Imba^uclì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Imbché, sf. Imbeccata (sia in senso 
reale che figurato). 
PI. Imbché. 

Imbchér, tr. Imbeccare ( sia in senso 
reale che figurato). 
PI. Imbuché. 
PI. — è 
F. — éda 
PI. P. — édi. 

Imbducér, tr. Impidocchiare. 
Prt. Imbducé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Imbérc, sm. Imbarco. 
PI. Imbèrc. 

[ Truvé' l'imbérc, Trovare il mezzo di 
trasporto. 

Imbès-cia, sf. Bile^ Eccitazione, Rab- 
bia, Furore bestiale. 
PI. Imbès-ci. 

Imbianchèda, sf. Imbiancata. 
PI. Imbianchédi. 

Imbianchén, sm. Imbianchino, Co- 
lui che tinteggia. 
PI. Imbianchén. 

Imbianchér, tr. Imbiancare, Dare il 
bianco. 

Prt. Imbianché 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Imbiavè, agg., prt. Abbiadato. Nu- 
trito di biada ( di avena, orzo, fava). 

Imbiavér, tr. Abbiadare. Nutrire a 
biada. 

Prt. Imbiavè 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Imbicadòr, sm. Imbeccatore, Bravo 
nel dare l'imbeccata. 
PI. Imbicadùr 
F. — óra 
PI. F. — òri. 



Imbichèda, prt. (v. Imbichér) , sf. 
Imbeccata ] Atto dell'imbeccare. 
(E' più dialettale «imbché»). 
PI. Imbichédi. 

Imbichér, tr. Imbeccare. 
Prt. Imbiché 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Imbiglir, tr. Arrabbiare, Far diven- 
tar furente. 
Prt. Imbigli 
PI. — ì 
P. — ida 
PI. F. — idi. 
(Da « biglia», bile). 

Imbjité, agg., prt. Abbiettato. Ferma- 
to con bietta, zeppa. 
PI. Imbjité 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Imbjitèda, sm. Abbiettata. Operazio- 
ne del mettere una o più « biette » 
(V. Imbjitér). 
PI. Imbjitédi. 

Imbjitér, tr. Abbiettare, Fermare me- 
diante «bietta», (v. Bièta). 

Imbindulér, tr. Abbindolare. Imbro- 
gliare. Raggirare. 

Imbirì, agg. Accigliato. 
PI. Imbiri 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Imbis-cìr, tr. Imbestialire. 
Prt. Imbis-ci 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Imbis-cìss, rfl. Imbestialirsi. 

Imbiudè, sf. Impiastro di biuta e 
stoppa. 
PI. Imbiudè. 

Imbiudèr, tr. Lutare, Imbiutare. Spal- 
mare di malta, luto | Spalmare di biu- 
ta una fasciatura di stoppa. 

Imbiundìss, rfl. Imbiondirsi, Farsi 
biondo, Diventar biondo. 
Prt. Imbivmdì 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Imbizariss. rfl. Imbizzarrirsi, Far 
bizze. 



IMBI 



191 



IMBR 



Prt. Imbi?ari 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Imbiziòn, si. Ambizione, Albagia, Pre- 
sunzione. 
PI. Imbiziòn. 

Imbiziò^, agg. Ambizio.so, Superbo, 
Vanitoso. 
PI. Imbiziùs 
F. — ò§a 
PI. F. — ò§i. 

Imblan^r, tr. Bilanciare, Mettere in 
bilico. 

Prt. Imblan^é 
PI. — è 
P. — èda 
PI. F. — èdi. 

Imblida, sf. Abbellimento. 
PI. Imblidi. 

De' un'imblida, Abbellire. 

Imbllr, tr. Abbellire. Ritoccare, 
Truccare (allo scopo di abbellire) | 
rfl. Farsi bello ' Cominciar a esser 
bello. 
Prt. Imbli 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Imblitcda, sf. Imbellettatura. 
PI. Imblitèdi. 

Imblitér, tr. Imbellettare, Dare il bel- 
letto. 

Prt. Imblité 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Imbraghèr, tr. Imbracare, Mettere la 
braca o imbraca a animali come ca- 
valli asini, muli e mucche, nonché a 
uccelli da richiamo, specialmente stor- 
ni e allodole. 
Prt. Imbraghé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Imbranchèr, tr. Imbrancare, Riunire 
a branco | Rimbrancare. 
Prt. Imbranché 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 



Imbra^èda, agg., prt. « Embriciata » 
Bagnata in superficie. Detto della terra 
dopo che ha piovuto e l'acqua non è 
penetrata in profondità. 
(Dal lat. «ìmber », pioggia dirotta). 

Imbréga, sf. Imbraca, Braca, Rite- 
gno di corregge di cuoio che si mette 
in corrispondenza della vagina delle 
mucche appena terminato il parto per 
trattenere la eventuale fuoruscita del- 
l'utero. L'imbraca si mette pure ad 
animali da tiro per meglio trattenere 
la spinta in avanti (specialmente in 
discesa) del traino, nonché a uccelli da 
richiamo, a colli di mercanzia e ad 
alberi che vengono abbattuti median- 
te la trazione di un trattore. 

Imbrinè, agg. e prt. Coperto di brina. 
PI. Imbrinè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Imbriglile, agg. e prt. Coperto di 
briciole. 
PI. Imbri§ulè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Imbrité, agg., prt. Innamorato cotto, 
che ha la « breta », cioè la cuffia. 
PI. Imbrité 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Imbritcr, tr. Innamorare, Far pren- 
dere la cotta (in amore). 

Imbrój, sm Imbroglio, Trucco, In- 
ganno. 
PI. Imbrój. 

Imbrucadùra, sf. Chiodatura. 
PI. Imbrucadur. 

Imbruchèda, sf. Gelata. 
PI. Imbruchédi. 

Imbruchér. tr. Inchiodare, Chioda- 
re, I (F.) Azzeccare, Coglier nel segno. 
Prt. Imbruché 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Imbru.ié, prt., agg. 
Imbrogliato, Confuso, Smarrito j Astru- 
so (di discorso). | Offuscata (vista). 
I Annebbiato (cielo, tempo, vela). [ Mi- 
metizzato (con frasche e accorgimenti 
vari). 



IMBR 



192 



IMBU 



(V. Imbrujér). 

Imbrujèr, tr. Imbrogliare, Ingannare 
I Mascherare con frasche ' Ingarbu- 
gliare, Confondere. 
Prt. Imbrujè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Imbrujér, sm. Intrico, Groviglio. 

Itnbrujòn, sm. Imbroglione. 
PI. — ón 
F. — óna 
PI. F. — óni. 

Imbrunì, sm. Crepuscolo, Imbrunire. 

Imbrunidùra, sf. Patina scura data 
alle armi perchè non arrugginiscano. 
PI. Imbrunidùr. 

Imbrunir, tr. Abbrunire. | Abbruna- 
re (non nel senso di mettere il lutto). 
Prt. Imbrunì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 
(Lat. med. burnire, brunire. GLE). 

Imbrustì, agg., prt. Gremito, Letteral- 
mente coperto di insetti, macchie, o 
pallini di fucile da caccia | Brulicante. 
PI. Imbrustì 
P. — ida 
PI. F. — idi. 
(v. Bxost). 

Imbrustìr, tr., int. Diffondere, Infe. 
stare, Disseminare. 
Prt. Imbrustì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Imbrustìss, rfl. Gremirsi, Popolarsi 
fino all'inverosimile. 
Prt. (V. Imbrustì). 

Imbrutìda, sf. Imbruttiniento. 
PI. Imbrutidi. 

Imbrutir, tr. Imbruttire, Disabbel- 
lire, Far brutto, Render brutto. 
Prt. Imbrutì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Imbruvaldèda, sf. Sbrodolata, Imbro- 
dolata. 
PI. Imbruvaldèdi. 

Imbruvaldér, tr. (V. Imbruvaldess). 



Imbruvaldéss, rfs. Imbrodolarsi. 
Prt. Imbruvaldé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

(Forse dal lat. med. brodum, acqua 
di concia, DEI). 

Imbua^èda, sf. Intonacatura di ster- 
co di mucca; Imbuinata. 
PI. Imbuazédi. 
(v. Bua^a). 

Imbua^ér, tr. Intonacare, Chiudere 
fessure con sterco di mucca. Imbovi- 
nare. Spalmare con sterco di mucca. 
(v. Buaja). 
(Imbuire, sec. XVII). 
Prt. Imbuajé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Imbucadùra, sf. Apertura( di un tu- 
bo). 
PI. Imbucadur. 

Imbucér, tr. Imbottigliare, Mettere 
in bottiglia. I (F). Imbottigliare, Co- 
stringere in uno spazio restretto. ' 
Chiudere. 
Prt. Imbucé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Imbuchér, tr. Imbeccarn j Imboccare 
Prt. Imbuché 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

I Imbuchéss int òn. Trovarsi a faccia a 
faccia con uno. 

Imbulsiss, rfi. Imbolsire, Divenir bol- 
so. 

Prt. Imbulsì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Imbunìr, Imbonire (nel senso di mi- 
gliorare terre, animali) ! Abbonire, 
Rabbonire | rfl. Mitigarsi, Raddolcirsi, 
Placarsi, del tempo e della stagione ] 
Rimettersi in salute. 
Prt. Imbunì 
PI. — ì ^ 
F. — ida 
PI. F. — idi. 



IMBU 



193 



IMMA 



Imburasché, prt., agg. Burrascoso. E' 
detto del tempo che si prepara per far 
burrasca. 

Imburér, tr. Infangare con brago, 
fanghiglia nera. (y. Bòra). 
Prt. Imburé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Imburir, (Rimburir), imp. Abbuia- 
re, per annuvolamento. 
Prt. Imburì, o Rimburi 
F. Imburida, o Rimburida 

Imburiss, rfì. Oscurarsi (detto del 
cielo), Rabbuiarsi. 
Prt. Imburì. 

Imbumadè?, sm. Fuliggine. 

Imburnér, tr. Annerire (con polvere 
di carbone, con fuliggine o con bruni- 
ce). 

Prt. Imburné 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

(Come l'it. ant. Imbrunire, dal lat. med. 
burnire, brunire. GLE). 

Imbusanér, tr. Ficcare j (F.) Nascon- 
dere. 

] Ind s' èl imbusané? Dove si è fic- 
cato? I Dove si è nascosto? 
Prt. Imbusané 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(Da « bu§ », buco). 

Il dialetto, quando deve esprimere l'idea 
o l'azione di « mettere dentro », o « fic- 
care in un buco », usa anche « fiche' » 
« instiché' », « intané' », « mètar in... ». 

Imbuschè, agg. Coperto di frasche, 
di vegetazione j Troppo alberato. 
Lat. med. imboscatus (detto di una 
via, come si usa ancora in dialetto). 
(V. GLE a «via»). 
PI. Imbuschè 
F. — éda 
PI. F. — éda. 

Imbuschéda, sf. Imboscata, Agguato. 
PI. Imbuschédi. 

Imbuschér, tr. Imboscare, Sottrarre 
al servizio di guerra, tenendo il soldato 
in ospedali, e uffici dalle retrovie ] 
Rendere simile a un bosco. Alberare 



esageratamente un campo. 
Prt. (V. Imbuschè). 

Imbusiss rfl. Bacarsi : Cariarsi Ton- 
chiarsi. 
Prt. Imbusì 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Imbu§mér, tr. Imbozzimare. Passare 
la « bòsma » (v. Bò§ma). 

Imbutèr, tr. Imbottare, Mettere nel- 
la botte (il vino). 
Prt. Imbuté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Imbutida, sf. Coperta imbottita. Tra- 
punta. 
PI. Imbutìd. 

Imbutidùra, sf. Imbottitura, Modo e 
atto di imbottire. 
PI. Imbutidùr. 

Imbutir, tr. Imbottire, Rimpinzare. 
; rfl. Rimpinzarsi ' Imbottirsi di panni. 
Prt. Imbuti 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Imbuvazéda, sf. Intonacata di bovi- 
na, Spalmata di bovina. 
PI. Imbua^di. 

Imbuva^ér, tr. Intonacare con bo- 
vina. Spalmare di bovina. 
Prt. Imbuva?é 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(v. Buva^a) 

Immajéss, rfl. Impigliarsi nella rete, 
fra le maglie, nel tramaglio. 
Prt. Immajè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Immalghér, tr. Coinvolgere. Ficcare 
in una faccenda non chiara. 
(V. Immalghéss). 

Immalghéss, rfl. Impelagarsi. 
( Viene da « mélga » ; « mètass int una 
mèlga», (F.) Ficcarsi in un melicaio). 
Prt. Immalghé 
PI. — è 
F. — éda 



IMMA 



194 



IMPA 



PI. F. - édi. 

Immaltéda, sf. Lutatura. 
PI. Immaltèdi. 

Immaltér, tr. Lutare. Intonacare con 
mota, o mota e pula insieme, Ammal- 
tare. 

Prt. Immalté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Immaltér, tr. Infangare, 'v. Mélta). 
; Insaccare (v. Malèt). 
Prt. Immalté 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Immamé, agg. Tutto mamma. 
! E§ar immamé, E.sser tutto mamma. 
PI. Immamé 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Immancàbil, agg. Immancabile, Pun- 
tuale. 

PI. Immanchèbil 
F. — àbila 
PI. F. — àbili. 

Immancabilmént, aw. Immancabil- 
mente. 

Immanghé, agg. prt. Manicato. 
(V. Immanghér). 

Immanghér, tr. Immanicare. 
Prt. Immanghé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Immardér, tr. Lordare, Sporcare con 
feci, sterco. 
PI. Immardé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. ^ édi. 

Immas-cèr, tr. Incastrare. 
Prt. Immas-cé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Immatimént, sm. Impazzimento, Di- 
sturbo, Perdita di tempo 1 Seccatura. 
Prt. Immatimént. 

Immatìr, int. Impazzire, Fare dell'im- 
pazzimento. 

Immatiss, rfl. Incapponirsi, Ostinar- 
si. 



Prt. Immati. 

Imma?inér, tr. Immaginare, Suppor- 
re, Ritenere. 
Prt. Immagine 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Immlagfulè, agg. Viscoso. Viscido 
PI. Immlagulè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(Da Mlégula). . 

Immlèr, tr. Immelare, Cospargere di 
miele. 
Prt. Immlé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Immurbjir, tr. (v. Rimmurbjìr), Am- 
mollire, Ammorbidire. 
Prt. Immurbjì 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — édi. 

Immurcèr, tr. Annerire con morchia 
I Sporcare di morchia. 
Prt. Immurcé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Immurcèr, sm. Morcume. 
(V. Murcia). 

Immurir, tr. Abbronzare. 

Immu§arlér, tr. Imbrattare. 
Prt. Immurarle 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 
(Da Musarèla). 

Immusì, agg., prt. Immusito. Imbron- 
ciato. 

PI. Immu§ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Impacéss, rfl. Pacchiarsi. Mangiare 
con gusto ] (F.) Divertirsi enorme- 
mente. 
Prt. Impacé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Impaciare, agg., prt. (v. Impaciarér). 

Impaciàrér, tr. Infangare. Sporcare 
con fajigo, Imbrattare. 



IMPA 



195 



IMPA 



Prt. Impaciare 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Impadruniss, rfl. Impadronirsi, Im- 
possessarsi. 
Prt. Impadruni 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

I Impadrvmiss dia ca (detto di cane o 
di gatto), Farsi di casa, Diventare di 
casa. 

Impajaré, agg., prt. Appagliato. Che 
è stato messo nel pagliaio. Detto di 
fieno, paglia, cime di granturco, ecc. 
PI. Impajaré 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Impajarér, tr. Appagliaiare. 

Impajé, agg., prt. Impagliato. Detto 
del grano quando fa troppa paglia a 
tutto scapito della spiga. 
PI. Impajé. 

Impaièda, sf. Impagliata, Impaiolata. 
Pranzo in occasione di battesimo. 
(Vedi per la comprensione di questo 
vocabolo la voce Moj). 

Impajér, tr. Impagliare, Rivestire di 
paglia. 
Prt. Impajé 
PI. — é 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Impajmè, prt., agg. Invischiato, Im- 
paniato. (Da Péjma, pania). 
PI. Impaimè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Impaladura, sf. Palatura, Lavoro del 
palare. 
PI. Impaladùr. 

Impalè, agg. e prt. Impalato | Che 
sembra un palo, Che non sa muoversi, 
Che è impacciato [ Sorretto con palatu- 
ra, Palato. 
(V. Impalér). 

Impalèr, tr. Impalare, Sorreggere con 
pali. Palare. 
Prt. Impalé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 



Impaline, agg. e prt. Impallinato, Fe- 
rito con pallini [ agg. Segnato con 
biffe. 

Impalinér, tr. Impallinare, Colpire con 
pallini, senza uccidere, Ferire con pal- 
lini. 

Prt. Impaline 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Impalughiss, rfl. Appisolarsi. Corri- 
sponde al toscano appalugare (appiso- 
larsi), all'umbro appaliginasse (addor- 
mentarsi) e si accosta all'aretino ap- 
pliginare (vederci male, detto di chi 
guarda e non riesce a discernere (v. 
DEI, a «balugine»). 
Il ravennate, del sec. XVII, à « palu- 
gar », cominciare a prendere sonno, 
(v. Aruch, op. cit.). 

Impanér, tr. Panare, Rinvolgere nel 
pangrattato. Impanare. 
Prt. Impané 
PI. — è 
F. — éda 

Impapé, agg. e prt. Tale è il bambi- 
no (e anche il lattonzolo) che ha rice- 
vuto una supernutrizione di pappa. 
PI. Impapé 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Imparchè, m. Causa, Motivo. 
I Parsòna d'imparché. Persona che sa 
il fatto suo. Questo « d'imparché » è 
certo un vecchio « de parche », cioè 
del perchè, nel senso: che deve ren- 
dersi conto di ogni perchè (di ogni co- 
sa), o vuole rendersene conto. 
Troviamo infatti: « Zénta d'impar- 
ché », Gente autorevole, Gente impor- 
tante, o che si atteggia a tale. 

Imparèr, tr. Imparare, Apprendere j 
Sentir dire. Apprendere. 
Prt. Imparé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Imparintèr, tr. Apparentare, Impa- 
rentare. 
Prt. Imparinté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 



IMPA 



196 



IMPI 



Impa^ìr, int. Appassire, Sfiorire, Av- 
vizzire. 
Prt. Impasì 
PI. — ì 
P. — ida 
PI. F. — idi. 

Impastrucé, a^g., prt. Impiastriccia, 
to I Infangato. 
PI. Impastrucé 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 

Impasti^ér, tr. Impastare (Non si usa 
per il pane e la pasta). 
Prt. Impastile 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 
(v. Pastrucér). 

Impatér, tr. Impattare, Far patta. 
I Accadere. 
Prt. Impaté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

I U m' impatarà coma... Mi capiterà 
come... 

Impaurir, tr. Impaurire, Spaventare 
Prt. Impauri 
PI. — i 
F. — ìda 
PI. F. — idi. 

Impaviré, agg. prt. Impagliato (det- 
to di sedie, fiaschi, damigiane, ecc.). 
(v. Impavirér). 

Impavirèr, tr. Impagliare. Rivestire 
con cordicella attorcigliata, di foglie di 
canna o di foglie di erba palustre (v. 
Pavira) sedie, fiaschi, damigiane. 
Prt. Impaviré 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Impavurir, (v. Impaurir). 

Impèc, agg. e prt. Impigliato, Aggan- 
ciato, Appeso. 
PI. Impèc 
F. — a 
PI. F. — hi. 

Impègn, sm. Impegno. 
PI. Impègn. 

Imper, sm. Impero. 
PI. Impìr. 

Imperatdr, sm. Imperatore. 



PI. Imperatur. 

Imperiél, agg. Imperiale. 
PI. Imperici 
F. — èia 
PI. F. — èli. 

Impét, aw. Di fronte, Davanti. Di- 
rimpetto. 

j De' imF>et, Capitare di fronte, Andare 
a imbattersi... 

(It. di Ravenna, 1637 impeto, di fron- 
te). 

Impi, avv. In piedi. 

Impiànt, sm. Prato di erba medica. 
PI. Impiént. 

I Simnè' l'impiànt, Seminare il medi- 
caio. 

Impiànt, sm. Impianto j Collocamen- 
to a dimora di piante | Sistemazione 
di una fabbrica. | Erezione di pali. 
PI. Impiént. 

Impiantér, tr. Costruire e arredare 
del necessario (fabbriche, opifici, can- 
tieri), Istituire. 
Prt. Impiantè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Impiantéss, rfl. Attecchire. Accestire. 
I (F.) Sistemarsi. 
Prt. Impiantè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — èdl. 

Impiàstar, sm. Impiastro, Empiastro 
I (F.) Persona molesta o malaticcia. 
PI. Impièstar. 
(Lat. emplastrum). 

Impiastrèr, tr. Impiastrare, Impia- 
stricciare. 
Prt. Impiastré 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 

Impichér, tr. Impiccare | Impigliare 
I Appendere. 
Prt. Impiché 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(Lat. med. apicare, attaccare, GLE). 

Impichitér, tr. Piantar biffe o paletti, 
cioè « pfchet », per lavori di delimi- 
tazione di terreni, o impianto di frut- 



IMPI 



197 



IMPI 



teti e di fabbricati. 
Prt. Impichité 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Impidimént, sm. Impedimento, Osta- 
colo. 
PI. Impidimént. 

Impidir, tr. Impedire, Ingombrare, 
Ostacolare, Impacciare. 
Prt. Impidì 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Impiè, agg., prt. Rappreso. Aggruma- 
to I Rappreso. 

I <' Ròba impièda » è la pioggia gelata 
che non è ancora neve. 
PI. Impiè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Impièda, sf. Rassodatura, Rappigliata 
PI. Impiédi. 

Impièg, sm. Impiego. 
PI. Impjìg. 

Impìèghé, sm. agg. prt. Impiegato. 
PI. Impieghè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Impieghèr, tr. Impiegare, Mettere in 
tm impiego, in un ufficio. 

Impiér, tr. Cagliare, Coagulare, Rap- 
prendere (latte, sangue) | Raggelare 
(acqua). Rappigliare. 
I Accendere. Rafforzativo di « apiér ». 

Impignér, tr. Impegnare | Pignorare 
I Dare in pegno | Sequestrare al debi- 
tore. 

Prt. Impigné 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(Lat. med. impignare. GIìE). 

Impignurér, tr. Pignorare. Mettere 
sotto sequestro roba di debitore insol- 
vente. 

Prt. Impignuré 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(Dal lat. pignorare). 

Impig^ìss, rfl. Impigrirsi. 
Prt. Impigrì 



PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Impigulér, tr. Impegolare | Impeciare. 
(F.) Impelagarsi. 
(It. ant. sec. XIV, impegolare), 
(v. anche Pigulón). 

Impilimèss, rfl. Impennarsi. E' nel- 
l'uso venatorio, per dire che l'uccello 
si alza con volo quasi verticale. 
Prt. Impiluné 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Impinir, tr. Riempire. 
Prt. Impinì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Impir, tr. Empiere. Far pieno. Riem- 
pire. 

Prt. Impi' 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 
(Lat. implere). 

Impiruchèr, tr. Imparruccare ] infioc- 
care, Parare a festa. 
Prt. Impiruché 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Impiriiléda, sf. Modulazione del fi- 
schio degli uccelli e dell'uomo. 
PI. Impirulédi. 

Impirulér, tr. Attorcigliare | int. Mo- 
dulare il canto, il fischio. 
Prt. Impirulé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

I Fé' dal j' impirulédi, Cantare con mo- 
dulazioni, can variazioni melodiose. 

Impiscè, agg., prt. Orinato. Bagnato 
di orina, Impregnato di orina. 
PI. Impiscè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Impiti, agg., prt. Impettito, Col petto 
in fuori. 
PI. Impiti 
F. — ida 
PI. F. — idi. 



IMPI 



198 



IMPR 



Impitruglié, agg. e prt. Unto con pe- 
trolio, Sporco di petrolio. « Petroliato » 
PI. Impitruglié 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Implume, prt. Cosparso di piume, di 
piumino. 
PI. Implume 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Irapiumèss, rfl. Cospargersi di piume, 
(v. Implume). 

Impivaré, agg. Pepato, 
(v. Impivarér). 

Impivaréda, sf. Condita di pepe. Im- 
pepata. 
PI. Impivarédi. 

Impivarér, tr. Impcpare, Condire con 
abbondanza di pepe. 
Prt. Impivaré 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Implachéda, sf. Appiccicata | Imbrat- 
tata. 
PI. Implachédi. 

Implachér, tr. Appiattare, Ridurre a 
cosa piatta | Attaccare. Appiccicare una 
cosa molle, mota, frutta fradicia, frut- 
ta molle, pomodori, ecc. 
Prt. Implaché 
PI. — è 
F. —éda 
PI. F. — édi. 

Impné, sf. Impennata j Minaccia di 
colpire. 
I De' l'impné. Avventarsi ] Minacciare. 

Impnèss, rfl. Impennarsi, Inalberarsi 
Prt. Impné 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Impanar, tr. Imporre j Intimare | Co- 
mandare I Costringere ] Obbligare. 
Prt. Impòst 
PI. Impóst 
F. Impòsta 
PI. F. Impósti. 

Impòsta, sf. Impronta, Orma. 
PI. Imposti. 

Impradghìr, tr. Impratichire. 
Prt. Impradghì 
PI. — ì 



F. — ida 
PI. F. — idi. 

Impradì, agg. Indurito, Coagulato. 

Uvar impradi, Mammella (di anima- 
le) indurita, (perchè il latte non può 
uscire). (For.se deriva da « pre », mat- 
tone). 

Impradiss, rfl. Indurirsi Coagularsi 

Cagliarsi. 

Imprastér, tr. Prestare, Dare in pre- 
stito. 

Prt. Imprasté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Imprémar, tr. Imprimere (nella men- 
te). 

Prt. Imprè^ 
PI. — èf 
F. — è§a 
PI. F. — è§i. 

Impré§, agg.. prt. Cagliato, Coagula- 
to, Rappreso. 

I Lat. imprès. Latte cagliato. 
I Roba imprèsa, Roba coagulata Ne- 
vischio. 

I E' fa dia roba imprèsa, Piove del ne- 
vischio. 

Imprèsa, sf. Cagliamento j Coagulo 
j Caglio. 

I De' l'imprèia a e' lat. (Alla lett. Dare 
il caglio al latte). Mettere il caglio 
nel atte. 

Impreféri, sm. Impresario. 
PI. Impre§èri. 

Imprefion, sf. Impressione Spaven- 
to, Paura | Sensazione. 
PI. Imprefion. 

Impre§iunàbil, agg. Impressionabile. 
PI. Impre§iunèbil. 
F. — àbila 
PI. F. — àbili. 

Imprcfiunèr, tr., intr. : Impressiona- 
re 1 Commuovere \ Turbare ! Spaven- 
tare. 

Prt. Impre§iuné 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Impresi, sm. Imprestato. Mai usato 
con questo significato. Si usa invece 
« préstit » e « pia§é ». E' usato solo nel- 
la forma avverbiale Ande' imprèsi. 



IMPR 



199 



IMPU 



Andare in prestito j Tu' imprest, Pren- 
dere a prestito | De' imprest, Dare a 
prestito. 

Imprestè, prt., agg. Imprestato, Pre- 
stato. 

I De imprastè, Giorni prestati, presta- 
ticci. Sono gli ultimi tre giorni di mar- 
zo e i primi tre di aprile. E' contro- 
versa la credenza se siano fasti o ne- 
fasti ai lavori agricoli. 
(V. Imprestér). 

Imprestér, o Imprastèr, tr. Prestare, 
dare a prestito. 
Prt. Imprestè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Imprevèst, sm. Imprevisto | L'impre- 
vèst. L'imprevisto, Ciò che non si può 
prevedere | agg. Imprevisto, Impreve- 
duto, Inatteso, Inaspettato, Impensato. 
PI. Imprevèst 
F. — està 
PI. F. — esti. 

Imprignéda, sf. Impregnazione ] Im- 
pregnamente. 
PI. Imprignédi. 

Imprignér, tr. Impregnare (detto di 
animali) | Ingravidare. 
Prt. F. — éda 
PI. — èdi. 

Imprudènti agg. Imprudente, Incauto. 
PI. Imprudént 
F. — a 
PI. F. — i. 

Imprudènza, sf. Imprudenza. 

Imprónta, sf. Impronta, Orma, Se- 
gno, Traccia. 
PI. Imprónti. 

Imprupèri, .sm. Improperio. Maledi- 
zione. 
PI. Imprupèri. 

Impruvì^, agg. Improvviso, Subita- 
neo. 
I A l'impruvisa, All'improvviso. 

Impruvi^éda, sf. Sorpresa, Improvvi- 
sata. 

PI. Impruvi§édi. 

j Fé' un'impruvi§eda. Capitare all'im- 
provviso I Fare una soiiiresa. 

Impsoig^hi. aiin.. prt. Vescicoso. 
PI. Impscighì 
F. — ida 



PI. F. — idi. 

Impscighir, tr. Vescicare, Far venir 
vesciche j Irritare la lingua, o la bocca. 
Prt. Impscighì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Impstèda, sf. Impestata, Infezione ve- 
nerea. 
PI. Impstédi. 

Impstér, tr. Appestare, Ammorbare, 
Infettare. 
Prt. Impsté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Impugnadura, sf. Impugnatura. 
PI. Impugnadùr 

Impuléna, sf. Ampollina. 
, L'impuléna da l'oli. L'ampollina del- 
l'olio. 

« Impuléna » significa anche piaga, im- 
petigine. 
PI. Impulén. 
(Dal lat. med. ampulla, ampolla. GLE). 

Impultrunìss, rfl. Impoltronirsi, Im- 
pigrirsi. 

Prt. Impultrunì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Impunént, agg. Imponente | Autori- 
tario. Che dà soggezione. 
PI. Impunént 
F. — a. 
PI. F. — i. 

Impunite, sf. Impunità. 
Era concessa, dai tribunali pontifici, 
l'impunità a coloro che denunciavano 
i propri compagni di cospirazione. 
Il traditore godeva per poco dell'impu- 
nità, perchè veniva generalmente elimi- 
nato a pugnalate o a colpi di pistola 
corta dai compagni traditi. Per questo 
si diceva: Chi entra nelle sette gode e 
chi ne esce muore. 

Impuntèss, rfl. Fermarsi, Impuntar- 
si, Non voler procedere, Ostinarsi. 
Prt. Impuntè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Impurbiè, agg. Impolverato. 



IMPU 



200 



INAR 



(v. Impurbièr). 

Impurbiéda, sf. Impolverata. 
PI. Impurbiédi. 

Impurbièr, tr. Impolverare. Cospar- 
gere di polvere. 
Prt. Impurbié 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Impurchér, tr. Far coprire dal por- 
co, dal verro. 
Prt. F. Impurchèda 
PI. F. — édi. 

Impunnètar, (v. Purmètar). 

Impurtan^a, sf. Importanza. 
\ Déss dl'impurtànza, Darsi importan- 
za. 
PI. Impurtàn^. 

Impurtazión, sf. Importazione. 
PI. Impurtazión. 

Impurté, agK-. prt., (v. Impurtér). 

Impurtér, intr. Importare, Interessa- 
re, I tr. Importare, Introdurre dal di 
fuori. 

Prt. Impurté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Impu^èbil, agg. Impossibile. 
PI. Impufèbil. 
F. — a 
PI. F. — i. 

Impu^ibilité, sf. Impossibilità. 

Impufi^éss, rfl. Impossessarsi. Impa- 
dronirsi. 
Prt. Impusifé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Impustèr, tr. Impostare | Mettere in 
posta. 

Prt. Impusté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. P. — édi. 

Impustéss, rf. Appostarsi | Mettersi 
in agguato. 
Prt. Impusté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Impustor sm. Impostore. 
PI. Impustùr 



P. — 6ra 
PI. P. — òri. 

Impustùra, sf. Impostura, Calunnia. 
PI. Impustùr. 

Imputé, sm. Imputato. 
PI. Imputé 

Imputéca, sf. Ipoteca. 
PI. Imputèc. 

Im§urè, agg. prt. <v. Im§urér). 

Ini§uréda, sf. Misurazione. 
PI. Im.^urédi.. 

Im.surén, sm. Misurino. Piccola mi- 
sura ; e anche misura per la carica 
di armi da fuoco, e misura del latte. 
PI. Im§urén. 

Imsurèr, tr. Misurare. 
Prt. Im§urè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

In, pr. In. Nelle forme articolate 
acquista una t e diventa: Int e' = nel; 
int i nei; int la - nella; int al 
— nelle. 

Inacvarì, agg. Acquoso. 
PI. Inacvarì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Inacvarìss, rfl. Divenire acquoso (det- 
to di frutta e del cervello). 
I Ave' al ^arvèl inacvaridi (detto di 
chi dà segni di scemenza). 

Inagrir, int. Inagrire, Inacidire. 
Prt. Inagrì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi 
(v. Egar). 

Inalzèr, tr. Innalzare. (Più usato 
« al^r »). 

Inamurajión, sf. Innamoramento. 
PI. Inamura^iòn. 

Inamurè, agg. e sm. Innamorato, In- 
vaghito. 
PI. Inamurè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Inamurér, tr. Innamorare, Invaghire 
(v. Inamurè). 

Inarchér, tr. Inarcare, Piegare ad 
arco. 
Prt. é - 
PI. — è 



INAR 



201 



INCA 



F. — éda 
PI. F. — édi. 

Inarzinté, agg. Inargentato. 
PI. Inar?mtè 
F. — éda 
PI. F. — édi. ~ 

Inarzìntér, tr. Inargentare^ Coprire 
con strato di argento. 
Prt. Inar?inté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Inazarì, agg. Acciaiato. (V. Inazarìr). 
PI. Inamarì 
F. — ida 
PI. F. — idi 

Inazarìr, tr. Acciaiare. Rinforzare con 
acciaio parti di ferro come martelli, 
inciudini, mannaie, scalpelli. 
Prt. Inazarì 
PI. — ì* 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Incaculé, agg. Caccoloso, Cisposo. 
PI. Incaculé 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Incadiné, agg., prt. Incatenato. Lega- 
to a catena o con la catena. 
PI. Incadiné 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Incadinéda, sf. Incatenata. 
PI. Incadinédi. 

Incadinér, tr. Incatenare. 
Prt. Incadiné 
PI. — e 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Incàj, sm. Intoppo, Incaglio. 
PI. Incàj. 

Incajé, agg., prt. Incagliato. Inceppa- 
to. 

PI. Incajè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

La merce che non ha compratori è 
« Roba incajéda », e così è una ra- 
gazza che non ha più pretendenti. 

Incajèss, rfl. Incagliarsi | Incepparsi. 
(v. Incajé). 

Incalarè, agg., prt. Avviato. Messo in 
carreggiata | (F.) Instradato. 



(V. Incalarér). 

Incalarèr, tr. Avviare | Instradare ] 
Indirizzare. Avviare in una carriera, 
in un commercio, in ima professione 
I (F.) Mettere in carreggiata. 
Prt. Incalarè 
PI. — are 
F. — éda. 
PL F. — édi. 

I Incalaréss ben, (F.) Avviarsi su una 
buona strada. 

I Incalaréss mèi, (F.) Avviarsi, metter- 
si su ima cattiva strada. 
(Da Calerà). 

Incali^^nìr, tr. Cospargere di fuliggi- 
ne. Praticato in agricoltura come di- 
fesa contro le larve. 

Incalurìr, tr. Riscaldare [ Causare 
riscaldamento (per effetto di cibi o be- 
vande). Causare irritazioni alla bocca, 
alla gola, allo stomaco e all'intestino. 
Prt. Incaluri 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Incalzine, agg. prt. Incalcinato [ Im- 
brattato di calce ! Disinfettato con 
calce. 

PI. Incalvine 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Incal^inéda, sf. Incalcinatura. 
PI. Incalzinédi. 

Incalzinèr, tr. Incalcinare | Disinfet- 
tare con calce | Dare la calce. 
Prt. Incalvine 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Incaminèr, tr. Incamminare (F.) 
Mettere sulla retta via. 
Prt. Incaminé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Incamifè, agg. Incamiciato. Avvolto 
nelle glume. 

Detto del grano e del riso. 
PI. (manca) 
F. — Incami§éda 
PI. F. — edl. 

Incanalér, tr. Incanalare (detto di 
acque). Convogliare | Inalveare. 



INCA 



202 



INCA 



Prt. Incanalé 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Incancriniss, rfl. Incancrenirsi. 
Prt. — Incancrinì 
PI. — ì 
F. — Ida 
PI. F. — idi. 

Incanér, tr. Incannare, Sostenere con 
canne | Incannucciare (la pipa). Met- 
tere la cannuccia alla pipa [ A cau- 
sa dello scherzo che veniva fatto di fre- 
quente ai fumatori, di otturare il foro 
della cannuccia con un pezzetto di 
fiammifero di legno, « incané' la pepa 
a ón », significa anche otturare la can- 
nuccia a uno. 

Il modo di dire « al j' è pèp incanédi », 
sono pipe incannucciate, significa « so- 
no cose difficili ». 

Incànt, sm. Incanto. Meraviglia. 
PI. Inchént. 

Incanté, agg. Stup ideilo. Inesperto. 
PI. Incantè 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Incantèr, tr. Incantare, Abbagliare 
I Operare incantesimi. 
Prt. Incanté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Incantè^om, sm. Incantesimo, Incan- 
tamento. 
PI. Incantì§om. 

Incantéss, rfl. Incantarsi. Rimanere 
in ammirazione, in contemplazione. Ab- 
bagliarsi 1 Essere preso da incanta- 
mento. 

Incantunér, tr. Spingere verso un 
angolo. Costringere a stare nell'ango- 
lo. Tenere a bada in un angolo | Rin- 
cantucciare. 
Prt. Incantuné 
PI. — é 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Incantunèss, rfl. Rincantucciarsi ] 
Appartarsi. 
Prt. (v. Incantimér). 

Incaparlé, agg., prt. Avvolto nella cap- 
parella. 



Incaparlér, tr. Mettere la capparel- 
la j Gettare la capp. sulla testa. 
Prt. Incaparlé 
PI. — e 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

rfl. Incaparléss, Chiudersi, Avvolger- 
si nella capparella. 

Incapucé, prt. agg. Incappucciato. 
PI. Incapucé 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Incapucér, tr. Incappucciare. 
Prt. (v. Incapucé). 

Incaputé, prt. Incappottato. 
PI. Incaputè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Incàric, sm. Incarico, Incombenza, 
Compito. 
PI Inchèric. 

Incarichér, tr. Incaricare. 
Prt. Incariché 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Incarìr, tr. Rincarare. 
Prt. Incarì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Incarnazéda, sf. Atto e modo di met- 
tere il catenaccio. 

Incarna:fèr, tr. Mettere il catenaccio. 
Prt. Incarnazé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Incarnèda, agg. prt. Incarnata (detto 
di unghia). 
PI. Incamédì 

Incarté, agg.. prt. (v. Incartér). 

Incartér, tr. Incartare. Avvolgere con 
carta. 

Prt. Incarté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Incarugni, prt., agg. Intrisito, Avviz- 
zito, Vizzo, Incarognito. 
PI. Incarugnì 
F. — ida* 
PI. F. — Incarugnidi 



INCA 



203 



INCI 



Incarugnìss, rfl. Incarognire. Detto 
in senso fig. 
Prt. Incarugnì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Inca§, sm. Incasso. 
PI. Inchè§. 

Incanali, agg. Addomesticato, Che sì 
è affezionato alla casa. 
PI. Inca§alì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Incasaliss, rfl. Diventar di casa. 
Prt. Incasalr 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Incascé, prt., agg. Incassato (messo in 
cassa) ] Affondato, Incassato (vicolo, 
fiume strada) (F.) Incassato. 
PI. Incascé 
PI. F. — édi. 
F. — éda 

Incaspìr, int. Accestire. 
Prt. Incaspé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Incàstar, sm. Incastro. 
PI. Inchèstar. 
(Lat. med. incastrum. GLE). 

Incastrér, tr. Incastrare | Introdur- 
re, Conficcare, Commettere. 
Prt. Incastrè 
PI. — è 
PI. F. — édi. 
F. — éda 

Incativir, tr. Incattivire Viziare. 
Prt. Incativì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Incatraméda, sf. Incatramata, Spal- 
matura di catrame. 
PI. Incatramédi. 

Incatramèr, tr. Incatramare. Dare il 
catrame. 
Prt. Incatramè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Incavalèda, sf. Accavallamento. 



Incavalér, tr. Accavallare. 

Prt. Incavale 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Incavé, agg. prt. Incavato. Scavato, 
Cavo. Che presenta incavature. 
PI. Incavè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Incavéss, rfl. Cavarsi, Disimpegnarsi. 
I Incavé§am, Disimpegnarsi, Sapersela 
cavare. Riuscire. 
Prt. Incavé 

Incaviér, tr. Chiavardare. Collegare 
con chiavarde di legno Mettere ca- 
vicchi. 
Prt. Incavié 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Incénf, sm. Incenso. 
(Lat. med. incensum, GLE). 

Inchén, sm. Inchino. 
PI. Inchén. 

Inchèna, avv. Fino. Sino Inchèna 
che.... Fino a che... 

Inchèfa, aw., A causa. Per causa. 
! Inchè§a 'd, A causa di... ' Inchèsa che... 
Perchè... 

Inchinér, tr. Inchinare, Abbassare. 
Prt. Inchiné 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Inciacarér, tr. Infinocchiare, Imbro- 
gliare. Convincere con delle ohiacchere. 
Prt. Inciacaré 
PI. — è 
P. — éda 
PI. P. — édi. 

Inciarìr, tr. Schiarire, Rendere chia- 
ro. 

Prt. Inciari 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

(Lat. med. inclariri, schiarire. GLE; 
da cui anche il toscano « inchiarire » 
del XIII sec.). 

Inciavèr, tr. Inchiavare, Chiudere a 
chiave. Mettere sotto chiave. 
Prt. Inciavé 



INCI 



204 



INCR 



PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 
(v. Ciavér). 

Inciciuì o Inciciuvì (v. Inciciuviss). 

Inciciuviss, rfl. Allocchirsi. Diventare 
come un chiù. iUa. Ciù, chiù). 
Prt. Inciciuvì 
PI. — ì 
F. — ida. 
PI. F. — ida. 

Inciòn, pron. e agg. Nessuno. 
PI. Inciòn 
F. — óna 
PI. F. — óna. 

Inciòstar, sm. Inchiostro. 
(Lat. med. inclostrum. GLE). 

Incipriéda, sf. Incipriata. 
PI. Incipriéda. 

Incipriér, tr. Incipriare. 
Prt. Inciprié 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Inciuchir, tr. Inciucchire, Ubbriacare. 
PI — i 
F. — ida. 
PI. P. — idi. 
(Da Ciuca). 

Inciudéda, sf. Inchiodatura. 
PI. Inciudédi. 

Includer, tr. Inchiodare. 
Prt. Inciudé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

[ Armane' inciudé, (F. ) Rimanere di 
stucco. 

(Lat. med. inclodare e inchiodare. 
GLE). 

Inciurlèr, tr. Sporcare la faccia, il 
muso. Generalmente è usato nella for- 
ma riflessiva « inciurlé§ », sporcarsi, im- 
piastricciarsi. 
Prt. Inciurlé 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 
(Da Ciòrla). 

Inciusìr, tr. Insudiciare, Sporcare, In- 
sozzare. 
Prt. Inciu§ì 
PI. — ì 



F. — ida. 
PI. P. — idi. 

Inciuturér, tr. Tappare, Mettere II 
turacciolo. 
Prt. Inciuturé 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 
'Da Ciutùr). 

Incóntar, sm. Incontro I Scontro. 
PI. Incùntar. . 

Incontra, pr., avv. Incontro, Contro, 
Versa, In direzione di... 

Incora, avv. Ancora, Nuovamente. 

Incózan, sm. Incudine. 
PI. Incó?an. 

[ Incó?an da bàtar la fera, Incudinetta 
a fìttone che si ficca nel terreno e 
serve per affilare attrezzi da lavoro 
agricolo. 

(Lat. incudo incudinis; lat. med. an- 
cuzinis. GLE). 

Incrichér, tr. « Incriccare ; armare il 
cane del fucile per far fuoco. Verbo 
del dialetto romagnolo, che non è sui 
dizionari, ma assai esprimente », G. 
Mengozzi, op. cit., nota « a » p. 75. 

« Incrichéss ». Rimanere con qualche 
articolazione irrigidita p>er cause reu- 
matiche. Irrigidirsi. 

Incrinér, tr. Avvitare (v. Invidér). 

Incrispè, agg. Increspato, Aggrinzato. 
PI. Incrispè 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Incrispér, tr. Increspare, Accrespa- 
re { Aggrinzarsi. 

Incrònic, agg. Cronico. Detto di vec- 
chio paralitico, affetto da malattia in- 
curabile. 
PI. Incrònic 
F. — ònica 
PI. F. — ònichi. 

Incr5§. sm. Incrocio, Ibrido. 
Prodotto di un accoppiamento incro- 
ciato. 

PI. Incrù§. 
F. — éda 

(L'ibrido, di qualsiasi accoppiamento, 
generalmente infecondo, viene chiama- 
to anche « mul », mulo). 

Incrudiss, rfl. Incrudirsi. Detto di 
patate e legumi che, dopo essere stati 



INCR 



205 



INCU 



cotti, ritornano a indurirsi. [ Detto an- 
che del bucato che, dopo essersi asciu- 
gato, presenta un aspetto oscuro, di 
poco pulito. 
Prt. Incrudì . 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Incru§ér, tr. Incrociare j Accoppia- 
re due soggetti di razza o specie di- 
versa I Ibridare. 

(Il dialetto non distingue l'ibridazio- 
ne dall'incrocio). 

Incù, avv. e sm. Oggi. 
, D'incù ot, Da oggi a otto, Fra otto 
giorni j D'incù cvènd§. Fra quindici 
giorni. Da oggi a quindici, l E' de 
d'incù. Il giorno d'oggi. 

Incucér tr. Ficcare la testa dentro 
qualche cosa ' Entrare nella cuccia. 
Prt. Incucé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Incucéss, rfl. Accucciarsi j Piccarsi 
con la testa sotto le coperte. 
Prt. Incucé 
PI. — é 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Incucunèss, rfl. Conficcarsi, Ficcar- 
si dentro a modo di cocchiume. 
Prt. Incucuné 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

I Incucunèss cun la testa tra la seva, 
Andare a finire con la testa fra la 
siepe, 
(v. Cucón). 

Incudèss, rfl. Uscire tra le maglie 
con la coda (detto dell'anguilla e del 
buratello). 

Avvinghiarsi con la coda. Detto delle 
anguille e dei buratelli quando si av- 
vinghiano con la coda a uno stelo di 
canna palustre. 
Prt. Incudé 
PI. — é 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Inculèr, tr. Incollare 
Prt. Inculé 



PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Incumbén^a, sf. Incombenza, Incari- 
co. 
PI. Incumbén^. 

Incunijéda, sf. Copula fra conigli. 
PI. Incunijédi. 

Incunijér, tr. Dare il coniglio alla 
coniglia. 

Prt. F. Incunijéda 
PI. F. — édi. 

Inciinijéss, rfl. Fecondarsi, Impre- 
gnarsi (detto di coniglio). 

Incuntrèr, tr. Incontrare | Incogliere. 
Prt. Incuntré 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Inciintréri, sm. Contrario, Opposto, 
Inverso. 

Incupér, intr. Mettere il collo sotto. 
Detto dei buoi che si mettono sotto 
il giogo 1 (F.) Mettersi sotto; mettersi 
a lavorare. 

Incuragér, tr. Incoraggiare, Rincuo- 
rare. 

Prt. Incuragè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Incurduniss, rfl. Incordarsi. Indurir- 
si come corda. 
Prt. Incurdunì 
PI. — ì 

Incurèss, rfl. Curarsi, Prendersi cu- 
ra. Darsi pensiero. 
Prt. Incurè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Incurinì, agg. Libeccioso. Di libec- 
cio. 

Témp incurinì. Tempo libeccioso, Sta- 
gione libecciosa. 
(V. C^uréna). 

Incurinìss, rfl. Volgersi in libeccio, 
Cambiare in libeccio (detto del tem- 
po). 

Prt. Incurinì. 
(V. Curéna). 

Incumicér, tr. Inconocchiare. Fare 
il pennecchio, la connocchia (alla roc- 



INCU 



206 



INDI 



ca). 

Prt. F. — Incurnicéda 

PI. F. — éda. 

Incurniijér, tr. Incorniciare, Mettere 
in cornice. 
Prt. Incurni§é 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Incurpèss, rfl. Irrobustir.si (di ani- 
male o persona). 

j Ingrossarsi di femmina o donna che 
si ingrossa per gravidanza. 
Prt. Incurpé 
PI. — é 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Incurunaziòn, sf. Incoronazione. 
PI. Incurunaziòn. 

Incurunèr, tr. Incoronare, Mettere la 
corona. 
Prt. Incuruné 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Incusciént, agg. Incosciente ' Mal- 
vagio. 

PI. Incusciént 
F. — énta 
PI. F. — ènti. 

Incuzida, sf. Scontro, Cozzo. 
PI. Incu^ìdi. 

Incvarté, agg. Quartato. Detto di ani- 
male grasso. 

j Gras incvarté, Grasso quartato. 
Tutto grasso. 
PI. Incvarté 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Incvarcér, tr. Mettere il coperchio 
Coprire. Coprire col cappello, con una 
foglia di bardana, con un cencio, ecc. 
Prt. Incvarcé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Incvisizión, sf. Inquisizione. 

Ind, (composto di «in» e «dóv»). 
avv. Dove. Usato nelle interrogazioni. 
] Indo (altro composto di « in » e 
« dó(v) »}, Dove. 

Induv'èl? Dov'è egli? , Induv'èla? 
Dov'è ella? | Induv'èj, Dove sono essi? 



j Induv'èli? Dove sono e.sse? 

Indafaré, agg. Indaffarato, Affaccen- 
dato. 

PI. Indafaré 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Indarbé, aj^g-, prt. (V. Indarbés.s). 

Indarbéss, rfl. Sporcarsi, macchiarsi 
con erba. 
Prt. Indarbé 
PI. — è • 

F. — éda 
PI. F. — édi. 

Indarli, agg., prt. Rammollito (per 
vecchiaia). Infrollito (per vecchiaia). 
«Indarli» viene da intarlato (tarlato, 
corroso dai tarli) usato nel sec. XV, 
attraverso un « intarlito ». 
PI. Indarli 
F. — ìda 
PI. F. — idi. 

Indarliss, rfl. Infrollirsi (per età). 
(V. Indarli). 

Indiebité, agg. prt. Indebitato. 
E' più usato « Pi'd debit », pieno di 
debiti. 

Indebitèss, rfl. Indebitarsi. 
Prt. Indebite 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Indenèz, sm. Indennizzo. 
PI. Indenèz. 

Indeni?ér, tr. Indennizzare. 
Prt. Indeni?é 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Indentar, avv. Dentro, Addentro, En- 
tro. 
De' indentar, Mescolare Rimestare. 

Indibulìr, tr. Indebolire, Infiacchire. 
Prostrare. 
Prt. Indibulì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Indici^, agg. Indeciso, Irresoluto, In- 
certo, Titubante. 
PI. Indicìs 
F. — ci§a. 
PI. F. — ci§ia. 

Indicisidn, sf. Incertezza. Indecisione. 



INDI 



207 



INDÙ 



PI. Indici§ión. 

Indifarént, agg. Indifferente | Imper- 
turbabile. 
PI. Indifarént 
F. — énta 
PI. F. — ènti. 

Indifarénza, sf. Indifferenza \ Apatia 
j Impertubabilità. 

Indigést, agg. Indigeribile, Difficile 
da digerire. 
PI. Indigést 
F. — està 
PI. F. — èsti. 

Indire^, sm. Indirizzo. 
PI. Indirèz. 

Indu§ér, intr.' Indugiare. 

Indiri^r, tr. Indirizzare. 
Prt. Indirijé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Indispia^èr, intr. Dispiacere. 

Indivia, sf. Indivia (cichorium en- 
divia). 
PI. Indivji. 
(Lat. mend. indivia, GLE). 

Indìzi, sm. Indizio, Manifestazione. 
Segno, Segnale. 
PI. Indìzi. 

Indo, avv. Dove, Ove. 

Indóstria, sf. Industria, Fabbrica. 
PI. F. — Indóstriji. 

Indrénta, aw. Dentro, Addentro. (V. 
Indentar). 

I De' indrénta, Rimescolare | Mischiare. 
I De' indrénta a i bajóc. (F.) Spendere 
senza economia. 

Indrì, aw. Indietro. 
I De' indrì, Restituire. 
I De' d' indrì. Indietreggiare. 
I Caminé' ninz e indrì, Camminare a- 
vanti e indietro. 

I Armane' indrì. Restare, rimanere in- 
dietro. 

I La^é' indrì. Lasciare indietro, Omet- 
tere, Trascurare. 
I Tiréss indrì, (F.) Ritirarsi. 
I Indietreggiare. 

I Témp indrì. Tempo addietro. Tem- 
po fa, Una volta. 

I J'èn indrì. Gli anni addietro, Gli an- 
ni- passati. 

Indulént, agg. Indolente. 



PI. Indulént. 
F. — énta 
PI. F. — énta. 

Indulénza, sf. Indolenza. 

Indulì, agg. Indolenzito. 
PI. — Indulì. 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Indulidùra, sf. Indolenzimento. 
P. Indulìdùr- 

Indulìss, rfl. Indolenzirsi. 
Prt. (V. Indulì). 

Indulzir, tr. Addolcire, Rendere, dal- 
ce. 

Prt. Indulzi 
PI. — ì 
PI. F. — idi. 
F. — ida 

Induniss, rfl. Farsi donna. Indon- 
nire. 

Prt. Indunida. 
PI. Indunidi. 

Induré, agg. Dorato ^ Indorato. 
PI. Induré 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Indurèr, tr. Indorare, Dorare. 
Prt. Induré 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Indurir, tr. Indurire, Rassodare. 
Prt. Induri 
PI. — ì 
F. — ida 
P. F. — ida. 

Indurmént, agg. Addormentato, .^s- 
sopito, (F.) Tonto. 
PI. Indurmént 
F. — énta 
PI. F. — ènti. 

Indurmintèr, tr. Addormentare. 
Prt. Indurminté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

(It. ant. indormentare. Ricettario di 
Caterina Sforza). 

Indùs, sm. Indugio. 
(V. Mestrindù§). 

Indu§èr. int. Indugiare. 
Prt. Indu§é. 

Industrièss. rfl. Ingegnarsi, Adope- 



INDÙ 



208 



INFA 



rarsi. 

Prt. Industrie 
PI. - è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Industriò^, agg. Ingegnoso, Intrap- 
prendente, Industrioso. 
PI. Industriù? 
F. — ó§a 
PI. F. — ò§i. 

Indùv, avv. Dove (nelle interrogaz.). 
Indùv èl? Dov'è (egli)? | Indùv èia? Do- 
v'è (ella) ecc. (v. Ind). 

Indvén, sm. Indovino. 
PI. Indvén 
F. — éna 
PI. F. — éna. 

Indvinel, sm. Indovinello, Enigma. 
PI. Indvinel. 

L'indovinello popolare romagnolo è 
spesso un inganno per fare uno scher- 
zo, « un furmàj », un formaggio che, 
in senso figurato, significa scherzo... 
saporito. Eccone alcuni. 
I Induvinèl, induvinaia, chi fa l'òv int 
la paia? 

L'è la galèna. 

Merda in boca a chi eh' l'indvéna. 

A j ò, im budsén pznén pznén / che 
tén do fata 'd ven. 
I L'è l'òv! 

I Bè§a e' cui a Maciòl. 
Maciòl u n' gn' è. 
Bè§m e' cui a me. 

Chi èl e' pio ció§ dia ca? 

L'è la game. 

Bé^a e' cui a tu pé. 

Indvinel, m. Erba calderugia, Pie 
d'uccellino (Senecio vulgaris L.). 
Gallizioli, Op. Cit. 

Indvinér, tr. e int. Indovinare, Divi- 
nare, Predire, Presagire ' Azzeccare. 
Imbroccare. 

I Tire' a indviné' Cercare di indovina- 
re I Rispondere per tentativi. 

Infaflè, agg., prt. (V. infaflér). 

Infaflèda, sf. Impiastricciata (V. In- 
faflér). 
PI. Infaflédi. 

{ Déss un'infaflèda. Darsi un'impia- 
stricciata. 

Infafléss, rfl. Impiastricciarsi. (V. 
Fafìér). 



Prt. Inlaflé 
PI. — è 
F. — èda 
PI. P. — édi. 

Infaguté, prt. agg. Infagottato. Av- 
volto a modo di fagotto. 
PI. Infaguté 
F. — èda 
PI. F. — édi. 
(v. Fagòt). 

Infalèbil, agg. -Infallibile. 
PI. Infalèbil. 
F. — a 
Pi. F. — i. 

Infalsir, tr. Falsificare. 
Prt. Infalsì 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Infàm, agg. Infame. 
PI. Infèm 
F. — ama 
PI. F — ami. 

Infamèr, tr. Infamare, Denigrare. 
Prt. Infame 
PI. — é 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Infariné, agg. Infarinato. 
PI. Infariné 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Infarinèda, sf. Infarinatura, Atto ed 
effetto dell'infarinare. 
(P.) I Preparazione Conoscenza super- 
ficiale di una data materia dello scibile. 
PI. Infarinédi. 

Infarinèr, tr. Infarinare. 
Prt. Infariné 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Inf armari, sf. Infermeria. 
PI. Infarmarì. 

Infarmir, sm. Infermiere. 
PI. Infarmir 
F. — ira 
PI. F. — iri. 

Infamèl, agg. Diabolico, Infernale. 
PI. Infamèl 
F. — èia 
PI. F. — èli. 

Infartlè, agg., prt. Infrittellato, Mac- 



INFA 



209 



INFR 



chiato d'unto. 
PI. Infartlè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Infartléss, rfl, Infrittellarsi, Mac- 
chiarsi d'unto i vestiti. 
Prt. (V. Infartlè). 

Infavriss, rfl. Infebbrarsi. 
Prt. Infavri 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Infai^indè, prt., agg. Affaccendato, In- 
daffarato. 
PI. — é 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Infèma, pr. (V. Infèna). 

Infèna, pr. Fino, Perfino. 

Infént, agg. Finto. 
PI. Infént 
F. — énta 
PI. F. — ènti. 

Infér, intr. Misurare. Prendere le mi- 
sure. Questo V. è usato solo per il 
gioco delle bocce e altri giochi, 
j A j' infà?, Misuro, Prendo le misure. 
[ B§ògna inféjan, Bisogna misurare, Oc- 
corre prendere le misure, confrontare 
le distanze. 

I Infàjan, (imperativo). Misura. 
Prt. Infàt. 

Infèran, sm. Inferno 

lnfè§, sm. pi. Infissi. 

Infet, agg. Infetto. 
Pi. Infèt 
F. — età 
PI. F. — éti. 

Infèziòn, sf. Infezione. 
PI. Infezión. 

Infiamé, agg., prt. (v. ilnfiamèr). 

Infiamèr» tr. Infiammare. Causare in- 
fiammazione. 
Prt. Infiamé 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Infia^òn, sf. Gonfiore, Enfiagione. 
PI. Infia§òn. 

Infìér, tr. Gonfiare, Provocare gon- 
fiore. 
Prt. Infié 
PI. — è 



F. — éda 
PI. F. — édi. 

Lnfilér, tr. Infilare | Infilzare. 
Prt. Infilé 
PI. — é 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Infil^ér, tr. Infilzare | Traforare, Tra- 
figgere. 
Prt. Infil^é 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Infitir, tr. Infoltire, Infittire. 
Prt. Infiti 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Infiubèr, tr. Affibbiare. 
Prt. Infiubé 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Infiuchèr, tr. Infioccare. 
Prt. Infiuché 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Infraschè, agg., prt. Frondoso. Ricco 
di fronda. Che ha molta fronda | Che 
è molto alberato (detto di campo). 
PI. Infraschè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Infrignì, prt., agg. Indisposto. Di ma- 
lavoglia, perchè indisposto. Infrigno. 
Malaticcio. 
PI. Infrigni 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

(Da infronitus, ostile (?). Agnello, ecc. 
IX; GLE). 

Infrucèda, sf. Infilzata. Atto e modo 
di infilzare, di trafiggere. 
PI. Infrucedi. 

Infrucér, tr. Infilzare. 
] Forare con un ferro appuntito. 
Prt. Infrucé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Infrustèr, tr. Infilzare (V. Próst). 
Prt. Infrusté 



INFR 



210 



INGA 



PI. — e 
F. — èda 

Infruntér, tr. Azzeccare, Indovinare. 

Infughì, agg. prt. Rovente, Incande- 
scente, Infuocato. 
(V. Infughir). 

Infughida, sf. Arroventata. 
PI. Infughidi. 

Infughir, tr. Infuocare, Rendere in- 
candescente. Arroventare. 
Prt. Infughì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

[ Ro§ infughì. Affocato | rfl. Accalo- 
rarsi I Arrabbiarsi. 

Infunghè, agg. Affumicato, fumoso. 
PI. Infunghè 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 

Infunghèda, sf. Affumicata. 
PI. Infunghédi. 

Infunghèr, tr. Affumicare. 
Prt. Infunghè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 

Infurbiss, rfì. Scaltrirsi, Ammaliziar- 
si. 

Prt. Infurbì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F — idi. 

Infurché, agg. Inforcato. L'« infur- 
ché » era pure colui che nelle ore dispa- 
ri, dalla mezzanotte in poi, si metteva 
nei crociari di cinque o più strade e, 
stando col capo fra i due rebbi di una 
forca, vedeva impunemente sfilare le 
streghe. Al loro passaggio diceva: 
« Be' vega la barghé (Ben vada la bri- 
gata) » e loro rispondevano: «Be' stè- 
ga l'infurché » (Bene stia l'inforcato). 

Infurmajé, agg. e prt. Incaciato. Co- 
sparso di formaggio. Condito con for- 
maggio. 
PI. Infurmajé 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 

Infurmajèda, sf. Incaciata. 
PI. Infurmajédi. 

Infumiajèr, tr. Incaciare. 

Infurmazìón, sf. Informazione, Rag- 



guaglio. 

PI. Infurmazión. 

Infurmér, tr. Informare, Ragguaglia- 
re. 

Prt. Infurmé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 

Infurmighì, agg. prt. Intormentito. 
(V. Infurmighiss). 

Infurmighiss, rf. Informicolirsi, In- 
formicolarsi, Intormentirsi. 
Prt. Infurmighì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F — idi. 

Infume, sf. Infornata, Fornata. 
PI. Infume. 

Infurnér, tr. Infornare, Mettere nel 
forno 1 (F.) Ficcare dentro. 
Prt. Infume 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 
(Lat. med. infornare. GLE). 

Infur^inèr, tr. Infilzare con la for- 
chetta. 

Prt. Infurijinè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Infume, agg., prt. Infossato. Che for- 
ma come un fosso. Detto anche di 
collo piantato fra spalle alte | Fondo. 
PI. Infume 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Ingabané, agg. prt. Chiuso nella giac- 
ca. (Da Gabàna). 
PI. Ingabané 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Ingabuscèda, agg. Avvolta nella scor- 
za, nel mallo, nel guscio (detto di no- 
ci, avellane e mandorle). 
PI. Ingabuscédi. 

Ingagér, tr. e int. Cucire a mac- 
china. 
Prt. Ingagé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Ingalì, agg. Ringalluzzito, In frego- 



INGA 



211 



INGI 



la, In calore. 
PI. Ingali 
F. — ida 
PI. F — idi. 

Ingalìss, rfl. Ingalluzzirsi, Ringalluz- 
zirsi. 

Prt. Ingali 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F — idi. 
I Iló§ ingali, Rosso affocato. 

Ingambadùra, sf. Montatura (di fal- 
ce fienaia; V. Gàmb). 
PI. Ingambadùr. 

Ingàmbar, sm. Tanghero. 
PI. Inghèmbar. ' 

Ingambarlé, agg. prt. (V. Ingambar- 
lér). 

Ingambarléda, sf. Impastoiata ] Tra- 
nello (amoroso). 
PI. Ingambarlédi. 

Ingambarlér, tr. Impastoiare^ Lega- 
re con le pastoie. Avviluppare, Incep- 
pare I (F.) Adescare. Tirare a sé con 
arte, lusinghe | Irretire (in amore). 
Prt. Ingambarlé 
F. — éda 
PI. P. — édi. 

Ingambér, tr. Immanicare (la falce 
fienaia) | (F.) Congegnare. 
Prt. Ingambé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(v. Gàmb). 

Ingàn, sm. Inganno. 
I Trappola nella rete a cogolaria | Tra- 
nello. 

PI. Inghèn. 

I Sa' Zvàn e' dà l'ingan. San Giovanni 
punisce l'ingannatore, l'imbroglione. 

Inganadòr, agg. e sm. Ingannatore, 
Imbroglione, Impostore. 
PI. — ùr 
F. — óra 
PI. P. — òri. 

Ingarnéda, agg. Incarnata. Del colo- 
re della carne. 

(In « Alcuni Canti Pop. Rom. raccolti. 
da O. Guerrini » si trova « rò§a ingar- 
nadéna », rosa incarnatina). 

Inganèr, tr. Ingannare, Mistificare, 
Indurre in errore, Tradire la buona fe- 



de di qualcuno. Illudere, gabbare. 
Prt. — è 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Ingan^èr, tr. (v. Aganzér). 

Ingarbujér, tr. Ingarbugliare, Imbro- 
gliare 1 Confondere (le idee) | rfl. 
Rannuvolarsi (del tempo). 
Prt. Ingarbujé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Ingarì (v. Ingariss) | U s'è ingarì, 
Ha preso passione (a un lavoro). 

Ingariss, rfl. Operare con spirito di 
emulazione. Cercare di superarsi a vi- 
cenda. 
Prt. Ingarì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F — idi. 

Ingar^nì, prt. Intirizzito dal freddo. 
PI. Ingarzni 
F. — ida 
PI. F — idi. 

Ingarzniss, rfì. Intirizzirsi. 

Ingavagnéda, sf. Atto e modo di 
« ingavagnér ». Aggrovigliatura. 
PI. Ingavagnèdi. 

Ingavagnér, sm. Viluppo ] Imbro- 
glio I Confusione | Groviglio | Arruf- 
fìo. 

Ingavagnér, tr. Avviluppare, Arruf- 
fare, Aggrovigliare. Intricare. 
Prt. Ingavagné 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(V. Gavàgna). 

Ingènov, agg. Ingenuo } Innocente. 
PI. Inginuv 
F. Ingènuva 
PI. F. Ingenuvi. 

Ingcnuité, sf. Ingenuità. 
PI. Ingenuité. 

Inghibér, tr. Ingabbiare \ Mettere nel- 
la gabbia | Mettere sotto la gabbia. 
Prt. Inghibè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 

Ingiàn, sm. Indiano ] agg. Stupido. 



INGI 



212 



INGR 



1 Fé' l'ingiàn, Far lo gnorri, Fare l'in- 
diano, Far finta di non sapere. 
I L'è un ingiàn! E' uno stupido! 
PI. Ingién. 

Ingiavulì, iign., prl. Indiavolalo. In- 
furiato, Furibondo. 
(V. Ingiavuliss). 

Ing'iavuliss, rfl. Indiavolarsi, Infuriar- 
si. 

Prt. Ingiavuli 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F — idi. 

Ingia^è, sf. Ghiacciata, Gelata. 
PI. Ingia^ 

Ingia?ér, imp. Gelare. 
PI. Ingia^ 
1 L'ingià^a, Gela. 

Ingiutìr, tr. Inghiottire (Rav.). 
(A Rav., 1637, ingiutire). 
Prt. Ingiutì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. ~ idi. 

Ingi^adura, sf. (V. Inzi?;adura). 

Ingi^èr, tr. Ingessare, Praticare, Fare 
l'ingessatura (v. In^i^ér). 
Prt. Ingi§é 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Ingiugèss, rfì. Ridursi a brodaglia, 
(v. Giogia). 
Prt. Ingiugé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Inglè§, agg., sm. Inglese. 
PI. Inglì§ 
F. — e§a 
PI. F. — é§i. 

Inglurièss, rfì. Gloriarsi 1 Vantarsi 
di una cosa mal fatta. 
Prt. Ingiurie 
PI. ~ è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Ingòrd, agg. Ingordo. , 
PI. Ingùrd 
F. — òrda 
PI. F. — órdi. 

Ingómbar, agg. Ingombro. Impedito. 
Occupato. 



PI. Ingómbar 
F. Ingómbra 
PI. F. Ingómbri. 

Ingò.^, sm. Angoscia. 
PI. Ingùf. 

Ingò.<j, sm. Rete a mcinica fonda, ap- 
plicata all'estremità di una pertica per 
catturar rane. 
PI. Ingùf. 

Ingramigné, prt., agg. Infestato di 
gramigna. Gramignoso. 
PI. Ingramigné 
( Anche ingramgné ) . 

Ingrandér, tr. Ingrandire, Accresce- 
re, Estendere, Allargare, Dilatare. 
Prt. Ingrandé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Ingranér, tr. Ingrané' la mércia, 
Innestar la marcia (meccanica). 

Ingranflér, tr. Artigliare, Abbranca- 
re, Afferrare, Ghermire. 
Prt. Ingranfìé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Ingrà|, sm. Ingrasso. 
I Mètar sota da ingràf, Sagginare (ri- 
ferito a buoi e maiali). Dare cibo da 
ingrasso. 

Ingranér, tr. Sagginare, Ingrassare 
animali in genere. | Cospargere di gras- 
so, Ingrassare. ] Concimare. 
Prt. Ingrate 
PI. — e 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Ingravdir, tr. Ingravidare. 
Prt. F. Ingravdida 
PI. F. Ingravdldi. 

Ingrest, sm. Agresta. 
Specie di uva non mai matura per- 
fettamente, detta anche « Uva ingré- 
sta ». 

« Ingrest » o « Uva ingresta » era anche 
chiamata l'uva selvatica. 

Ingresta (V. Ingrest). 

Ingrét, agg. Ingrato. 
PI. Ingrét 
F. — éta 
PI. F. — éti. 

Ingrinznìda, sf. Intirizzimento. 



INGR 



213 



INGU 



Ingrin^nida, sf. Intirizzimento. 

Ingrin^nìr, tr. Intirizzire, Aggrez- 
zarsi. 

Prt. Ingrin^nì 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Ingritè, agg. m. pi. Crespi. 
I Cavèl ingritè, Capelli crespi. 

Ingrò§, aw. Ingrosso, In grandi par- 
tite. 

(Lat. med. in grossum, all'ingrosso. 
GLE). 

Ingnignì, prt., agg. Ingronito. 
PI. Ingrugnì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Ingru^amént, sm. Ingrossamento, Ri- 
gonfiamento, Crescita. 
PI. Ingru§amént. 

Ingru§ér, tr. Ingrossare. Rendere 
grosso I rfl. Ingrossarsi. Diventar gros- 
so I Ingrossarsi. (F.) Inoltrarsi nella 
gravidanza. 
Prt. Ingrujé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Insfrutì, agg., prt. (Traslato dell'ita- 
liano Aggrottato). Riferito a pollo signi- 
fica arruffato perchè ammalato. 
PI. Ingrutì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Inguajè, agg. prt. Addolorato, Pieno 
di dispiaceri. 
PI. Inguajè 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 

Inguanén, agg. Di un anno. Annoti- 
no, Uguanno. « Uguannino ». 
PI. Inguanén 
F. — éna 
PI. F. — éni. 

I Oim inguané, Olmo dai rami di un 
anno. 

Inguajè, agg. prt. Bagnato di guazza, 
di rugiada. 
PI. Ingua^ 
F. — éda 
PI. F. — édi. ■ 

Ingua^èss, rfl. Inguazzarsi, Bagnarsi 
di guazza. 



Ingubìr, tr. Ingobbire, Incurvare, Pie- 
gare. 

Prt. Ingubi 
PI. — ì 
P. — ida 
PI. F. — idi. 

Ingubìda, sf. Incurvatura. 
PI. Ingubidi. 

Ingulé, prt. Ingoiato. | Incollettato, 
Col colletto alto j Che porta il colletto 
ben alto. 
PI. Ingulè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Inguléda, sf. Ingoiata, Ingoiamento. 
PI. Ingulédi. 

Ing^ér, tr. Ingoiare. 
Prt. Ingulé 
PI. — è 
F. — édi 
PI. P. — édi. 

Ingulfèr, tr. Ingolfare. 
Affogare di carburante (un motore). 
Prt. Ingulfé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

In?ulpé, prt., agg. Avviluppato. Invi- 
luppato. 
PI. Ingulpè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Ingumbrér, tr. Ingombrare, Occupa- 
re formando ostacolo, impedendo il 
passaggio I Occupare uno spazio con 
cose inutili e in disordine. 
Prt. Inbumbré 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(Lat. med. ingomberare. GLE). 

Ingunàja, sf. Inguinaglia, Anguinaia, 
I Enfiagione all'inguinaglia. 
Un'enfiagione sotto un'ascella è « Una 
ingunàja sota un bra? ». 

Ingurdìss, rfl. Ingordarsi, Ingordirsi 
Prender gusto, passione a fare una da- 
ta cosa per soddisfazione personale: 
per il premio che se ne può ricavare 
Si dice anche « ciapéj pa§ión ». 
Prt. Ingurdì 
PI. — ì 
P. — ida 



INGU 



214 



INNU 



PI. F. — idi. 

Ingurdì^ia, si. Ingordigia. 
Ingurdi^ji. 

Ingurdó.'j, agg. Che appasiona , La- 
vòr ingurdó§, L. che appassiona. 

Inguscè, agg. prt. Angosciato. 
PI. Inguscé 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Inguscèss, rfl. Angosciarsi, Provare 
angoscia. 
Prt. Ingiiscé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Ingutì, (v. Ingutir). 

Ingutir, tr. Angosciare. 
Prt. Ingutì 
PI. — i 
F. — Ida 
^1 F. — idi. 

(Lat. tardo angustiare; dalla radice in- 
do-europea angh- «serrare»). 

Ing^vagnér, tr. (v. (Ingavagnèr). 

Ingvanén, (v. Inguanén). 

Ingvazé, agg. prt. (V. Inguazé) 

Ing\'azéss, rfl. Inguazzarsi, Prender 
la guazza e Bagnarsi nella guazza. 

Ingvèla, sf. Anguilla. 
PI. Ingvèl. 

(La tanguilla; vaà. indoeuropea ang- 
« serpente »). 

Inidijìs, rfl. Convincersi ] (F.) Met- 
tersi In testa una data idea. 
Prt. Inidijì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Inizi, sm. Inizio. 
(Lat. initium). 

Inlachè, agg. Infangato (di melma). 
PI. Inlachè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(v. Leca). 

Inlachér, tr. e intr. Sporcare di mel- 
ma, di « lèca ». 
Prt. Inlachè 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Inligrè§s, rfl. Rallegrarsi. 
Prt. Inligrì 



PI. — ì 
F. — Ida 
PI. F. — idi. 

A m' n'inlègar, Me ne rallegro. 

Inligriss, rfl. Diventar allegro per via 
di libagioni | Rallegrarsi. 
Prt. Inligrì 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Inligrì, agK-. 'p:t. Preso da allegria 
insolita (generalmente per aver bevu- 
to) I Rallegrato. 
PI. Inligrì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Iniìsiss, rfl. Logorarsi. Diventar liso 
(detto dei panni e dei polpastrelli del- 
le dita). 
Prt. Inli§i: 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Inlitéss, rfl. Mettersi a letto a causa 
di vecchiaia o malattia che porta alla 
morte. Allettarsi. 
Prt. Inlité 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Inlulì, prt., agK. Istupidito nel vino. 
( Antico ravennate : « lulón », uomo sen- 
za cervello. Aruch Aldo, op. cit.). 

Inluvir, tr. intr. Ingolosire | Allettare. 
Prt. Inluvì 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

( Da « lòv », goloso, traslato di levo, 
lupo, sec. XVII). 

Inluzìss, rfl. Farsi leraio, Insudi- 
ciarsi. 

Innigrìr, tr. Annerire | rfl. Annerirsi 
e Abbronzarsi. 
Prt. Irmigri 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Innuvlé, agg., prt. Annuvolato. 

Innuvlèss, rfl. Rannuvolarsi (oielo) 
Prt. Innuvlé. 

Innuvlér, impers. Annuvolare. 
Prt. Innuvlé, o Nuvlé 



INO 



215 



INSA 



PI. Irmuvlè, o Nuvlè 

F. Innuvléda, o Nuvléda 

PI. F. Innuvlédi, o Nuvlédi. 

Ino, sm. Inno. 
PI. Ino. 

Inótil, agg. Inutile | Dannoso. 
PI. Inótil 
F. — a 
PI. — i. 

I L'è inótil! Non giova a nulla (escla- 
mazione di rammarico o di sdegno). 

Inquarcér, tr. Mettere il coperchio. 
Coprire. 
Prt. Inquarcè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Inquarté, agg. prt. (v. Incvarté). 
Pingue, Quartato. 

Si usa solo per le bestie per significa- 
re che sono molto grasse. 
PI. Inquarta 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Inrandér, tr. Avviare, Muovere. Dare 
l'avvio (mai in senso figurato). 
Prt. Inrandé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Inran^iss, rfl. Diventar rancido. Ir- 
rancidirsi, Rancidirsi. 
Prt. Inran^ì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Inra?èr, tr. Mettere i raggi. Montare 
i raggi (in una ruota). 
I Inra?ér una roda da bicicletta, Met- 
tere i raggi a una ruota da bicicletta. 
Prt. f. Inrazéda 
PI. f. — édi. 

Inri?nì, agg. Arru.i^Kinito. 
(v. Inri?niss). 

Inri^niss, rfl. Arrugginirsi, Irruggi- 
nirsi. 

Prt. Inri?m 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Inrudìr, tr. Inaridire, Fare arido, sec- 
co, ruvido. 
Prt. Inrudì 



PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Inru§ida, sf. Colorazione in rossi. 
PI. Inru§idi. 

Inru§iss, rfl. Arrossarsi, Sporcarsi, 
tingersi di rosso. 
Prt. Inrufì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Insabiunèr, tr. Sporcare con sabbia. 
Prt. Insabiuné 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Insachèr, tr. Insaccare | (F.) Far 
star zitto. Chiuder la bocca. 
Prt. Insaché 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

I E' sòl e' va ?ó insaché, II sole tra- 
monta in sacco (cioè tra nuvole am- 
massate all'orizzonte). 

Insachéss, rfl. Insaccarsi { Allentar- 
si (per ernia). 
Prt. Insaché 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Insaldi, prt. agg. Inamidato. 
(V. Insaldér). 

Insaldér, tr. Inamidare, Dar la salda. 
Prt. Insaldé 
PI. — è 
F. — édi 
PI. F. — èda 

Insalè, sf. Insalata. Erba che si man- 
gia condita con olio, sale, pepe e ace- 
to I Insieme di erbe che formano l'in- 
salata. 

I Gasp d'insalé, Caspo. cesto d'insa- 
lata. 

' I pescatori delle « pialasse » chia- 
mano « insalé » oppure « insalé 'd mér » 
la lattuga di mare (Ulva lactuca). 

Insalé 'd mér. Lattuga di mare (Ulva 
lactuca). 

Alga marina che cresce nelle coste 
basse e nelle lagune. 

Insalé, prt. (Da §éla). Disposto (in 
senso fisico). 



INSA 



216 



INSC 



I Insalé mèi, Indisposto. In condizioni 

fìsiche non buone. 

I Insalé ben, In buono stato di salute. 

Insalé, agg. prt. (v. Insalér). | (F. ) 
Disposto. 

Insalér, tr. Metter l'assale, l'asse, 
la sala. 
Prt. Insalé 
PI. — é 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Insambadghì, agK., prt. Inselvatichi- 
to. Rinsalvatichito. 

Insambadghiss, rfl. Inselvatichirsi. 
Rinselvatichire. 
Prt. Insambadghi 
PI. — ì 
F. — ida 
(Da Sambédg). 

Insangunér, tr. Insanguinare, Lorda- 
re di sangue. 
Prt. Insanguné 

Insansé, agg. Insensato. 
PI. Insansè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Insarviss, rfi. Servirsi | Usare. 

Insavér, Sapere. Solo nella forma ne- 
gativa e interrogativa. | Nosn' avlé' 
insave. Non volerne sapere | Disinte- 
ressarsene. 

Insavunéda, sf. Insaponata. 
PI. Insavunédi. 

Insavunér, tr. Insaponare. 
Prt. Insavuné 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Insburgnì, agg. Sborniato j Avvinaz- 
zato. 

PI. In§b,urgnì 
F. — ida. 
PI. F. — idi. 

Insburgniss, rfl. Ubriacarsi, Avvinaz- 
zarsi. 

Inscarpér, tr. Calzare, Provvedere di 
scarpe. 
Prt. Inscarpé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Inscartu^ér, tr. Accartocciare. 
Prt. Inscartu^é 



PI. F. — édi. 

I Foja inscartu^éda. Foglia accartoccia- 
ta. Molte foglie, per cause diverse, si 
accartocciano abbozzando o formando 
galle. L'agente della foglia dell'olmo è 
Un afide: lo Schizoneura lanuginosa; 
quello del pioppo nero, « bdól », è un 
afide: il Pemphigus vescicarius; quel- 
lo della quercia è un imenottero cini- 
pide: la Cynips mayri; oppure la Cy- 
nips hartigi; oppure la Cynips koUa- 
ri; oppure la Cynips Kiefferi. Il cini- 
pide che causa il formarsi della galla 
della quercia è la Cynips Kollari. 

In^chér, tr. Ficcare, Conficcare, Pian- 
tare. 

Prt. Insché 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(Contrazione del dial. « instichér »). 

Inschivir, tr. Sporcare, Insudiciare 
I Schifare, Avere a schifo. 
Prt. Inschivì' 
PI. — ì 
F. — ida. 
PI. F. — idi. 

Inschiviss, rfl. Schifarsi, Provare schi- 
fo, disgusto. 
Prt. Inschivi 
PI. — i 
F. — ida. 
PI. F. — idi. 

Inscònt, modo avverbiale. In cambio. 
I A buon conto. 

(Lat. med. enscontrus, (cambio) e hin- 
scontrus, (cambio). GLE). 
j To' inscònt!, Prendi, in cambio! in 
compenso ! 

Inscufjir, tr. (Mettere la cuffia). In- 
namorare, Fare innamorare fino al 
punto da non vedere nulla. 
Prt. Inscufjì 
PI. — ì 
F. — ida. 
PI. F. — idi. 

Inscufjiss, sfl. Inamorarsi perduta- 
mente. 
Prt. (v. Inscufjir). 

Inscurir, tr. Oscurare, Incupire. 
Prt. Inscurì 
PI. — ì - 
F. — ida. 



INSD 



217 



INST 



PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — idi. 

Insdaddr, sf. Innestatore. 
PI. Insdadùr. 

Insdadùra, sf. Innesto. 
PI. F. Insdadùr. 
(v. Inèst). 

In^dè, avv. A sedere. 

In^dèr, tr. Innestare, Mestare. 
I In§dér a spac, Innestare a spacco; 
In§dér a òcc, Innestare a gemma; In- 
sdér a péna. Innestare a corona. 

Insebón, modo avverbiale. | Si dice 
di una persona quando dimostra, dal- 
l'aspetto, di star bene, In buono stato 
di salute. (Composto da « ias e' bón » 
cioè, in sul buono). 

Insém, aw. Insieme. 
I Sté' insém, Stare uniti. 
I Mètar insém, Unire, Mettere assieme. 
I Mètar insém di burdèl, Procreare fi- 
gli- 

! Mètar insém di bajóc. Arricchirsi. 
j Mètar insém de credit. Acquistare 
credito, fiducia. 

' Mètar insém de gran, Raccogliere 
molto grano. 
I Mètar insém d' j' èn, Invecchiare. 

Insichìss, rfl. Dimagrire | Insecchire. 
Prt. Insichì 
PI. — ì 
F. — ida. 
PI. F. — idi. 

In§gnurìss, rfl. Arricchirsi. 
Prt. Insgnurì 
PI. — ì 
F. — ida. 
PI. F. — idi. 

Insignér, tr. Insegnare, Ammaestrare 
! Indicare, Additare. 
Prt. Insigne 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

In^imunì, agg. Scimunito, Balordo. 
PI. In§imunì 
PI. — i 
F. — Ida. 
PI. F. — idi. 

Insipì, aw. Invece, In cambio, in luo- 
go (di). (E' composto da « ins i pi», 
cioè in sui piedi). 



Insistènza, sf. Insistenza. 

In^mì, agg. prt. (v. In§mir). 
Contrazione di « indismì » indecima- 
to, istupidito. 

In§mìr, tr. Istupidire. 
(Da « disóm », sciocco, stupido). 
« In^mìr » è una contrazione di « indi- 
§mir ». 

Insòlìt, agg. Insolito, Inconsueto, Prio- 
ri dell'ordinario. 
PI. Insólit 
F. — olita 
PI. F. — oliti. 

Insóma, avv. Insomma, In conclusio- 
ne, In breve [ esci, di impazienza. 

Insort, sm. Ribelle, Insorto. 
(v. Insòr?ar). 

Insertar, int. Insorgere, Ribellarsi. 
Prt. Insort 
PI. — ùrt 
F. — òrta 
PI F. — òrti. 

Inspadiss, rfl. (v. Spadì). 
I U m' s'inspadè§ i dént, Mi si alle- 
gano i denti. 

Inspaladùra, sf. (gergo venatorie). 
Montatura dei calcio di un fucile. 

Inspalé, agg. Di spalle larghe, Che 
ha spalle robuste. 
PI. Inspalé 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

I Inspaléss e' s-ciòp, Portarsi il fu- 
cile alla spalla. 

Inspiriti, prt., agg. Spiritato. 
I Occ inspiriti, Occhi spiritati. 

Iiisprì, (v. Insprir). 

Insprìr, tr. Innasprire j Inviperire \ 
Irritare | Eccitare ! Infoiare. 
Prt. Insprì 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Instalèr, tr. Insediare ' Installare. 
Prt. Instale 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Instarghì, (v. Instarghìrì. 

Instarghir, tr. Stregare, Ammaliare. 
Prt. Instarghì 
PI. — i 
F. — Ida 



INST 



218 



INST 



PI. F. — idi. 

Intschèr, tr. (v. In.stchér). Ficcare. 
Prt. Instèc o Instché 
PI. — èc o — e 
F. — èca o — éda 
PI. F. — èchi o — édi. 

Insté, sm. Estate. 
PI. Instè 

I Insté 'd Sa' Martén, Estate di San 
Martino. 

Instèc, prt., agg. Cacciato, Ficcato. 
Conficcato. 
PI. Instèc 
F. — èca 
PI. F. — èchi. 

I E§ar instèc int e' lavòr, Essere ficca- 
to nel lavoro, (F.) Essere affogato nel 
lavoro. 

Instè§, agg. Stesso. 
I L'instè§, Lo stesso, La stessa cosa. 
(V. Stè$). 

Insti, ( contrazione di Invstì. v. Inv- 
stir). 

Instichèr, tr. Ficcare; Mettere in...; 
Conficcare | Affondare (nella melma). 
Prt. Instiché 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Insticulér, tr. Incannucciare, Stecca- 
re. Far una fasciatura con l'incannuc- 
ciata. 

Prt. Insticulé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Instighér, tr. Istigare, Sobillare. 
Prt. Instighé 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. -n- édi. 

Instijèr, tr. Mettere nella stia. Stiare. 
Prt. Instijé 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Instiméss, rfl. Farsi stima | Vantarsi. 
Prt. Instimé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Instinclìr, tr. e intr. Irrigidire, Stec- 
chire. 



Prt. Instinclì. 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Instici, agg. prt. Stizzito, Arrabbiato, 
Incollerito. 
PI. Instici 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Insti^idùra, sf. Arrabbiatura. 
PI. Instizidùr. 

Insti^ìr, tr. Indispettire, Fare arrab- 
biare, Irritare, Mandare in collera. 
Prt. Instici 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Insti^ìss, rfl. Stizzirsi, Arrabbiarsi, 
Indispettirsi. 

Instradèr, tr. Instradare Mettere 
sulla buona strada. Avviare negli af- 
fari { (F.) Indirizzare. 
Prt. instradé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Instrighìr, tr. Stregare, Praticare arti 
magiche, Fare incantesimi. (E' più co- 
mime « instarghir »). 
Prt. Instrighì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Instrumént, sm. Strumento musicale. 
PI. Instrumént. 
(Lat. med. instrumentum. GLE) 

Instruncunér, (Sempre nella forma 
riflessiva Instruncunéss, Pungersi, Fo- 
rarsi con un troncone di stelo sporgen- 
te dal suolo, dalla ceppaia). 
Prt. Instruncuné 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Instruvi, agg.. prt. Istruito, Colto. 
PI. Instruvi 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Instruvìr, tr. Istruire Ammaestra- 
re 1 Dare una cultura. 
Prt. Instruvi 
PI. — ì - 
F. — ida 



INSÙ 



219 



INTA 



PI. F. — idi. 

Insuduré, prt. agg. Inzuppato di su- 
dore I Sporco di sudore. 
PI. Insuduré 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Insugnéss, rfl. Sognare, Sognarsi. 
'V. Sugnér). 

Insuifanér, tr. Inzolfatare. 
(V. Sòifan). 

Insuifatè, agg. Irrorato di solfato di 
rame. 

Insunlì, agg. Sonnacchioso, Asson- 
nato. Insonnolito. 
PI. Insunlì 
F. — ida 
PI. P. — idi. 

Insulénza, sf. Insolenza. 

Insupé, prt. agg. Inzuppato, Bagna- 
to, Madido I Fradicio d'acqua . 
I Insupé 'd sudòr, Madido di sudore. 
I Pan insupé, Pane rammollito, inzup- 
pato. 

] Lègn insupé, Legno fradicio. 
PI. Insupé 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Insupéda, sf. Inzuppata, Inzuppa- 
mento. 
PI. Insupédi. 

Insupér, tr. Inzuppare, Imbevere, Im- 
pregnare, Render zuppo. Immollare. 
Prt. Insupé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Insurdìr, tr. Assordare, Assordire, 
Rintronare. 
Prt. Insurdì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

In§viltir, tr. Sveltire. Far diventar 
svelto, sollecito. 
Prt. Insviltì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Int, prep. Sempre seguita dagli art. 
« e' », « la », « i », « al ». Per cui si ha 
int e' fnel), int la (nella), int i (nei), 
int al (nelle). 
(Forse dal lat. inter. «dentro»). 



Intàca, sf. Tacca. Piccolo taglio | In- 
terruzione del filo di strumenti taglienti. 
PI. Intàchi. 

Intacagnè, agg. Imbrattato, Insudi- 
ciato, Impiastrato. Sporco di roba ap- 
piccicosa. 
PI. Intacagnè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Intacagnéda, sf. Impiastricciata. 
PI. Intacagnédi. 

Intacagnér, tr. Imbrattare, Impiastra- 
re. 
Prt. (V. Intacagnè). 

Intacagnér, sm. Impiastricciamento. 
Modo, atto d'impiastricciare. 

Intachér, tr. Accusare, Incolpare. I 
Corrodere. Detto di acidi. 
Prt. Intaché 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Intàj, sm. Intaglio, Lavoro d'inta- 
gliare. 
PI. Intèj. 

Intajadór, sm. Intagliatore. 
PI. Intajadùr. 

Intajèr, tr. Intagliare. Scolpire fre- 
gi e figure nel legno. 
Prt. Intajé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

] U n' n' intàj a una gamba! (F.) Nort 
batte a segno; Non ne dice una delle 
giuste. 
(Lat. med. intajare. GLE). 

Intanéss, rfl. Rintanarsi, Nasconder- 
si, Appiattarsi | (F.) Stè intané, (F. ) 
Star chiuso in casa. 
Prt. Intané 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Intarasè, agg. Interessato. Dedito al 
proprio interesse. 
PI. Intarasè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Intarc^, sm. Interesse. 
PI. Intarè§. 
I Tire' l'intarés dia ca, Tirare all'inte- 



INTA 



220 



INTI 



resse della casa. 

Intar^ér, tr. Frammettere, Interporre. 
Metter fra due. Piantare su due o più 
linee in modo che le piante di ciascuna 
linea o filare siano in corrispondenza 
del centro di ogni varco del filare di 
fianco. 
Prt. Intar^é 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Inta^èss, rfl. Intasarsi. Detto di tu- 
bature che si otturano per incrosta- 
zioni dovute a deposito di sali. Questo 
V. viene da « tés », che è il tartaro 
delle botti. 

Intavanè, agK-. prt. Avvinazzalo, Al- 
coolizzato. 
PI. Intavanè 
P. — éda 
PI. F. — èdi. 

Intavanéss, rfl. Alcoolizzarsi [ Avvi- 
nazzarsi I Intavanè int e' vén, Abbruti- 
to nel vino. 
(Da taverna). 

Inteligént, agg. Intelligente. 
PI. Inteligént 
F. — énta 
PI. F. — ènti. 

Inteligénza, sf. Intelligenza. 

Inténdar, tr. Intendere. 
1 De' d'intendar, Dare ad intendere, i 
Dare a credere. 

I Féss inténdar, Farsi intendere (Nel 
senso di farsi rispettare). 
Prt. Intès 
PI. Intìs 
F. — è§a 
PI. F. — èsi. 

Intenzìòn, sf. Intenzione, Intendi- 
mento. 
PI. Intenziòn. 

Interesamént, sm. Interessamento. 

Intere§éss, rfl. Interessarsi. 
Prt. Interesé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Intèrpret, sm. Interprete. 
PI. Intìrprit. 

Interpretaziòn, sf. Interpretazione. 
PI. Interpretaziòn. 

Interpretér, tr. Interpretare. 



Prt. Interprete 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Intervàl, sm. Intervallo. 
PI. Intervèl. 

Intervént, sm. Intervento, Intromis- 
sione. 
PI. Intervént. 

Intervnir, tr. Intervenire Intromet- 
tersi. 

Prt. Intervnù 
PI. - ù 
F. — uda 
PI. F. — udi. 
(Si usa anche « intarvnìr »). 

Intès, prt. agg. Inteso, Convenuto, 
Concordato. 
PI. Intì§ 
F. — è§a 
PI. F. — èsi. 

[ I s'era intì§, Si erano messi d'accor- 
do d'accordo, Avevano stretto un'in- 
tesa. 

Intèsa, sf. Intesa, Accordo | Preac- 
cordo. 

I No' dé§an gnànc pr'intèsa. Non ac- 
corgersene neanche lontanamente. 
j No^an de' pr'intèsa, Non darsene per 
inteso. Non curarsene. 

Intestér tr. Intestare. Se si tratta di 
im lascito, si dice più comunemente 
Lasé' la roba. Se invece si tratta di 
dare il nome si usa : « De' e' su nom » 
e per registrare si usa « Sgné' a su 
nom ». 
Prt. Intesté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Intichité, sf. Antichità. 
PI. Intichité. 

Intìg, agg. Antico. 
■ Antiquato. 

Rozzo, Che non segue la moda. 
I A l'intiga. All'antica. Alla maniera 
antica. 
PI. Intìg 
F. — iga 
PI. F. — ighi. 

Intighèt, sm. Anzianotto. 
PI. Intighèt 
F. — èta 



INTI 



221 



INTS 



PI. F. — èti. 

Intignamod, modo avverbiale forma- 
to da «int» (in), « igna » (ogni), 
« mòd » (modo). In ogni modo. 

Intignìss, rfl. Intestardirsi, Incappo- 
nirsi. Ostinarsi. ' 
Prt. Intigni 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Intimurìr, tr. Intimorire. Impaurire. 
Prt. Intimurì 
PI. — ì 
P. — ida 
PI. F. — idi. 

Intìr, agg. Intero ] Non castrato 
(cavallo e asino). 
PI. Intìr 
F. — ira 
PI. F. — iri. 

Intistardìss, rfl. Ostinarsi, Incaponir- 
si. 

Prt. Intistardì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Intivdir, tr. Intiepidire, Riscaldare 
appena. 
Prt. Intivdì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Intlaradùra, sf. Intelaiatura | Telaio. 
PI. Intlaradùr. 

Intlarér, tr. Fare, o montare il telaio 
Mettere insieme, costruire i pezzi di 
una intelaiatura. Intelaiare, Montare. 
Prt. Intlarè 
PI. — § 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Intnài, sf. pi. Tanaglie, Tanaglia. 

Intnajón, sm. pi. Gavaina, Tanaglio- 
ne. 

Intónd, avv. Intorno, Attorno. 

Intòp, sm. Intoppo, Incaglio, Impe 
dimento. 
PI. Intóp. 

Intram^ér, tr. Intramezzare. 
( Lat. med. intramizare. OLE). 

Intréda, sf. Entrata, Ingresso \ En- 
trata di cassa, Introito. 
I Porta d'intréda. Porta d'ingresso. 



PI. Intrédi. 

(Lat. med. intrada. GLE). 

Intrèj, sm. pi. Interiora^ Budella. 
1 Gra§ d'intrèj. Grasso di interiora, di 
budelle. 

Intrèr, int. Entrare. 
Prt. Intré 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Intrèz, sm. Intreccio, Groviglio | 
Trama. 
PI. Intrèz. 

Intrìg, sm. Intrico, ' Impaccio, 
j U m' è d'intrig, M'è di impedimento 
PI. Intrìg. 

Intrigànt, sm., agg. Intrigante. Nel 
senso di ficcanaso che s'impiccia dei 
casi altrui. 
PI. Intrighént 
F. — anta 
PI. F. — ànti, 

Intrighé, prt. Impacciato, Intrigato 
(Vedi anche Intrighéss). 
PI. Intrighé 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Intrighéss, rfl. Inframmettersi, Im- 
picciarsi, 

Intrider, tr. Intrecciare. 
Prt. Intrizé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Intrugnìss, rfl. Intristirsi. (Per ma- 
lattia o indisposizione). 
Prt. Intrugnì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 
(Da Trógn). 

Intruvdir, tr. Intorbidire | rfl. Intor- 
bidirsi I Annebbiarsi (della vista). 
Prt. Intruvdì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Intruvlinèda, sf. Succhiellata ] (F.) 
Copula del verro. 
PI. Intruvlinédi. 

Int^ón, pronome e agg. Nessuno. 
PI. Intsón 
F. — óna 



INTU 



222 



INVA 



PI. F. — óni. 

Intunas^ión, sf. Intonazione, Tono. 
PI. Intuna^iòn. 

Intunadùra, sf. Abbottonatura. 
PI. Intunadùr. 

Intunè, agg. Intonato | Abbottona- 
to (In questo ultimo caso è deforma- 
zione di « imptuné »). 
PI. Intunè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(v. Urècia). 

Intunér, tr. Intonare. | Abbottonare. 
Prt. Intunè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Intupèr, tr. Intoppare, Ostruire. 
Prt. Intupé 
PI. — e 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Inturmintìr, tr. Intormentire. Toglie- 
re alle membra la facoltà di sentire 
ed agire (Dall'it. indormentire). 
Prt. Inturmintì 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Inturdir, tr. Intorbidire, Intorbidire, 
Render torbido, 
Prt. Inturdt 
PI. — ì 
P. — ida 
PI. F. — idi. 
(Anche Intruvdìr). 

Inucariss, rfì. Istupidirsi come una 
oca. 

Prt. Inucari 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Inugliér, tr. Inoliare, Ungere con olio. 
Prt. Inuglié 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Inumdi (V. Inumdir). 

Inumdìr, tr. Inumidire. 
Prt. Inumdi 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — idi. 



Inundazión, sf. Inondazione, Allaga- 
mento. 
PI. Inundazión. 

Inundér, tr. Inondare, Allagare. 
Prt. Inundé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Inurladùra, si. Orlatura. 
PI. Inurladùr. 

(Da urladùra, Orlatura j Guernizione. 
PI. Urladùr). 

Inurlcr, tr. Orlare a scopo di guar- 
nizione. 
Prt. Inurlé 
PI. — é 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Inurtighida, sf. Effetto dell'orticheg- 
giare. Orticheggiata. 
PI. Inurtighidi. 

Inurtighìr, tr. Orticheggiare. 
Prt. Inurtighi 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Inu^idé, agg. Ossidato. 
PI. Inu§idè 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Inutilmént, avv. Inutilmente. 

Inuzént, agg. Innocente. 
PI. Inuzént 
F. — a 
PI. F. — i. 

Invàlid, agg. Invalido (per infernità) 
PI. Invèlid 
F. — a 
PI. F. — i. 

Invaine, agg. Avvelenato Velenoso. 

Invelenito. 
PI. Invaine 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

i Invaine coma una bè|a. Velenoso co- 
me una biscia. 

Invalnèr, tr. Avvelenare. 
Prt. Invaine 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. ■— édi. 

Invanamént, avv. Invano. Inutilmen- 
te. 



INVA 



223 



INVI 



Invantèr, tr. Inventare. 
Prt. Invanté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Invantéri, sm. Inventario. 
PI. Invantéri. 

Invantéss, rfl. Menar vanto, Gloriarsi 
I Dire cose inventate di sana pianta. 
Prt. Invanté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Invantór, sm. Inventore. ^ Ideatore. 
PI. Invantùr. 

Invanzión, sf. Invenzione. 
PI. Invanzión. 

Invardiss, rfl. Inverdire, Verzicare. 
Prt. Invardt 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. P. — idi. 

Invarnéda, sf. Invernata, Stagione 
invernale ] Inverno | Tutta la durata di 
un inverno. 
PI. Invarnédi. 

Invarnél, agg. Invernale. 
PI. Invamèl. 
F. — éla 
PI. F. — èli. 

Invarnér, tr. Invernare. Preparare 
per l'inverno. 
Prt. Invamé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Invami§éda, sf. Verniciata. 
PI. Invarni§édi. 

Invarni§ér, tr. Verniciare. | Imbrat- 
tare di vernice. 
Prt. Invami§é 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Invartìr, tr. Invertire. 
Prt. Invartì 
PI. — i 
F. — idi 
PI. F. — idi. 

Invader, tr. Invasare, Mettere in vaso. 
Prt. Inva§é 
PI. — è 
F. — éda 



PI. F. — édi. 

Invcér, tr. Invecchiare. 
Prt.Invcé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Inveì, avv. In nessun posto. In nes- 
sun luogo. 

Invèran, sm. Inverno. 
PI. Inviran. 

j Da invèran^ Vernile, Invernale. 
L'invéran u n' s' l'è mèi magne al 
pà§as. L'inverno non se lo sono man- 
giato mai le passere ;cioè viene tutti 
gli anni. 

Inviamént, sm. Inizio, Avvio, Prin- 
cipio. 
PI. Inviamént. 

Invid, sm. Invito. 
PI. Invid. 

Invidér, tr. Invitare. Fare invito, j 
Convitare | Avvitare. 
Prt. Invidé 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Inviéda, sf. Avviata. 
PI. Invièdi. 

Inviér, tr. Avviare (un motore) i Av- 
viare (un lavoro). 
I rfl. Andarsene, Partire. 
j Invié' a fé' un amstir. Avviarsi a fare 
un mestiere. 
Prt. Invié 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Invigia, sf. Invidia. 
PI. Invìg. 
I Ave' invigia, Invidiare. 

Invigió^, agg. Invidioso. 
PI. Invigiù§ 
F. — ò§a 
PI. F. — òsi. 

Invis-cèr, tr. Invischiare^ Impaniare. 
Prt. Invis-cé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(Lat. med. inviscare. GLE). 

Invisprir, tr. Irritare, Invespire. 
Prt. Invispri 
PI. — ì 



INVO 



224 



INZE 



F. — ida 

PI. F. — idi. 

(Da « vèspra », vespa). 

Invòlt, sm. Involto, j Pacco. 
PI. Invùlt. 

Invstir, tr. Vestire. 
Prt. Invstì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Invstida, sf. Vestitura. 
PI. Invstidi. 

Invujér, tr. Invogliare, Muovere a de- 
siderio [ Inuzzolire, Destare desiderio 
intenso. 
Prt. Invujé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Invulèr, tr. Far prendere il volo. 
j Invulé' un u§èl, Par prendere il volo 
a un uccello 

Invuléss, rfl. Involarsi. Spiccare il 
volo. 

Prt. Invulé 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Invuléss, rfl. Rafforzativo di « Avu- 
léss ». Rimaner copertqf. Seppellirsi 
sotto fieno, pula, neve, sabbia. Da 
« vola » I Invulé' e' fug. Coprire il fuoco 
(la brace) con cenere. 
Prt. Invulé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Invurni, agg., prt. Stordito. ; Inton- 
tito I Inesperto j Alticcio [ Sciocco. | 
Tonto. 
PI. Invurni 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Invumida, sf. Stordimento. 
PI. Invurnidi. 

Invumimént, sm. Capogiro. 
PI. Invumimént. 

Invurnir, tr. Stordire, Inebriare. 
Prt. Invurni 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Inzacarér tr. Inzaccherare. 



Prt. In^acaré 
PI. — e 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

In^acarlè (V. Inzacaré). 

In^^aghé, prt. agg. Impedito, Impa- 
stoiato, ostacolato nei movimenti a 
causa dei panni troppo numerosi. 
PI. In?aghè 
F. — éda 
PI. F. — édi. ■ 

In^alìs, rfl. Biondeggiare (del gra- 
no). Diventar giallo. 

In^amparunè, agg. prt. Che à i piedi 
appesantiti, sporchi, impediti da zoc- 
colo di terra appiccicosa. 
PI. In^amparuné 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(V. I^amparòn). 

Inzamparunéss, rfl. Fare lo zoccolo. 
(V. I^amparón). 

Inzampé, agg. Che ha gambe o zampe 
robuste. 
PI. Inzampé 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Inzampér, tr. Agguantare. 
Prt. Inzampé 
PI. — e 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

In^anché, agg. (V. Inzanchéss). 

Injanchèss, rfl. Inginocchiarsi, Det- 
to del grano che prima si alletta e poi 
si rizza da metà stelo. 
Prt In^anché. 

In^an?arlé, agg. Zaccheroso. Che ha 
zacchere di sterco. 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

In^arcèr, tr. Cerchiare. Mettere il 
cerchio. 
Prt. In^arcé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Inzèg^, sm. Ingegno, Talento ' Giu- 
dizio, Senno. 
PI. In?ègn. 

Inzért, agg. Incerto. Titubante, In- 
deciso, Irresoluto. 



INZG 



225 



INZU 



PI. In^irt. 
F. — a 
PI. F. — i 

I sm. Piccolo guadagno, fuori del nor- 
male. 

In^ghì, agg. (V. In?ghìr). 

In^ghìda, sf. Accecamento. 
PI. In?ghidi. 

Inzghìr, tr. Accecare. 
Prt. In?ghi 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Iii?gnéss, rfl. Ingegnarsi. 
Prt. In?gné 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

In?gnìr, sm. Ingegnere. 
PI. In?gnir. 
(Lat. med. ingignerius. DEI). 

Inziàn, agg. Anziano. Attempato. 
PI. Inzién 
F. — àna 
PI. F. — ani. 

In^ichèr, tr. Azzeccare, Indovinare. 

In^idént, sm. Incidente. 
PI. Inzidént. 

In?ignéss, rfl. Ingegnarsi, Adoprarsi. 
Prt. In?gné 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

In^indrè, agg. Ceneroso. 
PI. In^indré 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Injindrér, tr. Incenerare. 
Prt. In^indré 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

In:finel, sm. Uncino, Gancio per in- 
dumenti di vestiario. 
PI. Injinèl. 

In:fivil, agg. Incivile. 
PI. Inaivi! 
P. — a 
PI. P. — i 

Incivilir, tr. Incivilire | Snellire. 
Prt. In^vilì. 
PI. — ì 
F. — ida 



PI. F. — idi. 

In^izadùra, sf. Ingessatura, Gesso. 
PI. In?izadur. 

Inzi?;ér, tr. Ingessare, Fare l'inges- 
satura. 
Prt. In?i?é 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Insfiiinìr, tr. (V. Ar^ninìr). 

In?nucé, agg. prt. Inginocchiato. 
(V. In?nucér). 

Inznucéda, sf. Inginocchiata. 
PI. In?nucédi. 

In?nucér, tr. Mettere in ginocchio | 
Inginocchiare. 
I rfl. Inginocchiarsi. 
Prt. Inznucé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Inzucaréda, sf. Inzuccherata. 
PI. In^ucarédi. 

In^ucarér, tr. Addolcire con zucche- 
ro. Inzuccherare. 
Prt. In?ucaré 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Inzuchéda, sf. Scontro, Inzuccata. 
PI. In^uchédi. 

In^uchér, tr. e intr. Inzuccare, Sbat- 
tere con la testa. 
Prt. In^uché 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

In^uchiss, rfl. Intontirsi. 
Prt. In^chi 
PI. — i 
F. — ida 
PI. P. — idi. 

Inducane, ( Rafforzativo di « inju- 
chér »). 

In^urlir, tr. Intontire. Far divenire 
come tonto. 
Prt. Indurli 
PI. — i 
P. — ida 
PI. P. — idi. 

(Antico ravenate, « insurlir ». « Al m' 
à u insurlir », m'ha avuto a sbalordire. 
V. Aruch Aldo. op. cit.). 



INZU 



226 



JUSE 



In/uti, agg. (V. In?;utiss) 

In/utìss, rfl. Risecchirsi. Indurirsi 
come un ciotolo (V. "^òt) 
I Ammezzarsi (del pane e del terreno) 
Prt. In?uti 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

In^vitiss, rfl. Incivettire, Diventare 
di facili costumi. 
Prt. F. In^vitida 
PI. F. — idi. 

Io. Grido con cui si incitano gli 
animali ad andare avanti. 
(Dal lat. ire). 

Io! Io! (V. Ju, ju). 

Jò§a! esci. Gesù! 
(Lat. Jesus). 

Jost, sm., agg. Giusto, Almeno due 
secoli fa (Vedi P. Santoni, Op. Cit.), 
questo voc. valeva solo «giusto»; ora, 
secondo il tono, può valere negazione 
approvazione. 
Normalmente si usa « giost ». 

Istighér, tr. Istigare. 
Prt. Istighé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

I^ula, sf. Isola. 
PI. Isul. 

I^idé, agg. Isolato, Solitario. 
Prt. I§iilé 



F. — éda 
PI. F. — édi. 

I^ulér, tr. Isolare. 
Prt. I§ulé 
PI. — é 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Ii^ulòt, sm. Isolotto. 
PI. I§ulót. 

Ispètór, sm. Ispettore. 
PI. Ispetùr. 

Ispe^ión, sf. Ispezione. 
PI. Ispezión. 

Istruì, agg., prt. Istruito. Collo. , Am- 
maestrato. 
PI. Istruì. 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Animél istruì. Animale ammaestrato. 

U§él istruì, Uccello ammaestrato. 

Istru^.ión, sf. Istruzione. 

Itaglia, f. Italia. 

Itagliàn, sm., agg. Italiano. 
PI. Itaglièn 
F. — àna 
PI. F. — ani. 

Jù! (Jù, jù!). Esclamazione che ora 
viene rivolta alle maschere in tono 
canzonatorio ( « Mascarina ! Jù, jù », 
Mascherina! Jò, jò!) ma che era, una 
volta, il grido di gioia delle maschere. 
(Latino, io). 

Juséf. Giuseppe. 




227 



FAMI 



'L, pron. pers. m. Lo, Lui. Nelle forme 

interrogative vale Egli, Esso. 

I Me a'I dèg, Io (me) io (a) lo CD 

dico (deg). 

I E'I avnù?. E' egli venuto? 

I A'I det gnit? Ha (à), egli CD, detto 

(det) niente (gnit)? 

I A l'à '1 vest? Lo ha egli visto? 

La, pron. pers. Lei, Essa, Ella, La. 
PI. Li. 

La, art. det. La. 
PI. Al. 

Là, avv. Là, In quel posto. 

Làbar, sm. Labbro. 
PI. Lebar. 

Làbar 'd sóra. Labbro superiore. 

Làbar 'd sóta, Labbro inferiore. 

Pèrdar e' làbar, Perdere l'imbocca- 
tura (per mancanza di esercizio). 

Laburatòri, sm. Laboratorio. 
PI. Laburatùri. 

Ladén, agg. Scorrevole, Facile, Ce- 
devole (Antico it. « ladino »). 
PI. Ladén 
F. — éna 
PI. F. — éni. 

Lagena, sf. Lagna. Lamentela. 
PI. Làgn. 

Lagnanza, sf. Lagnanza, { Lamentela { 
Rimostranza. 
PI. Lagnane;. 

Ladrì^om. sm. Ruberia. 

Laghèt. sm. Laghetto. 
PI. Laghèt. 

La^òt, agg. Lagotto. Di Lago Santo. 
PI. Lagót. 



I Càn lagòt. Cane lagotto. In gergo 
venatorio chiamato semplicemente « la- 
gòt ». Cane di media grandezza, dal 
pelo folto, ruvido, riccio e piuttosto 
lungo, adatto ai terreni paludosi. 

Lama, sm. Scola Lama (Ravenna) | 
Fossatello di scolo | Solco scavato per 
scolare una bassa | « Avvallamento • 
dice S. Muratori - che separa una duna 
dall'altra ». Di qui l'espressione «lama 
de cui», lama del sedere, (fra natica e 
natica). 
PI. Làm. 

(Dal lat. lama, piano acquitrinoso, bas- 
sura acquitrinosa). 

Làmbar, sm. Ambra. 
I Cér coma e' làmbar. Chiaro come 
l'ambra. 
(Lat. med. lambrum, ambra. GLE). 

Lambichés, ini. Almanaccare. 
I Lambichéss e' ?;arvèl. Almanaccare, 
Stillarsi il cervello. 
Prt. Lambiché 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Lambròc, sm. Allume di rocca. 

Lambrós-c, sm. Lambrusco (vino). 
(Lat. med. lambruscha, lambrusco. no- 
me di uva. GLE). 

Lamént, sm. Lamento. 
PI. Lamént. 

Lamintéss, rfl. Lamentarsi. Lagnar- 
si, Dolersi. 
Prt. Laminté 
PI. — è 



1 AMI 



228 



LATA 



F. — éda 
PI. F. — èdi. 

Lamira, sf. Lamiera. 
PI. Lamìr. 

Lamiròn, sm. Lamierone. 
PI. Lamiròn. 

Lamón, m. Lamone (fiume). 
Antico Anemo. 

Làmp, sm. Amo. 
PI. Lémp. 

Làmp, sm. Baleno. 
I Int un làmp, In un baleno. 
j Lémp de fug, Bagliori del fuoco, di 
un incendio. PI Lémp. 

Lampadéna, sf. Lampadina. 
PI. Lampadén. 

Lampadéri, sm. Lampadario. 
PI. Lampadéri. 

Lampièt, sm. Lampo | Baleno. 
PI. Lampièt. 

:Lampión, sm. Lampione, Fanale. 
PI. Lampión. 

Lana, sf. Lana. Vello di pecora o di 
capra. 
PI. Làn. 

I Lana s-ciavóna, Lana schiavona, Lana 
di Slavonia. 

I Plóc 'd Tana, Bioccolo di lana. 
I Lana cagnìna, (v. Pél, Pél cagnin). 
I Lana da pchèr. Lana bistosa. 

iLandròna, sf. Sudiciona. Donna su- 
dicia. 

' Landrona. 
Pi. Landróni. 

(It., sec. XI, landra, donna di mal af- 
fare). 

Lan^ér, int. Ansimare. 

Lansìr, sm. AfFarmo. 

Lantamén, sm. Lanternino. 
PI. Lantamén. 

Lantarnit, sm. Eternit. Laterizio leg- 
gero e incorruttibile. 

Lantamón, sm. Guardavivande. Cre- 
denza munita di fitta rete. 
PI. Lantamón. 

Lantèrna, sf. Lanterna. 
PI. Lantèran. 
(Lat. lanterna). 

Làn^, sm. Lancio. 
PI. Lén?. 

Làn^, sf. Lancia. 
PI. Làn^. 
(Lat. lancea. DEI). 



Lan^é, tr. Lanciare. 
Prt. Lan^ 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 

Lancétta, sf. Lancetta (dell'orologio). 
(Lat. med. lanzeta, piccola lancia. 
GLE). 

Lapèr, int. Lappare, (di cane che 
beve) I Allappare | Allegare i denti, !a 
lingua. Astringere. 

Lapida, sf. Lapide. 
PI. Làpid. 

Lardarci, sm. Lardaiolo. Salumiere. 
PI. Lardarùl. 

(Lat. med. lardarolus, chi vende lar- 
do. GLE). 

Lardél, sm. Lardello. Pezzetto di lar- 
do. 
PI. Lardèl. 

Là^an, sm. Senape dei campi. 
(Brassica sinapistrum Boiss). 
Traslato di làssana (Lapsana commu- 
nis L.) che è ima composita. 

Làscit, sm. Lascito. 
PI. Lèscit. 

Laser, tr. Lasciare, Abbandonare | 
Lasciare in eredità. 
I La§ér andé', Mollare, Credere. 
I Laser fé'. Lasciar fare, Lasciare cor- 
rere. 

I La§èr una mimoria, Lasciare qual- 
che cosa in eredità a titolo di ricordo. 
Prt. La|é 
PI. — é 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 

] Laséss andé', Lasciarsi cadere | Non 
controllarsi più. 

I La§èss andé', (F.) Trascurarsi nel ve- 
stire e nella persona. 

Lastra, sf. Lastra | Pietrone piatto. 
I Piastra di ferro. 
PI. Làstar. 
(Lat. med. lastra. GLE). 

Lat, sm. Latte ] Lattice vegetale. 
I Lat 'd galèna, Latt« di gallina. Cibo 
impossibile a trovarsi. 

Lata, sf. Latta. 
(Lat. med. latta. GLE) . 

Latarì, sf. Caseificio ' Latteria. 
PI. Latarì. 



LATA 



229 



LAVU 



Lataròla, sf. (v. Erba Lataròla). Lat- 
taròla, Erba cipressina. 

Lataròla, agg. Lattosa, Che produce 
molto latte. 
PI. Lataròli. 

Latén, sm. Lattime (malattia dei 
poppanti) I Latino. 

Latér, sm. Lattaiolo. 
PI. Latér. 

Latinèsta, sm. Latinista. 

Latón, sm. Lattone, Lattonzolo. Por- 
cello di latte. 
PI. Latòn. 

Latréna, sf. Latrina, Cesso. 
PI. Latrén. 
(Lat. med. latrina. GLE). 

Latùga, sf. Lattuga. 

Lavadùra, sf. Rigovernatura (di piat- 
ti) j Lavadùra di piét. Rigovernatura, 
dei piatti. Acqua sporca, rimasta dopo 
la rigovernatura. 
PI. Lavadùr. 

Lavanda, sf. Lavanda, Spigo. 
(Lavanda Spica L.). 

Lavandéra, sf. Lavandaia. 




PI. Lavandèri. 

(Lat. med. lavandéra. GLE). 

Lavéda, sf. Lavata. 
PI. Lavédi. 

[ Ogni lavadéna, una s-ciantadéna. Op- 
pure: Ogni lavéda una s-ciantéda. 

Lavèl, sm. Lavello, Lavatoio. 
PI. Lavél. 
(Lat. labellum, tinozza. DEI). 

Lavér, tr. Lavare j Sciacquare | 
Prt. Lave 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

j La j' à cménz a lavés cun tot dò 
al mam, Ha cominciato a lavarsi con 
tutt'e due le mani; ha iniziato ad 
avere molta cura della sua persona, 
cioè a sentirsi donna. 

Lavór, sm. Lavoro | Opra. 
I A lavor fni, A opera compiuta. 
PI. Lavùr. 

Lavuracèr, int. Lavoracchiare. 

Lavuradòr, sm. Lavoratore. 
PI. Lavuradùr. 




Lanterna 



LAVU 



230 



LEGA 



(Lat. med. laborator. GLE). 

Lavuraddra, sf. Lavoratora (F. Se- 
rantini). 
PI. Lavuradóri. 

Lavuradùra, sf. Aratura. 
PI. Lavuradùr. 

Lavurant, sm. Operaio. 
PI. Lavurént 
F. — anta 
PI. F. — ànti. 

Lavurazión, sf. Lavorazione. 
PI. Lavurazión. 

Lavurèda, sf. Aratura in genere [ 
Terreno arato. 

I Fé' una bela lavurèda, Fare una bella 
aratura. 
PI. Lavurèdi. 

Lavurèr, tr. Lavorare ] Arare. 
Prt. Lavuré 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

I Lavuré' la tèra, Arare la terra. 
Lavora ben, lavora mei / Lavora ben 
ins e' cavdél. / Cvànd e' patron e' vén 
a vdè' / ins e' cavdél u s' met in 
§dè'. (Così dice il reggitore al bifol- 
co. Plac. op. cit.). 

I Ch' lavora ha una cami§a e ch'a n' 
lavora n'ha dò, Chi lavora ha una ca- 
micia e chi non lavora ne ha due. 

Lavurìr, sf. Lavorio. 
PI. Lavurìr. 

La^, sm. Laccio, Capestro, Cappio, 
Corda per stringere. Legamento scor- 
soio. 

j Lacciuolo per catturare uccelli, fatto 
di crine di mucca; oppure per cattu- 
rare lepri. 

I Fé' i le?, Tendere lacci. 
I Armane' int e' laz, (F.) Rimanere 
addescato. 
PI. Le?. 
(Lat. med. lacium. GLE). 

La?arèt, sm. Lazzaretto. 
PI. Lazarèt. 

Lajèr, tr. Allacciare | Lacciare. 
Prt. Lajé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Lazèra, sf. Lacciara. 
« Così chiamansi i filari di viti fram- 



misti alle culture dei campi ». G. Men- 
gozzi, op. cit. I Lacciaia. 
PI. La?èr. 

La?èt, sm. Laccetto, Lacciuolo. Na- 
strino o spago per allacciare. Diminu- 
tivo di « la? », laccio. 
PI. Lajèt. 

Lazión sf. Colazione. 

Le, avv. Li. (E' sempre preceduto 
dalla prep. « a » | A )è. Lì. ' A le pr' a 
le. Li per lì. 
] Esr' a le le, Esser li li. 

Lèatic, sm. Aleatico. 

Lèbar, agg. Libero. 
PI. Lèbar 
F. Lèbra 
PI. F. Lèbri. 

Lèbra, sf. Lebbra. 

Leo, sm. Lecco j Leccornia. 
PI. Lèc. 

I Lèc de bò, Lecco del bue. Ricciolo 
a base espansa sul margine della fron- 
te. (L .De Nardis). 

E' definizione benevolmente canzona- 
toria; infatti, quando il piccolo con- 
tadinotto usciva coi capelli ben ordi- 
nati e impomatati gli si chiedeva: 
« A t'hai liché la vaca? », Ti ha lecca- 
to la vacca? 

Lèca, sf. Melma di pantano. In una 
memoria dell'acqua del 1637, a Raven- 
na, si legge « laca » per melma, fango. 
(Più che da «lìtta», (sec. XIV), limo 
di fiume, credo che derivi dal lat. la- 
cus attraverso «lacca», fossa, v. DEI). 

Lédar, sm., agg. Ladro. 
PI. Lèdar 
F. Lédra 
PI. F. Lédri. 
(Lat. med. latro. GLE). 

Lég, sm. Lago. 
I Un lég d'acva, Uno specchio, una 
distesa d'acqua. 
PI. Lèg. 

Lég (E'), m. Madonna del lago. 
Santuario ai piedi di Bertinoro, poco 
distante dalla Via EmiUa. Nel San- 
tuario del Lago si venera un'immagi- 
ne della Beata Vergine. Vicino al San- 
tuario c'era un piccolo lago che nel 
1705 fu -totalmente prosciugato. 

Léga, sf. Lega, Unione. 
I Léga di cuntadén, Lega dei contadini. 



LEGA 



231 



LEST 



I Léga di sbra^ént, Lega dei braccianti. 
PI. Leg. 

Léga, sf. Solco. 
PI. Lég. 

I De' una léga. Tracciare un solco. 
(Dall'it. ant. «lacca», fossa, dal lat. la- 
cus). 

Leghél, sm. Legale. 
PI. Leghél. 
F. — èia 
PI. P. — èli. 

Lègn, sm. Legno | Legname. 
(Lat. lignum). 

Legna, sf. Legna. 
I Legna da bru§é', Legna da ardere. 
I Mé?;a legna, Liegna di fascina, Cima- 
ture. 

Légrom, sf. pi. Lacrime. 

Léla, agg. Lilla, Gridellino. 

Lègual, sm. Legoro. 

Léma, sm. Lima | Lama (di arma da 
taglio). 
PI. Lem. 

I Léma da lègn, Raspa. 
I Mèza léma. Mezza lima. Da una par- 
te è curva e dall'altra è piatta. 
I Léma de curtél, Lama del coltello. 
I Léma mota. Persona che lavora in 
sordina. 

Lèmit, sm. Limite, Termine 1 Con- 
fine. 

PI. Lèmit. 
I Scapé' fura di lèmit, (F.) Eccedere. 

Lén, sm. Lino. 

Lencàna (o lengva 'd càn), sf. Pian- 
taggine minore, Petacclola lunga. 
PI. Lencàn. 

Lengva, sf. Lingua | (F. ) Facilità di 
parola. 
PI. Lengv. 

Lengva 'd tèra, Strisciolina di terra. 

Mèla lengva, Malalingua. 

Lengva 'd càn (v. Lencàna). 

Lengva 'd bò. Lingua di bue. 
(Anchusa italica) P. Zangheri. 
I Lengva d'oca, Piantaggine maggiore. 
I L'èra mèj eh' a m' fós mursé int 
la lengva!, Era meglio che mi tossi 
morsicato la lingua. Così dice colui 
che con le sue parole ha causato in- 
volontariamente del male; o che ha 
parlato a suo danno. 



(Lat. lingua). 

Lént, agg. Lento | Allentato. 
PI. Lént. 
F. — Lènta. 
PI. F. — Lenti 

I Di chi ha ima punta d'ernia si dice: 
L'è lént. 

Lènta, sf. Lente. 
PI. Lént. 

I Lènta d' ingrandimént, L. d'ingran- 
dimento. 

Lèpa, sf. Lippa | La più piccola par- 
te o quantità. 

U n' tirèva una lepa 'd vént, Non 
spirava una bava di vento. 
\ U n' gn'era la lepa d'un u§el, Non 
c'era la penna d'un uccello. 
I Fé' lepa, Balzar via, scattare come 
nel gioco della lippa. 

Lèrd, sm. Lardo. 
((Lat. med. lardum). 

Lérg, agg. Largo. 
PI. Lerg 
F. Lérga 
PI. F. Lérghi. 

Lérga, sf . « Larga ». 
PI. Lérg. 

« Sono le « larghe » sterminate distese 
di terra bonificata, quasi prive di 
alberi e di case... » A. Bandini-Buti. 
I Ciapèla a la lérga, Prenderla alla lon- 
tana. 

Lè§, agg. Liscio. 
PI. Lè§ 
F. — a 
PI. P. — i. 
(V. Alès). 

I Ande' lè§, Giocare scartini (nel gio- 
co delle carte). 

Lèsca, sf. Lisca. Bruscolo di seme. 
Tutto ciò che cade sotto il vaglio. Ca- 
scame. 

Lè§na, sf. Lesina. 
PI. Lè§an. 

Lespa, sf. Fanciulla snella e piena di 
vivacità. E' ormai vocabolo in disuso. 
Si dice: «La j' è una lespa». Nell'an- 
tico ravennate (1600) aveva lo stesso 
significato. Aruch A., in op. cit., dice: 
« Lispa, Fanciulla viva, che non può 
star ferma ». 

Lest, agg. Lesto, svelto, rapido. 
PI. Lèst. 



LEST 



232 



LICE 



F. Lesta 
PI. F. Lesti. 

I Gambalèsta, Gambalesta. Sopranno- 
me di persona. 

Lesta, sf. Lista, Conto | Striscia di 
carta. 
PI. Lèst. 

Lét, sm. Letto | Letiera (del bestia- 
me). 
PI. Lèt. 

I Lèt de videi, Sacco vitellino. Borsa 
amniotica. 

I Fé' e' lèt. Rifare il letto. 
I Fé' lèt al bèsti. Rifare la lettiera al- 
le mucche. 

I Roba da fé' lèt, Lettime. 
I Gvasté' e' lèt. Disfare il letto. 
I La vaca la j' à fat e' lèt, La mucca 
ha espulso il sacco vitellino. 
I Lèt a dò pià^, Letto a due posti. 
] Lèt di spu§. Letto matrimoniale. (Il 
ietto degli sposi dev'essere preparato 
da due ragazze innocenti. Ciò porta 
fortuna e prosperità). 

Lèta, sf. Letta, Scorsa di una lettura. 
PI. Lèti. 

Lètra, sf. Lettera dell'alfabeto | Mis- 
siva I Nel dial. antico signif. anche 
scritta (v. Letra e agliòn). 
PI. Lètar. 

I Savè' 'd lètra, « Saper di lettera », 
saper leggere. 

I Lètra o aglión. Lettera, (scritta) e 
leone. Gioco di testa e croce che 
si chiama anche « faija e pèrla ». Il 
nome viene dal Mezzo Bolognino di 
rame, coniato a Bologna nel 1612. il 
quale aveva nel retto un leone (aglión) 
con la scritta Mezzo Bolognino; e nel 
verso lo stemma di Boi. col motto 
Bononia Docet. 

Lèva, sf. Leva. 
1 Pònt d'apogg. Sottoleva. 
I Leva di suldè. Leva dei soldati. Chia- 
mata alle armi. 

I Ande' a fé' la leva. Andare a rifor- 
nirsi dei generi di monopolio. 
PI. Lèv 

1 U n'era gnànc int al lev di Sent, Non 
era neanche nelle leve dei Santi (cioè 
non era ancora nato). 

Levànt, punto cardinale. Levante | 
sm. Oriente, Paesi del Levante. 



Lèvd, sm. Lievito, Fermento. 
PI. Livd. 
I agg. Lievitato. 
F. Lèvda 
PI. P. Lèvdi. 

Lévdan, sm. Laudano. Calmante dei 
dolori di ventre. 
(Lat. med. laudanum. GLE). 

Lèvra, sf. Lepre. 
PI. Levar. 

] La lèvra la j' è, indo eh' u n' s' pensa 
La lepre è dove non si pensa. E' da 
dove non si aspetta, che arriva la sor- 
presa. 

Lévrea, sf. Laurea. 
PI. Lévri. 

Le?, sf. Legge. 
PI. Le?. 
(Lat. lex). 

Lèz, sm. Leccio (Quercus ilex). 
PI. Lèz. 
(V. El§). 

Lè^, sm. Liccio (per tessere la tela). 
PI. Lèz. 

I.òzar, tr. Leggere. 
(Lat. med. licius. GLE). 
Prt. Lèt 
PI. et. 
F. èta. 
PI. F. èti. 

Lezit, agg. Lecito. 
PI. Lè?;it 
F. Lèzita 
PI F. ^Lèjiti. 

Li, pron. Lei, essa, ella i Le. Esse. 

Liàndar, m. Oleandro. 
PI. Lièndar. 
(Nerivmi Oleander L.). 

Libarél, sm. Liberale (appartenente 
al partito liberale). 
PI. Libarèl. 

Libarér, tr. Liberare. 
Prt. Libare 
PI. — e 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Libarle, sf. Libertà. 
PI. Libarté. 

Librari, sf. Libreria. 
PI. Librari. 

Librèt, sm. Libretto. 
PI. Librèt.^ 

Licènza, sf. Licenza 1 Porto d'armi 



LICH 



233 



LIMU 



per fucile da caccia. 
PI. Licénz. 

Lichéda, sf. Leccata. 
PI. Lichédi. 

Liché, agg. Leccato [ Lisciato (nella 
pettinatura). 
PI. Lichè 
F. — éda 
PI. P. — édi. 

Lichen, sm. Lecco, Leccornia. 
PI. Linchén. 

Lichér, tr. Leccare. 
Prt. Liché 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Lichèrda, sf. Leccarda. 
PI. Lichérdi. 

Licinziér, tr. Licenziare, Congedare. 
I Accomiatare. Mandar a spasso | Man- 
dar via dal servizio. 
Prt. Licinzié 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Licòt, sm. Leccatina, Assaggio di lec- 
cornia con la punta del dito, Tocca- 
tina sulla guancia col dito inumidito 
di saliva. 
PI. Licót. 

Ligadùra, sf. Legatura, Legamento [ 
Rilegatura. 
PI. Ligadùr. 
(Lat. med. ligatura. GLE). 

Ligà^a, sf. Legaccio delle calze. 

Involto fatto con un fazzoletto gran- 
de, (v. anche Gulpé). 
In un documento ravennate del 1595 
sono ricordate « le ligazze delle calze ». 
Alla fine dell'SOO usavano ancora. 
PI. Ligà?. 

Lìgètima, sf. Legittima. Parte di ere- 
dita spettante per legge. 
I U i tóca la ligètima, Gli spetta la 
legittima. 

JJgèra, sm. o f. Persona scapestrata. 
PI. Ligèr. 

I Una ligèra dal prèmi^ Uno scapestra- 
to di prim'ordine. 

Ligètom, agg. Legittimo. Conforme 
alla legge, Riconosciuto dalla legge. 
PI. Ligétom. 



j Fiòl ligètom, Fglio legittimo. 

Lighéda, sf. Legatura, Legamento. 
PI. Lighédi. 

Lighér, tr. Legare. 
Prt. Lighé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(Lat. ligare). 

Lìgirà^a, Peggiorativo di « ligera ». 
PI. Ligiràzi. 

Ligiròta, sm. o f. Testa sventatella. 
PI. Ligiròti. 

Lignàm, sm. Legname. 
(Lat. med. lignamen). 

Lignèra, sf. Legnaia. 
PI. Lignèr. 
(Lat. med. lignaria, GLE). 

Ligóstic, sm. Ligustro. 

Ligrè?, (v. Aligrè^). 

Ligrè^a, sf. Allegrezza, Allegria. 
PI. Ligrèz. 

Lìmadòr, sm. Limatore. 
PI. Limadùr. 

Limadùra, sf. Limatura j Polvere di 
limatura. 
PI. Limadùr. 

Limbèc, sm. Alambicco. 
PI. Limbèc. 

Limbichéss, rfl. | Limbichéss e' jar- 
vèl, Almanaccare, Spremersi il cer- 
vello. 

Prt. Llmbiché 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Limòn, sm. Limone (Albero e frutto). 
PI. Limòn. 

Limosina, sf. Limosina. Dono ai po- 
veri. 

I Fé' la limosina, Far la limosina. 
[ Nighé' la limosina, Negare la limo- 
sina. 

Limpè, sf. Vampata | Folata. 
PI. Limpé 

j Limpé 'd vent, Folata di vento. 
[ Limpé 'd chéld, Vampa, vampata di 
caldo, di calore. 
1 Limpé 'd fié, Zaffata di puzzo. 

Limunèda, sf. Limonata, Spremuta 
di limone. 
PI. Limunèdi. 

Erba limunèda, Erba limoncina. 



LIMU 



234 



LIST 



Limunéra, sf. Limonaia, Serra per 
limoni. 
PI. Limunèr. 

Limu^inér, intr. Domandare, chiede- 
re come chi va all'elemosina. 

Linarola, sf. Fiordaliso. 
(Centaurea cyanus). 
PI. Linoròl. 

Lindir, tr. Lusingare con chiacchie- 
re, o blandizie. 

Questo V. è ormai usato solo dalle 
persone anziane ed è poco conosciuto. 
Nella « urazión » intitolata « Santa Ma- 
daléna» (Pergoli, op. cit.), al verso 30 
v'è « dlindodór », lusingatore. 
Prt. Lindi 
PI. — ì 
PI. F. — idi. 
F. — ida 

Linea, sf Linea (più usato Riga). 
PI. Linei. 
I Linea dia lu§, Linea elettrica. 

Lineamént, sm. pi. Fattezze, Linea- 
menti. 

Linguèta, sf. (anche Lingvèta). Lin- 
guetta. 
PI. Linguèt Lingvèt. 

Lingvàgg, sm. Linguaggio, Parlata. 
PI. Lingvégg. 

Ling^à^, sm. Elemento a cuneo del- 
lo sterzo del carro che s'inserisce nel 
timone. 

« Lingva? » e timone vengono tenuti col- 
legati con un perno di ferro orizzon- 
tale. 

Linguèta, sf. (v. Linguèta). 

Lintér, tr., intr. Allentare | Rallen- 
tare. 

I Quànd che e' lènta e' vént... Quando 
il vento rallenta... 
I Linté' .un nòd. Allentare un nodo. 

Lintèi^a, sf. Lentezza. 
PI. Lintè^. 

Lin^én, sm. Uncino. 
Detto solo della spiga del grano quan- 
do, raggiunta la piena maturazione, si 
piega un po' da un lato. Si dice: «e' 
gran l'ha e' lin?é », il grano ha l'un- 
cino. 

Lìn^ol, sm. Lenzuolo | Telo. 
PI. Lin^. 

(Lat. med. lenzolus. GLE; dal lat. lin- 
toleum). 



Lìngule, sf. Quanto può contenere 
un lenzuolo. 
PI. Linzulé. 

Lingule, sf. Grande involto fatto con 
un telo. 
PI. Lingule. 
Tali involti contengono fave, fagioli 

piselli da passare al vaglio o già va- 
gliati. 

Lión, sm. Leone. 
PI. Liòn. 

1 Liunè§a, Leonessa | Liun^ìn, T^eon- 
cino. 

(v. Aglión). 

Lirón, sm. Contrabbasso. 
Nelle Ville Unite si usa « rilón ». 
(Da lira). 
PI. Lirón. 

Li§, agg. Liso, Logoro, Consunto. 
PI. Li§ 
F. — a 
PI. F. — i. 

Li^abéla, sf. Uva fragola. 
(Vitis Labrusca L.). 

Liscéda, sf. Lisciata. 
PI. Liscédi. 

Liscér, tr. Lisciare. 
Prt. Lisce 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Lischi, sm. pi. Liscari. Salsola. Er- 
ba grassa che cresce rigogliosa nelle 
saline. 

Sono detti anche « Bèrb ad fré », bar- 
be di frate. 
(Salsola Soda L.). 

Lisciva, sf. Lisciva. 
(Lat. tardo lixivia). 

Li§ègna. Soprannome di famiglia di 
due feroci banditi, Angelo e Lodovico 
Lama, che facevano parte della banda 
del Passatore. 

Li§èta, sf. Saraghina piccola. 
(Clupea Papalina). 
PI. Li§èt. 

Li§nén, sm. Lesinetta. Lesina dalla 
punta sottile. 
PI. Li§nén. 

Listel, sm. Listello, Regoletto. 
PI. Listèl. 

Listér, "tr. Listare, Contornare con 
una lista, con una striscia. 



LIT 



235 



LODL 



I Liste' a lut, Listare a lutto. 
Prt. Liste 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Lit, sf. Lite, Litigio. 
PI. Lit. 

Lita, sf. Causa legale | Questione, Li- 
te. 

[ Taché' lita, Questionare, Litigare. 
PI. Lit. 

Litanì, sf. pi. Litanie. 

Lìtar, sm. Litro. Unità di misura di 
capacità corrispondente a un decime- 
tro cubo. 
PI. Lìtar. 

Litighér, int. Litigare, Bisticciare. 
(Più comune « ragnér »). 

Litira, sf. Lettiera. Letto delle be- 
stie. 

Litòr, sm. Chi legge. Lettore. 
PI. Litùr. 
(Lat. med. lector). 

Livalé, agg., prt. Livellato. Piano, ben 
spianato. 
(V. Livalér). 

Livalèda, sf. Livellazione | Livellatu- 
ra. 
PI. Livalédi. 

Livalér, tr. Livellare, Ridurre allo 
stesso piano orizzontale. 
I Livalé' al ter, Ridurre i campi a uno 
stesso livello, (Togliere le alture e col- 
mare le bassure). 
Prt. Livalé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Livalèta, sf. Livella (E' detta anche 
« li vela »). 
PI. Livalèt. 

Lìvar, sm. Libro. 
PI. Lìvar. 

I Lìvar di cònt, Libro mastro. 
I Lìvar da me§a, Libro da messa. 
I §igné' int e' lìvar, (F.) Mettere in con- 
to. (Dal lat. liber). 

Livar^én, sm. Libercolo, Libriciattolo. 
Libricino. 
PI. Livarijén. 

Livdadùra, sf. Lievitazione. 
PI. Livdadùr. 

Livdér, tr. Lievitare, Far lievitare. 



I Livdè' e' pan, Lievitare il pane. 
Prt. Livdé 
PI. — è 
P. — éda 
PI. P. — édi. 

Live, prt. Levato, 
(v. Livér). 

Livél, sm. Livello. Stato di un piano 
orizzontale | Condizione. Grado [ Altez- 
za I Misuratore delle piene di un fiu- 
me. 

PI. Livèl. 

I Pasàgg a livèl. Passaggio a livello. 
(Lat. med. livellum, livello dell'acqua, 
GLE). 

Livèla, sf. Livella, Livello. Strumen- 
to misuratore per conoscere se una li- 
nea o un piano siano paralleli all'o- 
rizzonte. 
PI. Livél. 

Livéss, rfl. Levarsi. Venir su. Detto 
della luna, del sole, del vento, della 
nebbia e delle stelle (v. Alvéss). 
I Alzarsi da letto. 
Prt. Live 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
[ U s'è live e' sol, Si è levato il sole. 

Livra, sf. Libbra. 
La minuta o comune era di 12 once, 
la grossa di 18. 
PI. Lìvar. 
(v. Amsur). 
(Lat. med. libra). 

Livròn, sm. Leprone. Lepre maschio. 
PI. Livròn. 

Livròt, sm. Leprotto. 
PI. Livrót. 

Livnitìn, sm. Leprottino. 
PI. Livrutln. 

Livrèr, sm. Cacciatore di lepri. 
PI. Livrèr. 

Li^adùra, sf. Licciatura. 
PI Li^dùr. 
(v. Le?). 

Lo, pron. Egli, lui, esso. 
PI. Lo. Loro, essi, esse. 

Lòd, sf. Lode. 
PI. Lòd. 

Lodla, sf. Lodola, Allodola. 
PI. Lodai. 
I Ludlén 'd mèrz, Allodole di passo. 



LOFA 



236 



LONA 



chiamate lodole marzaiole, perchè arri- 
vano in marzo. 
(Lat. med. lodula, GLE). 

Lòfa, sf. Loffa. Peto senza rumore 
(F.) Bugia grossolana. 
PI. Lòfi. 

Il DEI la considera voce onomato- 
peica. 

Logic, agg. Logico. 
PI. Logic. 
F. Lògica 
PI. F. Logichi. 

Lògica, sf. Logica. 
PI. Logic. 

Lój, sm. Loglio I Zizzania. 
(Lolium temulentum, L.). 

Lój, m. Luglio. 
i 'D loj u s' med e u s' racój, Di lu- 
glio si miete e si raccoglie. 
I 'D loj u n' piòv 'd nota ( Si allude 
alla brevità delle notti). 

Lòia, sf. Olla, Pentola di terracotta 
ove si conserva il grasso ', Anticamen- 
te vi si conservava l'olio. 

Pìn coma una lòia, Gonfio, pieno 
come un'olla di grasso. 
(Lat. med. olla). 

Lola, sf. Rospo di dimensioni molto 
grosse. 
PI. Lòl. 

I La lòia int e' fén gric, La botta (ro- 
spo) nel fieno greco. 




Lòia 



Detto di persona panciuta e tarda. 

Lóm, sm. Lume ^ Luce Fanale 
PI. Lom. 

Lom de de, Luce del giorno. 

Pèrdar e' lom 'd j' ócc, Perdere la vista 

Fé' lóm, Far lume ^ Mandar luce, 

Rischiarare, Illuminare. 

Mettere al corrente di una cosa. 

Fé' lóm a Mérz, Far lume a Marzo, 
Accendere fuochi nei campi, la sera, de- 
gli ultimi tre gliomi di Febbraio e dei 
primi tre giorni di Marzo (v. Fugaréna). 

Murté' e lóm, Smorzale il lume. 
I Tu' e' lóm, Togliere la luce (Togliere 
la possibilità di vedere). 
jBafé' e' lóm, Ribassare la fiamma (del 
lume). 
I A lóm de bur, Al buio. 

Lóm a òli, Lucerna (chiamata più co- 
munemente « lóm a »). 

Lorna, sf. Lucerna ad olio. 
, Fuoco fatuo. 
PI. Lóm. 

Lómb, sm. Lombo. 
PI. Lómb. 

Lómina, sf. Notorietà. 

Stima I Nomea. 
(In « Pulon Matt », sec. XVI, si dice: 
« luminér » per « numinér », nominare. 
L'it. del sec. XVI, ha nòmina nel senso 
di accusa, voce). 

Lòn, m. Lvmedì. 
PI. Lón. 

I Ande' a fé' e' lón a Frulè, Andare a 
Forlì a fare il mercato del lunedi. 
' Lòn dal fést, Lunedi di Pasqua. 

Lóna, sf. Luna ' Lunazione. 
PI. Lón. 

« Al lón », Le lunazioru. 

Scójom dia lóna, Scolmo della luna. 
Fase in cui la luna, da piena, accenna 
a calare. 

Lóna bòna, Luna buona. Lima ca- 
lante. 

I Lóna cativa. Luna cattiva, Luna cre- 
scente. 

1 Tnè* dri al lón, Tener dietro alle lu- 
ne. Osservare le lunazioni. 
j Lóna nova. Luna nuova; Lima cre- 
scente. 

' Lóna calànta. Luna calante. 
I Lóna carscénta. Luna crescente. 

Lóna pina, Luna piena. 



LONA 



237 



LONG 



j La Iona la j'à e' sghet, La luna ha il 
falcetto. La luna è entrata nel primo 
quarto. 

Fé' 'vdè' la Iona int e' pò?. Far vedere 
la luna nel pozzo,. Far vedere (o com- 
piere) cose incredibili. 
' Ave' la Iona vòlta (o vultéda) mèi. 
Aver la luna voltata male. Essere di 
cattivo umore. 

I La Iona la tira j'azident, La luna at- 
tira gli accidenti. E' una credenza an- 
cora molto diffusa che la luna, battendo 
in volto a uno che dorma, può causargli 
la morte con un accidente. Alcuni di- 
cono che tale influsso malefico fa fare 
la bocca storta: «'La Iona la fa avnì' 
la boca tòrta ». 

I E' zèrcc dia Iona, L'alone della luna 
(v. ^èrcc). 

] La Iona la va a e' de. La luna va al 
giorno. La luna arriva al mattino. 
] Ogni mé§ e' fa la Iona, tot i de u s' 
n'impera ona. Tutti i mesi fa la luna, 
tutti i giorni se ne apprende una. 

E' fa la Iona, Fa la luna. Comincia il 
novilunio. 

i Nè§ar a bòna Iona, Nascere a buona 
luna. (F.) Sotto buona stella. 





Lorna 



[ E§ar ned che la Iona la j'èva e' sghèt, 
Essere nato quando la luna aveva il 
falcetto. Esser nato sotto cattivi au- 
spici. 

La Iona la j'à e' cui a mòl. La luna 
ha il culo a mollo. Così si dice quando 
ha la gobba verso il basso; e si crede 
sia indizio che pioverà. 

Lóm 'd Iona, Lume di luna (F.) Tem- 
pi diffìcili. 

A la Iona sitimbréna set lòn al s'in- 
chéna. Alla luna settembrina sette lune 
s'inchinano. Questo per la credenza 
che dipenderà dall'andamento stagio- 
nale di questa luna quello delle seguenti 
sette. 

Lòna di grèp, Luna dei grappoli. Così 
(1811) era chiamata la luna buona di 
gennaio, e in tale periodo si consigliava 
di potare le viti. 

Lòna di garavèl. Luna dei racimoli. E' 
la luna di febbraio, durante la quale 
non si potavano le viti, perchè si crede- 
va che dessero grappoli piccoli. 

A luna cattiva non si semina, non si 
pota, non si travasa vino, non si rimuo- 
ve il letame, non si castrano i polli, 
non si accoppian le bestie perchè rimar- 
rebbero sterili. 

Long, agg. Lungo 
PI. Long 
F. Lónga 
PI. F. Longhi. 

Pr'e'd long. Per il lungo. Nel senso 
della lunghezza. 

E' piò long di tri, Il più lungo dei tre. 
Cosa sono questi « tre »? Luciano de 
Nardis dice che si tratta del manico del 
forcale a due rebbi. « A't dag e' piò 
long di tri ». Ti do del manico di for- 
cale. Tutto bene se la frase fosse rivolta 
a persona che infastidisce; ma invece 
nelle campagne delle Ville Unite signifi- 
ca: Non ti do niente. E in questo caso 
ci si riferisce a uno dei tre rebbi del 
tridente che però sono tutti uguali. Si- 
gnifica quindi : ti dò il più lungo dei tre, 
e cioè niente, perchè i tre rebbi sono 
uguali. Volendo pensare a un'altra allu- 
sione, e cioè alle parti genitali masco- 
line, si trova un'altra spiegazione me- 
no pulita ma più allusiva. 



LONZ 



238 



LUCH 



Lón^, sf. Lonza, Lombo di maiale. 
j Bra§ula da lón^a, Braciola di lonza. 

Lóp, sm. Lupo. 
I Luppolo (Humulus lupulus). 
PI. Lóp. 

Lópa, sf. Lui>a. Femmina del lupo. 
I Bulimia. Mal della lupa. 
I Voja dia lópa. Ninfomania, Andro- 
mania. 
P. Lópi. 

Lópia, sf. Ciuffo, Ciuf f etto alla testa. 
PI. Lópal. 
(v. Sa' Vizénz) 

Lord, agg. Sconcacato, Sporco di feci. 
Imbrattato di feci. Lordo. 
PI. Lurd 
F. Lórda 
PI. F. Lórdi 
I Lordo (di peso). 

1L05, sm. Lusso, Sfarzo, Pompa. 
PI. Lo§. 

'Lóstar, sm. Lustro, Splendore. 
I iLucido (da scarpe e per mobili) 
I Chiarore. 

I De' e' lóstar, Lucidare. 
I agg. Lucido, Lustro, Forbito, Splen- 
dente. 
PI. Lóstar 
F. Lóstra 
PI. F. Lóstri. 
I Occ lóstar, Occhi lustri. 

iLòt, sm. Lotto (gioco del lotto). 
I Parte di terra avuta in sorteggio. 
PI. Lót. 
I L'è un lót, (F.) E' un tentar la sorte. 

iLòta, sf. Lotta. 
I Battaglia (contro avversità). 
PI. Lót. 

:L6v, agg. Goloso, Ghiotto. 
PI. Luv 
F. Lóva 
PI. F. Lóvi 

[ Lóv coma un gat ró§, Goloso come un 
gatto rosso. 

I 1 de luv (i giorni ghiotti). Gli ultimi 
giorni di carnevale. 

I Se e' piòv int i de luv u j'è de 
gran e di marcili. (Se piove gli ultimi 
giorni di carnevale c'è molto grano e 
molti marzuoli). 
(Traslato dell'antico ital. lovo, lupo). 

iLóv, sm. Antico nome del lupo che 
ora si sente ricordare solo nelle fiabe 



invocato per spaventare i bambini. 
j E' vén e' lóv eh' u t' magna. Viene il 
« lovo » che ti mangia. 

Lóva sf. (Ghiotta, golosa). Annuncio 
dato dalle campane, in altri tempi, un 
po' prima della mezzanotte dell'ultimo 
giorno di carnevale, per avvertire che 
venissero consumati gli ultimi avanzi 
delle grasse ghiottonerie prima di en- 
trare in Quaresima. 

1 I sona la lóva. Suonano la ghiottona. 
(E' chiaro il significato, ma è impossi- 
bile una traduzione letterale italiana). 
i A n' avi sintì la lóva? ' La Quarè§ma 
l'è tuméda... » (Non avete sentito la 
« lova »? La Quaresima è tornata). 
(G. Acquisti, La Quaresma). 

I Caverna in fondo a un pozzo causata 

da smottamento. 

I Strumento che addenta, abbranca e 

serve a ripescare cose cadute nel pozzo. 

Lòppalo. 

Lò|, sm. Sudiciume. Loia, Sozzura. 
PI. LÓ5 

(Dal lat. luteus, fangoso; da lutea, ter- 
ra). 

LÓ5f, sm. Luccio (Lucius esox) 
PI. Lo? 

] Ciapé' un lo? [ (F.) Cadere nell'ac- 
qua. 
(Lat. med. lucius e luzzus. GLE). 

Lo?, sm. Lusco. 
I Tra lóz e bró?. Tra lusco e brusco. 

Lòza, sf. Loggia, Porticato. 
PI. Lo?. 
(Lat. med. logia, GLE). 

Lò?la, sf. Lucciola (lampjris nocticula) 
PI. Ló?al. 

I Pòchi ló?al, pòc gran, Poche lucciole, 
poco grano. 

Lucalité, sf. Località. 
PI. Lucali té 

Lucànda, sf. Locanda. 
PI. Lucànd. 

Luceméri, sm. Lucernaio. 
PI. Luceméri. 

Luche, agg. Rauco. 
PI. é 

F. — éda 
PI. F. — édi. 

Luchél, sm. Locale, Ambiente, Sala, 
I agg. Locale, Del posto. 
PI. Luchèl. 



LUCH 



239 



LUJE 



Luchèss rfl. Perdere la voce, Far la 
voce rauca. 
Prt. Luche 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Luchèt, sm. Lucchetto. 
PI. L. 

'Lucilini, sm. Petrolio (per rillumina- 
zione). Lucilina. Liquido che serve i>er 
l'illuminazione. Dal francese « luciline ». 

Lùdar, sf. Lontra (v. «Ludra»). 

iLudèr, tr. Lodare. 
Prt. Ludé 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Ludla, sf. Favilla. 
PI. Lùdal 
('Dal lat. lùcula). 

Ludlén sm. Lodoletta. 
I Fischietto per le allodole. 
I Ludlén 'd mérz, Lodoletta marzo- 
lina. Lodola di passo nel mese di marzo. 
PI. Ludlén. 

Ludlèr, sm. Cacciatore di allodole. 
PI. Ludlèr. 

Ludra, sf. Lontra (Lutra vulgaris) | 
Otre per trasportare olio. 
PI. Lùdar 

Nella palude che si stendeva a est di 
Campiano, le lontre erano fittissime. 
Avide come sono di pesce rompevano le 
cagolarie (i cagól o cugól) e ne divora- 
vano il contenuto. Per questo è rimasto 
il detto « magne' coma una ludra ». 

iLufègna, sm. Colui che cerca di man- 
giore a ufo. 
(v. « lufér »). 
PI. Luiègna. 

Lufèr, intr. (v. Luvér) 

Lufón, sm. Scroccone (di cose da man- 
giare). Golosone. 
PI. — ón 
F. — òna 
PI. F. — óni. 

Lug, m. Lugo (di Romagna). 
Da lucus, bosco. « Si vuole si chiamasse 
Lugo dalla grande selva Litana che era 
a capo della valle Padana » G. Pasolini - 
Zanelli. Dove è ora la città si dice sor- 
gesse un magnifico tempio a Diana do- 
ve accorrevano da ogni parte forestieri 



ad adorare la casta Dea. 
La cosa è molto probabile, perchè « lu- 
cus » significava anche bosco sacro. 
I Fira 'd Lug. L'importanza di questa 
fiera è confermata da un detto : « a s' 
avdrén a la fira a Lug » ci vedremo 
alla fiera a Lugo, che ha un senso figu- 
rato e significa non mancheremo di ri- 
vederci. E' un antichissimo privilegio 
confermato da Papa Giovanni IV ; dagli 
Estensi e da Clemente Vili. 

Lug, sm. Luogo, col signif. di spazio, 
posto. 

I Fé' lug. Far posto. 
I De' lug, Dar luogo, Dare il passo | 
(F.) Cedere. 

Lùgar, sm. Consumo 
] A '1 tegn par mi lùgar. Lo tengo per 
il mio consumo. 

Lugarén, sm. Lucarino. 
(Fringilla spinus) 
PI. Lugarén. 

Lugrér, tr. Logorare, Corrodere, Con- 
sumare. 
Prt. Lugré 
PI. — é 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

I Lugréss e' jarvèl, (F.) Consumarsi il 
cervello. 

Lugréss la vésta. Consumarsi la vista. 
I U n' s' lugra!, Non si sopporta! (rife- 
rito a persona insopportabile). 

Lujè^a, sf. Loglierella. 
(Lolium perenne, L.). 
Le ragazze, per conoscere i sentimenti 
del loro amato, interrogano, comincian- 
do dalla base, la spiga della « lujè§a » 
staccando, una alla volta, le spighette 
alterne, e formulando le domande: 
A m' vut? (Mi vuoi?) 
A n' u m' vut? (Non mi vuoi?) 
Int e' lét? (Nel letto?) 
Int la bara? (Nella bara?) 
L'ultima spighetta dà la risposta buona. 
Gli scolaretti ,invece, tentano di divina- 
re quale sarà l'esito dei loro studi di- 
cendo : « A pas? 

A n' pas? » 
( Sono promosso? 
Non sarò promosso?) 

Lujétar, pron. di terza per. pi. m.. 
Loro, essi. 



LUJE 



240 



LURD 



(Nel vecchio dial. si diceva «lurèt»). 

Lujctri, pron. di terza per. f. pi., Loro, 
esse. 

Luìmè, sm. Ranuncolo dei campi. 

Lumagòt, sm. Lumacone (Limax agre- 
stis). 

I Piccola chiocciola in genere, Luma- 
cotto. 
PI. Lumagót. 

Luméga, sf. Lumaca, Chiocciola. 
PI. Lumég 

I Ave' la voja dia luméga. Essere impo- 
tente sessualmente. 

« Lóma, lóma lumagòla, / tira fura al 
cvàtar còran: ' óna par me, óna par 
te / e do' pr' e' gèval ad Furie ». 
Cantilena dei bambini rivolta alla luma- 
ca per invitarla a uscire dal guscio. 
I Acva da lumég, Lumacaglia. 

Luminéria, sf. Illuminazione a festa. 
PI. Luminéri. 

Lumìra, sf. Lumiera. 
PI. Lumìr 
(Lat. med. lumeria, lucerna. GLE). 

Lunàtic, agg. Lunatico^ Volubile, Stra- 
vagante. 
PI. Lunétic 
F. Lunàtica 
PI. F. Lunàtichi. 
(Lat. med. lunaticum. GLE). 

iLunér, intr. Lunare. 
I Ande' a lune' Andare a lunare. Andare 
a caccia a luna piena. E' una espressio- 
ne usata dai cacciatori. 

Lunèri, sm. Lunario [ Calendario. 
i Lunéri di Smèmbar, « Lunario dei tra- 
caimatori ». 

« Lunario dei poveri diavoli in cui l'al- 
legra povertà è presa a prestito per pun- 
genti note critiche e per un certo sapo- 
re picaresco ». A. Spallicci. 
Si pubblica a Faenza dal 1845. 
PI. Lunèri. 

I « Lunéri » signif . anche Persona che 
si lagna continuamente. 
I Tsi un liméri!. Non sei mai contento!. 
Ti lamenti sempre! 

I Di lunéri u j n'è a Ravena / eh' u n' 
i n' scriv tént la mi péna. (Alla lettera: 
Di « lunari » ce n'è tanti a Ravenna che 
non ne scrive tanti la mia penna). 
A Ravenna ci sono tanti brontoloni <o 
gente che si lamenta sempre) che non 



si possono elencare. 

Lunèta, sf. Lunetta, rosone. Piccola 
finestrella a semicerchio. 
PI. Lunèt. 

Lungàgna, sf. Lungàgnola, Lungagnata. 
Discorso lungo e noioso. 
PI. Lungàgn. 

Lungàna, f. Longana. Dice M. Mazzot- 
ti che di questa villa si hanno notizie 
del sec. XI (1079 e 1097). Il Card. An- 
glico parla di due Longane, una con 
11 focolari, quella ravennate; e una con 
17 focolari, denominata Longana presso 
il Montone, la Longana Forlivese (1371 ). 
Il più antico ricordo di S. Bartolo in 
Longana si ha nel 1262; e nel 1348 è 
menzionato un « fundus S. Bartoli de 
Lungana ». 

Luntàn, agg. Lontane, Distante. 
PI. — àn 
P. — àna 
PI. F. — ani. 
I avv. Lontano, Lungi. 
! Da la luntàna. Da lungi. 

Sté' a la luntàna. Stare alla larga, 
Girare, passare alla larga. 

Luntàna, (v. Luntàn). 

Luntanànza, sf. Lontananza 
I Distanza (panoramica). 
PI. Luntanànz. 

Luntanér, tr. Allontanare. 
j rf. Allontanarsi. Distanziarsi. 
I Distaccarsi. 
Prt. Luntané 
PI. — e 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Luntanòt, agg. dm. Lontanetto. 
PI. — ót 
F. — òta 
PI. F. — òti. 

Lupén (o Sula), sm. pi. Sulla. 
(Hedysarum coronarium. L.) 
(Lat. med. lupinus). 

Lupinéla, sf. Lupinella 
PI. Lupinèl (campi coltiv. a lup.). 

Lurdèr, tr. Sconcacare, Sporcare con 
feci. 

Prt. Lurdé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Lurdèr sm. Lordume. 



LURS 



241 



LUTE 



Lur§ifér, m. Storpiatura di Lucifero 
(diavolo) delle antiche orazioni roma- 
gnole. 

Lu§, sf. Luce, Luce elettrica. 
PI. L. 

: Fé' lu§ a ón, (F.) Mettere uno suUl'av- 
viso. Avvertire su qualche cosa, Mettere 
al corrente. 

Lu§a, sf. I Fé' lu§a, Far lima lima. 
Modo di beffare dei bambini, fregando 
l'indice della mano destra sull'indice 
della sinistra verso colui che si vuol 
canzonare o indispettire, dicendo : « Lu- 
sa lusa ». 

Lusartén, sm. Lucertino. 
I Lusartén de gat, Lucertino del gatto. 
Parte terminale della coda del gatto che 
l'animale muove sempre. Una volta si 
credeva che quel movimento fosse cau- 
sato da « e' lusartén » e che fosse no- 
civo. Per questo si usava scodare i gatti. 

Lusartòn, sm. Lucertolone. 
PI. Lusartòn. 

Lusènga sf. Lusinga. 
PI. Lusèng. 

Lu§érta, sf. Lucertola. 
PI. Lusèrt. 

Lu§inghèr, tr. Lusingare. 
! Allettare, lllludere Intenzionalmente. 



Prt. Lusinghe 
PI. — e 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Lu^iòn, sf. Illusione. 
PI. Lusiòn. 

Lustréda, sf. Lucidata, Lucidatura. 
PI. Lustrédi. 

Lustrér, tr. Lucidare, Lustrare, For- 
bire. 

Prt. Lustre 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Lut, sm. Lutto. 

Insti 'd lut. Vestito a lutto. 

Purtér e' lutt, Vestire a lutto. 

E§ar 'd lut, Essere a lutto (per la per- 
dita di un parente). 

Smètr' e' lut. Cessare il lutto. 

Lutar, sm. Utero 
(Lat. uterus; sanscrito udàram, «ven- 
tre »). 

Lutarì, sf. Lotteria. 
PI. Lutarì. 

Lutén, sm. E' il diminutivo dial. di 
lotto. 

Lutér, int. Lottare 
Durare, Continuare 




LUTO 



242 



LUZO 



I Insistere. 
Prt. Luté. 

Lutón, lutòn, modo avv. Lemme, lem- 
me. 

Luvarì, sf. Leccornia, Ghiottoneria. 
PI. Luvarì. 

Luvà^, sm. Ghiottone. 
PI. Luvè^ 
F. Luvà^a 
PI. F. Luvà^i. 
(v. Lòv). 

Luvén sm. (v. Alvén). 

Luvér, intr. Golosare. 
(v. Lòv). 

Luvinèra, sf. Venditrice di lupini. 

Luvité, sm. Golosità 
I Ghiottoneria, Leccornia. 



PI. Luvité. 
(V. Lov). 

Lu?ér, intr. Alloggiare. 

Lu:^èta, sf. Loggetta, Ballatoio. 
PI. Lu?èt. 

Lu^lin, sm. Coccinella. 
1 Lu^lin rós, Lina del pioppo (Li- 
na populi) e Coccinella dei pioppi (Me- 
lasoma populi). 
PI. Lu^lin. 

Lu^lón, sm. Lucciolato (Blatta orien- 
talis, Linn.). 
PI. Lu^lón. 

Lu?ò§, agg. Sudicio, Sozzo. 
PI. — ù§ 
F. — ó§a 
PI. F. —òsi. 



M 



MA 



243 



MACH 



M', pron. Mi e Me. 

Macàc, sm. Macaco, Uomo basso e 
brutto. 
PI. Machèc. 

Macadùr, sm. Ammaccatoio. Bastone 
con cui si spezzano gli steli della ca- 
napa prima di passarli alla maciulla o 
gramola. 
PI. Macadùr. 

Macadùra, sf. Ammaccatura, Ammac- 
camento, Depressione di lamiera o me- 
tallo. 

I Pesto a un piede | Piaga sulla schie- 
na, sotto la sella di un animale da tiro 

da soma. 
PI. Macadùr. 

(Lat. med. macatura. GLE). 

Macànic, sm. Meccanico. 
PI. Machènic. 

Macarén, sm. Spaccapietre. 
PI. Macarén. 

Macaròn, sm. pi. Maccheroni 
Sng. Macaròn. 

1 Macaròn 'd patéta (Maccheroni di pa- 
tata), Gnocchi di patata. 

I Macaròn int e' lat, Maccheroni col 
latte. Era un piatto comune delle fami- 
glie di campagna. Dice T. Randi (op. 
cit.) che, in occasione di nascita di un 
maschio, mangiare detti maccheroni si- 
gnificava augurio di felice allevamento. 



Macarunéda, sf. Maccheronata, Man- 
giata a base di maccheroni. 
PI. Macarunédi. 

Macè, agg., prt. Macchiato, Chiazzato, 
Maculato, 
(v. Macér). 

Macèr, tr. Macchiare. 
Prt. Macé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 

Machér, tr. Ammaccare | Frantuma- 
re I Rompere | Pestare. 
(E' ritenuta voce di origine onoma- 
topeica). 
Prt. Maché 
PI. Machè 
F. —éda 
PI. F. — édi. 

Quando due non sono più in buoni rap- 
porti si dice che: I s'è maché, (Si sono 
urtati). 

Macèta, sf. Macchietta. Figura cari- 
caturale. 
PI. Macèt. 

Machina, sf. Macchina di qualsiasi 
specie. 
PI. Màchin. 

Machinèr. tr. Macchinare, Tramare. 
(Lat. med. machinare, macchinare, tra- 
mare, GLE). 



MACH 



244 



MAFR 



Machinéri, sm. Macchinario 
PI. Machinéri. 

Machinèsta, sm. Macchinista. Condu- 
cente di macchine a vapore. 
PI. Machinèsta. 

MachinL^óm, sm. Meccanismo. 
PI. Machini§om. 

Macia,, sf. Macchia. 
Segno di sudiciume, colori o altro .so- 
pra una superficie; segno naturale sulla 
pelle o sul pelame; parte oscura che si 
vede sugli astri ; boscaglia fitta di piante 
basse. 

I (F.) Macchia, Disonore. 
I Persona caricaturale. 
PI. Macc. 

I Cave' al macc, Togliere le macchie, 
Smacchiare. 

Macód, agg. Codimozza, Mozzicoda. 
Che ha la coda mozza. 
I Did macòd, Dito mozzo. 
PI. — ùd 
F. — oda 
PI. F. — òdi. 

I L'animél macòd, L'animale senza co- 
da. Così è chiamata, scherzosamente, la 
donna. 

I Argvérdat da l'animél macòd!, Guar- 
dati dall'animale senza coda. Sta in 
guardia con la dorma! 

Macubén, sm. Macubino. Tabacco da 
fiuto simile al macuba. 

Macudér, tr. Scodare, Tagliare la co- 
da, Mozzare la coda. 
Prt. Macudé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Madanlà^a (La), f. La Madanlaccia. 
E' il nome di un gioco che si faceva 
nei trebbi. 
I (F.) Donna mal vestita. 

Madóna, f. Madonna. 
PI. Madón 

I Di' dal Madón, Dire delle Madonne. 
Bestemmiare. 

j U n' gn'è né Sént e gnànc Madón, 
Non vi sono Santi e neanche Madon- 
ne... (che possano porre qualche rime- 
dio). 

I Cvi ch'vindèva al Madón, Quelli che 
vendevano le Madonne. Erano prover- 
biali perchè tenevano i capelli lunghi e 



disordinali. 

' La Madóna Tinaréna la s' sbu^va al 
man a fé' e' furmàj. Madonna Tenerel- 
la si sbucciava le mani a fare il for- 
maggio. Detto di persona che è affetta 
da eccessiva delicatezza. 
j Madóna da l'élbar, Madonna del- 
l'Albero. Fraz. del Com. di Raverma. 
Nel 1636, quando Rav. fu inondata dalle 
acque del Montone e del Ronco, due 
contadinelle pregavano sotto la pioggia 
davanti a un'immagine della Madonna 
fissata al tronco di un alberacelo (popu- 
lus alba), perchè l'acqua del vicino Ron- 
co non invadesse i loro, campi, quando 
videro zampillare dall'argine un fonta- 
nazzo. Strapparono un ramo dell'albe- 
raccio e turarono il foro, che non fece 
più uscire l'acqua. Si gridò al miracolo 
e accanto all'alberacelo fu edificata una 
chiesa. Di qui il nome della località. 

Madrègna, sf. Matrigna (Màma ma- 
drègna). 
PI. Madrègn. 

Madrina, sf. Matrice. Organo della ge- 
stazione delle femmine dei mammiferi. 

Madunè (La), sf. «La Maduné » — 
dice A. Spallicci — era l'offerta alla Ma- 
donna che, secondo il rito religioso, la 
gente del contado deponeva sui gradini 
dell'aitar maggiore sotto forma di pri- 
mizie ». 

Madunèr, sm. Madormaro, Madonnaio. 
PI. Madunèr. 

Da questi madonnai è rimasta l'espres- 
sione: Cavèl a la madunèra; Cavél da 
madunèr, cioè capelli che scendono fi- 
no alle spalle. 

Madunina, dim. Madonnina. 
PI. Madunìn. 

Mafrigldn, sm. Pacioccone. 

Mafrìgval, sm. pi. Malfattini. Pasta 
tagliata minutamente per minestra in 
brodo. 

PI. Mafrigval. 

La pasta per i « mafrìg'/al », una volta, 
si faceva di sola farina e acqua. Adesso 
si impasta con uova. 
I nostri « mafrigval » pare comunque 
non siano più quelli del sec. XVII, per- 
chè Aruch Aldo, in op. cit., scrive: 
« Manfrigul. Minestra che si fa di pane, 
cacio e vuova (sic) ». 



MAGA 



245 



MAGR 



Magagna, sf. Magagna, Pecca. 
PI. Magàgn. 

(Lat. med. magagna, piaga; « magagnas 
equorum» Rav. sec. XIII. GLE). 

Magalòta, sf-. Gruzzolo. 
I L'ha la magalòta, Ha un gruzzoletto 
da parte. 

(Dall'ebraico « meghillot », rotolo, in- 
volto). 

Maganzes, (v. manganzés). 

Magàra, esci. Magari | Dio la volesse ! 
Proprio, Almeno | Fosse vero! 
I L'è magàra vera!, E' proprio vero! 

Magà^, sm. Moriglione (Anas ferina) 
PI Maghè§. 

Maga^én, sm! Moretta tabaccata ] 
Tuffetto tuffatore, Colletto. 

Magafón, sm. Fischione turco, Fi- 
schione, col ciuffo, Germano turco, Ca- 
porosso maggiore. (Anas rufina). 
PI. Magafón. 

Magazén, sm. Magazzino^ Granaio, 
Deposito. 
PI. Maga?én. 
(Arabo makhzin, « luogo di deposito »). 

Maga?inìr, sm. Magazziniere. 
PI. Magazinìr. 

Maghèt, sm. Testicolo (di pollo). 
PI. Maghèt. 

Magi, sf. Magia. 

Magic, agg. Magico, Di magia. 
PI. Mègic 
F. Màgica 
PI. F. Màgichi. 
I Bachèta magica, Bacchetta magica. 

Magistratura, sf. Magistratura. 

Magistrél, agg. Magistrale. 
I Che è eseguito con perizia. 
PI. — èl 
F. — èia 
PI. F. — èli. 

Magistrèt, sm. Magistrato. 

PI. Magistrèt. 

Màgnacanéla, sm. Cannareccione. 
PI. Màgnacanéla. 

Magnadór, sm. Mangiatore 
PI. Magnadùr. 
F. — óra 
PI. F. — òri. 

Magnadùra, sf. Pastura (di uccelli) 
PI. Magnadùr. 
Magnàn, sm. Magnano ' Calderaio. 



PI. Magnén. 

(Lat. med. magnanus, DEI). 

Magnati?§r, tr. Ipnotizzare. 
Prt. Magnatizè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Màgnatival, agg. Mangereccio. 
PI. — ival 
F. — ìvla 
PI. F. — ìvli. 

Màgnavàc, f. Magnavacca. L'antica 
Sagis menzionata da Plinio. 

Magnala, sm. Mangione. 
PI. Magnèza. 

Magnèda sf. Mangiata. [ Pranzo. 
PI. Magnédi. 

Magnèr tr. Mangiare. 
I Corrodere. 
j Consumare. 
Prt. Magne 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

1 Magnéss e' capitél. Mangiarsi il capi- 
tale. (F.) Sciuparsi il capitale. 
I Magne' da sót. Mangiare cibi asciutti. 
I Magnéss la paròla. Mangiarsi la pa- 
rola. Mancare di parola. 
I Ch' a n' magna ha magne. Chi non 
m.angia ha mangiato. 
j E' magna cvànt de fìòm pét a Martu- 
ren, Mangia quanto il fiume (Savio) 
di fronte a Martoranno. Così si dice 
di una persona insaziabile. 

Magné§a, sf. Magnesia. 

Magnùga, sf. (scherzoso) Cibarie. 
Cibo. 

Magón, sm. Ventriglio (dei volatili). 
I Groppo alla gola (causato da dolore, 
accoramento). 

I Per de magòn, Pere mézze. 
PI. Magón. 

Magrè^a, sf. Magrezza. 
PI. Magrèj. 

Magròn, sm. Magrone, Maiale da in- 
grasso. 
PI. Magrón. 

MagrGna. f. Nome usato, nelle escla- 
mazioni, da coloro che non volevano no- 
minare il nome della Madonna. 



MAGR 



246 



MALE 



I Par la magròna!, Per la miseria! 

(G. Acquisti, Forlì, 1831). 

Magrulén, agg. Magrolino. 
PI. Magrulén 
P. — éna 
PI. F. — éni. 

Maj, sm. Maglio. 
PI. Méj. 

I Maneggia, Striscia di terra ove si pro- 
cede alla mietitura. 

Maja, sf. Maglia. 
Indumento di lana, o di cotone lavorato 
a maglia, che si porta sotto la camicia 

al posto di questa. 

1 Cerchietto formante il tes.suto a ma- 
glia. 

PI. Màj. 

(Lat. med. maglia. GLE). 

Majé, sf. Maggiolata. 
« Vecchia usanza delle campagne roma- 
gnole è quella di guarnire di fiori e di 
fronde verdi di pioppo le finestre e le 
porte delle case nei primi giorni di mag- 
gio... Tale rito ha la virtù di tener lon- 
tana dalle case l'invasione delle formi- 
che voraci e quella di render propizia 
la stagione all'agricoltura ». B. Pratella 
la ritiene una festa pagana del sole, 
altri festa cristiana di Calendimaggio. 
Forse è l'una e l'altra insieme. Forse 
festa pagana convertita in festa cristia- 
na. Poiché « maio » nel 1300 significava 
« maggio », « ramo fiorito », « ramo d'al- 
bero » in genere (v. Div. Comm. Purg. 
XXVIII, 36 e Dizionario Etimologico 
Italiano, Istituto di Glottologia, Firen- 
ze, 1952) è difficile stabilire se «la ma- 
jé » sia la versione dialettale di « ma- 
jata » derivante da « majo », mese, o da 
« majo »„ ramo fiorito. 
I Non è ad escludere che « Majé » sia 
antico rito in onore di Maia, dea di ori- 
gine ellenica, identificata dai Romani 
con una divinità dello stesso nome fi- 
gliuola di Fauno e moglie di Vulcano, 
preposta alla fecondità primaverile del- 
la natura, onde Ovidio fa derivare da 
lei il nome di maggio, mese in cui le si 
prestava culto. Era identificata anche 
con la dea Bona (Bona Dea) la cui festa 
si celebrava il lo maggio. 
I La « majé », maggiolata, festa del ca- 
lendimaggio, durava a Ravenna una o 



due settimane. In quella occasione, bri- 
c?ate di ragazze scendevano dalle vicine 
montagne e si spargevano per la città 
a dire la ventura e a cantare il « ben 
veniva maggio ». 

La festa fu abolita, a Ravenna, nel 1722 
dal cardinale Vitaliano Borromeo. 

Majèra, sf. Magliaia. 
PI. Majéri. 

Maladèt, agg.. prt. Maledetto. 
; (F.) Scaltro, Astuto. 
PI. Maladèt 
F. — èta 
PI. P. — èti. 

Majóscula, sf. Lettera maiuscola 
PI. Majóscul. 

1 Ciacaré' in majóscul, (scherz.) Parlare 
in italiano. 

Maladèz agg. Malaticcio, Cagionevole. 
PI. Maladè^ 
F. — è?;a 
PI. F. — è?i. 

Maladir, tr. Maledire 
Prt. Maladì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Maladizión, sf. Maledizione. 
PI. Maladizión. 

Malàn, sm. Malanno, Danno. 
PI. Malèn. 

Malati, sf. Malattia ] Morbo. 
PI, Malati. 

Male, agg. Ammalato. 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Malègn, agg. Maligno. 
PI. — ègn 
F. — ègna 
PI. F. — ègni. 

Maléss, sf. (v. Amaléss). 

Malé§ar, sm. Malessere, Indisposizione 
PI. Malè§ar. 

Malè§om, superi. Malissimo. 

Maléstar, sm. Malestro, Danno, Gua- 
sto. 

PI. Maléstar. 

(Dalla radice indoeuropea ster-« astro » 
da cui il latino malum aster (cattiva 
stella) e il francese antico malastru). 

Maièt, sm. Sacco. 
PI Malèt. 



MALE 



247 



MANA 



(Lat. med. maletta, piccolo sacco. GLE) 

Malèta. sf. Scroto 
I Sacco. 
PI. Malèt. 

(Nel sec. XVII la «maletta» era un 
« sacchetto piccolo da mezzo staro ». 
V. Aruch Aldo, op. cit.). 

Malignitè, sf. Malignità. 
PI. Malignitè. 

Malignér, int. Malignare, Sparlare. 

Malincunì, sf. Malinconia, Tristezza. 
PI. Malincunì. 

Malizia, sf. Malizia. 
PI. Mali^ji. 

I L'è in tot al malizji, Ha tutte le ma- 
lizie. 

Malizio^ agg. Malizioso. 
PI. Mali^ù§ 
P. — ò§a 
PI. F. — òsi. 

Malóra sf. Malora, Rovina. 

I Ande' a la malóra. Andare in rovina. 
Maltà^a, sf. Pesca. 

II nome M. deriva dal fatto che i nume- 
ri della pesca vengono estratti da un 
sacchetto, che in dialetto si chiama 
« malèt ». 

Maltér, sm. Tondo di terra morbida 
appiccicata a un muro, o a una tavola, 
per controllare la rosa di tiro di un 
fucile da caccia. 
PI. Maltìr 
(Da « mélta »). 

Marna, sf. Mamma. 
PI. Marni. 
I Màma bòna. Madre naturale. 

Màma madrègna, Matrigna. 

Mamalóc, sm. Mammalucco, Stupido. 

Mamalóca, sf. Il Biondelli, nel suo 
Voc.traduce con Succiamele (Orobanche 
maior, L.). Nelle Ville Unite il succia- 
mele è chiamato impropriamente « na- 
dècia ». 

Mamént, sm. Momento, Attimo. 
PI. Mamént. 

Mamintin, sm. Momentino, Attimo. 
PI. Mamintin. 

Mamòn sm. Forte infreddatura. 
PI. Mamòn. 

Man, sf. Mano 
PI. Man. 

I Man d'or. Mani d'oro. Mani che sanno 
far tutto. 



j De' una man, Aiutare.Soccorrere. 
I De' una man 'd culòr. Dare una pas- 
sata di colore. 

} Una man 'd prè, Un giro di mattoni 
lungo il muro. 

I L'ùtma man, L'ultimo giro di matto> 
ni I L'ultimo ritocco [ L'ultima ripas- 
sata. 

j Tnè' a man. Tenere al guinzaglio; 
Condurre a mano. 
1 Tné' d'una man, Tenere per mano. 
I Reggere con ima mano. 
i Tnè' un cvèl d'igna man. Tenere una 
cosa per ogni mano, ad ogni mano. 
j Ande' dri a la man, Seguire l'ordine, 
Procedere secondo un determinato or- 
dine. 

I Fé' la man a un lavór, Prendere dime- 
stichezza a un lavoro. 
I Tu' la man, Prendere la mano. Non 
sentir più il freno. 

I Mètr' a man, Dar di mano | Mettere 
a mano... 

I Capiti' pr' al man. Venir per le mani. 
Capitare fra le mani. 
I Bòna man. Buona mano. Mancia. 
j Purté' in piànta 'd man. Portare in 
palma di mano. 
I Fé' mambà^a Far manbassa. 
I No' cave' al man d'int gnit. Non cavar 
le mani da nulla. Non riuscire a con- 
chiudere niente. 

I 'D §gonda man. Di seconda mano. 
j Ròba a man. Manufatti. 
j D'igna man. Di mano in mano. | Per 
ogni mano. 

I E§ar da la man, Aver la mano (nel 
gioco delle carte). 

I Ave' al man d'arcòta, ( F. ) Aver le ma- 
ni di ricotta, che non stringono. 
I Bàtar al man. Applaudire. 
I Sté' cun al man int la falde. (F.) Sta- 
re con le mani in mano. 
I Man drèta, M. destra. 

Man stanca, M. sinistra. 
I Man 'd pan, Forma di pane, Pezzo 
di pane. Piccia, Tiera. 
I Druvé' la man de mèi, (F.) Usare 
molto garbo, Usare tatto. 
1 Ave' al man sfondi, Avere le mani 
bucate. 
I Man bòna, Mano fortunata. 

Màna, sf. Manna | Melata. 



MANA 



248 



MANE 



Umore vischioso; dolce e di colore scu 
re che molte piante emettono partico 
larmente nel mese di agosto. A volte 
per alcune piante come salici, vinchi 
ecc., la manna è prodotta da innume 
revoli afidi. Il popolo crede ancora che 
cada dal cielo perchè l'emissione di 
manna coincide con forti guazze e sem- 
pre in periodi di siccità. La manna è 
ben visibile nella parte superiore delle 
foglie, dove forma uno strato lucido 
che si secca sotto l'azione del sole e si 
discioglie per effetto dell'umidità della 
notte. Certo è questa constatazione che 
ha fatto ritenere che la manna piova 
dal cielo. 

I L'è una màna de zìi, (F. ) E' una 
fortuna insperata. 

Manarén, sm. Accetta. 
PI. Manarén. 

(Lat.med. nanarinus, piccola marma- 
la, GLE). 

Manarola, sf. Bandella (per porte, fi- 
nestre, sportelli). 
PI. Manaròl. 

Mane, agg. Manchevole 
I Avni' mane, Venir manco, o Venire 
a mancare. 
PI. Méne 
F. Manca 
PI. F. Manchi. 
I Fé' 'd mane, Fare a meno. Far senza. 

Mancamént, sm. Acciacco, Difetto 
fisico. 
PI. Mancamént 

Mancànt, agg. Difettoso, Mancante. 

Mancanza, sf. Mancanza | Spossatezza. 
PI. Mancànz. 

Manchèr, int. Mancare | Difettare. 
I Manche' in..., Difettare in... 
Prt. Manche 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Mandarén, sm. Mandarino 
(Citrus mandaurensis). 
PI. Mandarén. 

Mandarièr, tr. Stabbiare. 
Tenere le pecore a dormire o a pasco- 
lare in un terreno per concimarlo. 
Prt. Mandarle 
PI. — è 
F. — éda 



PI. F. — édi. 

(Lat. med. « mandriare », condurre al 
pascolo ; e « amandriare », pascolare con 
una mandria di bestie. GLE). 

Mandér, tr. Mandare. 
j Condurre, Guidare. 
j Emanare, Esalare. 
] Emettere (fumo). 

^ Spingere (un rapporto di bicicletta). 
Prt. Mandé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Mandé' vi'. Mandar via, cacciare. 
; Mandé' 90, Mandar giù. Inghiottire. 

Mandé' a di'. Mandare a dire, far sa- 
pere. 

I Mandé' so al bèstl. Incitare le bestie, 
le mucche | Farle rientrare nella stalla. 
• Mandé' so j'animèl. Far rientrare gli 
animali (domestici) nei loro covili. 
' Mandé' a tu'. Mandare a prendere. 

Mandèt, sm. Mandato, Autorizzazione. 
PI. Mandèt. 

Màndla, sf. Mandorla. 

Quadra (di piada). Pascoli. 
PI. Mandai 

[ A màndla, A mandorla , A forma di 
rombo e di roniboide. 
! Màndla 'd pie, Quadra di piada. 
(Lat. med. mandola, mandorla. GLE). 

Mandrègula, f. Mandragola. 
(Atropa mandragora L. ) 
(Lat. mandragoras). 

Mandrén, sm. MaiilrLno. 
Utensile che funge da trapano a mano. 
PI. Mandrén. 

Màndrèta, sf. Manritta. 
I A màndrèta, A destra. 

Mandriùl (I), m. Mandrloli. 
j E' pa| di Mandriùl, Il valico del Man- 
drloli (m. 1173 s.m.). 
I La stré di Mandriùl, L'Umbro-casen- 
tinese n. 71. 

Mànd?, sm. Mantice. 
PI. Ménds. 

I Tire' Int e' mànds, Tirare il mantice. 
(Lat. med. manticus. GLE). 

Mane, agg., prt. Vestito. 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(Da « amanér », vestire). 



MANE 



249 



MANF 




Mànds 



Mane, sf. Marinella. Manipolo (di gra- 
no, canapa, cannuccie, ecc.). 
(Lat. med. manata, quanto si può affer- 
rare con una mano; fastello. GLE). 
I Manata. Colpo di mano aperta. 
PI. Mane. 

S'è' piòv int al mane / u j n'è ad tòt 
al cvalitè, Se piove sulle mannelle ce 
n'è di tutte le qualità. 

Manècia, sf. Manecchia. Uno dei due 
manici dell'aratro. 
PI. Manècc. 
(Dal lat. manicula, DEI). 

Manén 'd Sànt Antoni, f. pi. Capri- 
foglio (Lonicera caprifolium L.). 
(Gallizioli, Op. Cit.). 

Manér, tr. Vestire (V. Amanért. 

Manéra, sf. Mannaia. 
PI. Manèr. 



(Lat. med. manaria. GLE; dal lat. ma- 
nuaria, scure da tenersi in mano). 

Manèf-c, agg. Manesco. 

PI. Manès-c. 

Manèt, sf. pi. Manette. 
(Lat. med. maneta, manetta per car- 
cerati. GLE). 

Manèvul, agg. (F.) Maneggevole. Che 
si lascia guidare, condurre Docile. 
PI. Manìvul. 
F. — èvia 
PI. F. — èvli. 

Manèj^a, sf. Manicotto. 

Mànfar, sm. Manovella, e Traslato di 
manfano, manico, del correggiato). 

Manfrigval (o ManfrìguD. (Vedi Ma- 
frigval). 

Manfrón, sf. pi. Malfattini di taglia 
più grossa dei comuni « mafrìgval » e 



MANG 



250 



MANU 



impastati di sola acqua. 

Màng, sm. Manico. 
PI. Mèng. 

(Lat. med. manegus e manicus, GLE). 
I La cójpa la j'è sempar de màng, La 
colpa è sempre del manico. L' inca- 
pace attribuisce sempre la colpa allo 
arnese. 

Manga, sf. Manica, Parte del vestito 
che copre le braccia. 
I Manica. Banda di gente trista, spre- 
gevole. 
PI. Màng. 

Màngan, sm. Mangano, Gualcherà. 
PI. Mèngan. 
(Lat. med. manganum. GLE). 

Manganél, sm. Manganello, Randello. 
PI. Manganél. 
(Lat. med. manganellus. GLE). 

Manganér, tr. Gualcare, Manganare, 
Passare sotto il mangano. 
I Tela manganéda, T. passata sotto il 
mangano. 
(Lat. med. manganare. GLE). 

Manganlé, sf. Randellata. 
PI. Manganlé. 

Manganzè^, agg. Ingarmatore, Tradi- 
tore. (Da «il maganzese », cioè Gano 
di Maganza che, col suo tradimento, 
avrebbe causato la morte di Orlando). 
I Fa^a da màgan^ès! Faccia da impo- 
store! 

Mangòt, sm. Manichetta, Mezzama- 
nica, Manicotto (di pelle col peloì. 
PI. Mangót. 
(Lat. med. manigottus, GLE). 

Manina de Signor, .sf. Manina del 
Signore. Così è chiamato il germe del 
pignolo. 

Manira, sf. Modo, Maniera | Stile. | 
Garbo. 
PI. Manir. 

I Cun bòna manira, Con bel garbo. 
Garbatamente. 

I Cun bróta manira, Sgarbatamente. 
I A eia manira! esci. Proprio così!, A 
quel modo ! 
I Fura 'd manina. Fuori dell'ordinario. 

Manitòn, sm. Bandella (di biroccino) 
PI. Manitòn. 

Mani^én, sm. Manichino. Risvolto 
staccato dalla maglia. 
Pi. Mani^én. 



Manóc, sm. Monco. 
PI. Manóc. 

Manòcc. sm, Fastello. Manocchio, 
Fascio I Un pugnello di stecchi [ Mal- 
loppo di stracci. 
PI. Monócc. 

Manòfla, sf. Guanto col solo dito 
pollice e un'unica sacca per le altre 
dita j Manopola. 
PI. Manòfal. 

Manòn, sm. Matassa, 
PI. Manòn. 
I Manòn 'd lana. Matassa di lana. 

Manovra, sf. Manovra i Fé' manò- 
vra. Far manovra (con automezzi). 
PI. Manòvar (Manovre,- Esercizi mili- 
tari). 

Mansión, sm. Mansione, Compito. 
PI. Mansiòn. 

Mànstànca, sf. Sinistra, Mano sini- 
stra. 

Mantèca, sf. Manteca. Unguento per 
lucidare capelli e metalli. 

Mantègn, sm. Bracciuolo, Scorrima- 
no. 

PI. Mantègn. 
(It. ant. manitengolo, manico). 

Manti?], sm. Mantello. Mantello 
di animale. 
(Lat. med. mantellus. GLE). 

Mantil, sm. Mantile, Tovagha. 
PI. Mantil. 
(Lat. med. mantile. GLE). 

Mantiéna, sf. Mantellina, Mantello 
corto militare. 
PI. Mantlén. 

Mantnèr, tr. Mantenere, Passare un 
mantenimento [Conservare. 
I U s' mantén, Si conserva bene : Man- 
tiene l'aspetto giovanile. 
Prt. Mantnù 
P 1. — ù 
F. — uda 
PI. F. — udi. 

Mantnimént, sm. Mantenimento, As- 
segno, Provvigione. 
PI. Mantnimént. 

Mantnù, sm. Mantenuto j Magnaccia, 
PI. Mantnù. 

Mantnùda, sf. Mantenuta. 
PI. Mantnùdi. 

Manucé,- agg. Manipolato, Affastel- 
lato, (v. Manòcc) 



MANU 



251 



MARA 



PI. Manucè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Manucéda, sf. Manipolata. 
(V. Manucér). 

Manucér, tr. Affastellare disordinata- 
mente. 
Prt. Manucé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Manuvrér, tr. Maneggiare [ Manovra- 
re ! Dominare (persone). 
Prt. Manuvré 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Manvél, sm. Manovale. Muratore ad- 
detto ai lavori più faticosi. 
PI. Manvèl. 

(Lat. med. manualis, manovale mura- 
tore. GLE, aggiunte). 

Manvèla, sf. Manovella. 
PI. Manvèl. 

Man? sm. Manzo. 
PI. Mén?. 
F. — a 
PI. F. — i. 

I M. da vita, Manzo da lavoro. 
[ M. da pchèr, Manzo da ingrasso, da 
macello. (M. da beccaio). 
(Lat. med. manzus). 

Man^è, sf. Bracciata (di spighe). 
PI. Manze. 

(La M. è formata di più manipoli 
(pogn'd spig), e più M. formano un 
covone, una « cova ». ) 

Man^édga, sf. Terreno arato. 
(Traslato del lat. med. manzatica, mag- 
gese. GLE). 

Nel dialetto antico (v. Abate Piolanti, 
L'incredulo; ecc.). significava magge- 
se, maggiatica. 

Manzéla, sf. Ralla. 
« Bastone che a un capo ha un pun- 
golo e all'altro un ferro col quale si 
leva la terra che si va attaccando 
all'aratro ». Prati Voc. Etim. j Vanghet- 
ta per pulire il vomero. '• Vanghetta 
da tartufaio. 

(Dal lat. med. vanga attraverso un 
supposto « vangella » (?). V. GLE alla 
voce manus, « duas manus vange»). 



Man^én, sm. agg. Mancino (che sta a 
sinistra) | Che usa la mano sinistra. 
PI. Man^én 
F. — éna 
PI. F. — éni. 

Manzéna, sf. Impugnatura di sini- 
stra, posta circa a metà del gambo del- 
la falce fienaia. 

Tale nome deriva dal fatto che nel gam- 
bo, a volte, vi erano due impugna- 
ture: una in alto a destra e una, a 
metà circa, sulla sinistra. Quella di 
destra, col tempo, è andata in disuso 
ed è rimasta quella di sinistra, o 
mancina, che si impugna però con la 
mano destra. 

Mandòla, sf. Giovenca j Tenosivite 
( È una irritazione, a un tendine del 
polso, che colpisce i mietitori). 

Mapa, sf. Mappa. Carta topografica. 
PI. Map. 

Mapamónd, sm. Mappamondo. 

Mar, sm. Ramarro. 
PI. Mér. 

j Culòr de mar^ Verde ramarro. 
I E' mar l'è l'amig dl'om. Il ramarro 
è amico dell'uomo. 

Secondo una credenza popolare, se il 
ramarro vede un uomo che dorma nel 
campo, in pericolo di essere morsicato 
dalla vipera, lo sveglia con un fischio. 
Altrettanto si crede che faccia se una 
biscia tenta di entrargli in corpo per 
la bocca. 
Perciò il detto : 

E' mar ténl a man dreta parche u t' 
fes-cia int l'urècia. Cioè, abbi rispetto 
del ramarro, perchè ti avverte quando 
sei in pericolo. 

Marachèla, sf. Gherminella. 
PI. Marachèl. 

Marafòn, sm. Stampo da caccia im- 
provvisato con un malloppo d'erba. 
PI. Marafòn. 

1 (Giuoco con le carte). Beccaccino. 
I Marafóna, Cricca al gioco di beccac- 
cino. 

MaraiiRhén, sm. Marengo. Moneta 
d'oro da venti lire. ' Venti lire. 
PI. Maranghén. 

Marangòn. sm. Legnaiuolo, Falegna- 
me, Maestro d'ascia (Voce ravennate 1. 
PI. Marangòn. 



MARA 



252 



MARC 



(Lat. med. marangonus, carpentiere, 
DEI). 

Marascón, sm. Marascone. Vino meri- 
dionale ricordato spesso da O. Guerri- 
ni. 

Maravèja, sf. Meraviglia | Smanceria, 
I Leziosaggine ] Pin 'd maravèj ! Pie- 
no di smorfie ! 
PI. Maravèj. 

Maravièss, rfl. Meravigliarsi. 

Marcànt, sm. Mercante. 
PI. Marchént. 

Marcantival, a^g. Commerciabile. 
PI. Mercantìval. 
F. — ìvla 
PI. F. — ìvli. 

Marcanti, sf. Mercanzia. 
PI. Marcanti. 

j U n' ha marcanzì, Non ha pregio, Non 
è ricercato. 
(It. ant. marcentia. DEI). 

Marcéda, sf. Andatura. 
PI. Marcédi. 

Marcèr, int. Marciare ] Marce' a la 
grànda, (F.) Fa vita da gran signore. 
I Marce' cun Garibéld, Seguire Gari- 
baldi, Combattere agli ordini di Ga- 
ribaldi. 

I Marce' vi', Andarsene in fretta e fu- 
ria. 

Marche, sm. Mercato. Luogo ove si 
svolge commercio di cose o bestiame. 
I Marche cvért, Mercato coperto. 
] Marche dia gra§a, Mercato di bestia- 
me grasso prima di Pasqua. 
] Bàtar pr' i marche, Frequentare i 
mercati. 

I A marche strac, A fine mercato, A 
mercato finito. 
PI. Marche. 
(Lat. mercatus). 

Marche, agg. Che ha i lineamenti 
ben marcati. 

] Marcato. Che che il marchio | Segna- 
to col marchio. 
PI. Marche 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Marchér, tr. Marcare [ Marchiare, 
Segnare col marchio. 
Prt. Marche 
PI. — è 
F. — éda 



PI. F. — édi. 

Marco (o Marcón), sm. Corvo (No- 
me onomatopeico che riproduce il verso 
del corvo). 

Marcurela, sf. Marcorella. 
(Mercurialis annua). 
E' la mercurialis herba di Catone e 
la mercurialis del medio evo. 
Con « marcurela » si indicano anche 
le prime feci del neonato. 
j A t' fa? caghé' la marcurela. (F.) 
Ti faccio rimettere ciò che mi hai man- 
giato j Te la faccio pagar cara. 

Mardón sm. Faloppa. Bozzolo rima- 
sto incompiuto; cosi chiamato perchè 
facile a schiacciarsi e' a insudiaciarsi 
del liquido emesso dalla crisalide. 
PI. Mardón. 

Mardón, agg. (F.), Fifone, Pauroso. 
PI. Mardón. 
F. — óna 
PI. F. — óni. 

Maragià, sf . « Manoregia ». Autorità, 
potere, incarico, mandato. 
j Tu' la marègia. Togliere l'autorità, 
l'incarico, ecc. 

I De' la marègia, Dare autorità, po- 
tere; ecc. 

(Manoregia era chiamato, nel '500, il 
mandato che il governo papale dava 
ai Presidenti inviati a governare Pro- 
vincie e città, i quali « avevano la ma- 
noregia e comandavano ai soldati, ai 
birri ed alla fortezza ». 

Marèma, sf. Maremma. 
PI. Marèm. 

Marena, sf. Marina. Spiaggia, Stri- 
scia di terra lungo il mare. ' Marina. 
Corpo di marineria. 
j Suldé 'd maréna, Marinaio. 
PI. Marén. 

Margarita, sf. Margherita. 
PI. Margarìt. 

Margaritina sf. Bellide, Pratellina. 
(Bellis perennis L.). 
PI. Margaritìn. 

Margaritòn, sm. Margherita grande 
(dei campi). 

( Chrysanthemum Leucanthemum ) . 
PI. Margaritòn. 

Margós, sm. Marcolfo. Uomo goffo 
e tonto. ^ 
Si usa normalmente l'accrescitivo 



MARI 



253 



MARM 



« margu§òn » (Marculfus fu un monaco 
frane, del VII sec. compilatore di una 
raccolta di « formulae », destinate al- 
le scuole. V. DEI). 

Mari, sf. (V. Mariòla). 

Maricàn, agg. Americano. 
I Poi m., cunèj m. ecc., Pollo gigante, 
coniglio gigante. 
PI. Marichén. 

Maricanéda, sf. (Americanata). Esa- 
gerazione, Sproposito. 
PI. Maricanédi. 

Marìd, sm. Marito, Sposo. 
PI. Marìd. 

Maridàz, sm. Matrimonio mal riu- 
scito. 
PI. Maridéz. 

Maridè, sm. pi. Minestra con fa- 
gioli. 

Maridèr, tr. Maritare, Sposare, Dar 
marito. 

Prt. P. Maridéda 
PI. F. — Maridèdi. 

Marì-di^ma, f. Maria sciocca. La Ma- 
ri-diurna, detta anche La Minghérda, 
personifica la dabbenaggine più stoli- 
da e sciocca. 

La favola di « Marì-di§ma » è ripor- 
tata dalla Pie, anno n. 9, col titolo 
« La vai di ciù », e la M. ha il nome 
di « Gesuélda ». 

IVIarigiàna, sf. Meridiana, Orologio 
a sole. 
PI. Marigiàn. 

Marinèr, tr. Marinare. Marinare il 
pesce cotto, mettendolo sotto aceto. 
Prt. Marine 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Marinèr, sm. Marinaio. Uomo di 
mare. 
PI. Marinèr. 

Mariola, sf. Mariola. Figura tutta 
consunta di un frammento di antico 
bassorilievo, incastonata nella torre di 
Ravenna. 

I parche' Mari par Ravenna (o zar- 
ché' Mariòla ecc.; e anche zarché' Ma- 
riòl, ecc.; dove Mariòl è vezzeggiativo 
familiare di Mariòla), Cercare Maria 
per Ravenna; cioè una cosa che si sa 
di non poter trovare. 



Col passar dei secoli, questo modo 
di dire è arrivato al signif. attuale 
che non ha più nulla a che vedere con 
l'antico. 

Il detto risalirebbe, secondo P. D. Paso- 
lini (Rav. e le sue grandi memorie), al 
medioevo, quando Maria, nome fre- 
quentissimo fra i Longobardi, signi- 
ficò, per i Romagnoli, la donna violen- 
ta. «Il proverbio: Cercar Maria per 
Ravenna (in Toscana, cercar Maria 
per averne; e nell'Italia meridionale, 
carcare Maria per Roma) dimostra 
che così in Ravenna, come in Roma, 
difficilmente si trovava una donna lon- 
gobarda, ma trovatala si rischiava di 
esser percossi ». 

Mariunèta, sf. Marionetta. 
PI. Mariunèt. 

Marlòt, sm. Merlotto. 
PI. Marlòt. 

Canté' coma un marlòt. Cantare come 
un merlotto. 

Marló^, sm. Merluzzo. 
I Oli 'd marlóz. Olio di merluzzo. 
PI Mario?. 

Marmàn, agg. Maremmano ] Usato 
anche per persona o animale dal pro- 
filo montanino. ■ Figura marmana. Pe- 
cora bergamasca. 

(Forse perchè i primi esemplari fu- 
rono importati in Romagna dalla Ma- 
remma?). 
PI. Marmén 
F. — àna 
PI. F. — ani. 

Marmanàja, sf. Maramaglia, Pleba- 
glia j Ragazzaglia. 

Marmeléta, sf. Marmellata. 
PI. Marmelét. 

Marmita, sf. Marmitta, Calderotto 
da militari. 
PI. Marmìt. 

Marmòta, sf. Marmotta. 
(Arctomy marmotta). 
PI. Marmòt. 

Marmuffnèr. tr. Brontolare, bronto- 
lare fra i denti, parlare a denti stretti, 
proferire parole incomprensibili, mo- 
gugnare. Usato anche nel senso di la- 
mentarsi, lagnarsi. 

Marmurè, agg. Marezzato, Venato co- 
me certi marmi. 



MARM 



254 



MASA 



PI. Marmurè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Marmurén, sm. Marmista. 
PI. Marmurén. 

Marógna, sf. Lichene. 
PI. Marógn. 

Marón, agg. Marrone. | sm. Testicolo. 
PI. Maròn. 

Maròta, sf. Maretta. Recipiente di 
vimini, o traforato, dove i pescatori 
conservano il pesce in acqua. 
PI. Maròt. 
(Veneto maròta). 

Pasolini - Zanelli (Op. Cit. ), dice che 
la maretta era un « recipiente di vi- 
mini, in forma di botte, che conteneva 
quasi 3000 libbre di pesce ». 

Marsciòn, sm. Marsione. 
( Gobius fìuviatilis ) . 
PI. Marsciòn. 

Martèl, sm. Martello I Testicolo (di 
animale). 

Occ, Occhio del m. 

Péna, Penna del m. 

Tèsta, Bocca del m. 

Incózn' e martél. Incudinetta e mar- 
tello (a due penne). 
I Martel traver§, Martello da maniscal- 
co. 

PI. Martèl. 
(Lat. med. martellus). 

Martél, sm. Mirto, Mortella. 
(Mirtus communis). 

Martin ghéla, sf. Martingala, (del ca- 
vallo). Capestro, freno, briglia, cavez- 
zone. Finimento del cavallo che ne 
regola la testa. 

I Martinghèla dia gabàna. Striscia di 
stoffa di traverso del lato posteriore 
della giacca. Martingala della giacca. 

Martìri, sm. Martirio I Sofferenza, 
Martorio. 
PI Martìri. 

Martiri?èr, tr. Martoriare ' Affligge- 
re, Tormentare. 
Prt. Martiri?» 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Marilena, sf. Martello a due penne 
usato per rifare il taglio alle falci. 
I Martléna de partighèr, Registro del- 



l'aratro. 
PI. Martlén. 

Marùg, (Spén marùg), sm. Marruca. 

Mariani, sf. Merceria. Stoffe. 
(Lat. med. marzaria, GLE). 

Marker, int. Marcire, Infracidare, 
Imputridire | tr. Infradiciare, Rendere 
putrido. 

Prt. Marjé e Mérz 
PI. — è e Mèr^ 
F. — éda e Mér^a 
PI. F. — édi e Mérji. 

L'acva la mérza al budèl. L'acqua 
infracida le budella. 
(Motto dei bevitori). 

Marzèr, sm. Mereiàio. 
PI. Marcir 
F. — èra 
PI. F. — èri. 

Marzìr, intr., tr. Marcire, Imputri- 
dire. 

Prt. Marzi 
PI. — ì 
P. — ida 
PI. F. — idi. 

Marcirò!, sm. « Marcirolo ». Figno- 
lino, Foruncolino. 
PI. Marzirùl. 
(Dal lat. marcidus, marcio). 

Marzol, sm. Biada marzuola. Bieto- 
la, fagiolo e ogni pianta che si semina 
in marzo. Marzatello. agg. Marzoli- 
no, Marzuolo. 
PI. Mar^ùl 
F. — ola 
PI. F. — òli. 

(Lat. med. marzola, biada seminata di 
marzo, GLE). 

Marzùl, sm. pi. Marzatelli, Marzuoli. 

Màfa, sf. Massa, Mucchio. 
PI. Ma§. 

I avv. Parecchio, Molto, Assai. 
I Una masa. Un mucchio. Una mas- 
sa I agg. Assai, Parecchio. Parecchi, 
Molta, Molte. 

! Ave' una ma§a 'd ròba. Avere tanta 
roba. 

j Ave' una mafa 'd bajóc. Avere tanti 
quattrini. 

Ma^a, f. Massa Forese (Chiesa di 
S. Andrea). Fraz. del Com. di Rav. 
Una volta si diceva con un motteg- 
gio scherzoso: 



MASA 



255 



MASR 



Ma§a, massa di ladri. 

Anticam. « massa » significava insieme 

di poderi, terreno. 

(Lat. med massa, GLE). 

Ma§a Lumbérda, f. Massa Lombar- 
da. Fu fondata, con investitura del 
Consiglio di Imola, nel 1252 da 150 fa- 
miglie di Marmirolesi (Marmirolo è 
fra Goito e Mantova) fuggiti per evi- 
tare la sorte degli abitanti di Brolet- 
to e Campitello, trucidati dal feroce 
Ezzelino da Romano. 
L'abitato si chiamò Massa di S. Pao- 
lo, dalla chiesa che ivi sorgeva fin dal 
sec. XI. 

Ma§àcar, sm. Massacro. 
PI. Ma§ècar. 

Ma§acréda, sf. Operazione mal ese- 
guita. 

Ma|acrér, tr. Trucidare. ' Rovinare. 
PI. Masacrédi. 
Prt. Masacré 
PI. — è * 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Ma§adìna, sf. Mucchietto. 
I ?ughé' a la ma§adina, Giocare (a 
carte) a banco fallito. 
PI. Ma^adin. 

Masamònt, avv. Alla rinfusa. Catafa- 
scio (a). Sottosopra. 

Mascarèda, sf. (v. Immascaréda). 
PI. Mascarédi. 

Mascarén, sm. Mascherino | Masche- 
rino della scarpa ] (F.) Faccia fran- 
ca; faccia tosta. 
PI. Mascarén. 

Mascarér, tr. Mascherare Coprire 
con un giro di parole I Mimetizzare 
con frasche | Celare. 
Prt. Mascaré 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Mascaréss, rfl. (v. Immascaréss). 

Mascarén, sm. Mascherone I Viso 
imbellettato | Viso arrossato, accal- 
dato. 
PI. Mascarón. 

Ma§-cc sm. Maschio. 
PI. Mé§-cc (Lat. mas). 

Mascra, sf. Maschera. 
PI. Màscar. 



(It. ant., sec. XIII, mascara). 

Mafér, sm. Massaro, Antica voce ca- 
duta in disuso. Si dice ancora « gal 
maser», gallo massaro (v. Gal). 

Ma§ér, tr. Accomodare, Riparare j 
Apparecchiare (la tavola) Governa- 
re (le mucche) I Sistemare [ Appre- 
stare. 
PI. Ma§é 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(V. Amafér). 

IVIa§inéI, sm. Granchio. ( v. Mulèca ) 
(Curcinus maenas). 

Ma§inér, tr. (v. Ma§nér). 

Marion, sm. Molare. 
PI. Ma§lòn. 
I Dént ma§lòn, Dente molare. 

Mafnadùra, sf. Macinato ' Molenda 
(prezzo della macinatura) Macinatu- 
ra. 

PI. Ma§nadur. 

(Lat. med. maxenatura. GLE, aggiun- 
te). 

Ma^nèda, sf. Masnata. 
PI. Ma§né 
(Lat. med. masnata, GLE). 

Ma§nén (o Ma§inén da cafè) sm. Ma- 
cinino (da caffè, ecc.). 
PI. Ma§nén. 

Ma§nér, tr. Macinare. 
Prt. Ma§né 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(Lat. med. masinare. GLE». 

Ma§ól, sm. Masullo. 
Località intorno all'incrocio di Via Be- 
veta col Dismano. Dice G.U. Majoli in 
Piccolo cabotaggio... « Fra la destra del 
Ronco e la sinistra del Savio si aveva 
una vastissima depressione palustre 
chiamata Valli di Masullo ». 

Ma^ón, sf. Casa. (Antica voce raven- 
nate). 
(Lat. med. mansio, casa. GLE). 

Ma§rèr, tr. Macerare. 
Prt. Ma§ré 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 
(Lat. med. masserare e maxerare. GLE; 



MASR 



256 



MATR 



dal lat. macerare). 

Maìjròt, sm. « Macerotto ». Peso che 
si metteva sulla canapa messa a mace- 
rare, per tenerla sott'acqua. 
PI. Ma§rót. 

Mastèla, sf. Mastello. 
PI. Mastèl. 

Mastéla da bughé, Mastello da bu- 
cato. 
(Lat. med. mastellus, specie di tinozza). 

Mastén, agg. sm. Mastino. 
I Càn mastén, Cane mastino. 
(Lat. med. mastinus. GLE). 

Mastigàz, sm. Biascicotto Mastica- 
tura. 

PI. Mastighèj. 

] Spudé' e' mastigà^, Sputare la masti- 
catura. 

Mastighér, tr. Masticare | F. Biascica- 
re. Prt. Mastighé. 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Mastlén, sm. Mastello piccolo | Bu- 
gliolo. 
PI. Mastlén. 

Mastlèr, sm. Bottaio, Barilaio. 
PI. Mastlèr. 

Màt, agg., sm. Malto, Pazzo | Falso. 
Detto di monete, metalli e cose orna- 
mentali j Selvatico. Detto di erbe \ Mat- 
tacchione, Molto allegro. 
PI. Mèt 
F. — a. 
PI. F. — i. 

; Or mat, Oro falso. 
I Perai mati. Perle finte. 
I Erba mata. Erba selvatica (Anche 
Sambèdga). 

] Bajóc mèt. Monete false. 
j Amrièstra mata, Minestra con brodo 
di soffritto; e non di carne bollita. 
I Mat dur. Matto da legare. 

Mata, sf. Matta. 
Carta determinata che, in alcuni gio- 
chi, cambia valore secondo il bisogno 
del giocatore. 
PI. Mati. 

Mataldn, sm. Fiorone. Primo frutto 
del fico. /PI. Matalón. 

Màtar sm. Vetta. 
Bastone appiccato al manico del cor- 
reggiato. 



PI. Métar. 

Matarà^, sm. Materasso. 

Tarli? de m.. Guscio, Traliccio del ma- 
terasso (Lat. med. matarazum, GLE). 

Matarazér, sm. Materassaio. 
PI. Matarajèr 
F. — èra 
PI. F. — èri. 

Mataré, sf. (v. Smataré). 

Matarièl, sm. Materiale. 
PI. Matarièl.' 

Matarièl, agg. Temerario, Violento. 
PI. Matarièl 
F. — èia 
PI. F. — èli. 

Matà^a, sf. Matassa. 
PI. Matàf. 

Matèda, sf. Pazzia. Cosa da pazzi. 
Mattezza. 
PI. Matédi. 

Maténa, sf. Mattina, Mattino. 

I Sté' so la maténa prèst. Alzarsi di 
buon mattino. 

j Da la maténa a la séra, Da mane 

a sera. 

PI. Matén. 

j De cànt dia maténa, AI mattino. 

Matera (In). Per terra. (Modo cadu- 
to in disuso). 

II prefisso « ma- » fa pensare alla 
radice « ma- » latina, che significa buo- 
no, (v. R. Gradsaignes d'Hauterive, 
op. cit.). 

Matèria, sf. Materia. Ciò che costi- 
tuisce ogni corpo | Parte dello scibile 
I Pus, Marcia. 
PI. Matèrji. 

Matìria, sf. Mattia, Pazzia. 
I Tòt j' in?;ègn j'à un pò 'd matiria, 
Tutti gli ingegni hanno un po' di mat- 
tia. 

Màtra, sf. Madia. 
PI. Màtar. 
(Lat. med. matra, GLE). 

Matréna, sf. Madietta. 
PI. Matrén. 
(v. Matra) . 

Matrimoni, sm. Matrimonio, Sposa- 
lizio, Nozze. 
PI. Matrimòni. 

Matrimunièl, agg. Matrimoniale. 
PI. Matrimunièl 
F. — èia 



MAVO 



257 



MAZE 



PI. F. — èli. 

(E' più usato «da spus»). 

Mavór (Mont) o Mont Mévar. m. 
Monte Mauro. 

«Mavòr» ricorda (V. F. Balilla Pra- 
tella, Romagna intima) il nome di 
Mavors divenuto poi Mars = Marte, dio 
della quercia e del fico, dei giovani e 
della primavera, della guerra e della 
morte .Questo monte eccelso doveva 
essere stato consacrato al dio latino ed 
italico Mavors (Mavór) di cui ci tra- 
manda il nome. (Pratella). 

Ma?, sm. Maggio. 
Nel ricettario di Caterina Sforza, que- 
sto mese è chiamato « mazo ». 
! Fé' maz. Fare il maggio (devozioni 
del mese mariano). 
I Palón d' ma?. Pallone di maggio. 
(Vibumus opulus). 
Prov. « Ma? tot i de un tinàz ». 
I Ma? l'è e' mès di mèt e di sumèr. 
Maggio è il mese dei matti e degli asini. 
Si vuole che in maggio i matti diano 
in ciampanelle e che diventi matto 
chi, in questo mese, si sposa o si rade 
i capelli. Maggio è poi il mese in cui 
gli asini vanno in amore. 
j Ma? urtlàn, pura|é paja e pòc gran. 
Maggio ortolano, molta paglia e poco 
grano. 

I Ma? scarvàz (maggio è il mese degli 
acquazzoni improvvisi. (V. «scarvaz»). 
I Ma? sót, mo nò tòt. Maggio asciutto, 
ma non tutto. (Un po' di pioggio fa 
bene anche in questo mese). 
[ Ma^ da e' col long, Maggio dal collo 
lungo. (Forse vuol dire che fa fare 
il collo lungo a chi lavora perchè le 
giornate sono molto lunghe). 
I S' t' hèi un bon ^uca^ ténal pr' e' mè§ 
'd Ma?, Se hai un buon ceppacelo 
tienilo per il mese di maggio. 
I Mér?; e' ten? 
Abril e' dpén?. 
Chi è 'd bona forma 
'd Ma? u s'artorna. 
(Marzo tinge. 
Aprile dipinge. 

(Ma) Chi è di buona costituzione 
si rivela in Maggio). 
I Piante' maz. Piantar maggio. Di que- 
sta usanza, dice il Placucci (1&18): 



« Il primo giorno di maggio gli aman- 
ti prendono un ramo di acacia in fio- 
re, e vanno la mattina per tempo a 
piantarlo o presso l'uscio o vicino a 
una finestra dell'amata; alcune volte 
attaccano a questo ramo doni come, 
spille, fazzoletti ed altro. Poi cantano: 
« L'è venuti magi e l'ha purté la spiga, 

Dio de ciel eh' la sia ben garnida. 

L'è venuti magi, / Ben venga magi. 
La Catarena la s'vò fé la sposa. / 
j La Catarena la s' ve fé la sposa. | 
L'è venuti magi, ' Ben venga magi. 
L'è venuti magi, / Ben venga magi ». 
I giovani invece che hanno abbandona- 
ta l'amante, vanno a piantare in luo- 
go del maggio uno spino ». 

Maz, sm. Mazzo di fiori o d'altro. 
I Mazzotto, strumento per spaccar legna 
con cunei. 

' Maz 'd cavel. Chioma abbondante e 
bella* 
PI. Mèz. 
(Lat. med. mazzum. GLE). 

Maza, sf. Mazza. Mazza da fabbro a 
due bocche o con una bocca e una 
penna. 

Bàtar la màza, Lavorare di mazza 
in più persone. 
PI. Ma^. 
(Lat. med. maza, (arma). GLE). 

Ma^agàt, sm. Mazzagatti. Nell'SOO e- 
ra chiamato « mazagàt » una specie di 
pistola corta. Ora diremmo « maza- 
ghèt ». 

Mazapègval, (o Mazapègul) sm. Spi- 
ritello che, secondo la superstizione, va 
di notte a giacere con donne. 

Senso di oppressione al petto che si 
prova dormendo. 

Allusivo di « mazzapicchio » nel sen- 
so figurato di membro virile (?). 
(Forse dal lat. med. mazapilus, mazza- 
picchio). 

Ma^aprit, sm. Centaurea. 

Mazatra vèrsa, sf. Mazza a penna ver- 
ticale. 

Ma?èl, sm. Macello. 
PI. Ma?èl. 

Mazèr, tr. (v. Amazér). 

Ma^èt, sm. Mazzetto ] Mazzettino. 
Fé' e' maijèt. Fare il mazzettino (nel 
gioco delle carte), Accozzare le carte. 



MAZE 



258 



MEGA 



PI. Ma?èt . 

I Ma?;èt 'd Sa'Jusèf. 

(Saponaria officialis) Gallizioli, op. cit. 

Ma^èta, sf. Mazzetta. Verga di cor- 
da di acciaio con una capocchietta, in 
cima, di piombo fuso, rivestita di pel- 
le e usata dagli « squadristi » fascisti. 
PI. Maijèt. 

Ma^è?, agg. Massiccio ] Tarchiato. 
PI. Ma?;è5 
F. — èja 
PI. F. — è^i. 

Ma^Iadùra, sf. Macellazione. 

Magiari, sf. Macelleria. 
PI. Magiari. 
(V. Pcarì). 

Mailer, tr. Macellare. 
Prt. Ma^lé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Mailer, sm. Macellaio. 
PI. Mailer. 

Ma^òcla, sf. Capocchia ' Pomo del 
bastone. 
PI. Ma^òcval. 
(Lat. med. mazoca, sec. XIII. DEI). 

MazòI, sm. Mazzuolo. 
PI. IVIazul. 
(Lat. med. mazolus. GLE). 

Macola, sf. Mazzuola. 
] Eg da macola, Spillo con la mazzuo- 
la. 

Ma^^òla, sf. Capone o gallinella. 
(Triglia lucerna). 
PI. Ma^òl. 

Mazuràna, sf. Maggiorana. (Dial. di 
Brisighella). 

Mbróla, sf. Midollo delle ossa. 
(It. antico, sec. XIII, merolla). 

Mdàja, sf. Medaglia. 
PI. Mdàj. 

Mdènda, sf. Mietitura. 
PI. Mdènd. 

Mdór, sm. Mietitore. 
PI Mdur 
F. — óra 
PI. F. — òri. 
(Lat. med. metitor. OLE). 

Me, pron. Me | Io. 
I Da par me, Da solo | Entro di me. 
I §gond a me, Secondo me, A mio 
avviso. 



I Se fòs int me, Se dipendesse da me. 

Mé*. sf. Madre. In uso a Ravenna. 
Nelle campagne delle Ville Unite era 
in uso una volta. CE' troncamento di 
« médra », madre). 

Mèc, sm. I vecchi rammentano an- 
cora « e' pan 'd mèc » che, il secolo 
scorso, era un « pane pietroso, fatto 
una volta la settimana con una mistura 
di molta farina gialla e poco grano; 
oppure di scJla farina gialla ». Con 
« mèc » si indicava certamente in antico 
una veccia ; infatti nel medio evo, « mo- 
chus » era il corno ^ una specie di vec- 
cia. V. GLE. 

Mècia, sf. Miccia. Corda incendiaria 
per far brillar mine. 
PI. Mècc. 

Mècia, sf. Muggine. 
PI. Meco. 

Meda, sf. Catasta (di legna). 
PI. Med. 

L'it. ant. ha « meta », sec. XIV, paglia- 
io a forma conica. Conserva il si- 
gnificato del lat. mèta come usato da 
Calumella e Plinio, (v. DEI). V. anche 
lat. med. meda, mucchio. 

Mèdar, tr. e intr. Mietere. 
Prt. Mdù 
PI. — ù 
F. — ùda 
PI. F. — ùdi. 
(Lat. metere). 

Media (o Mèldula). f. Meldola. Cit- 
tadina della Prov. di Forlì il cui no- 
me sì crede derivi dal nome proprio 
fem. longobardo « Imelda », il cui di- 
minutivo, « Imeldula », diventò per a- 
feresi Meldola. Il nome Meldola com- 
pare in atti del sec. XI. In molti al- 
tri è detta Imelda. 

Médra, sf. Matrice. Utero, j Matrice 
di registro a madre e figlia. 
(Lat. tardo màtra). 

Médrapérla, sf. Madreperla. 

Médravida, sf. Madrevite. Arnese che 
fa le viti. 

Még, sm. Mago. 
PI. Mèg. 
(Lat. magus). 

Mègar, sm. Magro. Carne magra (del- 
le masse muscolari). 
j Magne' da mègar, Mangiar di ma- 



MEGA 



259 



MELA 



grò. 

Mégar, agg. Magro, Scarno | Pove- 
ro (di misture, miscele). | Scarso (di 
guadagni). 
PI. Mègar 
F. Mégra. 
PI. F. — Mégri. 

I Mégar spènt, Magro come un cada- 
vere. 

Méj, avv. Mai. 

Mèj, sm. Miglio (panicum miliaceum) 
I Miglio. Unità di misura di 1000 passi 
= a 1460 metri lineari (PI. Mèja) | 
avv. Meglio | agg. Migliore (invaria- 
bile). 

Mèja, sf. pi. Miglia, 
(v. Mèj). 

Mèima, sf. Malva. 

Mèi, sm. Male. Ciò che è nocivo, 
dannoso, sconveniente, disonesto, do- 
loroso I Morbo, Malattia, Dolore, Ac- 
ciacco. 
PI. Mèi. 

I Ande' da mèi, Andare a male. 
j Tajé' e' mèi a me?, (Alla lett. Taglia- 
re il male a mezzo, (F.) Trovare ima 
risoluzione di compromesso. 
[ Ave' e' mèi e e' malàn. Avere il male 
e il malanno. 
j Mèi 'd testa e' vò magne / 
mèi 'd pànza e' vò caghé. 
I Mèi no' fé, pavura no' ave. Male non 
fare, paura non avere. 
I E' mèi e' vén a cavai e e* va vi' a 
pè. Il male viene a cavallo e va via 
a piedi, (F.) Viene m fretta e va via 
piano. 

I Mèi dia bigata, Spina ventosa. 
j Tu' da mèi e' metr' in pè?, Levare 
dal male e mettere nel peggio. 

Mèi, sm. Miele. 
PI. Mil. 

I Mèi di fìùr, Nettare. 
I Cave' e' mèi, Smelare. 
I Cun al man de mèi, (F.) Con ogni ri- 
guardo. 
(Lat. mei). 

Mèi, sm. Melo. 
(Pirus malus). 
PI. Mil. 
I Mèi zógn. Melo giùgnolo. 

Mèi cudógn, sm. Cotogno. Melo co- 
togno. (Cydonia vulgaris). 



PI. Mil cudógn. 

Se ne distinguono due varietà principali 
per la forma del frutto : « e' mèi cu- 
dógn », dal frutto rotondo come una 
mela, che è il Cotogno maschio ; e « e' 
per cudógn », così chiamato erronea- 
mente per il suo frutto allungato come 
una pera, che è il C. femmina. 

Mèi, nm. Mille. Quantità di dieci cen- 
tinaia. 

Mèla, sf. Mela. 
PI. Mèi. 

I Mèla cudógna, M. cotogna | Mèla 
da ròsa. Mela rosa | Mèla zógna, M. 
giùgnola I Mèla da l'invèran. Mela in- 
vernale, da inverno | Mèla piatlóna, 
M. piattona | Mèla da l'oli, M. la cui 
polpa presenta chiazze di color d'olio 
d'oliva I Mèla musóna, Forse la stessa 
sorta di mela che il Pucci (sec. XV) 
chiama «musa», (v. DEI). 
j Chi t'à de la mèla''. Chi ti ha dato 
la mela? Questo detto, che ha un tono 
scherzoso e significa : « Chi ti ha dato 
la mela per farti crescere a questo 
modo? », deriva dall'usanza di dare al 
bimbo, appena nato, un po' di mela cot- 
ta. Alcuni autori, fra cui G. Bagli, 
ritengono che si credesse, che la mela 
togliesse l'alito cattivo. Ma forse le si 
attribuivano anche altre virtù. Si usa 
ancora. 

Secondo una credenza popolare, se si 
sbuccia una mela, una pera o un'aran- 
cia in modo da ottenere una fettuccia 
tutta intera, si provoca la morte di 
un frate. 

Luciano de Nardis (La pie, anno XIII, 
n. 5) dice che si libera un'anima dal 
purgatorio. 

Mélacòpia, sf. Minuta, Bozza, Mala 
copia. 
PI. Mélcòpji. 

Mèlagarnè, sf. Melagrana. 
PI. Mèlgamé. 

Mèlandè. agg. Malandato, Malconcio. 
PI. Mélandè 
F. — éda 
PI. P. — édi. 

Mèlànom, sm. Malanimo, Malevo- 
lenza. 

Mèlanòta. sf. Mala notte. 
j Padì' dia mèlanòta, Soffrire per lun- 



MELA 



260 



MERA 



ghe veglie. 

Mélapartugàla, sf. Melarancia. 
PI. Mèi partugàli. 

Mélapèna, parola composta, A méla- 
pèna, A malapena, a stento, Appena. 

Mélaràn^a, sf. Melarancia. 
PI. Mélaràn;j. 

(Il nome più dialettale è Partugàla o 
Mela partugàla). 

Mélavdù, agg. (v. Mélvèst.). 

Mélavgùri, sm. Malaugurio | U§èl de 
mélavgùri. Uccello del malaugurio (ci- 
vetta) I (F.) Cassandra. 

Melavi, sm. Malavia | Disgrazia | 
Moria. 

I U s' j' è mès la méla-vi, Ci si è 
messa la mala via (o la disgrazia; o 
la moria). 

Mélavlèr, tr. Voler male j Péss mé- 
lavlè, Farsi malvolere. Non farsi voler 
bene. 

[ Ciapèr a mélavlèr. Prende a mal- 
volere. 

Mèlaviuntira, avv. Malvolentieri. 

Mèlavója, sf. Controvoglia | Malavo- 
glia. 

I 'D mélavòja, Malvolentieri. 
I A so' 'd mèlavója, Non sto bene. 

Mélcadù, sm. Epilessia | Mal caduco 

Mélcantdn, sm. Nord-ovest. 

Mélfamè, agg. Malfamato. 
PI. Mélfamè 
F. — éda 
PI. P. — édi. 

Mèlfàti, sf. pi. Malefatte. 

Melfój, sm. Millefoglie. 
(Achillea millefolium). 
PI. Milfój . 

Mèlgamé, m. Melograno | Melogra- 
nato (Gallizioli, op. cit.). 
PI. Mil game. 

Mèlga, sf. Melica, Saggina | (F.) Si- 
tuazione diflBcile. 
PI. Mèlg. 

j Mets' int 'na mèlga, (F.) Cacciarsi in 
una meliga. 
(Lat. med. meliga. GLE). 

Mélmè§, agg. Malandato. 
PI. Mélme? 
P. — è§a 
PI. F. — èjì. 

Mélòcc, sm. Malocchio. 

Mel^àna, agg. Malsana. 



PI. Mèl§àni. 

Mélta, sf. Fango, Mota, Malta, Bel- 
letta. 
PI. Mèlt. 
(Lat. med. malta, calce. GLE). 

Mélvèst, agg. Malvisto, Disprezzato. 
PI. Mélvèst. 
F. — a 
PI. F. — i. 

Ména, sf. Mina. 
PI. Mèn. 

Mènsa, f. Mensa. Località sulla sini- 
stra del Savio che, insieme a Matellica, 
forma fraz. del Com. di Ravenna. Ivi 
sorge una stazione preistorica (venuta 
in luce nel 1951) dell'età del bronzo 
che ha un'estensione di almeno 250 m. 
La stazione ha carattere intermedio fra 
il pedemontano e il terramaricolo. 

Ménsula, sf. Mensola, Beccatello. 
(La M. è chiamata anche è§a). 
PI. Ménsul. 

Mént, sf. Mente. 
I De' mènt, Dar retta. 
I Ave' int la mént, Avere in mente. 
I Fé' mént, Porre mente, Volger la men- 
te a... 
I Avnì' int la mènt. Venire in mente. 

Mént, sm. Mentre, Frattempo. 
(E' contrazione della più comxme for- 
ma dialettale « méntar »). 
I Ins che mént. In quel mentre (si dice 
però anche « int che méntar »). 

Ménta, sf. Menta. 

Méntar, cong. Mentre j sm. Mentre, 
Tempo, Frattempo. 

I Int che méntar. In quel mentre, In 
quel momento. 

Mér, sm. Mare. 
PI. Mèr. 

I Fé' sché' e' mèr, (F.) Averle tutte 
contro. 

Mér, agg. Amaro. 
PI. Mèr 
F. — èra 
PI. F. — èri. 
] sm. Amarume | Amaro, 
(v. Amér). 

Méral, sm. Merlo. 
PI. Mirai. 

(Lat. rned. merlus. GLE). 
I Cvànd e' canta e' mèral a sèm fura 
dl'invèran, Quando canta il merlo sia- 



MERA 



261 



MES 



mo fuori dell'inverno. 

Mèral sasel j Codirossone, Codirosso 
maggiore, Tordo sassàtile, Merlo sas- 
sàtile, Passera solitaria rossa. 

Mère, sm. Marco, Peso, Romano. Pe- 
so usato per la stadera. 
PI. Mère. 

« E' mère » era il peso usato per la 
stadera corrispondente al peso di vma 
libbra detto, in antico, Marca. 
(Lat. med. marca, marchus e mar- 
chum = peso. GLE). 

Mérca, sf. Marca, Marchio. 
PI. Mère. 

Mércabò, m. Marcabò. In un luogo 
vicino a Sant'Alberto, esisteva il ca- 
stello dei Marcomani, ossia del popolo 
di S. Marco. Fu fabbricato dai Vene- 
ziani in guerra contro i Ravennati, rie- 
dificato e demolito più volte. Fu chia- 
mato Marcabuono, poi Marcamo e fi- 
nalmente Marcabò... E' citato da Dan- 
te... « ... lo dolce piano / che da Ver- 
celli a Marcabò declina ». 

Mércia, sf. Marcia. Atto del cammi- 
nare di schiere, eserciti, formazioni va- 
rie. 

I Composizione musicale atta ad ani- 
mare schiere in cammino. 
PI. Merce. 

Mérciapi, sm. Marciapiede. 
PI. MerciapL 

Mèrda, sf. Merda, Sterco. 
PI. Mèrd. 

] Cremar coma la merda a e' sol. Cre- 
scere come la merda al sole. (F.) Decre- 
scere anziché prosperare. 
I Sugne' dia merda l'è segn 'd taajóc. 

Mèrit, sm. Merito, Pregio. 
PI. Mirit. 

Meritèr, tr. Meritare. 
Prt. Merité 
PI. Meritè 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 

Mèrla, sf. Merla. 
PI. Meral. 

I Ciapé' Int l'òcc a la merla, Colpire 
nell'occhio la merla, (F.) Colpire nel 
punto esatto, Azzeccare. 
(Lat. med. merla, GLE; dal lat. me- 
nila). 
I ùcc a la mèrla!. Occhio alla merla! 



(Attento, non farti raggirare). 

Mèrt, m. Martedì, Secondo giorno 
della settimana. 
PI. Mirt. 

Mèrz, m. Marzo. 
I Mèr^ sót e abrìl bagné. Marzo asciut- 
to e aprile bagnato: ecco la stagione 
ideale per l'agricoltore. 

Mèr?;, cusm' e' cui e no' cusm' et. 
Marzo, cuccimi il culo e non cuocermi 
altro. Ai primi del secolo, l'usanza di 
mostrare il sedere al sole il primo di 
marzo, perchè non abbronzasse troppo 
la pelle e anche per tener lontano le ma- 
lattie, era osservata da molti e special- 
mente dalle donne ; ora non più. 
j Fé' lòm a Mérj, Far lume a marzo. 
Si fa lume a Marzo con falò per propi- 
ziarselo (v. Fugaréna). 
j Mér^ mar^òt, long i de cvànt dal nòt. 
Marzo marzotto, lunghi i giorni quanto 
le notti. 

; Mèr^, ch'a n' ha al schèpi véga schélz. 
Marzo, chi non ha scarpe vada scalzo. 
I Mèrz dal bàn schèrp. Marzo dalle buo- 
ne scarpe. 

] U n'i fó un trest Mér? eh' u n' mandès 
e càn a l'ora, Non ci fu un tristo marzo 
che non mandasse il cane all'ombra. 
I Mèrz di vént, Abrìl di témp. Ma? di 
tón. Marzo dei venti. Aprile dei tempi 
(delle intemperie), Maggio dei tuoni. 
I Mérz sót, gran par tòt, Marzo asciutto, 
grano per tutti. 

I Se Mér^ carnvale?a, bara care?a. Se 
marzo camevaleggia, la bara carreggia. 
E' segno di moria. 

I Mér^ da e' pè schélz, Marzo dal piede 
scalzo. 

I L'è coma e' righéli ch'e' fa§è Mèrz a 
la mój. E' come il regalo che fece mar- 
zo alla moglie. Simile al detto veneto: 
« Marzo g'ha compra la pelizza a so 
mare e tre dì dopo el ha venduta ». 
I Si credeva, una volta, che, se marzo 
non aveva cinque venerdì, le piante con 
baccelli avrebbero dato scarso raccolto. 

Mèr^, sm. Marcio. Marciume. 
I agg. Marcio, Fradicio. 
PI. Mér^. 
F. Mérja. 
PI. F. Mérji. 

Mèrja, sf. Marcia. Pus. Umore putrì- 



MES 



262 



MEZA 



do che si genera nelle piaghe. Putredine. 

Me?, sm. Mese. 
PI. Mi§ 

I Ande' a tu' e' mè§, Andare a riscuo- 
tere il mensile. 

I Cvànd che e' me§ e' cménza ad 'dmen- 
ga / u n' s'i n' fa pr' una fazènda. 
(Quando il mese comincia di domenica 
non si fa niente di buono ) ; oppure : 
Cvànd che e' mès l'entra 'd dmenga '' 
e' cuntadén u n' fa fa^enda. (Quando il 
mese entra di domenica il contadino 
non fa lavori, perchè il tempo sarà pio- 
voso). 

I S' l'è bel e' prem e e' sgond, l'è bel 
tot e mès tond, Se è bello il primo e il 
secondo, è bello tutto il mese. 

Mè§, sm. Messo. 
PI. Mè§ 

I Mès de Cumón, Messo comunale. 
Nelle relaz. del Dipartimento del Ru- 
bicone si legge che i mès (messi) erano 
i due uomini che si recavano, in occa- 
sione di morte, a portare la nuova ai 
parenti. Essi giravano armati di un ro- 
busto bastone. Altri due andavano ad 
avvertire 1 parroci. 

Mè§a, sf. Messa | S. Messa \ Rlpullu- 
lazione, Rimessa (di vegetazione). 
I E§ar 'd mesa. Essere (molto) devoto. 

Mè§ar, sm. Macero. 
PI. Mì§ar. 
(Lat. med. maxerum, GLE). 

Mès-cia, sf. Mischia. 

Mèscula, sf. Mestola bucherellata. 
PI. Mèscul. 

Mèscval (o Mescul), sm. Mestolo. 
I U s' i è tachè e mèscval a e' cui. CJosi 
si diceva della ragazza che rimaneva 
troppo a lungo a casa di parenti. 

Me§ihandé, sm. (Composto di « mès », 
messo e «mandé», mandato). Messag- 
gero. 

j E' mèsmandé! (ironico). Colui che 
porta in giro le nuove. 
(v. Mès). 

Mè^na, sf. Macina, Mola. 
Pi. Mè§an 

I Bàtar la mé§na. Addentare, Mettere 
in taglio la macina. 
(Lat. med. masina, GLE). 

Mèst, sm. Misto, Miscuglio. 
PI. Mest. 



Mèst, agg. Mesto, Triste, Addolorato. 

PI. Mèst 
F. Mèsta 
PI. F. Mèsti. 

Mestar, sm. Maestro] Mastro d'opera 
\ Insegnante elementare. 
PI. Mestar 
F. Mèstra 
PI. F. Mèstri. 

Mèstrindù?, sm. Mastro indugio. 
[ Mèstrindùs d'int 'na róvra e' cave un 
fu§, Mastro indugio da una quercia 
cavò un fuso. Mastro Tampicchio sfe- 
ce una rovere per fare un cavicchio. 

Mètar, tr. Mettere, Porre 
i Collocare | Paragonare ] Supporre [ Ri- 
mettere (di piante). 
j Mètas a fé' l'amor, Avviare una rela- 
zione amorosa. 

j Mètar insén di bajóc, Arricchirsi. 
, Mètar sóta ón, (F.) Incaricare uno 
(per un affare). 

] Mètar zo. Calare [ Mettere giù. 
i Mètar so. Montare, Rimontare. 
Prt. Mè§ 
PI. Mè5 
F. Mè§a 
PI. F. Mé§i. 

Méz, sm. Mezzo | Centro | Metà. Una 
delle due metà. 

I agg. Mezzo. Pieno per metà. 
PI. Mèz 
F. Mèz;a 
PI. F. Mè?;i. 

I Fé' a mèz. Fare a metà, Far mezzo 
per uno. 

I Tu' 'd me?. Andare di mezzo, Subir 
le conseguenze, Rimetterci. 
I Be' un mèz. Bere un mezzo litro (di 
vino). 

I Sté' int un me?, Abitare in un luogo 
lontano dal paese. 

j Cvèl de mèz. Quello di mezzo. Il me- 
diano. 
I A mè?a vi, A mezza via; A metà. 

Mé?adrì, sf. Mezzadria. 
(Lat. med. mezadria. GLE). 

Mézalàna, sf. Mezzalana. « ... tradizio- 
nale e fortissima stoffa per i vestiti de- 
gli uomini, di tipo unico, color ruggine, 
ordita di canapa e battuta di lana filata 
in casa ». U. Majoli. 
(Lat. med. mezalana, GLE). 



MEZD 



263 



MIND 



Mé?aròba, sf. Falasco | Erbe palustri 
La « mé?aròba » serviva a ricoprire ca- 
panne e pagliai e, in caso di bisogno, co- 
me nutrimento del bestiame. 
I Mets' int e'~ mèz d'un cvèl. Interve- 
nire in una cosa. 

Mézdè, sm. Mezzogiorno. 

Mezèdar, sm. Mezzadre. 
PI. Mezèdar 
(Lat. med. mezadrus, GDE). 

Mé?vèn, sm. Vinello. 
PI. Mè?;vén. 

Mi, agg. poss. Mio, Mia, Miei, Mie 
(invariabile). 

Miaguléra, sf. Mucillaggine. 
PI. Miagulèr. 

Miarol, sm. Voltolino, Sforzana. 
PI. Miarùl. 

Miàz, sm. Migliaccio. Dolce casalingo 
di sangue di maiale, cioccolata in pol- 
vere, zucchero, sapa, latte, candito. 
(Il Diz. DEI riporta: «specie di torta 
fatta di sangue di maiale con miglio 
prillato; latino migliaceus, di miglio»). 
PI. Mie?. 

Micòt, sm Tierotto di farina di gran- 
turo (Da Mec). 
PI. Micót. 

Midghèda, sf. Medicata 
PI. Midghèdi. 

Midghér, tr. Medicare 
Prt. Midghé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Miégula, sf. Mucillaggine. 
PI. Miégul. 

Miga, avv. Mica, Punto, Affatto. 

U n' é miga vera, Non è vero affatto. 

Migliardér, sm. Miliardario 
PI. Migliardèri 
F. — éria. 
PI. F. — érji. 

Miglièrd, agg. num. Miliardo. 
PI. Miglièrd. 

Mìglión, agg. num. Milione. 
PI. Miglión. 

Migliunèri, sm. Milionario. 
PI. — èri 
P. — éria 
PI. F. — érji. 

Migliuramént, sm. Miglioramento. 
PI. Migliuramént. 



Migliurér, intr. tr. Migliorare. 
Prt. Migliuré 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Migliurì, sf. Miglioria. 
j Opar 'd migliurì, Lavori di miglioria. 

Migrér, int. Emigrare. 

Milànta, sf. Un migliaio (circa). 
(Anche Smilanta). 

Milè§om, sm. Millesimo. L'anno di 
una data. 

Mimoria, sf. Memoria. Capacità di 
ricordare. 

: Memoria, Ricordo. 
PI. Mimòrji. 

Mimósa sf. Mimosa. 
PI. Mimó§i. 

Minacèr, tr. Minacciare. ; Ricattare. 
Prt. Minacé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Minàcia, sf. Minaccia, Intimidazione. 
j Ricatto. 
PI. Minàcc. 

Minadòr, sm. Minatore. 
PI. Minadùr. 

Minarci, sm. Minerale | agg. Minerale. 
PI. Minarèl 
I Oli minarèl, Petrolio. 

Mindadóra, sf. Rammedatrice 
PI. Mindadòri. 

Mindadùra, sf Rammendo. 
PI. Mindadùr. 

Mindariòl, m. Mandriole. Località del 
Com. di Ravenna. Dice M. Mazzotti che 
la prima traccia di questa località è del 
sec. XVI, quando i Monaci dell'Abazia 
di S. Vitale, « dopo aver cominciato la 
bonifica del territorio posto fra pineto 
e Po, stabilirono qui il pascolo per le 
loro mandrie ». Di qui il nome « ager 
Mandriolarum ». 

Mindèc, agg. Gracile. Esile. Mingher- 
lino. 
PI. — èc 
F. — eoa 
PI. F. — èchi. 
(Forse dal lat. mendicus (?) ). 

Mindèr, tr. Rammendare. 
Prt. Mindè 
PI. — è 



MIND 



264 



MISI 



F. — éda 
PI. F. — èdi. 

Mindséna, si. Medicina. 
PI. Mind§én. 

Mind§inél, agg. Medicinale, Medica- 
mentoso. 
PI. Mind§inél 
F. — èia 
PI. F. — èli. 

Minèr, tr. Minare 
Prt. Mine 
PI. — è 

P. — éda 
PI. F. — édi. 

Minèstar, sm. Ministro. 
Pi. Minèster. 

Minièra, sf. Miniera. 
PI. Minièr. 

Mingón, sm. Menicene, Domenicone. 
Accrescitivo di Domenico. A seconda 
dell'intenzione di chi parla, ha diversi 
significati. Il più comune si avvicina 
al « Beco » fiorentino. 
Come personaggio delle favole mantie- 
ne sempre un fondo di ingenuità grosso- 
lana, buona e generosa, che può esplo- 
dere in furori primitivi non appena si 
accorge di un inganno. 

Minghérda (La), (v. Marì-disma). 

Minìn, sm. Micino. 
(Dial. ant. mnin, Gabbusio, Voc). 

Ministèri, sm. Ministero 
PI. Ministèri. 

Ministrèr, tr. Amministrare. 
Prt. Ministre 
PI. — è 

F. — éda 
PI. F. — édi. 

Minó^ia, sf. Minuzia. Cosa di poco o 
nessun conto. 
PI. Minójji. 

Mintàstar, sm. Mentastro 
(Mentha pulegium) 
(Lat. mentastrum). 

Minùt, sm. Minuto. 
PI. Minut. 

Miol sm. Miagolo. 
I Verso del beccaccino quando spicca il 
volo. 
PI. Miùl. 

Mira, sf. Mira ] Mirino. 
I Intenzione. 
I Tu' 'd mira, Addocchiare. 



PI. Mir. 
Mirabulàn, sm. Mirabolano. 

PI. Mirabulén. 

(Lat. med. mirobolanus, GLE; dal lat. 

myrobalanum. DEI). 

Miracul6§, agg. Miracoloso. 
PI. — ù§ 
F. — ó§a 
PI. F. — ò§i. 

Miràndula, sf. Malora, Perdizione, 
Rovina. 

I Ande' a la miràndula, Andare in ma- 
lora, in rovina. 

Mircul, m. Mercoledì. 
PI. Mircul 

Mircval, m. (v. Mircul). 
PI. Mircval 

Mirécul, sm. Miracolo. 
PI. Mirècul. 

Mirècval, sm. (v. Mirécul). 
PI. Mirècval. 

Mirén, sm. Mirino | Mira. 
PI. Mir. 

I Mira da nòta. Mira da notte. E' un 
mirino infisso in un anello elastico che 
il cacciatore mette di notte al suo fucile. 

Mirér,, tr. Mirare. Prender di mira. 
Prt. Mire 
PI. — è 

F. — éda 
PI. F. — édi. 

Mi§ari5n, sm. Miserione. 
PI. Mi§ariòn. 

Minarci sm. Chietino. 
PI. Mifarul 
P. — ola 
PI. F. — òli. 

Mis-céda, sf. Mischiata, Mescolata. 
PI. Mis-cédi. 

MiscèI, sm. (v. Gmiscèl). 

Mis-cér, tr. Mischiare, Mescolare. 
(Lat. med. mischiare. GLE). 

Misèria, sf. Miseria, Povertà, Indi- 
genza. 
PI. Misèrji. 

I Vèndar pr'una misèria, (F.) Vendere 
per nulla, a sottoprezzo. 

Misericordia, sf. Misericordia, Pietà. 

Mi|i6n, sf. Predica, Missione. 
I Fé' al mi§ión. Fare un ciclo di pre- 
diche. 

I Missione diplomatica. 
I Ande' int al mi^iòn, Farsi missionario. 



MISI 



265 



MOD 



PI. Mifiòn. 

Mìfiunéri, sm. Missionario. Religioso 
che va nelle missioni. 
PI. Mi§iunèri. 

Mistèri, sm. -Mistero. 
PI. Mistìri. 

Fé di mistìri. Far delle difficoltà, La- 
gnarsi. 
I Veder le cose dal lato più complicato. 

Mite, sf. Metà. 
PI. Mite 

[ Fé' a mite, Fare a metà. 
I La mi mite, La parte che mi spetta. 

Mitraglia, sf. Mitraglia. 

Mitragliatrice. 
PI. Mitragli. 

Mitragliamént, sm. Mitragliamento. 
PI. Mitragliamént 

Mitragliéda, sf. Mitragliata. 
PI. Mitragliédi. 

Mitragliér, sm. Mitragliere. Soldato 
addetto ai mitragliatori. 
PI. Mitraglir. 

Mitragliar, tr. Mitragliare. 
Prt. Alitraglié 
PI. — è 

P. — éda 
PI. F. — édi. 

Miulèr intr. Miagolare. 

Mlaguléra, sf. (v. Mlégula). 
PI. Mlagulèr 

Mlaguléra de buratèl, Viscidità del- 
buratello e dell'anguilla. 

Mlan^àna, sf. Melanzana. 
PI. Mlan?àn. 

Mlégula, sf. Vischiosità \ Mucillaggine 
[ Viscidità. 
PI. Mlégul. 

Mlón, sm. Mellone. Pianta delle cu- 
curbitacee fCucumis melo). 
PI. Mlòn. 

I Mlòn da la rèda, Mellone retato. 
I Mlón raparén, M. zuccherino. 
I Mlón da la rogna (Mlón da cuntadén), 
Zatta. 

Mlòn sambédg, Mellone selvatico, 
Cocomero asinino. 
(Ecballium elaterium). 

Mlori, sm. Alloro 
PI. Mlùri. 

Mlunèra, sf. Mellonaia, Poponaia. 
PI. Mlunér 
(Lat. med. melonaria. GLE). 



Mnàcia, (v. Amnacia). 

Mnér, tr. Menare, Condurre 

Picchiare j Rimestare (pane e pasta). 
Prt. Mné 
PI. — è 

F. — éda 
PI. F. — édi. 
( V. Amnér). 

Mné§tra, sf. Minestra, Pasta. 
PI. Mné§tar. 

Per ragioni fonetiche si dice anche 
Amnèstra. 

Sempar 'd eia mnéstra! (F.) Sempre 
la stessa cosa. 

Mnistrón, sm. Minestrone. 
PI. Mnistrón 

Mnud, agg. Minuto (v. Amnùd). 
PI Mnud 
F. Mnùda 
PI. F. Mnùdi. 
I Ròba mnuda, Minutaglia. 
I Guardé' a l'amnùda, Guardare per il 
sottile. 

Mo, cong. Ma. 
j Meti di mo (Alla lett. « metterci dei 
ma »), Manifestare incertezza, tituban- 
za; non volersi impegnare. Tergiversare. 

Mòbil, sm. Mobile 
j agg. Mobile, Movibile 
PI. Móbil 
F. Mòbila 
PI. F. MòbiU. 

Mòc, sm. Moccolo 

Purté' e' moc (v. Ora). 

Móc, agg_ Monco, Mutilo 
PI. Móc 

Mócc, sm. Mucchio, (di paglia, di 
fieno, di erba). 
PI. Mócc 
(Lat. med. muchius, mucchio. GLE). 

Mòcval, sm. Moccio. Muco del naso. 

Moccolo di candela. 
PI. Mócval 

! Purté' e' mòcval. Reggere il moccolo. 
(v Ora». 

Mod, sm. Modo, Maniera. Usanza. 
1 Consiglio. 
PI. Mud. 

i Fé* in mòd e in manira. Fare in modo 
e in maniera, Far di tutto per... 

Fé' e mòd d'un étar, Seguire il con- 
siglio di un altro. 
I Par mòd 'd di', Per modo di dire. 



MOD 



266 



MONT 



Moda, sf. Moda, Usanza, Costume, 
Foggia. 

I Córar dri a la moda. Seguire la moda. 
I Za 'd moda, Fuori moda. 
PI. Mòd. 

Mòdul, sm. Modulo, Modello. 
PI. Módul. 
(V. Mudèl). 

Móf, agg. Bruno-pallido. 
PI Móf 
F. Móf a 
PI. F. Mófì. 

Mófa, sf. Muffa 
PI. Móf. 

Mogan, sm. Mogano. Legno di mo- 
gano.. 

Mógg, sm. Muggito, Mugghio. 
PI. Mogg o Mugg. 

Mój, sm. Maglia di congiunzione a 
forma di S (delle catene). 
PI. Moj. 

Mój, sf. Moglie. 

Tu' moj. Prender moglie. 

La bòna moj la fa e' bón marid. 

A j'ò la moj ins l'uròla. Ho la moglie 
suU'arola. Così diceva il m.arito, a chi gli 
chiedeva notizie dei suoi, mentre si re- 
cava ad avvertire la suocera che la mo- 
glie aveva le doglie del parto. Essa, in- 
fatti, alle prime doglie si siedeva davanti 
al focolare, coi piedi suU'arola, appog- 
giandosi alla conocchia, 
(v. Relaz. Dip. del Rubicone, 1811). 

I A j'ò la moj int la paja. Ho la moglie 
nella paglia. Così diceva il marito 
quando la maglie aveva partorito (Vedi 
docum. di cui sopra). 

II rom. di vecchio stampo non dice mai : 
«Mi mój» (mia moglie); ma ricorre 
alla perifrasi: « Cla dona ch'a j'ò a ca » 
(quella donna che ho a casa). 

Mòl, sm. Mollo I Bagno. 

Mètr a mol, Mettere a bagno, a mollo. 

Ande' a mol. Entrare in acqua. 

Mètr a mol e' pó^, (F.) Dar da bere a 
tutti. (Lat. med. mollus, bagnato. GLE). 

Mòla, sf. Molla. Strumento elastico 
di acciaio. 

I De' la mòla, Mollare, Sciogliere | Apri- 
re (liquidi) I Dare il via (a corridori) 
I Dar la stura. 
PI. Mòl. 

Mómia. sf. Mummia. 



I (F.) Sornione. 
PI. Mómji. 

Mónd, sm. Mondo. 
PI. Mónd. 

I Clétar mond. L'altro mondo. 
I ?iré' pr'e' mond, Peregrinare. 
j ?iré' de mond, Viaggiare. 
I Tu' da e' mónd, Uccidere. 
I Tus da e' mond, Suicidarsi 
I Avni' a e' mond, Nascere. (F.) Rina- 
scere. 

I E' mond dia Iona, Il mondo della luna. 
j Sté' a e' mond, Vivere. 
I Un mónd. Tanto. 

j E§ar 'd stè mónd, (F.) Essere ragio- 
nevole, comprensivo, tollerante. 
[ Mètr 'a e' mond di fiul. Generare figli. 

Mónd, agg. Mondo, Pulito. Questo 
agg. si trova solo nel detto « Tónd e' 
mónd coma e' cui de gat », Tondo e 
mondo come il culo del gatto. 

Mónga, sf. Gelone al tallone dei piedi. 
PI. Móng. 

j Per liberarsi di questa infiammazione 
si andava a bussare a un uscio e, alla 
domanda « Chi è? », si rispondeva : « L'è 
al mong ch'a li lès a cve », (sono i ge- 
loni che lascio qui). 

Nel dialetto antico si diceva « mimga » 
e pare che indicasse « geloni che ven- 
gono alle dita per il fredo » (v. Aruch 
Aldo, op. cit.). 

Mòn§a, sf. Verderame. 
i Incrostazione dell'acqua nelle tubature. 
I Patina. 
PI. Món§. 

(Forse dal lat. med. mulsa, schiuma, 
v. DEI). 

Mòni, sm. Monte 
1 Monte di pietà | Mucchio. 
ÌP1. Mònt 
] Massa. 

I Un mònt, Molto. 
I Un mònt ad zénta, Molta gente. 
j A massamont, A catafascio. Alla rin- 
fusa. Una cosa sull'altra. 
I Ande' a mònt, Ricominciare da capo 
im gioco di carte già iniziato. 
i Mandé' a mónt. Mettere a tacere | Fa- 
re in modo che una cosa non giunga a 
compimento. 

j Un mònt ad roba, Tanta roba. 
I Mónt Ma?, Monte Maggio. Conosciu- 



MONT 



267 



MOSC 



to più comunemente come « Mónt di 
Capu^én », Monte dei Cappuccini, a 
fianco di Bertinoro. 

Mòni da aeva, Mucchio di fieno 
formato con quattro o cinque mucchiet- 
ti più piccoli, (v. Barachén). 
PI. Mónt 

Mónta, sf. Monta taurina, suina, ecc. 
PI. Mónt. 

M5n?ar, tr. Mungere. 
Prt. Mónt 
PI. Mónt 
F. Mónta 
PI. F. Mónti. 

Mór, agg. Moro, Scuro di pelle, Bruno. 
PI. Mór 
F. Mòra 
PI. F. Mòri 

I E' vél piò una mora a la finestra / 
ch'a n'è ^ent gagi int una fèsta. 

Mòr, sm. Gelso 
PI. Mur. 
(Anche Amor). 

Mór, sf. Morra. 
[ 2ughé' a la mór. Giocare alla morra. 
(Lat. med. ludus morre). 

Mòra, sf. Mora di gelso o di rovo. 
PI. Mór 

I Mòra 'd spén. Mora di rovo. 
I Mòra frégula. Lampone. 
(Rubus Idacus L.). 
I Mòra 'd mór, Gelsa, Mora gelsa. 
I Ande' a mòr in pgnèda, Andare a 
more in pineta. (Con le more di rovo si 
faceva una marmellata che aveva virtù 
curative). 

(F.) Andare in pineta per divertimento 
amoroso. 

Morabù^ sm. Picchio muratore. 
(BiondeUi) 
PI. Mòrabu§. 

Mors, sm. Morso. Morsicatura. 
I Boccone. « Magne' un mòrs », Mangia- 
re Un boccone. Anche « Tu' un mòrs ». 
I Morso. Ferro che si mette per traver- 
so, in bocca al cavallo, per meglio gui- 
darlo. 

I Metr e' mòrs, Mettere il morso, ( F. ) 
Mettere il freno. 

i Dól^ mòrs, Stomachino del maiale. 
PI. Murs 

Mòrsa, sf. Morsa. 
PI. F. Mòrs 



j Ganàf dia mòrsa. Ganasce. 

Mort, agg. Morto j Spento 
I sm. Estinto, Cadavere. 
PI. Murt 
F. Mòrta 
PI. F. Mòrti. 

] Se un morto ha qualche cosa da rim- 
proverarci « e' vén a tiré§ pr' i pi » 
viene a tirarci per i piedi mentre dor- 
miamo. 

Mòrta, sf. Morte. 
PI. Mòrti 

I Mòrta imbariéga (La). «Macabra im- 
maginazione in cui sono personificati 
il tragico e il comico » Paolo Toschi. 
\ O mòrta o sòrta, O morte o sorte. (Si 
riferisce a determinazione, risolutezza). 
] Fé' la mòrta 'd Tac. (Fare la morte di 
Tacco, uno sciocco proverbiale ucciso 
da un tappo che aveva ficcato nel sedere 
al proprio asino), (F.) Fare una morte 
ridicola. 

Mò§, agg., prt. Mosso, Smosso, Agitato 
(v. Mòvar). 
PI. Mó§ 
F. Mò§a 
PI. F. Mó§i. 

Mò§a, sf. Gesto, Mossa, Moina, Mo- 
vimento. 

I Smorfia j Atteggiamento I Comporta- 
mento. 
PI. Mò§i 

! Fé' dal mó§i. Gesticolare, Fare dei 
gesti. 

Una mò§a cun la bóca, Una smorfia. 

E' fa mò§a e' temp. Il tempo accenna 
a guastarsi. 

Mó^al, sm. Mussole, Mussolina. 

Mos-c, sm. Muschio. (V. Erba ana- 
dréna). 

Mósca, sf. Mosca domestica (Musca 
domestica, L.). 

[ Mósca cagnìna, Mosca cavallina. Ta- 
fano. 

I Mósca 'd òr, Dorifera. 
I Mósca milàna. Cerambice muschiata 
Mosca di Milano. Vescicante. 
j Mósca dia chèrna. Mosca vomitona. 
\ Mosca. Ciuffo di peli sotto il labbro 
inferiore. 

I Avni' la mosca a e' né§, (F.) Salire la 
mosca al naso. 
I Mosca ?;iga. Mosca cieca (gioco). 



MOSC 



268 



MUDE 



I E' bèca al mos-c; e' piòv, Pungono le 
mosche: piove. 

Moscamilàna, sf. Cerambice muschia- 
ta. Questa cerambice è chiamata anche 
Macuba per il suo odore simile a quello 
del tabacco macuba. Una altro nome 
dialettale è « galèna de géval ». 
PI. Moscmilàn. 

Móst, sm. Mosto, Uva pigiata 
PI. Móst. 

j E' boi e' most, Il mosto fermenta. 
(Lat. med. mustum, mosto. GLE). 

Mestar, sm. Mostro. 
PI. Móstar. 

Móstra, sf. Mostra, Esposizione. 
PI. Móstar. 

Mot, sm. Moto, Movimento. 
PI. Mot. 

Mot, agg., sm. Muto | Mutolo. 
PI. Mot 
F. Mòta 
PI. F. Mòti. 

A la mòta, Alla chetichella. 

Mòta, sf. Duna. Motta. 
Piccola altura sabbiosa lungo la spiag- 
gia. 

PI. Mòti. 

(It. ant. mota (1280), rialzo di terreno; 
e lat. med. mota (1270), punto elevato. 
fortificato, v. DEI e GLE). 

Movar, tr. Muovere, Smuovere. 
Prt. Mò§ 
PI. Mó§ 
F. Mò§a 
PI. F. Mò§i. 

Móz, sm. Mozzo (della ruota) 
PI. Móz. 

Msir, sm. (Dial. ant.) Messere. 

Msdànza, f. Borsa del pastore. 
(Capsella bursa pastoris, L.). 

M§ura, sf. Misura (V. Amsur). 
PI. M§ur 
CLat. med. mensura. GLE). 

Mubiglia, sf. Mobilia. Complesso dei 
mobili che arredano la casa. 
(Lat. mobilia, oggetti che la sposa porta 
in casa del marito; corredo. GLE). 

Mubigliér, tr. Ammobigliare. 
Prt. Mubìglié 
PI. — e 

F. — éda 
PI. F. — édi. 

Mucér, tr. Ammucchiare, Ammontic- 



chiare I (F.) Ritirarsi in buon oridne. 
Prt. Mucè 
PI. — è 

F. — éda 
PI. F. — édi. 

(Lat. med. admucclare, ammucchiare. 
GLE.). 

Muchin, diminutivo di « móc ». 

Mucina, sf. Muccina, (da Mucia o 
Micia, gatta domestica, mansueta). 
Questa parola si trova ancora nel detto 
« Fé' mucina », Far muccina. Far mici- 
no, che in dial. significa « mettersi la 
coda fra le gambe », ritirarsi. 
(It. antico (sec. XIII) muceiare. na- 
scondersi, sfuggire. V. DEI). 

Muclón, sm. Moccione Moccioso. 
PI. Muclón 
F. — òna 
PI. F. — óni. 

Muda, sf. Muta, Cambio. 
[ Una muda 'd pai. Sei bocce. 
PI. Mud 

Fé' la muda, (detto di uccelli), Far la 
muta. Cambiar piumaggio. 
j Fé' muda. Darsi il cambio, Darsi la 
muta. 

De' muda, Dar muta, Dare il cambio. 

Mudadùra, sf. Cambio, Muta di bian- 
cheria e abiti. 
PI. Mudadùr. 

Mudànd, sf. pi. Mutande. 
(Lat. med. mudanda, mutanda. GLE). 

Mudarnéss, rfl. Mettersi al passo coi 
tempi. Modernizzarsi. 

Mudé, agg. Vestito con l'abito della 
domenica. 
PI. — è 

F. — éda 
PI. F. — édi. 

Mudèl, sm. Modello, Bozzetto. 
PI. Mudèl 
I Mudèl 'd ^u^èja, Salcicciotto 

Tu' zo e' mudél. Copiare il modello. 
Fare una copia del modello. 
(Dal lat. med. modulus, misura, cam- 
pione. GLE). 

Mudéla, sf. Modella. 
PI. Mudèli. 

Mudér, tr. Mutare, Cambiare. 
; Vestire- a nuovo. 

I Sostituire una cosa usata o sporca 
con un'altra migliore. 



MUDE 



269 



MULN 



j Mudé' e' lèt, Cambiare la biancheria 

al letto. 

Prt. Mudé 

PI. — è 

F. — éda 

PI. F. — édi. 

! Mudé' la péna, Mudare 

Mudéran, agg. Moderno 
PI. — Iran 
F. — èma 
PI. F. — érni. 

Mudést, agg. Modesto 
P. — èst 
F. — està 
PI. F. — èsti. 

Mudèsta, sf. Modista, Crestaia. 
PI. Mudèsti. 

Mufì, agg. Ammuffito 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Muflon, sm. Muflone, Pelo, pelliccia 
di muflone. 
PI. Muflòn. 

Mugér, intr. Muggire. (Anche per dire 
che il fuoco borbotta. Tale rumore è un 
segno premonitore dell'arrivo in casa 
di uno sconosciuto). 

Mugiàna, f. Modigliana, chiamata già 
nel 1122 Mutiliano, da Castrum Mutilia- 
num, da Castrum Mutilum, sulla strada 
imperiale romana che da Arezzo, toc- 
cando Pontassieve, Acqua Cheta e Faen- 
za, andava a Ravenna. 

Mugión (de car) sm. Coscialetto, Zoc- 
colo. 
PI. Mugiòn. 

Mugnàc, sm. Il Biondelli (1853) tra- 
duce con « Toppo. Legno grosso e infor- 
me»; ma ora non si usa se non per 
indicare una boccia deformata per il 
lungo uso ima persona tozza. 
PI. Mugnèc. 

Mugnèg, sm. Albicocco, Munlaco. 
(Gallizioli, op. cit.). 
PI. Mugnèg. 

Mugnéga, sf. Albicocca, Meliaca. 
Frutto dell'albicocco. 
PI. Mugnèg 

( Dall'it. antico mulica. In alcuni posti 
si dice anche «mugliéga»). 

Mujèt, sf. pi. Mollette. 

Mujèt da pudé', Forbici (a molla) da 



potatore. 

I Mujèt de fug. Molle da camino, per il 
fuoco. 

( Il lat. med. ha « moieta », piccola mol- 
la ; « mogia » molla, pinza ; e « mogletta » 
pinzetta per attizzare i lumi. GLE). 

Mul, sm. Mulo 
I Ibrido, Incrocio (di animali). 
PI. Mul 
F. Mula 
PI. F. MuU 

Mulàt, sm. Mulatto. Figlio di un bian- 
co e di una nera. 
PI. Mulét 
F. — àta 
PI. F.— àti. 

Mulèca, sf. (v. Masinèl) E' il gran- 
chio al momento della muta, quando è 
più molle. 

Mulén, sm. Mulino 
PI. Mulén. 
Mulén da l'oli, Frantojo. 

Mulènda, sf. Molenda. 
(Dall'antico it. mulènda. v. Prati, Voc. 
Etim. Ital.). 

Mulèr, tr. Mollare, Sciogliere, Libe- 
rare, Sganciare, Mettere in libertà, 
Sguinzagliare, Aprire. 

Innalzare (l'aquilone). 
Prt. Mule 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(Mulér= De la mòla) 
( Lat. med. amolare, sciogliere ; « canes 
amolatos ». GLE). 

Mulést, agg. Molesto 
PI. —èst 
F. — està 
PI. F. — èsti. 

Mulìga, sf. Mollica, Midolla. 
Parte molle del pane, contenuta entro 
la crosta (sec. XIII, mollica). 

31uli$éna, sf. Moina, Grazia lusin- 
ghiera 

Fé' dia muli§éna, Cercare di entrare 
nelle grazie con lusinghe. 

Mulistér tr. Molestare. 

Mulnel, sm. Mulinello. Strumento che 
gira con l'asse stesso e che ha moto di 
rotazione intomo all'asse. 
j Molinello, Rigiro di acqua. 

Mulnel da puzér. Mulinello da poz- 



MULN 



270 



MUNT 



zaio. Argano orizzontale attorno al qua- 
le si raccoglie la fune del secchione. 
(V. S-ción) 

I Mulnèl de filèr o dal vid, Mulinello, 
che serve a tendere o ad allentare i fili 
che sostengono le viti. 
j Mulnél da mètar int l'acva, Mulinello 
consistente in un asse orizzontale con 
pale rudimentali di piccole stecche di 
canna, il quale poggia su due forcelle 
e gira per la spinta che le pale ricevono 
dall'acqua. 

] Fé' e' mulnèl, Ballare vorticosamente 
sempre sullo stesso posto. 

Mulnél de car. Argano del carro 
(V. Ragaiòn) 
PI. Mulnèl. 

Mulnèr, sm. Mugnaio 
PI. Mulnèr 

(It. ant. mulinaro, da un lat. pop. moli- 
narius; A. Prati Voc). Dial. ant. muli- 
ner. V. Lud. Gabbusio, Frottola. 

Multa, sf. Multa. 
Pena pecuniaria per contravvenzione. 
PI. Mult. 

Munàcia, sf. Monacchia. 
(Dal lat. monedula) 
PI. Munàcc 

Munarchì, sf. Monarchia. 
PI. Munarchì 

Mundéda, sf. Mondatura. 
PI Mundèdi. 

Mundér, tr. Mondare j Portar via la 
buccia. Sbucciare 1 Ripulire. 
Prt. Mundè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Mundé' al j' òv. Sbucciare le uova. 
(Lat. tardo mundare. DEI). 

Mandela, sf. Mondezza, Spazzatura, 
Immondezza. 

j Rimasuglio, Mondatura, Cascame. 
I Loppa. 

Munècia, sf. (Dactylis glomerata, L.). 

Munèda, sf. Moneta. 
PI. Munèd. 

Alcune monete in uso a Rav. furono: 
lo scudo romano (argento) = L. 5,32; il 
testone o pezzo da 3 paoli = 30 baiocchi 
- L. 1,59; il papetto o pezzo da 2 paoli 
= 20 baiocchi =^ L. 1,06: il paolo o pez- 



zo da 10 baiocchi L. 0,53. 

Munérca, sm. Monarca, Re. 
PI. Munèrca. 

Munfréna, sf. Monferrina (Ballo). 
PI. Munfrén. 

Munì, prt., agg. Chiuso ; Interrato. 
PI. Munì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Municàja, sf. Minutaglia. 

Monetaglia, Spiccioli. 

Munir, tr. Murare (una porta o fine- 
stra) I Empire (una buca). 
(Aruch Aldo, in op. cit., scrive « Munì. 
L'ha munì. L'ha empita, o piena). 
Questo verbo è ormai usato solo da 
quelli che parlano all'antica. 

Muni^ión, sf. Ammonizione. 
Al tempo del dominio temporale, i so- 
spetti di idee liberali venivano obbligati 
a non uscir di casa dopo una data ora 
di notte. Quella era chiamata « la mu- 
nizión ». 

Muntadùr, sm. Montante, Montatoio. 
Parte del veicolo che serve per mon- 
tar su. 
PI. Muntadùr. 

Muntàgna, sf. Montagna Monte. 
PI. Muntàgn. 

Fila 'd muntàgn, Catena di monti. 

Muntagnola, sf. Montagnola, Piccola 
altura naturale o artificiale. 
PI. Muntagnòl. 

Muntanèr, sm., agg. Montanaro. 
PI Muntanir 
F. — èra 
PI. F. — èri. 
(Lat. med. montanarius). 

Muntéda, sf. Copula di animali 

Migrazione a monte dei pesci. 
PI. Muntédi. 

Munténa, sf. Peppola, Fringuello mon- 
tanino. 
PI. Muntén. 

Muntér, tr. Montare (Salir sopra); 
Salire (Andar su e ascendere); Pren- 
der posto (in vettura) ' Copulare. 

Armare (Comporre nelle varie parti 
o pezzi, armi, telai, congegni). 
Prt. Munte 
PI. — è 
F. — èda 



MUNT 



271 



MURE 



PI. F. — èdi. 

; Muntéss la testa, Montarsi la testa. 

Muntòn, m. Fiume Montone. Esso ha 
origine da tre torrenti: l'Acquacheta o 
Acquabella dei Romiti, il Rio Destro e 
il Troncalosso. Non si sa che sia stato 
menzionato dagli autori latini. I docu- 
menti ravennati, dei secoli X, XI, XII, 
lo chiamano Fluvius Liviensis, fiume di 
Forlì. (Nelle campagne ravennati si 
chiama ancora, più che Muntòn, « e' 
fión 'd Furie »). 

Prese il nome di Montone, perchè 
fu introdotto nel « canale dei montoni ». 
Così si legge in Miscellanea Romagno- 
la, G. Mengozzi, La Cerere della Roma- 
gna Toscana, pp. 12, 13. 
Dante lo menziona al Canto XVI del- 
l'Inferno. (Ant. teguriense?). 

Muntùra, sf. Montura. Divisa, Uni- 
forme. 
PI. Muntùr. 
(Dal francese (1368) monture. DEI). 

Mur, sm. Muro. 
PI. Mur. 

Mur a sec, Muro a secco. 
j Mur' d'na tèsta, Muro d'un mattone. 
Muro a sopramattone. 
[ Mur de me?, Muro maestro. 
; Cuzì' contra a e' mur, (F.) Dare del 
capo nel muro. 

I Mur ad do test. Muro di due mattoni 
per il lungo. 

I Tire' so Un mur, Erigere un muro. 
(Lat. murus). 

Mura, sf. p' Mura, Bastioni. 

Muradór, srri Muratore. 
PI. Muradùr 
(Lat. med. murator. GLE). 

Muradùra, sf. Muratura. Lavoro del 
murare. Costruzioni, lavori, opere in 
muratura. 

Muragì, sf. Emorragia. 
PI. Muragi 

Muràja, sf. Muraglia | Muro. 
PI. Muràj. 

Murandéna, sf. Mignattino, Colom- 
bino. 

I Murandéna scura. Rondine di mare. 
PI. Murandén. 

Mura^ol, sm. Muricciolo, Muretto. 
I Mura?;òl de pónt. Parapetto del ponte. 
I Mura^òl de poz, Muricciolo del pozzo, 



Parapetto. 

(Lat. med. murazolus. GLE). 

Murbén, sm. Morbino, Vivacità. 

Mùrbi, agg. Morbido ' Molle ' Tenero 

Fine. 
; Moscio, Floscio. 
PI. Murbi 
F. Mùrbia 
PI. F. Mùrbi. 

Murcia, sf. Morchia, Sudiciume nero 
d'unto, delle ruote dei carri. 
(Lat. med. murchia, feccia dell'olio. 
GLE). 

Murciàn, m. Mordano. 
(Lat. med. Marcianixs). 

Murcin, m. « Morchino ». Nomignolo 
che si dà a un ragazzo sporco di 
morchia, 
(v. Murcia). 

Murdècia, sf. Mordecchia, Nasiera. 
Tanaglia le cui branche terminano con 
un capolino rotondo. Si applica alle na- 
rici delle mucche per poterle guidare. 
PI. Murdècc. 

Murél, sm. Livido, Echimosi. 

agg. Livido. 
PI. Murèl 
F. — eia 
PI. F. — èli. 

(Lat. med. morellum, colore paonazzo. 
GLE). 

Murél, sm. Murale | Morale j Travi- 
cello. (Lat. med. moralis). 
PI. Murèl. 

Muréla (v. Erba murèla). 

Murèna, sf. Coltivazione di gelsi a 
ceppala. Siepe di gelsini. 
PI. Murén. 

Murér, tr. Chiudere Tappare. 
Prt. Mure 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — èdi. 

(Traslato di murare (1388), fare del mu- 
ro, murare). 

Murerà, sf. Gelseto. Morato. 
PI. Murèr. 

Murèt, sm. Muretto, Muricciolo. 
PI. Murèt. 
'. Moretto. 
P. Murèta. 
Moretta, Morettina, Brunetta. 

Murèt, sm. Moretta, Anatra marina, 



MURI 



272 



Muse 



Moretta turca. 

Muri, sf. Moria. 
j La nèbia l'è sègn 'd muri, La nebbia è 
segno di moria. Ciò .si dice se c'è neb- 
bia il giorno di S. Paolo dei Pronostici 
(V. S. Péval di segn). 

Murir, Morire. 
Prt. Mòrt 
PI. Mùrt 
F. Mòrta 
PI. F. Mòrti. 
I L'è un muri', E' uno struggimento! 

Muritina, sf. Morettina. 
PI. Muritin. 
I Si dice anche Muriténa. 

Muritòn, sm. Moretta grigia. Mori- 
glione. 

Murlé, agg., prt. Pieno di lividi, di 
echimosi (V. Murél). Pesto. 
PI. Murlè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Muròj, sf. pi. Emorroidi. 

Mur5§, sm. Amoroso, Moroso. Inna- 
morato j Fidanzato. 
PI. Murù§ 
F. — ó§a 
PI. F. — òsi. 

Mursér, tr. Mordere, Azzaimare. 

Mursòn, agg. Chi ha denti molto 
grandi e grossi. 
PI. Mursòn 
F. — óna 
PI. F. — òni. 

Mursìn, sm. Bocconcellino. 
PI. Mursìn. 

Murtadéla, sf. Mortadella. 
PI. Murtadél. 

Murtalèt, (V. Murtarèt). 

Murtarèt, sm. Mortaretto. 
PI. Murtarèt. 

Murtéda, sf. Impastata. 
PI. Murtédi. 

Murtél, agg. Mortale. 
PI. Murtèl 
F. — èia 
PI. F. — èli. 

Murtèr, tr. Smorzare, Spegnere (Dal- 
l'antico Ammortare) j Intridere, Stem- 
perare, Impastare. 
Prt. Murtè 
PI. — è 



F. — èda 

PI. P. — édi. 

j U s' è murté e' sòl, Si è spento il 

sole. Detto del sole che scompare 

dietro le nubi. 

Murtifìca^ión, sf. Mortificazione, Of- 
fesa. 
PI. Murtifìcaziòn. 

Murtifichèr, tr. Offendere, Mortifica- 
re. 

Prt. Murtifìché 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Martori, sm. Mortorio | (F.) Tipo da 
funerale. Uomo tetro ' | (F.) Ambiente 
tetro, noioso. 
PI. Murtùri. 

Mu?, sm. Muso, Grugno ' Broncio. 
PI. Mu§ 

I Fé' e' mu§ long, Fare il broncio. 
I Ave' e' mu§. Avere il broncio. 
I A mu§ dur, (F.) A bocca asciutta. 

Musarèla, sf. Museruola (In senso 
figurato, per « musino sudicio »). 
PI. Musarèl. 

Mu§arola, sf. Museruola. 
PI. Mu§aròl. 

Mu§arlón, agg. sm. Chi ha sempre 
il muso sporco. 
PI. Mu§arlón. 
F. — óna 
PI. F. — òni. 

Muscardén, sm. Bellimbusto | Mo- 
scardino. 
PI. Muscardén. 

Muscarola, sf. Moscheruola. Rete 
di protezione contro le mosche. 
PI. Muscaròl. 

Muscatel, sm. Moscatello, Uva mo- 
scatella. 

Muscatél biànc, Uva moscatella bian- 
ca. 

] Muscatél ró§, Uva moscatella rossa. 
I Vén 'd muscatél, Moscato. 
(Lat. med. moscatellus). 

Muscatlèda (uva), sf. Uva moscata, 
che sa di moscatello. 

Muscela, sf. Mazzacchera. Boccone. 
Strumento per pigliar anguille e bu- 
ratelli; che consiste in im mazzetto 
di lombrichi infilati nel medesimo spa- 
go che li infilza tutti. 



MUSC 



273 



MUTO 



PI. Muscèl. 

Musché, agg. Picchiettato, Macchiet- 
tato. 

PI. Muschè. 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Muschér, sm. Moscaio, Miriade di 
mosche. 

Muschèt, sm. Moschetto. Fucile cor- 
to. 
PI. Muschèt. 

Muscón, sm. Moscone. 
PI. Muscòn. 

Musculadùra, sf. Muscolatura, Com- 
pagine dei muscoli. 
PI. Musculadùr. . 

Mus-dùr, sm. Mùtria. Muso duro. | 
Muso serio di persona che sta conte- 
gnosa e superba. 
PI. Mu§-dùr. 

Muleta, sf. Piccolo sacco di tela che 
vetturini e blrocciai adoperano per 
dare la biada alle loro bestie quando 
sono in viaggio. Musetta. 

Mugica, sf. Musica, i (F.t Storia, 
Storiella. 
PI. Music. 

Mu§lén, sm. Moscerino. 
1 Mu§lén dal vinàz, (Culex vinarius). 
PI. Mu§lén. 

(Dal lat. med. muscinus, moscerino. 
GLE). 

Mu§5n, sm. Musorno, Imbronciato, 
Musone. 
PI. Musòn. 
P. — óna 



Ammostatrice, Pigia- 



la 



PI. F. — óni. 
Mustaròla, sf 

trice. 

PI. Mustaròl. 

(V. Mustér). 

Mustàz, sm. Mostacchio, Muso, Ceffo 
Ora non è quasi più in uso. 
PI. Mustè^. 

Mustér, tr. Ammostare. Pigiare 
uva per fame il mosto. 
Prt. Musté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

(Lat. med. amostare, pigiare l'uva. 
GLE). 

Mustérda, sf. Mostarda. 
PI. Mustérd. 

Mustrcr, tr Mostrare, Far vedere. 
Prt. Mustré 
PI. — é 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Mustréna, sf. Mostrina (distintivo a 
colori sul bavero dei militari). 
PI. Mustrén. 

Mustru6§, agg. Mostruoso, Deforme. 
PI. Mustruùs 
F. — ó§a 
PI. F. — ò§i. 

Mutìv, sm. Motivo, Causa. Cagione. 
PI. Mutìv. 

Mutivaziòn, sf. Motivazione. 

Mutivér, tr. Far motto. 

No' mutivé', Non far motto. 

Mutòr, sm. Motore in genere e an- 




^'TVfi^-i^ 



MUTU 



274 



MZOL 



che motocicletta. 

I Mutór da stré, Motocicletta. 

I Mutór da lavuré' la tèra, Trattore. 

PI. Mutùr. 

Muturèsta, sf Motorista | Trattorista 
PI. Muturèsta. 

Muvimént, .sm. Movimento. 
PI. Muvimént. 

Muzadura, sf. Mozzicatura, Mozzico- 
ne, Ritaglio. 
PI. Muzadùr. 

Mu?g5n, sm. Mozzicone. 
PI. Mu?gòn. 

(Dial. del sec. XVII, «mosgon»; V. 
Aruch A., Op. Cit.). 

Muzión, sf. « Monizione ». Pallini per 
fucile. 

(Dall'it. ant. monizione, magazzino di 
munizioni, sec. XVI). 

Muzòn, sm. Mozzicone di sigaro o 
sigaretta. Mozzone. 
PI. Mu^òn. 

Mzàn, agg. Mezzano. Quello di mez- 



zo. 

F. — M?àna. 

Mzàn, m. Mezzano 'Rav.». Il nome 
indica un luogo di mezzo. 
La chiesa di S. Cistoforo del Mezzano 
risale probabilmente al sec. XV ed ha 
subito sicuri resturi nel 1666, rifa- 
cimenti prima del 1778 e restauri nel 
1778 (Don M. Mazzotti). 
} E' stròlg de M?àn, s' u n' i cój incù 
uj cój dmàn, ' 

L'astrologo di Mezzano se non ci co- 
glie oggi ci coglie domani. 
Detto di chi si atteggia a far prono- 
stici senza costrutto. 

M?én, sm. Mezzino. Misura di capa- 
cità per aridi. Mezzo staio. 
PI. M?én. 
e Dal lat. med. mizinus misura. GLE). 

M?èta, sf. (V. Amzeta). 

Mzol, sm. Mozzo della ruota. 
PI. M?ul. 
(Lat. med. muzolus. GLE). 



N 



NA 



275 



NASE 



N' avv. di negazione. Non. 

Nadècia, sf. Con questo nome si in- 
dica tanto l'elleboro, o erba nocca, 
quanto il succiamele, o fiammone. 

Nadél, sm. Natale. Natività di Cri- 
sto. 

I ^òc'de Nadél, Ceppo di Natale. 
(V. alla voce «divuzion»). 
I Bón e' Nadél, cativa la Pascva. Se 
è bello il Natale è brutta la Pasqua. 
I Cvànd l'entra e' Nadél 'd dmènga, 
vend e' cavai e cómpra la vivènda. 
Quando Natale entra di domenica, 
vendi il cavallo e compra vivande. 
(Perchè è ritenuto di cattivo auspicio). 
I Chi di Nadél nun fila, di Carnuvél 
suspira (Nardi). Chi di Natale non 
fila, di Carnevale sospira. Oltre ad si- 
gnificato letterale, si deve intendere che 
chi non compie un lavoro al momento 
opportuno se ne dovrà rammaricare 
in seguito. La forma poetica è iden- 
tica a quella tipica delle cante roma- 
gnole. 

Nàja, sf. Naja. Servizio militare. 
1 L'è naja!, E' vita militare! 
I Sóta la nàja, Sotto le armi. 

Nana, sf. Nanna. 
I Fé' la nana. Far la nanna. Ninnare. 

Nanìn, Vezzeggiativo che sign. Pic- 
colino, Bimbette. 

j Fé' e' nanìn, Dormire (del bimbo) 
I Ande' a e' nanìn, Andare a nanna. 
1 sm. Nano. Nanetto. 



Nànz, aw. Prima (E' comime anche 
« ninz »). 

j Nàn^ ch'i vègna. Prima che vengano. 
j Nàn^ e indri, Avanti e indietro. 

Napuletàn, sm. agg. Napoletano. 
PI. Napuletén. 
F. — tana 
PI. F. — ani. 

Narbadùra, sf. Nerbatura. Comples- 
so nervoso. 

Narbè, sf. Nerbata, Scudisciata. Staf- 
filata. 
PI. Narbé. 

Narbèt, sm. Nervetto. 
PI. Narbèt. 

Narón, m. Nerone, l'imperatore ro- 
mano. 

Naróncal, sm. Ranuncolo. 

Narvó§, sm. Nervoso. 
I agg. Nervoso. 
PI. Narvù§ 
P. — ó§a 
PI. F. — ó§i. 

Narjì?, sm. Narciso (fiore). Giacin- 
to. 
PI. Nar?;is. 

Nàscita, sf. Nascita. 
PI. Nàsciti. 

Na^èda, sf. Fiutata. 
PI. Na?édi. 

Na§él, sm. Narice. 
PI. Na§èl. 

Na^èr, tr., intr. Annusare, Fiutare. 
Prt. Na§é 



NASE 



276 



NERE 



PI. — è 
F. — éda 

PI. F. — édi. 

Na^èta, sf. Fiocco. Legatura a fiocco 
dei lacci delle scarpe e altri casi detta 
pure « ciaparola». 
PI. Nasèt. 

Naspa, sf. Naspo, Aspo. 
PI. Nasp. 
(Lat. med. naspus). 

Naspèr, intr. Annaspare. 
(Lat. med. na.spare). 

Nàstar, sm. Fiocco di fettuccia, Na- 
stro. 
PI. Nèstar. 

Nata, sf. Natta, Protuberanza. 
PI. Nat. 
(Lat. med. natta, GLE). 

Natìv, agg. Nativo, Oriundo, Origi- 
nario. 
PI. Nativ. 
F. — iva 
PI. F. — ivi. 

Natura, sf. Natura, Mondo naturale. 
I Vagina di animale. 
PI. Natùr. 

Naturalèza, sf. Naturalezza [ Disin- 
voltura. 
PI. Naturale?. 

Naturalmént, avv. Naturalmente. 

Naturèl, sm. Naturale, temperamen- 
to, indole. 
I agg. Naturale. 

I Sté' naturai, Stare al naturale, senza 
posa. 

Navata, sf. Navaccia. Botte per il 
trasporto delle urine (Navata de pèf). 
I Tinozza della calce bianca (da mu- 
ratore). 
PI. Navà?. 

(Lat. med. navacia, recipiente; e na- 
vis, forma di treggia, GLE). 

Navéda, sf. Nave, Navata (di chiesa) 
PI. Navéd. 

Navèli, sm. Naviglio. (Canal Navi- 
glio Zanelli di Faenza, ideato e co- 
struito dal conte Scipione Zanelli, age- 
volato nel suo intento dal papa cese- 
nate Pio VI Braschi). 
(Lat. med. navilium, corso d'acqua. 
GLE). 

Navér, tr. Dondolare^ Fare fare l'al- 
talena. 



I rfl. Altalenare, Dondolarsi. 

Navès.s, rfl. Dondolar.si con l'altale- 
na (V. Néva). 

Navicéla, sf. Navicella. 

Navighér, int. Nuotare j Stare a 
galla I Navigare. 

I E' naviga in dal brot acv, Naviga in 
cattive acque. 

I Savess navighé'. Sapersi barcamena- 
re. 

Né, cong. Né' 
[ Ne cvèst, né cvèl. Né questo, né 
quello. 

Nèbia, sf. Nebbia, Foschia, i Ruggine 
] Meluggine infesta ai .cereali. 
PI. Nèbji. 
(Lat. nebula). 

Tre nèbji ima nèv, tri vént l'acva, tre 
scure? la caca (Bagli). 
I La nebia la fa i nibiót (La nebbia 
fa i nebbiotti). Modo allusivo per dire 
che la nebbia porta la neve. 
j La nebia la s' magna la nèva, La 
nebbia scioglie la neve. 

Necia, sf. Nicchia. 

Nècc, sm. Nicchio. PI. Necc. 

Ned, prt. (V. Nè§ar). 

Néda, sf. Nidiata, Covata \ Nascita 
di semi, di insetti, di uccelli ] Nascita. 
PI. Nédi. 

Neghér, tr. Negare, Diniegare. (E' 
più dialettale « nighèr »). 

Negozi, sm. Negozio, Bottega, Riven- 
dita. 
PI. Negù^i. 

Nemig, sm. Nemico, 
PI. Nemìg. 

Nénc, avv. Pure, Anche. 
[ Se nénc, Se anche. 
! J'è nén cativ, Sono anche cattivi. 
j Mo nénc! esci. Ancora! 

Nénca, avv. Anche, Di nuovo, Un'al- 
tra volta. 
I Fé' nénca. Ripetere. 

Nén?, prep e avv. Avanti, Anzi. 
I Nénz de, Avanti il giorno, cioè pri- 
ma del giorno. 

I Nén? arcòld. Prima del raccolto. 
I Nén? si' sera. Prima che sia sera 
(Anche così: « Ni§ si' sera»). 

Nèpul,- m. Napoli. 

Nérb, sm. Nervo. 
1 Scudiscio, ottenuto col membro essi- 



NES 



277 



NIGR 



cato del bue. Staffile. 
[ Ave' de nerb, Essere forte, nerbo- 
ruto. 
PI. Nirb. 

Nè§. sm. Naso, j Fiuto , Intuito. 
PI. Nè§. 

I Scorr'int e' né§, Parlare con voce 
nasale. 

I De' int e' nés a ón, Non andare a 
genio a uno. 

I Ave' de né§, Avere del fiuto (reale o 
figurato). 

I Ave' e' nès long, (F.) Saperla lunga 
I Ande' sota a e' né§ a òn. 
Metter le dita sotto il naso a una per- 
sona con atto di insulto, di provoca- 
zione. 

I Chi à de né§ à de ghérb. 
I Int 'na bela, pia^a u i sta ben nénca 
un bel campanil, (F.) In una bella 
faccia ci sta bene anche un bel naso. 
(Lat. nasus; indoeuropeo nas). 

Nè§ar, intr. Nascere. 
Prt. Ned 
PI. Ned 
F. Néda 
PI. F. Nédi. 

Néspal, sm. Nespolo (Nespilus ger- 
manica). 
PI. Nèspal. 

(Lat. med. nespilus). 
I Nèspal de Giapón, Nespolo del Giap- 
pone (Eriobotrya japonica). 

Néspla, sf. Nespola. Frutto del ne- 
spolo. 
PI. Nèspal. 

I Al nèspal al j' indvéna l'arcòld. Le ne- 
spole indovinano il raccolto; cioè dal- 
la quantità delle nespole si può pro- 
nosticare come sarà il nuovo raccolto. 

Net, agg. Netto; Puro. 
PI. Net 
P. Neta 
PI. F. Neti. 
(V. S-cet). 

Nèva, sf. Neve. 
PI. Nèv. 

I Nèva'd cali, Neve che si scioglie su- 
bito (V. Cali). 

\ Nèva surghéna, Neve a piccoli ghiac- 
cioli. 

I La neva mar^uléna la n' dura da hi 
sera a la maténa. 



Paradosso: U n' è nèva intànt che 
e' gal da la sménta u n' bèca int al 
stèl. 

Nèva, sf. Nave, Piroscafo j Altalena. 

Fé' la néva, Fare l'altalena. 
PI. Név. 

Ni, sm. Neo. Piccola macchia ton- 
deggiante I Escrescenza sanguigna della 
pelle. 
PI. Ni. 

Nibié, agg. Annebbiato (di tempo). 

Vésta nibiéda, Vista annebbiata. 

Nibièr, imp. Offuscare, Armebiare. 
Prt. Nibié 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Nibiéra, sf. Foschia | Nebbiaio. 
PI. Nibièr. 

Nibjìna, sf. Nebbiolina. 
PI. Nibjìn. 

Nibiòn, sm. Nuvolone basso, gravido 
di pioggia. 
PI. Nibión. 

Nibiót, sm. (Vedi «nebia»). 

Nici§èri ,agg. Necessario. 
PI. Nici§èri 
P. — éria 
PI. F. — érji. 
(Lat. necessarius). 

Nici§itè, sf. Necessità. 
(Lat. necessitas). 

Nid, sm. Nido | Covo | Nidiata. 
PI. Nid. 

I U§èl 'd nid, Nidiaceo. 
j Fé' e' nid. Preparare il nido | Nidi- 
ficare. 
(Lat. nidus). 

Nida^-n, sm. Nidietto. 
PI. Nida?;ìn. 

Nidè, sf. Nidiata ] Covata. 
PI. Nidé. 
I Nidé 'd burdèl. Nidiata di bambini. 

Nidèr, int. Nidificare, Farsi il nido. 

Nigar, agg. Nero. 
PI. Nigar 
F. Nigra 
PI. F. Nigri. 
(Lat. niger). 

Nigarfòm, sm. Nerofumo. 

NIghér, tr. Negare (v. Neghèr). 

Nigrèt, sm. « Neretto ». Sorta d'uva 
nera simile alla canina o cagnina. Ha 



NINA 



278 



NOSA 



il raspo verde e dà xin vino quasi si- 
mile alla cagnina. Il Morri lo chiama 
colorino, ma in Toscana il colorino 
serve per dare il colore, mentre il « ne- 
retto » nostrano è solo uva da vino a 
cui si mescola, nella pigiatura, un'uva 
chiamata « ?achén » per il colore. 
I Nigrèt de rasp rof , « Neretto » dal 
raspo rosso. 

Ninàn, sf. Ninna nanna. 

Ninàna, sf. Ninnananna. Il volgare 
romagnolo (come ogni altro volgare) 
è ricchissimo di ninnenanne che le don- 
de si tramandano da generazione a 
generazione. Per le ninnenanne (come 
per le « orazioni », gli stornelli, e 1 
canti alla boara) non è possibile dire 
ove siano state composte perchè, can- 
tate un po' ovunque, in ogni contrada 
di Romagna, hanno subito alterazioni 
e modifiche continue nei diversi tem- 
pi e nei diversi luoghi. 
I (F.) Cantilena, « vernia » che fa ad- 
dormentare. 

Nini, d'Engìa, sm. Porcellino d'India. 
Cavia (Cavia coboya). 

Ninén, sm. Maialino. 
PI. Ninén. 

I I ninén e i burdèl di cuntadén j' è 
bel da ^nén, I maialini e i bambini 
dei contadini sono belli quando sono 
piccoli. 

Nin^ (v. Ninz e Nenz). 

Ninzdri, aw. AH 'indietro. 
I Caminé' ninzdri, Camminare all'in- 
dietro. 

Nin^ùl, sm. pi. Lenzuola. 
(E' più comune lin^ul »). 
Anche il veneto ha ninzioi e linzioi co- 
me il romagn. (v. C.A. Cibotto, Prov. 
Veneti, 495, Edit. Martarello). 

Nis, (v. Nénz). 

Ni?, (v. Nénz). Contraz. di «ninz». 
I Ni? che sia (o Niz che sipa). Prima 
che sia. 

I Ni? e indri. Avanti e indietro. 
I ón ni? retar, Uno avanti l'altro. 

Nò, neg. No. 

Nò, pr. Noi, (m. e f.). 

Nòd, sm. Nodo, Groppo. 
] Nocca (del legno). 
I Brocco (di tela). 

Giuntura (delle dita). 



PI. Nud. 
(Lat. nodus). 

Nòja, sf. Noia, Tedio, Fastidio, Sec- 
catura J Molestia | Lamentela. 
PI. Nòj. 

Noi, sm. Nolo. PI. Nul. 

Nóm, sm. Nome. 
PI. Nóm. 

I Dì' di nóm a ón. Dare titolacci a uno. 
j Sota e' nom d' un étar, A nome di 
un altro | Sotto il nome di un altro. 
I Mètr' e' nom, Imporre il nome. 
I Arfè' un nom. Rifare un nome, (Rin- 
novarlo in famiglia). 
I Purtè' e' nom dia màma, Avere il 
cognome materno. 

I U s' e' pèrs e' nom, Si è spento il 
casato. 

i Fé' e' nom d'ón, Suggerire il nome 
di uno I Rivelare il nome di uno. 
\ Ciamè' e' nom dia mama, Invocare 
la mamma. 

\ Metr' insén de nom, Acquistare ri- 
nomanza o credito. 
(Lat. nomen, -inis; rad. indoeurop. 
nom- « nome »). 

Nomar, sm. Numero \ Cifra ] Novero. 
I Int e' nomar di piò. Nel novero dei 
più (Nel regno dei morti). 
PI. Nomar. 

j De' i nomar de lot , (F.) Dire cose 
senza senso, Parlare fuori di senno. 
(Lat. numerus). 

Nòmina, sf . Nomina. Comunicazione 
di nomina. Atto del nominare, elegge- 
re, investire di un grado. 
PI. Nòmin. 

Non, sm. Nonno. 
PI. Non 
] Non, (pesce). Nonnato (Aphya vera). 

Nòna, sf. Nonna. 
PI. Nòni. 

I Mèi dia nòna, Malattia della nona. 
Encefalite letargica. 
(Lat. tardo, nonna, «nutrice»). 

Nón?i, sm. Nunzio Apostolico. 

Nora, sf. Nuora. 
PI. Nòr. 

Nós, sf. Noce. L'albero che fa le no- 
ci. 
PI. Nò§.- 

Nó§a, sf. Noce. (Albero e frutto). 
PI. Nó§. 



NOST 



279 



NUSE 



(Juglans regia L.). 
j Nò§a muschèda, Noce moscata. 
j La nòsa muschéda la n'è fata pr' e' 
porc jignél, La noce moscata non è 
fatta per il cinghiale. Le cose fini non 
sono per le persone volgari (Nardi). 
I Se i frutti della noce sono raggruppa- 
ti e formano il così detto castelletto, 
« e' castlèt », è presagio di scarso rac- 
colto: Cvànd la nosa la fa e' castlèt / 
chi ch'à de gran ch'i '1 tegna stret. 
Quando la noce fa il castelletto / chi 
ha del grano lo tenga stretto 

Nòst, agg. poss. Nostro. 
PI. Nóst. 
P. — osta 
PI. F. — òsti. 

Nòta, sf. Notte. 
PI. Not. 

(Lat. nox, noctis; radic. indoeuropea 
nokt- « notte »). 

j La nota la j'è fata par durmì. 
I La nota e' zira i lèdar e i murù§. 

Nota, sf. Nota (music). | Segno, ap- 
punto. 

I Tu' nòta, Prender nota. 
PI. Nòt. 

Nòv, agg. num. card. Nove. 
(Lat. novem). 

Nov, agg. Nuovo. 
PI. Nuv 
F. Nova 
PI. F. Nòvi. 

j U m' è nòv, Mi giunge nuova. 
j U m'ariva nòv, Mi riesce nuovo. Mi 
è nuovo. 
(Lat. novus). 

Nova, sf. Nuova, Notizia. 
PI. Nòv. 

I Al nòv calivi al j'è sempr' avara, 
Le nuove cattive sono sempre vere. 
I Intsóna nova: bòna nova, Nessuna 
nuova: buona nuova. 

Novzènt, nm. Novecento. Nove vol- 
te cento. 

Nubilté, sf. Nobiltà. 
I Nubilté scaduda, Nobiltà decaduta. 
I Ave' dia nubilté, Appartenere a no- 
bile famiglia, Discendere da n. f 
] Ad vècia nubilté, Di antica prosapia. 

Nuciòla, sf. Nocciola | Nocciolina ame- 
ricana. Arachide. 
PI. Nuciòli. 



Nud, agg. Nudo ] Spoglio. 
PI. Nud. 
F. — a 
PI. F. — i. 

Nud ned, Ignudo nato, (Come natura 
l'ha fatto). Nudo nato. 
( Lat. nudus). 

Nudadùra, sf. Annodatura. Anello del 
fusto di una pianta. 
PI. Nudadùr. 

Nudén, sm. (vezzeggiativo di «nud», 
nudo). 

Nudello. Pannocchia di granturco li- 
berata delle glume esterne e lasciata 
con quelle inteme, più bianche, che 
venivano usate da riempire i paglie- 
ricci. 

La sera, nelle aie, al tempo della sfo- 
gliatura, i giovani corteggiatori face- 
vano i « nudelli », alle spannocchia- 
trici. 
PI. Nudén. 

Nudin, dim. di « nud ». Nudino. 
j Nudi' nudi ! « Nudin nudino ». 
Il bimbo si trastulla a correre nudo 
per casa e fa « nudi' nudi' ». 

Nujétar, pron. m. pi., Noialtri, Noi. 

Nujétri, pron. f. pi. Noialtre, Noi. 

Nujó§, agg. Noioso. 
PI. Nujù§ 
P. — ò§a 
PI. F. — ó§i. 

Nuju§ité, sf. Noia, Molestia. Fasti- 
diosaggine. 
PI. Nuju§ité. 

Nulègg, sm. Nolo | Noleggio. 
] De' a nulègg. Dare a nolo, Noleg- 
giare. 

Numarér, tr. Numerare, 

Enumerare. 
Prt. Numaré 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Numinèr, tr. Nominare. Fare il no- 
me I Eleggere, Investire di un grado, 
I Scegliere | Menzionare, Rammentare 
Prt. Numiné 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Nu^ént, sm. pi. Costellazione degli 
innocenti, dei gemelli. 



NUSE 



280 



NVOD 



Nujjèta, sf. Malleolo. Noce del piede. 
PI. Nusèt. 

Nu§òn, sm. Ailanto. 
(Ailanthus glandulosa). 
PI. Nu§ón. 

Nustràn, agg. Nostrale, Nostrano. 
PI. Nustrén. 
F. — àna 
PI. F. — ani. 
(Lat. med. nostranus, GLE). 

Nutaril, agg. Notarile. 

Nutèda, sf. Nottata. 
PI. Nutédi. 

Nutér, tr. Notare, Osservare. 
Prt. Nuté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Nutéri, sm. Notaio. 
PI. Nutèri. 
(Lat. med. notarius, GLE). 

Nutìzia, sf. Notizia. 
PI. Nutìzji. 

Nùval, sm. Nuvolo, Nube. | (F.) Mi- 
riade. 

PI. (m. e f.) Nùval. 
I Cvànd che i nuval i va a e' mér / 
taca i bu e va a lavuré'; / cvànd che 
i nuval i va a la muntàgna, / staca i 
bu e va a la capàna. 

Nùval, agg. Nuvoloso, Nuvolo, Annu- 
volato. 

Nuvànta (o Nuvànta) nm. Novanta. 
Numero di nove diecine. 

Nuvanténa, sf. Novantina. 
PI. Nuvantén. 



Nuvél, agg. Novello (di pesce). 
I Pef nuvèl, Pesce novello I Avanotti. 
PI. Nuvèl. 

Nuvéna, sf. Novena (relig.). 
PI. Nuvén. 

Nuvèmbar, m. Novembre. 

Nuvighér, intr. Nuotare. 

Nuvitè, sf. Novità, Nuova. 
PI. Nuvité. 

Nuvi^i, sm. Novizio. Nuovo del po- 
sto o dell'ambiente. 
PI. Nuvì^i 
F. Nuvi^ia 
PI. F. Nuvì^ji. 

Nuvizièt, sm. Noviziato i Tirocinio. 

Nùvla, sf. Nube, Nuvola. 
PI. Nùval. 

I Al nuval al va ad vént. Le nubi sono 
portate dal vento. 
(Dal lat. nubilus). 

Nuvlàja, sf. Nuvolaglia 

Nuvlón, sm. Pino che ha la sua chio- 
ma al di sopra degli altri '■ Nuvolone. 
PI. Nuvlón. 

Nuziòn, sf. Nozione. 
PI. Nuziòn. 

Nvéda, sf. Nevicata. 
PI. Nvédi. 

Nvér, imp. Nevicare (It. ant. nevare). 
Prt. Nvé. 

'Nvòd, sm. Nipote. 
PI. "Nvud 
F. 'Nvòda 
PI. F. 'Nvòdi. 
(V. Anvód). 







OB 



281 



occ 



O, cong. O, Oppure. 
I Oh, esci. Oh. 
I ò, voce del verbo avere. 

Ó?, Cosa vuoi? (domanda). 
I ò, (Risposta impertinente che signifi- 
ca: Cosa vuoi tu? Che te ne importa? 
Io faccio a modo mio. Esprime uno 
stato d'animo di ribellione, di opposi- 
zione). 

òblig, sm. Obbligo, Imposizione, Vin- 
colo, Obbligazione. 
PI. óblig. 

Oca, sf. Oca. 
PI. Oc. 

I Oca casaléna, Oca domestica. 
I Oca 'd vaia, Oca granaiola. 
j Oca faraóna, Oca paglietana. 
I Marche dal j' oc (v. Zàcval). 
I Oca lumbérda, Oca lombarda. 
I A poc a poc u s' pela al j' oc, A poco 
a poco si pelano le oche. Con calma 
si possono fare le cose più difficili. 
(Nardi). 

Magne' dl'òca, Mangiare dell'oca. Non 
afferrare il senso di un sottinteso, o es- 
sere all'oscuro di una cosa. 

òcc, sm. Occhio j Gemma, da inne- 
sto. Scudetto. I Gemma, di pianta. 
PI. ócc. 

I A òcc e crò§a, A occhio e croce. 
I A òcc, A occhio, A un dipresso. 
I A ^ig a ócc, A occhi chiusi, Alla cieca. 

Seriche' dl'occ, Ammiccare. 
I Occ ch'i fora. Occhi che trafiggono. 
I De' int l'òcc, Far spicco; Dar so- 



spetto. 

I òcc ga?òl, Occhio ammaliatore. 
I A ócc a§rè, A occhi chiusi. 
I A òcc, A vista. 

I In§dé' a ócc, Innestare a gemma. 
I Buté' fura j' ócc, Mettere, (ingrossa- 
re) le gemme. 
I òcc a la mèrla! (F. ) Attenzione! 

§ré' un ócc, (F.) Chiudere un oc- 
chio. 

! Fé' j' òcc a i ghét, (F. ) Fare i piedi 
alle mosche. 

I ócc apanè, Occhi annebbiati. 
I Int un bàtar d'òcc, In un batter 
d'occhio. 

[ Féla a ócc avdént. Farla sotto il na- 
so 

I òcc a..., Attenzione a... 
Dice G. U. Majoli in « Palazzi... di Ra- 
venna... », che nel 1300, ogni sera, due 
armigeri saUvano sulla torre del Comu- 
ne di Ravenna a vigilare di lassù per 
la sicurezza della città immersa nel son- 
no; e ogni tanto, per mantener svegli e 
vigili i guardiani delle sette porte, urla- 
vano, con un portavoce marino, ai quat- 
tro venti: Occ a la pòrta!... 
[ Un ócc a la pignata e ó a la gata. 
Un occhio alla pentola e uno alla gatta. 
Detto per chi ha più cose da tener 
d'occhio. (Nardi). 

1 E' tén piò j' ócc ch'a n'è la boca. Ten- 
gono più gli occhi che non la bocca. 
(Così si dice specialmente ai bimbi in- 
gordi). 



ODI 



282 



ONZA 



(Lat. oculus; rad. indoeuropea ok- «oc- 
chio »). 

I Occ 'd bò, Saltimpalo, (saxicola tor- 
quata rubicela). 
I Occ stane, 
cor frane; 
òcc dret, 
cor fred (Bagli). 

Odi, sm. Odio, Astio | Livore. 
PI. Udi. 
(Lat. odium, odio). 

Ofa, sf. Ufo. 
I A ófa, A ufo. 

Ogni, agg. Ogni. Si trova pure Igna e 
'Gna. 

Ohi, esci. Ehi! (anche Vohi). 
I Ohimè, Ahimè. 

ójom, sm. Olmo. 
PI. Ujom. 

I Uimòn, Olmo maestoso. 
I ójom inguanén (ójm inguané). Olmo 
con rametti di un anno. 
I ójom 'd foja mora. Olmo a foglia 



'd foja curzòla,01mo a foglia 



grande. 
I ójom 
piccola. 

I ójom da la foja nò§a. Olmo a fo- 
glia grande. 

I ójom m?;ulén. Olmo dalla foglia lun- 
ga e stretta. 
(Lat. med. ulmus). 

I ójom siberiàn, Olmo siberiano (Ul- 
mus pumila). 

òi§, Voce contadinesca per fermare 
le mucche. Alt. 
In alcuni posti si dice anche « u§ » 

Oli, sm. Oli. 

PI. un. 

I Oli minarèl, Petrolio. 

I Oli gas, Petrolio. 

I Bòt da òli sànt, Botte da orbi. 

1 Oli da magne, Olio da cucina. 

I Oli 'd rè^, Olio di ricino. 

Om, sm. Uomo. 
PI. Oman. 

I Om sambédg, Uomo selvatico | Go- 
rilla. 

I J' Oman i n' s'amsura a pèdg. Gli 
uomini non si misurano a pertiche. Il 
valore di una pjersona non si giudica 
dalia statura (Nardi). 

Oman nud, Bianchetti o neonati di 
acciuga (v. sardón). 



Ombra, sf. Ombra. 

j Fé dl'ombra. Ombreggiare ] Fare om- 
bra. 

\ Ave' ombra, Adombrarsi. 
PI. ómbar. 

Ómd (pronuncia ónd), agg. Umido. 
PI. ómd 
F. — a 
PI. F. — i. 

Omid, sm. Umido. Vivanda con pro- 
prio sugo e condimento. 
(V. Stufe). 
PI. ómid. 

un, pron. indef. o quantit. Uno. 
F. óna. 

ón, agg. num. card. Uno. 
(Lat. unus; lat. arcaico, oinis). 

Onda, sf. Onda 
PI. Onci 

j Ciapè' l'onda, Pigliar l'abbrivio. 
I Déss dl'onda. Darsi delle arie. 
(Lat. unda). 

óngia, sf. Unghia | Artiglio | Zoccolo 
di equino. 

De' dl'óngia a l'urlò^, (F.) Mettere 
sempre a punto l'orologio. 
j óngia 'd pòrc, « Cavacchia ». Leva 
augnata di ferro. 

Ont, sm. Unto, Unguento. 
' Untume. 

Ave' l'ónt par tot i mèi, (F.) Avere 
un rimedio per ogni cosa. 
] ónt par tòt i mèi. Panacèa. 

Ónt, agg. Unto. 

Macchiato d'unto j Bisunto j Oliato. 
PI. ónt 
F.. ónta 
PI. F. ónti. 

ónta, sf. Unta. 
PI. ónti. 
I De' un'onta, Dare un'imta, Ungere. 

Òi^a, sm. Oncia. 
j Ande' a ònz, (F.) Andare all'antica. 
PI. ònz. 

(Lat. med. onzia, oncia; misura di 
peso e anche di superfìcie; dal lat. 
ancia, dodicesima parte di un tutto), 
(v. anche «amsur») 

onzar, tr. Ungere. 
Prt. ónt 
PI. ónt 
F. ónta 
PI. F. ónti. 



OPI 



283 



ORSA 



Òpi, sm. Acero, Oppio, (pianta). 
(Lat. med opius). 
I Oppio (sonnifero). 
(Lat. med. oppium). 
PI. ópi (piante). 

Opra, sf. Opera | Azione. 
PI. Opar. 

Or, sm. Oro. 
PI. Ur. 

I D' òr ,D'oro, Aureo 
I Or mazè|. Oro di massello. 
I U n' è tòt òr cvèl eh' arlù§, Non è 
tutt'oro quel che riluce. (La parvenza 
può ingannare). 

Ora, sf. Ombra. 
PI. Or. 

(Ora (Dante), aria, brezza; passato a 
indicare « ombra » nel romagnolo e nel 
modenese, v. DEI). 

óra, sf. Ora. 
PI. òr. 

j óra térda, Tarda ora. 
I Al j' ór curti, Le prime ore dopo mez- 
zanotte. 

I Fura 'd óra, Fuori orario | A ora in- 
solita. 
I Fé' d'ora, Fare in tempo. 

Arivé' d' óra, Arrivare in tempo. 
I Ora 'd capèla, Fra le otto e le nove 
del mattino, quando le risaiole consu- 
mavano la colazione (G. U. Majoli). 
Di qui forse il detto: rinfurzéss la ca- 
pèla de stòmac, cioè fare ima mangia- 
tina ristoratrice. 

! Ora 'd nòt, Ora di notte. Segnale del 
coprifuoco, dato a Ravenna dal campa- 
none, subito dopo l'Ave Maria. Riesu- 
mando un vecchio editto, il Cardinal A- 
gostino Rivarola, legato pontifìcio (1824 
-1826), decretò che, dopo quell'ora, nes- 
suno poteva girare per la città se non 
era munito di una lanterna. Quasi tutti 
trovavano più comodo farsi portare la 
lanterna da qualche poveraccio deside- 
roso di guadagnarsi qualche soldarello. 
Questi portatori di lanterna, sotto il cui 
sguardo si effettuavano avventure ga- 
lanti, fecero sorgere il detto allusivo: 
purtè' e' mòc. 

I No' ave' un'ora 'd ben, Non avere 
un'ora di bene | Non avere un'ora di 
pace. 
(Lat. hora). 



Orca! (esclamazione che indica me- 
raviglia). 

Orchidea, sf. Orchidea. Pianta delle 
O. la cui infiorescenza è composta di 
circa quaranta fiori disposti a spiga. 
E' color lillà scuro, con picchiettature 
dello stesso colore, su sfumature chiare. 
Cresce spontanea nelle nostre campagne 
PI. Orchidei. 

Órdan, sm. Ordine, Comando. 
i Ordine (disposizione di cose). 
PI. Urdin. 

òrdin, sm. Ordine, Assetto. 
( Lat. ordo.-inis). 

Organ, sm. Organo (str. musicale). 
Pl.Urgan. 

Orgàndi§, sm. Beatiglia, Mussolina 
rada e fine. 

òrs, pr. Verso. 

Órs, sm. Orso. 
I (F.) Burbero. 
PI. Urs. 

Órsa, sf. Orsa. Femmina d'orso. 
PI. órsi. 




Oi/a 



ORT 



284 



OSCI 



Ort, sm. Orto. 
PI. Urt. 
I Roba 'd òrt, Ortaggi. 

Or?, sm. Orzo. 
I Orj sambédg, Orzo selvatico^ Orzo 
canino, Forasacco. 
(Lat. hordeum) 

Or^a, sf. Orcio. Recipiente di terra- 
cotta con manico ad arco e beccuccio 
V « pepi », pipio ) per contenere acqua 
da bere., 
PI. Or^. 
iLat. med. orcea e urcia, GLE). 

òs, sm. Osso. 
PI. (Fem.) ù§. 

[ ò§ dia tèsta, Ossa del cranio; ò§ de 
cól, Osso del collo (al singolare); 0§ 
dia schéna o aneli dia schéna, Vertebre ; 
Paleta dia spala, Scapola; Os dia spala, 
Clavicola; Anma de pèt, Estremità del- 
lo stemo; Ca§a de pet. Gabbia toraci- 
ca; ò§ de cui o cudrón. Osso sacro. 
Coccige. 



j Fé' rò§ a un cvèl, (F.) Far l'abitudi- 
ne a una cosa. (F.) Fare il callo. 
; Esar un mont d'ò§. Essere un fascio di 
ossa. 

0§ d'una vòlta, Fossile. 
, 0§ scruclén. Cartilagine. 
(Lat. OS, ossis, «osso»). 

Ó.5, sm. Uscio, Porta, Imposta. 
PI. o§ 

^irèla 'd ró§. Contrappeso dell'uscio 
che ha la « pré », (mattone) peso; la 
«còrda», funicella; la « zirèla », rotella 
con una scanalatura. 
[ Ciapé' rò§^ Andarsene. 
j Sté' da ó§ a ó§, Stare da uscio a uscio. 
{ Tiréss dri rò§. Tirare a sé l'uscio, 
Chiudere. 

] Farméss int ró§, Fermarsi sulla soglia. 
(Lat. ostium, porta. DET). 

Òs-cia, sm. Òstia. 
PI. òs-ci. 

(Lat. med. hostia, ostia; dal lat. hostia, 
ciò che si offre in sacrifìcio). 




OST 



285 



OV 



Òst, sm. Oste. 
PI. Ost. 
F. Osta (dialetto antico). 

Ot, agg. num. card. Otto. 
(Lat. octo; rad. indoeuropea okt-« ot- 
to»). 

ótil, agg. Utile. 
PI. ótil 
F. ótila 
PI. F. etili. 

òt^ènt, nm. Ottocento. Otto volte 
cento. 

Ov, sm. Uovo 
PI. Ov (ma diventa femminile), 
ov cér, Uovo vano, infecondo; 
Òv bón, Uovo fecondo; 
Ov dur, Uovo sodo; 
ov §erb, Uovo acerbo, senza guscio; 
Ov de gal; Uovo piccolissimo (il primo 
di una pollastra, o l'ultimo di una gal- 
lina vecchia). 

Ov 'd calzéna, Uovo conservato nel- 
l'acqua di calce. 

] Ov pulsine. Uovo covato (col pulcino 
già creato). 

j Ov gale. Uovo gallato. 
I Ov pliche. Uovo picchiato (dal pulcino 
che ha rotto il guscio). 
I Spiane' al j' ov int e' panir, (F.) Siste- 
mare le cose. 

j Cusr' un òv a .suifanèl. Cuocere un 
ovo nella cenere. 
I Spré' al j' òv. Sperare le uova. 



I A '1 j òv a '1 j'è bòni nénc dop Pascva 
Le uova sono buone anche dopo Pa- 
squa; cioè una cosa buona, o bella, si 
può regalare in qualsiasi momento. 
I Òv dia Sanfiòn. Uovo dell'Ascensione, 
così chiamato perchè raccolto nel detto 
giorno. Aveva la facoltà di far rinveni- 
re gli affogati; e veniva usato per bene- 
dire i temporali e scongiurarne i pe- 
ricoli. 

(Lat. ovum). 

I Ov dal mos-c. Cacchioni. 
: Pie' un òv dur. Sgusciare un uovo, 
sodo. 

Pin còma l'òv de de. Pieno come 
l'uovo del giorno (fatto in giornata). 

O eh' l'ha al j' òv o i pi^ón, O che ha 
le uova o i piccioni. In senso figura- 
to vuol dire ; « Ora è ammalato, e ora 
è malaticcio ». 

Ov 'd càna. Cannocchio. 
I Le donne serbano per l'inverno le 
uova della luna d'agosto perchè dicono 
che si conservano meglio. 

I Ov de gal. Uovo del gallo. Una volta 
si credeva che il gallo facesse un uovo. 

II Placucci (v. op. cit.) dice «Alcuni 
vogliono che il gallo, dopo l'età di un 
anno diventi ovipero : e se le uova non 
si trovano, nasca il basilisco dal cui 
sguardo resta avvelentata tutta la fa- 
miglia: motivo per cui si ammazza ogni 




OVAR 286 OZI 

anno il gallo più vecchio nel giorno i Ande' a òvra, Andare a lavorare a 

in cui battono il grano ». giornata. 

Ovar, sf. pi. Ingegno della chiave. O^i, sm. Ozio. 

Ovra, sf. Operaio a giornata. Opera. Sté' in Ò5Ì, Oziare. Stare in ozio. 

PI. Ovar. (Lat. otium). 



PAC 



287 



PADI 



Pac, sm. Pacco. 
PI. Pèc. 
(Rad. europea pak- «pacco»). 

Paca, sf. Pacca. 
PI. Pac. 

Pàcc-papàcc... onom. Verso del ma- 
schio della quaglia. 

Pacèfie, agg. Pacifico, Calmo, Tran- 
quillo. 
PI. Pacèfie 
F. Pacèfica 
PI. F. Pacèfichi. 

Pachèt, sm. Pacchetto. 
PI. Pachèt. 

Paciàr, sm. Pastrocchio. 
PI. Pacèr. 

Paciaréna, sf. Moticchio; Pacchia- 
rina. Fango delle strade che si forma 
quando cade la pioggia. 
j Par Santa Cataréna, o nèva o pa- 
ciaréna, Per S. Caterina, o neve o 
pacchiarina. 

Paciarér, sm. (v. Pastrucèr). 

Paciarér, intr. Pastrocchiare col fan- 
go I Tramescolare. Metter disordine. 

Paciarón, agg. (v. Pastruciòn). 

Pacifichér, tr. Tranquillare. Calma- 
re. 

Prt. Pacifiche 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Paciùg, sm. Fanghiglia, Pacchiuco. 



(Dal lat. med. patuzum, fangliglia (?) 
GLE). 

Pacòn, sm. Babbeo j Ceffone, (Da 
pacca). 
PI. Pacòn . 

Pacòt, sm. Pancotto. 
PI. Pacòt. 

Pacòt, sm. Veronica. (Veronica Agre- 
stis). 

Pacòt biànc (o Pacòt ?mtil), Mordi- 
gallina, Aanagallide. 
(Anagallis arvensis). 

Padéla, sf. Padella | Bilancia. Rete 
quadra a sacca, sospesa a due pertiche 
piegate ad arco, montate a croce e 
fissate a un lungo manico. 
(Lat. med. padela, GLE. lat. patella, 
«tazza, padella, piccolo piatto»). 

Padi, agg. Stentato. Cresciuto a sten- 
to I Macilento Patito. 
PI. Padì 
F. — ida. 
PI. F. — idi. 

Padimént, sm. Patimento, Sofferen- 
za, Pena, Dolore. 
PI. Padimént. 

Padìr, tr. e intr. Patire. Soffrire. 
Prt. Padi 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 
I Padì' de dulòr, Patire del dolore. 



PADL 



288 



PAJE 



(Lat. pati, soffrire). 

Padlè, sf. Padellata. 
PI. Padlè 

Padlón, sm. « Padellone ». Rete a bi- 
lancia di grandi dimensioni (V. « pa- 
dèla »). 

« Padlòn » è anche il capanno da pe- 
sca. 
PI. Padlòn. 

FadóI, agg. Frollo, Marcio, Fradicio 
(detto solo di legno). 
PI. Padól 
F. — a 
PI. F. — i. 

(Nel dial. antico « padol » significava, 
« padule, terreno fangoso, palude ». 
Vedi Abate Piolanti, L'incredulo, ecc.). 

Padrén, sm. Padrino. 
PI. Padrén. 
(Lat. med. patrinus). 

Padrón, sm. Padrone. Che possiede 
poderi, stabili, cose. Proprietario. 
PI. Padròn 
F. — óna 
PI. F. — òni. 

] A n' so padrón 'd fé' gnit. Non pos- 
so far niente [ Non mi è concesso di 
far niente. 

Padrunàn^a, sf. Padronanza, Sicu- 
rezza. 

Padrunèl, agg. Padronale. 
PI. Padrunèl. 
F. — èia 
PI. F. — èli. 

Faè§, sm. Paese. 
PI. Paì§. 
(Lat. med. paysius, GLE). 

Pagadèt, sm. Pagadebiti. Uva bian- 
ca che dà un vino molto alcoolico. 
Di essa dice A. Spallicci : « Uva famo- 
sa rorhagnola per un suo vino che 
annebbia la vista ». 

Pagadòr, agg., sm. Pagatore, Che pa- 
ga sicuramente. 
PI. Pagadùr. 
F. — óra 
PI. F. — òri. 

Fagamént, sm. Pagamento, Sborso. 
Versamento. 
PI. Pagamént. 

Faganél, sm. Ghiozzo (Gobius pa- 
ganellus). 
PI. Paganèl. 



Paghèr, tr. Pagare. 
Prt. Paghe 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

[ E' Signor e' péga tot i sebat. La 
giustizia divina arriva a tempo e a 
luogo. 

Pàgina, sf. Pagina, Foglio di libro o 
di quaderno. 
PI. Pàgin. 

Pagliàn, sm. Palliativo (usato come 
sostantivo). 
i De' e' pagliàn, Dare un palliativo. 

Pagnòca, sf. Pagnotta, Pane a for- 
ma tonda. 

j U s' è salve la pagnòca, (F.) Si è 
assicurato il pane. 

Paja, sf. Paglia. 
PI. Paj. 

j Fé' pàja longa e paja curta. Fare 
paglia lunga e paglia corta; cioè ti- 
rare a sorte, prendendo una paglia 
da im pagliaio. Vince chi tira fuori la 
p. più lunga. 

I Incontrare im carro di paglia è se- 
gno di rabbia; « s' la j' è insachéda 
o lighéda, rabia pa§éda », se è insac- 
cata legata la rabbia è passata. 

Pajarén, (v. Pajaròl). 

Pajarol, sm. Pagliaiuolo. Colui che 
era addetto a curare l'erezione del 
pagliaio, poi è divenuto l'operaio che 
mette giù i covoni nella trebbiatrice, 
chiamato anche «pajarén». 
(Lat. med. paiarolus, colui che vende 
paglia, GLE). 

Pajàrola, sf . « Pagliaròla ». Quella 
parte dell'aia ove si erigono i pagliai. 
(Dal lat. medioev. paliarium, aia). 

Pajaz, sm. Pagliaccio, Saccone di pa- 
glia o pagliericcio. 
PI. Pajè^. 

In campagna, appena imo muore gli 
si toglie il pagliaccio e si va a brucia- 
re un po' discosto da casa. Tale funzio- 
ne va fatta finché « e' mòrt l'è sora 
tèra », finché il morto è sopra terra. 
E' indubbiamente l'antichissimo rito 
crematorio, modificato dall'avvento del 
Cristianesimo, (v. Pajón). 

Fajèr, sm. Pagliaio. Meta di paglia, 
o fieno, cilindrica, con cupola e stollo. 



PAJE 



289 



PALI 



j Càn da pajér, Can da pagliaio. 
PI. Pajìr. 

(Lat. med. paleàrium, paglarium e paia- 
rium. GLE). 

Pajéra, sf. Cavaglione. Pagliaio a due 
spioventi. 
PI. Pajèr. 

Pajè§, sm. (V. Paè§). 

Pajèz, sm. Pagliaccio. Tritume di pa- 
glia. 

(Lat. med. paglitium, detriti di pa- 
glia, GLE). 

Pajin, sm. Paino. Giovanotto elegante 
che segue tutte le mode. 
PI. Pajìm 
F. Pajina 
PI. F. Pajìni. 

Paimarola, sf. « Paniarola » (Da pa- 
nia). Verghetta spalmata di vischio. 
I Panietta. 
I Marza da innesto. 
PI. Paimaròl. 

Palmata, sf. Pelle che serviva ad av- 
volgere le panie. « Paniaccio ». 

Paimón, sm Palmone, (sec. XIV). 
Palo con rami a cui si affiggono bac- 
chette impaniate per prendere uccelli. 
PI. Paimòn. 

I Paimòn di stùran, Palmone degli stor- 
ni I Paimòn dal ?;vet, Palmone per ci- 
vette. Il panione è chiamato « vargòn». 

Pajol, sm. Giogaia, Pagliolaia. 
PI. Pajùl 

I Per l'uomo si usa a indicare la pap- 
pagorgia. 

I E§ar a e' pajòl, Essere al termine, alla 
fine. 

Anticamente costumava tirare il « pa- 
gliolo » al neonato. 

Pajòn, sm. « Paglione ». Paglier'ccio. 
I Bru§é' e' pajòn, Bruciare il paglione. 
(F.) Andarsene bruciando la paglia del 
pagliericcio davanti alla porta di casa, 
per significare che non si intende pa- 
gar la pigione. Ciò voleva dire « fate 
conto che sia morto ». 
(V. alla voce «pajà:?;»). 

Pajulìna, sf. Faloppa. 
I Pagliuzza. 
PI. Pajulìn 

Pala. sf. Palla ' Sfera 1 Boccia. 
I Rotula. 
PI. Pai. 



I Esar in pala, Essere in forma; in 

vena. 

I ^ughé' al pai, Giocare alle bocce. 

[ Pala de ?nòcc. Rotula. 

I Pala 'd savòn, Pezzo di sapone. 

Pala da ?ug. Boccia. 

Paladéna, sf. Palatina, Lampasco, 
Mal della fava. Irritazione con gonfiore 
e placche che colpisce il palato. 
PI. Paladén. 

Falafèta. sf. Palafitta. 
PI. Palafèt. 

Palaz, sm. Palazzo. 
PI. Paìèz. 
(Lat. med. palatium, palazzo. GLE). 

Paladéna, sf. Villa, Palazzina. 
PI. Palazén. 

Pale, sf. Palata. Quanta roba sta in 
una pala ! Colpo di pala. 
I Pallata (di neve). 
PI. Pale. 

A pale, A palate, In abbondanza. 
I Fé' al pale cun la néva, Fare una bat- 
taglia a palle di neve. 

Pale, sm. Palato 
PI. Pale. 
(Lat. palatum, volta). 

Falè, sf. Molo. 
; Steccato, Staccionata di protezione. 

Palizzata. . 
ÌP1. Pale. 
(Lat. med. palata, palafitta. GLE). 

Palén, sm. Pallino. 

Palén dal pai, Pallino delle bocce. 
PI. Palén. 

Paléna, sf. Palina, Biffa. 
PI. Palén. 

Paléstra, sf. Paletra. 
PI. Paléstar. 

Palèi, sm. Vanga 
PI. Palet. 

' Màng de palèt, Asta 
! Farlèta de palèt. Gruccetta. 

Vangarci de p., Vangile. 
(Lat. med. palletus. V. GLE alla voce 
aratrum). 

Facèta, sf. Paletta (del focolare). 
I Scapola (della spalla). 
PI. Palèt. 
(Lat. med. palecta e paletta. GLE). 

Palina, sf. Pallina. 
PI. Palin. 

Paline, agg. Impallinato con pallini 



PALI 



290 



PAN 



da caccia, Ferito con pallini. 
I Dona palinéda, (F.) Donna di facili 
costumi, che ha avuto un passato bur- 
rascoso. 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Pa^i^èda, Palizata, Palafitta. 
PI. Palijédi. 

Palmòn, sm. Polmone. 
PI. Palmòn. 

Palmuné, agg. Bolso, Asmatico. 
PI. —è 

F. — éda 

PI. F. — édi. 

Pa^munèria, sf. Polmonaria 
(Polmonaria officinalis). Citata dal Gal 
lizioli (op. cit.). 

Palóm, sm. Tanfo di palude, Tanfo 
paludano. 

I Fié 'd palóm, Tanfo di palude. 
(Dal lat. palus, palude). 

Palòn, sm. Pala, Ventilabro. 
j Palòn da spulé'. Spulatoio. 
I Palòn 'd ma?, Pallone di maggio, o di 
neve (Vibumum opulus) 
I 2ug de palòn, Gioco del calcio. 
I Palòn vulànt, Pallone areostatico, 
Ar eostato. 
PI. Palòn. 

Falòt, sm. Palla informe manipolata 
con !e mani. Pallottola | Grumo. 
PI. Palót. 

Falòta, sf. Pallottola, Pallotta, Palla. 
PI. Palòt. 
(Lat. med. paletta, palla. GLE). 

Palpèdra, sf. Palpebra. 
PI. Palpèdar 

I Urèi dia palpèdra, Nepltello, Orlo 
della palpebra. 

Falpiméda, sf. Palponata, Palpeggia- 
mento. 
PI. Palpunèdi. 

Palpunèr, intr. Palpare | Pescare con 
le mani, a tentoni. 

I Ande' a palpuné'. Andare a pescare 
a tastoni. 

G. Pasolini - Zanelli scrive : « Palpona- 
re », pescare con la mano 

Paltàn, sm. Pantano, Loto. Fango 
nero degli acquitrini. 
(Indoeuropeo pan-, panko, «fango»). 

Paltò, sm. (v. Capòt). 



Paluda, sf. Palude, Padule. 
PI. Palùd. 
(Lat. palus-, dis). 

Palude^, agg. Paludoso. 
PI. — ù§ 
F. — ò§a 
PI. F. — ò§i. 

Palug, sm. Pisolino. 
PI. Palug. 
(v. Impalughiss). 

Palumbèr, sm. Palombaro. 
PI. Palumbèr. 

Palunzéla, sf. Pala da lavori in ter- 
reni melmosi, tutta in legno, di forma 
e dimensioni uguali a quelle di una 
vanga. 
PI. Palunjel. 

PaZun^ìn, sm. Palloncino 
PI. Palun^ìn. 

I Fé' i palun^in cun e' savcn, Far bolle 
di sapone. 

Palurì, agg. Imporrato 
I Ammuffito 
(v. PalurìT). 

Palurìr, int. Imporrare, Imporrire 
PI. Palurì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Palutéda, sf. Manipolata. 

Abboracciata. 
PI. Palutédi. 

Palutér, tr. Appallottolare 
' (F.) Mettere a tacere, Sistemare le 
cose alla meglio. 
Prt. Paluté 
PI. —è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

I Paluté' a la mèj, Abboracciare. 
(v. Palota). 

Palutìn, sm. Pallottolino 
PI. Palutin. 

Palutìna, sf. Pallottolina. 
PI. Palutm 

Pàmpan, sm. Pampino. 
PI. Pémpan. 
(Lat. pampinus). 

Pàmpna, sf. Fogliame della vite. 
(V. pàmpan). 

Pan, sm. Panno 
PI. Pèn. (Panni e vestiti). 
I Féss di pèn, Farsi dei vestiti. 
I Pan dia pànza. Diaframma, Membra- 



PAN 



291 



PANI 



na che separa il torace dall'addome. 
I Peritoneo. 

Pan, sm. Pane (La «n» non si pro- 
nuncia). Non ha plurale. 
I Pè? 'd pàn^ Pezzo di pane, Tiera di 
pane. 

Man 'd pan, Tiera di pane. 

Tira 'd pan, Tiera di pane. 

Tirón 'd pan, Tierone di pane. 
( Pan 'd Sànt Antoni, Pane di S. Anto, 
nio. Pane benedetto che il giorno di S 
Ant. si dà agli animali perchè si man- 
tengano sani. 

I Pan d'amstura, Pane di mistura. Di 
farina di grano e di frumentone. 
I Pan incuti. Pane mazzerato. 

Pan dur. Pane raffermo. 

Buschèss e' pan. Guadagnarsi il pane. 

Magne' e' pan a tradimént, (F.) Vi- 
vere della fatica degli altri. 
I Piò bón ch'a n' è e' pan. Migliore del 
pane (Di cuor d'oro). 
I Amnè' e' pan. Rimenare il pane. 

Pan da Nadél, Pane di Natale. 
I Pan crèf, che Di' u t' l'ha det, Pane 
cresci (lievita) che Dio te l'ha detto. 
Con queste parole la massaia faceva il 
segno di croce sulla farina messa nella 
madietta (« matréna ») col lievito (« al- 
vadur »). 

Qualche burlone all'atto di infornare 
il pane diceva: « Crè§ pan coma al 
putàn drì e' Dbàn, Cresci (sollevati) 

pane come le p vicino al Bevano ». 

I U n' s' pò fé' 'e pan 'd vènar, Nor'. 
si può fare il pane di venerdì (porta 
disgrazia). 

I U n' s' pò parcè' la tèvla ^én^a meti 
e' pan, parche u s' mòr l'arzdór. Non 
si può apparecchiare la tavola senza 
metterci il pane, perchè muore il reg- 
gitore 

I Pan dal bè§, Gigaro. 
(Arum italicum). 
I Pan de eòe,, Pan del cuculo. 

Pana, sf. Panna, Crema, Fior di latte 
PI. Pan. 
Pandajér, intr. Vacillare | Barcollare 
Pandora, sf. Pomodoro (sia la pianta 
che il frutto). 
PI. Pandòr (m. e f.) 

Pandurén, sm. Pomodoro a fiaschetta 
PI. Pandurén. 



Pandurén sambèdg, Dulcamara. 
(Solanum dulcamara). 

Pandurér, sm. Campo, appezzamento 
coltivato a pomodori. 
PI. Pandurir. 

Panerà, sf. Panala. 
Pala da fornaio. 
PI. Panér. 

j Scherz. Piedi di dimensioni fuori del 
normale. 

(Lat. med. panaria, asse per cuocere il 
pane nel forno. GLE). 

Pangastrél, sm. Panicastrella. 
(Sorghum glauca L.). 

Pàngraté, sm. Pangrattato. 

Panìg, sm. Panico 
(Lat. med. panigus. GLE). 

Panighè, agg. Panicato. Affetto da pa- 
nicatura. Detto del maiale la cui carne 
grassa è piena di grani simili a chicchi 
di panico. 
PI. —è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Panìra, sf. Paniere, Paniera. Canestro 
di vimini, o di paglia intrecciata, a for- 
ma allungata. 
PI. Panìr. 
(Dal lat. panarium, cesta per pane). 

Panirin (o Panirén), sm. Piccola pa- 
niera a forma rotonda, o anche allunga- 
ta, ove le donne custodivano i loro at- 
trezzi da cucire, Panierino, Cestello. 
PI. Panirin o panirén. 
I Cresta a forma di paniere, 
(v. Panira). 




Panira 



PANI 



292 



PARA 



Panirón, sm. Panierone a più usi: per 
legna, per raccogliere uva, per bozzoli 
di seta, per pasta | Gerla | Cesta fonda 
PI. Panirón. 

Panitén^a, sf. Penitenza. 
PI. Panitenz. 

Panòcc, sm. Tutolo. 
PI. Panócc. 

Panòcia, sf. Pannocchia, Spiga di gra- 
none. 

PI. Panòcc. 
(Lat. med. panocha, OLE). 

Pantalón, sm. (F.) Popolo. 
I Pantalón e' péga, Pantalone paga. (Chi 
ci rimette è il popolo). 

Pantuména, sf. Pantomina 
I (F.) Finzione, Commediola. 
PI. Pantumén. 

I Fé' dal pantumén, (F.) Recitare la 
commedia. 

Pànp, sf. Pancia, Ventre. 
I Uzzo (di botte). 
PI. Pan?. 

I Pàn^a schègna. Pancia smilza (simile 
a quella di un cane). 
I Pàn^a mi fósi la vaia, Pancia mia 
fossi la valle. Pancia mia fatti capanna. 
Questo detto si ispirava alle valli che 
si alimentavano dell'acqua dei fiumi 
e del Bevano. Quando la foce del Be- 
vano fu portata al mare il detto si... 
arricchì di una seconda strofa che di- 
ceva: « ... e e' bu§ de cui e' Dbàn ». 
j E' tén piò i ócc eh' a n' è la pàn^a. 
Tengono più gli occhi che la pancia. 
(Così si dice degli ingordi). 
(Lat. med. panzia. GLE; lat. pantex,- 
icis). 

Pan:fè, sf. Spanciata. 
I Mangiata da riempire il ventre. Scor- 
pacciata. 
PI. Pan^é. 

Pan^èta, sf. Pancetta, Ventresca. 
FI. Pan^èt. 

Pan^ìra, sf. Pancera, Ventriera. 
PI. Pan^ìr. 
(Lat. med. panzeria. GLE). 

Fan^irlòt, sm. Bambolotto. Uomo bas- 
so con pancia rotondetta. 
PI. Pan^irlót. 

Panzòn, sm. Pancione. 
PI. Pan^ión. 
« I Panzòn » erano chiamati per dileg- 



gio i vecchi cervesi a causa della cirro- 
si epatica che li colpiva ad età avanzata. 
(R. Alessi, Calda era la terra). 

Papa, sf. Pappa (del bambino). 
PI. Pap. 

Papagà/, sm. Pappagallo. 
PI. Papaghèl. 

Papalén, agg. sm. Papalino. 
I Soldato del Papa ] Papista. 
PI. Papalén. 

Papaléna, sfr Papalina. Berretto da 
casa somigliante a quello del papa. 
PI. Papalén. 

Papél, agg. Papale. 
I Ciacaré' a la papéla, Parlare senza 
veli^ apertamente, Parlare alla papale. 

Papèr, tr. Pappare. Mangiare con in- 
gordigia. 

I (F.) Guadagnare in modo illecito. 
Prt. Pape 
PI. —è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Papèta, sf. Papetta. Lira d'argento 
dell'ex stato pontifìcio. 
I Al ciàcar al j' è ciàxiar, mo al papèt 
al j' è papèt. Le chiacchiere son chiac- 
chiere, ma le papette son papette. 
PI. Papèt. 

Papòn, sm. Figura spaventosa creata 
per metter paura ai fanciulli. 

L'orco che mangia i fanciulli. 

Papòza, sf. Pappuccia, Babbuccia. 
Pantofola. 
PI. Papò^i 

Voce comune a diversi altri dialetti ita- 
liani e alle lingue mediterranee. Viene 
dal persiano pàpùs, pantofola. 

Par, pr. Per. 

Paracadù, sm. Paracadute 
PI. Paracadù. 

Paracadutèsta, sm. Paracadutista (sia 
militare che civile). 
PI. — està 
F. — està 
PI. F. — òsti. 

Paracàr, sm. Paracarro. 
PI. Parachèr 

Paradél sm. Forchetto. Asta da spinta 
per manovrare il barchino. F. Serantini 
lo chiama « paradello ». 
PI. Paradèl. 

Paradìs, sm. Paradiso. 



PARA 



293 



PARE 



I U n' s' pò andé' in paradis a spét di 
Sent, Non si può andare in Paradiso a 
dispetto dei Santi. 

Paradlér, sm. Spingere col forchetto, 
(v. Paradél). , 

Paradòr, sm. Caricatore, Addetto al 
carico e allo scarico del bestiame. 
PI. Paradùr. 

Paradò§, sm. Paratìe. Parete, piccolo 
riparo di frasche, di gamberoni, per di- 
fendere dal vento. 
PI. Paradóf. 
(Dal lat. parare, apparecchiare). 

Parafàng, sm. Parafango. 
PI. Parafèng 

Paragón, sm. - Paragone, Raffronto 
I Similitudine. 
PI. Paragón. 

Paragiinàbil, agg. Paragonabile. 
PI. — èbil 
F. — àbila 
PI. F. — àbili. 

Paragunèr, tr. Paragonare, Compara- 
re, Assomigliare, Confrontare. 
Prt. Paragunè 
PI. —è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Paralètic, agg. Paralitico. 
PI. — ètic 
F. — ètica 
PI. F. — ètichi. 

Paràli§i, sf. Paralisi. 

Parali?è, prt. Paralizzato. 
PI. —è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Paramént, sm. pi. Interiora, Viscere. 
I Paramenti, Addobbi. 

Parane, sm. <v Parénc). 

Parangón sm. (v. Paragón). 

Parcàl sm. Percalle. 

Parapèt, sm. Parapetto. 

Paratàj, sm. Paretaio. Luogo attrez- 
zato per la caccia con reti verticali, mon- 
tate lungo spalliere ottenute con albe- 
relli appositamente potati. Anche la 
rete così impiegata si chiama paretaio. 
PI. Parate j. 

Paravént, sm. Paravento. 
PI. Paravént. 

Parcèr, tr. Apparecchiare. 
I Parcé' la tévla, Apparecchiare la ta- 



vola. 

Prt. F. Parcèda 

PI. F. Par cèdi. 

Parche, cong. Perchè 
I Parche e parcóma. Perchè e per com.e. 

Parciamént, sm. Apparecchiamento, 
Apparecchio, Preparativo. 
PI. Parciamént. 

Parcurèr, tr. Procurare, Provvedere. 
Prt. Parcuré 
PI. —è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Pardgarol, sm. Aratore (Colui che 
regge la stiva). 
PI. Pardgarùl. 

Pardon, sm. Perdono. 
PI. Pardon. 

Ave' di pardon. Avere dei perdoni. (F.) 
Avere dei precedenti da farsi perdonare. 

Pardunér, tr. Perdonare. 
Prt. Parduné 
PI. —è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Pare, sm. Consiglio, Parere, Opinione. 
PI. Pare 

I Ande' a tu' un pare, Andare a con- 
sigliarsi. 

Parècc, agg. Parecchio, Molto. 
PI. Parècc 
F. Parècia 
PI. F. Parèci 
1 avv. Parecchio, Molto, Assai. 

Parèda, sf. Parata. 
j Sté' a la paréda, Stare pronto (per 
entrare in azione). 
] Stare in agguato. 

Parénc, sm. pi. Paranco. 

Parént, sm. Parente, Congiunto. 
PI. Parént 
F. Parénta 
PI. F. Parénti. 

I Fé' 'd parént. Convitare i parenti. 
Era costume invitare i parenti il giorno 
della festa della Parrocchia. 

Parer, intr. Parere. Sembrare. 
Prt. Pérs 
PI. Pérs 
F. Pèrsa 
PI. F. Pèrsi. 

Parer, tr. Parare (a festa) ] Schermi- 



PARE 



294 



PARS 



re I Opporre riparo. 

I Comparire. 

Prt. Pare 

PI. —è 

F. — éda 

PI. F. — édi. 

Pare?, sm. Pareggio 
PI. Pare?. 

Pargàtol, sm. Svasso maggiore. Co- 
limbo crestato magg., Colimbo magg., 
Sparga, Svasso comune. 

Parghér, tr. Pregare. 

Parguler, sm. Pergolato i Pergola. 
PI. Pargulir 
(Lat. med. pergolarium, pergolato. GLE) 

Pargulòn, sm. Pergola. Uva pergola. 

Parigin, sm. Parigino 
PI. Parigin. 
F. — ina 
PI. F. — ini. 

Parintéla, sf. Parentela, Affinità. 
PI. Parintèl 
(Anche Parintéla, Parintèl) 

Pariór, sm. Priore 
PI. Pariùr. 

Parlanténa, sf. Parlantina | Scilingua- 
gnolo. 
PI. Parlantén. 

Parlata, sf. Perla di vetro. 

Parlén, agg. Color perla. | Periato. 
PI. Parlèt. 

Parmadè?, agg. Primaticcio, Precoce. 
PI. Parmadèj 
F. Par madèra 
PI. F. Parmadè^i. 

Farinaio^, agg. Permaloso. 
PI. — ù§ 
F. — ò§a 
PI. F. — ó§i. 

Parmèl, sm. Fermale. 
1 Avè§àn parmél, Aversene a male. 

Parme?, sm. Permesso, Autorizzazione 
PI. Parmè§. 

Parmìra, sf. Primiera. Gioco di carte 
in cui bisogna fare il maggior punto con 
quattro carte di quattro semi diversi. 
PI. Parmir. 

Parmì^ia, sf. Primizia 
PI. Prmìjji. 

Pamifa, sf. Pernice. 
PI. Pamì§. 

Pàroc, sm. Parroco, Prete. 



PI. Péruc. 

Paròchia, sf. Parrocchia. 
PI. Paròchji. 

Parol, sm. Paiuolo, Caldaio. 
PI, Parùl 
fLat. med. parolus. GLE). 

Parola, sf. Parola, Vocabolo, Voce, 
Dizione | Eloquio. 

I E|ar in paròla, Essere in trattative. 
I Magnéss la p.. Venir meno alla parola 
data. 

j De' la paròla, Promettere. 
I Ciapé' in p., Mettere di fronte a un 
caso d'onore | Acchiappare in parola. Pi- 
gliare in parola. 

I B§é' al parol, Parlare' misurato j Pe- 
sare le parole. 
I Cercare di cogliere in fallo. 
j Truvé' dal paròl, Questionare, Venire 
in discussione. 

I Caiché' int al paròl, Parlare con enfasi 
I Di' dal me? paròl. Dire e non dire, 
Parlare in forma allusiva. 
] No' bàtar paròla, Non profferire pa- 
rola. Non interloquire ] Non ribattere. 
I Pa§è' paròla. Far sapere tramite Inter- 
posta persona. 
j Mettere sull'avviso. 

De' una bòna paròla. Dare una buona 
parola, Lusingare. 

] Sté' int la paròla. Rimanere alla parola 
i Mètar paròla, Intromettersi. 
I Paròl spòrchi, Parole sconce. 

Paròn, sm. Si chiama così, in termine 
veneto e romagnolo, il proprietario di 
un peschereccio. Nel dial. campagnolo 
ricorre solo in riferimento a cose di 
mare. 
PI. Paròn. 

Parpadèla, sf. Lasagna, Parpadella. 
PI. Parpadèl. 

Parpàia, sf. Farfalla. Termine raven- 
nate. 

PI. Parpài. 
(Lat. med. parpalia, GLE; lat. papilio). 

Parpgnàn, sm. (v. parpiàn). 

Parpiàn, sm. Perpignano. Manico di 
frusta, di legno di bagolaro (celtis au- 
stralis), così chiamato dalla città fran- 
cese di Perpignan. 
PI. Parpién. 
Par§agultér, tr. (v. Perseguitér). 

Parsarén, sm. Diminutivo di «prèsa». 



PARS 



295 



PART 



Piccolo riquadro di terreno. 
PI. Par§arén. 

Parsec, sm. Seccume. Fetta di frutta 
essiccata al sole. 
PI. Parsec. 

Porse dall'it. ant. persesco, « persiano », 
per indicare « frutta essicata alla per- 
sesca ». 

Parsimogna, sf. Parsimonia, Modera- 
zione, Frugalità. 

Par§òn, sm. Accrescitivo di « prèsa ». 
Grande riquadro di terreno. 
PI. Par§ón. 

Par§ón^ sf. Prigione. 
PI. Par§ón. 

Par^óna, sf. Persona. 
PI. Pardon. 

I Al Par§ón al j' è tre (Le Persone della 
SS. Trinità). 
(Lat. persona). 

Par§ót, sm. Prosciutto. 
PI. Parsót. 

Parsuèdar, tr. Persuadere | Indurre, 
I Convincere. 
Prt. Parsués 
PI. — é§ 
F. — é§a 
PI. F. — e§i. 

Parsunalité, sm. Personalità, Perso- 
naggio importante. 
PI. Parsunalité. 

Parsunalmént, avv. Personalmente. 

Parsunèl, sm. Personale | 1" Corpo 
della persona; 2° Insieme delle persone 
addette a un lavoro. 
I agg. Personale. 
PI. Parsunèl. 

Par§unì, sf. Prigionia. 

Par§unìr, agg. e sm. Prigioniero. 
PI. — in: 
F. — ira 
PI. P. — ìirì. 

Parsuvédar, tr. (v. Parsuèdar). 

Parsuvé§, prt. Persuaso, Convinto. 
PI. — ì§ 
F. — é§a 
PI. F. — é§i. 

Partenza, sf. Partenza. 
PI. Partén|;. 

Partì, sm. Partito (politico) ' Offerta 
di matrimonio. 
I Tendenza (di opinione). 
j agg. Partito, Spartito. Diviso in parti. 



PI. — ì 

Partì, sf. Partita (a carte, a bocce, 
ecc.). 
PI. Parti. 

Particulér, sm. Particolare | Minuzia 

Circostanza. 
PI. Particulér. 

Particulér, agg. Particolare, Singolo, 
Distinto I Privato, Non pubblico. 
j Originale. 
PI. — èr 
F. — èra 
PI. F.— èri. 

Partìda, sf. Partita (di merce). 
PI. Partìdi. 

Partìgarol, sm. Aratore 
(v. pardgaròl) 
PI. Partigarùl. 

Partighèr, sm. Aratro (Perticaro, 1334 
a Imola). « Da perticarius, dice S. Mu- 




Partigher 

ratori. La parte per il tutto ». Infatti il 

timone si chiama « pèdga », pertica. 

PI. Partighìr. 

(Lat. med. perticarum, GLE). 

Sue parti: Pèdga. Dintèl, Còrtal, Cmira, 

E§a, Manècc. 

Partigiàn, sm. Partigiano. 
PI. — én 
P. — àna 
PI. F. — ani. 

Partigianè§óm, sm. Partigianesimo. 

Partigèr, int. Parteggiare. Tenere per 
una parte. 

Partir, intr. Dividere una eredità. 
Partire 

I J' à partì, Si sono divisi l'eredità. 
Prt. Partì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 



PART 



296 



PASA 



Parti!jìòn, sf. Ripartizione, Divisione, 
Distribuzione di parti. 
PI. Parti§ión 

I Fé' al partisión, Suddividere. 
Partugàla, sf. Arancia. 

PI. Partugal. 

Parturiénta. sf. Partoriente. 
PI. Parturiénti. 

Parturìr, tr. Partorire. 

Pàruc (o Pàroc), sm. Parroco. 
PI. Péruc 

Panichiàn, sm. Parrocchiano, Che ap- 
partiene a una parrocchia. 
PI. — én 
F. — àna 
PI. F. — ani. 

Parulé, sf. Paiuolata. Quanta roba sta 
in un paiuolo. 
PI. Parulé. 

Paruléna, sf. Paroletta, Parolina. 
PI. Parulén 

Par?èr, tr. Pareggiare. Rende pari. 
Ridurre alla stessa altezza o allo stesso 
livello. 

Parzét, sm. Precetto. Comandamento 
giuridico o riligioso. 

Par^ialité, sf. Parzialità. 
PI. Par^ialité. 

Par^ièl, agg. Parziale. 
PI. — èl 
F. — èia 
PI. F. — eli. 

Par^nèvol, sm. (v. Parznegval) 
PI. Parznival. 

Parznegval (o Par^èval o Parznèvol), 
sm. Nello schedario della Classense, 
Santi Muratori annota: « Parznèvol, (vo- 
ce ravennate) partenevole = partecipe. 
Proprietario di nave mercantile o del 
suo carico. E' il partenevole del linguag- 
gio marinaresco ». 

II Morri scrive: « Parznèvul. Pesciven- 
dolo ». 

A Bastia di Rav. non si sa chi fosse 
« e' parznegval », ma se si dice di uno 
che è « un parznegval » significa dire 
che è uno scaltro, astuto. 
Il Diz. Eitm. Italiano (DEI) riporta: 
«Partenevole! m. (D'Annunzio); pesci- 
vendolo; romagnolo, parznévui — Par- 
tenevole 2 agg. ant., XIV sec; partecipe, 
complice ». Questa voce viene (v. DEI) 
dall'ant. partenere (XIV sec. Boccac- 



cio); appartenere, dal latino pertinere. 

Pa^.sm. Passo 
I Varco, Passo, Migrazione d'uccelli. 
! Andatura, Velocità 

I agg. Passato [ Promosso | Inoltrato, 
! Accettato. 

PI. Pè§ 

F. Pa^a 

PI. P. Pafi. 

i Furmài pa§, Formaggio molle, quasi 

liquido, passo. ' 

Fé' e' pa§ piò long eh' a n' è la gam- 
ba; (F.) Non fare il pa.sso in ragione 
della gamba. 

Passo. Punto di passaggio , Guado. 

Pasadór, sm. Passatore. Soprannome 
del celebre bandito Stefano Felloni (4 
agosto 1824 - 23 marzo 1851). Prima di 
darsi al brigantaggio faceva il passatore 
sul fiume Lamone nella località Mura- 
glione. Nacque a Boncellino nella loca- 
lità Rocchetto. Operò nelle Legazioni 
di Forlì, Ravenna, Ferrara e Bologna. 
Con la sua banda invase e taglieggiò: 
Bagnara (1849 -febbraio?) 
Cotignola (17-1-1850) 
Castelguelfo (27-1-1850) 
Brisighella (7-2-1850) 
Longiano (28-5-1850) 
Consandolo ( 9 - 1 - 1851 ) 
Forlimpopoli (25 - 1 - 1851 ). 
Nemico della legge pontifìcia e prodigo 
verso gli umili a cui distribuiva parte 
di ciò che toglieva ai ricchi; autore di 
beffe vere e altre immaginarie verso le 
autorità; fu per il popolo una figura 
eroica. A nobilitarne il profìilo contri- 
buì il motivo sentimentale della sua ri- 
bellione e la sua dichiarata simpatia per 
Garibaldi al tempo della « Trafila ro- 
magnola » quando, alle ingiunzioni delle 
autorità di denunciarlo, si contrappose 
il suo monito : « Chi tocca Garibaldi 
avrà del piombo ». 

II Pascoli lo chiama« il Passator cor- 
tese, re della strada, re della foresta ». 
Dice di lui G. Pasolini-Zanella: «...fu 
un terribile ed ingegnoso bandito; non 
fu sanguinario, e si racconta che uno 
sventurato amore lo traesse a quella 
vita infame ». 

Passatore, Traghettatore, Navalestro. 
?1. Pasadùr. 



PASA 



297 



FASE 



Pafadén, sm. Passatello. 
PI. Pasadén. 

i Minestra di pane grattugiato, formag- 
gio, uova, odore di limone e noce mo- 
scato. 

Pa§agg, sm. Passaggio. 
I Varco j Periodo di tempo j Passo di 
uccelli. 
PI. Pasegg. 

Pa^amàn, sm. Passamano. 
I Fé' e' pa§amàn, Fare il passamano. 

Pa§ànt, agg. Passante. Che penetra. 
Che trafigge. 
PI. Pa$ént 
F. Pafànta 
PI. F. Pasànti. . 

Pa§ànt, sm. Passante, Viandante. 
PI. Pa§ént. 

Pà§ar, sf. pi. Passere, Passerotti. 
I E' brànc dal pàsar. Lo stormo delle 
passere. 
(Sing. Pa§^ra) 

Pàijar sulitèri, sm. Passera solitaria. 
Tordo solitario, Passero solitario. E' 
chiamato pure « pa§ra sultéria ». 

Pa§arér, sm. Passeraio. Stormo di 
passeri. 

I Rumore, Ciarlìo dei passeri alla ap- 
pollaiata. 
PI. Pasarìr 

Pa§aròt, sm. Passerotto, Passera no- 
strale. Passera, P. caparmaia, P. reale. 
PI. Pasarót. 

Viene chiamato « pasarot da la capàna » 
quando si costruisce il nido, a forma di 
manica orizzontale, fra i rami. 
I U m' bat e' pasaròt, (F.) Mi batte il 
cuore. 

Pa§arutìn, sm. Passerottino, Nidiaceo 
di passero. 
PI. Pa^arutìn. 

Pasatémp, sm. Passatempo, Trastullo. 
PI. Pasatém. 

Pàscili, sm. Pascolo 
PI. Péscul. 

I Mandè' a e' pascul, Condurre al pa- 
scolo. 
(Lat. pascuum) 

Pasculèr, int. Pascolare 
(Lat. med. pasculare. GLE). 

Pascva, sf. Pasqua. 
i Ov 'd Pascva, Uova tinte. Colorate con 
fiori, erbe e pezzuole. 



[ O élta, o ba§a, l'è invern' infena a 
Pascva (Che venga presto, o tardi è in- 
verno fino a Pasqua). 
1 Tèrd la Pascva, tèrd la frasca. Tardi 
la Pasqua, tardi la frasca. 

Elta e ba§a e' vén la Pascva. Alta e 
bassa viene la Pasqua. (Essendo una 
festa mobile non cade sempre alla 
stessa data). 

Elta o ba§a, l'è fred infena a Pascva. 
Cioè: che la Pasqua venga tardi o pre- 
sto, è freddo fino a quel giorno. 

Nadél a e' sol: Pascva a e' fug. Se è 
bello il Natale, è brutta la Pasqua. 

Pascvèla, sf. Pasquella. 
(V. Pascvèta). 

« Pascvèla » è anche la « canta » che 
gruppi di buontemponi andavano a 
cantare, di casa in casa, specie nella 
zona del cervese. 

Pascvèta, sf. Pasquetta (diminutivo 
di Pasqua). Epifania. 
j Par la Pascvèta un'urèta. Per la « Pa- 
scvètta» (Epifania, 6 gennaio) un'oret- 
ta. (Le giornate si sono allungate di 
un'oretta). 

I La nòta dia Pascvèta e' scór e ciù 
e la ^vèta. La notte della Pasquetta 
parla il chiù e la civetta. (Per dire che 
parlano tutti gli animali). I contadini 
credono che la notte dell'Epifania par- 
lino tutti gli animali. Questa credenza 
è ricordata anche nel poema Pulòn 
Matt (Sec. XVI), canto III, st. 62. 

Par la Pascvèta, Carnvél e' sbacheta, 
Per la Pasquetta (Epifania), Carnevale 
si agita, comincia a farsi sentire. 

La Pascvèta la vò una galineta, La 
«Pasqueta» vuole una galinetta. Il gior- 
no dell'Epifania è tradizione, in cam- 
pagna, mangiarsi una gallina a mo' di 
sacrifizio, perchè il pollaio prosperi. 

Pa§dmàn, avv. Dopodomani. 

Pa§èda, sf. Passata | Revisione I Scor- 
sa. 
PI. Pa§édi. 

Pa§ér, tr. e int. Passare, Attraversa- 
re, Valicare, Penetrare, Oltrepassare. 
I Perlustrate (gergo venatorie) | Allun- 
gare, Dare | Fare il pas.samano [ Sfi- 
lare (davanti, o per...) | Cedere mo- 
mentaneamente una cosa. 
Prt. Pasé 



FASE 



298 



FAST 



PI. — é 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
Pasé' 'd sóra, Sorpassare. 
Pasé 'd sòra da tot, Sovrastare tutti. 
Pasé 'd dia, (F. ) Trascendere. 
Oltrepassare. 

Pa§è' sora. (F.) Lasciar correre. 
j Pamela lè^a, Uscirsene per il buco del- 
la cuffia. 

Pa§èt, sm. Passetto | Piccolo passag- 
gio. 

PI. Pa§èt. 

I Fé' i pa§èt. Fare il passaggio per la 
mietitrice. 

Pa§igèda, sf. Passeggiata. 
PI. Pasigédi. 

Pa^igèr, int. Passeggiare. 

Pa§igiòt, sm. Passeggiatina. 
PI. Pa§igiót. 

Pafión, sf. Passione | Struggimento. 
PI. Pa§iòn. 

I Ave' pa§ión a un lavòr, Essere appas- 
sionato a un lavoro. 
I Fé' una pa§ión pr' un cvèl, Struggersi 
per una cosa. 

PasiSn, sf. Passiflora. 
(Passiflora L.). 

Pa^na, sf. Nome di una strada che 
unisce la via Petrosa con la via Ba- 
g-nolo. Sulla stessa strada vi è una lo- 
calità che ha lo stesso nome. Una 
volta si chiamò anche via Fiumazzo. 

Pasqua (v. Pascva). 

Pasquèta <v. Pascvèta). 

Pàsra, sf. Passera, Passero (v. Pa- 
saròt). 
PI. Pàsar. 

Pà§ra, sf. Passera pianuzza (pesce). 
(Pleuronecte flesus"). 
PI. Pà§ar. 

Fast, sm. Pasto ] Cibo. 
PI. Pèst. 

Pasta, sf. Pasta. 
PI. Past. 
I Tòt d'una pasta. Tutti d'un conio. 

Pasténa, sf. Pastiglia | Compressa. 
PI. Pastén. 

Pastèr, tr. Abituare al becchime. 
j Paste' j' u|èl. Abituare gli uccelli cat- 
turati adulti al becchime di cattività. 
Prt. Paste 
PI. — è 



F. — éda 
PI. F. — édi. 
sm. Pastaio. 
PI .Pastèr. 

Pastè^, sm. Pasticcio, Imbroglio I Pa- 
sticcio (pietanza). 
PI. Pastèj. 

Pastizarì, sf. Pasticceria. 
PI. Pasti^.arì. 

Fastidir, sm. Pasticciere, Ciambellaio. 
PI Fastidir 
P. — ira 
PI. F. — ìri. 

Pastón, sm. Pastone, Mangime intri- 
so d'acqua, o di latte, contenente vari 
ingredienti. 
PI. Pastòn. 

Pastròcc, sm. Pastrocchio, Pasticcio. 
PI. Pastròcc. 

Pastròcc, sm. Pacciume, Fanghiglia. 

Pastrucè, agg. Pastrocchiato. 

Pastrucér, intr. Pastrocchiare ] Im- 
piastricciare. 

Pastrucèr, sm. Pacciume, Fanghiglia 
j Tramescolamento | Confusione. 
PI. Pastrucir. 

I Fé' de pastrucèr. Causare disordine 
] Fare fanghiglia. 

Pastrución, agg. Pastrocchione, Di- 
sordinato. 
PI. Pastrución 
F. — a 
PI. F. — i. 

Pastunzén, sm. Pastoncino (per ni- 
diacei). 
PI. Pastunzén. 

Pastura, sf. Pastura. Il pascolare. Il 
luogo e l'erba del pascolo. Il luogo e 
il becchine (riferito a selvaggina) ' 
Usta. Odore del selvatico. 
I Amné' a la pastura. Condurre al pa- 
scolo. 

j Féss la pastura, Abituarsi a pasco- 
lare in un dato posto (detto di selvag- 
gina). 

Truvé la pastura dia lèvra, Scoprire 
la pastura della lepre. 

Pastura dia zèrcia. Striscia di cuoio 
che unisce i due elementi del correg- 
giato. 
PI. Pastùr. 

Pasturén, agg. (Da «pastura»). Che 
si è fatto la pastura in un dato posto. 



FAST 



299 



FAVI 



Detto della selvaggina in genere \ sm. 

Pastorino. 

PI. Pasturén. 

F. — éna 

PI. F. — én. 

Pasturér, intr. Pascolare, brucare. 
j Fiutare l'usta e mettersi alla ricerca 
della selvaggina. 

Pat, sm. Patto, Accordo, Convenzio- 
ne. 

j Fé' di pèt, Mettere delle condizioni. 
I Cun e' pat che..., A patto che.. 

Fata, sf. Patta, Pareggio. 
I Fé' pata. Finire in parità, pareg- 
giare. 
PI. Pat. 

Patacca, sm. agg. Minchione, Sciocco. 
PI. Patéca. 

Patajol, sm. Falda. Lembo inferiore 
della camicia.. Qualcuno chiama così 
solo il lembo posteriore. Infatti G. Nar- 
di dice: «E' quel lembo della camicia 
che pende talvolta dall'apertura di mez- 
zo delle brache ai fanciulli di primo 
vestire». (Dal long, paita, abito). 

Patajùla, sf. Modo scherzoso per in- 
dicare « e' patajol ». 

Patàn, sm. (voce ravennata). Soldato 
tedesco; tanghero, rozzo. Patatucco. 
« Popolo dell'India anteriore » ( Mura- 
tori). 

Patatón, sm. Topinambur (Helian- 
thus tuberosus). Tartufo di canna. Pa- 
tata americana. 
PI. Patatón. 

Patatón, sm. Pacioccone. 
PI. Patatón 
F. — óna 
PI. F. — óni. 

Patatràc, sm. Crollo, sia in senso 
reale che figurato | Caduta mmorosa. 
Fracasso | Dissesto finanziario j Cam- 
biamento improvviso di situazione. Ca- 
povolgimento. 
PI. Patatrèc. 

Patècia, sf. Tazza di terracotta smal- 
tata, molto bassa, usata fino al primo 
decennio di questo secolo per bere il 
vino. E' la forma dialettale di patella 
(lat.) da patera (lat.), «vaso per liba- 
gioni ». I Gotto. 
PI. Patècc. 

Paténta, sf. Patente di guida di au- 



tomezzi. 
PI. Patént. 

Pater, sm. Pater, Pater nostro. 
PI. Pater. 

I Di' e' pater, Recitare il Paternostro. 
, I trèds pater ad Santa Cataréna, I 
tredici paternostri di S. Caterina. Nei 
tempi antichi, chi chiedeva una gra- 
zia a questa Santa recitava tredici 
paternostri ogni sera, preceduti da u- 
na particolare orazione, per un mese 
intero, cominciando il 25 novembre e 
terminando il 25 dicembre. 

Patì, sm. Sofferenza. Il patire. 
[ L'è un patì. E' una sofferenza, un 
tormento. 

Pàtina, sf. (v. Mónsa). 

Patòcc, sm. Canapa di infima quali- 
tà. « E' patòcc » si usava per fare im- 
bottiture e corda scadente. 

Patóglia, sf. Pattuglia. 
PI. Patógli. 

Pàtria, sf. Patria. 

Patriòta, sm. Patriota. 
PI. Patriòta. 

Patron, sm. (v. Padrón). 

Patrunéla, agg. Padronale (detto di 
casa: Ca patrunéla. Casa patronale). 

Pavajòn, sm. Luogo destinato al mer- 
cato dei bozzoli : « pavajòn dia seda ». 
(Lat. med. pavalionum, tenda, padi- 
glione). 
(v. Parpaja). 

Pavajòta, sf. Farfalla. 
PI. Pavajòt. 

Pavajòta di nomar (cosi chiamata 
perchè si crede di scorgere sotto le 
sue ali i numeri 97, o 78. o 67. Vanessa 
atalanta o Vulcano. 
] Pavajòta bianca, Cavolaia. 
Secondo lo Zangheri le specie di farf. 
della fauna romagnola oltrepassano il 
migliaio. 

Pavarà^a, sf. (v. Pavra^a). 

Pavimént, sm. (v. Saighe), Pavimento 
di stanza. 
PI. Pavimént. 

Pavìra, sf. Pavèra. 

II DEI cita le antiche voci « paviera » 
(il370) « paveria » (1288 a Bologna e 
1328 a Ravenna); nonché l'emiliano e 
il romagnolo « pavira » dalla voce lati- 
na ricostruita « papyria » (herba). Con 



FAVO 



300 



PE 



« pavira » si indica tanto il materiale 
(sala, biodo, falasco, carice, t'oglia di 
canna) che si impiega a impagliare se- 
die^ fiasche, damigiane, quanto la cor- 
dicella che con esso si ottiene. 
PI. Pavìr. 

Pavón, sm. Pavone. 
PI. — ón 
F. Pavóna 
PI. F. — òni. 

Pavrà^a, sf. Arsella. 
PI. Pavrà^. 
(Lat. med. pavaracia, GLE). 

Pavunà^, agg. Paonazzo, Violaceo. 
PI. Pavunèz 
F. — à^a 
PI. F. — àzi. 
(Lat. med. paonacius. GLE). 

Pavunèss, rif. Pavoneggiarsi. 

Favùra, sf. Paura, Timore. 
PI. Pavùr. 

1 Ciapèss pavùra, Impaurirsi. 
I No' ave' pavura de géval, (F.) Aver 
le grinfie lunghe. 

Pavurò§, agg. Pauroso | Spaventoso. 
PI. Pavurù§ 
F. — ò§a 
PI. F. — òsi. 

Pa^ém^ia, sf. Pazienza. Virtù di pa- 
zientare. 

I Striscia di panno che scende davanti 
e di dietro dal saio dei frati. 

Pa^èt, (V. Zégar). 

Paziént, agg. Paziente, Che ha pa- 
zienza. 
PI. Paziént 
P. — a 
PI. F. — i. 

Pa^jintér, int. Pazientare, Portar pa- 
zienza. 

Pazinzjina, sf. Pazienzina. Carnicina 
del neonato. 
Diminutivo di « pa^énzia ». 

Pa^izòn, sm. agg. Pacioccone. 
PI. Pa|:izòn 
F. — a * 
PI. F. — i. 

Pcari, sf. Beccheria, Macelleria. 
PI. Pcari. 

Pché, sf. Imbeccata. 
PI. Pchè. 

I Tu' la pché, (F.) Accettare regalie. 
I sm. Peccato, Malefatta, Mancanza gra- 



ve, (pi. pché). 

Pchèr, sm. Beccaio, Macellaio. 
PI. Pchir 
F. — èra 
PI. F. — èri. 

Pcón, sm. Boccone j Mazzacchera, E- 
sca, Boccone. 
PI. Pcón. 

I Fé' e' pcón, Masticare il cibo e non 
inghiottirlo: trattenerlo in bocca. 
j Fé' i pcón a vin bambin, Dare i boc- 
coni già masticati a un bimbo. E' una 
usanza che le giovani madri non pra- 
ticano più. Il boccone consisteva di 
pane e aglio masticati. L'aglio era con- 
tro i vermi. 

1 La mazzacchera (pcón da buratèl) è 
un rocchio di lombrichi infilzati con 
una gugliata. Serve a pescare anguille 
e buratelli. 

! Un pcón 'd téra, (F.) Un piccolo 
campo. 
(Lat. med. boconus, pezzo, GLE). 

Pcuné, sf. Boccata (di cibo e sim.). 
PI. Pcuné. 

Pcunzén, sm. Bocconcino. 
I Pcun^en 'd ròba bona, (F. ) Boccon- 
cino prelibato. 
PI. Pcunzén. 

Pe, sm. Piede. 
PI. Pi. 
I Pe de dvanadùr, Tocco dell'arcolaio. 

Ciapé' de pe, (F.) Prender confidenza, 
Abusare in confidenza. Pigliar piede. 
j De' de pe^ Dare del piede (alla sca- 
la) I (F. ) Concedere confidenza. 
I Tu' de legn int e' pe, Comperare le- 
gna in piedi, ancora da abbattere. 
{ Ins i pi d' un étar. Al posto di un 
altro. Invece di un altro. 

E|ar ins i pi a ón, (P.) Essere di p^o 
a uno. 

I A pi péra, A piedi giunti. 
I Fé§ da pe, Ricominciare da capo. 
I Mèt§ int i pi d'un étar. (F.) Mettersi 
nei panni di un altro. 
[ In du pi, (F.) Su due piedi. 
ì Ave' i pi rós. Avere i piedi rossi. (F.) 
Essere incagliata. Detto di donna che 
s'inoltra negli anni e non si sposa. 
[ Pianté'^i pi da 'd bòn, Piantare i pie- 
di con fermezza. 
! Mèi de pe, Mal del piede. (Malattia 



PE 



301 



PEL 



del grano). 

I Pèrdar e' pe, Perdere il piede. Si dice 

che il grano « perde il piede » quando 

è maturo e cessa di assorbire con le 

radici. 

I Armane' a pè, Rimanere a piedi. (P.) 

Perdere un'occasione; rimaner privo di 

Un aiuto, di un appoggio. 

I Fél^ de pè, Fiosso. 

Pè', sm. Padre. Voce ravennate. Tron- 
camento della vecchia voce dialettale 
« pédar ». 

Pèca, sf. Ripicca | Puntiglio, Ostina- 
zione . 

j Fé' par pèca. Fare per ripicca; Fare 
per puntiglio. 

(Dalla rad. indoeuropea peik- che con- 
tiene l'idea di ostilità) 

Péce, sm. Ripiglino. 
j 2ughé' a péce, Giocare a ripiglino. 
Questo gioco che si fa con sei sasso- 
lini risale alla più remota antichità. 
Nelle tombe dei bambini della necro- 
poli di Spina si trovano sassolini, le- 
vigati dall'uso, che erano serviti ad essi 
a giocare a « pece », ai sassetti. 

Péce, sm. Picchio muratore. 
PI. Péce. 

(Dalla rad. indoeuropea pik- «specie 
di uccello », da cui il sanscrito pikàh 
«specie di cuculo»; da cui il lat. pica 
« pica, gazza » e picus « picchio verde»). 

Pédar, sm. Padre. Voce caduta in di- 
suso che si trova ancora nel detto: E' 
de 'd Sa' Stèvan tot i fiùl a ca di pé- 
dar, (Il giorno di S. Stefano, tutti i figli 
a casa dei padri ) e nel composto « Pé- 
dretéran », Padreterno. 
PI. Pédar 

(Indoeuropeo paté, «padre» in senso 
sociale e religioso; lat. pater ,-tris «pa- 
dre »). 

Pèdga, sf. Pedica. Orma del piede 
I Timone, Pertica dell'aratro. 
I Pertica. Misura agraria lineare di me- 
tri 5,68 e misura agraria quadr. di mq. 
34,17. 
PI. Pèdg. 

(Lat. med. pertica^ misura agraria e 
palo, GLE). 

I Pedga tajé. Specie di maleflzio che 
causava malattia, ricordato nelle rela- 
zioni al Podestà di Forlì, scritte dai 



parroci del Dipartimento del Rubicone 
(1811). Si poteva guarire con la bene- 
dizione del parroco, con la reliquia del- 
la Madonna o di qualche Santo. 
I Pedga tajé. Pedica (orma) tagliata. 
Colui che faceva il maiefìzio (una stre- 
ga o uno stregone) tagliava l'orma do- 
po che la persona da stregare era pas- 
sata. 
(Qualche vecch\o lo ricorda ancora). 

Pedga 'd ésan. Tamaro, Vite nera. 
(Tamus communis L.) Gallizioli, op. 
cit. 

Pèdgaléna, sm. Pie di Gallo, Piede 
di Gallina (Er^nthis hiemalis). Il pri- 
mo fiore gialle che in gennaio occhieg- 
gia qua e là pei campi. 
(Pè 'd galèna). 

Pèfar, sm. P: fiero. Ma solo in senso 
allusivo per dire naso lungo. 

Péga, sf. Paga, Onorario, Stipendio, 
Salario, Mercec'e. 
PI. Pég. 

Pègn, sm. Pegno. 
PI. Pègn. 

Pègna, sf. Pira, Pigna. 
PI. Pègn. 

I Cui 'd pègna, Scapuglio. 
I Pègna vèrda, (P.) Persona tirchia. 
(Lat. med. pigni, GLE). 

Pèjma, sf. Palma 
PI. Péjm. 
I Rametto d'olivo. 
I Pania. 

Pel, sm. Pelo ' Pelame j Peluria | 
nugine. 
PI. PU. 

I Pél cagnìn. Lana caprina, Borra. 
I Pél bicóc. Caluggine, Lanugine, 
luria. 

I Pél da còl, Pelliccia per bavero. 
, Pél de pén. Aghi di pino. Fogliame 
secco che cade ai piedi dei pini. 
\ Ave' e' pél int e' cor. Avere il ijelo 
nel cuore (Essere malvagio). 
; Ad pél ró§ u n' e' bón gnànc i videi, 
Di pelo rosso non sono buoni neanche 
i vitelli. 

I Fé' e' pél. Mettere il pelo. 
(Lat. pilus). 

Pél, sm. Palo| Puntello | Sostegno. 
PI. Pél. 

Pél da Vida, Canocchie. Calocchio. 



La- 



Pe- 



PEL 



302 



PEPA 



I Pél dia jvèta, Pertica in cima alla 
quale si mette la civetta quando si dà 
la caccia alle allodole. 

Pél, si. Palo per palafitte | Pilatro di 
ponte. Pila. 

I Ghiaino fine per calcestruzzo Lapillo. 
PI. Pél. 
(Lat. med. pila, pilastro, GLE). 

Pela, si. Pelle 
PI. Pel 

I Pela birinéna (Alla lettera: Pelle ro- 
spina). Pelle ocarina. 
I Pela d' òv, Pelle d'uovo. Mu.ssola fi- 
nissima. 

I Fé' la pela, (F.) Far la pelle, Ucci- 
dere. 
I Pela stila!. Buona lana! 

Pela, si. Pala_ Ventilabro. 
PI. Pél. 
(V. Palón). 

Pélo, sm. Palco, Podio. 
PI. Pèlc. 
I Pélc scènic, Palco scenico. 

Péli, sm. Palio 
(Lat. med. palium) 

Smessa l'usanza di correre il palio, è 
caduto in disuso il vocabolo. Si conser- 
va i nun detto riportato dal Nardi: 
« Fat la fèsta, cors e' péli », fatta la 
festa, corso il palio (Non ha il premio 
se non chi ha corso). 

Pélma, sf. Palma 
(v. Pejma) 
I Marza. 

I Dmènga dia pélma, Domenica del- 
l'ulivo o delle palme. 
PI. Pélom. 

1 S' u n' s' bagna la pélma, u s' bagna 
'1 j' òv, Se non si bagna la palma si ba- 
gnano Je uova. (Se non piove il giorno 
della Palma piove il giorno di Pasqua) 

Pélja, sf. Pece, Pegola. 
] Pèlza da calzulér, Pece nera. 
I E^lza greca. Pece greca. 

Pèl^a da viulén. Colofònia. 
(Lat. pix,-cis). 

Pèn, sm pi. Vestiario. 
j Paimi I Coperte da leto. 
I E' Signor e' dà i pèn sgónd e* frèd. 
(P.) Il Signore provvede ai bisogni di 
ognuno. 

1 Int i pèn d'un étar, (F.) Al posto di 
Un altro. 



I Pèn al^ir, Panni leggeri, estivi. 

I Pèn pesént, Panni, indumenti pesan 

ti, da inverno. 

I Sotapèn^ Sottopanni. 

Mérz crè§ pèn, Abril no' fi cave. 
Ma?: va pianén, ?6gn fa cvèl ch'u't pé'. 

Pén, sm. Pino da pignoli. 
(Pinus pinea) 

j Pén zapén o ?apen, Pino marittimo, 
(Pinus pinaster) 

Le due specie 'sono coltivate nelle Pi- 
nete di Ravenna. La prima specie ha 
la chioma a ombrello, la seconda ha 
una chioma ovale. 

Péna, sf. Penna. 
PI. Pèn. 

Pèn dal j' èl. Penne remiganti. 
I Pèn dia coda, Ferme timoniere. 
I Péna da mataràz o da cu§cén. Piu- 
mino. 

j Péna da scrivar, Pernia, Pennino. 
I Fé' la péna. Mettere le penne. 
I Fé' la péna nova, Far la muta, Mu- 
dare. 

] Pèrdar la péna, Perdere le penne. 
Mudare. 

Péna, sf. Pena. Afflizione, Sofferenza 
morale. 

' Pena, Punizione (di colpa). 
j Fé' pena, Far pena. Muovere a com- 
passione. 

j Sté' in pena, Stare in pensiero. 
I Apèna, A stento ; Appena. 

No' vale' la péna, Non valer la pena. 
Non metter conto. 

Pèndar, intr. e tr. Pendere. 

tr. Piegare da una parte, Far pendere 
da una parte. 

Simpatizzare per una corrente poli- 
tica. 

Prt. Pindù 
PI. — ù 
F. — uda 
PI. F. — udi. 

Pèndili, (Urlóz a pèndul), sm. Orolo- 
gio a pendolo.. 

Penta, sf. Spinta. 
j Forza vegetativa. 

Penti, sf. pi. I fili dell'ordito che re- 
stano a tela ultimata. 
Dal lat. pendix, parte estrema (?). 

Pepa, m. Papa. 
! Nel gioco delle palline viene chiama- 



PEPA 



303 



PERA 



to « pepa » la prima a sinistra, e chi 
colpisce quella le vince tutte. 
j Pepa ragnin. Deformazione di « Papa 
regnante». I suldè de pepa ragnin i 
murèva par la gyaja, I soldati del papa 
regnante morivano per la rugiada. 
A questo proposito il Nardi (Proverbi, 
ec.) accenna a un «Re pipén » (Re 
Pipino, padre di Carlomagno) ma il 
detto non ha nessuna attinenza con le 
vicende storiche di quel re; per cui è 
più logico pensare ai proverbiali « sul- 
dè de Pepa », soldati del papa, il cui co- 
mando, una volta, avrebbe emesso il 
seguente ordine del giorno : « Domani 
si marcia, tempo permettendolo ». 
I Suldé de pepa!, Soldato del papa! 
(Soldato da nulla). 

] Pare' un pepa 'd ?e?, Parere un papa 
di gesso (Stare impalato o in atteggia- 
mento solenne). 

j E' Pepa 'd bròn?. Il papa di bronzo. 
Così era chiamata, a Ravenna, la statua 
in bronzo di Alessandro VII che era 
in piaza S. Francesco. 
! L'àn eh' e' pa§è e' pepa schélz, L'an- 
no in cui passò il papa scalzo; cioè 
l'anno che non fu mai ; e anche : « Al 
tempo dei tempi ». 

I Mòrt un pepa fat un étar (Morto un 
papa fatto un altro; inutile quindi spe- 
rare che dalla morte di un papa pos- 
sano venire cambiamenti. Così era il 
deto popolare). 

J Sté' coma un pepa. Stare da papa. 
Stare divinamente. 

I Fé' pepa, Far papa. Gioco grossolano 
che consiste nel levare, a viva forza, 
i pantaloni a uno (normalmente a un 
ragazzetto imberbe che si dia le arie 
da giovanotto), mettergli in mostra le 
vergogne e sputarci sopra abbandante- 
mente. 

Fèpa, sf. Pipa 
PI. Pèp. 
I Pepa incanèda (v. Incanér). 

Pépi, sm. Pippio. Beccuccio di am- 
polla, orcio, boccale. 
I E' fa e* pepi. Fa il beccuccio. Viene 
detto del bambino che fa il musino 
prima di piangere. 
(Lat. med. pipio). 

Per, sm. Pero. 



PI. Pir. 
(Lat. pirus). 

Per cudógn, (v. Mèi cudógn). 

Per, sm. Paio. Due cose della stessa 
specie. Due polli, due tacchini, due gal- 
line faraone, due anatre, due colombi. 
I Due mucche, due buoi appaiati, da 
lavoro o da carne. 

j Coppia. Due colombi, due tortore, 
due canarini da riproduzione. 
PI. Péra. 
(Lat. par). 

Per péra, mod. avv. 
j Fé' per pera. Fare un passettino alla 
volta. Detto, in senso reale e figurato, 
di persona ammalata j Essere così de- 
bole da reggersi appena. Questo modo 
di dire si ispira forse al gioco menzio- 
nato alla voce « piradin ». 

Péra, sf Pera. 
PI. Per 

I Péra spadòna, Pera spadona. 
I Péra da l'invèran, Pera vernina. 
1 Péra vuipéna. Pera volpina. Pera ton- 
da e dura simile alla selvatica che si 
mangia solo cotta al forno, o lessata 
nel vino. 

I Péra cun e' magón. Pera mezza, trop- 
po matura. 

i Per saziòli. Pere sazievoli. Magne' al 
per saziòli, (F.) Prendere una cotta 
di sole, sete e stanchezza. 

Pera, agg. Pari. 
j mod. avv. In pari. Alla pari. Di fian- 
co. In regola. 
(Lat. par, paris «uguale»). 

A pi péra, A pie pari. 
I Sté' da péra, Stare a lato, di fianco, 
affiancati ; al fianco ] Stare alla pari. 
I E§ar (o Esr) a péra cun tot, Essere 
in regola. Non avere obblighi, contesta- 
zioni con nessuno. 

Métas da péra (amministrativamente), 
Regolare una pendenza (nel dare e nel- 
l'avere). 

Métr' a péra, Pareggiare. 
I Péra e gaf, Pari e caffo. 

Péracàr, sm. (v. Paracàr). 

Pérafàng, sm. (v. Parafàng) 
PI. Pérafèng. 

Pèralóm, sm. Paralume. 
PI. Pèralóm. 

Pèran, sm. Perno Pernio. 



PERA 



304 



PES 



PI. Pìran. 

Pèrapét, sm. Parapetto. 

Pcrdar, tr. Perdere. 
PI. Pir$ 
P. Pèr§a 
PI. F. Pèr§i. 

Pérgula, sf. Pergola | Uva pergola. 
(Lat. med. pergola, pergolato). 

Pèrla, sf. Pillola. 
PI. Perai 

(Lat. pillila, «piccola palla») 
I Faja e pèrla. Gioco di testa e croce, 
(v. Latra e agliòn). 

Pèrla, sf. Perla. 
PI. Perai 

I Pèrla bòna, 'Perla pregiata, P. natu- 
rale. 
I Pèrla mata. Perla artificiale. 

Fèrs, prt. Parso, Sembrato (v. Parer) 
PI. Pèrs 
F. Pèrsa 
PI. F. Pèrsi. 

Pèrs, agg. prt. Perso. Perduto | Smar- 
rito ] Dedito. 

Paralizzato, Inerte, Rovinato. 

Pèrs int al dòn. Donnaiolo. 

Pèrs int e' be', Ubbriacone. 

Pèrs int e' zug, Dedito al gioco d'az- 
zardo. 

I Pèrs int i §namènt. Confuso nei gio- 
chi (detto di bambini). 
I Bra^, (man, gamba, ecc) pèrs. Brac- 
cio inerte, rovinato, paralizzato. 
I A tèmp pèrs, Fuori del lavoro ordi- 
nario I A tempo libero. 

Peróce, sm. pi. Paraocchi, Parocchi. 

Perseguitèr, tr. Perseguitare. 
Prt. Perseguite 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Persiana, sf. Persiana. Imposta fatta 
di stecche orizzontali. 
PI. Persi àn. 

Pérsìta, sf. Perdita. 
PI. Pèrsiti. 

Fért, sm. Parto 
PI. Pèrt. 

I Dona 'd pèrt, Puerpera. 
I Pèrt féls. Aborto. 

Pérta, sf. Parte. 
I Porzione | Banda, Lato | Luogo 
i Fazione. 



PI Pèrt. 

j Fé' al pèrt, Fare le parti (di roba da 
distribuire j Dividere in parti uguali. 
I Ciapé' la pérta d' òn, Prendere la di- 
fesa di uno, Shierarsi dalla parte (in 
difesa) di uno. 

1 Tu' so la pérta. Parteggiare. 
! Fé' la pérta. Fare a chi tocca pagare 
(fra i due perdenti al gioco delle carte 

delle bocce). 

1 La pérta drèJta, La parte destra, Il 
lato destro. 

I Fé' perta. Far parte, Partecipare. 
I Da pérta ad ba'. Da parte di padre. 
! Da pérta 'd màma. Da parte di madre. 
; Da pérta a pérta. Dà parte a parte. 
I Al pèrt da bas. Le parti basse (del 
corpo). Le parti d'abbasso, (il sedere, 
ecc.). 

I Fé' una brota pérta, Fare una catti- 
va azione | Fare una brutta figura. 

Pèf, sf. Pace, Concordia, Tranquillità, 
Calma, Quiete. 

Pè§, sm. Urina. 
I Bota de pe§ (v. navaza). 

Pè§, sm. Pesce 
PI. Pèf 

I Pè§ nuvèl, Avanotti. 
i Pè^ cot e chérna cruda. Pesce cotto e 
carne cruda. 

I E' pè§ e' ne§ int l'acva e e' mòr int e' 
ven. Il pesce nasce nell'acqua e muore 
nel vino. Ciò significa che mangiando 
pesce bisogna bere vino. 
Un detto veneto dice lo stesso del riso 
(v. Ciboto, Prov. ven.). 
I E' pèf e' sta int l'acva e i cvajòn int 
la riva. Il pesce sta nell'acqua e gli 
sciocchi nella riva. Con questo detto si 
canzonano i pescatori con la canna. 

E' mond l'è sempar andé acsè: e' pè^ 
grand u s' magna e' piò ?;nén. Il mondo 
è sempre andato cosi: il pesce grande 
mangia il più piccolo, 
j Pe§ ro§, Pesce rosso. 
(Cavassius vulgaris). 

Pé§, sm. Peso | Misura di peso 
I Pesantezza. 
PI. Pi§ 

I Sinti'' de pè§ int e' stòmat, Sentir pe- 
santezza ^allo stomaco. 
I Sintiss còma im pè§ adò§. Provare 
un senso di spossatezza. 



PESA 



305 



PETR 



I Ave' un pe§ int la cuscién^ia, Sentir 

rimorso. 

I Déss de pèf (Darsi del peso), Darsi 

delle arie | Menarsene vanto. 

j Cavéss un pè§ d'adó§. (F.) Levarsi un 

peso d'addosso! 

(Lat. med. pisus, peso (misura). GLE). 

Pè§a, sf. Pesa. Luogo ove si pesa. 
PI. Pès. 

Pè§a a càn, m. Gallizioli (1810) 
(v. Castracàn). 

Pè§ànt, agg. Pesante. Che pesa. 
j (F.) Noioso. 
PI. Pesént. 
Fi — anta 
PI. F. — ànti. . 

Pèsca, sf. Pesca. Atto, opera2àone del 
pescare. 

I (F.) Pasticcio, Difficoltà. 
j Truvèss int al peschi, Trovarsi nei 
pasticci, nei guai. 

Pè§g, sm. Pesco. 
PI. Pi§g 

I Pèsg sambédg. Pesco franco, Pesco 
selvatico. 

Pésga, sf. Pesca. 
PI. Pèsg. 

; Anma 'd pèsga. Nocciolo, Seme. 
I Pè§ga spicànta. Pesca spicca o spic- 
cante, la cui polpa si stacca dall'osso. 
I Pè§ga tu§gona^ Pesca duracina. 
I Pè§ga parmadè^a, Pesca precoce o 
primaticcia. 
I Pé§ga no^a. Noce persica. 

Pe§ràgn, sm. Pesceragno o dragone. 
(Trachinus vipera) 
PI. Pefrègn. 

Pèst, sm. Pastone di erba tritata con 
crusca e farina gialla. Tritume. 
I Pest pr' i ^ècval. Pastone per le 
anatre. 
PI. Pèst. 

Pèst, agg. Pesto, Livido. 
I Macolato (attribuito a frutta). 
I Schiacciato 
I Tritato. 
PI. Pèst 
P. Pésta 
PI. F. Pèsti. 

Pesta, sf. Peste 
1 Pestilenza. 
I Tachè' la pesta a ón, Impestare uno. 

Pestapevar, sm. Rivista romagnola 



fondata da A. Spallicci nel 1907 e che 
visse pKXio più di un biennio. 
] Pestapepe. Figura ritratta magistral- 
mente da Un ignoto pittore forlivese 
per insegna di una farmacia. Ora è 
conservata nella Pinacoteca di Forlì. 

Pèt, sm. Petto, torace. 

Stemo (di uccello). 

Seno (di donna) 
I Pèt sguègnal, Seno floscio, cascante. 
( Anma de pèt, Estremità inferiore 
dello stemo. 

1 Stè' pèt a òn. Stare, o abitare di fron- 
te a uno. (F.) Rispondere dell'operato 
di uno. Rendersi garante di uno. 
I Féss pèt cun la mènt a un rasuna- 
mènt, Trovare il perchè di vin dato ra- 
gionamento. 

I Fé§i pèt, (F. ) Trovare il bandolo, il 
filo, la guida. 

! Pèt (di finimenti). Pettorale. 
I De' pèt. Imbattersi. 
(Lat. pectus). 

Pét, avv. (v Impèt) 

Pétan, sm. Pettine. 
PI Pètan 

I Pètan da canavén, Pettine da cana- 
pino. Scapecchiatoio. 
j Pètan da tè§ar, Pettine da tessitore. 
J Dént de pétan. Denti 
I Costa de pètan. Costola. 

Pètan rèd, Pettine rado. 

Pétan fèt. Pettine fìtto. 

Se chesca e' pètan in tèra, l'è segn 
eh' e' vèn un furést. Se cade il pettine 
per terra è segno che viene un fore- 
stiero. 

Pètro§, sm. Pettirosso 
(Silvia rubecola) 
PI. Pètrós. 

Petrosa, f. Nome di un'antica strada 
che i Romani (v. G. Susini, Studi Ro- 
magnoli, V. VII) costruirono su una 
pista dei Galli. Iniziava da un punto in- 
determinato a sud di Raverma, passava 
per Campiano e la larga della Pana, pro- 
seguiva davanti alla chiesa di Pieve- 
quinta e sboccava nell'Emilia presso 
Forlimpopoli. L'attuale segue, nell'ul- 
timo tratto, il vecchio vicolo della Ba 
stia, poi lo abbandona a sud della 
villa Franceschi e va a sboccare nella 
via Bagnolo. 



PEVA 



306 



PIAN 



La Petrosa, così chiamata per il sue 
fondo di pietre, fu ripristinata anche 
dai Longobardi, infatti in un documen- 
to del 973, è chiamata « strata petrosa 
qua vocatur longobardum ». 

Péval, sm. Paolo. Moneta da 10 ba- 
iocchi. 
PI. Pèval. 

C'era anche « e' me? pèval » il mezzo 
paolo. 

I Nome proprio Paolo. 
I Sa' Péval di sègn, San Paolo dei pro- 
nostici (25 gennaio). Vedi Calàndar. 
{ Par Sa' Péval, tòt e giàj a ca' 
de géval. Per S. Paolo tutto il ghiaccio 
a casa del diavolo. 

Pèvar, sm. Pepe. 
I Pèvar masné, Pepe in polvere (ma- 
cinato) 

] Impivaré^ Pepato. 
(Lat. Piper). 

Fèz, agg. Peggiore (invariabile) 
] avv. Peggio. 

Fèz, sm. Pizzo, Trina. 

Pè^ sm. Pezzo ] Frammento | Tocco 
j Tratto. 
PI. Pè^ 

I Pè^ 'd pan (v. Pan). 
I Da un pèz, Da gran tempo. 
I Pr'un pè^, Per lungo tempo. 
I Fé' un pè^ pr'ón, Fare a turno. 

Féza, sf. Pezza. 
I Striscia di panno | Toppa 
I Rattoppo (per pneumatici). 
PI. Pè?. 

j Pare' una pèja lavèda, Sembrare un 
panno lavato. 
(Lat. med. pecia e pettia, pezza. GLE). 

Pgnarol, agg. Pignarolo 
I sm. Uomo che abbacchia le pigne. 
PI. Pignarùl. 

I Cavai pgnarol, Cavallo pignarolo. Cav. 
brado di pineta. 

Fgnèda, sf. Pineta 
(Boccaccio, « pigneta », nov. Vili, gior. 
V.). 

PI. Pgned 

(Lat. med. pigneta; Ravenna, sec. XIII. 
GLE). 

] Pgnèda 'd Sa' Videi, Pineta di S. Vi- 
tale. Si ritiene che sorga sull'antica iso- 
la di Palazzolo. Originariamente occu- 
pava una estensione di circa 4 mila et- 



tari ed era di proprietà dell'Abbazia di 
S. Vitale. 

Fi, sf. Pieve. Antica chiesa parrocchia- 
le che aveva sotto di sé altre chiese. Nel 
ravennate e nel forlivese si contano 
molte « Pi », pievi. 

I Pi 'd cvènta. Pievequinta (Diocesi di 
Ravenna e Com. di Forlì). 
I Piajténa, Pievesestina (di Oesena). 
! Pi dl'Avdój, Pieve Acquedotto (For- 
lì) e altre esistenti e scomparse. 
(Lat. plèbs plebis, popolo, «plebe»; da 
cui «pieve», (sec. XIV), giurisdizione 
del piovano, o plebato, cioè popolo retto 
dal pievano). 

Nel 1372 il contado di Rav. era divise 
in 10 pievi, ognuna delle quali compren- 
deva più « scuole ». La tradizione popo- 
lare attribuiva la costruzione di sette 
pievi a Galla Placidia, fra le quali Pie- 
vequinta. Questa chiesa invece, si chia- 
mò «S. Pietro in quinto», perchè sorgeva 
al quinto miglio della via Petrosa., da 
Forlimpopoli. In un atto del 3 aprile 9S.5 
è chiamata S. Pietro « qui dicitur in 
Quinto» (M. Mazzetti, op. cit.). 

Fi' sm. pi. Piedi 
(v. Pe) 

Fiadanéia, sf. Farfare, Piede d'asine, 
(Tussilago farfara). 

Pladanella. (G. Mengozzi, op. cit. p. 73). 
I Piadanèla de zàcval. Piede dell'anatra. 
Secondo la superstizione, chi raccoglie 
fiori di farfare causa la morte ai propri 
genitori. 

Fiadànza, sf. Erba Trinità. 
(Anemone Hepatica) 
Le foglie, a tre lobi, si tingono spesso 
del colore brunastro del fegato. Ciò 
ha suggerite il nome scientifico della 
pianta. 

Piadén, sm. Focaccina. 
PI. Piadén. 

Fiadòt, sm. Pane di farina di grano- 
turco con un po' di farina di grano. 
Focaccina, Piadotto. 
PI Piadót. 

Fiadùra, sf. « La corda con la quale 
si assicurano al timone del carro le 
cerna dei buoi. Da appigliatura ». S. 
Muratori, Carteggio. 
PI. Piadur. 

Fiàn, agg. Piano, Eguale 



PIAN 



307 



PIAN 



I Spianato senza alture e avvallamenti. 

PI. Pién 

F. Piana. 

PI. F. Piani. 

I aw. Piano, Adagio, Lentamente. 

sm. Piano, Luogo piano. Pianura. 

Piano^ Proponimento, Divisamente. 

Piano' (di uno stabile) 

Pianoforte. 

Pian 'd téra. Pianterreno. 
PI. Pién. 

Piana, si. Pianura. 

Fiancala, sf. Calcola. Assicella su cui 
la tessitrice calca i piedi per alzare e 
abbassare le file dell'ordito. 
PI. Piàncul. 

Piàncula (dia machina da simné'), sf. 
Vomere seminatore. 
PI. Piàncul. 

Pianéla, sf. Pianella, Ciabatta, Pan- 
tofola. 

j Membrana del piede dell'anatra. 
PI. Pianèl. 

(Lat. med. pianella, pianella, calzatura. 
GLE). 

Pianèt, sm. Pianerottolo 
PI. Pianèt. 

Pianéta, sm. Pianeta, Oroscopo. 
I Lè?ar e' pianeta. Leggere l'oroscopo. 
«E' pianeta» è un foglietto che danno 
i mendicanti in cambio della carità. 
Contiene l'oroscopo, i numeri del lotto 
e predizioni varie. 

Pianéta, sf. Pianeta. Indumento sa- 
cerdotale. 
PI Pianèt. 

Piàngala, sf. Piagnucolìo. 
I Dri a e' ridr' u ,j' è la oiàngula, Dietro 
al ridere c'è il pianto. Così si dice ai 
bambini che si trastullano delle altrui 
confidenze fino a stancare e a buscarle. 

Pianpulèr, sm. Piagnisteo, Piagnu 
colio. 

Pianpulòn, sm. e agg. Piagnucolone 
I II P. ha spesso la candela al naso, per 
cui viene canzonato dicendogli « Pian- 
gulòn dal set candèl ». 
PI. — òn 
F. — óna 
PI. F. — òni. 

Piani' pianìn, mod. avv. Pian pianino. 

Piànta, sf. Pianta, Albero. 
I Tracciato, Topografia, Pianta (di case, 



campi, paesi). 
PI. Piànt 

■ Piànta umamentéla. Pianta ornamen- 
tale. 
I Piànta da ?ardén. Pianta da giardino 

da parco. 

1 Piànta gra§a, Cactacea. 

Piànta (La), f. Pianta, Fraz. del 
Com. di Forlì. 

« Deve il suo nome a un'antichissima 
quercia abbattuta nel 1880 ». 
(S. Zavatti, La Pie, N. 9, 10-1946). 

Piantamént, sm. Piantagione. 
(Lat. med. plantamentum, GLE). 

Piante, sf. Piantagione, Piantamento, 
i Filare. 
PI. Piante. 
(Lat. med. piantata, GLE). 

Piantèr, tr. Piantare 
I Seminare (granoturco, legumi, verdu 
re, cucurbitacee, radici di bietole, ca- 
rote, rape e ravanelli da seme). 

Conficcare 
' Abbandonare sul più bello j Lasciare 
in asso. 
Prt. Piante 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

I Piante' dal bu§ì, (F.) Raccontar frot- 
tole. 

Piantón, sm. Palo di sostegno. Bron- 
cone. 

I Piantone, Militare di guardia 
I Barbabietola da seme (detta anche 
« bjidulén »). 
PI. Piantòn. 

I Fé' i piantòn. Coltivare barbabietole 
da seme. 

(Dal lat. med. piantonus, pollone della 
pianta. GLE). 

Piantulìna, sf. Pianticella, Piantina. 
PI. Piantulìn. 

Piantunér, tr. Piantonare, Far la 
guardia. 
Prt. Piantuné 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Pianura, sf. Pianura, Landa. 
PI Pianùr. 

Piantar, int. Piangere. Lacrimare. 
I Sfrigolare (del fuoco). 



PIAS 



308 



PICI 



Prt. Pian?ù. 
Pia,^é, sm. Piacere. 

I Favore | Prestito | Servigio. 
I Fé' un pia§e, Concedere un prestito 
Concedere un favore. 
PI. Pia^è. 

I Ande' pr'e' pia§è, Andare per un pre- 
stito e per un servigio. 

Pia§ér, int. Piacere. 
Prt. Pia§ù 
PI. — ù 
F. — uda. 
(Lat. piacere). 

Fia§imént, sm. Piacimento, Gradi- 
mento. 

Piastra, sf. Piastra. 
I Muriella. 

I 2ughé' al piàstar, Giocare alle mu- 
rielle. 
PI. Piàstar. 

Piastréla, sf. Mattonella (da pavimen- 
to o da rivestimento). Piastrella. 
PI. Piastrèl. 

Plastron, sm. Lastrone. 
PI. Plastron. 

Piai, sm. P^iatto. 
I Ruota dentata (della bicicletta). 
I Scodella. 
] (F.) Pietanza. 
PI. Pièt. 
I Piàt CUV, Scodella, Piatto fondo. 

Fiatafòrma, sf. Piattaforma, Piazzuola 
PI. Piatafórom. 

Piatél, sm. Piattello. 
I Tir a e' piatél, Tiro al piattello. 
PI. Piatél. 

Piàtla, sf. Piattola 
(Pediculus inguinalis). 
] Persona noiosa. 
PI. Piàtal. 

Piatlìn, sm. Piattino. 
PI. Piatlìn. 

Piatlón, sm. Piatto grande. 
PI. Piatlón. 

Pià^a, sf. Piazza 
PI. Piàz 

I Ande' al pià^, Andare a fare i mer- 
cati (come piazzista. Fare il piazzista). 
j Bàtar la piàza. Frequentare le piazze, 
i mercati (detto dei mercanti e delle 
meretrici). 

I Piàza de stabi, Piazzuola della conci- 
maia. 



I Fé' pià^a pulida, Far repulisti. 
' Piàja 'd érom, Piazza d'armi. 

Pia^aròl, sm. e agg. Piazzaiolo, Fan- 
farone, Uomo di troppe parole. 
PI. — ùl 
F. — ola 
PI. F. — òli. 

Fia^èl, sm. Piazzale (di chiesa e sta- 
zione). 
PI. Piazèl 
(Lat. med. plazale, piazza, GLE). 

Fiazér, tr. Piazzare, Collocare, Siste- 
mare. 
Prt. Piazé 
PI. — è * 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Piazèsta, sf. Piazzista, Venditore di 
piazza. 
PI. Piazèsta. 

Piazèta, sf. Piazzetta. 
PI. Piazèsta. 

Fiazola, sf. Piazzuola. 
PI. Piazòl. 
(Lat. med. plazola, GLE). 

Ficàj, sm. Uncino 
! Clitoride ! Piolino sporgente. 
PI. Piche j 

(Dal lat. beccus (becco, rostro) come 
il medievale « picagia », fermaglio. 
GLE). 

Picànt, agg. Piccante, Pepato (Impi- 
vare), Molto condito. 
! (F.) Salace. 
PI. Pichént 
F. — anta 
PI. F. — ànti. 

Picatòr, sm. Peccatore. 
PI. Picatùr. 

I U j' armèt l'unèst pr' e' picatòr, Ci ri- 
mette l'onesto per il peccatore (per il 
disonesto). 

Ficèt, sm. Pollastrello. 
PI. Picèt. 

Pichèt, sm. Picchetto, Paletto, Testi- 
mone (in ingegneria). 
! Pichèt armé^ Plotone di servizio ar- 
mato. 
PI. Pichèt. 

I Mètar (o piante') i pichèt, (v. Impi- 
chitér). - 

Ficìn, sm. Pulcino. 
PI. Picìn. 



PICO 



309 



FIGA 



(Lat. med. pulcinus, GLE). 

Picòn, sm. Piccone. 
^l. Picón. 
(Lat. med. picone. GLE). 

Picunér, intr.- Scendere a picco, in 
picchiata. Questo v. si usa solo per l'a- 
quilone, che precipita in picchiata per- 
chè mal equilibrato. 

Fidale, sf. Pedalata. Spinta su un pe- 
dale. Colpo di pedale | Giro completo di 
pedivella. 
PI. Pidalé. 

Pidalèda, sf. Pedalata, Modo di pe- 
dalare. 

Pidalér, int. Pedalare, Premere sui 
pedah. 

Fidàna, sf. Pedana, Scendiletto. 
I Pedana (del biroccino o della carroz- 
za). Posto dove il guidatore tiene i 
piedi. 
PI. Pidàn. 

Pìdaria, sf. (v. Pidria). 

Pidariòl, sm. Diminutivo maschile 
di Pìdaria o Pidria, (v. Pidria). Imbuto 
Peverino. 
PI. Pidariùl. 

Pidar§ol, sm. Prezzemolo, Petrosello 
(Apium petroselium, L). 
PI. Pidarsùl. 

Pidavéla, sf. Pedivella. 
PI. Pidavèl. 

Pidél, sm. Pedale 
PI. Pidèl. 

Pidéna, sf. Pedina (del gioco della 
dama). 
PI. Pidén. 

Pidcvènta, f. Pieve Quinta. Parroc- 
chia della Diocesi di Ravenna. La chie- 
sa è dedicata ai SS. Pietro e Paolo. Ant- 
ticamente S. Pietro in quinto, perchè 
sorgeva sulla antica Petrosa al quinto 
miglio da Forlimpopoli. 

Pidghér, tr. Camminare lasciando le 
orme (su terra umida, neve). 
I Camminare a piedi nudi. 
I Attraversare a piedi un acquitrino, 
(v. « pèdga »). 
(Rad indoeuropea ped-« piede »). 

Pidria, sf. Pévera, Imbottavino. 
(Il Diz. DEI riporta Pidria nel 1334 a 
Imola; nel XIV sec. a Ferrara; nel 
XVI sec. dall'Ariosto). 
I (P.) Beone. 



PI. Pìdrii 

I Be' com' vma pidria, Bere come ima 
pévera. 
Pie, sf. Piada. Stiacciata. (V. anche 

Pjì). 

I La Pie. Rivista di studi e folclore ro- 
magnolo, fondata e diretta da A. Spal- 
licci. 
PI. Pie. 

La piada è una sottile stiacciata di fa- 
rina di grano, impastata con acqua e 
condita di sale. Si può impastare an- 
che con latte e condire con un po' di 
grasso. Dice Pascoli: « E' liscia come 
un foglio e grande come la luna ». 
I Pie int la vola, Covaccino, Stiacciatina 
cotta sotto la cinigia. 
Altre specie di « pie », diverse per con- 
fezione dalla classica « pie », sono : la 
« Pie frèta cun l'avadùr », pizza fritta 
di pasta lievitata ; « la pie cun i grasùl » 
Pizza coi ciccioli ; la « pie sota la vola », 
Pizza sotto la cinigia ; la « Pie d'am- 
stura », Pizza di farina di grano e di 
granone, con un pizzico di bicarbonato; 
la « Pie cun l'uva seca », Pizza con l'uva 
secca. 

Fra i tributi che la Romagna doveva 
pagare alla Camera ApostoUca c'era 
anche la « pie ». Nella descrizione della 
Romagna fatta dal Cardinale Anglico 
(1371) è detto che, fra gli altri tributi, 
Modigliana doveva dare due piade. 

Pièga, sf. Piaga. 
PI. Piég. 

Pier, (v. Apiè e Impièr) tr. Accen- 
dere. Appiccare il fuoco. 

Piètè, sf. Pietà, Compassione. 
I Ave' pieté, Avere (o usare) compas- 
sione, pietà. 

I Fé' pieté, Mouvere a compassione. 
Suscitare pietà. 

Pifanì, f. Epifania (V. Pascveta). 
Filastrocca della Epifania: 
« Pifanì. tot al fést la ména vi', la li 
met int una ca§a, la li mola sol par 
Pascva. Int la ca?a u j' è la Iona, la 
li mola a òna a òna ». 

Figa. sf. Piega. Crespa. Grinza I (F.) 
Tendenza | Piegatura. Piegamento | 
(F.) Andamento. 
PI. Pig. 
I Ciapé' una bróta piga. Prendere una 



FIGA 



310 



PILE' 



cattiva piega. 

Pigadùra, si. Ventresca (di carne bo 
vina). E' detta anche « dupiòn ». 
I Piegatura, Piegamento. 
PI. Pigadùr. 

Fìgar, agg. Pigro. 
PI. Pìgar 
F. Pigra 
PI. F. Pigri. 
(Lat. piger). 

Pìghér, tr. Piegare, Ripiegare, Tor- 
cere, Curvare, Incurvare, Piegare ad 
arco. 

I intr. Sbandare. 

I Pendere. | Propendere verso una data 
corrente di pensiero. 
I Pighé' la boca, Storcere la bocca. 
j Pighé' e' né§, Storcere il naso. 
Prt. Pighé 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — èdi. 
(Lat. med. pigare, piegare. GLE). 

Pignàt, sm. Pignatto. Piccola pentola. 
PI. Pignèt. 
(V. Pignata). 

Pignàta, sf. 
XV). 

PI. Pignat. 

I Truvé' la pignata, (F.). Trovare un 
tesoro (nascosto in una pignatta). 
I L'è mej un gardlén int la pignata 
eh' a n' è un curnacc int la vaia, E' me- 
glio un cardellino nella pentola che 
non un corvo nella valle. 
(Lat. med. pignata, pignatta. GLE). 

Pìgnatà^a, sf. Pignattaccia, Pentolac- 
cia, Gioco della pentolaccia. 
I Fé' la pignataza, Giocare alla pento- 
leccia.. 

Pignatèr, sm. Pignattaio. Pignattaro, 
Fabbricante di pignatte. 
PI. Pignatèr. 

Pignatèr, intr. Penare, Stentare, Pro- 
cedere faticosamente, stentatamente. 

Pigne, agg. Pinato, Sodo, Compatto, 
Grasso pinato. 
PI. Pigne 
F. — éda 
PI. P. — èdi. 

Pignol, sm. Pignolo, Pinolo. 
PI. Pignùl. 
j Faza eh' u s' i maca i pignùl in so. 



Pentola. Pignatta ( sec. 



(F.) Faccia tosta, Faccia di bronzo. 
(Lat. med. pignolus. GLE). 

Pignol, sm. Pignuolo, Sorta di uva 
nera. 

Pignón, sm. Ruota dentala posterio- 
re, avvitata al mozzo della ruota della 
bicicletta. Pignone fìsso e Ruota libera 
(detti anche rispettivamente: Seat fès 
e Seat lèbar). 
PI. Pignón. 

Pig^ijia, sf. 'Pigrizia, Indolenza. 
PI. Pigrj^ji. 

Pigù, pigù. Billi, billi. Modo di chia- 
mare il pollame fV. Cochi, cochi e 
Cori, cori). 

Pigulón, sm. Pegolone, Catrame • Pe- 
gola. 
(Lat. med. pegola e pegula, pece. GLE) 

Figura, sf. Pecora. 
PI. Pìgur. 

Pigurén, agg. Pecorino. 
PI. Pigurén 
F. Piguréna 
PI. F. Piguréni 
j 'D pìgura. Pecorino. 

Pigurér, sm. Pecoraio. 
PI. Pigurér. 

Pigurìn, sm. Pecorino, Agnello. 
PI. Pigurìn. 
F. — ina 
PI. F. — ini. 
Fi, sm. pi. (V. Pe). 
Fjì, sf. Piada, Pizza romagnola. 
Pjì int la tegia. Piada cotta sul testo. 
I Pjì int e' foran. Piada cotta al forno, 
grossa con ingredienti dentro. 
I Pjì int la vola, Covaccino. 
j Pjì freta, Pizza fritta in padella, 
(v. Pie). 

Filari, sf. Pileria del riso. 
PI. Pilari. 

Pilà§a, sf. Pialassa. Luogo di acque 
stagnanti a carattere lagunare. Piai- 
lassa. 
PI. Pilà§. 

(Dal veneto «pia» e «lassa», piglia 
e lascia?). 

Filàstar, sm. Palo, di pietra. Pilone, 
di ponte, o di arcata. 
PI. Pilèstar. 

File, -agg. Zeppo, Pressato. 
PI. Pile 
F. — èda 



PILE 



311 



PINS 



PI. F. — édi. 

Caiché pile, Pieno zeppo, pillato. 

Pilègra, sf. Pellagra. 
Nel secolo scorso questa malattia cau- 
sava una alta , mortalità fra i conta- 
dini. Dice G. Mengozzi, Op. Cit. par- 
te IV, ottava 66; «fa strage sull'uno 
e l'altro sesso : / e più vite tal morbo 
abbatte solo, che non delle altre ma- 
lattie lo stuolo ». 

Pilèr, tr. Brillare (riso, miglio, orzo, 
lupini). Spogliare del guscio mediante 
il brillatoio, la pila. 
Questa operazione veniva fatta a ma- 
no con una pila e un pestello a forma 
di cono rovesciato che si chiamava 
:< pistòc » e « piladòr ». 

Piligrén, sm. Pellegrino. 
PI. Piligrén 
P. — éna 
PI. F. — éni. 

Piligrinàgg, sm. Pellegrinaggio. 
PI. Piligrinegg. 

Pilòn, sm. Pillo, Pila o Pilone di 
ponte j Mazzapicchio, per calcare, pi- 
giare terra i Pestello per pilare il riso. 
PI. Pilòn. 

Pilunèr, tr. e intr. Pillare, Pestare, 
Battere terra. 
Prt. Pilline. 
F. — éda 

Pimpinéla, sf. Pimpinella, Salvastrel- 
la. 
(Lat. med. pimpinella. GLE) . 

Pin, agg. Pieno, Colmo | Sazio Sa- 
tollo I Zeppo. 

Gremito. 
PI. Pin 
F. Pina 
PI. F. Pini. 
(Lat. plenus). 

Pinarela, sf. Pineta giovane. Pinarel- 
la. 
PI. Pinarel. 

Pindàj, sm. Pendaglio. 
PI. Pindèj. 

Pindajèr, int. Pencolare ' Barcollare 
per stanchezza. 
Prt. Pindajé. 

Pindès^ia, sf. Filo che lega la ma- 
ta. ssa. 

Pindént. sm. Orecchino. 
PI. Pindént. 



I Tettole che alcune capre hanno sotto 
la gola. Bargigli della capra. 

Pindù, prt. agg. Che pende, Penden- 
te, Obliquo, Inclinato. 
PI. Pindù 
F. — ùda 
PI. F. — udi. 

Pindùda. sf. Pendenza, Inclinazione 

(F.) Propensione. 
PI. Pindùdi. 

Pine, sf. Pedata. 
PI. Pine. 

Pinél, sm. Permeilo; ma solo nel mo- 
do avverbiale «ad pinèl», cioè «a pen- 
nello». Negli altri casi si usa sempre 
« pnèl ». 

Pinér, intr. Penare. 
Prt. Pine. 

Pinèr, sm. Spargimento di piume. 

Ping\'él, sm. Verruca. Escrescenza ru- 
gosa. 

; Pingvèl dia gola. Ugola. 
PI. Pingvèl. 

Pin§éda, sf. Pensata, Pensamento. 
PI. Pin§èdi. 

Pinker, int. Pensare, Meditare. 

Pinféi ben, Pensarci bene. Riflettere. 
Prt. Pin§é 
PI. — é 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Pinsìr, sm. Pensiere, Piccolo cappio 
sul petto della filatrice, che regge il 
manico della rocca. 
Dal lat. pensum, « lavoro giornaliero 
delle schiave che filavano la lana », 
così chiamato perchè la lana veniva 
pesata. (Pensum, dal lat. pendere, pe- 
sare). 

Pinsìr, sm. Pensiero. 
I Preoccupazione | Idea fìssa. 
PI. Pinsir. 

I Sté' in pinsìr par òn. Stare in ansia 
per uno. 

Costuma ancora, quando si assaggia 
una primizia, « fé' un pinsir », formu- 
lare mentalmente un desiderio. 

Pinsìròs, agg. Pensieroso, Meditabon- 
do. 

PI. Pinsirù§ 
F. — ò?a 
PI. F. — ò§i. 

Pinzimòni, sm. Pinzimonio. Salsa di 



PINZ 



312 



PIRI 



pepe, olio, sale. 

Piò, sm., agg., avv. Più. 
I In piò, In più. Inoltre, In saprappiù 
[Ad pio, In più; j Di troppo. Inoltro, 
In soprappi. 
I Sèmpar pio, Sempre più; Vieppiù. 

Piòc, sm. Pitocco. Persona noiosa, 
petulante. 
PI. Pióc 
F. — Piòca 
PI. F. — Piòchi 

Questa voce ha origine (V. DEI, Pitoc- 
co) da latino tardo p(i)tochus, dal 
greco ptóchós, mendico diffusosi coi 
Bizantini nell'Esarcato di Ravenna ed 
estesosi poi ad altre parti d'Italia. 
Da « piòc » viene il v. « piuché' » pe- 
tulare, ciangottare (della tacchina). Con 
questo forse si spiega come il Bion- 
delli, nel suo Saggio di Vocab. Emiliano 
(1853), dica: «Piòc, (Romagnolo). Vo- 
ce contadinesca. Pollo, pollastro ». 

Piol, sm. Pio. Verso dei pulcini, dei 
polli e degli uccelli di nido. 
PI. Piùl. 

Piola, sf. Pialla. 
PI. Piòl. 

Pióma, sf. Piuma, Piumino; Pappo, 
di pioppo, di cardo, ecc. 
PI. Pióm. ' 

Piómb, sm. Piombo. 
|A piomb. Perpendicolarmente. 
I Ad piomb, Di peso, A picco. 
[ Piomb, Sigillo di piombo. 

Piòpa, sf. Pioppo. 
La varietà conosciuta come « piopa » 
è quella cipressina (var. pyramidalis ) ; 
mentre ora si chiama con lo stesso 
nome anche il Pioppo del Canada (Po- 
pulus canadensis Moench), detto pure 
«piòpa de Canada»). 
PI. Piòp 
(Lat. med. pioppa. GLE). 

Piotòst, avv. composto. Piuttosto. In- 
vece. 

Piovar, coniug. propria. Piovere. 
Prt. Piuvù 
P. — ù 
F. — ùda 
PI. F. — ùdi. 

I Piovar a zil sfondar. Piovere a di- 
rotto. 
I E' piuvarà se e' piòv i 27 de mès; 



2) se pasa i stùran; 5) se u s' arspónd 
i ghèl; 4) se i burdèl i fa e' géval; 
5) se al mós-c al béca; 6) se e' cor 
al vò§; 7) se e" fóm e' va dri tèra; 
fi) se e' sèi l'è bagné; 9) se al vac 
al leca la ?un?é; 10) se al rundanén al 
vola dri tèra; 11) se e' canta la rancia; 

12) se al galén al tèrda andè' a e' pulèr 

13) se e' sol e' va ?ó insaché; 14) se 
e' zèrcc l'è luntàn da la Iona; 15) se 
e' gat u s' pa§a la ?àmpa sòra l'urècia; 

16) se e' ^vulà^a i zècval e al j' oc; 

17) se al vac al j è stulghédi toti pr 
vm vèrs (in questo caso si crede che 
farà burrascha); 18) se e' da fura i 
furmighir. 

Cvànd e' piòv l'è mat chi a s' móv. 
Quando piove è matto chi si muove. 
(BagU). 

Si dice ancora: Cvànd e' piòv e' ?ira i 
mèt; ma anche: Cvànd e piòv nénc 1 
mct i sta a cvèrt. 

Pipèr, intr. Boccheggiare. 
I Pipe' coma una ténca. Boccheggiare 
come una tinca (fuori d'acqua). 

Piradìn, sm. (dim.) Ferino, Piccolo 
pero. 

PI. Piradìn. 

I Pistillo di fior di malva. 
(Il pistillo del fiore di malva, staccato 
dal calice, emette un liquido appicci- 
coso che gli consente di stare ritto su 
una superfìcie orizzontale. I bimbi fan- 
no a chi è più bravo a farlo star ritto 
sul dorso della mano dicendo ! Taca, 
taca piradìn!) 

; Fé' un piradìn, Reggersi in piedi (det- 
to del bambino piccolo). Si dice anche 
!< Fé' di piradìn ». 

Pirbórs, m. (Vedi Starlòn 'd lélba) 

Pirèra, sf. Pereto. 
PI. Pirèr. 

Pirìcul,, sm. Pericolo, Rischio. 
PI. Pirìcul. 

Piriculòs, agg. Pericoloso, Rischioso 
PI. Piriculùs 
F. — òsa 
PI. F. — òsi. 

Piriglia, sf. Pariglia. 
Tiro a^due. Coppia di cavalli. 
PI. Parigli. 
De' la pariglia, (F.) Rendere la pariglia 



PIRI 



313 



PISG 



Pirìt, sm. Perito, 
PI. Pirit. 

Pirìzia, sf. Perizia^ Valutazione, Sti- 
ma, Estimo Progetto. 
PI. Pirìzji. 

I De' la pirizia, Presentare il proget- 
to I Mostrare il progetto ' Dare la 
direttiva. 

Piróca, sf. Pinnacolo. Guglia ; Par- 
rucca. 
PI. Piróc. 

Piròl, sm. Piuolo, Piolo (di sedia o 
di scala). 
PI. Pirùl. 

] Schèla a pirùl, Scala a pioli. 
(^Lat. med. pirolus, piuolo. GLE). 

Pirón, accrescitivo di « Pir », Pietro. 
, E' vèn pirón. Così si dice in gergo fa- 
miliare quando si vede che il bimbo 
non è più capace di vincerò il sonno. 

Piròna, sf. Trottola. 
PI. Pirón. 

« Piròna », per la sua forma conica ; 
dall'antico « pirone » che significava 
cavicchio, piuolo, perno. 
j Piròna de bóbal. Trottola col bub- 
bolo. 

Pir péra, modo di dire. Fé' pir pera. 
Stare in piedi per carità, Essere fra la 
vita e la morte, (.v. Per pera). 

Pirucòn, sm. Parruccone (in senso 
canzonatorio). 

Pirulér, tr. Prillare, Ravvolgere, At- 
torcigliare. Legare intorno | int. Gi- 
rare su sé stesso. 
Prt. Pirulé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

I Piruléss da tónd, Girarsi intorno. 
1 Pirulé' atoma a óna, ( F. ) Far la 
corte a una. 
(It. ant. pirlare). 

Pirulòt, sm. Prillo | Pii'oetta | Giro 
di chiave ' (F.) Capogiro [ Decesso 
istantaneo. 
PI. Pirulót. 
Pi§a, sf. Piscia. 

Pi.sadùr, sm. Pisciatoio, Orinatoio. 
PI. Pi§adùr. 

Pi^arùla, sf. Pisciaiuola, Bisogno fre- 
quente di pisciare. 
1 Sottile caduta di liquido. Stroscia. 



PI. Pisarùl. 

Piscadòr, sm. Pescatore. 
PI. Piscadùr. 

Piscéda, sf. Orinata, Pisciata. 
PI. Piscédi. 

Piscér, sm. Pescivendolo. Pesciaiuolo. 
PI. Piscér 
F. — èra 
PI. F. — èri. 

Piscér, int. e tr. Pisciare, Mingere, 
Orinare. 

E' babin san e' pè|a cvànt de càn. 
Il bimbo sano piscia qi;anto il cane. 

Se imo é perseguitato dall'avversa 
fortuna si dice che « l'ha pisce int e' 
batesóm, cioè ha bagnato i suoi pan- 
nicelli mentre veniva battezzato, es- 
sendo ciò ritenuto un segno di cattiva 
sorte. 

Pischér, tr. Pescare, (F.) Tirar fuori 
a caso. 
Prt. Fische 
PI. — é 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(Lat. piscare). 

Tèra eh' pesca. Terra che pesca. 
Terreno che si allaga. 
Pi§én, sm. Membro virile. 

Pisghera, sf. Pescheto. 
PI. Pi§ghèr. 

Pi§gnàn, m. Pisignano. Fraz. dei Com 
di Cervia. 

La chiesa di S. Stefano « in Pisiniano » 
è ricordata in un documento del 977; 
nel 1128 è ricordta come S. Stefano 
«in Piliniano»; e nel 1185 S. Stefano 
« in Pisignano ». 

Il nome viene certamente da un « fun- 
dus Pilinianus », uno dei tanti poderi 
in cui era diviso quel territorio (Don 
M. Mazzotti nei suoi « Itinerari della 
S. Visita» ne cita ben 14). il quale 
podere prendeva il nome certamente 
da quel palo milliare recentemente rin- 
venuto. 

Nel sec. XII, il giorno di S. Stefano, 
a Pisignano si correva il palio. « Jacopo 
Guarnieri^ ravennate, il eiomo di S 
Stefano era solito collocare davanti 
alla chiesa « unum zindatimi ». che 
veniva assegnato a chi meglio avesse 
corso il palio ». 



PISL 



314 



PITR 



Attrezzo per mostare 



Pestone. 



(Don M. Mazzetti). 

Pi§la, agg. Questo agg. .si usa solo per 
l'uva quando è nelle casse, nelle ceste 
nei recipienti e dà un senso di pie- 
nezza succosa. Pesa. 

Pi§ón, sf. Pigione. 
PI. Pisòn. 

Pi§òt, sm. « Pisciotto ». 
Materassino per neonato, di piumino 
di tifa. 
PI. Pi§ót. 

Pistadùra, sf. Lividura, Pesto, Con- 
tusione. (V. Macadùra). 
PI. Pistadùr. 

Pistaròl, sm. Pestello e mortaio in- 
sieme. 
PI. Pistaròl. 

Pistarola, sf. 
l'uva, Ammostatrice. 
PI. Pistaròl. 

Pistéda, sf. Pestata, 
PI. Pistédi. 

Pistér, tr. intr. Pestare | Calpestare 
I Ammaccare | Pigiare | Tritare. 
Prt. Piste 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

I Va' a piste' l'acva a i ^écval, Va' a ma- 
sticare l'acqua alle anatre! 
I Piste' dl'erba, Calpestare dell'erba. 
1 Piste' l'erba pr' i zècval, Tritare la 
erba per le anatre. 

I Piste' l'uva, Pigiare, Ammostare la 
uva. 

I Piste' dia chérna, Tritare della carne, 
(Lat. med. pistare: « pistare uvam >; 
Ravenna, sec. XIII. GLE). 

Pìstòc, sm. Pestello per brillare il 
riso. 

PI. Pistóc. 

(Dal lat. med. pistonus, pestello (?) 
GLE). 

Pistola, sf. Pistola. 
PI. Pistòl. 

I Pistòla curta. Pistola a due canne, o 
doppietta. 

I Ave' la pistòla curta, Avere la pisto- 
la corta. (P.) Essere poco largo di mani- 
che; essere piuttosto taccagno. 
I S' u n' fa e' s-ciòp e fa la pistòla. Se 
no fa (se non spara) lo schioppo, fa 
la pistola. 



(Detto quando si hanno più mezzi per 
effettuare una data cosa). 

Pistón, sm. Pistone (di motore a 
scoppio). 
PI. Pistòn. 

Pistulèta, sf. Fioretto, (ballo). 
PI. Pistulèti. 

Ora P. significa ballo molto movimen- 
tato. 

Pi§unànt, sm. Pigionante, Pigionale. 
PI. Pi§unént. 
F. — anta 
PI. F. — ànti. 

Pitàr, sm. Orcio impiegato dai lattai 
per il trasporto e la vendita del latte. 
L'italiano antico ha le voci pitàro, 
pittàro e pitàrro per vaso di terra, 
orcio, derivante da un vocabolo lat. 
regionale (V. DEI), dal greco pithàrion, 
diffuso dall'Esarcato di Ravenna. 
PI. Ktér. (S. Muratori scrive: «Pitàr. 
Sorta di vaso »). 

Pitarìn da la nèva, sm. Regolo. 
PI. Pitarin. 

Questo piccolissimo uccello che, come 
dice Spallicci « l'ha e' voi d'na pava- 
jota », si trova ormai solo in pineta. 
Popolava le grandi siepi e i broli. 
A proposito di tale uccelletto gli 
autori fanno una notevole confusione. 
Il Biondelli riporta: « Pitaràn (pita- 
rén). Pettirosso « L. Sylvia rubecula»; 
il Missiroli, in una nota (V. Romagna), 
lo chiama «uccello cocola» («la cócla») 
cioè scricciolo. Lo Spallicci lo chiama 
semplicemente « e' pitarin da la nèva » 
che, alla lett., si può tradurre solo con 
« pettorine della neve », dando a « pita- 
rìn » il sign. di « uccello impettito ». 
Vecchi contadini, da me interrogati, 
non si sono pronunciati né per il Pet- 
tirosso, né per lo Scricciolo, poiché 
l'uno viene chiam. « e' pèt ró§ », e l'al- 
tro, « la cócla ». 

Pitòr, sm. Pittore. 
PI. Pitùr. 

Pìtràngula, sf. Petrangola. Gioco di 
carte. 

Pitroli, sm. Petrolio. 
Si chiamava anche « canfén » e « òli mi- 
narél ». . 

Pitunè§a, f. Pitonessa. Sacerdotessa di 
Apollo. (Questo nome, ancora vivo, con- 



PITU 



315 



PIVI 



serva solo il significato di « donna al- 
tezzosa ». E' certo un ricordo della Pito- 
nessa del tempio di Apollo che sorgeva 
a Campiano. (V. Bartóla). 

Pitùra, sf. Dipinto, Quadro, Pittura 
I Arte del dipingere, Pittura. 
PI. Pitùr. 

Piturér, tr. e intr. Dipingere, Pittu 
rare. 

Prt. Pituré 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Piuchèr, sm. Ciangottio | Petulanza 

Piuchèr, intr. Petulare | Ciangottare 
(di tacchina). • 

Piucón, sm. (Accrescitivo di «piòc»). 
PI. Piucón. 
F. — òna 
PI. F. — òni. 

Piulér, tr. Piallare. 

Fiulér, intr. Pigolare. 
Si ritiene derivi dal lat. ricostruite 
piulare (V. DEI). 

Piulèr, sm. Pigolio. 

Piulèt, sm. Pialletto. 
PI. Piulèt. 

Piulòn, sm. Pigolone, Persona che si 
lamenta di continuo. 
PI. Piulòn 
F. — óna 
PI. F. — óni. 

Piumbéda, sf. Impiombatura. 
PI. Piumbèdi. 

Piumbén, sm. Martin pescatore. 
PI. Piumbén. 

Uccello pescatore, U. Santa Maria, U. 
del Paradiso, Alcione, Pescatore del Re, 
Piombino, Picupiolo, Alcedine, Vetriolo 

Piumbér, tr. Sigillare, Apporre i 
piombini | Impiombare (un dente). 
I Piombare, Cadere a piombo ' Gettar- 
si addosso impetuosamente. 
Prt. Piumbé 
PI. — e 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

I Piumbér i virman. Piombare i vermi. 
(V. Virman). 
(Lat. plumbare, impiombare). 

Pìuméii, sm. Spiga di biódo, o sua 
piuma. (Scirpus lacustris. | Piuma, 
Piumino. 



PI. Piiimén. 
(V. Ca?ón). 

Piupéla, sf. Pioppella. 
PI. Piupèli. 

Piùv, sm. Piovasco, Acquazzone in- 
termittente. 
PI. Plùvi. 
(V. Piuva). 

Piùva, sf. Pioggia (It. ant. piova sec. 
XIII). 

PI. Piùv (m.). 
(Lat. pluvia, pioggia). 

Piuvàna, agg. Piovana. 

Acva piuvàna, Acqua piovana. 

Piva, sf. Piva. 
Piccolo strumento sonoro ottenuto da 
una cannuccia, da uno stelo di dente 
di leone, da ima paglia, da uno stelo 
verde di grano, ecc. 
PI. Piv. 
j Piva de sac. Zampogna, Cornamusa. 

Pivarola, sf. Pepajuola, Pepaiuolo 
Vasetto del pepe. 
PI. Pivaròl. 

Pivaròn, sm. Peperone (F.). Naso 
rosso. 
PI. Pivaròn. 

Pivinàz, sm. Chiurlo maggiore, Tor- 
quato, Tarlino, Chiurlo, Fischione mag- 
giore. 
PI. Pivinè^. 

Pivinèla, sf. Pivieressa, Pivierone, Pi- 
viere montano, Squattarola, Vanello a 
gastreo nero. 
PI. Pivinèli. 

Pivir, sm. Piviere, Piviere dorato. 
(Lat. med. piverius, GLE). 

Pivìr agustén. Piviere tortolino, Gui- 
gnardo. Piviere morinello. 
I Pivìr da la pena d'or. Piviere do- 
rato, Piviere, Pluviero. 
PI. Pivir. 

Pivirol, sm. Chiurlottello. Fischione 
terraiolo. CJlurlottello. 
PI. Pivirùl. 

Pi?ghèr, intr. Pizzicare, Prudere. 
I U m' pe?ga la lengva, (F.). Mi prude 
la lingua. 

Pi?gòr, sm. Pizzicore, Prurito. 
PI. Pi?gùr. 

Pi?gòt, sm. Pizzicotto ! Pizzico. Quan 
to si prende (di polvere o alt rei fra 
la punta del pollice e quella dell'indice 



PIZG 



316 



PLOS 



Pi^Rutcr, tr. Dar pizzicotti. 
Prt. Pi?;guté 
PI. — è 

F. — éda 
PI. F. — édi. 

Pi^icuchi (V. Pizincuchi). 

Pi^ighén, agg. Pizzichino^ Attributo 
di una sorta di tressette (Tri^ét pizi- 
ghén). 

Pizincuchi, sm. Cerisuola, Bacca di 
biancospino. 

Il Biondelli (1853) ha « Pzancul. Balle- 
rino. Còccola rossa che fa il rosaio e 
rovo canino ». ( Forse deriva da pizzi- 
coccola, cioè piccola bacca). 

Pizón, sm. Piccione. 
PI. Pi^òn. 
F. — òna 
PI. F. — òni. 

I Ave' al j' òv o i pi^ón, (F.) Passare da 
una malattia all'altra in continuazione. 
Stare tra il letto e il letticciuolo. 
(Lat. med. pipionus, GLE; dal lat. 
pipio-onis). 

Pi^unèra, sf Picionaia, Colombaia. 
PI. Pizunèr. 

Pi^unzìn, sm. Piccioncino, Pippione. 
PI. Pizunzin. 

Placa, sf. Placca. Piastra di metallo. 
j Macchia di pus sulle mucose. 

Plachér, tr. Placcare Doppiare (me- 
tani). 

Prt. Plaché 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

I Plaché' d'or mi anèl. Placcare in oro 
un anello. 

Pladìn, sm. Peluzzo. 
PI. Pladìn. 

Plàtah, sm. Platano. 
PI. Plètan. 

Platèja, sf. Platea. 

Plàtin, sm. Platino. 

Platóna, sf. Pulledra, a'asino, Soma- 
rella che non ha ancora buttato giù 
il pelo da pulledra. 
PI. Fiatóni. 

Plaustro, sm. Il plaustro. Rivista ro- 
magnola fondata da A. Spallicci (1911- 
1914). 

Pie, agg. prt. Pelato. Privo di peli; 
o privato di peli ! Spennato. Privato 



delle penne; o implume , Pelato, Sen- 
za capelli, calvo. I Non ancora nella 
pubertà. 
PI. Pie 
F. — éda 
Pi. F. — édi. 

Plèc, sm. Pelecchio. Erba che pare 
peluria. 

Plèc, sm. Picchio Cuntént coma 
un plèc, Contento (vivace, allegro) co- 
me un picchio.. 

Plèc róss, Picchio rosso, Picchio va- 
rio maggiore, Picchio sarto maggiore, 
Culorosso. 

j Plèc vérd. Picchio verde. 
PI. Plèc. 

Pléda, sf. Pelata. Testa calva. 
PI. Piedi. 

Pier, tr. Spennare, Spiumare De- 
pilare I Sbucciare | Scuoiare. 
] Pléss, Perdere le penne ; Perdere 
i capelli I Spellarsi, Rinnovare la pri- 
ma pelle. 

I Pie' e' pòrc. Radere il pelo al maiale. 
] Pie' e' pajér. Rastrellare un pagliaio 
(allo scopo di pareggiare la superfìcie 
laterale). 
Prt. Pie 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

La spagnéra la s' pela, La medica 
perde il baccello (per mancanza di 
fecondazione). 

(Lat. med. pelare, spelare; «porci... de- 
beant pelari cum acqua ». Imola, 1334. 
GLE). 

Plèspa, sf. Plispola, 
Pispola, Spipola, Prispola. 
PI. Plèsp. 

Fleza, sf. Pelliccia. 
PI. Plèz. 

Pliche, agg. Bezzicato ( detto di uovo 
il cui guscio è stato incrinato dall'in- 
terno dal pulcino). 
PI. Plichédi (al pi. c'è solo il femm.). 

Plichér intr. Pichiare del pulcino 
per rompere il guscio 

PHspulòn, sm. Pispolone. 
PI. Plispulón. 

Plóc, SQi. Bioccolo I Ciuffo. - 
PI. Plóc. 

Plò§, agg. Peloso. 



PLUG 



317 



POLS 



PI. Pu§. 
F. — ò§a 
PI. F. — òsi. 
(Lat. pilosus). 

Pluchér, tr. Piluccare d'uva) ] Bruca- 
re (delle pecore e delle capre) | Bec- 
chettare [ Bezzicare (delle galline) | (F. ) 
Mangiucchiare. 
Prt. Pluché 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Plunzìn 'd cavèl sm. Ciuffetto, Bioc- 
colino, Cioccherella di capelli. 
PI. Plunzìn. 

Pintóri, sm. .Piotone. 
PI. Plutòn. 

Fnàcc, sm. Pennacchio. 
PI. Pnècc. 

Pnadòra, sf. Parrucchiera ' Pettina- 
trice. 
PI. Pnadóri. 

Pnadùra, sf. Pettinatura. Acconcia- 
tura 
PI Pnadùr. 

Pnél, sm. Pennello 
PI. Pnèl 

1 A pnèl, A pennello 
I Di una cosa perfetta: La pé' fata cun 
e' pnèl. 

Pnéna, sf. Pettinina, Pettinella. 
PI. Pnén. 

Pnér, tr. Pettinare 
I (F.) Conciare. 
Prt. Pné 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Pnét, sm. Pennato, Pennaio 
PI. Pnét 
F. Pnéta 
PI. F. Pnét 
I Pònta de p., Penna 
I Taj de p., Petto 

Barbu|;él de p., Cresta 
I Fat cun e' pnét, (P.) Tagliato con 
l'accetta. 
(Lat. med. penatus, pennato. GLE). 

Pnéta, sf. (V. Pnét). 

Pnilè, sf. Pennellata, Tocco di pen- 
nello 

I Verniciata alla buona. 
PI. Pnilé. 



Pnó^a, sf. Pinuccia, Muro di pinuccia. 
Parte superiore che termina a punta, nei 
muri laterali della casa a due spioventi. 
PI Pnóz. 

Poe, agg. Poco 
PI. Puc 
F. Poca 
PI. F. Pòchi 
I avv. Poco, Da poco 
I A pòc a pòc, Poco alla volta, A poco 
a poco. 
] A di' pòc, Senza esagerare... 

Pochisì, avv. Purchessia 
j agg. Qualsiasi. 

Fògli. Puglia, regione d'Italia 
I Int al Fògli, Nelle Fughe 

Fòglia, sf. Gettone. Pezzo di metallo, 

d'altra materia, usato nel gioco d'az- 
zardo al posto della moneta. 

Fògn sm. Pugno 
PI. Pògn. 
(Lat. pugnus) 
j Tné' e' pogn stret. (F.) Essere tirchio. 

Fòjpa sf. Polpaccio 
PI. Pòjp. 

Pòi, sm. Pollo 
PI. PÒI 
F. Fòla 
PI. F. Pòli 

Roba pr' i poi. Becchime 

1 De' ai poi, Mandar via i polli. 
(Lat. puUus, pollo. GLE). 

j Gudèss a pòi, Godersi a pollo. 

Fòla, sf. Pollastra Gallina giovane. 
PI. Pòli 

; Fòla ^anta, (F.) Madonnina infilzata. 
Santarella, Finta ingenua. 

Polita, sf. Polizza d'assicurazione. 
PI Pòli^. 

Pòlp, sm. Polpo comune. 
(Octopus vulgaris). 
PI. Pulp. 

Polpa, sf. Polpa. 
I Bu.^a dia pólpa, Fossa delle polpe 
(di bietola). 

Pòl§. sm. Polso I Tempia 
PI. Pul§. 

j Sintì' e' pois, Sentire il polso Con- 
trollare i battiti del polso 

Batudi de pois. Pulsazioni 
I Ave' de pois (F. ) Avere dei mezzi fi- 
nanziari. 
1 'D pòl§, Di polso. 



POLS 



318 



PORC 



Pólija, sf. Pulce 
I Perno in ferro del mozzo della ruota 
della carriola. 

I Piccolo insetto nero che salta e di- 
vora le foglie tenere delle barbabietole. 
I Fé' al pol§ a ón, Perquisire uno. 
I Metr' una pólsa int un'urecia, Met- 
tere in guardia, sull'avviso. 
PI. Pól§. 

Pómpa, sf. Pompa. 
I Pompa de sulfét, Irroratrice. 
PI. Pómp. 

Pónila, sf. Pietra pomice, Pomice. 
(Lat. med. pomexa, GLE). 

Pònar, tr. Mettere a covare (sia la 
chioccia che le uova). 
I Pònar una ciòza, Mettere a covare 
una chioccia. 

j Pònar dal j' òv. Mettere in cova delle 
uova. 
PI. Post. 
PI. Post 
F. Pòsta 
PI. F. Pósti. 

Pónass, rf. Porsi, Mettersi Posarsi. 
Prt. Post 
PI. Post 
F. Pòsta 
PI. F. Pósti. 

Pónga, sf. Talpa 
PI. Pong. 

(Per similitudine, forse da sus pontica, 
un maiale dal pelo nero e il muso lungo, 
originario del Ponto). 

P6n§a, sf. Posa. Posatura di liquidi in 
cui, per l'ebollizione, sono rimaste in so- 
speso particelle pesanti. 

Pònt, sm. Ponte | Punto. 
I Punto. Punto fermo. 
I Punto (di punteggio). 
I Punto (di cucitura). 

Punto (in geometria). 

Punto di riferimento. 

Pont 'd vesta. Punto di vista, Idea, 
Criterio. 

I Pònt 'd riputaziòn, Punto d'onore. 
I In pònt 'd mòrta, In punto di morte. 
i Vén cun e' pònt, Vino che ha una 
punta di acidità. 
PI. Pònt. 

(Lat. pons, pontis; sanscrito panthàh, 
« passaggio »). 

Pònt di Lèdar, sm. (Alla lett. Ponte 



dei Ladri). Ponte Fiumicello, .sulla Via 

Dismano a circa 10 kilometri a sud di 

Ravenna. 

Come dice il nome, li i ladri da strada 

assaltavano i passanti. 

Fra i molti ladri che operarono in quel 

punto, rimase famoso « e' Gagìn ». 

Pont dia Zela, Ponte Cella sul fiume 
Ronco dove la Via Cella si immette 
nella Ravegnana. 

Pont Nov, Pome Nuovo sui Fiumi 
Uniti a sud di Ravenna. Questo ponte 
fu fatto iniziare dal Card. Altaeroni il 
22 luglio 1735. 

Pònta, sf. Punta 
I Vertice | Estremità acuta, in punta. 
I Cocca del fazzoletto. 
PI. Pònt 

I Pònta da di§égn. Puntina da disegno. 
I In pònta, A punta, Appuntito, Aguzzo. 

Pepa, sf. Upupa. Bubbola. 
PI. Pop. 
(Lat. ùpupa). 

Pòpul, sm. Popolo. 
PI. Pópul. 

Por, (contrazione di Pòvar) agg. Po- 
vero. 
PI. Pur 

I Por óm, Pover'uomo. 
1 E' por... (precede il nome di persona 
defunta). 
F. Pòra. 
PI. F. Por. 

Por, sm. Porro 
( Allium porrum ) 
(Lat. porrum) 

I Porro. Piccola escrescenza o verruca. 
PI. Por. (Lat. porrum). 

Pórbia, sf. Polvere di ogni genere. 
! De' la porbia, Spolverare i mobili. 
I De dia porbia int j' ócc, (F.) Cercare 
di darla da intendere; (F.) Mirare a in- 
gannare altrui sul proprio conto. 

Pórbia nigra. Polvere nera. Polvere 
pirica, formata di una miscela di ni- 
trato potassico, carbonio e solfo. 
I Porbia da s-ciòp, Polvere da fucile da 
caccia. 
PI. Pórbji. 

Poro, sm. Porco, Maiale. 
' (F.) Persona immorale. 
PI. Pure 

Pòrc 'd màeia. Maiale nero di macchia 



PORG 



319 



POST 



I Pò re ^ignél, Cinghiale. 
I Pòro spinòs, Porcospino, Riccio. 
j Sànt Antoni u s' inamurè int un pòrc, 
(Sant'Antonio s'innamorò di un maia- 
le). Questo per dire che la gente ha i 
gusti più strani. 

Cvànd e' pòrc l'à e' pel brusé / o l'à 
fàm l'è male (Placucci, op. cit.). 
I Pru là! (Porco, via di là!). 
(Lat. porcus; radice europea pork- 
« porco domestico »). 

Pòrga, sf. Purga, Purgante 
PI. Pórg. 

Porgat, sm. Portico, Loggiato. 
PI. Pùrgat. 
(Lat. med. porticum, GLE). 

Port, sm. Porto. 
PI. Pùrt 
I prt. Portato. 

I Pòrt Cursén. Porto Corsini (Ra). 
Dal nome della famiglia fiorentina Cor- 
sini a cui apparteneva il papa Clemente 
Xn, il quale autorizzò tutte le opere 
portuali e quelle della diversione del 
Ronco e del Montone. 

Pòrt 'd fura. Porto Fuori (Ra). 
« Pietro Peccatore... dalla famiglia nobi- 
lissima degli Onesti... reduce di Terra- 
santa, scioglie il voto, fatto in una tem- 
pesta di mare, edificando la chiesa ed 
il convento di S. Maria in Porto. 
La tradizione racconta che in quella 
chiesa e nelle mani di Pietro Peccatore, 
gli angeli, attraversato il mare, vennero 
a deporre l'immagine marmorea della 
Vergine Greca, e fu questa leggenda che 
nei secoli condusse migliaia di pellegri- 
ni, tra i quali anche imperatori, al ro- 
mito santuario di S. Maria in Porto». 
P. D. Pasolini. 

Porta, sf. Porta, Uscio. 
PI. Pòrt. 

I Fé' pòrta, Far pagare alla porta. 
I Ande' a la pòrta. 

I mietitori che volevano lavorare per 
tutto il tempo della mietitura, andavano 
a Forlì a una delle quattro porte e lì 
contrattavano coi datori di lavoro la 
propria pre.stazione d'opera. 
I A porta sréda. A lavoro ultimato in 
ogni sua parte (detto per la costruzione 
di edifici). 
I Ere dia pòrta. Architrave. 



Ave' pòrta lebra. Poter entrare libera- 
mente. 

j Tiréss dri la pòrta. Tirare a se la 
porta. Chiudere la porta. 
j Al cvàtar por 'd Furie : Pòrta 'd S-cia- 
vanì (P. Schaivonia); Pòrta di Bdogn 
(P. Cotogni); Pòrta 'd Sa' Pir (P. S. 
Pietro); Pòrta 'd Ravaldén (P. Raval- 
dino). In un docum. di Forlì, del 1408, 
sono rispettivamente chiamate: Porta 
Schiavania; Porta de Codognis; Porta 
Saneti Petri; Porta Ravaldini. 

Pòrtasré, f. Porta Serrata (Rav.). Ven- 
ne così chiamata perchè fu deciso di te- 
nerla chiusa dopo che i Veneziani eb- 
bero allontanato dalla città Ostasio da 
Polenta e la sua consorte Ginevra Man- 
fredi. Poi, quando nel 164^8 il cardinal 
legato Alderano Cibo fece riedificare un 
ponte di legno fuori Porta Serrata, si 
riaperse e fu chiamata Porta Cibo 
Lì vicino sorgeva una torre dove la 
tradizione voleva che vi fosse stato 
rinchiuso Boezio. 
( G. Pasolini - Zanelli). 

Po§a, sf. Posa, Atteggiamento. 
PI. Pò§ 
[ Mèts in pò§a. Posare 

Post, sm. Posto, Sito, Luogo 

Podere [ Sistemazione. 
' La§é' e' post. Abbandonare il posto. 
Lasciare il podere. 

Di' un cvèl fura 'd post. Dire una 
cosa inopportuna. 

I Sintìss fura 'd post. Non trovarsi a 
proprio agio. 

j Truvè' un post. Trovare un impiego, 
una sistemazione. 
I Fé' de post, Far posto. Far luogo. 
I No' ave' e' post a fèrom. Essere irre- 
quieto. 
PI Post. 

Pòsta, sf. Posta. Servizio postale. Uf- 
ficio postale. 

I Appostamento. Caccia con apposta- 
mento. 

I Posta. Somma di ogni giocatore nella 
giocata. 

I Quota, Parte. Azione in denaro, 
j Agguato. 

I Fé' la pòsta a 6n, Attendere uno al 
varco j Dar la caccia a uno con appo- 
stamento. 



POTA 



320 



PRE 



j Ande' a la pòsta, Cacciare all'aspetto.. 
j Fé' la posta a la levra, Andare al bal- 
zello. 

I A posta 'd lo, A sua (di lui) posta, A 
piacer suo. 

I A posta 'd li' A sua (di lei) posta, A 
piacer suo. 

I A pòsta, avv. Appositamente. 
I A pòsta, Ad arte. 

I A posta ben!, AF>punto!; Per l'ap- 
punto ! 

I 'D posta, Totalmente, Interamente. 
I « Pòsta » si usa anche per « piccolo 
appezzamento di terreno per fabbricarci 
una casa ». In questo signif . si accosta 
al lat. med. « posta », appezzamento di 
terreno. GLE. 

Pota, sm. Superbo, Borioso. Secondo 
S. Muratori deriverebbe da Potestà il 
cui femm. sarebbe «Pute§a». 
PI. Pota. 

Povar, agg. Povero (v. Por) 
PI. Pùvar. 
I Avuchét di pòvar, Avvocato dei poveri. 

Pó^, sm. Pozzo 
PI. Pó| 

I Pò? artigiàn. Pozzo artesiano. 
I Fé' vdè' la Iona in e' poz. Par vedere 
cose impossibili. 

I Metr'a mòl e poz. Fare festa grande, 
baldoria. 

I Murarci de pó^. Parapetto. 
I Camita, Incamiciatura. 
I Póz a rasul. Pozzo a rasoi. Secon- 
do la fantasia popolare ogni rocca ro- 
magnola aveva il suo pozzo con lame 
trasversali disposte in tutti i sensi in 
modo che gli infelici che vi venivano 
precipitati finivano « tagliati a fette esat- 
tamente come un cocomero agostano » 
Paolo Poletti. 
(Lat. med. puteus, pozzo. GLE). 

Póza, sf. Puzzo, Fetore. 
PI. Póz 
(Dal lat. putere, puzzare). 

Pr' pr. Per. Contrazione di « par ». 

Fracìf, agg. Uguale, Identico, Preciso. 
I Esatto, Meticoloso. 
PI. Praci§ 
F. Praci^a 
PI. F. Piacisi. 

Pradarol sm. Mattoniere 
PI. Pradarùl. 



Pradél, sm. Mattonella (da pavimento 
e da rivestimento). 
PI. Pradèl. 

Pradèla de fug, .sf. Lastra del foco- 
lare. Serve a impedire che la fiamma 
corroda il muro. 
PI. Pradèl. 

Pràdg, agg. Pratico, Esperto. 
PI. Prèdg 
F. Pràdga 
PI. F. Pradghi. ' 

Pràdga, sf. Pratica, Esperienza. 

Fé' pradga. Impratichirsi, Far pratica 
I Mètr' in pradga, Mettere in atto, :n 
pratica. 

Pradgadór, sm. Predicatore. 
PI. Pradgadùr. 

Pradghér, int. tr. Predicare. 

Pradìna (per accendisigaro), sf. Pie- 
tra focaia I Piccolo mattone.. 
PI. Pradìn 

Pradòcval, sm. Ciottolo (di mattone). 
(Da Prè). 

Pradòn, sm. Tambellone. 
PI. Pradón. 

(Lat. med. predone, grossa pietra. GLE 
(v. prè). 

Pradulòt, sm. Frammento di mattone. 
PI. Pradulòt. 

\ Sucité di Pradulòt. Con questo nome 
mordace ma asinesco i ravennati incolti 
chiamavano la Sovraintendenza ai Mo- 
numenti. 
(Vedi U. Majoli, Quando noi nonnni...). 

Praparèr, tr. Preparare, Allestire, Ap- 
parecchiare. 
Prt. Praparé. 
PI. — è 
F. — éda - PI. F. — édi. 

Pràtic, (v. Pràdg). 

Prè, sm. Mattone. 
PI. Prè 

I Cote (per affilare) detta « Pre da 
rude' ». 

] Prè cruda. Mattone crudo (non cotto) 
! Prè §élda, Mattone intero. 
j Mèza prè, Mezzo mattone. 
I Prè da rasùl. Pietra a olio (per affi- 
lare rasoi). 

[ Man 'd prè, FHla di mattoni (di un 
muro). 
I Mèi dia prè. Calcolosi alla vescica. 

Mètar una prè sòra (F.) Mettere una 



PRE 



321 



PRES 



pietra sopra, Mettere in tacere. 
I Ave' una prè int e' pónt 'd Matèlga, 
Avere un mattone nel ponte di Mate- 
lica. Essere uno sciocco. 
Questo modo ,di dire si spiega ricor- 
dando che anticamente costumava far 
pagare come tassa o pedaggio un certo 
numero di mattoni per la costruzione 
di mura, o di ponti. Probabilmente i più 
scaltri eludevano il pedaggio e solo i più 
sciocchi lo pagavano. Di qui il detto 
canzonatorio. 

I Ave' e' mèi dia prè. 1° Avere la calco- 
losi; 2° Avere la mania di fabbricare. 
(Lat. med. preda, mattone cotto. GLE). 

Pré, sm. Prato, Medicaio. 
PI. Prè 

j Pré lèbar, Campo seminato a prato, 
in primavera. Per far distinzione con la 
pratica normale di seminare l'erba me- 
dica fra il grano. 

I Padrón di prè §ghè, fF.) Padrone di 
niente. 

(Lat. med. pratum, prato. GLE). 
I Guaste' e' pré, Rompere il prato. 
I Tnè' a pré, Coltivare a prato. 

Precisión, sf. Precisione, esattezza. 
PI. Precisión. 

Prèda, f. Prada. Villa di Prada poco 
discosto da Russi. E' antico borgo dove 
nacque Guido da Prada, valoroso e li- 
berale personaggio ricordato da Dante 
nella Commedia. 

Predàpia, f. Predappio. 
( Praedia Appii ) 

Praedium era il nome generico che 
presso i Romani si dava al fondo, o a 
una serie di fondi, come dimora padro- 
nale, case coloniche, servi^ parchi, ac- 
que, ecc. conferiti in proprietà per pub- 
blica benemerenza, o venuti a possedere 
per eredità, ovvero per legittimo acqui- 
sto. (E. Bottini - Massa, La Pie, Anno 
X, n. 1). 

Prédga, sf. Predica. 
I (F.) Richiamo, Ramanzina. 
PI. Prèdghi. 

I Prédga bura, Predica della sera del 
Venerdì Santo. 

I D'indo' che vén la prédga!, Da che 
pulpito viene la predica! 

Prégna, agg. f. Pregna, Gravida. 
PI. Prégni 



(Detto di ammali, ma il campagnolo lo 
usa anche per la propria moglie). 

Prèl, sm. Prillo. Giro in tondo. 
PI. Prèl. 

Prèla, sf. Pila (di canapa). Mucchio 
conico di fastelli di canapa eretti e mes- 
si ad asciugare dopo la macerazione. 
PI. Prèl. 

Prelavént, sm. Elica a due ali usata 
come giocattolo dai bambini. Quello 
che è in cima allo stollo del pagliaio si 
chiama « fról de paièr ». 
I Gheppio. Specie di falchetto. 
PI. Prelavént. 

Prèm, agg. num. ordinale. Primo. 
PI. Prèm 
F. Frèma 
PI. F. Prèmi 

[ Ad prèma bota. Di primo colpo. Di 
primo acchito. 

Prèma, avv. Prima, Dianzi, Per l'ad- 
dietro. 
I Prèma 'd tot, Anzittutto. 

Premavìra o Primavera, sf. Primavera 
PI. Primavér 

Premavira, sf. (Primula acalius). 
(V. Viòla ?ala). 

Premavira, sf. Primavera 

Fiùr 'd premavira, Fiori primaverili. 

Premura sf. Premura, Cura. 
PI. Premùr. 

Premuro^, agg. Premuroso. 
PI. — ù§ 
F. — ò§a 
PI. F. — ò§i. 

Prèmvìra, sf. Gambetta, Combattente. 
PI. Premvìr. 

Prén^ip, sm. Principe. 
PI. Prénzip. 

Preputént, sm. Prepotente. Traco- 
tante. 
PI. — ént 
F. — énta 
PI. F. — ènti. 

Preputén^a, sf. Prepotenza. 
PI. Preputén^ 

Presa, sf. Presa. Spartimento rego- 
lare di campo. 
PI. Pré§ 

(Lat. med., a 1250, Bologna, «presa», 
spazio di terreno, v. GLE e DEI). 

Prc^a. prep. Rispetto a.... 
j Prè§' a pòco, A un dipresso. 



PRES 



322 



PROF 



Prè§apòc, (locuzione avverbiale) Pres- 
so a poco, Press'a poco, Pressapoco. 

Presentér, tr. Presentare, Mostrare, 
Prospettare. 
Prt. Pre§enté 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Pi-e^énja, sf. Presenza, Cospetto. 
I Aspetto, Presenza, Sembiante. 

Presepi, sm. Presepio. 

Fresi, sm. Prestito 
I In prèst, In prestito. 
(It. ant. presto, pre.itito. Novellino). 

Prést, avv. Presto, Tosto. 

Prestèr, tr. (V. Imprastér). 

Prestèss, rfl. Prestarsi, Offrirsi, Veni- 
re in aiuto. 
Prt. Preste 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Pretésa, sf. Pretesa. 
PI. Pretèsi. 

Pretcndar, tr. Pretendere, Volere, Esi- 
gere. 

Prt. Prete? 
PI. — i§ 
P. — è§a 
PI. F. — è§i. 

Pretési, sf. Pretesto, Appiglio, Scusa. 
PI. Pretèst. 

Prevèdar, tr. Prevedere, Presagire, An- 
tivedere. 
Prt. Prevèst 
PI. Prevèst 
F. Prevèsta 
PI. F. Prevèsti. 

Prèz, sm. Prezzo 
PI. Prèz 

I Crèsar 'd prè^, Salir di prezzo. 
I Ande' 9Ó 'd prè?;, Calare di prezzo. 
I Fé' e' prè5, Stabilire, fissare il prezzo, 
Fare il prezzo. 

] Tire' int e' préz^ Stiracchiare sul 
prezzo. 

j No' guardé' int e' prèz, Non badare al 
prezzo. 

Prilèr, tr. intr. Prillare, Roteare, At- 
tortigliare. 
Prt. Prllé - PI. Prilè 
F. Priléda. - PI. F. Prilédi 

Prinzìpi, sm. Principio, Inizio, Ante- 



fatto. 

PI. Princìpi. 

In prinzipi, Dapprima. 
\ Da, e' prém prinzipi. Proprio dall'ini- 
zio. 

I U n' gn'è un prinzipi, (F.» Non c'è 
un costrutto. 

Prin^ipiànt, agg. Principiante, Ap- 
prendista. 
P. — ént 
F. — anta 
PI. F. — ànti. 

Pri-prìcc, pri-prìcc, onom. Verso del- 
la quaglia. 

Prìscia, sf. Fretta. 
PI. Prìscji. 

] Fé' prìscia, Sollecitare. 
1 In prìscia. In fretta. Affrettatamente. 
(Antico, pressa (fretta^ Boccaccio). 

Pri§inién, sm. « Presentino » — dice 
S. Muratori — era il nome che veniva 
dato, a Ravenna, a finanzieri, guardie 
daziarie e doganieri. 
PI. Prisintén. 

Prit, sm. Prete, Sacerdote. 
[ Trabiccolo per scaldare il letto. 
PI. Prit. 

Priia, sf. dispreg. Bigotta. 

Privilègg, sm. Privilegio. 
PI. Privilègg. 

Prò, sm. Pròsito. Pro. 
I Pro, Utilità, Giovamento. 
' Bón prò, Buon appetito, Prosito. 
I Magne' 'd prò. Mangiare di gusto. 

Profóm, sm. Profumo, Odore. 
PI. Profóm. 

Prógn, sm. Prugno, Susino. 
PI. Prógn 

Prógn sambèdg Prugno selvatico 

Prégna, sf. Prugna. Fratto del prusno, 
del susino. 
PI. Prógn. 

1 Prógna vaca. Prugna gialla, grossa, 
polposa, comune nelle aie dei contadini. 
Susina giallina. 

Pròni, agg. Pronto, Preparato, Appa- 
recchiato, Disposto. 
I Disinvolto. Franco, Sollecito, Rapido. 
Spigliato. 
PI. Prónt 
F. Prónta 
PI. F. Prónti. 

Pròpi, avv. Proprio, Davvero. 



PROF 



323 



PRUV 



Proprieté, sf. Proprietà. 
PI. Proprietà. 

Froprietéri, sm. Proprietario 
PI. — èri 
F. — éria 
PI. F. — érji. 

Prò§a, sf. Prosa 
PI. Prò§. 

Próscia, f. Prussia. 

Prova, sf. Prova, Esperimento. 
I Dimostrazione 
I Testimone. 
PI. Pròv. 
I Pròva fél§a, Testimone falso. 

Pruci§ión, sf. Processione 
PI. Pruci^iòn. 

Prudént, agg. Prùdente, Cauto, Avve- 
duto, Scaltro. 
PI. — ént 
F. — énta 
PI. F. —enti. 

Prudènza, sf. Prudenza, Cautela, Sa- 
gacia, Scaltrezza. 
PI. Prudénz. 

Prudót, sm. Prodotto, Raccolto | Pro- 
duzione. 
I 'D prèm prudót, Di prima produzione. 

Prufèt, sm. Profitto, Utile, Guada- 
gno. 

Secondo il caso può significare anche 
Abuso. 
PI. Prufèt. 

Pruféta, sf. Profeta | Indovino. 
PI. Prufèta. 

Prufìl, sm. Profilo. 

'D prufil, Di profilo, di fianco. 

Prugnòl, sm. Pruno. 
Prugnolo, Susino di macchia. 
(Prunus spino§a). 
PI. Prugnùl. 

Prugnola, sf. Prugnola. Prugna di pru- 
gnolo. 
PI. Prugnòl. 

Prugfre§, sm. Progresso. 
PI. Prugrèf. 

Prufìtér, int. (v. Aprufìtèr). 

Prugresèsta, sm. Progressista, Li- 
berale. 

Con l'abuso che si fa adesso di certi 
vocaboli, questa parola, ora, non dice 
più nulla, ma nell'ottocento era un 
passaporto per tutte le galere. 

Pruibìr, tr. Poibire, Vietare. 



PI. Pruibì 
F. — ìda 
PI. F. — idi. 

Pruibi^iòn, sf. Proibizione, Divieto. 
PI. Pruibi^ion. 

Prumèf, agg., prt. Promesso. 
PI. Prumè§ 

F. — è§a - PI. F. Prumèfi 
(Dial. ant. «purm觻). 

Prumè§a, sf. Promessa, Impegno. 
PI. Prumèsi. 

Priunètar (e Purmètar) tr. Promet- 
tere. 

Prt. Prumè§ 
PI. — è§ 
F. — è§a 
PI. F. — èsi. 

Pruntè^a, sf. Prontezza, Sveltezza. 

Prupònar, tr. Proporre. 
Prt. Prupòst 
PI. Prupòst 
F. Prupòsta 
PI. F. Prupòsti. 

Prupo§it, sm. Proposito, Proponimen- 
to, Intenzione, Divisamento | Giudizio. 
PI. Prupù§it. 

I U n' à un prupòsit a e' mond. | (F.) 
Non ha un po' di buon senso! 

Prupurziòn, sf. Proporzione, Dimen- 
sione, Rapporto. 
PI. Prupurziòn. 

Prupurziunè, agg. Proporzionato, Ar- 
moruco. 

PI. Prupurziunè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Pru^iàn, agg. sm. Prussiano | Cap- 
potto (alla prussiana). 
PI. Pru§ién. 

Prutésta, sf. Protesta, Rimostranza, 
Lamentela, Reclamo. 
PI. Prutèst. 

Prutestér, int. Protestare. 

Pnitè?ar, tr. Proteggere. 
Prt. Prutèt 
PL — et 
F. — età 
PI. F. — éti. 

Prutezión. sf. Protezione, Tutela. 
PI. Pruteziòn 

Pruva. sf. Prua. 

Pruvébi, sm. Proverbio. 
PI. Pruvìbi 



PRUV 



324 



PUJA 



] Pruvébi di vece, Proverbio dei vecchi. 

Detto di una volta. 

I Pruvébi d'una vòlta, Proverbio antico. 

Pruvèdar, tr, intr. Provvedere, Ap- 
provvigionare. 
Prt. Pruvèst 
PI. — èst 
F. — està 
PI. F. — èsti. 

Pruvén, sm. Termometro Provino. 
PI. Pruvén. 

Pnivér, tr. Provare. 
Prt. Pruvé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Pruvèst, prt. (v. Pruvèdar). 

Pruvèsta, sf. Provvista, Riserva. 
PI. Pruvèst. 

Pnividénza, f. Provvidenza. 

Pruvi§ori, agg. Provvi.sorio, Avventi- 
zio, Temporaneo. 
PI. Pruvi§ùri 
F. — orla 
PI. F. — òrji. 

Pscarì, sf. Pescheria. 
PI. Pscarì. 

Pscadór, sm. Pescatore. 
PI. Pescadùr. 

Pschér, tr. Pescare. (Si usa normal- 
mente pi5chèr). 

P§è, sm. Fossato. 
Antica voce che è contrazione di <( fu- 
scét », fossato. 

I P§é grand. Fossato Grande. Fosso 
Ghiaia a sud di Ravenna. 
(Dial. ravennate antico, «fsa , v. L. Gab- 
busio). 

P§iga, sf. Vescica. 
I P§iga de pè§, Vescica natatoria. 
PI. Psig. 

Pfigòn, sm. Vescica al tallone. 
PI. Psigón. 

P§i6n, sf. Possessione. Possedimento 
(di terre). 
PI. P§ión. 

Psté, agg. Appestato. 
PI. Pstè 
F. — éda 
PI. P. — édi. 
(E' più comune «impsté»). 

Psulér, sm. Pisciolare. 
PI. Psulìr. 



Pta^òl, .sm. Mughetto. 
PI. Pta^ul. 
(Si usa sempre il pi.). 

Ptón, sm. Bottone. 
PI. Ptòn. 

(Dal francese bouton (sec. XII), da cui 
deriva anche il lat. med botonus, 1327». 

Pu, avv. Poi. 

Publicazión, sf. pi. Pubblicazioni. 
] Mètar fura al publicazión, Fare le 
pubblicazioni (di matrimonio). 

Publichèr, tr.' Pubblicare ' Stampare. 
Prt. Publiché 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Pudachén (v. Putachén). 

Pudadòr, sm. Potatore. 
PI. Pudadùr. 
(Lat. med. podator, GKE). 

Pudadùra, sf. Potatura ' Quanto ca- 
de a terra durante la potatura. 
PI. Pudadùr. 
(Lat. med. putatura, GLE). 

Pudèr, tr. Potare. 
1 Pudé' long, Fare la potatura lunga; 
Pudé' curt, Fare la potatura corta. 
Prt. Pudé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(Lat. med. podare. GLE). 

Pudèr, sm. Podere. 
PI. Pudìr. 
(Lat. med. podere. GLE). 

Puèta, sm. Poeta. 
PI. Puèta. 

Pugnale, sf. Pugnalata. 
PI. Pugnale. 

Pugnalèr, tr. Pugnalare. 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Pugnél, sm. Pugnale. 
PI. Pugnèl. 
(Lat. med. pugnalis. GLE). 

Pugnér, int. Menar pugni, Dar pugni. 
I Prendere a manciate. 

Pugnlìn, sm. Pugnetto. 
(Dal lat. pugnus). 

Pujàn, sf. Spazzaneve. 
PI. Pujén. 

Pujàna, sf. Poiana, uccello rapace del- 



PUID 



325 



pulì 



la famiglia dei falchi. 
PI. Pujàn. 
(Buteo vulgaris). 

Puida, sf. Pipita. Pellicina che si 
stacca dalla -pelle alla radice dell'un- 
ghia. 

I Malattia dei polli e dei tacchini con- 
sistente in una falsa membrana che 
si sviluppa nella punta della lingua. 
PI. Ptùd. 

Puipèta, sf. Polpetta. 
PI. Puipèt. 

Pui§ì, sf. Poesia. 
PI. Pui§ì. 

Pula, sf. Pula, Lolla | (F.) Roba di 
nessun valore: 
PI. Pul. 
CLat. med. pula. GLE). 

Pulàc, sm. Polacco. Abitante della 
Polonia. 
PI. Pulèc 
F. — àca 
PI. F. — àchi. 

Pularè, sf. Appollaiata (di polli e 
uccelli in genere). 

Pularéda, sf. (v. Pularè). 

Pularèss, rfl. (e Apularéss). Appol- 
laiarsi . 
Prt. Pularè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 

Ptxlaròl, sm. Pollaiolo. 
PI. Pularùl. 
F. — ola 
PI. F. — òli. 

(Lat. med. puUarolus, venditore di 
polli. GLE). 

Pulàstar, sm. Pollastro. 
PI. Puléstar 
P. — astra 
PI. F. — astri. 
fLat. med. pullaster, GLE). 

Pulèdar, sm. Puledro. 
PI. Pulìdar 
F. — edra 
PI. F. — èdri. 
(Lat. med. puledrus. GLE). 

Pulén. (v. Bdòcc pulén). 

Puléna, sf. Sterco pollino. Pollina. 
(Gallizioli, op. cit.). 

Pulénta, sf. Polenta. 
PI. Pulént. 



I Mnè' la pulénta, Mestare la polenta. 
1 Bastón da mnè' la pulénta, Mesta- 
toio, Mestone. 

Pulèr, sm. Pollaio. 
PI. Pulir. 

j Bachèt de pulèr, Posatoio. 
I Ande' a e' pulèr, Andare a pollaio. 
I Sgumbré' im pulèr, (F.) Sposare una 
donna che stentava a trovar marito. 
(Lat. med. pularè, GLE). 

Pulètic, sm. Politico, Uomo che si 
dedica alla politica. 
PI. Pulètic. 

Pulètica, sf. Politica. 
I Piaggeria, Lusinga. 
! Druvé' dia pulètica. Adulare. 
I Pulètica spòrca, Piaggeria sfacciata. 

Pulìd, agg. Pulito, Terso, Lindo | 
Netto ! Termine venatorie che indica 
anche un terreno nudo, libero. 
PI. — ìd. 
F. Pulida 
PI. F. — idi. 

Pulida, sf. Pulitura | Pulita. 
PI. Pulìdi. 

Pulinéri, m. Apollinare. 
Essendo S. Apollinare patrono della cit- 
tà di Ravenna, nel passato, questo no- 
me era così comune fra i Ravermati 
che venivano chiamati scherzosamen- 
te, per antonomasia, « Pulinéri », cioè 
Apollinari. 

' Pulinéri, a la càna! Questo detto vie- 
ne spiegato nel seguente modo: Per la 
festa di S. Apollinare, si lanciavano raz- 
zi il cui bastone, o canna, esauritosi 
il razzo, cadeva a terra sulla folla. I 
buontemponi, p>er pigliarsi gioco dei 
vicini, gridavano : « Pulinéri, a la cà- 
na!» (Apollinare, (attento) alla can- 
na!) e qualcimo abbassava la testa per 
proteggersi. Così si buscava im sono- 
ro scapaccione senza vedere chi glielo 
aveva dato. 

Pulir tr. Pulire, Nettare 
Prt. Pulì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Puli§àna, f. Polissena. Si tratta secon- 
do N. Massiroli della «bela I*ulisàna », 
bella Polissena, figlia del condottiero 
Gattamelata di Narni, andata in isposa 



pulì 



326 



PUNS 



del condottiero Tiberio Brandolini, (Ti- 
berio IV Signore di Bagnacavallo). 
Andrea Vassura (La Pie, Anno XVIII, 
N. 3, 4, 1949) dice che si tratta della 
Contessa Polissena Ruffo di Montalto 
di Calabria, sposa di Francesco Sforza, 
duca di Milano e signore di Cotignola. 
La Polissena è cantata in antiche canti- 
lene popolari. 

Puliticón, sm. dispr. Adulatore. 

Pulirai, sm. Agente investigativo. 
PI. Puli^èj 

« Pulirai » è sempre sinonimo di ficca- 
naso, o di spione. Si usa in tono dispre- 
giativo. Anticamente, a Ravenna veni- 
vano buttati giù dalle mura. Era popo- 
lare questo stornello : « I pulizàj i dis 
eh' i n'à paura: s' j'à de curàgg, eh' i 
vegna in so int al mura ». ( I poliziotti 
dicono che non hanno paura: se hanno 
del coraggio, vengano sulle miira). 
S. Muratori riporta anche questo : « I 
pulizèj chi pòrta la pistòla, / s' i 
vò magne' eh' i vèga a la cariòla » (I 
poliziotti, che portano la pistola, se vo- 
gliono mangiare vadano alla carriola). 

Puliti, sf. Polizia. 
I Pulizia. 
PI. Puliti. 

Piilon Matt, Napoleone matto. Titolo 
di un antico poema del sec. XVI di au- 
tore ignoto, in dialetto di San Vittore 
(Cesena), di cui si conoscono tre canti 
completi e parte del quarto. L'opera era 
in dodici canti. Il frammento, edito dal- 
la Regia Tipografìa di Bologna, 1887, a 
cura di Gius. Gaspare Bagli, è forse 
una copia dell'originale. 
E' così distribuito: Due sonetti, poi i 
canti preceduti da un « Argmént », ar- 
gomento, che consta di ima ottava. I 
canti sono in ottave ariostesche <64 il 
primo; 58 il secondo; 74 il terzo; e 34 
del quarto che è interrotto). Il poeta si 
dichiara « Puvèta cuntaden », poeta con- 
tadino, ma si tratta di un erudito. 

Pulpastrel, sm. Polpastrello (del dito) 
PI. Pulpastrel 

Pulsine, agg. Che ha il germe del 
pulcino. Detto di uovo in cui sia visi- 
bile, alla spera, il germe. 
I Ov pulsine. Uovo col pulcino. 
PI. F. Pul§inédi. 



Pulsón, sm. Pulcione. Ma.schio di 
pulce. In certe case, infestate di pulci, 
si diceva che vi era anche il «pulcione ». 
Naturalmente in tono scherzoso. 

Pultróna, sf. Poltrona 
PI. Pultròn. 

Pumariél, sm. Azzeruolo, Lazzeruolo 
(cratoegus azarolus). 
PI. Pumariél. 

Pumarìéla, sf. Azzeruola, Lazzeruola. 
Frutto acidetto, rosso o bianco, dell'az- 
zeruolo. 
PI. Pumariél. 

Pumpi^èl, sm. Pompisello. 

Pumèda, sf. Pomata. 
PI. Puméd. 

Pumpér, tr. Pompare. Aspirare, trar- 
re con pompa. 

I Immettere aria con la pompa a mano 
I Gonfiare con la pompa a mano. 

Pumpéda, sf. Azione del pompare, o 
del gonfiare con la pompa a mano. Pom- 
pata. 
PI. Pumpédi. 

Pumpón de sulfét, sm. Irroratrice a 
carriola. 

Pund§én, sm. Ponticello, Piccolo ponte 
PI. Pimdsén. 
(Dal lat. med. pontisellus, GLE). 

Punént, sm. Ponente, Ovest (punto 
cardinale). 

Punéss, rfl. Posarsi. 
Prt. Puné 
PI. — e 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Punghìn, sm. Piccolo di talpa. 

Punger, tr. Posare, Adagiare: Riporre 
Prt. Pun§é 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. —édi. 

Puntél, sm. Puntello, Sostegno. 
PI. Pxmtèl 
(Lat. med. puntellus, puntello, GLE). 

Puntén, sm. Punteruolo che serve a 
fare il segno prima di forare col trapano. 

Puntér, tr. Fermare (del cane da 
ferma). 

I Appuntare. Dare punti. 
(Lat. med. apontare, cucire, GLE). 
i Puntare, (F.) Fissare, Guardar fìsso. 
Prt. Punte 



PUNT 



327 



PURT 



PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Puntigliò§, agg. Caparbio, Puntiglioso, 
Ostinato. 
PI. — ù§ 
F. — ó§a 
PI. F. — o§i. 

Puntiròl, sm. Punteruolo. 
PI. Puntirùl 
(Lat. med. punctirolus, GLE). 

Puntlèr, tr. Puntellare. 
Prt. Ptmtlé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. —édi. ' 

Puntura, sf. Puntura (d'insetto) 
j Iniezione. 
PI. Puntùr. 

Punzèt, sm. Pungolo (Spallicci). 

Pupazèda, sf. Pagliacciata. 
PI. Pupazédi. 

Pupuloziòn, sf. Popolazione 
PI. — ón. 

Pupulér, agg. Popolare 
PI. — èr 
P. — èra 
PI. F. — èri. 

Pur, agg. Puro, Pretto, Genuino. 

Puro (di razza). 
PI. Pur 
F. Pura 
PI. F. Puri. 

Furale, agg. Parecchio, 
(è invariabile in tutti i casi). 
! avv. Parecchio, Molto, Assai. 

Purbjìna, sf. Polverina, (F.) Polvere 
venefica, o malefica. 
PI. Purbiìn. 

Purbiòn, sm. Polverone. 
PI. Purbiòn. 

Purchèr, sm. Porcaio. Guardiano di 
porci. 

PI. Purchèr 
(Lat. porcarius). 

Purchèra, sf. Porcilaia. Insieme di 
porcili. 
PI. Purchèr. 

Purchèta, sf. Porchetta. 
(Lat. med. porcheta e porchita. GLE). 

Purd§ina, sf. Porticina. 
PI. Purd§in. 

Purè, sm. Purè. 



Purèt, sm. Povero, Accattone. 
{ Purèt scané. Povero in canna. 
I Purèt me! Povero me! 
I Fé' e' purèt, Fingere di esser povero. 

Purèt, agg. sm. Povero, poverello. 
PI. Purèt. 
PI. — et 
F. — èta 
PI. F. — èti. 

Purgatori, sm. Purgatorio. 

Purghér tr. Purgare | Purificare 
j Fare ammenda dei propri errori. 
Prt. Purghe 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. —édi. 

I E' gia^ e' porga la tera, Il gelo purifica 
la terra. 

Purmètar, tr. Promettere. Ora si dice 
« prumètar ». 

Puròt, sm. Porro coltivato. 
(Allium porrum L.) 
PI. Purót. 

Sono chiamati « purót » anche i germo- 
gli di cipolla. 

Purpuréna, sf. Porporina. 
PI. Purpurén. 

Purtadòr, sm. Portatore. 
PI. Purtadùr 
(Lat. med. portator, GLE). 

Purtanténa, sf. Portantina. 
PI. Purtantén. 

Purté, agg. Proclive, Propenso, Che 
ha disposizione, attitudine. Portato. 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. —édi. 

Purtèda, sf. Portata. 
i Capacità, Forza 
I Possibilità 
PI. E*urtédi. 

Purtèr, tr. Portare, Recare, Arrecare, 
Sostenere, Reggere. 
I Riportare 
Prt. Purté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. —édi. 

Purté' de vén, (F.) Portare bene il vino. 
I E^irté' §grèzia. Portare o recare di- 
sgrazia. 

I Purté' furtóna. Portare fortuna. 
I Purté' ben, Portar bene. Portar for- 



PURT 



328 



FUTA 



tuna. 

I Purté' mèi, Portar male, Portar sfor- 
tuna, disgrazia. 

I Purtéss ben, Portarsi bene, Compor- 
tarsi bene. 

I Purté' so, Costruire il nido. Detto de- 
gli uccelli e dei giovani sposi che met- 
ton su casa.. 

I Purté' vi', 1" Portar via; 2° Rapire, 
Rubare. 

Purtòn, sm. Portone. 
PI. Purtòn. 

Purzàna, sf. Porzana, Rallo, R. acqua- 
tico, Galinella, G. acquatica. 
PI. Pur^àn 

(Rallus o Ortigòmetra porzana). 
Certe mattine rigide d'inverno con forti 
gelate e galaveme, certi ragazzini credu- 
loni vengono mandati « a purjàn ». De- 
vono mettersi un sacco, un po' umido, 
attorno al collo per metterci le por- 
zane e tenere in mano due cunei di 
acciaio, batterli ritmicamente insieme 
e ripetere: « Purzàna vèn a e' sac che 
e' mat t'aspèta », Porciglione vieni nel 
sacco che il matto t'aspetta. 
(Lat. med. porzana, gallinella acqua- 
tica, GLE). 

Pur^anón, sm. Porciglione. Gallinella 
d'acqua, Pollo sultano, Sciabica, Fola- 
ga verdipiede. 
PI. Purzanòn. 
(Rallus aquàticus). 

Pur^anón turchén, Pollo sultano, Por- 
firione ceruleo, Cimandorlo. 
(Porphyrio caeruleus) 

Purzél, sm. Porcello. 
PI. Pur^èl 
F Purjéla 
PI. F. Pudjèli 

I Fé' i purzèl, (F.) Vomitare per aver 
bevuto troppo. 

(Lat. porcellus, DEI; lat. med. por- 
cellus e porzellus. GLE). 

Purzìl, sm. Porcile. 
PI. PÙrzil. 

Pur^iléra, sf. Porcilaia. 
PI. Pur^ilèr. 

Purziòn, sf. Porzione, Parte. 
PI. Purziòn . 

Purznàca (v. Purznacia). 

Pur^nàcia, sf. Portulaca, Porcellana 
Pianta delle portulacacee. 



(Lat. med. portulaca, GLE). 
(Portulaca olearia L.) 
Pu^ànza, sf. Possanza, Forza. 
Puscè, agg. Posato, Calmo, Quieto. 
PI. — é 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 

Puscéss, rfl. Calmarsi, Divenire quie- 
to, calmo, posato. 
Part. Puscé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Pu^èbil, agg. Possibile, Fattibile. 
j Fé' e' pu§èbil, Fare tutto ciò che è 
nelle proprie possibilità. 
Pu§ér, intr. Posare. Darsi delle arie 
Pufèdar, tr. Possedere. 
Pu§é5, sm. Possesso. Possessione, Ap- 
propriazione. 
PI. Pu§è§. 

Pu§idént, sm. Possidente. 
PI. Pu^idént. 

Pu§iziòn, sf. Posizione, Sito, Località 
I Situazione. 
PI. Pusiziòn. 

Pust' aribi'! (Imprecazione). Che tu 
possa diventare idrofobo! Tradotto alla 
lettera perde ogni efficacia : « Possa tu 
arrabbiare ». 

(Sec. XVIII, « pusta arrib: ». P. Santo- 
ni, op. cit.). 

Pustarìn, sm Poderetto. 
PI. Fustami. 

Pustéma, sm. Postema, Ascesso. 
PI. Pustém. 

Pustén, sm. Postino 
PI. — én 
F. — éna 
PI. F. — én. 

Pustèz, agg. Posticcio, Provvisorio. 
PI. — èz 
F. — è?a 
PI. F. — èzi. 

Putachén, sm. Cincia, Cinciallegra, 
Puticchia (1890, Giglioli). 
PI. Putachén. 

Rno a non molti anni fa era l'uccelletto 
tradizionale del ciabattino forlivese. 
Col suo canto, fuori dell'inverno, ram- 
.'iienta ai contadini di potare le viti: 
« Puda '1 vidi puda '1 vid », Pota le viti, 
pota le viti. 



FUTA 



329 



PUZE 



Putàcia, avv. Molto, Assai. (Zona di 
S. Zaccaria, Vecchio dialetto). 

'Putàna, sf. Putt£ina 
PI. Putàn. 

Putanìr, sm. Puttaniere. 
PI. Putanìr. 

Putèce, sm. Stufatino 
(Dal lat. med. potagium, vivanda GLE) 

Putént, agg. Potente 
I Alcoolico. 
I Vén putént. Vino ad alta gradazione. 

Roba puténta (da bere), (F. ) Alcoolici. 
PI. Putént 
F. — énta 
PI. P. — ènti. 

Pimtén^a, sf. Potenza, Forza. 
[ Stato potente. 
PI. Putènz. 

Putèr, Int. Potere. 



Prt. Putii 
PI. — ù 
F. — uda 
PI. F. — udi. 

Putè§a, sf. Superba, Boriosa (v. Pota) 
PI. Putè§. 

Putifèri, sm. Putiferio ] Confusione. 
' Disordine. 

Puvarté, sf. Povertà 

Puvént, sm. Poventa. Luogo riparato 
dal vento. 

A e' puvént, A poventa. 
(Lat. post ventum). 

Pu^él, sm. Pozzale. Parapetto del 
pozzo. 
PI. Puzél. 

(Lat. tardo « puteale », orlo del pozzo. 
DEI; e lat. med. puzzale, bordo del 
pozzo. GLE). 




PUZE 330 PZUL 

Pu^ér, sm. Pozzaiolo, Scavatore di Da « spezieria » 

pozzi. PI- P?iari. 

PI. Pu^er. P^iél, sm. Farmacista (Speziale). 

Pu^èr, int. Puzzare Pl. p^iél 

I (F.) Darsi delle arie. (v. Pziarì) 

I Pu?;é' da .sgnór, (F.) Posare da ricco. P^ultén, sm. Pezzetto 

Pu^ét, sm. Pozzetto | Pozzo nero. PI. P^ultìn 

Pl. Pu^èt. P^ultina, sf. Pezzuola 

P^iari, sf. Farmacia. PI. Pzultin. 



Q 



QUAC 



331 



QUAT 



Q. Nella ortografia dialettale roma- 
gnola i casi di qui, que, quo e qua sono 
scritti con evi, cve, evo e cva, perchè 
così suonano. Alcuni seguono l'ortogra- 
fia italiana. Io ho ritenuto opportuno, 
per molte voci, riportare le due ma- 
niere. Nella ricerca dei vocaboli sarà 
opportuno aprire alla q. come alla e. 

Quàcc, (v Cvacc). 

Quadarlé, agg. (v. Cvadarlé). 

Quadèran, sm. Quaderno 
PI. Quadìran. 
(Lat. med. quatemus, GLE). 

Quadrél, sm. (v. Cvadrèl) 
I Mattone quadro. 
(Lat. med. quadrellus, GLE). 

Quadrèt, sm. (v. Cvadrèt). 

Quàia, sf. Quaglia. 
I Sbornia. 
PI. Quaj 
(Lat. med. quaglia, GLE). 

Quajarén, sm. (v. Cvajarén). 

Quajàstar, sm. (v. Cvajàstar). 

Quajón, sm. (v. Cvajòn) 

Quaiòt, sm. (v. Cvajót) 

Quajunèda, sf. Canzonata 
I Stupidaggine 
PI. Quajunédi. 

Quajunel, sm. Coglionella (Una presa 
in giro). 
PI. Quajunel. 



Quajunèr, tr. (v. Cvajunér). 

Quajunzón, sm. (v. Cvajunzòn). 

Quajutéra, sf. Paretaio per la cattura 
delle quaglie. Quaglieraio 
PI. Quajutér. 

Quajutìn, sm. (v. Cvajutìn). 

Quànd, (v. Cvànd) 

Quànt (v. Cvànt). 

Quaranta nm. (v. Cvaranta). 

Quarantén, sm. e agg. (v. Cvarantén). 

Quarantèna, sf. (v. Cvaranténa). 

Quarcér, tr. Fare il tetto. Mettere il 
tetto. 

Prt. Quarcé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Quarela, sf. (v. Cvarela). 

Quarè^ma, Quaresima. 

Quarlèss, rfl. (v. Cvarléss). 

Quartarola sf. (v.Cvaratròla). 
(Lat. med. quartarola, mis. di volume. 
GLE). 

Quartana, sf. (v. Cvartaza). 

Quartén, sm. (v. Cvartén). 

Quàlar (v. Cvàtar). 

Quatar^ènt, nm. (v. Cvatarzènt). 

Quatarnén. sm. pi. Quadrettini (mi- 
nestra). 

Quatrén, sm. (v. Cvatrén). 

Quatrócc. sm. Quattr'occhi, Canone. 



QUE 



332 



OUOT 



Domenicano. 

( Fuligula clangula). 

Que, avv. Qui, Costì. 
(Sempre preceduto dalla preposizione 
« a »). 
I A que, a le, a là. Qui, lì, là. 

Quèdar, sm. Quadro, Ritratto. 
I agg. Quadro, Quadrato, A forma qua- 
drata. 
PI. Quèdar 
F. Quédra 
PI. P. Quédri. 

Quèj, sm. Bugno rustico 
I Covile, Covo. 
PI. Quèj. 

Quél, agg. Quale 

Tel e quél, Tale e quale. 

Quél, sm. (v. Cvél). 

Quél, pron. dimos. Quello. 
PI. Qui 
F. Quèla 
PI. P. Quèli. 

Quéla, si. Cosa (in senso dispreg.) 
PI. Quèli. 



Quèra, sf. (v. Cvèra). 

Quèrce, sm. (v. Cvèrcc). 

Quèrta, sf. (v. Cvèrta). 

Quèst, pron dimos. Questo. 
PI. Quèst 
F. Quésta 
PI. F. Quésti. 

« Quèst » è abbreviato in « 'st » tutte 
le volte che è seguito da un nome, 
(v. 'St). 

Qui, pron. dim. m. pi. (v. Cvi). 

Quilér (v. Cvilér). 

Qullìn, sm. dim. Cosino. 
PI. — in . 

F. — ina 
PI. F. — ini. 

Quind§èna, sf. (v. Cvind§éna). 

Quintalér, tr. (v. Cvintalèr). 

Quintél, sm. Quintale 
PI. Quintél. 

Quintén, sm. Quinta parte di un litro. 

Quòta, sf. Quota ] Quota parte. 
PI Quot. 



R 



R 



333 



RABI 



R... Il suono della « r » molto prolun- 
gato veniva emesso durante l'aratura 
per incitare allo sforzo le mucche. Po- 
trebbe essere il troncamento della voce 
Ro, che è il nome del bue di destra, o 
di Riba che è il nome della mucca di 
destra. 

Rabajol, sm. Panciullino. E>aU'antico 
« Rabàcc », comune u molti altri dia- 
letti e all'italiano antico rabacchio. 
PI. Rabajùl. 

Rabàtar, tr. Rabbattere, Socchiudere 
(porte, fineste e occhi). 
Prt. Robatù. 
PI. — ù 
F. — ùda 
PI. P. — ùdi. 

Rabatù, agg., prt. Rabbattuto, Soc- 
chiuso. 
PI. — ù 
F. — ùda 
PI. F. — udi 

I ó§ rabatù. Uscio rabbattuto; Pòrta 
rabatuda, Porta rabbattuta; Finèstra ra- 
batùda. Finestra rabbattuta. 

Rabatèss, rfl. (v. Arabatéss). 

Rabè§, sf. Ingordigia | Bulimo | Avidi- 
tà insaziabile in senso più figurato che 
reale. Di un uomo avido di denaro si di- 
ce, per esempio, « L'à la rabè^ ». Questo 
« rabè§ » ha il corrispondente nel ro- 



magnolo antico « réba » riportato dal 
Biondelli con la spiegaz. « Specie di fa- 
me così grande che è malattia». 

Ràbi, sm. Trebbio. Attrezzo munito 
di denti di ferro (rebbi), con cui si trita 
il terreno arato per spianarlo. Erpice a 
rebbi. 
PI. Rèbi 

Ràbi di dént, Trebbio. 
I Ràbi dal cadén, Erpice snodevole 

Ràbi dal cmìr, Erpice a vomeri. 

Ràbia, sf. Rabbia, Ira, Stizza. 
PI. Ràbji 

! Ave' ràbia. Avere rabbia, Essere ar- 
rabbiato. 

Rabi, agg. Idrofobo. 
] (F.) Ingordo 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

! Càn rabì, Cane idrofobo. 
Per il sign. (F.) vedi la v. « Rabè§ ». 

Rabièda, sf. Erpicata 
PI. Rabiédi. 

Rabiél, sm. Raschiatoio. Strumento 
con cui si raschia il terreno, o si spiana. 
E' a forma di rastrello con solo ma- 
nico e cassa. Secondo il Biondelli (1853), 
questo nome indicava il mazzuolo da 
terra, quello con cui si rompevan le 
zolle. 
PI. Rablèl. 



RABI 



334 



RAGN 



j Rabièl de fòran, Tirabrace. 

Rabiér, tr. Erpicare. 
Prt. P. — éda 
PI. F. — édi. 
(V. Rabi). 

Racò^, sm.. Crocchio 
I Fé' de racò^, Fé' e' racòz, Raccogliersi 
in crocchio. 
PI. Racó^. 
(V. Racu^ér). 

Racuzér, tr. Radunare, Raccozzare. 
Prt. Racia^é 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Radanéda, si. Rabberciata, Rattop- 
pata j De' una radanéda, Dare una 
rattoppata, o una rabberciata. 
(Aruch Aldo, in op. cit., riporta: « Arba- 
danar i mie bragon, Rappezzare i miei 
calzoni »). 

Radanèr, tr. (v. Radanéda). Rabber- 
ciare, Rattoppare. 

Radèce, sm. Radicchio. 
PI. Radèce. 

Ràdghi, agg. f. pi. Dispari. Detto delle 
carte da gioco quando non sono distri- 
buite regolari. 
! Al j' è ràdghi. Sono dispari. 

Radicela, sf. Radichetta, Radicchiella. 

Gè race. 
PI Radiceli. 

Radìsa, sf. Radice Barba 
I Apparato radicale. 

I Ravanello bianco a forma allungata. 
j Ramolaccio. 
PI. Radi§. 

I Cave' d'int al radis, Sradicare, Estir- 
pare. 

I Radj§a vàs-cia, Radice vana, stopposa. 
(Lat. radix). 

Radì^én, sm. Ravanello. 
PI. Radisén. 

Radi^èr, sm. Intrico di radici. 

Rafél (e Do Rafél), (v. vaca). 

Rafèt, sm. Graffiello da falegname. 
PI. Rafèt. 

Rafìnarì, sf. Raffineria. 
PI. Rafìnarì. 

Rafìnér, tr. Raffinare, Affinare. 
Prt. Rafìné 
PI. — è 
F. — éda 



PI. F. — édi. 

Rafón, sm. Con « rafón » che il Morri 
chiama impropriamente «canajolo ne- 
ro » si indica un'uva dolce dalla buccia 
rossa, con acini un pò allungati, di me- 
dia grossezza, che resiste bene alle 
intemperie. Raffone. 

Ragajèr, intr. Ringhiare del cane. 
Nella forma riflessiva prende spesso 
una «a» come prefìsso [ (F.) Far la 
voce grossa (V. Aragajéss). 

Ragajìn, sm. Attaccalite. Persona ar- 
rogante, litigiosa. 
PI. Ragajìn. 
(V. Aragajéss e Ragajér). 

Ragajòn de car, sm. Argano del car- 
ro. « Arganone ». 

Raganlè, agg. Che ha la raganella, la 
raucedine. 

Ragà^, sm. Ragazzo, Giovine Sca- 
polo. 

PI. Raghè| , 
F. — àza 
PI. F. — àzi. 

Ragàza, sf. Ragazza, Signorina, Gio- 
vine I Zitella. 
PI. Ragàzi 

I Sté' ragàza. Rimaner zitella. 
I Raga^a smè§a. Ragazza attempata, 
che ha passato l'età da marito. 

Ragion, sm. Tordella, Tordo mag- 
giore (Turdus viscivorus). 
PI. Ragion. 

E' chiamato anche «rangión ». 
■ Cvànd e' canta, e rangión a sém 
fura di' avtón. Quando canta la tor- 
dela siamo fuori deirautunno. 

Ràgn, sm. Ragno. 
PI. Règn. 

I Ràgn ró§. Ragno rosso (Metatetra- 
nychus ulmi). 
I Ràgn d'acva, Gerris. 
I No' cave' un ràgn d'int un bu§. Non 
levare un ragno da un buco. Non ve- 
nire a capo di nulla. 
I Ràgn dal set gàmb, Ragno dalle set- 
te zampe. Prima di uccidere un ragno 
costuma assicurarsi che non abbia set- 
te zampe, perchè si crede che, in que- 
sto caso, porti fortuna alla casa in cui 
si trova, e si lascia vivere. 

Ràgn, sm. Fanciullaccia. 
(Nigella damascala L.). 



RAGN 



335 



RAME 



P. Zangheri. 

Ragna, sf. Discordia. 
Questa par., riportata dal Bionedelli 
(1853) col signif. di discordia e che re- 
sta ancora come radice nel v. « ra- 
gnér » (rabbuffarsi, litigare, altercare), 
si conserva nel detto « è^ar in càgn e in 
ragna », essere in capiesco e in discor- 
dia. 

Ragna, (Erbaràgna), sf. Cuscuta. 
(Cuscuta epithymun). 
E' chiamata anche « caviléna ». 
I Tramaglio, Rete a tramaglio detto 
anche « rèd d'imbròc ». 

Ragnadòr, agg. Litigioso, Attaccalite. 
PI. Ragnadùr . 
F. — óra. 
PI. P. — òri. 

Ragnéda, sf. Rabbuffo, Litigio, Con- 
tesa. 
PI. Ragnédi. 

Ragnèr, int. Litigare. 
j Ragnèss, un cvèl, Contendersi una 
cosa. 

Prt. Ragne 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 

Ragnìn, agg. Regnante. Si trova solo 
nel detto: I suldé de pepa ragnìn i 
mureva sota la guaza; per significare 
che non valevano nulla. 
I 'Sa sit un suldé de pepa ragnìn? Sei 
forse im soldato del papa regnante? 
(Col sottinteso che quei soldati soffri- 
vano anche per una semplice rugiada). 

Ragusei, sm. Spillettone. (Scandix 
pecten Veneris). 
Di odore disgustoso. 
PI. Ragu§èl. 
(Anche Agusèl). 

Ralintér, tr. int. Rallentare (di velo- 
cità) I Scemare (di pioggia) ' Calare 
(di vento). 

Ràm, sm. Rame. 
I Roba 'd ràm, Utensili da cucina in 
rame. Rami. 
(Lat. med. ramum. GLE). 

Ràm, sm. Romo (di albero | Rampa 
(di scala). 
PL Rem. 

I Sté' coma ru§èl int e' ràm, Stare 
sul chi vive. 



Rama, sf. Rama, Frasca Ramo. 
PI. Ràm. 

U§èl da rama. Uccello che si posa 
sui rami, ramace. 
[ Rama'd tre fój. Rama di tre anni. 

Ramarle, sf. Mestolata | Colpo di me- 
stola ] Contenuto di una mestola, di 
un ramajuolo. 
PI. Ramarle. 

Ramarol, sm. Ramaiuolo, Mestola. 
PI. Ramarùl. 
(Sec. XIV, ramaiolo). 

Ramasè, prt. Raccolto Rarmicchiato, 
Rattratto, Ammassato, Ammucchiato. 
i Tnè' al gàmb rama^édi. Tener le 
gambe raccolte, rattratte. 
PI. Ramale 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

j Sté' tòt rama§é, Star tutto rannic- 
chiato. 

Rama^éda, sf. Ammucchiata. 
PI. Ramasèdi. 

Rama§ér, tr. Ammassare. 
Prt. Rama§é 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Rama^òn, sm. Ammucchiata esegui- 
ta in modo disordinato. 

Rama^ìna, sf. Rametto. 
PI. Rama^ìn. 

Ramblé, agg. Che ha le gambe stor- 
te. 

PI. Ramblé 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(V. Ranche). 

Raméda, sf. Vecchia voce con cui si 
indicava la « rete metallica ». Lo Zin- 
garelli riporta: «ramata», graticolato 
fitto di fili di metallo per usci e fine- 
stre. Il GLE riporta un « remata ». 
1261, Bologna, reticella metallica che si 
mette ai telai degli armadi. Da queste 
due voci il nostro vocabolo. 

Raména, sf. Mestola forata, bucherel- 
lata e piatta | Schiumarola. 
PI. Ramén. 

Ramènd, sm. Rammendo. 
PI. Ramènd. 

Ramèta, sf. Saliscendi (della porta). 

Spranghetta del saliscendi. 



RAMG 



336 



RANZ 



PI. Ramèt. 

I Ciavèta dia ramèta, Linguetta. 
I Capu^òl dia rameta, (o dia pòrta) 
Monachetto. 

I Scò^aramèt, (dispregiativo). Colui che 
in una stessa sera va in più trebbi. 
I Tire' so la ramèta, Alzare il saliscen- 
di. Quest'espressione deriva dal fatto 
che molti saliscendi erano azionati da 
una funicella. 

Ratngnàn, agg., sm. Ravegnano, Ra- 
vennate. 
PI. Ramgnén 
F. — àna 
PI. F. — ani. 

I A la ramgnàna, Apertamente. 
(Lat. med. 1332 ravegnanus). 

Ramó^, (V. Ramuscér). 

Ramuscéda, sf. Rasciugata (V. Ra- 
muscér). 

Ramuscér, tr. Rasciugare (detto dei 
panni lavati). 
Prt. Ramó§ e Ramuscé 
PI. Ramó§ e Ramuscé 
F. Ramósa e Ramuscéda 
PI. F. Ramósci e Ramuscédi. 
(Aruch Aldo in Op. Cit. sec. XVIII, 
riporta « aramusar », rasciugare). 

Rana, sf. Miseria squallida. 
PI. Ràn. 

Ranche, agg. Arcato, Arcuato. 
PI. Ranche 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 

I L'è ranche, Ha le gambe arcuate. 
I Gàmb ranchédi. Gambe arcuate, stor- 
te. 
(Forse dal celtico rand, curvo). 

Rancor, sm. Rancore. 
PI. Rancùr. 

Rànd^, sf. Secondo il Biondelli (1853) 
significava sesto delle volte e degli 
archi. Ora, di una persona che si at- 
teggia a gran signore, si dice : « U s' dà 
dia randa». 

Randel, sm. Randello. 
PI. Randèl. 

I Armane' cun e' randèl int la nó^, 
Rimanere incagliato, o a metà opera. 
I De' una randlé. Tirare un randello j 
(F.) Lanciare una frase allusiva cori 
l'intento di creare suscettibilità ' Dare 
ima stoccatina. 



Randlé, sf. Randellata, Colpo di ran 
dello. 

PI. Randlé. 
[ De' dal randlé, (F.) Tirar frecciate. 

Ranéla, sf. Raganella. 
I Giocattolo che dà un suono simile a! 
canto della raganella, Si ottiene con 
un bossoletto di canna coperto da una 
parte da un foglio di carta molto so- 
lida, per il quale si fa passare, tramite 
due forellini, un crine di mucca, o di 
cavallo; alle due estremità che riman- 
gono dentro il bossoletto, si lega un 
bastoncino che fa da fermo; all'altra 
estremità si fa un cappio che abbraccia 
una bastoncello intomo al quale si fa 
roteare fortemente il bossoletto. Per 
effetto dello sfregamento del crine col 
legno, si ottiene un suono che imita il 
canto della raganella. 

Rantolo. Stridore del respiro prodot- 
to da catarro. 

I Cvànd e' canta la ranèla, la s' vò 
bagné la pela. Quando la raganella 
canta è segno che vuol piovere. 

Ràngg, sm. Rancio (dei soldati). 

Rangè, sf. Raglio d'asino ' Nitrito 
di cavallo. 

I Fé' ima rangéda, Emettere un raglio 
(o un nitrito). 
PI. Rangédi. 

Ranger, int. RagUare (di asino). 
j Nitrire (di cavallo). 

Rangoon, (V. Ragion). 

Rangutàn, sm. Orangutano, Orango. 
Scimmia antropomorfa dell'isola di 
Bomeo ' (F.) Persona misantropa e 
tirchia. 
PI. Rangutén. 

Ranicé, prt., agg. Rannicchiato. 

Ranòcc, sm. Rana, Ranocchio. 
PI. Ranócc. 

Rantlìr, sm. Rantolìo. 

Ranucér, sm. Ranocchiaro. 
PI. Ranucér. 

Ranucèra, sf. Ranocchiaia, Strato di 
alghe d'acqua dolce (zanichella palu- 
stris). Conferva. Borracina d'acqua. 
(Da « ranòcc »). 

Rànz, agg. Rancio, Rancido. 
PI. Rénz 
F. Ràn^a* 
PI. F. Rànzi. 



RAPA 



337 



RASU 



(Rancio, rancido (Sec. XVI) 

Raparén, agg. Rampichino. Riferito 
a piante rampicanti. | « Mlón raparén » 
melone rampichino. | sm. Picchio mu- 
ratore. 

PI. Raparén. « 
F. — éna 
PI. F. — éni. 

Rapéda, sf. Erta, Salita. 
PI. Rapédi. 

Rapèr, intr. Arrampicarsi, SaUre. 
Prt. Rapè 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 
(Dal lat. repere, arrampicarsi). 

Rapèt, sm. Erta breve, Salitella. 
PI. Rapèt. 

Rapiàt, sm. Soppiatto. 
I 'D rapiat, Di soppiatto, Di nascosto. 

Rapón^al, sm. (F.) Raperonzolo. Na- 
nerottolo | Maiale basse, tozzo e pan- 
ciuto. 
PI. Rapòn^al. 

Rapdnzul, sm. Raperonzolo o Rapon- 
zolo (Campanula rapunculus L.). 
P. Zangheri; e così anche il Gallizioli 
in Op. Cit. 

Raport, sm. Lamentela, Lagnanza, 
Rimostranza, Rapporto. 
PI. Rapùrt. 

Ra^èda, sf. Raditura (di sfalcio, e 
di taglio di capelli). Rasata. 
I Passaggio rasente, 
PI. Rasédi. 

Ra§egnèss, rfì. Rassegnarsi. 
PI. Ra§egné 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Ra^éna, sf. Rasiera. Asticella, rego- 
lo per rasare misure di capacità per 
aridi. 
PI. Ra§én. 

Ra§ént, aw. Rasente. 

Rasér, tr. Rasare. 
I Rasentare | Sfiorare. 
Prt. Rase 
PI. — è 
P. — èda 
PI. F. — èdi. 

Ra^ón, sf. Ragione, Cagione, Causa, 
Motivo. 



I A ra§òn 'd, A ragione di. 

Purté' al su ra§ón. Par sentire le pro- 
prie ragioni. 
(Rav. sec. XIV, rasone, ragione). 

Rasp, sf. Raspo. 
Malattia che colpisce i conigli al naso, 
alle orecchie e ai piedi, chiamata «Mèi 
de rasp ». 

Raspa, sf. Raspa. 
Lima da legno. 
PI. Rasp. 

Raspatola, sf. Graticola. Si applica 
internamente ai tini in corrispondenza 
del foro da cui si spilla il mosto, per 
arrestare raspi e vinacce. 
PI. Rasparci . 

RaspSda, sf. Raspatura, Razzolata. 
PI. Raspèdi. 

Raspégn, sm. Avarizia, Mania di ri- 
sparmiare e mettere da parte. 

Raspén, sm. Prurito, Pizzicore alla 
gola, Stimolo a raschiarsi la gola. 

Raspèr, tr. e int. Raspare \ Razzola- 
re dei polli. 
Prt. Raspe 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Raspól, sm. Raspo, Graspo. Grappolo 
d'uva dopo che sono stati levati i 
chicchi. Raspollo. 
PI. Raspól. 

(Dal lat. med. graspus, graspo d'uva. 
GLE). 

Rastél, sm. Rastrello (Attrezzo agri- 
colo). 
PI. Rastèl. 
(Dal lat. rastrum, rastrello. DEI). 

Rastél, sm. Cancello. 
PI. Rastèl. 
(Lat. med. rastellum, cancello. GLE). 

Rastladùra, sf. Rastellatura. Fieno, 
strame, raccolto rastrellando 

Rastlér, tr. Rastrellare. 
(V. Rastèl). 

Rastlìra, sf. Rastrelliera. 
PI. Rastlìr. 
(Lat. med. rasteleria, mangiatoia. GLE) 

Ra!>ùl, sm. Rasoio. 
PI. Ra§ùl. 

Ra.sunamént, sm. Ragionamento. 
PI. Ra?unamént. 



RASU 



338 



RAZE 



Raijunéda, sf. Ragionamento, Discor- 
so I Chiacchierio | Proposta 
I Ave' una ra§uné<ia, Ehscorrere con 
vivo interesse, o anche animatamente 
I Fé' una ra§unéda a una dona, (F.) 
Fare una proposta a una donna Fé' 
una ra§unéda. Fare un discorsetto (per 
chiarire alcune cose). 
I L'è una ra§unéda ch'la n'u m' va, E' 
un ragionamento che non rni garba. 

Rasunér, intr. Ragionare, Discorrere. 
Prt. Ra§uné. 

Rata, sf. Piano inclinato di terra. 
Ratta (Vasari). 
PI. Rat. 

Ratatóglia, sf. Accozzaglia. 
PI. Ratatogli. 

Ravàce, sm. (?) 
1 U j n' è a ravàce, (detto solo di ro- 
ba). Significa che ce n'è in tale abbon- 
danza da non doversi preoccupare se 
anche ne va a male. 
Forse « ravàce » deriva dal verbo « ra- 
vacér ». In origine, forse si riferiva a 
quando il raccolto dell'uva era in tale 
abbondanza che vi si poteva - in senso 
figurato - diguazzare dentro fino « a 
ravacé§ ». 
(V Ravacér). 

Ravacér, tr. Infangare, Impillacche- 
rare. 

Prt. Ravacé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. - édi. 

Ravaciòn, agg. Che si infanga. Che 
ama infangarsi. 
PI. Ravaciòn 
F. — òna 
PI. F. — óni. 

Ravaldén, m. Ravaldino. Località di 
Forlì ove sorge la rocca omonima. Se- 
condo i cronisti, fu il cardinale Pietro 
Bruggia a Idearne e iniziarne la co- 
struzione nel 1372. L'opera fu ripresa, 
secondo il piano originario, un secolo 
dopo, da Pino III degli Ordelaffi; ma 
fu realizzata (1483) da Gerolamo Ria- 
rio, marito di Caterina Sforza, succe- 
duto airOrdelaffi nella Signoria di For- 
lì. (Romagna. L. Pasquini). 
lE' Borg 'd Ravaldén, Il Borgo di Ra- 
valdino. E' uno dei quattro borghi di 



Forlì. 

Raviulé, agg. prt. Attorcigliato, Con- 
torto. 
(V. Raviulèr). 

Raviulé, agg., prt. Attorcigliato, Con- 
me una biscia. 

Raviulèr, tr. Attorcigliare, Avvolgere. 
Prt. Raviulé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Raviulòt, sm.. Attorcigliamento. 
PI. Raviulòt. 

Ra?, sm. Raggio, di luce Fuoco di 
artificio. 

! Fé' i rè?. Fare i fuochi d'artificio. 
PI. Re?. 

j Fé' i rè? de fug (F.) Sprizzare scin- 
tille. 
I Fé' i ré? pr e' cui, (Fare i razzi per 

il culo), (F.) Essere su tutte le furie. 
I E' raz magiòr. La raggerà dell'osten- 
sorio. 

Raza, sf. Raggio (di ruota). Razzo. 
(Lat. med. razus, raggio della ruota. 
GLE). 

Ra?a, sf. Razza stellata. 
(Raja Asterias). 
PI. Ra?. 

Raza, sf. Razza, Stirpe, Schiatta. 

dispr. Genia | Specie ] Animèl 'd 
ra^a. Animale puro, di alta genealogia. 

'D raja bòna. Di buon ceppo. 
Raza cativa!. Cattiva genia. 
Fé' ra^a, Generare. 

Animèl da ra?;a, Animale da ripro- 
duzione. 

Ra^adùra, sf. Raschiatura, Lavoro ed 
effetto del raschiare [ Materia raschia- 
ta. 

Ra^adùra dia stré, Materiale aspor- 
tato dalle strade, mediante raschiatura. 

Razér, tr. Raschiare per appianare, o 
pulire il terreno. Togliere erbe, spor- 
genze, eroste risalti. 
Gli attrezzi impiegati per raschiare pos- 
sono essere, la vanga (la vanga), il ba- 
dile (e' badil), il raschino (e' razèt); 
la ralla (la manzela). 
j Pronunziare la « r » con la gola. 
Prt Ra^é 
PI. — è , 
F. — éda 



RAZE 



339 



REMA 



PI. F. — édi. 

Ra^èt, sm. Raschino. 
I Rajèt da pulì' la sapa, Raschino per 
zappa. 

I Razèt da pulì' al schérp, Raschino per 
strisciarvi con le scarpe. 
PI. Razét. 

Ra:ì!5n7ar, tr. Ottenere, Conseguire, 
Addivenire, Raggiungere. 
Prt. Ra?ònt 
PI. — ónt 
P. — ónta 
PI. F. — ónti. 

Re, sm. Rio, Rigagnolo. 
PI. Re. 

(Lat. med. rivus, GLE). 
Questo nome, non più in uso nelle Vil- 
le Unite, resta nella toponomastica lo- 
cale legato allo Scolo Re fra Ducen- 
ta e Du razzano. 

Re, sm. Re. Monarca. 
PI. Re. 

Nel gioco delle carte v'è « e' re 'd cóp », 
il re di coppe ; « e' re 'd bastòn, il re 
di bastoni, « e' re 'd spéd », il re di 
spade; «e' re 'd dinér », il re di de- 
nari. 

I U m' pè' e' re Roda, (detto di per- 
sona che si pavoneggia. E' forse un ac- 
cenno al re longobardo Rotari?). 
I Re 'd quaja, Re di quaglia. 
I Re Pipén. Questo re è menzionato 
nel detto « I suldè de re Pipen i mur§- 
va sota la gvaza ». (Per lo stesso detto 
vedi «Pepa ragnin»). 
I Re Roda, (V. Roda). 

Rèe, agg. Abbondante | Ricco. 
PI. Rèe 
F. Reca 
PI. F. Rechi. 

Recluta, sf. Recluta. Militare all'ini- 
zio del suo servizio di leva. Coscritto. 
PI. Reclut. 
(V. Cuscrèt). 

Reclutamént, sm. Reclutamento, (per 
servizio militare). 

Reclutér, tr. Reclutare, Chiamare al- 
le armi. 
Prt. Reclute 
PI. — è 
F. — éda 
PI. P. — édi. 

Rèd, sm. Rete (da pesca e da tesa) 



PI. Rid. 

I Red d' imbròc, Tramaglio. 

Rèd da cvàj, Bùcine. 

Réd, agg. Rado | Raro. 
PI. Red. 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
I Grap réd, Grap])olo spàrgolo. 

Reda, sf. Rete iper vari usi). 
I Omento. 
PI. Rèd. 

I Casché' int la reda, (F.) Rimaner 
nella rete. 

I Stèndar la reda, Tendere la rete. 
(Lat. retis). 

Referendum, sm. Referendum. 

Règan, sm. Uragano. 
PI. Règan. 

Règimént, sm. Reggimento. 
PI. Regimént 

Regina, sf. Regina, | Ape madre, Re- 
gina. 
PI. Regìn. 

Règn, sm. Regno, Reame. 
PI. Règn. 

Regnér, (Più usato «gvarnér»), intr. 
Governare, reggere, regnare. 

Règula, sf. Regola, Norma, Regola- 
mento, Precetto, Prescrizione. (Si dice 
anche « règvla »). 
PI. Règul. 

] Ogni règula trata insém. Ognuno baz- 
zica con gente del suo stampo. 
I No' tu' règula da quél che u s' dis, 
Non regolarti con ciò che si dice. 
I A règula 'd brèscula, (F.) A ragion 
di logica. 

Régval, (Régval dal bè§), sm. Regolo, 
Re delle biscie. Basilisco. Si credeva 
che avesse la cresta e che fischiasse. 
PI. Rigval. 

Rèi, sm. Ellero. Si tratta normal- 
mente di un olmo, o di una quercia. 
vestiti di edera. 
PI. Rèi. 

Rèla, sf. Edera. 
PI. Rèi. 

I Uvin dia rèla. Bacche di edera. 
(Dal lat. hedera). 

Relation, sf. Relazione, Amicizia. 
PI. Relazión . 

Relècvia, sf. Reliquia. 

Remai, sm. Crusca. (It., sec. XV, rè 



REN 



340 



RICL 



malo). Lat. med. remolum (Bologna, 
1250) e rumulus (Parma, 1448), «cru- 
sca » e « crusca della farina »^ dal lat 
remolum « crusca». 

Rén, sf. pi. Reni. Parte di dietro del 
corpo, dalle spalle alla cintura. 
Si dice sempre « al rén dia schéna ». 

Réndar, tr. Rendere, Fruttare. 
I Restituire. 
Prt. Rè§. 
PI. Rè§ 
F. Rۤa 
PI. F. Ré§i. 

Rendicònt. sm. Rendiconto. (F.) Resa 
dei conti. 

Rèndita, sf. Reddito, Rendita, En- 
trata. 
PI. Rèndit. 

Rènga, sf. Aringa. 
PI. Rèng. 

(Lat. med. arengha, aringa, (pesce), 
GLE). 

I Caiche coma al rèng int e' baril. Pi- 
giati come le aringhe nel barile. 

Rénz, sm. pi. Scardiccione, Cardo. 
(Scolymus hispanicus, L.). La buccia 
della sua radice veniva usata come 
ingrediente del « savore ». (V. « savòr »).. 

Repért, sm. Reparto. 

PI. Repért . 

Replica, sf. Replica, Ripetizione. 
PI. Replic. 

Rè§, prt. (V. Rendar). 

Rèi?, agg. Raso, Pareggiato, Pieno fi 
no all'orlo. A misura rasa. 
PI. Re§ 
F. Ré§a 
PI. F. Rè§i. 
I sm. Raso. Panno di raso. 

Ré§a, sf. Rasiera (Vedi ra§éna). 
I De' la rèsa, Rasare, Ridurre lo staio, 
il mezza staio, la quartarola, a misura 
perfettamente piena. 
(Lat. med. rasora, GLE). 

Ré§a, sf. Resa, Rendimento | Resa, 
Cedimento. 
PI. Rés. 

Rèsi, sm. Resto, Rimanente, Avan- 
zo, Residuo, Restante. 
PI. Rèst. 

Resta, sf. Resta (del grano, dell'ave- 
na, dell'orzo, ecc.). 
I Resta, Filza, Treccia di agli, o cipolle 



j Lisca, spina di pesce. 

PI. Rèst. 

(Lat. med. resta, resta di fichi. GLE). 

Rèva, sf. Rapa . 
PI. Rév. 
(Lat. med. rava. GLE). 

Rcif, sm. Riccio, Ricciolo, Cincinno, 
Boccolo. 

I Vitdccio, Vignuolo, Capriolo (di vite). 
I Truciolo (di piallatura). 
PI. Rè?. 

j Oli 'd rè?, Olfo di ricino. 
(Lat. ericius, riccio). 

Rè?, agg. Riccio, Ricciuto, Riccioluto. 
PI. Rè? 
F. Rè?a 
PI. F. — Rè?i. 
(Si dice anche «ri?è»). 

Rèza, sf. Refe, Spago sottile. 
(Lat. med. repe e repus, GLE. Dal lat. 
retis, « laccio, filetto »). 

Rèzna, sf. Ruggine. (F.) Ruggine, 
Risentimento, Rancore. 
I Ave' dia rèzna vècia, (F.) Avere della 
vecchia ruggine (Avere vecchi nisenti- 
menti, rancori). 

I Rè?na de gran. Mal della ruggine, 
Ruggine. 

Riha, sm. Mucca di destra. Da « va- 
cha ruiba » (12O0), vacca rossa. 
(V. Ro). 

Ribà^, sf. Ribasso. 
PI. Ribè§. 

Ribré?, sm. Ribrezzo. 

Rie àm , sm . Ricam o . 
PI. Richèm. 
(Lat. med. recamus. GLE). 

Ricamadòra, sf. Ricamatrice. 
PI. Ricamadòri. 

Ricamèr, tr. Ricamare. 
Prt. Ricamé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(Lat. med. recamare, GLE). 

Ricavér, tr. Ricavare, I Ottenere. 

Ricavèt, sm. Ricavo | (F.) Risultato, 
Vantaggio. 
PI. Ricavèt. 

Richèta, sf. Rachitide, Rachitismo. 
1 Mèi dia richèta. Rachitide. 

Riclamér, int. Reclamare. Esporre 



RICO 



341 



RIGH 



lamentele. Richiedere per vie legali. 
Protestare. 

Ricórar, intr. Ricorrere, Far ricorso. 
Prt. Ricòrs 
PI. Ricùrs. 
F. Ricórsa 
PI. F. Ricòrsi. 

Ricord, sm. Ricordo | Memoria (Vedi 
Mimòria) | Oggetto-ricordo. 
PI. Ricùrd. 

Ricòrs, sm. Ricorso, Appello [ Istan- 
za. 
PI. Ricurs. 

Ricovar, sm. Ricovero, Ospizio di 
mendicità. 
PI. Ricùvar. 

Ricrea?iòn, sf. RicreazioneC delle sco- 
laresche). 

Ricumpénsa, sf. Ricompensa, Rime- 
rito, Premio. 
PI. Ricumpéns. 

Ricumpin^ér, tr. Ricompensare, Con- 
traccambiare, Premiare, Compensare. 
Prt. Ricumpin^è 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Ricurénza, sf. Ricorrenza. 
PI. Ricurénz. 

Rìcuvarèr, tr. Ricoverare, Accoglie- 
re, Ricettare. 
Prt. Ricuvaré 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Ricvistér, tr. Riacquistare, Ricupera- 
re, Riavere. 
Prt. Rie viste 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Ricvi§ìr, tr. Requisire. Esigere di au- 
torità. 

Ricvi^iziòn, sf. Requisizione. 

Ridar, intr. Ridere | Ridar dri. De- 
ridere, Schernire. 
Prt. Ridù. 

I Par ridar, Per burla. 
I Fé' bóca da ridar, Far bocca da ri- 
dere. 

Ridècul, agg. Ridicolo, Goffo. 
PI. Ridècul 
F. Ridècula 



PI. F. Ridèculi. 

Ridéna, sf. Reticella. 
PI. Ridén. 

Ridite, sf. Eredità. 

Riditér, tr. int. Ereditare. 
Prt. Ridite 
PI. Ridite. 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Riélt, sm. Rialto, Luogo rilevato. In 
piazza Saffi, a Forlì, c'è un punto det- 
to « e' riélt dia pia^a ». 
PI. Rièlt. 

Rifìurént, agg. Rifiorente. 
PI. Rifìurént. 
F. — énta 
PI. P. — ènti. 

Riflètar, intr. Riflettere. Si dice an- 
che « Pinséj ben », « Pinsej a long », 
« Pinsej sóra». 

Rifurnimént, sm. pi. Rifornimenti. 

Rifumìr, tr. Rifornire, Approvvigio- 
nare. 

Prt. Rifumì 
PI. — i 
F. — ida 
PI. — idi. 

Riga, sf. Riga, Linea. 
ì Riga (per tirar linee). 
I Tratto di linea. 
I Frego. 
PI. Rig. 

I Tire' ima riga sota, Sottolineare. 
j Tiréj una riga sóra, Tirare un frego, 
Cancellare (uno scritto). 

Rigadén, sm. Rigatino. 
Tessuto di cotone, o lino, a righe pic- 
cole, di filo turchino e bianco. 

Rigadùra, sf. Rigatura. 
PI. Rigadùr. 

Rigalèr, tr. Regalare, Donare. 
Prt. Rigale 
PI. — é 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Rigèstar, sm. Registro, Libro mastro 
PI. Rigèstar. 

Righcr, tr. Rigare, Tracciar righe. 
Prt. Righe 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Righcli, sm. Regalo, Dono. 



RIGH 



342 



RIMP 



PI. Righèli. 

I Pèrdar un righèli (specie fra moro- 
si) e' pòrta sgrèzia. 
(Perdere un regalo porta disgrazia). 
I E' righèli 'd Mérz! (v. Mér?). 

Righèt, sm. Righetto. 
PI. Righèt. 

Rigìr, sm. Raggiro, Espediente, Pic- 
colo imbroglio. 
PI. Rigìr. 

Rigor, sm. Rigore, Rigorosità, Seve- 
rità. DiscipLina. 

Rigiiardèr, int. Riguardare, Concer- 
nere, Appartenere. 

Riguèrd, sm. (V. Rigvèrd). 

Riguladór, sm. Regolatore. (Conce- 
gno meccanico). 
PI. Riguladùr. 

Rigulér, tr. Regolare | Registrare (un 
congegno). 
Prt. Rigulé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. P. — édi. 

Riguli^ia, sf. Liquirizia. 
(Lat. med. riquilicia, GLE). 

Rigultin, sm. Regoletto. Lista di le- 
gno più lunga che larga, di piccole di- 
mensioni. Listello. 
PI. Rigultin. 

Rigvardèr, (V. Riguardér). 

Rigvèrd, sm. Riguardo, Cura, Rispet- 
to, Avvertenza, Precauzione. 
PI. Rigvèrd. 

I Rigvèrd a.... In relazione a..., In me- 
rito a... 

Rilón. sm. Contrabbasso. 
PI. Rilón. 
(V. Lirón). 

Rima, sf. Rima. 
PI. Rim. 

Rimanènza, sf. Rimanenza, Residuo 
PI. Rimanén^. 

Rimbal^èr, tr. Rimbalzare, Disporre 
i manipoli del grano sui balzi (V. Bélz). 

Rimbambì, agg. Rimbambito (V. Im- 
bambinìs). 

Rimbichér, intr. Fare piccoli rispar- 
mi. Speculare su piccole cose. 
I Fare piccole economie. 

Rimbuchèr, tr. Rimboccare. 

Rimbuschèr, tr. Rimboschire, Rimbo- 
scare, Ricoprire di bosco. 



Prt. Rimbusché 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Rimbuschimént, sm. Rimboschimen- 
to. 

( Cantir 'd rimbuschimént, Cantieri di 
rimboschimento. 

Rimburiss, rfì. Rabbuiarsi (del tem- 
po). 
Prt. Rimburì. 

Rimègi, sm. 'Rimedio | Riparo. 
PI. Rimigi. 

Rimigèr, tr. Rimediare, Porre rime- 
dio. 

I Sistemare | Raggranellare. 
Prt. Rimigé 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. - édi. 

Rimirér, tr. Rimirare, Osservare at- 
tentamente. 
Prt. Rimirè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Rimi^ión, sf. Remissione. 
\ Sènza inción rimi§iòn, Senza alcuna 
remissione. 

Rimmurbjìr, tr. Ammollare, Ammor- 
bidire. 

Prt. Rimmurbjì 
PI. — ì 
F. — ìda 
PI. F. — idi, 

Rimors, sm. Rimorso. 
PI. Rimùrs. 

RimpàI, sm. Ripicchio (nel gioco del- 
le bocce). 
PI. Rimpèl. 

Rimpaléss, rfl. Ripicchiarsi (nel gio- 
co delle bocce). 
Prt. f. Rimpalèda 
Prt. f. pi. — édi. 

Rimpatriér, tr., intr. Rimpatriare. 
Prt. Rimpatrié 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Rimpén, sm. Rampino, Ronciglio, 
Gancio, Rostro | (F.) Appiglio, Pre- 
test-o. - 
PI. Rim.pén. 



RIMP 



343 



RINF 



I Né§ a rimpén, Naso adimco. 

I parche' tòt i rimpén, Cercare tutti 1 

pretesti, tutti gli appigli, i cavilli. 

I A rimpén, Adunco, Uncinato. 

I Fé' e' rimpén, Aduncare. Piegare a 

uncino, a rampino. 

Rimpì, agg.. prt. Ripieno, Riempito. 
PI. Riempì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 
j Zuchén rimpì, Zucchini ripieni. 

Rimpiànt, sm. Rimpianto. 
PI. Rimpiént. 

Rimpiàn^ar, tr. Rimpiangere. 
Prt. RimpiarL?;ù 
PI. — ù 
F. — uda 
PI. F. — udi. 

Rìmpià^, sm. Sostituto | Sostituzio- 
ne, Rimpiazzo. 

Rimpiazér, tr. Rimpiazzare, Sostitui- 
re, Surrogare j Supplire. 
F^t. Rimpiazé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Rimpiné, agg. prt. Uncdnato, Adimco. 
A uncino I Contratto (di arto). Rat- 
trappito. 
PI. Rimpiné 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Rimpinéss, rfl. Contorcersi, Rattrap- 
pirsi, Uncinarsi. Farsi adunco. 
Prt. Rimpiné 
PI. — § 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Rimpir, tr. Riempire. 
Prt. Rimpì 
PI. — ì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Rimpòn, sm. Arpione j Rimpòn 'd 
l'ó^. Contrafforte dell'uscio. 
PI. Rimpòn. 
(Lat. med. ramponus, uncino, GLE). 

Rimulè, prt., agg. Lentigginoso. 
PI. Rimulè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Rimulèta, sf. Cruschello. 
PI. Rimulèt. 



(Da «remai»). 

Rincagnèr, tr. Schiacciare (il naso). 
(Nel dial. ravennate del sec. XVII, 
« rancagnar » significava ritirarsi, v. 
Aruch Aldo, op. cit.). 

Rincajchéss, rfl. Stracollarsi, Tracol- 
larsi un piede, o una mano. 
Prt. Rincajché 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Rincalzér, tr. Rincalzare. (Ammuc- 
chiare terra alla radice di piante) | Fic- 
care lenzuola e coperte sotto il mate- 
rasso, ai lati del lette. 

Rincaplér, tr. Rincappellare, (detto di 
chiodo, o perno). 

Rinca§ér, tr. Oomprimeie. 
Prt. Rinca^é 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Rincuchér, tr. Coccolare, Careggiare. 
Prt. Rincuché 
PI. — é 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Rincùl, sm. Rinculo, Contraccolpo. 
PI. Rincùl. 

Rinculéda, sf. Rinculata. 
PI. F. Rinculédi. 

Rinculér, tr. Rinculare, Indietreggia- 
re, Dare indietro. Arretrarsi. 
Prt. Rinculé 

Rindópi, sm. Raddoppio. 

Rindupièr, tr. Raddoppiare. 
Prt. Rindupié 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Rinfà^, sm. Rinfaccio. 
PI. Rinfé?. 

Rinfa^èr, tr. Rinfacciare [ (F.) Cìetta- 
re in faccia. 
Prt. Rinfa^é 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Rinfégria, sf. Grinza. Ruga. 
PI. Rinfégn. 
] Fé' al rinfégn, Far le grinze. 

Rinfignè, agg., prt. Rinfrignato. Rag- 
grinzito, Grinzoso. 



RINF 



344 



RINZ 



Neir« uraaion » dal titolo Ursdfèl o 

Luzifèr (Lucifero) al v. 67, si legge 

« arinzignédi » che è il pi. di «arinzi- 

gnéda » il cui masch. sing. è « arin- 

zigné ». Di qui col cambiamento di 

« zi » in « fi », il nostro « rinfigné ». 

PI. Rinfigné 

F. — èda 

PI. F. — èdi. 

(V. F.B. Pratella, Poesie, narrazioni, 

ecc.). 

Rinfignér, tr. Raggrinzire, Far grinze. 
Prt. Rinfigné 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
\ Rinfigné' e' nè§, Arricciare il naso, 

Rinfinèss, rfl. Raffinarsi. 
Prt. Rinfiné 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Rinfitir, tr. (V. Infitir). 

Rinfor^, sm. Rinforzo. 
PI. Rinfùr^. 

Rinfranchéss, rfl. Riaversi, Riacqui- 
stare nuova lena. 
Prt. Rinfranché 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Rinfraschèda, sf. Rinfrescata. Tempo 
in cui la stagione diventa fresca. Prin- 
cipio dell'autunno. 
I Rinfrescata. Fatto del rinfrescare. 

Rinfraschér, tr. Rinfrescare, Render 
fresco I rfl. Rinfrescarsi della stagio- 
ne. Farsi più fresco in autunno i Farsi 
veniire in mente, ( Rinf raschéss la mi- 
moria). 

Rinfur^ér, tr. Rinforzare. Far più 
forte I Ridar vigore. Rinvigorire | Rin- 
foxzare. Mandar rinforzi. 
Prt. Rinfur^é 
PI. — é 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Ringhè, sf. Bastonata. 
PI. Ringhé. 

Ringhìra, sf. Balcone \ Ringhiera. 
PI. Ringhìr. 
(Lat. med. rengheria, Lugo, 1520.GLE). 

Ringraziamént, sm. Ringraziamento. 



PI Ringraziamént 

Ringraziér, tr. Ringraziare. 
Prt. Ringrazié 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Ringumbél, sm. Risvolto . 
PI. Ringumbél. 

Riiigumblér, tr. Risvoltare ^ rfl. Ti- 
rarsi su le maniche deila camicia, Rim 
boccarsi le maniche della camicia, o ri- 
svoltarsi gli orli delle gambe dei pan- 
taloni. 

Prt. Ringumblé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
(Vedi Argumblér). 

Rinigliè, agS-. sm. Rinnegato. 
PI. Rinighè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Rinighèr, tr. Rinnegare. 

Rinnuvlèss, rfl. Rannuvolarsi, Rab- 
buiarsi (tempo) 
Prt. Rirrnuvlé. 

Rinsida, sf. Riuscita. 

Kinsir, int. Riuscire, Riescire. An- 
dare a finire [ Sortire (bene o male) 
I A rinsès da par me, Riesco da solo 
I A n' rinsèss a..., Non riesco a... 
] E' va a rinsì' che... Va a finire che... 
I Ande' a rinsì' int un post. Capitare, 
Arrivare, Pervenire in un luogo. 
I Ande' a rinsì' ben (o mèi). Finir 
bene (o male). 

Rintanèss, rfl. Rintanarsi. 
Prt. Rintané 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Rintuzèr, tr. Rintuzzare, Attizzare (il 
fuoco). 
Prt. Rintuzé. 

Rìnvanghér, tr. (F.) Rivangare cose 
vecchie, incresciose. 

Rinvnìr, tr. Invincidire, Diventare vin- 
cido (di pane) 

I Fé' rinvnì' e' pan, Invincidire il pane 
Prt. Rinvnù. 

Rinzuvnìr, tr. Ringiovanire. 
Prt. Rinzuvnì 
PI. — ì 



RION 



345 



RISP 



P. — ìda 
PI. P. — idi. 

Riòn, sm. Rione. 
PI. Rión. 

Riparaziòn, sf. Riparazione. 
I Fé' una riparaziòn, Pare una ripara- 
zione. 
(V. anche Maser). 

Kiparèr, tr. Protegere, Nascondere 
Coprire, 
Prt. Riparé 
PI. — è 
P. — éda 
PI. P. — édi. 

Ripèr, sm. Riparo, Protezione, Difesa 
I A e' ripér^ Al riparo. 
(Lat. med. reparus, riparo. GLE). 

Ripètar, tr. Ripetere, Ridire. 
Prt. Ripitù 
PI. — ù 
P. — uda 
PI. P. — udi. 

Ripetizión, sf. Ripetizione. 

Riputazión, sf. Reputazione, Dignità, 

Riquèdar, tr. Acquietare, Calmare, 
Placare. 
Prt. Riquidù 
PI. — ù 
P. — uda 
PI. F. — udi. 

Riquisir, (V. Ricvisìr). 

Riqui^izìòn, sf. (V. Ricvi§iziòn ) . 

Riquistér, tr. Riacquistare^ Ripren- 
dere, Ricuperare. 
Prt. Riquisté 
PI. — è 
P. — éda 
PI. P. — édi. 

Ri§, sm. Riso (pianta, o seme). 

Ri§a, sf. Riso (nervoso, convulso). 
I Tu' in ri^. Accettare come burla. 
I Tnè' la ri§a. Trattenere il riso, sof- 
focare le risa. 

Ri^adéna, sf. Soghigno. Riso di scher- 
no. 
PI. Risadén. 

Ri^adina, sf. Sorrisetto, Risatina. 
PI. Risadìn. 

Ri^arola, sf. Risaiola, Mondina. 
PI. Ri§aròl. 

Riparala, sf. Riso continuato e ner- 
voso. 



PI. Riparili. 

Riveda, sf. Risata. 
PI. Risédi. 
!Fèj una ri§éda sora, Parai una risata 

Ri§én, sm. Forapaglie. Uccelletto dei 
canneti e delle boscaglie vicino a ter- 
reni paludosi. 

Ri§éna, sf. Risino. Riso frantumato, 
Mezzo riso. 
PI. Risén. 

Rifèr, sm. Risaiolo. 
PI. Risèr. 

Ri§§ra, sf. Risaja. 
PI. Risèr. 

i Tu' l'acva a la risèra, Dar l'asciutta 
i Ca§èt dal risèr, Vasche. 

Ri§g, sm. Risico, Rischio. 
I Ande' a ri§g. Risicare, Correr rischio 
(Lat. med. risecum. GLE). 

Risghér, tr. Rischiare. 
(V. Arisghéss). 
Prt. Risghè 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Ri§ì, sf. Eresia. (Anche Ari§ì). 

Ri^ólvar, tr. Risolvere, Arrivare a 
una conclusione | Decidere. 
Prt. Ri§òlt 
PI. — òlta 
PI. F. — òlti. 

Risolùt, agg. Deciso Risoluto. 
PI. Risolùt 
F. — uta 
PI. P. — uti. 

Risorsa, sf. (V. Risòrsita). 

Risorsita, sf., Risorsa | Utile | Gua- 
dagno I Vantaggio | Convenienza. 

Rispet, sm.. Rispetto. 
j CXm bón rispet, Con licenza. 

Rispìr, sm.. Respiro, Alito. Piato [ 
Respirazione. 
PI. Rispìr. 

I Tu' e' rispir. Mozzare il fiato, to- 
gliere il respiro | Levare il respiro. 
I Cativ rispir, Cattiva respirazione. 
[ Tire' un rispir, Mandare un respiro 
(di sollievo). 

Rispirér, intr. e tr., Respirare. 
Prt. Rispdré. 

No' ave' gnànc e' témp da rispiré' 
(F). Non poter prendere un po' di 
respiro. 



RIST 



346 



RIZO 



Ristrèt, agg. Ristretto (di brodo e di 
prezzo). 

I Prè? ristrèt, Prezzo ristretto. 
I Di' e' ristrèt, Chiedere il minimo 
(del prezzo). 

Ritègn. sm. Ritegno. Riguardo, Ri- 
serbo. 

Ritir, sm. Ritiro. 
I Collegio per giovani | Casa di rie- 
ducazione I Ricovero (per vecchi). 
PI. Ritìr. 

Ritirata, sf. Ritirata | Ripiegamento 
(di eserciti) | Bassa marea. 
PI. Ritirati. 

Ritirèr (V. Artirèr). 

Ritrai, sm. Ritratto, Effige, Imma- 
gine. 

I U m' pé' e' ritràt dia paura. Mi 
sembra la personificazione della paura. 
PI. Ritrèt. 

Ritratèr, tr. Pare il ritratto, Ritrat- 
tare. 

Prt. Ritraté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 

Ritruvét, sm. Ritrovato, Invenzione. 
PI. Ritruvét. 

Riturnél, sm. Ritornello (di can- 
zone) I (F.) Ripetizione. 
PI. Ritumèl. 

Riuniòn, sf. Riunione, Assemblea. 
PI. Riuniòn. 

Riunir, (V. Ardùsar). 

Riurdinér, tr. Riordinare, Riasset- 
tare. 

Prt. Riurdiné 
PI. — é 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Riuscir', int. Riuscire. (Poco usato). 

Riuscìda (V. Rin§ida). 

Riva, sf. Riva, Margine, Ciglio, Pro- 
da I Ripa (di monte). 
I Avnì' a riva, Accostarsi alla riva ] 
Approdare. 
PI. Riv. 
I Riva dia stré, Ciglio della strada. 

Rivalèt, sm. Arginetto. 
PI. Rivalèt. 

Rivalòn, sm. Arginone. 
PI. Rivalón. 

Rivarén^a, sf. Riverenza, Inchino. 



PI. Rivarén^. 

Rivél, sm. Argine. 
PI. Rivel. 

Rivesta, sf. Rivista (milit.) ] Rivista 
(mostra). 

j Rivista (giornale illustrato, a roto- 
calco, ecc.). 
PI. Rivèst. 

Rivòlta, sf. Rivolta, Ribellione. 
PI. Ri vòlt. 

Rivuluzión, sf.. Rivoluzione. 
PI. Rivuluzión. 

Rivuluziunéri, sm. Rivoluzionario, 
Rivoltoso. 
PI. Rivoluziimèri 
F. — éria 
PI. F. — èrji. 

Ri^é, prt., asg. (V. Rizér). 

Rizén, (Vedi Fasòl). 

Rizér, tr. Arricciare j Inanellare ] 
Rizzare. 
Prt. Ri^ 
PI. — è 
P. — éda 
PI. P. — édi. 

Ricérca, sf. Ricerca. 
PI. RL^rchi. 

Ripeta, sf. Ricetta. 
PI. Rizet. 

Rilevar, tr. Riceve [ Accogliere. 
Prt. Rizivù. 
P. — ù 
F. — uda 
PI. F. — udi. 

I Quél t'fè e quel f rizivrè. Riavrai 
quel che avrai fatto. 

Rizivimént, sm. Ricevimento. 
PI. Rijivimént. 

Ri^ivuda, sf. Ricevuta. Dichiarazio- 
ne di ricevuta. 
PI. Rizivudi. 

Ri?ni, prt. e agg. Arrugginito. 
PI. Ri?nì 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

Riznós, agg. Rugginoso, Arrugginito 
Ossidato. 
PI. Ri?nù§ 
F. — ò^a 
PI. F. — ó§i. 

Ri^ol, sin. Muretto di protezione. 
Muricciolo. 



RIZU 



347 



ROCA 



PI. Rizùl. 

(Lat. med. riciolus, muretto, GLE). 

Ri^uléna, sf. Ricciutella. 
PI. Rizulén. 

Ro, sm. Bue di destra. Anticamsnte 
il bestiame romagnolo era di pelo 
rossiccio (così si riscontra anche negli 
atti del notaio sarsinate Domenico da 
Firenzuola, 1403-1419, in cui è spesso 
nominato bestiame di pelame rubrus 
e rubeus), di qui « Ro » col cambia 
mento della « ru » in « ro » e tronca- 
mento. Il bue di sinistra era poi chia- 
mato « Bunin », cioè bonello che signi- 
fica «rossastro» (V. DEI alla voce bo- 
nello). In tal modo il contadino poteva 
dare la voce al bue di destra, chiaman- 
dolo « roso », e a quello di sinistra 
chiamandolo « rossino ». 
I U s' n'é andé e' ro e e' bunin, (E' 
morto il bue rosso ed il rossiccio). 
(F. ) Abbiamo perso tutto. 
Ròba, sf. Ruba (preda). 
] A ròba, (F.) A ruba. (It. ant. ruba). 
Prati riporta un germanico (supposto) 
raubón (saccheggiare, depredare). 

Ròba, sf. Roba. 
PI. Ròbi. 

I A '1 j' è robi ad Dò' Rafèl che u n' 
li cred gnànc un burdèl. (Sono cose 
di Don Rafaele). 

I Al j' è ròbi dl'ètar mondi. Sono cose 
dell'altro mondo! 

I La ròba rubèda la n' pòrta furtòna, 
Roba rubata non porta fortuna. 

Ròba da be', Bevande. 

Ròba da bru§è'. Bruciaglia. 

Ròba dól^a, Dolciumi. 

Ròba da fé' lét, Lettime. 
! Roba 'd vàia, Roba valliva. 
I Ròba 'd porc, Carne di maiale. (Sa- 
lami, Salsicce, Prosciutti, ecc.). 
I Ròba 'd ch'j' ètar, Roba altrui. 
I Ròbi da gnit, Cose di nessuna impor- 
tanza. 

I Ave' dia roba a e' sol, (P). Possedere 
qualcosa. 

I Ròba mata, (di ori, gemme, collane, 
ecc.). Gioielli falsi. 
iRòba dia nòna, Roba, beni, capitali 
che vengono sciupati, perchè non sono 
costati nessim sacrificio. 
I Ròba rubèda. Refurtiva. 



I Ròba 'd rubén, Refurtiva. 

(V. Rubén). 

(Lat. med. roba, merce. GLE). 

Roca, sf. Rocca. 
PI. Róc. 

j Roca 'd cana, R. di canna. 
! Roca 'd tamarès, R. di tamerisco. La 
prima per filare il legoro, la seconda 
per filare stoppa o capecchio. 




Roca e filira o filir o filurén 

] Pànza dia róca, Uzzo della rocca. 

Roca, sf. Ròcca, Castello, 
PI. Ròc. 

1 Roca dal Caminé, Rocca delle Ca- 
minate. 

Roca Sa' Casciàn, Rocca S. Ca- 
sciano. 

Dice G. Mengozzi, in Op. Cit., (Miscel- 
lanea Romagnola), che c'è chi vorreb- 
be farne una immaginaria città Etru- 
sca o Gallica col nome di Sassatica, o 
Sassantina. Di certo si sa comunque 
che prese il nome dal titolare della 
sua chiesa plebana, S. Casciano in 
Appennino, come si legge in un doru- 



ROCA 



348 



ROMB 



mento, del 25 nov. 1048, in cui è men- 
zionato la « Basilica S. Cassiani quae 
vocatur in Appennino ». 
Il citato G. Mengozzi accetta comun- 
que per esigenze... poetiche quanto di- 
ce la tradizione e dice poi, nel suo poe- 
metto La Cerere della Romagna To- 
scana : 

« Quivi, se vecchia tradiaion non erra/ 
grande e ricca città sorse un di in 
piede; / Sassatica fu detta, ma di 
questa, / del nome in fuor vestigia 
oggi non resta ». 

Kòcal, sm. Roccolo, Uccellatoio. 
PI. Rócal. 

Róda, sf. Rucola, Ruchetta. 
(Eruca sativa). 

Roda, sf. Ruota. 
PI. Ròd. 

j Roda da rude', Mola. 
I Fé' la roda, Far la ruota, ( F. ) Cor- 
teggiare. 

I Ande' a roda lavéda, (F.) Procedere 
s,peditamente. 

] E' Re Roda, Il Re Erode, ricordato 
per la sua superbia. « 'Sa sit e' re Ro- 
da? », Cosa sei? il re Erode! (Cosa 
ti credi di essere?) 

II detto ravennate, invece : « 'Sa sit 
e' Cònt Roda?» (Cosa sei il Conte 
Rota?) si riferisce alla ricchissima fa- 
miglia dei Conti Rota di Ravenna. 

I L'è la roda eh' strid eh' vò de' du 
vultòn. E' la ruota che cigola che vuol 
dare due giri. (E' colui che deve tace- 
re che vuol proprio parlare). 
(Lat. rota, ruota). 

Rodai, sm. Ròtolo, Rullo con cui si 
batteva il grano nelle grandi aie. 
(V. Gallizioli, Op. Cit., Voi. II, p. 142). 

Rodai,, sm. Schidione. Serve ad ac- 
canellare; ad avvolgere cioè il filo at- 
torno ai cannelli. 
PI. Rùdal. 

Róf, sm. Ruvistico, Ligustro, divel- 
la (Ligustrum vnlgare). E' detto anche 
« uvastrèl ». Serve per fare il bosco ai 
filugelli. Cresce spontaneo in pineta. 
PI. Róf. 

Rófia, sf. Forfora. 
PI. Rófji. 

Rógg, sm. Rùgghio, Grido. 
PI. Rógg. 




Rodai 

(Dalla radice indoeuropea reu- «rumore 
di animali»). 

Róggia, sf. Rogna, Scabbia . 
I contadini, per guarire dalla rogna 
si coricavano nudi nella guazza la not- 
te della vigilia di San Giovanni. 

Ról, sm. Rullo, Cilindro di legno o 
di pietra, per spianare, pressare terra. 
I Rullo, da mettere sotto a carichi, 
pesi, massi da spostare. 
PI. Ról. 

Róma f. Roma. 
j Tot al stré al porta a Róma, Tutte 
le strade conducono a Roma. 
} A Róma i liga i chén cun la zuzeza, 
A Roma legano i cani con la salcic- 
cia. Così si diceva in tono canzonato- 
rio a chi si voleva recare a Roma col 
miraggio di farsi ricco. 

Rómb, sm. Rombo (pesce). 
(Rhombus maximus). 



ROMP 



349 



ROTA 



PI. Rómb. 

(Lat. med. rombus). 

Rómpacvajòn, sm. Rompiscatole. 
PI. Rómpacvajòn. 

Rampar, tr. Rompere | Spezzare, 
Frangere. 
Prt. Rót 
PI. Rót 
F. Ròta 
PI. F. Roti. 

j Rómpar la tèra, Procedere a una 
sommaria aratura in superficie, prima 
di arare. Questo modo di dire conser- 
va il significato del medievale « rum- 
pere », rompere il terreno con l'aratro. 
V. GLE. 

Róni^a, si. Romice (Le due varietà 
Rumex crispus L. e R. pulcher L. ). 

Roncazis, m. Roncalceci. Fraz. del 
Com. di Ravenna. 

V'è chi ritiene che derivi il suo nome 
da un « Roncus caesus », Ronco ta- 
gliato, da qualche antico drizzagno 
del fiume in quella località (P. Polet- 
ti, 11 Plaustro); e chi ritiene che il 
suo nome significasse « bosco tagliato » 
(A. Zoli, Estimo ravennate). Nel 1372 
il suo nome era Roncol cexe. 

Ronda, sf. Ronda (militare) ] (F. ) 
Corteggiamento . 
I A còda 'd ronda, A coda di rondine. 

RÓ5, agg. Rosso. 
PI. RÒ5 
F. — a 
PI. F. — i 

I Dvinté' ró§. Arrossire. 
I Rós coma un galinàz, Rosso come un 
tacchino. 

Ro^a, sf. Rosa. 
PI. Rò§. 

I Ro§a mata. Rosolaccio (papaver 
rhoeas). 
(PI. Rò§ mati). 

Rosa sambèdga, Rosa canina (Rosa 
canina L.). 
(PI. Rò§ sambédghi). 
Questa rosa, dai fiori color rosa o 
biancastri, si trova ancora fra le vec- 
chie siepi. 

Le sue bacche, « sca,mi§ », hanno una 
polpa che quando è matura è un po' 
aspretta e gustosissima. 
! Rò§a spampanèda. Rosa sfiorita. 



Rófal, sm. Triglia di fango. 
(MuUus barbatus). 
PI. Ró^al. 

Ro^apèla, sf. Risipola, Resipola. 
(Lat. 1500, herisipille. GLE). 

Rós-c, sm. Pattume, Spazzatura , Bru- 
scolo. Cosa minuta, piccolissima. 
PI. Rós-c. 

I Cantón de rós-c, Angolo della spazza- 
tura. 

j Ave' un rós-c int un òcc. Avere un 
isruscolo in un occhio. 

II ravennate del sec. XVII à « rusch », 
spazzatura. Aruch A., Op. Cit. 

(Lat. med. ruscum, immondezza, GLE) 

Ró^Ia, sf. Rosselllno. Specie d'uva 
rossa. 

Rovinati, sf. pi. Rosolacci. 
(V. Ró^a mata) . 

Ròsp, sm. Rospo (bufo vulgaris). 

Rana pescatrice, Rospo di mare (lo- 
phius piscatorius). 
PI. Rósp. 
Pregiudizio : 

Non si può dire « ròsp » a un bam- 
bino, perchè sta tre giorni senza cre- 
scere. 
(Lat. med. rospus. GLE). 

Ròsta, sf. Rosta, Fascinata. Riparo 
dell'argine. 
(Lat. med. rosta, GLE). 

Rót, prt., agg. Rotto. Spezzato, In- 
franto. 

[ Allentato. Che ha l'ernia ,il peritoneo 
rotto allentato. 
PI. Rót 
F. — a 
PI. F. — i. 

Ròta, sf. Rotta (.di fiume) | Disfatta, 
Rotta (di eserciti) j Disaccordo (in fa- 
miglia o fra individui) [ Morso. Den- 
tizione di equini e bovini. 
PI. Roti. 

A ròta 'd col, A rompicollo. 
' E§ar in ròta cun òn, Essere in disac- 
cordo con uno. Non essere più in 
buoni rapporti con uno. 
(Lat. med. rupta, rotta di un fiume, 
GLE). 

Ròta (La), f. Villa Rotta di Forlì. 
(Lat. 1571, Forlì, Burgus Rupta). 

Rotai, sm. Rutto. 
PI. Rotai. 



ROST 



350 



RUD 



Kóstic, agg. Scontroso '; Rustico. 

Ròtul, sm. Rotolo. 
PI. Rótul. 
(Lat. med. rodulos. GLE). 

Kóvra, sf. Rovere, Quercia. 
PI. Róvar. 
La Rovra, f. Villa Rovere. 

S. Maria della Rovere, sulla via che 
da Forlì conduce a Terra del Sole, 
eretta nel 1623 su disegno del forlivese 
Francesco Brunelli. Prima vi era una 
altra chiesa parrocchiale, S. Pietro in 
Arco, eretta probabilmente nel sec. XI 

XII. «Deve il suo nome a un'anti- 
chissima quercia ricordate anche nel 
racconto delle lotte ghibelline forli- 
vesi ». 

(S. Zavatti, La Pie, n. 9, 10 - 1948). 
(Lat. med. ruver, rovere (1282) GLE; 
lat. robus, oris). 

Ròz, agg. Rozzo, Ruvido | Zotico. 
PI. Ró?. 
F. Ro?a 
PI. F. Ro?i. 

Ròz, sm. Rocchio, Mazzo. 
PI. Róz. 

1 Ròz d'uva. Rocchio d'uva. 

] RÒ5 d'usèl, Rocchio d'uccelli. Filza 

d'uccelli. 

I Rò^ dal cév. Mazzo delle chiavi. 

(Dal lat. med. rotium, tralcio di vite; 

a Lugo, 1520 « rotio uvae ». GLE). 

Rózal, sm. Rullo | Atto del ruzzo- 
lare. 
I De' e' ró^al, Dare l'avivo a una palla 

a im oggetto per farlo ruzzolare. 

1 Tu' int i rózal. Prendere in giro. Can- 
zonare, Beffare. 

I ?ughé' a e' ró^al. Giocare a ruzza 

(di monete). 

I 'D rózàl e d'arbélz, (F.) Di trotto 

e di rimbalzo. 

I 'D ró^al, Ruzzoloni | Ruzzolando. 

PI. Ró^ial.' 

Rubaccr, tr. Rubacchiare. 

Rubamént, sm. Rubamento, Furto, 
Ladrocinio. 
PI. Rubamént. 

Rubarì, sf. Ruberia. 

Rubala sf. Robaccia, Rifiuti, Roba 
di scarto. Al pi., Rubàzi, significa pa- 
role sconce. 



Ruben, .sm. Acacia, Robinia. 
PI. Ruben. 

Ruben, sm. Furto. Per alludere a ro 
ba di provenienza illecita si dice 
« L'è ròba 'd rubén », è roba rubata 
(Forse dal tedesco rauben, depredare). 

Rubér, tr. Rubare. Portar via. De- 
predare (V. Ròba). 
Prt. Rubé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — èdi. 

j La ròba rubéda la n' fa furtóna, La 
roba rubata non fa fortuna. 
Di un ladro matricolato si usa dire: 
«E' rubarèp e' bài a e' càn » (rubereb- 
be l'abbaio al cane); «E' rubarèp l'ar- 
mór al cara » ( ruberebbe il rumore 
ai carri); «E' rubarèp l'agnél a Sànt 
Antoni» (ruberebbe l'agnello a S. An- 
tonio). 

Ruberà, sf. Cose di poco valore (V. 
roba e lat. med. robaria, vesti in ge- 
nere, GLE). 

Rubèta, sf. Robetta, Roba da poco. 

Rubigliòn, sm. Tafferuglio. 
PI. Rubigliòn. 
(Forse deformazione di ribellione). 

Rubinéra, sf. Coltivazione di robinie, 
Boschetto di robinie. 
PI. Rubinèr. 

Rubinèt, sm. Rubinetto, Spina. 
PI. Rubinèt. 

Rubicon, m. Alterazione popolaresca 
derivante d^ Robinson (Crosuè). 

Rubóst, agg. Robusto. Di costituzione 
robusta j Solido, Resistente (oggetti, 
attrezzi). 
PI. Rubóst 
F. — a 
PI. F. — i. 

Ruchèt, sm. Rocchetto (di filo) ' Pi- 
gnone della bicicletta. 
PI. Ruchèt. 

Rud, agg. Ruvido, Scabro, Aspro \ 
Di modi aspri. Di maniere rozze I Scon- 
troso. 
PI. Rud 
F. — a 
PI. F. — i. 

I Rud coma una fascéna 'd spén, (F.) 
Aspro come una fascina di spini (Ri- 
ferito a persona intrattabile). 



RUDA 



351 



RUGA 



(Lat. rudìs, grossolano). 

Rudadùra, sf. Arrotatura. 
PI. Rudadùr. 

Rudarén, sm. Arrotino. 
PI. Rudarén. 

I Capei da rudarén, Cappello con la 
tesa stretta e tirata in su che denota 
miseria. 

Ruddùra, sf. Rottura. 
PI. Ruddùr. 

Rude, sf. Rotata, Colpo di ruota. 
PI. Rude. 

Rudèda, sf. Arrotamento | Arrota- 
tura. 

PI. Rudédi. 

I De' una rudéda 'd cui, (F.) Rivol- 
tarsi con fare indispettito. 

Rude!, sm. Rotolo. 
PI. Rudèl. 

I Rudèl *d chèrna, Rotolo di carne. 
(Dal lat. med. rodellus, tondo, roto- 
lo (?)). 

Rudela, sf. Rotella, Girella. { Rudèla 
de pròzz. Girella del pozzo. ] U j man- 
ca una rudèla. Gli manca una rotella; 
cioè non ha il cervello a posto. 
PI. Rudèl. 

Rudér, tr. Arrotare. 
Prt. Rude 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

I Rude' i dént, Digrignare i denti. 
(Lat. med. arodare, arrotare, GLE). 

Rudlér, tr. Arrotolare. 
Prt. Rudlé 
PI. — è 
F. — ©da 
PI. P. — édi. 

Rudón, sm. Accrescitivo di ruota. 
Quando la neve si appiccica alla ruota 
di un veicolo in modo da ingrossarla 
e formare quasi un disco, si usa dire 
che « la fa e' rudón », forma il « ruo- 
to ne ». 

Forse anticamente, con « rudón », si in- 
dicava una ruota piena, a disco. 

Rufé, agg., prt. Arruffato. 
PI. Rufè 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Rufér, tr. Arruffare. 
Prt. Rufé 



PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

(Dal lat. med. refatus, arruffato, GLE). 
Rufiàn, sm. Ruffiano, Lenone. ] Ca- 
vallo, o asino, che ha il compito di ec- 
citare la cavalla, o l'asina. 
I Mediatore in faccende poco pulite 

equivoche | Favoreggiatore di imbro- 
gli in compre e vendite. 

Rufìanéda, sf. Ruffianata, Mediazio- 
ne (in imbrogli, cose disoneste o lo- 
sche). 
PI. Rufìanédi. 

Rufìanèr, tr. Ruffìnare, Arruffianare. 

1 Allettare. 
iPrt. Rufìané 
PI. — è 

F. — éda 
PI. F. — édi. 

Rufulàì, sm. Arruffamento. 
E' un vocabolo impreciso che indica 
furia di gente che pigia, o fa qualcosa. 
La voce che più si accosta a « rufu- 
lai » è « ruffa » usata da Jacopone da 
Todi con uguale significato. 
(Forse dal longobardo hraffón, rapire, 
identico al ted. moderno raffen). 

Rufòn, sm. Erba della famiglia delle 
composite dalla foglia dentellata simi- 
le al tarassaco, coperta da peluria, che 
si raccoglie in primavera e si mangia 
bollita. E' chiamata anche « galèna 
gra§a ». 
PI. Rufón. 

Ruga, sf. Ruga della pelle. ( Lat. ruga). 
j Eruca, Ruca, Bruco peloso. 
(Lat. eruca). 
I (F.) Persona scaltra. 
PI. Rug. 

Rugànt, agg. Arrogante. 
PI. Rughént 
F. — anta 
PI. F. — ànti. 

Rugantini, sm. Arrogantello. 

Rugàn^.a, sf. Arroganza. 

Rugatela, sf. Modo di colpire una 
boccia, anziché di colpo, facendo ruz- 
zolare la propria. Dal dial. antico 
ruglar, ruzzolare. 
(Vedi Gabbusio, Voc). 

Rugazidn, sf. pi. Rogazioni. Proces- 
sioni che si svolgono nei tre giorni 



RUGE 



352 



RUMI 



che precedono l'Ascensione per invo- 
care la protezione celeste sui campi. 
Le rogazioni cristiane succedettero alle 
funzioni propiziatorie pagane chiama- 
te ambarvalia. 

Rugèr, int. Urlare, j Ruggire, 
lyat. rugire. (Vedi «rogg»). 

Ragion, sm. Imbonitore Urlatore 
I Banditore. PI. Rugión. 

Rugnèr, sm. Il grugnire del porco, o 
il ringhiare del cane. 

Rugnér, intr. RugUare. Grugnire del 
maiale | Ringhiare (del cane). 

RugnÒ!}, agg. Rognoso | Scabro. 
PI. Rugnùs 
F. — ò§a 
PI. F. — ó§i. 

j Ràm rugnò§, Ramo sugheroso (di 
olimo, o di acero). 

Rumàgna, f. Romagna. 
«Il nome di Romania, (poi Romagna) 
incominciò a darsi all'Esarcato di Ra- 
venna nella seconda metà del sec. VI 
per distinguere le provinole che an 
cora rimanevano agli Imperatori di 
Oriente, ...da quelle con le quali i Lon 
gobardi conquistatori andavano for 
mando un nuovo regno che si chia 
mava Longobardia o Lombardia. 
...Più tardi col nome di Romagna si 
trova designato tutto il paese intorno 
a Roma, quindi tutto lo Stato papale. 
Poi questo nome, a poco a poco, toma 
a restringersi aJ luogo di dove aveva 
avuto origine. E siccome le tradizioni 
romane si trovano più vive a Raven- 
na che a Roma stessa, il nome di Ro- 
mania, Romaniola, e finalmente Ro- 
magna rimane alla sola regione circo- 
stante a Ravenna ». P. Desiderio Pa- 
solini, I tiranni di Romagna e i Papi 
nel mediò evo. 

Nella sua opera La Poesia Popolare 
Romagnola, Maria Spallicci così ne 
indica la delimitazione territoriale: La 
Romagna ha « per confine meridio- 
nale vma linea che rimonta il Tavollo 
(tra Cattolica e Pesaro), passa per Ma- 
cerata Feltria e giunge, attraverso al 
monte Carpegna, sino all'Alpe della Lu- 
na. Per limite occidentale, una linea 
che dall'Alpe della Luna arriva fino a 
Fiorenzuola correndo tra le faggete e 



le abetine del pa.sso dei Mandrioli 
(detto anche Porta di Romagna) nella 
linea di displuvio tra Badia Frataglia 
(Casentino e Bagno di Romagna) sulla 
Falterona, nella dantesca Acquacheta 
all'Alpe di S. Benedetto, sul colle di 
Casaglia (alle sorgenti del Lamone) a 
monte di Marradi. 

« Per limite settentionale una linea che 
da Magnavacca comprende la laguna 
di Comacchio e il territorio di Argen- 
ta per risalire luligo il letto del Sillaro 
dalla sua confluenza del Reno (Po di 
Primaro) fin verso il Covigliaio sopra 
Fiorenzuola. 

« Per confine orientale il mare Adria- 
tico dalla foce del Tavollo al porto 
di Magnavacca ». 

Questa delimitazione ha un valore ap- 
prossimativo, ma è certo la più pon- 
derata. 

Rumagnòl, sm.. agg. Romagnolo. 
PI. Rumagnùl 
F. — ola 
PI. F. — òli. 

I Rumagnòl ?intil (romagnolo gentile). 
Così A. Borgognoni chiamava il dia- 
letto « letterarizzato ». (S. Muratori). 

Rumàn, sm., agg. Romano. Di Roma. 
PI. Riunén 
F. — àna 
PI. F. — ani. 

Rumanela, sf. Romanella. (Una delle 
campane di S. Mercuriale di Forlì 
porta questo nome in ricordo di Ro- 
manello da Forlì della Disfida di Bar- 
letta). 

Rumbèr, intr. Rombare. 

Rumbìda, sf. Romba, Rumore grave 
e cupo. 
PI. Rumbidi. 

Rumi, sm. Romeo. Pellegrino diretto 
a Roma. 

II Majoli (Piccolo cabotaggio, ecc.) di- 
ce che, al tempo della sua fanciullezza, 
i mendicanti chiedevano l'elemosina 
con questa invocazione: « Rumi, rumi, 
chi mi dà la bona vi'? ». 

Alla lettera suona così : « Romeo, ro- 
meo, chi mi dà la buona via?»; ma 
come invocazione dei vecchi romei, va 
intesa : « Sono un romeo ; datemi il 
viatico!». 



RUMI 



353 



RUSP 



Rumìt, sm. Romito. Eremita. 
PI. Rumìt. 

I agg. Deserto, Sconsolato. 
(Sec. xni, romita). 

Rumita, (V. Rumit). 

Rum?ol, sm.. Cruschello. 
PI. Rum?ùl. 
(V. remai). 

Runcadòr, sm. Roncatore, Sarchia- 
tore. 

PI. Rimcadùr 
F. — óra 
PI. F. — òri. 
(Lat. med. runcator, GLE). 

Runcadùra, sf. Roncatura, Sarchia- 
tura. 
PI. Runcadùr. . 

Runchér, tr. (Roncare. Tagliar bron- 
chi e cespugli). Sarchiare. 
Nel Medioevo si roncava tenendo una 
forca con la mano sinistra e una ron- 
cola dal lungo manico con la destra 
(Salterio di Loutrell, 1340). 
(Lat. med. runcare, togliere gli sterpi, 
GLE). 

Runchèt, sm. Ronchetto, Piccola ron- 
cola. I Coltello a roncola. 
PI. Runchèt. 

Runchèta, sf. Róncola, Ronca. Fer- 
ro adunco, tagliente per potare, svel- 
lere e recidere. Si usa per tagliare 
le siepi innastata a un lungo manico. 
PI. Runchèt. 

(Lat. med. runchèta, roncola. GLE). 
I Né§ a runchèta, Naso a ronchetta, a 
roncola. 

Runchité, sf. Colpo di roncola. 
PI. Rvmchité. 

Rundanéna, sf. Balstruccio j Rondi- 
ne. 

PI. Rundanén 

] Rimdanéna da la furzèla, Rondine 
comune. R. domestica. 
1 Al rundanén al j' è dia Madona. Le 
rondini sono della Madonna. 
I Rundanéna 'd fìóm. Topino, Rondi- 
ne riparia, R. delle rive. Balestruccio 
selvatico, B. ripario, Dardanello. 
j Par Sa' Bandét la rundanéna sota 
e* tèt. 

Rundòn, sm. Rondone. 
( V. Sant'Apulinéri ). 
I Rundòn 'd mèr, Pernice di mare 



Glareola, Rondone marino. 
PI Rundòn. 

Ruscadìn, sm. Bruscolino. 
PI. Ruscadìn. 

Ruscarola, sf. Pattumiera. 
PI. Ruscaròl. 
(V. Ros-c) 

Ruschèra, sf. Spazzatura ] Immon- 
dezza ] Ruschèra 'd mèr, Lavarone di 
mare. 
(V. Ros-c). 

Ru§ér, tr. Rosolare. 
Prt. Ru§è 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Rusér, sm. Rosaio 1 Gran quantità 
di rosolacci. 
PI. Ru§ìr. 

Ru§éri, sm. Rosario. 
PI. Ruséri. 

Di' e' ru§éri, Recitare il rosario. 

Rubata, sf. Rosetta | Borchia. 

Pomello della guancia. 
PI. Rusét. 
(Lat. med. roseta, rosetta. GLE). 

Ru^gadùra, sf. Rosicatura, Polvere di 
legno lasciata cadere dal tarlo. 
'Impronta lasciata dai denti della grat- 
tugia I Rosicatura. 

Ru§ghén, sm. Prurito alla gola, Irri- 
tazione alla gola. Bruciore di gola. 

Rusghér, tr. Rosicchiare, Rodere 
Pizzicare. 
Prt. Ru§ghé 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Ru^ignòl, sm. Rusignolo. Usignolo 
PI. Ru§ìgnùl. 
I Ru§ignòl de bus, (Vedi Còdorànza). 

Ru^òli, sm. Rosolio. 

Ru^òn da garden, sm. Malvone. Mal- 
va da giardino. 
PI. Rusòn da garden. 

Ruspa, sf. Ruspa. Arnese per ap- 
pianare, livellare terra. 
PI. Rusp. 

Ruspèda. sf. Ruspata, Atto e azione 
del ruspare. 
PI. Ruspédi. 

Ruspèr, tr. Rvispare, Dare, passare 
la ruspa. 



RUST 



354 



RUZL 



Prt.Ruspè 
PI. — è 
F. — èda 
PI. F. — èdi. 

Rustìda, sf. Bruciacchiatura | Arro- 
stitura. 
PI. Rustìdi. 

Rustìr, tr. Arrostire, Bruciacchiare | 
Inaridire (azione del vento, del sole e 
del freddo sulla pelle e sui capelli). 
Prt. Rusti 
PI. — i 
F. — ida 
PI. F. — idi. 

(It. ant. rostire; dalla rad. germa- 
nica rost-«arrostire»). 

Rutàm, sm. Rottame. 
PI. Rutém. 

Rutlìr, int. Ruttare. 

Rutùra, sf. Rottame (di ferro e me- 
talli in genere). 

Ruvar^én, sm. Vinciperdi (gioco di 
carte). Rovescino. 

I Zughé' a ruvarzén. Giocare a vinci- 
perdi. 
PI. Ruvarzén. 

Ruvar^éna, sf. Querciolo, Roverella. 
PI. Ruvarzén. 

Ruvarzìna, sf. (V. Ruvarzéna). 

Ruvrina, sf. Querciolo. 
PI. Ruvrìn. 

Ruvighé, sf. Bastonata, Legnata, Ver- 
gata. (V. «ruvighèr»). 
PI. Ruvighé. 

Ruvighéda, sf. (V. Ruvighé). 

Ruvighèr, tr. Malmenare. 



Il Biondelli riporta « ruvighé' » tradu- 
cendo con « bastonare ». Ora, dopo un 
secolo, si dice ancora « de' una ruvi- 
ghéda », dare una malmenata, una ba- 
stonatura. 

Ma già allora, (1853), «ruvighé'» non 
poteva essere che una traslato del- 
l'italiano «rovigliare ». 

Ru2^è, sf. Grappolo. 
I Rlza I Torma. 
PI. Ru^ 

I Ru^é d'uva, -Filza d'uva. 
I Ru^é d' u§el, Filza o infilzata d'uc- 
celli. 

} Ru^é 'd burdèl. Torma di bambini. 
I Ru^, Scroto e pene (insieme). 
I Avèn una ruzé. (F.) Averne piene le 
tasche. 
(Vedi RÒ5). 

Ruzlér, rntr. e tr. Ruzzolare [ Roto- 
lare j Cadere dal letto (Ruzlé' ?ó da 
e' lèt) I Ruzzolare di rotelle che pog- 
giano per terra, di sasso e di qualsiasi 
cosa che rotoli, o ruzzoli. 
Prt. Ru?lé. 
PI. Ru^lè 
F. — èda 
PI. F. — édi. 
I 'D ruzlòn. Ruzzoloni. 

Ru^lòn, sm. Ruzzolone, Caduta ruz- 
zolando. 
PI. Ruzlòn. 

I Fé' un ru^lón. Fare un ruzzolone. 
I Avnì' za 'd ruzJón, Venir giù niz- 
zoloni. 



SA 



355 



SABI 



Sa' agg. Abbrevviazione di Santo ogni 
volta che incontra un nome che co- 
mincia per consonante. 
Tale abbreviazione era in uso anche 
per l'ital. nel sec. XIV. (V. Diz. DEI). 
Se il nome comincia per vocale si ha, 
invece, « Sànt ». 

'Sa, Abbr. di csa. Cosa, Che cosa. 
Nei casi in cui incontra una «a» pro- 
nome la assorbe. 

Saba, sf. Sapa. Mosto cotto. 
PI. Sab. 

Sa' Bandèt, m. San Benedetto. 
I Par Sa' Bandèt, la rundanéna ins e' 
tet. Per S. Benedetto la rondine sul 
tetto. 

I Par Sa' Bandèt, s' u n' tén e' vèrd 
e' tén e' sec, Per S. Benedetto se non 
tiene il verde tiene il secco. Il giorno 
di S. Benedetto (21 marzo), se la 
pianta non verdeggia si seccherà. 

Sa' Barnaba, m. San Barnaba Ap. 
(11 giugno). 

(V. anche Sa' Bamabè). 
S'è' piòv par Sa' Barnaba ' l'uva 
bianca la s' n' in va; / s'è piòv ma- 
téna e sera ' u s' n' in va nénc la 
lacera. 

Se piove il giorno di San Barnaba / 
l'uva bianca se ne va; / se piove mat- 
tina e sera / se ne va anche la lacciaia. 

Sa' Bamabè, m. San Barnaba. 



1 E' de 'd Sa' Bamabè e' gran e' perd 
e' pè, Il giorno di San Barnaba (11 
giugno) il grano perde il piede. 
(Il grano, cioè, perde l'apparato radi- 
cale, perchè comincia ad essicarsi dal 
piede). 

Sa' Bas-ciàn, m. San Sebastiano. 
(20 gennaio). 

I Par Sa' Bas-ciàn e' trema la còda a 
e' càn (per il gran freddo). 
I Sa' Bas-ciàn da la viòla in man. Come 
dice un altro proverbio, questo è un 
giorno rigidissima, ma in qualche pro- 
da soleggiata compaiono le prime vio- 
lette. 

Sàbat, sm. Sabato. Il sesto giorno 
della settimana. 
PI. §èbat. 

I U n' gn' è sàbat §én5 §òl e u n' gn'è 
dona §én?a amor. Non c'è sabato senza 
sole e non c'è donna senza amore. 

Sa' Bié§, m. San Biagio. 
j Par Sa' Biè§ dò òr scvè§. Per San 
Biagio (3 febbraio), due ore circa. 
I Par Sa' Bié§, da e' fred u s' mòr 
scvè§, Per San Biagio si muore quasi 
dal freddo. 

Sahiòn, sm. Sabbione, Sabbia. 
Al pi. che è « Sabión » significa anche 
terreni sabbiosi. 

(Lat. med. sablone, .sabbia, Rav. sec. 
XIII. GLE; lat. sabulum). 



SARI 



356 



SAGA 



Sabiunè, agg. Sabbioso. 
PI. — Sabiune 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

Sabiunéda, agg. Sabbiosa. 
I Tèra sabiunéda, Terra sabbiosa. 
PI. Sabiunédi. 

Sabiunél, sm. Renischio. 

Sac, sm. Sacco. 
Anticamente era anche una misura di 
cereali che equivaleva a tre staia, e 
cioè hi. 1,7252. 
PI. Sèc. 
(V. Am§ùr). 

I §vuité' e' sac, (F.) Vuotare il sacco. 
Dir tutto. 

(Lat. saccus « sacco », dal greco sakkas, 
tela da imballaggio). 

Sacarol, sm. « Saccaiolo ». Facchino 
(che porta i sacchi). [ Portatore di 
sacchi. 
PI. Sacarùl. 

(Lat. med. sacharolus chi porta sac- 
chi. GLE). 

Saca, sf. Tasca. 
I Sàccolo (del seminatore). 
PI. Sac. 

Saché, sf. Saccata. Quanto può con- 
tenere un sacco. Il contenuto di un 
sacco. 
PI. Saché. 

Sachègg, sm. Saccheggio. Si usa so- 
lo in apicoltura. Negli altri casi si 
dice « purté' vi 'gna cvèl ». 

Sachén, sm. Taschino. 
PI. Sachén. 

Sachéri, sm. Sicario. 
Usato in tono scherzoso per « va- 
gheggino». 
PI. Sacheri. 

Sachèt, sm. Sacchetto. 
PI. Sachèt. 
(Lat. med. sachetus, sacchetto. GLE). 

Sachigér, tr. Saccheggiare. (Usato so- 
lo in apicultura). 
Prt. Sachigé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. P. — édi. 

Sacón, sm. (V. Sacóna). 

Sacóna, sf. Saccona. Tasca trasversa- 
le posteriore della giacca da caccia- 
tore I Giacca alla cacciatora. 



PI. Sacón. 

Sacramént, sm. Sacramento. 
PI. Sacramént. 

Sacrifichér, tr. Sacrificare. Costrin- 
gere a rinuncie, a privazione. 
Prt. Sacrfiiché 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Sacrifìci, sm. Sacrifìcio. Privazione. 
Rinuncia volontaria, o impesta 

Sacrilègg, sm. Sachilegio. Azione sa- 
chilega. 
PI. Sacriligg. 

Sacristi, sf. Sacrestia. 
(Lat. med. sacristia. GLE). 
j L'è mej pu^' ad canténa eh' n'è 
ad asacristi, E' meglio puzzare di 
cantina che di sacrestia. 

Sadól, agg. Satollo, Sazio. 
PI. Sadól 
F. Sadóla 
PI. F. Sadóli. 

Saduléda, sf. Satollamente. 
PI. Sadulédi. 

Sadulér, tr. Satollare, Saziare. 
Prt. Sadulé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

(Ravennate del sec. XVII, «sadular». 
Aruch Al. Op. Cit.). 

Sa* Fran?ès-c, m. San Francesco. 
i Par Sa' Franzès-c, la nèspula int e' 
ifè^t. Per San Francesco (4 ottobre) 
la nespola nel cesto. (Nanni). 
Safuitèr, intr. Frugare ' Rovistare. 

Safuitòn. sm. Ciarafu gliene. 
PI. Safuitòn 

Sa' Gal, m. San Gallo. 
I S' e' sta bón e' de* 'd Sa' Gal u s* 
semna nénc al vai, Se sta buono il 
giorno di S. Gallo (16 ottobre) si rie- 
sce a fare tutta la semina. 

^agàt, sm. Rovina, Disastro. aw. 
di quantità. Una enormità. 
PI. I^aghèt. 
(V. Sagatér). 

Sagatèda, sf. Rovinata, Atto o effet- 
to del rovinare. 
PI. Sagatédi. 

Sagatér, tr. Sciattare Rovinare, Sciu- 
pare. 



SAGA 



357 



SALA 



Prt. Sagaté 
PI. —è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

(Lat. med. sagatare, scannare una be- 
stia all'uso "ebraico. GLE). 

§agatón, sm. Sciupone, Sciattone. 
PI. §agatón 
F. ^agatóna 
PI. §agatóni. 

Sagi, sm. Saggio. 
Piccolo scavo che indica la luce, o la 
profondità dell'escavazione di un fosso. 
PI. Sègi. 
(Lat. med. sagium, misura tipo, GLE). 

Sa' Grigori. 

Sa' Gregòri, San Gerogorio (17 nov) 
I S' e' piòv par Sa' Grigori, tot nu- 
vèmbar l'è un dimòni. 
Se piove per SanGregorio tutto no- 
vembre è un demonio. 

Sagua^éda, sf. Risciacquata. 
PI. Saguazédi. 

Saguazér, intr. Sciaguazzare, Scia- 
guattare, Diguazzare nell'acqua | tr. 
Sciacquare. 

I Saguazéss la boca. Sciacquarsi la 
bocca. 

Saguazòn, .sm. Risciacquata alla 
buona. 
PI. Saguazòn. 

Sàja, sf. Stoffa lucida, Saia. 
(Lat. med. saia. GLE). 

Sa' Jacóm, m. San Giacomo. 
I Par Sa' Jacóm (25 luglio) e Sanf 
Ana (26 luglio) u s' fa al vet a la 
cànva. Per San Giacomo e Sant'Anna 
si cima il granturco e si taglia la ca- 
napa. 

Sajàna, sf. Sagana, Saga, Maga, In- 
dovina. 

Antica voce che si conserva nel det- 
to: La' m' pé' la sajàna. (Rivolto a 
donna scarmigliata e con le vesti in 
disordine). 

Saviòl, sm. Panno di lana ruvida. 
« Saietto ». 

Dal lat. sagum, « pezzo di panno di lana 
grossolana usato come mantello cor- 
to; mantello militare». A. Prati. Voc. 
Elim. It. 

Sajèta, sf. Saetta, Fulmine, Folgore. 
I (F.) Persona svelta, agilissima. 



PI. Sajèt. 

(Dal lat. sagitta, freccia. 

Saifaràz, sm. Farfare (V. Piadanèla) 

Saimèstar, sm. Salnitro, Nitrato di 
potassio che si forma sulle pareti dei 
luoghi umidi e delle stalle. 

Sa' Job, m. San Giobbe. Protettore 
dei bachi da seta nelle nostre campa- 
gne (L. De Nardis). 

Sa' Juséf, m. San Giuseppe. 
Il giorno di S. Giuseppe le ragazze 
andavano a raccogliere radicchi di 
campo per fare bei seni e per trovarsi 
il fidanzato. 
(V. anche « ma^èt »). 

§alachér, tr. Scialacquare, Scialare. 
Prt. §alaché 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Salàm, sm. Salame. 
PI. Salèm. 

I Salàm da l'aj. Salame nella cui con- 
cia è incluso anche l'aglio | Salame al- 
l'aglio. 
[ (F.) Stupidone. 

Salamalèc, sm. pi. Salamelecchi, Sa- 
luti cerimoniosi. 

Salamàna, (Uva salamàna), sf. Sala- 
mana. Uva grossa, bianca, dolcissima 
che Alamanno Salviati fece venire dal- 
la penisole iberica. La vite fu detta 
anche Vite di Messer Alamanno. 
(V. A. Prati, Diz., ecc.). 

Salamandra, sf. (V. ^acaramàndla). 
PI. Salamàndar. 

Salamùria, sf. Salamoia [ Salsuggine. 
! Salsedine | Anche sale che rimane 
nelle buche, nelle orme, dopo l'evapora- 
zione dell'acqua di mare. 
E' termine piuttosto vago. 

^alàpa, sf. Scialappa, Gialappa (Mi- 
rabilis jalapa). 

! Purgante di Gialappa. Doveva essere 
im potente lassativo perchè è rimasto 
proverbiale. 

Salarol, sm. Vaso di legno per ser- 
bare il sale. Vaso del sale. Salarino. 
PI. Salarili. 

[ Ande' a 'vdèr e' salarol. (F.) Far 
visita, la prima volta, alla casa del pro- 
messo sposo. 

Salà$, sm. Salasso. 



SALD 



358 



SALU 



PI. Salè§. 

^It. ant. salasso). 

In dial. si usa anche il verbo «sala^ér» 

salassare (lat. med. salaxare, GLE) 

ma si preferisce comunemente « tu' 

sàngv », togliere sangue. 

Saldadór, sm. Saldatore. 
PI. Saldadùr. 

Saldadòra, sf. Saldatrice. Apparec- 
chio per saldare. 
PI. Saldadóri. 

Saldadùra, sf. Saldatura. 
PI. Saldadùr. 

Saldér, tr. Saldare. 
Prt. Salde 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

] Canèl da salde', Cannello da sal- 
dare. 
I Salde' un cònt. Saldare un conto. 

Saldóna, sf. Donna sterile. 
PI. Saldón. 

Sale, agg., prt. Salato j Salso ' (F.) 
Mordace | (F.) Salace. 
PI. Sale 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Saléna, sf. Saliera. Vaso del sale ] 
Salina. Luogo ove si produce il sale. 
PI. Salén. 

(Lat. salina, salina, luogo dove si 
estrae il sale). 

Salér, tr. Salare. 
Prt. Sale 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

I Sale' al chért, Lasciare 11 mazzo co- 
me sta, cioè non alzare. 

Salfarà?, sm. Tasso barbasso. Ver- 
basco. 
(Verbascum Thapsus L.). 

Saighe, sm. Selciato 1 Pavimento. 
PI. Saighe. 

! Saighe 'd fè§. Acciottolato. 
j Saighe 'd prè. Ammattonato. 

Salghéda, sf. Selciatura | Pavimen- 
tazione. 
PI. Salghédi. 

Salghén, sm. Selcino. 
PI. Salghén. 

Salghèr, tr. Selciare, Acciottolare. 



Pavimentare, Ammattonare. 
Prt. Saighe 
PI. — è 
F. — éda 
Pi. F. — édi. 
(Lat. med. salegare e selegare. GLE). 

Salida, sf. Salita. 
(E' più dialettale «rapéda»). 
PI. Salid. 

Salinér, sm. Salinaio. 
PI. Salinér. 
(Lat. tardo salinàre). 

SaLmòn, sm. Salmone. Pesce salmone. 
PI. Salmón. 

Sa' Loca, m. San Luca. 

E' de 'd Sa' Loca la bàlu§a in bóca, 
il giorno di San Luca (18 ottobre), la 
ballotta in bocca. 

Salóm, sm. pi. Saliuni. 
Raramente si usa il sing, che è uguale 
al pi. 

Saltadòr, agg., sm. Saltatore. 
Pi. Saltadùr. 
F. Saltadòra 
PI. F. SaJtadóri. 

Saltarci, sm. Saltarello. Sorta di an- 
tico ballo I Saltarello, Marmeggia. Ver- 
me bianco della carne secca. 
PI. Saltarèl. 

Saltarlèr, intr. Saltellare. 

Saltarlìn, sm. Saltello. 
PI. Saltarlìn. 

Saltarlòn, sm. Saltellone. 

'D saltarlòn. Saltelloni, A sbalzi, Bal- 
zeloni. 

Saltér, tr. Saltare [ Balzare \ Omet- 
tere, Trascurare, Lasciare indietro | 
I Salté' a la stré, Assaltare alla strada. 
I Salté' fura, Sbucare ] Interloquire 
(nel discorso) j Salté' dal pàgin. Sal- 
tare delle pagine r 
Prt. Salté 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Sa' Lurenz, m. San Lorenzo. 
Si commemora il 10 agosto a Cervia. 
Quel giorno tm bagno ne vale sette: e 
costumava far prendere il bagno aftche 
agli asini e ai cavalli. 
(V. Sànt Antoni). 

Salùt, sm. Saluto. 
PI. Salùt. 



SALU 



359 



SAMI 



I Arvòlzr e' saiut, Rivolgere il saluto 
I Tu' e' salut, Levare il saluto. 

Salùt, sm. Saluto. PI. Salùt. 
« I « salut » dice Nino Massaroli era- 
no una forma singolarissima di cant 
popolari che si improvvisavano ne 
trebbi invernali nel tepore delle stalle 
e la state, sull'aia durante la spannoc- 
chiatura ». 

E' un componimento di pochi versi, 
diretti normalmente a una ragazza. 

Saluta, sf. Salute, Sanità. 
PI. Salùt. 

Saluta 'd fèr, Salute di ferro. 

La saluta l'è 'gna cvèl, La salute è 
tutto. 

Salvaròt, sm. Salvaroba. Dispensa. 
PI. Salvaròt. 

Salvèr, tr. Salvare. 
I Conservare \ Trarre in salvo \ Met- 
tere al «icuro j rfi. Oltre ai sign. di 
cui sopra significa: Riservarsi, Tenere 
per sé, a propria disposizione. 
Prt. Salve 
PI. — é 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

Salvéss la pòsta. Esimersi dalla posta. 

^àm, sm. Sciame, Alveare. 
PI. §èm. 

Fé' 'd sèm, Dedicarsi all'apicoltura. 
(Lat. med. sam.um, GLE). 

Sa' Marcuriél, m. San Mercuriale. Fu 
vescovo di Forlì per 27 anni e morì 
circa nel 449. Si festeggia il 30 aprile. 
Secondo G. Pasolini - Zanelli, il cam- 
panile di S .Mercuriale (Forlì) è ope- 
ra di un architetto forlivese chiamato 
Baldi e fu costruito nel 1177. 
I Par Sa' Marcuriél la brenda int e' 
grambiél. Per S. Mercuriale la meren- 
da nel grembiale. Le giornate si sono 
allungate e le massaie portano la me- 
renda agli uomini che lavorano nei 
campi. 

Samarén, sm. San Marino. 

Sa' Martén, m. San Martino (11 no- 
vembre). 

Per tradizione, il giorno di S. Martmo 
è la festa dei cornuti, « la fèsta di bèc» 
Si beve il vino nuovo e si mangiano 
castagne. 
Secondo Padre Carmeli (V. Plaustro 



n. 18, Anno II), questa festa risalireb- 
be alle Antesterie dei Greci, ereditate 
dai Latini col nome di Brumalia. Fu- 
rono poi continuate dai cristiani cat- 
tolici nel giorno di S. Martino col no- 
me di Martinalia. 

Il riferimento al Santo è puramente 
casuale. 

Par Sa' Martén, tòt e' mòst l'è vén, 
Per S. Martino (11 nov.) ogni mosto 
é vino (Nanni). 

Par Sa' Martén u s' imbariéga grend 
e ^nén. Per San Martino si ubbriacano 
grandi e piccini (Nardi). 

Da Sa' Martén a Nadél ogni purèt 
sta mèi, Da San Martino a Natale 
ogni povero sta male (Non si la- 
vora più, quindi non si guadagna e 
si sente avvicinare l'inverno che è 
il nemico della povera gente). Nardi 

Par Sa' Martén al bòt tot pini 'd vén, 
Per San Martino, le botti tutte piene 
di vino. 

Samartén, sm. Con questo nome si 
indica qualsiasi bruco peloso di note- 
vole grandezza. 
PI. Samartén. 

§ambédg, agg. Selvatico. 
PI. Sambèdg 
F. Sambèdga 
PI. F. Sambédghi. 

Sambràca, sm. Vino scadente. 

^amèr, sm. Apicultore. 
PI. ^amèr. 

Sa' Mère, m. San Marco. 

Par Sa' Mère e' big-at o eh' l'è post, 

eh' l'è ned. Per San Marco il baco 
(da seta) o è in incubazione, o è 
nato. 

; San Marco alle Gattinelle. Dice M. 
Mazzotti che la più antica notizia di 
questa località è data dal Fantuzzi con 
una citazione del 1351 che ricorda S. 
Marco « de Gattinelli », la cui deno- 
minazione pare derivi da un « canalem 
quod dicitur Gatinella ». Nel docum. 
del Card. Anglico, nel 1371 troviamo 
la Villa de Gattinelis con 41 focolari. 
Sa' Michìl, m. San Michele. 

1 Par Sa' Michìl, tot al brend al va in 
5ÌI e e' prem de 'd Ma?, tot al brènd 
al vén a bra?. 

Per San Michele (29 settembre) tutte 



SAN 



360 



SANT 



le merende vanno in cielo; e il primo 
dì di maggio tutte le merende vengono 
a bracciate. Alla fine di settembre si 
smette di far merenda perchè ormai 
le giornate sono brevi; mentre in mag- 
gio si riprende a far colazione perchè 
le giornate si sono allungate. 

Sa' Mingòn, m. San Domenicone. 
Accrescitivo di S. Domenico (9 otto- 
bre). Dice L. de Nardis che il giorno 
di questo Santo si seminava la fava 
per averne un buon raccolto. 

^àn, agg. Sano | Salubre. 
PI. Sén 
F. Sana 
PI. F. Sani. 
I Eria sana, Aria salubre. 

^àndal, sm. Sandalo. 
Calzatura formata di una .suola e di 
sottili strisce di cuoio. 
PI. §èndal. 

Sanguètla, sf. Sanguetta, Sanguisu- 
ga, Mignatta. 
PI. Sanguètal. 

Sangunéla, sf. Sanguinella. 
(Comus sanguinea L.). 
Lat. med. sanguinis. GLE. 

Sàng-y, sm. Sangue. 
PI. Sèngv. 

I Tu' sàngv, Praticare un salasso. 
I Stagne' e' sàngv. Fermare l'uscita del 
sangue, la perdita, l'emorragia. 
I Sbóc 'd sàngv. Sbocco di sangue. 
L'antico dial.: ci ha tramandato: Angv 
ad... (Sangue... di...) che, secondo i 
casi, suona esclamazione, imprecura- 
zione, o bestemmia. 

^angvèta, sf. (V. Sanguètla). 

^an^alari, sf. Senseria, Mediazione 
(opera e mercede). 
PI. Sansalarì. 

^an§él, sm. Sensale. Mediatore. 
PI. §an§èl. 
(Lat. med. sensalis, sensale, 1264. GLE) 

San§vè§ (pronuncia Sa' svè§) sm. 
Sangiovese. 

« Vino rosso da pasto e da bottiglia, 
armonico nei suoi componenti, di pron- 
ta beva, gi'adevolmente amarognolo ». 
A. Panzini, Dizionario Moderno. 
Tipica varietà di vino rosso proprio 
della Romagna, orgoglio di Predappio. 
L. Servolini, in Mosaico di Romagna, 



dice: « ...I Romani riconobbero che 
questo vino era squisito e addirittura 

10 paragonarono al sangue del padre 
degli dei: « sanguis Jovis »... 

11 dialetto... ha storpiato ed abbrevia- 
to la definizione in San-2vè§, ossia 
sangiovese ». 

(Nel dial. del sec. XVIII. « sanzves ». 
P. Santoni, Op. Cit.). 

Sànt, sm. Santo. 
I agg. Santo. 
PI. Sént 
F. Santa 
PI. F. — Santi. 
I E' de di Sént, Ognissanti. 
I Cvélc Sànt a j pinsarà, Qualche San- 
to provvederà. 

patita (o ^ànta) nm. Sessanta. Nu- 
mero di sei diecine. 

Santa, agg. Santa. 
PI. Santi. 

Santa Bérbara, f. Santa Barbara, 
(4 die). 

Veniva invocata durante il maltempo: 
I Santa Bérbara banadèta tnis luntàn da 
e' tón e da la sajèta. 
(La Pie A. XXVI, N. .5-G). 

Santa Bibiàna, f. Santa Bibiana. 
j Se e' piòv par Santa Bibiàna, e' piòv 
cvaranta de e una stmàna. 
Se piove per Santa Bibiana (2 die), 
piove quaranta giorni e una settimana. 

Santa Cateréna, f. Santa Caterina. 
(25 novembre). 

I Par Santa Cataréna, o neva o pacia- 
réna, Per Santa Caterina o neve o 
moticchio. 

j Da Santa Cataréna a Nadél u j' è 
un mès ugvèl, 

Da Santa Caterina a Natale (25 die.) 
c'è un mese esatto. 
[ Par Santa Cataréna la néva int la 
culéna. Per S. Caterina la neve sulla 
collina. 

I Par Santa Cataréna o ch'e' piòv, o 
ch'e' neva, o ch'e' bréna, o ch'e' tira 
la curéna, o eh' u j' è la paciaréna. 
Per Santa Caterina o che piove, o che 
nevica, o che brina, o che tira la co- 
rina, o che c'è la « pacchiarina ». Con 
questo proverbio burlone si acconten- 
tano tutti i- pronostici. 
! Par Santa Cataréna la nèva, int la fi- 



SANT 



361 



SANT 



nistréna, Per S. Caterina la neve sulla 
finestrina. 

^àntacóst, sm. Tarabusino, Aghirone 
piccolo. 
PI. §àntacóst. 

Santa Crósa, l. Esaltazione della San- 
ta Croce (3 maggio). 
« E' de 'd Santa Cròsa » il reggitore, 
« l'azdór », piantava piccole croci di 
canna, ornate di rametti di palma be- 
nedetta, nei campi di grano per pre- 
servarli dalla grandine. 

Sànt'Agnès, f. Santa Agnese. 
I Sànt'Agnès, la lusèrta int e' paès. 
Sant'Agnese (21 genn.) la lucertola per 
il paese. 

Sànt Albert, m. Sant' Alberto, fraz. 
del Com. di Ravenna. 
I Sànt Albert dal bel campàn, j' Oman 
j' à la tegna e al dòn al j è p... 
Sant'Alberto dalle belle campagne, gli 
uomini hanno la tigna e le donne 
sono p... (scherz.). 

Sànt Aldubrànd, (V. alla voce «ti- 
gnos » ) . 

Santa Luzi, f. Santa Lucia (13 die). 
I Par Santa Luzì e' de e' cor vi, 
Per S. Lucia il giorno corre via (Si 
allude alla brevità del dì ). 
I E' de 'd Santa Luzì l'è e' de piò 
curt chi sì. Il giorno di Santa Lucia 
è il più corto che ci sia. Così era 
prima della riforma del calendario av- 
venuta nel 1532. 

Nella chiusa de r« urazion » « Santa 
Luzì » è detto : « Santa Lu^ì l'è dégna 
di curóna. / Mantén la vesta a tóti li 
persone; / Santa Lu^ì l'è degna di 
vintùr, / Mantén la vésta a tòt al che- 
riatùr ». 

(Santa Lucia è degna di corona, / 
Mantiene la vista a tutte le persone; 
/ Santa Lucia è degna di fortuna. 
Mantiene la vista a tutte le creature ) 

Sant'Ana, f. Sant'Anna. 
j Ch'va a Sant'Ana, pèrd e' lug e la 
scaràna, Chi va a Sant'Anna perde il 
posto (luogo) e la scranna. (Chi si 
lascia sfuggire un'occasione perde tut- 
to ciò che essa poteva offrire. (Nardi). 
j L'acva 'd Sant'Ana la j' è mej dia 
màna, (29 luglio). L'acqua (la piog- 
gia) di Sant'Anna è migliore della 



manna, perchè la t€rra è arsa. (V. 
anche a Sa' Jacòm). 

Sant'Andarjìn dal bunég (Sant'An- 
dreino delle Bonaghe), m. Sant'Andrea 
di Cervia. 

Per la spiegazione del nomignolo dia- 
lettale basta pensare che la « bunéga », 
bonaga, è pianta infestante dei luoghi 
incolti e aridi, e il Forlivesi (1889) 
dice della località : « nuda d'alberi e 
vigne, manca di acque potabili buone 
ed è pochissimo abitata per essere una 
zona di aria non molto salubre». C'era 
dunque anche la malaria; e la plaga si 
ebbe il nome di « infèran » inferno ; 
da cui Villa Inferno e Montaletto. 
Don M. Mazzetti, basandosi su buona 
documentazione, formula l'ipotesi che 
l'antica pieve di S. Andrea esistesse 
già (non dove sorge l'attuale) nel 1907. 

Sànt Andrej, m. Sant'Andrea. 
Sono proverbiali « i bur 'd Sànt An- 
drej », i bui di S. Andrea, le « notti 
nere di Sant'Andrea », che si hanno 
nei giorni della luna nuova di dicem- 
bre. 

Sànt Antoni, m. Sant'Antonio Abate 
(17 gennaio) detto «Sànt Antoni d' j' 
animèl », Sant'Antonio degli armnali, 
perchè gli sono consacrati gli animali 
della stalla e della corte. 
Il giorno di S. Antonio si dà da man- 
giare agli animali della stalla, e ai maia- 
li, il pane benedetto. 
I Sant'Antoni, im'òra bòna, Sant'Anto- 
nio, un'ora buona. (Allude all'allun- 
garsi delle giornate). 
! Sànt Antoni da la bérba bianca s' 
u n' la j' à u s' la fa, Sant'Antonio 
dalla barba bianca, se non l'ha se la 
fa. (Allude alla neve). 
I Sànt Antoni dia muntàgna, prema 
u i fa e pu u j' acumpàgna, Sant'An- 
tonio di montagna, prima li fa poi li 
accompagna. (Dio fa le persone poi le 
appaia). 

! Sànt Antoni, gran fardùra; Sa' Lu- 
rén? grànda calura : l'òna e l'ètra pòc 
al dura, 

Sant'Antonio, grande freddura; San 
Lorenzo, grande calura; l'una e l'altra 
poco durano. 
I Da Sànt Antoni in là, tot i cvaión 



SANT 



362 



SAP 



i s' n' adà, Da Sant'Antonio in là tutti 
gli sciocchi se ne accorgono (che le 
giornate si sono allungate). 
(V. anche «manén»). 
I Par Sànt Antoni abét / i de i s' slon- 
ga un'ora e un cvért, Per S. Aritonio 
abate i giorni si allungano di un'ora 
e un quarto). 

I Par Sànt Antoni da la bérba bianca 
la nèva la n'amànca, Per S. Antonio 
dalla barba bianca la neve non manca. 
(V. filér). 

Sànt Apulinéri, m. Sant'Apollinare 
(23 luglio. V. Pulinéri). 
I Par Sànt Apulinéri l'uva la s'invera, 
Per Sant'Apollinare l'uva s'invaia. 
I La nòta 'd Sant'Apulinéri u s'avèia 
i rundòn, 

La notte di S. Apoll. vanno via i ron- 
doni. 

Santa Fulógna, f. Santa Apollonia. 
Si festeggiava ad Alfonsine il 9 feb- 
braio con bevute e mangiate formi- 
dabili. 

Sànt Arcànzal, m. Sant'Arcangelo. 

I A Sànt Arcànzal i i dà bèi e lighè 
(Si allude tanto ai matti che ai ma- 
landrini) A Sant'Arcangelo li danno 
belli e legati. (Nardi). 

^anténa, sf. Sessantina. Somma di 60 
PI. §antén. 
Santèrna, f. Santerno (Rav.). 

II più ant. docvimento conosciuto (1225) 
parla della chiesa di S. Sisto « de San- 
terno » e ciò fa ritenere che la loca- 
lità abbia avuto il suo nome dal fiu- 
me Santerno il cui corso ha subito 
tanti spostamenti. 

C'è chi sostiene, con una documenta- 
zione basata sul ritrovamento di un 
piatto su cui è scritto « piatto del con- 
vento » , e per certi particolari della 
vecchia parrocchia, che il nome sia la 
contrazione di « santo eremo » poi San- 
termo e quindi Santerno. 
Ma di un eremo, o di un monastero, di 
quella località non è fatto cenno in 
alcun documento (Da l'Argine, M.M.). 

Sànt Safol, m. Santo Sassuolo. 
(V. Sa§òl). 

Sàntul, sm. Padrino di battesimo. 
Sàntolo. 
F. Sàntla, 



Sanvéla, sf. Savanella. Collettore di 
bonifica ; Fossatello scavato nel fondo 
di canali per facilitare lo scolo totale 
delle acque | Striscia libera ottenuta 
col taglio della canna palustre e delle 
erbe, nel letto dei corsi d'acqua. 
Se non si può parlare di uria deriva- 
zione, si può pensare almeno a una co- 
mune origine col toscano zanella, « cu- 
netta per lo scolo delle acque », da 
zana che ne! sec. XVII significava 
« luogo della colmata ove si adunano 
le acciue ». 

Sanvizintén, sm. Regolo, Flegolo cri- 
stato, Regolo col ciuffo. 

Sapa. sf. Zappa, Marra. 
PL Sap. 

I Sapa mara. Marra. 
[ Occ dia sapa, Occhio della zappa. 
I Butéss la sapa int i pi, (F.) Costruir- 
si il danno con le proprie mani (Lat. 
med. sapa. GLE). 

Sapadòr, sm. Zappatore. 
PI. Sapadùr 
F. Sapadóra 
PI. F. Sapadòri. 

^apadóra, sf. Zappatrice meccanica. 
PI. Sapadòri. 

Sapéda, sf. Zappatura. 
PI. Sapédi. 

Saper, tr. Zappare. 
I Sarchiare. 
Prt. Sape 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

I Sape' e' gènar. Sarchiare le colture. 
(Lat. med. sappare. GLE). 

Sapèt, sm. Zappetto, Sarchiello, Sar- 
chio. 
PI. Sapèt. 

Sapèta, sf. Ascia. 
PI. Sapèt. 

Sa' Péval, m. San Paolo. 
I Sa' Péval, tot e glàz a ca' de géval. 
San Paolo, tutto il ghiaccio a casa del 
diavolo. (E' un pò troppo presto; ma 
i proverbi esprimono spesso un desi- 
derio). 

I Sa' Péval di Sègn, S. Paolo dei Se- 
gni, cioè degli auspici, perchè il 25 
genn. si ricavano gli auspici per l'an- 
damento stagionale di tutto l'anno. (V. 



SAPI 



363 



SARM 



calàndar). 

Sapiènt, agg. Sapido, Gustoso. 
PI. Sapiènt 
F. Sapiénta 
PI. F. Sapiènti. 

Sapiènt, agg. Sapiente, Saggio, Dotto. 
PI. Sapiènt 
F. Sapiénta 
PI. F. Sapiènti. 

Sa' Piligrén, m. San Pellegrino (na- 
to nel 1265, morto nel 1345). Patrono 
di Forlì. 

j Fé' avdè' Sa' Piligrén int 'na bòcia 'd 
remai. Far vedere S. Pellegrino in 
una bottiglia di crusca. Far vedere 
cose mai viste, incredibili. 

Sa' Pir, m. .San Pietro | Sa' Pir, la 
stéla pr' e' ^il. San Pietro, la stella 
per il cielo. (Le notti sono serene). 
La festa di S. Pietro veniva scrupo- 
losamente osservata per paura di es- 
sere respinti dal Santo alle porte del 
Paradiso, o di buscarsi un colpo, col 
mazzo delle chiavi, in faccia. 
j Par sa' Pir i fìg int' e' panìr, E" il 29 
giugno e i fichi cominciano a ma- 
turare. 

I Sa' Pir in Gvargiàn (S. Pietro in 
Guardiano). In un docum. del .1186 è 
chiamato « capella S. Petri in Gradi- 
gliano » (V. Mazzetti, Op. Cit.). 

Sa' Pir a Véncul. San Pietro in Vin- 
coli. Il campanile attuale è una copia 
fedelissima di quello distrutto che era 
dell'anno 1179. La località è antichissi- 
ma. Un pavimento in mosaico di un 
edificio rustico romano è databile fra 
il II e il III sec. d. C. La più vecchia 
denominazione conosciuta è S. Loren- 
zo in Vado Rondino. 

Sa' Pir, sm. San Pietro (pesce). (Zeus 
Faber). 
PI. Sa' Pir. 

Così chiamato perchè, secondo la leg- 
genda. San Pietro gli avrebbe impres- 
so ai fianchi le sue impronte digitali. 

Sa' Pulinéri, m. Sant'Apollinare, pri- 
mo vescovo di Ravenna e patrono del- 
la città. 

I La nota 'd Sa' Pulinéri (23 lugUo) 
u s' avèja i rundón. 
La notte di Sant'AnpoUinare vanno 
via i rondoni. 



I Par Sànt'Apulinéri l'uva la s'invera. 
Per S. Apollinare l'uva s'invaia. 

Saràca, sf. Salacca j (F.) Coltello a 
serramanico. 
PI. Saràc. 

Nel gergo bracciantile, « saràca », è 
colui che si adopera nell'interesse del 
padrone. (Usato in senso di dispregio). 

Saràcc, sm. Scaracchio, Sputo catar- 
roso. 

PI. Sarècc. 

( Nel dial. rav. del sec. XVII, « Sarachi. 
Uno sputo grosso da infreddato » 
Aruch A., Op. Cit.). 

Saracéda, sf. Scatarrata. 
PI. Saracédi. 

§aracér, int. Scaracchiare, Fare sputi 
catarrosi. 
(V. Saràcc). 

Saraciòn, Scaracchione. 
PI. Saraciòn. 

Saraghéna, sf. Sarda papalina (Clu- 
pea papalina). 
PI. Saraghén. 

Sarai sm. Sedano | Ombrello verde 
di tela incerata. 
PI. Sèral. 

Saracèna, sf. Saracinesca, Saracina. 
PI. Sarasén. 

§arbìn, agg. A.sprigno, Asprino. A- 
cerbino. 

Che ha dell'apro. Di sapore aspro gu- 
stoso. 

Sardéla, sf. Sardina (Clùpea sardina) 
PI. Sardèl. 

Sardòn, sm. Acciuga (Engraulis En- 
chrasicholus). 
PI. Sardòn. 

Sa' 'Rfèl, m. San Ruffillo. La chiesa 
di S. Ruffillo in Forlimpopoli sorse 
sulle rovine di un tempio di Ercole. 
Rifatta, non serba più vestiglia di an- 
tichità (G. Pasolini - ZaneUi). 

Sarmént, sm. Sarmento. Tralcio re- 
ciso con la potatura. 
PI. Sarmént. 
(Lat. sarmentum). 

Sarmiàn^a, sf. Somiglianza. 
PI. Sarmiànif. 

Sarmièr, int. Somigliare, Rassomi- 
ghare. 

(V. Asarmiér). 
Prt. Sarmié 



SARM 



364 



SASO 



PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Sarmòn, sm. Sermone. 
Composizione poetica in italiano o in 
dialetto, a carattere religioso, che i bim- 
bi andavano a recitare per Natale 
presso le famiglie amiche, davanti ai 
presepe. 

Sarnèr, sm. Maestrale. Voce del dia- 
letto faentino I Raccolta di poesie di 
A. Spallicci I E' citato anche da S. Mu- 
ratori come « nome di vento che fa 
venire il sereno » e aggiunge : « sere- 
narius? ». 

Sa' Ròc, San Ptocco. 

I Erba 'd Sa' Ròc, Achillea. (Morri). 

II giorno di S. Rocco la massaia ac- 
capponava un galletto che diventava 
molto bravo per guidare i pulcini, ed 
era chiamato « e' gapòn 'd Sa' Ròc ». 

Sarpél, sm. (V. Sarpuléna). 
(Lat. med. serpilium. GLE). 

Sarpént, sm. Serpente. 
PI. Sarpént. 

Sarpinténa, sf. Serpentina. Tubazione 
a serpentina dei distillatori I agg. f. 
Serpentina. 
PI. Sarpintén. 

I Lèngva sarpinténa, (F.) Lingua di ser- 
pente, Lingua maligna. 

Sarpól, sm. (V. Sarpuléna). 

Sarpuléna, sf. Serpillo. 
(Thymus Serpyllum L.). 

^ar§ol, sm. Alberello di biancospino. 
Cerisuolo. 
PI. §arsùl. 

^ari^ola, sf. Cerisuola, Bacca di bian- 
cospino. 
PI. Sarsòl. 

Sarturì, sf. Sartoria. 
PI. Sarturì. 

Sarvìr, tr. Servire. 
Prt. Sarvì 
PI. Sarvì 
F. Sarvida. 
PI. F. Sarvidi. 

^anis, sm. Servigio. 
PI. §arvis. 

Sarvisèvul, agg. Servizievole. 
PI. Sarvi§ivul 
F. Sarvi§èvla 
PI. F. Sarvi§èvli. 



Sarvitó, sf. Servitù. 

Jjarvitòr, sm. Servitore, Servo. 
PI. §arvitùr. 
F. Sarvitòra 
PI. F. Sarvitóri. 

Sarvìzi, sm. Servizio 
PI. Sarvizi. 

Fé' un via? e du sarvizi, (F.) Prender 
due piccioni con una fava sola. 

^a§, sm. Sasso, Pietra, Ciottolo. 
PI. §65. 

Maché' i sès, -Spaccar sassi. 

L'è una prè eh' ména int un sas, E' 
una pietra che batte contro un sasso. 
Sono due forze che si equivalgono. 

§a§anén, sm. Scioccherello. Persona 
dalla parlata sciocca. « Sasanén » è (per 
i campagnoli) il tipico forlivese che 
usa la «esse» invece della «zeta». 
PI. §a§anén. 

^a§é, sf. Sassata. 
PI. !^a§é. 
I De' al sa^é, Prendere a sassate. 

I Fé' al sa§é. Fare la sassaiola. 

Sa' Simon, m. San Simone (28 ot- 
tobre). 

( Par Sa' Simon u s' fora la bota de 
vén bón, Per S. Simone si fora la botte 
del vino buono. Cioè si spilla il vino 
buono. 

j Par Sa' Simon e' vintàj u s' arpón, 
Per San Simone il ventaglio si ripone. 

^a^ol (e' Sànt), m. 

II Santo Sassuolo era un sasso che si 
credeva fosse miracoloso. Veniva espo- 
sto nella Chiesa del Duomo di Raven- 
na nel mese di Maggio. 

Secondo una leggenda, un contadino, 
arando il suo campo, aveva scalfito 
un sasso da cui era sprizzato sangue. 
Avvertito il Vescovo, il sasso fu portato 
in città e quando il corteo giunse alla 
porta, le campagne di tutte le chiese si 
misero a suonare da sole. Deposto 
sull'altare della Cattedrale e studiata 
la cosa, fu detto che era uno dei sassi 
che exan serviti alla lapidazione di 
Sant'Apollinare, patrono della città. 
Durante il tempo in cui stava espo- 
sto, « dalla città e ville vicine accor- 
revano i molti afflitti da mali ribelli 
alle cure jnediche e lo coprivano di 
baci e carezze, se lo applicavano sulle 



SAZO 



365 



SANZ 



parti infette del corpo, fidenti nella 
guarigione» (P. Poletti). 

^a§5n, sm. Sassone, Macigno. 
PI. §a§òn. 

Sa' Stèvan, m. Santo Stefano (Ra). 
Già menzionato -in una pergamena del 
1188 in cui è chimato « Cappella S. Ste- 
phani in aggere », Cappella di S. Ste- 
fano in argine, specificato anche in al- 
tri documenti (1292 «in argere»; sec. 
XIII «in arzene»; 1449 Villa S. Ste- 
phani de argine») perchè situata sulla 
strada del Piumicello, l'antico Plumi- 
sellum. 

Nel 1606 la denominazione cambia in 
« S. Stefano in Nazareth ». 
La chiesa di adesso è un nuovo tempio 
costruito 2 Km. più verso S. P. in 
Vincoli (1732-1733) e che à .subito con- 
tinuamente modifiche. 
(Don M. Mazzetti). 
I E' de 'd Sa' Stèvan, tòt i fiùl a ca 
di pèdar, Il giorno di Santo Stefano 
(26 dicembre) tutti i figli a casa dei 
padri. E' tradizione che ognuno tra- 
scorra quel giorno nella casa paterna. 

^a§ulìn, sm. Sassolino. 
PI. Sasulin. 
1 Zughé' cun i sasulin. Fare a ripiglino. 

Sa' Tmé§, m. San Tomaso (21 die). 
I Par Sa' Tmé§ la gózla a e' nés. Per 
S. Tomaso, la goccia al naso (per il 
freddo). 

Savér, tr. Sapere. Conoscere per stu- 
dio, per informazione, per esperienza. 
Prt. Savù. 
PI. Savù. 
F. Savuda. 
PI. F. Savudi. 

Sa' Videi, m. San Vitale. 
(V. Urlò?). 

Sa' Vi^én?, m. San Vincenzo. 
La « lòpla 'd Sa' Vi?;énz - dice Spal- 
licci - è formata da un gruppo di ca- 
pelli ritto sul vertice del capo, ed è 
di cattivo augurio. La vita sarà di bre- 
ve durata ». 

Savòn, sm. Sapone. 
( Lat. med. sapone e savonus, GLE, dal 
lat. sapo-onis, miscela di sego e ce- 
nere per tingere i capelli in rosso; 
DEI). 
I Savón da l'udòr, Sapone da toeletta. 



I Savón da bughé. Sapone da bucato. 

I Una pala 'd savón, Un pezzo di sa- 
pone. 

j Un pez ad savón. Una stecca di sa- 
pone. 

Savòr, sm. Savore. 
« Specie di marmellata ottenuta col far 
bollire nel sugo di mosto, non ancor 
fermentato, ogni sorta di frutta tagliuz- 
zata, pere, mele, cotogne, noci, buccie 
d'aranci ». Paolo Toschi. 
(It. ant. savore, salsa, DEI). 

Savrèz, m. Santoreggia. 
(Satureja hortensis L.). 
Gallizioli, Opp. Cit. 
Cresce in montagna. 

Savurì, agg. Saporito, Saporoso. 
PI. Savurì 
F. Savurida 
PI. F. Savuridi. 

Sa' Zacarì, San Zaccaria, fraz. del 
Com. di Rav. La più antica notizia 
di questa località è in un documento 
menzionato dal Mazzotti (Op. Cit.) 
dell'S giugno 959 in cui è chiamata 
« plebs S. Zagarie ». 
In questa località sono stati rinvenuti 
i resti di una stazione terramaricola. 

Sa' Zòrz, m. San Giorgio. 

II Santo uccisore del drago che si ve- 
de dipinto nei plaustri romagnoli. 

San Giorgio. 
Fraz. del comime di Cesena ove sor- 
geva il castello di S. Giorgio, fatto 
costruire da Carlo Malatesta nel 1420 
per il divertimento della caccia. 
La torre esisteva ancora nel 1944 quan- 
do i tedeschi la fecero crollare. 

Sa' ?ugliàn, m. S. Giuliano. Secondo 
un'antichissima leggenda, diffusa per 
tutta la Romagna, questo S.. mentre 
viaggiava per il mondo a far penitenza 
per aver ucciso, per errore, i propri 
genitori, passò da Rimini dove il dia- 
volo e la diavola vi stavano costruen- 
do il ponte. Sempre per penitenza, 
chese al diavolo di poter fare lui il 
lavoro. Il diavolo glielo permise a pat- 
to di potersi prendere la prima anima 
che vi passava sopra. Il S. costruì il 
ponte in una notte e il diavolo lo in- 
vitò ad attraversarlo per rimirare la 
bellezza del'opera. 



SAZV 



366 



SBAL 



Capito l'intento del diavolo, il S. fece 
ruzzolare sul ponte un formaggio. Un 
cagnolino corse a prenderlo e il diavolo 
io ghermì. Accortosi dell'inganno, il 
maligno fuggì indispettito e così pre- 
cipitosamente, da lasciar cadere il cer 
cine presso Sant' Arcangelo (V. Crój ) 

Sa' Zvàn, m. San Giovanni. 
San Giovamii Battista (24 giugno). 
E' detto anche « Sa' ?vàn da la zóla » 
(S. Giov. della cipolla), perchè è tra- 
dizione secolare che si svolga in Ra- 
venna, il 24 giugno, la « sagra della ci- 
polla ». La festa del Santo si celebra 
nella chiesa di S. Giov. Battista di 
Rav. e a Cesena. 

Esiste anche una varietà di cipolla 
grande e schiacciata detta « ^òla 'd 
Sa' Zvàn ». 

I Par Sa Zvàn i de i s' sloga, un pè de 
scàn, Per S. Giovanni (27 dicembre 
S. Giov. Evang.) i giorni si allungane 
un piede di scanno. 
Quando un bambino tenta un inganno, 
specie nel gioco, e ciò va poi a suo 
danno, gli altri gli dicono : « Sa' Zvàn 
e' da l'ingàn », cioè: S. Giovanni re- 
stituisce l'inganno. 

Sbabarér, intr. Lingueggiare. 

§bacaréda, sf. Scroscio di risa. 
PI. Sbacarédi. 

I Mule' una sbacarèda, Dare in uno 
scroscio di risa, Scoppiare in una ri- 
sata. (Nel dial. ravennate del sec. XVI 
si ha « Sbacarar », ridere fortemente. 
(Vedi Aruch A., Op. Cit.). 

§bachit§r, tr., int. Dimenare. 

Sbaciuchéda, sf. Sbattacchiata. | 
Scampanata. 
PI. §baciuchédi. 

Sbaciuchér, tr. Sbattacchiare j Scam- 
panare. 

Prt. Sbaciuché 
PI. — è 
P. — èda 
PI. F. — édi. 

Sbaciuchér, sm. Sbattimento. 

$badàj, .sm. Sbadiglio I « Staadàj » è 
pure una barra, o un legno qualsiasi, 
che si mette fra il battente e lo stipite 
perchè la porta non si chiuda. Il Bion- 
delli riporta le voci « Bada, (bade') » 
del piacentino, che significa socchiudere 



e « Sbadàc, (sbadaco » mantovano, che 
significa spiragho. 
PI. §bzadèj. 

.Sbada.jùla, sf. Sbadigliarella. 
PI. §badajùl. 

Sbaddór, sm. Battitore. Pinaiolo che 
armato di una lunga pertica con un 
uncino in cima, raccoglie, cioè stacca 
le pine. 

Questi operai lavoravano a squadre. 
PI. §baddùr. 

Sbadè, agg.' Distratto, Sbadato. 
PI. §badè 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

^badile, sf. Badilata. Colpo di ba- 
dile. 

I Palata. Quanto può essere trasporta- 
to con un badile. 
PI. §badilé. 

Sbadilér, intr. Lavorar di badile. 

Sbadzé, agg. Sbattezzato | Traseco- 
lato 1 Stupito. Armane, sbadzé, (P. ) 
Trasecolare i Trasecolare di stupore. 

Sbagajé, tr. e int. Traslocare | Cam- 
biare di abitazione j Spostare le mas- 
serizie da un ambiente a un altro ■ Li- 
berare un ambiente dalle masserizie | 
Traslocare con tutte le masserizie ' 
(F.) Morire. (V. Bagàj). 

§baglièr, tr. e int. Sbagliare Erra- 
re j Mancare il colpo (in venatoria). 
Prt. Sbaglié 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

E' sbaglia nénc e' prit int l'alter. 

$baglièt, sm. Erroretto. 
PI. SbagUèt. 

Sbaibizér, int. Balbettare. Pronuncia- 
re con difficoltà le parole, per difetto 
degli organi vocali. 

Sbaibizér, sm. Balbettamento. 

§bajuchér, intr. Usato normalmente 
in senso ironico canzonatorio. Far quat- 
trini. 

Sbàli, sm. Sbaglio, Errore, Fallo. 
; Tu| e' sbali. Riconoscersi in fallo. 
PI. Sbeli. 

I De' e'- sbali. Dar torto. 
I Rimigé' i sbéli. Riparare gli errori. 



SBAL 



367 



SBAR 



§balistrér, tr. Sbalestrare, Allonta- 
nare. 

Prt. Sbalistrè 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 
I Armane' §balistré, Rimaner dissestato 

§balurdìr, tr. Sbalordire, Stupire. 
Prt. Sbalurdì 
PI. — ì 
P. — Ida 
PI. F. — idi. 

Sbambu^èr, tr. Trattare da bamboc- 
cio I Mettere in ridicolo. 
Prt. ^bambu^é 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

^bandè, agg., prt. Sbandato, Disper- 
so, Separato dagli altri. 
PI. Sbandé 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

§bandéss, rfl. Sbandarsi. Separarsi, 
disordinatamente. 
Prt. (V. Sbandé). 

[ Sbandéss da tot i chént. Disperdersi 
in tutte le direzioni. 

§bandirér, sm. Svetolio di bandiere 
Sbandierata. 

^bandirér, tr. Sbandierare (F.) Pro- 
palare. 
Prt. ^bandire 

i;?banduné, agg. Scorato. 
PI. §banduné 
F. — èda 
PI. F. — édi. 

I Sté' tot §banduné. Stare tutto triste, 
scorato. 

i>bara, sf. Sbarra. Spranga. 
PI. §bar. 

f?barachèr, intr. e tr. Sbaraccare, To- 
gliere ogni cosa, Levare tutto, Sgom- 
berare. 

Deriva dall'antico « baraccare » che si- 
gnificava « rizzar baracche ». 
« Sbarachér » ha perduto il significate 
primitivo e ne ha acquistato uno figu- 
rato. I diz. moderni non portano « sba- 
raccare », né « baraccare » se non nel 
senso di gazzovigliare. 

§baracuclèr, tr. e intr. Verbo ono- 
matopeico che deriva da « baracocla », 



coccola. 

Significa: far rumore di coccole (che 

cozzano fra loro ) ; e anche sballotto- 

lare. 

Prt. Sbaracuclé 

PI. — è 

F. — éda 

PI. F. — édi. 

§baracuclèr, sm. Rumore di noci che 
cozzano fra loro. 

I Rumore di più cose sbattute insieme. 
Scotimento. 

§barandlér, tr. Levare il randello. 
Liberare, sciogliere fili, funi e anche 
animali arrandellati 
! (F.) Scaraventare, Gettar via. 
1 Sbarandlé' vi'. Scaraventar via. 
Contrario di « imbarandlé' », cioè di 
randellare, mettere il randello, arran- 
dellare (funi, fili). 

Sbarandlòn, avv. Se fosse concesso 
bisognerebbe tradurre con « randello- 
ni ». 

Cade' 'd §barandlòn. Cadere come un 
randello, Cadere come cosa inerte. 

§barbér, tr. Sbarbare. Radere la bar- 
ba. E' più comune « fé' la bérba ». 

Sbarè, sf. Calcio. Calcio all'indietro 
di quadrupede. 
PI. Sbaré. 

i^barér, intr. Calciare (detto degli ani- 
mali) I tr. Sbarrare. Chiudere con 
sbarra. Impedire il traffico mediante 
sbarre. 
Prt. §baré 
PI. — è 
F. -- éda 
PI. F. — édi. 

I^bariaghèss, rfi. Disi;briacarsi ! (F.) 
Disebriarsi. 
Prt. §bariaghé 
PI. — è 
F. -— éda 
PI. F. — édi. 

§barièg, agg. Sbriaco. Non più bria- 
co. 

PI. Sbarièg 
P. — éga 
PI. F. — éghi. 

Sbarlàf, sm. Sberleffo. Squarcio, Ta- 
glio. Strappo. 
PI. Sbarléf. 

Sbarlèr, tr. Mettere in squadro. 



SBAR 



368 



SBEL 



Prt. §barlé 
PI. — è 
P. — éda 
PI. P. — édi. 

§barlòcc, sm. agg. Strabico. Affetto 
da strabismo. 
PI. Sbarlócc. 
F. §barlòcia 
PI. F. Sbarlòci. 

^barlòcia, sf. Avvedutezza | Scaltrez- 
za. 

I Ave' dia §barlòcia, Avere avvedutez- 
za. Avere scaltrezza. 

§barlucéda, sf. Sbirciata. 
PI. Sbarlucédi. 

Sbarlucèr, tr. Sbirciare. 

§baru^é, sf. Barocciata. Quanto può 
essere portato, o caricato, su un baroc- 
ci, o su una barocoia. 
PI. §baruzé. 

^baruzèr, sm. Barocciaio. Conducen- 
te di baroccio per trasporto merci. 
PI. §baruzèr. 

§ba§acér, tr. Baciucchiare. 

§ba§acèr, sm. Baciamente. 

^baféda, sf. Sbassata. 
PI. §ba§édi. 

$ba§èr, tr. Sbassare. Abbassare, Fai 
più basso I Far più profondo. 
Prt. §ba§é 
PI. — è 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

(Lat. med. esbassare, e asbassare. 
GLE). 

§bàtar, tr. e intr. ^battere, Scuotere 
I Percuotere | Battere j Bacchiare frut- 
ta. 

Prt. §batù 
PI. §batù 
F. §batùda 
PI. F. §batuti. 

I §bàtar la testa int la murala, (F.) 
Cozzare contro il muro. 

^batimàn, sm. Applauso, Battimano. 
PI. §batimàn. 

Sbatléna, sf. Blaterina | Pettegola. 
PI. Sbatlén. 

Sbatlér, intr. Blaterare. | Cicalare. 

§batù, agg. Sbattuto, Smorto, Pallido 
(di persona) j (V. §bàtar). 
PI. èbatù 
F. Sbatùda 



PI. F. §batùdi. 

Jjbatucér, tr., intr. Sbattacchiare, Sbat 
tere forte j Battere più volte ' Agi- 
tare I Batacchiare. 
Prt. ^batucé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

f?batucér, sm. Sbattacchiamento, Suo- 
no ripetuto di cose che cozzano fra 
loro, j Scampanio I Sballottamento. 
I Fé' de sbatucèr. 

^bavàcc, sm. Bavaglino. 
Bavaglino, che si annoda al collo ai 
bambini piccoli. 
PI. §bavécc. 

l^bavacèr, intr. Sbavare, Spargere, 
emettere bava. ' rfl. Bagnarsi di bava. 
Prt. Sbavacé 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

i^bavacèr, sm. Sbavamento. 
I Fé' de sbavacèr. Sbavare. Emettere 
bava, Spargere bava. 

§bavàcia, sf. Bava. Filo di saliva che 
cola dalla bocca. 
PI. §bavàcc. 

§bavaciùla, sf. Sbavamento Biso- 
gno di emettere bava. 
j Ave' dia sbavaciùla. Emettere conti- 
nuamente bava. 
FI. Sbavaciùl. 

§bavér, int. Sbavare. Mandar bava 
§bducèda, sf. Spidocchiata. 
PI. Sbducédi. 

Sbducér, tr. Spidocchiare. 
Prt. §bducé 
PI. — é 
P. — éda 
PI. F. — édi. 

$bèbi, sm. Zibibbo, Uva galletta. 
(E' chiamata anche « maghèt de gal» 
testicoli di gallo). 

$bèc, sm. Dente, Smerlo. Dentello i 
forma di becco. 
PI. Sbèc. 

(Il DEI riporta Sbecco come voc. to- 
scano, lucchese e romagnolo). 

§bélz, sm. Sbalzo ' Balzo, Salto in 
avanti. 
PI. §bèL2. 

§bèr, sm. Sbirro. 1 agg. Sfacciato, 



SBER 



369 



SBIS 



Impudente. Che non ha vergogna 
PI. §bèr 
F. §bèra 
PI. F. 5bèri. 

Sbèrla, sf. Ceffone. 
j Manrovescio. 
PI. SberU. 

^bia^é, agg., prt. Smozzicato | Sboc- 
concellato I Tagliato a sghembo, in 
isbieco. 
PI. §bia§è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

§bia§ér, tr. Tagliare in isbieco Pra- 
ticare tagli obliqui. 
Prt. §bia§é 
PI. — è 
F. — éda 
PI. F. — édi. 

Chiavi, agg., prt. Sbiadito. Che ha 
perduto, in parte, il colore | Pallido 
( di volto ) I Che ha perduto il suo colore 
naturale. 
PI. §biavì 
F. Sbiavida 
PI. F. §biavidi. 

(Dal lat. med. sbiave